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Corteo di protesta ieri mattina per sollecitare il completamento del percorso fra il Vega e i Pili

Oltre un centinaio di persone ha partecipato ieri mattina alla bici-festazione di protesta per la pista ciclabile sul ponte della Libertà. Solo Giampiero Francescon è rimasto ai piedi del cavalcavia di San Giuliano perchè diffidato dal Prefetto in quanto organizzatore del corteo di bici che avrebbe dovuto percorrere il ponte fino a piazzale Roma. A Venezia i ciclisti ci sono andati lo stesso e in manifestazione, ma senza coinvolgere Francescon che altrimenti avrebbe pagato con una denuncia la protesta di tutti coloro che utilizzano le due ruote e che devono fare i conti con un progetto assurdo di pista ciclabile.

Secondo le intenzioni del Comune, com’è noto, i ciclisti dovrebbero utilizzare il sottopasso di via Torino, raggiungendolo grazie alla pista ciclabile di viale Ancona, per poi raggiungere i Pili. Ma proprio il tratto dal Vega ai Pili non è stato realizzato e quindi la pista sul ponte è di fatto irraggiungibile e rischia di esserlo per sempre, visto che l’Arpav chiede la bonifica in profondità dei terreni che si dovrebbero utilizzare per la realizzazione del tratto Pili-Vega.

La bici-festazione è arrivata senza problemi a piazzale Roma, foto ricordo sotto il ponte di Calatrava e ritorno.

Appuntamento finale in piazza Ferretto dove Francescon ha presentato le proposte dei ciclisti. Chi utilizza le due ruote vuole prima di tutto il completamento del percorso che porta da Mestre a Venezia, ma anche la realizzazione di tanti piccoli tratti di collegamento che ancora mancano all’appello. Come viale Garibaldi-via San Girolamo o viale San Marco-via San Pio X. Non solo, i biciclettari chiedono che sia finalmente realizzata anche la pista della Valsugana da Miranese ad Asseggiano e da Passo Campalto all’aeroporto. Infine la proposta che sia istituita una consulta cittadina sulla mobilità ciclopedonale.

 

LA PROTESTA

Capi reparto messi ad affettare il prosciutto per un giorno

LO SCIOPERO – Presidio dalle 3.30 del mattino

Volantinaggio a tutti i clienti

La spesa tra fischietti e bandiere

Quasi 200 dipendenti di Auchan hanno incrociato le braccia contro i 65 licenziamenti annunciati

Bandiere, fischietti, megafoni. Tutte cose che nell’atmosfera ovattata e tirata a lucido dei centri commerciali faticano a vedersi. E decine e decine di lavoratori che distribuivano volantini – non quelli con le “offerte speciali” – ai clienti che, da mattina a sera, entravano spingendo il carrello per la spesa del sabato.

«Il supermercato è rimasto aperto – diranno poi i dipendenti di Auchan -, ma lo sciopero è riuscito. Quasi in duecento su 323 dipendenti dell’ipermercato mestrini hanno aderito. Hanno dovuto mettere i capi reparto ad affettare la mortadella per tenere aperti i banchi».

Poche casse aperte, non più di 6 o 7 quelle con le cassiere negli orari di punta («ma di solito al sabato le tengono tutte accessibili»), il bancone del pesce fresco chiuso perché, mancando gli addetti, nessuno se l’è sentita di pulire le trote o le seppie, stesso discorso per la macelleria. Più di qualcuno, tra i clienti arrivati, si è accorto che non era un sabato come tutti gli altri, anche se dalla direzione hanno mobilitato tutto il personale disponibile per caricare gli scaffali all’inverosimile la sera prima e nell’intera giornata di ieri, per sopperire alle assenze dovute allo sciopero nazionale contro i licenziamenti annunciati da Auchan, 65 solo a Mestre.

«Alle 3.30 eravamo già qua, per convincere i primi colleghi che arrivavano ad aderire allo sciopero» spiegano lavoratori e sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs. Poi, dalle 9, si sono piazzati tutti agli ingressi del centro commerciale con bandiere e volantini, andando su e giù da un ingresso all’altro. Tante donne e tanti giovani: «Siamo persone, non dei numeri. Non possono mandarci via così». Arriva anche don Enrico Torta, parroco di Dese da anni vicino alle battaglie dei lavoratori degli ipermercati: «Non fatevi trattare come dei bicchieri di plastica. Questi prima vi usano e poi vi gettano».

