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«L’apertura della bretella tra via dell’Elettronica e via Moranzani è una soluzione indispensabile per togliere il traffico pesante dall’area residenziale, ma ora bisogna fare presto e concludere anche la nuova rotonda per distogliere del tutto gli auto- mezzi pesanti da via Malcontenta».

Lo afferma il presidente della municipalità di Marghera, Flavio Dal Corso che chiede al commissario della Regione, Giovanni Artico: «affinché solleciti i nuovi ministri del governo Renzi a riprendere in mano l’attuazione dell’Accordo di programma per il Vallone Moranzani, sopratutto per quanto riguarda il previsto interramento degli elettrodotti di Terna che può avvenire rapidamente se si accetterà di scorporare questo intervento, dal resto del progetto di razionalizzazione dell’elettrodotto Dolo-Camin che è stato bocciato dal Consiglio di Stato» per far posto alla nuova mega-discarica dei fanghi scavati dai canali navigabili, sopra la quale sorgerà il nuovo parco urbano.

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Aperto da oggi il tratto di strada che collega il tratto finale di via Moranzani con via dell’Elettronica per evitare il passaggio dei mezzi pesanti sulle strade locali. Ancora 10 mesi per la nuova rotatoria

MARGHERA. Sarà riaperto oggi al traffico il tratto di strada che collega via dell’Elettronica-via dei Cantieri con il tratto finale di via Moranzani fino all’area ex Alumix dove entro il prossimo mese di aprile sarà aperto parzialmente il nuovo terminal traghetti passeggeri e Ro/Ro del Porto a Fusina. «La riapertura della strada consentirà di riportare sulla via dell’Elettronica il traffico pesante diretto a punta Fusina» ha sottolineato l’assessore regionale alla Mobilità e alle Infrastrutture, Renato Chisso «con immediato beneficio per il traffico locale della frazione di Malcontenta. Complimenti a tutto lo staff tecnico dell’Autorità Portuale e a coloro che hanno eseguito i lavori».

Il tratto aperto da stamattina, infatti, permetterà ai camion porta contanier e merci di entrare e uscire dal nuovo terminal di Fusina portuale di Fusina percorrendo solo l’ultimo tratto di via Moranzani e immettersi su via dell’Elettronica, sulla quale le corsie di marcia sono state quadruplicate.

Grazie a questa bretella, quindi, il traffico pesante che porterà al nuovo terminal portuale non graverà su via Malcontenta, se non all’altezza dell’incrocio con via dell’Elettronica – nei pressi della San Marco Petroli che, come prevede l’Accordo di programma per il Vallone Moranzani, dovrà essere trasferita in un’area più interna di Porto Marghera – dove è prevista la realizzazione di una grande rotatoria collegata anche a via Padana (Sr11).

La rotatoria tra via dell’Elettronica e via Malcontenta avrebbe dovuto già essere pronta, l’appalto era stato aggiudicato ma è stato poi presentato e accolto un ricorso con richiesta di sospensiva dei lavori. Il ricorso era stato presentato dal secondo partecipante alla gara d’appalto che, però, nell’udienza di merito del Tar dello scorso ottobre, non si è presentato. L’Ufficio tecnico dell’Autorità Portuale di Venezia conferma che «il ricorso al Tar ha, in effetti, comportato un ritardo nei lavori per gli interventi previsti, ma ora cercheremo di recuperare, più velocemente possibile».

I lavori, assegnati alla impresa Carron spa, sono già iniziati e saranno pronti per aprile-maggio 2015: prevedono la realizzazione di una rotatoria, viadotti, raccolta delle acque meteoriche e altre opere correlate oltre ad un secondo svincolo in corrispondenza di via della Meccanica. L’intervento, che rientra tra quelli previsti dall’Accordo di programma Moranzani, è stato realizzato per conto dell’Autorità Portuale di Venezia da Venice Ro-Port Mos, società che gestirà il nuovo terminal traghetti, delle cosiddette Autostrade del Mare, dedicato al traffico merci e passeggeri (traghetti) attualmente in costruzione. I lavori per completare la nuova viabilità dureranno circa 10 mesi, con un investimento di 960.000 euro.

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Il sottosegretario ai Beni Culturali, Ilaria Borletti Buitoni, anticipa la posizione che prenderà il suo ministero nella riunione convocata a Roma dal ministro Lupi

«Il progetto alternativo al passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco dovrà garantire la massima tutela ambientale e monumentale della città. Il Ministero dei Beni Culturali ha piena fiducia nella linea di fermezza impostata dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi – bene ha fatto a incaricare l’Avvocatura di Stato di ricorrere contro la sentenza del Tar che ha bloccato i limiti di tonnellaggio – che prevede l’estromissione delle grandi navi da San Marco dal primo gennaio 2015, ma ricordo che esiste sempre anche la possibilità di introdurre un vincolo specifico sul Canale della Giudecca e il Bacino di San Marco, che oltre a tutelare gli edifici circostanti, vincoli le stesse vie d’acqua, rendendo così impossibile il passaggio delle navida crociera».

Il sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni anticipa quale sarà la posizione che il suo Ministero – con il ministro Dario Franceschini – prenderà domani alla riunione convocata a Roma dalla stesso Lupi alla quale prenderanno parte il ministero per l’Ambiente e quello per i Beni Culturali per studiare l’avvio della procedura di Valutazione di impatto ambientale dei sette progetti alternativi tra cui dovrebbe essere in tre mesi scelto quello che poi verrà realizzato – secondo quanto promesso – in tempi necessariamente brevi, circa un anno e mezzo.

«La posizione già espressa anche dal ministro Franceschini – spiega ancora Borletti Buitoni – è quella che le grandi navi non debbano più passare da San Marco e per questo sosteniamo la linea del ministro Lupi. L’errore, grave, è stato fatto in precedenza, quando si è consentito che navi da crociera sempre più grandi entrassero in laguna e in un ambiente fragile e prezioso come quello di Venezia senza alcun tipo di controllo e limite, fino ad arrivare all’insostenibile situazione attuale. Ciò che deve essere chiaro, però, è che il progetto che verrà scelta non deve in alcun modo turbare l’equilibrio ambientale e monumentale di Venezia e la sua laguna. Su questo vigileremo e lo stesso progetto sostenuto dal sindaco Orsoni di spostare il terminal crocieristico a Marghera, mi sembra tuteli più il turismo e i flussi che non l’ecosistema lagunare. Arrivati a questo punto, non si può più sbagliare, anche perché, per il problema del passaggio delle grandi navi a San Marco siamo sotto l’occhio del mondo, con la stampa internazionale che ci giudica severamente, come dimostra anche l’articolo sulla questione appena apparso su un autorevole quotidiano britannico come il Guardian».

Enrico Tantucci

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le alternative

Di Tella: «Scalo al Lido pronto in un anno»

«Uno scalo galleggiante per quattro grandi navi pronto in un anno». Tempi e costi certi, garantisce l’ingegnere Vincenzo Di Tella, per la realizzazione di un nuovo terminal per le crociere in bocca di Lido. Il progetto, firmato dall’architetto Luciano Claut, è stato inviato al ministero per l’Ambiente insieme agli altri sei alternativi (altri tre riguardano la bocca di Lido, poi ci sono i canali Contorta e retro Giudecca, Marghera».

Di Tella, ingegnere navale autore di un progetto alternativo per il Mose ai tempi della giunta Cacciari, ha offerto adesso il suo supporto tecnico alla proposta Claut. «Noi speriamo che la scelta sia fatta senza pregiudizi», dice, «sentiamo dire che solo il porto dentro la laguna garantirebbe operatività e occupazione. Non è affatto vero. Noi siamo in grado di assicurare che dal momento del via libera il nostro scalo completamente galleggiante potrebbe essere realizzato in un anno da un cantiere specializzato. Poi trainato al Lido e ancorato sul fondo».

(a.v.)

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Grandi navi, Endrizzi (M5S): al Senato abbiamo posto dei vincoli precisi al governo

Applicazione immediata del decreto Clini-Passera. E la Via è necessaria

MIRA – Salvare Venezia dall’incubo delle grandi navi e impedire lo scavo del canale Contorta e della «rotatoria» in laguna. Giovanni Endrizzi, senatore del M5S, entra in polemica con il ministro delle Infrastrutture Lupi e lo invita a bloccare il progetto Contorta, primo passo dello sbarco a Marghera.

«C’è il rischio di creare una grande rotatoria in laguna con il Contorta e in una seconda fase con il Vittorio Emanuele: a trarne i vantaggi sarebbe solo la famiglia Salmini che si troverebbe valorizzata l’area della cockeria oggi non più recuperabile visto il degrado. L’altro vantaggio andrebbe alle imprese su cui pioverebbe una manna di 150-170 milioni di euro con gli appalti. Soldi sprecati perché le navi non verrebbero spostate fuori laguna. Il M5S chiede di non ripetere i vecchi errori: ci vuole la Via e la Vas su tutti i progetti e poi si dovrà scegliere sulla base dell’efficienza», spiega il senatore Endrizzi. Quale dev’essere l’orizzonte? «Paolo Costa sta raccontando bugie. E ci deve spiegare se il canale Contorta si argina con i fanghi ammassati senza nessun contenimento: in ogni caso non sarebbero delle barene perché nascerebbero dei vortici pericolosi soggetti ad erosione con effetto pistone con il passaggio delle navi. Costa ci spieghi invece se le opere di mitigazione dell’ambiente naturale sono delle casse di colmata: allora si tratta di ammassidi fango con delle pietre. E non va bene perché in questo caso il sistema di arginature del Contorta sarebbe del tutto simile a quello del canale dei petroli, il cui progetto è stato ritirato perché hanno capito che non passava. Si ripetono gli stessi errori del Mose. I grandi appalti vanno visti con cautela, dopo l’inchiesta sul consorzio Venezia Nuova».

