Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Il neo amministratore delegato del “Cane a sei zampe” annuncia ai chimici di Cgil, Cisl, Uil il suo piano di riorganizzazione “lacrime e sangue” per le produzioni legate a petrolio ed etilene in perdita da anni

Ci risiamo, tra i lavoratori e la società del “Cane a sei zampe”, è scontro aperto. Il neo nominato gruppo dirigente di Eni ha annunciato un nuovo piano di riorganizzazione interna, finalizzato a tagliare di netto tutte le produzioni in perdita, a cominciare dalla raffinazione del petrolio e della virginafta per i quali c’è una totale saturazione del mercato, a livello mondiale, per l’eccessiva offerta di prodotti a prezzi non remunerativi. A Porto Marghera – dove le due società Eni attive, Versalis e Raffinazione, occupano ancora poco più di 600 lavoratori – si parla di nuove proteste dopo i due giorni di sciopero (lunedì e martedì scorsi) che hanno bloccato la pipe-line e le navi cisterna che riforniscono di etilene e propilene i petrolchimici emiliani. Già ieri in Sicilia (Gela e Priolo) e in altri siti dell’Eni (Brindisi, Taranto, Livorno) sono scattate proteste dopo l’incontro a Roma tra i segretari generali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil e il nuovo ad di Eni, Claudio Descalzi. Dopo l’incontro, i sindacati hanno indetto per il prossimo 18 luglio un coordinamento nazionale dei delegati di tutte le società dell’Eni per decidere iniziative di lotta. Sull’esito dell’incontro Eni non ha diffuso alcun comunicato stampa, ma secondo l’Ansa, l’incontro si sarebbe concluso con la rottura delle trattative sul nuovo progetto industriale di Eni, tutto lacrime e sangue per i lavoratori, illustrato a grandi linee da Descalzi. Un piano respinto dai sindacati che hanno risposto chiedendo un intervento diretto del Governo e intimando a Descalzi «di rispettare con onestà e coerenza gli accordi sottoscritti dai suoi predecessori ». Il progetto prevede una «riorganizzazione generale degli organici » per far fronte «al surplus europeo di 120 milioni di tonnellate di raffinato» che garantisce le continuità operativa solo per la raffineria di Sannazzaro (Pavia) e della propria quota del 50% su quella di Milazzo». In discussione sono invece le 4 raffinerie di Gela, Taranto, Livorno e la seconda fase della raffineria di Porto Marghera e il petrolchimico di Priolo. Eppure, appena qualche mese fa, quando era ancora amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, a Porto Marghera, i lavoratori e le istituzioni avevano tirato un sospiro di sollievo. Dopo il salasso degli ultimi vent’anni che ha portato alla chiusura della maggior parte di cicli produttivi e degli impianti delle società controllate da Eni al Petrolchimico, era arrivato prima il piano industriale di Paolo Scaroni che prevedeva di salvare la raffineria di petrolio di Porto Marghera e due terzi dei posti di lavoro, riconvertendola(come è già stato fatto con oltre 100 milioni di euro di investimento) alla produzione di olio vegetale da miscelare con il diesel. Poi c’è stato l’accordo che aveva sancito la continuità produttiva anche dell’impianto del cracking della virginafta della controllata Versalis (ex Polimeri Europa) e la costruzione di un impianto di “chimica verde” integrato per produrre bio-lubrificanti utilizzando il brevetto di una multinazionale americana. Ma nel giro dell’ultimo mese – dopo l’uscita di scena di Scaroni – il nuovo a.d. ha cambiato le carte in tavola. Del resto Descalzi, già manager di Eni, è conosciuto dai colleghi per aver sempre sostenuto con forza la necessità di tagliare i “rami secchi” di Eni che causano solo perdite economiche, a cominciare dalle raffinerie e dal cracking dell’etilene. Alla luce della nuova organizzazione prevista da Descalzi e anticipata dall’agenzia di stampa Agi «le attività delle divisioni E&P eR&M (ovvero produzione e raffinazione di prodotti petroliferi) e le società Versalis e Syndial, confluiranno in unica attività di business, mentre le funzioni di servizio al business saranno centralizzate, con massimo beneficio in termini di efficienza ».