E poi politici e candidati di vari partiti. C’è Tiziana Agostini, del Pd («il partito che ha voluto le liberalizzazioni da cui è iniziato tutto» dicono qui): «Io non ho votato Bersani – risponde -. Sono sempre stata contraria alle aperture selvagge che hanno portato a questi risultati: gente mandata a casa e centro di Mestre desertificato».

Pierangelo Pettenò (sinistra di “Veneto nuovo”, presente anche con Sebastiano Bonzio) accusa: «La Regione ha le sue colpe, ma sono stati i Comuni ad autorizzare i raddoppi delle superfici dei centri commerciali proliferati ovunque».

E l’ex assessore provinciale al lavoro, Paolino D’Anna (“Venezia domani” di Francesca Zaccariotto): «Io non sono andato all’inaugurazione della “Nave de vero”. Dicevano che avrebbero dato lavoro a mille persone, in realtà erano molte di meno e tanti interinali. I licenziamenti? La posizione di Auchan è sconcertante e assurda».

L’unico candidato sindaco a farsi vedere è Davide Scano (Movimento 5Stelle): «Paghiamo anni di errori. Noi faremo tutto il possibile per tagliare la grande distribuzione dagli strumenti urbanistici e contrastare le aperture domenicali. In parallelo, bisogna rilanciare Mestre agevolando le attività e i locali che vogliono promuovere iniziative in centro».

 

LA DIREZIONE – Il responsabile dell’ipermercato: «Calato il numero dei clienti»

«Questi tagli sono indispensabili»

A Mestre il fatturato è sceso dai 90 milioni del 2011 a 70 milioni

«I 65 esuberi? Non sono una forzatura. In tutti questi anni non abbiamo mai mandato via nessuno, ma oggi la situazione non è più sostenibile. Il fatturato dell’ipermercato di Mestre è sceso dai 90 milioni di euro del 2011 ai 70 milioni che ci aspettiamo di raggiungere quest’anno».

Marco Roberti è il direttore dell’Auchan di Mestre. È fiero – nonostante lo sciopero massiccio – di essere riuscito a garantire l’apertura quasi regolare dell’ipermercato di via Don Tosatto, mettendo tra corsie, banconi e casse anche tutti i capi reparto che, di solito, non toccano il denaro o la merce (e qualche problema l’hanno avuto quelli messi alla gastronomia, con fette di prosciutto tagliate non proprio alla perfezione).

«Non è calato, se non di qualche euro, lo “scontrino medio” di chi viene ad Auchan – spiega Roberti -. Attualmente la spesa media è pari a 32 euro: il vero problema è il calo del numero dei clienti perché la concorrenza li ha redistribuiti tra tutti gli altri iper e supermercati che sono stati aperti in questi anni. Il Gruppo Auchan ha fatto delle proposte concrete al tavolo sindacale per cercare di ridurre al minimo le ricadute occupazionali. Sono le organizzazioni dei lavoratori che hanno deciso di far saltare la trattativa e di proclamare questo sciopero».

I numeri del calo del fatturato della sede di Mestre sono comunque meno “terribili” del dato nazionale della catena, sceso dai 3,2 miliardi del 2010 ai 2,2 previsti quest’anno (un terzo in meno), ma il presidente ed amministratore delegato di Auchan, Patrick Espasa non sembra lasciar spazio a ripensamenti sul taglio di 1.426 posti in Italia che, a Mestre, riguarderebbero solo i dipendenti ai livelli più bassi: «Lo dobbiamo fare per tutelare gli altri 10mila posti di lavoro – spiega Espasa -. Per risanare il bilancio abbiamo lanciato un piano industriale con due priorità. La prima è di diffondere un nuovo progetto commerciale più semplice e moderno, basato sull’“every day low price” (prezzi bassi tutti i giorni, ndr.); la seconda priorità è di migliorare l’efficacia e la redditività dell’azienda, attraverso la riduzione dei costi generali di gestione, dei consumi di energia, della logistica, dei canoni di locazione, e soprattutto il costo del lavoro».

