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Corteo di protesta ieri mattina per sollecitare il completamento del percorso fra il Vega e i Pili

Oltre un centinaio di persone ha partecipato ieri mattina alla bici-festazione di protesta per la pista ciclabile sul ponte della Libertà. Solo Giampiero Francescon è rimasto ai piedi del cavalcavia di San Giuliano perchè diffidato dal Prefetto in quanto organizzatore del corteo di bici che avrebbe dovuto percorrere il ponte fino a piazzale Roma. A Venezia i ciclisti ci sono andati lo stesso e in manifestazione, ma senza coinvolgere Francescon che altrimenti avrebbe pagato con una denuncia la protesta di tutti coloro che utilizzano le due ruote e che devono fare i conti con un progetto assurdo di pista ciclabile.

Secondo le intenzioni del Comune, com’è noto, i ciclisti dovrebbero utilizzare il sottopasso di via Torino, raggiungendolo grazie alla pista ciclabile di viale Ancona, per poi raggiungere i Pili. Ma proprio il tratto dal Vega ai Pili non è stato realizzato e quindi la pista sul ponte è di fatto irraggiungibile e rischia di esserlo per sempre, visto che l’Arpav chiede la bonifica in profondità dei terreni che si dovrebbero utilizzare per la realizzazione del tratto Pili-Vega.

La bici-festazione è arrivata senza problemi a piazzale Roma, foto ricordo sotto il ponte di Calatrava e ritorno.

Appuntamento finale in piazza Ferretto dove Francescon ha presentato le proposte dei ciclisti. Chi utilizza le due ruote vuole prima di tutto il completamento del percorso che porta da Mestre a Venezia, ma anche la realizzazione di tanti piccoli tratti di collegamento che ancora mancano all’appello. Come viale Garibaldi-via San Girolamo o viale San Marco-via San Pio X. Non solo, i biciclettari chiedono che sia finalmente realizzata anche la pista della Valsugana da Miranese ad Asseggiano e da Passo Campalto all’aeroporto. Infine la proposta che sia istituita una consulta cittadina sulla mobilità ciclopedonale.

 

Due striscioni e un volantinaggio. Questi i mezzi usati, ieri mattina, dai rappresentanti dell’assemblea permanente dei cittadini contro il pericolo chimico e dal comitato Marghera libera e pensante per contestare la decisione del Consiglio di Stato di consentire l’ampliamento dell’impianto di trattamento di rifiuti Alles. Un via libera passato attraverso l’annullamento della sentenza del Tar che, lo scorso luglio, aveva annullato la delibera regionale di autorizzazione al “revamping”.

Proprio per contestare la volontà di trasformare la zona industriale in un polo di trattamento di rifiuti pericolosi provenienti da tutto il Veneto, le due associazioni e una rappresentanza di amministratori della Municipalità – il presidente Dal Corso e il delegato Silotto – ieri hanno organizzato una protesta consegnando volantini al mercato per ribadire che il via libera al potenziamento è una «forzatura rispetto al piano regolatore che consente solo di trattare rifiuti prodotti in loco».

Anche Francesca Zaccariotto è intervenuta sul tema: «Marghera non può più essere considerata la pattumiera del Veneto, la sua grande discarica – ha detto – Soprattutto se vogliamo davvero realizzare un percorso di bonifica, di recupero delle aree verdi per restituire l’area ai cittadini».

(g.gim.)

 

Nuova Venezia – Grandi navi, il giorno di corteo e proteste

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9

mag

2015

Oggi alle 15.30 l’iniziativa da Santa Margherita a Sant’Angelo. Lo slogan sarà: «Basta con la cricca delle grandi opere»

«Basta con la cricca delle grandi opere». Con questo slogan oltre 70 associazioni, una decina di movimenti e partiti politici sfileranno oggi pomeriggio per la città. Obiettivo sono le grandi navi «incompatibili con la laguna».

