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AMBIENTE – Lo stop all’elettrodotto di Terna blocca il piano di riqualificazione di Moranzani e lo scavo dei canali

L’ex commissario Casarin: «L’ente era favorevole, poi la Zaccariotto ha cambiato le carte in tavola»

IL PROBLEMA – Fanghi bloccati nelle vasche provvisorie

«Sono indignato» e come Roberto Casarin lo sono anche molti abitanti di Malcontenta e Fusina. Si sentono presi in giro perché il Vallone Moranzani, una delle più grandi operazioni di risanamento e ripristino ambientale e idrogeologico del nostro paese e probabilmente d’Europa, come l’ha definita lo stesso assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin, rischia di saltare per sempre dopo che, su ricorso di cittadini della Riviera del Brenta, il Consiglio di Stato ha annullato il decreto di approvazione del Ministero dello Sviluppo economico, per un difetto di parere del ministero dei Beni culturali.
L’ex commissario straordinario ai fanghi spiega come il blocco del Vallone metta a rischio non solo il progetto in sè ma anche, in prospettiva, la portualità veneziana.
I Comuni e vari cittadini della Riviera, però, gridano allo scandalo contro il nuovo elettrodotto aereo di Terna che rovinerebbe il paesaggio storico e artistico, e quei 30 chilometri di cavi ad alta tensione fanno parte integrante del Vallone Moranzani.
«Non può essere che in questo Paese si arrivi ad un accordo, dopo anni di confronti e discussioni cui, caso raro in Italia, partecipò l’intero quartiere e cui partecipò attivamente la stessa Provincia. E, dopo due anni dal cambio di Amministrazione, la Provincia si rimangi tutto».
Casarin si riferisce a quanto ha dichiarato la presidente Francesca Zaccariotto alla terza commissione di qualche giorno fa: «La Provincia ha da sempre espresso un parere negativo sul progetto dell’elettrodotto Dolo-Camin».
Da sempre non è vero perché l’Accordo di programma per il Vallone Moranzani è stato firmato il 31 marzo del 2008 e la Provincia era favorevole. «E allora già si conosceva sin dal 1 marzo 2007 il progetto di Terna, che prevede l’interramento dell’elettrodotto a Malcontenta, altrimenti è impossibile realizzare la discarica e il parco sotto ai cavi dell’alta tensione, e altri 30 chilometri di elettrodotto aereo tra Dolo e Camin – afferma Casarin -. E vale solo la pena ricordare che quei 30 chilometri sostituiscono ben 100 chilometri di linee aeree già esistenti, e che non potrebbero essere interrati per evidenti problemi tecnici già spiegati decine di volte».
La presidente Zaccariotto ha detto che bisogna lavorare per arrivare ad una nuova soluzione condivisa.
«La Provincia ha cambiato le carte in tavola votando contro durante la Conferenza dei servizi del 14 dicembre 2012, dopo la quale il Mise varò il decreto di approvazione, quello bocciato dal Consiglio di Stato – continua Casarin -. Francamente, però, non capisco quale possa essere una soluzione diversa condivisa. Il vero dramma è che abbiamo 170 mila metri cubi di fanghi nelle vasche di stoccaggio provvisorio che attendono di essere portati nella nuova discarica che rischia di non nascere. E poi abbiamo altri 4 milioni di metri cubi di fanghi ancora nei canali. Eravamo riusciti a portare i canali ad una profondità tale da rendere pienamente operativo il porto ma bisogna continuare a scavare per mantenere quei fondali. E invece rischia di bloccarsi tutto. I Comuni della Riviera vogliono difendere il paesaggio ma intanto continuano a buttare i loro rifiuti all’impianto di Fusina. Un po’ comodo mi pare».

IL PROGETTO – Un parco sopra gli scavi dei canali industriali

Il progetto del Vallone Moranzani è il frutto di anni di discussioni e confronti tra istituzioni locali e nazionali e i cittadini della zona i quali, in cambio di compensazioni ambientali, hanno accettato di accogliere un’altra discarica da 2 milioni e mezzo di metri cubi di fanghi inquinati dei canali industriali. La discarica sorgerà sopra ad una vecchia discarica del petrolchimico, poi tutto verrà coperto da terra e sarà realizzato un grande parco urbano; inoltre Malcontenta e Marghera hanno ottenuto la sistemazione idraulica del territorio (niente più allagamenti), una nuova viabilità per dividere quella urbana da quella industriale e commerciale, lo spostamento della fabbrica San Marco Petroli lontano dalle case. (e.t.)

 

parla GIOVANNI ARTICO, commissario ai fanghi

MARGHERA. Giovanni Artico dall’inizio di quest’anno ha preso il posto di Roberto Casarin come Commissario Delegato per l’Emergenza Socio Economico Ambientale relativa ai Canali Portuali di Grande Navigazione della Laguna di Venezia”. Spetta a lui il difficile e complesso compito di portare a termine l’Accordo di Programma per il Moranzani siglato nel 2008.

Quali sono gli effetti  giuridici della  sentenza del Consiglio di Stato  sull’Accordo?  

«La sentenza ha annullato l’autorizzazione unica, rilasciata dal ministero dello Sviluppo Economico per la costruzione dell’elettrodotto Dolo – Camin. Pertanto, l’Accordo di Programma rimane efficace. Anche i progetti di opere approvati ai sensi di tale Accordo di Programma rimangono validi ed efficaci. Tuttavia, la sentenza condiziona e ritarda i tempi di realizzazione dell’interramento degli elettrodotti nel Vallone Moranzani, intervento che risulta necessario per poter realizzare la discarica prevista».

