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Shopping, colossi spaccati

Centri commerciali aperti per la Liberazione e Festa del Lavoro, quando però chiuderà Auchan. Due giorni di serrande abbassate alla Coop: «Scelta etica»

Lo shopping è festivo ma il fronte è spaccato

MESTRE – Crisi o non crisi, sarà shopping a go-go per le feste comandate alle porte: sabato 25 aprile, giorno in cui cade la ricorrenza della Liberazione ma anche del patrono San Marco per tutti i veneziani e ancor più il primo maggio, Festa del Lavoro, templi dello shopping, outlet e centri commerciali rimarranno aperti nella speranza di fare affari.

Ad eccezione del colosso francese, ossia l’Auchan di Mestre, che ha deciso di tenere chiuso “per scelta” il primo maggio e del gruppo Coop Adriatica, che con la campagna “Valori in corso”, ha scelto di mantenere chiusi i suoi oltre 190 negozi (in tutto il territorio), dai piccoli supermercati dei centri storici ai supermercati di vicinato agli ipercoop. Coop Adriatica. Una campagna mirata, i clienti affezionati sono stati avvisati in anticipo.

«La decisione di restare chiusi il 25 aprile e il Primo maggio è coerente con i valori, la cultura, e la storia della cooperazione e di quella di consumo in particolare», ha spiegato il presidente di Coop Adriatica, Adriano Turrini in una nota diffusa qualche giorno fa. Chiusa, quindi, la Coop Campo Grande Mestre di via Pionara a due passi da Auchan.

Ma la curiosità che spiazzerà sicuramente più di qualcuno, è che il 25 aprile e il Primo maggio rimarrà chiusa anche la grande Coop&Coop che si trova all’interno del colosso di Marghera, ossia la Nave de Vero. Galleria di negozi aperta, shop center in prima linea e ipermercato chiuso al piano terra.

«Siamo sempre stati contrari alle aperture domenicali e festive», spiega Alessandra Tiengo, consigliera di amministrazione e presidente del distretto del Nordest di Coop Adriatica, «poi ci siamo adeguati all’andamento generale previsto dalla normativa, ma non siamo favorevoli e nelle feste tradizionali, religiose piuttosto che laiche, cerchiamo di rimanere chiusi per scelta e per rispetto ai lavoratori e alla famiglia. Non è stato facile chiudere la Coop all’interno della Nave de Vero in giorno di apertura, ma abbiamo pensato che se lo avevamo fatto dalle altre parti non potevamo non farlo anche là». Una motivazione di coerenza e anche un segno.

Chiuso e fuori dal coro sarà anche Auchan di Mestre. «La scelta», spiega il responsabile della galleria commerciale Giovanni Argenio, «conferma quanto fatto lo scorso anno ed è in linea con l’orientamento aziendale di rispettare e osservare, laddove possibile, la festa dei lavoratori».

Ma andiamo con ordine.

Liberazione. Sabato 25 aprile sarà aperto il centro commerciale Auchan, il centro commerciale Valecenter, a due uscite di tangenziale, così come rimarrà aperta La Nave de Vero e pure il Panorama di Marghera. Aperto sarà anche il Centro Le Barche di Mestre, diventata ormai una meta consolidata per il brunch alla Feltrinelli in voga tra i mestrini, che ci fanno colazione, aperitivo, e pure pranzo. Aperto l’outlet di Noventa di Piave, che non teme la pioggia né il sole visto che lavora molto con i turisti delle spiagge e le località balneari. Aperti saranno pure altri negozi di catene commerciali, come la Maison du Monde, sempre in zona Auchan. Sabato 25 aprile serrande alzate anche al Centro Tom Tommasini di Santa Maria di Sala (chiuso il Primo maggio) e al Centro commerciale Adriatico 2 di Portogruaro aperto anche per la Festa del lavoro.

Primo maggio. Che sia bello o brutto tempo, c’è chi ne approfitterà sicuramente per fare una puntatina a guardare due negozi prima di inforcare la bici o prendere il sole al parco. Aperti Valecenter, Panorama, Nave de Vero, Centro Le Barche, Outlet di Noventa e diversi negozi dei centri città, qualcuno ha pure appeso un cartello alla vetrina con tanto di scritta “Primo maggio aperti”. Un tour de force per i lavoratori, che faranno tutto un diritto.

Marta Artico

 

Il Patriarcato contrario all’apertura nei giorno festivi

Don Pistolato: «Primo maggio conquistato con il sangue»

Tiziana d’andrea Con don Enrico Torta mercoledì scorso abbiamo incontrato Moraglia. Noi abbiamo le armi spuntate, confidiamo nella Chiesa

MESTRE «Ma il primo maggio non dovrebbe essere la festa del lavoro?». Il vicario episcopale don Dino Pistolato commentando la notizia dei centri commerciali che rimarranno aperti per le festività, va diritto al cuore del problema senza tanti giri di parole. La posizione del Patriarca Francesco Moraglia in merito al lavoro festivo e domenicale è chiara.

