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Gazzettino – A Marghera tangenziale chiusa per 2 weekend

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9

apr

2015

L’INTERVENTO

In direzione Padova stop dalle 22 di sabato alle 4 di lunedì. Poi toccherà alla carreggiata in direzione Trieste

MESTRE – Tecnici del consorzio di bonifica al lavoro per mettere in sicurezza dal punto di vista idraulico tutta l’area di Marghera, per questo saranno chiuse due tratte della tangenziale di Mestre nei prossimi due weekend. Gli uomini di «Acque Risorgive» stanno effettuando dei lavori di ricalibratura del corso d’acqua Fossa, che attraversa la tangenziale in prossimità del sovrappasso di via Bottenigo a Marghera.

La A57 chiuderà dunque la propria carreggiata ovest (direzione Padova) dalle ore 22 di sabato 11 aprile alle ore 4 del mattino di lunedì 13 aprile. La carreggiata est (direzione Trieste) sarà invece chiusa dalle ore 22 di sabato 18 aprile alle ore 4 di lunedì 20 aprile. Durante il periodo di chiusura il traffico sarà deviato sulla rotonda di Marghera per poi proseguire sulla strada statale Romea, sulla camionabile «Marghera-Spinea» e rientrare in autostrada al casello di Mira.

L’intervento concordato da Cav e Acque Risorgive prevede la realizzazione dell’attraversamento dell’autostrada con una nuova condotta che andrà a sostituire l’esistente manufatto ormai insufficiente a contenere il transito delle portate di piena.

«Modalità e tempi di intervento sono stati concordati con la società Cav per limitare al massimo il disagio agli utenti» fa sapere Acque Risorgive. Il direttore del Consorzio, Carlo Bendoricchio, entra nel dettaglio: «Grazie all’utilizzo di moderne tecnologie ed un impiego massiccio di uomini e mezzi riusciremo a realizzare l’intervento nell’arco di due fine settimana».

Questi lavori rientrano nel più ampio progetto di completamento della ricalibratura della Fossa di Chirignago (importo di 1.3 milioni di euro, termine previsto il prossimo giugno). Già nel 2007 era stato tombinato il canale nel tratto compreso tra via Trieste e la tangenziale di Mestre. Ora lo scopo del nuovo intervento è quello di aumentare l’efficienza idraulica del canale di bonifica, fondamentale per il drenaggio di un’area densamente urbanizzata e già duramente colpita da fenomeni di allagamento.

Gabriele Pipia

 

Nuova Venezia – Grandi navi, protesta e nuovo dossier

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8

apr

2015

Manifestazione il 9 maggio. Libro bianco di due docenti universitari: «Ecco perché devono stare fuori della laguna»

Nuova stagione, nuove polemiche. Arrivano le prime grandi navi in Marittima – fino a dicembre saranno sotto le 96 mila tonnellate – e i comitati riaffilano le armi. Una grande manifestazione è prevista per il 9 maggio, per riaccendere i riflettori sulla presenza delle grandi navi a San Marco e sulle alternative «peggiori del male». Com’è, secondo le associazioni, lo scavo del nuovo canale Contorta in mezzo alla laguna.

Venerdì il comitato «NoGrandi Navi, Laguna Bene comune» presenta in sala San Leonardo (ore 17.30) il suo nuovo dossier sui danni portati dalle grandi navi alla laguna e all’ambiente. Pezzo forte il libro bianco curato da due docenti universitari, Giovan Battista Fabbri (Iuav) e Giuseppe Tattara (Ca’ Foscari) su «Venezia, laguna, porto e gigantismo navale: perché le grandi navi devono stare fuori dalla laguna».

Ricerche, studi e foto che dimostrano come i giganti del mare producano inquinamento e movimenti dei fondali, con la perdita di sedimenti e la distruzione delle barene e della morfologìa.

