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PREGANZIOL – Raccolte 940 firme a sostegno delle petizione inviata a Regione e Trenitalia

Cinquanta persone al sit -in di protesta per chiedere di intensificare le fermate in stazione

Stazione dei treni di Preganziol blindata ieri mattina dalle forze dell’ordine per tenere sotto controllo il sit-in di protesta promosso dai pendolari che si battano da anni per avere più fermate dei treni. «È filato tutto liscio», hanno commentato soddisfatte Cristina Vianello e Irene Mori promotrici dell’iniziativa iniziata alle 7 alla quale hanno preso parte una cinquantina di pendolari.

Hanno raccolto in poco tempo 940 firme a sostegno della richiesta alla Regione e a Trenitalia le stesse fermate dei treni della stazione di Mogliano. “Treno fermati”, si leggeva sui pannelli sorretti dai pendolari al passaggio dei treni che sfrecciavano in direzione di Venezia senza fermarsi alla stazione di Preganziol.

Presenti alla manifestazione il sindaco Paolo Galeano e il presidente del Consiglio comunale Ennio Carraro. «La manifestazione è la logica conseguenza della miopia ingiustificata della Regione e di Trenitalia che non riescono a farsi carico dei problemi dei pendolari», ha sottolineato il sindaco. Tanti i cartelli appesi alla stazione e tenuti dai pendolari. Eccone alcuni: “Verrà mai attivato il servizio della metropolitana Treviso-Venezia, i cittadini di Preganziol se lo chiedono da 25 anni”; “Più treni meno inquinamento”; “Noi non possiamo permetterci di non arrivare puntuali al lavoro”.

Manuel Sponchiado, gestore del bar biglietteria della stazione fornisce il quadro della situazione: «Prima dell’entrata in vigore dell’orario cadenzato c’erano 230 fermate in più dei treni a Preganziol nell’arco di una settimana. I tagli di Trenitalia hanno ridotto alla domenica le fermate a otto in direzione di Venezia e a sette verso Treviso. Prima le fermate giornaliere domenicali erano sessanta. Alla sera l’ultimo treno che parte da Venezia è alle 21.15 orario che mette in seria difficoltà sia i lavoratori che i turisti che alloggiano nelle varie strutture alberghiere di Preganziol». Non è passata inosservata l’assenza al sit-in di ieri dei rappresentanti dei gruppi consigliari dell’opposizione.

Nello Duprè

 

IL PROGETTO – Il sindaco Arena: «Metropolitana, ecco la soluzione»

MOGLIANO – (N.D.) Piena solidarietà del sindaco di Mogliano Carola Arena alla manifestazione di ieri dei pendolari alla stazione ferroviaria di Preganziol. «La Regione – commenta Arena – deve rilanciare il servizio della metropolitana di superficie. Già nel corso della campagna elettorale per le amministrative del maggio 2014 avevo chiesto più volte all’allora assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso, di venire alla stazione di Mogliano per scambiare, all’ora di punta del mattino quattro chiacchiere con i pendolari e capire come migliorare il servizio ferroviario. Purtroppo nè l’assessore Chisso, nè la Regione si sono mai preoccupati di verificare lo stato delle cose ed hanno replicato, in modo impersonale, che tutto, a loro dire, andava bene, che l’orario cadenzato avrebbe risolto ogni problema e che nel 2015 ci sarebbe stata la gara per cambiare la gestione del servizio ferroviario. E’ già passato un anno – aggiunge Arena – e nulla è cambiato. Anzi, le cose, se possibile, sono peggiorate. Nel frattempo non si sente più parlare di metropolitana regionale di superficie e della nuova stazione a Marocco di Mogliano».

Il sindaco Arena ha annunciato un incontro nei prossimi giorni con i sindaci dei comuni interessati al servizio della metropolitana di superficie della tratta Treviso-Venezia.

 

il malaffare in veneto» dove si indaga

VENEZIA – L’ospedale dell’Angelo e quello di Santorso, il naufragato Centro di terapia protonica a Mestre e l’appalto del calore nelle Ulss del Veneto. Il capitolo welfare riserva quattro possibili fronti d’indagine a corollario dell’inchiesta sullo scandalo Mose diretta dalla Procura della Repubblica di Venezia.

A rivelarlo, sono gli atti compiuti dagli investigatori della Guardia di Finanza che nelle ultime settimane hanno fatto visita agli uffici della sanità regionale prelevando una discreta mole di documenti, riguardanti i progetti citati. Vicende distinte, a volte ingarbugliate, risalenti alla stagione galaniana e in qualche caso già oggetto di indagini amministrative e cause civili. Dove affiorano sospetti ma non è agevole distinguere l’eventuale spreco o il cattivo utilizzo di risorse pubbliche dall’aperta violazione della legge penale.

Più che nuovi filoni, «clonazioni» generate dal processo principale: così le ha definite sul nostro giornale il procuratore aggiunto Carlo Nordio, lasciando intravedere sviluppi giudiziari. Proviamo a riesaminarne i contorni.

