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Nuova Venezia – Treni. Pendolari a piedi nella notte.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

31

mar

2014

 

Bloccati a Mestre, pieno il bus sostitutivo per il Veneto Orientale

Bus sostitutivo pieno i pendolari restano a piedi

È arrivato a Mestre da piazzaleRomaa mezzanotte,manon c’erano più posti

I passeggeri hanno dovuto attendere un’ora. Comitati sul piede di guerra

L’autobus sostitutivo di mezzanotte è di nuovo strapieno e i pendolari sono costretti ad attendere a Mestre quasi un’ora l’arrivo di un secondo pullman. Ma peggio sarebbe andata a una ventina di viaggiatori a piazzale Roma, rimasti proprio a terra.

«Ridateci ciò che ingiustamente ci avete tolto. Abbiamo ampiamente dimostrato che il ripristino del treno delle 0.20 è improrogabile», tuonano i comitati dei pendolari. Proprio oggi i sindaci del Veneto Orientale torneranno a incontrare l’assessore Chisso per affrontare i nodi dell’orario cadenzato. La vigilia è di fuoco perché, nella notte tra sabato e domenica, è stato di nuovo il caos a bordo dell’autobus sostitutivo VE 803, che collega Venezia a Portogruaro. Si tratta della corsa in partenza da piazzale Roma alle 0.20 che, dallo scorso 15 dicembre, sostituisce i due treni che partivano da Santa Lucia dopo la mezzanotte.

A denunciare quanto accaduto sono i Comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale, che hanno ricevuto le segnalazioni di chi è rimasto vittima dei disservizi. Secondo il racconto, il pullman, da 50 posti, è partito da piazzale Roma già al completo. Ma ad attenderlo a Mestre, all’arrivo alle 0.35, c’erano molte altre persone.

«A questo punto l’autista ha richiesto un rinforzo: non poteva proseguire con la gente in piedi né farne salire altra», raccontano i pendolari, «dopo poco meno di un’ora, intorno all’1.30, è giunto un pulmino da 20 posti che ha caricato la gente rimasta a terra. Ma, ironia della sorte, diverse persone sono state costrette a stare in piedi. Finalmente i due automezzi sono partiti, un’ora dopo l’orario previsto, ma nessuno ha pensato alla ventina di persone rimaste a terra a Venezia». Molto duro il commento dei comitati altinati e del Veneto Orientale.

«Dire che sia vergognoso è ormai ripetitivo, come è ripetitivo ricordare gli unici responsabili di una situazione simile: l’assessore Chisso e il presidente Zaia», attaccano i comitati, «non si tratta di lotte partitiche. Chi ne rimette sono pendolari e viaggiatori, che hanno rischiato ancora una volta di non vedere soluzioni praticabili per il rientro a casa, che pagano e si trovano a dover attendere 55 minuti l’arrivo di un bus micro per farli stare in piedi lo stesso oppure che sono rimasti a Venezia appiedati».

I pendolari sottolineano che per una città turistica come Venezia è più che normale avere almeno un centinaio di viaggiatori in partenza sabato notte.

Giovanni Monforte

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In terraferma percentuale vicina al 60% dopo l’introduzione dei cassonetti a calotta in centro. Ma resta il vizio di abbandonare rifiuti ingombranti e scarti edili all’esterno delle isole ecologiche

MESTRE. C’è la terribile abitudine di lasciare i rifiuti fuori dei cassonetti – come abbiamo raccontato ieri – ma c’è anche un dato positivo che emerge, dopo l’introduzione dei cassonetti a calotta e la consegna delle chiavi che nelle settimane scorse ha riguardato gli abitanti della zona centrale di Mestre. Alla fine del 2013 la raccolta differenziata dei rifiuti nella terraferma veneziana era arrivata al 55% circa.

Un dato collocava Mestre e l’intera terraferma ai primissimi posti in Italia tra le città medie e grandi (dai 150/200 mila abitanti in su). E l’avvio del nuovo anno sta consolidando questo primato. Come si diceva l’introduzione del sistema con i cassonetti a chiave anche sta portando il record ancora più su, avvicinandolo ormai a quota 60%. Nelle municipalità dove il sistema è stato introdotto da più tempo, come a Chirignago – Zelarino o Favaro – Campalto la differenziata è da tempo intorno al 70%, mentre a Marghera, dove è più recente l’introduzione, si sta andando oltre 60%.

«Anche gli inconvenienti, come gli abbandoni impropri da parte di alcuni cittadini che all’inizio un po’ faticano ad abituarsi al nuovo sistema, dopo qualche settimana di “rodaggio” tendono a essere superati» sottolinea l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, «riducendo gli abbandoni impropri a quote fisiologiche. Diverso è il caso dei veri e propri “malfattori”, gli incivili che abbandonano non il singolo sacchetto di rifiuti (il nuovo sistema supera ben presto tale inconveniente, incentivando invece i virtuosi) bensì rifiuti ingombranti malgrado un comodo ecocentro cui conferirli, o il servizio a domicilio, o gli ecocentri mobili o scarti di sgomberi o di lavorazioni». «Costoro, irriducibili e appunto incivili, sono al centro di una dura campagna degli ispettori ambientali, che il nuovo sistema rende più facile, in quanto li isola dall’insieme della comunità cittadina, che infatti sta attivamente collaborando a denunciarli.

Cassonetti con la chiave sono ora introdotti anche al Lido», aggiunge Bettin, «dove ci aspettiamo risultati analoghi, come a Burano e Murano, tali da far schizzare i dati dell’intero comune – malgrado l’enorme massa di rifiuti prodotti dal turismo – a livelli di assoluto rilievo».

Resta, comunque, il primato di Mestre e dell’intera terraferma che ha consentito nel 2013 – secondo dati forniti da Ca’ Farsetti – un risparmio di circa 5 milioni sul costo del Piano rifiuti e quindi nelle bollette degli utenti e, soprattutto, la chiusura dopo circa vent’anni dell’inceneritore di rifiuti. I dati della città fanno poi anche i conti con la difficoltà della racconta in centro storico.