Ma anche le nuove grandi opere pronte a partire come lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo in laguna. Un corteo che si annuncia variopinto e pacifico partirà alle 15.30 da campo Santa Margherita. Si dirigerà alle Zattere, poi in rio Terà Sant’Agnese all’Accademia, infine in campo Sant’Angelo, dove sono previsti interventi, musica, spettacoli.

«Fuori le grandi navi», «Basta grandi opere, mafia e corruzione» lo slogan. Con un logo originale: un esercito di leoni nel «pesce» senza testa che è la pianta della città che si mangiano la grande nave. Giornata culmine della mobilitazione lanciata dai comitati Ambiente Venezia, No Grandi Navi qualche tempo fa.

Domenica scorsa, alla manifestazione elettorale per Felice Casson sindaco, il comitato ha consegnato al premier Matteo Renzi le 70 mila firme raccolte contro lo scavo del Contorta. Nel frattempo le firme hanno superato quota centomila.

«Chiediamo che il governo ascolti la voce dei veneziani», dice il portavoce di No Grandi Navi Tommaso Cacciari, «e che prenda atto dell’esistenza delle alternative».

Oltre al canale Contorta, all’esame del governo dopo i dubbi espressi dalla Commissione di Impatto ambientale, a Roma sono stati inviati anche i progetti per creare un nuovo terminal passeggeri al Lido, davanti all’isola artificiale del Mose. Uno è firmato da Cesare de Piccoli-Duferco, l’altro da Stefano Boato e Maria Rosa Vittadini.

Infine, l’alternativa di Marghera. Anche qui un progetto presentato da Roberto D’Agostino prevede di attrezzare le banchine dell’ex zona industriale in canale Brentelle e Canale Industriale Ovest.

Ma l’Autorità portuale è contraria. E insiste per lo scavo del Contorta, che dovrebbe essere portato da un metro e mezzo a dieci metri e mezzo di profondità, allargato a cento metri, lungo 4 chilometri. Grande opera che secondo i comitati sarebbe «rimedio peggiore del male».

Altre ipotesi a lungo termine prevedono la possibilità di spostare le navi passeggeri a Santa Maria del Mare, dove sono stati costruiti i cassoni del Mose. Oppure al Lido, dov’era prevista la grande darsena da mille posti proposta da Est Capital nell’ambito del grande progetto di ristrutturazione dell’ex Ospedale al Mare.

Oggi ci saranno anche i circoli del Pd, partiti ambientalisti e della sinistra, candidati sindaci come Casson, Scano, Seibezzi e Pizzo.

Alberto Vitucci

 

Strade e ferrovia dove adesso ci sono capannoni e attività, una viabilità nuova: alcune imprese ricorreranno al Tar

Strade e ferrovia dove adesso ci sono capannoni di imprese e attività industriali. Due sovrappassi, una nuova rotonda. E una viabilità del tutto nuova, che metterà a rischio attività economiche già esistenti.

È la temuta conseguenza dell’applicazione del nuovo Accordo di programma, sottoscritto senza tanta pubblicità nei mesi scorsi dall’Autorità portuale, presieduta da Paolo Costa, e dal Comune governato dal commissario Zappalorto.

Una delibera approvata dal commissario con i poteri del Consiglio comunale che potrebbe trasformare pesantemente una parte di città e il suo assetto urbanistico. Tanto che alcune delle imprese coinvolte – come il Molocinque e la Berengo trasporti – hanno già annunciato un ricorso al Tar.

Succede che nell’area industriale di Marghera dov’era prevista l’enorme Torre Cardin il Porto ha chiesto di poter costruire nuovi binari che portino direttamente alle banchine. E di realizzare nuovi collegamenti viari per, si legge, «un efficiente accesso viabilistico e ferroviario al Porto, che elimini i rischi derivanti dalle interferenze fra le diverse tipologìe di traffico portuale, urbano e industriale».

