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L’assemblea regionale rinvia ancora la scelta dei tre consiglieri d’amministrazione: figuraccia con gli investitori

Anas (socia al 50%) è furiosa e segnala a Zaia i danni d’immagine: in ballo ci sono 840 milioni di project bond e il gruppo tedesco Allianz potrebbe sottoscriverne la metà.

Il governatore incalza Ruffato e quest’ultimo sollecita l’aula ma Cortellazzo solleva un problema di legittimità e la patata bollente fa ritorno in commissione

VENEZIA – Altro che autostrada. Il rinnovo dei vertici Cav diventa un viottolo tortuoso dove la maldestraggine della politica nostrana si combina alle pressioni dei poteri forti romani.

I fatti. Il consiglio d’amministrazione di Concessioni autostradali venete – la società che gestisce il tratto dell’A4 Mestre-Padova, la tangenziale ovest mestrina ed il raccordo con l’aeroporto Marco Polo – è in regime di prorogatio da otto mesi e il compito di rinnovarlo spetta, com’è ovvio, ai soci: Regione e all’Anas, partner al 50%. L’Azienda ha provveduto da tempo a nominare i suoi fiduciari e a fronte del ritardo regionale, il presidente Pietro Cucci ha inviato una lettera risentita al governatore Luca Zaia, esprimendo «estrema sorpresa» per le mancate designazioni e paventando un «aggravio dei costi» a carico di Cav in caso di ulteriori dilazioni.

Il riferimento di Anas corre all’assemblea degli azionisti, chiamata ad approvare (oltre al bilancio 2014) l’emissione di project-bond per 840 milioni di euro. Il prestito obbligazionario – ideato per completare il pagamento della realizzazione del Passante – ha attirato l’interesse degli operatori esteri, a cominciare dal potente gruppo tedesco Allianz (che sarebbe intenzionato a investirvi 400 milioni) e ciò moltiplica l’urgenza di agire. Viceversa, la fatidica assemblea, prevista dapprima in data 2 dicembre, è stata disertata dalla Regione e riconvocata per oggi.

Nel frattempo, Zaia scrive al presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, rimarcando «l’urgentissima e indifferibile necessità» di procedere alle nomine spettanti all’assemblea, ovvero tre consiglieri d’amministrazione dai quali scaturirà il presidente.

Ruffato, però, replica segnalando un ostacolo giuridico: i candidati devono essere scelti attigendo all’elenco del bando e quest’ultimo riguarda esplicitamente il solo presidente, non già i consiglieri. Cavilli, certo, eppure sufficienti ad accendere un ricorso legale.

L’Anas, informata dell’inghippo, fa orecchi di mercante e invita a procedere purchessia. A complicare il tutto, c’è la faida permanente nel centrodestra che non consente un accordo bonario. Se la Lega sostiene a spada tratta Tiziano Bembo – presidente uscente e (salvo sorprese) entrante di Cav – e il Pd punta su Paolo Rodighiero, ad di Dolomiti Bus – tra le anime litigiose di Forza Italia non c’è intesa. Ed è lo stesso Piergiorgio Cortelazzo, il capogruppo di Pdl-Fi, a sollevare la questione di legittimità delle nomine, sottolineando l’esigenza di attingere a due bandi distinti: «Viceversa», conclude «i nostri consiglieri saranno sub-judice».

Obiezioni e battibecchi, finché l’aula decide di rinviare la patata bollente alla commissione trasporti. Il gruppo democratico è contrario e lamenta «vecchie logiche di spartizione». Oggi l’assemblea Cav si riunirà comunque, nello sbigottimento generale di manager e virtuali investitori. Allegria.

Filippo Tosatto

 

DETTO AL VOLO

Un infortunio pagato oltre 60 milioni l’anno

«L’Italia è troppo importante per lasciarla governare agli italiani», disse qualcuno tanti anni fa, e con il senno di poi non si può dire avesse tutti i torti. Oggi verrebbe da aggiungere che è il Veneto troppo importante per lasciarlo governare ai veneti, se è vero come sembra che il Consiglio Regionale è riuscito nell’impresa di sbagliare i bandi per la governance della Cav, la società autostradale veneta che gestisce il Passante, controllata da Anas e Regione.