(f.fen.)

 

Crisi Auchan, lavoratori in piazza

Il gruppo francese annuncia 1500 esuberi, un terzo in Piemonte, Lombardia e Veneto. Il sindacato: sì alla solidarietà

ROMA – Scendono in piazza i lavoratori di Auchan per difendere il proprio posto di lavoro dopo che il gruppo francese della Gdo ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per circa 1.500 dipendenti.

Le proteste sono scattate in mezza Italia con dieci regioni colpite dalla decisione di Auchan di tagliare il personale. Solo nel mezzogiorno sono stati dichiarati circa 700 esuberi, di cui 270 in Sicilia, oltre 200 in Campania, 150 in Puglia e circa 100 tra Abruzzo e Sardegna. Più di 100 tagli sono previsti nei punti vendita del Lazio e della Marche mentre nel Nord Italia i lavoratori coinvolti sono oltre 500 tra Piemonte, Lombardia e Veneto.

«Non rassegnatevi!» incita il segretario generale della Cgil Susanna Camusso: «Auchan dopo aver occupato il territorio, inventato centri commerciali, di fronte alla crisi decide di tagliare 1.426 posti», aggiungendo: «Siamo oggi in tutte le piazze del nostro Paese, in particolare in quelle del mezzogiorno perché bisogna contrastare questa multinazionale e non bisogna rinunciare ad una lotta giusta per la difesa dei posti di lavoro,».

A Roma invece è il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, a dare il proprio sostegno ai lavoratori di Auchan Lazio che manifestano a Piazza Farnese. «Ogni volta che c’è una crisi, a pagare sono sempre i lavoratori», denuncia il leader della Uil.

«Il governo deve agire rapidamente e permettere al sindacato di fare una trattativa di solidarietà e non di mobilità».

Il gruppo transalpino replica con l’amministratore delegato, Patrick Espasa, che in una nota scrive: «Il nostro piano di intervento deve essere strutturale e profondo per ritrovare la nostra leadership e l’utile netto positivo entro il 2017. Auchan drede al rilancio dell’Italia, terzo paese in Europa e 11esimo più ricco al mondo, ed anche al potenziale del sud dove è presente la metà dei nostri ipermercati». Lunedì intanto il sindacato incontrerà l’azienda al Ministero del Lavoro «per proporre, come alternativa ai licenziamenti, la riduzione d’orario a 32 ore per tutti i dipendenti a parità di di salario».

 

Gazzettino – Mestre. Auchan si ferma: “No agli esuberi”

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9

mag

2015

COMMERCIO – Oggi lo sciopero a Mestre, ma l’azienda pensa al rilancio

«Noi non siamo esuberi». Lo si legge, a caratteri cubitali, nel volantino che oggi sarò distribuito dai dipendenti di Auchan, che hanno proclamato sciopero contro i 65 esuberi annunciati all’ipermercato di Mestre.

«Lo sciopero – si legge nella nota firmata dai sidnacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil – inizialmente proclamato contro la disdetta del contratto integrativo, appare ancor più necessario visto l’avvio della procedura di mobilità da parte del gruppo per 1426 dipendenti su un totale di 11422 nel territorio italiano. Nell’ipermercato di Mestre vengono dichiarati 65 esuberi, tutti semplici addetti con l’esclusione totale dalla procedura di capi reparto, capisettore, settore staff/servizi e settore direzione».

Da parte sua l’amministratore delegato di Auchan spa, Patrich Espasa, dichiara l’intenzione di rilanciare la sua presenza in Italia, e a «salvare 10mila posti di lavoro».

«Il nostro piano di intervento deve essere strutturale e profondo – aggiunge – per ritrovare la nostra leadership e l’utile netto positivo al più presto, entro il 2017».