Su questo si inserisce la richiesta presentata il 18 luglio dello scorso anno dalla società Re-evolution dell’imprenditore veneziano Andrea Mevorach che vuole realizzare il nuovo Mof (Mercato Ortofrutticolo) in quell’area, insieme a una piscina, servizi e centro commerciale. L’area è compresa fra via delle Macchine, via dell’Elettricità e via della Pila. E adesso la proposta presentata da Porto e Mevorach (che aveva realizzato nel 2009 per il governo Berlusconi il progetto della nuova città dell’Aquila dopo il terremoto) ha trovato il pieno appoggio del Comune.

Una notizia che desta perplessità negli ambienti della politica. Trattandosi di un vero e proprio Piano urbanistico che certo non fa parte dell’ordinaria amministrazione richiesta a un commissario prefettizio. Quella parte di Marghera, interessata anche dal Piano di recupero firmato da ministeri e Regione, potrebbe cambiare volto.

«Non ne abbiamo avuto notizia», scrive in una osservazione inviata al Comune l’impresa Berengo, «chiediamo di essere coinvolti in queste scelte strategiche, visto che lavoriamo lì con 150 operai».

Invece al posto delle imprese, l’accordo Comune-Porto prevede di realizzare due grandi sopraelevate dal notevole impatto ambientale e paesaggistico, tra via delle Macchine e via dell’Elettricità e tra via dell’Elettricità e via della Pila, e una nuova grande rotonda proprio in quelle aree. Operazione da 14 milioni di euro, di cui 9 e mezzo disponibili. Altri 4 e mezzo dovranno essere recuperati dal commissario.

Uno scambio di lettere tra Zappalorto e Costa scritte il 30 e 31 dicembre scorso testimoniano dello “scambio”, riportato nella delibera, approvata dal Comune nel marzo scorso con la convenzione firmata qualche giorno prima.

Il Porto concede lo spazio acqueo per il Mercato e sposterà il deposito ferroviario. In cambio il Comune si impegna a portare avanti l’accordo di programma. Cioè a garantire l’attuazione del progetto presentato dalla società di Mevorach. Ma soprattutto il trasferimento della viabilità al Demanio Marittimo, cioè al Porto, come previsto dalla delibera di febbraio.

Un accordo che le imprese non riconoscono e adesso intendono impugnare davanti ai giudici amministrativi. Una trasformazione del genere del territorio comunale, dicono, ha bisogno almeno di un dibattito pubblico e di scelte fatte dalla politica e non da un commissario.

Alberto Vitucci

 

MARGHERA Contro il Consiglio di Stato che ha dato l’ok all’ampliamento

Volantinaggio sul caso “Alles”

Volantinaggio contro la sentenza del Consiglio di Stato che, respingendo il ricorso del Tar del Veneto, ha dato il via libera all’ampliamento di Alles. Nella tarda mattinata di oggi l’assemblea permanente di cittadini contro il rischio chimico distribuirà volantini al mercato di Marghera per ribadire lo slogan di anni: «Fermiamo il progetto Alles».

«Nonostante il parere negativo al progetto espresso dal Tar, nonostante una dura opposizione della popolazione dì Marghera, nonostante le prese dì posizione contrarie del comune, – attaccano i rappresentanti dell’assemblea nel testo del volantino che verrà distribuito – la sentenza accoglie la richiesta di ampliamento della società dell’azienda del gruppo Mantovani e sostenuta dal presidente della Regione Luca Zaia, di potenziare il proprio impianto di trattamento e stoccaggio di rifiuti tossico – nocivi raddoppiando i 6mila metri cubi autorizzati per arrivare a 12mila, portando i flussi giornalieri da 700 tonnellate a oltre mille; più dì 300mila tonnellate all’anno da stoccare e trattare.»

Imponente sarà, secondo l’assemblea, l’impatto su ambiente e salute dei cittadini, in contrasto con il piano regolatore che impedirebbe di trattare rifiuti provenienti da fuori città.