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LE INFRASTRUTTURE »ALTA VELOCITÀ VENEZIA-TRIESTE

I sindaci del Veneto Orientale: positivo l’abbandono del tracciato litoraneo, ma non si ripetano gli errori del passato

Costa (Porto): «Lupi ha colto l’interesse della nazione. Adesso usiamo bene il denaro»

MESTRE. Alta Velocità Venezia-Trieste, i sindaci del Veneto Orientale esultano per la bocciatura definitiva del tracciato litoraneo. Ma in vista della stesura del nuovo progetto, che riguarderà prima l’ammodernamento (stanziato dal governo 1 miliardo e 800 milioni di euro) e poi l’eventuale raddoppio della linea attuale, i Comuni chiedono che si apra subito il confronto con il territorio, per non ripetere gli errori del passato.

«È positivo l’abbandono del progetto di tracciato basso. Ma ora chiediamo di essere coinvolti fin da subito nella valutazione degli aspetti economici e dell’impatto ambientale e sociale della nuova progettazione», commenta Andrea Cereser (Pd), presidente della conferenza dei sindaci del Veneto Orientale e primo cittadino di San Donà, «se i Comuni fossero stati coinvolti prima, non sarebbero state sprecate ingenti risorse per il tracciato basso».

Le sindache di Quarto d’Altino e Roncade, Silvia Conte e Simonetta Rubinato, indicano già il percorso da seguire: «Ci aspettiamo che venga predisposto il progetto preliminare della modernizzazione della linea esistente con il metodo del dibattito pubblico, sull’esempio della Francia», dicono le due esponenti del Pd, «in modo da concertare l’intervento con il territorio, evitando ulteriore spreco di tempo e di risorse».

«Esprimo grande soddisfazione per la pietra tombale posta sul tracciato litoraneo della Tav», aggiunge Gianluca Forcolin, sindaco leghista di Musile, «condivido la posizione del governatore Zaia e lo ringrazio per il grande lavoro svolto. Apprezzo pure le dichiarazioni del ministro Lupi sul riutilizzo produttivo delle risorse risparmiate dal tracciato litoraneo. La buona politica, che ascolta il territorio, porta sempre a soluzioni sensate».

L’unica voce dissonante arriva da Meolo. «Sono preoccupato», spiega il sindaco Michele Basso (Forza Italia), «perché con la soluzione di ammodernamento, o ancora peggio di quadruplicamento della linea esistente, nel nostro Comune si mettono in allarme numerosi cittadini che hanno abitazioni che distano pochi metri dalla linea. Si mettono anche in pericolo gli edifici scolastici che si trovano entro la fascia di sicurezza dei 200 metri dalla linea». Basso ha già riallacciato il confronto con il comitato civico che, nel 2012, aveva raccolto più di 3 mila firme contro l’ipotesi in affiancamento.

«Finalmente bisogna dare atto al ministro Lupi di aver colto l’interesse nazionale in gioco», commenta Paolo Costa, presidente del Porto di Venezia, «adesso si tratta di utilizzare bene il miliardo e 800 milioni e questo dipende dalla definizione di un cronoprogramma serio, che consenta di rispettare gli impegni assunti con l’Europa e ancor più dalla soluzione che verrà trovata per il nodo di Mestre».

Giovanni Monforte

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La Cia esulta: «Grande vittoria»

Quaggio: «La Regione si è resa conto di quanto era devastante l’ipotesi balneare»

QUARTO D’ALTINO. Sono loro i grandi vincitori della battaglia, durata quattro anni, contro il tracciato litoraneo: gli agricoltori di Cia Venezia, di Confagricoltura e di Copagri che, insieme a Legambiente, hanno dato vita al comitato «L’Altra Tav» e non hanno esitato a scendere in strada con i trattori.

«È una vittoria su tutti i fronti. Le parole di Lupi sull’abbandono del tracciato balneare e sull’ampliamento della linea esistente rispecchiano totalmente la battaglia che stiamo conducendo da anni», commenta Paolo Quaggio, presidente di Cia Venezia, «è importante che la Regione si sia resa conto di quanto fosse devastante per il territorio l’ipotesi balneare». Per Quaggio è stata decisiva la risposta del territorio: seria, responsabile e mai ideologica.

«Ci siamo mossi con compattezza e grazie anche alla collaborazione con Confagricoltura Venezia, Copagri e Legambiente abbiamo richiamato alle sue responsabilità la Regione», conclude il presidente di Cia Venezia, «siamo consapevoli dell’importanza dello sviluppo, della circolazione delle persone e delle merci, opporci tout-court alla realizzazione della Tav sarebbe stato miope. Il nostro era un no a un tracciato con forte impatto ambientale dal punto delle interferenze con la rete idrografica, idrogeologica, naturalistica, senza contare i costi eccessivi e il consumo di territorio agricolo. Continueremo ad accompagnare il progetto anche in questa nuova fase, perché questa vittoria è frutto proprio della collaborazione e del confronto».

Da Roma si fanno sentire anche i deputati veneti. «Ha prevalso alla fine il buon senso. Auspico adesso che “l’altra Tav” divenga presto realtà, dando avvio immediato alla progettazione e realizzazione nella certezza delle risorse disponibili, senza che passino anni come il collegamento della stazione di Mestre con l’aeroporto, il cui progetto era stato deliberato dal Comune di Venezia nel 2004», commenta Michele Mognato (Pd), «è necessario da subito coinvolgere tutti i Comuni interessati per una progettazione condivisa al fine di superare tutte le ulteriori criticità che si possono presentare».

«Questa vittoria crei un precedente per continuare a condividere. L’auspicio è che, per il nuovo progetto, si continui con lo stesso approccio di condivisione con il territorio», aggiunge il leghista Emanuele Prataviera.

(g.mon.)

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TRASPORTI

ALL’AEROPORTO – Addio fermata sotterranea a Tessera. Il collegamento ferroviario per l’aeroporto non prevede più il tunnel in gronda lagunare ma una “bretella” da Dese fino a Tessera.