«Quand’ero ragazzino mi ricordavo che si faceva festa per un motivo specifico», spiega, «perché oggi la rincorsa a tenere aperte a tutti i costi queste piazze mediatiche o come le vogliamo chiamare, quali sono quelle dei centri commerciali? Luoghi che non aiutano ad incontrarsi e socializzare ma a spendere, se ci sono, i soldi. Il primo maggio è festa dal lavoro e del lavoro, ed è giusto che qualcuno tenga chiuso, fa bene chi lo fa. Il Patriarca l’ha detto a Pasqua e l’ha ribadito anche in un recente dibattito sull’ecologia della vita».

Precisa: «Ricordo che la dottrina sociale della chiesa nasce con Papa Leone XIII, il quale aveva detto tre cose, tre pilastri fondamentali: tutela delle donne, tutela dei bambini dal lavoro e giornata di riposo settimanale come tutela della dignità della persona».

Aggiunge don Pistolato: «Abbiamo perso la misura dell’uomo. È una festa, quella del primo maggio, che è stata pagata con il sangue, c’è gente che è stata massacrata a fucilate, ecco perché è il giorno di riposo del lavoro e dal lavoro».

I diritti dei lavoratori non possono essere cancellati con un colpo di spugna. «Guardiamo a Gesù realmente risorto e a partire da lui consideriamo, in modo radicalmente nuovo, l’uomo e la società» ha scritto il patriarca nella lettera di Pasqua ai fedeli della Diocesi, «in questa logica entra la domenica come giorno del Signore e giorno dell’uomo ma se continueremo progressivamente a smarrire il senso religioso, antropologico e sociale della domenica semplicemente perderemo l’uomo, “ridotto” ormai alla sola dimensione economica».

Da quando la deregulation del commercio ha livellato tutti i giorni della settimana e dei mesi, in prima linea nel Patriarcato a difesa del riposo festivo è don Enrico Torta, il sacerdote di Dese, al quale il “sempre aperto” non va proprio giù. Mercoledì scorso don Torta assieme all’imprenditore Roberto Aggio e alla leader delle commesse trevigiane Tiziana D’Andrea, sono stati ricevuti dal patriarca Moraglia proprio per parlare del problema del lavoro festivo e domenicale.

«Noi abbiamo le armi spuntate», spiega D’Andrea, «per questo confidiamo nella Chiesa e abbiamo chiesto aiuto al Patriarca».

Marta Artico

 

Corradi (Confcommercio) attacca il pseudoliberismo. Franceschi (Confesercenti) appoggia la Coop

«Le nostre tradizioni vanno rispettate»

MESTRE «È una vergogna, non si può perdere l’identità di un Paese in questo modo, abbiamo una storia e delle tradizioni che vanno rispettate».

Il presidente di Ascom Confcommercio, Doriamo Calzavara, non è per niente concorde con le aperture festive, e lo ripete ancora una volta.

«Sono contento che il centro commerciale Auchan rimanga chiuso il primo maggio, si sono dimostrati persone civili, il loro gesto va apprezzato, al contrario degli altri. Quello che manca è una regolamentazione nazionale. Ho incontrato nei giorni scorsi il ministro Poletti e ho fatto presente anche a lui che il decreto Monti sulle liberalizzazioni e la deregulation del commercio è stato fatto in un momento di emergenza, adesso si deve fare una legge diversa, che vada nella direzione di tutelare le tradizioni del nostro Paese, come fanno gli altri stati».

«Il problema è sempre il solito», aggiunge il direttore Ascom Dario Corradi, «questo pseudo liberismo che è passato, tra l’altro, solo nel campo del commercio, dove ci ha portato? Oggi servirebbe una normativa rispetto alla quale senza tante chiacchiere, venga stabilito un calendario unico e condiviso con le chiusure delle attività in determinate festività, religiose e laiche, Pasqua e Pasquetta piuttosto che Liberazione. Invece ogni volta ci troviamo di fronte a questa menata infinita: chi apre, chi chiude, non lo sanno nemmeno più i centri cosa devono fare».

Il responsabile di Confesercenti provinciale, Maurizio Franceschi, dice anche di più: «Le aperture nelle festività sono un imbarbarimento, un’involuzione, sono contrarie alla modernità, che va in un’altra direzione».

