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I medici scrivono alla Regione contro l’ampliamento dell’impianto per i fanghi «Asma, bronchiti e tumori in aumento: in zona trentamila minori di 14 anni»

MARGHERA. I pediatri e i medici di famiglia di Marghera e Mestre hanno scritto alla giunta regionale chiedendo che venga negato il potenziamento della Alles sul fronte del trattamento di sostanze tossiche nella zona di Porto Marghera. Ben ventidue pediatri dei trentatré in servizio sul territorio comunale hanno già sottoscritto la richiesta.

«Noi pediatri e medici di famiglia di Marghera e Mestre, che siamo stati e siamo testimoni dei gravi danni alla salute patiti dalla nostra popolazione, testimoniati dall’elevata incidenza di asma e malattie respiratorie nei bambini, leucemie, tumori del polmone e del fegato, bronchiti croniche negli adulti e negli anziani, chiediamo alla giunta regionale di non far incrementare tale attività sul nostro territorio»,

sostengono i dottori.

«Sostenuti dall’articolo 5 del nostro Codice deontologico che recita: “Il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora quale fondamentale determinante della salute dei cittadini”, ci sentiamo anche in dovere di chiedere alla giunta di non permettere che il processo di riconversione e disinquinamento dell’area industriale di Porto Marghera venga interrotto, e che nessuna nuova attività inquinante sia autorizzata a Porto Marghera. Mettiamo la salute della nostra popolazione al posto che le spetta: il primo! Il caso dell’Ilva di Taranto dovrebbe essere di monito a tutti».

I medici veneziani ricordano che la ditta Alles di Porto Marghera, che attualmente tratta rifiuti tossici e nocivi prodotti in loco, ha chiesto alla Regione l’autorizzazione a trattare anche rifiuti di tale tipologia provenienti da aree estranee alla provincia, con conseguente aumento considerevole della quantità di rifiuti trattati.

«Su tale richiesta Provincia e Comune hanno espresso entrambi parere negativo», proseguono i pediatri, «in quanto tale progetto è in contrasto con il piano territoriale di Marghera che prevede il divieto di importazione e trattamento di rifiuti tossico-nocivi in un territorio che ha già subito ogni possibile tipo di inquinamento per la presenza del Petrolchimico, ma senza dimenticare autostrade e tangenziale. Purtroppo la Commissione Via del Veneto ha invece espresso parere favorevole. In Italia, e quindi anche a Venezia, il tasso di crescita delle malattie sopracitate tra i bambini è dell’1,2 per cento annuo, e comprendendo anche Marcon e Quarto d’Altino, nella zona ci sono 30 mila bimbi. Senza scordare le ricadute che le polveri, i fumi e le altre sostanze nocive emesse nelle lavorazioni hanno anche su tutta la zona della Riviera del Brenta. Siamo preoccupati», concludono i pediatri veneziani, «e lanciamo questo nostro appello nella speranza che anche molti altri colleghi lo raccolgano, così come la popolazione che già si sta muovendo tra comitati e associazioni. In passato ci siamo espressi su altri aspetti simili, ora non possiamo tirarci indietro».

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RIUNIONE PUBBLICA

MARGHERA. È convocata per domani alle ore 21 nella Casa delle associazioni Gardenia (ex Sacro Cuore), vicino alla fermata dell’autobus in piazza Municipio, l’assemblea aperta sul progetto di revamping presentato da Alles spa, una delle società del gruppo Mantovani.

«Alles, come ha già fatto la Ste per l’utilizzo dell’inceneritore Sg3», dicono i rappresentanti dell’Assemblea permanente contro il rischio chimico, «deve ritirare la richiesta di revamping del suo attuale impianto di trattamento di fanghi speciali e pericolosi che ha avuto, poche settimane fa, il parere favorevole della Commissione regionale per la valutazione dell’impatto ambientale, nonostante Comune e Provincia avessero già bocciato questo progetto per evidente incompatibilità ambientale e urbanistica».

Una delle prime iniziative che saranno proposte all’assemblea di domani è una biciclettata di protesta dal municipio di Marghera ai cancelli di Alles spa in via dell’Elettronica, per chiedere il ritiro del progetto di revamping.

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Nuova Venezia – A Porto Marghera si produrra’ bioetanolo

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16

ott

2012

Carburanti verdi, il gruppo Mossi & Ghisolfi cerca un’area da 50 ettari per il secondo impianto italiano

MARGHERA.