Senatore, come se ne esce? «Il decreto Clini-Passera impone di trovare soluzioni alternative e non si può restare in Marittima a Venezia che va valorizzata in altro modo. No alla navi a Marghera, i passeggeri vanno portati fuori laguna e il terminal va realizzato al Lido o a Punta Sabbioni: si tratta di soluzioni innovative, che bloccano il gigantismo dell’industria del turismo. Ci sono studi che dimostrano l’appeal delle proposte alternative e al Senato abbiamo posto dei vincoli molto stringenti alle scelte del governo. Il ministro Lupi ora deve far rispettare le leggi varate dal parlamento e dispiace che la politica abbia perso due anni dal varo del decreto Clini-Passera: è un ritardo colpevole».

(al.sal.)

 

Orsoni e Costa su fronti opposti

Scelta tra 7 progetti

Zanetti: «Giudecca»

VENEZIA «Ho capito che il presidente Marchi ti vuole bene….». Scherza con il sindaco Giorgio Orsoni il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. E racconta della riunione mattutina organizzata dal suo partito, il Nuovo centrodestra. E delle polemiche sollevate dal presidente della Save contro il sindaco. Sindaco in prima linea anche nella polemica con il suo (ex?) amico Paolo Costa, di cui era stato assessore nei primi anni Duemila e oggi su fronti opposti per le alternative alle grandi navi. Costa insiste per lo scavo del nuovo canale Contorta-Sant’Angelo, il sindaco per portare le navi a Marghera. «Avvieremo la procedura di valutazione ambientale per tutti i progetti che sono arrivati al ministero per l’Ambiente», garantisce Lupi.

I progetti sono sette. Oltre al Contorta e a Marghera, quattro riguardano la nuova Marittima in bocca di Lido, uno lo scavo di un nuovo canale dietro la Giudecca. Progetto quest’ultimo sostenuto dal parlamentare di Scelta civica Enrico Zanetti – nel frattempo diventato sottegretario all’Economia – e finanziato dalla società delle crociere, la Venezia terminal passeggeri. «Non è un progetto perfetto, per carità», spiega Zanetti, «ma di fatto è l’unico alternativo al Contorta. Si scaverebbe meno e con meno spesa, e anche in modo trasversale e non longitudinale. E si restituirebbe il canale della Giudecca al piccolo traffico delle barche veneziane. Non abbiamo nulla contro l’ipotesi Marghera, ma per questa ci vogliono anni».

Opinione opposta quella del Comune e del sindaco Giorgio Orsoni. «L’unico modo per far presto», dice, «è quello di attrezzare una banchina per l’apprododelle grandi navi a Marghera. È anche un’occasione per rilanciare l’area e recuperarla».

Mercoledì, come annunciato dal ministro, saranno sul tavolo anche le ipotesi di spostare la Marittimafuori della laguna, con i progetti del nuovo terminal al Lido diDe Piccoli, Claut, Boato e Fabbri. Ieri il capogruppo Udc in Comune Simone Venturini è andato a Roma a parlare con il neoministro dell’Ambiente. «La Marittima», dice, «non si può abbandonare».

(a.v.)

 

«Pronti a ospitare le navi medio-grandi»

La proposta del sindaco di Chioggia al ministro Lupi. Casson: «Svincolare i 45 milioni di fondi residui della Legge Speciale»

CHIOGGIA – Chioggia si apre alle navi da crociera. La marittima passeggeri, realizzata a Isola Saloni, potrebbe diventare uno scalo ideale per le navi medio-grandi, sotto le 96mila tonnellate, quando inizieranno i lavori per spostare il terminal veneziano. Dell’ipotesi ha parlato ieri il sindaco Giuseppe Casson durante il colloquio privato con il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. Buone speranze anche per lo svincolo dei fondi della Legge Speciale dal Patto di stabilità e per una mediazione del ministro nella vicenda del Tribunale. Erano queste le tre questioni “calde” che il sindaco voleva porre all’attenzione di Lupi in modo riservato. Il colloquio è avvenuto ieri mattina a Venezia a colazione prima delle cerimonie ufficiali. Casson ha potuto interloquire con il ministro per oltre mezz’ora. Legge Speciale. «È stato un incontro piacevole», spiega Casson, «ho trovato molta disponibilità soprattutto su due questioni, quella dei fondi della Legge Speciale e quella del porto. Lupi ha riconosciuto che occorre dare concretezza al concetto di particolarità che è stato riconosciuto al nostro territorio con la Legge Speciale. Lo Stato non può da un lato riconoscerci un trattamento “speciale” e dall’altro non darci modo di spendere i fondi che ci derivano da questa particolarità ». Nelle casse del Comune ci sono 45 milioni di euro, di fondi residui della Legge Speciale, che potrebbero servire per la manutenzione delle strade e per spostare il mercato ittico, che non possono essere usati perché il Patto di stabilità non lo permette. «Questi fondi vanno svincolati», ribadisce Casson, «il ministro concorda, deve però trovare il modo tecnico per poterlo fare senza incidere nei conti dello Stato e si è preso un po’ di tempo per trovare la soluzione contabile migliore». «Le parole del sindaco mi sembrano di buon senso», conferma il ministro Lupi, «se il legislatore ha riconosciuto la particolarità di un territorio e prevede delle risorse straordinarie non si può poi impedire che queste vengano spese. Delle due l’una: o la legge non ha senso, e non è così, o occorre trovare il sistema per permettere che questi soldi vengano spesi per la salvaguardia della città». Tribunale. Sul ripristino del Tribunale ovviamente non ha competenza diretta Lupi, ma si è impegnato a fare da tramite condividendo la bontà delle motivazioni sollevate dal sindaco per chiedere il ripristino. Navi da crociera. Altra questioni pressante per Chioggia il nuovo Piano regolatore del porto da cui dipende, anche, il trasferimento del mercato ittico all’ingrosso e la conversione definitiva di Isola Saloni a polo crocieristico. La marittima è pronta già da un paio di anni ora servono le navi. «Siamo pronti», spiega Casson, «non vogliamo porci in concorrenza a Venezia collaborare. Da noi non possono arrivare navi grandissime, il limite dei fondali a 8.5 metri ci consente di arrivare fino a 96mila tonnellate di stazza. Però nelle more della realizzazione del nuovo terminal decentrato di Venezia potremo iniziare a ospitare qualche nave e chissà che poi non scelgano di rimanere qui».

Elisabetta B. Anzoletti

 

«Grandi navi fuori dal Bacino le compagnie hanno capito»

Lupi annuncia: «Mercoledì vertice con gli altri ministeri per avviare lo studio sui vari progetti. Alternativa pronta nel 2016. I crocieristi si autolimitano»

VENEZIA  «Dal primo gennaio 2015 le navi sopra le 96 mila tonnellate non passeranno più davanti a San Marco. E il progetto di una via alternativa sarà pronto entro il 2016. Non abbiamo bisogno né di cantanti né di Tar che ci dicano cosa fare». Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi non si sottrae alle domande sul problema «grandi navi». Polemiche riesplose dopo la sentenza del Tar che ha eliminato ogni divieto, accogliendo il ricorso della Venezia terminal passeggeri. Ma Lupi annuncia che non ci sarà bisogno dei ricorsi. «Perché le compagnie hanno accettato quanto abbiamo loro chiesto, cioè che dal primo gennaio del prossimo anno entreranno a San Marco solo navi più piccole.Èil successo di un metodo che abbiamo avviato in accordo con il sindaco e il presidente della Regione». Le navi dunque staranno fuori «volontariamente». A patto che entro un anno e mezzo la soluzione alternativa sia realizzata. «Per mercoledì ho convocato una riunione con il ministero per l’Ambiente e il ministero dei Beni culturali», annuncia Lupi, «per studiare l’avvio della procedura di impatto ambientale. Si dovranno esaminare le soluzioni alternative. Il canale Contorta ma anche le altre soluzioni presentate entro 90 giorni. Poi si dovranno avviare gli interventi». «Nulla cambia», secondo il ministro, rispetto a quanto stabilito nella riunione del 5 novembre 2013. Allora il premier era Enrico Letta, e adesso il governo è cambiato. Ma il ministro per le Infrastrutture è sempre Lupi, quello dell’Ambiente l’Udc Gianluca Galletti, subentrato al pd Andrea Orlando, quello della Cultura – che si è già pronunciato contro le grandi navi – Enrico Franceschini. «A scanso di assurde polemiche», scandisce il ministro, «la nostra posizione sulle grandi navi non cambia: vogliamo tutelare la salvaguardia di Venezia ma anche l’impresa turistica ». «Una cosa è certa», ha concluso il ministro, «cioè che i tempi che ci siamo dati saranno rispettati. E saranno estremamente rapidi. Io continuo a credere che la strada migliore sia quella della Legge Obiettivo». Il sindaco Giorgio Orsoni, che ha visto a lungo il ministro a Ca’ Farsetti venerdì sera, annuisce: «Il ministro ha accolto la nostra richiesta sulla comparazione di tutti i progetti alternativi. A questo punto occorre fare in fretta. Per evitare la solita inutile polemica se si deve difendere la città o i posti di lavoro». Accordo che non prevede fino a questo momento, la scelta di un progetto. Porto, Capitaneria e lo stesso ministero – per bocca del Magistrato alle Acque che ha avviato gli studi – hanno sempre detto di preferire il nuovo canale Contorta Sant’Angelo, proposto dall’Autorità portuale. Ma adesso tutti i progetti dovranno essere valutati dal punto di vista ambientale, economico e operativo. «Le compagnie potrebbero limitarsi volontariamente per il 2015», conferma il presidente del Porto Costa, «a patto che sia fatta una scelta in tempi rapidi delle alternative ».

