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IL CASO – Democratici di Meolo contro i colleghi di Jesolo che hanno detto sì

L’accusa: «Asserviti alla giunta Zoggia e agli albergatori»

MEOLO – La Via del Mare provoca la spaccatura nel Pd da un capo all’altro della superstrada a pedaggio Meolo-Jesolo.

Il Partito democratico meolese, da sempre contrario al progetto, non ha affatto digerito che il Pd di Jesolo si sia schierato a favore dell’autostrada del mare.

Quello che proprio non è andato giù al Partito democratico di Meolo è che, anche col voto del Pd che fa parte della giunta Zoggia, lunedì scorso in Consiglio comunale a Jesolo sia stato approvato all’unanimità un documento che sollecita la realizzazione dell’autostrada del mare.

Così dal Pd di Meolo piovono accuse contro quello di Jesolo, tacciato di asservimento alla compagine di governo.

«Ciò che ci fa più male – dice Massimo Zaramella, segretario del Pd meolese – è vedere un Pd di Jesolo che è rappresentato in Giunta, ma che non ha alcuna voce in capitolo nelle decisioni importanti. Dice sempre di sì, senza mai un’obiezione, una controproposta, una visione diversa. Magari sono anche capaci di dirci che, invece, nelle riunioni di Giunta ci sono lotte furibonde. Me li immagino, visto che li conosco bene».

Zaramella si chiede se a Jesolo sappiano che lo stesso assessore regionale alle infrastrutture Isi Coppola ha messo una pietra tombale sopra la Via del Mare, definendola “una strada che nessuno vuole e che non risolve i problemi di traffico”.

«A favore della superstrada – sottolinea il segretario del Pd di Meolo – sono rimasti ormai solo gli albergatori di Jesolo e gli amministratori comunali che li rappresentano da sempre, i quali non capiscono, o fanno finta di non capire, che la vera soluzione al problema del traffico per Jesolo e Cavallino consiste in una profonda rivisitazione della viabilità interna e periferica della località litoranea e dall’aumento delle strade di accesso».

La soluzione migliore per tutti, ribadisce il Pd meolese, è il raddoppio delle corsie e la messa in sicurezza dell’attuale Treviso-mare, non una superstrada a pedaggio che non risolve il problema delle code dei veicoli verso le spiagge e invece danneggia i paesi attraversati.

Emanuela Furlan

 

Un miliardo e 800 milioni di euro per la “velocizzazione” della tratta ferroviaria

«Nessun quadruplicamento, ma interventi mirati». I convogli toccherano i 200

SAN DONÀ «Per la tratta Venezia-Trieste quello di cui si sta parlando non è il quadruplicamento dei binari, ma una velocizzazione della linea esistente». Ovvero, la realizzazione di alcune varianti al percorso, laddove il tracciato attuale costringe i convogli a rallentare, e un importante investimento nel miglioramento tecnologico. Interventi che consentiranno di coprire la distanza tra Venezia e Trieste in circa un’ora e cinque minuti contro le due ore attuali.

A fare chiarezza sui progetti è stato l’amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, durante l’audizione che si è tenuta davanti alla commissione trasporti della Camera nell’ambito dell’approvazione del Contratto di programma tra Ferrovie e governo. Durante il suo intervento, Gentile si è soffermato anche sulla Venezia-Trieste. La notizia, circolata nelle scorse settimane, di un accordo tra Veneto e Friuli aveva fatto pensare a molti che stesse ripartendo l’iter per il contestato quadruplicamento dei binari. Ma così non è.

«Quello di cui si sta parlando in questa fase non è il quadruplicamento, che potrà essere oggetto di riflessione negli anni a venire, ma una velocizzazione della linea esistente», ha spiegato l’ad di Rfi, «quindi delle varianti di tracciato laddove la tratta esistente abbatte molto la prestazione della linea e poi un investimento in tecnologia».

Il costo del progetto è stato valutato in 1,8 miliardi di euro, anche se potrebbe essere una stima in eccesso. Ma, quand’anche fosse questa la cifra, sicuramente sarebbe un enorme risparmio rispetto ai 7,5 miliardi di euro ipotizzati con il tracciato litoraneo.

«Si tratta di un approccio positivo a livello di progettazione. Con una cifra molto ridotta, ci consentirà di unire Trieste a Venezia e quindi al sistema veloce nazionale in un’ora e cinque minuti circa», ha concluso Gentile. La velocità commerciale dovrebbe attestarsi sui 200 orari.

Sul territorio, comunque, continuano a farsi sentire le voci preoccupate. L’ultima arriva da Forza Italia di Meolo che auspica un ordine del giorno della conferenza dei sindaci per fare chiarezza sullo stato di fatto e sulle possibili evoluzioni dello studio di fattibilità per il quadruplicamento in affiancamento alla linea esistente.

«La storia dell’ammodernamento della linea storica non ci convince, considerato il fatto che la Tav sta procedendo nel suo iter di realizzazione fino a Venezia e dovrà proseguire per Trieste come previsto nella progettazione europea e nazionale», dicono da Forza Italia Meolo, «vogliamo dei chiarimenti dalle istituzioni interessate, perché l’ammodernamento della linea storica non sia solo uno specchietto per le allodole».

Giovanni Monforte

 

Via del Mare: «La sospensione non basta, chiediamo il ritiro del progetto».

Il Movimento Cinque Stelle rincara le richieste sulla superstrada a pedaggio Meolo-Jesolo. Dopo la sospensione della procedura di gara per la progettazione, esecuzione e gestione della prevista arteria che dovrebbe collegare il casello autostradale di Meolo-Roncade al litorale, deliberata dalla Giunta regionale il 27 gennaio scorso, il M5S sollecita un intervento definitivo.

«Il provvedimento di sospensione non può essere considerato una misura di tutela sufficiente degli interessi pubblici a fronte delle gravi irregolarità che stanno emergendo in merito all’assegnazione del project financing per la Via del Mare» sottolinea la deputata del M5S Arianna Spessotto, ricordando le confessioni degli imputati nello scandalo Mose ed evidenziando le prese di posizione dei sindaci contrari al tracciato della superstrada.

