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SABATO 27  OTTOBRE TUTTI IN BICICLETTA  PER PORTARE  ALLA DITTA ALLES-MANTOVANI IL MESSAGGIO DELLA POPOLAZIONE: MARGHERA RIFIUTA DI DIVENTARE LA PATTUMIERA D’ITALIA

E’ infatti questo il rischio che corre la città nel caso in cui venga approvato il progetto  Alles, che chiede di potenziare il proprio impianto di stoccaggio e trattamento rifiuti industriali. Il territorio di Marghera verrebbe invaso da file di camion per il trasporto di rifiuti tossico-nocivi di varie tipologie (60 quelle lavorabili da Alles) provenienti da tutta Italia e dall’estero. Come è facile intuire, ciò comporterebbe un  grave danno alla già precaria situazione sanitaria e ambientale del nostro territorio, situazione che allarma già da tempo i medici e i pediatri di Marghera e di Mestre che in questi giorni hanno fatto una segnalazione in merito (http://margheraonline.it/blog/uncategorized/comunicato-dei-pediatri-di-marghera-e-mestre/).

Come abitanti di Marghera e Mestre rifiutiamo che ancora una volta il diritto alla salute, ad una qualità della vita degna, siano messi in discussione dagli interessi poco trasparenti del grande business legato al traffico rifiuti di cui la Mantovani è capofila. Mantovani, che nel massimo disprezzo dell’ambiente e dei bisogni del territorio lega i propri affari  non solo ai rifiuti ma anche alla costruzione ed alla gestione delle più contestate grandi opere in veneto, MOSE in testa.

Blocchiamo il progetto Alles per  dare un futuro ecocompatibile a Porto Marghera.
il futuro che vogliamo per l’area industriale di porto Marghera deve essere legato alle bonifiche e al risanamento, deve permettere  l’insediamento di attività ecocompatibili, deve legare reddito e salute. Il  progetto Alles va nella direzione opposta a tutto questo.

SABATO  27 OTTOBRE APPUNTAMENTO AL MUNICIPIO DI MARGHERA ALLE ORE 10

Andremo tutti insieme in bicicletta, senza simboli di partito, all’entrata dell’impianto Alles-Mantovani a Malcontenta per chiedere all’azienda di ritirare il progetto ed alla Regione Veneto di bloccarlo.

Vieni con la bici ed una tutina bianca (bastano quelle di tessuto-no-tessuto): saremo un fiume bianco e pulito contro lo sporco che, per l’ennesima volta, ci vogliono rovesciare addosso.

ASSEMBLEA PERMANENTE CONTRO IL RISCHIO CHIMICO

PROTESTA A MARGHERA

MARGHERA. Continua la mobilitazione dei partiti e dei comitati intorno all’ipotesi di potenziamento (revamping, in gergo tecnico) dell’impianto di Alles Spa, società del gruppo Mantovani che opera nel settore dei rifiuti di tipo industriale.

Approvato in commissione di Via regionale il 12 settembre scorso, dopo aver ricevuto il doppio no di Comune e Provincia, il progetto, che mira a rendere competitivo il sito e determinarne un nuovo riposizionamento nel mercato tramite il trattamento di rifiuti e fanghi anche esterni alla conterminazione lagunare, ora attende il definitivo nulla osta della Regione.

Ciò che fa infuriare i comitati che da anni si battono per la riqualificazione di Marghera in senso ecologico, è anche l’aumento delle tipologie di rifiuto che passerebbero da 20 a 113 (di cui 46 pericolosi) e l’incremento intorno al 40% della capacità produttiva giornaliera. Lunedì il Pd ha organizzato un dibattito, mentre Sinistra Ecologia e Libertà ha ribadito un secco no aderendo alle iniziative dei comitati. Come la grande biciclettata, prevista per sabato e messa in piedi in poche settimane dall’Assemblea permanente contro il rischio chimico: prevede un’escursione collettiva nelle sedi di Alles e Mantovani in via dell’Elettronica a Malcontenta, dove i manifestanti affiggeranno alcuni striscioni in segno di protesta. Ritrovo alle 10 davanti al Municipio, volantinaggio e poi via, in sella alle bici fino a Malcontenta. Il corteo, autorizzato dalla questura, prevede il passaggio per via Beccaria, via Rinascita, via Fratelli Bandiera, via Padana e infine via dell’Elettronica, dov’è la sede dello stabilimento. L’assemblea permanente discute oggi gli ultimi dettagli e invita tutti a partecipare.