Alberto Vitucci

 

Nuova Venezia – “Stop alle grandi navi da gennaio 2015″

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22

mar

2014

LA LINEA DEL GOVERNO »PARLA IL MINISTRO LUPI

«Tar o non Tar, basta navi»

Il ministro Lupi: dal 2015 non si entra. Progetto in tre mesi

Il responsabile delle Infrastrutture: la strada era già stata decisa, andiamo avanti. Ricorso contro la sospensiva del Tar

«Tar o non Tar, confermo che dal primo gennaio 2015, le grandi navi di tonnellaggio superiore alle 96 mila tonnellate non passeranno più per il Bacino di San Marco e il canale della Giudecca. La decisione presa è stata già accettata con le compagnie di crociera, con le quali però abbiamo preso l’impegno che entro il maggio 2016 sarà pronto il percorso alternativo per il loro passaggio. E lo manterremo, entro 90 giorni il ministero dell’Ambiente compierà la Valutazione d’impatto ambientale sui sette progetti alternativi presentati al Ministero dei Lavori pubblici. E sceglieremo quello giudicato più idoneo». È deciso il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi che ieri a Ca’ Farsetti ha incontrato il sindaco Giorgio Orsoni facendo il punto sul problema delle grandi navi dopo la sentenza del Tar che ha bloccato l’ordinanza della Capitaneria di Porto che introduceva i limiti di tonnellaggio per il passaggio delle navi da crociera, accogliendo la richiesta della Venezia Terminal passeggeri.

«Il Governo farà ricorso al Consiglio di Stato contro quella decisione del Tar», ha detto Lupi, «ma ci eravamo dati degli impegni alla presidenza del Consiglio che vorremo mantenere. La strada che sarà individuata dovrà essere verificata e realizzata in termini di risorse e fattibilità per il 2016, speriamo nel maggio- giugno di quell’anno.

Mercoledì scorso ci siamo visti con il ministero dell’ambiente, prima addirittura della sospensiva del Tar, tanto per dire che questo era il percorso, e mercoledì prossimo ci ritroveremo con i ministri della Cultura e dell’Ambiente: in 90 giorni si farà la valutazione di impatto ambientale, secondo le procedure ordinarie. La Via ci dirà quale è la strada che può essere intrapresa».

Per introdurre il blocco del passaggio delle grandi navi a San Marco dal primo gennaio 2015», ha detto Lupi, «non serve nessun ulteriore provvedimento governativo. «Sono stati tutti presi», conferma, «tutti comunicati e programmati».

Non è mancato un’ ultimo cenno alla sospensiva del Tar. «Quando segui un percorso che è giusto nel metodo ogni tanto il governo, le istituzioni e la politica, sono forse avanti rispetto ai tribunali. L’importante è tenere fede a tempi e percorsi. Non servono né gli Adriano Celentano da una parte né i pasdaran dei crocieristi dall’altra».

I tempi stretti imposti alla realizzazione della via alternativa non tagliano fuori lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo, l’ipotesi sostenuta dal presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, che però nella presentazione dell’intervento fatta circolare indicava in tre anni – due per i lavori – e uno per progettazione e iter burocratico – i tempi per la realizzazione dell’intervento. «Non mi risulta sia così», ha ribattuto il ministro, «perché ricordo che mi era stato detto che in 18 mesi l’intervento poteva essere fattibile. In ogni caso, dopo la Valutazione d’impatto ambientale che sarà fatta dal ministero dell’Ambiente, attiveremo la procedura della Legge obiettivo, non solo per accelerare i tempi ma anche per trovare i finanziamenti necessari alla realizzazione dell’opera, ma ricordo che anche le compagnie di crociera si sono dette disposte a contribuire, purché la via alternativa sia realizzata in tempi celeri ».

Soddisfatto anche il sindaco Giorgio Orsoni: «Dal ministro, che è persona seria, ho ottenuto le assicurazioni che aspettavo. Ci aspettiamo ora che gli impegni presi siano mantenuti».

In mattinata, prima di incontrare Lupi, Orsoni era stato più deciso nel chiedere al governo di rispettare gli impegni presi, ricordando anche la sua preferenza. «So di non avere grandi amici in questo», aveva dichiarato, «ma ho sempre detto che bisogna usare il buon senso e che l’unico modo e l’unica possibilità di far percorrere alle navi da crociera un altro percorso è quella dell’ingresso da Malamocco e la strada del canale delle navi, per farle arrivare a Marghera. Del resto, già ora, quando il canale della Giudecca non è percorribile, c’è sempre spazio per farle transitare ed arrivare a Marghera. Immagino che l’azione amministrativa sia sempre seria e reale, non facendo le cose per finta come quel che è successo negli ultimi tempi ha spinto a pensare. Mi aspetto che tutti gli attori della vicenda si comportino quindi in modo rapido responsabile».

Enrico Tantucci

 

Il progetto scelto entro 90 giorni

Sono sette i percorsi alternativi al vaglio del ministero dell’Ambiente

Sono sette i progetti alternativi inviati al ministero delle Infrastrutture dalla Capitaneria di Porto, con una relazione accompagnatoria che li valuta, con una predilezione espressa per lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo, che sarebbe quello più avanzato. Ma la decisione non spetterà alla Capitaneria ma – come ha detto ieri il ministro Lupi – al ministero dell’Ambiente che dovrà compiere la Valutazione d’impatto ambientale per misurarne gli effetti sull’ecosistema lagunare e scegliere il meno invasivo. Il tutto entro 90 giorni.

Dei sette progetti depositati, quattro riguardano il terminal alla bocca di porto di Lido. Come il progetto “Venice Cruise 2.0” di Cesare De Piccoli, firmato da Duferco Engineering e Consulting. Idea presentata già una decina di anni fa dall’ex viceministro ed ex vicesindaco, ai tempi delle alternative al Mose. Nuova stazione marittima galleggiante in bocca di porto di Lido, tra Punta Sabbioni e l’isola artificiale del Mose. Stesso luogo per altri tre progetti depositati. Come quello di Luciano Claut, architetto veneziano e assessore a Mira per il Movimento Cinquestelle. Qui le navi andrebbero attraccate in un struttura longitudinale davanti all’isola artificiale del Mose. Sempre in bocca di Lido è la stazione Marittima progettata dall’architetto Giovanni Fabbri, come quella di Stefano Boato e Maria Rosa Vittadini. Alle quattro alternative del Lido si aggiunge l’ipotesi Marghera. Caldeggiata dal Comune e da un gruppo di industriali, presentata dallo studio di architettura di Roberto D’Agostino. Ormeggi per le navi in canale Brentella, altri due nel canale industriale Ovest. Per far girare le navi è previsto lo scavo di una bretella davanti ai depositi dell’Agip. Anche in questo progetto si propone un uso alternativo dell’attuale Stazione Marittima, con realizzazione di strutture per i congressi e case. Infine, le due alternative più note. Sostenute dall’Autorità portuale e da Vtp. Il nuovo canale Contorta Sant’Angelo, profondo dieci metri e largo più di duecento, lungo sette chilometri, che dovrebbe collegare il canale dei Petroli alla Marittima. Infine il nuovo canale “tangenziale” dietro la Giudecca, idea del sottosegretario Enrico Zanetti, finanziatadaVtp.

 

Cantieri del Mose il ministro oggi sarà a Chioggia

Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi sarà oggi alle 15 a Chioggia – con il presidente della Regione Luca Zaia – per una visita al “Baby Mose” e ai cantieri del Mose alla bocca di porto di Chioggia. Siamo infatti alla vigilia dell’ultima fase dei lavori alla Bocca di porto che è appena iniziata con l’allagamento della “tura”: il bacino lato mare finora utilizzato per la fabbricazione dei cassoni sui quali alloggeranno le paratoie mobili. Tura che successivamente sarà destinata a porto rifugio. Questo appuntamento sarà anche l’occasione per visitare il Baby Mose in funzione. Il sistema integrato di paratoie gemelle – lunghe quasi 20 metri e larghe 3,5 metri – è collocato nel centro storico di Chioggia ed è attivato per isolare il canal Vena dalla laguna. Il Baby Mose, concluso nell’estate del 2012, ha dato dimostrazione dell’efficacia del sistema per contrastare il fenomeno dell’acqua alta e inoltre ha rappresentato un’opportunità di riqualificazione urbana e rialzo delle rive lungo tutto il perimetro della città. Nel 2013 il Baby Mose è stato attivato in 93 giorni per un totale di 115 chiusure. Questa mattina alle 10 il ministro Lupi sarà invece all’Holiday Inn di Marghera per partecipare al convegno “Porto, aeroporto e infrastrutture del Nordest”, presenti tra gli altri il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa e della Save Enrico Marchi.

