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L’attore con Mario Brunello va in scena al teatro Toniolo di Mestre

La maestra Breschi istruisce il pubblico e di coro in coro la serata è una festa

MESTRE – Entri in teatro e ti sembra di essere alla prova generale di una recita scolastica. La maestra Francesca Breschi non siede alla cattedra, è troppo impegnata a disegnare cerchi nell’aria tentando di spiegare ai suoi alunni che non siamo al karaoke, ma dentro la vita di Giuseppe Verdi. E poi siamo al Toniolo di Mestre, mica in classe, e dietro la maestra non c’è la lavagna ma Marco Paolini, che cammina su e giù “protetto” da due angeli custodi: Mario Brunello, già un tutt’uno con il suo violoncello, e Stefano Nanni, con le dita sul pianoforte. Bene. Ci siamo tutti. Siamo a “Verdi, narrar cantando”, lo spettacolo da tutto esaurito (l’ultima replica mestrina è stasera) che Marco Paolini ha messo in piedi, e in voce, per celebrare come si conviene il duecentesimo compleanno di Giuseppe Verdi. Sì Verdi, quello che ti inietta il “zum pa pa” nella testa e non te lo togli più. Quello del “libiamo ne’ lieti calici” e della “donna è mobile”, che fu uomo, musicista, patriota e tante altre cose da persona normale e immensa. Il “problema”, però, è che qui si canta. Non si va a teatro solo per guardare e ascoltare Paolini che racconta la sua vita: ci si va per cantare. “Di quella pira l’orrendo foco/tutte le fibre m’arse, s’avvampò!/Empi spegnetela, o ch’io fra poco/ col sangue vostro la spegnerò!”: si inizia così, di petto, con la parte terza del complicato “Trovatore” e la cabaletta che Manrico intona per salvare la madre. «Dovete far uscire il fuoco, su dai», esorta la maestra Breschi, tentando di dirigere la platea, coro grande e sgangherato. Non è facile, bisogna superare l’imbarazzo. Il vicino alla destra è uno bravo, canta nei cori gospel tutte le domeniche: battaglia persa. Quella a sinistra, invece, ha un raffreddore che è meglio se tiene la bocca chiusa, ma fra due ore la sentirai cantare mentre guarda gli orari dell’autobus in Corso del Popolo. Ai primi due tentativi di canto collettivo c’è la fila di quelli che non vogliono perché “non siamo capaci”. Al terzo cantano tutti: la magia di Verdi ti entra dentro che neanche te ne accorgi. Missione compiuta.

Paolini inizia a raccontare la vita del maestro: con il sottofondo sognante, pulito e perfetto del violoncello di Mario Brunello e gli arrangiamenti di Stefano Nanni è tutto uno spasso, dall’inizio alla fine. Dalle rocambolesche genesi dei libretti per mano di un “mona” come il poeta muranese Francesco Maria Piave, alla “minaccia” wagneriana, all’insuperabile Otello, che Paolini trasforma in uno scarpone innamorato e afflitto da Desdemona, un fazzoletto bianco. Dopo il “Va’, pensiero”, al Rigoletto ci si arriva tutti assieme cantando “La donna è mobile”, che non ha l’accento sulla “o”, ma sulla “i”, come ripete quattro volte la maestra Breschi. Al “libiamo” c’è una vaga atmosfera da Oktober Fest, parte qualche risata ed è veramente una festa. Dopo il Requiem e l’affollatissimo funerale del maestro Verdi, raccontato da Paolini attraverso la cronaca di un “fighetto” come Tommaso Marinetti, con “La Traviata” arrivano i dolori: quelli della tisica Violetta, che al terzo atto riabbraccia il suo Alfredo, li sentiamo nostri. Cantano prima le donne, poi gli uomini. Due cori separati, due animi diversi, un po’ di “tisi” qua e là, fra le corde vocali, e leggera tristezza per uno spettacolo straordinario che si avvia alla conclusione. Conclusione? Macché: il bis è tutto della platea. E chi si alza dalla poltrona se ne va cantando. “Parigi, o cara, noi lasceremo, la vita uniti trascorreremo…”.

Silvia Zanardi

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Nuova Venezia – Torna l’allarme polveri sottili.

