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Gazzettino – Romea commerciale. La Provincia si spacca.

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12

mar

2014

NUOVA ROMEA – La maggioranza si spacca, Lega isolata in Provincia

GRANDI OPERE – Bocciata la mozione della Lega Nord, confermato l’innesto a Roncoduro

La Romea commerciale spacca la maggioranza in Consiglio provinciale. Non è passata la mozione della Lega Nord in favore della variante B del tracciato dell’autostrada Orte-Mestre, che prevedeva l’innesto a Villabona; il voto del Consiglio ha di fatto confermato il tracciato con arrivo a Roncoduro, tra Mira, Dolo e Pianiga. La variante B avrebbe fatto passare l’ultimo tratto della Romea Commerciale per Malcontenta e Marghera, interessando anche l’area del Miranese.

La Lega ha dovuto incassare il voto contrario delle opposizioni (e l’astensione della leghista Sabina Fabi) ma anche quello dei consiglieri ex-Pdl. I gruppi di Forza Italia e de “I-300″ hanno infatti rispedito al mittente la mozione, rompendo di fatto la maggioranza. Un voto “disgiunto” che era tutt’altro che imprevedibile, viste le difficoltà emerse durante la discussione in terza commissione. Insomma, per la variante B non era proprio aria. E c’è anche un “caso Zaccariotto”. Il presidente della Provincia Francesca Zaccariotto – donna forte della Lega veneziana – ha infatti abbandonato l’aula pima del voto. «Dovevo solo rispondere a una telefonata», spiega la presidente della Provincia, che non commenta il voto del Consiglio, limitandosi a un «ne prendo atto».

In aula il dibattito è stato comunque piuttosto acceso. Perché il confronto, oltre che politico, è stato anche all’insegna del campanile. Se la maggioranza si è spaccata, lo si deve anche alle pressioni provenienti dal territorio. La Romea Commerciale – tratto conclusivo dell’autostrada Mestre-Orte – è infatti un tema spinoso, soprattutto a livello comunale. Molto dura la presa di posizione dell’assessore provinciale Claudio Tessari (eletto nelle fila del Pdl) che non ha risparmiato vere e proprie bordate ai colleghi del Carroccio, colpiti dalla “sindrome da Nimby”, sigla inglese per indicare il comportamento di chi vuole che un’opera venga realizzata, ma non nel proprio cortile.

«La mozione della Lega era strumentale e particolarista. In questo modo – continua Tessari – la mozione voleva scaricare il problema sugli altri territori, nonostante su quest’opera la Provincia abbia già dato il suo parere. Si deve andare avanti con il progetto del Cipe e con l’innesto a Roncoduro».

Tessari si è schierato con forza contro la mozione leghista anche per evitare che la Romea Commerciale potesse ripercuotersi sul Miranese e su Spinea in particolare, dove correrà per la carica di sindaco. «Spinea ha già dato il suo contributo con il Passante – conclude Tessari – quindi il suo territorio non poteva esser ulteriormente sacrificato».

 

Nuova Venezia – Romea commerciale, batosta Lega

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12

mar

2014

Il consiglio provinciale boccia la proposta di portare l’innesto a Crea

Il consiglio provinciale boccia sonoramente con 22 voti contrari e 5 a favore la proposta della Lega Nord di portare l’innesto della Romea commerciale a Crea di Spinea. Proposta che sarebbe stata avanzata ad Anas, Regione e Ministero. Si fa più vicino insomma l’innesto a Roncoduro di Pianiga attraverso il territorio di Dolo.

L’esito del voto ha visto la presidente Francesca Zaccariotto (LegaNord) allontanarsi dall’aula durante la votazione ed è stato preceduto da uno scontro fra il sindaco di Vigonovo Damiano Zecchinato (Lega Nord) e l’assessore provinciale alla cultura ed ex sindaco di Spinea Claudio Tessari.

Fra i contrari Forza Italia, Nuovo centrodestra, Pd e Gruppo Misto. «La Lega – spiegano i consiglieri del Pd Guerrino Palmarini e Lionello Pellizzer (capogruppo) – partito di maggioranza in provincia aveva proposto la variante B1 cioè quella che prevede il proseguimento della Romea commerciale da Lughetto in direzione Malcontenta, Marghera e poi a Crea di Spinea. Un progetto che noi abbiamo respinto con considerazioni che sono state fatte proprie anche da Forza Italia».