Sul versante dell’Angelo, i punti interrogativi sembrano riguardare non tanto l’assegnazione dell’appalto quanto le condizioni del project financing stipulato tra investitori privati e Ulss Veneziana; l’ospedale mestrino – inaugurato il 25 settembre 2007 – è costato 241 milioni (a fronte dei 220 preventivati) dei quali 140 coperti dalla spa Veneta Sanitaria Finanza di Progetto, l’associazione temporanea d’impresa costituita dai partner Astaldi (capofila), Mantovani, Gemmo, Cofathec Progetti, Aps Sinergia, Mattioli e Studio Altieri.

L’Ulss si è impegnata a rimborsare i capitali entro il 2031 con rate annuali di 40 milioni: 24 attraverso la concessione di alcuni servizi ospedalieri (rifiuti, pulizia, lavanderia, mensa, trasporti) e il resto in denaro contante l’azienda del capoluogo sarà chiamata a sborsare un miliardo. Troppo? E qualora il contratto risulti eccessivamente oneroso per il pubblico, la domanda è: perché è stato sottoscritto e difeso ad oltranza?

Analoghe considerazioni valgono per l’ospedale vicentino di Santorso, inaugurato nel 2012 e costruito in project per volontà della giunta di Giancarlo Galan, che bocciò la spesa di 63 milioni prevista dal piano di ristrutturazione dei poli di Thiene e Schio, scegliendo di investirne 143 nel progetto ex novo. La cordata? Vecchie conoscenze, riunite sotto la sigla Summano Sanità (studio di progettazione Altieri) con il 25% delle quote in possesso di Mantovani spa, un altro 25% di Palladio Finanziaria, il 24,9% di Gemmo, il 18% C.M.B. di Carpi.

Sul punto sono stati inviati più esposti alla magistratura e in particolare l’associazione Communitas ha lamentato il tasso «abnorme» di remunerazione concessa ai privati, vicino al 20%. Altro ginepraio, il centro di terapia protonica progettato a Mestre e rimasto sulla carta per l’opposizione dell’amministrazione Zaia e dei suoi manager.

Il contratto firmato da Antonio Padoan (direttore generale dell’Ulss, all’epoca) prevedeva che le imprese – Medipass, Gemmo, Condotte, Varian – anticipassero 159,575 milioni e la sanità pubblica li rimborsasse con 738 milioni spalmati in 19 anni.

Un po’ troppo, tanto che – calato il sipario sull’amministrazione Galan – l’accordo fu stracciato, con corollario di cause per danni intentate dalla cordata nei confronti di Ulss, Regione, Giuseppe Dal Ben (il successore di Padoan) e direttore generale della sanità veneta, Domenico Mantoan.

Ultimo, but not last, l’appalto-calore alle Ulss bandito nel 2008 attraverso cinque gare per altrettante aree vaste: Vicenza, Verona, Padova, Treviso-Rovigo, Venezia-Belluno, bandite a luglio. In ballo molte centinaia di milioni, erogati in nove anni di servizio. Succede di tutto: vischiosità burocratiche, reclami, concorrenti contro, incidenti regionali di percorso, alterchi roventi nelle stanze che contano. Fino all’apertura delle buste e alle contestazioni che culminano nel congelamento dell’appalto. Cosa è successo davvero?

Filippo Tosatto

Ripristinate tutte le corse della Portogruaro-Mestre cancellate per le festività

SAN DONÀ – Tornano a circolare da oggi i “Regionali lenti” Portogruaro-Mestre, che anche quest’anno sono stati soppressi nel periodo delle vacanze scolastiche natalizie. Una riduzione del servizio contestata dai pendolari, che hanno sempre sottolineato come i lavoratori non vadano in vacanza come gli studenti. Con il risultato che molti turnisti, specie quelli che iniziano a lavorare di mattina presto, in queste settimane di festa sono stati costretti a recarsi al lavoro in auto.

Da oggi, dunque, tutti i treni Portogruaro-Mestre tornano a circolare, aggiungendosi ai Regionali Veloci Trieste-Venezia e ai “Regionali Lenti” Portogruaro- Venezia. Ma il problema è destinato a ripresentarsi presto: i Portogruaro-Mestre saranno nuovamente soppressi nel periodo pasquale (dal 2 al 7 aprile) e quindi durante le vacanze scolastiche estive.

Ma da tempo i Comitati pendolari e Legambiente contestano anche il fatto che questi collegamenti siano limitati a Mestre, dove sono attestati sullo scomodo “Binario Giardino”.

«Per giungere a questo binario è necessario camminare qualche minuto, ma il percorso non prevede tettoia né indicazioni adeguate», si legge nel rapporto Pendolaria Veneto di Legambiente, «Una volta giunti sul marciapiede non esiste pensilina, né panchine, né quadri orari cartacei. Inoltre spesso i pendolari sono costretti a corse proibitive o all’attraversamento dei binari per rincorrere treni che proseguono per Venezia. La situazione non è sostenibile ancora a lungo. Non è possibile che i collegamenti metropolitani si fermino a Mestre, quando Venezia rappresenta un importante bacino di utenza e destinazione lavorativa per molti».

