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Gazzettino – Mestre. In fila per il testamento biologico.

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21

mar

2014

ALL’URP – Le prime coppie mestrine hanno firmato contro l’accanimento terapeutico

Sono arrivati insieme, tenendosi per mano, hanno atteso il loro turno e hanno firmato il testamento biologico davanti al notaio. Marcello Pisciutta e Maria Fabris hanno 80 e 74 anni, abitano a Mestre e sono tra i primi sette che ieri pomeriggio hanno depositato le Dat, Dichiarazioni anticipate di trattamento, all’Urp di via Cardinal Massaia. Le responsabili del servizio raccontano che sono molte le coppie tra le centinaia di veneziani e mestrini che chiedono informazioni sul testamento biologico. Ne parlano a casa, in famiglia e poi scelgono di rivolgersi al notaio per sottoscrivere le Dat, con cui quasi tutti rifiutano l’accanimento terapeutico. Maria e Marcello, ad esempio, si interessano ai temi sul fine vita da quando si sono sposati: «Ne parlavamo spesso ed entrambi sentivamo la necessità di rifiutare l’accanimento terapeutico perché – spiegano – non riteniamo giusto tenere delle persone a letto, attaccate a delle macchine e in vita solo grazie a medicinal. Siamo d’accordo anche con l’eutanasia però guai a toccare questi argomenti con i nostri figli, loro sono giovani e non vogliono sentirne parlare». Come conferma Monica Bettin, responsabile dell’Urp, tra Mestre e Venezia, già un centinaio le persone che hanno già preso appuntamento per depositare le Dat, nella speranza che le loro volontà vengano rispettate. Speranza, perché come precisano i notai che hanno aderito gratuitamente al progetto, attualmente un medico non è costretto ad accettare queste volontà. «Almeno finché l’Italia non si doterà di una legge specifica sul testamento biologico, sottoscrivendo la convenzione internazionale» afferma spiega Fernando Ferrari, il primo mestrino a firmare ieri pomeriggio. A 75 anni, dopo tanti anni di volontariato in Avapo, un’associazione che assiste e aiuta i malati oncologici, Fernando sentiva la necessità di esprimere le proprie volontà sul fine vita. «Sono cattolico ma so che parte della chiesa, e anche alcuni sacerdoti che conosco personalmente, sono contrari all’accanimento terapeutico, purché non si faccia confusione con l’eutanasia» racconta Fernando. A fargli da garante è la figlia, che condivide con il padre questo desiderio: «Lei però abita a Dolo e lì ancora non è possibile depositare le Dat. Le ho dato il mio modulo e le ho consigliato di andare in Comune a fare richiesta».

Melody Fusaro

 

Nuova Venezia – Cancellati i treni dei pendolari

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19

mar

2014

Guasto sulla linea Venezia-Bassano. Mattina d’inferno

Un guasto manda in tilt oltre 20 treni

Altra mattinata difficile per i pendolari della linea Venezia-Bassano: sei convogli cancellati e 14 hanno subito ritardi

Il problema si è verificato all’alba a Castello di Godego. La circolazione normale dopo mezzogiorno.

NOALE – Altra mattinata difficile ieri per chi si è mosso in treno sulla Venezia- Castelfranco-Bassano. Una scena vista già altre volte: l’ultima non più tardi di venerdì scorso. I problemi sonostati causati da un guasto al sistema di distanziamento dei convogli fra le stazioni di Castello di Godego e di Castelfranco, nel Trevigiano. A rimetterci migliaia di pendolari, con 24 treni regionali coinvolti che hanno causato ritardi anche di oltre sessanta minuti. Per quasi tutta la mattina, gli utenti di uno dei tratti più trafficati d’Italia a binario unico hanno dovuto armarsi di pazienza o studiare delle alternative per raggiungere gli uffici e le scuole. Il bilancio di Rete ferroviaria italiana (Rfi) parla di 14 convogli che hanno subito ritardi, sei treni non hanno proprio viaggiato e altri quattro hanno coperto solo parte del percorso. Interessati centinaia di passeggeri del Miranese, con le stazioni di Spinea, Maerne, Salzano e Noale. E dall’inizio dell’anno, la storia si è ripetuta più di una volta. Caos verso Venezia. Che non fosse una mattina facile, lo si è capito sin dalle prime luci dell’alba, quando il treno 5700 è arrivato a Castelfranco con 10 minuti di ritardo, alle 6.36 anziché le 6.26. Di lì a poco, la situazione ha iniziato ad aggravarsi. Così, per Venezia Santa Lucia, il regionale 5701 ha accumulato 31 minuti di ritardo, 38 per la corsa successiva, la numero 5703, addirittura un’ora e mezza per il 5705 da Bassano, 26 minuti per il 5711, un’ora e 10 minuti per il 5713, mentre il regionale 5717 è arrivato a Mestre con un ritardo di 40 minuti, ma non ha proseguito la corsa per Venezia. Problemi anche per il treno 5721, che sarebbe dovuto partire da Bassano alle 10.25malo ha fatto con 33 minuti di ritardo ed è arrivato a Venezia 38 minuti dopo. CaosdaVeneziaeMestre.Anche per chi doveva andare a Castelfranco, sede di molte scuole, e Bassano, non è stato semplice. Anzi. I ritardi sono stati notevoli, partendo dal regionale 5706 per la città vicentina, arrivato 38 minuti dopo. Quello successivo, per Castelfranco, ha viaggiato con 22 minuti di ritardo, il 5714 da Venezia a Bassano con 44 minuti, 20 quelli accumulati, invece, per il treno 5716. Non è andata meglio per chi da Santa Lucia doveva andare a Bassano alle 11.56 prendendo il regionale 5726: nella città vicentina ci è arrivato 53 minuti dopo. Soppressioni.Molti utenti si sono trovati a terra o il tragitto del loro convoglio non è stato completato. Questo ha riguardato i casi dei regionali 5709 da Castelfranco (partenza ore 7.25), il 5710 cancellato da Venezia a Castelfranco e che ha effettuato solo il tratto dalla città trevigiana a Bassano. Niente da fare per i treni 5718 e il 5725, mentre il numero 5722 è partito da Mestre per Bassano e non da Venezia come previsto. Problemi a non finire. Anche lunedì ci sono stati degli inconvenienti, stavolta sulla Treviso- Venezia. Il treno delle 9.25, mentre quello delle 9.07 è stato soppresso. Inoltre i monitor della stazione di Treviso accusavano dei problemi. Questo sta a significare che la vita dei pendolari è sempre più dura.

