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MARGHERA Contro il Consiglio di Stato che ha dato l’ok all’ampliamento

Volantinaggio sul caso “Alles”

Volantinaggio contro la sentenza del Consiglio di Stato che, respingendo il ricorso del Tar del Veneto, ha dato il via libera all’ampliamento di Alles. Nella tarda mattinata di oggi l’assemblea permanente di cittadini contro il rischio chimico distribuirà volantini al mercato di Marghera per ribadire lo slogan di anni: «Fermiamo il progetto Alles».

«Nonostante il parere negativo al progetto espresso dal Tar, nonostante una dura opposizione della popolazione dì Marghera, nonostante le prese dì posizione contrarie del comune, – attaccano i rappresentanti dell’assemblea nel testo del volantino che verrà distribuito – la sentenza accoglie la richiesta di ampliamento della società dell’azienda del gruppo Mantovani e sostenuta dal presidente della Regione Luca Zaia, di potenziare il proprio impianto di trattamento e stoccaggio di rifiuti tossico – nocivi raddoppiando i 6mila metri cubi autorizzati per arrivare a 12mila, portando i flussi giornalieri da 700 tonnellate a oltre mille; più dì 300mila tonnellate all’anno da stoccare e trattare.»

Imponente sarà, secondo l’assemblea, l’impatto su ambiente e salute dei cittadini, in contrasto con il piano regolatore che impedirebbe di trattare rifiuti provenienti da fuori città.

«Dando il via libera al bussinness del traffico dei rifiuti,- sottolinea, infine, il volantino – si favorisce quel sistema politico-affaristico legato alla Mantovani che grazie al Mose, alle grandi opere ha sottratto ingenti quantità di soldi pubblici impoverendo le nostre città di salute e servizi».

 

CONSIGLIO DI STATO

Rifiuti pericolosi, via libera al revamping

Il Consiglio di Stato annulla la sentenza del Tar che aveva accolto il ricorso del Comune contro il progetto di “revamping”

MARGHERA – Via libera del Consiglio di Stato al “revamping” dell’impianto i trattamento di rifiuti pericolosi di Alles spa che era stato bocciato dal Tar – su ricorso presentato dal Comune di Venezia – che sospendendo gli effetti della delibera di autorizzazione concessa dalla Commissione regionale per la Valutazione dell’impatto ambientale (Via), nonostante il parere contrario votato all’unanimità in Consiglio regionale, nel Consiglio comunale di Venezia e quello della Provincia.

La sentenza pubblicata ieri, accoglie il ricorso presentato da Alles contro la sentenza del Tar Veneto del 10 luglio 2014 che aveva negato all’azienda del Gruppo Mantovani l’autorizzazione al potenziamento delle quantità e delle tipologie di rifiuti da trattare. I giudici del Tribunale amministrativo regionale (Tar) avevano riconosciuto «la fondatezza» del ricorso del Comune contro l’autorizzazione data ad Alles dalla Giunta regionale di Luca Zaia, sostenendo che «le modifiche progettate dal “revamping” prefigurano un diverso impianto che tratterà tipologie di rifiuti diverse da quelle già autorizzate, con l’utilizzo di differenti tecnologie e nuovi impianti ancora da realizzare».

Per il Tar il progetto di Alles ricade nell’area del Sito di Interesse Nazionale di Porto Marghera che deve ottenere anche l’assenso del ministero dell’Ambiente che aveva già diffidato Alles spa dal realizzare interventi che interferiscano con le matrici ambientali fino all’approvazione del progetto di bonifica, che non è ancora avvenuto».

Ma la sentenza della Quinta Sezione del Consiglio di Stato, ora ribalta e annulla quella del Tar , sostenendo che il progetto di “revamping” non configura l’utilizzo di un nuovo impianto e non necessita di nuove autorizzazioni, in quanto l’impianto di Alles attivo dal 1996 era già stato oggetto di una autorizzazione della Giunta regionale che consente di aumentare le quantità di rifiuti pericolosi trattate, smaltite e stoccate, consentendo di ampliare i Codici Cer di classificazione delle sostanze e dei rifiuti trattati di circa 4 volte le tipologie prime ammesse per il trattamento.

