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PIVA, GIà a CAPO DEL MAGISTRATO alle acque

VENEZIA – L’inchiesta Mose viaggia sotto quota periscopica. Accusa e difesa sono alle prese con la montagna di carte che documentano la grande abbuffata: i pm per aumentare i riscontri, gli avvocati per cercarne i punti deboli e demolirli. Domani scadono i termini della carcerazione preventiva (tre mesi dal 4 giugno) per il «gruppo degli spioni», i romani del settimanale «Il Punto» Alessandro Cicero e Vincenzo Manganaro e l’ingegner bellunese Luigi Dal Borgo, collegato a loro per una parte delle imputazioni. E per l’ingegnere Maria Giovanna Piva, che fu a capo del Magistrato alle Acque dal 26 luglio 2001 al 30 settembre 2008. Erano gli anni di fuoco del Consorzio Venezia Nuova, quando il sistema delle retrocessioni ideato dal “grande burattinaio” Giovanni Mazzacurati marciava a pieno regime. Con le fatture gonfiate dalle ditte il Consorzio pagava mezzo mondo, a cominciare dai controllori. In testa il Magistrato alle Acque, cui spettava il controllo diretto sul Mose. «Alla Piva avrò fatto una dazione dell’ordine di 200 mila euro ogni sei mesi, questa era più o meno la cifra», ha riferito Mazzacurati negli interrogatori dell’estate 2013, dopo l’arresto. A queste «dazioni» partecipavano le imprese, solo la Mantovani contribuiva con altri 200 mila euro l’anno. Per la Piva, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Alberto Scaramuzza, saltava fuori un secondo stipendio di 400 mila euro l’anno. Una cifra analoga andava a Patrizio Cuccioletta, subentrato alla Piva, che ha ammesso, chiedendo il patteggiamento. La Piva invece ha negato tutto il 2 luglio scorso, davanti al Tribunale del Riesame. Il quale non le ha creduto. In ogni caso il secondo stipendio non bastava. Al Magistrato alle Acque, ciliegina sulla torta, era usuale attribuire incarichi di collaudo di opere pubbliche. Extra stipendio primo ed extra secondo, come gratifica. «Non li abbiamo mai conteggiati come forma di remunerazione, era un modo per fargli un favore», spiega Mazzacurati nell’interrogatorio del 9 ottobre 2013, facendo i nomi dei beneficiari: la Piva, Cuccioletta e Ciriaco D’Alessio, arrivato a Venezia nel novembre 2011. Noterella biografica: D’Alessio era già stato arrestato per concussione nella Tangentopoli del 1993. Incassava bustarelle per sé e le smistava all’allora ministro Gianni Prandini. Lui si salvò con la prescrizione, non altrettanto Prandini. «Quando facevate avere questi collaudi, a chi chiedevate il favore?», domandano i pm veneziani a Mazzacurati. «Se erano di competenza regionale si faceva con Galan», risponde Mazzacurati «altrimenti bisognava risalire al ministero». «Lo chiedevate direttamente a Galan?». «Eh sì». Si arriva così al collaudo del nuovo ospedale di Mestre, che è di competenza regionale. La gratifica “tocca” a Maria Giovanna Piva. La cifra in ballo è dell’ordine di 350 mila euro. E cosa fa la Piva? Tira per le lunghe così da andare in pensione prima della conclusione del collaudo, evitando una norma che l’avrebbe costretta a lasciare all’amministrazione metà dell’onorario. Lo rivela Piergiorgio Baita nell’interrogatorio del 30 ottobre 2013 al tenente colonnello Roberto Ribaudo e al maresciallo Andrea Paternoster della GdF di Mestre, delegati dal pm Stefano Ancilotto. «Sono a diretta conoscenza dei fatti», dice Baita «perché all’epoca ero vicepresidente della società concessionaria, la Veneta Sanitaria Finanza Progetto spa». In questa società la Mantovani continua ad avere il 20 per cento, gli altri soci sono Astaldi, Aerimpianti, Gemmo, Cofathec, Aps, Mattioli e Studio Altieri. Continua Baita: «L’individuazione dei membri della commissione di collaudo spettava al direttore dell’Usl 12 Veneziana, dottor Antonio Padoan. Ricordo che il collaudo venne ritardato in quanto l’ingegner Piva non intendeva chiudere le procedure sino al momento del suo pensionamento, per evitare di dover retrocedere la metà del compenso. Ciò in quanto all’epoca era entrata in vigore una norma in base alla quale i dipendenti pubblici che avessero ricevuto l’incarico di effettuare collaudi avrebbero dovuto retrocedere il 50% del compenso all’amministrazione di appartenenza. L’ingegnere Piva chiese di posticipare la liquidazione del compenso sino al suo pensionamento, per non dover retrocedere nulla».