IN ARCHIVIO – Sparisce la stazione sotterranea in aeroporto

LE MERCI – Da risolvere ancora il nodo del ripristino dei Bivi

La Regione: niente soldi per la Tav

Palazzo Balbi solleva l’incognita dei finanziamenti per il collegamento con il Marco Polo

PRATAVIERA (LEGA) «Scelte condivise anche per la Nuova Romea»

L’OBIETTIVO – Rete completata entro il 2030

MESTRE – Sorride il governatore veneto Luca Zaia, se la gode il commissario Bortolo Mainardi, artefice del tracciato alternativo alla Tav “litoranea” fra Venezia e Trieste, con i sindaci e le associazioni che si erano battute per una revisione del progetto di Italferr. Da oggi però il “nuovo corso” della linea ferroviaria ad Alta capacità, con l’ammodernamento della linea attuale che consentirà di circolare a 200 chilometri orari fra Mestre e Trieste, riparte da zero, o quasi. È vero che il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha annunciato che per la tratta Mestre-Ronchi sono disponibili 700 milioni di euro. Tra il dire e il fare però c’è di mezzo un iter piuttosto complesso. Prima di tutto Rfi dovrà mettere mano a un progetto preliminare, dato che al momento le uniche carte sono quelle elaborate da Mainardi nello studio di fattibilità del tracciato in affiancamento alla linea attuale. C’è poi da progettare ex novo la tratta Portogruaro-Ronchi, dato che il mandato di Mainardi era limitato alla provincia di Venezia; poi il tratto conclusivo che porterà a Trieste.

Più a monte, però, c’è da risolvere il nodo della linea dei Bivi, che nel piano del commissario dovrebbe essere ripristinata per il traffico merci: com’è noto la linea, mai dismessa dalle Ferrovie, è di fatto scomparsa nel tratto che dal Terraglio va fino al Bivio Carpenedo, a Nordest di Mestre. Qui la linea corre quasi in mezzo alle case e i comitati civici hanno già annunciato battaglia per il timore che il tracciato alternativo al contestato tunnel fra Mestre e Tessera (costo stimato 700 milioni) vada a scapito della qualità della vita dei residenti del Terraglio.

Ma a Palazzo Balbi, archiviato il tracciato litoraneo, si fa notare che al di là delle enunciazioni di principio, resta tutto da scrivere anche un altro capitolo delle infrastrutture ferroviarie che riguardano Venezia: il collegamento con l’aeroporto Marco Polo. È vero che il progetto preliminare, che prevede una linea a doppio binario di 6,850 chilometri da Dese a Tessera, con fermata intermedia nell’area del futuro stadio, ha incassato l’ok del Cipe ancora nel 2005. Ma i 224 milioni di euro necessari per realizzare l’opera, che rientra nel terzo stralcio del progetto Sfmr, al momento non ci sono.

Di sicuro, in un quadro ancora incerto dal punto di vista finanziario, c’è che il tracciato in tunnel fino a Tessera, dove era prevista una stazione sotterranea, non si farà. E Save, alle prese con i primi cantieri del Masterplan aeroportuale, dovrà rivedere i suoi piani. E lo stesso dovrà fare la Regione, dato che nel Ptrc approvato nell’aprile dello scorso anno figurava ancora la stazione sotterranea.

Alberto Francesconi

 

LE REAZIONI  «Tempo e soldi sprecati indaghi la Corte dei conti»

Politici e categorie plaudono alla decisione del Governo di puntare sul tracciato dell’Alta capacità parallelo alla linea esistente. La scelta «è quanto mai opportuna – commenta il deputato Pd Michele Mognato – Ha prevalso alla fine il buon senso. Auspico adesso che “l’altra Tav” divenga presto realtà, dando avvio immediato alla progettazione e successiva realizzazione nella certezza delle risorse disponibili senza che passino anni come il collegamento della stazione di Mestre con l’aeroporto di Tessera».

«È una vittoria su tutti i fronti – gli fa eco il presidente di Cia Venezia Paolo Quaggio – le parole del ministro delle infrastrutture Lupi sull’abbandono del tracciato balneare della Tav e sull’ampliamento della linea esistente rispecchiano totalmente la battaglia che stiamo conducendo da anni. È importante che la Regione si sia resa conto di quanto fosse devastante per il territorio l’ipotesi balneare». Un altro deputato, il leghista Emanuele Prataviera, allarga la visione al progetto della Nuova Romea: «Si prenda esempio dalla vittoria ottenuta per la Tav – scrive in una nota – La soluzione rimane nella condivisione del progetto. Dove il territorio lavora assieme si può vincere e farsi ascoltare da Roma, evitando che i progetti siano calati dall’alto».

In ogni caso la soluzione indicata dal ministro Lupi apre, per il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo, un altro problema: «Resta il salatissimo conto economico provocato dalle posizioni altalenanti delle Giunte regionali venete degli ultimi otto anni: un milione di euro per ogni anno di questa delirante incertezza. Soldi che potevano più utilmente venire impiegati per le innumerevoli emergenze sociali che interessano la nostra regione, e sui quali chiediamo la verifica della Corte dei Conti».

Anche l’ex deputato Rodolfo Viola punta il dito sulla Regione: «Nel momento in cui il presidente plaude alla nuova soluzione – dichiara – è bene che qualcuno gli ricordi le sue responsabilità politiche e amministrative in questa vicenda. Magari quei due milioni e mezzo di euro potevano essere spesi per il rischio idraulico nel Veneto orientale, visto che questa é la spesa minima che il Consorzio di bonifica di quel territorio ha stimato dovrebbe essere spesa per cominciare a metterlo in sicurezza».