Sulla decisione del Consiglio di Stato, l’ex assessore alle Politiche Ambientali, Gianfranco Bettin ha dichiarato: «Il rammarico per questa sentenza che rappresenta una forzatura sconcertante ed è appena mitigato dal fatto che considera il progetto come relativo a un impianto già esistente e dunque circoscrive la questione alla mera richiesta di Alles e sembra perciò non aprire la strada a impianti nuovi. La mobilitazione deve, co0munque, continuare e le nuove amministrazioni comunale e regionale dovranno fare definitiva chiarezza, in favore, si spera, di una Porto Marghera moderna e sostenibile, non destinata a essere la pattumiera universale di rifiuti tossici e nocivi evocata dalle scelte della Regione in questi anni».

 

La Municipalità protesta

«Colpa del governatore Zaia per lui siamo una pattumiera»

MARGHERA «Questa sentenza, purtroppo fa il gioco del Gruppo Mantovani – commenta a caldo il presidente uscente della Municipalità di Marghera, Flavio Dal Corso – è in sintonia con la Giunta di Luca Zaia che aveva approvato il revamping di Alles accogliendo la richiesta della società dell’azienda del Gruppo Mantovani di potenziare la sua piattaforma per il trattamento di fanghi e rifiuti contenenti anche sostanze tossico-nocive e al potenziamento dell’impianto di ricondizionamento di rifiuti speciali anche pericolosi».

«Il progetto di Alles – ricorda Dal Corso – è stato fortemente contrastato dalla Municipalità di Marghera in rappresentanza della comunità locale, oltre che dal Comune di Venezia, dalla Provincia, dal comune di Mira e dal Consiglio Regionale del Veneto che impegnava la Giunta regionale a revocare la delibera di autorizzazione. La Giunta di Zaia, invece, ha continuato a difendere in ogni grado di giudizio la sua delibera di autorizzazione all’azienda del Gruppo Mantovani, evidentemente per riaffermare Porto Marghera come polo di d’attrazione per tutte le attività pericolose e inquinanti, compreso lo stoccaggio, il trattamento e lo smaltimento di rifiuti civili e industriali, speciali, pericolosi e tossico-nocivi da tutto il Veneto e oltre».

«Per noi – conclude il presidente Dal Corso – Marghera deve essere un’area produttiva e non una pericolosa pattumiera. Ci auguriamo che le nuova amministrazione regionale cambi atteggiamento, vista la grave compromissione di molti suoi esponenti nello scandalo Mose per assicurare un futuro migliore e con attività ambientalmente compatibili con il nostro territorio già martoriato per anni con discariche e produzioni tossiche».

 

Gazzettino – Via libera per Alles, Marghera non ci sta.

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7

mag

2015

MARGHERA – Rifiuti pericolosi Il Consiglio di Stato dà via libera ad Alles

Il Consiglio di Stato ha ribaltato lo “stop” del Tar ai rifiuti tossici

Alles, ricorso accettato. Marghera ripiomba nell’incubo inquinamento. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dall’azienda di Porto Marghera contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Veneto. Sentenza con cui, lo scorso 10 luglio, il Tar aveva bloccato la delibera regionale di via libera all’ampliamento (revamping) dell’impianto di trattamento di rifiuti pericolosi di via dell’Elettronica.

La decisione che cancella il pronunciamento del Tar è stata presa dalla sezione quinta del Consiglio di Stato lo scorso 24 marzo ma se ne è venuti a conoscenza ieri con la pubblicazione della sentenza. Uno dei motivi che hanno indotto il Consiglio ad accogliere il ricorso presentato da Alles e dalla Regione è legato al fatto che si tratta di un ampliamento di un impianto esistente e non di una nuova costruzione.

Il Tar, invece, aveva bloccato la delibera regionale accogliendo un ricorso del Comune che aveva notato anche come il progetto di Alles avesse un impatto in termini urbanistici.

«Il fatto che l’autorizzazione regionale consenta di ampliare i Codici Cer di classificazione dei rifiuti trattati di circa quattro volte rispetto alle tipologie prime ammesse – spiega preoccupato il presidente della Municipalità di Marghera Flavio Dal Corso – non è stato considerato elemento rilevante per essere considerato un nuovo impianto».

Sta di fatto che il pronunciamento del Consiglio di Stato – ultimo grado di giudizio – dà il via libera al “revamping” dell’impianto ridando validità alla delibera della Giunta Zaia su Alles.

«L’unico modo per fermare la tendenza a considerare Marghera pattumiera dei rifiuti pericolosi del Veneto sta nella volontà politica. Ci auguriamo – auspica Dal Corso – che in Regione si cambi, vista anche la compromissione di molti esponenti nello scandalo Mose, in modo da poter assicurare prospettive diverse a Porto Marghera. Chissà che il nuovo Consiglio Regionale ribadisca, come ha fatto il precedente, il no alla delibera della Giunta Zaia e faccia pesare questo no sull’esecutivo, cosa che il vecchio consiglio non è riuscito a fare».