Renzo Mazzaro

 

«L’ipotesi del percorso in sotterraneo lungo la gronda lagunare è stata a lungo dibattuta e l’esito della discussione è stato il voto del consiglio comunale che ha espresso la sua contrarietà, indicando il tracciato alternativo». A esprimersi in questi termini sull’alta velocità, è Alessandro Baglioni, vicepresidente del consiglio di Municipalità di Favaro. «La stazione dell’alta velocità all’aeroporto non può in alcun modo sostituire la stazione di Mestre», spiega, «nella quale dovranno continuare a transitare e fermare tutti i convogli. Il collegamento con l’aeroporto dovrà avvenire così come indicato dal consiglio comunale nei mesi scorsi, ovvero per mezzo della bretellina prevista nel Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (Sfmr) che si stacca dalla linea Venezia-Trieste nei pressi di Dese e, costeggiando la bretella autostradale aeroportuale raggiunge l’aerostazione». Il percorso sotterraneo, è stato bocciato. «Il tunnel sarebbe un’opera dall’impatto enorme in un territorio delicatissimo». E ancora: «L’alta velocità, invece, potrebbe essere l’occasione per realizzare più velocemente la linea Sfmr che collegherà la stazione di Mestre all’Aeroporto, staccandosi a Dese dalla ferrovia per Trieste e passando per l’area del Quadrante di Tessera. Questa linea risulta strategica nell’ambito della Metropolitana ferroviaria, che la Regione, seppur in grande ritardo, sta cercando di mettere a regime».

(m.a.)

 

L’avvio sperimentale: otto corse al giorno lungo la tratta Padova-Venezia, il tempo di percorrenza è fissato in 50 minuti

PADOVA – Si parte. Finalmente si parte. Con dieci anni almeno di ritardo, ma, questa volta, la prima metro regionale di superficie, lunedì 8 settembre, alle 8.35, partirà dal binario 2 della nuova stazione giardino, pronta già da un anno sul lato sud di Padova Centrale. Al momento la linea metropolitana Padova-Venezia (37 chilometri) sarà attivata a titolo sperimentale solo sino al 13 dicembre, ma appare molto probabile che proseguirà anche nel 2015. Basta dare uno sguardo ai tabelloni generali cartacei degli orari Fs già affissi nelle stazioni di Padova, Venezia- Mestre e Venezia-Santa Lucia per constatare che i primi treni metropolitani sono otto all’andata ed altrettanti al ritorno. In tutto sedici. I nuovi convogli, che saranno dei treni Stadler, con 750 oppure 450 posti disponibili, partiranno da Padova alle 8.35, 11.35, 13.35, 14.35, 15.35, 17.35, 18.35 e 20.35. La prima metro arriverà a Santa Lucia alle 9.25 con un tempo di percorrenza di 50 minuti. Fermate previste: Ponte di Brenta, Vigonza-Pianiga, Dolo, Mira-Mirano e Mestre. I nuovi treni metropolitani andranno ad aggiungersi ai 210 convogli giornalieri, sia Regionali che Frecce Argento, Frecce Bianche ed Italo di Ntv, che già oggi collegano la città del Santo con la laguna. E pensare che, come disse l’ex governatore Giancarlo Galan quando, nel 2004, si mise in testa il cappello rosso da capostazione a Vigodarzere, il primo convoglio sarebbe dovuto partire entro il 2010. Sono venticinque anni che il progetto Smfr va avanti a passi di lumaca. Costato, sino ad oggi, oltre cento milioni, non è ancora a regime. Nel complesso è stato realizzato il quadruplicamento della tratta ad Alta Velocità/Alta Capacità Padova-Mestre (km 26); è stato costruito il raddoppio della linea Padova-Camposampiero-Castelfranco ed è stata anche realizzata la nuova tratta fra Mestre e Maerne di Martellago, con la realizzazione della nuova stazione di Spinea, senza, però, il completamento a doppio binario sino a Castelfranco, via Trebaseleghe, Piombino Dese e Noale. Questo perché la prima linea metropolitana di superficie del Veneto, in base al progetto originario, dovrebbe correre sull’asse Padova-Mestre-Castelfranco (con diramazione Treviso-Padova). «L’importante è che l’ 8 settembre si parta», sottolinea Lorenzo Manfredini, responsabile di Rfi di Padova, «nel frattempo stiamo potenziando la linea Padova-Vicenza, dove i treni potranno correre alla velocità massima di 200 km l’ora.

