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I consiglieri provinciali chiedono alla Zaccariotto di intervenire

MIRANO – Mozione del gruppo consigliare del Pd in Provincia sul confuso aumento delle tariffe autostradali. Guerrino Palmarini, Lionello Pellizzer, Loredana Serafini Amato, Serena Ragno, Mariagrazia Madricardo ed Elisabetta Populin, chiedono che il Consiglio provinciale impegni la giunta Zaccariotto, come uno dei suoi ultimi atti, a promuovere un confronto consigliare e in sede di commissione con il presidente di Cav, Concessioni autostradali venete. L’obiettivo è quello di discutere la questione delle tariffe e le conseguenze in atto sui livelli di traffico delle strade provinciali.

La mozione chiede, inoltre, alla giunta di sostenere l’arretramento della barriera di Villabona a Dolo e affrontare i problemi in rapporto con Regione, Ministero delle Infrastrutture, società autostradali e Cav.

«I recenti aumenti delle tariffe autostradali hanno prodotto un sensibile aumento del traffico sulle strade provinciali, anche a causa dell’introduzione delle contraddittorie e non sempre economicamente convenienti agevolazioni per i pendolari », sostengono i consiglieri democratici, «l’equiparazione delle tariffe nel tratto Villabona- Vetrego ha consentito di eliminare il traffico anomalo causato dall’uscita con immediato rientro al casello di Vetrego, ma gli utenti del tratto autostradale Mestre-Padova hanno più convenienza ad utilizzare ora l’accesso all’autostrada dal casello di Crea, in territorio di Spinea, riducendo in questo modo i costi di percorrenza, ma aggravando pesantemente il traffico sulla viabilità ordinaria e provinciale».

Filippo De Gaspari

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La decisione di Trenitalia da giugno, infuriato il comitato pendolari della zona

Il caso in Parlamento con un’interrogazione urgente di 30 deputati del Pd

PORTOGRUARO – Le stazioni di Portogruaro e San Donà, e di conseguenza l’intero Veneto Orientale, rischiano di perdere tutti i collegamenti diretti con Roma. Ma anche con altre città importanti come Bologna e Firenze. A partire da giugno, Trenitalia potrebbe cancellare le due coppie di Intercity che collegano Trieste e il Veneto Orientale con la capitale. A rischio, dunque, sono quattro Intercity. In direzione Roma si tratta dei treni che transitano da Portogruaro alle 8.32 e alle 14.01. Mentre in senso opposto si tratta degli Intercity provenienti dalla capitale che arrivano a Portogruaro alle 17.28 e alle 22.14. La notizia della possibile cancellazione è rimbalzata dall’Umbria, dove i pendolari di Orvieto sono già in subbuglio perché, oltre ai Trieste-Roma, Trenitalia avrebbe in mente di cancellare anche altri Intercity, per un totale di dieci convogli. L’allarme è stato immediatamente ripreso dal comitato spontaneo dei pendolari del Friuli. Per la bassa friulana e il Veneto Orientale, il problema sarebbe non da poco. Qualora fosse confermata la cancellazione delle due coppie di Intercity, non ci sarebbe più alcun collegamento diretto (anche se più lento) con Roma, Firenze e Bologna. La Frecciargento Trieste- Roma, infatti, non fa alcuna fermata nel Veneto Orientale e, di conseguenza, ai viaggiatori portogruaresi non rimarrebbe che cambiare a Mestre. Il caso è già finito in Parlamento, con un’interrogazione urgente sottoscritta da oltre trenta deputati del Pd (primo firmatario Luigi Dallai) e indirizzata ai ministri dei Trasporti, Maurizio Lupi, e dell’ Economia, Pier Carlo Padoan. Nell’interrogazione si sottolinea che «tale soppressione causerebbe gravi e ulteriori disagi nei confronti di migliaia di utenti». Per il momento da Trenitalia non è giunta alcuna conferma né smentita, anche se pare che una decisione in merito sia al momento «congelata» in attesa della definizione del contratto di servizio con lo Stato, che stabilisce i treni a lunga percorrenza sovvenzionati con fondi pubblici. In tal senso, già l’anno scorso gli Intercity rischiarono di essere soppressi, ma poi arrivò il finanziamento statale.

Intanto sulla tratta Treviso-Portogruaro «MOM-Mobilità di Marca», l’azienda di trasporto pubblico del trevigiano, ha disdetto l’accordo di integrazione tariffaria con Trenitalia. Con l’introduzione dell’orario cadenzato, secondo MOM molti utenti si sono riversati sugli autobus, a causa della soppressione di numerosi treni. A fronte dell’impegno per le corse sostitutive, a MOM è riconosciuta una compensazione economica, che però per l’azienda è divenuta del tutto inadeguata a sopportare i costi.