Richiama i cittadini alla mobilitazione l’ex-assessore e candidato alla presidenza della Municipalità Gianfranco Bettin che sottolinea come «saranno le nuove amministrazioni comunale e regionale a dover fare definitiva chiarezza, in favore, si spera, di una Porto Marghera non destinata a essere la pattumiera universale di rifiuti tossici e nocivi evocata dalle scelte della Regione in questi anni».

 

Gazzettino – Porto Marghera tiene nonostante la lunga crisi

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6

mag

2015

Non si può dire che gode di ottima salute, questo no. Ma nemmeno che sia morta. Porto Marghera ha avuto un crollo durato almeno quindici anni, passando da oltre 30 mila dipendenti a più o meno 11 mila, ma negli ultimi dieci anni è rimasta così. Lo stato di salute di Porto Marghera, volendo riassumerlo in una definizione, è “più o meno”.

L’indagine 2014 dell’”Osservatorio Porto Marghera”, condotta congiuntamente da Comune di Venezia, Ente Zona Industriale, Autorità Portuale e, da questa edizione, anche dalla Regione del Veneto, ha rilevato che l’area industriale ha perduto 173 aziende, passando dalle 953 del 2013 alle 780 del 2014, e 1057 dipendenti (da 11.117 a 10.080). Se si considera che cento aziende già nel 2013 erano state inserite nel conto solo perché erano ancora registrate alla Camera di commercio ma, a seguito dei sopralluoghi, risultavano non attive o non presenti, il numero delle imprese che hanno effettivamente chiuso nel 2014 è 73.

Dall’analisi emerge, inoltre, un fattore importante, come sottolinea Gianluca Palma direttore dell’Ente Zona Industriale, e cioè che «Porto Marghera rimane comunque un’area vitale la cui forza è l’avere al suo interno tante componenti produttive: terziario, logistica portuale, industria. In tal modo l’entrata in crisi di parte di una categoria non provoca la crisi dell’intera zona industriale, chiaro che non si devono verificare chiusure di settori interi, come ad esempio del manifatturiero. In definitiva si assiste a un equilibrio mobile tra settori, ad esempio cala quello industriale ma cresce il terziario e viene immessa sempre nuova linfa».

È vero, dunque, che nel 2014 si è consumata un’altra agonia, quella di Vinyls che ha chiuso definitivamente la sua lunga storia, e che sono defunte pure tante piccole imprese, ma nel complesso Porto Marghera rimane un territorio a vocazione industriale, anche se si impongono nuove categorie come quella del terziario avanzato che ormai rappresenta il 34% delle aziende e il 21,5% degli addetti; contro i settori tradizionali del manifatturiero con 113 fabbriche (oltre il 14% del totale) e 4.011 addetti (39,9%), e delle attività logistiche e di trasporto con 182 imprese (23,3%) e 1.731 occupati (17,2%).

Un’altra novità dell’indagine 2014 è l’introduzione dei numeri riguardanti le aziende e i lavoratori dell’indotto: sono 254 con 3500 persone impiegate, che fanno salire il totale delle imprese operanti a 1034 e dei lavoratori a 13.560. I dati dell’indotto, però, non sono stati divisi per fabbriche servite perché risentono dei periodi con picchi di lavoro, ad esempio Fincantieri aveva il pieno a ridosso della consegna di una nave e poi è calata, mentre è cresciuta la Raffineria in concomitanza con i lavori di revamping per trasformarla in bio raffineria.

Quanto alle dimensioni delle fabbriche, anche Porto Marghera è diventata come il resto del Veneto: l’80,7% rientra nella classe delle micro imprese con meno di 15 dipendenti, mentre oltre il 94% ne ha meno di 50. Le realtà medio grandi (oltre il 5% del totale) sono concentrate soprattutto nel Nuovo Petrolchimico e a Fusina, mentre la maggior parte operano tra Prima Zona Industriale, Nord e Portuale.

 

L’INTERVENTO – Riccardo Colletti (Filctem Cgil) Massimo Meneghetti (Femca Cisl) Cristian Tito (Uiltec Uil)

Da decenni siamo comunemente impegnati, a nome dei lavoratori, per salvare l’industria a Porto Marghera e per favorire un processo di riqualificazione che riporti ai fasti di un tempo quest’area, che rilanci le attività produttive coniugandole con quelle portuali e logistiche, favorendo anche l’insediamento di nuove imprese e investimenti innovativi.