«Dando il via libera al bussinness del traffico dei rifiuti,- sottolinea, infine, il volantino – si favorisce quel sistema politico-affaristico legato alla Mantovani che grazie al Mose, alle grandi opere ha sottratto ingenti quantità di soldi pubblici impoverendo le nostre città di salute e servizi».

 

CONSIGLIO DI STATO

Rifiuti pericolosi, via libera al revamping

Il Consiglio di Stato annulla la sentenza del Tar che aveva accolto il ricorso del Comune contro il progetto di “revamping”

MARGHERA – Via libera del Consiglio di Stato al “revamping” dell’impianto i trattamento di rifiuti pericolosi di Alles spa che era stato bocciato dal Tar – su ricorso presentato dal Comune di Venezia – che sospendendo gli effetti della delibera di autorizzazione concessa dalla Commissione regionale per la Valutazione dell’impatto ambientale (Via), nonostante il parere contrario votato all’unanimità in Consiglio regionale, nel Consiglio comunale di Venezia e quello della Provincia.

La sentenza pubblicata ieri, accoglie il ricorso presentato da Alles contro la sentenza del Tar Veneto del 10 luglio 2014 che aveva negato all’azienda del Gruppo Mantovani l’autorizzazione al potenziamento delle quantità e delle tipologie di rifiuti da trattare. I giudici del Tribunale amministrativo regionale (Tar) avevano riconosciuto «la fondatezza» del ricorso del Comune contro l’autorizzazione data ad Alles dalla Giunta regionale di Luca Zaia, sostenendo che «le modifiche progettate dal “revamping” prefigurano un diverso impianto che tratterà tipologie di rifiuti diverse da quelle già autorizzate, con l’utilizzo di differenti tecnologie e nuovi impianti ancora da realizzare».

Per il Tar il progetto di Alles ricade nell’area del Sito di Interesse Nazionale di Porto Marghera che deve ottenere anche l’assenso del ministero dell’Ambiente che aveva già diffidato Alles spa dal realizzare interventi che interferiscano con le matrici ambientali fino all’approvazione del progetto di bonifica, che non è ancora avvenuto».

Ma la sentenza della Quinta Sezione del Consiglio di Stato, ora ribalta e annulla quella del Tar , sostenendo che il progetto di “revamping” non configura l’utilizzo di un nuovo impianto e non necessita di nuove autorizzazioni, in quanto l’impianto di Alles attivo dal 1996 era già stato oggetto di una autorizzazione della Giunta regionale che consente di aumentare le quantità di rifiuti pericolosi trattate, smaltite e stoccate, consentendo di ampliare i Codici Cer di classificazione delle sostanze e dei rifiuti trattati di circa 4 volte le tipologie prime ammesse per il trattamento.

Sulla decisione del Consiglio di Stato, l’ex assessore alle Politiche Ambientali, Gianfranco Bettin ha dichiarato: «Il rammarico per questa sentenza che rappresenta una forzatura sconcertante ed è appena mitigato dal fatto che considera il progetto come relativo a un impianto già esistente e dunque circoscrive la questione alla mera richiesta di Alles e sembra perciò non aprire la strada a impianti nuovi. La mobilitazione deve, co0munque, continuare e le nuove amministrazioni comunale e regionale dovranno fare definitiva chiarezza, in favore, si spera, di una Porto Marghera moderna e sostenibile, non destinata a essere la pattumiera universale di rifiuti tossici e nocivi evocata dalle scelte della Regione in questi anni».

 

La Municipalità protesta

«Colpa del governatore Zaia per lui siamo una pattumiera»

MARGHERA «Questa sentenza, purtroppo fa il gioco del Gruppo Mantovani – commenta a caldo il presidente uscente della Municipalità di Marghera, Flavio Dal Corso – è in sintonia con la Giunta di Luca Zaia che aveva approvato il revamping di Alles accogliendo la richiesta della società dell’azienda del Gruppo Mantovani di potenziare la sua piattaforma per il trattamento di fanghi e rifiuti contenenti anche sostanze tossico-nocive e al potenziamento dell’impianto di ricondizionamento di rifiuti speciali anche pericolosi».