Laura Fiorillo

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INTERROGAZIONE DI PETTENÒ

«La giunta regionale non recepisca il parere positivo della Commissione tecnica Via e neghi qualsiasi autorizzazione al potenziamento dell’impianto di ricondizionamento dei rifiuti speciali anche pericolosi di Alles S.p.A. a Fusina». Lo ha chiesto ieri, con un’interrogazione a risposta immediata, Pietrangelo Pettenò, consigliere regionale FdS-Prc, che riprende l’appello di tanti cittadini e dei pediatri e medici di base che denunciano un alto tasso di crescita delle malattie respiratorie nei bambini, delle leucemie, dei tumori del polmone e del fegato, e delle bronchiti croniche negli adulti e negli anziani. «Il potenziamento di tale impianto, inoltre, non produrrebbe alcun incremento occupazionale e porterebbe Marghera a diventare la “pattumiera d’Italia”».

 

L’IMPIANTO DI TRATTAMENTO RIFIUTI A MARGHERA

Il circolo Sinistra Ecologia e Libertà (Sel) di Mestre-Venezia si schiera “per la Marghera di domani” e, quindi, contro il progetto Alles. Annuncia, quindi, l’intenzione di affiancare i cittadini nella loro mobilitazione contro il potenziamento dell’impianto di trattamento dei rifiuti.

«Il nostro territorio – scrive in una nota il coordinatore cittadino di Sel, Federico Camporese – è stato prosciugato della sua linfa vitale e ha visto interessi di parte abbattersi come una scure sul suo sviluppo provocando disastri ambientali, occupazionali che hanno compromesso la salute di molti lavoratori e di persone “colpevoli” di abitare in prossimità di queste aree». Un trascorso storico che acuisce la preoccupazione rispetto all’eventualità di un potenziamento dell’impianto di Alles. «Oggi abbiamo bisogno di respirare un’aria del tutto diversa e questo, in parte, sta già accadendo con lo sviluppo del settore terziario, le intenzioni di Eni di produrre biodisel e le riconversioni in ateliers e le bonifiche. Per queste ragioni – conclude Camporese – diffidiamo la giunta regionale dal fornire il via libera politico a questa scelta: abbiamo bisogno di una Marghera high-tech, sostenibile, innovativa e proiettata verso il futuro, non di una “pattumiera nazionale”».

(g.gim.)

 

«Vincoli non rispettati, un’enorme speculazione»

Una lettera in dieci punti con tutti i no alla Torre

Venezia fuori dal Patrimonio Mondiale Unesco per colpa della Torre di Cardin. Italia Nostra ci riprova. È partito con una lettera inviata all’Unesco l’ultimo tentativo da parte dell’associazione ambientalista di bloccare la costruzione del Palais Lumière di Pierre Cardin.
L’associazione ambientalista chiede all’Unesco di «prendere una posizione forte e coraggiosa, anche in contrasto con il Governo italiano e con l’Amministrazione comunale», ricordano il precedente di Dresda, la «Firenze tedesca», che nel 2009 ha perso l’ambito riconoscimento per colpa della costruzione di ponte, ritenuto troppo impattante. In Germania un ponte, a Venezia il più alto grattacielo d’Europa.
La lettera indica dieci punti controversi che, secondo Italia Nostra, dovrebbero far dire di «No» al progetto di Pierre Cardin. Progetto che, invece, è stato accolto a braccia aperte dalle istituzioni locali, e che ha avuto anche la benedizione del ministro Clini.
Tra i dieci punti, si spazia da questioni tecnico-legislative, come il contrasto con Prg e Palav e il mancato rispetto dei vincoli paesaggistica, ad una diversa visione dell’opera. Non solo, a rischio, sostiene Italia Nostra, sarebbe la stessa stabilità di Venezia, visto che il Palais «necessita di fondazioni profonde 55 metri con perforazione di tre livelli di falde freatiche».
Se per le istituzioni il progetto di Cardin è un’occasione di rilancio dell’economia e di Porto Marghera, per Italia Nostra altro non è che mera speculazione. Che porterà allo spostamento del baricentro di Venezia, e che andrebbe evitato per «ragioni di civiltà e cultura», profetizzando come catastrofico quello che invece altri si augurano: ovvero che ci siano altri investitori pronti a seguire l’esempio di Cardin.
«L’autorizzazione alla costruzione di un grattacielo di tali dimensioni – sostiene Italia Nostra – creerebbe un pericoloso precedente che spianerebbe la strada ad altre costruzioni simili alterando per sempre l’armonia di un paesaggio unico al mondo».
Nella lettera all’Unesco, gli ambientalisti ricordano poi gli effetti che la torre di Cardin potrebbe avere sulla viabilità «totalmente da rifare» e sui binari che servono il porto, «che dovranno essere spostati con una spesa, quantificata dal presidente dell’autorità portuale, in 350 milioni di euro (non si sa a carico di chi). La torre bloccherebbe dunque il porto di Venezia».
Una posizione con i suoi argomenti, dove la torre di Cardin che non può essere la panacea di tutti i mali. Perché, sostiene l’associazione ambientalista, quel di cui ha bisogno Venezia è «un’economia alternativa a quella turistica», mentre il Palais Lumière «fa leva solo sulla speculazione edilizia, la cementificazione del paesaggio e sfrutta ancora una volta la bellezza di Venezia secondo una visione miope che, puntando ad incrementare la pressione turistica, porta al degrado della città».