Intanto nei giorni scorsi Rete Ferroviaria Italiana ha comunicato il completamento della seconda fase degli interventi di ammodernamento tecnologico del nodo di Venezia. I lavori hanno riguardato soprattutto la tratta Mestre-San Donà e, in particolare, proprio la fermata di San Donà, dove è stato realizzato un nuovo apparato (denominato Acei) che permetterà nella stazione una migliore gestione del transito dei treni e delle situazioni di criticità. Di un impianto analogo sarà dotata anche la stazione di San Stino. È pure stato realizzato il completo rinnovo del sistema che regola il distanziamento dei treni.

Giovanni Monforte

 

PREGANZIOL – (N.D.) Pendolari del servizio ferroviario all’attacco per ottenere più fermate dei treni a Preganziol: è stata fatta una nuova petizione che ha raccolto in pochi giorni 940 firme. L’iniziativa, partita da una gruppetto di battagliere pendolari, si aggiunge all’altra raccolta firme fatta dal comitato “Più treni a Preganziol” presieduto da Pietro Dal Don.

«Quella di Preganziol non può continuare ad essere considerata una stazione di serie B con 28 fermate al giorno, rispetto a quella di Mogliano che di fermate ne conta 60», si legge nella petizione. A Trenitalia e alla Regione si chiede parità di trattamento con la stazione del confinante comune moglianese.

Nel documento, spedito anche ai sindaci di Preganziol, Paolo Galeano, e di Mogliano, Carola Arena, si sottolinea che il raddoppio delle fermate dei treni a Preganziol è di grande importanza anche per l’utenze del servizio ferroviario dell’area di Treviso Sud, oltre a quelle dei comuni contermini di Zero Branco, Casale, Quinto e Casier.

«Un Paese civile si misura – dicono i pendolari – soprattutto dai servizi che eroga ai propri cittadini». Nei prossimi giorni è prevista una manifestazione di protesta alla stazione di Preganziol.

 

Sulla linea Monselice-Mantova saltano le coincidenze

«Pochi vagoni e sempre affollati». Lettera a Trenitalia

MONSELICE – Anno nuovo, disagi vecchi per i pendolari del Veneto che con la giunta regionale hanno aperto una trattativa su cinque fronti: la Monselice-Mantova, la Portogruaro-Mestre, la Calalzo-Padova, la Schio-Vicenza e la Legnago-Adria.

Dopo le vacanze natalizie chi viaggia in treno per ragioni di studio o lavoro si troverà ancora alle prese con i problemi che da anni affliggono il sistema ferroviario regionale. Ritardi costanti, coincidenze spesso a rischio, convogli sovraffollati tanto da essersi guadagnati il titolo di carri bestiame.

Eppure qualcosa si muove: il 31 dicembre scorso ha segnato la scadenza del contratto di servizio con Trenitalia. E, come aveva annunciato da tempo il presidente Luca Zaia, la giunta regionale del Veneto ha deliberato lo scorso ottobre l’avvio delle procedure di gara per un nuovo affidamento dei servizi regionali.

A Trenitalia, però, la Regione ha chiesto di continuare a garantire i treni per tutto il 2015, tempo necessario per espletare la gara. Bisognerà ancora fare i conti con i disagi e i problemi ben conosciuti dai pendolari. Tra gli ultimi casi, in ordine di tempo, l’odissea vissuta dai viaggiatori della linea Portogruaro-Venezia lo scorso 20 dicembre, quando il guasto a un regionale veloce proveniente da Trieste ha determinato ritardi a catena per tutti i successivi treni regionali: un’emergenza che ha coinvolto più di un migliaio di pendolari, arrivati al lavoro o a scuola con ritardi anche di un’ora e mezza o più, dopo un viaggio infernale su convogli sovraffollati.

Non è un caso che la linea Portogruaro-Venezia sia stata «riconosciuta» dal rapporto Legambiente tra le 10 peggiori d’Italia, per il notevole calo dell’offerta di servizio per i pendolari: pochi treni negli orari serali e al mattino presto e ampie fasce orarie senza copertura. In tutta il Veneto poi il nuovo orario cadenzato ha prodotto situazioni di sofferenza.

Tra i casi più clamorosi quello della Bassa padovana, dove il nuovo orario ha messo in crisi i pendolari della linea Monselice-Mantova. Accade di frequente che saltino le coincidenze: i treni arrivano da Padova in ritardo e il regionale per Mantova non li aspetta di certo. Così, magari per pochi minuti, parte vuoto, mentre decine o centinaia di persone devono attendere al gelo per un’ora.

Anche di questo si è discusso al «Tavolo tecnico di confronto con gli enti territoriali» promosso a fine dicembre in Regione: rappresentanti dei comuni di Monselice, Buttapietra, Rosolina, Chioggia, Battaglia Terme, Padova, Rovigo, Legnago, Saletto, Adria, Cerea, della Provincia di Rovigo e di Verona si sono confrontati con Regione e Trenitalia sulle emergenze quotidiane per chi si sposta in treno.