«Una ricchezza che non va perduta», dice il portavoce del comitato Luciano Mazzolin, «ma le navi incompatibili devono stare fuori dalla laguna». Perchè rilanciano il tema proprio adesso? Perché con la nuova stagione croceristica riparte anche la nostra mobilitazione. Non dimentichiamo che il mondo ci guarda. E fino ad oggi nonostante le nostre battaglie poco o nulla è cambiato».

Di grandi navi e laguna parleranno venerdì insieme agli autori del dossier anche Jan van der Borg, docente di Economia a Ca’ Foscari e autore di ricerche sui flussi turistici; Domenico Luciani, già direttore della Fondazione studi e ricerche Benetton e Francesco Vallerani, docente di Geografia all’Università di Ca’ Foscari, scrittore ed esperto di tempi ambientali.

A poco più di un mese dall’elezione del nuovo sindaco e del Consiglio comunale, dopo dieci mesi di governo del commissario la città torna a parlare di portualità e grandi navi.

E sempre venerdì è prevista la firma in Capitaneria di porto dell’accordo Blue Flag 2015, l’accordo volontario sottoscritto dalle compagnie delle crociere per limitare nelle aree urbane e al momento dell’entrata in porto l’uso dei combustibili inquinanti ad alto contenuto di zolfo. Secondo il Porto, un passo importante per limitare l’inquinamento. «Andrebbe esteso a livello di governo, a tutte le coste italiane, come si fa negli Stati Uniti», dice il presidente Costa.

Secondo i comitati si tratta invece di una «bufala». «Se i controlli non ci sono e l’accordo è volontario», dice Mazzolin, «è come non averlo».

Alberto Vitucci

 

Ammiraglie vietate

Tornano le grandi navi ma con i limiti

Fino a dicembre solo navi fino a 96 mila tonnellate. Costa: «Pronti con il Contorta, aspettiamo la Via»

Crociere, al via la nuova stagione con limiti

Via alla stagione delle crociere 2015. Le prime navi cominciano ad arrivare in Marittima. Ma con la limitazione imposta dal decreto del governo e accettata dalle compagnie, nonostante la bocciatura del Tar Veneto. 96 mila tonnellate di stazza il limite massimo per le navi che entreranno in bacino San Marco nei prossimi mesi. Significa che non sono navi da 340 metri ma di “soli” 300 di lunghezza, stazza un po’ ridotta rispetto alle 146 mila tonnellate delle ammiraglie Costa e Msc.

Oggi arriva la Costa neoclassica, nei prossimi giorni sarà la volta della Msc Magnifica e delle Viking, navi di nuova generazione costruite a Marghera. Ridotto il numero dei passaggi in canale della Giudecca e anche i passeggeri, dal momento che queste navi ne portano circa tremila contro i quasi cinque mila delle ammiraglie. Perché tre anni dopo il disastro della Costa Concordia e i limiti dal decreto Clini Passera, non si ha ancora notizia dei progetti alternativi. Ognuno è fermo sulle sue posizioni, e i progetti sono ancora all’esame della commissione nazionale per la Valutazione dell’impatto ambientale.

E in prima fila c’è ancora il canale Contorta Sant’Angelo, lo scavo di una nuova via d’acqua in laguna centrale per fare arrivare le grandi navi in Marittima passando per la bocca di porto di Malamocco e non più dal Lido.

«Ci attendiamo il via libera, abbiamo presentato tutte le nostre osservazioni e le integrazioni richieste dalla commissione», dice il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, «noi chiediamo soltanto di sapere cosa dobbiamo fare. Abbiamo dei doveri amministrativi e verso le compagnie, che ci chiedono che fare con un anno di anticipo». Costa ribadisce che secondo gli studi tecnici attuati dal Porto e dalla Capitaneria, è quella l’unica alternativa a breve periodo per non rinunciare al traffico crocieristico.