In pratica avrebbe dovuto pubblicare due bandi per le candidature, uno a consigliere e un altro a presidente. Ebbene, la Cav rischia di perdere un finanziamento da parte di investitori stranieri di 400 milioni di euro, a causa dei ritardi sulle nomine e dell’incertezza sulla governance in eterna prorogatio.

A questo si aggiungano le liti, gli scontri, le imboscate e i tranelli quotidiani nell’aula del Ferro Fini che portano normalmente al nulla di fatto, tant’è vero che solo per stare al bilancio, è stato licenziato un bilancio provvisorio data l’incapacità di chiuderne uno di regolare.

E mentre a Venezia si discute a 8.500 euro al mese a testa, a spese nostre, i soldi stanieri scappano.

E pensare che l’assemblea regionale ci costa 61 milioni di euro all’anno tra stipendi, contributi per pensioni e vitalizi e personale. Il tutto per ricevere questi pasticci in cambio. Alla faccia dell’autonomia e della devoluzione.

g.s.

 

Gazzettino – Passante, scontro Regione-Anas

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30

dic

2014

In ballo il rinnovo del Cda della società mista “Cav”, ma il Veneto continua a rinviare le scelte. Dura lettera di Ciucci a Palazzo Balbi

BARRIERA – I caselli del Passante di Mestre in località Villabona

Oggi si riunirà l’assemblea dei soci di Cav, la società che gestisce il Passante di Mestre, ma sarà un’altra seduta a vuoto. Perché i due soci – Anas e Regione Veneto, entrambi al 50% – non riusciranno a nominare il nuovo consiglio di amministrazione. Motivo: la Regione non ha fatto i compiti per casa. In parte per colpa di Roma, che ha cambiato le carte in tavola, in parte per ragioni interne alla maggioranza di centrodestra che deve decidere a chi spetta cosa. Tradotto: nomine e incarichi da spartire. Sta di fatto che Anas non gradirà il nuovo rinvio, tanto più che in ballo c’è un’operazione da 830 milioni di euro, l’emissione di quei Project Bond necessari per ripagare i costi del Passante già slittata a gennaio. Con il rischio che gli interessi per questo prestito obbligazionario aumentino ulteriormente, come peraltro ha fatto notare il presidente di Anas Pietro Ciucci in una durissima lettera inviata il 4 dicembre al governatore Luca Zaia. Anche se a Palazzo Ferro Fini c’è chi sostiene che l’attuale Cda di Cav, benché scaduto e in regime di prorogatio, sia comunque legittimato.

Tant’è, la vicenda sta in questi termini. Nel Cda di Cav siedono in 5, tre di nomina della Regione compreso il presidente e 2 di Anas compreso l’amministratore delegato (ma attualmente sono 4 perché la sostituzione da parte della Regione di Giampietro Marchese non è mai avvenuta).

La giunta di Zaia pubblica un solo avviso per la nomina del presidente di Cav, perché all’epoca le norme statali prevedevano che gli altri componenti dovessero essere scelti tra i dirigenti dell’ente pubblico (cioè a costo zero). Poi, però, le regole cambiano: i componenti del Cda possono essere scelti come si vuole. Solo che l’elenco di papabili cui attingere è esclusivamente quello degli aspiranti alla carica di presidente.

Domanda: si può pescare da lì anche per i “normali” consiglieri? Il dubbio lo pone ieri pomeriggio durante il consiglio regionale Piergiorgio Cortelazzo, capogruppo di Forza Italia per il Veneto, avanzando il timore di possibili ricorsi. Risultato: anziché procedere con le nomine – come prevedeva l’ordine del giorno del consiglio convocato proprio per votare, oltre all’esercizio provvisorio per i primi quattro mesi del 2015 (passato a maggioranza), anche tre dei cinque componenti del Cda di Cav – si è deciso con 34 sì, 17 no e 1 astenuto, di rinviare l’argomento in commissione.

