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Nuova Venezia – Treni, da oggi nuovi orari

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13

apr

2014

Accolte tutte le richieste

Sulla tratta Castelfranco-Venezia convogli ricalibrati senza tagli alle corse

Le maggiori variazioni applicate per diminuire l’affollamento di alcuni regionali

 

SPINEA. In vigore da oggi i nuovi orari dei treni, che riguardano, tra le altre, anche i pendolari che viaggiano sulla tratta Castelfranco-Venezia, quella che passa per le stazioni di Noale, Salzano-Robegano, Maerne e Spinea. Erano stati soprattutto i sindaci di Salzano, Alessandro Quaresimin e Spinea, Silvano Checchin, i più attivi portavoce dei disagi segnalati a più riprese da centinaia di studenti e lavoratori, dopo l’entrata in vigore, a metà dicembre scorso, del nuovo orario cadenzato. Dopo battaglie, lettere, incontri con la Regione e le Ferrovie, nei giorni scorsi è arrivata la nota ufficiale di Trenitalia, con la quale, ringraziando i sindaci per aver sensibilizzato sui disservizi segnalati, in particolare il 19 febbraio, vengono comunicate le modifiche di orario in vigore da oggi sulla linea Castelfranco-Venezia.

Applicate variazioni soprattutto ai collegamenti Noale-Mestre, il segmento più frequentato dell’intera tratta, con l’obiettivo di diminuire l’affollamento registrato a bordo di alcuni regionali. Da alcuni giorni le modifiche con i nuovi orari sono state affisse sulle bacheche delle stazioni interessate e possono essere consultate anche sul sito www.fsnews.it, alla sezione “Ultime notizie”.

Ecco cosa cambia: dalla stazione di Mestre a quella di Noale è stata posticipata di alcuni minuti la partenza dei regionali, che finora era prevista da Mestre al minuto 54 di tutte le ore, dalle 5.54 alle 19.54: da oggi invece la partenza è fissata al minuto 22, con prima corsa alle 6.22, l’ultima alle 20.22. A Spinea i convogli fermeranno al minuto 31, la prima volta alle 6.31, l’ultima alle 20.31, a Maerne al minuto 36 (dalle 6.36 alle 20.36), a Salzano-Robegano al minuto 40 (dalle 6.40 alle 20.40), a Noale al minuto 45 (dalle 6.45 alle 20.45), sempre a tutte le ore. Da Noale in direzione Venezia-Mestre invece, i convogli che partivano al minuto 43, a tutte le ore del giorno dalle 6.43 alle 20.43, partiranno ora al minuto 09, con prima corsa prevista a Noale alle 7.09, a Salzano-Robegano alle 7.14, a Maerne alle 7.19, a Spinea alle 7.23 e l’arrivo previsto alla stazione di Mestre alle 7.32.

L’ultima corsa della giornata sarà invece a Noale alle 21.09, a Salzano-Robegano alle 21.14, a Maerne alle 21.19, a Spinea alle 21.23 e l’arrivo a Mestre previsto alle 21.32. Le modifiche agli orari dei treni, ottenute in accordo con la Regione, dovrebbero consentire una miglior distribuzione dei pendolari a seconda dell’orario di utilizzo dei convogli: resta inalterato il numero dei treni in circolazione sulla tratta, con orari cadenzati ogni ora, ma con tutte le corse posticipate di poco meno di mezz’ora per venire incontro alle segnalazioni raccolte in questi mesi.

Filippo De Gaspari

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SALZANO-SPINEA – Oggi entrano ufficialmente in vigore i nuovi orari ferroviari sulla linea Bassano-Venezia, quella che passa per le stazioni di Noale, Salzano, Maerne e Spinea. Le variazioni sono state chieste dal comitato pendolari “Salzano-Robegano” e dai sindaci di Salzano e Spinea, con l’obiettivo di avere una distribuzione migliore delle corse soprattutto tra le 7 e le 8 del mattino. La corsa Noale-Mestre (che a differenza dei diretti ferma anche a Salzano e Spinea) partirà da Noale al minuto 09 passando per Salzano al minuto 14 anziché al minuto 48; la corsa Mestre-Noale partirà invece al minuto 22 anziché al minuto 54. «Questo cambiamento garantirà due treni all’ora per e da Venezia, seppure con un cambio a Noale o Mestre» spiega il comitato. Le corse saranno garantite anche d’estate e nelle festività nelle fasce orarie 6-9 e 14-21.

(g.pip.)