Gianni Favarato

 

MALCONTENTA Le ruspe del Porto in azione senza attendere l’esito del ricorso al Consiglio di Stato della titolare

MALCONTENTA – Il bar demolito dall’Autorità portuale

Le hanno demolito il bar senza nemmeno aspettare la sentenza del Consiglio di Stato e l’hanno praticamente buttata in mezzo a una strada. L’Autorità portuale di Venezia sta realizzando la grande rotonda in via Malcontenta per collegarsi direttamente alla Romea senza passare per il centro abitato, e in mezzo c’era proprio l’edificio che fino a qualche settimana fa ospitava appunto il bar, un appartamento e un secondo negozio. Il bar era conosciutissimo perché frequentato da tutti i camionisti che operavano nelle industrie di Marghera, trovandosi quasi all’incrocio tra la via Malcontenta e via della Chimica che dà accesso all’intero petrolchimico.
Ora non c’è più e l’Autorità portuale (Apv) ha prospettato un indennizzo che non arriva a 150 mila euro «e che non risarcisce minimamente il danno subito» commenta l’avvocato Alberto Pagnoscin che tutela la proprietà. La signora Paola Lorenzini aveva dato in affitto il locale molti anni fa e ne ricavava un’entrata che integrava il bilancio familiare. Già da mesi quell’entrata si è prosciugata perché gli affittuari, quando hanno si sono visti circondati dalle ruspe, se ne sono andati. Ora, con l’abbattimento dell’edificio, non c’è più nemmeno la speranza di poter un giorno tornare ad usufruirne.
Il Tar aveva respinto il ricorso che chiedeva l’annullamento del Decreto 1596 del 4 novembre 2013 con il quale l’Apv occupava l’area del bar e determinava l’indennizzo per l’esproprio. Il Consiglio di Stato lo scorso maggio ha respinto l’appello cautelare, sostenendo che l’interesse pubblico è prevalente, ma l’udienza di merito deve ancora tenersi. L’Apv, invece, ha fatto procedere le ruspe ed ora il danno è irrimediabile. A meno che, come chiede la proprietaria, l’Autorità non decida di risarcirla assegnandole uno spazio all’interno del terminal delle Autostrade del mare a Fusina, dove possa aprire un nuovo bar. In attesa di eventuali sviluppi in questo senso, la causa al Consiglio di Stato va avanti.
In sintesi la difesa della Lorenzini sostiene che l’Autorità portuale veneziana non aveva il potere e la facoltà di espropriare e tantomeno di demolire, perché tali poteri erano in capo prima al Commissario per l’emergenza dei fanghi e, una volta cessata la sua gestione, al direttore della Direzione progetto Venezia della Regione. Questo in base all’Accordo Moranzani di marzo 2008 e all’Accordo integrativo del 4 febbraio 2011. Infine il legale sostiene che non c’era alcuna urgenza di demolire il bar perché, sempre secondo quanto scritto dall’Autorità portuale nel decreto di occupazione, la rotonda in costruzione è di servizio al terminal dell’Autostrada del mare, opera che però non ha ancora nemmeno concluso l’iter di approvazione.

 
MESTRE – Azienda “sfrattata” dalla Vallenari bis

BISSUOLA – L’azienda di autotrasporti Busolin martedì deve lasciare libera l’area dove passerà la strada

