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Avviso alla popolazione

in arrivo a marghera centinaia di tonnellate di rifiuti tossico nocivi

In questi giorni la commissione tecnica regionale sta’ dando parere positivo al progetto dell’azienda “alles” di marghera per potenziare il suo impianto in via dell’elettronica per trattare e stoccare rifiuti e fanghi industriali provenienti da tutta italia e dall’estero.

Continua …

LA SCOMMESSA DI ENI E LE ALTRE INIZIATIVE

Le premesse ci sono tutte, almeno sulla carta. Sulle ceneri della chimica del cloro nascerà a Porto Marghera il primo polo industriale di carburanti verdi del nord Italia. Per ora c’è solo la San Marco Petroli di Malcontenta (che dovrà spostarsi più all’interno della Penisola della Chimica per lasciare posto al Parco del Village Moranzani) ad avere nei suoi depositi biodisel e a miscelare prodotti per condizionarne o migliorarne la qualità. All’orizzonte ci sono altri ambiziosi progetti industriali di “geen rafinery “, a cominciare da quello dell’Eni, presentato l’altro ieri ai sindacati e alle amministrazioni pubbliche veneziane, che prevede la ristrutturazione dell’attuale raffineria di petrolio con un investimento stimato in circa 100 milioni di euro. È il primo caso al mondo di riconversione di una raffineria convenzionale in bio-raffineria ed è fondato sulla tecnologia “ecofining”.

Ma a Porto Marghera di aree industriali libere e con tanto di banchina portuale ce ne sono in abbondanza per realizzare anche altre nuove raffinerie di oli vegetali e carburanti ibridi. Tutte aree utilizzabili senza dover realizzare costose bonifiche (grazie all’accordo di programma siglato lo scorso 16 aprile dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini con le istituzioni locali) ma, visto l’uso industriale, solo una semplice e meno costosa messa in sicurezza. Tra queste, oltre alle aree del cvm/pvc di Vinyls in amministrazione straordinaria e quelle adiacenti di proprietà dell’Eni (Syndial) dove sorgeva l’impianto del clorosoda ora smantellato. Proprio in queste aree l’Oleificio Medio Piave di Fontanelle (Treviso) vorrebbe realizzare un nuovo e grande impianto di lavorazione di granaglie per produrre mangimi e biodiesel; ma il progetto è per ora arenato in attesa che i commissari straordinari di Vinyls si decidano a chiudere l’accordo di cessione delle aree. Per fortuna, ci sono altre aree a disposizione dopo che, pochi mesi fa, l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha sottoscritto con il sindaco Giorgio Orsoni un accordo preliminare che mette a disposizione ben 120 ettari di terreni della seconda e prima zona industriale per nuove iniziative industriali che un tempo ospitavano le grandi industrie petrolchimiche.

C’è anche il gruppo tortonese Mossi & Ghisolfi in corsa per la riqualificazione di alcune aree del polo chimico di Porto Marghera, con un progetto per la produzione di biocarburanti di seconda generazione, che potrebbe essere esteso in una fase successiva alla raffinazione di materie prime per la produzione di bioplastiche. Mossi & Ghisolfi, sta verificando con il Comune la possibilità di acquisizione di un’area industriale dismessa di 50 ettari e un bacino di manodopera di 250 operai specializzati, per il raddoppio delle produzioni di biocarburanti che dovrebbero passare a 100 mila tonnellate l’anno.

C’è poi il progetto di una centrale a biomasse di Grandi Molini Italiani all’interno della sua banchina a Porto Marghera, integrata con lo stabilimento di lavorazione dei cereali già presente a Marghera da ottantasei anni.

Infine va ricordata anche la Cereal Doks che recentemente ha acquisito a Porto Marghera l’ex impianto in banchina A di lavorazione di semi oleosi della Bunge e progetta di avviare anche lei una produzione di biocarburanti.