 

Il Comune ha costituito il gruppo di lavoro con i comitati di cittadini

Obiettivo limitare i danni alla salute, all’ambiente e al paesaggio

I cittadini lo chiedevano da anni prima ancora di scoprire che quanto immaginavano era vero: di tangenziale ci si ammala. Ora finalmente la Giunta comunale ha costituito il gruppo di lavoro tecnico per cercare almeno di limitare i danni, all’ambiente e alla salute. Una ricerca dell’Università di Padova del dicembre 2012 ha dimostrato, infatti, che tra i 5 mila residenti all’interno della fascia A (entro i 200 metri a Nord e a Sud della tangenziale) si è verificato un eccesso di 300 casi di malattie cardiovascolari.
Tramontato il faraonico progetto dell’ex assessore Mingardi, per interrare la tangenziale e farla diventare una strada urbana, si tratta infatti di trovare le soluzioni migliori per convivere con quel nastro d’asfalto a sei corsie che taglia in due la città.
Anche perché il Passante ha tolto di mezzo molti camion ma ancora oggi transitano una media di 100 mila veicoli al giorno, contro i 150 mila con punte di 180 mila di qualche anno fa; la differenza non è solo nel numero ma anche nel genere, adesso sono più auto che camion. Di danni, però, continua a produrne, anche a causa dei nuovi super e ipermercati sorti nell’Aev Terraglio e dell’ospedale dell’Angelo che attirano nuovo traffico. E se la crisi concederà una tregua il traffico tornerà ad aumentare.
«La tangenziale, così vicina al centro città, è una ferita che va ricucita, per cui dobbiamo individuare un percorso di compensazione ambientale, che del resto è previsto anche nel Pat» ha detto l’assessore ai Processi partecipativi Alfiero Farinea mentre il suo collega all’Ambiente Gianfranco Bettin ha spiegato che il tratto da riqualificare è quello tra Marghera e Favaro, «dove la tangenziale ha avuto il maggiore impatto ambientale, sanitario e paesaggistico, e dobbiamo farlo assieme ai cittadini sia con interventi immediati sia con una prospettiva di medio-lungo periodo».
Prima del voto in Giunta, mercoledì gli assessori competenti si sono incontrati con i comitati (Cocit, Terraglio & Dintorni, associazione I Sette Nani, Cobiter, Comitato di via Beccaria e quello di via Fradeletto) per dare il via al gruppo di lavoro che sarebbe dovuto partire già la scorsa estate. «È un risultato molto importante – commentano i portavoce dei cittadini – perché fino ad oggi non si era mai riusciti a mettere assieme gli assessorati, col risultato che ognuno continuava ad andare per i fatti propri senza produrre risultati concreti».

E.T.

 

TRE PROPOSTE DEI RESIDENTI – Un corridoio verde, nuove barriere antirumore e sorveglianza sanitaria

Che fare per ridurre i danni della tangenziale? I comitati hanno già le loro proposte, messe nero su bianco da tempo. Dal punto di vista sanitario chiedono di mantenere alta la sorveglianza soprattutto sui 5 mila abitanti della fascia A, più vicini alla strada. Poi serve un corridoio verde: alberi, terrapieni, sovrappassi, per creare una barriera tra i cittadini e il traffico. In particolare ci sono degli interventi che si potrebbero fare in fretta e senza spendere troppi soldi: un percorso ciclabile dal boschetto di Carpenedo fino all’area alberata lungo l’argine del Dese (sfruttando il vecchio sottopasso ferroviario abbandonato); e uno nel cuore di Mestre, dalla stazione Sfmr di via Olimpia) al bosco del Marzenego alla Cipressina (usando il passaggio sotto alla tangenziale, che serviva ad unire due aree agricole). L’ultimo punto è la revisione delle barriere antirumore: in alcuni tratti della tangenziale ancora non ci sono, inoltre bisognerebbe sostituire quelle più brutte che rovinano il paesaggio, come quelle azzurre che fanno da sfondo alla villa Berchet sul Terraglio.

(e.t.)

 

Nuova Venezia – Mestre. Tangenziale riqualificata.