 

L’AUTORITÀ PORTUALE «Una soluzione per tre problemi aperti»

«Finalmente». Così Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale, commenta la decisione del Governo di rilanciare la tratta ferroviaria del Corridoio europeo “Mediterraneo” da Brescia a Trieste. «Un miliardo e 800 milioni di euro – sostiene Costa – sono una cifra che consente di ipotizzare interventi utili e risultati importanti. Adesso si tratta di utilizzarli bene e questo dipende fondamentalmente dalla definizione di un cronoprogramma serio» per completare entro il 2030 la rete. E la soluzione, per l’ex sindaco di deve rispondere contemporaneamente a tre questioni. «In primis consentire l’offerta di un servizio ferroviario efficiente per i pendolari che costituisca l’ossatura fondamentale della città metropolitana di Venezia, che ci si augura al più presto estesa a Padova e Treviso. In secondo luogo, realizzare un allacciamento efficiente del porto di Venezia a Marghera alla rete di Alta Capacità per l’inoltro di traffici sia verso Ovest, Padova ed oltre, verso la Lombardia e il Brennero,  sia verso Tarvisio che verso Trieste». Infine, conclude Costa, «realizzare un collegamento passante tra l’aeroporto di Venezia e l’Alta velocità. La soluzione che consentirà di trasformare lo scalo  veneziano da ottimo aeroporto a servizio del Nordest in fattore di localizzazione fondamentale per attività direzionali capaci far fare un salto in avanti all’intero sistema produttivo regionale».

 

 

LE INFRASTRUTTURE »I TRENI E L’ALTA VELOCITÀ

Tav, il governo trova i soldi

Vertice a Roma con i presidenti di Veneto e Friuli e i top manager di Rfi

Pronti 220 milioni per collegare il Marco Polo di Tessera con la stazione di Mestre

È prevista la realizzazione di una bretella ferroviaria tra l’aeroporto di Tessera Marco Polo e la stazione fs di Mestre

Finanziamento assicurato dal ministro Lupi: 1,8 miliardi di euro alta velocità Verona- Trieste: 7,5 miliardi di euro di investimenti

cifre e dati

18 passaggi a livello da eliminare nel tratto veneziano

1,8 Sono i miliardi che il governo ha messo a disposizione per l’alta velocità-alta capacità, meglio conosciuta come Tav, sulla linea Venezia-Trieste

156 Sono i chilometri della linea ferroviaria Venezia-Trieste: i lavori del primo tratto Mestre-San Donà furono finanziati nel 1879 e i treni iniziarono a viaggiare sul tronco il 29 giugno 1885 e un anno dopo fu collegato anche Portogruaro.

220 Sono i milioni di euro previsti per la realizzazione della bretella ferroviaria tra l’aeroporto di Tessera Marco Polo e la stazione ferroviaria di Mestre

7,5 Sono i miliardi dell’alta velocità nel tratto Verona-Trieste: l’intervento più importante riguarda Vicenza. Il progetto non ha ancora chiarito se la nuova stazione Tav va costruita in città o in zona Fiera: e i lavori sono bloccati

VENEZIA – Dopo il Mose a Punta Sabbioni e a Chioggia, l’alta velocità dei treni Venezia-Trieste, con la bretella che collegherà l’aeroporto Marco Polo di Tessera con la stazione di Mestre. Governo e Rfi sono pronti a staccare un assegno da 1,8 miliardi di euro per far correre i treni a 200 km l’ora con il raddoppio della linea costruita a fine Ottocento, quando l’Italia era da poco diventata una nazione e i turisti vedevano Venezia in cartolina. Oggi, che in laguna arrivano venti milioni di persone l’anno, la velocità media dei treni non è di molto migliorata. Anzi. E il motivo sta nel ritardo dell’alta velocità: progettata negli anni Novanta, è stata realizzata solo in alcuni tratti, con il Veneto fanalino di coda, a vantaggio dell’asse Milano-Roma e Bologna- Roma. Solo il tratto Padova-Venezia è stato plasmato per la Tav. Tanto che gli industriali del Veneto avevano chiesto a Matteo Renzi massima attenzione alle infrastrutture del Nordest. La risposta è stata immediata: dopo aver visitato il cantiere del Mose a Chioggia, sabato scorso, ieri il ministro Maurizio Lupi ha convocato a Roma il governatore del Veneto Luca Zaia e quello del Friuli Debora Serracchiani per annunciare loro che il governo è pronto a staccare un assegno da 1,8 miliardi per l’alta velocità da Venezia a Trieste. Attorno al tavolo anche il commissario straordinario per la Tav Bortolo Mainardi e i vertici di Rfi, l’amministratore delegato Michele Elia e il direttore area Investimenti Maurizio Gentile.

«L’alta velocità tra Venezia e Trieste va avanti. Abbiamo deciso di abbandonare il vecchio progetto del 2010 che si spostava sulla fascia litoranea e di elaborare un nuovo tracciato », afferma il ministro Lupi. «Sul nuovo tragitto c’è già il consenso del territorio per il tratto veneto e presto arriveranno le osservazioni dal Friuli Venezia Giulia. Rfi prenderà in considerazione le osservazioni e le verificherà in modo da poter avviare in tempi rapidi lo studio di fattibilità e il conseguente progetto da sottoporre al ministero dell’Ambiente per la Valutazione di impatto ambientale. Parallelamente alla progettazione della Tav, Rfi sta lavorando per velocizzare la linea esistente con interventi di ammodernamento tecnologico che permetteranno velocità fino a 200 km l’ora».

Per passare dalle parole ai fatti, si dovrà intervenire su alcuni nodi critici: la linea dei Bivi a Mestre, Bivio San Polo, passaggi a livello, nodo di Udine. L’investimento per queste opere è di un miliardo e 800 milioni di euro, soldi che non rientrano nel patto di stabilità ma dal piano finanziario di Rfi. La novità più importante, sottolinea il ministro Lupi, riguarda il collegamento ferroviario con l’aeroporto di Venezia. Se ne parla dal 1990 e il Sfmr di Net Engineering lo aveva messo al centro della metropolitana di superficie, una sfida tutta da vincere. In realtà, chi arriva in aereo al Marco Polo deve confidare sui bus Actv per raggiungere la stazione di Mestre e poi Venezia. «Con un investimento di 220 milioni riusciremo a garantire ai milioni di turisti di Venezia gli stessi servizi di Fiumicino e Malpensa e delle grandi città europee», spiega Luca Zaia. Il patto di ferro tra Lupi e il governatore veneto è di antica data: Zaia ministro dell’Agricoltura nel governo Berlusconi ha allacciato ottime relazioni istituzionali con l’allora vicepresidente della Camera dei deputati. Basta per superare il gap di infrastrutture? I soldi ci sono, ma il vero direttore d’orchestra si chiama Mauro Moretti.