 

La promuove l’Assemblea permanente contro il rischio chimico per sabato 27 Cavaliere (Pdl) raccoglie firme: «Si discuta e si pensi ai posti di lavoro»

MARGHERA. Una biciclettata per dire no al potenziamento dell’impianto di Fusina per lo smaltimento dei rifiuti speciali e pericolosi di Alles spa. L’Assemblea permanente contro il rischio chimico ha organizzato per sabato 27 ottobre un corteo a due ruote per contrastare “gli interessi poco trasparenti del grande business legato al traffico di rifiuti di cui Mantovani è capofila” come si legge in un comunicato, e per informare la popolazione sui rischi di un eventuale potenziamento dell’impianto di trattamento di rifiuti pericolosi di Fusina.

Il ritrovo è previsto per le 10 davanti al Municipio di Marghera, per poi raggiungere la sede di Alles in via dell’Elettronica. L’idea di Alles, società del gruppo Mantovani, è quella di ampliare il bacino di utenza dell’impianto di Marghera, che stocca e tratta rifiuti industriali provenienti esclusivamente dal Veneto, aprendolo anche ad altri territori, fino al raggiungimento di volumi sufficienti alla ottimale capacità di lavorazione dell’impianto.

L’attenzione sul tema è alta da diversi anni, da quando la Ste (del Gruppo Gavioli), aveva proposto il riavvio dell’inceneritore Sg31, ipotesi poi archiviata. Mantovani aveva poi proposto l’ampliamento di Alles, sottoponendolo al vaglio di Comune e Provincia, che avevano espresso parere negativo.

Il recente via libera della commissione regionale di fatto riapre la strada alla realizzazione in tempi rapidi di un opera da sempre molto contestata per i rischi per la salute derivanti da un aumento nell’aria di scorie.

Contraria anche una ventina di medici pediatri veneziani, mentre in Consiglio Comunale è partita dall’Idv Giacomo Guzzo una raccolta firme che invoca la convocazione di un apposito consiglio straordinario sul tema da svolgersi preferibilmente a Marghera. Il Pd lunedì 22 organizza in Municipalità un dibattito al quale parteciperà tra gli altri anche il senatore Felice Casson.

Un’altra raccolta firme intanto mira alla convocazione di un nuovo consiglio straordinario, questa volta sui temi dell’occupazione e della tutela alle piccole medie imprese. Secondo il consigliere Pdl Antonio Cavaliere «il revamping di Alles è legato a una sua esistenza futura, dire no a priori significa chiudere e perdere altri posti di lavoro. Si vada avanti con la discussione e si faccia di tutto per coinvolgere le piccole medie imprese del territorio, non sempre i grandi monopoli».

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Gli ex assessori Boato e Vecchiato contro il Palais Lumière «Marghera ha altre priorità, portiamoci piuttosto la fiera»

«Sul Palais Lumière la città non ha voce nonostante le evidenti contraddizioni. Una fretta che appare sospetta». Esordisce così Michele Boato dell’Ecoistituto del Veneto all’incontro organizzato a Mestre per segnalare tutti gli interrogativi, i dubbi, le incongruenze della torre Cardin.

L’urbanista Stefano Boato (commissione Salvaguardia) ricorda che le vere necessità di Marghera sono altre: «la riqualificazione di Marghera sud che va ben oltre la ricostruzione delle Vaschette, la qualificazione delle centralità urbane, l’accessibilità da sud per via dell’Elettricità e l’intervento nell’area Pos (ora Blo) mai attuato. E infine l’idea di uno spazio fieristico provinciale in area Eni, nell’ex Petrolchimico per non stravolgere il parco di S. Giuliano con grandi eventi».

Ieri all’incontro era presente anche Cristiano Gasparetto per Italia Nostra, l’associazione che oggi terrà una conferenza stampa a Roma, nella sede della stampa estera.