Quella cioè di tutelare e valorizzare la tradizione e le specificità. E sulla scelta di Coop Adriatica: «La disparità di comportamenti segnala per me un fatto distintivo che differenzia imprese e aziende che rispettano i territori e le comunità con le loro festività – laiche o religiose che siano – rispetto a chi invece crede che mercato concorrenza e liberismo spinto possano sovrastare e contrastare tutto. Un errore gravissimo che si fa nel “sistema paese” e che non fa assolutamente progredire la nostra nazione».

Chiude: «In questo modo la società non evolve ma involve, questo trend cancella valori, cancella le comunità e quello che rappresentano. Le aperture nelle festività sono antimoderne, plaudo alla Coop».

(m.a.)

 

LA SEGNALAZIONE

Nonostante vari articoli apparsi sui giornali, Trenitalia non ha ancora assunto nessun provvedimento per diminuire il disagio della partenza anticipata e imprevedibile dei treni regionali dalla stazione di Mestre, soprattutto in fascie disagiate (mattino presto e sera tardi) in cui c’è una scarsa frequenza dei treni per Venezia.

L’altra mattina, per esempio, il primo treno per Venezia delle 5.43 è partito circa 5 minuti prima dell’orario previsto e il successivo delle 6.04 è arrivato anche in ritardo a Venezia.

Ma si aggiunge un altro disagio per chi fa i turni e per i turisti. Alle 24 la stazione di Mestre chiude!

Anche se l’ultimo treno che arriva da Venezia e poi prosegue per Roma è previsto in partenza alle 24 e 21 minuti, non solo si è ostacolati nell’entrare in stazione, ma non si possono fare nemmeno i biglietti con le macchinette automatiche. Senza contare che chi smonta in stazione alle 24.18 non sa da che parte uscire, visto che non c’è nessun cartello e le uscite con le porte a vetro sono chiuse. Brancolando nel buio si deve proseguire fin dopo l’ufficio della Polizia ferroviaria dove, finito lo stabile, si trova un cancello per uscire. Ormai turisti e pendolari trattati come clandestini…

Claudio Peris – Mestre

 

MIRA – È partito ieri a Mira il servizio di bus navetta “Omnibus”, promosso da Actv, che collega i centri di Mira e Mira Porte con le stazioni ferroviarie di Mira-Mirano e quelle sulla Mestre-Adria, ossia Mira Buse e Oriago Porta Ovest, in coincidenza con i principali treni in partenza e arrivo.

Il servizio è attivo a Mira con 14 fermate. «Abbiamo voluto potenziare il servizio», spiega il presidente di Actv Luca Scalabrin, «grazie a un accordo che abbiamo stretto con il Comune, dare agli utenti, soprattutto studenti e pendolari, di raggiungere le stazioni dei treni senza la necessità di muovere l’auto da casa».

Le corse da Mira e da Marano partiranno dalle 6.38 e si concluderanno alle 20. Tutte le corse Marano FS-Mira da lunedì a venerdì arriveranno a Mira Buse e non effettuerano la fermata di via Marinai d’Italia. È stata istituita una nuova fermata in via Mar Mediterraneo-incrocio via Marinai d’Italia.

«Si tratta», spiega Roberto Poli, presidente del comitato utenti Actv della Riviera, «di un servizio che i residenti di Mira e Mira Porte attendevano da tempo e che va nella direzione di un sostegno alla mobilità pubblica. Questo servizio potrà essere utilizzato anche dai tanti turisti che arriveranno in Riviera con l’Expo».

(a.ab.)

 

Difficoltà per i cantieri alla condotta del Fossa: incolonnamenti a Oriago, traffico in tilt alla Nave de Vero, uscite obbligate

Gravi disagi nel fine settimana per la viabilità a causa dei lavori in tangenziale per la realizzazione della nuova condotta dove far scorrere le acque del Fossa, sotto alla tangenziale. In particolare ieri, in diversi momenti della giornata, si è rischiato il blocco completo nell’area di Oriago. A causare l’ingorgo, il traffico sostenuto che ha caratterizzato la giornata, in particolare in direzione di Trieste. Molto probabilmente, spiega la Polizia stradale, il traffico sostenuto era dovuto al fatto che molti, vista la bella giornata di sole, si sono diretti verso le spiagge.

Il secondo weekend di chiusura della tangenziale di Mestre, questa volta in direzione Trieste, si è svolto con diversi disagi. Un chilometro di coda a fisarmonica, fin da metà mattina di ieri, infatti, si è formato al casello di Oriago. Se all’inizio la Società Autostrade e la Polizia stradale consigliavano di imboccare il Passante e, nel caso, uscire a Spinea e proseguire per la Miranese, successivamente questa deviazione è stata obbligatoria e in certi momenti del primo pomeriggio i veicoli sono stati fatti uscire a Dolo per spalmarsi lungo la Riviera del Brenta. Questo ha poi causato grossi problemi nell’area del centro commerciale Nave de Vero, già sollecitata dalle auto di chi si recava nella stessa struttura o proveniva da Ravenna.