 

«È inutile»: centinaia di ragazzi al sit-in nel giardino di Stefanini e Gritti, poi corteo nel quartiere Pertini

La preside vieta il rientro in classe: «Sono le regole, dopo la seconda ora serve la giustificazione»

Prima il sit-in nel cortile della scuola, poi la manifestazione lungo le strade del quartiere Pertini: mobilitazione ieri mattina degli studenti dell’istituto Gritti e del liceo Stefanini per protestare contro la costruzione della cosiddetta Vallenari bis, la strada che passerà a poche decine di metri dalla loro scuola, e che rappresenta la premessa di un’importante lottizzazione che vedrà costruire una seria di palazzine.

Un intervento da 17 milioni di euro funzionale all’espansione delle zone residenziali Bissuola Nord e Bissuola Sud per 4000 nuovi abitanti potenziali: questi almeno erano i piani dell’amministrazione, prima dello scoppio della crisi immobiliare.

Intanto i lavori per la strada sono partiti. Gli studenti però la ritengono un’opera costosa e inutile e hanno deciso di far sentire la loro voce. Così, oltre ad aver raccolto oltre 1.500 firme, ieri hanno deciso di manifestare, spingendosi a togliere i picchetti che un paio di mesi fa erano stati piantati nel cortile della scuola proprio per delimitare l’area del cantiere e il sedime della strada.

La nuova strada collegherà via Vallenari a viale Vespucci, sarà lunga 1.900 metri e costituito da una corsia per ogni senso di marcia, con 7 rotonde. Il progetto prevede inoltre un ponte sul canale Osellino, che consentirà alla nuova strada di innestarsi sull’incrocio esistente di via Sansovino e viale Vespucci.

«È un’opera inutile, la grande opera di Mestre», spiega Enrico Medulli, per il collettivo degli studenti del Gritti, «e noi studenti non vogliamo venga realizzata. È una strada pensata molti anni fa, e che ora è inutile. Non si possono buttare via così 17 milioni, mentre vengono tagliati i fondi per la cultura e i servizi sociali».

Alla manifestazione di ieri hanno partecipato alcune centinaia di studenti. Molti di loro saranno anche in centro storico a Venezia sabato 9 maggio per la manifestazione organizzata contro le grandi opere e contro il passaggio delle grandi navi in laguna.

«La Vallenari bis non passerà», ribadiscono i ragazzi, «e noi siamo pronti a metterci in mezzo per bloccarla».

A essere bloccati ieri però sono stati alcuni di loro, in particolare gli studenti del Gritti che si sono visti negare l’accesso in classe. «Non ne capiamo il motivo, ci è stato impedito il diritto all’istruzione».

La preside Emanuela Cechettin è stata irremovibile, e lo ha spiegato agli studenti. «Non contesto il fatto che abbiamo deciso di manifestare, ne prendo atto. Ma il regolamento della scuola prevede che dopo la seconda ora si possa entrare in classe solo con la giustificazione dei genitori. Purtroppo è stata veicolata l’idea che questa giustificazione non fosse necessaria, e invece non era così. Quindi gli studenti che ne erano sprovvisti (la maggior parte, ndr), sono stati invitati a tornare a casa e a presentarsi il giorno successivo con la giustificazione. Le regole vanno rispettate: vale per chi ha mal di denti e anche per chi protesta e manifesta».

Francesco Furlan

 

Gazzettino – Mestre. Vallenari-bis, studenti in sciopero

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8

mag

2015

Protesta di 500 allievi dello Stefanini e del Gritti contro la nuova strada che attraverserà il quartiere

Quella strada sorgerà a pochi metri dalla loro scuola e ne attraverserà i giardini. Ma di veder spuntare altro cemento, gli studenti non ne vogliono proprio sapere. Per questo ieri mattina hanno organizzato una doppia manifestazione di protesta: prima un sit-in nel giardino della scuola, e poi un corteo lungo le strade del quartiere.

Non è la prima volta che i ragazzi dello Stefanini e del Gritti si fanno sentire per contestare la Vallenari bis, la strada che attraverserà anche il loro quartiere, il Pertini. Ad aprile avevano lanciato un appello contro il progetto del raddoppio della via e promosso una raccolta di firme. E per portare la protesta oltre i confini del quartiere ieri hanno deciso di scendere in strada. In corteo c’erano più di 500 persone ed erano tutti studenti.