Per questo, come portavoce del M5S, Spessotto chiede che venga ritirato ufficialmente il progetto e annullato l’iter avviato dalla Regione, per ripartire dalle reali problematiche della viabilità, in accordo con il territorio e le amministrazioni locali.

Emanuela Furlan

 

MEOLO «Il Pd di Meolo ritiene che la magistratura debba sì fare luce sul rispetto delle procedure, ma deve soprattutto chiarire le motivazioni di alcune decisioni politico-amministrative a livello regionale e nazionale e individuare chi e perché le ha determinate».

Il circolo democratico meolese rivolge una sorta di appello alla magistratura e ribadisce la richiesta di annullamento del bando per la via del Mare e l’avvio di una «pianificazione concertata della mobilità verso i litorali».

Già nell’assemblea di novembre il Pd meolese aveva auspicato l’intervento della magistratura e dell’Autorità anticorruzione. La richiesta è di verificare, tra gli altri punti, con quali motivazioni la Regione abbia potuto nel 2009 dichiarare di pubblico interesse l’opera, se sia «costituzionalmente corretto l’esproprio di fatto di un’infrastruttura pubblica esistente per affidarla a privati», chi e con quali motivazioni abbia chiesto l’inserimento del project-financing della via del Mare nelle opere da realizzare con le procedure della Legge Obbiettivo, destinata alle opere d’importanza nazionale.

«Il Pd di Meolo si è sempre battuto contro un progetto inutile e dannoso, ma mai contro la necessità di realizzare un moderno sistema della mobilità verso i litorali», commenta Gianfranco Gobbo, «per questo cogliamo con favore le proposte che arrivano da più parti sulla necessità di trovare forme diverse di finanziamento e di revisione del progetto. Zaia non solo deve sospendere il bando in attesa dei risultati delle indagini, ma lo deve annullare. Bisogna chiudere con le decisioni calate dall’alto: si deve avviare una nuova fase di pianificazione concertata sulla mobilità verso i litorali che riguardi l’intero Veneto Orientale, coinvolgendo tutti i portatori d’interesse».

Giovanni Monforte

 

Rubinato (PD) 

JESOLO «Le indagini sulla Via del Mare non sono una perdita di tempo». Simonetta Rubinato, deputata del Pd, firmataria di un’interrogazione parlamentare inviata anche a Cantone, presidente dell’autorità anti corruzione, risponde ai rilievi mossi dal sindaco Valerio Zoggia e dagli albergatori del litorale, che con il presidente Massimiliano Schiavon, difendono l’opera ritenuta essenziale.

«Vogliamo vederci chiaro», dice la Rubinato, «perché si stanno spendendo soldi dei cittadini ed è giusto chiederci se le soluzioni progettuali individuate sono le più sostenibili in termini economici e per il territorio. Nel caso specifico del progetto di finanza adottato sulla Via del Mare avevamo i nostri dubbi. E forse non sbagliavamo. Chi da tempo chiede di cambiare il modo con cui vengono progettate e realizzate le infrastrutture pubbliche non appartiene per forza al partito del no, ma a quello del buon senso. In tempi di risorse limitate non va sprecato neanche un euro, tanto meno in quei progetti di finanza che hanno favorito solo imprenditori sleali e politici collusi».

«Le infrastrutture», conclude la deputata del Pd, «vanno fatte perché risultano necessarie per i bisogni di cittadini e imprese, sulla base di una più ampia visione di sistema, di analisi trasparenti sui costi e benefici delle stesse, secondo progettazioni che tengano conto degli interessi in gioco, non certo per soddisfare gli interessi di qualche consorteria d’affari».

(g.ca.)

 

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Comunicato stampa Opzione Zero – 30 gennaio 2015

Silvano Vernizzi per anni a capo del settore infrastrutture e  della valutazione ambientale in Regione. Insieme a lui anche l’altra indagata Paola Noemi Furlanis, attuale responsabile della struttura VAS-VINCA. Tutti project financing della cricca hanno sempre ottenuto via libera dalle commissioni per la valutazione di impatto ambientale, alcune non sono nemmeno state sottoposte a verifica, come Veneto City. Zaia deve sospendere tutte le “grandi opere sospette”, non solo la “Jesolo mare”. A rischio sono l’ambiente e l’incolumità dei cittadini.

Finalmente, dopo il MOSE, cuore e fondamento delle cricche malavitose nostrane, i riflettori iniziano ad illuminare le autostrade, altro settore nel quale continuano a sguazzare le cricche malavitose del cemento e dell’asfalto.

E subito salta fuori un nome che ancora mancava all’appello, quello di Silvano Vernizzi.

Indagato non significa colpevole, ma come più volte denunciato dai comitati veneti, Vernizzi è stato, ed è tutt’ora uno degli uomini chiave del “sistema Veneto”: per anni a capo del settore infrastrutture della Regione, il “feudo” dell’ex-assessore Renato Chisso, Vernizzi ha avuto pieni poteri sul Passante di Mestre e sulla Pedemontana come Commissario governativo, e ora è amministratore delegato di Veneto Strade.

Ma non è tutto, perché la vera anomalia che getta un’ombra sospetta su tutti i grandi progetti in Veneto, è che Silvano Vernizzi, negli stessi anni, era a capo di un altro settore strategico della Regione: quello per le valutazioni ambientali (VIA, VAS e VINCA). Insieme a lui, un ruolo importante lo aveva pure un’altra indagata, Paola Noemi Furlanis, a lungo segretaria generale della struttura di coordinamento VAS e VINCA, e ora a capo della struttura medesima.

Sarà dunque un caso che nessuno dei project financing ideati dagli “assi pigliatutto” degli appalti come Mantovani o Adria Infrastrutture, non abbia mai ricevuto un parere negativo dalle commissioni per la valutazione ambientale. Alcuni di questi sono addirittura stati esclusi dalle verifiche che per legge sarebbero obbligatorie. Un esempio su tutti quello di Veneto City: nel 2011 fu proprio Paola Nomei Furlanis con il benestare di Vernizzi, a firmare il parere di “non assoggettabilità a VAS” del mastodontico progetto presentato dalla Veneto City spa, di cui amministratore delegato era il solito Piergiorgio Baita.