I cantieri, come previsto, erano stati suddivisi in due momenti diversi per limitare i disagi al traffico, comportando la chiusura alternata delle carreggiate autostradali. Ieri è quindi toccato alla direzione Trieste che è rimasta chiusa completamente dalle 22 di sabato 18 alle 4 della notte appena trascorsa.

I lavori, come lo scorso weekend, hanno riguardato gli interventi di ricalibratura del corso d’acqua “Fossa” di Chirignago, che sono in gestione al consorzio di bonifica Acque Risorgive. Il Fossa attraversa la piattaforma della A57 in prossimità del sovrappasso di via Bottenigo a Marghera. Il tubo ha sezione rettangolare di 3 metri di larghezza per 2 di altezza e va a sostituire il precedente manufatto, giudicato insufficiente per contenere la portata d’acqua in caso di piena. In questo modo dovrebbe essere messa in sicurezza dal punto di vista idraulico tutta l’area urbana di Marghera che si trova a nord della Tangenziale.

L’intervento, grazie all’utilizzo di moderne tecnologie e un impiego massiccio di uomini e mezzi, è stato realizzato nell’arco di due fine settimana, riducendo al minimo il disagio sulla viabilità della tangenziale ed è inserito nel più ampio lavoro di completamento del potenziamento della Fossa di Chirignago, a sua volta tra le opere di sistemazione idraulica previste all’interno dell’accordo di programma del vallone Moranzani. È un accordo che prevede un pacchetto di interventi fondamentali per la bonifica e per allontanare il rischio di alluvioni. Una prima parte dell’intervento sul canale era stata già fatta, coordinata dal Commissario delegato per l’emergenza idraulica nel settembre 2007, quando si era provveduto al tombinamento del canale nel tratto compreso tra via Trieste e la tangenziale di Mestre.

 

Gazzettino – Miranse. Treni in ritardo, nuove proteste

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19

apr

2015

PENDOLARI INFURIATI

SALZANO – «Prima viene annunciato il ritardo di 10 minuti, poi di 15, infine di 20. Quando il treno parte con oltre 35 minuti di ritardo, viene annunciato che sarà limitato a Mestre anziché arrivare a Venezia. In compenso nessuno di noi aveva potuto organizzarsi diversamente. Ormai prendere un treno è un’impresa».

Nuovi malumori sulla linea Bassano-Venezia, una delle più tartassate del Veneto per quanto riguarda ritardi e soppressioni. Il periodo più nero è stato lo scorso autunno (ad ottobre i pendolari contarono 50 treni cancellati), ora la situazione è migliorata ma venerdì più di un pendolare è andato su tutte le furie. A farsi portavoce della protesta è una donna che attendeva il treno delle 9.08 alla stazione di Martellago, lamentele anche a Salzano e Spinea.

Intanto proprio i comitati di Salzano e Spinea continuano a chiedere più corse al mattino presto e alla sera. «Dopo l’incontro di novembre con dirigenti di Regione e Rfi non abbiamo più avuto riscontri», spiegano. Il trasporto pubblico regionale sarà uno dei temi caldi in campagna elettorale.

(g.pip.)

 

Gazzettino – Venezia. San Giuliano apre alle bici

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16

apr

2015

MOBILITÀ – Il Comune ha deciso di non imporre il divieto di transito sul cavalcavia

Allo studio un progetto per realizzare la pista ciclabile tra i Pili e via dei Petroli

Niente semafori ma il cavalcavia di San Giuliano non verrà vietato alle biciclette. È l’esito più importante del sopralluogo ai Pili effettuato da associazioni, sub commissario e tecnici dell’Amministrazione veneziana. Il Comune, dunque, fa marcia indietro e, contrariamente a quanto annunciato nei mesi scorsi, ha deciso di lasciare aperto anche alle biciclette il transito sul cavalcavia.

La seconda buona notizia, che però avrà tempi decisamente più lunghi, riguarda la parte di pista ciclabile ancora da cominciare, quella che deve unire il ponte della Libertà con via Torino, passando per i terreni dell’imprenditore Luigi Brugnaro e per il Vega, e poi per il sottopasso della stazione di Marghera. Le associazioni cittadine non amano quella soluzione perché allunga troppo i tempi di percorrenza, almeno di 4 chilometri rispetto a San Giuliano, ma per le persone che provengono da Marghera o dalla parte est di Mestre può essere una buona strada se il tratto verrà messo in sicurezza.