 

ORSONI    «Ho fiducia nel Governo Marghera resta preferibile»

L’INCONTRO Il ministro Maurizio Lupi accolto dal sindaco Giorgio Orsoni per mini vertice sulla questione grandi navi. Ha promesso pari dignità per tutte le alternative fatte pervenire al Gov

Lupi: dal 2015 nessuna nave oltre 96mila tonnellate passerà più per il Bacino

IL MINISTRO LUPI A VENEZIA – La promessa al sindaco: tutti i progetti saranno esaminati con pari dignità

«Tar o non Tar, il percorso verso l’estromissione delle grandi navi dal Bacino di San Marco va avanti e l’alternativa sarà realizzata entro maggio o giugno del 2016».      Quando è uscito dallo studio del sindaco Giorgio Orsoni, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha mostrato di avere le idee molto chiare e, con una pacca sulla spalla, ha rassicurato il suo interlocutore sul fatto che non saranno fatti sconti a nessuno. Il fatto che la documentazione istruttoria dell’Autorità marittima arrivata a Roma propendesse per la soluzione prospettata dal Porto (il canale Contorta) non cambia le cose: la procedura di valutazione d’impatto ambientale avverrà per tutte e sette le alternative in soli 90 giorni. Quanto al Tar, il Governo ha già dato mandato all’Avvocatura dello Stato di impugnare l’ordinanza del Tar che sospende l’efficacia delle limitazioni per il 2014 e il blocco totale per gli scafi oltre le 96mila tonnellate per il 2015.      «Il Tar – ha aggiunto il ministro – è peraltro superato dagli impegni commerciali delle compagnie, che stanno vendendo i pacchetti 2015 per Venezia solo per navi più piccole».

Inutile dire che il primo cittadino è rimasto molto soddisfatto.
«Ho sempre avuto fiducia nel governo e nel ministro – commenta il sindaco – l’importante è risolvere in fretta questa situazione trovando alternative valide e realizzabili presto. So di non avere molti amici su questo fronte, ma l’unico modo per diminuire il traffico delle navi da subito a San Marco è passare per il canale dei Petroli e far arrivare momentaneamente le navi a Marghera. Questo giro si fa già quando il bacino è impraticabile».

Lupi ha spiegato poi che le priorità del Governo e del Paese sono sia la salvaguardia fisica della città, ma anche il rispetto degli impegni presi lo scorso anno con le compagnie armatrici.
Lupi ha poi chiarito un’altra cosa: niente Legge obiettivo, ma procedura ordinaria di Via per l’esame delle alternative. Il ricorso alla Legge obiettivo si farà per reperire le risorse, “anche se le compagnie di crociera hanno più volte manifestato l’intenzione di dare anche loro un contributo alla soluzione del problema”.

 

Celentano contro il Tar: miserabili

Su “Il Fatto” attacca duramente la sentenza, le “navi degli inchini” e la politica

«Nemici dell’arte e della cultura, carnefici della bellezza. Miserabili ». Adriano Celentano usa parole pesanti per commentare la sentenza del Tar che ha annullato i limiti ai passaggi delle grandi navi in canale della Giudecca.

E in un articolo pubblicato sul «Fatto» attacca il Tar, la politica e i sostenitori delle crociere in laguna. «Povera Venezia! Ha nemici su tutti i fronti», scrive il cantante, che già sulla questione era intervenuto più volte sui giornali e in tv e a sostegno del Comitato No Grandi Navi, «purtroppo dobbiamo riconoscerlo: le navi degli inchini sono davvero potenti. Non solo per le loro mostruose dimensioni in grado di scatenare tragedie come quelle dell’isola del Giglio. Ma soprattutto per la lunga e interminabile cortina di ferro alzata dal terribile silenzio della censura».

«Insomma, un filo spinato lungo chilometri ma invisibile, e proprio per questo ancora più pericoloso, poiché il suo reticolato è direttamente e saldamente piantato non nella terra, ma nell’animo di chi vuole uccidere l’arte della cultura. Unica e ultima spiaggia per capire chi siamo e da dove veniamo. Senza di lei non ci sarebbe più neanche il mare. E forse per questo Dio ha voluto che tre quarti della Terra fosse coperta dall’acqua.

«Uno spreco abnorme», avranno pensato i carnefici della bellezza. Tutta quell’acqua poteva essere tranquillamente edificabile. Pensate quanti grattacieli si potrebbero costruire sulla laguna di Venezia se non ci fosse l’acqua. E non è detto che non ci stiano pensando».

«Per ora dobbiamo accontentarci di quelli che galleggiano, alti 60 metri pari a un palazzo di 20 piani, in attesa che il governo darà l’ok per il prosciugamento delle acque. Ma la cosa che più di tutti mi ha colpito, leggendo alcuni giornali, è che i veri nemici di Venezia pare che siano proprio i veneziani. Ma com’è possibile? Non posso credere quindi, che per amore di “qualche skeo in più” vi si annebbi la vista e soprattutto la mente, a tal punto da non rendervi conto di quali bellezze siete circondati ».

«Ma il nemico più feroce è il Tar del Veneto. Che in modo ottuso e spregiudicato ha dato torto ai tanti oppositori dello scempio Veneziano. Le gigantesche imbarcazioni non solo, secondo il Tar, devono continuare a sfilare davanti al Palazzo Ducale ma«più le navi sono pesanti, e meglio è per Venezia e la grande sciagura stabilita da coloro che stanno tentando di assassinarla».

 

Orsoni: «Per fare presto non resta che Marghera»

Il sindaco insiste per l’alternativa in canale Brentella.

Casson e Puppato (Pd) interrogano il governo: «La decisione del Tar preoccupa, subito nuovi limiti»

«L’unica soluzione alternativa realizzabile in tempi brevi è quella di Marghera. Ne sono convinto e domani lo spiegherò al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi». Il sindaco Giorgio Orsoni tira dritto. Respinge le accuse del Porto e del presidente Paolo Costa («Noi rispettiamo gli accordi, è lui che fa in modo che non si possano rispettare») e spinge perché il governo metta in campo l’alternativa da sempre sponsorizzata da Ca’ Farsetti.

«Una parte di Marghera si può attrezzare subito a terminal per le navi più grandi», dice il sindaco, «se si vuole si può fare tutto in tempi molto brevi, senza arrecare danno alla crocieristica ».

Il sindaco ieri a Roma ha incontrato dirigenti e responsabili del ministero per l’Ambiente e dei Beni culturali. Due dicasteri che a differenza delle Infrastrutture non hanno sposato l’ipotesi del nuovo canale, e si sono espressi per la riduzione dei passaggi delle navi e delle loro dimensioni.

«La questione va risolta al più presto», insiste Orsoni, «nel rispetto del lavoro e della città».

Il Tar ha sospeso l’ordinanza firmata dalla Capitaneria di porto, insieme all’Autorità portuale e Magistrato alle Acque, che in applicazione delle indicazioni del governo poneva limiti di passaggi per il 2014 (meno 12,5 per cento) e fissava per il 2015 il divieto di passaggio in Bacino alle navi al di sopra delle 96 mila tonnellate. Secondo i giudici amministrativi non sono stati però dimostrati i rischi che sarebbero alla base del provvedimento. E nemmeno illustrate le soluzioni alternative. Insomma, le limitazioni sono state assunte «in assenza dello specifico presupposto richiesto per la relativa adozione».

Secondo il Tar i provvedimenti sono viziati, «come del resto le direttive del ministero delle Infrastrutture da genericità e indeterminatezza ». Adesso si aspetta la sentenza di merito per il 12 giugno. Ma il giudizio del Tar, secondo gli esperti, è già in parte una risposta nel merito.

E ieri i senatori del Pd Felice Casson e Laura Puppato hanno presentato una nuova interrogazione urgente ai ministri delle Infrastrutture e dell’Ambiente.

«La decisione del Tar Veneto», scrivono, «lascia interdetti e molto preoccupati per le conseguenze che da essa possono derivare, e per i rischi a cui espone una città unica al mondo come Venezia». I due parlamentari ricordano come il Senato abbia approvato all’unanimità, il 6 febbraio scorso, un ordine del giorno in cui invita il governo a esaminare le alternative con un processo «trasparente e partecipato, in base alla compatibilità ambientale, la reversibilità, l’impatto economico, la sostenibilità nel lungo periodo». Casson e Puppato chiedono al governo di «intervenire con la massima sollecitudine per fissare i limiti per l’accesso delle navi in laguna, tutelando una città unica al mondo e garantendo l’occupazione».

