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Nuova Venezia – La green economy e’ gia’ realta’

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

ago

2012

Progetti per Marghera e Certosa. E la Biennale punta sul fotovoltaico

Green economy. Anzi, green factory, una fabbrica ecologica che trasformi in ricchezza quello che oggi è visto come rifiuto costoso e inquinante. Parte da Marghera la nuova politica per il «recupero sostenibile» delle zone industriali. «Venezia diventa punto di riferimento per una nuova tecnologìa pulita», dice il sindaco Giorgio Orsoni. Nei giorni in cui si parla dell’inquinamento dell’Ilva di Taranto, il tema è più che mai di attualità. Il ministero per l’Ambiente ha messo a disposizione 9 milioni di euro per l’avvio in partnership con i privati, di progetti pilota nel campo dell’energìa. A Marghera il progetto si chiama «Ecodistretto», Comune e ministero per l’Ambiente, in base all’accordo del 29 dicembre 2010, lo stanno portando avanti con Veritas. «In questo modo non useremo più le discariche», dice l’amministratore delegato Andrea Razzini. «I rifiuti da problema e costo diventano opportunità e risorsa», dice l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin. Dunque, produzioni con materiali riciclati e compost utilizzato per far funzionare le centrali elettriche, campi fotovoltaici e una centrale a biomassa da 0,6 megawatt. Ma anche edifici ecocompatibili e «autosufficienza energetica». «Un nuovo modello che va esportato», dice con una punta di orgoglio l’assessore alle Attività produttive Antonio Paruzzolo, «e soprattutto una svolta: rendendo possibili queste cose contiamo di attirare investitori italiani ed esteri». Solo a Marghera i benefici ambientali prodotti dagli interventi dell’Ecodistretto riguardano una produzione di energìa di 7300 megawatt l’anno da fonti rinnovabili con un abbattimento di emissioni di Co2 di circa 3800 tonnellate l’anno.             Il secondo progetto pilota è quello dell’isola della Certosa. Anche qui partner privato (Vento di Venezia) pannelli solari e riciclo di materiali, uso del legno per alimentare una centrale a biomassa – anche se per questo occorre modificare la Legge Speciale, che nel 1973 vietava l’emissione di fumi da legna nel territorio veneziano. «Ci si può pensare», ha detto Clini all’amministratore della Certosa, Alberto Sonino, «dopo quarant’anni le tecnologìe sono cambiate, le leggi vanno aggiornate».           Anche la bonifica avrà nuove regole, come previsto dall’accordo di aprile 2012. Le aree riutilizzate a fini industriali andranno isolate e conterminate e non più bonificate, con tempi e costi minori.           Ieri a Ca’ Farsetti anche il presidente della Biennale Paolo Baratta ha portato il suo contributo alla Green economy. Illustrando uno studio con progetti per il risparmio energetico nelle sedi della Biennale: Giardini, Arsenale, Lido. Un nuovo impianto fotovoltaico sui tetti del palazzo del Cinema ex Casinò potrà produrre 230 kilowatt, un impianto al Padiglione Centrale dei Giardini altri 210. mentre un nuovo «scambiatore con acqua di laguna» nella Sala d’Armi all’Arsenale garantirà un sensibile risparmio di energìa. Il costo dei due impianti fotovoltaici sarà di circa 800 mila euro l’uno. «Si pagherà in 4 anni», dice Baratta.(a.v.)

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L’Arpav: «Nessun pericolo». Bettin: «Le aziende mettono nel panico la città» Molte chiamate ai vigili, il cattivo odore viene dalle alghe in decomposizione