E alla vigilia di Natale l’ingegner Mauro Menegazzo, direttore vicario del settore Mobilità, ha scritto a Trenitalia un preciso rapporto sulle criticità emerse e le richieste per risolverle. Tra queste, appunto, la richiesta di ampliare il tempo di coincidenza, a Monselice, tra i regionali della linea Mantova-Monselice e i regionali veloci della Venezia- Bologna, in entrambe le direzioni. Mentre per il treno delle 6.38 da Rovigo, in direzione di Verona Porta Nuova, la richiesta è quella di estendere la periodicità anche ai giorni prefestivi del periodo scolastico.

Il capitolo del sovraffollamento è un altro tasto dolente e coinvolge numerosi treni: il regionale 2222 delle 6.20 da Bologna per Venezia, il 2225 da Venezia delle 6.42 per Bologna, i successivi 2227 da Venezia per Bologna e 2242 da Bologna per Venezia, il 2245 da Venezia e il 20453 da Mantova (5.38) per Venezia-Mestre. E ancora, spesso sono sovraccarichi di passeggeri il regionale 20455 da Legagno (6.54) per Padova e il 20487 da Venezia Mestre (17.35) per Mantova, il 20459 da Mantova (6.38) per Monselice e il 20484 da Monselice (17.38) per Mantova. Soprattutto nel periodo invernale, dal lunedì al venerdì, questi convogli diventano scatole di sardine: la Regione chiede quindi a Trenitalia di dotarli di più vagoni.

Francesca Segato

 

La Portogruaro Venezia tra le peggiori d’Italia

VENEZIA . La Portogruaro-Venezia è al quinto posto nella classifica nazionale del 2014 delle peggiori linee ferroviarie italiane. Da dicembre 2013, con l’introduzione dell’orario cadenzato, la tratta di 62 chilometri ha visto un notevole calo dell’offerta di servizio per i pendolari. In particolare negli orari serali, con l’ultimo treno da Venezia verso il Veneto orientale alle 22.41, mentre prima delle 7.20 nei giorni festivi non si può giungere a Venezia e persistono fasce di diverse ore sprovviste di treni regionali. Dal lunedì al venerdì circolano 82 treni, il sabato 52 e nei festivi 42.

«Nonostante i dati della Regione riportino 200 passeggeri nei festivi che giungevano a Venezia prima di dicembre entro le 6.50, con l’orario cadenzato quei quattro treni sono stati tolti e queste persone ora usano l’auto» rilevano gli ambientalisti, «l’orario cadenzato non solo non risponde alle richieste di mobilità di queste persone, ma non permette di spostarsi nemmeno a chi vorrebbe farlo in tarda mattinata».

(e.l.)

 

IL RAPPORTO DI LEGAMBIENTE – Bocciata la rete: è vecchia .Il disastro Calalzo-Padova

VENEZIA – Investimenti in costante calo, soppressione di treni e collegamenti, disagi in ogni tratta per i pendolari: è un quadro a tinte fosche quello che il dossier «Pendolaria» di Legambiente disegna per il trasporto ferroviario in Veneto. La rete ferroviaria regionale è di 1.190 chilometri e si contano 161.600 viaggiatori al giorno, di cui 65.700 abbonati.

«Scarsa attenzione alle esigenze dei pendolari, pochi treni nelle ore di punta, difficoltà di trovare coincidenze, scarsi investimenti nel potenziamento del servizio e per l’acquisto di materiale rotabile sono solo alcuni degli aspetti più criticati dai pendolari» si legge in Pendolaria.

Se è vero, poi, che il Veneto, è tra le regioni a più forte domanda pendolare, è anche quella che ha investito meno negli ultimi anni, mentre al contempo pone tutte le attenzioni nei confronti di strade e autostrade. Queste hanno assorbito negli ultimi dieci anni oltre il 92% della spesa regionale per il trasporto, pari a 933 milioni, mentre alle linee ferroviarie regionali sono stati riservati appena 78 milioni di euro. La voce del trasporto ferroviario incide nel bilancio regionale appena per lo 0,13%. I 781 treni regionali attivi ogni giorno collocano il Veneto al quinto posto, dopo Lombardia, Lazio, Toscana ed Emilia Romagna. Dal 2010 al 2014 c’è stato un taglio nel servizio pari al 3,35% a fronte di un aumento delle tariffe del 15%.

Ma non va tutto male: «Qualcosa è cambiato in positivo su uno dei collegamenti più critici del Veneto» rileva Legambiente, «si tratta della Padova-Mestre che ha visto il riutilizzo di un tronco di ferrovia in precedenza non utilizzato con treni nuovi e più efficienti. Purtroppo rimane una nota dolente: la quasi totale mancanza di comunicazione sul lancio del nuovo servizio. Infatti l’utenza risulta ancora, dopo alcuni mesi di attività, molto scarsa visto che il debutto della primissima parte del SFMR non è stato pubblicizzato. Eppure si tratta di un servizio che vede 24 coppie di treni e che si inserisce nell’area metropolitana tra Venezia e Padova dove insiste una forte domanda di pendolarismo». É la tratta più affollata del Veneto, con circa 30 mila viaggiatori al giorno.