«Sì, puntiamo a realizzare a Porto Marghera, su un’area provvista dei necessari servizi e delle infrastrutture, un impianto per produrre bioetanolo per carburanti, ricavato dalla lavorazione di scarti vegetali, leggi paglia di riso e canne palustri».

Così parla Andrea Bairati, direttore delle relazioni esterne del gruppo industriale piemontese Mossi & Ghisolfi, per togliere ogni dubbio a chi, erroneamente, li potrebbe vedere come concorrenti diretti dell’Oleificio Medio Piave. Quest’ultimo punta a realizzare uno stabilimento per estrarre oli vegetali da semi oleosi (di girasole, soia o colza) da vendere ai produttori di carburanti meno inquinanti che lo utilizzerebbero per miscelarlo con il gasolio per mettere in commercio biodisel.

Il gruppo chimico Mossi & Ghisolfi (M&G), cha ha già avuto incontri con l’assessore comunale alle Attività produttive, Antonio Paruzzolo, ha fatto due ricognizioni a Porto Marghera per vedere le aree disponibili e capire lo stato dei servizi e delle infrastrutture esistenti, a cominciare dalla disponibilità di energia e di una banchina portuale.

«Si tratta di un colosso industriale da 4 miliardi di euro di fatturato annuo che noi abbiamo accolto a braccia aperte», aveva spiegato l’assessore Paruzzolo dopo il primo incontro avuto con i rappresentanti del gruppo industriale piemontese «da poco ha ottenuto un finanziamento europeo che gli consentirà di raddoppiare la sua produzione da 50 mila tonnellate prodotte nei laboratori sperimentali di Tortona, a più di 100 mila tonnellate annue. Per realizzare questi numeri, necessita di due elementi: un’area di 50 ettari e un bacino di manodopera di 250 operai specializzati».

Il gruppo M&G ha inaugurato il mese scorso a Crescentino, in provincia di Vercelli, il primo impianto in Italia in grado di produrre bioetanolo di “seconda generazione”, così chiamato perché deriva da colture non alimentari, come la canna comune, o da biomasse agricole come la paglia di riso.

Nella vicina provincia di Alessandria, a Tortona, è stato inoltre aperto il secondo distributore in Italia (il primo è stato aperto a La Spezia) realizzato nell’ambito del progetto europeo Biolyfe , che è in grado di erogare due miscele di biobenzina: l’E10, che include il 10% di etanolo, e l’E85 che è una miscela ad alto contenuto di etanolo, pari all’85%, da utilizzare soltanto nei veicoli Flexy-Fuel.

Mossi & Ghisolfi è leader mondiale nella ricerca e produzione di biocarburanti, tanto che ha annunciato la costruzione di un impianto con la tecnologia di Proesa in Brasile (dove metà delle auto funzionano ad alcol), grazie all’accordo con GraalBio Investimentos, per produrre bioetanolo, ricavato dagli scarti della canna da zucchero. (g.fav.)

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La prossima settimana verrà ufficializzato il via libera alla deroga del limite di 100 metri in altezza.

Non tutti i terreni da bonificare sono stati però acquisiti e i prezzi sono in vertiginoso aumento.

MARGHERA. Dopo mesi di studi e approfondimenti il rapporto finale è stato completato e la prossima settimana sarà ufficializzato il via libera di Enac ai 255 metri di altezza del Palais Lumière, la cosiddetta Torre Cardin, in deroga al vicolo dei 145 metri previsto in quest’area distante 8 chilometri dall’aeroporto,

