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In bicicletta fino all’impianto della discordia. Parte sulle due ruote la mobilitazione dell’associazione permanente dei cittadini contro il rischio chimico, ma anche di molte altre associazioni ambientaliste, contro il potenziamento dell’impianto di Alles Mantovani a Porto Marghera. Mercoledì sera, durante l’ennesimo incontro dell’assemblea convocato presso il centro Gardenia nel cuore della città giardino, sono stati definiti i dettagli della protesta contro il potenziamento dell’impianto che tratta rifiuti tossico nocivi prodotti in ambito industriale. Se la Giunta regionale dovesse approvare il cosiddetto «revamping», a seguito del parere espresso dalla commissione di Valutazione Impatto Ambientale (Via), infatti, nello stesso impianto potrebbero giungere anche rifiuti provenienti da tutto il Veneto.
Sabato 27 ottobre l’assemblea si è data appuntamento alle 10 davanti al municipio di Marghera per partire, in bicicletta, appunto, per Porto Marghera dove verrà inscenato un sit in sotto le finestre dell’impianto che si trova a Malcontenta.

«Porteremo, personalmente, ad Alles Mantonavi il messaggio della città: “Marghera rifiuta di diventare la pattumiera d’Italia”. Come cittadini, – attacca il portavoce dell’assemblea, Roberto Trevisan – rifiutiamo ancora una volta che il diritto alla salute e ad una qualità della vita degna siano messi in discussione dagli interessi poco trasparenti del grande business, legato ai rifiuti di cui la Mantovani è la capofila».

La protesta non si fermerà: tra le prossime manifestazioni da mettere in campo anche un corteo fino alla sede della Giunta regionale del Veneto per sollecitare, appunto, il no al progetto di potenziamento.

«Il futuro che vogliamo, per l’area industriale di Porto Marghera, – aggiunge Trevisan – deve essere legato alla sua bonifica e alla sua bonifica e risanamento per permettere l’insediamento di attività ecocompatibili in modo da legare, una volta per tutte, il reddito alla salute. Il progetto Alles, invece, va nella direzione opposta.»

 

Gazzettino – La camera iperbarica “sfrattata” da Cardin

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 1 Comment

19

ott

2012

Il rischio c’è. Ma forse ancora nessuno l’ha calcolato.

Quello cioè che all’ombra che del Palais Lumiere di là da costruire, ma ormai sicuro, possa esserci come dire una “vittima” illustre. Ovvero il Centro di medicina iperbarica situato in via delle Macchine a Marghera, all’interno del complesso delle Forniture Navali, area che ricadrebbe nel perimetro di riferimento del progetto avveniristico voluto e finanziato dallo stilista Pierre Cardin, caldeggiato su più fronti quale indubbia e irripetibile occasione di recupero e valorizzazione della zona e dell’intera città con prospettive occupazionali quanto mai provvidenziali in questo periodo di crisi economica congiunturale.

Ed è in tale contesto che non si esclude la vendita di stabile e terreno, costringendo quindi il servizio, attivato nel 1993 in locali presi in affitto dalla Oti Service srl., a un inevitabile trasferimento. Operazione, nel caso, tutt’altro che semplice, visto che stiamo parlando di una struttura molto complessa sia dal punto di vista tecnologico che operativo, che necessita di una superficie complessiva di almeno mille metri quadrati.
Ma l’aspetto più preoccupante sullo sfondo di un eventuale sfratto è quello della continuità nell’erogazione delle terapie, prestate in convenzione con il Sistema sanitario nazionale tramite la Regione.

Ammesso che il privato voglia accollarsi l’onore finanziario – si parla di un investimento superiore al mezzo miliardo – va considerato il fatto che i costi lieviterebbero con l’acquisto e l’installazione di una nuova camera iperbarica la quale permette di garantire ai pazienti il trattamento senza soluzione di continuità, durante le fasi di trasloco e messa a regime dell’intero corpo. Il bacino di utenza del Centro – ce ne sono altri tre in Veneto, a Padova, Vicenza e Verona – non si limita al veneziano, bensì tocca il bellunese, il trevigiano e travalica i confini regionali fino a comprendere il pordenonese e il territorio triestino.

Sono una sessantina al giorno le persone trattate per la cura di diverse patologie dalle cancrene alla sordità improvvisa, dai trapianti cutanei alle ustioni, dalla retinite diabetica alla sclerosi multipla, solo per fare degli esempi. Anche se ai più il Centro iperbarico è conosciuto per salvare la vita a seguito di intossicazioni da monossido di carbonio, da fumi, da cianuri: frangenti in cui, va ricordato, il fattore tempo è determinante.