È possibile ricorrere contro la sentenza o cosa altro intendete fare? 

«La sentenza ha dato atto della legittimità dei provvedimenti regionali impugnati, ogni ulteriore iniziativa legale compete a Terna, anche se la sentenza è definitiva».

Quali conseguenze la sentenza del Consiglio di Stato sulla realizzazione della discarica per i fanghi , gli impianti di trattamento, la realizzazione del parco e le opere idrauliche e stradali previste?

«È evidente che, come già detto, la Sentenza induce dei ritardi sulla realizzazione delle opere propedeutiche alla costruzione della discarica che ad oggi non sono quantificabili. La realizzazione di alcune opere compensative previste dall’Accordo, come gli interventi idraulici per prevenire gli allagamenti a Marghera, la viabilità stradale, lo spostamento della San Marco Petroli e via dicendo, potranno comunque subire dei ritardi, a causa del mancato introito dei fondi necessari, derivanti dal conferimento dei fanghi in discarica a fronte della tariffa a carico dell’Autorità Portuale».

Come affronterete  il problema dei fanghi contaminati scavati dai canali che dovevano finire al Moranzani?  

«Attualmente sono in esercizio le vasche di stoccaggio provvisorio dei fanghi di dragaggio e il Magistrato alle Acque di Venezia  sta realizzando una terza vasca di stoccaggio. Abbiamo avviato le necessarie verifiche per la realizzazione di un primo lotto della discarica e per il conferimento dei fanghi oltre C non pericolosi è disponibile la Cassa di Colmata del “Molo Sali” In questo modo è possibile dare risposta alle esigenze dei soggetti interessati, almeno per affrontare l’emergenza, in attesa di realizzare la discarica». (g.f.)

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Orsoni insiste: chiederò ai ministri di utilizzare il Clini-Passera. Crociere agli ormeggi a Marghera, poi si vedrà

«O Venezia non corre rischi con le grandi navi, e allora il decreto Clini-Passera va revocato, oppure se – come dimostrano certi episodi recenti – rischio c’è e, allora, bisogna che il decreto venga applicato da subito. Ai ministri Lupi e Orlando, nell’incontro del 25 luglio, chiederò questo: una data certa di entrata in vigore del decreto, la città ne ha diritto».

Così, ieri, il sindaco Orsoni ai consiglieri comunali, riuniti in commissione congiunta per fare il punto sui vari progetti e posizioni delle categorie sulla controversa questione del passaggio delle navi da crociera in bacino San Marco. Chi si aspettava un piano del Comune è rimasto deluso –

«Non sono un ingegnere»

– e Orsoni non è certo diventato all’improvviso il “portavoce” del Comitato No Grandi navi: non vuole lasciare quelle superiori alle 40 mila tonnellate fuori dalla laguna. E se non gli piace il progetto del Porto di escavo del canale Contorta Sant’Angelo – per un diverso accesso delle navi in Marittima – non è tanto per chissà quali timori ambientali, quanto per la tempistica.

«Anche se qualche perplessità – da veneziano – accetterò il parere che daranno gli ingegneri idraulici, quale sarà», dice, «però stiamo da mesi assistendo a una giostra di ipotesi più o meno fantasiose, ma che come denominatore comune hanno quello di rinviare di qualche anno la soluzione del problema. I tempi di attuazione di un eventuale scavo del Contorta sono lunghissimi, perché prima dei 18 mesi di iter autorizzativo prospettati dal presidente Costa, bisogna metterne nel conto anni per modificare il Piano regolatore portuale. Per un porto off shore – poi – non ne parliamo, come pure per un nuovo scalo in bocca di porto. Ora, il decreto Clini-Passera è una grida manzoniana buttata là per fare fumo o risponde a esigenze effettive? Se qualche rischio c’è – e c’è – va applicato subito».

Come?

«Dobbiamo risolvere la situazione seguendo la via più immediata. Dunque, se le dimensioni delle navi non solo compatibili con la città, usiamo passaggi alternativi scavati apposta per i grandi carghi commerciali, come il Canale dei Petroli. Si arriverà a Marghera: stabiliamo una tempistica e gradualità. Partiamo dalle navi oltre i 300 metri e poi a scendere? Poi studiamo come si può arrivare in Marittima, magari passando per il canale Vittorio Emanuele, da rimodulare. Questo è un atteggiamento serio: arrivare ad una soluzione, anche graduata, ma immediata. L’unica cosa da non fare è chiudere gli occhi».

Dunque, al Consiglio comunale del 22 luglio, il sindaco proporrà questa linea: alla riunione del 25, Venezia non arriverà con un suo progetto, ma chiederà ai ministri di applicare da subito il Clini-Passera e – per non uccidere la croceristica, con posti di lavoro e indotto – dirigersi a Marghera.

«Nulla di eversivo come qualcuno mi attribuisce», ha concluso provocatoriamente Orsoni il suo assolo in commissione, «ma neppure fantasie disneyane come un porto a mare: perché no uno sospeso per aria con palloni aerostatici o non smussare la punta della Dogana per far passare navi di 400 metri?».

Roberta De Rossi

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LE REAZIONI DEL COMITATO

«Il Comune non ha un piano c’è da far cadere le braccia»

«Per più di un anno con ripetute dichiarazioni il sindaco Orsoni ha ingenerato nei cittadini la convinzione d’avere elaborato una proposta operativa per allestire un nuovo terminal croceristico a Porto Marghera, ma ieri ha lasciato tutti a bocca aperta ammettendo candidamente di avere solo delle riflessioni di buon senso: c’è da far cadere le braccia».