Depositati alla commissione Via ci sono anche altri due progetti. Il nuovo terminal a San Nicolò, il progetto Venice Cruise 2.0 che prevede di realizzare la nuova Marittima davanti all’isola del Mose, al Lido. E poi lo scalo a Marghera, progetto di Roberto D’Agostino, che vorrebbe recuperare le banchine industriali e trasformare l’attuale Stazione Marittima in residenza, luogo per convegni e ricevimento delle piccole navi e degli yacht di lusso. Anche questi due progetti hanno cominciato il loro iter, insieme all’avamporto galleggiante sempre al Lido di Stefano Boato e Maria Rosa Vittadini. Ma secondo il Porto si tratta di alternative «non percorribili».

(a.v.)

 

MARGHERA – Via libera al piano di recupero di parte dei terreni sui quali puntava lo stilista

Zanardo si prende l’area della torre di Cardin

La Marghera del futuro. Via libera ad un altro tassello del mosaico. Si è concluso l’iter che ha portato all’approvazione del Piano di recupero di iniziativa privata presentato, nel 2008, dall’Immobiliare Zanardo srl. Un progetto che andrà a ridisegnare un’area compresa tra via dell’Atomo e via dell’Elettricità che si affaccia sul Molo 5, da un lato, e sullo stabile che accoglierà il Mercato Ortofrutticolo e la zona, fronte canale industriale ovest, su cui sorgerà la piscina.

L’area, che si estende per 17.667 metri quadri e che attualmente ospita la sede della ditta “Zanardo Servizi Logistici Srl”, verrà interessata da un doppio intervento per un investimento, al ribasso, di oltre un milione e mezzo di euro. Alcuni stabili – per lo più capannoni – verranno recuperati. Altri edifici, al centro dell’area, saranno demoliti e, al loro posto, sarà edificato un complesso edilizio con altezze differenti, che partiranno da 18 metri di altezza fino a giungere ad una torre in vetro di trenta metri equivalenti a circa una decina di piani. La volumetria complessiva che potrà essere edificata è di 53mila metri cubi per cui sarà necessario realizzare 5.300 metri quadri di parcheggio, localizzati in buona parte – quasi 5mila metri quadri – al piano interrato ed il restante fuori terra.

Difficile prevedere quale sarà la destinazione d’uso della nuova edificazione: il Piano di recupero prevederebbe 14mila metri quadri di direzionale, 2.650 di commerciale e 806 di artigianale. Il progetto, che risale ad oltre sette anni fa, però, era stato concepito in un momento ben diverso dal punto di vista economico, in anni in cui era ancora fattibile pensare ad una richiesta di direzionale e di commerciale, prospettiva che ora risulta lontana. Molti, del resto, gli stop che il piano di recupero ha subito, a cominciare da lungaggini legate alle bonifiche. Non solo, però. L’area Zanardo rientrava nella fascia interessata dal Palais Lumiere e avrebbe dovuto essere acquistata da Pierre Cardin. Ultimo stop, dopo il tramonto del palazzo della moda, quello legato ad un possibile inserimento nell’area di una caserma della Guardia di Finanza. Ipotesi, a quanto pare, anch’essa venuta a cadere.

«L’approvazione del piano di recupero rientra nel disegno complessivo di una prima zona industriale, dedicata al terziario e al ricettivo, che – commenta il presidente di Marghera, Flavio Dal Corso – diventa cerniera con la Marghera urbana».

 

Nuova Venezia – Le grandi navi a Marghera

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31

mar

2015

Da qualche tempo i giornali scrivono che il progetto della nuova Stazione Marittima a Porto Marghera è stato bocciato dalla commissione Via del ministero dell’Ambiente. La commissione Via, in realtà, non ha in questa fase (fase di “scoping”) la facoltà di approvare o di bocciare i progetti, ma solo la facoltà di indicare i punti critici, o le eventuali carenze, dei progetti che dovranno poi essere sottoposti alla vera e propria Valutazione di impatto ambientale.

