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Gazzettino – Mestre. Don Torta con i lavoratori di Auchan

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6

mag

2015

COMMERCIO IN CRISI – Il parroco di Dese: «Gli esuberi? Un delitto annunciato»

Anche don Enrico Torta con i lavoratori di Auchan. Il parroco di Dese, da tempo in prima linea contro le aperture domenicali dei centri commerciali tanto da essere ricevuto un anno fa in Vaticano dal segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, parla dei licenziamenti annunciati dalla catena francese come di un “delitto annunciato”.

Sabato mattina il presidio in via Don Tosatto inizierà alle 9, lo sciopero di otto ore (per ogni turno) dalle 3 e mezza di mattina, quando arrivano i primi dipendenti. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno comunicato ieri le modalità della manifestazione collegata allo sciopero nazionale contro i 1.426 licenziamenti annunciati da Auchan, 65 nella sola sede di Mestre.

«Ciò che sta innescando il supermercato Auchan in tutta Italia è un delitto annunciato – sostiene don Torta -. Fuori le persone chiamate “esuberi”: non ci interessate più. Siamo divenuti un piccolo bicchiere di plastica: prima ti uso e poi ti getto. In tutte le aziende, soprattutto in questa crisi così dirompente, bisogna accettare e mettere in conto i momenti difficili, come abbiamo accumulato nei momenti facili. Io spero tanto che i lavoratori della grande distribuzione si ribellino, tutti insieme, a questa logica rendendosi conto della gravità di ciò che sta accadendo. Il lavoro e la vita di ogni uomo sono sacri – conclude il parroco di Dese -, e non sono vendibili all’idolo del denaro».

Intanto, a Roma, il deputato del Pd, Andrea Martella ha presentato un’interrogazione ai ministri del Lavoro e dello Sviluppo Economico per chiedere un intervento per scongiurare gli annunciati tagli del personale e salvaguardare i livelli occupazionali, «in particolare del centro commerciale di Mestre dove – scrive Martella -, secondo le organizzazioni sindacali non vi sarebbero le ragioni di un così rilevante intervento sul personale».

(f.fen.)

 

Al mattino pedalata di protesta sul ponte della Libertà e alle 15 torna Bimbimbici a San Giuliano

Il documento è stato inviato a tutti i candidati sindaco con la speranza di vederli sabato, presenti, all’arrivo della biciclettata, la seconda nel giro di pochi mesi, che da San Giuliano punterà diritta sul ponte della Libertà, fino a piazzale Roma e ritorno poi a piazza Ferretto, per chiedere un percorso ciclabile protetto tra Mestre e Venezia.

Diciannove associazioni dei ciclisti, nel loro documento chiedono ai candidati di partecipare anche al confronto pubblico in piazza Ferretto fissato per le 11.30 di sabato prossimo, 9 maggio. Sarà uno dei momenti clou della giornata “tutta bici” di sabato prossimo, una giornata di protesta ma anche di “orgoglio” ciclista visto che dopo la biciclettata del mattino, al pomeriggio scenderanno in strada sulle due ruote bambini e famiglie.

La “giornata tutta bici” inizierà alle 9.15 con il ritrovo al parco di San Giuliano e alle 9.30 la partenza della pedalata fino a piazzale Roma e ritorno. Il 21 marzo scorso vi parteciparono 200 persone.

«Ci auguriamo un’adesione pari come minimo a quella della volta scorsa e vorremmo che i candidati fossero presenti almeno all’arrivo in piazza Ferretto per un confronto sul documento che abbiamo inviato loro nei giorni scorsi», spiega Gianfranco Albertini della Fiab.

La giornata proseguirà con la lettura in piazza Ferretto del documento dei ciclisti che chiedono il completamento del Biciplan del 2005 realizzando come priorità il collegamento Vega-Pili-Ponte della Libertà e quello con San Giuliano, che è oggi in forse visto che ai cantieri sul ponte della Libertà non si sono aggiunti quelli per un collegamento protetto con San Giuliano e via Torino.

Eppure Mestre è diventata una capitale della bicicletta, con gli oltre cento chilometri di piste realizzate in 10 anni, e al boom nell’uso delle due ruote da parte dei cittadini. Pratica che oggi trova l’interesse anche di una fetta di turismo, che predilige la lentezza.

D’estate si calcola siano almeno 75 mila le persone che in bici salgono sui ferry per Lido e Pellestrina. Le associazioni chiedono poi di realizzare in primis tre interventi nel centro di Mestre (il ponte ciclopedonale sull’Osellino tra via Zanotto e Riviera Magellano; l’anello centrale di Mestre e il collegamento viale San Marco-via San Pio X) e poi altri 21 tratti di ciclabile in terraferma e Lido che comprendono, per esempio, la pista sulla ferrovia dismessa della Valsugana; il collegamento al polo scolastico del Perini; la ciclabile Favaro-Dese-Tessera; la ciclabile Forte Carpenedo-Mestre Centro, per citarne alcune.