L’ultimo tassello riguardava la costituzione della società mista tra Comune di Venezia e Regione, (Marghera Eco Industries srl) che doveva acquisire i 108 ettari ceduti da Eni, beneficiando di 38 milioni di euro disponibile a mettere a disposizione per il completamento delle bonifiche.

Tutte le istituzioni e in primis il governatore Luca Zaia auspicavano che attraverso quest’accordo molte aziende sarebbero state intenzionate ad investire su Porto Marghera in virtù del fatto che quell’accordo scioglieva molti nodi per quanto riguarda la questione burocratica.

Invece, è avvenuto l’esatto contrario e, oltre al fatto che non c’è un sistema di tutela per quanto riguarda una possibile speculazione delle aree ed essendo quella delle bonifiche una delle operazioni che va inserita nelle grandi opere, siamo molto preoccupati visto anche quanto accaduto sulla vicenda del Mose.

Inoltre, dopo tanto vigore e tanta soddisfazione espressa dal governatore Zaia – che ha annunciato più volte l’insediamento in tali aree di imprenditori, beneficiando di terreni dal costo agevolato e collocati in zona strategica – non comprendiamo la scelta di sospendere la costituzione della nuova società e la firma del rogito che potrebbero garantire le aspettative di riconversione concordate con le Istituzionali al fine di creare nuovi posti di lavoro.

Quindi, relativamente alla questione della cessione delle aree Syndial Eni e all’accordo sulle bonifiche autorizzate dei terreni, vogliamo capire dal governatore Zaia – al quale abbiamo chiesto un incontro urgente, per ora senza ottenere risposta – quali siano le reali intenzioni per tutelare le industrie e il sistema occupazionale di Porto Marghera che tra l’altro da lavoro a più di tremila persone, oltre agli addetti delle imprese d’appalto.

Il rischio è che la nostra Regione si impoverisca ulteriormente. Molto tempo è passato da quando il mitico Nordest rappresentava un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale ed europeo.

Oggi invece, dopo tanti accordi non rispettati, le aziende si contano sulle dita di una mano. Ricordiamo il caso della Vinyls, dove l’Oleificio Medio Piave, al momento dell’acquisizione delle aree di Syndial Eni si era impegnato a realizzare nuovi impianti di raffinazione di oli e farine vegetali e ad assumere i 105 lavoratori rimasti.

Ad oggi nessuno stabilimento è stato costruito e nessun lavoratore ex Vinyls è stato assunto, mentre l’Oleificio usa l’area come magazzini degli scarti di produzione dell’impianto di Fontanelle a Treviso.

 

MALCONTENTA «Come cittadini di Malcontenta chiederemo dalla Regione di riaprire il confronto sulla realizzazione del progetto del Vallone Moranzani per superare lo stallo in cui trova. Sono passati mesi da quando i cantieri sono avviati ma nulla è stato fatto per far partire le opere viarie collegate all’accordo». Lo dicono il portavoce della delegazione di zona Dario Giglio e il parroco don Giuseppe Beorchia.

«Dobbiamo subire forti disagi del traffico causati dal cantiere stradale, aperto all’incrocio tra via Malcontenta e via dell’Elettronica che ha comportato la modifica della viabilità locale con un percorso lungo e tortuoso, per la costruzione di una serie di opere infrastrutturali finalizzate a separare la viabilità urbana da quella commerciale» lamentano «Abbiamo visto che le opere che portano traffico come il raddoppio di via dell’Elettronica vengono realizzate in tempi rapidi e invece non si quando partiranno le realizzazioni delle strade».

Ricordano infine che «diversi ex assessori erano venuti a Malcontenta chiedendo alla popolazione di stare tranquilli, che le opere si sarebbero fatte». I residenti di Malcontenta sono ancora in attesa.

(a.ab.)

 

Shopping, colossi spaccati

Centri commerciali aperti per la Liberazione e Festa del Lavoro, quando però chiuderà Auchan. Due giorni di serrande abbassate alla Coop: «Scelta etica»

Lo shopping è festivo ma il fronte è spaccato

MESTRE – Crisi o non crisi, sarà shopping a go-go per le feste comandate alle porte: sabato 25 aprile, giorno in cui cade la ricorrenza della Liberazione ma anche del patrono San Marco per tutti i veneziani e ancor più il primo maggio, Festa del Lavoro, templi dello shopping, outlet e centri commerciali rimarranno aperti nella speranza di fare affari.