«La Lega Nord» spiega Palmarini «ha voluto fare proprio un progetto dal chiaro sapore campanilistico, che era stato avanzato da un gruppo di privati collegati al comitato locale “No Romea in Dolo”, e che inizialmente era stato appoggiato dalla sindaca di Dolo Maddalena Gottardo. Nel merito, poi, i territori su cui si vuol far passare la nuova Romea sono da tempo solcati da progetti infrastrutturali importanti come il Passante o l’elettrodotto voluto da Terna».

Ora il Pd sollecita un vero tavolo di concertazione e discussione sull’innesto finale, con tutti i soggetti del territorio.

(a.ab.)

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Grido d’allarme della Confesercenti: «Dobbiamo portare i grandi marchi in centro a Mestre»

H&M? C’è. Terranova? Anche. Poi ci sono Mango e Pimkie. Manca insomma Zara e l’album delle principali multinazionali dell’abbigliamento low cost presenti nella terraferma veneziana è completo. Un attimo, però. Zara sta per arrivare: sarà al Blo, quando il centro commerciale di Marghera aprirà i battenti (si suppone fra un mesetto circa). E allora sì che il contenitore sarà colmo e Mestre, oltre 200mila abitanti, ospiterà le più rinomate case, tutte straniere, della moda di qualità e a basso costo. Una bella notizia, si potrebbe dire, se non fosse che queste realtà si sono posizionate all’interno di spazi medio-grandi, perché il loro format di vendita contempla locali di una certa dimensione. Ma dove trovare queste metrature? Ovviamente nei centri commerciali, vera e propria spada di Damocle per il commercio mestrino. Insomma, l’arrivo di Zara a Marghera determina un altro duro colpo per i negozi d’abbigliamento che sono sempre più a rischio chiusura. Solo fra piazza Ferretto e le zone limitrofe rappresentano un quarto dei circa mille negozi attivi ma non possono competere con prezzi e strategie delle multinazionali low cost che dominano all’interno dell’Auchan con Terranova, H&M e Pimkie, al centro Le Barche con Mango e ancora H&Me, fra poco, al Blo con il più potente di tutti, Zara, già presente alla Carrefour di Marcon.

“Stiamo parlando di realtà internazionali che, al contrario di quello che in molti pensano, competono sul lato dell’innovazione – spiega Michele Lacchin della Confesercenti – Queste sono aziende low cost e high value, enon low price. Ciò significa che il prodotto è di qualità ma grazie a una organizzazione ben studiata è possibile venderlo a prezzi più accessibili. È lo stesso concetto di Ikea, che ti fornisce un prodotto discreto ed economico ma te lo fa montare».

Insomma, accessori e vestiti dei vari Zara oH&M non sono inferiori ad altri marchi, tanto più che molte delle loro collezioni sono state disegnate da stilisti famosi (vedi Versace o Roberto Cavalli perH&M). In più anche l’ambientazione e il servizio al cliente sono soddisfacenti. I grandi spazi, poi, sono indispensabili per fare i grandi numeri. Ora, con l’arrivo di Zara, lo shopping si sposterà ancor più all’esterno di una città che invece avrebbe bisogno di poli d’attrazione di grande richiamo. Che fare?

«A Mestre – prosegue Lacchin – adesso come adesso ci sarebbero strutture di media grandezza capaci di ospitare queste aziende. Penso all’M9, all’area dell’ex Umberto Primo o anche allo spazio rimasto vuoto dopo la chiusura del cinema Excelsior. A mio giudizio esiste la possibilità di portare in centro questi colossi della moda low cost a tutto vantaggio del commercio cittadino ».

(g.cod.)

 

MARGHERA – Ieri il sì del Consiglio provinciale per opere da 12 milioni di euro

La sentenza del Consiglio di Stato sull’elettrodotto Dolo-Camin ha di fatto messo in freezer il progetto per il Vallone Moranzani. Nonostante questo, qualcosa si muove, almeno per quanto riguarda la viabilità. In Provincia, infatti, il Consiglio ha approvato ieri lo schema dell’accordo integrativo sul Vallone Moranzani. Tra le novità, ecco spuntare una rotonda da costruire al posto del semaforo che ora regola il traffico tra la strada regionale SR11 e la provinciale che porta a Malcontenta, all’altezza dell’autodemolizione Volpato: il risultato sarà un miglioramento dell’accesso a via della Tecnica, e anche la realizzazione di una pista ciclopedonale provvisoria dalla rotatoria tra la strada provinciale SP24 e via della Fisica (rotonda Autoparco), lungo la SP24 fino alla SR11, e lungo la banchina della SR11 fino a via Colombara, con attraversamento ciclopedonale da realizzare con semaforo a chiamata.