Alessandro Ragazzo

 

la rabbia corre sul web «Siamo stufi di questi disservizi»

La gente non ne può più: cancellate perfino le navette sostitutive

NOALE – La rabbia dei pendolari si fa sentire anche questa volta. Il 2014 si è già portato via diverse giornate di disagi; oltre al guasto della scorsa settimana tra Piombino Dese e Castelfranco, a febbraio sono state abbattute le sbarre di Noale, con l’intera tratta da e per Bassano rimasta bloccata per una mattina, con ritardi anche di un’ora e passeggeri costretti a salire sugli autobus e o farsi accompagnare per arrivare a destinazione.

«È ora di dire basta», dice una donna al telefono, «perché addirittura neppure si mettono le comunicazioni nel monitor. Sono stanca di continuare a segnare ore di lavoro perse che poi mi vanno a scalare i giorni di ferie. Ma è giusta una cosa simile?Ma che servizio è questo? Se lo avessi saputo, sarei andata in ufficio in macchina».

E i commenti dei pendolari si sono letti anche nei social network. Nel gruppo «Pendolari Salzano-Robegano» di Facebook e Twitter sono corse le notizie nel corso della mattinata, informando come i treni dopo mezzogiorno avessero ripreso il normale orario mentre «hanno cancellato la navetta delle 12.54». E poi ancora «Altra mattinata da dimenticare», si legge in un altro commento «dove tutti i treni hanno subito pesanti ritardi anche di 92 minuti (solo il 5707 per Venezia delle 7.31 è arrivato regolarmente a destinazione). Cancellate le navette delle 6.48 e 7.48. E la situazione è ancora critica. Non si sa al momento il motivo. Forse la nebbia?! Qualcuno sa la causa? . Comunque le navette per Venezia delle 9.48 e 10.48 sono state cancellate e ritardi e cancellazioni ci sono anche da Venezia verso Salzano.

(a.rag.)

 

SULLA LINEA VENEZIA-PORTOGRUARO

Solo caos con l’orario cadenzato

Il comitato di Quarto ha presentato un esposto alla magistratura

QUARTO D’ALTINO – Tutti contro il nuovo orario cadenzato. Se per alcune tratte del Veneto il cadenzamento, introdotto il 15 dicembre, ha portato benefici con l’aumento dei collegamenti, la linea Venezia-Portogruaro è quella che ha subito indubbiamente le maggiori penalizzazioni. Non a caso è su questa tratta che si sono concentrate le proteste dei viaggiatori, riuniti negli attivissimi comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale.

Affiancati da Legambiente, qualche settimana fa, i comitati hanno anche presentato un esposto alla magistratura, ricostruendo la battaglia condotta negli ultimi mesi e le problematiche causate dal nuovo orario cadenzato che, secondo i pendolari, concentra eccessivamente il servizio in alcune fasce orarie, lasciandone scoperte molte altre. I pendolari, in particolare, lamentano difficoltà per i lavoratori turnisti, a causa della rimodulazione dei servizi con il taglio dei collegamenti tra le 22 e le 6 del mattino, ma anche per la drastica riduzione dei collegamenti di sabato e nei giorni festivi. Senza contare le proteste suscitate dai nuovi regionali lenti Portogruaro-Mestre che, attestandosi al «binario giardino», costringono chi deve andare a Venezia a fare le corse per non perdere la coincidenza. A fianco dei pendolari, scesi anche in piazza, si sono schierati pure i sindaci dei Comuni attraversati dalla tratta ferroviaria, che più volte hanno incontrato l’assessore Chisso. Ma il ripristino di alcuni dei collegamenti, richiesti a gran voce dai pendolari,per il momento, è rimasto solo negli annunci sulla carta.

 

LA LINEA VENEZIA-UDINE – Carrozze sempre sovraffollate e sporche

MOGLIANO – Ritardi e guasti sempre più frequenti, soppressioni, ma soprattutto il sovraffollamento dei convogli, con i viaggiatori costretti a viaggiare in piedi in alcune delle ore di punta, anche a causa dell’impiego di materiale rotabile non sufficientemente capiente.

Ecco le problematiche che assillano le migliaia di pendolari che ogni giorno si spostano lungo la tratta Udine-Treviso-Venezia,una delle più frequentate del Veneto dopo la Padova-Venezia. Si tratta di problemi che si trascinano ormai da anni, a cui si sono aggiunti per i pendolari i disagi dovuti all’introduzione dell’orario cadenzato. Su quest’ultimo fronte, le proteste maggiori hanno riguardato la soppressione dei convogli a tarda sera, in particolare del regionale in partenza da Venezia Santa Lucia alle 23.56, per il cui mantenimento erano state raccolte oltre mille firme. Uno dei problemi che si trascina da più tempo, sulla Treviso-Venezia, è quello del sovraffollamento di alcuni convogli, in particolare nelle ore di punta per i pendolari. In passato non sono mancate le denunce da parte dei viaggiatori, con dossier fotografici sui convogli in cui gli utenti sono costretti a viaggiare stipati. Né sono mancate anche proteste clamorose, con tanto di occupazioni dei binari, frutto dell’esasperazione dei pendolari anche per i continui ritardi.

(g.mon.)