 

LA RICHIESTA DI CONSIGLIERI DI MAGGIORANZA

Progetto di potenziamento di Alles spa e il futuro delle cliniche private cittadine, dal Policlinico San Marco a villa Salus, messo in forse dal nuovo piano di riorganizzazione della sanità veneziana, deciso dalla Regione.

Due temi su cui ieri un gruppo di consiglieri comunali della maggioranza di centrosinistra, ha deciso di raccogliere le firme in calce ad una richiesta ufficiale alla presidenza del consiglio comunale per ottenere la convocazione di due consigli straordinari. Obiettivo, discutere del futuro oltre la chimica di Marghera e del rischio connesso alla perdita di una delle due cliniche private cittadine.

Al momento la principale candidata a perdere la convenzione con il Servizio sanitario nazionale sarebbe villa Salus, la clinica con sede sul Terraglio.

Per il dibattito sul futuro della sanità privata, tra la dozzina di firmatari, spiega Giacomo Guzzo, consigliere Idv e presidente della commissione sanità del Comune, che ha promosso per prima la raccolta delle firme necessarie ad indire i due consigli straordinari, c’è anche il consigliere del centrodestra Saverio Centenaro.

Per entrambe le richieste servivano le firme di undici consiglieri, ma l’iniziativa di Guzzo, spiega egli stesso, ne ha raccolte per entrambi gli argomenti qualcuna di più in particolare nel centrosinistra veneziano, dal Pd alla Federazione della sinistra di Bonzio. Sulla vicenda Alles è chiaro il parere negativo che la maggioranza vuole dare sul piano di “revamping”. Che è facilmente intuibile anche dal titolo proposto al dibattito in consiglio: “Presenza di rischio tossico per i cittadini residenti”.

«Politici e cittadini hanno diritto di scegliere e di opporsi agli errori del passato impedendo lo scempio di un territorio che ha sempre dovuto presentare il conto alle ciminiere di Marghera», dice Guzzo.

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I medici scrivono alla Regione contro l’ampliamento dell’impianto per i fanghi «Asma, bronchiti e tumori in aumento: in zona trentamila minori di 14 anni»

MARGHERA. I pediatri e i medici di famiglia di Marghera e Mestre hanno scritto alla giunta regionale chiedendo che venga negato il potenziamento della Alles sul fronte del trattamento di sostanze tossiche nella zona di Porto Marghera. Ben ventidue pediatri dei trentatré in servizio sul territorio comunale hanno già sottoscritto la richiesta.

«Noi pediatri e medici di famiglia di Marghera e Mestre, che siamo stati e siamo testimoni dei gravi danni alla salute patiti dalla nostra popolazione, testimoniati dall’elevata incidenza di asma e malattie respiratorie nei bambini, leucemie, tumori del polmone e del fegato, bronchiti croniche negli adulti e negli anziani, chiediamo alla giunta regionale di non far incrementare tale attività sul nostro territorio»,

sostengono i dottori.

«Sostenuti dall’articolo 5 del nostro Codice deontologico che recita: “Il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora quale fondamentale determinante della salute dei cittadini”, ci sentiamo anche in dovere di chiedere alla giunta di non permettere che il processo di riconversione e disinquinamento dell’area industriale di Porto Marghera venga interrotto, e che nessuna nuova attività inquinante sia autorizzata a Porto Marghera. Mettiamo la salute della nostra popolazione al posto che le spetta: il primo! Il caso dell’Ilva di Taranto dovrebbe essere di monito a tutti».

I medici veneziani ricordano che la ditta Alles di Porto Marghera, che attualmente tratta rifiuti tossici e nocivi prodotti in loco, ha chiesto alla Regione l’autorizzazione a trattare anche rifiuti di tale tipologia provenienti da aree estranee alla provincia, con conseguente aumento considerevole della quantità di rifiuti trattati.

«Su tale richiesta Provincia e Comune hanno espresso entrambi parere negativo», proseguono i pediatri, «in quanto tale progetto è in contrasto con il piano territoriale di Marghera che prevede il divieto di importazione e trattamento di rifiuti tossico-nocivi in un territorio che ha già subito ogni possibile tipo di inquinamento per la presenza del Petrolchimico, ma senza dimenticare autostrade e tangenziale. Purtroppo la Commissione Via del Veneto ha invece espresso parere favorevole. In Italia, e quindi anche a Venezia, il tasso di crescita delle malattie sopracitate tra i bambini è dell’1,2 per cento annuo, e comprendendo anche Marcon e Quarto d’Altino, nella zona ci sono 30 mila bimbi. Senza scordare le ricadute che le polveri, i fumi e le altre sostanze nocive emesse nelle lavorazioni hanno anche su tutta la zona della Riviera del Brenta. Siamo preoccupati», concludono i pediatri veneziani, «e lanciamo questo nostro appello nella speranza che anche molti altri colleghi lo raccolgano, così come la popolazione che già si sta muovendo tra comitati e associazioni. In passato ci siamo espressi su altri aspetti simili, ora non possiamo tirarci indietro».