“Sfrattati” dalla Vallenari bis. Quaranta lavoratori in bilico

Quaranta famiglie in bilico per l’esproprio di 2mila quadrati di terreno dove dovrebbe sorgere la seconda parte della Vallenari bis. Le famiglie sono quelle dei 40 dipendenti della storica ditta dei Fratelli Busolin che ha sede in via Cà d’Oro alla Bissuola. Un’azienda nata nel 1959 come ditta di autotrasporti e fondata da Paolo Busolin. La gestione è poi proseguita con i tre figli Giovanni, Marco e Moreno specializzandosi anche in scavi, demolizioni, lottizzazione e bonifiche di vario tipo oltre all’arredo urbano. Ora martedì mattina in via Cà d’Oro dove si trova la sede, si presenteranno i funzionari del Comune di Venezia per espropriare quell’area di terreno in cui sorgerà la prosecuzione della Vallenari Bis, opera pubblica. E la storica ditta, rischia di chiudere mandando a casa i suoi dipendenti non avendo una valida alternativa per trasferirsi e continuare l’attività. Questa, però, è solo la parte finale, forse, della vicenda. Che inizia nel 1995 quando i Busolin sempre di quell’area della Bissuola dove sorge l’azienda di famiglia erano proprietari. «Sono 19 anni davvero che questa storia si trascina – spiega Giovanni Busolin, uno dei tre fratelli titolari della ditta – All’inizio ci avevano chiesto di spostarci per il rumore dei camion che disturbava i vicini. Trattammo con i funzionari comunali poi con l’assessore Vecchiato una soluzione. L’area individuata era a Spinea. Ricordo di aver commissionato anche il progetto preliminare. Poi cambiò la Giunta e tutto si bloccò. In seguito arrivò Micelli e anche con lui il discorso era ben avviato, malgrado le lentezze. Poi è stato silurato da Orsoni e tutto è tornato in alto mare».
Nel frattempo sono cambiate un pò di cose per voi. «La crisi ha graffiato molto e forte e sono stato costretto a vendere il terreno per mantenere viva l’azienda. Siamo rimasti qui ma come affittuari. Ho 135 tir e una cinquantina di rimorchi, sono qui dentro ogni santo giorno e molti dei 40 dipendenti provengono da cassaintegrazione e mobilità. Dovevo incontrare il Comune e l’assessore Farinea, subentrato a Micelli, il 10 giugno scorso. Il terremoto in Comune ha fatto slittare tutto tranne un ricorso al Tar che ci ha dato torto malgrado su questo terreno, quando è stata fatta la vendita e io sono diventato affittuario non esista alcun tipo di prescrizione come attestato dal notaio e da alcune perizie». In pratica, adesso, lei deve sloggiare. «Sì altrimenti mi pignorano la casa – spiega Busolin – Ma il fatto non è tanto andarmene da qui. Ma dove? Volete rimandarmi in quell’area a Spinea sulla statale 81? Ci vado. Ma perché incaponirsi adesso. Forse perché entrando in possesso di quei 2mila metri quadrati di area diventerebbe fabbricabile e potrebbero poi farci dei soldi? E poi, un’altra domanda, perché le diffide a me e non al proprietario del terreno? Mi hanno chiesto di non fare opposizione ma non escluso nulla martedì. Le 40 famiglie dove le mando a mangiare? A casa dei funzionari del Comune».

 

Gazzettino – Marghera. Il Vega vede la fine del tunnel

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

giu

2014

IL PARADIGMA – Via le aziende decotte spazio a chi innova

Nuove aziende si insediano nel Parco scientifico che sta affrontando il buco da 20 milioni

L’AMMINISTRATORE DELEGATO  «Un’area urbana attorno al centro»

«Dal fallimento abbiamo colto un’opportunità per rilanciare il Vega. Vogliamo che l’intera area che gli sta attorno diventi urbana» spiega Tommaso Santini, l’amministratore delegato di Vega Scarl.

LA SCOMMESSA  «Puntiamo anche alla residenza con il “campus” dell’innovazione»

SALDO POSITIVO – Affittati spazi a nuovi clienti tra cui il gruppo Saipem

Il Vega Parco scientifico ha invertito la tendenza. Ora finalmente ci sono più aziende che si insediano rispetto a quelle che se ne vanno. La società ha affittato 650 metri quadrati di spazi a nuovi clienti, 8 imprese in più tra le quali anche il gruppo Saipem, per 110 mila euro l’anno di canoni su un totale di oltre 3 milioni di euro.
Si può dire che è fuori dal tunnel? Assolutamente no. Si può dire, invece, che «dal fallimento abbiamo colto un’opportunità per rilanciare e assicurare lo sviluppo al Vega e all’intera area che gli sta attorno e che vogliamo diventi urbana» spiega Tommaso Santini, l’amministratore delegato di Vega Scarl.
Vega, per uscire dallo stato fallimentare in cui versa, ha chiesto il concordato in continuità, nessuno dei creditori ha fatto opposizione anche perché il piano prevede il soddisfacimento integrale delle loro richieste, quindi si presume che il Tribunale fallimentare di Venezia non avrà difficoltà ad omologare la richiesta. Ora la società deve vendere parte degli immobili che possiede per racimolare una ventina di milioni di euro.
In questa fase si inserisce lo studio realizzato da Santini assieme ai tecnici e con la collaborazione di Andreas Kipar, uno dei protagonisti mondiali della svolta verde in architettura che sin dai primi anni Novanta sta lavorando su e per la rinascita di Venezia. Lo studio sarà pronto a giorni e presto verrà presentato ai mercati immobiliari internazionali. «Parte la fase della ricerca di fondi, attraverso sponsor e risorse europee, in sinergia con le aziende insediate al Vega e i proprietari dei terreni che, per intenderci, vanno da Fincantieri sino al canale Brentella» continua Santini.
Il bisogno di trovare 20 milioni di euro per sistemare la situazione patrimoniale del Vega, in definitiva, ha scatenato un processo virtuoso che può far nascere quel che in altre città europee con water front come Amburgo o Bilbao è realtà da anni: la riqualificazione di vecchie aree industriali ormai agonizzanti e la loro trasformazione in nuovi pezzi di città dove ci sono lavoro (e questo al Vega c’è già, dato che occupa circa 1500 persone, il 20% dell’intera Porto Marghera, con 85 imprese in settori innovativi che producono un fatturato di 220 milioni di euro l’anno) e case a prezzi accessibili anche ai giovani. «In sintesi qualità della vita – continua Santini -. Il Vega è andato in crisi perché era come una cattedrale nel deserto, gran lavorio di giorno ma mancanza di vitalità di sera, di servizi e funzioni che possano connotare un tessuto urbano, e anche di una viabilità decente e di connessioni con il resto della città».
Dove ci sono già imprese innovative, nei settori green, smart, ict (tecnologia dell’informazione) è chiaro che ne arrivano delle altre, soprattutto se si crea il tessuto urbano che garantisce la vita 24 ore su 24, in termini tecnici chiamato mixitè funzionale. «È come all’Aev Terraglio, dove ci sono già tanti super e iper mercati, con altri che si vogliono insediare. Ecco, al Vega vogliamo fare lo stesso, aggiungendo però la qualità urbana che all’Aev non c’è».
Le case, però, non ci sono ed è difficile pensare che si possano costruire su aree inquinate da scarti industriali. «Bisogna pensare all’area vasta, come del resto stabilisce il Pat che mette a sistema le aree del Vega, di via Torino e di Forte Marghera. Spazio per la residenza, dunque, ce n’è. E in ogni caso, anche limitandoci agli spazi del Parco scientifico, una residenza temporanea è possibile: stiamo pensando a un Campus dell’innovazione per chi lavora nelle imprese».