Giovanni Monforte

 

SCOPPIA IL CASO

Le accuse: «Manca la pista per arrivarci e la rampa d’accesso è troppo inclinata»

Non è ancora stato aperto, ma già suscita dubbi e scatena polemiche. Il bicipark della stazione di Mestre è stato inaugurato tre giorni fa, sarà aperto al pubblico lunedì prossimo, ma già i pendolari gli fanno le pulci, e sono pronti a mobilitarsi per chiedere interventi migliorativi, anche se per alcuni aspetti sarà molto difficile intervenire.

Dice Lucia Panareo, che parla a nome di un gruppo di pendolari: «Per arrivare al piano c’è una salita ripida in metallo a griglia e quando piove cosa succederà? Ci saranno degli scivoloni da paura, per non dire delle donne che indossano scarpe con i tacchi».

Ma la rampa d’accesso, che bisognerà percorrere portando la bicicletta a mano facendo zig-zag tra gli archetti installati, è solo uno dei problemi sollevati dai ciclisti pendolari che ogni giorno vanno in stazione in bicicletta per poi andare a prendere il treno.

«L’entrata è impraticabile molto pericolosa perché non c’è una pista ciclabile o un corridoio agibile con le bici », prosegue la donna, «c’è solo un pezzetto di marciapiedi tutto sgangherato. E infine non è possibile l’accesso dall’interno della stazione, dalla quale è abbastanza lontano. Non so davvero chi abbia progettato questo bicipark, senza tenere conto delle esigenze dei pendolari ciclisti».

Nei prossimi giorni i pendolari potrebbero anche mobilitarsi con una petizione per chiedere alcune correzioni, a partire dalla realizzazione di una pista ciclabile per l’accesso, anche perché per verificare la comodità della corsi che sale fino al piano destinato al parcheggio delle bici bisognerà aspettare lunedì, quando il bicipark aprirà in concomitanza con la chiusura del parcheggio di piazzale Favretti (resterà comunque aperto un altra settimana, ma solo per andare a recuperare le biciclette ed eventualmente spostarle nelle nuova struttura).

(f.fur.)

 

 

«Niente tagli, la sanità sarà riqualificata»

Gumirato: Mirano non perderà Medicina, Dolo sarà potenziato. A Noale uffici e il “country hospital” entro fine anno

I cittadini possono stare tranquilli, non sparirà nessun ospedale anzi i servizi aumenteranno. Il nostro obiettivo è garantire la massima efficienza

Perdere un primariato non significa cancellare un reparto. Le strutture di vecchia concezione non sono utili nè sostenibili ma gli investimenti ci saranno. 

MIRANO. Sono trascorsi dieci mesi dalla delibera di giunta regionale che approvava le nuove schede di dotazione ospedaliera e territoriale. In pratica le linee guida dettate ai direttori generali delle varie Asl per la riorganizzazione della sanità nel prossimo triennio. Discussioni, polemiche, anticipazioni. L’occasione della Conferenza dei sindaci offre lo spunto per parlarne con Gino Gumirato, dal gennaio 2013 direttore generale dell’Asl 13. Per capire a che punto sia l’attuazione del programma, quali ostacoli ci sono, come cambierà – o potrebbe cambiare – la sanità, a livello ospedaliero e di servizi territoriali, nel Miranese e in Riviera.

Partiamo dal dato più evidente e che più ha scatenato polemiche: basta ospedali generici, avremo ospedali a indirizzo ben definito. Ospedale di Mirano a indirizzo chirurgico, ospedale di Dolo medico-internistico, dunque. E Noale?

«La correggo subito. L’avverbio da non dimenticare mai è: prevalentemente. Mirano sarà prevalentemente “chirurgico”, ma attenzione: la Medicina, per esempio, resta. Dolo sarà prevalentemente a indirizzo medico, internistico, riabilitativo, ma conserverà, per esempio, la Chirurgia di giornata. Ovvero la principale chirurgia della medicina moderna, non una chirurgia di serie B.

Dunque la Chirurgia resta a Dolo, per intenderci, i letti di Medicina a Mirano?

Non solo restano questi reparti, ma restano, tanto per fare un esempio, i Laboratori Analisi, la Diagnostica, la Radiologia, i Punti nascita, gli ambulatori per le visite, ovviamente i Pronto soccorso.

Nessun timore di chiusura, dunque, per l’ospedale di Dolo.

Se avessimo 240 milioni per costruirne un altro, potremmo anche chiuderlo. Dato che quei soldi non ci sono, non solo lo manteniamo, ma lo potenziamo.

Come?

I servizi in Riviera non caleranno, anzi aumenteranno. Il 67% di ricoveri nell’Asl 13 è di area medica. Dolo attrarrà, non perderà pazienti. La grande maggioranza dei ricoveri è in Lungodegenza, Medicina, Oncologia, Neurologia, Geritria. Com’è possibile che Dolo si depotenzi?

E il nuovo Pronto soccorso di Dolo?

Facciamo chiarezza una volta per tutte. A Dolo il blocco nord è totalmente a norma. Nel blocco sud ci sono grandi lavori da fare e straordinari problemi per la totale messa a norma antisismica. Il Pronto soccorso è inserito in un blocco che comprende la Radiologia, il blocco operatorio. Reparti ad altissima tecnologia. Per la sistemazione antisismica sono necessari 11-12 milioni. Al momento ce ne sono non cinque o sette, ma due. Se ce ne concedono altri, ragioniamo su cosa fare.