«Il progetto di Alles – ricorda Dal Corso – è stato fortemente contrastato dalla Municipalità di Marghera in rappresentanza della comunità locale, oltre che dal Comune di Venezia, dalla Provincia, dal comune di Mira e dal Consiglio Regionale del Veneto che impegnava la Giunta regionale a revocare la delibera di autorizzazione. La Giunta di Zaia, invece, ha continuato a difendere in ogni grado di giudizio la sua delibera di autorizzazione all’azienda del Gruppo Mantovani, evidentemente per riaffermare Porto Marghera come polo di d’attrazione per tutte le attività pericolose e inquinanti, compreso lo stoccaggio, il trattamento e lo smaltimento di rifiuti civili e industriali, speciali, pericolosi e tossico-nocivi da tutto il Veneto e oltre».

«Per noi – conclude il presidente Dal Corso – Marghera deve essere un’area produttiva e non una pericolosa pattumiera. Ci auguriamo che le nuova amministrazione regionale cambi atteggiamento, vista la grave compromissione di molti suoi esponenti nello scandalo Mose per assicurare un futuro migliore e con attività ambientalmente compatibili con il nostro territorio già martoriato per anni con discariche e produzioni tossiche».

 

Gazzettino – Via libera per Alles, Marghera non ci sta.

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7

mag

2015

MARGHERA – Rifiuti pericolosi Il Consiglio di Stato dà via libera ad Alles

Il Consiglio di Stato ha ribaltato lo “stop” del Tar ai rifiuti tossici

Alles, ricorso accettato. Marghera ripiomba nell’incubo inquinamento. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dall’azienda di Porto Marghera contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Veneto. Sentenza con cui, lo scorso 10 luglio, il Tar aveva bloccato la delibera regionale di via libera all’ampliamento (revamping) dell’impianto di trattamento di rifiuti pericolosi di via dell’Elettronica.

La decisione che cancella il pronunciamento del Tar è stata presa dalla sezione quinta del Consiglio di Stato lo scorso 24 marzo ma se ne è venuti a conoscenza ieri con la pubblicazione della sentenza. Uno dei motivi che hanno indotto il Consiglio ad accogliere il ricorso presentato da Alles e dalla Regione è legato al fatto che si tratta di un ampliamento di un impianto esistente e non di una nuova costruzione.

Il Tar, invece, aveva bloccato la delibera regionale accogliendo un ricorso del Comune che aveva notato anche come il progetto di Alles avesse un impatto in termini urbanistici.

«Il fatto che l’autorizzazione regionale consenta di ampliare i Codici Cer di classificazione dei rifiuti trattati di circa quattro volte rispetto alle tipologie prime ammesse – spiega preoccupato il presidente della Municipalità di Marghera Flavio Dal Corso – non è stato considerato elemento rilevante per essere considerato un nuovo impianto».

Sta di fatto che il pronunciamento del Consiglio di Stato – ultimo grado di giudizio – dà il via libera al “revamping” dell’impianto ridando validità alla delibera della Giunta Zaia su Alles.

«L’unico modo per fermare la tendenza a considerare Marghera pattumiera dei rifiuti pericolosi del Veneto sta nella volontà politica. Ci auguriamo – auspica Dal Corso – che in Regione si cambi, vista anche la compromissione di molti esponenti nello scandalo Mose, in modo da poter assicurare prospettive diverse a Porto Marghera. Chissà che il nuovo Consiglio Regionale ribadisca, come ha fatto il precedente, il no alla delibera della Giunta Zaia e faccia pesare questo no sull’esecutivo, cosa che il vecchio consiglio non è riuscito a fare».

Richiama i cittadini alla mobilitazione l’ex-assessore e candidato alla presidenza della Municipalità Gianfranco Bettin che sottolinea come «saranno le nuove amministrazioni comunale e regionale a dover fare definitiva chiarezza, in favore, si spera, di una Porto Marghera non destinata a essere la pattumiera universale di rifiuti tossici e nocivi evocata dalle scelte della Regione in questi anni».