Dunque, la commissione Via non ha approvato, né bocciato nessuno dei progetti finora presentati. In merito al progetto di Marghera, la Commissione, usando un linguaggio inusualmente assertivo, ha fatto una serie di rilievi che dovranno essere tenuti nel debito conto prima di sottoporre il progetto all’esame della Via.

Dopo avere affermato che «gli elaborati inerenti alla realizzazione delle strutture e gli adeguamenti strettamente localizzati nelle aree da cantierare del nuovo porto sono sufficientemente articolati», rileva che sono stati trascurati gli aspetti legati al percorso tra la bocca di Porto e Marghera. In particolare le raccomandazioni/obiezioni riguardano:

1) aspetti secondari (avifauna, rumori, fumi), che verranno chiariti in sede Via;

2) considerazioni sulla tempistica: troppi sei anni vista l’urgenza. Richiamo imprudente in questa fase storica in cui l’urgenza è stata utilizzata per forzare la legalità, allungare a dismisura i tempi e moltiplicare i costi. Singolare poi il richiamo all’urgenza, quando per un semplice “scoping” sono stati impiegati sei mesi. Il progetto Marghera si realizza per fasi: sei anni per la conclusione definitiva, ma già dopo sei mesi il 40% del traffico viene portato via dal canale della Giudecca;

3) considerazioni sulla mancanza di uno studio sul canale dei Petroli: non è stato (ancora) fatto perché il progetto prende atto del progetto dell’Autorità portuale, il Contorta, per quanto riguarda il tragitto lungo il canale dei Petroli e se ne distacca nella parte terminale, evitando così di scavare un nuovo canale in laguna. Dunque, la questione non è se fare o non fare passare le grandi navi, ma se chiudere o tenere aperto il canale dei Petroli (e Porto Marghera), facendo gli interventi che ne riducano gli effetti negativi;

4) raccomandazioni sulla sicurezza assolutamente legittime a cui il progetto definitivo dovrà e potrà dare adeguate risposte.

Ho fatto queste precisazioni per aiutare l’opinione pubblica a farsi un’idea più completa, senza entrare nel merito di come la soluzione proposta sia non solo l’unica perseguibile, ma quella che consentirebbe alla città di avere un rilancio economico e una riorganizzazione degli assetti urbani.

Roberto D’Agostino

 

MARGHERA – Conto alla rovescia per la sentenza del Consiglio di Stato sul progetto di revamping (potenziamento) dell’impianto di trattamento di rifiuti (fanghi) speciali e pericolosi nello stabilimento di Alles spa (del Gruppo Mantovani) che si trova in via dell’Elettronica.

Martedì della scorsa settimana si è tenuta a Roma, davanti al Consiglio di Stato, la prima e unica udienza sul ricorso presentato da Alles spa, contro la sentenza del Tar del Veneto che aveva bocciato il progetto di revamping perché avrebbe portato anche fanghi tossici e nocivi provenienti da altre regioni in un’area già ambientalmente compromessa, come Porto Marghera.

Nell’udienza non c’è stato dibattimento – fanno testo la memoria del Comune e le motivazioni del ricorso di Alles, già presentate ai giudici che si sono subito ritirati in camera di consiglio per emettere la loro sentenza, attesa nei prossimi giorni.

Il progetto è stato fortemente contestato l’anno scorso dalla Municipalità, dai Comuni di Venezia e di Mira, dalla Provincia ed è stato bocciato dal Tar.

Anche il consiglio regionale, aveva approvato un ordine del giorno per imporre alla Giunta il ritiro dell’autorizzazione concessa ad Alles, un invito mai assecondato dal governatore Luca Zaia.

(g.fav.)

 

BONIFICHE – Dopo la sentenza della Corte europea, Bettin e Camporese di Sel chiedono aiuti per Marghera

«SAREBBE UN INVESTIMENTO»

Per Gianfranco Bettin e Federico Camporese l’intervento dello Stato per le bonifiche darebbe più valore alle aree di Porto Marghera

Sulle bonifiche giustizia è fatta, ma solo parziale. La Corte di giustizia europea ha giustamente stabilito una volta per tutte che chi inquina paga e che, quindi, chi non ha inquinato non deve pagare, anche se ha comprato un terreno che, in passato, era stato avvelenato da qualcun altro.