A Dolo arriverà anche la Lungodegenza da Noale. Il P.F.Calvi è destinato a svuotarsi?

Nessun ospedale può reggersi con un unico reparto per acuti. Lungodegenza si sposterà a Dolo, nel blocco sud. Prima dovremo fare dei lavori. Tempo previsto: 12-18 mesi.

I soldi ci sono?

C’è una richiesta di finanziamento alla Regione. Se ci accontentano tanto meglio. In caso contrario, sì, i soldi ci sono. Grazie all’utile realizzato nel 2013 siamo in grado di autofinanziarci.

A Noale allora cosa resterà?

Resteranno i servizi attuali, esclusa Lungodegenza. Al monoblocco di Noale sarà inoltre collegato l’obiettivo di razionalizzazione degli uffici della direzione che lasceranno le attuali sedi.

Noale viene indicata dalle schede come sede dell’ospedale di comunità. Conferma?

Sì, a Noale saranno attivati entro la fine del 2014 i 40 posti letto di “ospedale di comunità”, quella struttura intermedia tra il ricovero per acuti, l’intervento che prevede qualche giorno di degenza e poi sei a casa, e la residenza territoriale. È la struttura che deve dare una risposta a tutti quei pazienti, di solito over 75-80, che, al di là dell’intervento in questione, presentano poi una situazione di comorbilità, e quindi problemi di osteoporosi, diabete, altre malattie, che non vengono eliminate una volta concluso l’intervento.

Ma le schede non prevedevano 111 posti letto di ospedale di comunità da attivare? Attivati i 40 a Noale, dove sono gli altri?

Gli altri 70 comprendono posti di Urt (unità riabilitative territoriali), servizi territoriali, hospice. Al momento pensiamo di poter attivare una decina di posti letto di hospice. Abbiamo richieste da Scorzè, Stra, Dolo.

A livello territoriale dunque c’è ancora molto da fare.

Certo, sui posti letto per non acuti si può e si deve fare qualcosa. Ecco, se c’è una battaglia che i sindaci possono intraprendere è proprio questa. Premere sulla Regione perchè ne finanzi altri.

Quanti?

Il Piano locale per la non autosufficienza prevede 968 posti attivati: la Regione ne finanzia 861. In costruzione ce ne sono altri 609, tra Fiesso, Camponogara, Mira, Spinea, Vigonovo e Pianiga.

E una volta costruiti dovranno essere finanziati.

Diciamo che l’obiettivo che si deve cercare di raggiungere è questo.

Torniamo a Mirano: la Medicina e gli altri servizi non spariscono. La Cardiochirurgia è a esaurimento: concretamente cosa significa?

La Cardiochirurgia di Mirano tratta 80 casi all’anno: è una situazione non prevista da nessuna linea guida internazionale. Certo, ha un outcome eccezionale, risultati eccellenti. Concretamente cosa cambia? Il direttore sarà a Mestre, i pazienti verranno gestiti a Mestre e a Mirano, come fossero un unico ospedale. Il mix tra Mirano e Mestre non potrà che portare ad aumentare la casistica e migliorare la professionalità, già elevatissima, di ciascuno.

Prime prove di fusione tra Asl?

No, è la moderna medicina che ci porta a questo. Quello che al cittadino deve interessare è avere garantita la massima efficienza per la sua patologia. E questo oggi non si può ottenere pensando di avere tutto nell’ospedale sotto casa.

Immagino che nemmeno le Ostetricie di Mirano e Dolo siano in discussione.

Sarà tutto come ora. Il primariato sarà a Dolo. Ma quanti giorni, per capirci, dedicare a Mirano piuttosto che a Dolo spetterà solo al direttore di Ostetricia Ginecologia deciderlo.

Scorzè non fa mistero di voler uscire dall’Asl 13. Preoccupato per le spinte “secessioniste”?

Abbiamo il 20% di nostri pazienti che scelgono altre Asl. La fuga, preoccupante, c’è già. Sono i cittadini che decidono dove curarsi, al di là dei confini delle Asl. L’obiettivo è cercare di frenare questa emorragia.

Veniamo agli investimenti possibili, bilancio alla mano.

Certe cifre che girano sui fondi che avremmo in cassa sono inventate, semplicemente sono soldi che non ci sono. Noi abbiamo 6 milioni per investimenti, due milioni per nuove tecnologie, due milioni per il Pronto soccorso di Dolo, e per il trasferimento di Dialisi da Noale a Mirano 1,3 milioni, oltre ai soldi necessari per la messa a norma della Lungodegenza a Dolo. Questo quello che c’è. Detto questo, ho una lista di una ventina di interventi da sollecitare alla Regione.