 

Dieci treni cancellati, una quindicina di corse in ritardo e centinaia di pendolari furiosi. Un’altra mattinata da dimenticare per studenti e lavoratori che si servono della linea ferroviaria Bassano-Venezia, questa volta i disagi all’ora di punta sono stati provocati da un guasto tecnico al sistema di distanziamento dei freni. Il problema si è verificato tra Castelfranco Veneto e Castello di Godego, nel Veneziano le ripercussioni sono state soprattutto nel Miranese. La linea passa infatti le stazioni di Noale, Salzano, Maerne e Spinea. Sindaci e comitati chiedono da dicembre un miglioramento degli orari: risposte concrete non sono ancora arrivate, in compenso ecco l’ennesima giornata di passione. Il guasto si è verificato alle 5.50, sono subito scattati i protocolli di sicurezza e i treni sono stati costretti a viaggiare a velocità ridotta.

«I tecnici hanno riattivato la piena funzionalità della linea e il traffico ferroviario è ripreso con regolarità alle ore 10.10 – ha fatto sapere Ferrovie dello Stato con una nota -. Sei regionali sono stati cancellati sull’intero percorso e quattro parzialmente, 14 treni hanno viaggiato con ritardi fino a 50 minuti».

In realtà secondo i pendolari si è andati pure oltre, il comitato salzanese parla di 92 minuti di ritardo per il treno in partenza alle 6.25 da Bassano.

«Cancellate le navette Noale-Mestre delle 6.48 e 7.48, solo il treno per Venezia delle 7.31 è partito regolarmente. La situazione è critica» si legge nella pagina Facebook del comitato. I disagi maggiori si sono dunque verificati tra le 7 e le 8 per chi dal Miranese doveva raggiungere Venezia, ma rallentamenti e cancellazioni ci sono stati ovviamente pure per la tratta inversa. I disagi sono sentiti soprattutto a Salzano, visto lo scarso collegamento Actv con Venezia rispetto ad altri Comuni del Miranese. La rabbia esplosa ieri si somma a quella di venerdì scorso, in occasione dello sciopero generale: «Siamo stati rimbalzati da un treno all’altro tra annunci strambi che davano in partenza treni poi mai partiti – scrive sempre il comitato -. Lo sciopero doveva finire alle 17 ma il primo treno della nostra linea è partito da Venezia alle 18.30». Un film già visto troppe volte negli ultimi mesi.

Gabriele Pipia

 

Gazzettino – Venezia. In fila per il testamento biologico.

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19

mar

2014

E domani tocca a Mestre

IL PRIMO – Lucio Pellizato, 78 anni: «Ora spero che ci sia la disponibilità dei medici»

LA FIRMA – Lucio Pellizato, 78 anni, firma il testamento biologico a Ca’ Farsetti davanti al notaio Pier Paolo Doria.

Domani l’appuntamento è a Mestre

E l’ufficio Dat sbarcherà domani a Mestre e previo appuntamento al numero 041-2749090, sarà possibile avviare la procedura Dat anche per i residenti in terraferma. Per gli appuntamenti in centro storico, invece, bisognerà selezionar il numero 041-2748080 avendo così la possibilità di fissare un appuntamento. L’iscrizione al Dat è gratuita, si dovranno versare solo 16 euro come marca da bollo

COMUNE – Sono già una quarantina i veneziani che hanno fissato un incontro con i notai

Da ieri a Ca’ Farsetti, su appuntamento, si può firmare per decidere il trattamento di fine vita

Il signor Lucio Pellizato, 78 anni, della nota dinastia di librai, passerà alla storia. É il primo veneziano che, alle 15 in punto, ieri pomeriggio, ha varcato la soglia di Ca’ Farsetti con una richiesta precisa: sottoscrivere davanti al notaio Pier Paolo Doria, una “dichiarazione anticipata di trattamento” – un Dat – ovvero per uscire dal burocratese, il primo “testamento biologico” autorizzato con decisione sancita dal Comune di Venezia in convenzione e in collaborazione, con il Collegio Notarile di Venezia.

Ma Pellizato ha fatto anche di più, così come propone la norma, ha nominato un “fiduciario” qualora egli non avesse facoltà di intendere e di volere in un prossimo futuro, indicandolo nel nipote Giovanni, titolare della libreria Toletta.

«Un atto importante – ha detto il signor Lucio davanti al consigliere comunale Fds, Sebastiano Bonzio, visibilmente soddisfatto per la battaglia portata a compimento – che ora, in salute, posso fare coscientemente. Aspettavo da tempo questo momento, ma ora mi auguro che ci siano anche medici che si adeguino alle scelte personali, senza alcuna forma di obiezione di coscienza. Ora non ci resta che aspettare una legge nazionale, lo ha detto anche il Presidente della Repubblica».

Così, semplicemente, anche a Venezia ha preso piede una vera e propria “conquista” nel settore dei diritti civili: l’opportunità e la possibilità, riconosciuta con legge, di acconsentire o non acconsentire, previa informazione, alle cure sanitarie proposte (consenso informato). Il “testamento biologico” rappresenta quindi – liberamente – l’espressione delle volontà di una persona sulle terapie sanitarie che intende o non intende ricevere nel caso non sia più in grado di prendere una decisione o non la possa esprimere chiaramente per sopravvenuta incapacità. Il caso Englaro nel bene e nel male, insegna.

Ora questa opportunità è alla portata di chi lo vorrà. E sono già parecchi i cittadini del Comune che in queste settimane, in attesa del via libera operativo, dopo l’ok della giunta e del consiglio comunale, che hanno deciso di prendere appuntamento con gli sportelli del Servizio di deposito Dat, appositamente costituito da Ca’ Farsetti. Gli incaricati hanno fatto sapere che i richiedenti, fino a questo momento, sono all’incirca una quarantina, tutti pronti all’incontro ufficiale con il notaio allo sportello comunale per sottoscrivere il “testamento biologico”.