Il problema, però, è adesso chi paga? Perché in ballo c’è la possibilità di riutilizzare la maggior parte dei duemila ettari di Porto Marghera. In ballo, insomma, c’è una componente fondamentale dell’economia veneziana e dell’ambiente.

Per questo l’ex assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin e Federico Camporese, coordinatore metropolitano di Sel, parlano di «giustizia solo parziale».

Se prima, con il sistema messo in piedi dal ministero dell’Ambiente e portato avanti dal suo ex direttore Gianfranco Mascazzini, un modo per reperire oltre 500 milioni di euro lo si era trovato, oggi non si sa più dove sbattere la testa. Quel sistema era sbagliato, lo ha stabilito la Corte di giustizia europea, ma non spetta all’Europa dire chi adesso deve tirare fuori tutti gli altri soldi che servono a bonificare i terreni inquinati, per poterli poi vendere o affidare a imprenditori che vogliano aprire nuove attività industriali.

«Si lascia aperto un nodo politico importante. Una vera e propria ipoteca sul futuro di questa parte di territorio già fortemente compromesso da un passato di speculazioni» dicono Bettin e Camporese: «Siamo consapevoli del lavoro e della ricchezza generate da queste aree, che hanno contribuito alla crescita di tutta la comunità nazionale, e crediamo non si possa infilare la testa sotto la sabbia per lasciare senza regia un percorso così delicato e strategico al contempo».

E allora, chi paga? I due veneziani ritengono che, in assenza di responsabilità accertate, debba essere lo Stato a farsi carico delle bonifiche: «Non si tratterebbe di un intervento a fondo perduto, bensì di un vero e proprio investimento che rimetterebbe sul mercato uno spazio prezioso, infrastrutturato, in un contesto che vanta una storica vocazione alle produzioni innovative e competitive».

Bettin e Camporese pensano alla creazione di un Fondo nazionale per le bonifiche e la riconversione industriale: «Aprirebbe finalmente la strada a uno scenario (si spera non troppo lontano) in cui affermare in questi luoghi lo sviluppo delle produzioni più innovative e sostenibili».

 

Annuncio di dal corso

MARGHERA «Purtroppo il Comune è commissariato e la Regione, in campagna elettorale, non ne vuole sapere di fare i conti con i cittadini di Marghera e con le promesse fatte», dice il presidente della Municipalità, Flavio Dal Corso, reduce da un incontro con dirigenti del Porto e della Regione.

«Noi pretendiamo che gli interventi previsti vengano mantenuti e completati», aggiune Dal Corso, «a cominciare da quelli per migliorare e mettere in sicurezza le strade e l’assetto idraulico del nostro martoriato territorio».

La bufera dell’ultima tangentopoli del Mose ha spazzato via anche l’Accordo di programma per il Vallone Moranzani, siglato nel 2008 da tutte le istituzioni locali e dal Porto.

Il governatore uscente, Luca Zaia, non ne vuole sapere di rilanciarlo – per il bene della laguna e dei cittadini come era nello spirito dell’Accordo di programma – e ha stoppato il suo assessore, Massimo Giorgetti, che stava tentando di riannodare i fili del discorso con i vari soggetti firmatari per arrivare ad un tavolo di confronto in Regione capace di far ripartire, almeno in parte, le opere previste nell’Accordo per il Vallone Moranzani.

Era prevista la realizzazione di una mega-discarica nell’area Moranzani (già piena di discariche sotterrate) per mettere in sicurezza i fanghi inquinati scavati dai canali e, come contropartita, si sarebbero realizzate una serie di opere idrauliche, stradali, perfino un parco da 200 ettari e l’interramento dei tre elettrodotti di Terna.