Massimo Scattolin

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NUOVA VENEZIA – I sindaci: «Incontro urgente con l’assessore»

I primi cittadini di Riviera e Miranese: c’è il rischio di un depotenziamento, vogliamo garanzie

MIRA  «Vogliamo un incontro urgente con l’assessore regionale alla sanità Luca Coletto visto che non si capisce se esistono i fondi per mettere in sicurezza e a norma le strutture dell’Asl 13».

A chiederlo a gran forza sono stati ieri i sindaci del comprensorio alla conferenza dei sindaci di Riviera e Miranese che si è tenuta a Mira.

«Vogliamo capire », spiega il sindaco di Camponogara, Giampietro Menin, «come mai il direttore Gumirato dice che i soldi per la messa a norma degli ospedali non ci sono, mentre era stato assicurato il contrario dalla Regione. Dove sono i soldi per mettere a norma il pronto soccorso di Dolo? Chiederemo lumi al responsabile regionale».

I dubbi sull’azione del direttore generale dell’Asl 13 non sono venuti solo a Menin, ma anche al sindaco di Fossò, Federica Boscaro che di professione tra l’altro è medico.

«Va capita con esattezza», spiega, «l’operazione che si vuole portare avanti. C’è il rischio di un depotenziamento dei plessi ospedalieri ».

I sindaci per questo hanno chiesto a Gumirato che spieghi con esattezza con una relazione ad hoc al presidente della Conferenza quali sono i costi della riorganizzazione provocata dalle nuove schede ospedaliere regionali.

Il sindaco di Mirano, Maria Rosa Pavanello, ha chiesto invece delucidazioni sul futuro di Cardiochirurgia, specialità di eccellenza che sembra destinata a essere assorbita dall’ospedale dell’Angelo di Mestre.

Durante l’assemblea è arrivata un’altra doccia fredda per il futuro del distretto sanitario a Mira. Il direttore sanitario ha fatto intendere che soldi per la permanenza di questo servizio nella più popolosa cittadina rivierasca, non ce ne sono. Durissima la presa di posizione del sindaco di Campolongo, Alessandro Campalto.

«Ci sentiamo», ha detto, «presi in giro. È dal 2009 che partecipiamo a queste conferenze e ci era sempre stato detto che i fondi per la messa a norma dei plessi non mancavano. Ora scopriamo che non è così. Credo che non parteciperò più a una Conferenza dei sindaci del genere. Non ne vedo l’utilità».

Domande sono state poste a Gumirato anche dai sindaci di Noale, Michele Celeghin e dal sindaco di Salzano, Alessandro Quaresimin.

Alessandro Abbadir

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NUOVA VENEZIA – «Asl 13, il direttore faccia chiarezza»

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2

apr

2014

Mira. Oggi conferenza dei sindaci: Gino Gumirato chiamato a dare garanzie sulla sanità in Riviera

MIRA. «Siamo pronti a guidare una protesta che porterà la gente sotto gli uffici della direzione dell’Asl 13 a Mirano, se il direttore generale Gino Gumirato non ci assicurerà che l’ospedale di Dolo non sarà depotenziato». Non usa mezzi termini il presidente della Conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta Giampietro Menin alla vigilia della conferenza dei sindaci dell’Asl 13 oggi alle 15,30 in sala del consiglio comunale a Mira, quando sarà presentato il piano aziendale.

Rassicurazioni pretende anche il sindaco di Campolongo Alessandro Campalto. «Ci risulta che il direttore generale» ribadisce Campalto «punti a trasformare l’ospedale di Mirano in ospedale di rete per il bacino dell’attuale Asl 13, ma questo sarà messo in discussione quando gioco forza tutto graviterà intorno a Mestre. Peggio ancora sarà per l’area della Riviera sud. L’ospedale di Dolo rischia di fare la fine di quello di Noale, diventerà una grande lungodegenza. I comuni di Campagna Lupia, Camponogara, Fossò, Vigonovo e Campolongo spesso come utenza hanno gravitato sull’ospedale di Piove di Sacco. Quest’ultimo però verrà assorbito da Padova. Per raggiungere un polo chirurgico bisognerà andare a Mirano cioè a 30 chilometri di distanza. Intorno a questi comuni dal punto di vista sanitario ci sarà il deserto dei servizi».

Un appello ai sindaci è lanciato a Dolo da Giorgio Gei (Ponte del Dolo). «I sindaci della Riviera non diano nessun tipo di avvallo all’atto aziendale» auspica «Debbono invece ribadire quanto più volte già espresso con atti istituzionali: nessuno spostamento di reparti sino al varo delle schede territoriali. Debbono anche chiedere sia fatta chiarezza sulla vicenda Pronto Soccorso, sui progetti presentati, sui costi e sugli importi effettivamente stanziati».

Chiede attenzione anche il sindaco di Vigonovo Damiano Zecchinato. «I servizi sul territorio» dice «vanno potenziati e non smantellati. Faremo molta attenzione al piano che ci sarà presentato da Gumirato».