Il sì alla deroga. Nei giorni scorsi la direzione nazionale aeroporti di Enac ha chiesto e ottenuto gli approfondimenti dell’Ente nazionale assistenza al volo (Enav) sugli scenari di rischio di una collisione con il Palais Lumière di un aereo in fase di atterraggio al Marco Polo, non solo sulla pista principale o secondaria già esistenti, ma anche sulle possibile terza pista che il presidente di Save, Enrico Marchi, ha progettato di costruire intorno al 2030. «Stiamo chiudendo il complesso percorso di analisi sulla richiesta di deroga senza sbavature né ingerenze esterne» informa la Direzione nazionale Aeroporti di Enac «ora abbiamo un quadro completo degli scenari di rischio, tutti gli elementi necessari per assumere una decisione finale entro la prossima settimana». Il sì alla deroga dei limiti in altezza per i nuovi edifici nell’area a vincolo aeroportuale (che arriva fino a 15 chilometri dal cono di atterraggio degli aerei diretti al Marco Polo) era pregiudiziale alla realizzazione dell’ambizioso progetto dello stilista di origine veneta. Ma il percorso per avviare il cantiere per la costruzione delle tre torri, unite da sei anelli, autosufficienti in termini energetici e con una vista unica al mondo sulla laguna e il centro storico, è ancora lungo, complesso e pieno di insidie. Ancor più se si pensa che Cardin vorrebbe completare la costruzione del gigantesco palazzo a sua futura memoria prima dell’inizio dell’ Expo che si terrà a Milano nel 2015.

Le aree da acquisire. La prima di tutte è quella dell’acquisizione delle aree necessarie a realizzare l’intero progetto, in tutto più di 100 ettari (tra il porto, Fincantieri e via Fratelli Bandiera) suddivisi in tante microproprietà e ottenere tutti i permessi di costruzione. A tutt’oggi le uniche aree acquisite sono quelle più estese e di proprietà degli imprenditori Damaso Zanardo e Andrea Mevorach, ma restano le altre e non tutto è scontato. I prezzi a cui sono disposti a vendere i piccoli proprietari sono in continuo aumento a causa della valorizzazione di queste aree dell’ex prima zona industriale ancora da caratterizzare, con una fitta rete di carotaggi del terreno e da bonificare con tutti i crismi, visto che si trovano proprio prima dell’inizio del ponte della Libertà che porta in piazzale Roma. Tant’è che da più parti si vocifera che il progetto potrebbe essere ridimensionato con la rinuncia alla realizzazione di fabbricati per uso foresteria e servizi collegati alla Università della Moda che dovrebbe occupare i primi piani del Palais Lumière.

Le risorse finanziarie. Da 1 miliardo e mezzo, il costo dell’intero progetto è passato a quasi 3 miliardi e potrebbe arrivare a 5 se, come sembra, sarà necessaria una bonifica ampia e profonda dei terreni. Ad aumentare i costi hanno contribuito, innanzi tutto, l’accordo di programma firmato con il Comune che prevede la realizzazione, prima dell’inizio della costruzione del palazzo, di tutte le opere di pubblica utilità (fermate del tram, nuova viabilità ordinaria e portuale, piastra di collegamento con corso del Popolo, ecc.) per un costo di 800 milioni di euro a cui vanno aggiunti 400 milioni per acquisire l’area comunale oggi occupata dal nuovissimo scalo ferroviario che dovrà essere spostato a spese di Cardin.

di Gianni Favarato

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Che la Regione ritiri il progetto di potenziamento dell’impianto di Alles. Lo chiedono i consiglieri della Municipalità di Marghera in un ordine del giorno, approvato giovedì sera dalla maggioranza di centrosinistra e dai due consiglieri leghisti. Astenuti, invece, i rappresentanti del Pdl che avevano chiesto un approfondimento sulla tematica. Approfondimento che, secondo il presidente Flavio Dal Corso, estensore del documento, potrà avvenire nelle prossime settimane:

«Era necessario, però, far arrivare in tempi rapidi alla Regione il no di Marghera al progetto dal momento che, dopo il parere positivo della commissione Via regionale, la Giunta Zaia, in queste ore, sta decidendo sul progetto». Secondo i consiglieri, il progetto costituisce un «rischio»: a Porto Marghera, tornerebbe a localizzarsi «la filiera produttiva per stoccaggio, trattamento e smaltimento di rifiuti civili e industriali, speciali, pericolosi e tossico-nocivi». Senza contare che il potenziamento dell’impianto, che contrasta con il piano regolatore comunale, non comporterebbe aumenti occupazionali. Di qui, la richiesta alla Giunta regionale «di non recepire il parere positivo della Commissione tecnica Via e di negare qualsiasi autorizzazione al potenziamento dell’impianto di ricondizionamento di rifiuti speciali anche pericolosi».

(g.gim.)