«I cittadini, con l’Agenda 21, sono stati coinvolti per anni nella progettazione e nella realizzazione degli interventi sul territorio. Non si possono scaricare come sta facendo Zaia. A questo punto sarà la nostra Municipalità di Marghera a convocare, a metà aprile, un’assemblea pubblica in municipio a cui inviteremo anche la Regione e il Porto».

(g.fav.)

 

Pesanti riserve per la sicurezza e l’uso del Canale dei petroli dalla Commissione

L’architetto D’Agostino: «Critiche superabili e anche il Porto usa quel canale»

VENEZIA – Primo stop dalla Commissione di verifica dell’impatto ambientale (via) del Ministero dell’Ambiente al progetto alternativo per spostare il passaggio delle grandi navi dal Bacino di San Marco e portarlo in una nuovo Porto Passeggeri da realizzare a Marghera, in zona industriale, utilizzando come via d’accesso il Canale dei Petroli.

Era l’idea della giunta uscente e dell’ex sindaco Giorgio Orsoni, peraltro mai concretizzata e che era stata trasformata in un vero progetto dall’ex assessore all’Urbanistica Roberto D’Agostino insieme alla società Ecuba di Bologna.

Il progetto prevede di realizzare una nuova stazione passeggeri nei terreni dismessi e bonificati della zona industriale, vicino al Vega. Le navi potrebbero ormeggiare sulle banchine, in parte già esistenti, lungo il canale Industriale Nord (quattro) e il canale Brentella (una).

Ma la Commissione Via, che ha concluso pochi giorni fa l’esame del progetto preliminare del terminal crocieristico di Marghera, non lo valuta positivamente. Lo giudica infatti nella forma attuale, «incompleto, profondamente carente di un inquadramento generale ambientale e non relazionato alle attività in essere (attuale traffico commerciale/industriale».

Per la Commissione Via, «nello specifico, l’ipotesi nel Progetto di utilizzazione del Canale Industriale Nord e del canale Brentella per la realizzazione della nuova Stazione Marittima a Porto Marghera non sembra sostenibile dal punto di vista della sicurezza della navigazione in quanto, pur allargando tali canali, gli spazi di manovra delle navi risulterebbero notevolmente ridotti, con notevoli rischi in caso di manovre di emergenza».

Per la Commissione, inoltre ci sarebbero rischi di carattere ambientale nel progetto data la vicinanza con il Petrolchimico e sarebbero troppi i 6 anni e 5 mesi previsti per la sua realizzazione, «considerando l’esigenza di risolvere e superare in tempi brevi il problema del transito delle grandi navi da crociera».

«Quella della Commissione Via» replica l’architetto D’Agostino «non è una bocciatura ma una richiesta di integrazioni che forniremo. Il canale dei Petroli è utilizzato anche nel tragitto del progetto del Porto fino al Contorta–Sant’Angelo, per questo non abbiamo fornito uno studio d’impatto su di esso dell’intervento. Del resto o si decide che il Canale dei Petroli danneggia la laguna e lo si chiude, oppure lo si utilizza anche per il passaggio delle Grandi Navi. Per quanto riguarda la sicurezza, sia di navigazione, sia ambientale, il nostro progetto la rispetta ed è nelle norme. I nostri tempi sono realistici e in ogni caso già dopo meno di un anno con le banchine provvisorie il passaggio delle navi si ridurrebbe del 40 per cento».

Enrico Tantucci

 

GRANDI NAVI – La commissione Via rispedisce al mittente il progetto di Roberto D’Agostino

L’ARCHITETTO «Non è una bocciatura. Siamo solo all’inizio»

Crociere a Porto Marghera. Dal ministero un primo “no”

Le parole sono state messe nero su bianco senza mezzi termini. Quello che emerge è un giudizio pesante, addirittura per certi versi, assolutamente inclemente. La commissione Via del ministero dell’Ambiente non ne ha risparmiate neanche uno. Quasi una bocciatura in anticipo, anche se – dal punto di vista squisitamente burocratico – si tratta di una serie di “osservazioni” alle quali i proponenti ora dovranno (se lo vorranno e lo riterranno opportuno) dare delle risposte.