Bacchetta la Regione il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo. «L’Asl 13 non deve continuare a essere penalizzata» dice Pigozzo «quando invece è una delle strutture virtuose sotto il profilo dell’efficienza. Ora bisognerà capire se saranno trovati i fondi per la messa a norma ad esempio delle strutture ospedaliere di Dolo. Mancano poi delle risposte precise per la Riviera e il Miranese in merito alla collocazione delle strutture sanitarie intermedie. Sono stati destinati a questa Asl 111 posti letto per queste strutture che serviranno a decongestionare quelle per acuti. Le preoccupazioni dei sindaci sono condivisibili. Domani (oggi per chi legge, ndr) servono risposte precise e convincenti».

Smorza i toni più bellicosi, invece, il presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asl 13 Fabio Livieri. «Non c’è alcuna volontà, credo, da parte del direttore generale di punire la sanità della Riviera del Brenta. Si tratta di paure infondate e spesso strumentali, mosse spesso da logiche di parte e di partito».

Alessandro Abbadir (ha collaborato Giacomo Piran)

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NUOVA VENEZIA – Aprirà IL 7 aprile davanti alla stazione: è il più grande d’italia

Nuovo park alla Stazione, oltre 800 posti per le bici

Aprirà il 7 aprile in coincidenza con la chiusura del parcheggio di piazzale Favretti

Collegamento per le due ruote con l’Università Ca’ Foscari di via Torino

MESTRE. Un telaio in acciaio zincato, una rampa con gimkana da percorrere con il mezzo a mano per raggiungere, a cinque metri d’altezza, il parcheggio con 807 posti per le biciclette, 200 in più rispetto al deposito di piazzale Favretti che verrà chiuso il 12 aprile, per poi essere demolito. È stato inaugurato ieri in via Trento, il nuovo bicipark della stazione ferroviaria, il più grande in Italia, assicura il comune.

Un intervento reso possibile grazie all’accordo Rfi (Rete ferroviaria italiana) che a concesso l’area in uso gratuito. La struttura, costata 564 mila euro, e alla quale potranno accedere solo le biciclette – esclusi anche i tandem – sarà aperta al pubblico dal 7 aprile, con l’orario di sempre: dalle 6 alle 23, chiusa la domenica. Dal 7 al 12 aprile le biciclette non saranno più accettate nel deposito di piazzale Favretti, ma ci si potrà accedere solo per recuperare la bici e trasferirla dall’altra parte. Il tagliando (50 centesimi al giorno, 10 euro al mese, e 9 per i ridotti) si potrà pagare allo sportello, che si trova al termine della rampa d’accesso. Mezza giunta ha partecipato all’inaugurazione di ieri: c’erano il sindaco Giorgio Orsoni, gli assessori Bergamo, Simionato e Maggioni, il presidente di Avm, Seno, e anche il questore, Roca, che ha voluto essere presente per un intervento di riqualificazione di un’area delicata anche dal punto di vista dell’ordine pubblico quale è l’area della stazione ferroviaria. Un’area al centro di un piano di riqualificazione complessivo – basti pensare al maquillage della stazione vera e propria – che vedrà tra le altre cose, a fianco del nuovo biciparck, la costruzione di un parcheggio di sei piani per 297 veicoli.

Al posto dell’ex deposito delle biciclette di piazzale Favretti sarà invece realizzato un albergo con doppio accesso, uno da viale Stazione, e l’altro direttamente dal primo binario della ferrovia, come avviene già oggi in tante grandi città europee. Il nuovo bicipark rappresenta quindi un primo tassello di queste riqualificazione, di cui finalmente si cominciano a vedere i risultati. Con l’apertura del bicipark partono anche altri progetti che riguardano le ciclabili.

A partire dal tratto compreso tra il nuovo impianto e il sottopassaggio per via Giustizia – fu realizzato da Rfi, spendendo quasi 2 milioni di euro – che permetterà un collegamento con via Miranese. È poi allo studio un collegamento con il polo di via Torino, dove a settembre è stimato l’arrivo di almeno duemila studenti per l’apertura della sede di terraferma di Ca’ Foscari. «Sarà un collegamento fondamentale» dice l’assessore alla Mobilità, Bergamo, «che abbiamo pensato con Ca’ Foscari in uno degli incontri che abbiamo avuto per organizzare i trasporti pubblici in funzione dell’apertura della sede. Dobbiamo concludere alcuni tratti, e rafforzare la segnaletica, ma il percorso prevederà il passaggio per via Monte San Michele e via Bembo, fino a via Torino». «La città ha 120 chilometri di piste ciclabili», aggiunge, «contiamo di arrivare a 140 entro la fine del mandato». Per Seno, di Amv, l’obiettivo è che «il bicipark sia il primo passo per pensare un biglietto unico integrato, una tessera con la quale di possa lasciare la bici, poi salire sul bus e sul treno e raggiungere Venezia».