 

Nuova Venezia – Torre Cardin, i dubbi di Bonzio

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12

ott

2012

DELIBERA PER l’OK ALLA FIRMA DELL’ACCORDO

«Interessi sulle aree: sto verificando se i consiglieri sono in regola»

MARGHERA. Più di un sospetto, evidentemente, lo ha Sebastiano Bonzio (Federazione della sinistra) al punto da presentare una interrogazione dal titolo “Fare luce sugli assetti patrimoniali che interessano le aree del Palais Lumière”.

Ma per ora il consigliere non fa nomi, pubblicamente. «Sto facendo delle verifiche e anche questa interrogazione serve ad ottenere le risposte che cerco», spiega.

Il punto è presto detto: visto che un amministratore pubblico, dal sindaco al consigliere comunale, deve, secondo il testo unico degli enti locali, «astenersi dal prendere parte alla discussione e alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini fino al quarto grado», Sebastiano Bonzio chiede se al momento del voto lo scorso 23 luglio della delibera che ha affidato il mandato al sindaco per la firma dell’accordo di programma sul Palais Lumière, qualcuno dei consiglieri comunali abbia votato a favore invece di astenersi, violando «il principio dell’obbligo di astensione».

Una domanda che ora passa agli uffici della presidenza del consiglio comunale, del sindaco e dell’assessore al Patrimonio a cui toccherà verificare se tra i proprietari dei terreni dove sorgerà la futura torre ci sono parenti diretti o fino al quarto grado di qualcuno dei consiglieri di Ca’ Farsetti.

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Nuova Venezia – Marghera, “Il progetto Alles va fermato”

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29

set

2012

RIFIUTI A MARGHERA

Bettin invita alla mobilitazione, mercoledì riunione pubblica

MARGHERA. Comune, Municipalità e cittadini tornano a unirsi in un fronte unico contro la riproposizione dell’ampliamento della piattaforma per lo stoccaggio e il trattamento dei fanghi a Porto Marghera di Alles che potrebbe essere approvato dalla giunta regionale, in tempi brevi.

Giovedì sera circa sessanta persone si sono trovate in Municipio per rilanciare la battaglia contro il progetto per lo stoccaggio e il trattamento di fanghi tossici provenienti da tutto il Veneto e dalle altre regioni italiane. L’incontro è stato presieduto dall’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, dal presidente della Municipalità, Flavio Dal Corso, e dal portavoce dell’Assemblea permanente contro il rischio chimico, Roberto Trevisan. Il progetto di cui si era parlato negli anni scorsi sembrava finito nel dimenticatoio. Qualche settimana fa però la commissione tecnica regionale (Ctr) ha dato una valutazione d’impatto ambientale (Via) positiva. A questo punto, la palla passa alla giunta regionale a cui spetta la decisione finale.

«La decisione di Palazzo Balbi», ha detto Bettin, «potrebbe arrivare in tempi brevi. Quindi dobbiamo velocemente attivare una pressione popolare nei confronti della giunta di Luca Zaia». Mercoledì prossimo alle 21, al centro Gardenia, l’Assemblea permanente terrà una riunione aperta a tutti coloro che vogliono partecipare alla pianificazione della linea anti-Alles. È probabile, comunque, che saranno organizzate due forme di pressione: una raccolta di firme e una manifestazione. «Il progetto Alles», ha evidenziato Bettin, «deve essere fermato non solo per i danni ambientali che porterebbe ma anche perché bloccherebbe il processo di rinnovamento in atto di Porto Marghera». «Bisogna impedire», ha aggiunto Dal Corso, «che la zona industriale possa essere trasformata nel sito di trattamento dei rifiuti di tutta Italia».

(mi.bu.)

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MARGHERA – Affollata assemblea sul progetto discarica

Prima mossa: subissare la casella di posta elettronica della Giunta regionale di mail di protesta. È questa la prima forma di mobilitazione che i residenti di Marghera e Malcontenta adotteranno per sollecitare la Giunta Zaia ad impedire il potenziamento dell’impianto di smaltimento dei rifiuti della società Alles.
Il «mail bombing» è stata concordata giovedì sera durante l’incontro pubblico promosso, nella sala consiliare di piazza Municipio, dall’assemblea permanente contro il rischio chimico che si è riconvocata per mercoledì prossimo alle 20,30 presso il centro Gardenia. All’incontro ha partecipato circa un centinaio di persone, allarmate dal fatto che un via libera al potenziamento vorrebbe dire l’arrivo a Porto Marghera di rifiuti speciali provenienti dal territorio regionale e nazionale.
Oggi, invece, l’impianto di via dell’Elettronica, – secondo la logica dei distretti e del «ciascuno smaltisca i suoi rifiuti» – tratta rifiuti prodotti nella zona industriale.

