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MARGHERA – Affollata assemblea sul progetto discarica

Prima mossa: subissare la casella di posta elettronica della Giunta regionale di mail di protesta. È questa la prima forma di mobilitazione che i residenti di Marghera e Malcontenta adotteranno per sollecitare la Giunta Zaia ad impedire il potenziamento dell’impianto di smaltimento dei rifiuti della società Alles.
Il «mail bombing» è stata concordata giovedì sera durante l’incontro pubblico promosso, nella sala consiliare di piazza Municipio, dall’assemblea permanente contro il rischio chimico che si è riconvocata per mercoledì prossimo alle 20,30 presso il centro Gardenia. All’incontro ha partecipato circa un centinaio di persone, allarmate dal fatto che un via libera al potenziamento vorrebbe dire l’arrivo a Porto Marghera di rifiuti speciali provenienti dal territorio regionale e nazionale.
Oggi, invece, l’impianto di via dell’Elettronica, – secondo la logica dei distretti e del «ciascuno smaltisca i suoi rifiuti» – tratta rifiuti prodotti nella zona industriale.

Secondo l’assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin, l’eventuale decisione della Giunta Zaia di approvare il potenziamento dell’impianto, sulla scorta del sì della commissione regionale di valutazione di impatto ambientale (Via), azzererebbe, la progettazione urbanistica del Comune. Che ha stabilito, attraverso il Pat, appunto, che in zona industriale si trattino solo rifiuti prodotti in loco. Idea che sta anche alla base dell’accordo Vallone Moranzani: i fanghi dei canali portuali vengono trattati «in casa».
«Un eventuale sì della Regione su Alles – ha sottolineato il presidente di Marghera, Flavio Dal Corso – ci ricaccerebbe indietro al piano regolatore del 1966 che stabiliva che nella zona industriale potesse trovar luogo tutto quanto di più nocivo esistente».

 

L’azienda si dice pronta ad avviare entro il 2013 la produzione di Ecofining, ricavato dall’olio di palma. Persi 130 milioni di euro in tre anni: «Ma con questa innovazione ripartiremo alla grande»

La raffineria Eni di via dei Petroli diventa “verde” con un investimento da cento milioni di euro e la riconversione del quaranta per cento degli impianti attuali, in funzione a Marghera. Lo ha confermato ieri nello stabilimento, Angelo Fanelli, direttore generale di Eni Refining & Marketing che ha annunciato, assieme al suo staff (presente l’ex direttore di Marghera, l’ingegner Rispoli, oggi al settore ricerca).

Autorizzazioni. Già dalla prossima settimana inizierà l’iter autorizzativo con le prime richieste presentate al ministero dell’Ambiente. E poi dovranno arrivare gli ok di tutti gli enti interessati, dal Comune alla Regione Veneto. Obiettivo, svela Fanelli, concludere l’iter, con la valutazione di impatto ambientale per l’autorizzazione integrativa, entro forse otto mesi e avviare il cantiere della riconversione entro giugno 2013.

Parla Fanelli. «Un anno fa Eni comunicò la necessità di una fermata temporanea, di sei mesi, dell’impianto di Venezia e la notizia creò fortissime preoccupazioni. “Io rimango” disse poi l’amministratore delegato Paolo Scaroni assicurando entro il 2014 un progetto per Marghera. Siamo arrivati a rispettare tutte le promesse fatte, senza se e senza ma», ha aggiunto ieri Fanelli, parlando di una idea «geniale», che consente di riconvertire la raffineria di Porto Marghera: sopravviverà producendo un nuovo diesel biologico e occupando 180 addetti dei 300 attuali.

Addetti, un piano di uscita. «Non licenzieremo nessuno. Con il sindacato con cui abbiamo concordato una commissione di controllo paritetica venerdì scorso, valuteremo i percorsi migliori di mobilità o impiego in altri siti del gruppo o accompagnamento», spiega Andrea Percivalle, dello staff del direttore generale che per ora non svela di più ma lascia intuire che ci sarà un piano di uscita per i 120 lavoratori in esubero. Partita tutta da giocare nel confronto con le organizzazioni sindacali.

Arriva l’olio di palma. La raffineria di Marghera, con due nuovi impianti (uno di produzione di idrogeno e l’altro per la lavorazione) andrà a coprire il cinquanta per cento del fabbisogno di diesel del gruppo Eni, con una produzione nel 2013 da 300 mila tonnellate e che diventeranno 500 mila entro il 2015. La riconversione, svela Fanelli, parte dall’applicazione pratica di un brevetto Eni del 2006, quello dell’additivo chiamato Ecofining prodotto dall’olio di palma. Viene indicato come il primo al mondo, di questo tipo.