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Gazzettino – Parte la rivoluzione della chimica pulita

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22

set

2012

PORTO MARGHERA – Lo stabilimento lavorerà oli vegetali, garantita la maggior parte dei posti di lavoro

Eni investe cento milioni, nel 2014 la raffineria produrrà bio carburanti di nuova generazione

LO SCENARIO – LA CITTÀ – L’ECONOMIA

WATER FRONT   «Avrei preferito recuperare la zona»

L’ACCORDO – Intesa fra azienda e sindacati per produrre carburanti vegetali

I TEMPI – Nuove produzioni dal 2014. Impianto a regime nel 2015

Bettin: «E’ un cambio epocale, il futuro è nella chimica “verde”»

«Per Porto Marghera è un cambio epocale. Dalla chimica sporca a quella greeen, quella del futuro, fatta di bio carburanti. E’ il segno che c’è un futuro possibile e dunque il polo industriale non muore, si trasforma.» Così l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin che sta seguendo questa vicenda della trasformazione della vecchia raffineria fin dall’inizio. I colloqui con l’Eni sono iniziati mesi fa – spiega Bettin – adesso si è arrivati alla firma. E Bettin non può che essere contento perchè questa è esattamente la trasformazione che ha sempre voluto del polo chimico. «Il futuro, lo si sa da un bel po’, è nella chimica verde e quindi questo va considerato un primo importante passo nel futuro da parte di un polo chimico dove rischiava di rimanere solo la parte più sporca e meno pregiata della chimica. E’ la prima volta che a Marghera si mette in piedi un progetto di questo genere e di queste dimensioni e credo diventerà una delle raffinerie verdi più importanti d’Europa. Certo, avrei preferito che fosse spostata dall’attuale sede magari al Petrolchimico, per liberare il water front e spostare in quella zona la Marittima, per capirci, con le grandi navi. La raffineria si trova in un posto strategico da questo punto di vista. Ma Eni ha spiegato che costruire una raffineria verde in un posto diverso, anche lontano solo mezzo chilometro, sarebbe costato cinque volte tanto e non dunque “solo” 100 milioni di euro. Perchè qui riutilizzano gli impianti ed hanno già tutta la logistica. Dunque, vorrà dire che al water front della città penseremo in altro modo. Oggi non posso che ribadire che è un gran giorno per Porto Marghera, finalmente si vede un futuro bello e verde all’orizzonte.»

 

ITER – Per la riconversione dell’impianto Governo e denti locali dovranno procedere al rilascio delle autorizzazioni

Eni, dal petrolio alla bio raffineria

La multinazionale pronta a investire cento milioni per la riconversione dell’impianto di Marghera

Finora “chimica pulita” era solo uno slogan, un sogno per i trentamila abitanti di Marghera che convivono da quando sono nati con il rischio industriale. Ora un progetto c’è: l’hanno firmato ieri i rappresentanti dell’Eni e dei sindacati impegnati nella riconversione della raffineria di Marghera. L’impianto che, dai tempi della guerra, garantisce all’intero Nordest (e all’Austria) il fabbisogno di carburante, cambia volto: dal gennaio 2014 non produrrà più benzina e cherosene ma bio-carburanti innovativi grazie alla lavorazione di oli vegetali da miscelare – in percentuali sempre superiori grazie all’evoluzione della tecnologia – ai derivati del petrolio. L’accordo firmato a Marghera per la “Green Refinery” – illustrato in mattinata alle istituzioni locali con un incontro in Prefettura – prevede la conversione degli impianti esistenti – un caso che non ha precedenti al mondo – a partire dal secondo trimestre del prossimo anno, con un investimento previsto di circa cento milioni di euro. Entro la fine del 2013, con la fermata dell’impianto, la raffineria cambierà volto e dall’inizio dell’anno successivo comincerà a produrre bio-carburanti con l’utilizzo dell’impianto Hydroskimming per la produzione di idrogeno. Nel luglio 2015 è prevista l’entrata in funzione dei nuovi impianti di pre-trattamento delle cariche e di produzione di idrogeno, che aumenteranno la capacità produttiva.
Nella trasformazione della centrale l’occupazione avrà livelli minimi garantiti: nella prima fase il personale non sarà inferiore a 215 unità (gli addetti attuali sono 353) mentre a regime gli addetti saranno almeno 180. Per gli altri sono previste procedure “morbide” come il trasferimenti ad altri siti, la mobilità territoriale o la mobilità lunga. Uno scenario comunque concreto rispetto alle incerte prospettive che avevano accompagnato la riapertura della raffineria dopo i cinque mesi di fermata all’inizio dell’anno. All’attività della raffineria “verde” sarà inoltre associata la realizzazione di un nuovo polo logistico per la movimentazione dei prodotti, che dovrebbe assicurare altri posti di lavoro.
L’avvio del progetto è subordinato al rilascio delle autorizzazioni da parte degli enti locali e del Governo. A questo fine azienda e sindacati hanno deciso di creare una commissione paritetica che avrà il compito di vigilare sui tempi di evasione delle singole pratiche.