Gli insegnanti e i residenti non hanno sfilato ma hanno scelto ugualmente di aderire alla protesta firmando l’appello che ha già raccolto 800 adesioni. E ribadiscono che non hanno intenzione di mollare. Anzi, hanno anche deciso di sradicare i picchetti che erano stati piantati per delimitare un tratto di duecento metri della futura strada e il cantiere.

«Un’iniziativa simbolica che vuole ribadire la nostra contrarietà a questo progetto» spiegano gli studenti – Per quest’opera infatti verrebbero investiti 17,5 milioni di euro, cementificati 40 ettari di terra con la conseguente devastazione di una delle poche aree verdi di Mestre. Aderiremo inoltre al corteo del 9 maggio a Venezia, giornata durante la quale manifesteremo assieme a molte altre realtà, tra cui il comitato No Grandi navi, contro il sistema di mafia e corruzione spesso legato alle grandi opere. Saremo poi nuovamente in piazza il 12 maggio in occasione dello sciopero contro gli Invalsi e la riforma Buona Scuola».

Ed è questo che hanno chiesto ieri, dal giardino della loro scuola: meno soldi per le grandi opere e più finanziamenti alla scuola pubblica. E dopo un’assemblea, in cui sono state affrontate le problematiche relative al progetto, il corteo si è poi mosso lungo le vie del quartiere, bloccando il traffico. «Alla fine della manifestazione non ci hanno permesso di rientrare a scuola per partecipare alle lezioni – concludono – limitando il diritto al dissenso e ledendo il diritto all’istruzione».

Melody Fusaro

 

LO SPRECO – Pronto da anni, il sottopasso della Gazzera non sarà collegato a nessuna strada

Opera inutile, non ci sono soldi per la viabilità verso Castellana e Mestre centro

VIA OLIMPIA – In treno sull’Sfmr solo per chi va a piedi

La nuova stazione dell’Sfmr alle spalle di via Olimpia sarà raggiungibile solo attraverso un ponte ciclopedonale che verrà installato nelle prossime settimane.

C’è l’asfalto, il marciapiede, la pista ciclabile e una sfilza di lampioni. Perfino i pannelli fonoassorbenti. Ma questo tunnel sotto la linea ferroviaria per Udine, pronto da anni e collegato al progetto regionale della metropolitana di superficie, finirà nel “nulla”, con una rotatoria utile solo a tornare indietro e a ributtarsi in via Brendole, da dove parte la stessa strada. Perché, saltato il nuovo quartiere residenziale a cavallo tra la Gazzera e la Castellana, tutta la nuova viabilità di collegamento (anche quella diretta alla futura stazione dell’Sfmr di via Olimpia) non verrà realizzata.

L’impresa che riprenderà in mano il cantiere dell’Sfmr, bloccato da fine 2014 per il fallimento della ditta precedente, si limiterà a realizzare una rotonda all’uscita del sottopasso, ai piedi della tangenziale, e niente di più. Da lì, infatti, sarebbero dovuti intervenire i privati secondo l’accordo di programma siglato ancora nel 1999 ma che l’ex giunta Orsoni ha revocato nel maggio 2014, giusto un anno fa. Quindi tutto si fermerà lì, con quella rotatoria in mezzo ai campi, mentre il progetto iniziale prevedeva una nuova strada che, passando sotto la tangenziale, avrebbe corso parallelamente alla A57 per sbucare sulla Castellana, alla Cipressina. Ma non solo, perché nel medesimo intervento – circa a metà della “complanare” alla tangenziale – era previsto anche il collegamento alla nuova stazione dell’Sfmr di Mestre centro, alle spalle del palazzetto di via Olimpia, che a questo punto sarà raggiungibile solo a piedi attraverso un ponte ciclopedonale che verrà posato nelle prossime settimane sul Marzenego.

L’ennesimo spreco di denaro pubblico? A meno che la Regione o il Comune non trovino i soldi per completare la viabilità prevista dal progetto iniziale, i milioni di euro spesi per il by-pass tra via Brendole e Gazzera, e soprattutto per il supertunnel sotto la ferrovia, saranno tutti soldi gettati più o meno al vento, in quanto non serviranno nemmeno a far respirare il nodo di via Gazzera Alta dal traffico di attraversamento di chi vuole immettersi in tangenziale.