Felice Paduano

 

VENEZIA – L’Alta Velocità fermerà a Tessera. Le Ferrovie vanno avanti nel progetto, che ha sollevato molte perplessità nel territorio veneziano. L’amministratore delegato di Trenitalia Mario Elia, ieri in laguna per benedire la partenza del «Treno Expo» lo ha confermato pur dimostrandosi assai prudente. «Il progetto di massima per collegare l’aeroporto di Venezia alla linea dell’Alta Velocità sarà presentato entro dicembre», dice, «il ministero si pronuncerà entro febbraio, e da allora cominceremo il confronto e le attività necessarie per reperire i finanziamenti e arrivare a un’opera condivisa». I fondi stanziati dal governo per il decreto «Sblocca Italia» danno un po’ di ossigeno al potenziamento della Tav sulla tratta Brescia-Verona e poi per progettare la Verona-Padova e la stazione a Tessera. Entro l’anno, ha detto Elia, «sarà assegnato un altro tratto della Brescia-Verona, con due importanti gallerie. È stato raggiunto un accordo per la stazione di Vicenza e contiamo di andare avanti». Ma i contorni non sono ancora definiti. «Ce lo ha chiesto la società aeroportuale», dice l’ad delle Ferrovie, che con il presidente di Save Enrico Marchi ha firmato al raduno di Cl a Rimini un protocollo d’intesa sulla nuova stazione.

Ma le voci contrarie alla Tav a Tessera sono molte, a cominciare dal Consiglio comunale, oggi sciolto. «Un grave errore», secondo molti urbanisti, perché il baricentro si sposterebbe fatalmente da Mestre all’area di Tessera, dove è pronto un piano di costruzione e di investimenti da un miliardo. La «Tessera City» che il Comune ha in gran parte ridimensionato con l’ultimo Piano del territorio (Pat). «Siamo alla prima fase degli interventi», ha detto ancora l’ad di Trenitalia, «e lo scalo di Tessera è l’unico che si presta a uno studio di fattibilità più concreto, perché non ha nessun collegamento». L’idea di Save e Trenitalia è quella di collegare l’aeroporto alla linea Venezia-Trieste, dove si sta progettando un adeguamento della linea esistente per far viaggiare i treni almeno a 200 chilometri orari. Tessera potrebbe essere la stazione passante o di testa di questo nuovo collegamento veloce, anche con un collegamento con la vecchia ferrovia dei Bivi. «Quando l’opera sarà condivisa», ha detto Elia, «si troveranno i finanziamenti, con la partecipazione sempre continua dei responsabili dell’aeroporto». L’amministratore delegato ha anche auspicato una «velocizzazione» dei tempi burocratici. «Dal progetto ai lavori passano in media 3 o 4 anni», dice, «ma per approvare il progetto ci chiedono di avere garantiti i finanziamenti per tutta l’opera. La certezza dei tempi e il dialogo con il territorio sono i nostri punti cardine. Anche perché l’opera non è il risultato, ma lo strumento per raggiungerlo». Sull’asse Venezia-Torino sono 42 oggi i treni giornalieri. Con l’Expo 2015 sono attesi almeno 20 milioni di visitatori, il 35 per cento dei quali arriverà in treno. «Per giugno 2015», ha annunciato Elia, «entrerà in servizio anche il treno Fecciarossa 1000 da 350 chilometri orari».