 

I COMMENTI

Chisso: «Per Marghera finalmente un po’ di luce»

Soddisfatti i sindacati: «Ma ora dovremo tutti vigilare sul rilascio delle autorizzazioni da Governo ed enti locali»

IMPEGNO – L’assessore regionale Renato Chisso ringrazia il presidente di Eni Paolo Scaroni per il progetto che trasformerà la raffineria

«Dopo anni di continue dismissioni arriva un progetto industriale innovativo, rispettoso del territorio, ad alto profilo tecnologico e che permette di avviare finalmente il processo di riconversione industriale di Porto Marghera». Così Massimo Meneghetti, segretario generale dei chimici della Cisl, commenta l’intesa siglata ieri con l’azienda e le rappresentanze sindacali della raffineria di Marghera. «Si tratta di un importante punto di partenza: da una parte Eni dovrà rispettare gli impegni oggi assunti dandone piena attuazione, dall’altra ci aspettiamo risposte concrete da parte delle istituzioni locali e dal Governo sulla concessione rapida delle autorizzazioni necessarie».
Queste, ora, chiamano in causa gli amministratori locali e il Governo, cui compete la valutazione d’impatto ambientale del progetto: «Il progetto è positivo – commenta l’assessore regionale alla Legge speciale Renato Chisso – lo dovremo analizzare a fondo ma se le cose stanno così dobbiamo ringraziare il presidente dell’Eni Scaroni. Rispetto a qualche tempo fa, per Porto Marghera c’è finalmente un po’ di luce». Analogo il commento dell’assessore provinciale al Lavoro Paolino D’Anna: «Finalmente a Porto Marghera prende corpo la riconversione – dice – ora mi auguro che a livello politico oltre a parlare seguano i fatti. È importante l’aspetto occupazionale, ma con il progetto di Eni può rimettersi in moto tutta la filiera. A Marghera tutto è collegato, e spero che ora si risolva anche la vertenza Vinyls con il progetto dell’Oleificio Medio Piave Da parte nostra dovremo assicurare creatitivà e disponibilità». (a.fra.)

 

I PRODOTTI

Tecnologie brevettate Eni

VERDE – La raffineria di Marghera è destinata a cambiare volto nel giro di due anni, quando sarà a regime il progetto dei bio-carburanti

Il progetto di Eni si basa su uno studio che prevede la crescita della domanda di bio-carburanti. Con la tecnologia Ecofining, brevettata dal gruppo chimico italiano, si potrà produrre bio-carburanti di elevata qualità in grado di superare i limiti dei prodotti esistenti, ridurre le emissioni di particolato e garantire prestazioni elevate dei motori. Il sistema, integrato da un nuovo impianto di pre-trattamento delle cariche e da un impianto di produzione di idrogeno, consentirà di raggiungere una capacità produttiva di 500mila tonnellate l’anno.