E poi lanciano ai candidati sindaco delle proposte a costo zero come la creazione di una consulta della mobilità ciclopedonale, il transito delle bici nelle zone vietate alle auto; il monitoraggio delle piste per programmare la manutenzione; l’autorizzazione al transito delle bici nelle zone pedonali del centro di Mestre.

Il sabato “a tutta bici” proseguirà nel pomeriggio, dalle 15, con la manifestazione “Bimbimbici”, tradizionale pedalata per bambini e famiglie che prende il via alle 16 da piazzetta Coin dove alle 15 ci saranno percorsi di abilità su due ruote, mini corsi di bici sicura e di manutenzione con il meccanico Kader. Arrivo della pedalata alle 17 al parco di San Giuliano dove saranno organizzati momenti di animazione per grandi e piccini.

(m.ch.)

 

Gazzettino – Mestre. Alta tensione all’Auchan

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5

mag

2015

COMMERCIO IN CRISI – I dipendenti si preparano allo sciopero di sabato

Cambi di orari e “liste nere” dei capi reparto, clima difficile all’ipermercato

«Saremo in tanti. Se ci faranno stare davanti alle entrate, ma sarà difficile, distribuiremo volantini a tutti i clienti che entreranno nel centro commerciale, altrimenti ci metteremo in strada e faremo rallentare le auto, andando su e giù sulle strisce pedonali. Ciò che il gruppo sta facendo in Italia è stato attuato solo in Romania: i sindacati francesi ed europei stanno seguendo la nostra battaglia».

La battaglia all’Auchan è cominciata ieri, con le assemblee dei lavoratori che hanno visto la partecipazione di oltre la metà dei 323 lavoratori dell’ipermercato. Un clima teso, tesissimo, con dipendenti che dicono di essere stati minacciati dai capireparto se sabato prossimo, 9 maggio, aderiranno allo sciopero nazionale proclamato contro i 1.426 annunciati a livello nazionale, di cui 65 nell’ipermercato di Mestre.

«Rischiano il posto 25 cassiere, 13 addetti ai reparti dello “scatolame” e altri 13 in quelli dei prodotti freschi, 3 nel settore tessile, 7 in quello dell’elettronica, 3 nel bazar e uno al ricevimento merci – precisano alla Rsa aziendale -. Le minacce? Quelle di essere inseriti nella “lista nera”, con cambi di turno, orari impossibili, trasferimenti in altri reparti fino all’inserimento nell’elenco dei futuri esuberi».

Laura Dorigo, rappresentante della Uiltucs nella Rsa, aggiunge: «Se la prendono anche con le “assunzioni obbligatorie”, personale che è già in difficoltà, oppure con madri di famiglia che vengono spostate nei turni di chiusura, costringendole a finire alle 21 o alle 22 di sera».

All’inizio, vent’anni fa, dentro Auchan iscritte ed iscritti al sindacato si contavano sulle dita di una mano. «Oggi, tra le varie sigle, siamo quasi la metà» riprendono alcune dipendenti.

Tante sono part time: donne, ma anche uomini che speravano, un giorno, di passare a tempo pieno per farsi una famiglia. Chi ha vent’anni di anzianità e un contratto di 24 ore settimali porta a casa 800 euro al mese, i più giovani con quello stesso monte ore non arrivano a 700.

«Oltre agli esuberi, ci hanno chiesto di rinunciare alla quattordicesima e di scendere di un livello – ricorda una lavoratrice -, facendoci di fatto andare al di sotto di quanto previsto dal contratto nazionale. È chiaro Auchan sta facendo da apripista anche per gli altri gruppi della grande distribuzione, e proprio per questo stiamo ricevendo la solidarietà di lavoratori di altre catene e anche dai sindacati stranieri, in particolare quelli francesi».

E ieri, alla seconda assemblea convocata nel pomeriggio, ha partecipato anche Francesca Zaccariotto, candidata a sindaco di Venezia, e l’ex assessore provinciale Paolino D’Anna, mentre Enrica Cheldi, una dipendente dell’ipermercato mestrino, è candidata nelle liste regionali del Movimento 5 Stelle e la vicenda è seguita anche da don Enrico Torta, parroco di Dese, da anni in lotta contro le aperture domenicali.