A questa decisione i comitati rivieraschi, tra cui anche Opzione Zero, si opposero in tutti i modi: presentando migliaia di osservazioni, raccogliendo ben 11.000 firme, dando vita a vivaci proteste, fino a presentare ricorsi al TAR. Ciò nonostante, i Sindaci di Dolo e Pianiga (Maddalena Gottardo e Massimo Calzavara), e Luca Zaia firmarono l’accordo di programma per una operazione immobiliare chiaramente speculativa di proporzioni inaudite.

Il marciume che sta affiorando dalle inchieste sulla Regione Veneto è ancora la punta dell’iceberg.

Per Opzione Zero la sospensione delle procedure di gara della “Jesolo mare” non basta: il Presidente Zaia ha il dovere morale e politico di approvare una moratoria su le altre “grandi opere”, a cominciare da quelle che non sono nemmeno state sottoposte  a valutazione ambientale come Veneto City. In ballo non c’è solo la corruzione, ma anche la sicurezza dei territori e l’incolumità dei cittadini.

Nel frattempo Opzione Zero chiederà nuovamente audizione ai magistrati di Venezia e al capo dell’anticorruzione Cantone per fornire tutte le informazioni utili a far luce su questa vicenda, sul Passante di Mestre e su tutte le altre opere che insistono sulla Riviera del Brenta.

 

Nuova Venezia – Inchiesta autostrada del mare

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29

gen

2015

La Procura riprende fedelmente un ricorso amministrativo di Net Engineering

Zaia sospende la gara dell’Autostrada del mare: per rispetto delle indagini

Gli indagati sereni «Procedure corrette»

VENEZIA – Cinque punti ripresi fedelmente dal ricorso amministrativo di un concorrente escluso dalla gara – la Net Engineering di Monselice, in contenzioso con la Regione per il metro di superficie – e riportati nell’avviso a comparire inviato ai membri della commissione di gara e del Nucleo di valutazione investimenti della Regione del Veneto. L’ipotesi è turbativa d’asta, le violazioni sono di carattere amministrativo. Gli indagati diserteranno l’appuntamento con i magistrati e mandano i legali: risponderanno con una memoria scritta. Ma fanno sapere di essere assolutamente tranquilli e sereni: mai ricevuto pressioni dai politici, mai fatto pasticci, abbiamo seguito le procedure standard. La Procura dimostri il contrario, ma le carte che ha in mano sono carta straccia, smontabile facilmente sul piano amministrativo.

Il segnale tuttavia è chiarissimo: la Procura di Venezia dopo la grande retata che ha decapitato il sistema Galan ha aperto il fascicolo dei progetti di finanza in campo stradale. Dopo toccherà a quelli sanitari. Dunque, chi sa parli prima di sentire nuovamente il titillar di manette.

Il governatore Luca Zaia coglie la palla al balzo e chiude la pratica Autostrada del mare (200 milioni di euro per 19 chilometri di strada per 40 anni di gestione a pedaggio) da Meolo a Jesolo Lido. La delibera regionale con cui l’altra sera la giunta ha sospeso la procedura fa esplicito riferimento all’inchiesta: «essendo pervenute notizie di un’indagine in corso della Procura della Repubblica in merito all’intervento si ritiene opportuno sospendere tale procedura di gara in attesa di approfondire tali notizie per il tramite dell’Avvocatura regionale». Addio all’Autostrada del mare e siamo solo all’inizio.

L’accusa – tutta amministrativa – riguarda sei funzionari accusati ora di turbativa d’asta per l’eccessiva indulgenza nei confronti del promotore del progetto di finanza dell’Autostrada del mare: quella Adria Infrastrutture che faceva riferimento a Claudia Minutillo, l’ex segretaria di Giancarlo Galan. Ma che in realtà era una società controllata da Piergiorgio Baita, l’ingegnere delle tangenti del sistemi Galan e che aveva regalato piccole quote di minoranza all’ex ministro e a Chisso. Sono stati chiamati a comparire i membri della commissione di gara (costituita dai funzionari regionali Paola Noemi Furlanis, Stefano Angelini e Antonio Strusi) e dai membri dell’epoca del Nucleo di valutazione investimenti Silvano Vernizzi (ex segretario regionale alle infrastrutture), Adriano Rasi Caldogno (ex segretario regionale della programmazione Adriano Rasi Caldogno) e Mauro Trapani (all’epoca e tuttora capo del servizio finanziario della Regione).

Ecco le contestazioni cui fanno riferimento i magistrati. I commissari non hanno preventivamente individuato i criteri matematici per la valutazione dell’offerta; non hanno inserito il costo degli espropri; non hanno adottato un coefficiente di attualizzazione nel piano economico finanziario dell’opera; non hanno escluso l’offerta di Adria Infrastrutture in quanto avrebbe violato l’articolo 46 della legge regionale 27/2003; hanno consentito alla società di apportare sostanziali modifiche alla proposta post gara, alterando la par condicio nei confronti dei concorrenti.

Secondo gli indagati la Procura non avrebbe altro che il ricorso amministrativo di Net Engineering in mano: dunque, perché presentarsi? Nessuno di loro vuole sentirsi chiedere direttamente se Galan o Chisso abbiano esercitato pressioni per affidare il progetto di finanza alla società di Claudia Minutillo. Dunque, meglio scrivere. Per questa ragione i legali (l’avvocato Marco Vassallo per Vernizzi, Rasi Caldogno, Furlanis e Angelini; l’avvocato Paolo Rizzo per Antonio Strusi; l’avvocato Fernando Cogolato per Mauro Trapani) hanno suggerito di non presentarsi. Ma la partita a scacchi tra accusa e difesa sembra solo all’inizio.

Daniele Ferrazza

 

IL CAPITOLO DEI PROGETTI DI FINANZA DELL’ERA CHISSO

È stato aperto un fascicolo anche sulla Nogara mare

VENEZIA – Oltre alla «Via del mare» che doveva unire l’A4 a Jesolo e a tutto il litorale adriatico, c’è un’indagine sulla «Nogara – mare», la strada, anch’essa molti discussa, che doveva raggiungere la Romea in terroriorio polesano, partendo da Verona. Intanto, cinque dei sei finiti sotto inchiesta per la «Via del mare» hanno già deciso: avvalendosi della facoltà che il codice penale concede a tutti gli indagati di tacere, si avvalgono della facoltà di non rispondere e neppure si presenteranno, oggi, nell’ufficio del pubblico ministero lagunare Stefano Ancilotto, alla cittadella della Giustizia di Piazzale Roma, a Venezia.