Alberto Vitucci

 

Sono sette i progetti inviati a Roma

La Capitaneria li ha trasmessi ieri mattina. Riguardano il Lido (4), Marghera e i due nuovi canali al ministero delle Infrastrutture. Il “pacco” è stato spedito ieri mattina dall’ammiraglio Tiberio Piattelli, comandante della Capitaneria di porto, e adesso dovrà essere il governo ad avviare il confronto sulle ipotesi alternative. Sette, alla fine, i progetti veri e propri depositati. Quattro riguardano il nuovo terminal alla bocca di porto di Lido. Come il progetto «Venice Cruise 2.0» di Cesare De Piccoli, firmato da Duferco Engineering e Consulting. Idea presentata già una decina di anni fa dall’ex viceministro ed ex vicesindaco, ai tempi delle alternative al Mose. Nuova stazione marittima galleggiante in bocca di porto di Lido, tra Punta Sabbioni e l’isola artificiale del Mose. Stesso luogo identificato da altri tre progetti depositati. Come quello di Luciano Claut, architetto veneziano e assessore a Mira per il Movimento Cinque Stelle. Qui le navi andrebbero attraccate in un struttura longitudinale davanti all’isola artificiale del Mose. Quattro grandi navi potrebbero attraccare nella prima fase, sei nella seconda. Tempi relativamente brevi (un paio d’anni per le prime strutture). Nel progetto definitivo presentato anche gli approfondimenti sui vantaggi economici, con uno studio del professore di Ca’ Foscari, l’economista Giuseppe Tattara. E sul nuovo disegno urbanistico con lo studio del docente Iuav Carlo Giacomini. «Merci e passeggeri», dice Claut, «potrebbero arrivare al Lido con battelli più piccoli, non sarebbe un problema». Sempre in bocca di Lido è la stazione Marittima progettata dall’architetto Giovanni Fabbri, come quella di Stefano Boato e Maria Rosa Vittadini. Il vantaggio di queste proposte, dicono i proponenti, «sarebbe quello che le navi potrebbero arrivare a Venezia stando fuori dalla laguna, dove i fondali potrebbero essere ridotti. E nell’attuale Marittima si potrebbero creare nuovi posti di lavoro specializzati in congressi, yachting e navi di lusso di medie dimensioni». Alle quattro alternative del Lido si aggiunge l’ipotesi Marghera. Caldeggiata dal Comune e da un gruppo di industriali, presentata formalmente dallo studio di architettura di Roberto D’Agostino. Ormeggi per le navi in canale Brentella, altri due nel canale Industriale Ovest. per far girare le navi è previsto lo scavo di una bretella davanti ai depositi dell’Agip. Anche in questo progetto si propone un uso alternativo dell’attuale Stazione Marittima, con la realizzazione di strutture per i congressi e case oltre alla parte degli approdi per yacht. Infine, le due alternative più note. Sostenute dall’Autorità portuale e da Vtp. Il nuovo canale Contorta Sant’Angelo, profondo dieci metri e largo più di duecento, lungo sette chilometri, che dovrebbe collegare il canale dei Petroli alla Marittima. E infine il nuovo canale «tangenziale» dietro la Giudecca, idea dell’attuale sottosegretario Enrico Zanetti finanziata daVtp.

(a.v.)

 

davanti alla certosa

Fanghi sospetti in laguna, una segnalazione al Comune

Fanghi sospetti in laguna. L’enorme chiatta «Vittorio veneto » scarica da giorni con una grande gru fanghi provenienti dal canale di Tessera, dove sono in corso i lavori di approfondimento del canale a cura del Magistrato alle Acque. Una denuncia è stata inviata in Comune da alcuni aderenti all’associazione Ambiente Venezia, con tanto di foto allegate. Una segnalazione urgente è stata inviata all’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin da parte del consigliere del gruppo Misto Renzo Scarpa.

«Davanti all’isola della Certosa, tra il canale Ondello e il canale dei Marani», scrive Scarpa, «si stanno movimentando sedimenti a quanto pare in assenza di particolari cautele. I fanghi infatti finiscono in acqua, e questo preoccupa vista la loro provenienza, tratandosi di uno dei canali più trafficati della città».

All’assessore all’Ambiente Scarpa ha chiesto anche di verificare che tipo di lavori si stiano compiendo a fianco dell’isola di Sant’Andrea, dove è spuntato un grande cassero con palancole in ferro per contenere altri fanghi scavati. «Sono luoghi di alto valore ambientale », scrive Scarpa, «è necessario un intervento di controllo ».

(a.v.)

 

IL CASO

di Roberto Trevisan – Assemblea permanente contro il rischio chimico di Marghera

Chi pensa che l’opera è in Legge obiettivo e quindi vanno solo limitati i danni, non dimentichi che è un grande spreco di denaro pubblico, devastante per il territorio

In queste settimane assistiamo a un dibattito fuorviante e pieno di opacità legato al futuro dell’autostrada Mestre-Orte. Alla coerente richiesta delle comunità locali che, dal Lazio al Veneto, chiedono al governo il ritiro in toto del progetto di questa grande opera viaria, base per una coraggiosa apertura di un tavolo conflittuale con la regione Veneto e governo, si affiancano sbagliate e mistificanti posizioni di forze politiche che sulla arrendevole logica del “tutto deciso, l’opera è in legge obiettivo e perciò si farà perciò pensiamo solo a limitare i danni” aprono la strada a una trappola mortale fatta di rassegnazione e resa con il rischio di facilitare il caos politico e sociale.

La logica del meno peggio non può essere il metro di misura per avvalorare una variante e ancora meno per legittimare una grande opera da dieci miliardi. Questo è un gioco al massacro dove poco cambia la dislocazione dell’innesto perché la soluzione finale sarà comunque trasformare i nostri territori in terra di conquista per il partito del cemento-asfalto.

Per la stessa Marghera la bocciatura della proposta della Lega Nord di prolungare il tracciato da Oriago a Spinea per innestarsi sul Passante non mette al sicuro un territorio che rimane funzionale agli interessi di una strategia bipartisan che vuole uno sviluppo affidato alle infrastrutture d’ogni genere, al cemento, all’asfalto e agli affari immobiliari e perciò affidato all’autorità portuale, alla Regione Veneto, alle società come la Grs spa, Mantovani, Alba srl e, naturalmente, al proponente Gefip di Vito Bonsignore.

La Romea commerciale è funzionale agli interessi del porto che sta investendo sul polo logistico di Fusina e della Regione che nel proprio Ptrc prevede nella gronda lagunare di Giare-Dogaletto un mega complesso logistico.

Entrambi i progetti hanno bisogno di un grande asse viario per supportare la movimentazione merci. Nell’area industriale di Porto Marghera dalle ceneri dell’Alumix è ormai arrivato a completamento u ngrande impianto produttivo di smistamento merci su cui confluiranno fino a mille traghetti su due darsene e quattro banchine in grado di ospitare contemporaneamente quattro navi  e una piattaforma logistica.

A Dogaletto, invece, un progetto prevede un polo logistico per container di 460 ettari (pari a 600 campi di calcio, sei volte Veneto City), capace di movimentare 10 milioni di container verso e da i mercati del vecchio continente, polo che ha bisogno di una connessione con la Romea commerciale e con la camionabile visto che verrebbe collegato all’Interporto di Padova tramite la camionabile a pedaggio Venezia-Padova, realizzata dalla società Gra nel cui consiglio di amministrazione siedono uomini della Lega Nord.

Da Marghera alla Riviera una fila ininterrotta di camion su quattro corsie feriranno a morte un territorio già ampiamente segnato da decenni di chimica inquinante, tangenziali, passanti ecc.

Una cementificazione coatta che ridurrà le aree verdi con il rischio di vanificare gli sforzi dei Comuni sul fronte delle opere idrauliche a salvaguardia dagli allagamenti e un accumulo di polveri sottili derivanti dal traffico commerciale navale e veicolare che farà schizzare alle stelle i valori di Pm 10 che già a Marghera sono tra i più alti del comune.

E poi il progetto di Dogaletto che minaccia i terreni affacciati alla laguna situati in una zona tutelata dal Palav (piano di area della laguna di Venezia) come area d’interesse paesaggistico e ambientale. Progetto che non solo consumerebbe centinaia di ettari di suolo libero ma farebbe guadagnare alla società Alba srl del romagnolo Franco Gandolfi, proprietaria dei terreni agricoli su cui dovrebbero essere stoccati i container, almeno 165 milioni di euro con il solo cambio destinazione d’uso.

Si continua con la solita politica di svendita e distruzione del territorio a favore della speculazione fondiaria e immobiliare a discapito della salute e della qualità della vita dell’ambiente.

Ma i danni ambientali e sanitari del nodo Marghera-Riviera si riprodurranno in ugual misura lungo tutti i restanti 370 km della Mestre- Orte con consumo di suolo, inquinamento, rischio idraulico, perdita della biodiversità, danni al settore agricolo ecc., senza incidere minimamente sui flussi di traffico attuali e futuri della SS 309-E 45 che non giustificano la costruzione di un’autostrada copione della A13-14.

Cos’è allora la Mestre-Orte? È un’enorme spreco di denaro pubblico (dieci miliardi di euro, solo la metà sarebbe sufficiente a sanare il dissesto idrogeologico del paese) che si basa sulla truffa della finanza di progetto che favorisce il business delle concessioni stradali e le cricche di appaltopoli con in testa la Gefip, holding dell’europarlamentare del Nuovo centrodestra Vito Bonsignore, che punta con questa operazione a produrre il terzo polo autostradale d’Italia.