 

Gazzettino – E’ a Marghera il record dei morti

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19

set

2012

SALUTE IN TERRAFERMA – Uno studio epidemiologico certifica un maggior numero di casi di tumore

Ad essere colpiti soprattutto gli uomini. Ma anche Favaro registra molti decessi per malattie polmonari

A Marghera si muore più del previsto. Un primato cittadino di sicuro poco ambito, ma che trova conferme anche nell’eccesso di mortalità per quanto riguarda malattie tumorali e respiratorie.
Lo afferma lo studio «Salute in terraferma», redatto dal dottor Lorenzo Simonato dell’Università di Padova per l’ultimo numero di «VIS», la rivista online «Venezia in salute» edita dalla direzione Affari Istituzionali del Comune di Venezia.
Lo studio prende in considerazione i numeri della mortalità nella terraferma del comune di Venezia, divisa tra Favaro Veneto, Carpenedo-Bissuola, Terraglio-San Lorenzo XXV aprile-Piave, Cipressina-Zelarino-Trivignano, Chirignago-Gazzera, Marghera-Catene-Malcontenta. I dati mettono a confronto la mortalità attesa e quella che è effettivamente avvenuta tra gli anni 2002-2006.
Nel territorio di Marghera ci si aspettavano 1422,94 decessi. Ce ne sono stati invece 1531. L’otto per cento in più del previsto, unico «quartiere» della terraferma veneziana ad avere un eccesso di mortalità. Le domande più immediate sono due. Perché a Marghera ci sono più morti di quelli che ci dovrebbero essere? Perché questo succede a Marghera e non a Chirignago? L’indagine vuole dar conto di una statistica, che però non manca di dare ulteriori spunti di riflessione.
Ad esempio, lo studio mette in evidenza che «l’eccesso di mortalità è sostanzialmente concentrato nella popolazione maschile». Ossia: preso atto che ci sono più morti del previsto, questi defunti sono in larga maggioranza di sesso maschile (85 su 108). A Marghera i tumori uccidono più di quanto ipotizzato dalle statistiche. Lo studio ricorda che il numero atteso di morti per tumore doveva aggirarsi attorno a 495,69. Invece di morti ce ne sono stati 567, il 14% in più. Tumori che, inoltre, uccidono più maschi a Marghera, e questo era da metter in conto, ma anche nel quartiere della Cipressina-Zelarino-Trivignano. A Marghera, il 70% dell’eccesso di mortalità riscontrata nei tumori è comunque riconducibile a persone di sesso maschile.
Numeri «fuori misura» anche per quanto riguarda le malattie dell’apparato respiratorio. Le statistiche , ancora una volta, svelano un eccesso di mortalità a Marghera (+19% rispetto alle morti attese), con quasi il +43% di morti maschili rispetto alle attese (51 osservati contro 35,73 attesi). Tra le malattie respiratorie, la bronco pneumopatia cronica regista un eccesso di mortalità a Marghera (+22%) e, tra i maschi, anche a Favaro (+29%). Per misurare l’incidenza dell’asma, l’analisi territoriale ha riguardato la fascia d’età sotto i 34anni. E qui si è notata una maggiore incidenza nei quartieri Cipressima-Zelarino-Trivignano e Chirignago-Gazzera.

 

Gazzettino – “La Regione fermi i rifiuti di Alles”

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16

set

2012

MARGHERA – Appello a Zaia affinché la giunta ponga il veto al progetto di ampliamento dell’impianto

«Porto Marghera rischia di diventare la pattumiera d’Italia». È il presidente della Municipalità di Marghera Flavio Dal Corso a temere questa prospettiva e a chiedere un “dietrofront” alla Giunta Zaia rispetto alla decisione della commissione di valutazione di impatto ambientale (Via) sul potenziamento dell’impianto della società Alles.
I suoi timori sono condivisi dal capogruppo comunale dell’Unione Democratica di Centro (Udc), Simone Venturini che parla di «enorme sopruso per la collettività veneziana».

«Come Municipalità – sottolinea Dal Corso – chiediamo che la Giunta regionale non ratifichi la decisione presa dal Via di concedere il potenziamento e l’apertura al mercato globale dei rifiuti tossici e nocivi dell’impianto di Fusina. L’autorizzazione violerebbe l’articolo del piano regolatore che vieta l’arrivo dei rifiuti tossici non prodotti nella nostra area». Il cambiamento di “rotta” della Giunta Zaia rappresenterebbe, secondo il presidente, «una scelta di grande responsabilità attraverso la quale si potrà verificare anche la coerenza con quanto sostenuto recentemente con enfasi». «Non si può parlare – denuncia il presidente di Marghera – di rilancio del sito produttivo e di sostegno del progetto del Palais Lumiere e, contemporaneamente, ricacciare Porto Marghera indietro di decenni approvando il potenziamento di Alles». Potenziamento che non comporterebbe aumenti occupazionali. «Il parere favorevole con prescrizioni del Via, se approvato dalla Giunta Regionale, sarebbe – segnala, infine, Dal Corso – una decisione contro le comunità locali rappresentate in commissione da Comune e Provincia che hanno votato contro. Bisogna evitare che Porto Marghera ridivenga nuovamente il sito di trattamento rifiuti di tutta Italia, il che impedirebbe investimenti a favore della nuova industria sostenibile».