Dopo Lucio Pellizato, è stata la volta di una coppia, Giulio Marceglia e Maria Cristina Gasparini che si è sottoposta alle procedure di rito. «Siamo pronti anche noi – dicono un po’ abbagliati dai fotoreporter e sorpresi dall’interesse dei media – anche se non abbiamo preso appuntamento, i funzionari dell’Ufficio hanno detto che possiamo confermare le nostre decisioni davanti al notaio».

Ed è stato proprio il notaio Doria ad accoglierli invitandoli a sottoscrivere il modulo prestampato. «Ma al di là del prestampato – chiarisce il professionista – è possibile venire in questo ufficio e dichiarare le proprie intenzioni. Lavoriamo in assenza di una legge in materia, e per questi delicati temi ci basiamo sulle informazioni e le note fornite dalla legislazione generale, e dalla competenza in materia di enti come la Fondazione Veronesi che hanno esperienza e materiale a disposizione. Altri passaggi importanti saranno quella di capire il tipo di accoglienza rivolta ai Dat da parte dell’Ulss 12 e, dulcis in fundo, anche dei miei colleghi notai. Non tutti paiono disposti ad operare sul “testamento biologico”, ma mi auguro che tutti possano collaborare».

Paolo Navarro Dina

 

Primo firmatario Lucio Pelizzato: «Lo aspettavo da tempo ora, se capita, speriamo di non trovare medici obiettori»

Molte richieste all’Urp, il consiglio del notaio Doria: «Nominare anche un fiduciario»

«Aspettavo da tempo la possibilità di fare testamento biologico e quando ho letto la notizia su “La Nuova” ho subito chiamato per sapere come potevo fare: se servirà, spero di trovare il medico giusto, che rispetti le mie volontà, perché in Italia siamo messi male e si rischia di finire come quella poveretta costretta dai dottori obiettori ad abortire in un bagno».

Lucio Pelizzato – volto noto della libreria La Toletta – esce dall’Ufficio relazioni con il pubblico di Ca’ Farsetti con in mano la sua “Dat”, dichiarazione anticipata di trattamento, con la quale ha messo nero su bianco – davanti al notaio Pierpaolo Doria – che in caso di malattia incurabile o coma vuol essere lasciato andare: «Serve una legge nazionale, ma intanto sono contento di aver firmato questo testamento biologico ed aver nominato mio nipote Giovanni, fiduciario: non voglio che si “accaniscano” quando arriverà la mia ora». Firmato: con marca da bollo da 16 euro, che bisogna portarsi appresso, ma che è anche l’unica spesa.

Ieri, a Venezia, l’inaugurazione del servizio – frutto di una lunga battaglia laica da parte di associazione Coscioni, radicali, socialisti, sinistra – che da aprile sarà attivo ogni secondo martedì del mese a Venezia e ogni secondo giovedì del mese a Mestre (sempre all’Urp, in via Cardinal Massaia), dalle 15 alle 17 : obbligatoria la prenotazione (041 274/8080 Venezia) e (041/2749090 Mestre).

Domani quindi si inizia anche a Mestre. «Abbiamo previsto sei appuntamenti per ogni giornata», spiega la responsabile dell’Urp Monica Busetto, «e abbiamo già tutto prenotato fino all’inizio di giugno, ricevendo anche molte richieste di informazioni». Il servizio si fonda su una convenzione tra Comune e Consiglio notarile di Venezia, che offre il servizio gratuitamente: molti obiettori, come nel caso dei troppi medici che stanno mettendo a rischio la 194? «Diciamo che l’adesione è su base volontaria e se più colleghi dessero la loro disponibilità potremmo offrire un servizio più diffuso», osserva il notaio Pierpaolo Doria, «pur mancando una legge nazionale, questa è una opportunità concreta per dichiarare le proprie volontà, confidando nel fatto che i medici ne tengano conto. Non abbiamo predisposto un “modulo”, proprio perché si tratta di decisioni molto personali».

Compresa – se si vuole – donazione di organi o del proprio corpo alla ricerca. Ma come far sapere al medico le proprie volontà? La registrazione della Dat viene condivisa con gli uffici comunali ai quali l’Asl 12 potrà fare richiesta: «Ma ipotizzando che questa verifica volontaria non sia fatta dall’Asl, meglio – se possibile – nominare una persona cara come fiduciario, che testimoni queste volontà ai medici», conclude Doria. In ogni caso, uno schema di dichiarazione si può trovare sul sito del Consiglio notarile di Venezia o della fondazione Veronesi, (info www.comune.venezia.it).

«Diciamo che forse, con una dichiarazione così, Eluana Englaro non sarebbe stata costretta a subire quel che ha subito per 17 anni», commenta il consigliere Sebastiano Bonzio, primo firmatario della delibera.

Nell’androne di Ca’ Farsetti arrivano anche Giulio Marceglia e la moglie Cristina: «Non vogliamo accanimenti terapeutici, non vogliamo finire la nostra vita attaccati a fili, macchine e tubicini: l’abbiamo sempre detto e finalmente possiamo testimoniarlo», commenta il signor Giulio, «più che morire spaventa una “cattiva” morte: la qualità della vita, di quello che siamo, dipende anche da questo».

Roberta De Rossi

 

Nuova Venezia – Aperture domenicali, un vero fallimento

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16

mar

2014

Negozi & dintorni

Torna d’attualità il dibattito sulle aperture domenicali dei negozi, meglio identificate con le aperture domenicali dei centri e dei parchi commerciali, perché in realtà i piccoli punti vendita hanno aderito in piccolissima parte. Da operatore del settore ribadisco che le aperture domenicali sono da considerarsi un fallimento perchè non hanno assolutamente raggiunto lo scopo e l’obiettivo che si erano prefissate, cioè, l’aumento dei consumi e l’aumento dell’occupazione per un rilancio dell’economia.

In questi due anni i dati economici italiani sono talmente chiari che sono esattamente l’opposto di ciò che si voleva: contrazione dei consumi anche nell’alimentare, aumento della disoccupazione e un numero impressionante di piccole attività commerciali chiuse.