Inoltre i soldi anticipati dai privati saranno ripagati due volte dai cittadini prima con il pedaggio e poi con l’aumento delle tasse e taglio dei servizi a causa del debito pubblico che si genera con il project financing e le defiscalizzazioni.

Le alternative ci sono e passano per la messa in sicurezza SS 309 Romea-E 45, la deviazione del traffico pesante sulla A13, il potenziamento del trasporto marittimo e ferroviario unica vera alternativa ai problemi della mobilità in Italia.

Opporsi senza se e senza ma alla Mestre-Orte è possibile e necessario. Altre opere in legge obiettivo e varate dal Cipe sono state ritirate (vedasi la tangenziale sud di Milano). Lo hanno capito da tempo i tanti cittadini, esclusi dalla partecipazione democratica su scelte terribilmente impattanti, che si sono organizzati in comitati rivendicando di poter decidere in prima persona senza delegare a nessuno il futuro del loro territorio.

GRANDI NAVI »CONTO ALLA ROVESCIA

Il primo transito sarà della Msc Preziosa di 140 mila tonnellate, poi toccherà alla Costa Fascinosa

Previsti 21 passaggi fino al weekend di Pasqua. Il governo non trova ancora un’alternativa

Le primi navi da crociera – con la riapertura della bocca di porto del Lido, interdetta per tutto l’inverno e fino al 4 aprile per i lavori del Mose – faranno la comparsa già il primo aprile con la Serenissima, che attraccherà, però, a Porto Marghera, come vorrebbe avvenisse sempre il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni.

Ma è solo da sabato 5 aprile che torneranno a sfilare in Bacino di San Marco le Grandi navi, pienamente “riammesse” in laguna dalla sospensiva concessa dal Tar al ricorso presentato da Venezia Terminal Passeggeri contro i limiti di tonnellaggio imposti dal Governo e dall’ordinanza impegnata dalla Capitaneria di Porto. La prima, che giungerà in Marittima alle 8 del mattino – per ripartire alle 16.30 – sarà la Msc Preziosa, con le sue 140 mila tonnellate di stazza. Il 7 aprile, alla stessa ora, toccherà alla Costa Fascinosa, un altro “gigante” del mare” che sfilerà davanti a piazza San Marco con le sue 114.500 tonnellate. Previsti 21 transiti in Bacino fino alweekend di Pasqua. Tutto come prima, perché è crollato il fragilissimo impianto normativo che aveva previsto la riduzione del 12 per cento del traffico delle navi da crociera a Venezia e i limiti di tonnellaggio stabiliti per il 2015 dalla stessa Autorità portuale di Venezia, che vietavano l’ingresso dalla bocca di porto del Lido alle navi di stazza superiore alle 96 mila tonnellate. A legittimare il tutto, era stato un comunicato stampa del Governo e dei ministri competenti di Infrastrutture e Ambiente (sic!) e quindi un “dispaccio” del ministro Maurizio Lupi che aveva invitato la Capitaneria di Porto di Venezia a emettere un’ordinanza in merito. Neppure l’ombra di un decreto – come è stato per il Clini- Passera, che aveva stabilito l’estromissione delle grandi navi da San Marco non appena fosse stato individuato e realizzato un passaggio alternativo – e l’impianto (e l’ordinanza della Capitaneria) è caduto alla prima verifica giuridica, appunto quella del Tar, richiesta dalla Venezia Terminal Passeggeri. La stessa cosa dovrebbe avvenire per l’altra ordinanza della Capitaneria, quella che individua- su input del ministro Lupi – lo scavo del canale Contorta- Sant’Angelo come il progetto alternativo al passaggio delle grandi navi, da privilegiare. E il “mandante” in questo caso sarà lo stesso Comune di Venezia, che ha promosso il ricorso, con Orsoni che continua a chiedere al Ministero dell’Ambiente – che per ora tace – se lo scavo di quel canale sia ammissibile sul piano giuridico e ambientale. La palla è perciò tornata al Governo, e allo stesso Lupi con il nuovo collega dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che ribadendo il no programmatico, ma per ora solo virtuale, al passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco, promettono tempi rapidi per la scelta del progetto alternativo. Di ciò che potrà avvenire, riferiamo a parte. Ma intanto? In attesa che a giugno il Tar si pronunci nel merito dell’ordinanza, qualsiasi progetto alternativo per il passaggio delle navi da crociera verrà scelto – anche il meno impattante e più reversibile – impiegherà almeno un paio d’anni per arrivare in porto (è il caso di dirlo). Impensabile per il Governo – anche per non perdere la faccia su una vicenda che ha ormai un rilievo internazionale – non fare nulla nel frattempo, anche se la riduzione del 12,5 per cento dei passaggi delle Grandi navi da San Marco nel 2015 dovrebbe essere confermato nei fatti secondo Vtp – dal fatto che le compagnie di crociera si sono in parte già organizzate diversamente. Torna perciò a circolare l’idea – già propugnata dall’ex ministro dell’Ambiente Andrea Orlando – dell’adozione del numero chiuso.

Enrico Tantucci

 

la parola ai tecnici

Otto progetti al vaglio della Capitaneria

L’ultimo depositato ieri dal Comune di Mira. Gli elaborati saranno inviati al ministero

Otto progetti presentati alla Capitaneria di porto. Che ne aveva definiti degni di approfondimento soltanto due, il canale Contorta Sant’Angelo e la nuova via d’acqua dietro la Giudecca. Giochi che si riaprono, e sarà adesso il nuovo governo a stabilire le procedure per mettere a confronto, come deciso dal Senato, le diverse soluzioni progettuali.

Secondo l’ammiraglio comandante Tiberio Piattelli ci sono riserve di carattere tecnico nautico che fanno escludere soluzioni come quella di Marghera. Valutazioni espresse in una lettera inviata nell’ottobre scorso all’Autorità portuale al ministero. Ma adesso la volontà politica è quella di avviare un confronto «paritario », affidato a tecnici super partes, su quale sia la soluzione migliore. Quattro i progetti depositati fino al luglio scorso. Il «Contorta Sant’Angelo», presentato dall’Autorità portuale; la «Tangenziale lagunare», del deputato di Scelta civica Enrico Zanetti, elaborato dalla Venezia terminal passeggeri e diventato «Progetto preliminare Canal Grande Capacità Sud Giudecca»; il porto crociere alla bocca di Lido firmato da Cesare de Piccoli; e infine la Marittima nell’area dell’Italiana Coke di Marco Selmini. Quattro progetti di cui la Capitaneria ha scelto i primi due, inviandoli al Magistrato alle Acque per le valutazioni di competenza. Nell’autunno scorso sono stati presentati altri quattro piani-progetto. Uno firmato da Gino Gersich per l’accesso alla Marittima attraverso il canale Vittorio Emanuele, una proposta firmata dall’architetto Giovanni Fabbri che prevede l’ormeggio delle navi passeggeri al Lido. Infine, la proposta firmata dal portavoce del Comitato Silvio Testa di tenere le navi fuori dalla laguna, con ormeggi al Lido. Al Lido è anche la nuova stazione Marittima nel progetto di Luciano Claut, architetto, assessore all’Urbanistica del comune di Mira che e formalizzato ieri in Capitaneria a nome del Comune rivierasco – prevede la realizzazione di un sistema di ormeggi delle navi alla bocca di porto di Lido, davanti all’isola artificiale del Mose. La Capitaneria di Porto sta per spedire la sua relazione sui progetti al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi.

 

«Ora troviamo un’altra soluzione»

Parla Endrizzi del M5S. I Verdi: perso tempo, subito a Marghera

Fioccano ancora i commenti alla decisione del Tar che ha stoppato l’ordinanza della Capitaneria di Porto sui limiti di tonnellaggio per il passaggio delle Grandi Navi in Bacino San Marco. Per il senatore Giovanni Endrizzi del Movimento Cinque Stelle ora urge rapidità nella realizzazione delle soluzioni alternative e la sentenza del Tar azzera definitivamente l’esito dell’incontro a Palazzo Chigi del 5 novembre 2013.

«Il Teorema Contorta+ Marghera+ Legge Obiettivo scrive – è stato già stoppato con l’Ordine del Giorno votato pressoché all’unanimità in Senato il 7 febbraio scorso. Esso impegna il Governo, con la stessa cogenza di una mozione, ad effettuare preliminarmente le valutazioni di VIA e VAS su tutte le soluzioni presentate, e indica espressamente i criteri di comparazione tra le soluzioni al fine di individuare la più compatibile, efficiente e rapida. Ora la sentenza del TAR cancella definitivamente il teorema. A questo punto il criterio della rapidità di realizzazione delle soluzioni alternative diventa ancor più pregnante».

«Con la sentenza del Tar che annulla l’ordinanza della Capitaneria di Porto di Venezia inapplicazione delle limitazioni “concordate” a Roma – scrivono anche i Verdi Ambiente e Società di Venezia – siamo tornati al punto di partenza.