Al che Lucio Tiozzo ha dato voce alle malignità: il rinvio – ha detto il capogruppo Pd – è espressione di una divisione interna alla maggioranza, frutto di «una vecchia cultura di suddivisione delle nomine». Tradotto: se il presidente di Cav spetta alla Lega (e la Lega è pronta a riconfermare Tiziano Bembo) e se uno degli altri due consiglieri spetta all’opposizione, a chi del centrodestra tocca il terzo consigliere? Agli azzurri-azzurri di Padrin, agli azzurri-neri di Cortelazzo o al Nuovo centrodestra di Zorzato? Tant’è che più di qualcuno dell’ex Pdl ha chiesto di affrontare l’intero pacchetto di nomine, così da avere il quadro completo.

Per la cronaca, Cortelazzo ha ribattuto a Tiozzo, facendo notare che l’insistenza a nominare il nuovo Cda è giunta da Roma, dagli attuali vertici governativi. Di certo vi è la pesante lettera che Ciucci ha inviato a Zaia. Ma nel carteggio c’è anche un altro botta e risposta: Zaia che a novembre chiedeva a Ruffato di darsi una mossa con le nomine e Ruffato che gli rispondeva a tono facendo presente il pasticciaccio dell’unico avviso. E fortuna che sono alleati.

Alda Vanzan

 

Nuova Venezia – Ferrovie, 22 milioni in tecnologie

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30

dic

2014

Maxi investimento sul nodo mestrino, le novità sulla linea Venezia-Portogruaro

Un investimento complessivo di 22 milioni di euro per dotare il nodo ferroviario di Venezia di una tecnologia d’eccellenza, che consentirà di ottimizzare il controllo e la gestione della circolazione dei treni direttamente dal Posto centrale di Mestre. Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) ha terminato in questi giorni la seconda fase degli interventi di ammodernamento tecnologico del nodo di Venezia.

Grazie a questi lavori il traffico ferroviario passeggeri e merci sulla tratta Mestre-San Donà è adesso inserito nel Sistema di Comando e Controllo (Scc) gestito dal Posto centrale di Mestre. L’investimento complessivo per il completamento del sistema è di circa 22 milioni di euro, di cui un milione per la tratta Mestre-Padova.

La fetta più grossa, pari a 14,5 milioni di euro, è stata investita invece sui 32 chilometri che dividono Mestre da San Donà, con il completo rinnovo del sistema che regola il distanziamento dei treni e la realizzazione di un nuovo apparato (denominato in gergo tecnico Acei) che permetterà nella stazione di San Donà una migliore gestione del transito dei treni e delle situazioni di criticità.

Rfi prevede di investire altri 6,4 milioni di euro per il proseguimento dei lavori anche sulla tratta San Donà- Portogruaro, con migliorie in particolare a San Stino.

Attualmente sono 63 i chilometri di linea e 13 le stazioni comprese nella giurisdizione del nodo di Venezia, che diventeranno rispettivamente 90 e 17 dopo il completamento della successiva fase di intervento. Più in generale, le cinque postazioni di Sistema di Comando e Controllo del Posto centrale di Mestre sovrintendono al transito dei treni in 66 stazioni e 2 posti di servizio posti lungo un totale di 387 chilometri di binari, sulle linee Tarvisio-Udine-Mestre, Mestre- San Donà, Treviso-Vicenza, Mestre-Bassano e Mestre-Padova.

«Con l’SCC gli apparati delle stazioni (scambi, segnali, passaggi a livello) non sono più manovrati sul posto, ma da un’unica “cabina di regia”. Il sistema consente di garantire standard di qualità e puntualità maggiori nella circolazione, grazie a una consistente diminuzione dei tempi tecnici necessari per effettuare, nelle stazioni, il transito e gli incroci dei treni», spiega una nota di Rfi, «Alla capacità di gestire la circolazione su una vasta area, l’Scc aggiunge la diagnostica centralizzata di tutti gli apparati presenti sulla linea, la telesorveglianza delle stazioni e la diffusione in tempo reale delle informazioni alla clientela. Tutto questo con un miglior rapporto fra costi di gestione e prestazioni».