La materia prima arriverà via nave a Marghera dalla Malesia e dall’Indonesia. Successivamente l’impianto potrà essere implementato per lavorare altre materie prime non fossili: grassi animali e olio esausti (come quelli del fritto). Oltre agli impianti produttivi, sarà riorganizzato anche l’hub tra San Leonardo e l’isola dei Petroli. «Di conseguenza anche l’indotto della raffineria e il rapporto con il territorio di Marghera andrà a modificarsi puntando sulla qualità», spiegano i dirigenti di Eni.

Invertire la rotta. L’investimento di Eni su Marghera serve a rovesciare l’attuale crisi: lo stabilimento dal 2009 al 2011 ha perso 130 milioni di euro e dal 2012 al 2015 era destinato a perderne altri 230. Colpa della crisi strutturale del settore petrolifero, in particolare in Europa e della contrazione dei consumi che in Italia si sono ridotti del 20 per cento negli ultimi tre anni, di cui un buon 9 per cento solo nel 2012. Senza alternative, l’impianto era destinato a chiudere. Un’altra inversione di rotta che si attendono, lo dicono tra le righe i dirigenti di Eni, è anche di veder tornare il sereno nei rapporti tra l’azienda e la città, dopo le polemiche del passato. Con lo sviluppo della produzione di Ecofining lo stabilimento tornerà al pareggio e poi produrrà utili.

Il futuro? Le alghe. Il biodiesel “verde” un giorno potrebbe essere prodotto anche da microalghe ma questo “ramo” di ricerca è ancora allo studio nei laboratori Eni di San Donato e i tempi di applicazione sono ancora in certi.

I benefici ambientali. Da questa produzione risulterà un diesel migliore, dicono i tecnici. Garantirà maggiore resa sul fronte della meccanica e darà benefici ambientali: riduce le emissioni di Pm10 e Pm 2,5. Niente ossigeno nell’additivo grazie all’utilizzo dell’idrogeno per la produzione che abbatte del 30-40 per cento delle emissioni. Altre produzioni, più piccole, a Marghera saranno quelle di gpl e green nafta.

La scommessa. Il nuovo biodiesel sarà competitivo sul mercato, anche perché anticipa le future richieste di riduzione di impatto dei carburanti diesel da parte dell’Unione europea. Una norma impone l’utilizzo nei carburanti di bio-additivi al 4,5 per cento; percentuale che dovrà salire al 10 per cento e l’Ecofining ha già queste percentuali. Eni riuscirà così a restare in un mercato in crisi strutturale.

di Mitia Chiarin

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«Vigileremo affinché il progetto vada davvero in porto»

«Sono soddisfatto: il lavoro fatto in questi mesi dal sindaco e pure dal sottoscritto ha convinto Eni a non perdere l’occasione di Marghera». L’assessore comunale alle attività produttive, Antonio Paruzzolo parla di una «svolta epocale che cambia il destino del territorio e di Porto Marghera. Una svolta di cui avevamo grande bisogno per tutelare i posti di lavoro». Ma come la mettiamo con gli esuberi annunciati di 120 addetti? «Se la raffineria avesse chiuso i battenti, l’impatto occupazionale sarebbe stato molto più elevato. Ora ci sono percorsi da condividere».

Secondo Paruzzolo, i paletti che hanno fatto da presupposto alla decisione di Eni di investire cento milioni di euro nella riconversione della raffineria sono essenzialmente l’accordo sulle bonifiche e quello sulle aree industriali, che hanno portato l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, a verificare «che abbiamo fatto dei passi avanti concreti verso un processo a cui Eni ha deciso da subito di partecipare. Con questa scelta ora lo conferma».

Chimica “verde”, questo il futuro per Porto Marghera, che può ritagliare a questo territorio, continua a spiegare l’assessore comunale, un ruolo di punta a livello nazionale «confermando un ruolo che ha già avuto nel passato, dal 1920 al Duemila». In tempi di annunci, poi ritirati, (vedi vicenda Fiat), saranno i prossimi mesi a dire se l’annuncio di Eni potrà consentire la ripresa di tanti altri progetti di media grandezza a Porto Marghera, oggi di fatto fermi. «Il futuro di Marghera necessita di giocatori importanti e non solo di progetti di media grandezza. Servono dei player importanti per incardinare lo sviluppo. Ma a quanti sono scettici, tra cui anche lavoratori, io assicuro: vigileremo con grande attenzione affinché questo progetto vada in porto secondo i tempi indicati. Oggi abbiamo non soltanto degli annunci ma anche una sorta di road-map operativa, con una tempistica», conclude Paruzzolo.