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13

apr

2014

La Giunta approva l’atto di indirizzo per nuovi interventi

La Giunta comunale ha approvato nella seduta di venerdì scorso, un «atto di indirizzo per la valutazione delle azioni di riqualificazione della Tangenziale di Mestre» su proposta degli assessorati competenti. L’atto di indirizzo prevede di istituire un gruppo di lavoro tecnico che, in relazione con le Municipalità, le associazioni attive nel territorio e tutti i soggetti interessati, individui gli elementi necessari alla definizione del programma di azioni per affrontare le criticità legate alla Tangenziale. Il gruppo di lavoro, per quanto riguarda il Comune di Venezia, sarà costituito da personale delle Direzioni Sviluppo economico e Partecipate, Sviluppo del territorio, Mobilità e Trasporti Ambiente e Politiche giovanili e sarà coordinato dalla Direzione Sviluppo economico e Partecipate. «L’infrastruttura della Tangenziale, così vicina al centro della città», ha dichiarato l’assessore Alfiero Farinea, «è una ferita che va ricucita. La costituzione di un gruppo tecnico che dialoghi e si confronti con il territorio ha lo scopo di individuare un percorso di compensazione ambientale, dando impulso alla previsione già contenuta nel Pat. Si tratta di una prima risposta alle richieste di coinvolgimento del territorio alle scelte dell’Amministrazione, che il Comune si è impegnato ad adottare come metodo con l’istituzione della delega ai Processi partecipativi». L’atto di indirizzo i vuole essere «una risposta alle sollecitazioni provenienti da gruppi di cittadini e associazioni che, in più occasioni, hanno segnalato la necessità di prevedere interventi di mitigazione degli effetti del traffico della Tangenziale di Mestre sui residenti». Si tratta di problemi dovuti anche alla presenza, nelle sue immediate vicinanze, di centri commerciali che richiamano costanti flussi di traffico, e della nuova localizzazione dell’ospedale di Mestre, segni evidenti che, anche dopo l’apertura del Passante di Mestre, resta attuale il tema della cesura che l’infrastruttura della Tangenziale provoca nel tessuto urbano della città.

«Dobbiamo risarcire e riqualificare questa parte di territorio, tra Marghera e Favaro», ha aggiunto l’assessore Gianfranco Bettin, «dove la Tangenziale ha avuto e ha il maggiore impatto ambientale, sanitario e paesaggistico e dobbiamo farlo insieme a comitati e cittadini, sia con interventi immediati sia con una prospettiva di medio-lungo periodo».

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Le preoccupazioni della Cgil

L’ennesimo centro commerciale che apre la prossima settimana a Marghera sta creando centinaia di nuovi posti di lavoro; ma, come si suole dire, non è tutto oro quel che luccica. «Guardiamo questa nuova realtà commerciale con più di qualche preoccupazione», sostiene Monica Zambon, segretaria generale di Filcams-Cgil veneziana. «Si tratta, infatti, di una nuova realtà costruita nel raggio di pochi chilometri da altri, come Metro, Panorama. C’è da chiedersi, quindi, che fine faranno gli altri centri commerciali quando aprirà quello costruito dal gruppo Còiro sulla Romea in un territori o fin troppo costruito». Il timore dei sindacati – manifestato anche dalla Fisascat-Cisl veneziana – è che si finisca per creare un nuovo ipermercato e nuovi posti di lavoro, a danno di quelli già esistenti, con il risultato di un incremento minimo dell’occupazione. «Ben vengano le nuove assunzioni», aggiunge Monica Zambon, «ma non vorremmo che la Nave de vero diventi una nuova frontiera del lavoro precario, visto che da quel che sappiamo le aziende commerciali all’interno del centro commerciale utilizzeranno a man bassa il Job Act varato dal Governo che prevede la possibilità di protrarre fino a tre anni i contratti a termine. «Con la Coop Adriatica che aprirà un supermercato con 120 dipendenti, abbiamo firmato un accordo e siamo certi che, come è già successo, gran parte dei contratti a termine diventeranno assunzioni definitive. Ma a parte questo, per altre realtà non sindacalizzate, come i negozi Zara e molti altri, c’è il rischio concreto qui e altrove che le forme di praticantato diventino una prassi cronica, ovvero un utilizzo mordi e fuggi dei contratti a termine, non per poi assumere i lavoratori, ma per espellerli alla fine dei tre anni per assumerne altri, alle stesse condizioni e con la stessa prospettiva, solo per risparmiare sul costo, già basso, della manodopera».

(g.fav.)

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L’assessore Ferrazzi: la Regione cancelli subito la variante, che porta l’alta velocità al Marco Polo

Lupi aveva detto nei giorni scorsi che l’opera è nei tracciati. Caccia e Scaramuzza criticano il ministro

TESSERA. «770 milioni di soldi pubblici per risparmiare sì e no 2 minuti e, al contempo, svuotare di futuro la città di Mestre? Non se ne parla proprio. Il presidente della Regione Zaia sia coerente con quel che va dicendo e avvii le procedure per cancellare subito dal Ptrc la variante che prevede la realizzazione del tunnel ferroviario che porta l’alta velocità all’aeroporto Marco Polo». Così l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi interviene sulla mai risolta querelle del tracciato della linea ad alta velocità, dopo che il ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi è tornato a ripetere – nei giorni scorsi – che il tunnel sotto Mestre, con relativa stazione sotterranea all’aeroporto per poi rientrare a Quarto d’Altino nell’attuale linea per Trieste, è nei tracciati Tav nelle mani del governo, con gran plauso pubblico del presidente di Save Enrico Marchi.