Giovanni Monforte

 

Gazzettino – Ferrovie, Rfi investe 22 milioni a Mestre

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30

dic

2014

TRASPORTI – Estesa a San Donà la rete servita dal Sistema di comando e controllo a distanza

L’ innovazione non si vede ma, assicurano nel palazzo di via Decorati al valor civile di Mestre, si farà presto sentire sul traffico ferroviario. Ammonta a 22 milioni di euro l’investimento che Rfi, la società del gruppo Ferrovie dello Stato che cura la rete, ha fatto nel nodo di Venezia per il completamento del Sistema di comando e controllo (Scc) dei treni.

I soldi sono serviti in primo luogo ad ampliare alla tratta Mestre-San Donà di Piave (32,8 chilometri, spesa 14,5 milioni) il sistema di distanziamento dei treni e l’apparato Acei, che di fatto consente di gestire a distanza la circolazione ferroviaria e gli eventuali problemi. Un altro milione di euro è stato speso per interventi sulla tratta Venezia-Padova, già servita dal sistema Scc, e altri 6,4 milioni serviranno per ampliare la tecnologia da San Donà a Portogruaro. A regime il Nodo di Venezia avrà giurisdizione su 90 chlometri di linee e 17 stazioni.

Ma dalla sala comandi di Mestre la rete ferroviaria gestita con la tecnologia Scc è ben più ampia, dato che si estende su 387 chilometri di binari lungo le linee Mestre-Udine-Tarvisio, Mestre-San Donà, Treviso-Vicenza, Mestre-Bassano e e Mestre-Padova. Gli operatori delle cinque postazioni della “cabina di regia” di Mestre, che lavorano davanti a un grande pannello che rappresenta la rete ferroviaria di buona parte del Nordest, sono in grado di pilotare il traffico ferroviario, gestire scambi, segnali e passaggi a livello, ma anche di intervenire in caso di criticità, allertando se necessario il personale in servizio lungo l’intera rete.

Ciò che interessa ai viaggiatori, e ai pendolari in primo luogo, è che l’estensione del sistema Scc garantirà standard di qualità e puntualità maggiore, con tempi ridotti per il transito e gli incroci dei treni nelle stazioni. Un obiettivo reso possibile dai recenti interventi alla stazione di Mestre, con la riorganizzazione delle tratte lungo le linee che vi gravitano. E una risposta indiretta alle proteste che, anche di recente, hanno riguardato il Trasporto ferroviario locale a causa di ritardi e cancellazioni che hanno complicato la vita di studenti e lavoratori che ogni giorno si servono del treno. Il processo di innovazione, è scritto in una nota di Rfi, comprende «un miglior rapporto fra costi di gestione e prestazioni: miglioramento delle qualità dell’offerta di servizio, maggiore efficienza nel processo di manutenzione e maggior protezione dei beni della società contro atti vandalici e furti».

 

AMBIENTE

«Alla logica dell’emergenza deve prevalere quella della prevenzione». Un tema che è stato dibattuto anche al recente tavolo nazionale dei Contratti di fiume svoltosi a Mestre e che è quanto mai attuale alla luce degli ultimi fenomeni meteorologici che hanno fatto emergere la fragilità idrogeologica del territorio italiano.

«Quello che sta succedendo è il risultato, purtroppo, di un modello di sviluppo che ha puntato molto sulla speculazione urbanistica e il consumo di suolo – dice Alessandro Pattaro, ingegnere idraulico, personaggio di spicco del Movimento dei Contratti di fiume e membro del comitato allagati di Favaro – mentre noi, con il contratto di fiume, proponiamo un modello di gestione condivisa e sostenibile del territorio, che coinvolga in processi integrati e partecipati i soggetti che hanno responsabilità e responsabilizzi maggiormente la società civile nel processo decisionale».