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RIUNIONE PUBBLICA

MARGHERA. È convocata per domani alle ore 21 nella Casa delle associazioni Gardenia (ex Sacro Cuore), vicino alla fermata dell’autobus in piazza Municipio, l’assemblea aperta sul progetto di revamping presentato da Alles spa, una delle società del gruppo Mantovani.

«Alles, come ha già fatto la Ste per l’utilizzo dell’inceneritore Sg3», dicono i rappresentanti dell’Assemblea permanente contro il rischio chimico, «deve ritirare la richiesta di revamping del suo attuale impianto di trattamento di fanghi speciali e pericolosi che ha avuto, poche settimane fa, il parere favorevole della Commissione regionale per la valutazione dell’impatto ambientale, nonostante Comune e Provincia avessero già bocciato questo progetto per evidente incompatibilità ambientale e urbanistica».

Una delle prime iniziative che saranno proposte all’assemblea di domani è una biciclettata di protesta dal municipio di Marghera ai cancelli di Alles spa in via dell’Elettronica, per chiedere il ritiro del progetto di revamping.

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Nuova Venezia – A Porto Marghera si produrra’ bioetanolo

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

ott

2012

Carburanti verdi, il gruppo Mossi & Ghisolfi cerca un’area da 50 ettari per il secondo impianto italiano

MARGHERA.

«Sì, puntiamo a realizzare a Porto Marghera, su un’area provvista dei necessari servizi e delle infrastrutture, un impianto per produrre bioetanolo per carburanti, ricavato dalla lavorazione di scarti vegetali, leggi paglia di riso e canne palustri».

Così parla Andrea Bairati, direttore delle relazioni esterne del gruppo industriale piemontese Mossi & Ghisolfi, per togliere ogni dubbio a chi, erroneamente, li potrebbe vedere come concorrenti diretti dell’Oleificio Medio Piave. Quest’ultimo punta a realizzare uno stabilimento per estrarre oli vegetali da semi oleosi (di girasole, soia o colza) da vendere ai produttori di carburanti meno inquinanti che lo utilizzerebbero per miscelarlo con il gasolio per mettere in commercio biodisel.

Il gruppo chimico Mossi & Ghisolfi (M&G), cha ha già avuto incontri con l’assessore comunale alle Attività produttive, Antonio Paruzzolo, ha fatto due ricognizioni a Porto Marghera per vedere le aree disponibili e capire lo stato dei servizi e delle infrastrutture esistenti, a cominciare dalla disponibilità di energia e di una banchina portuale.

«Si tratta di un colosso industriale da 4 miliardi di euro di fatturato annuo che noi abbiamo accolto a braccia aperte», aveva spiegato l’assessore Paruzzolo dopo il primo incontro avuto con i rappresentanti del gruppo industriale piemontese «da poco ha ottenuto un finanziamento europeo che gli consentirà di raddoppiare la sua produzione da 50 mila tonnellate prodotte nei laboratori sperimentali di Tortona, a più di 100 mila tonnellate annue. Per realizzare questi numeri, necessita di due elementi: un’area di 50 ettari e un bacino di manodopera di 250 operai specializzati».

Il gruppo M&G ha inaugurato il mese scorso a Crescentino, in provincia di Vercelli, il primo impianto in Italia in grado di produrre bioetanolo di “seconda generazione”, così chiamato perché deriva da colture non alimentari, come la canna comune, o da biomasse agricole come la paglia di riso.

Nella vicina provincia di Alessandria, a Tortona, è stato inoltre aperto il secondo distributore in Italia (il primo è stato aperto a La Spezia) realizzato nell’ambito del progetto europeo Biolyfe , che è in grado di erogare due miscele di biobenzina: l’E10, che include il 10% di etanolo, e l’E85 che è una miscela ad alto contenuto di etanolo, pari all’85%, da utilizzare soltanto nei veicoli Flexy-Fuel.

Mossi & Ghisolfi è leader mondiale nella ricerca e produzione di biocarburanti, tanto che ha annunciato la costruzione di un impianto con la tecnologia di Proesa in Brasile (dove metà delle auto funzionano ad alcol), grazie all’accordo con GraalBio Investimentos, per produrre bioetanolo, ricavato dagli scarti della canna da zucchero. (g.fav.)