 

Convegno al Vega sui nuovi progetti e sulle produzioni “green” già avviate da Eni e altre società

A Porto Marghera ci sono centinaia di ettari di aree industriali inutilizzate che potrebbero diventare un nuovo polo produttivo, non più legato al petrolio e alla siderurgia, bensì ad uno dei settori più promettenti e redditizi del momento. Del resto, Porto Marghera già può contare sulla riconvertita bioraffineria di Eni, sulla nuova tecnologia di oli vegetali per prodotti intermedi di Versalis (Eni), la trasformazione di sementi e prodotti agricoli in olio vegetale di Cereal docks, l’innovativa produzione di biomateriali di Api Plastic e Veritas con il suo Ecodistretto dei rifiuti urbani. A raccontarla tutta, però, ci sono anche esperienze negative in proposito: quella del gruppo chimico Mossi & Ghisolfi che voleva realizzare proprio a Porto Marghera un impianto di biocarburanti di seconda generazione ha poi, davanti alla difficoltà di reperire un’area utilizzabile subito e a prezzi non esagerati, ha rinunciato; poi c’è il caso dell’Oleificio Medio Piave di Treviso che ha presentato un progetto di bioraffineria da 100 milioni (più altri 50milioni per arretrare la banchina sul Canale dei Petroli) ma ha un buco da 80 milioni di euro in bilancio e sta chiedendo al tribunale fallimentare il concordato preventivo. Di «Bio-industry a Porto Marghera» si è parlato ieri nel convegno organizzato al Parco Vega da Confindustria Venezia, Consorzio Venezia Ricerche ed Ente Zona Industriale. «Porto Marghera può rappresentare per Venezia un’occasione di sviluppo significativa, qualificante, sostenibile e proiettata verso il futuro, anche sfruttando l’opportunità del bio» ha sottolineato il presidente di Confndustria Venezia, Matteo Zoppas «ma è necessario investire per formare gli imprenditori sulle nuove tecnologie green e lavorare su burocrazia e condizioni di contesto perché i potenziali investimenti, oggi disincentivati, non fuggano altrove». Dario Bovo, direttore del Consorzio Venezia Ricerche (Cvr) che – malgrado le voci di una possibile chiusura ha ottenuto dall’Europa il finanziamento di 7 nuovi progetti ha sottolineato che l’Europa «nei prossimi sette anni investirà in progetti di ricerca ed impianti pilota circa 3,7 miliardi di euro. Un miliardo di euro sarà destinato a finanziare progetti di ricerca sul programma Horizon2020 e altri 2,7 miliardi finanzieranno progetti dimostrativi e impianti pilota tramite le risorse messe a disposizione di un parternariato pubblico privato tra imprese, centri di ricerca e la Commissione Europea. Si stima, per il 2020 in Europa, un mercato di prodotti e servizi biobased di circa 200 miliardi di euro e la creazione di un milione di posti di lavoro tra il 2010 e il 2030». L’assessore Alfiero Farinea, che doveva partecipare alla tavola rotonda sulla «Valorizzazione delle biomasse» prima di abbandonare il convegno (per partecipare all’ultima giunta comunale) ha detto che il Comune «ha già imboccato con determinazione la strada della Green Economy, e in particolare la Bioindustry». Pesa, però, il vuoto politico creatosi negli ultimi dalle indagini sulla corruzione legata al Mose e non solo; mail sottosegretario al ministero dell’Economia, Pierpaolo Baretta , ha assicurato: «Non fermeremo i processi innovativi industriali che puntano su Porto Marghera, il Governo dialogherà a questo scopo con la Regione Veneto».