Tra le note dolenti registrate lo scorso anno, invece, c’è la soppressione di otto treni giornalieri tra Venezia e Milano. La ferrovia Mantova-Monselice è una linea secondaria che soffre la mancanza di investimenti che si ripetono da anni. Quasi due ore per 80 chilometri, con treni obsoleti, sovraffollati e frequenti ritardi per guasti.

Altro punto critico spesso denunciato dagli utenti dei treni è la cancellazione delle biglietterie nelle piccole stazioni, dall’Alpago alla provincia di Rovigo. «I collegamenti ferroviari tra Calalzo e Padova sono sempre più a rischio con le corse che già nel 2013 hanno subito numerose soppressioni a sorpresa, con i passeggeri lasciati a terra senza informazioni e comunicazioni ma soprattutto senza l’alternativa delle corse sostitutive su gomma» denuncia Pendolaria, «e nel frattempo, le condizioni dei pendolari peggiorano di giorno in giorno, con ritardi e disservizi continui sulla linea bellunese».

Legambiente definisce «disastrosa» la situazione della linea Calalzo-Padova, denuncia il sovraffollamento dei treni sulla tratta Schio-Vicenza, gli scarsi collegamenti sulla Bassano-Padova. La maglia nera va alla tratta Portogruaro-Venezia, al quinto posto fra le peggiori linee in tutta Italia, poco servita, penalizzata dalla qualità dei treni e dalle ripetute soppressioni e che ha visto un ulteriore ridimensionamento con l’entrata in vigore dell’orario cadenzato.

Elena Livieri

 

Polfer, 44 arresti e 40 mila controlli. Rintracciati 50 minori scappati di casa

VENEZIA. Sono state complessivamente 44 le persone arrestate, altre 849 quelle denunciate e 40.818 controllate nel 2014 dal Compartimento del Veneto della Polizia ferroviaria in servizio nelle provincie di Venezia, Padova, Treviso, Belluno e Rovigo. Nel corso dell’anno, sono state impiegate 11.726 pattuglie in stazione e 2.124 a bordo dei treni. Sono stati invece 622 i servizi svolti in stazione e altri 24 su treni da agenti in abito civile per contrastare furti e borseggi. A questi servizi va aggiunta l’attività per contrastare il furto di rame sulle linee ferroviarie. Cinquanta i minori rintracciati dopo essere fuggiti di casa.

 

Gazzettino – Pedaggi, altri aumenti a Nordest

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gen

2015

A27 +1,46%. Cav e Autovie Venete +1,50%, in aggiunta alla stangata 2014

Autostrade Meridionali, aumento 0,00 per cento. Consorzio Autostrade Siciliane, aumento 0,00 per cento. Autostrada del Brennero, aumento 0,00 per cento. Il rincaro dei pedaggi, autorizzato dal governo, è già stato applicato dalla mezzanotte di ieri, in contemporanea con i botti di Capodanno, ed è in media – secondo il Codacons – dell’1,32 per cento. Ma naturalmente la media è sempre il pollo di Trilussa: c’è chi l’aumento non ce l’ha proprio, e chi lo becca doppio. E vedi caso, per le tratte venete e friulane, con l’eccezione della Brennero, l’aumento autorizzato è il massimo: 1,50 per cento, il tetto fissato dal governo e giustificato come «adeguamento all’inflazione del settore» benché l’inflazione “generale” si attesti ormai sullo 0,20 per cento.

Solo per l’A27 (gestita da Autostrade per l’Italia) l’aumento è di un filo inferiore al massimo: 1,46%. Ma bisogna poi ricordare che nel corso del 2014 alcuni gestori autostradali nordestini erano già riusciti a farsi autorizzare aumenti molto consistenti.

Autostrade (A27, nel Nordest) ottenne già un 4,46 per cento ma la Cav,che gestisce il tratto di A4 noto come Passante di Mestre, ha già goduto di un più 6,26 che si aggiunge all’1,50 concesso da ieri, arrivando al 7,76%. E che si aggiunge, soprattutto, all’aumento spettacolare del pedaggio “reale” tra Venezia e Padova, più che raddoppiato dall’inizio del 2014 per le decine di migliaia di pendolari che prima potevano fare il cosiddetto “tornello di Dolo” e adesso devono accontentarsi di un misero sconto del 20% su un pedaggio reale quasi triplicato.

E lo stesso per Autovie Venete, che vabbè sta realizzando la terza corsia sulla Venezia-Trieste, ma insomma ha già potuto aumentare i pedaggi del 7,17 per cento, ed ora arriva un altro 1,50% che fa in totale otto e mezzo, un vero record. Un misero sconticino per le tratte brevi è determinato dal fatto che l’aumento, quando è inferiore a 5 centesimi, non viene applicato e il pedaggio resta quello di prima.

Il Codacons mette in fila altri rincari per gli automobilisti: oltre ai pedaggi, novità toccheranno le multe, aumentate tutte dello 0,8% dal prossimo 10 gennaio. Dalla legge finanziaria del governo Renzi spunta anche una cattiva sorpresa per chi possiede auto o moto «d’interesse storico», tra i 20 e i 29 anni, finora esentate dal bollo se non circolanti oppure tenute, se circolanti, a pagare una cifra simbolica. Ora invece, per essere esenti dal bollo, dovranno attendere il compimento dei 30 anni.