I tecnici del Comune, come spiegano i portavoce del Coordinamento delle associazioni, hanno reso noto che hanno allo studio un primo intervento per realizzarne almeno un tratto, tra i Pili e via dei Petroli, ossia la parte più pericolosa. Siccome in quella zona la pista passa attraverso i terreni di Brugnaro e a fianco di un fosso in un terreno sconnesso, dovranno posare dei massi per creare il fondo e gettare un manto ciclabile. Il lavoro potrebbe essere realizzato approfittando delle facilitazioni garantite dalle norme sulle aree Sin (i Siti inquinati di interesse nazionale) e quindi consentire tempi più rapidi. Si parla, comunque, di mesi, sicuramente dopo l’estate. Del resto anche la pista sul ponte, con la parte finale a sbalzo, è in ritardo e potrà forse essere inaugurata non prima dell’estate.

Durante il sopralluogo i tecnici comunali, invece, non hanno preso in considerazione il sentiero sterrato che collega i Pili e la base del cavalcavia che sta tra la ferrovia e via della Libertà. Le associazioni propongono di utilizzarlo per assicurare ai ciclisti il ritorno da Venezia lungo il lato nord del ponte, come avviene oggi. Per il Comune, invece, la pista dovrà essere solo sul lato sud, anche se è stretta e comporta difficoltà negli incroci tra le bici provenienti dai due sensi opposti.

«Ad ogni modo per i prossimi mesi tutto continuerà come prima e si potrà percorrere pure il lato nord visto che la nuova pista non è ancora pronta» commenta Giampietro Francescon del Coordinamento, «e noi vogliamo lo stesso organizzarci per andare a pulire quel pezzo di sterrato in modo da renderlo percorribile e garantire più sicurezza ai ciclisti».

Le associazioni non molleranno nemmeno sull’altra richiesta, quella di permettere almeno ai più anziani e alle persone più deboli di salire con la bici in tram a San Giuliano per poter superare il cavalcavia. Anche se non verrà vietato alle bici, infatti, è sempre un punto difficile da superare. Far salire chi ha difficoltà sarebbe anche un modo per facilitare il percorso dello stesso tram che non verrà rallentato. A Milano, ribadiscono quelli del Coordinamento, già lo fanno da tempo.

 

MOBILITÀ – Nel weekend uscita obbligata a Oriago in carreggiata Est

La tangenziale di Mestre chiude per lavori in direzione Trieste, attenzione ai possibili disagi nel weekend. Dalle 22 di sabato alle ore 4 di lunedì mattina rimarrà infatti chiuso il tratto di A57 tra il casello di Mira-Oriago e lo svincolo di Marghera. Per questo motivo la società autostradale Cav ha già messo le mani avanti con un avviso agli automobilisti: «Per tutti gli utenti diretti alle località balneari, in direzione Trieste, è consigliabile utilizzare l’A4-Passante di Mestre».

Durante il periodo di chiusura il traffico sarà deviato al casello autostradale di Mira-Oriago, per poi proseguire sulla camionabile “Marghera-Spinea” (provinciale 81) e infine sulla Statale Romea, prima di ricongiungersi allo svincolo di Marghera. I disagi maggiori potrebbero esserci all’uscita di Mira-Oriago, visto che si tratta di una barriera molto più piccola rispetto a quella di Mestre-Villabona. Molto dipenderà dal meteo: ad oggi le previsioni per il weekend non sono affatto benevole (pioggia sabato e nuvoloso domenica), se saranno rispettate non ci sarà alcun esodo verso le spiagge del litorale e quindi i disagi potrebbero essere contenuti.

La scorsa settimana, quando era stata chiusa la carreggiata ovest in direzione Padova, è filato tutto abbastanza liscio: gli intasamenti si sono concentrati nel tardo pomeriggio di domenica quando chi tornava dal mare o dalla montagna si è trovato incolonnato alla rotatoria di Marghera. Il cantiere è stato aperto per mettere in sicurezza dal punto di vista idraulico tutta l’area di Marghera, già duramente colpita da allagamenti negli ultimi anni. I tecnici del consorzio di bonifica Acque Risorgive stanno effettuando dei lavori di ricalibratura del corso d’acqua Fossa, che attraversa la tangenziale in prossimità del sovrappasso di via Bottenigo. La tabella di marcia prevede che l’intervento venga completato questo weekend, ma anche in questo caso dipenderà dalla pioggia.

Gabriele Pipia

 

Nuova Venezia – Commercio, dimezzate le compravendite

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15

apr

2015

Negli ultimi 10 anni il mercato immobiliare è crollato del 51% per uffici, negozi, capannoni e alberghi

Se affittare un negozio a Mestre e a Venezia è difficile, venderlo è praticamente impossibile. Chi ha il coraggio di avventurarsi in un investimento tanto impegnativo in tempi così grami? Ecco così che negli ultimi dieci anni, dal 2005 a fine 2014, le compravendite di attività commerciali sia nel capoluogo che in provincia si sono più che dimezzate, provocando anche in questo settore un gap economico che si ripercuote inevitabilmente sul valore aggiunto del nostro territorio.

I dati ufficiali dell’Osservatorio Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate sono impietosi pure su questo fronte (oltre che sulla compravendita di appartamenti). Vediamoli.

Nel 2005 a Venezia si sono vendute 312 attività (fra negozi e, in numero nettamente inferiore, centri commerciali) mentre la quota del 2014 è scesa a 151 unità (-51,6%).

E’ andata ancora peggio, se vogliamo, in provincia, dove si è passati da 965 a 408 transazioni (-57,7%). Il tracollo segue inevitabilmente il trend della crisi, infatti è dal 2008 che la situazione comincia ad andare fuori controllo.

Anche nel 2014 non s’è vista alcuna ripresa (cosa invece accaduto nel residenziale) e questo conferma il grande affanno del commercio, testimoniato da strade anche centrali (tipo via Palazzo a Mestre) nelle quali si conta un negozio chiuso ogni due. Purtroppo, però, il problema nel settore immobiliare non residenziale va oltre il nodo della compravendita di negozi.

Infatti, volendo spaziare ad altri comparti, va molto peggio al mercato degli uffici che non hanno più alcun appeal. Pure in questo caso i dati dell’Osservatorio sono più che eloquenti.

Nel 2005 sono stati venduti in provincia 407 uffici, contro i 161 del 2014 (-60,4%), mentre nel capoluogo si è passati da 198 a 65 transazioni (-67,2%).

Le perfomance negative si riflettono ovunque. Prendiamo i capannoni industriali, per esempio, fiore all’occhiello degli anni 90. Nel Veneziano dieci anni fa ne sono stati venduti 388, 192 lo scorso anno (-50,5%); nel capoluogo gli acquisti si sono perfettamente dimezzati (da 56 a 28).

Lo stesso identico discorso si può fare per i magazzini e pure per i box e i posti auto, che registrano appunto un crollo delle transazioni assolutamente preoccupante.

Anche la vendita di alberghi è al palo, tanto che sul territorio provinciale si è passati dalle 28 compravendite del 2005 alle 9 del 2014 con un crollo del 68%.

In generale, considerando il comparto del “non residenziale”, che comprende tutto tranne le case, le difficoltà del settore si materializzano in tutta la loro complessità.

Su tutto il territorio veneziano (comune capoluogo e provincia) si è passati dalle circa 18 mila e 800 compravendite del 2005 alle 9mila del 2014, con un calo che si aggira attorno al 50%. Pure questo comparto è specchio di una struttura economica non solo in piena crisi, ma anche in piena trasformazione.

Gianluca Codognato

 

«Eppure questo è il miglior periodo per acquistare un esercizio in città»

Comprare una attività a Mestre o a Venezia? «Oggi come oggi rappresenta un grande affare». Mauro Zener, titolare dell’agenzia immobiliare “La Commerciale” di Corso del Popolo che si occupa di transazioni nel settore non residenziale, non ha dubbi: «Dato che in questo periodo si vende un immobile commerciale solo se il prezzo è molto basso», commenta Zener, «mai come adesso chi ha la possibilità di acquistare un negozio fa un grande affare».

L’agente immobiliare conferma le difficoltà del momento, ma avverte: «Il mercato di Venezia centro storico comincia a tirare. C’è una ripresa soprattutto nel comparto alberghiero, anche quando si tratta di immobili da ristrutturare».

In terraferma la situazione è invece molto più complessa. Qui, infatti, commenta Mauro Zener, «come detto si vende solo a prezzi molto bassi, altrimenti resta tutto lì. D’altra parte la situazione è sotto gli occhi di tutti. In particolare soffrono i negozi di abbigliamento, resistono i commercianti storici o con particolari specializzazione. Confermo comunque che per acquistare un pubblico esercizio è un ottimo periodo».

(g.cod.)

 

Nuova Venezia – Si guasta un semaforo, 10 treni in ritardo

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14

apr

2015

In tilt la tratta Mestre-Treviso, avvocato vuole fare causa a Trenitalia: «Ho perso la coincidenza e nessun ha avvisato»

Un guasto al segnale di protezione della stazione di Mestre, una sorta di semaforo che regola l’ingresso e l’uscita dei treni in stazione, ha mandato in tilt la tratta Mestre-Treviso nel pomeriggio di ieri. Due i black out che si sono registrati, secondo quanto comunicato da Trenitalia, fra le 13.10 e le 13.55 e fra le 14.50 e le 16.10.

Un guasto che ha provocato ritardi a catena: dieci i treni regionali in viaggio sulla tratta fra Mestre e Treviso e viceversa che hanno fatto registrare ritardi. Quindici, ma anche trenta minuti. Tanto è bastato non solo a far arrabbiare per l’ennesima volta i pendolari, ma anche a far perdere le coincidenze.

Come è successo all’avvocato trevigiano Rossella Martin che nel pomeriggio di ieri era diretta a Roma per motivi di lavoro. E ora, arrabbiatissima, è decisa ad andare fino in fondo. «Voglio fare causa a Trenitalia, portandola davanti al giudice di pace. È una questione di principio», chiarisce l’avvocato che in poche ore ha già raccolto qualche adesione a questa sorta di “class action” tra i viaggiatori che come lei ieri hanno subìto l’ennesimo disservizio di Trenitalia. «Dovevo prendere il treno Italo da Mestre per Roma alle 16.07, per raggiungere Mestre da Treviso ho preso il regionale veloce delle 15.25.

Nessuno in stazione a Treviso ha avvisato che a Mestre si stavano già registrando ritardi e disagi», denuncia l’avvocato Martin. «Poi a Mogliano i primi problemi, con la segnalazione di un ritardo di 5 minuti, poi diventati 10 e cresciuti fino a 20. Siamo stati fermi in stazione a Mogliano, poi lungo la tratta nelle vicinanze di Mestre Ospedale».

Un “viaggio della speranza” che si è concluso, per l’avvocato e per i passeggeri scesi a Mestre, verso le 16.15. Il risultato? Coincidenza persa per Roma e biglietto da ripagare. Inutile tentare di parlare con il servizio clienti di Trenitalia, mentre la società che gestisce Italo si è chiamata fuori, non essendo imputabile a lei il ritardo e quindi la perdita del treno.

«Vicino a me avevo altre cinque persone che non hanno preso la coincidenza, ho parlato anche con alcune persone dirette a Salerno che si sono dovute fermare in albergo a Mestre poiché, a causa del ritardo, a Roma non avrebbero più trovato la coincidenza», prosegue. Di qui la decisione di fare causa a Trenitalia davanti al giudice di pace.

I disagi lungo la tratta Mestre-Treviso sono proseguiti fino alle 16.10. Spiegano da Trenitalia che il guasto al segnale di protezione della stazione equivale per il macchinista al segnale rosso. Si devono quindi adottare i protocolli di sicurezza manuali. In un primo tempo era stata istituita la circolazione su un unico binario, dopodiché si è optato per la movimentazione manuale. Con tutti i disagi e i malumori del caso.

Rubina Bon

 

I lavori per realizzare due ascensori finiranno a ottobre, disagi per i disabili: pronto un esposto

La Stazione è un cantiere a cielo aperto

Un tragitto ad ostacoli, lungo e scomodo per chi può camminare, figuriamoci per chi è costretto in sedia a rotelle. Gino Baoduzzi, responsabile dello sportello handicap di Rifondazione Comunista, rientra fra le persone che si spostano su una carrozzina ed è lui a denunciare, annunciando un esposto in Procura, il grande disagio che si vive da diversi mesi alla stazione di Mestre. Qui i cantieri sono ovunque e il principale problema è che gli ascensori fra il 2° e 3° binario e fra l’8° e il 9° non sono ancora entrati in funzione. Risultato? Chi, come Baoduzzi, non può scendere le scale del tunnel che porta ai binari, deve compiere un tour impegnativo superando alcune aree di cantiere, perché a lato della stazione si sta lavorando nella zona delle ex soste veloci. In più, pure all’interno della stazione regna il caos, dato che i nuovi negozi sono ancora al grezzo e l’apertura sembra lontana.

«La stazione di Mestre è da mesi un cantiere a cielo aperto», attacca Baoduzzi, «e i disagi non riguardano solo i disabili, ma anche i normodotati. In ogni caso una persona in sedia a rotelle deve fare centinaia di metri per raggiungere il binario 2. Per arrivare all’8 è necessario attraversare sempre i binari e poi dirigersi dall’altra parte della stazione, in direzione Venezia, rischiando di perdere la coincidenza o il treno stesso. Questa situazione si protrae da diversi mesi: cosa sta succedendo? A questo punto intendo presentare un esposto in Procura».