È polemico il commento del Comitato No Grandi Navi:

«Per oltre un anno il sindaco è rimasto alla finestra».

Ma nel merito, punti d’intesa ci sono:

«Delle riflessioni di buon senso del sindaco non possiamo far altro che prenderne per buone tre, aspettando poco fiduciosi di vedere con quale determinazione le sosterrà alla riunione coi ministri delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, e dell’Ambiente, Andrea Orlando».

Dunque, sì del Comitato all’applicazione immediata del Clini-Passera

«perché altrimenti è una presa in giro nei confronti della città, mentre le situazioni di pericolo che l’hanno giustificato permangono tutte». Concordanza sul fatto che «tutti i progetti alternativi al passaggio delle grandi navi in Bacino e in Canale della Giudecca messi finora sul tappeto richiederanno lunghi anni per la loro realizzazione e sono ambientalmente insostenibili o da verificare: e ciò vale, aggiungiamo noi, anche per Porto Marghera». Infine, sì al fatto che «Venezia potrebbe puntare a un modello diverso di crocerismo, con navi più piccole, sostenibili, destinate a fasce di turismo più qualificato, per garantire lavoro e indotto».

Polemico anche il consigliere pdl Saverio Centenaro: «La commissione, su cui molte erano le aspettative, ha solo confermato che il sindaco non intende in nessun modo giungere al tavolo ministeriale con una proposta concreta. Sostenere che và applicato il decreto Clini, che non si deve scavare ma utilizzare quanto c’è già (canale dei Petroli) e che se non si arriva alla Marittima va bene anche Marghera, appare molto semplicistico. Sarà arduo per il Consiglio comunale giungere ad un documento unitario».

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GRANDI NAVI – Il progetto dell’avvocato Alessio Vianello ha riscosso il favore dell’assessore Bettin

IL PERCORSO  «Va utilizzato il Canale dei Petroli»

L’ASSESSORE «Si potrebbe attuare in poco tempo»

Crociere, Bettin apre al progetto di Vianello

Il progetto che l’avvocato Alessio Vianello ha messo a disposizione del sindaco a prima vista fila lisco come l’olio. Il sindaco ieri ha scorso il nostro articolo e ha detto che è interessante e da approfondire.
Gianfranco Bettin ha avuto il tempo di guardarsi meglio la cosa e ci ha trovato almeno 6 vantaggi che mancano a tutte le altre alternative.

«Premetto che c’è un problema generale che vale per tutti i progetti in campo: dev’essere chiaro che al gigantismo si deve porre un limite: non è che se domani raddoppiano la lunghezza delle navi va bene comunque. In secondo luogo, al di là di una soluzione definitiva, bisogna continuare sulla strada dell’abbattimento dei problemi ambientali, con l’elettricità in banchina, i carburanti meno inquinanti, la riduzione insomma di fumi, rumori, emissioni».

Detto questo, che cosa ci vede di positivo l’assessore all’Ambiente nell’idea di trasferire le grandi navi nel canale industriale Nord, a fianco di Fincantieri?

«In primo luogo è praticabile molto velocemente, mentre anche il sindaco dice che tutti gli altri progetti hanno in comune che ci vogliono anni per realizzarli».

Per Bettin dal progetto si ricava che gli interventi previsti sulla laguna sono abbastanza limitati

«anche se vanno studiati con grande attenzione dal punto di vista degli effetti di sistema. Inoltre in un colpo solo questa soluzione può riorganizzare due aree strategiche per la città: la Marittima abbandonata dalle grandi navi, che diventerebbe polo per turismo d’elite molto meno impattante, con aree liberate che diventerebbero spazi per la città, destinati a nuove funzioni come università e residenza; in secondo luogo può innescare a Marghera un processo di trasformazione d’impresa e urbana che altrimenti rischia di non partire mai. Parlo della vera trasformazione che ha a che fare con un nuovo waterfront della città verso l’acqua mediato da un porto passeggeri e da una riorganizzazione funzionale che interagisca con la città. È una straordinaria opportunità».

E i crocieristi, che ci faranno a Marghera?

«Quello è un posto strategico: se vogliono andare a visitare Venezia c’è il canale Vittorio Emanuele, se vogliono prendere un treno ad alta velocità c’è la stazione a due passi, se vogliono raggiungere l’aeroporto è più comodo che da Venezia».

In definitiva

«dobbiamo prendere sul serio l’entusiasmo e le aspettative che si erano accese per il Palais Lumière, anche se era una specie di progetto evento, e convogliarle su progetti come questi che possono dare risultati concreti e creare un nuovo un pezzo di città in grado di far crescere l’economia e l’occupazione, e salvaguardare l’ambiente».

 

GRANDI NAVI – E anche il sindaco ha chiesto di valutare il piano

IL DIBATTITO – Orsoni in commissione: «Attuare da subito il decreto Clini-Passera»

«Tutte le soluzioni finora proposte hanno il limite di non essere attuabili subito, e rinviano la soluzione ai prossimi anni, spostando la palla in avanti. Fra queste anche lo scavo del Sant’Angelo-Contorta per il quale bisognerebbe addirittura aspettare variante del Prg Portuale, oltre ai tempi per le autorizzazioni e i lavori».