Albino Salmaso

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Soddisfatti i sindaci di Quarto d’Altino e Roncade

Conte e Rubinato: bene l’abbandono del tracciato litoraneo

I cantieri: diciotto passaggi al livello da eliminare, restano gli imbuti dei «Bivi» a Mestre e a Monfalcone

MESTRE – Gli interventi per migliorare alcuni nodi critici, come la «Linea dei Bivi» (la tratta che permette di saltare la stazione di Mestre) e il bivio San Polo a Monfalcone. Ma anche l’eliminazione dei 18 passaggi a livello. Ecco gli interventi per potenziare la linea Venezia-Trieste esistente, in attesa che decolli il progetto della Tav in affiancamento ai binari attuali: l’obiettivo è far viaggiare i treni a 200 chilometri all’ora. Era stato già il commissario Mainardi, nel 2012, ad anticipare la linea d’azione. Per quanto riguarda i passaggi a livello, molti sono già stati eliminati con la metropolitana di superficie (Sfmr) e per altri i lavori sono in corso. Ne restano ancora attivi 18 tra Veneto Orientale e Friuli, tra cui due tra Meolo e Quarto d’Altino, uno a San Donà, tre a Ceggia, quindi uno nei pressi della stazione di San Stino, a Loncon e a Summaga, prima di giungere a Portogruaro. Per quanto riguarda i «colli di bottiglia», uno degli interventi più importanti riguarda lo sdoppiamento e lo scavalco del delicato nodo del Bivio San Polo a Monfalcone. Per la «Linea dei Bivi» a Mestre ( parzialmente riattivata), già il Piano regionale dei trasporti ne ipotizzava la completa riapertura, con la riattivazione anche del segmento più a est, così da consentire un itinerario alternativo per i treni merci. Rfi dovrà progettare pure il collegamento ferroviario con l’aeroporto Marco Polo. Sarà ripresa in considerazione la vecchia proposta di tracciato che correva in affiancamento alla bretella autostradale? Per quanto riguarda il Friuli, è previsto lo sdoppiamento e lo scavalco del bivio San Polo a Monfalcone, mentre l’intervento sulla Udine-Cervignano e quello, già finanziato, sul nodo di Udine, andrà a integrarsi con la modernizzazione dell’asse Adriatico- Baltico con il potenziamento tecnologico e strutturale della linea Pontebbana».

Intanto arrivano le prime reazioni positive. «Apprendiamo con sollievo che le richieste di noi sindaci di abbandonare il tracciato litoraneo sono state finalmente accolte e che Governo e Regione si sono orientati sull’ipotesi di ammodernamento della linea esistente. I nostri consigli comunali lo chiedevano dal 2011. Meglio tardi che mai», commentano Silvia Conte e Simonetta Rubinato, sindaci di Quarto d’Altino e Roncade, «confidiamo che ci venga fornita la documentazione in merito al progetto per capirne meglio costi-benefici, anche per chiarire se esso servirà per lo spostamento delle merci o delle persone».

Giovanni Monforte

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Il Pd: Corte dei Conti indaghi su sprechi 8 anni di TavIl consigliere regionale Bruno Pigozzo dopo l’annuncio del finanziamento statale di 1,8 mln per il nuovo tracciato: «Paghiamo conto salato per altalena ultimo 8 anni»

VENEZIA. L’annuncio del finanziamento da parte del governo di 1,8 miliardi per la realizzazione della tratta Tav Venezia-Trieste e l’accantonamento dell’ipotesi di tracciato balneare fanno insorgere gli esponenti del Pd.

«Speriamo che davvero il tracciato balneare sia formalmente archiviato, anche se attendiamo di vedere prima l’atto ufficiale – commenta Bruno Pigozzo, consigliere Pd e vicepresidente della commissione infrastrutture del Consiglio veneto – Resta tuttavia il salatissimo conto economico provocato dalle posizioni altalenanti delle Giunte regionali venete degli ultimi 8 anni: 1 milione di euro per ogni anno di questa delirante incertezza. Soldi che potevano più utilmente venire impiegati per le innumerevoli emergenze sociali che interessano la nostra regione, e sui quali chiediamo la verifica della Corte dei Conti».

Pigozzo e il Pd veneto contestano al presidente Luca Zaia e all’assessore Renato Chisso l’alternarsi dei diversi tracciati progettuali: prima, nel 2006, la Giunta veneta aveva deliberato il tracciato balneare, ricostruisce Pigozzo; poi a ottobre 2013, dopo l’insistenza pressante del territorio, del PD e del Consiglio regionale – fa notare Pigozzo – Zaia e Chisso hanno cambiato idea adottando una nuova delibera. «Tutto ciò – calcola il Pd – ha comportato una spesa di progettazione con soldi provenienti dall’Europa (3 milioni) e di fonte statale (5 milioni), di cui 3 anticipati dalla Regione stessa».

«Il Partito Democratico nel maggio 2011 – ricorda il vicepresidente della commissione Infrastrutture – aveva commissionato uno studio che dimostrava l’insensatezza di questo percorso dal punto di vista ambientale ed economico, e indicava chiaramente l’alternativa lungo il corridoio tra l’autostrada A4 e la linea ferroviaria esistente, oltre alla bretella di collegamento all’aeroporto. E anche gli enti locali hanno cercato con documenti formali di far comprendere alla Giunta la razionalità del percorso in affiancamento al corridoio autostradale esistente. Neppure il lavoro svolto dal Commissario straordinario, che dimostrava l’esistenza di alternative efficaci, nè la mozione approvata dal Consiglio regionale nel giugno 2012, nè la mia successiva interrogazione – conclude Pigozzo – hanno trovato ascolto. Solo ora Zaia e Chisso sembrano essersi ricreduti».