Questi interventi sono funzionali tanto al Vallone (in prospettiva), quanto, nell’immediato, allo sviluppo dell’attività portuale tra Fusina e Malcontenta, dove sta per partire l’attività del nuovo terminal Ro-Ro. A seguire arriveranno anche uno svincolo a diamante tra la strada statale SS309 e via Malcontenta, da realizzarsi mediante una rotatoria, per regolare l’intersezione tra i veicoli provenienti dalla SS309 e quelli provenienti da (o diretti a) via Malcontenta, e un sovrappasso della rotatoria, connesso con la rotatoria stessa, per garantire la continuità di traffico per la SS309. Tutti interventi destinati a sistemare e a modificare sostanzialmente il nodo viario di Malcontenta.

Di queste opere viabilistiche, i 12 milioni di euro previsti dall’Autorità portuale sono già stati appaltati. Il primo stralcio dei lavori prenderà l’avvio dopo il passaggio della delibera in consiglio provinciale, l’accordo integrativo sottoscritto da Regione del Veneto, Provincia di Venezia, Comune di Venezia, Autorità Portuale di Venezia, Veneto Strade Spa, Comitato Utenti di Agenda21, Comitato via della Tecnica.

 

Felice Casson (Pd) al governo Renzi: «Rispetti le indicazioni del Parlamento»

Costa replica: «È la legge, lui fa solo confusione». Il sindaco Orsoni scrive a Lupi

«Trasparenza sulle procedure per decidere le alternative alle grandi navi». Lo chiede al governo il senatore Felice Casson (Pd) vicepresidente della commissione Giustizia di palazzo Madama.

«A distanza di più di un mese dall’approvazione unanime in Senato della mozione che impegnava il governo al rispetto di tempi e procedure urgenti per risolvere il problema delle grandi navi in laguna», ha detto ieri Casson, «continuano attività sottobanco e poco trasparenti che non tengono conto delle sollecitazioni del Parlamento, degli Enti territoriali e delle associazioni di Venezia».

Casson ribadisce la necessità di ricorrere per la valutazione dei progetti a organismi «terzi e indipendenti».

«Includere ancora una volta e per di più senza confronti pubblici organismi che hanno dato scarsa prova di indipendenza e di capacità scientifica, è certamente fuorviante e foriero di incomprensioni e nuovi scontri, con il rischio di non arrivare a una soluzione del problema. I ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture si coordinino con il ministro della Cultura, che sabato è intervenuto contro il passaggio delle grandi navi a San Marco, tenendo insieme i profili ambientali, occupazionali, culturali e finanziari della vicenda».

Costa replica a stretto giro: «Si definiscono come trame oscure le attività che la legge affida all’Autorità Marittima, autorità portuale e Magistrato alle Acque. Soggetti etichettati come organismi che già in passato hanno dato prova di scarsa indipendenza. Poi un matto che manda pallottole per posta si trova sempre. La confusione che generano dichiarazioni come questa rendono tutto più difficile ».

Il sindaco Giorgio Orsoni annuncia nuove iniziative. «Sto aspettando la convocazione dal ministro Lupi», dice, «a cui ho scritto qualche giorno fa. Intendo spiegargli bene la vicenda che riguarda la nostra città e la laguna, per cercare soluzioni rapide ed efficaci».

Si sa che le idee sulle alternative sono molto diverse. Il fronte del porto insiste con il nuovo canale Contorta- Sant’Angelo. «Unica soluzione possibile», dice il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. E intanto chiede di non limitare i passaggi per evitare la crisi del settore. D’accordo con lui anche la Capitaneria di porto, che ha inviato il progetto al Magistrato alle Acque per approfondimenti. Ma sono otto gli elaborati presentati alla Capitaneria che adesso saranno inviati al ministero. C’è anche il progetto delle nuove banchine a Marghera, e poi le ipotesi di portare le navi fuori della laguna al Lido, davanti all’isola artificiale del Mose (Luciano Claut, Cesare De Piccoli, Comitato No Grandi Navi). Infine la nuova «tangenziale» dietro la Giudecca. La partita adesso si gioca sulle procedure di decisione.

Alberto Vitucci

 

Orsoni, Chisso e Bellodi (Syndial) hanno raggiunto l’intesa sulla compravendita

A giorni la firma: l’azienda cederà 100 ettari a una società mista Comune-Regione

Resta solo da trovare la prima data disponibile, entro i prossimi quindici giorni, in cui potranno essere presenti – oltre al sindaco Giorgio Orsoni e al presidente di Syndial, Leonardo Bellodi – anche il governatore del Veneto Luca Zaia e l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni.

Dopo di che si procederà, finalmente, alla firma del contratto preliminare di compravendita con cui Syndial, che è controllata totalmente da Eni, cederà ad una società mista Comune- Regione, che a sua volta le dovrà collocare sul mercato, oltre 100 ettari di aree industriali dismesse e di sua proprietà situate a Porto Marghera.

La firma del preliminare sarà seguita dalla costituzione della nuova società che sarà partecipata sia dal Comune di Venezia che dalla Regione Veneto che avrà come unico scopo quello di indire una gara di interesse pubblico a livello europeo per mettere in vendita – a prezzi contenuti e con procedure di bonifica già definite e autorizzate – le aree industriali da riutilizzare e rilanciare, magari con la speranza di riempire i vuoi lasciati dai cicli produttivi della chimica di base che hanno chiuso negli ultimi anni e creare nuovi posti di lavoro. Le ultime questioni tecniche che erano rimaste aperte (le servitù demaniali esistenti, il prezzo di vendita delle aree e gli oneri di messa in sicurezza e bonifica) sono state definite ieri nell’incontro che si è svolto a Ca’ Farsetti, alla presenza del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, dell’assessore regionale, Renato Chisso, di quello comunale allo Sviluppo Economico, Alfiero Farinea, del presidente di Syndial, Leonardo Bellodi, dell’amministratore delegato di Syndial, Giovanni Milani, e del delegato del Commissario per il recupero territoriale eambientale di Porto Marghera, Giovanni Artico.

«Abbiamo concluso l’intensa fase di negoziazione, condotta, in pieno accordo, da Comune e Regione», spiega una nota del sindaco Orsoni, «per l’acquisto in blocco delle aree di proprietà di Syndial, la cui disponibilità è una svolta fondamentale nel processo di riqualificazione economicadi Porto Marghera».

«Alla firma del preliminare», conferma quindi il sindaco, «farà seguito la costituzione di una Newco partecipata da Comune e Regione, che procederà in tempi brevi alla stipula del rogito definitivo di acquisto delle aree da bonificare per metterle a disposizione di imprenditori interessati a localizzare nuove iniziative industriali».

Anche l’assessore regionale, Renato Chisso, conferma che ieri «sono stati chiariti gli ultimi aspetti tecnici sul testo del preliminare che verrà sottoscritto a giorni. Si tratta di un segnale di grande disponibilità da parte dell’Eni e di Syndial, che fa capire a tutti che c’è davvero la voglia di iniziare a Porto Marghera un processo diverso da quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Si tratta di una svolta per tutto il Veneto perché metteremo a disposizione aree per tutte le aziende interessate. Ringrazio il presidente di Syndial, Bellodi, e l’amministratore delegato di Eni, Scaroni, per come hanno saputo intendere le esigenze delle amministrazioni e dei loro rappresentati».

Gianni Favarato

 

Grandi navi, Casson (Pd): «Bene il ministro Franceschini, vigiliamo sull’iter»

«È molto positivo che il ministro della Cultura abbia espresso una posizione così netta sull’incompatibilità delle grandi navi. Adesso speriamo che sulla sua scia si esprimano anche i soprintendenti che ne hanno titolo».

Il senatore Felice Casson, primo firmatario della mozione approvata dal Senato sulle alternative al passaggio delle grandi navi in laguna, plaude alle dichiarazioni del ministro Dario Franceschini.

Il titolare del Turismo e dei Beni culturali è stato ricoverato all’Ospedale di Udine dopo aver lasciato la città, colto da un malessere. «Gli auguriamo di ristabilirsi presto», continua Casson, «e adesso dovremo vigilare sul rispetto delle procedure decise dal Senato. Tempi e modalità per l’esame delle alternative dovranno essere rispettati».

Venerdì il Tar esaminerà il ricorso presentato dalla Vtp Venezia terminal passeggeri che ha chiesto la sospensione dell’ordinanza della Capitaneria di porto che blocca il passaggio in canale della Giudecca nel 2015 delle navi «superiori alle 96 mila tonnellate».

Il 20 marzo la stessa Capitaneria dovrà inviare al ministero delle Infrastrutture le otto proposte alternative già presentate che dovranno essere esaminate e Valutate dal punto di vista economico e ambientale.

A quel punto il confronto sarà aperto. Con le posizioni sostenute dal Porto per la realizzazione del nuovo canale Contorta Sant’Angelo («Unica alternativa possibile»). Oppure la soluzione Marghera, sostenuta dal Comune. O le navi fuori della bocca di Lido, come proposto da Cesare De Piccoli, ex ministro delle Infrastrutture, Luciano Claut, assessore grillino all’Urbanistica del Comune di Mira e altri. L’iter si fovrà concludere entro 90 giorni a partire dal 20 marzo. Intanto la Marittima è deserta, senza grandi navi.

Non è ancora cominciata la stagione, ma soprattutto il transito delle navi alla bocca di Lido è sospeso per via dei lavori del Mose. La battaglia riguarda il 2015, con la riapertura delle vie d’acqua. Venezia terminal passeggeri ha lanciato una campagna per chiedere sostegno al passaggio delle navi e non vietarlo «finché non saranno state realizzate le alternative».

(a.v.)

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Nuova Venezia – “Grandi navi via da San Marco”

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9

mar

2014

Il ministro Franceschini: è urgente vietare l’ingresso a Venezia

Il ministro Dario Franceschini, ieri a Venezia, lo ha detto chiaro: «Via le grandi navi da San Marco». E ha promesso i fondi per il “buco” del Palacinema al Lido. Poi è stato colto da infarto a Palmanova.

Franceschini: stop grandi navi Poi l’infarto a Palmanova

La visita alla stazione Marittima, l’incontro con Orsoni, la tappa alla Biennale «Venezia è capitale culturale del mondo, urgente vietare l’ingresso ai giganti»

VENEZIA «Via le grandi navi da San Marco». Lo dice senza mezzi termini il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, ieri in visita a Venezia. Davanti a una stazione Marittima vuota – le navi per sei mesi non arrivano a causa dei lavori del Mose – il ministro esprime la sua idea sull’argomento.

«Venezia è la capitale della cultura nel mondo», attacca, «una grande risorsa per il turismo e per i congressi. Ma prima di tutto dobbiamo tutelare la sua bellezza, vietando da subito il passaggio delle grandi navi davanti a San Marco».

Del problema grandi navi il ministro ha poi parlato a lungo con il sindaco Giorgio Orsoni nel corso della sua visita alla sede della Biennale, a Ca’ Giustinian.

«Gli ho illustrato la situazione», dice il sindaco, «e le alternative sul tappeto».

Una delle ipotesi è quella che il ministro intervenga, per quanto di sua competenza, sul passaggio delle navi in canale della Giudecca. Ipotesi che adesso la Capitaneria di porto ha in parte vietato per il 2015, ma che gli operatori portuali, la società Venezia Terminal Passeggeri in testa non vogliono e per questo hanno già presentato ricorso al Tar del Veneto.

Ieri al termine dell’incontro a Ca’ Giustinian il ministro è tornato sull’argomento. «È una questione che va chiusa al più presto», ha detto Franceschini, «non è immaginabile rassegnarsi al passaggio davanti a San Marco di giganti di quelle dimensioni. Lo capisce ogni persona dotata di un minimo di buon senso».

Quanto alle soluzioni, Frabnceschini non si sbilancia. «Dovranno essere trovate d’intesa con i livelli territoriali istituzionalmente competenti. Ce ne sono diverse, e non spetta a me indicare soluzioni tecniche, ma è evidente che questa cosa va risolta. Definitivamente».

Nei prossimi giorni potrebbe essere convocato un vertice insieme ai ministri delle Infrastrutture e dell’Ambiente per trovare una soluzione in tempi rapidi. Una questione che provoca tensioni e polemiche in laguna sulle diverse vie alternative sul tappeto. Il nuovo canale Contorta-Sant’Angelo, quattro chilometri da scavare in mezzo alla laguna per collegare il canale dei Petroli all’attuale Marittima. Secondo l’Autorità portuale «è l’unica soluzione possibile». Nuovi attracchi a Marghera e nelle banchine della zona industriale secondo il Comune, il porto passeggeri fuori della laguna secondo i progetti firmati da Cesare De Piccoli, Luciano Claut, Giovanni Fabbri, Comitato «No Grandi Navi». Prima di lasciare Venezia per Palmanova, ieri pomeriggio, il ministro dei Beni culturali aveva visitato la sede della Biennale a Ca’ Giustinian, accompagnato dal presidente Paolo Baratta. «Un’istituzione di eccellenza», l’ha definita.

Alberto Vitucci

A causa di un ricorso al Tar, slitta di un anno la viabilità di accesso al nuovo terminal traghetti che apre a Fusina

MARGHERA – Non doveva andare così, ma a causa di un ricorso al Tar di una impresa privata – che poi ha rinunciato all’appalto – dal mese prossimo via Malcontenta dovrà sopportare per almeno un anno il via vai di camion e tir diretti al nuovo terminal traghetti Ro/Ro di Fusina che entrerà in funzione con due dei quattro approdi previsti.

Il cronoprogramma dell’Accordo di Programma del 2008 prevede la sistemazione dei fanghi scavati dai canali navigabili in una mega discarica nel Vallone Moranzani, in cambio di una serie di opere «di compensazione», tra le quali figura anche la nuova viabilità per l’apertura del Terminal Ro/Ro di Fusina, per dirottare il traffico pesante da via Malcontenta.  Si tratta di un investimento di oltre 16 milioni, divisi in due stralci e a carico dell’Autorità Portuale. Il primo intervento da 10 milioni, ormai concluso, riguarda l’adeguamento di via dell’Elettronica, con la realizzazione della doppia corsia per senso di marcia e il raddoppiamento del binario esistente. Il secondo intervento, ancora da realizzare a causa di un ricorso dal Tar dopo l’assegnazione dell’appalto, prevede la costruzione di una nuova e grande rotatoria tra l’inizio di via dell’Elettronica e via Malcontenta a cui dovrebbe aggiungersi il nuovo collegamento, con una piccola rotatoria, di via dell’Elettricità e il nuovo ponte strallato con via Padana (Sr11). Il problema è che per l’esecuzione dei lavori per la realizzazione del nodo di via Malcontenta l’appalto era stato aggiudicato ma è stato presentato e accolto un ricorso con richiesta di sospensiva dei lavori. Il ricorso era stato presentato dal secondo partecipante alla gara d’appalto che, però, nell’udienza di merito del Tar dello scorso ottobre non si è presentato.

L’Ufficio tecnico dell’Autorità Portuale di Venezia conferma che «il ricorso al Tar ha, in effetti, comportato un ritardo nei lavori per gli interventi previsti, ma ora cercheremo di recuperare, più velocemente possibile, il tempo perduto. I lavori, assegnati alla impresa Carron cavalier Angelo spa, sono già iniziati e saremo pronti per aprile-maggio 2015, prevedono la realizzazione di una rotatoria, viadotti, raccolta delle acque meteoriche e altre opere correlate oltre ad un secondo svincolo in corrispondenza di via della Meccanica. Si tratta di opere che consentiranno di realizzare una viabilità dedicata al terminal autostrade del mare di Fusina (area ex Alumix) e di separare così il traffico urbano da quello commerciale e portuale».

Va detto, comunque, che il nuovo terminal, per un totale di 400 traghetti tra traghetti passeggeri e Ro/Ro ( camion con merci delle “autostrade del mare”), aprirà, per il momento, a ridosso della prossima Pasqua solo metà dei quattro approdi previsti nella darsena dell’ex Alumix a Fusina.

«Questo ritardo non ci voleva», sottolinea il presidente della Municipalità di Marghera, Flavio Dal Corso. «Sappiamo che la causa di tutto è il ricorso amministrativo di un’impresa privata che aveva partecipato al bando di assegnazione dei lavori. A questo punto ci auguriamo che il cantiere recuperi al più presto possibile i ritardi accumulati e, nel frattempo, venga gestito il traffico pesante per il terminal di Fusina con il minor impatto possibile sulla viabilità ordinaria per salvaguardare la gente che risiede a Malcontenta».

Gianni Favarato

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Cubature ridotte del 60 per cento, nuove case e albergo

Via libera della giunta all’intesa con “Fs Sistemi Urbani”

Riqualificazione degli ambiti della stazione ferroviaria di Mestre, il progetto, atteso da decenni, procede ma con una corposa “cura dimagrante”. Definitivamente accantonata la grande piazza-piastra di Benevolo e la stazione sopraelevata verso Marghera (ipotesi Piano), Comune e Fs Sistemi Urbani, capofila per Rfi e Grandi Stazioni, procedono con un accordo di programma dalle volumetrie ridotte del 60 per cento, rispetto alla vecchia intesa siglata con un protocollo d’intesa, nel 2010, dall’ex sindaco Cacciari. Ieri la giunta comunale, su proposta dell’assessore all’Urbanistica, Andrea Ferrazzi, ha approvato il nuovo accordo di programma fortemente voluto dal sindaco Orsoni che ora, dopo un passaggio in Consiglio comunale, dovrà sottoscriverlo. Poi si dovrà attendere la Vas in Regione; nel giro di massimo sei mesi il Comune dovrebbe ratificare l’intesa rendendola operativa.

Tre gli ambiti di intervento: l’area ex scalo ferroviario tra via Trento e il Parco del Piraghetto, la stazione di Mestre e l’area dei giardini di via Piave, di proprietà di Metropolis, una società mandataria di Ferrovie dello Stato. Ecco cosa cambierà.

Nell’ex scalo ferroviario, dismesso, le società delle Ferrovie interverranno con un progetto di rigenerazione urbana. Gli edifici esistenti saranno quasi tutti abbattuti e una porzione di standard a verde di 18 mila metri quadri andrà ad ampliare il parco del Piraghetto. Qui sorgeranno circa 140 alloggi per quasi 450 persone in un’area di 66 mila metri quadri di superficie. L’attuale tratto di via Trento che passa sotto il cavalcavia della Giustizia diventerà una strada residenziale e sarà realizzata una nuova viabilità per il traffico di attraversamento a ridosso dei binari. La previsione è di realizzare 21.500 metri quadri di residenza e 6 mila metri quadri di terziario (il vecchio accordo ne prevedeva 39.750 metri quadri). E qui si trasferiranno le ottanta persone (dodici alloggi e due negozi) che vivono tra i due passaggi a livello della Gazzera.

Un caso raro di rottamazione che toglierà i residenti da una collocazione disagiata e consentirà alle ferrovie di utilizzare spazi per la stazione Sfmr.

Scende da 73.600 metri quadri previsti dal vecchio accordo a 20 mila lo sviluppo dell’area della stazione di Mestre. Nell’ex palazzo delle Poste della Immobiliare Favretti aprirà un albergo di una catena spagnola con doppio ingresso, uno anche direttamente sul binario 1 della stazione. Con i suoi 13 piani di altezza, sarà alto quanto il Plaza. La nuova stazione sarà più basse. Grandi Stazioni sta riqualificando l’attuale stazione che poi si svilupperà in altezza.

Rfi sta realizzando il nuovo parcheggio multipiano a fianco del bicipark comunale, oramai finito. L’area della stazione, ha spiegato Ferrazzi, sarà valorizzata con l’incremento della volumetria sulle aree di proprietà del gruppo Ferrovie dello Stato, oltre alla conferma delle volumetrie esistenti. «Troveranno spazio un albergo collegato ai binari, sale riunioni e altri spazi utilizzabili dai viaggiatori, negozi, multipark e bicipark. Inoltre la riqualificazione di Piazzale Favretti farà di questo spazio un punto nevralgico di interscambio ferro-gomma», ha chiarito l’assessore. Un contributo per valorizzare l’architettura dell’area arriva dai progetti del concorso Europan 12 che a maggio sarano esposti nel Municipio di Mestre. Infine l’area dei giardini di via Piave sarà ceduta al Comune che la riqualificherà grazie a un progetto specifico, finanziato con gli oneri di urbanizzazione del nuovo albergo.

Mitia Chiarin

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