«L’eventuale autorizzazione regionale definitiva – denuncia, in una nota, il capogruppo Udc Venturini – sarebbe un danno gigantesco per il territorio e per la popolazione di Marghera, giustificato da insaziabili appetiti privati. Il redditizio business dello smaltimento di rifiuti non può ingrossare il portafoglio di pochi a scapito di un’intera città». Anche Venturini si appella alla Giunta Zaia perché «restituisca ai territori la sovranità scippata con la votazione di una commissione tecnica». «Il futuro di Marghera e del suo polo industriale è in gioco. La Regione – conclude Venturini – decida di tutelare i territori e non i grandi interessi economici. Altrimenti, dovrà risponderne ai veneti e alla storia».

 

MARGHERA. Una pattuglia di agenti del Nucleo Operativo Ambientale dell’associazione nazionale rangers d’Italia venerdì scorso hanno eseguito una serie di controlli a Marghera e in via Padana hanno scoperto, a bordo strada, vicino alla rotatoria Marghera, una discarica a cielo aperto. Il sito si estende su un’area verde di 4 metri quadri e comprende quattro lastre in parte rotte di fibro cemento ondulato che potrebbe contenere tracce di amianto. I rangers hanno fotografato i rifiuti abbandonati e delimitato l’area con del nastro bianco-rosso per tenere lontane le persone e hanno affisso anche cartelli con la data del ritrovamento e l’avviso di pericolo.

«Sicuramente il materiale è stato scaricato di sera visto che in quella zona dopo una certa ora il traffico in via Padana provenendo dalla rotonda di Marghera diminuisce», si legge nel rapporto degli operatori del Nucleo ambientale che torneranno a fare sopralluoghi nei prossimi giorni e hanno anche segnalato alle autorità il ritrovamento. Pare comunque difficile risalire all’autore dell’abbandono delle lastre. Una segnalazione è quindi partita per informare sia l’Arpav, l’agenzia veneziana per l’ambiente, che l’assessorato all’Ambiente del Comune di Venezia.

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La Municipalità chiede alla giunta regionale di dire no all’arrivo di altre sostanze e fanghi pericolosi

MARGHERA. Entro un mese la giunta regionale di Luca Zaia dovrà decidere se confermare o meno il parere favorevole, dato la scorsa settimana dalla Commissione Via (valutazione impatto ambientale) al progetto di Alles spa del Gruppo Mantovani-Baita. Il controverso progetto prevede il “revamping”, il rinnovamento, degli impianti di Alles in via Dell’Elettronica per poter trattare fanghi e rifiuti speciali fino a un massimo di 200 mila tonnellate annue provenienti anche da altre regioni italiane. Comune e Provincia, forti di un voto quasi unanime nei rispettivi consigli, avevano, invece, bocciato il progetto di Alles per «incompatibilità ambientale e urbanistica». Ma con il suo voto favorevole della Commissione regionale Via non ha minimamente preso in considerazione i pareri, seppure consultivi, delle amministrazioni locali. Tanto che l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, ha già annunciato che se la giunta regionale ratificherà il parere favorevole con un decreto firmato da Zaia, ci sarà un immediato ricorso al Tar contro il “revamping” che di fatto rappresenta una variante al piano regolatore generale di Venezia, in palese contrasto con il piano urbanistico adottato dal Comune, nel quale si prevede che impianti del genere possono trattare solo rifiuti pericolosi prodotti nell’ambito provinciale o al massimo regionale. Ieri, anche la Municipalità di Marghera, con una dichiarazione del presidente Flavio Dal Corso, ha chiesto che la giunta regionale «non ratifichi il parere Commissione Via a concedere così il potenziamento e l’apertura al mercato globale di rifiuti tossici e nocivi da trattare negli impianti di Alles spa a Porto Marghera».