Alberto Vitucci

 

TRASPORTI – L’ex assessore Ferrazzi rivela che la fermata dell’Sfmr è stata costruita per ospitare i convogli più lunghi

I treni dell’alta velocità fermeranno in via Olimpia a 300 metri da piazza Ferretto. La stazione dell’Sfmr, che sarà pronta tra qualche mese, è stata progettata proprio per ospitare anche i convogli della Tav: la banchina, infatti, è lunga 280 metri e il treno Freccia Bianca è lungo 275, mentre il Freccia d’argento è più corto, ha solo sette vagoni. Solo il Freccia rossa è lungo 300 metri ma non passa per Mestre, va solo su Milano.
Lo rivela l’ex assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi che è convinto sia una grande opportunità per il centro di Mestre: «Si creerà un polo di attrazione fenomenale perché una stazione dell’alta velocità porta passeggeri, business, finanziamenti e turismo».
Oltretutto per chi arriva dalla direttrice Torino-Milano o dalla Salerno-Napoli-Roma, sarà un risparmio di tempo scendere in via Olimpia piuttosto che a Mestre centrale, e anche proseguire per l’aeroporto raggiungibile in dieci minuti. «Con la soluzione prospettata dall’accordo tra il ministero dei Trasporti e le Ferrovie, oltre che garantire una grande opportunità per lo sviluppo dell’aeroporto, si tutela il territorio e si risparmiamo un sacco di soldi, evitando appunto il tunnel sotto alla gronda lagunare – continua Ferrazzi -. Soldi che potranno essere impiegati anche per ultimare la tratta Brescia-Padova, vergognosamente ancora senza finanziamento, con il risultato che per andare a Milano da Mestre si impiegano 2 ore e mezza quando va bene, lo stesso tempo che ci si mette per collegare Roma con Milano».
Anche il presidente di Confindustria Venezia Matteo Zoppas ha accolto molto positivamente la firma dell’accordo: «Poter sfruttare una stazione all’interno dell’aeroporto è un vantaggio notevole per i viaggiatori ma anche per coloro che si spostano da ovest a est del Nord Italia, facendo sì che il Marco Polo possa essere una scelta privilegiata rispetto ad altri scali». Il presidente degli industriali vede inoltre ottime opportunità per l’intero sistema produttivo: «Un intervento che sarà in grado di elevare la rete infrastrutturale ai livelli delle più moderne città europee. Questo rappresenta un forte elemento di crescita, sviluppo e competitività, e quindi una nuova opportunità di indotto, manifatturiero e turistico, per il nostro territorio».
Il Pd veneziano, infine, afferma di avere «sempre sostenuto la necessità per l’aeroporto di essere collegato con l’alta velocità» ma allo stesso tempo il segretario comunale Emanuele Rosteghin chiede che «venga coinvolta fin da subito la città nelle scelte, con un processo partecipativo reale e concreto, visto che queste decisioni potrebbero incidere sugli stessi assetti urbani della terraferma, in particolare è necessario chiarire il ruolo, per noi strategico, della stazione di Mestre e di Venezia Santa Lucia».

E.T.