Secondo l’assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin, l’eventuale decisione della Giunta Zaia di approvare il potenziamento dell’impianto, sulla scorta del sì della commissione regionale di valutazione di impatto ambientale (Via), azzererebbe, la progettazione urbanistica del Comune. Che ha stabilito, attraverso il Pat, appunto, che in zona industriale si trattino solo rifiuti prodotti in loco. Idea che sta anche alla base dell’accordo Vallone Moranzani: i fanghi dei canali portuali vengono trattati «in casa».
«Un eventuale sì della Regione su Alles – ha sottolineato il presidente di Marghera, Flavio Dal Corso – ci ricaccerebbe indietro al piano regolatore del 1966 che stabiliva che nella zona industriale potesse trovar luogo tutto quanto di più nocivo esistente».

 

L’azienda si dice pronta ad avviare entro il 2013 la produzione di Ecofining, ricavato dall’olio di palma. Persi 130 milioni di euro in tre anni: «Ma con questa innovazione ripartiremo alla grande»

La raffineria Eni di via dei Petroli diventa “verde” con un investimento da cento milioni di euro e la riconversione del quaranta per cento degli impianti attuali, in funzione a Marghera. Lo ha confermato ieri nello stabilimento, Angelo Fanelli, direttore generale di Eni Refining & Marketing che ha annunciato, assieme al suo staff (presente l’ex direttore di Marghera, l’ingegner Rispoli, oggi al settore ricerca).

Autorizzazioni. Già dalla prossima settimana inizierà l’iter autorizzativo con le prime richieste presentate al ministero dell’Ambiente. E poi dovranno arrivare gli ok di tutti gli enti interessati, dal Comune alla Regione Veneto. Obiettivo, svela Fanelli, concludere l’iter, con la valutazione di impatto ambientale per l’autorizzazione integrativa, entro forse otto mesi e avviare il cantiere della riconversione entro giugno 2013.

Parla Fanelli. «Un anno fa Eni comunicò la necessità di una fermata temporanea, di sei mesi, dell’impianto di Venezia e la notizia creò fortissime preoccupazioni. “Io rimango” disse poi l’amministratore delegato Paolo Scaroni assicurando entro il 2014 un progetto per Marghera. Siamo arrivati a rispettare tutte le promesse fatte, senza se e senza ma», ha aggiunto ieri Fanelli, parlando di una idea «geniale», che consente di riconvertire la raffineria di Porto Marghera: sopravviverà producendo un nuovo diesel biologico e occupando 180 addetti dei 300 attuali.

Addetti, un piano di uscita. «Non licenzieremo nessuno. Con il sindacato con cui abbiamo concordato una commissione di controllo paritetica venerdì scorso, valuteremo i percorsi migliori di mobilità o impiego in altri siti del gruppo o accompagnamento», spiega Andrea Percivalle, dello staff del direttore generale che per ora non svela di più ma lascia intuire che ci sarà un piano di uscita per i 120 lavoratori in esubero. Partita tutta da giocare nel confronto con le organizzazioni sindacali.

Arriva l’olio di palma. La raffineria di Marghera, con due nuovi impianti (uno di produzione di idrogeno e l’altro per la lavorazione) andrà a coprire il cinquanta per cento del fabbisogno di diesel del gruppo Eni, con una produzione nel 2013 da 300 mila tonnellate e che diventeranno 500 mila entro il 2015. La riconversione, svela Fanelli, parte dall’applicazione pratica di un brevetto Eni del 2006, quello dell’additivo chiamato Ecofining prodotto dall’olio di palma. Viene indicato come il primo al mondo, di questo tipo.

La materia prima arriverà via nave a Marghera dalla Malesia e dall’Indonesia. Successivamente l’impianto potrà essere implementato per lavorare altre materie prime non fossili: grassi animali e olio esausti (come quelli del fritto). Oltre agli impianti produttivi, sarà riorganizzato anche l’hub tra San Leonardo e l’isola dei Petroli. «Di conseguenza anche l’indotto della raffineria e il rapporto con il territorio di Marghera andrà a modificarsi puntando sulla qualità», spiegano i dirigenti di Eni.