Fulvio Fenzo

 

BLITZ DEI 5 STELLE «Stazione allagata, non si può costruire lungo il Marzenego»

Blitz nel cantiere abbandonato del Movimento 5 Stelle. La candidata presidente della Municipalità di Chirignago-Zelarino Lucia Chiavegato ed altri candidati pentastellati si sono recati nella stazioncina dell’Sfmr alle spalle di via Olimpia (la cui costruzione riprenderà nelle prossime settimane) ed hanno trovato tutto allagato. «È la prova del gravissimo rischio idraulico dell’area del Marzenego – denuncia Lucia Chiavegato – che sarà sicuramente amplificato con le nuove edificazioni civili e commerciali previste tra Gazzera e Castellana. Se è vero che il Comune ha revocato l’anno scorso l’accordo di programma del nuovo quartiere residenziale, ci risulta che in Regione la maxi lottizzazione è tuttora prevista, rischiando di mettere a repentaglio la sicurezza idraulica di tutta la zona di Mestre “lato via Piave”».

Per il Movimento 5 Stelle vanno dunque bloccate per sempre le nuove edificazioni, completando solo le infrastrutture previste. E questa sera, alle 21 nel municipio di piazza S. Giorgio a Chirignago, i 5 Stelle presenteranno candidati e programmi per Comune e Municipalità di Chirignago-Zelarino.

 

Gazzettino – Mestre. Sfmr, ripartono i cantieri.

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7

mag

2015

TRASPORTI L’ex Coveco, ora “Kostruttiva”, sostituisce l’impresa che aveva abbandonato i lavori

L’ingegner Piva: «Per fine anno terminate le stazioni di Mestre e Gazzera»

Incarico a due ditte per completare l’opera

INTERVENTO – Parte da via Olimpia e arriva alla Gazzera

Il cantiere Sfmr parte da via Olimpia, si estende lungo la ferrovia fino al cavalcavia della Giustizia e, sull’altro fronte, attraversa la Gazzera

Si riparte. Addirittura – forse – con due imprese che opereranno in contemporanea per terminare i lavori entro fine anno. Il maxi-cantiere dell’Sfmr che parte da via Olimpia, si estende lungo la ferrovia fino ai piedi del cavalcavia della Giustizia e, sull’altro fronte, attraversa la Gazzera innestandosi su via Brendole, si è rimesso in moto da un paio di giorni per portare a termine le nuove stazioni del “metrò di superficie” della Gazzera e di Mestre centro. La Coveco (ora ribattezzata “Kostruttiva”) ha dunque sostituito la Cooperativa Costruzioni di Modena che aveva abbandonato il cantiere nell’autunno scorso, evitando di far saltare l’appalto regionale che, altrimenti, si sarebbe dovuto rifare daccapo.

«In questi giorni abbiamo iniziato le operazioni di pulizia e messa in sicurezza del cantiere – spiega Michele Piva, ingegnere e direttore tecnico di Kostruttiva -, interventi preliminari al riavvio dei lavori e che vanno di pari passo con la ripresa del rapporto con la Regione Veneto. Il nostro consorzio ha individuato la nuova impresa affidataria che, molto probabilmente, sarà affiancata da un’altra ditta proprio con l’obiettivo di terminare i lavori nel più breve tempo possibile. Quando? Pensiamo anche entro la fine di quest’anno».

Una marcia a tappe forzate per un cantiere che, aperto il 3 settembre 2009, doveva consegnare le due stazioni dell’Sfmr e le strade pronte nel marzo 2012, data progressivamente slittata in avanti e attualmente non ancora messa nero su bianco. Quelli di via Olimpia e della Gazzera (stazione e parcheggi, oltre alle strade di collegamento e al by-pass che toglierà il traffico di attraversamento dal centro della Gazzera), sono infatti i due tasselli mancanti del Sistema ferroviario metropolitano regionale, tra l’altro essenziali per il nodo di Mestre, visto che dalla stazione alle spalle di via Olimpia e il parco dei Sabbioni si potrà salire in treno ed andare a Venezia.