Parola di Giorgio Orsoni. Ed è stato così che il sindaco si è presentato ieri alla riunione congiunta di quattro commissioni (Urbanistica, Turismo, Attività produttive, Ambiente) convocate per ascoltare il parere del primo cittadino sulla questione delle “grandi navi”. E Orsoni non ha lasciato dubbi rilanciando la questione e ribadendo la necessità di dare attuazione al decreto Clini-Passera che aveva stabilito l’accesso alle navi crociera in Bacino di San Marco, ma solo sotto le 40 mila tonnellate.

«Il Decreto Clini-Passera – ha detto Orsoni – prevede che sia l’Autorità marittima ad individuare la disponibilità di percorsi alternativi al passaggio delle grandi navi per il Bacino. Ma lo stesso decreto prevede anche che nelle more di questa disponibilità si debbano adottare misure per mitigare i rischi connessi a questo momento transitorio. Se dunque rischi per la città ci sono, così come è scritto, dobbiamo pretendere un intervento immediato, nell’interesse di tutti».

In previsione del prossimo 25 luglio, giorno di convocazione a Roma del tavolo con i ministri delle Infrastrutture (Lupi) e Ambiente (Orlando), Orsoni ha rilanciato:

«Dobbiamo con forza chiedere che si arrivi a una soluzione, anche modulare, che affronti da subito questo problema. Usando quello che c’è, non quello che ci sarà. E quello che c’è, oggi, è il Canale dei Petroli e Marghera. Non possiamo chiudere gli occhi, alla riunione prevista a Roma il 25 luglio prossimo la città chiederà con forza ai ministri una data, una tempistica per l’applicazione del Decreto. Nessuno, io per primo, ha mai pensato di voler danneggiare la crocieristica che è una ricchezza che non va trascurata. Ma preservare questa ricchezza non vuol dire permettere che navi sempre più gigantesche entrino in città».

Immediata la replica del Comitato No Grandi Navi:

«Per più di un anno con ripetute dichiarazioni il sindaco, Giorgio Orsoni, ha ingenerato nei cittadini la convinzione d’avere elaborato una proposta operativa per allestire un nuovo terminal croceristico a Porto Marghera. C’è da far cadere le braccia, ma anche se sembra incredibile bisogna prendere atto che per oltre un anno il sindaco è rimasto alla finestra senza elaborare non diciamo un progetto, ma neppure un’idea, nemmeno una strategia per risolvere il grave problema del passaggio delle grandi navi nel cuore della città e in laguna».

 

Un territorio in attesa del 1. agosto. Un giorno che dovrebbe dare ragione della protesta di Marghera contro il potenziamento dell’impianto di trattamento di rifiuti pericolosi Alles di Malcontenta.

«La notizia che il 1. agosto i giudici amministrativi del Tar discuteranno il ricorso con il quale il comune di Venezia chiede l’annullamento della delibera regionale che autorizza il progetto di ampliamento di Alles – commenta il coordinatore del circolo di Marghera del Partito Democratico Tonino Cossidente – è positiva e carica di aspettativa il territorio. Un territorio che, con il Comune, la Municipalità, la Provincia e, non ultimo il voto unanime del Consiglio Regionale, si è mobilitato per impedire che passasse un progetto spregiudicato e irresponsabile della Regione che, oltre a non fare nessuno interesse per la comunità, ricaccia indietro una prospettiva di riqualificazione con attività pulite, ecocompatibili e sostenibili».

Secondo Cossidente, Alles è una scelta che mette a repentaglio la salute e l’ambiente, gravemente lesiva della democrazia poiché si impone dall’alto una variante urbanistica, al di fuori di ogni possibilità di partecipazione democratica, malgrado il parere negativo del Comune e della Provincia». (g.gim.)

 

Per il primo cittadino l’unica soluzione praticabile in breve tempo è quella della stazione marittima a Marghera: «Le altre ipotesi sono irrealizzabili nel breve periodo». Mal il comitato lo contesta

VENEZIA. «Il decreto Clini-Passera prevede che sia l’Autorità marittima ad individuare la disponibilità di percorsi alternativi al passaggio delle grandi navi per il Bacino di San Marco. Ma lo stesso decreto prevede anche che nelle more di questa disponibilità si debbano adottare misure per mitigare i rischi». Così il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni è intervenuto stamane alla riunione prevista sul tema «Grandi navi», nel corso della quale ha anche detto che «se dunque rischi per la città ci sono, dobbiamo pretendere un intervento immediato nell’interesse di tutti», lanciando la proposta dell’utilizzo del Canale dei Petroli con stazione marittima a Marghera.

Il decreto Clini-Passera, noto come «Decreto rotte», prevede l’allontanamento dalla Laguna di Venezia e dunque dal Bacino di San Marco delle navi da crociera con stazza superiore alle 40mila tonnellate. «Tutte le soluzioni finora proposte – ha detto Orsoni – hanno il limite di non essere attuabili subito. Fra queste anche lo scavo del canale Sant’Angelo-Contorta per il quale bisognerebbe addirittura aspettare la variante del Prg Portuale, oltre ai tempi per le autorizzazioni e i lavori». «Dobbiamo con forza chiedere invece che si arrivi a una soluzione che affronti da subito questo problema – ha proseguito – usando quello che c’è: il Canale dei Petroli e Marghera. Non possiamo chiudere gli occhi, alla riunione prevista a Roma il 25 luglio la città chiederà con forza ai ministri una data, una tempistica per l’applicazione del Decreto»

Comitato No Grandi navi: “Non c’è un progetto”. «Per oltre un anno il sindaco è rimasto alla finestra senza elaborare non diciamo un progetto, ma neppure un’idea, nemmeno una strategia per risolvere il grave problema del passaggio delle grandi navi nel cuore della città e in laguna». Così il Comitato No Grandi Navi valuta le parole di oggi del sindaco diVenezia Giorgio Orsoni sull’arginamento del traffico delle navi da crociera per il Bacino di San Marco. «Delle riflessioni di buon senso del sindaco non possiamo far altro che prenderne per buone tre – rileva il Comitato -, aspettando poi assai poco fiduciosi di vedere come e con quale determinazione le sosterrà a Roma il 25 luglio alla riunione coi ministri delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, e dell’Ambiente, Andrea Orlando».