«Non se ne parla proprio: ne abbiamo diffusamente parlato in giunta con il sindaco Orsoni e l’assessore Bergamo», prosegue Ferrazzi, «il Pat del Comune – il suo più importante strumento di programmazione – prevede che il treno alta velocità fermi alla stazione di Mestre, da dove tranquillamente e velocemente i passeggeri possono raggiungere tutto il Veneto e l’aeroporto con la rete Sfmr attraverso la nuova Bretella di Dese, che andrà comunque fatta. È del tutto evidente che se si fa l’unica stazione Tav all’aeroporto si depaupera Mestre del suo futuro».

«Una volta che è stata bocciata la linea litorianea da tutti i sindaci», conclude Ferrazzi, «non c’è tunnel che regga: che senso ha spendere 770 milioni di soldi pubblici per 10 chilometri di cui 8 in tunnel, con ricadute negative di ogni genere (anche su via Torino), quando se ne possono spendere zero? Fa pensare. Tanto più che i tecnici dicono che nel tunnel – per curvatura – si potrà andare a 110 chilometri l’ora e sulla Sfmr a 120, alla fine si recupererebbero solo 2 minuti. Un’assurdità».

Il Comune ha già presentato ricorso al presidente della Repubblica per l’incompatibilità tra il Pat e il Ptrc regionale.

«Il tentativo, da parte del ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi, di riproporre la demenziale scelta di portare l’Alta Velocità ferroviaria all’aeroporto Marco Polo di Tessera, per la gioia del presidente Save Enrico Marchi, dovrà trovare nel nostro territorio ogni genere di barricate, da parte delle popolazioni interessate così come da parte dell’amministrazione comunale», rilancia il capogruppo In Comune, Beppe Caccia, «è un’ipotesi assurda scavare un tunnel, in parte in un’area densamente urbanizzata, in parte lungo la gronda lagunare, con il suo delicatissimo equilibrio idrogeologico, in parte nel pieno delle aree archeologiche di Altino. La stessa Rfi-Ferrovie dello Stato e il commissario governativo alla Tav Bortolo Mainardi hanno bocciato il progetto di una nuova linea in gronda. Un’opera necessaria e urgente è la bretella ferroviaria tra Dese e l’aeroporto, che consentirebbe a milioni di persone ogni anno di raggiungere l’aeroporto via Sfmr: ma costa solo 200 milioni disponibili e cantierabili».

«L’uscita del ministro Lupi è contraddittoria e fuor di logica», insiste il consigliere pd Gabriele Scaramuzza, «contraddittoria, perché pochi giorni fa lo stesso ministro dei trasporti ha abbandonato la scelta del tracciato litoraneo in favore dell’affiancamento alla linea storica. Fuori da ogni logica: impattante sul territorio e dispendiosa, questo collegamento dovrebbe essere pagato solo da risorse pubbliche, mentre porterebbe giovamento al privato concessionario dell’aeroporto Marco Polo. Sarebbe molto più opportuno che il ministro Lupi obbligasse Save a farsi carico del finanziamento del collegamento lungo la bretella aeroportuale di Dese».

Roberta De Rossi

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AEROPORTO – Contrarietà in Comune per l’ipotesi del ministro. Caccia: «Progetto già bocciato»