Si tratta dei componenti della Commissione istruttoria regionale incaricata di valutare le varie proposte di project financing dell’opera in questione, il rodigino Silvano Vernizzi, ora amministratore delegato di Veneto Strade, il veneziano Adriano Rasi Candogno, ex segretario regionale alla Programmazione e attuale direttore generale dell’Asl di Feltre, il trevigiano Stefano Angelini, dirigente regionale delle Infrastrutture, la veneziana Paola Noemi Furlanis, responsabile del coordinamento delle Commissioni di valutazione di impatto ambientali, tutti difesi dall’avvocato veneziano Marco Vassallo, il sandonatese Antonio Strusi, dirigente del settore Risorse finanziarie, difeso dall’avvocato lagunare Paolo Rizzo, e il vicentino Mauro Trapani, dirigente regionale del settore Bilancio, difeso dall’avvocato di Vicenza Fernando Cogolato. I due difensori dei primi 5 hanno già comunicato al rappresentante della Procura che oggi non si presenteranno, mentre Trapani, anche se sembra intenzionato anche lui a tacere, potrebbe decidere di presentarsi per dirlo personalmente al pubblico ministero, comunque lo deciderà oggi.

Il reato contestato ai sei è quello di turbativa d’asta, per aver sostanzialmente favorito la proposta di project financing avanzata da «Adria Infrastrutture» e alle ditte ad essere associate, nonostante prevedesse un contributo pubblico «sensibilmente superiore all’imposto massimo previsto», consentendo inoltre «di apportare in corso di gara sostanziali modifiche alla proposta inizialmente presentata in violazione dei principi del par condicio e di imparzialità». Al vertice di Adria Infrastrutture nel 2009 c’era Claudia Minutillo e la società era emanazione della «Mantovani» di Piergiorgio Baita. Dopo essere stati arrestati i due avevano raccontato, tra l’altro, che soci occulti di «Adria» erano l’allora presidente della Giunta regionale Giancarlo Galan, ora deputato agli arresti domiciliari dopo la condanna a due anni e mezzo per corruzione, e l’allora assessore alle Infrastrutture Renato Chisso, pure lui condannato nell’inchiesta sul Mose ed entrambi esponenti di Forza Italia. Allora Galan e Chisso in Regione facevano il bello e il cattivo tempo, facile dunque capire perché i componenti della Commissione potrebbero aver favorito la proposta di Adria Infrastrutture. Intanto, la difesa sembra voler puntare sulla prescrizione, che scatterà nel luglio 2016, a sette anni e mezzo dai fatti.

Giorgio Cecchetti

 

Lettera ai sindaci e agli operatori turistici: non è etico sostenere un progetto di chi è finito in carcere

Legambiente: «Meglio il tram del mare»

JESOLO «Ritenete sia etico sostenere un progetto proposto da soggetti, e da un sistema, finiti in carcere per corruzione? Si rivendica l’utilizzo della “finanza di progetto”, ma dire che il Veneto ha bisogno di una rinascita, utilizzando gli strumenti che ci stanno avvicinando alle Regioni controllate dalle varie mafie, ci sembra quanto meno inopportuno». Legambiente Veneto Orientale ha scritto al presidente dell’Aja, Massimiliano Schiavon, e ai sindaci del territorio, proponendo di aprire un confronto su mobilità e turismo. «Quando si parla di Jesolo, si dimentica che, alle sue spalle, vi è un territorio che non deve essere sacrificato sull’altare dei milioni di turisti diretti al mare», scrivono gli ambientalisti, «vi sono bellezze che, se valorizzate, possono ridistribuire sul territorio benefici e occupazione. Integrare treno e aereo con i bus toglierebbe migliaia di auto dalle strade. Come mostrano i dati statistici, i turisti del Nord Europa privilegiano il treno o altro all’auto. Lo stesso vale per il traffico pendolare: non basta una strada a risolverlo, servono scelte di trasporto per gli anni a venire. Perché non riconsiderare il sistema del “Tram del Mare”? Un trasporto collettivo leggero e diffuso che porta i turisti su tutto il litorale con impatti molto più bassi».

L’inchiesta della Procura sulla via del Mare infiamma anche la politica. «Solo ora Zaia decide di sospendere il progetto. Ma cosa ha fatto in tutti questi anni da presidente per impedire che scoppiasse questa vicenda?», attacca Bruno Pigozzo, consigliere regionale del Pd, «quali controlli ha svolto sull’operato dei dirigenti regionali? Perché non ha voluto imporre molto prima uno stop a quest’opera sulla quale erano già palesi le ombre e che da un anno e mezzo il Pd chiedeva di fermare? A questo punto è doveroso che Zaia venga in Consiglio regionale per riferire sulla situazione». «La notizia della sospensione di tutti i procedimenti inerenti la gara per la via del Mare rappresenta un’importante vittoria per il territorio, i comitati e le comunità locali che da tempo protestano contro un’opera inutile», aggiunge la deputata Arianna Spessotto (M5S), che ricorda di aver più volte chiesto a Vernizzi – inutilmente – di accedere al Piano economico del progetto.

Giovanni Monforte

 