Dopo la conferenza stampa dei vertici Eni alla Raffineria di Marghera, è intervenuto l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin: «Nel confermare la positiva valutazione strategica sulla trasformazione della raffineria Eni in bio-raffineria, va detto che sarebbe molto raccomandabile che il ricorso a olio di palma, una delle modalità utilizzate per produrre il biodiesel, fosse il minore possibile e per il tempo più breve possibile». Bettin prosegue. «Una vera conversione della raffineria sarebbe pienamente raggiunta se si ricorresse a fonti energetiche dipendenti da coltivazioni non di tipo alimentare (qual è l’olio di palma) e con minore impronta di carbonio». Per Bettin il progetto resta «di grande interesse, capace di aprire nuovi scenari a Porto Marghera, un contributo rilevante alla riconversione di tutta l’area». (m.ch.)

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PORTO MARGHERA

Grazie alla riconversione l’impianto che in tre anni ha perso 130 milioni di euro tornerà remunerativo

C’era una volta un impianto che aveva accumulato in tre anni 130 milioni di perdite, e nel successivo triennio ne avrebbe persi altri 230. Con la riconversione, quello stesso impianto tornerà in attivo entro il 2015. È quanto si prospetta alla Raffineria Eni di Marghera dopo l’annuncio del piano da cento milioni di euro per realizzare una “Green Refinery”, primo caso al mondo di riconversione di un impianto esistente. «Una scelta geniale», commenta il direttore generale Eni Refining & marketing Angelo Fanelli, ieri a Marghera per illustrare la svolta “bio” del gruppo.
In ogni caso una scelta obbligata: «La crisi – spiega Domenico Elefante, direttore Asset management di Eni – ha fatto chiudere in due anni e mezzo undici raffinerie in Europa». E Marghera, dopo la fermata di inizio anno, avrebbe rischiato la stessa fine, se la compagnia del cane a sei zampe non avesse colto l’opportunità di investire nei bio-carburanti, settore nel quale era finora costretta a comprare da produttori esterni. Con lo sviluppo della tecnologia Ecofining, Marghera si prepara a produrre carburante bio-diesel di nuova generazione. La materia prima per la componente “bio”, spiega il responsabile Ricerca Giacomo Rispoli, sarà l’olio di palma (ma anche di colza e girasole) che arriverà via nave da Indonesia e Malesia. Grazie a un trattamento a base di idrogeno – ricavato dal gas naturale – si potrà ottenere un prodotto dalle prestazioni molto più elevate, in grado di rispettare le normative europee, che entro il 2020 impongono una percentuale di origine vegetale del 10 per cento, con meno emissioni di particolato. Ma ci saranno benefici ambientali anche per la città, dato che la raffineria prevede di ridurre le emissioni nell’atmosfera del 30-40 per cento.
L’impianto, come annunciato, sarà in grado di iniziare la produzione già dal 2014, con una capacità di 300mila tonnellate l’anno di bio-carburante. Una volta realizzato l’impianto autonomo per la produzione di idrogeno, la produzione si attesterà a 500mila tonnellate, sufficienti a coprire il 50 per cento del fabbisogno attuale di Eni. Nel frattempo Eni conta di sperimentare, con il centro ricerche di San Donato Milanese, anche l’impiego di altri “ingredienti” come grassi animali, oli esausti e microalghe da cui ricavare bio-carburanti.
In questo processo, come annunciato, azienda e sindacati garantiranno «un congruo impiego» degli attuali occupati. Nella prima fase gli addetti saranno almeno 215 e, una volta a regime, non meno di 180 (rispetto ai 353 addetti attuali). «Non lasceremo a casa nessuno», assicura il direttore del personale Andrea Percivalle, attraverso soluzioni come la mobilità o il trasferimento ad altri siti che escludono il ricorso alla cassa integrazione. A dare lavoro, oltre all’indotto generato dalla prossima riconversione dell’impianto, sarà anche la realizzazione di un nuovo polo logistico che servirà alla movimentazione dei carburanti tradizionali, trasportati via nave dai siti Eni di Gela e Taranto.
Tra il dire e il fare, ora, c’è il nodo delle autorizzazioni, sulle quali vigilerà una commissione paritetica composta da azienda e sindacati. «Ma a Venezia – assicura Percivalle – vogliamo dimostrare che quando si vuole fare un investimento, si può fare».
Alberto Francesconi