 

L’ex assessore Ferrazzi

C’è chi esulta, come il presidente di Save, Enrico Marchi, convinto che questa possa essere la volta buona e chi invece è più cauto. Come il segretario metropolitano del Pd, Emanuele Rosteghin: «È positivo che il governo abbia deciso di portare l’Alta velocità a Tessera scartando il percorso lungo la gronda lagunare», spiega, «ma la decisione sul tracciato deve essere presa con la città». La reazione del Pd fa seguito alla firma dell’intesa firmata da Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture, e Michele Mario Elia, ad delle Ferrovie che prevede un investimento di oltre 700 milioni di euro. Una stazione passante, tappa del percorso Venezia-Trieste, il cui progetto di massima dovrà essere elaborato dalle Ferrovie entro dicembre. «Una cosa deve essere chiara: non esiste che l’unica fermata dell’Alta velocità sia quella dell’aeroporto», dice l’ax assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi, «perché è l’Alta velocità dovrà arrivare anche a Venezia e a Mestre, almeno che non si voglia dare il colpo mortale a Mestre». E quindi? La soluzione: «Portare chi vuole andare a Tessera lungo la direttrice della fermata di via Olimpia, pensata proprio per ospitare i treni dell’Alta velocità. E da qui poi andare a Tessera». In questo modo la città avrebbe quattro fermate dell’Alta velocità: Mestre, Santa Lucia, via Olimpia e aeroporto. Nel dibattito interviene anche il presidente degli industriali, Matteo Zoppas: «Poter sfruttare una stazione all’interno dell’aeroporto è un vantaggio notevole per i viaggiatori – che ora sono costretti a cambiare mezzo dalle più vicine stazioni ferroviarie per poter raggiungere l’aerostazione – ma anche per coloro che si spostano da ovest a est del nord Italia: questo implica minor dispendio di tempo e di risorse, facendo sì che il Marco Polo possa essere una scelta privilegiata rispetto ad altri scali», dice Zoppas, che aggiunge: «Si tratta di un’opera che consentirà un ulteriore sviluppo per le infrastrutture e il nuovo assetto logistico non solo del quadrante di Tessera e del veneziano, ma dell’intero Veneto. Un intervento che, grazie ad un investimento tra i 700 e gli 800 milioni di euro, sarà in grado di elevare la rete infrastrutturale ai livelli delle più moderne città europee».

(f.fur.)

 

Gazzettino – S’incaglia la pista per Venezia

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21

ago

2014

TRA MESTRE E VENEZIA – I 6 chilometri e mezzo di pista ciclabile dovrebbero finalmente collegare le due città anche per i ciclisti

Pronta a febbraio la ciclabile sul ponte della Libertà, ma a oggi mancano fondi per il tratto mestrino