 

Mestre: maxi contenzioso Ulss-imprese sull’ospedale, manager regionali citati per danni dopo il «no» al centro protonico

VENEZIA – L’onda lunga dei project financing stipulati nella stagione galaniana sprigiona cause milionarie tra imprese private e istituzioni sanitarie del Veneto.

L’ultimo capitolo investe l’Ospedale dell’Angelo di Mestre: inaugurato il 25 settembre 2007, è costato 241 milioni (a fronte dei 220 preventivati) dei quali 140 sborsati dalla Veneta Sanitaria Finanza di Progetto, l’associazione temporanea d’impresa costituita dai partner Astaldi (capofila), Mantovani, Gemmo, Cofathec Progetti, Aps Sinergia, Mattioli e Studio Altieri.

L’Ulss 12 si è impegnata a restituire la somma entro il 2031 con rate annuali di 40 milioni: 24 attraverso la concessione di servizi ospedalieri (rifiuti, pulizia, lavanderia, mensa, trasporti) e il resto in forma di ammortamenti liquidi.

Ma, ecco il punto, il tenace direttore generale dell’azienda sanitaria Giuseppe Dal Ben ha avviato una minuziosa spending review sull’entità delle prestazioni fatturate dai privati, contestandone via via gli oneri di rimborso, fino a raggiungere un contenzioso di 11 milioni, che ora è al centro di un arbitrato indipendente. Se a prevalere sarà la tesi della sanità pubblica, l’effetto si annuncia dirompente, tanto che gli investitori potrebbero valutare addirittura la rinuncia al proseguimento delle attuali condizioni di project, non più redditizie, previa negoziazione di un risarcimento bonario dei sospesi.

Non basta. In ballo ci sono anche gli strascichi del dal travagliatissimo contratto firmato per la realizzazione del centro di terapia protonica di Mestre: un progetto faraonico che prevedeva l’erogazione di 159,575 milioni da parte del consorzio d’imprese Ptc (costituito dalle società Medipass, Gemmo, Condotte e dalla multinazionale statunitense Varian) e l’impegno dell’Ulss Veneziana a rimborsarli con 738 milioni spalmati in 19 anni.

A sottoscrivere il contratto, il 29 luglio 2011, il direttore generale dell’epoca Antonio Padoan – uomo di fiducia di Giancarlo Galan – incurante dei successivi rilievi della Corte dei Conti e dall’altolà della nuova giunta di Luca Zaia che, attraverso un delibera, escludeva l’opera dalla programmazione regionale, giudicandola insostenibile per un’azienda già indebitatissima e priva di un bacino di pazienti sufficiente ad ammortizzare la spesa.

Di conseguenza, Dal Ben (successore di Padoan) e Domenico Mantoan, il direttore generale della sanità veneta, hanno decretato la rinuncia al project; un atto dovuto, conseguente alle decisione di Palazzo Balbi, che tuttavia non li ha posti al riparo dalla causa civile intentata da Ptc, che chiede loro i danni per i mancati introiti dell’operazione: 12 milioni a Dal Ben e 20 a Mantoan; la Regione, per voce di Zaia, ha difeso l’operato dei manager («Hanno agito con correttezza esemplare»), garantendo che non saranno lasciati soli; da parte sua Mantoan, per nulla intimidito, ha deciso di controquerelare il consorzio per causa temeraria.

Filippo Tosatto

 

Anas chiede il rinvio perché il consiglio di amministrazione non è in regime di pieni poteri

VENEZIA – Nell’ultima assemblea prima della fine dell’anno va in scena alla Cav la farsa di un socio romano che ha fatto i compiti e di un socio veneto in difetto. La Concessionaria autostrade venete, riunita sotto la presidenza di Tiziano Bembo, ha dovuto prendere atto che il consiglio di amministrazione agisce in regime di prorogatio da quasi un anno. E dunque non è in grado di varare un’operazione straordinaria di varo di project bond da 840 milioni per finanziare nuovi investimenti e ridurre l’indebitamento. Così, su richiesta del socio Anas (che ha il 50% della società), i rappresentanti della Regione del Veneto hanno dovuto soprassedere all’emissione dei bond per scongiurare eventuali ricorsi giudiziari. L’assemblea, dunque, si è chiusa con un nulla di fatto e i sorrisini di circostanza. Il Veneto che dà lezioni tutti i giorni a Roma, questa volta, non ha potuto che prendere atto che non avendo provveduto a rinnovare il consiglio di amministrazione la società non può operare con serenità soprattutto nel caso di operazioni straordinarie, come quella sui project bond. L’inghippo sta nel rinnovo del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale di Cav, scaduti da almeno otto mesi. E monchi di alcuni suoi membri, causa inchieste giudiziarie: tra gli amministratori da sostituire ci sono anche Giampiero Marchese, ex consigliere regionale del Pd, e il membro del collegio sindacale Paolo Venuti, l’ex commercialista di Galan. Entrambi hanno conosciuto gli arresti e patteggiato una pena nell’inchiesta sul Mose: Marchese a undici mesi e 20 mila euro, Venuti due anni e settantamila euro. La giunta regionale del Veneto da tempo ha fatto presente al consiglio regionale di provvedere alla nomina dei tre consiglieri espressione della Regione nel consiglio di amministrazione (gli altri due spettano ad Anas, che li ha gà nominati). Ma il consiglio è inciampato su una questione formale: per nominare i rappresentanti si deve attingere a una graduatoria aperta per la nomina del presidente di Cav. E subito qualcuno ha eccepito che la procedura corretta sarebbe di riprodurre il bando ex novo per scongiurare ricorsi. In realtà il nodo è molto più banale: se la Lega ha già espresso il gradimento per la conferma di Tiziano Bembo e il centrosinistra ha indicato Paolo Rodighiero amministratore delegato di Dolomiti Bus, il problema sta nel centrodestra: le anime della ex Forza Italia e il Nuovo Centrodestra non riescono a trovare una quadra su un nome gradito a tutti. Così, si è preferito far fare brutta figura al Veneto piuttosto che cedere uno strapuntino di potere.