 

Avviso alla popolazione

in arrivo a marghera centinaia di tonnellate di rifiuti tossico nocivi

In questi giorni la commissione tecnica regionale sta’ dando parere positivo al progetto dell’azienda “alles” di marghera per potenziare il suo impianto in via dell’elettronica per trattare e stoccare rifiuti e fanghi industriali provenienti da tutta italia e dall’estero.

Continua …

LA SCOMMESSA DI ENI E LE ALTRE INIZIATIVE

Le premesse ci sono tutte, almeno sulla carta. Sulle ceneri della chimica del cloro nascerà a Porto Marghera il primo polo industriale di carburanti verdi del nord Italia. Per ora c’è solo la San Marco Petroli di Malcontenta (che dovrà spostarsi più all’interno della Penisola della Chimica per lasciare posto al Parco del Village Moranzani) ad avere nei suoi depositi biodisel e a miscelare prodotti per condizionarne o migliorarne la qualità. All’orizzonte ci sono altri ambiziosi progetti industriali di “geen rafinery “, a cominciare da quello dell’Eni, presentato l’altro ieri ai sindacati e alle amministrazioni pubbliche veneziane, che prevede la ristrutturazione dell’attuale raffineria di petrolio con un investimento stimato in circa 100 milioni di euro. È il primo caso al mondo di riconversione di una raffineria convenzionale in bio-raffineria ed è fondato sulla tecnologia “ecofining”.

Ma a Porto Marghera di aree industriali libere e con tanto di banchina portuale ce ne sono in abbondanza per realizzare anche altre nuove raffinerie di oli vegetali e carburanti ibridi. Tutte aree utilizzabili senza dover realizzare costose bonifiche (grazie all’accordo di programma siglato lo scorso 16 aprile dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini con le istituzioni locali) ma, visto l’uso industriale, solo una semplice e meno costosa messa in sicurezza. Tra queste, oltre alle aree del cvm/pvc di Vinyls in amministrazione straordinaria e quelle adiacenti di proprietà dell’Eni (Syndial) dove sorgeva l’impianto del clorosoda ora smantellato. Proprio in queste aree l’Oleificio Medio Piave di Fontanelle (Treviso) vorrebbe realizzare un nuovo e grande impianto di lavorazione di granaglie per produrre mangimi e biodiesel; ma il progetto è per ora arenato in attesa che i commissari straordinari di Vinyls si decidano a chiudere l’accordo di cessione delle aree. Per fortuna, ci sono altre aree a disposizione dopo che, pochi mesi fa, l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha sottoscritto con il sindaco Giorgio Orsoni un accordo preliminare che mette a disposizione ben 120 ettari di terreni della seconda e prima zona industriale per nuove iniziative industriali che un tempo ospitavano le grandi industrie petrolchimiche.

C’è anche il gruppo tortonese Mossi & Ghisolfi in corsa per la riqualificazione di alcune aree del polo chimico di Porto Marghera, con un progetto per la produzione di biocarburanti di seconda generazione, che potrebbe essere esteso in una fase successiva alla raffinazione di materie prime per la produzione di bioplastiche. Mossi & Ghisolfi, sta verificando con il Comune la possibilità di acquisizione di un’area industriale dismessa di 50 ettari e un bacino di manodopera di 250 operai specializzati, per il raddoppio delle produzioni di biocarburanti che dovrebbero passare a 100 mila tonnellate l’anno.

C’è poi il progetto di una centrale a biomasse di Grandi Molini Italiani all’interno della sua banchina a Porto Marghera, integrata con lo stabilimento di lavorazione dei cereali già presente a Marghera da ottantasei anni.

Infine va ricordata anche la Cereal Doks che recentemente ha acquisito a Porto Marghera l’ex impianto in banchina A di lavorazione di semi oleosi della Bunge e progetta di avviare anche lei una produzione di biocarburanti.