Un progetto contestato: protestò anche don Bizzotto

MEOLO – La via del Mare come la Tav litoranea. Negli ultimi anni sono state queste le due grandi opere che hanno infiammato il dibattito nel Veneto orientale, mettendo in contrapposizione gli interessi del mondo turistico, jesolano in particolare, con quelli di salvaguardia del territorio dei Comuni dell’entroterra. Ma con una differenza: quella contro la Tav è stata una battaglia quasi unitaria, mentre la via del Mare è stata terreno di scontri aspri tra le forze politiche, con i circoli del Pd e il Movimento 5 Stelle sulle barricate a fianco di comitati e ambientalisti. Fu proprio il Pd, nel 2010, a organizzare la prima manifestazione di protesta: un corteo di auto che partì dalla zona industriale di Meolo giungendo fino a Jesolo, per dire no alla trasformazione della Treviso Mare in strada a pedaggio. L’altra manifestazione contro l’opera fu realizzata da Legambiente, che organizzò un presidio a Meolo. Negli anni sono state moltissime le assemblee pubbliche che si sono tenute a San Donà, Musile e + Meolo, dove lo scorso anno arrivò anche don Albino Bizzotto, il sacerdote padovano che da anni si batte contro i project-financing. A Meolo nacque pure il comitato “Sì Treviso Mare”, per chiedere una strada più sicura ma senza pedaggi. Della via del Mare si è occupato più volte il Parlamento, con una serie di interrogazioni presentate negli anni, in particolare da Simonetta Rubinato (Pd) e da Arianna Spessotto (M5S). È delle scorse settimane, invece, la notizia che sul progetto ha messo la lente d’ingrandimento anche l’Autorità nazionale anticorruzione, guidata dal magistrato Raffaele Cantone, a cui si sono rivolte proprio Spessotto e Rubinato. Nel frattempo, il sindaco di Meolo, Loretta Aliprandi, si è fatta carico di promuovere un fronte dei sindaci che ha già incontrato l’assessore regionale Coppola per ribadire il no all’opera.

(g.mon.)

 

Il sindaco di Jesolo e gli albergatori ritengono fondamentale l’infrastruttura

Contrario da San Donà Cereser: servono idee alternative per la viabilità

JESOLO – Indagini sull’Autostrada del Mare, preoccupazione sul litorale, ma l’opera deve andare avanti. A San Donà, invece, il sindaco Andrea Cereser esce dal coro e spinge a pensare a opere alternative. Il sindaco di Jesolo, Valerio Zoggia, non entra nel merito delle inchieste. Sulla stessa linea gli albergatori jesolani che invitano a pensare ai lavori e non agli indagati.  «Le verifiche ancora in corso da parte della Procura di Venezia devono togliere ogni dubbio sulle procedure finora adottate dai tecnici della Regione», dice Zoggia, «però si faccia in fretta e, una volta sgombrato ogni dubbio, non si rinunci a realizzare questa opera che resta fondamentale per l’economia di tutta la costa. Io come sindaco di una città che vive di mare e di turismo ho l’obbligo di pensare al futuro. L’importante è che ora non si faccia confusione sulla necessità di questa nuova strada». «Non commento l’operato della magistratura», precisa, «spero anzi che venga fatta chiarezza fino in fondo, ma l’ inchiesta non determini una rinuncia al progetto. Jesolo, come tutti i Comuni del litorale, non può fare a meno di quest’opera per l’economia del turismo, per risolvere il problema legato alle code e le lunghe attese estive per raggiungere le nostre località, per crescere nell’offerta. Senza infrastrutture adeguate il turismo non può essere competitivo. Jesolo ha bisogno di infrastrutture come la Via del Mare. Quando la magistratura avrà fatto tutte le verifiche necessarie mi auguro che si possa procedere con il progetto, nella massima trasparenza e regolarità, come ho sempre auspicato in questi ultimi giorni».

Cereser non è dello stesso avviso e si apre ancora la spaccatura tra i due sindaci sull’infrastruttura. «Dobbiamo risolvere il problema dei flussi verso le spiagge ma con progetti alternativi all’Autostrada del Mare», ribatte il sindaco di San Donà Cereser con l’assessore alla Viabilità Francesca Zottis, «finalmente è giunto lo stop al progetto e si possono valutare alternative che rendano scorrevoli i flussi verso il mare». Nel settembre 2013, prossimi al bando per la realizzazione dell’autostrada, il Comune di San Donà, insieme a quelli di Noventa, Monastier, Roncade, Silea e Treviso, aveva richiesto la sospensione della procedura di gara alla luce della scarsa trasparenza dell’operazione all’indomani dell’inchiesta Mose. E invocava la sospensione delle procedure di gara.  «Nel programma con il quale questa amministrazione si è presentata agli elettori, quasi due anni fa», ricordano, «esprimevamo contrarietà a un’operazione di “esproprio al contrario” quale è il progetto di Autostrada del Mare, con cui si intendeva sottrare alla proprietà dei cittadini un’opera pubblica come il tratto di Treviso-Mare da Meolo e il sedime della variante alla Statale 14, per affidarla a privati che inseriranno un pedaggio. Riteniamo inutile un’autostrada verso il mare se poi il problema è l’imbottigliamento alle porte delle spiagge. Attendiamo i risultati dell’inchiesta della magistratura, ma auspichiamo che lo stop sia occasione per ripensare un progetto ambiguo e valutare alternative migliori e più trasparenti».

Giovanni Cagnassi

 

VENETO – Oggi previsti gli interrogatori degli indagati ma presenteranno solo memorie difensive

Moretti attacca Zaia: in Regione uno scandalo al giorno. La Lega: guardi a quelli in cui è coinvolto il Pd

I CONSIGLIERI DEM – Il governatore riferisca su appalti e indagini

La prima a puntare il dito é Alessandra Moretti: «Ormai in Regione Veneto c’è un caso giudiziario al giorno» accusa la candidata del centrosinistra alle prossime regionali. «Ma dov’è Luca Zaia? É sempre più ridicolo che il Presidente della Regione, che era vice di Galan nel 2007, anno in cui si svolse la gara per il project financing della Treviso-mare sui cui oggi indaga la Procura, si tiri sempre fuori da ogni scandalo». Si alzano i toni dello scontro politico attorno a questa inchiesta, costola di quella sul sistema Mose, per cui il pubblico ministero, Stefano Ancilotto, ha indagato sei funzionari regionali per turbativa d’asta. Notizia dell’altro ieri, a cui il governatore ha risposto bloccando, in via cautelativa, la gara per la cosiddetta autostrada del Mare, opera da 200 milioni di euro per collegare Meolo a Jesolo. Una scelta che ora potrebbe aprire un ulteriore contenzioso, a fronte di una procedura ormai avanzata con le offerte già in campo. Si vedrà…

Intanto a scatenarsi ieri sono stati i politici. Contro la Moretti si è scagliato il capogruppo leghista Federico Caner: «Bisogna essere davvero senza pudore per sostituirsi, a differenza nostra, alla magistratura ed emettere sentenze prima ancora che la giustizia abbia fatto il suo corso. Accusare Zaia dicendo che non poteva non sapere cosa accadeva negli uffici tecnici, è come dire che la Moretti non poteva non conoscere quanto stava succedendo nel suo partito relativamente ai recentissimi scandali che hanno coinvolto un consigliere regionale, il Comune di Venezia e autorevoli esponenti democratici, tra cui due parlamentari suoi colleghi».