«Se sarà invece approvato» aggiunge Dal Corso «la Giunta regionale si assumerà tutta la responsabilità di aver preso una decisione contro le comunità locali contrarie al potenziamento di un impianto che non produrrebbe alcun incremento occupazionale e condannerebbe Marghera a restare un sito di trattamento rifiuti di tutta Italia». Anche in consiglio comunale sono arrivate le prime critiche al “revamping”. I consiglieri Giuseppe Caccia e Camilla Seibezzi (lista “In comune”) hanno presentato una mozione in cui si chiede alla giunta di Luca Zaia di «non recepire il parere positivo della Commissione tecnica e di negare qualsiasi autorizzazione al potenziamento dell’impianto di Alles». Stessa cosa ha chiesto Simone Venturini, capogruppo dell’Udc.

Gianni Favarato

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Nuova Venezia – “Amianto, troppe le inchieste dormienti”

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14

set

2012

Approvata in senato mozione di Casson che esorta le Procure a indagare sulle vittime delle fibre killer

MARGHERA. I fascicoli “dormienti” delle indagini sulle vittime delle fibre-killer di amianto e le responsabilità delle aziende che non hanno fatto nulla per evitarlo, debbono esse riaperti dalle Procura della Procura delle Repubblica, in particolare quelle del Veneto e di Venezia per il polo industriale di Marghera e il Porto sui quali ci sono molte inchieste aperte da anni ma mai concluse. Ad esortare la magistratura a dar seguito alle inchieste sui lavoratori malati o morti per l’esposizione all’amianto nei luoghi di lavoro e non solo, è una mozione – presentata dal senatore Felice Casson – votata ieri in aula al Senato quasi all’unanimità. Nella mozione si impegna il Governo a: «verificare quante denunce e segnalazioni di qualsiasi genere, ma attinenti ad esposizioni ad amianto e a patologie asbesto-correlate, siano pervenute a tutte le singole Procure della Repubblica italiana, dall’anno 2000 ad oggi e determinare per ogni singolo ufficio giudiziario quante ne siano state archiviate siano ancora pendenti o siano state concluse con passaggio del fascicolo al Gip e quante di queste ultime si siano già concluse con sentenze di primo o di secondo grado, ovvero siano divenute definitive».

«Sulla tutela della salute dall’amianto qualcosa si muove, ma bisogna proseguire con più decisione» ha detto ieri l’ex pm Felice Casson intervenendo in Senato sulla mozione «è positivo che la sensibilità del ministro della Salute dopo le tante sollecitazioni abbia fissato per novembre prossimo a Venezia la Conferenza nazionale sulle patologie asbesto correlate, ma c’è un numero elevato di indagini, di inchieste presso le varie procure della Repubblica e i vari uffici giudiziari, che sono praticamente completamente fermi in maniera vergognosa ed indecorosa. Per di più, con il rischio di continue e inaccettabili prescrizioni». «Come se non bastasse» ha aggiunto Casson «Rimangono tuttora irrisolte questioni fondamentali sui quali il governo si è in più occasioni impegnato tra cui la modifica della normativa per fare in modo che tutte le vittime che, a causa del lavoro o per questioni ambientali, erano state toccate da patologie asbesto-correlate possano ottenere i benefìci previsti dalla legge. Questo riguarda non soltanto i lavoratori ma, ad esempio, anche il personale militare e le donne. Un provvedimento per altro già coperto finanziariamente dal 2007 dal governo Prodi».

Gianni Favarato

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Gazzettino – “La Regione dica no ai rifiuti di Mantovani”

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14

set

2012

Assessore e consiglieri comunali contro Alles 

Il potenziamento dell’impianto Alles del gruppo Mantovani non deve passare. Lo hanno ribadito ieri l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, che accusa i commissari regionali della Via di aver violentato la normativa comunale urbanistica vigente, e Giuseppe Caccia con Camilla Seibezzi della lista “In Comune”, che hanno presentato un ordine del giorno in Consiglio comunale.