Ma se le parole hanno un peso, di certo non ci guadagna molto il progetto alternativo sulle grandi navi presentato dalla società Ecuba srl, che fa riferimento all’urbanista e architetto Roberto D’Agostino, ex assessore della giunta Cacciari, che prevede un nuovo porto passeggeri a Marghera in zona industriale utilizzando come via d’accesso il Canale dei Petroli. A rilevare il caso ci ha pensato l’associazione AmbienteVenezia.

«Il progetto – sottolinea la Commissione Via analizzando il lavoro di D’Agostino – è da considerarsi incompleto, profondamente carente di un inquadramento generale ambientale e non relazionato alle attività in essere (traffico commerciale/industriale. Inoltre non risulta siano state analizzate le possibili considerazioni sui prevedibili impatti nel contesto generale della laguna centrale sia nel breve che nel medio-lungo termine».

Parole senz’altro dure da parte della Via che analizza e contesta anche altri punti ritenuti “deboli” come il mancato rispetto degli aspetti ambientali; l’assenza del calcolo delle immissioni in atmosfera; la vicinanza dell’area passeggeri alla zona industriale e anche il mancato rispetto degli obblighi di tutela dell’avifauna. L’impressione che, in attesa di un passaggio ufficiale al progetto vero e proprio, ci sia molta strada da fare.

«É stato analizzato il piano solo in fase di scoping (ovvero di prima analisi) – sottolinea lo stesso D’Agostino – e credo che ci siano cose condivisibili e che andranno modificate accanto ad altre che non sono assolutamente corrette insieme ad altre prescrizioni che non vogliono dire nulla. Prendiamo atto delle “raccomandazioni” che ci giungono attraverso il Ministero dell’Ambiente, ma non posso che rilevare che, per certi aspetti, alcune valutazioni risultano forzate come se si volesse in qualche modo evitare di affrontare nel merito il progetto legato al porto commerciale di Marghera».

Paolo Navarro Dina

 

MARGHERA – Oggi al Consiglio di Stato il ricorso sul permesso negato all’impresa di rifiuti

Pronti alla mobilitazione. I cittadini di Marghera non resteranno a guardare. Se il Consiglio di Stato – che inizierà a discutere nel merito oggi, martedì – dovesse accogliere il ricordo di Alles contro il “no” del Tar Veneto al potenziamento dell’impianto di Porto Marghera, sono pronte iniziative di protesta.

Per rigettare l’idea di una zona ricettacolo di rifiuti di tutto il Veneto. E che a Marghera siano pronti a scendere in strada lo si è capito sabato, durante l’incontro promosso dalla Municipalità per ribadire il no al revamping di Alles. Incontro cui hanno partecipato l’ex assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, l’ex presidente del Consiglio comunale di Venezia Roberto Turetta e il consigliere Bruno Pigozzo.

I relatori hanno contestato l’atteggiamento della giunta Zaia che avrebbe sostenuto il ricorso di Alles.

«Neanche un ordine del giorno che era stato votato all’unanimità dal Consiglio regionale e che – sottolinea il presidente di Marghera Flavio Dal Corso – impegnava la Giunta regionale a revocare la delibera su Alles ha convinto il governatore Zaia a tornare indietro sulla delibera che dà il via libera al revamping. Anzi, la giunta Zaia continua tuttora a difendere in ogni grado di giudizio la sua delibera».

Una riflessione che si aggiunge all’atteggiamento rispetto all’accordo di programma Vallone Moranzani.

«Attendiamo da mesi che la Regione dia gambe all’accordo di programma sul versante della riqualificazione – dice Dal Corso – E non lo sta facendo mentre punta a potenziare un’azienda che porterebbe rifiuti pricolosi da tutto il Veneto».

Giacinta Gimma

 

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