Fulvio Fenzo

 

LA DIREZIONE «Siamo costretti ad adeguarci a quello che fanno gli altri»

Un doppio fronte della protesta si allarga oltre le porte scorrevoli dei centri commerciali. Se all’Auchan il clima teso è inevitabile dopo l’annuncio di 65 esuberi nell’ipermercato mestrino, e lunedì si terrà l’assemblea dei dipendenti in vista dello sciopero nazionale già previsto per il 9 maggio, anche al centro Le Barche i lavoratori si mobilitano con una lettera-appello consegnata al direttore della galleria commerciale contro le aperture domenicali e festive.

Il centro Le Barche oggi sarà aperto insieme a Valecenter, Nave de Vero, Panorama e singoli negozi. La lettera parla delle aperture domenicali e nei festivi, ma anche di una diversa organizzazione degli orari, di una saturazione tale da non riuscire più a garantire né adeguati controlli di sicurezza, né la giusta attenzione al cliente.

«Si parla di tre giornate: il 1° maggio, il 15 agosto e il 25 aprile, in cui vogliamo anche proporre eventi – replica il direttore de Le Barche, Francesco Giusto -. Capisco le paure dei lavoratori, ma chiedo loro di stare tranquilli, siamo dalla loro parte e l’obiettivo è tutelare i posti di lavoro. Anche perché qui, per fortuna, non si è mai parlato di tagli. Siamo però costretti ad adeguarci a quello che succede intorno e ad accettare il compromesso: il centro di Mestre vive già un momento difficile, non può spegnersi completamente mentre tutti gli altri aprono».

Con i lavoratori de Le Barche, si schiera Tiziana Agostini (candidata Pd al Consiglio regionale): «Per aprire i centri commerciali sono stati sventrati i centri urbani, il commercio di vicinato è stato immolato alla grande distribuzione con la scusa dei posti di lavoro, e adesso con Auchan e Carrefour vediamo il palco che inizia a crollare. E i lavoratori, nonostante i sacrifici, rischiano di essere lasciati a casa comunque».

«Questo territorio dal 2008 è stato caratterizzato pesantemente dalla chiusura di imprese e dalla perdita di posti di lavoro – interviene Francesca Zaccariotto, candidata a sindaco di Venezia, a proposito dei tagli annunciati da Auchan -. Chiederemo un incontro con la proprietà e le organizzazioni sindacali per capire se esistono possibilità concrete di intervento».

La candidata al Consiglio regionale Maria Laura Faccini (Ncd/Area Popolare) parla del fallimento di una politica strategica di Regione e Comuni che, insieme alla crisi, ha finito per impoverire il tessuto economico non solo dei centri, ma anche delle periferie.

«Il personale occupato nelle grandi strutture – commenta Faccini – è costituito per la quasi totalità da donne alle quali, in nome dei risultati di bilancio aziendale, è stato imposto di lavorare nei giorni festivi sacrificando i pochi momenti di riposo di cui potevano godere dopo essersi assunte il consueto carico del ménage familiare. Regione e Comune devono impegnarsi a rimettere al centro dell’azione politica la persona, la famiglia e il lavoro».

Melody Fusaro

 

Gazzettino – Calalzo. Torna il treno diretto per Venezia.

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1

mag

2015

Una nuova corsa che collegherà la montagna alla laguna solo nei giorni festivi. Pendolari delusi

NUOVO SERVIZIO – Potrà trasportare 120 persone e 32 bici

Torna il treno diretto Venezia-Vittorio-Calalzo, ma purtroppo per i pendolari che lo vorrebbero ogni giorno sarà limitato alle domeniche e ai giorni festivi di agosto.

Regione, Trenitalia e Dolomitibus, in collaborazione con la Provincia di Belluno, hanno annunciato nei giorni scorsi l’avvio del progetto turistico «Trenobus delle Dolomiti». Esso prevede che nei giorni festivi dal 26 luglio al 6 settembre si effettui un treno da Venezia Santa Lucia a Calalzo via Conegliano-Vittorio con 120 posti a sedere e possibilità di trasportare fino a 32 biciclette alla volta. Il treno partirà dalla stazione lagunare alle 7.50 e fermerà a Mestre, Mogliano, Treviso, Conegliano, Vittorio Veneto, Santa Croce del Lago, Stazione per l’Alpago, Ponte nelle Alpi e Longarone e arriverà a Calalzo alle 10.25. Qui ci sarà un mezzo della Dolomitibus per Cortina attrezzato per il trasporto delle due ruote. Da Calalzo il treno compirà il percorso inverso con partenza alle 17.15 negli stessi giorni e con fermate nelle stesse stazioni.

Da tempo i comitati dei pendolari, dopo il cambio di treno obbligatorio a Conegliano introdotto dall’orario cadenzato, chiedono almeno una corsa diretta montagna-laguna nei giorni lavorativi. Per ora è arrivata solo quella festiva ed estiva.