E su questo facciamo una riflessione: i dipendenti “storici” della grande distribuzione hanno subito il lavoro domenicale , prima non c’era e non hanno avuto alternative a non accettarlo; i pochi dipendenti assunti nella grande distribuzione sono quasi esclusivamente a tempo determinato, per non parlare, ma pochi lo sanno, che anche nella grande distribuzione ci sono dipendenti in cassa integrazione o con contratto di solidarietà.

Consideriamo invece il titolare di un negozio che gestisce la sua attività da solo: come fa a lavorare 7 giorni su 7, tutto l’anno salvo Natale, S. Stefano, Capodanno, Pasqua e Pasquetta? Ci sono poi i dipendenti dei parchi, cinema, ristoranti e tutti quei lavori dove c’è il dilettevole per il prossimo. Andare al Centro Commerciale di domenica è utile e dilettevole? No, è solo un’opportunità in più per il consumatore, che poi la paga nel prodotto finale che acquista, perchè tenere aperto la domenica costa e il maggior costo ricade sul prodotto che si compra.

Quando si guarda all’Europa, guardiamola anche qua: nessun Paese europeo ha le aperture domenicali come le nostre. L’idea quindi è quella di tornare ad un ritorno alle domeniche regolarizzate, perchè le domeniche di apertura selvaggia non hanno portato alcun beneficio.

Infine chiudo con un altro argomento che riguarda questa cementificazione selvaggia di capannoni commerciali nelle periferie di Mestre: è talmente evidente che ci sono troppe attività commerciali per il bacino d’utenza che prima o poi ci troveremo gran parte di questi capannoni chiusi (come la Marghera industriale?).

Dopo aver desertificato e ucciso il commercio e la vita sociale del Centro di Mestre quanti si ricordano la Piazza Ferretto dove facevi fatica a camminare da quanta gente c’era?

Federico Dabalà – Mestre

 

Nuova Venezia – Metro’, la Regione accelera

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15

mar

2014

«Possibile il via a giugno»

Pendolari e sindacati cautamente soddisfatti: «Di Sfmr si parla dal lontano 1988»

L’assessore Chisso: «Per noi il sistema è partito con l’orario cadenzato»

VENEZIA – È stato lo stesso assessore regionale ai trasporti, Renato Chisso, a confermare ieri che il primo metrò partirà il prossimo 8 settembre. Anzi ha anche detto che, sempre se sarà possibile dal punto di vista tecnico e finanziario, i nuovi venti treni Sfmr sul tratto Padova-Mestre potrebbero addirittura partire già a giugno. E, naturalmente, com’è nello stile di Chisso, l’assessore ha anche lanciato qualche frecciata ai suoi detrattori. «Per noi della Regione il sistema metropolitano è partito già il 15 dicembre 2013, quando è entrato in vigore l’orario cadenzato anche per i treni regionali di tutto il Veneto, che, in fondo, è l’ossatura di tutte le linee metropolitane della regione. Comunque, quando partirà il primo metrò, tra Padova e Mestre circoleranno ben 82 treni locali al giorno. Sono tanti perché in questo tratto, nel 2008, è stata realizzata l’Alta Capacità con quattro binari». Sempre ieri i tecnici di Chisso hanno anticipato anche che il nuovo servizio dei venti treni giornalieri, supplementari rispetto a quelli attuali, sulla linea storica di 25 chilometri tra Mestre e Padova, sarà svolto dai nuovi convogli a sei casse dell’azienda svizzera Stadler, denominati Flirt, che ne ha già consegnati alla Regione 16. Ne mancano ancora 4. Sono treni già molti usati nelle aree metropolitane di mezza Europa, in grado di trasportare 400 persone. In pratica sono gli stessi convogli che, dal 15 dicembre, fanno servizio tra Mestre e Portogruaro e tra Monselice e Legnago-Mantova.

La notizia è stata accolta con moderata soddisfazione anche dalle associazioni dei pendolari e dai ferroviari dell’Orsa. «Finalmente si parte», sottolinea Davide Grisafi, presidente regionale di AssoUtenti. «Venti treni in più sulla tratta Padova Mestre, con fermate a Ponte di Brenta, Vigonza/ Pianiga, Dolo e Mira-Mirano, rappresentano pur sempre un bel traguardo. Specialmente oggi dopo che l’orario cadenzato si è assestato bene ed in base ai dati raccolti, a livello ufficiale, da ViaggiaTreno, i ritardi giornalieri si contano sulle dita di una mano».

Un po’ diversa la posizione dell’Orsa. «Ok per la partenza del primo metrò regionale», osserva Sandro Trevisan, segretario nazionale Orsa e ferroviere mestrino. «Voglio ricordare, però, alla Regione ed anche a TrenItalia che il primo progetto di massima per il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale risale al 1988. Quindi non servirà una bottiglia di champagne, per festeggiare basterà un buon Pinot. Per il resto il progetto Smfr non deve finire assolutamente con la partenza dei primi treni metropolitani da Padova a Mestre. Il programma Smfr deve essere realizzato anche sulle linee Mestre-Treviso-Conegliano, Mestre- Castelfranco-Bassano del Grappa, Mestre- Quarto d’Altino- San Donà di Piave-Portogruaro ed anche sulla Padova-Vicenza. Facendo attenzione, naturalmente, alla ristrutturazioni delle stazioni e delle fermate, all’eliminazione di altri passaggi a livello ed all’arrivo di nuovi treni, più capienti di quelli attuali, senza i quali non si va da nessuna parte ».

Sempre Trevisan aggiunge che per far partire nel più breve tempo possibile il sistema metropolitano intorno al quadrilatero geografico intorno a Padova e Mestre, occorre realizzare il secondo binario nel tratto fra Maerne di Martellago e Castelfranco, via Piombino Dese e Trebaseleghe.

FelicePaduano

 

Nuova Venezia – Cav: il traffico cala, solo 1650 abbonati.