MARGHERA. «Non ci sono evidenze significative di gas associabili alle emissioni delle torce del cracking di Versalis spa», entrate in funzione l’altro ieri per un ennesimo disservizio verificatosi durante il cambio di un compressore. È questo il responso delle analisi dei campioni di aria prelevati dai tecnici dell’Arpav – nella zona adiacente al parco Panorama e al cimitero di Marghera – in concomitanza con l’attivazione delle torce di Versalis, la società dell’Eni che traforma la virgin-nafta in “olefine”(etilene, propilene e altri derivati) vendute sul mercato o inviate, via pipe-line, ai petrolchimici emiliani. A diluire i fumi emessi dalle due torce ci ha pensato la brezza sostenuta che spirava in quel momento da Sudest. Le analisi dei campioni d’aria eseguite dall’Arpav hanno anche stabilito che il forte odore di zolfo, percepito da molti cittadini di Marghera, in concomitanza con l’attivazione delle torce del cracking «non ha alcuna relazione con i gas emessi dall’impianto di Versalis, ma è collegabile ai processi di decomposizione causati dall’eccezionale caldo di questi giorni di alghe e altro materiale organica in laguna».           Dunque, non c’è stato alcun rischio sanitario per le fumate nere che l’altro ieri hanno preoccupato non poco i tanti cittadini che le hanno visto alzarsi dal Petrolchimico anche ieri, esattamente dieci giorni (il 13 agosto scorso) dopo il disservizio verificatosi durante il primo tentativo di cambio dello stesso compressore P201 che ha costretto i tecnici dell’impianto di Versalis a inviare in torcia i gas in circolazione nell’impianto. Gas che però, anche in quell’occasione, non sono stati bruciati in modo ottimale a causa – secondo la società dell’Eni – del temporaneo blocco della fornitura di vapore ad alta pressione (utilizzato per diluire i gas e ottimizzare la loro combustione) da parte della vicina centrale termoelettrica di Edison spa. Ques’ultima, però, ha smentito qualsiasi blocco delle forniture di vapore proprio il 13 agosto scorso, malgrado nella relazione presentata ai vigili del fuoco abbia ammesso un blocco delle forniture di vapore a causa di un suo «fuori servizio» tecnico. La fumata nera dell’altro ieri pomeriggio, invece, è stata provocata da una cattiva miscelazione dei gas e del vapore che affluiscono in torcia. Una fumata di non più di 10 minuti – secondo quanto comunicato da Versalis alla Protezione Civile – durante i quali sono state scaricate in atmosfera 225 tonnellate di gas, in prevalenza di etilene e propilene. Più consistente e lunga è stata la fumata del 13 agosto scorso, durata complessivamente quasi un’ora, e visibile oltre che da Mestre e Marghera, anche dal Lido, da Venezia e perfino da Mogliano e Padova, come dimostrano le centinaia di telefonate arrivate alla nostra redazione e ai centralini di Arpav e Vigli del Fuoco. Non a caso, da anni è in vigore un apposito protocollo di emergenza, sottoscritto in prefettura, che prevede l’obbligo da parte delle aziende chimiche di comunicare immediatamente qualsiasi disservizio o incidente con l’utilizzo delle torce che, seppure non presenta rischi sanitari, è visibile all’esterno degli stabilimenti. «Quello che sconcerta e preoccupa», commenta l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, «è che Porto Marghera è sotto gli occhi di tutti e due importanti aziende, Eni ed Edison, non rispettano i protocolli di comunicazione, mettendo così in panico la città. Tutto ciò è inacettabile!»             Gianni Favarato

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La Municipalità di Marghera riprende le attività istituzionali dopo una pausa di circa un mese.
Domani, mercoledì 22 agosto, alle 18, infatti, è convocata in una sala al secondo piano del Municipio, una seduta della prima commissione municipale Gestione del Territorio e Lavori Pubblici che dovrà prendere in esame l’accordo di programma per l’adeguamento della destinazione urbanistica del terminal autostrada del mare e, nello specifico, la piattaforma logistica Fusina.  Accordo che rientra nell’ambito del progetto di riqualificazione ambientale del «Vallone Moranzani».

Attraverso la piattaforma logistica Fusina, commissionata dall’Autorità Portuale di Venezia e in corso di realizzazione da una cordata di imprese di cui è capofila Thetis, si punta a sviluppare, nell’area ex-Alumix, le infrastrutture destinate ad accogliere i traffici di cabotaggio nazionale ed internazionale.

Nell’ambito della progettazione, risultano già attuati il piano di caratterizzazione ambientale dell’area e la relazione di screening della valutazione di impatto ambientale.

Giovedì 23 agosto, sempre alle 18, la stessa commissione analizzerà i servizi invernali dell’Actv per tentare di capire se l’orario invernale dei pullman risponda o meno alle esigenze dell’utenza.