«Nulla osta all’istituzione del treno diretto da Venezia a Calalzo nei festivi d’estate. È una novità che può incentivare la mobilità turistica, in particolare da sud verso nord. Potrebbe essere ripetuta anche in inverno, non tanto per il trasporto delle bici quanto per raggiungere le località sciistiche» commenta il vittoriese Diego Tiozzo, portavoce del comitato “Il treno dei desideri”, che aggiunge: «Confermiamo, insieme ai pendolari del bellunese, la richiesta di una corsa diretta dalla montagna alla pianura almeno nell’ora di punta del mattino».

Tiozzo non rinuncia a una chiosa velenosa: «L’arrivo della corsa diretta domenicale dimostra che forse l’orario cadenzato non è così intoccabile come in altre occasioni si cerca di sostenere».

Il “Treno dei desideri” si dice deluso per quanto (non) fatto da Comune e Mom per potenziare i collegamenti serali tra Conegliano e Vittorio: «Ci aspettavamo davvero di più. La sospensione dei collegamenti serali in questa parte della provincia e nel bellunese hanno leso pesantemente il diritto alla mobilità dei cittadini».

Luca Anzanello

 

La catena francese vara il piano dei tagli che investe pesantemente anche Mestre. Penalizzate soprattutto le commesse

baccaglini (cgil) – Rimaniamo esterrefatti, non siamo disposti a perdere nemmeno un posto. Assemblea il 4 maggio, mentre il 9 sarà sciopero

Prima la malattia non più retribuita al 100 per cento, le pause di lavoro non pagate, i premi di produzione annullati e la quattordicesima andata in fumo, adesso la dichiarazione di esubero di 65 dipendenti. Anche Auchan di Mestre, sulla scorta di quanto la catena francese sta facendo a livello nazionale, ha annunciato gli esuberi.

Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Fisascat Cisl, rispondono di non essere disposti a perdere nessun lavoratore, aderiscono allo sciopero nazionale del 9 maggio e proclamano assemblea a Mestre con i lavoratori il 4 maggio.

«In tutto il Veneto si salva solo Verona», spiega Paolo Baccaglini di Filcams-Cgil, «A Mestre si parla di 65 persone su 323 lavoratori, per la maggior parte donne. Siamo esterrefatti di questa decisione: all’inizio dell’anno discutevamo dell’andamento dell’iper, di strategie per tamponare l’emorragia dei consumi, poi di punto in bianco si sono interrotte le trattative sulla scorta di quanto stava avvenendo a livello nazionale. Adesso la presa di posizione».

Spiega Baccaglini: «Sappiamo che vogliono tagliare anche Mestre, ma non sappiamo quali sono i dati dell’ipermercato che portano a questi numeri. Nessuno parla di decreto Salva Italia, di liberalizzazioni: quando dicevamo che le aperture sette giorni su sette avrebbero portato solo a una maggiorazione dei costi e non a un aumento delle venite e dei guadagni, non ci hanno ascoltato. Rispediamo al mittente gli esuberi, non vogliamo perdere posti di lavoro. Disponibilità a discutere di ammortizzatori sociali, ma senza quelle richieste inaccettabili che ci hanno proposto. Tra l’altro guardando i dati, si apre una procedura di mobilità e tra gli esuberi non c’è un quadro, un dirigente, un direttore, sono solo addetti, una condizione paradossale. Perché vogliono far pagare le scelte sbagliate prese a livello dirigenziale a chi non ne ha colpa? L’iper è all’osso, i dipendenti sono quelli che permettono che stia in piedi».

«Ci aspettavamo quanto successo», aggiunge Andrea Stevanin di Fisascat Cisl, «A nostro avviso l’esubero non c’è e non è motivato, a Mestre non esiste questa esigenza. Noi non faremo uscire nessuno se non volontariamente dal posto di lavoro, non ci sono le condizioni effettive per lasciare scoperti posti di lavoro, riteniamo questa presa di posizione dell’azienda un atto arrogante. Prima hanno disdetto l’integrativo, poi gli esuberi. Ci sono gli ammortizzatori sociali, il servizio alla clientela va mantenuto».

Il senatore Antonio De Poli (Udc) ha presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro Poletti. «Dobbiamo porre in essere tutte le azioni necessarie a tutela dei lavoratori e delle rispettive famiglie».

Marta Artico

 

Riconosciuto il “diritto alla programmabilità del tempo”. Auchan risarcisce il 30% dello stipendio

Turni variabili, dipendente vince la causa

Diritto alla programmabilità del tempo extralavorativo. Un tema attuale di questi tempi, per il quale c’è chi fa causa e la vince, come M.N., dipendente dell’Auchan che si è rivolta all’avvocato Cosimo Damiano Cisternino, fiduciario della Fisascat Cisl, che ha avuto ragione dal giudice del lavoro di Venezia.