La pista ciclabile Mestre-Venezia sarà pronta non a dicembre com’era previsto, ma per febbraio e solo a metà. Saranno aperti, infatti, i quasi quattro chilometri del ponte della Libertà, mancheranno gli altri due chilometri e 700 metri in terraferma, dai Pili sino al centro di Mestre, passando per la zona del Vega e via Torino. E quando sarà finalmente percorribile l’intera pista? Se il Comune, ossia il commissario prefettizio Vittorio Zappalorto, inserirà l’opera a bilancio, i tecnici sostengono che si può partire a febbraio e completarla nel giro di tre o quattro mesi, meno dunque di quelli necessari per la parte sul ponte. In teoria, correndo, l’intera pista potrebbe dunque essere inaugurata in tempo per l’apertura della mostra Aquae2015, la fiera espositiva che sarà tra i principali eventi collaterali di Expo Milano 2015 e che sarà ospitata nel nuovo padiglione in costruzione tra il Vega e il canale Brentella. Tra la teoria e la pratica, però, c’è di mezzo il commissario e un’amministrazione della cosa pubblica che impone di non spendere. A dire il vero la Regione ha messo a disposizione 400 mila euro di fondi europei ma, per consegnarli, chiede che prima le opere vengano realizzate. E siamo al cane che si morde la coda.
Oltre ai disagi che la mancata realizzazione della pista arrecherà ai visitatori dell’Expo (trattando un tema ambientale, si prevede che molti utilizzeranno la bici per spostarsi), ci sono i disagi che devono sopportare tutti i ciclisti della città. Attualmente, infatti, per andare a Venezia si percorre il cavalcavia di San Giuliano che, da quando sono state installate le rotaie del tram, è diventato una trappola per topi, soprattutto nel tratto in salita per chi proviene da Venezia dove, se si capita quando arriva un autobus dell’Actv magari di quelli doppi, si rischia di essere arrotati o schiacciati contro il guard rail: devono rispettare la tabella di marcia e superano le bici in un tratto molto stretto, mentre di solito i camion cisterna si mettono pazientemente in coda. Un’alternativa è percorrere via Torino e poi prendere il sottopasso della stazione ferroviaria di Marghera, sbucando al Vega; il tratto più avanti, però, da via Pacinotti fino al ponte, è ugualmente pericoloso, sia percorrendo via della Libertà, sia le controstrade di via dell’Elettronica e via dell’Idraulica.
La nuova pista ciclabile seguirà quest’ultimo percorso ma attraverserà i terreni, in riva alla laguna e a fianco dei Pili, di Luigi Brugnaro il patron della Reyer. In primavera l’assessore Ugo Bergamo aveva firmato con l’imprenditore la convenzione in base alla quale Brugnaro paga la progettazione e mette a disposizione gratuitamente le sue aree, anche perché così le valorizza. In mancanza di fondi pubblici l’alternativa potrebbe essere quella di allargare la partecipazione dei privati o para-pubblici, facendo partecipare anche il Vega parco scientifico, Condotte che sta costruendo il padiglione per l’Expo e qualche altro privato della zona per i tratti di propria competenza.

Elisio Trevisan

 

SAN GIULIANO

Grossi rischi per i ciclisti

In attesa della nuova pista ciclabile, il nodo del cavalcavia di San Giuliano è pieno di rischi per chi va in bicicletta.

IL PUNTO SUI LAVORI – A settembre i 750 metri più complicati

ILLUMINAZIONE – Quasi montato il tubo a led

Servono risorse per il percorso di 2,7 chilometri dai Pili al centro

Per quanto riguarda i lavori sul ponte della Libertà, attualmente gli operai stanno montando l’illuminazione lungo i 3 chilometri del marciapiede lato laguna Sud che diventerà pista ciclabile: si tratta di un tubo con luci a led che viene fissato sotto il bordo in pietra d’Istria del parapetto. Per la prima settimana di settembre l’installazione dovrebbe essere ultimata, assieme al rifacimento del tappetino di usura in asfalto largo 2 metri e 20.
Da settembre la ditta Boemio di Napoli partirà con i lavori per realizzare la passerella a sbalzo negli ultimi 750 metri verso Venezia, tra la curva del ponte e il semaforo per il Tronchetto, dato che in quel tratto il marciapiede si restringe fino a scomparire e bisogna per forza andare oltre il parapetto del ponte; un intervento complesso perché si lavorerà anche sopra ai magazzini dello scalo fluviale e al canale utilizzato dai vaporetti dell’Actv. Queste opere saranno ultimate appunto per febbraio. In questi mesi sarà sempre garantito il transito ai ciclisti, anche se il passaggio verrà ristretto a causa del cantiere.

 

I manager delle dodici società controllate dalla Regione costano 530 mila euro l’anno: la scure dei tagli di Cottarelli

PADOVA. Taglia e ritaglia, sono sempre trenta le poltrone dei Cda delle dodici società controllate dalla Regione. Riusciranno a sopravvivere alla spending review di Cottarelli, che ha proposto di calare la scure su ogni bilancio in perdita? L’elenco completo compare sul sito web di palazzo Balbi, omaggio alla trasparenza dopo la pubblicazione dei vitalizi versati a oltre 200 ex consiglieri regionali. La decisione del presidente Ruffato ha scatenato l’ ira degli ex colleghi di palazzo Ferro Fini, mentre la pubblicazione dei compensi dei manager è un atto dovuto per legge, che la giunta regionale ha approvato l’8 agosto scorso. Tirate le somme, l’assessore al Bilancio Ciambetti ha dovuto staccare un maxi assegno di 553 mila euro per il 2014.