 

MARGHERA

Torce accese, verifiche in corso all’impianto Versalis

Milleduecento tonnellate di etilene e metano sono state bruciate lunedì nelle torce di sicurezza del Petrolchimico di Marghera. La quantità dei gas bruciati, che hanno provocato una nuvola di fumo nel cielo della zona industriale, rientra tra le informazioni fornite da Versalis. La società, che gestisce la produzione e la commercializzazione dei prodotti petrolchimici per conto di Eni, infatti, ha inoltrato un comunicato all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) di Roma, all’Arpav e alla Direzione ambiente del Comune. «Alle 15,30 circa si è verificata l’attivazione delle torce di sicurezza B601 e 601/A. L’attivazione – scrive Versalis – non è stata conseguenza di situazioni di emergenza dell’impianto ma è avvenuta durante le operazioni pianificate del cambio del compressore di processo P 201 in sostituzione del compressore P 285». Operazioni che Versalis dichiara di aver comunicato agli enti preposti in anticipo. «In concomitanza con l’attivazione delle torce, a causa di un blocco temporaneo dell’erogazione di vapore da parte di Società terza, nelle primissime fasi di attivazione, si è determinata una combustione non completamente smokeless (senza fumo, ndr). Ripristinata dopo poco l’erogazione del vapore – si legge, ancora, nella nota – la combustione è sempre avvenuta in condizioni smokeless per tutta la durata dell’evento. Il disallineamento delle reti vapore ha, tuttavia, comportato uno squilibrio agli assetti dell’impianto e, quindi, il protrarsi della fase di ripristino delle normali condizioni di esercizio, durata complessivamente 50 ore circa». La stessa società dichiara che sono in corso verifiche con la Società terza per capire cosa abbia causato la temporanea mancanza di fornitura di vapore. Giacinta Gimma

 

 

Passeranno fino a 50 convogli al giorno, benefici immediati anche per gli interporti di Padova e Verona. Investimento da 12,2 milioni di euro. Ma adesso occorre rimediare al “collo di bottiglia” di Mestre.

MESTRE. Da poco più di 40 treni merci in una settimana a 50 al giorno, lunghi 700 metri, come vuole l’Unione Europea per i “corridoi” di grande traffico. Il salto epocale nel traffico l merci nella zona portuale di Venezia che avrà un beneficio immediato anche per gli Interporti di Padova e Verona, è stato assicurato ieri dall’amministratore delegato di Rfi, Mario Elia e il presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa nel corso dell’inaugurazione del nuovo e più ampio scalo ferroviario di Marghera (frutto dell’Accordo Quadro tra Regione Veneto, comune di Venezia, Porto e Rete Ferroviaria Italiana spa ) realizzato grazie ad un investimento di 12,2 milioni di euro e cofinanziato con 900 mila euro dall’Unione Europea attraverso il programma Trans European Transport Network.

Con l’intervento, durato 3 anni sono stati realizzati sette nuovi binari, tre dei quali elettrificati, più un ulteriore ottavo binario a servizio dell’isola portuale e di due tronchini per il ricovero dei locomotori.

Elia ha spiegato che

«il raddoppio del parco ferroviario ha consentito di attivare già Fs-Cargo per mettere a punto un nuovo sistema di collegamenti via treno che metta in relazione diretta il Porto di Venezia con i due principali Interporti veneti: Padova e Verona».

Si ipotizzano tre treni a settimana tra Padova e Venezia e una navetta settimanale per Verona che dovranno essere messi a punto entro settembre con il raggiungimento dei nuovi pescaggi nei canali portuali e quindi con l’arrivo di navi porta-container più grandi.

Resta il problema del “collo di bottiglia” della stazione ferroviaria di Mestre, il cui ampliamento (utilizzando i Bivi) è in fase di discussione e progettazione. Luigi Brugnaro, presidente di Confindustria veneziana, ha fatto notare che ora bisogna mettere a punto un «piano strategico di rafforzamento delle linee ferroviarie per renderle capaci di gestire sia il traffico merci che i treni passeggeri ad alta frequenza».

La Filt-Cgil veneta ha boicottato la cerimonia sostenendo in un comunicato che «in realtà Fs-Cargo chiude e cede ogni giorno scali, tratte, contratti, nonostante i piani strategici dei trasporti su rotaia oggi su ferrovia viaggia meno del 6% delle merci» .