«Il giudice», spiega il legale, «ha riconosciuto illegittimo il comportamento del datore di lavoro verso la lavoratrice part-time, che come altre non ha firmato clausole di flessibilità e ha subito invece sin dall’assunzione la rotazione dei turni, con preavvisi di poche settimane. La legge prevede che il lavoratore part-time debba sapere qual è la collocazione del turno, se mattina o sera, sulla base di una clausola che predetermina la turnazione inserita nel contratto. Diversamente c’è il lavoratore che accetta che la collocazione del turno possa variare. La lavoratrice in questione invece, non avendo firmato questa clausola di flessibilità, ha svolto turni che variavano sempre».

Il giudice del lavoro ha riconosciuto un danno importante, ossia la maggiorazione del 30 per cento della retribuzione mensile per dieci anni.

«Il che vale più di un Tfr», precisa l’avvocato. «Il parziale accoglimento del ricorso», si legge testuale nella disposizione, «accerta la violazione da parte di Auchan S.p.a. del diritto della ricorrente alla programmabilità del proprio tempo extra lavorativo in conseguenza della continua variazione dei turni di lavoro impostale sin dall’assunzione e per l’effetto condanna l’S.p.a. al risarcimento del danno a favore della ricorrente nella misura del 30% della retribuzione via via maturata dal 24 ottobre 2003 alla data di deposito del ricorso, oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali dalle singole scadenze al saldo effettivo».

Racconta M.N.: «Non ho mai firmato nulla, hanno giocato a ping pong con i miei orari, hanno gestito la mia vita e il mio tempo libero, era come fossi flessibile ed elastica. Non potevo prendere un appuntamento, un visita medica, faccio da madre e padre, con tutti i problemi del caso. A un certo punto ho detto basta: dopo pressioni e pressioni non ce l’ho più fatta. Adesso ho finalmente capito che la legge e il mio contratto, mai osservato da loro, prevedeva il rispetto e la preservazione del mio tempo libero. Ho sofferto molto. Volevo riavere la mia dignità di lavoratrice e non essere uno zerbino».

«È una sentenza che ha premiato il disagio che la lavoratrice ha subito», commenta Fisascat Cisl attraverso Andrea Stevanin.

(m.a.)

 

Gazzettino – Mestre. Negli iper ora entra anche la crisi

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29

apr

2015

MESTRE – La città ospita 4 degli 11 centri commerciali del Veneto. Sindacati preoccupati anche per Simply e Mediaworld

All’Auchan 65 esuberi, a casa soprattutto le cassiere. Vertenza Carrefour: 52 lavoratori a rischio

CONCORRENZA SPIETATA – Un quinto dei lavoratori in meno all’Auchan di Mestre, 65 su 323, oltre al taglio già annunciato nelle scorse settimane di 52 dipendenti sui 202 in forza al Carrefour di Marcon. «Ma ci arrivano segnali pessimi di altri esuberi in arrivo anche dalla catena Simply e da Mediaworld» dicono i sindacati. La crisi è dunque arrivata anche alla grande distribuzione, mentre sempre all’Auchan sono ormai molti i negozi chiusi nella galleria commerciale, lasciando a casa decine di commesse. Del resto a Mestre e dintorni si concentrano ben quattro degli undici centri commerciali del Veneto che, proprio per strapparsi i clienti, il 1. maggio saranno quasi tutti aperti.

 

COMMERCIO IN CRISI – La direzione annuncia tagli pure in città, soprattutto tra le cassiere

Ora trema l’Auchan: 65 a casa

Il sindacato: «Brutti segnali anche nei negozi Simply e Mediaworld»

Un quinto di lavoratori in meno. Dei 1.426 esuberi annunciati dalla catena Auchan, 65 saranno a Mestre, sui 323 dipendenti che lavorano all’ipermercato di via Don Tosatto. E a farne le spese dovrebbero essere soprattutto le addette alle casse, con 25 lavoratrici mandate in mobilità perché – questa è la spiegazione dell’azienda – “con la crisi si battono meno scontrini”. «Certo, la crisi – replicano i sindacati che hanno già proclamato uno sciopero nazionale per sabato 9 maggio -, ma anche la concorrenza spietata tra supermercati che sono sorti ovunque, e a Mestre più che da qualsiasi altra parte».

«Dopo Carrefour tocca a Auchan, ma abbiamo segnali preoccupanti anche dalla catena Simply (sempre del gruppo Auchan, ndr.) e da Mediaworld – commenta Fabio Marchiori della Uiltucs -. La comunicazione degli esuberi è arrivata dopo la rottura delle trattative, giustificata per un “sostanziale calo delle vendite” anche se, di fatto, la crisi per Auchan ha colpito soprattutto i punti vendita del Meridione».