Ma il Pd non ha mollato la presa. Ieri pomeriggio, in commissione consiliare lavori pubblici, i consiglieri Stefano Fracasso e Piero Ruzzante hanno formalmente chiesto che Zaia vada «urgentemente» a riferire in merito ad appalto e inchiesta su un progetto su cui gravano «ombre» di cui il Pd aveva già chiesto conto un anno e mezzo fa.

Bruno Pigozzo, vicepresidente della commissione, ha ricostruito: «Ancora nell’agosto 2013 ho presentato assieme al mio gruppo un’interrogazione nella quale sottolineavamo la necessità di rinviare il bando di gara ed attendere l’esito dell’inchiesta giudiziaria in corso sul Mose. Il progetto preliminare della via del mare infatti è stato presentato dalla società Adria Infrastrutture di Claudia Minutillo e dal Consorzio Vie del Mare di Piergiorgio Baita, proprio i due imprenditori finiti in carcere per presunta fronte fiscale e costituzione di fondi neri. A fronte delle nostre reiterate richieste di maggiore vigilanza e cautela, Zaia ha fatto spallucce e non si è degnato di dare risposte, trincerandosi nel silenzio. Questo è continuato fino ad oggi, a scandalo esploso». E contro il governatore si è lanciata anche la senatrice Pd, Laura Puppato: «È ora che in Regione Veneto si facciano le pulizie di primavera. Gli intrecci di potere, interessi e mancati controlli sono troppo evidenti». Quanto al governatore, «non sa, non conosce, non risulta in grado di controllare i suoi sottoposti a partire dai suoi assessori – ha accusato -. I soggetti coinvolti sono sempre gli stessi: vanno messi in condizione di non fare altri danni».

Fin qui la politica. Sul fronte giudiziario oggi è il giorno fissato per gli interrogatori degli indagati – Silvano Vernizzi, Adriano Rasi Caldogno, Mauro Trapani, Antonio Strusi, Stefano Angelini e Paola Noemi Furlanis: tutti componenti della commissione regionale incaricata di valutare il project – che rischiano, però, di andare deserti. In questa fase i difensori, gli avvocati Marco Vassallo, Paolo Rizzo e Fernando Cogolato, sembrano orientati a presentare delle memorie difensive, in attesa di studiare meglio le carte. Va detto che su tutta l’indagine pende la prescrizione che scatterebbe a fine mese, ma che proprio in virtù della convocazione di oggi slitterà di un anno e mezzo.

Roberta Brunetti

 

LA NUOVA INCHIESTA -Via del Mare, Jesolo difende l’opera «Serve a tutto il litorale»

VIA DEL MARE Con l’apertura dell’inchiesta si chiede di fermare tutto. Cereser: «È un esproprio al contrario»

Jesolo sotto choc, gli altri esultano

Zoggia l’unica voce a favore: «La magistratura proceda, ma l’opera serve»

«Le verifiche ancora in corso da parte della Procura di Venezia devono togliere ogni dubbio sulle procedure finora adottate dai tecnici della Regione. Però si faccia in fretta e, una volta sgombrato ogni dubbio, non si rinunci a realizzare questa opera che resta fondamentale per l’economia di tutta la costa».

Il sindaco Valerio Zoggia non entra nel merito dell’inchiesta in corso sulla Via del Mare, però difende il progetto auspicando la sua realizzazione. «Come sindaco di una città che vive di mare e di turismo ho l’obbligo di pensare al futuro della città che amministro – aggiunge il primo cittadino di Jesolo -. L’importante è che ora non si faccia confusione sulla necessità di questa nuova strada». «Il turismo è importante per l’economia della nostra Regione, ma Jesolo si dimentica che, alle sue spalle, vi è un territorio che non deve essere sacrificato – replica invece Maurizio Billotto, presidente di Legambiente -. Le scelte sulla mobilità non devono essere viste solo in funzione del litorale, puntando sull’auto come negli anni ’60.

«Lo stop è un’importante vittoria per il territorio, i comitati e per le comunità locali, che da tempo protestano contro un’opera inutile, profondamente legata al sistema corruttivo che ha caratterizzato l’aggiudicazione degli appalti per le grandi opere in Veneto in questi anni», sostiene Arianna Spessotto, deputata del M5S, che esulta per la decisione del governatore Zaia di sospendere l’iter della gara d’appalto per la realizzazione della Via del Mare.

«Finalmente è giunto lo stop al progetto e si possono valutare alternative che rendano scorrevoli i flussi verso il mare -«Da un anno e mezzo chiedevamo la sospensione della gara. Solo ora, di fronte all’indagine che coinvolge sei dirigenti regionali, Zaia decide di bloccare il progetto – interviene Bruno Pigozzo, consigliere regionale del Pd -. Ma perché non ha voluto imporre molto prima uno stop a quest’opera sulla quale erano già palesi le ombre? Non ha ascoltato i ripetuti richiami, non ha dato risposte e si è trincerato nel silenzio. Fino ad oggi, a scandalo esploso. Sono evidenti le sue gravi responsabilità».

(ha collaborato Fabrizio Cibin)

 

Gazzettino – Dopo il Mose la Via del mare: sei indagati

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28

gen

2015

Dopo il Mose la Via del mare: sei indagati

Avvisi di garanzia a Rasi Caldogno e Vernizzi

Ipotesi di turbativa d’asta per l’affidamento dell’opera alla Adria Infrastrutture del duo Baita-Minutillo. E Zaia “sospende” il progetto

VENEZIA – Inchiesta sull’affidamento della “Via del Mare” ad Adria Infrastrutture della coppia Baita-Minutillo

Dopo il Mose, le strade: 6 indagati

L’OPERA Nel mirino i componenti della Commissione regionale che dal 2009 valutò i project financing

«L’assessore ci disse di pagare» Ora dovranno restituire i soldi

LA REGIONE – Zaia sospende immediatamente i procedimenti in corso sulla gara

I MANAGER – Turbativa d’asta avvisi di garanzia anche a Vernizzi e Rasi Caldogno

Sei indagati per turbativa d’asta in relazione all’affidamento alla società Adria Infrastrutture dell’incarico per la realizzazione, in project financing, della cosiddetta “Via del Mare”, la superstrada a pedaggio tra Meolo e Jesolo, un’opera da 200milioni di euro. Il sostituto procuratore di Venezia, Stefano Ancilotto, ritiene che vi siano state irregolarità nell’affidamento del “project” e ha fissato gli interrogatori per domani mattina al Palazzo di giustizia di piazzale Roma.