Invertire la rotta. L’investimento di Eni su Marghera serve a rovesciare l’attuale crisi: lo stabilimento dal 2009 al 2011 ha perso 130 milioni di euro e dal 2012 al 2015 era destinato a perderne altri 230. Colpa della crisi strutturale del settore petrolifero, in particolare in Europa e della contrazione dei consumi che in Italia si sono ridotti del 20 per cento negli ultimi tre anni, di cui un buon 9 per cento solo nel 2012. Senza alternative, l’impianto era destinato a chiudere. Un’altra inversione di rotta che si attendono, lo dicono tra le righe i dirigenti di Eni, è anche di veder tornare il sereno nei rapporti tra l’azienda e la città, dopo le polemiche del passato. Con lo sviluppo della produzione di Ecofining lo stabilimento tornerà al pareggio e poi produrrà utili.

Il futuro? Le alghe. Il biodiesel “verde” un giorno potrebbe essere prodotto anche da microalghe ma questo “ramo” di ricerca è ancora allo studio nei laboratori Eni di San Donato e i tempi di applicazione sono ancora in certi.

I benefici ambientali. Da questa produzione risulterà un diesel migliore, dicono i tecnici. Garantirà maggiore resa sul fronte della meccanica e darà benefici ambientali: riduce le emissioni di Pm10 e Pm 2,5. Niente ossigeno nell’additivo grazie all’utilizzo dell’idrogeno per la produzione che abbatte del 30-40 per cento delle emissioni. Altre produzioni, più piccole, a Marghera saranno quelle di gpl e green nafta.

La scommessa. Il nuovo biodiesel sarà competitivo sul mercato, anche perché anticipa le future richieste di riduzione di impatto dei carburanti diesel da parte dell’Unione europea. Una norma impone l’utilizzo nei carburanti di bio-additivi al 4,5 per cento; percentuale che dovrà salire al 10 per cento e l’Ecofining ha già queste percentuali. Eni riuscirà così a restare in un mercato in crisi strutturale.

di Mitia Chiarin

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«Vigileremo affinché il progetto vada davvero in porto»

«Sono soddisfatto: il lavoro fatto in questi mesi dal sindaco e pure dal sottoscritto ha convinto Eni a non perdere l’occasione di Marghera». L’assessore comunale alle attività produttive, Antonio Paruzzolo parla di una «svolta epocale che cambia il destino del territorio e di Porto Marghera. Una svolta di cui avevamo grande bisogno per tutelare i posti di lavoro». Ma come la mettiamo con gli esuberi annunciati di 120 addetti? «Se la raffineria avesse chiuso i battenti, l’impatto occupazionale sarebbe stato molto più elevato. Ora ci sono percorsi da condividere».

Secondo Paruzzolo, i paletti che hanno fatto da presupposto alla decisione di Eni di investire cento milioni di euro nella riconversione della raffineria sono essenzialmente l’accordo sulle bonifiche e quello sulle aree industriali, che hanno portato l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, a verificare «che abbiamo fatto dei passi avanti concreti verso un processo a cui Eni ha deciso da subito di partecipare. Con questa scelta ora lo conferma».

Chimica “verde”, questo il futuro per Porto Marghera, che può ritagliare a questo territorio, continua a spiegare l’assessore comunale, un ruolo di punta a livello nazionale «confermando un ruolo che ha già avuto nel passato, dal 1920 al Duemila». In tempi di annunci, poi ritirati, (vedi vicenda Fiat), saranno i prossimi mesi a dire se l’annuncio di Eni potrà consentire la ripresa di tanti altri progetti di media grandezza a Porto Marghera, oggi di fatto fermi. «Il futuro di Marghera necessita di giocatori importanti e non solo di progetti di media grandezza. Servono dei player importanti per incardinare lo sviluppo. Ma a quanti sono scettici, tra cui anche lavoratori, io assicuro: vigileremo con grande attenzione affinché questo progetto vada in porto secondo i tempi indicati. Oggi abbiamo non soltanto degli annunci ma anche una sorta di road-map operativa, con una tempistica», conclude Paruzzolo.