Noi abbiamo sempre sostenuto, ben prima dell’incidente della Concordia, che in attesa di un grande progetto per la creazione di un avamporto in mare aperto per le Grandi Navi la soluzione a breve termine più praticabile fosse lo spostamento delle navi maggiori a Marghera attraverso il Canale dei Petroli senza lo scavo di ulteriori dannosissimi canali. Ora crediamo che se in questi due anni si fosse lavorato in questa direzione ora probabilmente le Grandi Navi sarebbero già a Marghera risolvendo in parte e provvisoriamente il problema nei suoi aspetti più pericolosi e dannosi. Nel frattempo il governo nazionale e le autorità locali avrebbero potuto iniziare un percorso di studi internazionale per un progetto che estrometta definitivamente le Grandi Navi dalla Laguna». E il presidente di Confcooperative Venezia Angelo Grasso. «Non vogliamo che le navi continuino a passare davanti a San Marco, ma prima di introdurre dei divieti va individuata l’alternativa a portare le crociere alla Marittima»

 

Mose, paratoie sotto esame dopo Lido tocca a Chioggia

Sabato arriva il ministro Lupi, visita ai cantieri e verifica del cronoprogramma

Secondo il Consorzio Venezia Nuova i lavori sono giunti all’80 per cento

Non solo grandi navi, ma anche Mose. Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi sarà sabato pomeriggio a Chioggia – insieme al presidente della Regione Luca Zaia – per una visita al Baby Mose già in funzione nel comune lagunare e alla bocca di porto di Chioggia, in fase di realizzazione. Un incontro che vedrà Lupi inevitabilmente tornare anche sulla questione del passaggio delle navi da crociera in bacino di San Marco dopo la sentenza del Tar, incontrando anche il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. Ma l’incontro di sabato a Chioggia vedrà al centro un altro importante tassello nel percorso del completamento lavori del sistema Mose. Siamo infatti alla vigilia dell’ultima fase dei lavori alla Bocca di porto di Chioggia che è appena iniziata con l’allagamento della “tura”: il bacino lato mare finora utilizzato per la fabbricazione dei cassoni sui quali alloggeranno le paratoie mobili. Tura che successivamente sarà destinata a porto rifugio. L’allagamento del bacino consentirà il galleggiamento dei cassoni e il loro traino in mare fino al punto stabilito nel canale della bocca di Chioggia. In occasione della fase di allagamento, che complessivamente durerà circa 20 giorni, viene organizzata per la stampa e le autorità nazionali e locali una visita tecnica al cantiere, ultima prima della riapertura e della posa definitiva dei cassoni in mare. Questo appuntamento sarà anche l’occasione per visitare il Baby Mose in funzione. Il sistema integrato di paratoie gemelle – lunghe quasi 20 metri e larghe 3,5 metri – è collocato nel centro storico di Chioggia ed è attivato per isolare il canal Vena dalla laguna. Il Baby Mose, concluso nell’estate del 2012, ha dato dimostrazione dell’efficacia del sistema per contrastare il fenomeno dell’acqua alta e inoltre ha rappresentato un’opportunità di riqualificazione urbana e rialzo delle rive lungo tutto il perimetro della città. Nel 2013 il Baby Mose è stato attivato in 93 giorni per un totale di 115 chiusure.

Secondo il Consorzio Venezia Nuova i lavori sono giunti all’80 per cento del loro avanzamento. Posati i cassoni nella bocca di Lido e di Treporti – qui vista la larghezza di 900 metri del varco le dighe sono divise in due schiere da 19 e 20 paratoie, collegate al centro alla nuova isola artificiale del bacàn – in fase avanzata l’operazione anche a Malamocco. Adesso tocca appunto a Chioggia. E come successo un anno fa a Treporti i pesanti cassoni saranno fatti galleggiare e poi sistemati sul fondo. I lavori continuano a pieno ritmo anche a Malamocco e Lido. A Malamocco quasi ultimata la nuova conca di navigazione, voluta nel 2003 dalla giunta Costa e dal consiglio comunale per far passare le grandi navi in caso di chiusura delle barriere. Ma dieci anni dopo, la conca è già inadeguata a contenere le navi di ultima generazione. Tanto che il Porto aveva chiesto di modificarla, presentando adesso il progetto del nuovo off shore per ospitare le grandi portacontainer.

 

Contorta Sant’Angelo alla prova del Tar

Sull’ipotesi supportata da Costa pende il ricorso del Comune. Si riapre il confronto tra le varie proposte

E adesso unvero confronto sui progetti alternativi al passaggio delle Grandi Navi in Bacino di San Marco per la soluzione definitiva – e in tempi rapidi – del problema. È quello che, a parole – a cominciare dai ministri Lupi e Galletti – sembrano chiedere tutti dopo lo stop all’ordinanza della Capitaneria di Porto sui limiti di tonnellaggio per il passaggio delle grandi navi che riporta la situazione al punto di partenza. Ma è questo il nodo su cui il Governo dovrà prendere posizione, perché certamente non potrà basterà l’agile relazione che la Capitaneria di Porto – senza averne le competenze specifiche – farà sulla fattibilità degli otto progetti presentati a esaurire la discussione. Anche perché il più “sponsorizzato”, lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo proposto dal presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa e “benedetto” anche dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi incontra più di un problema. Il ricorso al Tar contro la sua “prelazione” sancita da un’ordinanza della Capitaneria di Porto su mandato di Lupi e presentato dal Comune di Venezia rischia di portarlo allo stesso livello degli altri e lo stesso sindaco Giorgio Orsoni chiede con insistenza al Ministero dell’Ambiente se quel progetto possa essere realizzato senza una Valutazione d’impatto ambientale e senza tra l’altro un nuovo piano portuale che lo renda possibile.

Sul tavolo dei ministri competenti – Ambiente e Beni Culturali, prima ancora che Infrastrutture – e anche all’attenzione della Presidenza del Consiglio c’è una proposta presentata da esperti del settore che chiede la costituzione di tre gruppi di lavoro che esaminino rapidamente, ma in modo approfondito, tutti i progetti proposti, valutando l’impatto ambientale, quello economico, i tempi e i costi.

La corsia preferenziale della Legge Obiettivo – pensata soprattutto per il Contorta-Sant’Angelo – è stata fermata qualche tempo fa dal voto del Senato che ha chiesto, appunto, un reale confronto sui progetti alternativi. Ora, come per i limiti di tonnellaggio “cassati” dal Tar tutto torna in gioco e la responsabilità è tutta sulle spalle del Governo che dovrà decidere come stabilire in modo certo e trasparente, qual è la soluzione migliore e più conveniente per tutti, per estromettere le grandi navi dal passaggio in Bacino di San Marco.

 

Bagno di protesta, multe revocate

Il giudice respinge la richiesta del pm: il procedimento resta aperto solo perTommasoCacciari

VENEZIA- Il presidente dei giudici delle indagini preliminari Giuliana Galasso ha rimandato al pubblico ministero Laura Cameli i decreti penali che la rappresentante dell’accusa aveva chiesto di emettere nei confronti dei 38 “nuotatori” no Grandi navi che la Digos aveva identificato durante la manifestazione del 21 settembre dello scorso anno nel canale della Giudecca. Il magistrato sostiene che la comunicazione firmata dal questore delle prescrizioni per l’ordine pubblico da mantenere per quella manifestazione era stato consegnato nelle mani di Tommaso Cacciari, colui che aveva informato le autorità alcuni giorni prima del luogo e dell’ora in cui si sarebbe tenuto il presidio, quello alle Zattere. La giudice Galasso ricorda che la notifica a Cacciari sarebbe stata fatta poco dopo mezzogiorno del 21 settembre, insomma due ore prima dell’inizio del presidio anti grandi navi, e sostiene che nessuno dei manifestanti, presumibilmente, era a conoscenza delle prescrizioni se non l’unico che le aveva ricevute, cioè Cacciari. Per questo ha respinto la richiesta del pubblico ministero, che ora si appresta a mandare in archivio l’accusa di non aver osservato le disposizioni dell’autorità di polizia. La rappresentante della Procura, però, sembra intenzionata ad archiviare la posizione di 37 dei 38 indagati: per il pubblico ministero Cameli, Tommaso Cacciari era a conoscenza delle prescrizioni e non le avrebbe rispettate, visto che è uno di coloro accusato di essersi tuffato nelle acque del canale della Giudecca per ritardare la partenza delle numerose navi da crociera che quel giorno dovevano salpare dalla Marittima. Il decreto penale prevedeva per la sua estinzione il pagamento di una cifra di duemila euro per ognuno di coloro che era stato identificato come “nuotatore”. Sulla riva delle Zattere, invece, quel giorno c’erano centinaia di manifestanti che non hanno violato alcuna norma, come del resto coloro che si trovavano a bordo di numerose imbarcazioni, che non hanno comportato alcun pericolo per la navigazione di natanti grandi e piccoli. Stando alle accuse, invece, la cinquantina di giovani e meno giovani che si sono lanciati in acqua e che ci sono rimasti per più di un’ora, nonostante la temperatura piuttosto rigida, la navigazione l’avrebbero messa in qualche modo in pericolo. Oltre al provvedimento penale prosegue l’iter del procedimento amministrativo: i 38 identificati grazie ai video girati dai poliziotti della Digos, infatti, sono stati raggiunti anche da una contravvenzione amministrativa che li accusa di aver violato il divieto di balneazione presente in tutti i canali navigabili. I loro legali, gli avvocati Margherita Salzer e Piero Pozzan, hanno già presentato opposizione e a decidere dovrà essere prossimamente il giudice di pace di Venezia. Per quel bagno fuori stagione nell’ambito di una manifestazione colorata e del tutto pacifica rischia, dunque, di costare parecchio in termini di denaro, tanto che i rappresentanti dei centri sociali hanno lanciato un appello per raccogliere fondi e pagare le multe.