I due chiedono alla Giunta regionale di «non recepire il parere positivo della Commissione tecnica V.I.A., e di negare qualsiasi autorizzazione al potenziamento dell’impianto di ricondizionamento di rifiuti speciali anche pericolosi di Alles Spa», e impegnano «il Sindaco e la Giunta comunale a contrastare in ogni sede, a partire dal ricorso al Tar, la realizzazione di tale progetto».

Non si tratta di negare un eventuale contributo degli impianti di Marghera per risolvere possibili crisi (come è avvenuto con lo smaltimento dei residui dell’alluvione dello scorso autunno, o come si potrebbe fare con materiali come quelli della Nuova Esa), dice Bettin «ma di evitare che Porto Marghera venga di nuovo inchiodata al ruolo di pattumiera globale dei rifiuti tossici e nocivi».
Caccia e Seibezzi rincarano la dose sostenendo che,

«con ogni evidenza, il progetto di potenziamento dell’impianto di Alles si inserisce in un più ampio disegno finalizzato allo sviluppo dell’intera filiera produttiva per lo stoccaggio, il trattamento e lo smaltimento di rifiuti civili e industriali, speciali, pericolosi e tossico-nocivi, provenienti da tutto il territorio del Veneto e non solo». Questo mentre, invece, la stessa Regione predica «la bonifica e la riconversione di Porto Marghera».

(e.t.)

 

Gazzettino – Primo via libera per i rifiuti Alles

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13

set

2012

MARGHERA – La commissione tecnica regionale ha approvato il progetto di potenziamento dell’impianto

Gli ambientalisti pronti ad una nuova mobilitazione, l’assessore Bettin annuncia ricorso al Tar

Che la commissione regionale Via desse un parere favorevole al potenziamento dell’impianto di Alles a Fusina era abbastanza scontato ma che, invece di limitarsi a considerazioni e prescrizioni tecniche, si addentrasse in questioni politiche questo proprio non era prevedibile. E per gli ambientalisti di Marghera è «una decisione dove pesano pressioni e ingerenze della Giunta regionale». Per questo annunciano la ripresa della mobilitazione generale che, in occasione dell’esame di un altro progetto, quello dell’inceneritore Sg31, aveva portato tempo fa ad organizzare pure cortei acquei fino alla sede della Regione.
Anche l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, è preoccupato e annuncia che, assieme alla Provincia, il Comune farà tutto ciò che è in suo potere per evitare l’ampliamento di quell’impianto, compreso un ricorso al Tar, perché il rischio è di aprire la strada alla trasformazione di buona parte di Porto Marghera in un’immensa pattumiera con rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia.

Gli ambientalisti dell’Assemblea permanente contro il pericolo chimico sostengono che il progetto Alles comporterebbe ricevere a Fusina «70 diverse tipologie di rifiuto, incluse varie tossico-nocive (contro le 20 attuali), con il raddoppio dei seimila metri cubi autorizzati oggi per arrivare a 12 mila, e portando i flussi giornalieri da quasi 700 tonnellate a oltre mille: più di 300.000 tonnellate annue da stoccare e trattare, rifiuti in arrivo da terra e dal mare con aumento del traffico di camion e navi».

Bettin afferma che i tecnici provinciali e comunali «hanno ribadito il parere contrario espresso dalle due Istituzioni ma la Regione, in commissione, conta tanti voti quanti sono i tecnici regionali, ossia una dozzina. Quindi non c’è stata partita ma una forzatura autoritaria e violenta».
La settimana prossima i commissari regionali torneranno a riunirsi per approvare verbale della seduta di ieri e poi lo invieranno alla Giunta regionale che dovrà decidere definitivamente. La posizione politica espressa da quei commissari starebbe nel fatto che hanno respinto l’obiezione comunale e provinciale sull’incompatibilità dell’impianto con i piani urbanistici sostenendo, invece, la pubblica utilità dell’opera e quindi preparando la strada a una Variante urbanistica regionale che annulla i piani comunali.

 

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