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 30 dicembre 2014

La CAV nel pantano del debito

Mentre Lega, Forza Italia, e PD si azzuffano come galli nel pollaio per le nuove nomine nel CDA di CAV spa, la società affonda nel pantano del “debito” del Passante. Un debito totalmente illegittimo e dietro al quale spuntano sempre più evidenti le ombre della corruzione e del malaffare.

La storia è ormai nota: la spa pubblica costituita da Regione e ANAS per la gestione del Passante, secondo la Convenzione in essere dovrebbe restituire 1 miliardo di euro proprio a ANAS che aveva anticipato tale somma per la costruzione del by-pass di Mestre. Essendo insufficiente il gettito dei pedaggi per restituire i soldi, nel 2013 CAV ha contratto un primo debito di 423,5 milioni di euro con Banca Europea degli Investimenti e Cassa Depositi e Prestiti; una seconda operazione di indebitamento è stata varata dal CDA di CAV subito dopo attraverso la possibilità, ottenuta dalla Bei, di emettere i famigerati “project bond”, titoli di debito da immettere nei mercati finanziari per rastrellare altri 840 milioni di euro.

Giusto un anno fa proprio il comitato Opzione Zero, l’associazione Re:Common, la Rete Europea Counter Balance presentavano un dettagliato dossier sul caso “Passante di Mestre”, all’OLAF, l’organo ispettivo dell’Unione Europea, alla Procura della Repubblica di Venezia, alla Corte dei Conti italiana, alla Corte dei Conti Europea e pure al capo dell’anticorruzione Cantone.

Nel dossier, presentato dal comitato ai parlamentari della Commissione Europea lo scorso 2 dicembre, si faceva riferimento non solo alla illegittimità di questo debito, visto che la costruzione del Passante è avvenuta usando solo ed esclusivamente soldi pubblici dei cittadini, ma anche al forte rischio che dietro alla lievitazione dei costi da saldare (da circa 780 milioni iniziali a oltre 1,4 miliardi di euro) ci siano ancora una volta tangenti e malaffare. Non sfugge infatti come le principali società che hanno realizzato il Passante siano proprio quelle ditte del Consorzio Venezia Nuova coinvolte nello scandalo MOSE, e come tutta l’operazione “Passante” sia avvenuta sotto l’attenta regia dell’ex assessore Renato Chisso, anche lui pesantemente coinvolto nel malaffare del cosiddetto “sistema veneto”.

Di fronte a questo quadro assai fosco e ai puntuali esposti presentati, Opzione Zero denuncia non solo la totale assenza di risposte da parte degli organismi giudiziari e di controllo, ma anche e soprattutto le pesanti responsabilità politiche che in questa vicenda hanno la Giunta Regionale e il PD. Nessuno questa volta potrà dire “non lo sapevo”, nemmeno il Presidente Zaia, che incredibilmente continua a dichiararsi ignaro ed estraneo a tutto il marciume che in questi anni ha impestato la Regione da lui presieduta. Perché infatti già nel marzo del 2011 era la stessa Corte dei Conti a sollevare forti dubbi su vari aspetti della costruzione e della gestione dell’opera: mancati controlli, uso smodato degli strumenti emergenziali, aumento ingiustificato dei costi, possibilità di infiltrazioni della criminalità organizzata nella concessione dei subappalti.

La spirale perversa di indebitamento innescata dalle spericolate operazioni di CAV sta generando un “buco” di proporzioni colossali; il rischio che i cittadini veneti siano chiamati a pagarne le conseguenze è sempre più concreto. Assistere oggi all’ennesima zuffa spartitoria per le poltrone del CDA di CAV senza che nessuna forza politica abbia il coraggio di affrontare il vero problema sul tappeto la dice lunga sul livello della classe politica regionale in scadenza di mandato.