Gianni Favarato

 

Nei primi mesi del 2014 scalo in ripresa rispetto allo stesso periodo dello scorso anno

Nel passaggio dalla raffinazione tradizionale alla raffinazione verde in corso a Marghera, i primi 5 mesi del 2014 fanno segnare un +8.94% sulla movimentazione delle merci nello scalo Veneziano rispetto allo stesso periodo del 2013, raggiungendo i 9.1 milioni di tonnellate. Un risultato positivo calcolato per tutti i settori di traffico ad esclusione di quello petrolifero che registra invece un momentaneo -46.7%, legato alla profonda trasformazione che sta subendo Porto Marghera.
Il venir meno dei traffici di greggio da raffinare infatti è solo in parte compensato dalla nuova configurazione della ex-raffineria Eni di Marghera oggi trasformatasi in bio-raffineria che solo recentemente ha iniziato a sbarcare olio di palma (circa 45mila tonnellate) e Virgin Nafta (circa 85mila tonnellate) destinate alla green refinery.
Si assiste pertanto ad un cambiamento strutturale dell’area di Porto Marghera e alla necessità di gestire questo periodo di transizione. I nuovi prodotti “green”, nei prossimi anni, andranno infatti a sostituire e compensare lo sbarco di prodotti petroliferi e, parallelamente, la crescita degli altri settori che stanno mostrando segnali di ripresa interessanti, anche grazie al grande lavoro svolto da terminalisti commerciali e industriali, agenti, spedizionieri e altri operatori portuali.
Tra gennaio e maggio 2014 il settore commerciale ha fatto segnare un +3.3% e quello industriale +28.9%; nel dettaglio le rinfuse solide raggiungono i 3.1 milioni di tonnellate +10.6% (di cui +39% i cereali, +52% il carbone) e le merci varie in colli +5.3% (3.3 milioni di tonnellate). Segno più anche per i container che registrano un +0.6%, in particolare pieni (+6.4%) mentre i passeggeri fanno segnare un -14.9%.
Nel solo mese di maggio, al momento quello che ha fatto segnare le migliori performances, il settore commerciale cresce del 20% e quello industriale del 6.6%; i container rispetto a maggio 2013 crescono del 9.1% (+18% i container pieni) ed anche il traffico dei traghetti ha invertito la tendenza degli ultimi mesi registrando un +9.9%, tutti segnali che lasciano intravvedere una ripresa e fanno registrare (petrolio escluso) una crescita mensile complessiva del 17.1%.

 

Nuova Venezia – Grandi navi, sentenza del Tar rinviata al 25

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

13

giu

2014

Novantaseimila tonnellate

I giudici amministrativi devono decidere sul ricorso di Vtp contro il limite dei passaggi