Sotto inchiesta sono finiti i componenti della Commissione istruttoria regionale incaricata di valutare le varie proposte di project financing relative all’opera: l’attuale amministratore delegato di Veneto Strade, il rodigino Silvano Vernizzi, 61 anni; l’ex segretario regionale alla programmazione, Adriano Rasi Caldogno, 59 anni, di Mestre, attuale direttore generale dell’Usl 2 di Feltre; il dirigente del settore Bilancio di Palazzo Balbi, il vicentino Mauro Trapani, 54 anni; il dirigente del settore Risorse finanziarie, Antonio Strusi; il dirigente regionale del settore Infrastrutture, Stefano Angelini e la responsabile del Coordinamento delle Commissioni di valutazione di impatto ambientale, Paola Noemi Furlanis. I sei sono difesi dagli avvocati Marco Vassallo, Paolo Rizzo e Fernando Cogolato.

La Procura contesta loro una serie di presunte irregolarità nella procedura, tra cui il non aver escluso la proposta di Adria Infrastrutture, pur a fronte di una proposta che contemplava un contributo pubblico sensibilmente superiore, e di aver poi consentito alla società del gruppo Mantovani (successivamente coinvolta nello scandalo sul “sistema Mose”) di apportare in corso di gara sostanziali modifiche alla proposta inizialmente presentata. Il tutto tra gennaio del 2009 e luglio del 2014.

Sulla procedura di assegnazione del project relativo alla “Via del Mare” si è già pronunciato il Tar, confermandone la validità e respingendo il ricorso di un’altra azienda esclusa, la Net Engineering, e su questo punterà sicuramente la difesa per dimostrare che tutto si è svolto in piena legittimità.

La Procura, invece, ritiene che ulteriori elementi sull’esistenza di una turbativa d’asta siano emersi dall’inchiesta sul Mose, in particolare dal filone che riguarda l’ex presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita e l’ex amministratrice di Adria Infrastrutture, Claudia Minutillo (già segretaria dell’ex presidente della Regione Giancarlo Galan).

La contestazione del solo reato di turbativa d’asta significa che non vi è alcun sospetto del pagamento di tangenti (in tal caso l’ipotesi sarebbe di corruzione) né del fatto che la gara possa essere stata “truccata” per fare l’interesse di qualcuno (la contestazione sarebbe di abuso d’ufficio).

Con molte probabilità nessuno degli indagati si presenterà davanti al magistrato, dando incarico ai rispettivi legali di predisporre una memoria difensiva, ciascuno per il ruolo avuto nelle procedure. Di sicuro sarà evidenziato che, nel corso dell’inchiesta sul Mose, sia Minutillo che Baita hanno raccontato che non correva buon sangue con Vernizzi («Ci metteva i bastoni tra le ruote», hanno dichiarato), tant’è che l’ex presidente della Mantovani era stato costretto a trovare altri “appoggi” in Regione. Versione non compatibile con favoritismi ad Adria Infrastrutture.

I lavori per la realizzazione della superstrada non sono ancora iniziati, in attesa che la Regione dia il via alla gara per la loro assegnazione. E ieri il presidente della Regione Luca Zaia ha immediatamente disposto la sospensione, in via cautelativa, di tutti i procedimenti inerenti la gara. «Massima fiducia, come sempre, nella magistratura», ha dichiarato.

Nel corso degli anni non sono mancate le voci contrarie all’opera: recentemente il Movimento 5 Stelle aveva chiesto che venisse bloccata e l’Autorità nazionale anticorruzione ha chiesto copia degli atti per valutare le procedure adottate.

Gianluca Amadori

 

IL CASO – Molte voci si erano levate contro l’affidamento alla Adria Infrastrutture, al centro del ciclone Mose

La “Via del mare” si ferma in Procura

Sei indagati per turbativa d’asta per la contestata superstrada a pedaggio da Meolo a Jesolo. C’è anche Vernizzi

L’INCHIESTA – Sei dirigenti regionali sotto inchiesta per turbativa d’asta per la “Via del Mare”, la contestata superstrada a pedaggio da Meolo a Jesolo. Fra gli indagati, il dg di Veneto Strade Silvano Vernizzi e l’ex segretario alla programmazione Adriano Rasi Caldogno.

OLTRE IL MOSE – L’inchiesta, coordinata dal pm Stefano Ancilotto, riguarda la procedura seguita per l’affidamento del project financing alla società Adria Infrastrutture, la società già coinvolta nell’inchiesta sul Mose.

 

«Via del Mare sotto inchiesta: opera inutile, serve chiarezza»

Via del Mare sotto inchiesta. «È ora che si faccia chiarezza» dice Loretta Aliprandi, sindaco di Meolo, che guida il fronte del «no» dei sindaci dell’entroterra, contrari ad un’opera ritenuta inutile.

«Ho sorriso quando l’ho saputo. Sono molto soddisfatta dell’apertura di questa indagine e spero che si chiuda qui la storia di un progetto inutile» commenta la deputata Arianna Spessotto del M5S, che un mese fa ha portato la vicenda della Via del Mare all’attenzione del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone.

«Penso che anche la mia segnalazione sia servita a dare il via all’inchiesta- sostiene Spessotto -È certo partita con le dichiarazioni di Claudia Minutillo sul project financing della Via del Mare, nell’ambito delle indagini sul Mose, e la recente richiesta di documentazione della gara d’appalto, avanzata da Cantone, che probabilmente ha fatto tremare più di qualcuno negli uffici regionali, ha convinto ad avviare le indagini. Spero che porteranno la Giunta regionale a votare al più presto il blocco definitivo di quest’opera».