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TRASPORTI

CERESER  «Scelto il progetto meno costoso. Gettati via già 10 milioni»

BERTONCELLO  «Valutare subito tempi e attuazione dei nuovi investimenti»

ALTA VELOCITÀ Scelto il potenziamento della linea attuale. Silvia Conte (Quarto): «Meglio tardi che mai»

«Tav, accolte le nostre richieste»

Soddisfazione per l’abbandono del tracciato litoraneo

«Finalmente!». La notizia del definitivo abbandono del tracciato litoraneo della Tav è accolta dai sindaci del Veneto Orientale con un’esclamazione. È un coro di soddisfazione, ma anche di prudenza, dopo l’incontro a Roma tra il ministro alle Infrastrutture, Maurizio Lupi, il presidente del Veneto Luca Zaia, la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, il commissario straordinario per la Tav Venezia-Trieste Bortolo Mainardi, e l’amministratore delegato di Rfi Michele Mario Elia. Un incontro che ha sancito il definitivo addio al costosissimo progetto litoraneo dell’alta velocità ferroviaria, voluto della Regione Veneto fin dal 2006, ma osteggiato da tutto il territorio.

«Dopo anni di soldi buttati, e si parla di oltre 10 milioni di euro già spesi – commenta il sindaco di San Donà Andrea Cereser -, si è finalmente optato per il progetto meno costoso di ammodernamento della linea storica che sicuramente dovrebbe risolvere il problema dei trasporti ferroviari veloci per almeno alcune decine di anni. Comunque, in questo momento il problema più urgente è la definitiva soluzione della metropolitana superficie».

Bisogna ricordare, a questo proposito, che per il progetto di ammodernamento in funzione alta velocità della Venezia-Trieste il ministro Lupi ha proposto di investire 1,8 miliardi di euro. «Dopo anni di interminabili discussioni – commenta il sindaco di Portogruaro, Antonio Bertoncello – si è finalmente abbandonato un progetto che nessuno voleva accogliendo le istanze del territorio. Ora però è necessario valutare il nuovo progetto, tempi e modalità di attuazione».

Sulla stessa lunghezza d’onda Silvia Conte e Simonetta Rubinato, prime cittadine di Quarto d’Altino e Roncade: «Apprendiamo con sollievo che le nostre richieste sono state finalmente accolte. Governo e Regione si sono orientati sull’ipotesi di ammodernamento della linea ferroviaria, come chiedevamo dal 2011. Meglio tardi che mai – osservano le due prime cittadine -. Non si può continuare con la logica delle grandi opere e gettare denaro pubblico per progetti costosi e calati sulle teste delle comunità locali. In ogni caso confidiamo che ci venga fornita la documentazione in merito al progetto per capirne meglio costi e benefici, anche per chiarire se servirà per lo spostamento delle merci o delle persone».

 

NORDEST – Tav, il tracciato sarà quello “parallelo” niente località di mare

Alta velocità, spinta da 1,8 miliardi

Archiviato il progetto che collegava Venezia a Trieste attraverso le località balneari

Alta velocità ferroviaria. Va in archivio il progetto che puntava a collegare Venezia a Trieste passando per le località balneari del Veneto (costo previsto, 7,4 miliardi). Ufficialmente, e finalmente, «dopo mesi di presidio attivo da parte del nostro assessore Renato Chisso» (il plauso è del governatore veneto) da oggi al ministero delle Infrastrutture si parla di un’unica soluzione: il futuro tracciato sarà quello affiancato all’attuale linea. Nulla di più di quanto avevano deciso, nel 2013, le Giunte regionali di Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Il riconoscimento del progetto «più rapido, meno devastante per il territorio e più economico» (giudizio di Luca Zaia) è avvenuto ieri a Roma, dove il ministro Maurizio Lupi, confermando quanto annunciato giorni fa al Gazzettino, ha convocato i due presidenti di Regione (Debora Serracchiani e Zaia, appunto), il commissario per l’alta velocità a Nordest, Bortolo Mainardi e i responsabili Rfi. Al termine del confronto, la buona notizia: in attesa che si definisca la progettazione, ad opera di Rfi, del nuovo tracciato da dedicare ai treni superveloci, è disponibile un miliardo 800 milioni per ammodernare l’attuale linea. Più nel dettaglio: 700 milioni per la Mestre-Ronchi dei Legionari e quasi un miliardo per lo studio di una nuova soluzione di linea tra Ronchi dei Legionari e Trieste.

L’obiettivo a breve termine è quello di utilizzare il finanziamento annunciato ieri per rendere più moderna la linea esistente, superando storici “imbuti” che impediscono una rapida circolazione dei convogli. Considerando che l’utilizzo è lontano dalla saturazione. Un particolare sul quale Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno concordato, dopo aver analizzato le relazioni mensili fatte dal commissario Mainardi (il suo mandato scade il 31 marzo; sarà riconfermato?: «No so, di certo la Serracchiani è contraria» risponde). Certo, e Lupi è stato chiaro, l’alta velocità va fatta, ma per gradi dopo che i binari esistenti saranno usati a pieno regime e con tecnologie avanzate. Gli interventi sull’attuale linea sono funzionali alla velocizzazione dei convogli. Zaia e la Serracchiani: «Raggiungeranno i 200 chilometri orari su tutta la tratta. Portando il tempo di percorrenza a un’ora e quindici minuti contro le abbondanti due ore attuali».