L’unico stipendio d’oro resta quello di Silvano Vernizzi, con 144 mila euro, amministratore delegato di Veneto Strade, la holding di palazzo Balbi nata nel 2001 grazie al federalismo del titolo V concesso dal ministro Bassanini. Scommessa vinta, con il Passante di Mestre realizzato in tre anni a tempo di record e con la Pedemontana che prosegue a ritmi più lenti per la carenza di fondi e le proteste dei comitati. Vernizzi siede in un Cda che controlla tutte le infrastrutture viarie del Veneto: la Regione partecipa con il 30% del pacchetto azionario, poi ci sono le sette province di Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza che controllano il 50% mentre il restante 20% è suddiviso tra le quattro società autostradali: la A4 Serenissima Pd-Ve; Autostrade per l’Italia, Autovie Venete e A4 Holding Spa Bs-Pd da cui sono usciti i Comuni di Padova e Venezia e la provincia di Padova che ha ceduto le quote alla Mantovani , mentre la Zaccariotto ha tenuto stretta la sua partecipazione.

Veneto Strade non produce utili e costa come indennità 230 mila euro l’anno per le 4 poltrone del Cda, mentre la gallina dalle uova d’oro si chiama Cav, Concessioni autostradali venete, il cui presidente è Tiziano Bembo con un’indennità di 45 mila euro.

La Cav gestisce il Passante dal primo giorno di apertura: l’8 febbraio 2009. Invece, dal primo dicembre 2009 ha ricevuto anche le tratte autostradali, cioè la A4 tra Padova e Mestre, il raccordo Marco Polo verso Tessera e la tangenziale ovest di Mestre. E’ Bembo con Fabio Cadel che fissa le tariffe dei pedaggi, con la rivolta dei «pendolari» scoppiata a gennaio dopo la stangata sul tratto Padova-Mestre per rispettare i piani di rientro del debito fissati con il project financing. Cadel riceve altri 30 mila euro come vicepresidente di Finest, società che svolge attività finanziarie per la cooperazione economica con i Paesi dell’Est europeo.

L’altro grande «salotto» che incrocia l’economia e la finanza è Veneto Sviluppo, ai cui vertici c’è Giorgio Grosso, retribuito con 33 mila euro l’anno,il cui ruolo è fondamentale nel dare sostegno alle aziende in crisi con i fidi di garanzia.

Poltrona strategica pure quella occupata da Gian Michele Gambato, che gestisce i treni della regione Veneto che entreranno in servizio con il Smfr e si affiancheranno alla linea Venezia-Adria: il gettone a Gambato è di 27 mila euro l’anno e ha un compito delicatissimo, far concorrenza a Trenitalia e a Italo di Montezemolo e soprattutto acquistare i treni per i pendolari.

Nella lista spuntano le società che il consiglio regionale ha tentato di sopprimere, proprio per ridurre il caro-stipendi: si tratta della Veneziana Edilizia Canalgrande, della Rocca di Monselice (senza gettone di carica, ma la cui collina sta franando) e della Immobiliare San Marco. Poi c’è Veneto Acque che progetta i modelli strutturali degli acquedotti ai cui vertici siede Francesco Betto, mentre le tariffe per gli utenti sono decise dai sindaci nelle Aato e poi applicate dalle multiutility nei cui Cda siedono speso ex politici in attesa del vitalizio.