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13

mar

2014

NONOSTANTE GLI SCONTI AI PENDOLARI

VENEZIA – Ad oggi sono 1650 i pendolari dell’autostrada che hanno sottoscritto via telepass l’abbonamento scontato sul tratto Padova est-Mestre, introdotto dalla concessionaria Cav il 25 febbraio (con effetto retroattivo dal primo del mese) dopo il rincaro delle tariffe e le polemiche conseguenti.

La riduzione del pedaggio fino al 20% (riservato a chi percorra lo stesso tragitto da venti a quaranta volte al mese, con gli sconti proporzionali alle distanze) rivela un appeal modesto a fronte dei grandi numeri in ballo: 100 mila passaggi medi giornalieri sul segmento Padova est-Dolo, 40 mila per Dolo- Mestre e 60 mila sul Passante.

Né l’adesione lievita tra i residenti dei cinque Comuni toccati da Cav (Dolo, Pianiga, Mira, Mirano e Spinea): pur godendo di agevolazioni del 40%, l’entità degli abbonamenti galleggia intorno alle duecento unità.

Sul fronte del traffico, da gennaio ad oggi, Cav segnala una tendenza contrastante: -2,5% nei flussi autostradali a pagamento, +6% sul Passante a circolazione libera.

A ciò si abbina l’impennata di presenze nel trasporto ferroviario, così da giustificare una chiave di lettura che individua nella recessione perdurante e nel calo del reddito – scanditi da licenziamenti, crisi aziendali e fallimenti, soprattutto nelle microimprese – le cause della flessione dei viaggi pendolari su mezzo privato (a esclusivo vantaggio del trasporto su rotaia, pur bersaglio di pesanti critiche), accreditando invece al lusinghiero andamento dell’export veneto la ripresa del traffico commerciale.

La partita autostradale, però, si gioca su più tavoli. Le cinque concessionarie regionali (Cav, A4 Brescia-Padova, Autovie venete, Autobrennero, Autostrade per l’Italia) aderiscono ad Aiscat e la potente associazione – presieduta da Fabrizio Palenzona – ha accolto l’invito del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ad introdurre facilitazioni tariffarie per i viaggiatori pendolari, condizionando però l’assenso – che ha sensibile un costo finanziario – a precise condizioni.

Anzitutto, un’omogeneità di trattamento sull’intera rete nazionale che eviti “scorciatoie” sleali da un casello all’altro. Quindi, il prolungamento della durata delle concessioni, così da “spalmare” nel tempo i minori introiti derivanti dagli sconti e far fronte agli oneri finanziari e agli investimenti: un obiettivo, questo, che sta particolarmente a cuore a Tiziano Bembo, presidente della Cav, società pubblica oggettivamente penalizzata dai tempi ridotti concessi dallo Stato (22 anni appena a fronte di una media italiana di 30), chiamata a rimborsare l’Anas il miliardo ricevuto per realizzare il Passante e gravata dai costi di manutenzione di due percorsi (Raccordo del Marco Polo e Tangenziale ovest di Mestre) che non garantiscono alcuna entrata. Lupi ha preso atto delle richieste, promettendo risposte concrete. I tavoli ministeriali sono al lavoro ma, al momento, non si segnalano passi avanti.

Filippo Tosatto

 

«Se non si trova una posizione comune sulla Romea Commerciale, l’opera ci verrà calata dall’alto in Riviera, e la colpa sarà anche di chi, come la Lega Nord, si fa promotrice di innesti che penalizzano un territorio al posto di un altro».

Dopo il voto in Provincia – il consiglio ha bocciato (22 voti contro 5) l’idea della Lega Nord di portare l’innesto a Crea di Spinea – parla il presidente della Conferenza dei sindaci del comprensorio Giampietro Menin. Con Menin si sono schierati anche i sindaci di Dolo, Campagna Lupia, Pianiga e Campolongo.

Resta invece strenuo sostenitore dell’innesto verso Mestre il sindaco leghista di Vigonovo Damiano Zecchinato. Dopo il voto in consiglio provinciale l’ipotesi di un aggancio della Romea a Roncoduro è più vicino. Un tracciato quest’ultimo che penalizzerà fortemente il territorio di Dolo.

Il sindaco Maddalena Gottardo, eletto con il Carroccio, è furiosa con il suo partito. «Il voto espresso in provincia dalla Lega Nord è unavera e propria buffonata» attacca «Non è in questo modo che si difende il territorio. La Lega voleva contarsi? Bene, sappiamo che in consiglio provinciale sono rimasti in cinque. Ma quale strategia politica hanno perseguito? Invece di unire un territorio lo hanno lacerato». Gottardo ora è favorevole alla derubricazione della Romea.

«Quest’opera è stata pensata venti anni fa» dice «non ha più senso alla luce di flussi di traffico calati enormemente con la crisi, di infrastrutture come quelle del Passante costantemente in perdita».

Sulla stessa linea il sindaco di Pianiga Massimo Calzavara. «La soluzione migliore» dice «è quella che punta ad una derubricazione dell’opera, la peggiore è l’innesto a Roncoduro».

Si era espresso in consiglio provinciale in maniera fortemente contraria all’innesto a Spinea il candidato sindaco e assessore provinciale Claudio Tessari.

Non la pensa così il sindaco di Vigonovo. «La soluzione della Lega» dice Damiano Zecchinato «è quella che punta al minor impatto ambientale. Era una posizione sulla quale erano d’accordo i colleghi sindaci del mio partito, che ora invece hanno sposato le posizioni estremiste grilline di Mira e dei comitati. Comunque quest’opera si farà perché già approvata dal Cipe ».

Alessandro Abbadir

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DOPO ANNI DI ATTESE

Metropolitana da settembre

Dieci treni Sfmr da Mestre a Padova. Orario già pronto

Prima linea Sfmr in partenza dall’8 settembre. La cosiddetta metropolitana di superficie, con dieci anni di ritardo, muove i primi passi. Il percorso è quello di Mestre-Padova e la segnaletica è già esposta nelle due stazioni interessate. Saranno dieci convogli andata/ritorno che si aggiungeranno agli altri treni regionali in servizio.