Sembrava che l’assessore all’Urbanistica un paio di settimane fa già se la sentisse. Era appena uscita la notizia, smentita l’altro ieri dal ministro Lupi, che il suo Ministero dei Trasporti avrebbe bocciato definitivamente il tunnel sotto alla laguna per portare l’alta velocità ferroviaria all’aeroporto. Il ministro, invece, aveva bocciato il tracciato litoraneo per far arrivare la Tav a Trieste, ma ha specificato che un pezzo di quel tracciato, ossia il tratto stazione di Mestre-Marco Polo di Tessera, resterà in piedi.
Andrea Ferrazzi, assessore all’Urbanistica, aveva detto che bisogna far cambiare il Ptrc approvato l’anno scorso dalla Regione perché prevede proprio il tunnel: «Una nuova stazione al Marco Polo sposterebbe tutto il baricentro della città per far risparmiare solo due minuti di tempo». Ora che il responsabile dei Trasporti ha promosso la linea sotterranea, e che il presidente dell’aeroporto Enrico Marchi ha appoggiato la scelta, in città montano le barricate.
Beppe Caccia, consigliere di “In Comune” evoca la banda del buco: «È demenziale l’idea di stabilire una fermata della Tav a pochi chilometri dalla stazione di Mestre; demenziale scavare un tunnel in un’area densamente urbanizzata, lungo la gronda lagunare e in mezzo alle aree archeologiche di Altino». Ricordando che RFI SpA e il commissario alla TAV «hanno bocciato il progetto sulla base di rigorose valutazioni tecniche», Caccia conclude affermando che la soluzione migliore è la linea a fianco della bretella autostradale, «che consentirebbe di integrare il Marco Polo nel sistema ferroviario metropolitano regionale (Sfmr), e a milioni di persone ogni anno di raggiungere lo scalo. Ma costa solo 200 milioni di euro, già disponibili e cantierabili. E alla “banda del buco” non bastano».
Oltretutto, sottolinea il consigliere comunale del Pd Gabriele Scaramuzza, «viene piuttosto da interrogarsi sul fatto che il tunnel dovrebbe essere pagato esclusivamente da risorse pubbliche, mentre porterebbe giovamento ancora una volta al privato dell’aeroporto. Sarebbe molto più opportuno che il ministro Lupi obbligasse Save a pagare il collegamento lungo la bretella aeroportuale. Così potrebbe impegnare le presunte risorse per il tunnel, se davvero esistono, per finanziare il potenziamento e adeguamento della linea Venezia-Trieste».

 

 

IL NUOVO CENTRO COMMERCIALE »MENO CINQUE ALL’INAUGURAZIONE

Dal Corso (Municipalità Marghera): «La nuova megarotonda sulla Romeadovrebbe limitare il traffico in centro»

Meno cinque. È cominciato il conto alla rovescia per la grande inaugurazione del nuovo e prestigioso centro commerciale “Nave de Vero” che, secondo le previsioni, giovedì prossimo, primo giormo di apertura, verrà visitato da almeno 10mila persone. Che impatto avrà su Marghera? È questa la principale preoccupazione della Municipalità, anche se gli investimenti infrastrutturali realizzati dai proprietari della struttura dovrebbero garantire un disagio contenuto per quanto riguarda il traffico di attraversamento. «Qualche giorno fa – spiega Flavio Dal Corso, presidente della Municipalità – abbiamo effettuato un sopralluogo assieme agli assessori competenti. La megarotonda sulla Romea dovrebbe essere la principale garanzia per evitare intasamenti nelle strade di Marghera. Quindi invitiamo i cittadini che si recheranno nel centro commerciale a percorrere la tangenziale e la Romea, evitando così il traffico di attraversamento. Naturalmente consigliamo anche di raggiungere la struttura con i mezzi pubblici, se possibile».

Sconsigliatissimi, dunque, i percorsi più urbani, come via Beccaria, via Rinascita e la stessa via Fratelli Bandiera, tre arterie a rischio intasamento. «La nave de Vero è un centro commerciale molto attrattivo – continua Dal Corso – quando la Regione ne ha autorizzato la realizzazione, il Comune si è subito preoccupato di gestire il problema della viabilità. E bisogna dire che da questo punto di vista i proprietari della struttura hanno dimostrato moltissima disponibilità, al contrario di quanto successo a suo tempo con Panorama che ha mai dato seguito alle promesse fatte».

Valdino Marangon, delegato ai Lavori pubblici della Municipalità, non nasconde la sua preoccupazione per via Colombara. «Quando verrà chiusa l’uscita sulla Romea – spiega – quella strada rischia di intasarsi e di diventare pericolosa dato che è frequentata anche da molti mezzi pesanti. In ogni caso, a partire da giovedì prossimo la situazione verrò monitorata dalla Mobilità, così si potrà capire se sia o meno necessario ricalibrare la viabilità».

La Nave de Vero, gestito dal colosso Còrio, aprirà le proprie porte a stampa e autorità già mercoledì. Giovedì, invece, tocca al pubblico visitare le 120 attività ospitate al suo interno e c’è da giurare che i 2mila e 400 posti disponibili nel parcheggio verranno occupati in breve tempo. Motivo? La struttura può contare su negozi di grande attrattiva. Primo fra tutti, nel campo dell’abbigliamento, lo spagnolo Zara che, grazie a un rapporto qualità-prezzo riconosciuto ovunque, fa da calamita anche per le altre realtà. La Nave de Vero darà lavoro (temporaneo) a circa mille persone, 120 delle quali andranno nel supermercato Coop. Ma naturalmente l’apertura di questo colosso della distribuzione rischia, come denunciato da più parti, di mettere ancor più in ginocchio il commercio del centro città, ormai agonizzante. Nel comparto delle vendite, almeno a Venezia, Golia batte quasi sempre Davide.