Ultime della lista: Veneto Innovazione, che coordina le risorse scientifiche per stimolare la crescita tecnologica delle imprese, ai vertici c’è Gabriele Marini, commercialista veronese. Infine Veneto Nanotech con Fausto Merchiori e Gabriele Venvato senza indennità e Veneto Promozione, presieduta da Franco Masello, il fondatore della Città della Sperenza che ha creato con il professor Zanesco la clinica pediatrica oncoematologica di Padova. L’ultima grande scommessa vinta, grazie alla solidarietà e all’ imprenditoria di un Veneto che sapeva fare squadra.

link articolo

 

PREGANZIOL – L’esasperazione del Comitato: «Abbiamo bussato a tutte le porte, nessuno ci ascolta»

«Il trasporto pubblico a Preganziol? Un colabrodo»: non si dà pace Pietro Dal Don, coordinatore del comitato di protesta dei pendolari del servizi ferroviario denominato “Più treni a Preganziol”, che ha gia raccolto oltre 1.200 firme. Aggiunge Dal Don: «Non sono state attivate le corse promesse 3 mesi fa dall’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso, ma da poco è stato addirittura aumentato del 6% il costo del biglietto delle corse regionali. Ieri il treno delle 7.45 Treviso-Venezia è stato cancellato. Così non può continuare. Purtroppo si sta facendo come i gamberi: è questo il tanto decantato progetto della Metropolitana leggera di superficie che prevedeva il transito di un treno ogni quarto d’ora lungo la tratta Treviso-Venezia? Dopo l’entrata in vigore dell’orario cadenzato le cose sono peggiorate». Il Comitato si batte da anni con la Regione e con Trenitalia perchè a Preganziol ci siano le stesse fermate di Mogliano. L’anno scorso alla stazione di Mogliano si sono fermati 60 treni, a Preganziol meno della metà. Per non parlare della domenica. Il Comitato ha bussato negli ultimi mesi a tutte le porte delle istituzioni che “dovrebbero” avere un ruolo nelle decisioni: Regione, Trenitalia, enti locali. La precedente amministrazione con l’ex sindaco Sergio Marton si era fatta carico del problema. «Abbiamo avuto -prosegue Dal Don- un primo contatto anche con il nuovo sindaco Paolo Galeano che ci ha assicurato il suo interessamento». Da risolvere l’annoso “buco” di alcuni orari. L’ultimo treno che parte da Venezia per Preganziol è alle 21.15. E i pendolari che lavorano negli alberghi e nei locali pubblici, oltre ai numerosi turisti che pernottano nelle strutture alberghiere di Preganziol, si trovano in difficoltà. Ancora Dal Don: «Altrettanto preoccupante è la carenza dei servizi del trasporto pubblico su gomma. Ci battiamo perchè Actv e Mom trovino l’accordo per migliorare il trasporto sul Terraglio. Da Mestre a Treviso bisogna cambiare autobus giunti a Preganziol e fare un nuovo biglietto. Un’assurdità».

Nello Duprè

 

Nuova Venezia – Spinea. Scomparsi i cartelli per Padova.

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5

ago

2014

Per motivi di lavoro, transito tutti i giorni lungo via Roma a Spinea (la provinciale Miranese) e ho constatato che, presso l’incrocio principale della cittadina (l’intersezione semaforica con via Matteotti e via Cattaneo), da un paio d’anni sono scomparse le frecce metalliche azzurre che indicavano agli automobilisti provenienti da Mestre la direzione verso Mirano e Padova, cioè verso ovest. Allo stesso modo,anche nel senso opposto, nessuno ha più pensato di ripristinare l’indicazione per Mestre che c’è sempre stata in questo punto, pure recentemente eliminata. In loco è rimasta solo una freccia che indica Mira, informazione ben poco utile visto che il percorso per raggiungere il paese della Riviera dal centro di Spinea è alquanto contorto e disarticolato. Data l’importanza della direttrice Miranese nella viabilità sovracomunale e interprovinciale, mi permetto di chiedere pubblicamente ai settori Viabilità del Comune di Spinea e della Provincia di Venezia di provvedere a ripristinare queste tre importanti indicazioni presso tale intersezione: peraltro,ho notato che, in altre vicine arterie stradali (come la provinciale Martellago- Spinea), la segnaletica verticale è abbondante e dettagliata.

Davide Baessato – Mestre

 

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