Il Comitato approva che «il decreto Clini – Passera va applicato immediatamente perché‚ altrimenti è una presa in giro nei confronti della città mentre le situazioni di pericolo che l’hanno giustificato permangono tutte». Poi che «tutti i progetti alternativi al passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco e in Canale della Giudecca messi finora sul tappeto richiederanno lunghi anni per la loro realizzazione e sono ambientalmente insostenibili o da verificare e ciò vale, aggiungiamo noi, anche per ogni ipotesi a Porto Marghera» proposta dal sindaco. Infine per il Comitato «Venezia potrebbe invece puntare a un modello diverso di crocierismo, con navi più piccole, compatibili, sostenibili, destinate a fasce di turismo più qualificato e che garantirebbero ugualmente lavoro e indotto».

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Gazzettino – Venezia. Nuovo piano per le crociere a Marghera

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

12

lug

2013

LA LAGUNA L’ECONOMIA

COSTI – 230 milioni di euro più altri 182 per sviluppare il terninal attuale

GRANDI NAVI – A fianco di Fincantieri su 31 ettari. Non intralcerebbe il porto commerciale né la zona industriale

LA GESTIONE – Per Vianello la gestione andrebbe alla Vtp che avrebbe Marghera per le grandi navi e Venezia per gli yacht, più residenze con garage e darsene

«Ecco la nuova Marittima a Marghera»

A disposizione del sindaco il piano dell’avvocato Alessio Vianello e di un pool di studi internazionali

Non è vero che la Marittima non si può spostare a Marghera. Si può farlo creando più ricchezza e occupazione di quella garantita dalla Marittima attuale e, soprattutto, non andando ad interferire con le attività del porto commerciale né con la possibile reindustrializzazione di Marghera. Questione che tra l’altro preoccupa non poco i sindacati i quali nei giorni scorsi hanno detto chiaramente al sindaco che un’eventuale Marittima in piena isola portuale, ad esempio nelle banchine del terminal Tiv (di Aponte e Marin Hili), li vede nettamente contrari perché «potrebbe causare danni di notevole portata al sistema portuale locale, favorendo pure lo spostamento dei crocieristi a Trieste o a Capodistria».
Alessio Vianello, ex assessore comunale alle Attività produttive, ex presidente del Consorzio della logistica e avvocato dello studio Mda che si occupa di aziende, ha pronto un progetto realizzato assieme ad un pool di studi di livello internazionale.
L’investimento è di 230 milioni di euro più altri 182 per sviluppare la Marittima attuale; verrebbe realizzato in project financing e dovrebbe essere gestito da Vtp, Venezia terminal passeggeri che già gestisce le crociere a Venezia, assieme ai proprietari delle aree che potrebbero fare da sviluppatori immobiliari.
Chi sono i progettisti?
«Al momento preferiscono rimanere anonimi ma se la cosa si concretizzerà non avranno problemi ad uscire allo scoperto» spiega Vianello.
Lei che ruolo ha?
«Nessuno incarico, nessun ruolo se non quello di cittadino che ha messo insieme energie e potenzialità enormi che altrimenti rischiano di andare disperse. Io, diciamo, sono il proponente e offro questo progetto al sindaco Giorgio Orsoni sperando che voglia farlo suo e che, assieme a Regione, Autorità portuale veneziana e Vtp, voglia portarlo al Comitatone per renderlo realizzabile».
Per lei la questione delle Grandi Navi va inserita in una visione più ampia che permetterà di riorganizzare alcune funzioni della città e per rilanciare davvero Porto Marghera. Come?
«Voglio creare la nuova Marittima nel luogo più naturale che esiste, nel canale industriale Nord, vicino a Fincantieri, in un’area perlopiù già dismessa, che è la cerniera tra il porto commerciale, il Vega e il resto della città, e che non invade nessuna delle tre. In tal modo la crocieristica può diventare il piano di riconversione della vecchia prima zona industriale, e la logistica il piano di riconversione della seconda vecchia zona industriale».
Sulla logistica Vianello è convinto che Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale, si stia muovendo con molta lungimiranza e determinazione. Costa, però, è anche il proponente dello scavo del canale Sant’Angelo-Contorta e del mantenimento della Marittima a Venezia.
«Così purtroppo rischia di far saltare per sempre la riqualificazione della prima zona industriale. L’area identificata è potenzialmente di 50 ettari, e già disponibili, senza contare la Pilkington fabbrica in attività, ci sono 315 mila metri quadrati, più dei 280 mila della Marittima attuale».
Il no di Capitaneria e Autorità portuale a qualsiasi ipotesi di portare il traffico crocieristico a Marghera deriva da due ordini di motivi, la sovrapposizione con il traffico commerciale che rischierebbe di bloccare il porto, e la sicurezza che non sarebbe garantita.
«Siamo coscienti che il traffico passeggeri, che per legge ha priorità su quello commerciale, potrebbe portare dei problemi e, secondo le autorità, soprattutto nel tratto del canal dei Petroli dove si affacciano il petrolchimico e il porto commerciale. E proprio per questo 70 dei 230 milioni preventivati servirebbero per scavare un piccolo canale parallelo a quello dei Petroli ma subito al di là dell’isola delle Tresse, canale stretto perché a senso unico dedicato alle navi da crociera che, così, raggiungerebbero la nuova Marittima non incrociando le navi commerciali. Sarebbe un canale molto più corto del Contorta Sant’Angelo e molto meno impattante ambientalmente perché non metterebbe in comunicazione le acque della Giudecca con quelle del canale dei Petroli, infine sarebbe molto meno costoso».
Resta il problema della sicurezza, ossia della vicinanza con i depositi costieri di carburanti e con la raffineria.
«L’ultimo aggiornamento del Piano regolatore comunale del 4 febbraio scorso, relativamente alle aree soggette a rischio di incidente rilevante esclude gli spazi in questione da qualsiasi ipotesi di pericolo. Senza contare che il Vega ospita più di duemila persone e si trova a qualche centinaio di metri dalla nuova Marittima».
I tempi? Quanto ci vuole per realizzare l’opera?
«Alcune aree sono già disponibili, altre vanno bonificate. Però il progetto è modulare, si potrebbe partire praticamente subito con lo spazio per tre o quattro grandi navi e poi crescere, magari anche sulla sponda Ovest, dove ci sono altre attività chiuse come la Beltrame».
E la Marittima attuale la buttate alle ortiche?
«Anzi: diventerà il terminal per le navi sotto le 40 mila tonnellate che, secondo il progetto Clini-Passera, possono passare in bacino San Marco, e il terminal per gli yacht di lusso. Buona parte delle strutture esistenti possono essere utilizzate per attività fieristiche e per creare un grande polo per la manutenzione di questi yacht. Tutte attività capaci di generare flussi finanziari diretti e indiretti per sostenere gli investimenti fatti da Vtp. Poi rimangono vaste aree da valorizzare con residenze basse e di qualità su 130 mila metri quadrati, secondo modelli europei tipo Rotterdam dove sono state costruite case con il garage per l’auto e la darsena per la barca. Case del genere, anche con la crisi imperante, verrebbero vendute subito».