Giorgio Cecchetti

 

le altre contestazioni

Blitz a Tessera, corteo in Bacino

Numerose e fantasiose negli ultimi due anni le proteste di coloro che si battono perché le grandi navi da crociera non passino più per il bacino San Marco e il canale della Giudecca. Proteste che sono costate multe salate ma anche procedimenti penali per la maggior parte ancora in corso. I guai maggiori sono derivati dalle proteste che si sono sviluppate in acqua. C’è stato, nella stessa giornata della nuotata, la «visita» alla sala di accoglienza dei croceristi all’aeroporto Marco Polo, quando un centinaio di giovani dei Centro sociali hanno portato sulla strada i mobili della stanza ed hanno riempito di scritte i vetri della sala. Alcuni mesi fa c’era stata la manifestazione in barca in bacino San Marco sotto la prua di una delle grandi navi di passaggio con l’elicottero della Polizia sopra le teste dei manifestanti e, infine, il corteo, anche quello acqueo, lungo il Canal grande, manifestazione che il prefetto aveva vietato.

 

Gazzettino – Venezia. Grandi navi e laguna

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20

mar

2014

LA SCADENZA – Oggi la Capitaneria trasmetterà a Roma tutti gli elaborati

LE DUE IPOTESI – Dapprima (A) il pontile galleggiante potrebbe essere autonomo, poi (B) collegato all’isola del Mose

LE ALTERNATIVE – Definiti i progetti da mandare al ministero: ecco quali sono

Mira: «Crociere alle dighe del Mose»

In “zona Cesarini” la proposta del Comune rivierasco: «Pontile galleggiante di 600 metri»

Sul filo di lana, nell’ultimo giorno utile, è stato presentato ieri alla Capitaneria di porto l’ennesimo progetto alternativo (o «ipotesi progettuale», secondo la definizione dell’ammiraglio Tiberio Piattelli della Capitaneria di Porto) al transito delle grandi navi in Bacino San Marco. La documentazione, insieme a tutti gli altri elaborati pervenuti, sarà trasmessa a Roma. L’obiettivo richiesto dall’ordine del giorno approvato dal Senato è quello di avviare l’istruttoria per l’esame dei progetti e la Valutazione di Impatto ambientale (Via) e strategica (Vas) entro 90 giorni.

E in “zona Cesarini” è sceso ufficialmente in campo il Comune di Mira, con un prodotto dell’assessorato all’Urbanistica retto dal 5Stelle Luciano Claut in via di ulteriore perfezionamento che annovera nomi altisonanti tra le collaborazioni, per la maggior parte volontarie.

L’ingegner Vincenzo Di Tella, ex Tecnomare, storico antagonista del Mose ed esperto nella progettazione di porti off shore, ha fornito il contributo per la parte ingegneristica, un pool di docenti Iuav tra cui Carlo Giacomini si è occupato della valutazione di impatto ambientale, l’aspetto economico legato alla diversa ubicazione della portualità è stato affrontato dal professor Giuseppe Tattara di Ca’ Foscari, che ha puntato sulla Marittima e su Tessera come “retroporti logistici”.

«Un progetto che rispetta tutti i requisiti richiesti dal Senato, come la reversibilità e la gradualità» spiega l’assessore Claut, soddisfatto del risultato finale. Nel senso che se un domani fossero disponibili altre tecnologie l’intera struttura potrebbe essere smontata completamente e riutilizzata altrove.

«Un gioiello di tecnologia marittima a costi contenuti e totalmente reversibile, rapidissima da realizzare che offre un messaggio di speranza nella caotica empasse in cui versa la querelle crocieristica veneziana sotto gli occhi di tutto il mondo» conclude Claut.

Di Tella ha ipotizzato un innovativo sistema di moduli galleggianti collegati da cerniere, fissati al fondo con semplici ancore di nuova generazione. Un pontile galleggiante di 600 metri che potrà funzionare autonomamemente e collegarsi in un secondo momento all’isola del Mose in modo da garantire la funzionalità portuale anche con il Mose chiuso.

Insomma, se fino a qualche mese fa pareva che l’unica soluzione fosse lo scavo del Canale Contorta – progetto già in dirittura d’arrivo poche settimane dopo la tragedia del Giglio e le successive polemiche – ora le ipotesi si sono moltiplicate.

Accanto all’idea “Mira”, infatti, pochi giorni fa è stata data notizia del raggiungimento dello “status” di progetto preliminare di quella che fino a poco prima era solo l’ipotesi progettuale di Cesare De Piccoli. L’ex viceministro è “gemellato” con un colosso della produzione dell’acciaio che crede nella possibilità di costruire un molo per le navi anche questo all’interno della bocca di porto del Lido.

C’è poi lo studio presentato dall’ex assessore all’Urbanistica del Comune di Venezia Roberto D’Agostino, che prevede una nuova stazione Marittima sul canale Brentelle e sul canale Industriale ovest a Marghera. Lavori da realizzare in tre fasi, con la realizzazione di due attracchi per grandi navi in tempi rapidi, altre tre entro tre anni. Il progetto prevede anche la realizzazione in quelle aree – in parte da bonificare – di 800 alloggi in social housing e di nuovi collegamenti con il Porto e la Marittima. D’Agostino punta anche al recupero della Marittima per il traffico degli yacht e delle nuove crociere su navi medio piccole. Anche se proprio nei giorni scorsi l’Eni ha ottenuto per altri 20 anni la concessione dell’area dell’ex raffineria.

C’è poi il progetto finanziato da Vtp e che porta il nome del sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti che prevede una nuova grande “tangenziale” tra la Giudecca e le isole di Sacca Sessola e San Clemente. Infine quello di un pensionato veneziano, Gino Gersich, che ha voluto mettere a disposizione la propria esperienza.

Raffaella Vittadello

 

AMBIENTALISTI «C’è il rischio che i ministri Lupi e Galletti siano già d’accordo»

Italia Nostra: «No alla legge Obiettivo»

«Ora dobbiamo dire no alla Legge Obiettivo. Perchè ci stiamo accorgendo sempre più che i due ministri, come lo hanno fatto capire bene nella loro nota congiunta, hanno già deciso, ma attendono il momento giusto per comunicarlo».

Lidia Fersuoch, presidente di Italia Nostra mette le mani avanti. E lancia la propria denuncia: «Leggo con grande preoccupazione quanto dicono i ministri – dice – e temiamo fortemente che a livello romano si siano già messi d’accordo. E invece ha fatto bene il Tar a mettere uno stop e a ritornare al decreto Clini-Passera che al suo centro la necessità di difendere l’intero habitat lagunare».

Lidia Fersuoch, pur riconoscendo e difendendo anche le posizioni più estremiste all’interno di Italia Nostra sottolinea come la battaglia debba essere ancora più efficace perchè ora siamo in assenza di veri e propri progetti sui quali discutere.

«La posizione del Comitato No Grandi Navi ci è sembrata ragionevole, ma prima di tutto, proprio partendo da questo decreto, occorre favorire un tavolo tecnico che tenga conto delle necessità e degli interessi di tutti: conservare l’occupazione; tutelare l’ambiente, garantire la sicurezza della salute e difendere l’occupazione. E per farlo occorre un tavolo tecnico per affrontare queste questioni. Tutte le “ipotesi di progetto” fin qui presentate non rispondono a questi criteri perchè vanno a distruggere un’ecosistema come quello lagunare. Fino non è stato fatto nulla, e si perso solo un sacco di tempo prezioso. Se lasciamo fare ai ministri, approfittando della Legge Obiettivo, allora vuol dire che si è deciso di scegliere senza voler capire».

 

Tuffo in canale della Giudecca, accuse in archivio

Non c’è prova che sapessero del divieto imposto dal questore per vietare, lo scorso 21 settembre, ogni manifestazione in acqua contro il passaggio delle grandi navi lungo il canale della Giudecca. È con questa motivazione che il giudice per le indagini preliminari Giuliana Galasso ha rigettato la richiesta di emissione di decreto penale di condanna chiesto dalla Procura nei confronti di 32 componenti del Comitato No grandi navi che in quel pomeriggio di inizio autunno si tuffarono in acqua per protesta. Il gip ha rilevato che l’ordine del questore – giustificato con motivi di sicurezza della navigazione – fu notificato appena due ore prima della manifestazione e vi è prova che lo abbia ricevuto soltanto Tommaso Cacciari. Di conseguenza ha restituito gli atti alla Procura, la quale ha già chiesto l’archiviazione per tutti. Con molte probabilità soltanto per Cacciari sarà chiesta l’emissione di un nuovo decreto penale di condanna che dovrebbe ammontare a poco meno di mille euro.

Per il tuffo del 21 settembre, oltre all’inchiesta penale, i manifestati No grandi navi sono stati anche multati in sede amministrativa – poco più di 100 euro ciascuno – per aver violato il regolamento che vieta di fare bagni nei canali cittadini.

 

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