Nel 2012 erano stati Claudia Minutillo per «Adria Infrastrutture» e Piergiorgio Baita per il «Consorzio Vie del Mare», assieme alla società «Strada del Mare», a presentare il progetto preliminare della superstrada a pedaggio, da realizzare in project financing, che avrebbe collegato il nuovo casello autostradale Meolo-Roncade con il litorale jesolano. Le tre società si sono poi fuse in un unico gruppo promotore, la «Strada del Mare srl» che, per contratto, ha il diritto di prelazione sugli altri partecipanti all’appalto per la progettazione, costruzione e gestione della superstrada. Alla gara regionale, all’esame della commissione ora sotto indagine, sono state presentate solo due proposte di project: ovvio a chi sarà assegnata.

«Al di là della nostra contrarietà sull’opera, che riteniamo inutile a risolvere il problema del traffico- sottolinea la sindaca Aliprandi -siamo in tanti a chiederci che interessi ci sono sotto. A chi giova? Non al territorio. E allora, perché si vuole insistere a realizzarla?».

 

Nuova Venezia – Autostrada del mare: Vernizzi indagato

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28

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2015

il malaffare in veneto»le inchieste

VENEZIA – Dalle costole dell’indagine sul Mose, il pubblico ministero della Procura di Venezia Stefano Ancilotto ha sfilato una nuova inchiesta, puntando l’obiettivo sull’assegnazione dei lavori per il project financing “Via del mare: collegamento A4, Jesolo e litorali”: un progetto da 250 milioni di euro, per il quale la commissione tecnica regionale ha dichiarato vincitore l’Ati capeggiata da Adria Infrastrutture. Non proprio un’azienda qualunque, essendo la società che era amministrata da Claudia Minutillo – già segretaria-braccio destro di Giancarlo Galan quand’era governatore e che guidava a bacchetta l’ex assessore ai Lavori pubblici Renato Chisso – uno degli indagati-cardine dell’inchiesta Tangenti Mose, sul giro di false fatturazioni che ha costituito i fondi neri di Mantovani e Consorzio Venezia Nuova.

Nella nuova indagine non si parla di tangenti, ma di turbativa d’asta. Il pubblico ministero Ancilotto ha iscritto al registro degli indagati la commissione tecnica che ha assegnato ad Adria (proponente del project financing) la realizzazione del primo stralcio della Via del Mare, ora cantierabile e per la quale in questi mesi si sta discutendo in Regione l’iter del secondo stralcio.

Sei gli indagati: il commissario straordinario di tutte le grandi opere viarie della Regione Veneto, Silvano Vernizzi, e altri cinque dirigenti e funzionari regionali come Stefano Angelini (residente a Preganziol), Paola Noemi Furlanis (residente a Portogruaro), Antonio Strusi (residente a San Donà di Piave), Adriano Rasi Caldogno (Mestre, attuale direttore generale dell’Asl di Feltre), Mauro Trapani (Vicenza).

Ieri sono partiti gli avvisi a comparire, per un interrogatorio – alla presenza dei loro avvocati Marco Vassallo e Paolo Rizzo – in calendario per il 29 gennaio.

Per il pm la commissione non avrebbe preventivamente individuato il criterio matematico per valutare le offerte dei partecipanti, né calcolato il costo degli esprorpi, ammettendo Adria Infrastrutture nonostante la sua proposta contemplasse un contributo pubblico superiore all’importo massimo previsto dalla legge, permettendole anche di modificare in corso di gara in maniera sostanziale la proposta iniziale.

Una serie di favori, dunque, anche se nell’ipotesi di reato non vengono contestate né tangenti, né pressioni da parte di politici come Galan e Chisso (ai quali invece nell’inchiesta tangenti vengono proprio contestati anche interessi privati in project financing autorizzati dalla Regione).

«La Procura contesta irregolarità di natura prettamente amministrativa sulle quali il Tar Veneto si è già espresso, dichiarando la totale legittimità di quelle procedure», commenta l’avvocato Marco Vassallo, facendo riferimento al ricorso di Net Engineering, «si tratta di accuse che contraddicono le stesse dichiarazioni di Piergiorgio Baita e Claudia Minutillo, caposaldi dell’accusa, che hanno messo a verbale che il loro nemico in Regione era proprio Vernizzi, che gli aveva messo i bastoni tra le ruote».

Roberta De Rossi

 

la PARLAMENTARE DEL PD  Rubinato: «Giusta la nostra denuncia»

TREVISO «Oggi abbiamo la conferma che i nostri dubbi erano fondati, avevamo visto giusto. Fino alla sentenza rimane la presunzione di innocenza per gli indagati, ma il territorio e gli amministratori locali che si sono sempre battuti contro questo “esproprio per privata utilità”, possono adesso tirare un sospiro di sollievo».

Così Simonetta Rubinato,deputata Pd, già sindaco di Roncade, commenta l’inchiesta sull’appalto della via del Mare. È stata lei, a chiedere la «sospensione della gara per la via del Mare», anche con un’interrogazione al ministro Maurizio Lupi, e a mettere in discussione «la legalità dell’iter e anche il buon andamento dell’amministrazione, ossia la scelta più corretta sul piano economico e finanziario». A denunciare il caso su Report, e a inviare un dossier al presidente dell’autorità anticorruzione Raffaele Cantone.

Rubinato ricorda « le ombre che si erano addensate su Adria Infrastrutture, società promotrice del project financing, finita nel mirino della Procura di Venezia», e come «queste non lasciassero presagire nulla di buono».

Il progetto dell’autostrada a pagamento era sempre stato avversato da sindaci e comunità locali. «Usa lo strumento del progetto di finanza per adeguare una strada già pagata dai cittadini, e sottrarla agli stessi cittadini per 40 anni, con il pedaggio», continua Rubinato, «scelta scellerata, che non risolveva nemmeno il problema del traffico, fermato all’imbuto della rotonda della Frova».

Di qui la battaglia per un progetto a stralci, con un costo sostenibile. E sulla vicenda prende posizione Luca Zaia: «Ripongo come sempre la massima fiducia nell’operato della magistratura, seguiremo con attenzione l’evoluzione dell’inchiesta che riguarda fatti del 2009. Nel frattempo, in via cautelativa, ho fatto sospendere la gara oggetto dell’inchiesta».

 

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