Ad eccezione del colosso francese, ossia l’Auchan di Mestre, che ha deciso di tenere chiuso “per scelta” il primo maggio e del gruppo Coop Adriatica, che con la campagna “Valori in corso”, ha scelto di mantenere chiusi i suoi oltre 190 negozi (in tutto il territorio), dai piccoli supermercati dei centri storici ai supermercati di vicinato agli ipercoop. Coop Adriatica. Una campagna mirata, i clienti affezionati sono stati avvisati in anticipo.

«La decisione di restare chiusi il 25 aprile e il Primo maggio è coerente con i valori, la cultura, e la storia della cooperazione e di quella di consumo in particolare», ha spiegato il presidente di Coop Adriatica, Adriano Turrini in una nota diffusa qualche giorno fa. Chiusa, quindi, la Coop Campo Grande Mestre di via Pionara a due passi da Auchan.

Ma la curiosità che spiazzerà sicuramente più di qualcuno, è che il 25 aprile e il Primo maggio rimarrà chiusa anche la grande Coop&Coop che si trova all’interno del colosso di Marghera, ossia la Nave de Vero. Galleria di negozi aperta, shop center in prima linea e ipermercato chiuso al piano terra.

«Siamo sempre stati contrari alle aperture domenicali e festive», spiega Alessandra Tiengo, consigliera di amministrazione e presidente del distretto del Nordest di Coop Adriatica, «poi ci siamo adeguati all’andamento generale previsto dalla normativa, ma non siamo favorevoli e nelle feste tradizionali, religiose piuttosto che laiche, cerchiamo di rimanere chiusi per scelta e per rispetto ai lavoratori e alla famiglia. Non è stato facile chiudere la Coop all’interno della Nave de Vero in giorno di apertura, ma abbiamo pensato che se lo avevamo fatto dalle altre parti non potevamo non farlo anche là». Una motivazione di coerenza e anche un segno.

Chiuso e fuori dal coro sarà anche Auchan di Mestre. «La scelta», spiega il responsabile della galleria commerciale Giovanni Argenio, «conferma quanto fatto lo scorso anno ed è in linea con l’orientamento aziendale di rispettare e osservare, laddove possibile, la festa dei lavoratori».

Ma andiamo con ordine.

Liberazione. Sabato 25 aprile sarà aperto il centro commerciale Auchan, il centro commerciale Valecenter, a due uscite di tangenziale, così come rimarrà aperta La Nave de Vero e pure il Panorama di Marghera. Aperto sarà anche il Centro Le Barche di Mestre, diventata ormai una meta consolidata per il brunch alla Feltrinelli in voga tra i mestrini, che ci fanno colazione, aperitivo, e pure pranzo. Aperto l’outlet di Noventa di Piave, che non teme la pioggia né il sole visto che lavora molto con i turisti delle spiagge e le località balneari. Aperti saranno pure altri negozi di catene commerciali, come la Maison du Monde, sempre in zona Auchan. Sabato 25 aprile serrande alzate anche al Centro Tom Tommasini di Santa Maria di Sala (chiuso il Primo maggio) e al Centro commerciale Adriatico 2 di Portogruaro aperto anche per la Festa del lavoro.

Primo maggio. Che sia bello o brutto tempo, c’è chi ne approfitterà sicuramente per fare una puntatina a guardare due negozi prima di inforcare la bici o prendere il sole al parco. Aperti Valecenter, Panorama, Nave de Vero, Centro Le Barche, Outlet di Noventa e diversi negozi dei centri città, qualcuno ha pure appeso un cartello alla vetrina con tanto di scritta “Primo maggio aperti”. Un tour de force per i lavoratori, che faranno tutto un diritto.

Marta Artico

 

Il Patriarcato contrario all’apertura nei giorno festivi

Don Pistolato: «Primo maggio conquistato con il sangue»

Tiziana d’andrea Con don Enrico Torta mercoledì scorso abbiamo incontrato Moraglia. Noi abbiamo le armi spuntate, confidiamo nella Chiesa

MESTRE «Ma il primo maggio non dovrebbe essere la festa del lavoro?». Il vicario episcopale don Dino Pistolato commentando la notizia dei centri commerciali che rimarranno aperti per le festività, va diritto al cuore del problema senza tanti giri di parole. La posizione del Patriarca Francesco Moraglia in merito al lavoro festivo e domenicale è chiara.