Sentenza Grandi navi rinviata al 25 giugno. Il Tar del Veneto si è preso altri dieci giorni per decidere sul ricorso presentato dalla Venezia Terminal passeggeri e dagli operatori portuali contro l’ordinanza della Capitaneria di porto che limita i passaggi delle grandi navi in Canale della Giudecca. Due mesi fa lo stesso Tar aveva accolto la richiesta di sospensiva della Vtp, difesa dall’avvocato Domenichelli, e rinviato la decisione al merito. Una polemica che nel frattempo si è interrotta, visto l’incalzare degli avvenimenti, le tangenti e gli arresti per il Mose che hanno coinvolto anche lo stesso sindaco Orsoni per presunti finanziamenti illeciti. Un «muro contro muro» che aveva portato il Comune a chiedere al governo l’avvio di una procedura rapida, come del resto deciso dal Senato su richiesta del senatore veneziano Felice Casson per valutare i progetti alternativi al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. Canale Contorta – contestato dagli ambientalisti e anche dal Comune – oppure Marghera o il nuovo terminal in bocca di porto, come proposto da Cesare De Piccoli, da Stefano Boato e dall’assessore Cinquestelle di Mira Luciano Claut. Ma in attesa di quella decisione, avevano sostenuto gli operatori e le società del Porto, non si può limitare il transito in canale della Giudecca. L’ordinanza firmata dall’ammiraglio Tiberio Piattelli, comandante della Capitaneria di porto veneziana, prevede invece che a partire dal 2015 sia vietato in ogni caso il passaggio in laguna alle navi con tonnellaggio superiore alle 96 mila tonnellate. «Sarebbe un danno enorme», dice il presidente della Vtp, l’avvocato Sandro Trevisanato. Una grana sul tavolo del governo, che in qualche modo il sindaco Orsoni, nelle scorse settimane aveva tentato di risolvere con un tentativo di dialogo avviato con il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. In attesa delle soluzioni alternative, si tratta di convincere le compagnie delle crociere a mandare in laguna navi un po’ più piccole. Ma la bufera del Mose ha travolto ogni tentativo di accordo, E adesso si attende la sentenza del Tar per il 25.

(a.v.)

 

FUSINA – A pochi giorni dall’apertura del nuovo terminal per i traghetti a Fusina, alcuni consiglieri della Municipalità di Marghera puntano il dito sulla mancanza di sicurezza per la viabilità di accesso alle banchine d’imbarco e sbarco. In particolare l’incrocio di via dell’Elettronica con via Malcontenta – secondo il consigliere di maggioranza Antonio De Dea – è «inadeguato a gestire l’inteso passaggio di camion ». In proposito, nei giorni scorsi il presidente della Municipalità, Flavio dal Corso, aveva dichiarato: «L’Autorità Portuale e la Provincia debbono fare in fretta. Ora che il nuovo terminal di Fusina è entrato in attività con l’attracco della primanave, è importante che siano realizzate le opere viarie collegate e previste: il raddoppio di via dell’Elettronica a servizio del Porto non basta, va realizzato in dodici mesi lo svincolo di via Malcontenta». Il portavoce della delegazione di Zona Dario Giglio e il vicepresidente della Municipalità Bruno Polesel , hanno chiesto un incontro urgente con il Comune e l’assessore ai lavori pubblici per completare rapidamente le previste pere di viabilità complementare legate all’approvazione dell’Accordo per il Vallone Moranzani. Come se non bastasse, con il ritorno del beltempoe i giardini a ridosso del Terminal di Fusina sono stati presi d’assalto residenti sia da Marghera che dalla Riviera del Brenta, in vena di prendere un po’ di sole, tra i quali sono scoppiate liti per le auto in sosta in doppia e tripla fila. Liti anche a causa anche di chi le lascia li tutta la giornata e va in battello agli Alberoni. «La Municipalità di Marghera – assicura il delegato ai Lavori Pubblici, Valdino Marangon – è intenzionata ad intervenire per evitare che la situazione degeneri».

(a.ab.)

 