Per quanto riguarda i lavori sui binari, la responsabilità è di Rfi che, scusandosi per i disagi arrecati, spiega in una nota: «I lavori per la realizzazione degli ascensori di Mestre sono iniziati a marzo 2014. A giugno di quest’anno è previsto che entri in funzione quello a servizio del marciapiede fra il 2° e 3° binario, con il contestuale adeguamento dell’altezza del marciapiede a 55 cm per agevolare la salita dei viaggiatori sui treni. A ottobre 2015 è previsto il completamento dell’ascensore che servirà il marciapiede fra l’8° e il 9° binario e anche qui l’adeguamento dell’altezza del marciapiede».

Rfi specifica poi che «gli interventi sono eseguiti con l’impianto in esercizio. Si è preferito garantire la massima funzionalità della stazione, senza creare soggezioni alla clientela con riduzioni dell’offerta commerciale, anche a costo di un maggior impegno di tempo e risorse. Molte attività comunque avvengono durante le fasce orarie notturne e non sono rilevabili dai viaggiatori».

Per quanto riguarda invece i cantieri all’interno della stazione e nella parte esterna, sono gestiti da Grandi Stazioni. Qui il nodo principale resta quello dei negozi (una boutique, una libreria, un giornalaio, una tabaccheria) che dovrebbero essere ormai aperti da tempo.

«Lo scorso 1 aprile abbiamo “festeggiato” il terzo anno qui fuori», spiega Massimo Gazzetta, titolare dell’edicola che prima si trovava dentro la stazione ma che appunto tre anni fa è stata spostata fuori, davanti al primo binario, in attesa di ricavare il negozio interno. «Speriamo di non dover festeggiare anche il quadriennio».

Gianluca Codognato

 

Nuova Venezia – Tangenziale chiusa, code sulla Miranese

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13

apr

2015

Lavori ok sulla condotta del canale Fossa, disagi per coloro che hanno scelto la scorciatoia per raggiungere il casello di Mira

Sono filati via lisci, senza intoppi di rilievo, i lavori di sistemazione del canale Fossa che hanno costretto alla chiusura della carreggiata ovest della tangenziale di Mestre. Anzi, i lavori si sono conclusi in anticipo di quasi due ore rispetto a quanto previsto: la carreggiata è stata dunque riaperta un po’ in anticipo rispetto all’orario previsto, le 4 di stamattina.

La tangenziale è rimasta chiusa tra lo svincolo di Marghera e l’uscita di Oriago-Mira, in direzione Milano, e qualche disagio per gli utenti della strada c’è stato: ieri problemi per chi, provenendo da Trieste, doveva continuare verso Milano. Infatti in molti hanno scelto la scorciatoia della Miranese e via Oriago, per raggiungere il casello di Mira-Oriago: tra le 18 e le 20 si è formata una coda di tre chilometri lungo via Miranese. La colonna di automobilisti è stata assorbita solo verso le 21.

Il prossimo fine settimana invece ci sarà la chiusura della carreggiata Est (in direzione di Trieste) con lo stesso orario: dalle 22 di sabato alle 4 di lunedì.

«Naturalmente quando si interviene in questi casi è inevitabile trovarsi davanti a imprevisti o a manufatti non indicati», spiega l’ingegnere Antonio Martini, responsabile dei lavori.

«Durante la notte abbiamo trovato alcuni pali in corrispondenza dei pannelli fonoassorbenti e un trave di testata del vecchio canale che scorreva a lato della carreggiata prima che la tangenziale venisse allargata, manufatti non indicati. Nonostante questo, i lavori non hanno avuto intoppi che li abbiano rallentati. Anzi abbiamo chiuso in anticipo rispetto alla tabella di marcia».

Il cantiere riguarda la sistemazione del corso d’acqua Fossa di Chirignago in gestione al Consorzio di bonifica Acque Risorgive che attraversa la tangenziale nei pressi di via Bottenigo, a Marghera. L’intervento prevede di attraversare le due carreggiate con una nuova condotta – è il tubo nel quale passa l’acqua – rettangolare larga tre metri e alta due, che andrà a sostituire quella esistente, insufficiente per contenere le piene d’acqua. Un intervento che permetterà quindi di rendere più sicura dal punto di vista idraulico tutta l’area urbana di Marghera a nord della tangenziale.

L’intervento del Consorzio di bonifica è stato concordato con la Cav, società di gestione della tangenziale e del Passante di Mestre, in due fine settimana che dal punto di vista del traffico non dovrebbero rappresentare emergenze. I lavori si svolgeranno quindi in due fasi distinte, anche se in caso di maltempo sarà necessario programmarlo di nuovo. È un accordo che prevede un pacchetto di interventi fondamentali per allontanare il rischio di alluvioni.

Carlo Mion

 

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