Francesco Furlan

 

NUOVA VENEZIA – «Ciclabile sul ponte della Libertà, il coronamento di un sogno»

LA PROSSIMA TAPPA: pubblicato bando di gara

«L’inaugurazione del bicipark è un segnale importante per la città, nell’ottica di una mobilità sostenibile e moderna. Ma non ci fermeremo qui», dice il sindaco Giorgio Orsoni prima di tagliare il nastro tricolore, «sta infatti andando avanti anche il progetto per la realizzazione della pista ciclabile sul ponte lagunare, che rappresenta per me il coronamento di un sogno, ovvero quello di vedere unite, anche grazie ai percorsi dedicati alle biciclette, le due realtà, d’acqua e di terra, in un’unica città, che si appresta a diventare città metropolitana». Quando sarà possibile raggiungere piazzale Roma in bicicletta sulla passerella a sbalzo? L’obiettivo, aggiunge l’assessore Bergamo, è di concluderla per settembre-ottobre, al più tardi lo faremo entro la fine dell’anno. La gara è già stata pubblicata, e le domande per poter partecipare dovranno essere presentate entro il 5 maggio. Il valore del bando è di un milione e mezzo di euro. La durata massima dell’appalto sarà di 165 giorni dalla data di consegna. Entro la fine dell’anno quindi – se non vi saranno ricorsi – dovrebbe essere possibile percorre la ciclabile. Ma a quel punto il problema sarà capire dove poter lasciare la bici una volta raggiunta piazzale Roma, anche se prima di prendere una decisione giunta e avm vogliono capire quante saranno le persone a farne un uso quotidiano.

(f.fur.)

 

INAUGURATO ALLA STAZIONE

Con l’inaugurazione del nuovo Bicipark alla stazione, da ieri Mestre ha il posteggio per bici, coperto e custodito, più grande d’Italia: 807 posti, 200 in più della vecchia sede alle ex Poste, con la possibilità di un ulteriore ampliamento a mille. A tagliare il nastro è stato il sindaco Giorgio Orsoni che ha detto «è un segnale importante per la città, nell’ottica di una mobilità moderna e sostenibile, ma non finisce qui: va avanti il progetto per la pista sul ponte della Libertà che aiuterà le due realtà cittadine, di acqua e di terra, a sentirsi ancora più unite nella prossima città metropolitana». Con l’assessore alla Mobilità Ugo Bergamo ha annunciato che il collegamento translagunare per le due ruote «sarà pronto per fine anno», mentre «entro la scadenza del mandato la rete di piste ciclabili salirà da 120 a 140 chilometri».

Il nuovo posteggio è una struttura sopraelevata a 5 metri di 1056 metri quadrati, tutta in acciaio, realizzata da Avm con un investimento di oltre 560 mila euro, grazie a un accordo tra il Comune e Rfi. Sarà aperta a partire da lunedì con il solito orario – tutti i giorni dalle 6 alle 23, eccetto la domenica – e con le stesse tariffe – sosta giornaliera a 50 centesimi, abbonamento mensile a 10 euro, ridotto a 9 per i possessori di un abbonamento di trasporto pubblico valido.

Il vecchio impianto in piazzale Favretti sarà usufruibile fino al 12 aprile per agevolare le operazioni di trasferimento delle bici da parte degli utenti. Grande folla alla cerimonia, a cui sono intervenuti anche il vicesindaco Sandro Simionato, l’assessore ai Lavori pubblici Alessandro Maggioni, il questore Vincenzo Roca, il comandante dei Vigili urbani Luciano Marini, i presidenti delle Municipalità di Mestre Massimo Venturini e di Favaro Ezio Ordigoni, il parroco di Santa Barbara don Guido Scattolin che ha dato la benedizione. Unico neo, non indifferente: per andare al Bicipark manca un collegamento in sicurezza per le due ruote da via Dante e dal piazzale della stazione.

A.Spe.

 

All’incontro con i sindaci, Chisso promette due bus da Venezia a Portogruaro alle 0,20. Treno da Salzano a Spinea alle 7

MESTRE – Saranno introdotti entro metà maggio i primi aggiustamenti all’orario cadenzato sulla tratta Venezia-Portogruaro, con una nuova coppia di treni e l’auspicato anticipo alle 4,13 del primo treno in partenza verso il capoluogo.

Ma una novità importante è in arrivo anche sulla Castelfranco- Venezia, dove i due pullman introdotti nelle settimane scorse saranno sostituiti con un nuovo treno navetta Noale-Mestre.

È quanto emerso dal vertice che l’assessore Chisso ha avuto ieri pomeriggio con i sindaci. Linea Portogruaro-Venezia.

É ormai ufficiale l’introduzione del nuovo treno, da lunedì a venerdì, che partirà da Portogruaro alle 12.06 per arrivare a Mestre alle 13.04, convoglio richiesto dagli studenti ma utile pure per i turnisti.

In direzione opposta, il nuovo treno partirà da Mestre alle 13.57 per giungere a Portogruaro alle 14.55.

È ufficiale anche l’anticipo alle 4.13 della partenza del primo Regionale Portogruaro- Venezia, per chi deve essere entro le 6 sul posto di lavoro.