Elisio Trevisan

 

IL MAGISTRATO ALLE ACQUE

«I progetti? Nessuna scelta. Finora sono ipotesi alla pari»

L’ingegner Fabio Riva è il nuovo dirigente dell’Ufficio tecnico: «Al Ministero chiediamo fondi per approfondire»

L’ing. Fabio Riva, da cinque mesi responsabile dell’Ufficio salvaguardia del Magistrato alle Acque e capo ufficio tecnico: «Progetti non ancora analizzati approfonditamente»

«I progetti alternativi sul passaggio delle grandi navi da presentare al Ministro il 25 luglio? Per il momento si tratta solo di un ventaglio di ipotesi. Però abbiamo scritto una lettera al Ministero in cui chiediamo dei fondi per gli approfondimenti».
Parla l’ingegner Fabio Riva, 56 anni, romano, da cinque mesi nuovo dirigente dell’Ufficio tecnico del Magistrato alle Acque e responsabile dell’Ufficio Salvaguardia di Venezia. A tutt’oggi il Magistrato alle Acque è senza presidente, dopo il pensionamento dell’architetto Ciriaco D’Alessio che ha retto le sorti di Palazzo X Savi per un anno e mezzo e fino al 30 aprile scorso. Ma sia per la spending review, sia per la coincidenza con le tormentate vicissitudini politiche del nuovo governo (la nomina avviene da parte del Capo dello Stato sentito il consiglio dei ministri, ndr) l’avvicendamento non è ancora avvenuto. In un momento cruciale per Venezia, che ha in ballo il completamento dell’opera di salvaguardia più importante mai realizzata, il Mose, costo quasi 5 milioni di euro, e che di recente ha deciso di decidere il futuro della portualità lagunare entro la fine di questo mese.
Partiamo dall’ipotesi caldeggiata dal Porto, con lo scavo del canale Sant’Angelo Contorta, il più impattante a livello ambientale, che richiederebbe una manutenzione continua per portare quello che è attualmente un canale profondo al massimo in alcuni punti 4 metri a -11 e a una larghezza di un centinaio per permettere il transito ai giganti del mare. Il presidente di autorità portuale Paolo Costa lo dava per promosso dal Magistrato alle Acque. «C’è il progetto – replica Riva – c’è allegata un’analisi di costi, ma non sono state fatte le simulazioni delle conseguenze idrogeologiche. Come pure per gli altri. Sono progetti che conosciamo perché ce li hanno presentati, ma per valutarli ed esprimere un giudizio è necessario un approfondimento tecnico che non è ancora stato fatto».
Ancora “indefinita” e in aggiornamento l’ipotesi-Orsoni su Marghera, più conosciuto il progetto più datato, firmato Cesare De Piccoli, che richiede una maggior valutazione dell’impatto a mare. E su questo pesa l’assenza del presidente del Magistrato alle Acque. «Il presidente è il trait-d’union con il Ministro, l’interfaccia con il quale il ministero si raffronta dal punto di vista politico-amministrativo – risponde Riva – Nel caso del Mose siamo al 75% dei lavori e il controllo è soprattutto tecnico, sulla qualità dell’esecuzione delle opere. Nel caso delle grandi navi la questione è più complessa, la riunione del 25 luglio servirà soprattutto per capire quali sono le possibilità sul tappeto, poi si faranno le valutazioni. Per il momento non abbiamo una posizione ufficiale».
Il Mose è quasi completato, il Consorzio Venezia Nuova ha da poco un nuovo presidente. «Giovanni Mazzacurati era un simbolo, ci mancherà la sua professionalità. Ma Mauro Fabris è un segno di discontinuità di livello sicuro, mi aspetto un salto in positivo. Come del resto anche il direttore, Hermes Redi, è uno che la storia del Mose la conosce a memoria. Neanche l’arresto di Piergiorgio Baita ha inciso sull’attività del cantiere». Insomma, tutto fila liscio. Manca solo il presidente.

 

 

Discussione in commissione consiliare, presente l’avvocato di Rodrigo Basilicati «Impossibile andare avanti con il progetto». Il sospetto che non ci fossero i soldi

L’addio di Pierre Cardin al Palais Lumière, tra intoppi procedurali e il sospetto – avanzato tra le righe dal Comune – che lo stilista francese non disponesse delle risorse sufficienti per gettarsi in quest’avventura miliardaria, dall’esito incerto. Se n’è discusso ieri in Commissione consiliare Attività Produttive, dove i rappresentanti di Giunta si sono ben guardati dal farsi vedere in una vicenda diventata imbarazzante (non c’era l’assessore alle Attività Produttive Alfiero Farinea) e dove anche il nipote dello stilista, Rodrigo Basilicati, non ha accettato di presentarsi. Il suo avvocato Sandro De Nardi – che minaccia querele per «affermazioni false e denigratorie che, nell’immediatezza, sono state rese da alcune persone», sottolinea anche «l’inopportunità di continuare a contattare la famiglia dell’ingegner Basilicati. E tuttavia ieri, nella Commissione presieduta dal consigliere Ennio Fortuna, è stata diffusa la lettera di recesso che Basilicati ha inviato a Regione, Provincia, Comune e Autorità Portuale il 28 giugno. «Siamo giunti a questa determinazione – si legge – dopo avere constatato che neppure alla scadenza del primo semestre 2013 è stato possibile concludere la procedura amministrativa e ottenere una formale e condivisa approvazione della nostra proposta, né ad oggi è possibile fare alcuna attendibile previsione per il futuro, essendo anzi emersi ulteriori ostacoli procedurali non precedentemente segnalati. Fra l’altro, ci è stato comunicato che – secondo una recente presa di posizione del Ministero dei Beni Culturali – l’area del progetto sarebbe soggetta a vincolo paesaggistico, contrariamente a quanto ritenuto fino ad oggi da tutti gli enti pubblici interessati e dagli stessi privati che hanno ottenuto titoli edilizi nella zona. Nel frattempo, sono scaduti i termini massimi di efficacia dei contratti da noi conclusi per avere la disponibilità di aree sufficienti per concretizzare l’iniziativa. Abbiamo già investito nel territorio somme ingentissime per realizzare un sogno e contribuire alla rigenerazione di Marghera: auguriamo alle amministrazioni locali e ai proprietari delle aree di riuscire presto nell’intento, anche senza il nostro entusiasmo». Ieri, in Commissione, a difendere le ragioni del Comune c’era solo il vicedirettore generale Luigi Bassetto, un tecnico, che ha provato a ricostruire la storia. «Fino al momento della comunicazione di Basilicati – ha detto – non c’erano motivi per pensare a un disimpegno di Pierre Cardin, né ci erano state espresse nuove perplessità. Il Comune ha fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità per il buon esito dell’operazione e la valutazione di 40 milioni di euro per la vendita dei terreni comunali – concordata e iscritta nel bilancio 2013 – era stata fatta tenendo conto anche del costo delle bonifiche. Il 30 giugno era una data cruciale, perché entro quella data la società di Cardin avrebbe dovuto stipulare i preliminari con i privati per l’acquisto delle aree. Quella scadenza dunque ci avrebbe detto se c’era la reale volontà dello stilista di andare avanti con l’operazione Palais Lumiére, o se avrebbe scelto di fermarsi, come è avvenuto». Da più parti ieri – Campa, Boraso, Giordani, Scarpa, Rosteghin, Capogrosso tra gli intervenuti – la richiesta di capire se il Comune nell’affare Palais Lumiére sia stato preso in giro – comportandosi, nel caso, di conseguenza – oppure ha sbagliato. Ma non c’era nessuno a rispondere.

Enrico Tantucci

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Su Palais Lumière, nessun incontro tra l’amministratore delegato di Concept Créatif Pierre Cardin, Rodrigo Basilicati, e i consiglieri comunali. A comunicarlo ieri in commissione è stato il presidente Ennio Fortuna (Udc), diffondendo copia della lettera di recesso dalla bozza di accordo di programma e di una e-mail in data 5 luglio, dove l’avvocato Sandro De Nardi comunica l’indisponibilità di Basilicati a partecipare alla riunione.
Precisando che la lettera del 28 giugno a Comune e Regione «reca le motivazioni che – suo malgrado – hanno indotto la Società a esercitare il recesso» («la constatazione che neppure alla scadenza del primo semestre 2013 è stato possibile concludere la procedura amministrativa e ottenere una formale e condivisa approvazione, né ad oggi è possibile fare alcuna attendibile previsione per il futuro», il vincolo paesaggistico del ministero e la scadenza dei termini di efficacia dei contratti), il legale ha ribadito l’intenzione di sporgere querela «per le affermazioni false e denigratorie rese da talune persone». Invitando Fortuna a contattare in futuro solo lui.
Il vicedirettore Luigi Bassetto ha spiegato che «il Comune ha fatto il possibile perché l’operazione andasse a buon fine», aggiungendo che «fino al 28 giugno non era emerso alcun segnale contrario. Tanto da spingere all’inserimento nel bilancio di previsione dei primi 20 milioni per l’acquisto dei terreni».
Tesi sostenuta dai consiglieri Rosteghin, Capogrosso e Trabucco (Pd). Concordi, ma più polemici, Giordani (Psi) e il presidente Fortuna, che hanno sottolineato come Venezia sia «una città seria», e Palais Lumiére «un’opera grande e complessa, non certo la capanna dello zio Tom». Mentre Boraso e Scarpa (Impegno e Misto) hanno chiesto «come si possa inserire in bilancio una cifra simile ad accordo non ancora raggiunto». E Campa (Pdl), ha sollecitato al sindaco «chiarimenti sul che fare. Anche per eventuali atti conseguenti, a tutela dell’immagine e delle spese sostenute». (v.m.c.)

 

 

La vicepresidente degli albergatori “demolisce” la teoria dell’indotto per tutti.

Mozione di “In Comune” contro il no al garage in Marittima evocato da Costa.

VENEZIA. Dal traffico crocieristico, solo “briciole” di indotto alla città. A dirlo, però ieri nell’audizione in Commissione consiliare legate all’estromissione delle grandi navi del Bacino di San Marco, non gli ambientalisti di turno, ma la vicepresidente dell’Associazione veneziana albergatori Stefania Stea, che ha di fatto smontato quelle che sono abitualmente le argomentazioni della Venezia Terminal Passeggeri e della stessa Autorità Portuale veneziana che legano appunto al flusso dei crocieristi importanti ricadute economiche e occupazionali per tutta la città.

«Secondo i dati forniti anche dall’Ente bilaterale del turismo – ha detto la vicepresidente dell’Ava – solo il 3,8 dell’occupazione alberghiera in città si deve ai turisti legati alle crociere, che in genere si fermano al massimo una notte e alloggiano sulla stessa nave o arrivano in albergo. L’impatto dei crocieristi è inoltre del 6 per cento sul commercio, del 13,5 per cento sui trasporti e del 37 per cento sulla cantieristica. Per cui, ad avvantaggiarsi maggiormente è la stessa portualità e la manodopera interessata riguarda soprattutto lavoratori extracomunitari, non veneziani».

L’altro punto su cui Stefania Stea ha “battuto” nella sua relazione è stata anche la scarsa qualità ai fini della città dei turisti che sbarcano dalle navi da crociera.

«Sono assolutamente equiparabili ai turisti “giornalieri” che arrivano dalla terraferma – ha spiegato – non vanno a visitare mostre e musei, si fermano poco e dopo aver visto San Marco se ne vanno. Anche i pochi che si fermano un albergo, spendono solo un terzo degli abituali frequentatori dei nostri hotel: 108 euro contro 324. Non si può dire che un indotto crocieristico non esista, ma certo è piuttosto modesto per le sue ricadute sulla città e va sicuramente riqualificato. Altra cosa sono gli yacht».

Ma la Commissione consiliare di ieri è stata anche l’occasione per sollevare nuove polemiche, anche sulla base di quanto scritto dal nostro giornale, sullo scarso interesse del presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa a realizzare il nuovo garage alla Marittima, se le navi da crociera – che lo giustificherebbero – fossero spostate a Marghera o altrove. Il consigliere comunale Beppe Caccia (Lista “in Comune”) ha proposto ieri il testo di un ordine del giorno, da portare al voto al più presto lunedì 15 luglio, con cui pretendere che

«l’Autorità Portuale di Venezia pubblichi immediatamente il bando di gara per l’individuazione del soggetto imprenditoriale che deve realizzare il progetto del nuovo grande parcheggio alla Marittima».

«Sarebbe gravissimo se, come alluso dal presidente Costa durante l’audizione delle Commissioni consiliari – ha detto Caccia – l’Autorità Portuale tenesse congelato questo progetto, vincolandolo alla conferma dell’insostenibile traffico delle mega navi da crociera con arrivo al terminal della Marittima stessa. Si tratterebbe di un inaccettabile ricatto, senza precedenti nei rapporti tra enti e istituzioni della città. Stiamo parlando di un progetto, atteso da almeno dieci anni e oggetto di specifici accordi urbanistici tra Comune e Autorità Portuale, votati più volte dal Consiglio, che ha l’obiettivo di dare risposta, con i suoi oltre milleduecento posti riservati ai cittadini veneziani, alla domanda di posti auto a costi calmierati per i residenti. Stia dunque attento il presidente Costa a non sfidare, in nome e per conto degli interessi della lobby crocieristica, la pazienza di migliaia di cittadini che attendono una soluzione per il proprio diritto alla mobilità».

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Domani toccherà al sindaco Orsoni illustrare il suo progetto

Domani toccherà finalmente al sindaco Giorgio Orsoni scoprire le carte e mostrare in Commissione consiliare il progetto per l’estromissione delle grandi navi da crociera dal Bacino di San Marco, facendole arrivare direttamente a Marghera, passando attraverso il Canale dei Petroli. È il progetto che il sindaco dovrà poi portare a Roma il 25 luglio nella riunione già convocata dal Ministero delle Infrastrutture proprio per valutare le alternative al passaggio delle navi da crociera da San Marco. Un progetto che si oppone radicalmente a quello sostenuto dal presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa che prevede invece lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo come alternativa al passaggio dal Bacino di San Marco.

Sul tappeto anche il progetto dell’ex vicesindaco e parlamentare Cesare De Piccoli di creare invece un terminal in mare a Punta Sabbioni.

 

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