La progettazione dell’alta velocità affiancata all’attuale, avrà due fasi: Rfi deve presentare il progetto preliminare della tratta Mestre-Portogruaro, poi lo studio di fattibilità Portogruaro-Ronchi dei Legionari. Lupi ha anche concordato che per il tanto dibattuto collegamento Mestre-aeroporto Marco Polo, la soluzione è quella che prevede una bretella ferroviaria (costo 220 milioni), contrariamente al suggerimento di Enrico Marchi, presidente Save (società che gestisce lo scalo veneziano (8 Km in galleria, costo ipotizzato 700 milioni, e due a cielo aperto).

Un’altro risultato positivo dell’incontro romano, Zaia lo individua «nello sblocco della progettazione del tratto alta velocità Verona-Padova». Finora tutto era bloccato dalle polemiche per l’attraversamento del nodo di Vicenza (tunnel, tracciato lontano dal centro con relativo collegamento con navette su ferro). Per questo, il governatore veneto, annuncia il coinvolgimento del sindaco Achille Variati per trovare una soluzione concordata.

«Un sollievo, le richieste di noi sindaci di abbandonare il tracciato litoraneo sono state finalmente accolte, e soprattutto governo e Regione Veneto si sono orientati sull’ammodernamento della linea esistente Venezia-Portoguaro, come i nostri consigli comunali chiedevano dal 2011». Così, Silvia Conte e Simonetta Rubinato, prime cittadine di Quarto d’Altino e Roncade. «La decisione – dicono – dimostra che non si può continuare con la logica delle grandi opere a prescindere e gettare denaro pubblico per progetti costosi e calati sulle teste delle comunità locali».

Giorgio Gasco

 

Cresce il numero dei pendolari che hanno aderito all’agevolazione tariffaria

Molte le richieste sui percorsi da San Donà e da San Stino verso Venezia Est

PORTOGRUARO – C’è la San Donà-Venezia Est, ma ci sono anche le tratte tra i caselli di Latisana e Portogruaro e tra San Stino e Venezia Est. Sulla rete gestita da Autovie Venete, sono questi alcuni dei percorsi dell’autostrada A4 su cui si sono concentrate le maggiori richieste di applicazione degli sconti previsti per i pendolari che utilizzano l’A4 per recarsi al lavoro. I dati sono stati resi noti dalla stessa concessionaria. Attualmente sono quasi un migliaio i contratti Telepass scontati attivati dagli utenti che si spostano lungo le autostrade gestite da Autovie.

«Per  la precisione sono 981, di cui 834 si sono registrati direttamente sul sito di Telepass, mentre 147 utenti si sono recati di persona nei centri assistenza clientela», spiega una nota di Autovie, «numerosissime le telefonate ricevute dagli uffici, soprattutto nel primo periodo, per ottenere informazioni sulle modalità di applicazione degli sconti, nonostante le spiegazioni e le caratteristiche dell’agevolazione siano state pubblicate sui siti del ministero, delle concessionarie e, naturalmente dal servizio Telepass».

A oggi sono in tutto 41 le tratte della rete di Autovie per cui è possibile chiedere l’applicazione degli sconti.

A queste va aggiunta anche la tratta Palmanova- Portogruaro, di 51 chilometri, che, pur superando di pochissimo il tetto dei 50 chilometri fissato dalla legge, è stata inserita ugualmente nell’elenco perché indicata come molto utilizzata negli spostamenti per i pendolari.

Una situazione analoga riguarda il tragitto compreso tra Udine Sud e la barriera di Trieste Lisert, di 52 chilometri. Al momento, però, sono solo tre le richieste di sconti effettivamente arrivate per il tratto Palmanova- Portogruaro.

Nel dettaglio, per quanto riguarda i tragitti in Veneto, la tratta più richiesta è quella tra Cordignano e Conegliano sull’A28 con 88 richieste, seguita dalla Cordignano-Treviso Nord con 58.

Sull’autostrada A4 guida la classifica la San Donà-Venezia Est con 46 richieste, mentre sono 22 quelle formulate per il tragitto Latisana-Portogruaro e 26 per il tratto San Stino-Venezia Est.

In Friuli Venezia Giulia le tratte più gettonate sono Palmanova – Udine Sud con 95 richieste, Redipuglia – Udine Sud con 89, quindi Trieste – Palmanova con 57, Redipuglia- Palmanova con 51 e Trieste – Villesse con 41.

Giovanni Monforte

 

 

ACCORDO TRA I COMUNI

Piattaforma condivisa e una sola tessera per usare le due ruote a Mestre, Padova e Treviso

La nascita dell’area metropolitana di Treviso, Padova e Venezia passa anche dalle due ruote: al via nei prossimi mesi la “Patreve” delle biciclette. Il servizio di bike sharing presente nei tre capoluoghi sarà potenziato e uniformato. A breve, con un’unica tessera, si potrà infatti accedere alla flotta di biciclette messe a disposizione da Bicincittà, azienda del Gruppo Comunicare, presente con la propria piattaforma di bike sharing nei tre capoluoghi veneti. Notevoli i vantaggi per il cittadino.

Ad esempio uno studente, un lavoratore oppure un turista, tesserati a Treviso, potranno noleggiare con la stessa card anche una bici nel capoluogo patavino oppure a Mestre. Successivamente anche le tariffe per l’utenza e gli abbonamenti saranno uniformati in tutto il territorio metropolitano per l’interscambio delle bici.

La rivoluzione green della Patreve è dunque cominciata. Se Padova ha appena esordito con 25 postazioni ed è stato subito successo, con un migliaio di iscritti in poche settimane, Treviso adesso fa un ulteriore passo in avanti e porta da 16 a 22 le proprie postazioni. Nel Comune di Venezia, il sistema del Bike sharing è una realtà da tempo con 18 postazioni per il noleggio ma negli ultimi mesi gli atti vandalici e i furti hanno messo in serissima discussione la funzionalità del servizio. Postazioni con biciclette assenti, perché rubate o rotte, altre con mezzi senza ruote o danneggiati. Un problema che perdura da tempo nonostante Avm intervenga con continue campagne di manutenzione e l’impressione è che la situazione difficile finisca con l’allontanare gli utenti da un servizio su cui il Comune di Venezia, aveva, invece, puntato molto per promuovere la ciclabilità in terraferma. Postazioni di bici in affitto sono presenti anche in alcuni dei parcheggi scambiatori.