I temi legati alla gestione della rete idrografica sono molti e tutti importanti, a cominciare dalla sicurezza idraulica, che spesso è prevalente, ma non è l’unico. Questioni importantissime sono quelle della qualità dell’acqua, della tutela della biodiversità, della salvaguardia del paesaggio, della condivisione e della fruizione sostenibile di beni collettivi ed indivisibili.

«Con un processo di Contratto di Fiume si costruisce una forma di intelligenza collettiva – sostiene Pattaro – si mettono a sistema e si valorizzano le conoscenze, i saperi, le esperienze, le competenze diffuse nel territorio e si arriva a condividere una visione strategica per la tutela del territorio e un piano di azioni concreto da realizzare in due o tre anni».

Nel Veneto sono attualmente in atto tre processi: il Contratto di Foce Delta del Po, il Contratto di Fiume Marzenego e il Contratto di Fiume Meolo Vallio Musestre.

«Processi nei quali – spiega – si sperimentano tecniche partecipative innovative ed inclusive che consentano di realizzare azioni di educazione ambientale, di educazione alimentare, di monitoraggio della qualità delle acque, di disseminazione e diffusione dei processi decisionali pubblici. Esattamente quello che il Forum per il Contratto di Fiume Marzenego-Osellino sta cercando di conferire al processo locale».

 

Autostrada “gratis” per 12 ore dopodomani in tutti i caselli della Cav (Concessioni autostradali venete) per lo sciopero indetto nelle ultime quattro ore di ogni turno da Fit Cisl, Sla Cisal e Ugl contro i vertici della società autostradale che gestisce Passante e il tratto Venezia-Padova.

I dipendenti ai caselli incroceranno le braccia per “le relazioni industriali ridotte al rango di mera informativa o presa d’atto di determinazioni già attuate”.

«Nonostante l’accordo aziendale sia scaduto ormai da un anno, Cav ha fatto saltare la convocazione del 27 novembre scorso e continua a non dare riscontro alle richieste d’incontro – affermano i sindacati che hanno disertato anche il tradizionale appuntamento dello scambio di auguri di dine anno -. Cav ha chiuso il 2013 con un utile di bilancio pari a 9.781.643 euro, ma si trova a gestire con lo stesso numero di dipendenti della Venezia-Padova, una struttura autostradale pressoché raddoppiata, abbassando il costo del personale».

Problemi economici ed anche di organizzazione aziendale che hanno convinto Cisl. Cisal e Ugl a indire uno sciopero per mercoledì 31 dicembre che, per gli automobilisti, potrebbe tradursi in un inatteso “regalo” di fine anno.

 

Nuova Venezia – Caos treni, la protesta continua

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27

dic

2014

I pendolari: «La navetta arriva tre minuti prima dell’unico treno»

Caos treni, la protesta continua

SPINEA – Bus sostitutivi per le feste, ma i pendolari insorgono: «Una presa in giro: la navetta è tre minuti prima dell’unico treno». Il nuovo capitolo della saga dei viaggiatori sulla linea Venezia-Bassano va in scena durante e grazie al Natale.

Mancheranno, a causa della chiusura delle scuole e di molte aziende e uffici, i treni navetta tra Mestre e Noale fino al 6 gennaio: per questo la Regione ha predisposto autobus sostitutivi. Fin qui nulla di male, anzi: a Noale i bus collegheranno Venezia alla città dei Tempesta. Lo stop ai dodici convogli coincide con la chiusura delle scuole, anche se gli utenti si erano comunque arrabbiati.

La Regione ha cercato di trovare una via d’uscita: lunedì, martedì e mercoledì prossimi, oltre a venerdì 2 e lunedì 5 gennaio, da piazzale Roma (fermata Sita) partiranno gli autobus alle 6.10, 8.10, 14.10, 16.10, 18.10 e 20.10, viceversa (via Tempesta, bivio Ferrovie dello Stato) alle 7.04, 9.04, 15.04, 17.04, 19.04 e 21.04.