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19

dic

2013

SALUTE E ARIA

Valori altissimi l’altra notte, preoccupano i dati delle centraline

Una notte di smog a livelli altissimi. 205 microgrammi di Pm10 alle 2 di notte di ieri, mercoledì, rilevati dalla stazione urbana di via Beccaria a Marghera. 172 microgrammi rilevati alla stessa ora in via Tagliamento, la centralina della Gazzera a ridosso della tangenziale di Mestre e che misura lo smog prodotto dal viadotto. 153 microgrammi invece al parco di Bissuola, con la centralina posta in posizione centrale. Anche Sacca Fisola, a Venezia, se la passa malino sul fronte smog, con otto giorni di sforamenti negli ultimi dieci giorni e una punta di 107 microgrammi misurata l’altro ieri. La bassa pressione, tipica del periodo invernale, e l’assenza di pioggia da giorni fa riesplodere l’emergenza smog anche nel nostro Comune, proprio nei giorni a ridosso di Natale, quando le limitazioni al traffico per le auto non catalizzate sono sospese fino all’Epifania e pure sono sospese in centro a Mestre le zone a traffico limitato. E così rischiamo di tornare ai livelli di sforamenti del 2012 dopo un inizio d’anno che aveva fatto comunque ben sperare per una migliore qualità dell’aria che respiriamo e che aveva prodotto il risultato positivo di alcune centraline con sforamenti di poco superiori al limite di 35 l’anno, fissato dall’Unione Europea. 66 gli sforamenti in via Beccaria, 16 a Spinea, 37 a Sacca Fisola, 47 al Parco Bissuola e 48 in via Tagliamento sono i numeri di giornate con lo smog (Pm10 ovvero le famigerate polveri sottili) sopra i limiti di 40 microgrammi per metro cubo.

La palma di Comune di prima cintura più inquinato spetta a Marcon, con ben dieci giorni consecutivi di sforamenti dei livelli delle polveri sottili. Il picco delle polveri sottili nella notte tra martedì e mercoledì allarma quanti temono gli effetti nocivi dello smog prodotto in particolare dal traffico in un’area densamente trafficata come la terraferma mestrina. Qualche speranza di un miglioramento è atteso a questo punto solo sul fronte meteo. L’Arpav del Veneto segnala la possibilità da domani, venerdì, dell’arrivo di una modesta perturbazione di origine atlantica che transiterà determinando delle deboli precipitazioni sparse. E tornerà la pioggia, utile a dilavare il Pm10. Dal pomeriggio di domani, tempo in miglioramento. Di conseguenza, sarà bene proteggere bambini e anziani, specie i malati di cuore e con problemi respiratori, dall’esposizione eccessiva allo smog invernale. Un decalogo sarà preparato dall’assessorato all’Ambiente.

Mitia Chiarin

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Spinea, Pedibus e biciclette per diminuire l’inquinamento

SPINEA – Quanto incidono le scuole nel traffico cittadino? Ci sta lavorando il Comune, per ridurre gli spostamenti brevi in auto all’interno della città. Nei giorni scorsi l’assessore alla Viabilità Gianpier Chinellato, con il comandante della polizia locale Diego Trolese, ha incontrato i comitati di genitori degli istituti comprensivi Spinea 1 e 2, per intraprendere una collaborazione finalizzata a ridurre i problemi di viabilità e traffico nei pressi delle scuole, in particolare durante l’orario di entrata e uscita dei bambini.

L’invito del Comune è di aderire alla cosiddetta “mobilità dolce”: utilizzare Pedibus, bicicletta o accompagnare i figli a scuola a piedi, così da ridurre il caos fuori da scuola e anche l’inquinamento in città, almeno nei giorni di bel tempo, quando è più facile lasciare l’auto in garage e più alta è la concentrazione di inquinanti e polveri nell’aria. Allo studio anche misure organizzative tra genitori per un utilizzo mirato dei mezzi di trasporto. «Sono incontri utili che ci permettono di esaminare insieme la situazione di ogni plesso e confrontarci sulle proposte da attuare in concreto», ha spiegato Chinellato al termine della riunione.

(f.d.g.)

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Il sindaco di Quarto, Silvia Conte, si è rivolta agli uffici legali del Codacons: «Non si tiene conto degli utenti più deboli»

QUARTO D’ALTINO «Mi sono attivata con un legale, per vedere se esistano i termini per un ricorso». Il sindaco di Quarto, Silvia Conte, strenua oppositrice del nuovo orario cadenzato, così come è stato impostato, non si è arresa ai disservizi che sono costretti a “subire” i suoi utenti.

«Sono indignata», scrive in risposta ad un pendolare con disabilità, il quale ha raccontato, come altri, le difficoltà che ogni giorno deve superare, tra treni non attrezzati, binari dove non c’è l’ascensore apposito, corse per non perdere le coincidenze. «Questa testimonianza», scrive, «è un’ulteriore prova (e non ce n’era bisogno) di come questo pseudo-orario cadenzato sulla linea Venezia Trieste non sia stato progettato tenendo conto delle necessità dell’utenza».

Il sindaco si è rivolto al Codacons, sollecitata anche dal comitato pendolari di Quarto, per agire su due fronti, da un lato appunto la questione delle «categorie deboli», dall’altro più generale muoversi contro l’orario, nel suo complesso. Nel frattempo, ieri, ci sono stati i consueti disagi e ritardi. Il treno regionale 2211delle 13.41 da Trieste è stato cancellato nel tratto tra Mestre e Venezia, ed ha portato nel complesso oltre una quarantina di minuti di ritardo. Altri convogli hanno avuto cinque, dieci, quindici minuti di ritardo.

Per Trenitalia, in ogni caso, è stata una giornata tranquilla, addirittura senza grossi problemi di sovraffollamento. Non la pensa invece così, chi prende il treno e con i nuovi orari, proprio non ce la fa ad arrivare al lavoro.

«Io ed altre lavoratrici come me», racconta Ornella Cecchi di Quarto, «prendiamo il treno del mattino alle 6.17, che prima passava alle 6.03. Da lunedì facciamo le corse, cerchiamo di non perdere le coincidenze, ma arriviamo comunque tardi, con il cuore in gola. Anche perché dobbiamo raggiungere l’ospedale civile, prendere vaporetti, linee, anche in questo caso, molte volte affollate». Prosegue: «Senza contare che oggi (ieri, ndr) una signora che stava camminando nel sottopasso della stazione di Quarto, è scivolata su una lastra di ghiaccio, facendosi male. Il personale è riuscito a dirci che c’era il cartello di pericolo e che il sale costa e loro non hanno soldi». Aggiunge: «In ospedale ci sono medici che vengono da Padova ma anche da Bassano, che non prendono più il treno, ma vengono in auto con queste condizioni meteorologiche».

Ieri sera attorno alle 18, c’è chi ha scattato un fermo immagine del tabellone alla stazione di Mestre, dove si possono chiaramente vedere ritardi di cinque, dieci, quindici minuti. L’assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso, ha ribadito anche ieri che il flop del primo giorno, è stato causato dal ghiaccio.

A scagliarsi contro il nuovo orario, è ancora Ilario Simonaggio (Filt Cgil): «Siamo al terzo giorno di introduzione del cadenzato e la situazione rimane stabile nelle difficoltà e sofferenze quotidiane. Si ponga tempestivo rimedio altrimenti sfuggirà di mano. Il servizio si deve tarare sui bisogni dei pendolari e non sull’idea che si eliminano i servizi notturni per risparmiare sulla spesa».

Marta Artico

 

I viaggiatori continuano a sfogarsi raccontando le proprie disavventure in rete

Tante, in questi giorni, le testimonianze di pendolari che faticano ad arrivare sul posto di lavoro in orario. Si tratta, comunque, di un momento di rodaggio, lo stesso ingegnere regionale Carli, intervenuto alla presentazione del nuovo sistema, aveva chiesto di portare pazienza almenoper le prime due settimane.