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Quarto. Chi percorre la tratta Venezia Est-Portogruaro non ha diritto al beneficio

Interrogazione alla Camera di Arianna Spessotto (M5S): «Un’ennesima beffa»

QUARTO D’ALTINO – Sconti ai pendolari delle autostrade, rischio beffa a causa dei «pedaggi virtuali». Il caso, che coinvolge direttamente gli automobilisti che si spostano lungo l’A4 Venezia-Trieste, è finito in Parlamento con un’interrogazione presentata dalla deputata sandonatese Arianna Spessotto, del Movimento5Stelle. In base agli accordi ministeriali, gli sconti autostradali vengono applicati a tutte le persone fisiche titolari di un contratto Telepass e riguardano le autovetture, ovvero i veicoli rientranti nella classe A. Gli sconti vengono riconosciuti a partire dal ventunesimo transito mensile, fino a venti passaggi non si applicano. È previsto che siano due le tratte percorribili in una giornata, ognuna delle quali non superiore ai 50 chilometri con partenza e arrivo fissi. Ed è proprio qui che nasce l’inghippo, perché il governo ha ricompreso, ai fini del conteggio, non solo i chilometri reali, ma anche quelli riferiti ai «pedaggi virtuali», ovvero tratti gestiti dalla stessa società oltre il casello di esazione. Una casistica che coinvolge proprio chi si sposta sulla Venezia- Trieste, per la presenza della tangenziale di Mestre e dell’A28 Portogruaro-Conegliano. Succede così, come ricorda Spessotto, che dagli sconti siano rimasti esclusi i pendolari sulla tratta Venezia Est-Portogruaro. Tra casello e casello c’è una distanza effettiva di circa 44 chilometri, ma col «pedaggio virtuale» si sale a 70. Ecco, dunque, che la tratta resta fuori dall’applicazione degli sconti. Da qui l’interrogazione che Spessotto ha presentato in Commissione trasporti alla Camera a Roma.

«La vicenda degli sconti inesistenti applicati ai pedaggi autostradali rappresenta solo l’ennesima beffa del governo ai danni pendolari, convinti di poter usufruire di queste riduzioni fantasma, mentre di fatto ne rimarranno esclusi a causa di un errato sistema di conteggio dei chilometri», attacca l’esponente del Movimento 5 Stelle, «da alcuni mesi chiediamo che il ministro Lupi venga a riferire in Commissione trasporti sulla questione dei rincari dei pedaggi autostradali. Ma finora il ministro ha sempre evitato il confronto con il Parlamento sull’argomento. Lupi deve assumersi le responsabilità che il suo ruolo gli impone ». Autovie, che al momento ha autorizzato gli sconti su 21 tratte, ha spiegato di essersi attivata con il ministero per chiedere ulteriori chiarimenti.

Giovanni Monforte

 

Nuova Venezia – Testamento biologico prima firma a Mestre

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21

mar

2014

Fernando Ferrari, 75 anni, pensionato, cattolico praticante ha sottoscritto la dichiarazione anticipata di trattamento: già fissati 60 appuntamenti

Fernando Ferrari, 75 anni, pensionato, cattolico credente e praticante, volontario dell’Avapo: è lui il primo mestrino a firmare il testamento biologico all’Urp, davanti alla notaia Francesca Guizzo. Ferratissimo sull’argomento, già da tempo interessato a sfruttare l’opportunità introdotta nel 2006 dall’allora ministro Umberto Veronesi, Ferrari arriva in via Cardinal Massaia con la dichiarazione già predisposta (si chiama Dat, dichiarazione anticipata di trattamento), entra nell’ufficio, riceve le ultime delucidazioni, firma convinto ed esce soddisfatto. «Credo molto in questa opportunità », dice. «Qualora dovesse succedere a me, non voglio essere sottoposto ad un accanimento terapeutico». Il pensionato è uno dei sei mestrini attesi ieri tramite appuntamento all’Urp. Nessuna ressa in via Cardinal Massaia, niente code e assembramenti come successo martedì a Venezia. «Non avevamo fissato appuntamenti », spiega Monica Bettin, responsabile dell’Ufficio relazione con il pubblico, «e così la curiosità ha attirato moltissima gente. Ora siamo passati agli appuntamenti (prenotazione obbligatoria allo 041.2749090 e ricevimenti, da aprile, ogni secondo giovedì del mese): nel Comune ne abbiamo una sessantina già fissati e una quarantina da fissare.Male persone che ci hanno chiamato per avere informazioni sono molte di più». Insomma, il testamento biologico è un argomento che tocca mestrini e veneziani, anche se una legge nazionale non c’è ancora. È dal 2006, in realtà, che lo si può redigere, sia per negare il consenso a quello che viene comunemente definito “accanimento terapeutico”, sia per acconsentire. Naturalmente il testamento in sé è pensato soprattutto per chi, quando non c’è più alcuna speranza di vita, desidera che si stacchi la spina e che non si proceda oltre con le cure. Basta una firma dal notaio con l’indicazione di un garante e a quel punto il medico, seppur non vincolato a livello giuridico, dovrà tenere conto delle volontà del paziente e, nel caso in cui non le assecondi, dovrà motivarlo alla famiglia. Con l’accordo fra Comune e Ordine dei notai, il documento è gratuito, tranne una marca da bollo da 16 euro e questo ha favorito il boom di domande. «Avevo già chiesto informazioni anni fa», racconta Ferrari. «Sono credente e praticante ma penso non sia giusto mantenere in vita un corpo che, di fatto, è già morto. Io almeno non lo vorrei. Attenzione, non sto parlando di eutanasia, nei confronti della quale sono contrario. Chiedo solo che non ci si accanisca con le cure quando non c’è più nulla da fare e anche una parte della Chiesa da questo punto di vista la pensa così».

Gianluca Codognato

 

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