Il tragitto completo durerà poco meno di un’ora con fermate alle stazioni di Mestre (piazzale Favretti, fermata Actv), Spinea, Maerne, Salzano (zona lato sud del parcheggio).

Da mercoledì 7 gennaio, giorno di ritorno in classe degli studenti, si tornerà alla normalità.

Disagi eliminati? Non proprio: da Spinea è il locale comitato di pendolari a contestare quello che definisce l’ennesimo pasticcio e spreco di soldi: «È previsto l’arrivo della navetta a Spinea ai minuti 37 e, paradossalmente, appena tre minuti prima dell’arrivo del treno Castelfranco-Venezia, l’unico con fermata a Spinea», fa notare il portavoce Nicola Barbiero, «un po’ meglio la situazione nella tratta contraria. Ringraziamo la Regione, ma questo dimostra come il mancato confronto porti a investire in modo superficiale le risorse che, soprattutto in questo momento, sono rare».

(f.d.g.-a.rag.)

 

Quarto. protesta dei comitati

Treni cancellati per le feste ma molti pendolari lavorano

QUARTO – Primi giorni con i collegamenti ridotti e primi disagi per i pendolari della tratta Venezia-Portogruaro. Come era già accaduto la scorsa estate, anche durante il periodo delle vacanze scolastiche natalizie Regione e Trenitalia hanno pianificato una riduzione dei treni regionali. In particolare, dal 24 dicembre e fino al 6 gennaio non si effettuano i “Regionali Lenti” Portogruaro-Mestre e viceversa.

«Anche quest’anno i treni Mestre-Portogruaro vanno in vacanza nel periodo natalizio, ma i lavoratori no. Alle 6.04 del mattino a Mestre non arrivano studenti, ma lavoratori», attaccano dai comitati pendolari. Anche perché ci sono lavoratori turnisti, vedi chi opera negli ospedali o negli alberghi, che hanno l’esigenza di muoversi al mattino presto anche nei giorni delle Festività. Così, in questi giorni, a molti non è rimasto che ripiegare sull’auto. E sarà così fino all’Epifania. Tanto più che nei giorni festivi, i viaggiatori debbono fare i conti anche con l’ulteriore riduzione delle corse prevista dall’orario cadenzato.

«Con l’orario cadenzato il primo treno che giunge a Venezia il sabato arriva alle 6.50 e nei festivi alle 7.20», si legge nel rapporto Pendolaria 2014 di Legambiente per il Veneto, «Da notare che questo treno che giunge alle 7.20 è un Regionale Veloce e non ferma quindi nelle stazioni minori. Il primo treno che nei festivi giunge a Venezia dalle stazioni minori, quali Gaggio, arriva alle 8.56. Per la Regione nei giorni festivi dai piccoli paesi nessuno prenderebbe il treno prima delle 8, nonostante i dati di cui è in possesso dimostrino il contrario». Per dare un’idea della riduzione del servizio, basti dire che Gaggio in un giorno lavorativo normale è collegato ogni 30 minuti con Mestre e Portogruaro, il sabato quasi ogni ora, nei festivi ogni due.

Giovanni Monforte

 

Gazzettino – Treni in vacanza? Arrivano i bus

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24

dic

2014

RISPOSTA AI PENDOLARI – La promessa: «A Pasqua i problemi saranno risolti»

L’assessore regionale Donazzan: «Subito le corse sostitutive su strada»

SALZANO – Bus sostitutivi per i prossimi giorni, treni aggiuntivi per le future festività. La Regione tende la mano ai pendolari del Miranese, che nei giorni scorsi avevano alzato la voce per protestare contro la carenza di treni tra il 24 dicembre e il 6 gennaio. «In questi giorni non circolerà nessuna delle 12 corse Mestre-Noale e Noale-Mestre previste, è una cosa vergognosa – così si sono sfogati molti lavoratori di Salzano e Spinea -. Avremo solamente un treno all’ora, ma a prendere questi mezzi non sono solo gli studenti».