 

Gazzettino – Porto Marghera tiene nonostante la lunga crisi

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6

mag

2015

Non si può dire che gode di ottima salute, questo no. Ma nemmeno che sia morta. Porto Marghera ha avuto un crollo durato almeno quindici anni, passando da oltre 30 mila dipendenti a più o meno 11 mila, ma negli ultimi dieci anni è rimasta così. Lo stato di salute di Porto Marghera, volendo riassumerlo in una definizione, è “più o meno”.

L’indagine 2014 dell’”Osservatorio Porto Marghera”, condotta congiuntamente da Comune di Venezia, Ente Zona Industriale, Autorità Portuale e, da questa edizione, anche dalla Regione del Veneto, ha rilevato che l’area industriale ha perduto 173 aziende, passando dalle 953 del 2013 alle 780 del 2014, e 1057 dipendenti (da 11.117 a 10.080). Se si considera che cento aziende già nel 2013 erano state inserite nel conto solo perché erano ancora registrate alla Camera di commercio ma, a seguito dei sopralluoghi, risultavano non attive o non presenti, il numero delle imprese che hanno effettivamente chiuso nel 2014 è 73.

Dall’analisi emerge, inoltre, un fattore importante, come sottolinea Gianluca Palma direttore dell’Ente Zona Industriale, e cioè che «Porto Marghera rimane comunque un’area vitale la cui forza è l’avere al suo interno tante componenti produttive: terziario, logistica portuale, industria. In tal modo l’entrata in crisi di parte di una categoria non provoca la crisi dell’intera zona industriale, chiaro che non si devono verificare chiusure di settori interi, come ad esempio del manifatturiero. In definitiva si assiste a un equilibrio mobile tra settori, ad esempio cala quello industriale ma cresce il terziario e viene immessa sempre nuova linfa».

È vero, dunque, che nel 2014 si è consumata un’altra agonia, quella di Vinyls che ha chiuso definitivamente la sua lunga storia, e che sono defunte pure tante piccole imprese, ma nel complesso Porto Marghera rimane un territorio a vocazione industriale, anche se si impongono nuove categorie come quella del terziario avanzato che ormai rappresenta il 34% delle aziende e il 21,5% degli addetti; contro i settori tradizionali del manifatturiero con 113 fabbriche (oltre il 14% del totale) e 4.011 addetti (39,9%), e delle attività logistiche e di trasporto con 182 imprese (23,3%) e 1.731 occupati (17,2%).

Un’altra novità dell’indagine 2014 è l’introduzione dei numeri riguardanti le aziende e i lavoratori dell’indotto: sono 254 con 3500 persone impiegate, che fanno salire il totale delle imprese operanti a 1034 e dei lavoratori a 13.560. I dati dell’indotto, però, non sono stati divisi per fabbriche servite perché risentono dei periodi con picchi di lavoro, ad esempio Fincantieri aveva il pieno a ridosso della consegna di una nave e poi è calata, mentre è cresciuta la Raffineria in concomitanza con i lavori di revamping per trasformarla in bio raffineria.

Quanto alle dimensioni delle fabbriche, anche Porto Marghera è diventata come il resto del Veneto: l’80,7% rientra nella classe delle micro imprese con meno di 15 dipendenti, mentre oltre il 94% ne ha meno di 50. Le realtà medio grandi (oltre il 5% del totale) sono concentrate soprattutto nel Nuovo Petrolchimico e a Fusina, mentre la maggior parte operano tra Prima Zona Industriale, Nord e Portuale.

 

L’INTERVENTO – Riccardo Colletti (Filctem Cgil) Massimo Meneghetti (Femca Cisl) Cristian Tito (Uiltec Uil)

Da decenni siamo comunemente impegnati, a nome dei lavoratori, per salvare l’industria a Porto Marghera e per favorire un processo di riqualificazione che riporti ai fasti di un tempo quest’area, che rilanci le attività produttive coniugandole con quelle portuali e logistiche, favorendo anche l’insediamento di nuove imprese e investimenti innovativi.