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Gazzettino – Parte la rivoluzione della chimica pulita

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22

set

2012

PORTO MARGHERA – Lo stabilimento lavorerà oli vegetali, garantita la maggior parte dei posti di lavoro

Eni investe cento milioni, nel 2014 la raffineria produrrà bio carburanti di nuova generazione

LO SCENARIO – LA CITTÀ – L’ECONOMIA

WATER FRONT   «Avrei preferito recuperare la zona»

L’ACCORDO – Intesa fra azienda e sindacati per produrre carburanti vegetali

I TEMPI – Nuove produzioni dal 2014. Impianto a regime nel 2015

Bettin: «E’ un cambio epocale, il futuro è nella chimica “verde”»

«Per Porto Marghera è un cambio epocale. Dalla chimica sporca a quella greeen, quella del futuro, fatta di bio carburanti. E’ il segno che c’è un futuro possibile e dunque il polo industriale non muore, si trasforma.» Così l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin che sta seguendo questa vicenda della trasformazione della vecchia raffineria fin dall’inizio. I colloqui con l’Eni sono iniziati mesi fa – spiega Bettin – adesso si è arrivati alla firma. E Bettin non può che essere contento perchè questa è esattamente la trasformazione che ha sempre voluto del polo chimico. «Il futuro, lo si sa da un bel po’, è nella chimica verde e quindi questo va considerato un primo importante passo nel futuro da parte di un polo chimico dove rischiava di rimanere solo la parte più sporca e meno pregiata della chimica. E’ la prima volta che a Marghera si mette in piedi un progetto di questo genere e di queste dimensioni e credo diventerà una delle raffinerie verdi più importanti d’Europa. Certo, avrei preferito che fosse spostata dall’attuale sede magari al Petrolchimico, per liberare il water front e spostare in quella zona la Marittima, per capirci, con le grandi navi. La raffineria si trova in un posto strategico da questo punto di vista. Ma Eni ha spiegato che costruire una raffineria verde in un posto diverso, anche lontano solo mezzo chilometro, sarebbe costato cinque volte tanto e non dunque “solo” 100 milioni di euro. Perchè qui riutilizzano gli impianti ed hanno già tutta la logistica. Dunque, vorrà dire che al water front della città penseremo in altro modo. Oggi non posso che ribadire che è un gran giorno per Porto Marghera, finalmente si vede un futuro bello e verde all’orizzonte.»

 

ITER – Per la riconversione dell’impianto Governo e denti locali dovranno procedere al rilascio delle autorizzazioni

Eni, dal petrolio alla bio raffineria

La multinazionale pronta a investire cento milioni per la riconversione dell’impianto di Marghera

Finora “chimica pulita” era solo uno slogan, un sogno per i trentamila abitanti di Marghera che convivono da quando sono nati con il rischio industriale. Ora un progetto c’è: l’hanno firmato ieri i rappresentanti dell’Eni e dei sindacati impegnati nella riconversione della raffineria di Marghera. L’impianto che, dai tempi della guerra, garantisce all’intero Nordest (e all’Austria) il fabbisogno di carburante, cambia volto: dal gennaio 2014 non produrrà più benzina e cherosene ma bio-carburanti innovativi grazie alla lavorazione di oli vegetali da miscelare – in percentuali sempre superiori grazie all’evoluzione della tecnologia – ai derivati del petrolio. L’accordo firmato a Marghera per la “Green Refinery” – illustrato in mattinata alle istituzioni locali con un incontro in Prefettura – prevede la conversione degli impianti esistenti – un caso che non ha precedenti al mondo – a partire dal secondo trimestre del prossimo anno, con un investimento previsto di circa cento milioni di euro. Entro la fine del 2013, con la fermata dell’impianto, la raffineria cambierà volto e dall’inizio dell’anno successivo comincerà a produrre bio-carburanti con l’utilizzo dell’impianto Hydroskimming per la produzione di idrogeno. Nel luglio 2015 è prevista l’entrata in funzione dei nuovi impianti di pre-trattamento delle cariche e di produzione di idrogeno, che aumenteranno la capacità produttiva.
Nella trasformazione della centrale l’occupazione avrà livelli minimi garantiti: nella prima fase il personale non sarà inferiore a 215 unità (gli addetti attuali sono 353) mentre a regime gli addetti saranno almeno 180. Per gli altri sono previste procedure “morbide” come il trasferimenti ad altri siti, la mobilità territoriale o la mobilità lunga. Uno scenario comunque concreto rispetto alle incerte prospettive che avevano accompagnato la riapertura della raffineria dopo i cinque mesi di fermata all’inizio dell’anno. All’attività della raffineria “verde” sarà inoltre associata la realizzazione di un nuovo polo logistico per la movimentazione dei prodotti, che dovrebbe assicurare altri posti di lavoro.
L’avvio del progetto è subordinato al rilascio delle autorizzazioni da parte degli enti locali e del Governo. A questo fine azienda e sindacati hanno deciso di creare una commissione paritetica che avrà il compito di vigilare sui tempi di evasione delle singole pratiche.