Parlano, in particolare, due ex assessori comunali: l’architetto Gianfranco Vecchiato e l’urbanista Stefano Boato.

Cardin, spiega Vecchiato, da tre anni cerca di proporre il suo progetto, prima a Parigi, poi a Mosca, poi infine a Marghera, grazie alla Regione di Zaia. Ma non c’è chiarezza sull’investimento e sulla realizzazione. Le residenze di lusso, vendute a 2 milioni di euro l’una, guarderanno Venezia da lontano e avranno vicino la rumorosa Fincantieri, che conta su una deroga sui decibel emessi, ricorda l’urbanista Carlo Giacomini. Non c’è il rischio di un flop? Si può solo sperare, avvisa Vecchiato. La torre da Fusina è ora prevista nella prima zona industriale.

«Io da assessore non ho visto nulla», spiega Vecchiato, ma è strano, dice, che un progetto così imponente sia «nato in poche settimane, non ci credo». E piani approvati, convenzionati e mai andati in porto finiscono nel dimenticatoio senza spiegazione, aggiunge Stefano Boato: la piscina nell’area del fondo Lucrezio di Mevorach, la città della musica al Vega, le grandi cubature degli interventi Parenti e Caprioglio, tra via Ca’ Marcello e via della Pila,la torre Todini in via Ulloa. Non se ne parla più.

«Fa specie che quel progetto venga di fatto imposto con quella altezza e non sia oggetto di alcuna trattativa o di discussione sulle funzioni», spiega Vecchiato. «Sarà l’edificio più alto d’Italia, significa che sarà un pezzo nuovo di città con un effetto a cascata sul territorio circostante che rischia di mettere in forse destinazioni e investimenti nelle aree circostanti». Stefano Boato attacca gli effetti della deroga per interesse regionale prevista per l’accordo di programma sulla torre Cardin:

«L’Enac concede ora una deroga di 110 metri per l’altezza quando ci ha messo un anno a derogare i 10 metri della torre Todini di 154 metri. Nel silenzio di Soprintendenza e Unesco nessuno dice che l’area è a 300 metri dalla conterminazione lagunare e le residenze sono incompatibili con le norme di Palav e Prg. Non ci sono studi sugli scavi nel sottosuolo. Poi il Pat volutamente ha scartato il Palais Lumière: si parla di 73 mila metri quadri rispetto ai 40 mila di tutto l’ambito di Marghera. Il carico insediativo cresce con le varianti: 252 mila metri quadri di pavimento pari a un milione di metri cubi con un indice di edificabilità doppio del piano direttore delle aree Vega e 88 mila metri quadri di residenza. Ma i 1.500 appartamenti diventano residenze alberghiere».

Mitia Chiarin

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In bicicletta fino all’impianto della discordia. Parte sulle due ruote la mobilitazione dell’associazione permanente dei cittadini contro il rischio chimico, ma anche di molte altre associazioni ambientaliste, contro il potenziamento dell’impianto di Alles Mantovani a Porto Marghera. Mercoledì sera, durante l’ennesimo incontro dell’assemblea convocato presso il centro Gardenia nel cuore della città giardino, sono stati definiti i dettagli della protesta contro il potenziamento dell’impianto che tratta rifiuti tossico nocivi prodotti in ambito industriale. Se la Giunta regionale dovesse approvare il cosiddetto «revamping», a seguito del parere espresso dalla commissione di Valutazione Impatto Ambientale (Via), infatti, nello stesso impianto potrebbero giungere anche rifiuti provenienti da tutto il Veneto.
Sabato 27 ottobre l’assemblea si è data appuntamento alle 10 davanti al municipio di Marghera per partire, in bicicletta, appunto, per Porto Marghera dove verrà inscenato un sit in sotto le finestre dell’impianto che si trova a Malcontenta.

«Porteremo, personalmente, ad Alles Mantonavi il messaggio della città: “Marghera rifiuta di diventare la pattumiera d’Italia”. Come cittadini, – attacca il portavoce dell’assemblea, Roberto Trevisan – rifiutiamo ancora una volta che il diritto alla salute e ad una qualità della vita degna siano messi in discussione dagli interessi poco trasparenti del grande business, legato ai rifiuti di cui la Mantovani è la capofila».

La protesta non si fermerà: tra le prossime manifestazioni da mettere in campo anche un corteo fino alla sede della Giunta regionale del Veneto per sollecitare, appunto, il no al progetto di potenziamento.

«Il futuro che vogliamo, per l’area industriale di Porto Marghera, – aggiunge Trevisan – deve essere legato alla sua bonifica e alla sua bonifica e risanamento per permettere l’insediamento di attività ecocompatibili in modo da legare, una volta per tutte, il reddito alla salute. Il progetto Alles, invece, va nella direzione opposta.»