 

L’assemblea regionale rinvia ancora la scelta dei tre consiglieri d’amministrazione: figuraccia con gli investitori

Anas (socia al 50%) è furiosa e segnala a Zaia i danni d’immagine: in ballo ci sono 840 milioni di project bond e il gruppo tedesco Allianz potrebbe sottoscriverne la metà.

Il governatore incalza Ruffato e quest’ultimo sollecita l’aula ma Cortellazzo solleva un problema di legittimità e la patata bollente fa ritorno in commissione

VENEZIA – Altro che autostrada. Il rinnovo dei vertici Cav diventa un viottolo tortuoso dove la maldestraggine della politica nostrana si combina alle pressioni dei poteri forti romani.

I fatti. Il consiglio d’amministrazione di Concessioni autostradali venete – la società che gestisce il tratto dell’A4 Mestre-Padova, la tangenziale ovest mestrina ed il raccordo con l’aeroporto Marco Polo – è in regime di prorogatio da otto mesi e il compito di rinnovarlo spetta, com’è ovvio, ai soci: Regione e all’Anas, partner al 50%. L’Azienda ha provveduto da tempo a nominare i suoi fiduciari e a fronte del ritardo regionale, il presidente Pietro Cucci ha inviato una lettera risentita al governatore Luca Zaia, esprimendo «estrema sorpresa» per le mancate designazioni e paventando un «aggravio dei costi» a carico di Cav in caso di ulteriori dilazioni.

Il riferimento di Anas corre all’assemblea degli azionisti, chiamata ad approvare (oltre al bilancio 2014) l’emissione di project-bond per 840 milioni di euro. Il prestito obbligazionario – ideato per completare il pagamento della realizzazione del Passante – ha attirato l’interesse degli operatori esteri, a cominciare dal potente gruppo tedesco Allianz (che sarebbe intenzionato a investirvi 400 milioni) e ciò moltiplica l’urgenza di agire. Viceversa, la fatidica assemblea, prevista dapprima in data 2 dicembre, è stata disertata dalla Regione e riconvocata per oggi.

Nel frattempo, Zaia scrive al presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, rimarcando «l’urgentissima e indifferibile necessità» di procedere alle nomine spettanti all’assemblea, ovvero tre consiglieri d’amministrazione dai quali scaturirà il presidente.

Ruffato, però, replica segnalando un ostacolo giuridico: i candidati devono essere scelti attigendo all’elenco del bando e quest’ultimo riguarda esplicitamente il solo presidente, non già i consiglieri. Cavilli, certo, eppure sufficienti ad accendere un ricorso legale.

L’Anas, informata dell’inghippo, fa orecchi di mercante e invita a procedere purchessia. A complicare il tutto, c’è la faida permanente nel centrodestra che non consente un accordo bonario. Se la Lega sostiene a spada tratta Tiziano Bembo – presidente uscente e (salvo sorprese) entrante di Cav – e il Pd punta su Paolo Rodighiero, ad di Dolomiti Bus – tra le anime litigiose di Forza Italia non c’è intesa. Ed è lo stesso Piergiorgio Cortelazzo, il capogruppo di Pdl-Fi, a sollevare la questione di legittimità delle nomine, sottolineando l’esigenza di attingere a due bandi distinti: «Viceversa», conclude «i nostri consiglieri saranno sub-judice».

Obiezioni e battibecchi, finché l’aula decide di rinviare la patata bollente alla commissione trasporti. Il gruppo democratico è contrario e lamenta «vecchie logiche di spartizione». Oggi l’assemblea Cav si riunirà comunque, nello sbigottimento generale di manager e virtuali investitori. Allegria.

Filippo Tosatto

 

DETTO AL VOLO

Un infortunio pagato oltre 60 milioni l’anno

«L’Italia è troppo importante per lasciarla governare agli italiani», disse qualcuno tanti anni fa, e con il senno di poi non si può dire avesse tutti i torti. Oggi verrebbe da aggiungere che è il Veneto troppo importante per lasciarlo governare ai veneti, se è vero come sembra che il Consiglio Regionale è riuscito nell’impresa di sbagliare i bandi per la governance della Cav, la società autostradale veneta che gestisce il Passante, controllata da Anas e Regione.

In pratica avrebbe dovuto pubblicare due bandi per le candidature, uno a consigliere e un altro a presidente. Ebbene, la Cav rischia di perdere un finanziamento da parte di investitori stranieri di 400 milioni di euro, a causa dei ritardi sulle nomine e dell’incertezza sulla governance in eterna prorogatio.

A questo si aggiungano le liti, gli scontri, le imboscate e i tranelli quotidiani nell’aula del Ferro Fini che portano normalmente al nulla di fatto, tant’è vero che solo per stare al bilancio, è stato licenziato un bilancio provvisorio data l’incapacità di chiuderne uno di regolare.

E mentre a Venezia si discute a 8.500 euro al mese a testa, a spese nostre, i soldi stanieri scappano.

E pensare che l’assemblea regionale ci costa 61 milioni di euro all’anno tra stipendi, contributi per pensioni e vitalizi e personale. Il tutto per ricevere questi pasticci in cambio. Alla faccia dell’autonomia e della devoluzione.

g.s.

 

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