 

I COMMENTI

Chisso: «Per Marghera finalmente un po’ di luce»

Soddisfatti i sindacati: «Ma ora dovremo tutti vigilare sul rilascio delle autorizzazioni da Governo ed enti locali»

IMPEGNO – L’assessore regionale Renato Chisso ringrazia il presidente di Eni Paolo Scaroni per il progetto che trasformerà la raffineria

«Dopo anni di continue dismissioni arriva un progetto industriale innovativo, rispettoso del territorio, ad alto profilo tecnologico e che permette di avviare finalmente il processo di riconversione industriale di Porto Marghera». Così Massimo Meneghetti, segretario generale dei chimici della Cisl, commenta l’intesa siglata ieri con l’azienda e le rappresentanze sindacali della raffineria di Marghera. «Si tratta di un importante punto di partenza: da una parte Eni dovrà rispettare gli impegni oggi assunti dandone piena attuazione, dall’altra ci aspettiamo risposte concrete da parte delle istituzioni locali e dal Governo sulla concessione rapida delle autorizzazioni necessarie».
Queste, ora, chiamano in causa gli amministratori locali e il Governo, cui compete la valutazione d’impatto ambientale del progetto: «Il progetto è positivo – commenta l’assessore regionale alla Legge speciale Renato Chisso – lo dovremo analizzare a fondo ma se le cose stanno così dobbiamo ringraziare il presidente dell’Eni Scaroni. Rispetto a qualche tempo fa, per Porto Marghera c’è finalmente un po’ di luce». Analogo il commento dell’assessore provinciale al Lavoro Paolino D’Anna: «Finalmente a Porto Marghera prende corpo la riconversione – dice – ora mi auguro che a livello politico oltre a parlare seguano i fatti. È importante l’aspetto occupazionale, ma con il progetto di Eni può rimettersi in moto tutta la filiera. A Marghera tutto è collegato, e spero che ora si risolva anche la vertenza Vinyls con il progetto dell’Oleificio Medio Piave Da parte nostra dovremo assicurare creatitivà e disponibilità». (a.fra.)

 

I PRODOTTI

Tecnologie brevettate Eni

VERDE – La raffineria di Marghera è destinata a cambiare volto nel giro di due anni, quando sarà a regime il progetto dei bio-carburanti

Il progetto di Eni si basa su uno studio che prevede la crescita della domanda di bio-carburanti. Con la tecnologia Ecofining, brevettata dal gruppo chimico italiano, si potrà produrre bio-carburanti di elevata qualità in grado di superare i limiti dei prodotti esistenti, ridurre le emissioni di particolato e garantire prestazioni elevate dei motori. Il sistema, integrato da un nuovo impianto di pre-trattamento delle cariche e da un impianto di produzione di idrogeno, consentirà di raggiungere una capacità produttiva di 500mila tonnellate l’anno.

 

Gazzettino – E’ a Marghera il record dei morti

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19

set

2012

SALUTE IN TERRAFERMA – Uno studio epidemiologico certifica un maggior numero di casi di tumore

Ad essere colpiti soprattutto gli uomini. Ma anche Favaro registra molti decessi per malattie polmonari