L’ultimo tassello riguardava la costituzione della società mista tra Comune di Venezia e Regione, (Marghera Eco Industries srl) che doveva acquisire i 108 ettari ceduti da Eni, beneficiando di 38 milioni di euro disponibile a mettere a disposizione per il completamento delle bonifiche.

Tutte le istituzioni e in primis il governatore Luca Zaia auspicavano che attraverso quest’accordo molte aziende sarebbero state intenzionate ad investire su Porto Marghera in virtù del fatto che quell’accordo scioglieva molti nodi per quanto riguarda la questione burocratica.

Invece, è avvenuto l’esatto contrario e, oltre al fatto che non c’è un sistema di tutela per quanto riguarda una possibile speculazione delle aree ed essendo quella delle bonifiche una delle operazioni che va inserita nelle grandi opere, siamo molto preoccupati visto anche quanto accaduto sulla vicenda del Mose.

Inoltre, dopo tanto vigore e tanta soddisfazione espressa dal governatore Zaia – che ha annunciato più volte l’insediamento in tali aree di imprenditori, beneficiando di terreni dal costo agevolato e collocati in zona strategica – non comprendiamo la scelta di sospendere la costituzione della nuova società e la firma del rogito che potrebbero garantire le aspettative di riconversione concordate con le Istituzionali al fine di creare nuovi posti di lavoro.

Quindi, relativamente alla questione della cessione delle aree Syndial Eni e all’accordo sulle bonifiche autorizzate dei terreni, vogliamo capire dal governatore Zaia – al quale abbiamo chiesto un incontro urgente, per ora senza ottenere risposta – quali siano le reali intenzioni per tutelare le industrie e il sistema occupazionale di Porto Marghera che tra l’altro da lavoro a più di tremila persone, oltre agli addetti delle imprese d’appalto.

Il rischio è che la nostra Regione si impoverisca ulteriormente. Molto tempo è passato da quando il mitico Nordest rappresentava un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale ed europeo.

Oggi invece, dopo tanti accordi non rispettati, le aziende si contano sulle dita di una mano. Ricordiamo il caso della Vinyls, dove l’Oleificio Medio Piave, al momento dell’acquisizione delle aree di Syndial Eni si era impegnato a realizzare nuovi impianti di raffinazione di oli e farine vegetali e ad assumere i 105 lavoratori rimasti.

Ad oggi nessuno stabilimento è stato costruito e nessun lavoratore ex Vinyls è stato assunto, mentre l’Oleificio usa l’area come magazzini degli scarti di produzione dell’impianto di Fontanelle a Treviso.

 

MALCONTENTA «Come cittadini di Malcontenta chiederemo dalla Regione di riaprire il confronto sulla realizzazione del progetto del Vallone Moranzani per superare lo stallo in cui trova. Sono passati mesi da quando i cantieri sono avviati ma nulla è stato fatto per far partire le opere viarie collegate all’accordo». Lo dicono il portavoce della delegazione di zona Dario Giglio e il parroco don Giuseppe Beorchia.

«Dobbiamo subire forti disagi del traffico causati dal cantiere stradale, aperto all’incrocio tra via Malcontenta e via dell’Elettronica che ha comportato la modifica della viabilità locale con un percorso lungo e tortuoso, per la costruzione di una serie di opere infrastrutturali finalizzate a separare la viabilità urbana da quella commerciale» lamentano «Abbiamo visto che le opere che portano traffico come il raddoppio di via dell’Elettronica vengono realizzate in tempi rapidi e invece non si quando partiranno le realizzazioni delle strade».

Ricordano infine che «diversi ex assessori erano venuti a Malcontenta chiedendo alla popolazione di stare tranquilli, che le opere si sarebbero fatte». I residenti di Malcontenta sono ancora in attesa.

(a.ab.)

 

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