Per lunedì 4 maggio i sindacati hanno convocato un’assemblea del personale, in vista dello sciopero fissato per il 9 e dell’apertura – ormai data per scontata – di un tavolo di confronto al livello ministeriale.

«Prima di arrivare alla rottura delle trattative – riprende Marchiori – Auchan aveva chiesto il blocco della quattordicesima mensilità e un livello inferiore per tutti i dipendenti».

Richieste che, ovviamente, non potevano passare (tra l’altro, l’azienda avrebbe perfino cancellato lo sconto del 5 per cento sugli acquisti concesso ai dipendenti.

«Dopo la disdetta unilaterale del contratto integrativo aziendale – stigmatizza il segretario nazionale della Fisascat, Ferruccio Fiorot – questo è un ulteriore colpo basso attuato da uno dei più grandi operatori della grande distribuzione commerciale che fino ad oggi non ha messo in campo politiche di rilancio. I dipendenti di Auchan coinvolti dalla procedura di licenziamento pagano a caro a prezzo la mancanza di un piano di sviluppo aziendale finalizzato a fronteggiare la crisi dei consumi».

«Questi ipermercati sono nati in un periodo in cui c’era ancora il boom dei consumi – aggiunge Fabio Marchiori -, ma ora faticano a reggere la crisi e la concorrenza anche dei supermercati più piccoli. Auchan starebbe cambiando la politica di mercato, puntando meno alle offerte speciali e più ai “prezzi bassi tutti i giorni”».

Un livellamento verso il basso per competere soprattutto con discount e hard discount. Non è un caso che la Lidl abbia appena annunciato duemila assunzioni nei prossimi due anni a livello nazionale, cercando anche laureati ma con uno stipendio medio iniziale che si aggirerebbe sui 1300 euro lordi al mese, e 700 per un part time.

Fulvio Fenzo

 

Nuova Venezia – No Grandi navi, 12 gazebo in terraferma

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25

apr

2015

Verso il corteo del 9 maggio

Dodici gazebo a Mestre, nelle Municipalità, a Mogliano e Mira e volantinaggi davanti agli istituti superiori. Giornata di mobilitazione del centro sociale Rivolta in vista del corteo del 9 maggio dell’arcipelago di associazione e comitati del fronte “No Grandi navi”.

«Quello del 9 maggio sarà un grande corteo per dire no allo scavo del Contorta e alle grandi navi e ragionare sulla città, non solo dal punto di vista ambientale. Milioni di euro vanno in opere inutili come il Mose mentre la città vede penalizzati welfare e servizi con il commissariamento che sta producendo un costo sociale altissimo», spiega Michele Valentini.

 

SAN STINO – Marzo da record per la piattaforma logistica. Con 45mila tonnellate di merci scambiate, l’interporto sanstinese dell’Mvo (Magazzino veneto orientale) e la Rail Cargo Group delle Ferrovie austriache, ha stabilito il primato da quando ha iniziato ad operare nel 2003. Dopo la crisi del 2012, già nel 2013 la piattaforma con una media di 30mila tonnellate mensili e due treni merci al giorno in entrata e uscita, era tornata a buoni livelli. Ora si viaggia a una media di tre treni multicliente chattel via Villach (andata e ritorno) al giorno. Le merci vengono scaricate e distribuite in tutta Italia, isole comprese.

«A parte il record di marzo – spiega Roberto Dal Mas, direttore della struttura – dall’inizio dell’anno abbiamo avuto un incremento del 10%. Segno che l’economia si sta muovendo bene sia in in import che in export». La piattaforma logistica di San Stino si sviluppa in un’area di 130mila metri quadri con due capannoni da 24mila metri quadri, 3 chilometri di binari, ed è dotata di una serie di moderni carriponte.

Ma alcune nubi si stanno profilando: tra Mestre e Portogruaro, a fine giugno chiudono le due ultime stazioni. Con San Donà chiude anche la stazione di San Stino (non ci saranno più capistazione e deviatori) e quindi Rfi non potrà più garantire le manovre con personale in loco: tutto dovrebbe essere telecomandato dalla centrale di Mestre. A San Stino la mancanza del capostazione e del manovratore potrebbe limitare l’operatività della struttura logistica. A preoccuparsi sono soprattutto i sindacati, Orsa in particolare.

(m.mar)

 

Shopping, colossi spaccati

Centri commerciali aperti per la Liberazione e Festa del Lavoro, quando però chiuderà Auchan. Due giorni di serrande abbassate alla Coop: «Scelta etica»

Lo shopping è festivo ma il fronte è spaccato

MESTRE – Crisi o non crisi, sarà shopping a go-go per le feste comandate alle porte: sabato 25 aprile, giorno in cui cade la ricorrenza della Liberazione ma anche del patrono San Marco per tutti i veneziani e ancor più il primo maggio, Festa del Lavoro, templi dello shopping, outlet e centri commerciali rimarranno aperti nella speranza di fare affari.