«Queste novità saranno sicuramente in vigore dal 18 maggio, ma speriamo anche prima, già dal 13 aprile», ha detto Chisso.

Per l’autobus sostitutivo che parte da Venezia alle 0.20, si è deciso da aprile di prevedere nei fine settimana l’impiego di due pullman (con particolare attenzione al periodo pasquale e delle varie festività). Chisso ha chiesto, attraverso i Comuni, la possibilità di attivare una collaborazione con gli alberghi, che potrebbero comunicare prima il numero dei turisti che alloggiano da loro e che sono intenzionati a rientrare da Venezia a mezzanotte così da pianificare meglio il servizio.

«Avevamo chiesto di conoscere i dati sulla frequentazione prima dell’orario cadenzato, ma Trenitalia non li ha. Ma allora come hanno fatto a stabilirne la soppressione?», domanda Silvia Conte, sindaco di Quarto.

Linea Castelfranco-Venezia. Dopo le proteste dei pendolari di Salzano e Spinea per il «buco» tra le 7 e le 8 del mattino, la Regione aveva introdotto nelle scorse settimane due pullman per tamponare il problema. La buona notizia è che da aprile gli autobus diventeranno un treno navetta, in partenza da Noale alle 7.09.

Le reazioni dei sindaci. Michele Basso, sindaco di Meolo, evidenzia che il metodo del tavolo di lavoro sta portando dei frutti. «Il dato positivo è che abbiamo ottenuto un metodo più di condivisione, portato a casa nuovi treni e il rafforzamento del bus delle 0.20, ma rimangono aperte le partite del ripristino del treno, dei convogli festivi e degli orari estivi», aggiunge Conte. Per alcuni treni è prevista infatti la soppressione nel periodo delle vacanze scolastiche. «Ci rivedremo nelle prossime settimane per capire se sono possibili ulteriori miglioramenti e se riusciamo a evitare, per l’estate, la soppressione di treni, come quello delle 5.06, che servono anche ai pendolari », conclude l’assessore di San Donà,Francesca Zottis.

Giovanni Monforte

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NUOVA VENEZIA – come “utente esperto”

Rappresentante dei comitati per la prima volta al tavolo

MESTRE – Per la prima volta al tavolo tra sindaci e Regione ha potuto partecipare anche un rappresentante dei Comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale, Nicola Nucera, presente in qualità di “utente esperto” che supporta l’attività del Comune di Quarto. I pendolari hanno chiesto a Regione e Trenitalia di valutare uno spostamento d’orario del Regionale Veloce 2219, che attualmente è l’ultimo treno che parte da Venezia alle 22.41, appena 30 minuti dopo il Regionale lento 11157 delle 22.11. Poiché il treno delle 22.41 non è in orario congeniale né per i turnisti né per i turisti, i pendolari ne chiedono lo spostamento in partenza alle 23.11, facendolo fermare in tutte le stazioni fino a Portogruaro e poi proseguendo per Trieste.

«Il treno circola già in fascia notturna, quindi lo spostamento di 30 minuti è senza costi aggiuntivi», ha evidenziato Nucera, «mentre l’aumento di percorrenza di 17 minuti potrebbe essere compensato dal risparmio ottenuto dalla soppressione del bus VE801». Quest’ultimo è l’autobus sostitutivo che attualmente parte da piazzale Roma alle 23.15, introdotto dopo la manifestazione dei pendolari promossa lo scorso dicembre. Intanto sui disservizi registrati lungo la tratta Portogruaro- Venezia, il vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, Andrea Martella, ha presentato un’interrogazione al ministro dei trasporti, Maurizio Lupi. «Visto che, a distanza di oltre cento giorni dall’inizio del nuovo orario cadenzato, la Regione non riesce a risolvere il problema, credo sia doveroso un intervento più deciso ed efficace», ha detto Martella, «lasciare, e non è la prima volta che accade, gli utenti a piedi nel cuore della notte, è una vergogna che non ammette alibi».

(g.mon.)

 

Nuova Venezia – Treni. Pendolari a piedi nella notte.

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31

mar

2014

 

Bloccati a Mestre, pieno il bus sostitutivo per il Veneto Orientale

Bus sostitutivo pieno i pendolari restano a piedi

È arrivato a Mestre da piazzaleRomaa mezzanotte,manon c’erano più posti

I passeggeri hanno dovuto attendere un’ora. Comitati sul piede di guerra

L’autobus sostitutivo di mezzanotte è di nuovo strapieno e i pendolari sono costretti ad attendere a Mestre quasi un’ora l’arrivo di un secondo pullman. Ma peggio sarebbe andata a una ventina di viaggiatori a piazzale Roma, rimasti proprio a terra.

«Ridateci ciò che ingiustamente ci avete tolto. Abbiamo ampiamente dimostrato che il ripristino del treno delle 0.20 è improrogabile», tuonano i comitati dei pendolari. Proprio oggi i sindaci del Veneto Orientale torneranno a incontrare l’assessore Chisso per affrontare i nodi dell’orario cadenzato. La vigilia è di fuoco perché, nella notte tra sabato e domenica, è stato di nuovo il caos a bordo dell’autobus sostitutivo VE 803, che collega Venezia a Portogruaro. Si tratta della corsa in partenza da piazzale Roma alle 0.20 che, dallo scorso 15 dicembre, sostituisce i due treni che partivano da Santa Lucia dopo la mezzanotte.