Ieri Paolo Costa (la cui conferma per il secondo mandato di presidenza del Porto sembra scontata) ha anche annunciato che per quanto riguarda

il progetto di realizzazione dello scalo offshore in Adriatico «siamo all’ultimo passaggio amministrativo in quanto è proprio in questi giorni al Cipe e poi si passerà alla grande sfida di trovare soggetti disposti a costruire in finanza di progetto».

Gianni Favarato

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Con poco più di 12 milioni di euro il porto commerciale di Venezia ha messo le basi per tornare a diventare un porto di riferimento internazionale e raggiungere mercati che oggi non ha la possibilità di servire, dal Nord Europa al sud del Mediterraneo e oltre. L’investimento dell’Autorità portuale veneziana, con un finanziamento europeo di 900 mila euro, è servito per

recuperare l’immenso patrimonio infrastrutturale lasciato dalla grande industria degli anni Sessanta e Settanta, quando a Porto Marghera lavoravano più di 35 mila persone, e per rinnovarlo con sette nuovi binari, tre dei quali elettrificati.

Da ieri mattina, quando il nuovo parco ferroviario del porto è stato inaugurato,

si possono formare 50 treni al giorno da 700 metri l’uno, lo standard richiesto dai grandi player del trasporto internazionale.Entro la fine del 2013 si aggiungeranno altri quattro binari recuperati a Fusina, che serviranno le merci scaricate dai traghetti nel nuovo terminale delle autostrade del mare.

Attualmente il porto riesce a formare al massimo 40 treni la settimana, quindi 50 convogli al giorno più quelli di Fusina sono sovrabbondanti ma, appunto, è un investimento che guarda al futuro, sperando che la pesantissima crisi in atto venga superata. Come, allo stesso modo, è pensato per il futuro il bypass della stazione di Mestre:

attualmente i treni merci del porto possono varcarla solo di notte tra l’una e le cinque, per non incrociare i convogli passeggeri e il resto del traffico.

Perciò l’Autorità del presidente Paolo Costa sta discutendo con Comune, Provincia, Regione e Ferrovie il modo per far uscire i treni merci dal porto verso Chirignago e poi direttamente alla volta di Trieste, Bassano, Treviso, l’Europa, senza passare per la stazione di Mestre.

«Per un progetto simile ci vogliono sette anni, noi oggi non ne abbiamo bisogno ma dobbiamo essere preparati» ha detto Costa che ha ricevuto numerose autorità, tra le quali i presidenti di Confindustria Veneto e Venezia (Andrea Tomat e Luigi Brugnaro), l’assessore regionale Renato Chisso, il vicepresidente del Consiglio provinciale, Mario Dalla Tor, il vicesindaco Sandro Simionato, l’amministratore delegato di Rfi, Michele Mario Elia.

Proprio quest’ultimo ha ribadito come in Italia servano molti progetti simili a quello del porto di Venezia, dato che la ferrovia oggi porta meno del 10% delle merci e meno del 6% di quelle pericolose:

se si vuole approfittare dei dieci corridoi europei, quattro dei quali passeranno per l’Italia e tre per Venezia (sempre se verranno realizzati e, soprattutto, se verranno realizzati quelli che coinvolgono il nostro territorio), bisogna sviluppare infrastrutture.

Quanto al resto, per settembre, ha annunciato ancora Costa, i canali portuali raggiungeranno la quota massima di meno dodici metri di pescaggio, così nuove e più grandi navi potranno ormeggiare alle banchine di Marghera;

in secondo luogo è quasi pronto un accordo con Padova e Verona per una “navetta” ferroviaria che costituirà il primo passo verso un sistema interportuale del Nord Italia: invece di fare un treno che parte mezzo vuoto da Marghera, meglio farne uno pieno da Verona, invogliando così nuove compagnie a servirsi del nostro scalo.

Tutto ciò in attesa che partano i lavori per il porto offshore, in alto Adriatico, con 20 metri di fondali per le navi giganti:

il Cipe dovrebbe esaminare e dare il via libera al progetto nei prossimi giorni, poi l’Autorità comincerà a cercare finanziatori internazionali in grado di realizzare l’opera in project financing. Costa dice che questo è l’unico modo per dare un futuro alla portualità dell’Alto Adriatico e a Marghera in particolare, per questo è stato riconfermato alla guida dell’Autorità veneziana.

 

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