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La prossima settimana verrà ufficializzato il via libera alla deroga del limite di 100 metri in altezza.

Non tutti i terreni da bonificare sono stati però acquisiti e i prezzi sono in vertiginoso aumento.

MARGHERA. Dopo mesi di studi e approfondimenti il rapporto finale è stato completato e la prossima settimana sarà ufficializzato il via libera di Enac ai 255 metri di altezza del Palais Lumière, la cosiddetta Torre Cardin, in deroga al vicolo dei 145 metri previsto in quest’area distante 8 chilometri dall’aeroporto,

Il sì alla deroga. Nei giorni scorsi la direzione nazionale aeroporti di Enac ha chiesto e ottenuto gli approfondimenti dell’Ente nazionale assistenza al volo (Enav) sugli scenari di rischio di una collisione con il Palais Lumière di un aereo in fase di atterraggio al Marco Polo, non solo sulla pista principale o secondaria già esistenti, ma anche sulle possibile terza pista che il presidente di Save, Enrico Marchi, ha progettato di costruire intorno al 2030. «Stiamo chiudendo il complesso percorso di analisi sulla richiesta di deroga senza sbavature né ingerenze esterne» informa la Direzione nazionale Aeroporti di Enac «ora abbiamo un quadro completo degli scenari di rischio, tutti gli elementi necessari per assumere una decisione finale entro la prossima settimana». Il sì alla deroga dei limiti in altezza per i nuovi edifici nell’area a vincolo aeroportuale (che arriva fino a 15 chilometri dal cono di atterraggio degli aerei diretti al Marco Polo) era pregiudiziale alla realizzazione dell’ambizioso progetto dello stilista di origine veneta. Ma il percorso per avviare il cantiere per la costruzione delle tre torri, unite da sei anelli, autosufficienti in termini energetici e con una vista unica al mondo sulla laguna e il centro storico, è ancora lungo, complesso e pieno di insidie. Ancor più se si pensa che Cardin vorrebbe completare la costruzione del gigantesco palazzo a sua futura memoria prima dell’inizio dell’ Expo che si terrà a Milano nel 2015.

Le aree da acquisire. La prima di tutte è quella dell’acquisizione delle aree necessarie a realizzare l’intero progetto, in tutto più di 100 ettari (tra il porto, Fincantieri e via Fratelli Bandiera) suddivisi in tante microproprietà e ottenere tutti i permessi di costruzione. A tutt’oggi le uniche aree acquisite sono quelle più estese e di proprietà degli imprenditori Damaso Zanardo e Andrea Mevorach, ma restano le altre e non tutto è scontato. I prezzi a cui sono disposti a vendere i piccoli proprietari sono in continuo aumento a causa della valorizzazione di queste aree dell’ex prima zona industriale ancora da caratterizzare, con una fitta rete di carotaggi del terreno e da bonificare con tutti i crismi, visto che si trovano proprio prima dell’inizio del ponte della Libertà che porta in piazzale Roma. Tant’è che da più parti si vocifera che il progetto potrebbe essere ridimensionato con la rinuncia alla realizzazione di fabbricati per uso foresteria e servizi collegati alla Università della Moda che dovrebbe occupare i primi piani del Palais Lumière.

Le risorse finanziarie. Da 1 miliardo e mezzo, il costo dell’intero progetto è passato a quasi 3 miliardi e potrebbe arrivare a 5 se, come sembra, sarà necessaria una bonifica ampia e profonda dei terreni. Ad aumentare i costi hanno contribuito, innanzi tutto, l’accordo di programma firmato con il Comune che prevede la realizzazione, prima dell’inizio della costruzione del palazzo, di tutte le opere di pubblica utilità (fermate del tram, nuova viabilità ordinaria e portuale, piastra di collegamento con corso del Popolo, ecc.) per un costo di 800 milioni di euro a cui vanno aggiunti 400 milioni per acquisire l’area comunale oggi occupata dal nuovissimo scalo ferroviario che dovrà essere spostato a spese di Cardin.

di Gianni Favarato

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Che la Regione ritiri il progetto di potenziamento dell’impianto di Alles. Lo chiedono i consiglieri della Municipalità di Marghera in un ordine del giorno, approvato giovedì sera dalla maggioranza di centrosinistra e dai due consiglieri leghisti. Astenuti, invece, i rappresentanti del Pdl che avevano chiesto un approfondimento sulla tematica. Approfondimento che, secondo il presidente Flavio Dal Corso, estensore del documento, potrà avvenire nelle prossime settimane:

«Era necessario, però, far arrivare in tempi rapidi alla Regione il no di Marghera al progetto dal momento che, dopo il parere positivo della commissione Via regionale, la Giunta Zaia, in queste ore, sta decidendo sul progetto». Secondo i consiglieri, il progetto costituisce un «rischio»: a Porto Marghera, tornerebbe a localizzarsi «la filiera produttiva per stoccaggio, trattamento e smaltimento di rifiuti civili e industriali, speciali, pericolosi e tossico-nocivi». Senza contare che il potenziamento dell’impianto, che contrasta con il piano regolatore comunale, non comporterebbe aumenti occupazionali. Di qui, la richiesta alla Giunta regionale «di non recepire il parere positivo della Commissione tecnica Via e di negare qualsiasi autorizzazione al potenziamento dell’impianto di ricondizionamento di rifiuti speciali anche pericolosi».

(g.gim.)

 

Nuova Venezia – Torre Cardin, i dubbi di Bonzio

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12

ott

2012

DELIBERA PER l’OK ALLA FIRMA DELL’ACCORDO

«Interessi sulle aree: sto verificando se i consiglieri sono in regola»

MARGHERA. Più di un sospetto, evidentemente, lo ha Sebastiano Bonzio (Federazione della sinistra) al punto da presentare una interrogazione dal titolo “Fare luce sugli assetti patrimoniali che interessano le aree del Palais Lumière”.

Ma per ora il consigliere non fa nomi, pubblicamente. «Sto facendo delle verifiche e anche questa interrogazione serve ad ottenere le risposte che cerco», spiega.

Il punto è presto detto: visto che un amministratore pubblico, dal sindaco al consigliere comunale, deve, secondo il testo unico degli enti locali, «astenersi dal prendere parte alla discussione e alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini fino al quarto grado», Sebastiano Bonzio chiede se al momento del voto lo scorso 23 luglio della delibera che ha affidato il mandato al sindaco per la firma dell’accordo di programma sul Palais Lumière, qualcuno dei consiglieri comunali abbia votato a favore invece di astenersi, violando «il principio dell’obbligo di astensione».

Una domanda che ora passa agli uffici della presidenza del consiglio comunale, del sindaco e dell’assessore al Patrimonio a cui toccherà verificare se tra i proprietari dei terreni dove sorgerà la futura torre ci sono parenti diretti o fino al quarto grado di qualcuno dei consiglieri di Ca’ Farsetti.

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Nuova Venezia – Marghera, “Il progetto Alles va fermato”

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29

set

2012

RIFIUTI A MARGHERA

Bettin invita alla mobilitazione, mercoledì riunione pubblica

MARGHERA. Comune, Municipalità e cittadini tornano a unirsi in un fronte unico contro la riproposizione dell’ampliamento della piattaforma per lo stoccaggio e il trattamento dei fanghi a Porto Marghera di Alles che potrebbe essere approvato dalla giunta regionale, in tempi brevi.

Giovedì sera circa sessanta persone si sono trovate in Municipio per rilanciare la battaglia contro il progetto per lo stoccaggio e il trattamento di fanghi tossici provenienti da tutto il Veneto e dalle altre regioni italiane. L’incontro è stato presieduto dall’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, dal presidente della Municipalità, Flavio Dal Corso, e dal portavoce dell’Assemblea permanente contro il rischio chimico, Roberto Trevisan. Il progetto di cui si era parlato negli anni scorsi sembrava finito nel dimenticatoio. Qualche settimana fa però la commissione tecnica regionale (Ctr) ha dato una valutazione d’impatto ambientale (Via) positiva. A questo punto, la palla passa alla giunta regionale a cui spetta la decisione finale.

«La decisione di Palazzo Balbi», ha detto Bettin, «potrebbe arrivare in tempi brevi. Quindi dobbiamo velocemente attivare una pressione popolare nei confronti della giunta di Luca Zaia». Mercoledì prossimo alle 21, al centro Gardenia, l’Assemblea permanente terrà una riunione aperta a tutti coloro che vogliono partecipare alla pianificazione della linea anti-Alles. È probabile, comunque, che saranno organizzate due forme di pressione: una raccolta di firme e una manifestazione. «Il progetto Alles», ha evidenziato Bettin, «deve essere fermato non solo per i danni ambientali che porterebbe ma anche perché bloccherebbe il processo di rinnovamento in atto di Porto Marghera». «Bisogna impedire», ha aggiunto Dal Corso, «che la zona industriale possa essere trasformata nel sito di trattamento dei rifiuti di tutta Italia».

(mi.bu.)

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