A denunciare quanto accaduto sono i Comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale, che hanno ricevuto le segnalazioni di chi è rimasto vittima dei disservizi. Secondo il racconto, il pullman, da 50 posti, è partito da piazzale Roma già al completo. Ma ad attenderlo a Mestre, all’arrivo alle 0.35, c’erano molte altre persone.

«A questo punto l’autista ha richiesto un rinforzo: non poteva proseguire con la gente in piedi né farne salire altra», raccontano i pendolari, «dopo poco meno di un’ora, intorno all’1.30, è giunto un pulmino da 20 posti che ha caricato la gente rimasta a terra. Ma, ironia della sorte, diverse persone sono state costrette a stare in piedi. Finalmente i due automezzi sono partiti, un’ora dopo l’orario previsto, ma nessuno ha pensato alla ventina di persone rimaste a terra a Venezia». Molto duro il commento dei comitati altinati e del Veneto Orientale.

«Dire che sia vergognoso è ormai ripetitivo, come è ripetitivo ricordare gli unici responsabili di una situazione simile: l’assessore Chisso e il presidente Zaia», attaccano i comitati, «non si tratta di lotte partitiche. Chi ne rimette sono pendolari e viaggiatori, che hanno rischiato ancora una volta di non vedere soluzioni praticabili per il rientro a casa, che pagano e si trovano a dover attendere 55 minuti l’arrivo di un bus micro per farli stare in piedi lo stesso oppure che sono rimasti a Venezia appiedati».

I pendolari sottolineano che per una città turistica come Venezia è più che normale avere almeno un centinaio di viaggiatori in partenza sabato notte.

Giovanni Monforte

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In terraferma percentuale vicina al 60% dopo l’introduzione dei cassonetti a calotta in centro. Ma resta il vizio di abbandonare rifiuti ingombranti e scarti edili all’esterno delle isole ecologiche

MESTRE. C’è la terribile abitudine di lasciare i rifiuti fuori dei cassonetti – come abbiamo raccontato ieri – ma c’è anche un dato positivo che emerge, dopo l’introduzione dei cassonetti a calotta e la consegna delle chiavi che nelle settimane scorse ha riguardato gli abitanti della zona centrale di Mestre. Alla fine del 2013 la raccolta differenziata dei rifiuti nella terraferma veneziana era arrivata al 55% circa.

Un dato collocava Mestre e l’intera terraferma ai primissimi posti in Italia tra le città medie e grandi (dai 150/200 mila abitanti in su). E l’avvio del nuovo anno sta consolidando questo primato. Come si diceva l’introduzione del sistema con i cassonetti a chiave anche sta portando il record ancora più su, avvicinandolo ormai a quota 60%. Nelle municipalità dove il sistema è stato introdotto da più tempo, come a Chirignago – Zelarino o Favaro – Campalto la differenziata è da tempo intorno al 70%, mentre a Marghera, dove è più recente l’introduzione, si sta andando oltre 60%.

«Anche gli inconvenienti, come gli abbandoni impropri da parte di alcuni cittadini che all’inizio un po’ faticano ad abituarsi al nuovo sistema, dopo qualche settimana di “rodaggio” tendono a essere superati» sottolinea l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, «riducendo gli abbandoni impropri a quote fisiologiche. Diverso è il caso dei veri e propri “malfattori”, gli incivili che abbandonano non il singolo sacchetto di rifiuti (il nuovo sistema supera ben presto tale inconveniente, incentivando invece i virtuosi) bensì rifiuti ingombranti malgrado un comodo ecocentro cui conferirli, o il servizio a domicilio, o gli ecocentri mobili o scarti di sgomberi o di lavorazioni». «Costoro, irriducibili e appunto incivili, sono al centro di una dura campagna degli ispettori ambientali, che il nuovo sistema rende più facile, in quanto li isola dall’insieme della comunità cittadina, che infatti sta attivamente collaborando a denunciarli.

Cassonetti con la chiave sono ora introdotti anche al Lido», aggiunge Bettin, «dove ci aspettiamo risultati analoghi, come a Burano e Murano, tali da far schizzare i dati dell’intero comune – malgrado l’enorme massa di rifiuti prodotti dal turismo – a livelli di assoluto rilievo».

Resta, comunque, il primato di Mestre e dell’intera terraferma che ha consentito nel 2013 – secondo dati forniti da Ca’ Farsetti – un risparmio di circa 5 milioni sul costo del Piano rifiuti e quindi nelle bollette degli utenti e, soprattutto, la chiusura dopo circa vent’anni dell’inceneritore di rifiuti. I dati della città fanno poi anche i conti con la difficoltà della racconta in centro storico.

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