Gianluca Codognato

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FOTOGRAFIA DELLO SHOPPING » L’EMIGRAZIONE IN PERIFERIA

Tutte le strutture dal Valecenter (Marcon) alla nuova Nave de vero (Marghera) passando per l’Auchan

Gli esercenti: «Difficile tornare indietro, servirebbe un piano Marshall, così si svuotano le città»

“Nave de vero”, si trattano i grandi marchi

Còrio sta chiudendo gli ultimi contratti, in arrivo Coop, Zara, Desigual e Alcott

Una volta c’erano le piazze delle città, al centro del commercio. E oggi ci sono i centri commerciali, in periferia, diventati le nuove piazze dell’incontro. Con l’arrivo della “Nave de vero” che aprirà a Marghera il prossimo 17 aprile accelera la spinta centrifuga che porta il commercio fuori dal centro storico. Per farsene un’idea basta guardare la mappa, mettere insieme il numero dei negozi, e i metri quadrati dei grandi ipermercati, per capire che, per dirla con le parole del responsabile regionale della Confesercenti, Maurizio Franceschi, «siamo circondati: i buoi sono scappati e le risposte dei centri storici, sempre molto più lente rispetto a quelle delle grandi società private, sono inadeguate. Ci vorrebbe un piano Marshall per il commercio nei centri storici, anche se i comuni sono senza soldi». Leggendo i dati e le tabelle di Federdistribuzione si scopre che la grande distribuzione è in sofferenza ma Mestre sembra essere non ancora satura: 180 mila metri quadrati, oltre 400 negozi, circa 10 mila posti auto. Sono questi i numeri dei quattro centri commerciali più grandi. A Nord c’è il Valecenter, 130 negozi, 60 mila metri quadrati, che resta il più grande centro commerciale della città, in un polo che mette insieme molte altre attività da Beep’s alla Conbipel. Più in centro c’è Auchan, le cui gallerie ospitano 120 negozi, per non dire di tutti gli altri negozi dell’area Aev Terraglio. In centro città, se pur con spazi ridotti, ci sono anche il centro Le Barche, con 22 negozi, e il centro Polo a Zelarino, con 16 negozi. Più a sud, a Marghera, nei pressi della Romea e orientato ad attrarre clienti di tutta l’area sud della provincia, il Panorama, e ora l’arrivo del centro del gruppo olandese, che se da un lato rivoluzione l’idea del centro commerciale, anche dal punto di vista architettonico, rispetto ai precedenti interventi della grande distribuzione, dall’altro conferma la tendenza a spostare il commercio – anche in termini di relazioni sociali – fuori dalla città. «Non giudico l’intervento della Nave de Vero, positivo sul punto di vista dell’intervento urbanistico, non è uno di quegli scatoloni ai quali siamo stati abituati fino ad ora», aggiunge Franceschi, «ma la politica regionale che solo di recente ha permesso di realizzarli nei centri della città, dove sarebbero dovuti stare fin da subito ». Perché, «non raccontiamoci storie se un centro si svuota di funzioni, si svuota di persone, muore, e finisce nel degrado». Se non è possibile dire di no alla grande distribuzione – si riflette alla Confesercenti – si sarebbero però dovute costruire le regole per evitare il monopolio. Mase i residenti premiano i centri commerciali è anche perché sono accessibili con l’auto, i parcheggi sono gratuiti, l’offerta dei prodotti è più amplia, e ci sono anche forme di intrattenimento, dalle sfilate al cabaret. Nella “Nave de Vero” ad esempio ci sarà anche un teatro, aperto alle associazioni della città. E anche l’outlet di Noventa di Piave – non è un centro commerciale ma ha pur sempre 130 negozi – offre, soprattutto d’estate, strizzando l’occhio ai turisti delle spiagge, concerti e spettacoli con artisti di primo piano. «Abbiamo delegato ai non-luoghi anche queste funzioni che dovrebbero essere tipiche delle città», dice Francesco Antonich, vice direttore di Ascom Confcommercio, «probabilmente in un futuro anche le riunioni di giunta si terranno in posti come questo». E se i piccoli negozianti soffriranno secondo Antonich «la vera guerra sarà tra centri commerciali, tra i grandi colossi della distribuzione che cercheranno di rubarsi tra di loro i Il nuovo centro commerciale di Marghera è stato progettato da uno studio mestrino – “Milanese e Modena” – ,mentre la direzione dei lavori è stata affidata alla Tecnostudio di Mestrino. I lavori sono praticamente finiti, in vista dell’apertura del 17 aprile. La “Navede Vero” è della società olandese Còrio, quotata alla borsa di Amsterdam, un colosso che a Marghera apre il decimo centro commerciale di alta gamma, che punta tutto su design e marchi di qualità per attrarre i clienti guardando a un bacino di potenziali compratori che va ben oltre i confini della provincia di Venezia. In questi giorni la società sta stringendo gli ultimi contratti con i marchi intenzionati ad entrare nell’area che si affaccia alla Romea, dove è stata disegnata anche una nuova viabilità ad uso dell’area commerciale. Cento e venti negozi, tanti marchi importanti in arrivo sulla Romea, a Marghera. Ma nonostante il riserbo, qualche nome è già trapelato. Una delle novità principali riguarda l’Apple store sul quale però l’accordo non sarebbe ancora chiuso, e in ogni caso l’apertura del centro della mela morsicata non sarebbe in contemporanea con l’inaugurazione del 17 aprile. Di sicuro ci sarà “Casa Coop”, seconda grande struttura a Mestre dopo quella aperta, tra l’altro di recente, vicino ad Auchan. I visitatori potranno anche mangiare da Mc Donald’s che alcune settimane fa in piazzetta Coin ha svolto le selezioni per assumere i 30 dipendenti del ristorante. Oltre al colosso dell’abbigliamento Zara, previsto anche l’arrivo di MediaWorld, Cisalfa, Alcott, Liu Jo, Calzedonia, Intimissimi, Tezenis, Benetton, Piazza Italia, Scarpe & Scarpe, Desigual, Sephora e Footlocker. E ancora: Capello Point, Primadonna, Kasanova, Bershka, Orora gioielleria, Sorbinno Uomo che hanno selezionato personale attraverso le agenzie interinali, in primis Umana. Per il giorno dell’inaugurazione previsti una serie di appuntamenti e iniziative che verranno resi noti dal gruppo olandese nei prossimi giorni.