«Quand’ero ragazzino mi ricordavo che si faceva festa per un motivo specifico», spiega, «perché oggi la rincorsa a tenere aperte a tutti i costi queste piazze mediatiche o come le vogliamo chiamare, quali sono quelle dei centri commerciali? Luoghi che non aiutano ad incontrarsi e socializzare ma a spendere, se ci sono, i soldi. Il primo maggio è festa dal lavoro e del lavoro, ed è giusto che qualcuno tenga chiuso, fa bene chi lo fa. Il Patriarca l’ha detto a Pasqua e l’ha ribadito anche in un recente dibattito sull’ecologia della vita».

Precisa: «Ricordo che la dottrina sociale della chiesa nasce con Papa Leone XIII, il quale aveva detto tre cose, tre pilastri fondamentali: tutela delle donne, tutela dei bambini dal lavoro e giornata di riposo settimanale come tutela della dignità della persona».

Aggiunge don Pistolato: «Abbiamo perso la misura dell’uomo. È una festa, quella del primo maggio, che è stata pagata con il sangue, c’è gente che è stata massacrata a fucilate, ecco perché è il giorno di riposo del lavoro e dal lavoro».

I diritti dei lavoratori non possono essere cancellati con un colpo di spugna. «Guardiamo a Gesù realmente risorto e a partire da lui consideriamo, in modo radicalmente nuovo, l’uomo e la società» ha scritto il patriarca nella lettera di Pasqua ai fedeli della Diocesi, «in questa logica entra la domenica come giorno del Signore e giorno dell’uomo ma se continueremo progressivamente a smarrire il senso religioso, antropologico e sociale della domenica semplicemente perderemo l’uomo, “ridotto” ormai alla sola dimensione economica».

Da quando la deregulation del commercio ha livellato tutti i giorni della settimana e dei mesi, in prima linea nel Patriarcato a difesa del riposo festivo è don Enrico Torta, il sacerdote di Dese, al quale il “sempre aperto” non va proprio giù. Mercoledì scorso don Torta assieme all’imprenditore Roberto Aggio e alla leader delle commesse trevigiane Tiziana D’Andrea, sono stati ricevuti dal patriarca Moraglia proprio per parlare del problema del lavoro festivo e domenicale.

«Noi abbiamo le armi spuntate», spiega D’Andrea, «per questo confidiamo nella Chiesa e abbiamo chiesto aiuto al Patriarca».

Marta Artico

 

Corradi (Confcommercio) attacca il pseudoliberismo. Franceschi (Confesercenti) appoggia la Coop

«Le nostre tradizioni vanno rispettate»

MESTRE «È una vergogna, non si può perdere l’identità di un Paese in questo modo, abbiamo una storia e delle tradizioni che vanno rispettate».

Il presidente di Ascom Confcommercio, Doriamo Calzavara, non è per niente concorde con le aperture festive, e lo ripete ancora una volta.

«Sono contento che il centro commerciale Auchan rimanga chiuso il primo maggio, si sono dimostrati persone civili, il loro gesto va apprezzato, al contrario degli altri. Quello che manca è una regolamentazione nazionale. Ho incontrato nei giorni scorsi il ministro Poletti e ho fatto presente anche a lui che il decreto Monti sulle liberalizzazioni e la deregulation del commercio è stato fatto in un momento di emergenza, adesso si deve fare una legge diversa, che vada nella direzione di tutelare le tradizioni del nostro Paese, come fanno gli altri stati».

«Il problema è sempre il solito», aggiunge il direttore Ascom Dario Corradi, «questo pseudo liberismo che è passato, tra l’altro, solo nel campo del commercio, dove ci ha portato? Oggi servirebbe una normativa rispetto alla quale senza tante chiacchiere, venga stabilito un calendario unico e condiviso con le chiusure delle attività in determinate festività, religiose e laiche, Pasqua e Pasquetta piuttosto che Liberazione. Invece ogni volta ci troviamo di fronte a questa menata infinita: chi apre, chi chiude, non lo sanno nemmeno più i centri cosa devono fare».

Il responsabile di Confesercenti provinciale, Maurizio Franceschi, dice anche di più: «Le aperture nelle festività sono un imbarbarimento, un’involuzione, sono contrarie alla modernità, che va in un’altra direzione».

Quella cioè di tutelare e valorizzare la tradizione e le specificità. E sulla scelta di Coop Adriatica: «La disparità di comportamenti segnala per me un fatto distintivo che differenzia imprese e aziende che rispettano i territori e le comunità con le loro festività – laiche o religiose che siano – rispetto a chi invece crede che mercato concorrenza e liberismo spinto possano sovrastare e contrastare tutto. Un errore gravissimo che si fa nel “sistema paese” e che non fa assolutamente progredire la nostra nazione».