 

i nuovi trasporti » in veneto

La metropolitana partirà l’8 settembre tra Padova e Mestre

Dieci treni al giorno in andata e ritorno, c’è già l’orario

Il sindacato resta critico: «Costi altissimi e opere da finire»

PADOVA – Con (minimo) dieci anni di ritardo, finalmente, è stata fissata la data definitiva della partenza della Metropolitana di Superficie del Veneto. Come si può già leggere sull’orario delle Ferrovie dello Stato, esposto all’interno della stazione di Padova ed in quella di Venezia/ Mestre, la prima linea della Sfmr (Sistema ferroviario metropolitano regionale) partirà il prossimo 8 settembre sul percorso Padova-Mestre. D’altronde a Padova Centrale è stata già installata la segnaletica interna alla stazione, che indica che il primo metrò sulla tratta per Mestre partirà dai binari 2 e 3 Mtr (metropolitana) e sono stati già sistemati i cartelli generali, che guidano i viaggiatori ad effettuare il percorso pedonale più breve sino alla stazione Giardino, da dove partiranno i nuovi treni metropolitani. Si tratta di dieci convogli all’andata ed altrettanti al ritorno, che andranno ad aggiungersi a tutti gli altri treni regionali attualmente in servizio in tutta la regione a partire dal 15 dicembre 2013, giorno in cui, in tutto il Veneto, è partito il nuovo orario cadenzato, croce e delizia dei pendolari di TrenItalia.

Il primo metrò per Padova da Venezia partirà alle 8.10. Quello successivo alle 9.10 e così via sino alle 20.10.

Da Padova, invece, il primo metrò si muoverà alle 6.49. Il secondo alle 8.49, mentre l’ultima corsa sarà alle 19.49.

Tempo di percorrenza: 35 minuti con fermate in tutte le stazioni intermedie. Ad esempio quello delle 6.49, partirà da Ponte di Brenta alle 6.58; da Vigonza-Pianiga alle 7.03; da Dolo alle 7.08 e da Mira-Mirano alle 7.14. L’arrivo a Mestre è previsto alle 7.24.

Al momento TrenItalia, in stretta collaborazione con Rfi, ha messo in orario i primi treni in vigore dall’8 settembre solo sino al 13 dicembre di quest’anno, ma resta implicito che il nuovo metrò continuerà a correre anche in base al nuovo orario annuale delle Ferrovie dello Stato, che partirà dal 14 dicembre.

Nonostante la buona notizia arrivata ieri mattina direttamente dai tecnici di Rfi, Ilario Simonaggio, segretario regionale di Filt-Cgil, resta critico nei confronti del programma stabilito dalla Regione Veneto per quanto riguarda i ritardi cronici del sistema Sfmr:

«La delibera Cipe, la numero 121, risale addirittura al 2001, ossia a tredici anni fa» spiega il sindacalista padovano della Cgil «Il costo complessivo era di 273,7 milioni. La seconda fase è partita nel 2006. Tant’è che già nel 2008, con la delibera numero 244, il governo ha autorizzato alla Regione un contributo di 10 milioni all’anno, gravato, però, dal contenzioso a tutt’oggi non ancora risolto con lo studio di progettazione Net Enginering. Ammettiamo pure che il prossimo 8 settembre si parta veramente, restano i pesanti buchi neri con i quali la Regione ha affrontato l’iter del programma generale, che, all’inizio dei lavori, prevedeva 172 km di nuove tratte ferroviarie, 407 passaggi a livello da eliminare, 162 tra stazioni e fermate da ristrutturare e 120 nuovi treni. Come mai gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti? Caro Renato Chisso, quando finirà una volta per tutte il tempo delle chiacchiere e della propaganda?».

Felice Paduano

 

Ritardi, in Veneto restano ancora 500 chilometri a binario unico

VENEZIA. Se ancora oggi, anche con il nuovo orario cadenzato di tutti i regionali, i treni locali, specie nelle fasce orarie più utilizzate dai pendolari, non arrivano puntuali e accusano problemi tecnici in particolare con condizioni meteorologiche critiche, è perché , in tutta la regione, circa 500 chilometri di linea sono ancora a binario unico.

Fra le tratte con un solo binario anche la Montebelluna- Feltre- Belluno- Calalzo (108 km), la Treviso-Motta di Livenza- Portogruaro (52km ), la Conegliano -Vittorio Veneto-Ponte nelle Alpi (39 km), Camposampiero-Cittadella- Bassano (30 km), la Castelfranco -Bassano-Primolano ( 50), Maerne Martellago-Castelfranco ( 25 ), Vicenza-Schio ( 32 ), Chioggia -Adria-Rovigo( 52 ), Rovigo-Verona e Monselice-Montagnana- Legnago.

In un’epoca in cui domina la tecnologia, una gran parte del servizio ferroviario regionale è ancora a binario unico. In genere, poi, le ferrovie locali sono obsolete, anche se la manutenzione resta a buoni livelli, perché sono state costruite tantissimi anni fa. Alcune risalgono alla seconda metà dell’Ottocento, a cavallo del tramonto dell’impero asburgico (1866) e i primi anni del Regno d’Italia, quando la prima linea ad essere costruita fu la Padova-Mestre-Fusina.

«Eppure la realizzazione del doppio binario nei tratti ferroviari in cui manca sarebbe importante sia per la sicurezza, sia per far circolare più treni e più velocemente» speiga Sandro Miccoli, ex capostazione a Padova e a San Donà «In Italia si spendono tanti soldi per opere che, alla fine, si rivelano inutili. Investire, invece, di più sullo sviluppo della rotaia significherebbe innanzitutto creare nuovo lavoro,ma anche e specialmente realizzare le condizioni per vivere in un territorio meno inquinato e con meno auto sulle strade».