Partiti ieri, senza particolari disagi, i cantieri lungo il Ponte della Libertà

Lavori alla linea di contatto e agli impianti di illuminazione dei tracciati

VENEZIA – Partito l’ultimo sprint estivo per i lavori del tram lungo il Ponte della Libertà, in contemporanea con la realizzazione della nuova pista ciclabile per avere entrambe i collegamenti pronti per il prossimo autunno. Si sono aperti ieri infatti – come previsto – i cantieri per i lavori di completamento della linea aerea di contatto del tram, i cui lavori procederanno in contemporanea per i lavori del nuovo sistema di illuminazione del Ponte. Sempre ieri sono partiti anche i lavori per la realizzazione della nuova pista ciclabile che sarà collocata sul lato sud del Ponte, con la relativa illuminazione. Disagi tutto sommato limitati ieri, senza code particolari, per il primo giorno di lavori anche per l’organizzazione di essi concordata da Comune, Avm e Pmv proprio per ridurre al massimo i disagi per il traffico lungo il ponte soprattutto nelle ore più “calde” con l’arrivo e il rientro dei pendolari, tra le 7 e le 9 in direzione di Venezia e dalle 16 alle 19 in direzione di Mestre. «Verrà in tal modo mantenuto l’impegno che l’Amministrazione comunale aveva assunto – dichiara l’assessore alla Mobilità Ugo Bergamo – di portare entro l’autunno 2014 l’esercizio tranviario a Piazzale Roma, realizzando contemporaneamente anche la pista ciclabile sul Ponte della Libertà». I cantieri per l’illuminazione del Ponte prevedono tra l’altro l’uso di led a basso consumo per il risparmio energetico, così come avverrà anche per l’illuminazione della pista ciclabile. La nuova pista ciclabile che sarà realizzata nei prossimi mesi prevede una passerella in legno agganciata alla muratura del ponte. I cantieri non creeranno ulteriori disagi alla circolazione veicolare sul ponte, ma dal lunedì al venerdì il marciapiede non sarà percorribile: pedoni e bici potranno utilizzarlo solo il sabato e la domenica durante tutta la durante dei lavori. La pista ciclopedonale si collegherà, passando per il sottopasso della fermata ferroviaria di Porto Marghera, a via Torino, per proseguire fino al bicipark della stazione di Mestre. Il tram, prenderà servizio normalmente, unendo Favaro a Venezia via Ponte della Libertà, dal prossimo mese di settembre, secondo quanto annunciato. Con l’attivazione delle corse per Venezia, la linea per Marghera farà capolinea a piazzale Cialdini, portandosi dietro l’ ennesima rivoluzione per i bus extraurbani che si attesteranno o in stazione o alla fine di via San Pio X, a seconda delle tratte che dovrà percorrere. Spostata invece al 2015 la almeno parziale realizzazione del nuovo terminal per il tram a San Basilio. L’obiettivo dell’Amministrazione è che in occasione dell’Expo del prossimo anno, almeno in parte il terminal con il tram sia funzionante anche a San Basilio.

(e.t.)

 

Nuova Venezia – I traghetti lasciano il bacino San Marco

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

5

giu

2014

AUTOSTRADE DEL MARE » IL NUOVO TERMINAL DI FUSINA

Inaugurate ieri mattina le prime due banchine per le navi che trasportano passeggeri, camion, auto, moto e roulotte

L’ironia della sorte ha voluto che proprio ieri, nel giorno del terremoto politico e giudiziario che mette allo scoperto un rodato sistema di corruzione legato ai lavori del Mose, a Fusina è stato inaugurato il nuovo terminal delle “autostrade del mare” per traghetti passeggeri e merci progettato, realizzato e gestito in project financing da Venice Ro-Port Mos, un consorzio di imprese capitanato dal gruppo Mantovani, lo stesso che controlla il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico per la realizzazione del Mose. Grazie a questo terminal – per ora è dotato di una darsena con due banchine alle quali, entro il 2015, se ne aggiungeranno altre due – i traghetti d’ora in poi non entreranno più in laguna dalla bocca del Lido ma da Malamocco, piuttosto che raggiungere la Stazione Marittima a San Basilio, passando per il bacino di San Marco. All’affollata cerimonia d’inaugurazione, aperta dal comandante del Porto, l’ammiraglio Tiberio Piattelli e conclusa da Paolo Costa, presidente dell’Autorità Portuale, erano attesi anche alcuni degli arrestati, a cominciare dal sindaco Giorgio Orsoni (sostituito dal presidente del consiglio comunale, Roberto Turetta) e dall’assessore regionale Renato Chisso. La loro assenza è stata rimarcata sul palco della cerimonia solo dal presidente Paolo Costa che si è rammaricato per la notizia degli arresti proprio nel giorno in cui si inaugurava il terminal delle Autostrade del mare che «dà il via al nuovo corso di un antico porto, come quello di Venezia, che si sta mettendo al passo con i tempi con infrastrutture d’eccellenza che permetteranno di aumentare i traffici commerciali e passeggeri». «Non possiamo perdere di vista quello che è stato fatto e stiamo facendo per ridare la centralità che spetta al porto di Venezia nel Mediterraneo», ha detto ancora Costa. «Questo terminal toglie da subito dal bacino di San Marco 400 passaggi di traghetti all’anno e centinaia di auto e camion che fino a ieri dovevano raggiungere la stazione Marittima a San Basilio, intasando il ponte della Libertà. Questo dimostra che vogliamo salvaguardare il bacino di San Marco dal passaggio di queste navi, comprese quelle da crociera che, secondo noi, potranno raggiungere la Marittima in breve tempo e senza pregiudicare gli altri traffici, basta che ci diano la possibilità di scavare il canale Contorta e di ripristinare la morfologia lagunare con i fanghi che verranno scavati». Gianfranco Zoletto, presidente di Venice Ro-PortMoS che gestirà il terminal pagando una concessione al Porto per 40 anni, ha aggiunto che ha la potenzialità per accogliere oltre mille traghetti all’anno, mettendo a disposizione un terminal intermodale con collegamenti ferroviari e stradali in via di completamento. «Vogliamo operare come un vero e proprio hub in tutti i mercati europei ed extra-europei », ha precisato Zoletto, «questa è una piattaforma logistica dove si incontrano e si interscambiano modalità differenti di trasporto: ci sarà il tradizionale traffico di veicoli e passeggeri in imbarco e sbarco da navi traghetto, ma è pensato e strutturato per integrare da subito e in modo efficiente il trasporto di container, trailer, casse mobili e via dicendo, da nave a treno e viceversa per ridurre costi e tempi di consegna, forti del fatto che la laguna di Venezia si trova al centro dei tre grandi corridoi europei, è dotata di raccordi ferroviari, stradali e aeroportuali e può far risparmiare 7 giorni di navigazione alle navi rispetto ai grandi porti del nord Europa».