Il problema è ormai di vecchia data: sindaci e comitati locali hanno più volte sottolineato alle Ferrovie che nel Miranese ci sono moltissimi lavoratori che si dirigono a Venezia anche nei periodi festivi. Gente che lavora nei bar e nei negozi, ovviamente sempre aperti. «L’orario ferroviario riduce drasticamente le corse quando gli studenti sono a casa, e noi lavoratori siamo costretti a muovere la macchina», hanno spiegato molti pendolari. La linea in questione è la cosiddetta “navetta” Noale-Mestre e Mestre-Noale, quella utilizzata dai pendolari di Salzano e Spinea (le due stazioni dove non fermano i treni regionali veloci) per poter prendere le coincidenze dirette a Venezia e Bassano.

La questione è arrivata sul tavolo dell’assessore regionale Elena Donazzan, a cui il governatore Luca Zaia ha conferito la delega ai Trasporti per sostituire l’ex assessore Renato Chisso. La risposta della Donazzan è arrivata lunedì: «Le esigenze tecnico-operative non hanno consentito di attivare i 12 treni richiesti nel periodo di queste festività natalizie, ma a Trenitalia è stato chiesto di attivare con urgenza un servizio di bus sostitutivi». Il servizio sarà attivo nei giorni 24, 29, 30 e 31 dicembre, 2 e 5 gennaio. Da Venezia a Noale i bus partiranno alle ore 6.10, 8.10, 14.10, 16.10, 18.10 e 20.10; da Noale verso Venezia partiranno alle 7.04, 9.04, 15.04, 17.04, 19.04 e 21.04. Ci impiegheranno 55 minuti e fermeranno alle stazioni di Mestre, Spinea, Maerne e Salzano. La Donazzan ha già garantito di aver dato disposizioni a Trenitalia per garantire treni regolari durante le prossime festività pasquali.

 

PENDOLARI / 2

Incontro con il sottosegretario per chiedere il raddoppio della linea

SPINEA – «Siamo l’anello debole del trasporto ferroviario veneto». Lo scrive il comitato Pendolari di Spinea in un documento presentato sabato a Mestre al sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, veneziano, proprio per evidenziare tutti i disservizi della linea Bassano-Venezia. Il comitato chiede a gran voce il raddoppio del binario nella tratta Maerne-Castelfranco, in modo da rendere più fluida la circolazione dei treni.

«Una Regione caratterizzata nel resto del territorio da un sistema ferroviario efficiente con tratte ad alta velocità – scrive il referente del comitato Nicola Barbiero, già candidato sindaco a Spinea con una lista civica – non può tollerare ancora la presenza di collegamenti a unico binario. In questo modo viene creata una grande contraddizione con la presenza simultanea di tratte caratterizzate da collegamenti molto rapidi e altre tratte con evidenti difficoltà. Gli utenti sono continuamente gravati da pesanti disagi come i continui ritardi e le continue soppressioni. Il progetto per il raddoppio del binario è già stato predisposto». L’intervento costerebbe oltre 140 milioni, i pendolari chiedono come priorità almeno il doppio binario tra Maerne e Noale.

(g.pip.)

 

La sbarra di Salzano ha un problema elettrico e si deve rallentare il traffico

Passaggio a livello rotto

Treni, camion e auto in tilt

SALZANO – L’ora di punta era terminata da poco ma i disagi si sono visti e sentiti eccome sulla Venezia-Bassano. Complice un guasto all’altezza del passaggio a livello di via Borgo Valentini a Salzano, che ha mandato in tilt il traffico ferroviario per mezza mattina. Le Ferrovie parlano di 16 treni coinvolti, di cui due cancellati totali, quattro parziali e 10 regionali che hanno accumulato ritardi fino a 50 minuti.

E il 2014 si è chiuso con un altro problema lungo la linea, dopo un anno vissuto tra incidenti, personale ammalato e intoppi che hanno fatto arrabbiare i pendolari.

Pendolari che da domani e per tutto il periodo natalizio perderanno le navette da Mestre a Noale e viceversa.