Le nuove stazioncine dell’Sfmr, entrambe dotate di parcheggi scambiatori da circa 150 posti, saranno a marciapiede rialzato e dotate di pensilina: quella di Gazzera tra le linee Mestre-Trieste e Mestre-Treviso, mentre quella di via Olimpia sarà sulla Venezia-Trieste. Tuttavia, per i vari problemi emersi a cantiere già aperto sulle distanze tra le nuove stazioncine, tutto venne riprogettato limitando quella della Gazzera solo a servizio della linea per Udine, ed arretrando di 300 metri verso la Gazzera quella di via Olimpia.

«Il primo passo concreto che tutti i cittadini potranno notare sarà la posa di una nuova passerella ciclopedonale sul Marzenego, all’altezza dei campi da calcetto – riprende l’ing. Michele Piva -. È pronta e sarà montata nelle prossime settimane, mentre in parallelo procederemo con la costruzione delle stazioni e, una volta risolti alcuni problemi con le interferenze delle linee dell’Enel, anche con il completamento della viabilità prevista dai progetti. Ripeto, ora il nostro obiettivo è di stringere al massimo i tempi».

 

Presidio dei lavoratori e dei sindacati davanti al centro commerciale

«Protestiamo contro la scelta unilaterale del gruppo di dichiarare gli esuberi»

I lavoratori di Auchan, solidali con lo sciopero nazionale, incrociano le braccia contro i licenziamenti. Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Fisascat Cisl, sabato mattina a partire dalle 9 saranno a fianco ai lavoratori dell’ipermercato, che sulla scorta della linea nazionale del marchio, ha annunciato 65 esuberi nel punto vendita di Mestre. Sabato è previsto un presidio.

«Lunedì si sono svolte le assemblee con i lavoratori», scrivono i sindacati, «nell’ipermercato di Mestre vengono dichiarati 65 esuberi, tutti semplici addetti con l’esclusione dalla procedura di capi reparto, capisettore, settore staff e servizi e settore direzione. Una decisione prepotente e autoritaria. Dopo quasi 7 anni di crisi economica, le scelte sbagliate da parte del management aziendale vengono fatte ricadere sui semplici addetti, che già molto hanno dato per attenuare il calo di fatturato».

E ancora:«Negli ultimi anni la direzione ha disdetto ogni forma di accordo e prassi interna, a partire dal riconoscimento delle pause retribuite, perché ciò avrebbe permesso di recuperare produttività. Ma non era sufficiente. Di seguito l’accordo su un contratto di solidarietà di un anno, tra l’altro usato pochissimo e interrotto per permettere i lavori di ampliamento del centro commerciale».

Precisano: «Il centro commerciale “Porte di Mestre” nonostante la ristrutturazione sta risentendo della crisi dei consumi nel territorio, ma fino a qualche mese si assumevano lavoratori per coprire i presidi necessari. Perché improvvisamente una dichiarazione di 65 esuberi?».

Chiariscono le sigle sindacali: «Questa situazione è figlia della rottura delle trattative a livello nazionale, dove a fronte del rifiuto da parte di Filcams Fisascat e Uiltucs di accettare le richieste avanzate, si è registrata non solo la volontà di Auchan di disdire unilateralmente il contratto integrativo ma addirittura di aprire una procedura di licenziamento collettivo nel territorio nazionale. Detto fatto, prima disdetta del contratto integrativo e poi apertura della procedura di mobilità di tutto il gruppo».

I sindacati non ci stanno: «Nella procedura si dichiara che questi esuberi sono da considerarsi strutturali, anche se l’ipermercato è stato modificato e il centro commerciale raddoppiato. Nonostante tutto sia cambiato dal 2013, si dichiara la certezza che gli ammortizzatori sociali non sarebbero utili. E non si discute delle liberalizzazioni degli orari di apertura, che rappresentano solo maggiori costi di esercizio senza aumento delle vendite».

Da qui lo sciopero: «Protestiamo contro questa impostazione aziendale e respingere ogni forma di licenziamento unilaterale».

Marta Artico

 

SABATO LO SCIOPERO

Auchan presenta i conti per giustificare gli esuberi, in Italia e nell’ipermercato di Mestre. E sono numeri terribili quelli snocciolati ieri pomeriggio dal direttore Risorse umane Stronati in commissione Lavoro del Senato, con un calo di un miliardo di euro di fatturato in soli cinque anni, tale da giustificare quei licenziamenti che – nel linguaggio dei manager – sono “soluzioni strutturali”.