A Marghera si muore più del previsto. Un primato cittadino di sicuro poco ambito, ma che trova conferme anche nell’eccesso di mortalità per quanto riguarda malattie tumorali e respiratorie.
Lo afferma lo studio «Salute in terraferma», redatto dal dottor Lorenzo Simonato dell’Università di Padova per l’ultimo numero di «VIS», la rivista online «Venezia in salute» edita dalla direzione Affari Istituzionali del Comune di Venezia.
Lo studio prende in considerazione i numeri della mortalità nella terraferma del comune di Venezia, divisa tra Favaro Veneto, Carpenedo-Bissuola, Terraglio-San Lorenzo XXV aprile-Piave, Cipressina-Zelarino-Trivignano, Chirignago-Gazzera, Marghera-Catene-Malcontenta. I dati mettono a confronto la mortalità attesa e quella che è effettivamente avvenuta tra gli anni 2002-2006.
Nel territorio di Marghera ci si aspettavano 1422,94 decessi. Ce ne sono stati invece 1531. L’otto per cento in più del previsto, unico «quartiere» della terraferma veneziana ad avere un eccesso di mortalità. Le domande più immediate sono due. Perché a Marghera ci sono più morti di quelli che ci dovrebbero essere? Perché questo succede a Marghera e non a Chirignago? L’indagine vuole dar conto di una statistica, che però non manca di dare ulteriori spunti di riflessione.
Ad esempio, lo studio mette in evidenza che «l’eccesso di mortalità è sostanzialmente concentrato nella popolazione maschile». Ossia: preso atto che ci sono più morti del previsto, questi defunti sono in larga maggioranza di sesso maschile (85 su 108). A Marghera i tumori uccidono più di quanto ipotizzato dalle statistiche. Lo studio ricorda che il numero atteso di morti per tumore doveva aggirarsi attorno a 495,69. Invece di morti ce ne sono stati 567, il 14% in più. Tumori che, inoltre, uccidono più maschi a Marghera, e questo era da metter in conto, ma anche nel quartiere della Cipressina-Zelarino-Trivignano. A Marghera, il 70% dell’eccesso di mortalità riscontrata nei tumori è comunque riconducibile a persone di sesso maschile.
Numeri «fuori misura» anche per quanto riguarda le malattie dell’apparato respiratorio. Le statistiche , ancora una volta, svelano un eccesso di mortalità a Marghera (+19% rispetto alle morti attese), con quasi il +43% di morti maschili rispetto alle attese (51 osservati contro 35,73 attesi). Tra le malattie respiratorie, la bronco pneumopatia cronica regista un eccesso di mortalità a Marghera (+22%) e, tra i maschi, anche a Favaro (+29%). Per misurare l’incidenza dell’asma, l’analisi territoriale ha riguardato la fascia d’età sotto i 34anni. E qui si è notata una maggiore incidenza nei quartieri Cipressima-Zelarino-Trivignano e Chirignago-Gazzera.

 

Gazzettino – “La Regione fermi i rifiuti di Alles”

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16

set

2012

MARGHERA – Appello a Zaia affinché la giunta ponga il veto al progetto di ampliamento dell’impianto

«Porto Marghera rischia di diventare la pattumiera d’Italia». È il presidente della Municipalità di Marghera Flavio Dal Corso a temere questa prospettiva e a chiedere un “dietrofront” alla Giunta Zaia rispetto alla decisione della commissione di valutazione di impatto ambientale (Via) sul potenziamento dell’impianto della società Alles.
I suoi timori sono condivisi dal capogruppo comunale dell’Unione Democratica di Centro (Udc), Simone Venturini che parla di «enorme sopruso per la collettività veneziana».

«Come Municipalità – sottolinea Dal Corso – chiediamo che la Giunta regionale non ratifichi la decisione presa dal Via di concedere il potenziamento e l’apertura al mercato globale dei rifiuti tossici e nocivi dell’impianto di Fusina. L’autorizzazione violerebbe l’articolo del piano regolatore che vieta l’arrivo dei rifiuti tossici non prodotti nella nostra area». Il cambiamento di “rotta” della Giunta Zaia rappresenterebbe, secondo il presidente, «una scelta di grande responsabilità attraverso la quale si potrà verificare anche la coerenza con quanto sostenuto recentemente con enfasi». «Non si può parlare – denuncia il presidente di Marghera – di rilancio del sito produttivo e di sostegno del progetto del Palais Lumiere e, contemporaneamente, ricacciare Porto Marghera indietro di decenni approvando il potenziamento di Alles». Potenziamento che non comporterebbe aumenti occupazionali. «Il parere favorevole con prescrizioni del Via, se approvato dalla Giunta Regionale, sarebbe – segnala, infine, Dal Corso – una decisione contro le comunità locali rappresentate in commissione da Comune e Provincia che hanno votato contro. Bisogna evitare che Porto Marghera ridivenga nuovamente il sito di trattamento rifiuti di tutta Italia, il che impedirebbe investimenti a favore della nuova industria sostenibile».