Francesco Furlan

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Fioccano i commenti sul nostro sito «Non abbiamo bisogno di altri negozi»

Circa mille posti di lavoro per il nuovo centro commerciale di Marghera. «Ben venga, ma vediamo se durano», spiegano i sindacati. E anche i lettori della nuovavenezia.it si dividono sull’apertura della “Nave de Vero”. Sarà o meno un fatto positivo per la città? «Sono proprio questi i posti di lavoro che servono…Mc donald’s e altre catene. E questi al lavoro anche sabato e domenica, complimenti. Viva la ripresa del paese, peggio degli americani siamo diventati», commenta Marco Capovilla. È dello stesso tenore il giudizio di Stefano Giacomini: «Basta è ora di finirla con questi centri commerciali! Basta con questa liberalizzazione selvaggia delle licenze, per un nuovo posto creato se ne perdono due! Ma chi ci governa lo sa questo?». E Rossella Bovo si interroga: «Il lavoro ai giovani è un bene….ma avevamo davvero bisogno di un nuovo Centro Commerciale? Ci credo poco e poi farà danno alla concorrenza». E in molti lamentano il fatto di aver fatto domanda, mad i essere stati scartati perché troppo vecchi. Come Lisa Barison, che racconta: «anch’io ho fatto richiesta di lavoro ma per questi contratti sono troppo vecchia…ho ben 39 anni….e così noi anziani resteremo disoccupati». E ancora Mariarosa Bison accusa: «Un altro posto aperto la domenica per uccidere le famiglie!».

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Negozi del centro in crisi. È sfitto uno su quattro

Il viaggio tra la desolazione del cuore cittadino, una situazione drammatica nelle vie Poerio e Verdi. Lacchin: «Abbassare le tasse sui locali affittati»