 

Gazzettino – La camera iperbarica “sfrattata” da Cardin

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 1 Comment

19

ott

2012

Il rischio c’è. Ma forse ancora nessuno l’ha calcolato.

Quello cioè che all’ombra che del Palais Lumiere di là da costruire, ma ormai sicuro, possa esserci come dire una “vittima” illustre. Ovvero il Centro di medicina iperbarica situato in via delle Macchine a Marghera, all’interno del complesso delle Forniture Navali, area che ricadrebbe nel perimetro di riferimento del progetto avveniristico voluto e finanziato dallo stilista Pierre Cardin, caldeggiato su più fronti quale indubbia e irripetibile occasione di recupero e valorizzazione della zona e dell’intera città con prospettive occupazionali quanto mai provvidenziali in questo periodo di crisi economica congiunturale.

Ed è in tale contesto che non si esclude la vendita di stabile e terreno, costringendo quindi il servizio, attivato nel 1993 in locali presi in affitto dalla Oti Service srl., a un inevitabile trasferimento. Operazione, nel caso, tutt’altro che semplice, visto che stiamo parlando di una struttura molto complessa sia dal punto di vista tecnologico che operativo, che necessita di una superficie complessiva di almeno mille metri quadrati.
Ma l’aspetto più preoccupante sullo sfondo di un eventuale sfratto è quello della continuità nell’erogazione delle terapie, prestate in convenzione con il Sistema sanitario nazionale tramite la Regione.

Ammesso che il privato voglia accollarsi l’onore finanziario – si parla di un investimento superiore al mezzo miliardo – va considerato il fatto che i costi lieviterebbero con l’acquisto e l’installazione di una nuova camera iperbarica la quale permette di garantire ai pazienti il trattamento senza soluzione di continuità, durante le fasi di trasloco e messa a regime dell’intero corpo. Il bacino di utenza del Centro – ce ne sono altri tre in Veneto, a Padova, Vicenza e Verona – non si limita al veneziano, bensì tocca il bellunese, il trevigiano e travalica i confini regionali fino a comprendere il pordenonese e il territorio triestino.

Sono una sessantina al giorno le persone trattate per la cura di diverse patologie dalle cancrene alla sordità improvvisa, dai trapianti cutanei alle ustioni, dalla retinite diabetica alla sclerosi multipla, solo per fare degli esempi. Anche se ai più il Centro iperbarico è conosciuto per salvare la vita a seguito di intossicazioni da monossido di carbonio, da fumi, da cianuri: frangenti in cui, va ricordato, il fattore tempo è determinante.

 

LA RICHIESTA DI CONSIGLIERI DI MAGGIORANZA

Progetto di potenziamento di Alles spa e il futuro delle cliniche private cittadine, dal Policlinico San Marco a villa Salus, messo in forse dal nuovo piano di riorganizzazione della sanità veneziana, deciso dalla Regione.

Due temi su cui ieri un gruppo di consiglieri comunali della maggioranza di centrosinistra, ha deciso di raccogliere le firme in calce ad una richiesta ufficiale alla presidenza del consiglio comunale per ottenere la convocazione di due consigli straordinari. Obiettivo, discutere del futuro oltre la chimica di Marghera e del rischio connesso alla perdita di una delle due cliniche private cittadine.

Al momento la principale candidata a perdere la convenzione con il Servizio sanitario nazionale sarebbe villa Salus, la clinica con sede sul Terraglio.

Per il dibattito sul futuro della sanità privata, tra la dozzina di firmatari, spiega Giacomo Guzzo, consigliere Idv e presidente della commissione sanità del Comune, che ha promosso per prima la raccolta delle firme necessarie ad indire i due consigli straordinari, c’è anche il consigliere del centrodestra Saverio Centenaro.

Per entrambe le richieste servivano le firme di undici consiglieri, ma l’iniziativa di Guzzo, spiega egli stesso, ne ha raccolte per entrambi gli argomenti qualcuna di più in particolare nel centrosinistra veneziano, dal Pd alla Federazione della sinistra di Bonzio. Sulla vicenda Alles è chiaro il parere negativo che la maggioranza vuole dare sul piano di “revamping”. Che è facilmente intuibile anche dal titolo proposto al dibattito in consiglio: “Presenza di rischio tossico per i cittadini residenti”.

«Politici e cittadini hanno diritto di scegliere e di opporsi agli errori del passato impedendo lo scempio di un territorio che ha sempre dovuto presentare il conto alle ciminiere di Marghera», dice Guzzo.

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