«Nel 2010 il fatturato del nostro gruppo era di 3,2 miliardi di euro, sceso a 2,5 miliardi nel 2014, anno nel quale abbiamo chiuso il bilancio con 112 milioni di passivo – ha detto Stronati -. Quest’anno ci sarà un’ulteriore contrazione del 15 per cento e prevediamo un fatturato di 2,2 miliardi».

Per questo il gruppo francese avrebbe deciso di tagliare 1.426 posti, di cui 65 anche nell’ipermercato di Mestre che dopodomani, sabato, aderirà allo sciopero nazionale con un presidio all’entrata del centro commerciale di via Don Tosatto. Il manager ha confermato che Auchan abbandonerà la strategia delle “offerte speciali” prediligendo il “low price” (prezzi bassi) generalizzato. «Gli ipermercati hanno ormai perso competitività perché sono localizzati fuori dai centri urbani» ha ammesso Stronati.

«È in gioco la nostra dignità – interviene intanto Enrica Cheldi, 42 anni, dipendente proprio di Auchan Mestre e candidata del Movimento 5 Stelle in Regione -. Mi auguro che in tanti aderiscano allo sciopero, perché dobbiamo insegnare ai nostri figli cosa sarà per loro il lavoro. Non me la sento proprio di “abbassare la testa”».

(f.fen.)

 

«Questa volta gli slogan li lanciamo noi». È così che Confesercenti Venezia vuole invertire le parti, candidandosi a sindaco della città. Una candidatura simbolica, ovviamente, visto che gli aspiranti sindaci non mancano. Ma con tanto di programma elettorale, che l’associazione degli esercenti ha scelto di riassumere in brevi ed efficaci slogan.

«E adesso saremo noi a incontrare tutti i candidati sindaci per proporre le nostre semplici idee per costruire il futuro della città» spiega Francesco Mattiazzo, presidente di Confesercenti Venezia – perché stiamo vivendo un momento difficile, gli esercenti non ce la fanno più e i negozi continuano a chiudere”.

E ovviamente il programma di Confesercenti, composto da sette punti, è dedicato a loro. I candidati sono stati invitati per venerdì 8 maggio dalle 11 alle 12 al gazebo in Piazza Ferretto, dove ci sarà un primo confronto su questi temi, aperto ai commercianti e a tutti i cittadini.

Hanno già confermato la presenza Casson, Brugnaro, Scano e Bellati. Zaccariotto invece parteciperà all’appuntamento di Marghera in programma per mercoledì prossimo.

Un’altra giornata in piazza con gazebo e manifesti, è organizzata per martedì 12 a Favaro davanti al municipio.

La ricetta di Confesercenti partirà quindi dallo slogan «meno tasse», che non ha bisogno di spiegazioni, per continuare con «più vitalità al commercio», «una città più bella», «meno burocrazia», «più sicurezza» e finire con lo «stop ai centri commerciali» e un sì «alla politica onesta».

E su questi sette punti Confesercenti raccoglierà i voti simbolici dei veneziani.

«Non c’è niente di nuovo e tutti sanno benissimo cosa deve fare un Comune per rendere il commercio più vitale» afferma Maurizio Franceschi, direttore di Confesercenti Venezia.

«Tra i temi – aggiunge – abbiamo inserito anche quello dei centri commerciali. I licenziamenti di Auchan, infatti, dimostrano che quel sistema è solo una grande bolla di sapone».

Ai candidati, quindi, chiederanno poche cose. «Ma ci aspetteremo delle risposte precise – aggiunge Franceschi -. E ci dovranno dire che cosa pensano di fare, perché di idee ce ne sono molte ma poi manca la concretezza. Ogni spunto è legato all’altro, perché la tassazione è legata al commercio che è a sua volta collegato alla sicurezza dei cittadini».

«Noi abbiamo preparato gli slogan e abbiamo le idee chiare – conclude il vice direttore Michele Lacchin -. Ora tocca ai candidati dirci che cosa vogliono farne».

 

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