Dopo la conferenza stampa dei vertici Eni alla Raffineria di Marghera, è intervenuto l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin: «Nel confermare la positiva valutazione strategica sulla trasformazione della raffineria Eni in bio-raffineria, va detto che sarebbe molto raccomandabile che il ricorso a olio di palma, una delle modalità utilizzate per produrre il biodiesel, fosse il minore possibile e per il tempo più breve possibile». Bettin prosegue. «Una vera conversione della raffineria sarebbe pienamente raggiunta se si ricorresse a fonti energetiche dipendenti da coltivazioni non di tipo alimentare (qual è l’olio di palma) e con minore impronta di carbonio». Per Bettin il progetto resta «di grande interesse, capace di aprire nuovi scenari a Porto Marghera, un contributo rilevante alla riconversione di tutta l’area». (m.ch.)

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PORTO MARGHERA

Grazie alla riconversione l’impianto che in tre anni ha perso 130 milioni di euro tornerà remunerativo

C’era una volta un impianto che aveva accumulato in tre anni 130 milioni di perdite, e nel successivo triennio ne avrebbe persi altri 230. Con la riconversione, quello stesso impianto tornerà in attivo entro il 2015. È quanto si prospetta alla Raffineria Eni di Marghera dopo l’annuncio del piano da cento milioni di euro per realizzare una “Green Refinery”, primo caso al mondo di riconversione di un impianto esistente. «Una scelta geniale», commenta il direttore generale Eni Refining & marketing Angelo Fanelli, ieri a Marghera per illustrare la svolta “bio” del gruppo.
In ogni caso una scelta obbligata: «La crisi – spiega Domenico Elefante, direttore Asset management di Eni – ha fatto chiudere in due anni e mezzo undici raffinerie in Europa». E Marghera, dopo la fermata di inizio anno, avrebbe rischiato la stessa fine, se la compagnia del cane a sei zampe non avesse colto l’opportunità di investire nei bio-carburanti, settore nel quale era finora costretta a comprare da produttori esterni. Con lo sviluppo della tecnologia Ecofining, Marghera si prepara a produrre carburante bio-diesel di nuova generazione. La materia prima per la componente “bio”, spiega il responsabile Ricerca Giacomo Rispoli, sarà l’olio di palma (ma anche di colza e girasole) che arriverà via nave da Indonesia e Malesia. Grazie a un trattamento a base di idrogeno – ricavato dal gas naturale – si potrà ottenere un prodotto dalle prestazioni molto più elevate, in grado di rispettare le normative europee, che entro il 2020 impongono una percentuale di origine vegetale del 10 per cento, con meno emissioni di particolato. Ma ci saranno benefici ambientali anche per la città, dato che la raffineria prevede di ridurre le emissioni nell’atmosfera del 30-40 per cento.
L’impianto, come annunciato, sarà in grado di iniziare la produzione già dal 2014, con una capacità di 300mila tonnellate l’anno di bio-carburante. Una volta realizzato l’impianto autonomo per la produzione di idrogeno, la produzione si attesterà a 500mila tonnellate, sufficienti a coprire il 50 per cento del fabbisogno attuale di Eni. Nel frattempo Eni conta di sperimentare, con il centro ricerche di San Donato Milanese, anche l’impiego di altri “ingredienti” come grassi animali, oli esausti e microalghe da cui ricavare bio-carburanti.
In questo processo, come annunciato, azienda e sindacati garantiranno «un congruo impiego» degli attuali occupati. Nella prima fase gli addetti saranno almeno 215 e, una volta a regime, non meno di 180 (rispetto ai 353 addetti attuali). «Non lasceremo a casa nessuno», assicura il direttore del personale Andrea Percivalle, attraverso soluzioni come la mobilità o il trasferimento ad altri siti che escludono il ricorso alla cassa integrazione. A dare lavoro, oltre all’indotto generato dalla prossima riconversione dell’impianto, sarà anche la realizzazione di un nuovo polo logistico che servirà alla movimentazione dei carburanti tradizionali, trasportati via nave dai siti Eni di Gela e Taranto.
Tra il dire e il fare, ora, c’è il nodo delle autorizzazioni, sulle quali vigilerà una commissione paritetica composta da azienda e sindacati. «Ma a Venezia – assicura Percivalle – vogliamo dimostrare che quando si vuole fare un investimento, si può fare».
Alberto Francesconi

 

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