Gianni Favarato

 

La curiosità

Bonifiche ed energia solare per la sostenibilità ambientale

Quello di Fusina è il primo terminal portuale che nasce all’insegna della sostenibilità ambientale. L’Autorità Portuale veneziana e il consorzio di imprese che lo gestirà per 40 anni pagando il canone di concessione, ne vanno orgogliose e spiegano che fin dalla fase costruttiva si è stati «particolarmente attenti » alla riduzione dell’impatto ambientale dell’opera e della movimentazione dei traghetti che trasporteranno passeggeri (Ro/Ro) e camion carichi di merci (Ro/Pax) che invece che di percorrere miglia di chilometri su strada, inquinando quanto mai l’aria, percorreranno le “Autostrade del mare”. Il consorzio Venice Ro-Port Mos tiene a spiegare che per realizzare il fondo dei grandi piazzali del terminal sull’area di 32 ettari dell’ex Alumix, sono state utilizzate 150 mila tonnellate di calcestruzzo demolite dall’ex fabbrica e mai finite in discarica. Per evitare che i traghetti in sosta sulle banchine e i camion frigoriferi parcheggiati sul piazzale in attesa dell’imbarco, tengano i motori accesi inquinando l’aria, è stato predisposto un sistema «cold ironing», ovvero prese elettriche collegate ai pannelli fotovoltaici montati sugli edifici che permetterà di ridurre le emissioni di polveri sottili e abbattere quelle di Co2. Rilevante è stato il costo della «più grande bonifica realizzata in Europa che ha comportato, tra l’altro, il recupero e smaltimento in sicurezza di 32mila tonnellate di amianto con 6mesi di lavoro, utilizzando 23mila sacchi portati in Germania perché in Italia non ci sono siti adatti per lo stoccaggio di questi materiali. Per le bonifiche sono stati spesi 8 milioni di euro a carico dell’Autorità Portuale di Venezia (4 milioni) e grazie a fondi dell’Unione Europea (gli altri 4 milioni).

 

AMBIENTE

È cominciato in Commissione Ambiente del Comune l’esame della seconda fase del progetto di trasformazione della Raffineria Eni di Marghera in “Green Refinery”; finito l’esame il Consiglio comunale dovrà esprimere le proprie osservazioni.
«La cosiddetta bio-raffineria potrà rappresentare una importante evoluzione del sistema, capace di integrarsi con il resto del polo chimico e, quindi, di orientarne gli sviluppi in discontinuità con il peggio e in continuità con il meglio della lunga e drammatica ma straordinaria storia del nostro polo industriale – ha sottolineato l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin – Il meglio dell’impresa e del lavoro, il meglio della tecnica e della scienza e della ricerca applicate».
È un investimento da 150 milioni di euro che garantisce occupazione e rafforza la presenza dell’impianto che rifornisce di carburante di vario tipo (benzina, diesel, gasolio, gpl, kerosene ecc) circa il 60% del mercato triveneto degli idrocarburi.
«Siamo in presenza di una trasformazione strategica, una delle prime vere evoluzioni del polo chimico di Porto Marghera verso una nuova stagione più sostenibile e più competitiva sul piano della qualità e della produttività» ha aggiunto Bettin. Il nuovo impianto verrà progressivamente alimentato, invece che con il greggio, con materie prime di origine rinnovabile, a cominciare dall’olio di palma (di origine certificata, non antagonista agli usi alimentari) ma in misura crescente integrato da oli esausti, oltre che da altra materia prima di origine vegetale (come le alghe).

(e.t.)

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui