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dolo, Mira e mirano

DOLO – Lotta alle slot machine nel comprensorio. Il partito Italia dei Valori (IdV) della Riviera del Brenta e del Miranese organizza una raccolta di firme contro gioco d’azzardo e per una legge di iniziativa popolare che lo abolisca. Nell’area dell’Asl 13 che conta 17 comuni sono circa 11 mila, su una popolazione di 240 mila, le persone che soffrono di dipendenza da gioco. Giocano almeno 3-4 volte alla settimana e questo dall’arrivo della crisi 5 anni fa, è un atteggiamento che è cresciuto sempre più. Queste persone sono attratte più che dai Casinò, dalle slot machine di bar, trattorie e tabaccherie. I giocatori più incalliti sono anziani, giocano con frequenza anche a Gratta e Vinci Lotto e Superenalotto. Ma ci sono anche un migliaio di persone che hanno sviluppato una patologia di forte dipendenza dal gioco d’azzardo.

«Queste persone – spiega Michele Lionetti referente provinciale dell’Idv – hanno provocato danni economici enormi alle loro famiglie, hanno dilapidato tutto e messo in crisi rapporti coniugali e familiari. Questa piaga va fermata».

I banchetti saranno presenti sempre dalle 8 alle 12,30 al mercato di Marghera oggi sabato 28 dicembre e il 4 gennaio e poi al mercato di Mirano in Piazza Martiri lunedì 30 dicembre e lunedì 6 gennaio. Al mercato di Mira giovedì 2 e 9 gennaio. Al mercato di Dolo nei giorni di venerdì 3 e 10 gennaio.

(a.ab.)

 

PORTO MARGHERA – Firmata ieri un’altra transazione

IN TRIBUNALE – Cause avviate contro altre 50 società

L’ACCORDO – Un’immobiliare verserà un milione per due ettari

SALVAGUARDIA – Ma i soldi incassati non restano in laguna

Una cinquantina di aziende sono già scese a patti con il ministero e hanno iniziato a pagare a rate per l’inquinamento di molte aree

I soldi che lo Stato incassa dalle aziende di Porto Marghera a titolo di risarcimento per il danno ambientale dovrebbero restare a Venezia, a disposizione delle costose e imponenti opere di disinquinamento. Ma ciò non accade. E in questi anni nessuno si è battuto – almeno pubblicamente – per ottenere che quei soldi restino in laguna.

Seicento milioni di euro – questa è la somma complessiva finora oggetto di transazione tra aziende di Porto Marghera e ministero dell’Ambiente – sono tanti: Magistrato alle acque e Autorità portuale potrebbero attivarsi per cercare di far “vincolare” almeno una parte di quel denaro, che attualmente finisce nel gran “calderone” del bilancio statale. In questo modo avrebbero la certezza di ottenere i necessari fondi per poter proseguire le operazioni di marginamento o di scavo dei canali.

Le aziende proprietarie di aree inquinate di Porto Marghera continuano a pagare “spontaneamente” per i danni provocati all’ambiente e per le necessarie opere di risanamento. L’ultima ad aver raggiunto un accordo con il ministero dell’Ambiente è stata una società immobiliare che ha accettato di versare un milione di euro in riferimento ai suoi due ettari di terreno, in cambio alla rinuncia da parte dello Stato alla causa per risarcimento danni che aveva già avviato. Quella firmata ieri dal ministero Andrea Orlando è la prima transazione conclusa dal governo Letta e fa seguito a poco meno di cinquanta altre transazioni concluse negli ultimi 12 anni, grazie alle quali lo Stato si è assicurato la cifra record di 600 milioni di euro, in parte già incassata, in parte da incassare grazie alle concordate rateizzazioni decennali.

Ma non è finita: altre cinque aziende stanno concludendo un accordo con ministero dell’Ambiente e Avvocatura dello Stato per mettere fine al contenzioso attraverso altrettante transazioni che dovrebbero portare in cassa ulteriori 20 milioni di euro. Per finire ci sono ancora una cinquantina di causa pendenti (alcune ancora da avviare) nei confronti di altrettante società proprietarie di siti inquinati e, dunque, responsabili del danno ambientale (anche se i materiali inquinanti sono stati scaricati dai precedenti proprietari) e obbligati a dare il via alle operazioni di bonifica. Le prime causa avviate all’inizio degli anni Duemila – una mezza dozzina in tutto – si sono già concluse con sentenza: il Tribunale ha accertato la responsabilità nell’inquinamento delle aree e ora spetterà ad un’ulteriore procedimento civile la quantificazione dei danni dovuti.

La maggior parte delle aziende ha però preferito evitare una sentenza di condanna accettando di concordare il risarcimento in sede transattiva. Tra queste ve ne sono alcune di molto importanti: Montedison ha versato quasi 300 milioni di euro; Syndial di milioni ne ha pagati 140; Eni 41.

Le somme sono consistenti ma, a fronte di situazioni ambientali particolarmente compromesse, molte società hanno ritenuto più conveniente scendere a patti, anche in considerazione del fatto che, a seguito del perfezionamento della transazione e del pagamento del risarcimento, possono iniziare nuovamente a progettare lo sviluppo futuro delle aree dando il via alle operazioni di bonifica a cui sono obbligati per legge. Parallelamente lo Stato sta proseguendo gli interventi di messa in sicurezza di tutta Porto Marghera per evitare che i materiali inquinanti continuino a sversarsi nelle acque della laguna: i lavori sono stati conclusi per tre quarti, ma ora sono sospesi per mancanza di fondi.

La speranza è che almeno una parte dei soldi incassati grazie alle transazioni con le aziende di Porto Marghera possano essere utilizzati per le opere di marginamento. Ma per ora non è così: i risarcimenti finiscono nel bilancio generale dello Stato e non in un fondo con destinazione vincolata al disinquinamento della laguna. Un’opportunità persa per Venezia.

 

 

ELETTRODOTTO BLOCCATO » LA DECISIONE DEL CONSIGLIO DI STATO

Pressing di Comune e Regione anche sul governo, Bettin: «Così rischia di saltare il parco nel Vallone Moranzani»

Il Consiglio di Stato si è pronunciato e non c’è possibilità di presentare altri ricorsi. I cantieri per l’interramento degli elettrodotti che attraversano Malcontenta resteranno fermi fino a che Terna non presenterà di nuovo il progetto di razionalizzazione dell’intera rete di trasmissione elettrica.

Ma il Comune di Venezia e la Regione Veneto sono pronte a dare battaglia e chiedono a Terna di richiedere una nuova autorizzazione ambientale, come aveva già fatto con quella bocciata Consiglio di Stato malgrado il parere positivo della Commissione Via, che però «scorpori» il tratto Fusina-Malcontenta dal resto dell’elettrodotto, visto che la bocciatura riguarda solo una compatibilità paesaggistica nel tratto del nuovo elettrodotto aereo di Vigonovo. In ballo c’è un investimento da un miliardo di euro per un progetto che trova posto all’enorme quantità di fanghi contaminati scavati e da scavare nei canali lagunari da trattare e stoccare in sicurezza nel cosiddetto Vallone Moranzani, previo l’interramento dei tre elettrodotti aerei di Terna e uno dell’Enel che attraversano l’area in cui già sono stati sepolti nei decenni scorsi grandi quantità di terreni e scorie pericolose. Per il territorio e la popolazione di Marghera e Malcontenta, che ha partecipato con un referendum alla elaborazione e approvazione del progetto, è prevista dall’Accordo di Programma del 2008, una serie di interventi compensativi, leggi riqualificazione ambientale, paesaggistica, idraulica e viabilistica di tutta l’area di Malcontenta e Marghera che per troppo tempo sono state considerate la pattumiera delle industrie chimiche e siderurgiche, in gran parte oggi chiuse, di Porto Marghera.

L’unico problema è che questo intervento di risanamento ambientale, così nuovo e importante da venir scelto come modello a livello nazionale, è inglobato nel mega progetto «unico» di Terna che prevede la razionalizzazione dell’intera rete di elettrodotti che collega Marghera e Dolo alla stazione di Camin a Padova.

«C’è un solo modo per uscire dalla situazione creatasi con la sentenza del Consiglio di Stato», dice l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin. «Terna, con il supporto del Governo, finora latitante su tale questione, deve richiedere una nuova autorizzazione che scorpori il tratto Fusina-Malcontenta dal resto dell’elettrodotto, facendo anche leva su quanto ha sempre affermato, e cioè che quel tratto è in effetti nient’altro che una parte della stessa centrale Enel di Fusina e quindi può e deve essere considerato separatamente dal resto dell’elettrodotto, sia per rispetto delle opinioni dei Comuni, dei comitati e degli abitanti che vivono sul tracciato del previsto elettrodotto sia per coerenza con la realtà dei fatti. L’elettrodotto ad alta tensione che grava da decenni sui cittadini di Malcontenta, insieme a tutti gli altri che da Fusina si dipanano verso il Nordest alimentandolo di energia, il risanamento della terra, dell’acqua e dell’aria, anche attraverso progetti straordinari come il Vallone Moranzani, sono interventi necessari, dovuti a una città che ha pagato un prezzo enorme in termini di vite umane, salute e ambiente per la presenza del polo industriale, portuale ed energetico di Marghera e Fusina, di cui si sono giovati e si giovano l’intero Nordest e l’intero Paese. Non consentiremo che si blocchi questo progetto».

Sulla stessa linea l’assessore regionale, Renato Chisso, sconcertato: «Le sentenze definitive non si possono cambiare, ma il progetto Moranzani e l’Accordo di Programma che lo prevede si può ancora salvare e attuare. Per questo mi batterò per una rapida convocazione di un tavolo territoriale per convincere i dirigenti di Terna a ripresentare il progetto per l’interramento previsto a Malcontenta, separandolo da tutto il resto in modo da avere una nuova autorizzazione in tempi più rapidi possibili. E se Terna dirà di no noi insisteremo».

Gianni Favarato

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IL FRONTE DEI CONTENTI

«Un regalo di Natale anticipato»

Sindaci della Riviera e Comitati: interramento dell’intera tratta

Un regalo di Natale in anticipo. Così viene vista in Riviera del Brenta la sentenza del Consiglio di Stato che ha bloccato il progetto dell’elettrodotto aereo Dolo-Camin previsto da Terna.

«Prendiamo atto con estrema soddisfazione della sentenza», spiega Damiano Zecchinato, sindaco di Vigonovo, «che ha stroncato tutto l’iter e che obbliga Terna a ripartire da capo, compresi gli accordi con la Regione».

Zecchinato chiederà l’intervento del governatore Zaia. «Ho avuto rassicurazioni da Zaia sul fatto che, se il progetto fosse stato azzerato, la Regione avrebbe appoggiato la linea dei comuni che chiedono l’interramento della tratta e di essere coinvolti nei processi decisioni senza subire opere calate dall’alto».

La Riviera infatti si è sempre battuta per l’interramento della tratta. «Non siamo contrari all’opera né tantomeno alla riqualificazione del Vallone Moranzani», continua Zecchinato, «vogliamo solo che il Dolo-Camin sia interrato. Terna ha dimostrato, con l’elettrodotto presentato mesi fa tra Piemonte e Francia, che l’opera è possibile e il costo sarebbe recuperato in poco tempo. Questo salvaguarderebbe le bellezze della Riviera».

Soddisfazione espressa anche dal sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo: «Auspico che questa sentenza crei un precedente per la Riviera. Speriamo che il territorio venga coinvolto anche per altre grandi opere che riteniamo devastanti come la Romea Commerciale».

Filippo Fogarin, vicesindaco di Vigonovo, commenta invece usando una metafora calcistica: «Vigonovo 2 – Terna 0».

Anche i comitati plaudono alla sentenza. «Una cosa deve essere chiara», spiega Adone Doni, «nel nuovo procedimento autorizzativo, in particolare per quanto riguarda il cosiddetto Accordo Moranzani, devono essere coinvolti i comuni del territorio finora sistematicamente esclusi».

I comitati rispondono poi al comunicato di Terna. «Terna parla di “costo del non-fare”», precisa Doni, «noi non siamo per il “non-fare”, ma per il fare bene per tutti. Se, oltre al Moranzani, si procedesse all’interramento del Dolo-Camin e del Malcontenta-Mirano, si creerebbero più investimenti e posti di lavoro qualificati. Inoltre Terna afferma che “resta critica ed esposta al blackout la rete elettrica veneta”. Ma di quale rischio parla? A luglio 2013 nel Triveneto i consumi sono diminuiti del 4,1% rispetto al 2012».

Giacomo Piran

 

LE TAPPE DELLA VICENDA

Quel “palo” a Villa Sagredo blocca la nuova rete elettrica

Il progetto del nuovo elettrodotto Camin-Dolo, lungo l’asse dell’Idrovia Padova-Venezia, prevede un nuovo elettrodotto aereo in doppia terna a 380 kV di circa 7,5 km tra Mirano e Malcontenta e l’interramento di tre linee «per migliorare la sicurezza e la flessibilità e l’economicità di esercizio della rete interessata dal trasporto delle produzioni delle centrali termoelettriche esistenti a Marghera e Fusina».

Pezzo forte del progetto sono i pali monostelo che prenderanno il posto dei vecchi e ben più ingombranti tralicci dell’alta tensione. I monostelo saranno alti in media 54 metri e solo in alcuni casi potranno raggiungere il massimo di 61 metri o un minimo di 42 metri. Secondo Terna i nuovi pali avranno, inoltre, un impatto sul suolo e visivo molto minore e saranno molti di meno rispetto agli attuali ingombranti tralicci che spariranno totalmente, insieme a 100 chilometri di vecchie linee che saranno demolite e in parte, come nel caso di Malcontenta, interrate.

La nuova linea, secondo il progetto bocciato dal Consiglio di Stato, prevede una linea aerea alta 60 metri tra Dolo e Camin che attraverserà Vigonovo sull’argine della idrovia, passando, tra l’altro, a meno di centro metri da Villa Sagredo, un complesso storico di origine medioevale il cui proprietario ha presentato ricorso prima al Tar (con una prima bocciatura della richiesta di sospensiva poi confermata in sede di giudizio di merito) e poi al Consiglio di Stato che gli aveva dato ragione, l’estate scorsa, sostendendo che le motivazioni con cui il ministero dei Beni Culturali giustificava la validità del monostelo dal punto di vista storico, paesaggistico e culturale.

E così, quel che non avevano potuto i sindaci della Riviera e i Comitati – che avevano presentato anche loro ricorso contro il progetto ma se l’erano visto bocciare dal Tar del Veneto – è riuscito al proprietario di Villa Sagredo per l’impatto paesaggistico di un unico monostelo. Per Terna la bocciatura dell’intero progetto mette a rischio la fornitura regolare di energia elettrica all’intera regione. «Il Veneto produce meno della metà di quel che consuma, con un deficit energetico regionale pari a -59,06% dei consumi «sostiene Terna «per questo deve importare l’energia elettrica di cui ha bisogno dalle Regioni vicine, utilizzando le autostrade dell’energia, cioè il sistema delle linee di trasmissione, che è fondamentale sia efficiente e sicuro, per questo con il nostro progetto vogliamo razionalizzarlo in Veneto, riducendo nel contempo l’impatto ambientale togliendo chilometri di linea e molti tralicci ».

 

Vallone Moranzani di nuovo a rischio per lo stop a Terna

L’intervento di risanamento a Marghera era subordinato all’interramento dell’elettrodotto.

Soddisfazione tra sindaci e comitati della Riviera del Brenta

Tutto da rifare. L’iter dell’elettrodotto Dolo-Camin, contestato in Riviera del Brenta ma necessario a garantire l’autosufficienza energetica di buona parte del Veneto, dovrà ripartire da zero. Lo ha ribadito il Consiglio di Stato, che ieri ha negato a Terna la possibilità di proseguire i lavori “viziati” da un parere sulla distanza di un traliccio da villa Sagredo, a Vigonovo. Ma lo “stop”, accolto con soddisfazione in Riviera del Brenta, rischia di compromettere il progetto del Vallone Moranzani, con l’interramento dell’elettrodotto e la realizzazione di un grande parco urbano a Malcontenta sopra la collina che, oltre ai rifiuti industriali, dovrebbe accogliere anche i fanghi tossici scavati in laguna.

 

FAVOREVOLI – Soddisfazione tra i Comuni della Riviera del Brenta che chiedono l’interramento dell’elettrodotto

ENERGIA – Il progetto di razionalizzazione di Terna bocciato dal Consiglio di Stato: «In fumo 290 milioni»

“Azzerata” la rete elettrica Padova-Venezia

L’iter autorizzativo deve ricominciare da zero. Tutto era iniziato con il ricorso di un privato

Si ricomincia da capo, come nel gioco dell’oca. Il progetto di razionalizzazione della rete elettrica fra Padova e Venezia, che comprende la riqualificazione del Vallone Moranzani a Marghera e l’elettrodotto Dolo-Camin ad opera di Terna, è stato “azzerato”. Lo ha stabilito ieri il Consiglio di Stato che, in risposta al giudizio di ottemperanza presentato nel luglio scorso dalla società promotrice del progetto, ha revocato l’autorizzazione rilasciata al termine di un iter durato quasi sei anni.

La decisione dei giudici amministrativi è stata presa dopo che, nel giugno scorso, era stato accolto il ricorso presentato da un privato che contestava il passaggio dell’elettrodotto sopra Villa Sagredo, in Riviera del Brenta. Nello specifico, il Consiglio di Stato aveva ritenuto «non adeguatamente motivato» il parere favorevole del ministero dei Beni culturali (uno degli 80 enti coinvolti nelle consultazioni degli anni scorsi) sulla distanza fra un sostegno – un traliccio a uno stelo – e la villa. Invano Terna aveva chiesto di proseguire i lavori sugli altri lotti, in attesa di chiarire i termini del vincolo che gravava sulla dimora storica. Di fatto, l’iter autorizzativo deve ricominciare da zero.

La notizia è stata accolta con favore in Riviera del Brenta, dove Comuni e comitati di cittadini chiedevano a Terna che l’elettrodotto venisse interrato. Opposti gli umori a Venezia, dato che la decisione della giustizia amministrativa rischia di affossare anche il progetto ambientale del Vallone Moranzani. Qui, in un’area contaminata da rifiuti pericolosi a ridosso di Porto Marghera, dovevano essere stoccati i fanghi tossici scavati in laguna sopra i quali, con una copertura stagna, sarebbe sorto un grande parco. L’elettrodotto in questo tratto sarebbe stato interrato e il costo per realizzare il progetto sarebbe stato comunque inferiore alla spesa sostenuta per stoccare i fanghi in un’isola della laguna, come avviene adesso. Il timore, ora, è che lo “stop” imposto da Roma vanifichi anni di lavoro condotto a Venezia da Comune, Regione e commissario per le Bonifiche. «Il progetto deve andare avanti – dice l’assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin – il Vallone Moranzani, un’estensione della centrale di Fusina, non va compreso nel progetto dell’elettrodotto bloccato a Roma».

 

AL RIVOLTA – Anche Paolini e Ovadia per sposare l’idea del regista Segre

MESTRE – In un’epoca di tagli e disuguaglianze ecco un progetto di impegno civile, che si propone di far riflettere sull’importanza della scuola primaria pubblica italiana.

Questo l’obiettivo di “A scuola di cittadinanza”, un’intera giornata pensata per sostenere un importante progetto sulla scuola elementare pubblica, ideato dal regista Andrea Segre e legato al suo film “La prima neve”, presentato allo scorso Festival del Cinema di Venezia e in programma oggi al Centro Sociale Rivolta di Marghera.

Il tour di presentazione del progetto – partito dalla parrocchia del Gesù Lavoratore – si chiuderà ancora qui, oggi, negli spazi dell’ex Paolini Villani in via Fratelli Bandiera. Alle 15 è in programma la proiezione, nella sala Open Space, del film con lo stesso Segre in sala. Contemporaneamente nelle altre sale saranno attivati laboratori, giochi e letture per i bimbi curate da una serie di associazioni cittadine. La merenda, a metà pomeriggio, precederà la seconda parte dei laboratori e uno spettacolo. Alle 19 la cena riservata a tutti i bimbi presenti. Lo spettacolo proseguirà poi – dalle 21 (ingresso 10 euro) – nella sala Hangar Rivolta dove sul palco si alterneranno tanti artisti del calibro di Moni Ovadia, Marco Paolini, Pierpaolo Capovilla (Teatro degli Orrori), la Piccola Bottega Baltazar (formazione elettro acustica veneta) e altri ospiti. Moni Ovadia si esibirà insieme a Marco Rovelli e Jovic Jovica, maestro di fisarmonica cromatica, in un estratto dallo spettacolo “La meravigliosa vita di Jovica Jovic” sulla vita romanzesca e iperbolica dell’artista rom serbo. Al termine dei live serali sarà proiettato il film “Indebito” di Andrea Segre e Vinicio Capossela. Responsabile del progetto “La Prima Scuola” è l’associazione culturale ZaLab, di cui Segre è fondatore.

L’iniziativa si propone di raccogliere risorse e impegnare energie per la scuola, perseguendo due macro obiettivi: contribuire al dibattito sulla crisi del sistema d’istruzione pubblico relativa nelle scuole elementari e finanziare progetti artistici nelle scuole primarie di periferia con un’apposita raccolta fondi.

Raffaele Rosa

 

 

La Conferenza dei servizi approva gli ultimi progetti in attesa di autorizzazione Regione e Comune: «Ora tocca alle aree Eni». Confindustria: «Mancano le tariffe»

MARGHERA – Un mese fa, al convegno sul futuro di Porto Marghera organizzato al Parco Vega dal Comune di Venezia, il direttore generale e ex ministro dell’Ambiente, Corrado Clini l’aveva annunciato: «grazie all’Accordo di programma su bonifiche e riqualificazione ambientale firmato l’anno scorso e alla ridefinizione del Sito di interesse nazionale di Porto Marghera e aree limitrofe e i relativi Protocolli attuativi, abbiamo definito le azioni per accelerare e semplificare l’iter procedurale dei progetti di autorizzazione delle bonifiche ed entro la fine anno avranno tutti la loro procedura esecutiva approvata».

E così è stato. Ieri la Conferenza di Servizi unica ha approvato gli ultimi progetti di bonifica delle aree di Porto Marghera, relativi al terminal portuale di Transped , alle Officine Luigi Resta/Villa & Bonaldi spa, Consorzio Tecnologico Veneziano. «Questa è la risposta concreta alle esigenze di sviluppo in un’area strategica che riguarda l’intero Paese» ha sottolineato il governatore Luca Zaia «il disinquinamento di Porto Marghera sta diventando realtà e apre la porta agli investimenti». «Con l’approvazione di tutti i progetti di bonifica e la pianificazione delle aree ex Syndial che Regione e Comune stanno acquisendo» ha commentato l’assessore regionale Renato Chisso «siamo ad una svolta storica, la riconversione è partita in maniera concreta con modalità efficaci che possono essere d’esempio anche per altre realtà italiane».

Per l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin: «Con questi provvedimenti si superano i ritardi accumulatisi finora, rispondendo a tutte le istanze che erano ancora in giacenza. E’ un risultato che consente di guardare avanti con maggiore fiducia. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il pieno allineamento istituzionale tra Comune, Provincia, Regione e Ministero, unità di intenti e condivisione di metodo che restano necessari per affrontare i problemi ancora aperti. Ora bisogna concludere l’accordo con Eni sulle aree, per mettere a disposizione del rilancio nuovi spazi vitali, velocizzare ulteriormente le procedure con un coinvolgimento ancor maggiore degli enti locali, delle categorie imprenditoriali e dei sindacati dei lavoratori».

Confindustria «apprezza lo sforzo delle amministrazioni che hanno dato applicazioni agli impegni presi, perché questo è il primo passo per lo sviluppo di Porto Marghera in quanto garantisce i tempi certi dei procedimenti amministrativi. Ora l’amministrazione deve definire modalità tecniche ed economiche per partecipare alla bonifica della falda attraverso il sistema di depurazione collettiva, il Pif di Fusina. Le imprese devono sapere al più presto le tariffe e le modalità tecniche di conferimento delle acque al depuratore, per consentire di programmare gli investimenti futuri».

«Ora non esistono più alibi, si predisponga ora un piano complessivo di sviluppo per tutta Porto Marghera», hanno commentato i parlamentari del Pd, Michele Mognato, Andrea Martella, Sara Moretto, Delia Murer e Davide Zoggia.

Gianni Favarato

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Nuovo passo avanti verso la riqualificazione di Porto Marghera. La Conferenza dei servizi, in seguito all’Accordo di programma sulle bonifiche del 16 aprile 2012, ha approvato interventi che attendevano da anni di poter partire, relativi a Transped Spa, Officine Resta Spa / Villa e Bonaldi Spa, Consorzio Tecnologico Veneziano. Ora il pregresso è stato smaltito e bisogna pensare allo sviluppo futuro. Non a caso il presidente degli Industriali veneziani, Matteo Zoppas, ha detto che «le imprese hanno bisogno anche di avere certezza dei costi» e quindi chiedono che siano definite le modalità con cui sarà possibile partecipare alla bonifica della falda acquifera attraverso il sistema di depurazione collettiva, il Pif (Progetto integrato Fusina).

Da concludere, poi, c’è pure l’accordo con l’Eni che deve trasferire a Comune e Regione oltre 100 ettari della zona industriale, e l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin ha auspicato che avvenga al più presto. Come i parlamentari veneziani del Pd affermano che «ora non esistono più alibi: senza attendere che si completino le bonifiche, si predisponga un piano complessivo di sviluppo per tutta l’area industriale». E l’assessore allo Sviluppo economico, Alfiero Farinea, ha ricordato che il Comune ha «avviato un programma di attività finalizzato alla semplificazione della burocrazia».

(e.t.)

 

Nuova Venezia – Torna l’allarme polveri sottili.

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19

dic

2013

SALUTE E ARIA

Valori altissimi l’altra notte, preoccupano i dati delle centraline

Una notte di smog a livelli altissimi. 205 microgrammi di Pm10 alle 2 di notte di ieri, mercoledì, rilevati dalla stazione urbana di via Beccaria a Marghera. 172 microgrammi rilevati alla stessa ora in via Tagliamento, la centralina della Gazzera a ridosso della tangenziale di Mestre e che misura lo smog prodotto dal viadotto. 153 microgrammi invece al parco di Bissuola, con la centralina posta in posizione centrale. Anche Sacca Fisola, a Venezia, se la passa malino sul fronte smog, con otto giorni di sforamenti negli ultimi dieci giorni e una punta di 107 microgrammi misurata l’altro ieri. La bassa pressione, tipica del periodo invernale, e l’assenza di pioggia da giorni fa riesplodere l’emergenza smog anche nel nostro Comune, proprio nei giorni a ridosso di Natale, quando le limitazioni al traffico per le auto non catalizzate sono sospese fino all’Epifania e pure sono sospese in centro a Mestre le zone a traffico limitato. E così rischiamo di tornare ai livelli di sforamenti del 2012 dopo un inizio d’anno che aveva fatto comunque ben sperare per una migliore qualità dell’aria che respiriamo e che aveva prodotto il risultato positivo di alcune centraline con sforamenti di poco superiori al limite di 35 l’anno, fissato dall’Unione Europea. 66 gli sforamenti in via Beccaria, 16 a Spinea, 37 a Sacca Fisola, 47 al Parco Bissuola e 48 in via Tagliamento sono i numeri di giornate con lo smog (Pm10 ovvero le famigerate polveri sottili) sopra i limiti di 40 microgrammi per metro cubo.

La palma di Comune di prima cintura più inquinato spetta a Marcon, con ben dieci giorni consecutivi di sforamenti dei livelli delle polveri sottili. Il picco delle polveri sottili nella notte tra martedì e mercoledì allarma quanti temono gli effetti nocivi dello smog prodotto in particolare dal traffico in un’area densamente trafficata come la terraferma mestrina. Qualche speranza di un miglioramento è atteso a questo punto solo sul fronte meteo. L’Arpav del Veneto segnala la possibilità da domani, venerdì, dell’arrivo di una modesta perturbazione di origine atlantica che transiterà determinando delle deboli precipitazioni sparse. E tornerà la pioggia, utile a dilavare il Pm10. Dal pomeriggio di domani, tempo in miglioramento. Di conseguenza, sarà bene proteggere bambini e anziani, specie i malati di cuore e con problemi respiratori, dall’esposizione eccessiva allo smog invernale. Un decalogo sarà preparato dall’assessorato all’Ambiente.

Mitia Chiarin

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Spinea, Pedibus e biciclette per diminuire l’inquinamento

SPINEA – Quanto incidono le scuole nel traffico cittadino? Ci sta lavorando il Comune, per ridurre gli spostamenti brevi in auto all’interno della città. Nei giorni scorsi l’assessore alla Viabilità Gianpier Chinellato, con il comandante della polizia locale Diego Trolese, ha incontrato i comitati di genitori degli istituti comprensivi Spinea 1 e 2, per intraprendere una collaborazione finalizzata a ridurre i problemi di viabilità e traffico nei pressi delle scuole, in particolare durante l’orario di entrata e uscita dei bambini.

L’invito del Comune è di aderire alla cosiddetta “mobilità dolce”: utilizzare Pedibus, bicicletta o accompagnare i figli a scuola a piedi, così da ridurre il caos fuori da scuola e anche l’inquinamento in città, almeno nei giorni di bel tempo, quando è più facile lasciare l’auto in garage e più alta è la concentrazione di inquinanti e polveri nell’aria. Allo studio anche misure organizzative tra genitori per un utilizzo mirato dei mezzi di trasporto. «Sono incontri utili che ci permettono di esaminare insieme la situazione di ogni plesso e confrontarci sulle proposte da attuare in concreto», ha spiegato Chinellato al termine della riunione.

(f.d.g.)

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Si conclude così l’esame dei progetti ancora pendenti.

Zaia: «Un fatto che non riguarda solo Venezia ma l’intera regione»

VENEZIA. La Conferenza di Servizi per il Sito di Interesse Nazionale di Venezia – Porto Marghera ha approvato oggi i progetti di bonifica Transped S.p.a., Officine Luigi Resta S.p.A./Villa & Bonaldi S.p.A., Consorzio Tecnologico Veneziano. Con queste approvazioni si conclude sostanzialmente l’esame dei progetti ancora pendenti. È stato insomma «azzerato» completamente il pregresso e non ci sono più agli atti progettualità non valutate. Il risultato raggiunto è il frutto dell’applicazione dell’Accordo di Programma dell’aprile 2012 e dei relativi Protocolli Attuativi sottoscritti dall’allora ministro Corrado Clini nel gennaio dell’anno corrente. L’azzeramento delle pendenze riguarda sia le aree comprese nell’attuale perimetro del SIN ridefinito ad aprile, sia quelle che vi rientravano in precedenza e che oggi sono escluse.

«Quella di oggi è la risposta concreta alle esigenze di sviluppo in un’area strategica – ha sottolineato il presidente della Regione Luca Zaia – il cui futuro non è un fatto localistico veneziano ma ha un orizzonte veneto e riguarda l’intero Paese. È la riprova – ha aggiunto – dell’efficacia, in una materia delicata e sostanziale, del nuovo corso per la bonifica del SIN che come Regione abbiamo voluto semplificare con procedure agevolate e conferenze di servizi più frequenti. È un ulteriore segnale per le aziende e il sistema produttivo: il disinquinamento di Porto Marghera sta diventando realtà e apre la porta ad importanti investimenti».

«Con l’approvazione di tutti i progetti di bonifica, la semplificazione delle procedure, l’istituzione del fondo di rotazione per il finanziamento degli interventi di bonifica di Micro, Piccole e Medie Imprese, la pianificazione delle aree ex Syndial che Regione e Comune di Venezia stanno acquisendo – ha commentato dal canto suo l’assessore Renato Chisso – siamo veramente ad una svolta storica a Porto Marghera, dove la riconversione è partita in maniera concreta con modalità efficaci che possono essere d’esempio anche per altre realtà italiane».

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Il sindaco di Quarto, Silvia Conte, si è rivolta agli uffici legali del Codacons: «Non si tiene conto degli utenti più deboli»

QUARTO D’ALTINO «Mi sono attivata con un legale, per vedere se esistano i termini per un ricorso». Il sindaco di Quarto, Silvia Conte, strenua oppositrice del nuovo orario cadenzato, così come è stato impostato, non si è arresa ai disservizi che sono costretti a “subire” i suoi utenti.

«Sono indignata», scrive in risposta ad un pendolare con disabilità, il quale ha raccontato, come altri, le difficoltà che ogni giorno deve superare, tra treni non attrezzati, binari dove non c’è l’ascensore apposito, corse per non perdere le coincidenze. «Questa testimonianza», scrive, «è un’ulteriore prova (e non ce n’era bisogno) di come questo pseudo-orario cadenzato sulla linea Venezia Trieste non sia stato progettato tenendo conto delle necessità dell’utenza».

Il sindaco si è rivolto al Codacons, sollecitata anche dal comitato pendolari di Quarto, per agire su due fronti, da un lato appunto la questione delle «categorie deboli», dall’altro più generale muoversi contro l’orario, nel suo complesso. Nel frattempo, ieri, ci sono stati i consueti disagi e ritardi. Il treno regionale 2211delle 13.41 da Trieste è stato cancellato nel tratto tra Mestre e Venezia, ed ha portato nel complesso oltre una quarantina di minuti di ritardo. Altri convogli hanno avuto cinque, dieci, quindici minuti di ritardo.

Per Trenitalia, in ogni caso, è stata una giornata tranquilla, addirittura senza grossi problemi di sovraffollamento. Non la pensa invece così, chi prende il treno e con i nuovi orari, proprio non ce la fa ad arrivare al lavoro.

«Io ed altre lavoratrici come me», racconta Ornella Cecchi di Quarto, «prendiamo il treno del mattino alle 6.17, che prima passava alle 6.03. Da lunedì facciamo le corse, cerchiamo di non perdere le coincidenze, ma arriviamo comunque tardi, con il cuore in gola. Anche perché dobbiamo raggiungere l’ospedale civile, prendere vaporetti, linee, anche in questo caso, molte volte affollate». Prosegue: «Senza contare che oggi (ieri, ndr) una signora che stava camminando nel sottopasso della stazione di Quarto, è scivolata su una lastra di ghiaccio, facendosi male. Il personale è riuscito a dirci che c’era il cartello di pericolo e che il sale costa e loro non hanno soldi». Aggiunge: «In ospedale ci sono medici che vengono da Padova ma anche da Bassano, che non prendono più il treno, ma vengono in auto con queste condizioni meteorologiche».

Ieri sera attorno alle 18, c’è chi ha scattato un fermo immagine del tabellone alla stazione di Mestre, dove si possono chiaramente vedere ritardi di cinque, dieci, quindici minuti. L’assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso, ha ribadito anche ieri che il flop del primo giorno, è stato causato dal ghiaccio.

A scagliarsi contro il nuovo orario, è ancora Ilario Simonaggio (Filt Cgil): «Siamo al terzo giorno di introduzione del cadenzato e la situazione rimane stabile nelle difficoltà e sofferenze quotidiane. Si ponga tempestivo rimedio altrimenti sfuggirà di mano. Il servizio si deve tarare sui bisogni dei pendolari e non sull’idea che si eliminano i servizi notturni per risparmiare sulla spesa».

Marta Artico

 

I viaggiatori continuano a sfogarsi raccontando le proprie disavventure in rete

Tante, in questi giorni, le testimonianze di pendolari che faticano ad arrivare sul posto di lavoro in orario. Si tratta, comunque, di un momento di rodaggio, lo stesso ingegnere regionale Carli, intervenuto alla presentazione del nuovo sistema, aveva chiesto di portare pazienza almenoper le prime due settimane.

«Sono una utente che paga regolarmente l’abbonamento e che parte tutte le mattine da San Donà di Piave alle 6.42 con il treno numero 2204» racconta su Facebook una viaggiatrice del Veneto Orientale, «questo treno, ormai da tre giorni, per inspiegabili motivi, una volta partito dalla stazione di San Donà di Piave, si ferma costantemente in mezzo alla campagna per circa 10-15 minuti, arrivando così in ritardo a Venezia Santa Lucia. Immagino che questa circostanza sia dovuta alla modifica degli orari dei treni». Prosegue: «Ora, non solo con i nuovi orari devo prendere un treno circa un’ora prima di quello che prendevo con i vecchi, ma addirittura il treno attuale arriva con un ritardo tale alla stazione di Venezia , che praticamente giungo al lavoro allo stesso orario di quando prendevo il treno vecchio, per non parlare poi di interi convogli, in altre fasce orarie, perennemente vuoti». Chiosa: «Sono seriamente intenzionata a viaggiare gratuitamente in treno senza pagare l’abbonamento».

(m.a.)

 

«Impossibile arrivare al lavoro a Venezia»

Salzano. Politici e cittadini, oggi alle 18, in assemblea per discutere le carenze del servizio

SALZANO – Cittadini e politica uniti contro l’orario cadenzato dei treni. Oggi alle 18 a Salzano, in sala consiliare, ci sarà il dibattito per discutere del problema e raccogliere le osservazioni da girare agli organi competenti, soprattutto la Regione. Molteplici i disagi rilevati per chi prende il treno alla stazione di Salzano, a partire dalla carenza di regionali nelle ore di punta, fino a vere maratone per rientrare a casa in certe fasce orarie, con alcuni treni che saltano la fermata. Verso Venezia, infatti, si hanno convogli dalle 6.31 alle 21.31. Quelli diretti, sono solo ai minuti 31, mentre chi dove salire sui regionali in partenza ai 48 di ogni ora, deve fermarsi a Mestre e aspettare la successiva coincidenza prevista cinque minuti dopo. Alle 6.55, è stato aggiunto un autobus verso Venezia, con partenza sempre dal piazzale della stazione che ferma a Maerne, Spinea, Mestre, Porto Marghera e piazzale Roma. Viceversa, da Santa Lucia, sempre un treno diretto a Salzano ai 26 di ogni ora, mentre per chi sale sul treno ai 56 di ogni ora, deve andare a Noale, aspettare 18 minuti per il successivo regionale e tornare indietro di una fermata. Per rientrare a casa, servono 51 minuti. Prima corsa alle 5.56, ultima alle 20.26. Questa la situazione, che non ha fatto piacere né ai pendolari né al Comune. I pendolari si sono organizzati anche su Facebook, aprendo una pagina chiamata «Pendolari Salzano Robegano». Tra segnalazione di ritardi e carrozze già piene, con tanto di foto, gli utenti hanno già iniziato a elencare tutti i disservizi per un progetto che si pensava partisse con meno problemi. I pendolari di Salzano si sentono maltrattati e nei giorni scorsi anche l’assessore alla Mobilità, Lucio Zamengo, ha espresso il suo malumore per la riduzione dei treni, passati da 19 a 16 verso Venezia. Per informazioni: pendolarisalzanorobegano@gmail.com.

Alessandro Ragazzo

 

«Non abbasseremo la guardia»

I pendolari del Veneto Orientale: controlli e denunce anche nelle festività

SAN DONÀ – Parola d’ordine, non abbassare la guardia. Pendolari e associazioni intendono proseguire anche durante il periodo natalizio la loro attività di monitoraggio dei disservizi legati all’introduzione del nuovo orario ferroviario cadenzato. Un primo bilancio dell’impatto del cadenzamento sulla vita dei pendolari della tratta Venezia-Portogruaro è stato tracciato ieri sera, nel corso dell’assemblea pubblica organizzata a Meolo dal Partito Democratico. I volontari del Comitato Pendolari del Veneto Orientale, invece, si sono attivati per informare tutti i viaggiatori con un’azione di volantinaggio e sensibilizzazione, che si dovrebbe tenere già domani mattina. Nel frattempo, nonostante non si sia più ripetuto il caos del primo giorno, ritardi e disservizi continuano comunque a caratterizzare questa settimana inaugurale dell’orario cadenzato. Ieri, ad esempio, è stata la volta del Regionale 2684 Trieste-Venezia che ha accumulato mezz’ora di ritardo. Oppure del Regionale 2207 Venezia-Trieste, che a San Donà è giunto alle 10.54 anziché alle 10.15. E ieri pomeriggio, intorno alle 18, a Mestre erano segnalati di nuovo parecchi ritardi che hanno infastidito i viaggiatori. Senza contare che persiste il problema dell’affollamento del regionale lento 11108 Portogruaro-Venezia, quello che da San Donà transita alle 7.01. «E’ stato fatto il peggio che si poteva fare. Basta andare sulla pagina Facebook del nostro comitato per vedere continue segnalazioni di ritardi», commenta Angela Stortini, del Comitato Pendolari del Veneto Orientale, «con il vecchio orario il treno delle 7.03 era un regionale veloce, ma viaggiava già stracarico. Immaginate adesso cosa accade con il nuovo regionale lento delle 7.01, su cui salgono tutti coloro che già prendevano a San Donà e Quarto il regionale veloce, ma che ora si riempie anche di tutti i viaggiatori che salgono nelle fermate successive. Capiamo che l’inizio possa essere travagliato. Ma in linea generale il nuovo orario ha lasciato a piedi pendolari e turnisti, di mattina ha creato affollamenti ovunque».

Giovanni Monforte

 

Treni, Chisso accusa il gelo «Basta speculare sui disagi»

Ironia Pd, il modellino di un convoglio in regalo a Zaia: «Si eserciti in vacanza»

Idv: l’assessore dica finalmente la verità.

Bottacin: «Caos figlio del monopolio»

VENEZIA – Bersagliato di accuse da ogni parte, con i malcapitati pendolari sempre più inviperiti, l’assessore Renato Chisso dice la sua in commissione trasporti e se la prende con il Generale Inverno: «Quello che è successo lunedì, con forti ritardi sulle percorrenze e grandi disagi per i passeggeri, non è stato causato dall’introduzione dell’orario cadenzato ma dal gelo che ha causato cadute di tensione lungo le linee elettriche e il congelamento, in particolare nel Bellunese, del gasolio delle motrici, malgrado siano rimaste accese tutta la notte. Sono problemi verificatisi nello stesso periodo anche l’anno scorso». Il nuovo orario, però, non ha retto al battesimo del fuoco… «È indubbio che abbia creato disguidi, sia perché ha cambiato le abitudini degli utenti, sia perché, in alcuni casi, c’è stato un problema di comunicazione per informare sui servizi sostitutivi su gomma. Chi fa sbaglia, noi stiamo monitorando il servizio ora per ora. Ai nostri pendolari prometto il massimo impegno e alla politica chiedo di non speculare sui disagi dei cittadini». E nell’immediato? «Ricordo che sono state introdotte 300 corse in più a livello regionale, concentrate soprattutto nel servizio metropolitano mentre il buco mattutino, dalle 10 alle 12, è dovuto alle fasce di manutenzione: chiederemo a Rfi di spostarle in altro orario». Parole che non convincono l’opposizione. Dove il Pd, dopo aver chiesto le dimissioni dell’assessore di Forza Italia, ricorre all’ironia, omaggia il governatore Luca Zaia (tramite il vice Zorzato) di una scatola-regalo con il kit completo di binari, locomotiva, vagoni e stazione: «Visti i problemi che il nuovo orario cadenzato sta creando in Veneto e la scarsa dimestichezza dimostrata da Zaia», ironizza il capogruppo Lucio Tiozzo «gli regaliamo un bel trenino in scala perché durante le festività natalizie possa esercitarsi». «In questi giorni di caos», fa eco Antonino Pipitone dell’Idv «noi non chiediamo a Chisso di andarsene ma di rispondere a tre domande: ci sono abbastanza convogli per reggere i nuovi orari? Sono sufficienti i macchinisti e capitreno? Ci sono le risorse, logistiche, economiche e di personale, per fare la manutenzione dei molti treni che si guastano ogni giorno?». Ah, saperlo. Secondo Diego Bottacin (Scelta civica) i pendolari «Stanno assaporando il frutto avvelenato del monopolio di Trenitalia e del disinteresse della Regione» mentre Santino Bozza, leghista senza partito, sostiene che il pericolo arriva da Est: «Ho saputo che la manutenzione dei treni è stata affidata a cooperative che impiegano romeni e altri extracomunitari di dubbia esperienza. C’è un problema di sicurezza: Chisso intervenga prima di dover soccorrere o piangere le vittime di un incidente».

Filippo Tosatto

 