Ad eccezione del colosso francese, ossia l’Auchan di Mestre, che ha deciso di tenere chiuso “per scelta” il primo maggio e del gruppo Coop Adriatica, che con la campagna “Valori in corso”, ha scelto di mantenere chiusi i suoi oltre 190 negozi (in tutto il territorio), dai piccoli supermercati dei centri storici ai supermercati di vicinato agli ipercoop. Coop Adriatica. Una campagna mirata, i clienti affezionati sono stati avvisati in anticipo.

«La decisione di restare chiusi il 25 aprile e il Primo maggio è coerente con i valori, la cultura, e la storia della cooperazione e di quella di consumo in particolare», ha spiegato il presidente di Coop Adriatica, Adriano Turrini in una nota diffusa qualche giorno fa. Chiusa, quindi, la Coop Campo Grande Mestre di via Pionara a due passi da Auchan.

Ma la curiosità che spiazzerà sicuramente più di qualcuno, è che il 25 aprile e il Primo maggio rimarrà chiusa anche la grande Coop&Coop che si trova all’interno del colosso di Marghera, ossia la Nave de Vero. Galleria di negozi aperta, shop center in prima linea e ipermercato chiuso al piano terra.

«Siamo sempre stati contrari alle aperture domenicali e festive», spiega Alessandra Tiengo, consigliera di amministrazione e presidente del distretto del Nordest di Coop Adriatica, «poi ci siamo adeguati all’andamento generale previsto dalla normativa, ma non siamo favorevoli e nelle feste tradizionali, religiose piuttosto che laiche, cerchiamo di rimanere chiusi per scelta e per rispetto ai lavoratori e alla famiglia. Non è stato facile chiudere la Coop all’interno della Nave de Vero in giorno di apertura, ma abbiamo pensato che se lo avevamo fatto dalle altre parti non potevamo non farlo anche là». Una motivazione di coerenza e anche un segno.

Chiuso e fuori dal coro sarà anche Auchan di Mestre. «La scelta», spiega il responsabile della galleria commerciale Giovanni Argenio, «conferma quanto fatto lo scorso anno ed è in linea con l’orientamento aziendale di rispettare e osservare, laddove possibile, la festa dei lavoratori».

Ma andiamo con ordine.

Liberazione. Sabato 25 aprile sarà aperto il centro commerciale Auchan, il centro commerciale Valecenter, a due uscite di tangenziale, così come rimarrà aperta La Nave de Vero e pure il Panorama di Marghera. Aperto sarà anche il Centro Le Barche di Mestre, diventata ormai una meta consolidata per il brunch alla Feltrinelli in voga tra i mestrini, che ci fanno colazione, aperitivo, e pure pranzo. Aperto l’outlet di Noventa di Piave, che non teme la pioggia né il sole visto che lavora molto con i turisti delle spiagge e le località balneari. Aperti saranno pure altri negozi di catene commerciali, come la Maison du Monde, sempre in zona Auchan. Sabato 25 aprile serrande alzate anche al Centro Tom Tommasini di Santa Maria di Sala (chiuso il Primo maggio) e al Centro commerciale Adriatico 2 di Portogruaro aperto anche per la Festa del lavoro.

Primo maggio. Che sia bello o brutto tempo, c’è chi ne approfitterà sicuramente per fare una puntatina a guardare due negozi prima di inforcare la bici o prendere il sole al parco. Aperti Valecenter, Panorama, Nave de Vero, Centro Le Barche, Outlet di Noventa e diversi negozi dei centri città, qualcuno ha pure appeso un cartello alla vetrina con tanto di scritta “Primo maggio aperti”. Un tour de force per i lavoratori, che faranno tutto un diritto.

Marta Artico

 

Il Patriarcato contrario all’apertura nei giorno festivi

Don Pistolato: «Primo maggio conquistato con il sangue»

Tiziana d’andrea Con don Enrico Torta mercoledì scorso abbiamo incontrato Moraglia. Noi abbiamo le armi spuntate, confidiamo nella Chiesa

MESTRE «Ma il primo maggio non dovrebbe essere la festa del lavoro?». Il vicario episcopale don Dino Pistolato commentando la notizia dei centri commerciali che rimarranno aperti per le festività, va diritto al cuore del problema senza tanti giri di parole. La posizione del Patriarca Francesco Moraglia in merito al lavoro festivo e domenicale è chiara.