Guasto. Poco dopo le 9, si è verificato un inconveniente elettrico, che ha fatto saltare il controllo al sistema di sicurezza. In parole povere, non arrivava in segnale di apertura e chiusura delle sbarre. A quel punto, sul posto si sono diretti i tecnici di Rfi ma la circolazione su rotaia ha subito dei rallentamenti pesanti, tornando alla normalità solo dopo mezzogiorno. Sono state tolte delle navette, dei regionali si sono fermati e ripartiti da Mestre anziché farlo da Venezia, altri sono stati stoppati a Castelfranco invece di proseguire per Bassano. I regionali 5715 e 5716, da Castelfranco a Santa Lucia e viceversa, hanno viaggiato con 48 minuti di ritardo.

Disagi. Essendoci il binario unico da Maerne a Bassano, le difficoltà si sono intensificate, perché i treni dovevano “aspettare” dentro alla stazione per poi riprendere il tragitto quando le rotaie si sarebbero liberate. Con l’orario cadenzato, i regionali che arrivavano in ritardo a destinazione, altrettanto facevano lo erano quando ripartivano, provocando un’inevitabile catena di problemi.

Passeggeri. L’ora di punta era finita da poco meno di un’ora ma chi doveva muoversi per lavoro ha dovuto pazientare o trovare delle alternative per raggiungere la destinazione. Anno 2014. Ci sono state sbarre divelte da automobilisti, soprattutto a Noale, ma anche guasti e personale rimasto a casa per malattia, che hanno fatto arrabbiare e storcere il naso agli utenti, che non si trovavano il treno in stazione. C’è chi è arrivato spesso in ritardo al lavoro o in classe e nell’ultimo incontro con le Ferrovie, poco più di un mese fa, hanno chiesto di migliorare il servizio con il 2015.

Alessandro Ragazzo

 

Il problema

Da domani fino all’Epifania tolte 12 navette

SALZANO – Da domani al 6 gennaio compresi e per il prossimo periodo di pasquale, non ci saranno le 12 navette dei treni che collegano Noale a Mestre. Uno stop inserito nel nuovo orario delle Ferrovie partito dieci giorni fa, e che coincide con la chiusura delle scuole, che ha provocato la delusione dei passeggeri che in questi giorni si recheranno al lavoro come sempre. Le navette fermano anche a Spinea, Maerne e Salzano e hanno cadenza bioraria: da Mestre partono sempre ai minuti 22 di ogni ora dalle 6.22 alle 20.22, da Noale ai minuti 9 dalle 7.09 alle 21.09. I comitati di Salzano e Spinea si dicono delusi perché gli accordi presi in passato prevedevano che il servizio rimanesse anche in questi due periodi.

(a.rag.)

 

Nuova Venezia – Raccolta differenziata. Martellago superstar.

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20

dic

2014

LA CLASSIFICA DEI COMUNI

MARTELLAGO – Martellago superstar nella raccolta differenziata registrata a novembre. In generale, nei primi dieci della classifica Veritas, metà sono del Miranese mentre si registra per la prima volta l’ingresso di Marcon. Prevale di poco chi adotta i cassonetti a calotta. Dunque, il comprensorio continua ad andare bene nel differenziare la spazzatura, con Martellago che nei mesi scorsi è arrivata a quota 80,39% (sistema a calotta). Nel gradino più basso del podio ecco Spinea, assestatasi al 78,36 per cento (calotta). In mezzo c’è Cavallino Treporti (porta a porta), che ha raggiunto 79,79%. Bene anche Scorzè (77,58%), Santa Maria di Sala (77,01%) e Noale (76,16%), tutti con il sistema a calotta. Nel gruppo dei migliori entra anche Marcon (porta a porta), arrivato a toccare la percentuale del 77,84%: il comune a nord di Mestre arriva al quinto posto. Bene anche San Donà (calotta e 77,95% per cento), Fossò (porta a porta e 76,91%) e Campolongo (porta a porta a corrispettivo e 76,14%).

(a.rag.)

 

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