«L’eventuale autorizzazione regionale definitiva – denuncia, in una nota, il capogruppo Udc Venturini – sarebbe un danno gigantesco per il territorio e per la popolazione di Marghera, giustificato da insaziabili appetiti privati. Il redditizio business dello smaltimento di rifiuti non può ingrossare il portafoglio di pochi a scapito di un’intera città». Anche Venturini si appella alla Giunta Zaia perché «restituisca ai territori la sovranità scippata con la votazione di una commissione tecnica». «Il futuro di Marghera e del suo polo industriale è in gioco. La Regione – conclude Venturini – decida di tutelare i territori e non i grandi interessi economici. Altrimenti, dovrà risponderne ai veneti e alla storia».

 

MARGHERA. Una pattuglia di agenti del Nucleo Operativo Ambientale dell’associazione nazionale rangers d’Italia venerdì scorso hanno eseguito una serie di controlli a Marghera e in via Padana hanno scoperto, a bordo strada, vicino alla rotatoria Marghera, una discarica a cielo aperto. Il sito si estende su un’area verde di 4 metri quadri e comprende quattro lastre in parte rotte di fibro cemento ondulato che potrebbe contenere tracce di amianto. I rangers hanno fotografato i rifiuti abbandonati e delimitato l’area con del nastro bianco-rosso per tenere lontane le persone e hanno affisso anche cartelli con la data del ritrovamento e l’avviso di pericolo.

«Sicuramente il materiale è stato scaricato di sera visto che in quella zona dopo una certa ora il traffico in via Padana provenendo dalla rotonda di Marghera diminuisce», si legge nel rapporto degli operatori del Nucleo ambientale che torneranno a fare sopralluoghi nei prossimi giorni e hanno anche segnalato alle autorità il ritrovamento. Pare comunque difficile risalire all’autore dell’abbandono delle lastre. Una segnalazione è quindi partita per informare sia l’Arpav, l’agenzia veneziana per l’ambiente, che l’assessorato all’Ambiente del Comune di Venezia.

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La Municipalità chiede alla giunta regionale di dire no all’arrivo di altre sostanze e fanghi pericolosi

MARGHERA. Entro un mese la giunta regionale di Luca Zaia dovrà decidere se confermare o meno il parere favorevole, dato la scorsa settimana dalla Commissione Via (valutazione impatto ambientale) al progetto di Alles spa del Gruppo Mantovani-Baita. Il controverso progetto prevede il “revamping”, il rinnovamento, degli impianti di Alles in via Dell’Elettronica per poter trattare fanghi e rifiuti speciali fino a un massimo di 200 mila tonnellate annue provenienti anche da altre regioni italiane. Comune e Provincia, forti di un voto quasi unanime nei rispettivi consigli, avevano, invece, bocciato il progetto di Alles per «incompatibilità ambientale e urbanistica». Ma con il suo voto favorevole della Commissione regionale Via non ha minimamente preso in considerazione i pareri, seppure consultivi, delle amministrazioni locali. Tanto che l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, ha già annunciato che se la giunta regionale ratificherà il parere favorevole con un decreto firmato da Zaia, ci sarà un immediato ricorso al Tar contro il “revamping” che di fatto rappresenta una variante al piano regolatore generale di Venezia, in palese contrasto con il piano urbanistico adottato dal Comune, nel quale si prevede che impianti del genere possono trattare solo rifiuti pericolosi prodotti nell’ambito provinciale o al massimo regionale. Ieri, anche la Municipalità di Marghera, con una dichiarazione del presidente Flavio Dal Corso, ha chiesto che la giunta regionale «non ratifichi il parere Commissione Via a concedere così il potenziamento e l’apertura al mercato globale di rifiuti tossici e nocivi da trattare negli impianti di Alles spa a Porto Marghera».

«Se sarà invece approvato» aggiunge Dal Corso «la Giunta regionale si assumerà tutta la responsabilità di aver preso una decisione contro le comunità locali contrarie al potenziamento di un impianto che non produrrebbe alcun incremento occupazionale e condannerebbe Marghera a restare un sito di trattamento rifiuti di tutta Italia». Anche in consiglio comunale sono arrivate le prime critiche al “revamping”. I consiglieri Giuseppe Caccia e Camilla Seibezzi (lista “In comune”) hanno presentato una mozione in cui si chiede alla giunta di Luca Zaia di «non recepire il parere positivo della Commissione tecnica e di negare qualsiasi autorizzazione al potenziamento dell’impianto di Alles». Stessa cosa ha chiesto Simone Venturini, capogruppo dell’Udc.

Gianni Favarato

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