«Quand’ero ragazzino mi ricordavo che si faceva festa per un motivo specifico», spiega, «perché oggi la rincorsa a tenere aperte a tutti i costi queste piazze mediatiche o come le vogliamo chiamare, quali sono quelle dei centri commerciali? Luoghi che non aiutano ad incontrarsi e socializzare ma a spendere, se ci sono, i soldi. Il primo maggio è festa dal lavoro e del lavoro, ed è giusto che qualcuno tenga chiuso, fa bene chi lo fa. Il Patriarca l’ha detto a Pasqua e l’ha ribadito anche in un recente dibattito sull’ecologia della vita».

Precisa: «Ricordo che la dottrina sociale della chiesa nasce con Papa Leone XIII, il quale aveva detto tre cose, tre pilastri fondamentali: tutela delle donne, tutela dei bambini dal lavoro e giornata di riposo settimanale come tutela della dignità della persona».

Aggiunge don Pistolato: «Abbiamo perso la misura dell’uomo. È una festa, quella del primo maggio, che è stata pagata con il sangue, c’è gente che è stata massacrata a fucilate, ecco perché è il giorno di riposo del lavoro e dal lavoro».

I diritti dei lavoratori non possono essere cancellati con un colpo di spugna. «Guardiamo a Gesù realmente risorto e a partire da lui consideriamo, in modo radicalmente nuovo, l’uomo e la società» ha scritto il patriarca nella lettera di Pasqua ai fedeli della Diocesi, «in questa logica entra la domenica come giorno del Signore e giorno dell’uomo ma se continueremo progressivamente a smarrire il senso religioso, antropologico e sociale della domenica semplicemente perderemo l’uomo, “ridotto” ormai alla sola dimensione economica».

Da quando la deregulation del commercio ha livellato tutti i giorni della settimana e dei mesi, in prima linea nel Patriarcato a difesa del riposo festivo è don Enrico Torta, il sacerdote di Dese, al quale il “sempre aperto” non va proprio giù. Mercoledì scorso don Torta assieme all’imprenditore Roberto Aggio e alla leader delle commesse trevigiane Tiziana D’Andrea, sono stati ricevuti dal patriarca Moraglia proprio per parlare del problema del lavoro festivo e domenicale.

«Noi abbiamo le armi spuntate», spiega D’Andrea, «per questo confidiamo nella Chiesa e abbiamo chiesto aiuto al Patriarca».

Marta Artico

 

Corradi (Confcommercio) attacca il pseudoliberismo. Franceschi (Confesercenti) appoggia la Coop

«Le nostre tradizioni vanno rispettate»

MESTRE «È una vergogna, non si può perdere l’identità di un Paese in questo modo, abbiamo una storia e delle tradizioni che vanno rispettate».

Il presidente di Ascom Confcommercio, Doriamo Calzavara, non è per niente concorde con le aperture festive, e lo ripete ancora una volta.

«Sono contento che il centro commerciale Auchan rimanga chiuso il primo maggio, si sono dimostrati persone civili, il loro gesto va apprezzato, al contrario degli altri. Quello che manca è una regolamentazione nazionale. Ho incontrato nei giorni scorsi il ministro Poletti e ho fatto presente anche a lui che il decreto Monti sulle liberalizzazioni e la deregulation del commercio è stato fatto in un momento di emergenza, adesso si deve fare una legge diversa, che vada nella direzione di tutelare le tradizioni del nostro Paese, come fanno gli altri stati».

«Il problema è sempre il solito», aggiunge il direttore Ascom Dario Corradi, «questo pseudo liberismo che è passato, tra l’altro, solo nel campo del commercio, dove ci ha portato? Oggi servirebbe una normativa rispetto alla quale senza tante chiacchiere, venga stabilito un calendario unico e condiviso con le chiusure delle attività in determinate festività, religiose e laiche, Pasqua e Pasquetta piuttosto che Liberazione. Invece ogni volta ci troviamo di fronte a questa menata infinita: chi apre, chi chiude, non lo sanno nemmeno più i centri cosa devono fare».

Il responsabile di Confesercenti provinciale, Maurizio Franceschi, dice anche di più: «Le aperture nelle festività sono un imbarbarimento, un’involuzione, sono contrarie alla modernità, che va in un’altra direzione».

Quella cioè di tutelare e valorizzare la tradizione e le specificità. E sulla scelta di Coop Adriatica: «La disparità di comportamenti segnala per me un fatto distintivo che differenzia imprese e aziende che rispettano i territori e le comunità con le loro festività – laiche o religiose che siano – rispetto a chi invece crede che mercato concorrenza e liberismo spinto possano sovrastare e contrastare tutto. Un errore gravissimo che si fa nel “sistema paese” e che non fa assolutamente progredire la nostra nazione».

Chiude: «In questo modo la società non evolve ma involve, questo trend cancella valori, cancella le comunità e quello che rappresentano. Le aperture nelle festività sono antimoderne, plaudo alla Coop».

(m.a.)

 

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