È piacevole fare shopping in un centro città che ospita un negozio sfitto ogni quattro? Per ottenere una risposta basta rivolgere la domanda a qualsiasi mestrino. Fra piazza Ferretto e le zone immediatamente adiacenti, infatti, la percentuale di spazi commerciali chiusi è proprio questa, anzi, è leggermente superiore. Le medie, poi, celano realtà a dir poco emblematiche, come quella di via Verdi, strada nella quale le attività con le serrande abbassate sono di più di quelle aperte. Le zone più in sofferenza sono quelle dove insistono i cantieri, come via Poerio, ma ancor più quelle in cui i cantieri non sono mai partiti, come via Circonvallazione. Il commercio del centro mestrino è in ginocchio, dunque, e non sarà facile risollevarlo, anche se non manca la fiducia. Doriano Calzavara di Ascom Mestre attende speranzoso il mercato al coperto di piazza Barche, mentre Michele Lacchin, vicedirettore della Confesercenti provinciale, propone di fare leva sulla fiscalità locale per invogliare i proprietari ad affittare gli spazi a canoni accettabili. Centro svuotato. Secondo il monitoraggio effettuato dal nostro giornale, i segnali più emblematici della crisi del commercio mestrino giungono da via Poerio. Qui, inutile negarlo, il cantiere del Marzenego ha fatto i suoi danni. Attualmente le attività ancora aperte sono 11 su 15,main prospettiva ne dovrebbero chiudere altre cinque. «Fra un po’ – protestano i commercianti dell’area – la strada che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della città, si ritroverà con due tabaccherie, un negozio di elettronica , una gioielleria e forse un bar». Il record negativo spetta a via Verdi con 19 spazi sfitti su 33. Piazza Ferretto ha cinque negozi chiusi con una media di 1 su 10, rapporto altissimo per un centro città. Cantieri. Ragionando a “macroaree” si percepisce una realtà variegata. Dove i cantieri sono terminati da tempo, nella parte a Nord della piazza (leggi via Caneve e via palazzo) e nella parte che ruota attorno alla rinnovata piazzetta Zorzetto, le cose vanno male però la situazione non è drammatica. La parte sud, che comprende via Poerio e via Verdi, conta quasi due negozi chiusi ogni cinque. Nel monitoraggio non s’è presa in considerazione la parte ovest, quella di via Circonvallazione, dove la chiusura dell’ospedale e il fallimento dei progetti dei privati, hanno provocato una ecatombe. Nel centro di Mestre, ormai, aprono quasi esclusivamente pubblici esercizi, soprattutto bar (vedi la zona di piazzetta Zorzetto) e take away ( pizza e kebab) d’asporto. Suggerimenti. Michele Lacchin della Confesercenti lancia la sua proposta: una tassa sugli immobili meno cara per i negozi affittati, «per invogliare i proprietari a locare gli spazi a canoni accettabili». Del resto, «non trovo sbagliato pensare di penalizzare i proprietari che preferiscono lasciare improduttivi i propri immobili piuttosto che diminuire le loro pretese riguardo al canone». Doriano Calzavara dell’Ascom, invece, spinge affinché il Comune conduca in porto l’investimento del mercato coperto in piazza Barche: «sarebbe una grande opportunità per tutto il commercio del centro ». Dibattito aperto. Sulla questione del commercio in centro Stefano Ceolin, titolare del locale Il Palco di piazzetta Battisti invoca l’apertura di un dibattito con la cittadinanza e lancia due cicli di appuntamenti a partire da fine mese su smart city e negozi di vicinato. «Il centro sta perdendo sempre più la propria funzione sociale – spiega Ceolin – Non è più un luogo di incontro e il degrado denunciato da molti deriva anche da questo ».

Gianluca Codognato

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IL CASO – Regolarmente annunciato, il convoglio ha tirato dritto per la rabbia dei passeggeri

«Il treno diretto a Venezia è in arrivo sul primo binario» annuncia l’altoparlante. Tra i passeggeri sulla pensilina, c’è chi si alza, chi oblitera il biglietto, si avvicina alla linea gialla… Ma il convoglio sfreccia veloce, davanti ai loro nasi! Ignorati, come se la fermata non esistesse. É capitato ieri, a Mestre-ospedale, per l’incredulità (e la rabbia) dei presenti. Il treno che ha “saltato” la fermata è stato quello delle 13.27, con arrivo previsto a Venezia Santa Lucia alle 13.46. Regolarmente presente nel display della stazione, quindi annunciato come in arrivo, in realtà ha tirato dritto. «L’ho visto rallentare, ma ormai era troppo lontano e ha proseguito – racconta un passeggero “mancato” – Mi era già successo, ma quella volta era riuscito a fermarsi appena in tempo, avevamo fatto un po’ di strada per salire». Tra gli habituè di questa tratta, c’è chi racconta vicende analoghe. Una signora in arrivo da Treviso che voleva scendere all’ospedale è stata portata, volente o nolente, fino alla stazione di Mestre centro.
Un episodio che riaccende l’attenzione sui collegamenti con questa parte della città, con i suoi centri commerciali e soprattutto con l’ospedale all’Angelo. Per chi arriva da Venezia, ad esempio, il treno può essere una comoda alternativa all’autobus, che impiega più tempo. Circa dieci minuti in più rispetto al quarto d’ora, poco più, del treno. Di contro, i convogli non coprono uniformemente le varie fasce orarie. Se poi c’è anche il rischio che non si fermino…

(r. br.)

 

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