(f.pad.)

 

L’INTERVENTO

di Ilario Simonaggio – Segretario generale Filt Cgil Veneto

SFMR, ecco tutto quello che non è stato ancora fatto

Il consiglio regionale che voterà il bilancio di previsione 2014 dovrà decidere che Veneto intende realizzare: basta trasportare persone come se fossero merci

Le federazioni sindacali dei Trasporti hanno insistito nella recente audizione in commissione regionale Bilancio sulla necessità di completare entro la legislatura regionale almeno la prima fase del Sistema ferroviario metropolitano regionale. L’opera è inclusa nella delibera Cipe numero 121 del 2001, nell’ambito dei sistemi urbani con un costo di 273,7 milioni di euro. Nel 2006 la Regione Veneto trasmette al Mit il decreto con il quale è approvato il progetto definitivo. L’intervento è incluso nella delibera Cipe numero 130 dello stesso anno. La seconda fase del SFMR, anno 2006 compresa nel rapporto “infrastrutture prioritarie” del MIT, con un costo stimato di 140 milioni di euro, di cui 56 milioni di euro stanziati dalla Regione, per un fabbisogno residuo di 84 milioni di euro. La Finanziaria 2008 (legge 244/97) autorizza un contributo decennale di dieci milioni di euro anno, a decorrere dal 2008, per la realizzazione del secondo stralcio del SFMR. Nel 2011, la rilevazione dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici AVCP sullo stato di attuazione delle opere comprese nel PIS, che si basa su dati comunicati dal RUP al 31 maggio 2011, risulta che il progetto definitivo per appalto integrato non è ancora stato approvato per carenza di finanziamenti. Progettazione definitiva affidata a Net Engineering Spa in data 2 luglio 2007, con iter di conclusione 30 giugno 2011, purtroppo non ancora approvato e all’origine di un lungo contenzioso economico tuttora in corso.

Questa grande opera che doveva costituire assieme al Passante di Mestre (inaugurato il 8 febbraio 2009) la migliore dimostrazione del Veneto “del fare”, con una larga ed estesa condivisione degli stessi ambientalisti e comitati che contestano le grandi opere viarie e stradali, è invece ogni giorno che passa su un“binario morto”.

Si sono sforati tutti i cronoprogramma stabiliti dalla Regione Veneto e rimane grave che non ci sia una assunzione di responsabilità collettiva per quantomeno completare la prima fase del SFMR entro l’attuale legislatura regionale.

Cinque anni di legislatura che non possono annoverare nessuna opera per la mobilità degna di nota. I tre obiettivi stabiliti nella pianificazione: l’appuntamento, il cadenzamento, la continuità sono tuttora in attesa di tempi migliori. Il ritardo cronicizzato della realizzazione del SFMR trascina nella polvere pure le restanti azioni disposte: l’integrazione treno-bus con il ridisegno della rete delle autolinee su gomma e l’integrazione tariffaria; l’integrazione urbana con politiche di regolazione del traffico privato nelle aree urbane, in particolare di politiche di tariffazione della sosta. Gli interventi di sintesi SFMR (previsione iniziale) fatti da 172 km di lunghezza nuove tratte ferroviarie; 407 passaggi a livello eliminati; 162 stazioni o fermate ristrutturate; 37 fermate di nuova costruzione; 120 nuovi complessi di treni per il servizio regionale. Buona parte degli impegni al palo con le conseguenze quotidiane sul servizio tra stazioni fatiscenti, stazioni nuove in degrado (vedi Busa di Vigonza), materiale rotabile vecchio, insufficiente o inadeguato.

Dopo 25 anni dal piano regionale dei trasporti; oltre 10 dal limite del completamento della prima fase del SFMR la situazione del “Veneto del fare” è impietosa:

fase 1 SFMR, investimento e finanziato per 640 milioni di euro, completata per il 90%, nessuna previsione certa di fine lavori;

fase 2 SFMR investimento per 350 milioni di euro, finanziato in origine per 250 milioni di euro, completata per il 5%, nessuno è in grado di fissare cronoprogramma; collegamento aeroporto Marco Polo, investimento di 260 milioni di euro; modifica progetto nel 2006 con tracciato basso e fermata TAV, revisione 2013, nessuna modifica formale della progettazione romana, figuraccia e tempi dilatati a dismisura, nessuna realizzazione;

fase 3 SFMR investimento 1200 milioni di euro, finanziati 5 milioni di euro,nessuna realizzazione; SFMR Veneto occidentale investimento 550 milioni di euro, nessun finanziamento, nessuna realizzazione; interventi complementari investimento 1200 milioni di euro, nessun finanziamento, nessuna realizzazione;

fase 4 SFMR investimento 1100 milioni di euro, nessun finanziamento, nessuna realizzazione; materiale rotabile investimento 600 milioni di euro, finanziato 350 milioni di euro, realizzato l’acquisto di 20 complessi di treni con mutuo trentennale, rimangono da acquistare altri 100 complessi di treni per il rinnovo del parco rotabile necessario al servizio regionale.

Il consiglio regionale che in questa settimana voterà il bilancio di previsione 2014, è chiamato a decidere che Veneto del terzo millennio intende costruire e realizzare. Senza nemmeno una dotazione minima di fondi strutturali in spesa per investimenti ferroviari, per quest’anno e gli anni a venire, è difficile prevedere se ci sarà ancora un servizio ferroviario regionale. Oggi trasportiamo le persone come fossero merci, quando va bene, altro che treni giapponesi invocati dal Presidente della Regione. Dovremo invece trasportare le merci come fossero persone. Il tempo delle chiacchiere e della propaganda è finito per tutti. Dalle risorse stanziate per il trasporto pubblico locale (ferroviario, bus, vaporetti) è possibile immediatamente comprendere se il trasporto collettivo passeggeri è una priorità del Veneto.

 

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