TRENI / 1 L’orario cadenzato penalizza i lavoratori

Chi le scrive è un lavoratore residente a Quarto d’Altino, che con una comitiva di altri, che abitano tra Portogruaro e Quarto, si ostina a far visita a Venezia ogni mattina verso le 7. Per farlo, con entusiasmo, io e gli altri prendiamo il treno che, con il nuovo orario cadenzato, ferma a Quarto alle 5.45. Lunedì siamo in parecchi, tutti ansiosi di sperimentare questa novità che Trenitalia e la nostra Regione ci hanno riservato. Il treno che arriva, in perfetto orario, è un pochino anzianotto. Raggiungiamo, in perfetto orario, quasi la stazione di Mestre… dico quasi perché si scende tutti in un binario morto. Non è previsto che lo stesso treno ci porti a Venezia. Beh perlomeno non piove e camminando, entriamo in stazione a Mestre, dove l’altoparlante annuncia che il treno proveniente da Treviso, che avremmo dovuto prendere, è previsto con 30’ di ritardo “causa ritardo preparazione treno” ( ? ). Va beh, per fortuna quello successivo è previsto con 10 minuti di ritardo, così riusciamo ad aspettare tranquillamente in stazione. Naturalmente arriviamo a Venezia giusto in tempo per perdere il vaporetto che ci porta sul luogo del divertimento giornaliero, ma questa è tutta un’altra storia. Il giorno successivo, il treno arriva ancora in orario alla stazione di Quarto d’Altino, ma non so come mai, arriviamo a Mestre con 8 minuti di ritardo. Naturalmente la coincidenza delle 6.09 è persa. Di corsa si va a prendere la successiva che parte dal binario 5. Fatte le scale in fretta per paura di perderla, compare la scritta “10 minuti di ritardo”. Quindi giù di corsa per prendere l’altra coincidenza che parte dal binario 9. Quelli della Regione e delle Ferrovie, in accordo, hanno pensato alla nostra salute. Per tenerci in forma, ci fanno correre tutte le mattine a destra e a sinistra per prendere coincidenze. Ma devono aver pensato bene anche allo stress accumulato durante il periodo invernale. Così hanno deciso di sopprimere il nostro treno mattiniero tutti i sabati e le domeniche e dal 7 giugno al 13 settembre. Questo orario sembra cadenzato sull’orario scolastico, ma a questo punto mi vedo costretto a dare una notizia che sicuramente sconvolgerà chi l’ha pensato. Nessuno studente prende il treno a quell’ora. A quell’ora il treno lo prendiamo noi, che andiamo a visitare i reparti dell’ospedale a ore mattiniere perché ci piace così. Lo prendiamo noi, che andiamo a visitare gli alberghi di mattina per vedere quanto tempo dopo si svegliano i turisti. Lo prendiamo noi, che ci piace vedere Venezia prima dell’alba etc. etc. Sicuro di aver dato un contributo essenziale ai “pensatori” di questo orario (chissà quanti soldi hanno preso).

Davide Mazzuccato – Quarto d’Altino

 

TRENI / 2 Calvario da Carpenedo fino a Venezia

Gentile assessore Chisso, lei ed i “manager” delle Ferrovie – responsabili dell’introduzione dei nuovi orari cadenzati – siete stati molto nei miei pensieri ieri. Non posso riferire per motivi di decenza il contenuto di quei miei pensieri, ma colgo l’invito che ho letto in un riquadro di un giornale locale e procedo a riferirle alcune considerazioni relative all’aggravio che mi è derivato dall’introduzione di tali nuovi orari. Premessa: dal 2005 lavoro a Venezia e per raggiungere il mio ufficio ho optato per il treno. Utilizzo la stazione di Venezia – Carpenedo, dove fino a venerdì 13 dicembre salivo alle 8.02 su di un treno (che fermava in tutte le stazioni) proveniente da Portogruaro, e che giungeva a Venezia circa 23 minuti più tardi, in tempo per prendere un battello fino a Rialto ed arrivare in ufficio verso le 8.45. Ho letto nei giornali di le cronache relative ai risultati caotici e penosi (“penosi” perché costituiscono una pena per i pendolari) dell’introduzione di questo nuovo orario cadenzato, ma non vi ho trovato traccia delle difficoltà incontrate da chi utilizza la linea che utilizzo io. Dal 16 dicembre il treno che prendevo io (ed un’altra dozzina di persone che salivano a Carpenedo, più tutte quelle che vi salivano in una delle varie fermate anche secondarie, a partire da Portogruaro) non c’è più. Ce ne è uno che ferma a Carpenedo alle 7.58, ma che per qualche scelta che mi appare bizantina, invece di giungere a Venezia finisce la sua corsa a Mestre. I nuovi orari cadenzati indicano che si può prendere una “coincidenza” da Mestre per Venezia alle 8.08 (un inedito sedicente “treno urbano”) che però ieri mattina risultava cancellato. Il primo treno disponibile da Mestre per raggiungere Venezia era indicato con 10 minuti di ritardo. Risultato: sono salito su di un treno 5 minuti prima del solito, ma sono arrivato in ufficio 15 minuti più tardi del solito, con solo due minuti di tolleranza prima che pure io risultassi “in ritardo” per il mio datore di lavoro. Un risultato scadente per me e per quelli nelle mie stesse condizioni. Ma il peggio si è verificato al ritorno. Fino a Venerdì 13 utilizzavo un treno regionale per Portogruaro che partiva da Venezia alle 16.46 e giungeva a Carpenedo (quasi sempre con qualche minuto di ritardo) verso le 17.10. Anche quel treno adesso non c’è più. Il nuovo orario cadenzato suggerisce di prendere un treno che parte da Venezia alle 16.42 (è un regionale che va a Bologna) per giungere a Mestre alle 16.52, scendere, e prendere un treno per Portogruaro che parte da Mestre alle 16.57. In sostanza, secondo l’orario cadenzato, 5 minuti di margine sono un tempo ragionevole e sufficiente per prendere la coincidenza a Mestre. Tale previsione mi ha fatto ipotizzare che chi ha concepito questo orario cadenzato non abbia dimestichezza con i treni dei pendolari e gli abituali ritardi che li caratterizzano. Io ieri sono arrivato alla stazione di Venezia S.L. un poco in anticipo, e – sperando di arrivare a Mestre prima possibile per prendere la coincidenza per Carpenedo – invece di prendere il treno suggerito dall’orario cadenzato (il treno per Bologna delle 16.42), sono salito su di un treno per Trieste che sarebbe dovuto partire da Venezia alle 16.41, e cioè prima di quello per Bologna. Non so a che ora sia partito da Venezia il treno per Bologna, ma il treno per Trieste è partito con oltre 10 minuti di ritardo e quando sono arrivato a Mestre, il “mio” treno per Carpenedo era già partito. Risultato: ho dovuto acquistare un biglietto dell’Actv e prendere un autobus per giungere a Carpenedo 50 minuti più tardi rispetto a quanto accadeva prima dell’entrata in vigore di questo orario cadenzato. Tutto quanto sopra considerato io suggerisco, anzi, io la supplico di adoperarsi – nell’interesse dei cittadini che lei amministra – per fare in modo di ripristinare l’orario che era in vigore fino al 14 dicembre 2013, che non era perfetto ma era molto, molto migliore di questo “cadenzato” che sciaguratamente è stato concepito ed è entrato in vigore il 15 dicembre 2013. Fare fermare alcuni treni a Mestre invece che farli proseguire fino a Venezia forse permette di realizzare un risparmio di spesa per la Regione e per le Ferrovie, ma tale risparmio lo pagano i pendolari che ancora hanno un posto di lavoro da raggiungere a Venezia. Oggi (ieri, ndr) ho avuto una giornata diversa dalle solite e quindi non ho dovuto prendere gli abituali treni da e verso Carpenedo, ma domattina (oggi, ndr) sarà per me una giornata “tipica”: spero che lei non sia nei miei pensieri nello stesso modo in cui lei è stato nei miei pensieri. Saluti (cadenzati),

Alessandro Lenza – Mestre

 

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