Chiude: «In questo modo la società non evolve ma involve, questo trend cancella valori, cancella le comunità e quello che rappresentano. Le aperture nelle festività sono antimoderne, plaudo alla Coop».

(m.a.)

 

Dallo Stato 667 mila euro di investimenti in cavi e dorsali

Accordo tra Comune e Porto per concludere entro il 2017

MARGHERA – Nell’ambito dell’ Accordo di programma per la riconversione e riqualificazione industriale dell’area di crisi industriale complessa di Porto Marghera tra Ministero per lo Sviluppo Economico, Regione del Veneto, Comune di Venezia, Autorità Portuale di Venezia che ha permesso lo sblocco di una dozzina di progetti per Porto Marghera finanziati dallo Stato con 152 milioni di euro c’è anche il progetto, il numero 12, di Venis Spa per portare la fibra ottica nella zona industriale di Porto Marghera.

Un pacchetto di interventi che vale complessivamente quasi 667 mila euro e che verrà finanziato interamente dallo Stato. Il progetto muove i primi passi con un accordo, tra Comune di Venezia e Autorità Portuale di Venezia che è stato approvato nei giorni scorsi dal commissario Zappalorto e che dovrà andare alla fine di una intesa con l’Autorità portuale, presieduta da Paolo Costa.

Nel progetto si prevede di intervenire realizzando i cavidotti per la posa del cavo ottico, realizzare nuovi armadi stradali e fornire apparati attivi di rete lungo la via dei Petroli, il nuovo ponte di via Torino (per il collegamento con il polo universitario di Ca’ Foscari che ha aperto nelle vicinanze il campus di Scienze Ambientali), via del Commercio, via Volta, via dell’Elettricità, la Regionale 11, via Malcontenta, via della Chimica, via della Meccanica e via dell’Elettronica.

Ad attuare i lavori “in house” sarà Venis Spa, che ha la sua sede nell’area del Vega Parco Scientifico e Tecnologico per la predisposizione dei canali in cui passerà la banda larga nella zona industriale. Obiettivo evidente, aiutare le aziende dell’area industriale ad utilizzare le tecnologie concesse dalla fibra ottica e portare alla creazione di un distretto industriale al passo con il mondo che viaggia per le autostrade digitali, secondo gli obiettivi del governo e della Agenda digitale europea.

L’importo dei lavori prevede circa 490 mila euro in cantieri per la posa dei cavi e altri 177 mila euro, circa, per la progettazione e il collaudo. L’accordo tra Comune e Porto prevede che il Comune di Venezia consegni il progetto al Porto entro un mese dalla firma dell’accordo; che il Comune invii al Ministero dello Sviluppo economico il progetto entro il 30 giugno e che l’intervento complessivo da parte di Venis Spa si concluda entro il 30 giugno 2017.

Mitia Chiarin

 

Difficoltà per i cantieri alla condotta del Fossa: incolonnamenti a Oriago, traffico in tilt alla Nave de Vero, uscite obbligate

Gravi disagi nel fine settimana per la viabilità a causa dei lavori in tangenziale per la realizzazione della nuova condotta dove far scorrere le acque del Fossa, sotto alla tangenziale. In particolare ieri, in diversi momenti della giornata, si è rischiato il blocco completo nell’area di Oriago. A causare l’ingorgo, il traffico sostenuto che ha caratterizzato la giornata, in particolare in direzione di Trieste. Molto probabilmente, spiega la Polizia stradale, il traffico sostenuto era dovuto al fatto che molti, vista la bella giornata di sole, si sono diretti verso le spiagge.

Il secondo weekend di chiusura della tangenziale di Mestre, questa volta in direzione Trieste, si è svolto con diversi disagi. Un chilometro di coda a fisarmonica, fin da metà mattina di ieri, infatti, si è formato al casello di Oriago. Se all’inizio la Società Autostrade e la Polizia stradale consigliavano di imboccare il Passante e, nel caso, uscire a Spinea e proseguire per la Miranese, successivamente questa deviazione è stata obbligatoria e in certi momenti del primo pomeriggio i veicoli sono stati fatti uscire a Dolo per spalmarsi lungo la Riviera del Brenta. Questo ha poi causato grossi problemi nell’area del centro commerciale Nave de Vero, già sollecitata dalle auto di chi si recava nella stessa struttura o proveniva da Ravenna.

I cantieri, come previsto, erano stati suddivisi in due momenti diversi per limitare i disagi al traffico, comportando la chiusura alternata delle carreggiate autostradali. Ieri è quindi toccato alla direzione Trieste che è rimasta chiusa completamente dalle 22 di sabato 18 alle 4 della notte appena trascorsa.

I lavori, come lo scorso weekend, hanno riguardato gli interventi di ricalibratura del corso d’acqua “Fossa” di Chirignago, che sono in gestione al consorzio di bonifica Acque Risorgive. Il Fossa attraversa la piattaforma della A57 in prossimità del sovrappasso di via Bottenigo a Marghera. Il tubo ha sezione rettangolare di 3 metri di larghezza per 2 di altezza e va a sostituire il precedente manufatto, giudicato insufficiente per contenere la portata d’acqua in caso di piena. In questo modo dovrebbe essere messa in sicurezza dal punto di vista idraulico tutta l’area urbana di Marghera che si trova a nord della Tangenziale.

L’intervento, grazie all’utilizzo di moderne tecnologie e un impiego massiccio di uomini e mezzi, è stato realizzato nell’arco di due fine settimana, riducendo al minimo il disagio sulla viabilità della tangenziale ed è inserito nel più ampio lavoro di completamento del potenziamento della Fossa di Chirignago, a sua volta tra le opere di sistemazione idraulica previste all’interno dell’accordo di programma del vallone Moranzani. È un accordo che prevede un pacchetto di interventi fondamentali per la bonifica e per allontanare il rischio di alluvioni. Una prima parte dell’intervento sul canale era stata già fatta, coordinata dal Commissario delegato per l’emergenza idraulica nel settembre 2007, quando si era provveduto al tombinamento del canale nel tratto compreso tra via Trieste e la tangenziale di Mestre.

 

Nuova Venezia – Crociere, decidere le alternative

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19

apr

2015

Vertice con operatori del porto e società armatrici. Venice 2.0 sul sito del Ministero

VENEZIA «Io contro l’off shore? Ma non è vero. Sono balle messe in giro in malafede da chi vorrebbe insinuare che blocchiamo lo sviluppo. È vero esattamente il contrario». Felice Casson si prepara a incontrare Matteo Renzi. E nel suo dossier ci sono anche le Grandi navi. Un problema che ha diviso non poco il centrosinistra e in particolare il Pd.

Con l’attuale candidato sindaco in prima linea per togliere le grandi navi da crociera da San Marco. «Ma la linea è chiara e condivisa», dice Casson, «ho detto che ci sono tre progetti alternativi che vanno valutati per una decisione in tempi brevi. Dobbiamo privilegiare il lavoro, la crocieristica e la difesa della laguna. Quanto all’off shore, deciderà il governo. Non ho mai detto che sono contrario a priori».

La patata delle alternative alle grandi navi davanti a San Marco è ora in mano al governo. Il Porto preme perché sia scelto al più presto il progetto Contorta Sant’Angelo, che consentirebbe di mantenere la Marittima e far entrare le navi da Malamocco e non più dal Lido e San Marco.

I comitati spingono perché sia valutata la soluzione del Lido, che consentirebbe di tenere le navi fuori dalla laguna. Ipotesi realizzabile in due anni, già bocciata dall’Autorità portuale. Ma da ieri presente nel sito del ministero dell’Ambiente con il progetto Venice cruise 2.0., presentato da Cesare De Piccoli e dalla società Duferco. Con tanto di studio di impatto ambientale (Sia) presentato dalla società D’Appolonia.

Infine l’ipotesi Marghera, con progetto firmato da Roberto D’Agostino. Anche qui il porto ha espresso parere contrario. «Le navi commerciali e da crociera», dice Costa, si incrocerebbero e la legge non lo consente. Con il Contorta si risparmierebbe tempo, il tratto in comune sarebbe molto più breve».

Per anticipare i tempi Casson ha incontrato l’altra sera una delegazione di operatori del porto e industriali. E anche i vertici delle principali società delle crociere.

«Ho spiegato», dice, «che la volontà della città è quella di risolvere il problema senza penalizzare il settore, rispettando la laguna. Ho avuto risposte incoraggianti: in attesa dell’alternativa anche le compagnie sono disposte a soluzioni transitorie e a qualche sacrificio per il bene della città. Ma l’obiettivo deve essere il rilancio. Con le soluzioni alternative potremo ricavare anche nuovi posti di lavoro».

Anche questo un argomento di confronto con il premier. E con l’alleanza di centrosinistra, che ha sottoscritto su questo punto un programma comune.

(a.v.)

 

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