«Sono una utente che paga regolarmente l’abbonamento e che parte tutte le mattine da San Donà di Piave alle 6.42 con il treno numero 2204» racconta su Facebook una viaggiatrice del Veneto Orientale, «questo treno, ormai da tre giorni, per inspiegabili motivi, una volta partito dalla stazione di San Donà di Piave, si ferma costantemente in mezzo alla campagna per circa 10-15 minuti, arrivando così in ritardo a Venezia Santa Lucia. Immagino che questa circostanza sia dovuta alla modifica degli orari dei treni». Prosegue: «Ora, non solo con i nuovi orari devo prendere un treno circa un’ora prima di quello che prendevo con i vecchi, ma addirittura il treno attuale arriva con un ritardo tale alla stazione di Venezia , che praticamente giungo al lavoro allo stesso orario di quando prendevo il treno vecchio, per non parlare poi di interi convogli, in altre fasce orarie, perennemente vuoti». Chiosa: «Sono seriamente intenzionata a viaggiare gratuitamente in treno senza pagare l’abbonamento».

(m.a.)

 

«Impossibile arrivare al lavoro a Venezia»

Salzano. Politici e cittadini, oggi alle 18, in assemblea per discutere le carenze del servizio

SALZANO – Cittadini e politica uniti contro l’orario cadenzato dei treni. Oggi alle 18 a Salzano, in sala consiliare, ci sarà il dibattito per discutere del problema e raccogliere le osservazioni da girare agli organi competenti, soprattutto la Regione. Molteplici i disagi rilevati per chi prende il treno alla stazione di Salzano, a partire dalla carenza di regionali nelle ore di punta, fino a vere maratone per rientrare a casa in certe fasce orarie, con alcuni treni che saltano la fermata. Verso Venezia, infatti, si hanno convogli dalle 6.31 alle 21.31. Quelli diretti, sono solo ai minuti 31, mentre chi dove salire sui regionali in partenza ai 48 di ogni ora, deve fermarsi a Mestre e aspettare la successiva coincidenza prevista cinque minuti dopo. Alle 6.55, è stato aggiunto un autobus verso Venezia, con partenza sempre dal piazzale della stazione che ferma a Maerne, Spinea, Mestre, Porto Marghera e piazzale Roma. Viceversa, da Santa Lucia, sempre un treno diretto a Salzano ai 26 di ogni ora, mentre per chi sale sul treno ai 56 di ogni ora, deve andare a Noale, aspettare 18 minuti per il successivo regionale e tornare indietro di una fermata. Per rientrare a casa, servono 51 minuti. Prima corsa alle 5.56, ultima alle 20.26. Questa la situazione, che non ha fatto piacere né ai pendolari né al Comune. I pendolari si sono organizzati anche su Facebook, aprendo una pagina chiamata «Pendolari Salzano Robegano». Tra segnalazione di ritardi e carrozze già piene, con tanto di foto, gli utenti hanno già iniziato a elencare tutti i disservizi per un progetto che si pensava partisse con meno problemi. I pendolari di Salzano si sentono maltrattati e nei giorni scorsi anche l’assessore alla Mobilità, Lucio Zamengo, ha espresso il suo malumore per la riduzione dei treni, passati da 19 a 16 verso Venezia. Per informazioni: pendolarisalzanorobegano@gmail.com.

Alessandro Ragazzo

 

«Non abbasseremo la guardia»

I pendolari del Veneto Orientale: controlli e denunce anche nelle festività

SAN DONÀ – Parola d’ordine, non abbassare la guardia. Pendolari e associazioni intendono proseguire anche durante il periodo natalizio la loro attività di monitoraggio dei disservizi legati all’introduzione del nuovo orario ferroviario cadenzato. Un primo bilancio dell’impatto del cadenzamento sulla vita dei pendolari della tratta Venezia-Portogruaro è stato tracciato ieri sera, nel corso dell’assemblea pubblica organizzata a Meolo dal Partito Democratico. I volontari del Comitato Pendolari del Veneto Orientale, invece, si sono attivati per informare tutti i viaggiatori con un’azione di volantinaggio e sensibilizzazione, che si dovrebbe tenere già domani mattina. Nel frattempo, nonostante non si sia più ripetuto il caos del primo giorno, ritardi e disservizi continuano comunque a caratterizzare questa settimana inaugurale dell’orario cadenzato. Ieri, ad esempio, è stata la volta del Regionale 2684 Trieste-Venezia che ha accumulato mezz’ora di ritardo. Oppure del Regionale 2207 Venezia-Trieste, che a San Donà è giunto alle 10.54 anziché alle 10.15. E ieri pomeriggio, intorno alle 18, a Mestre erano segnalati di nuovo parecchi ritardi che hanno infastidito i viaggiatori. Senza contare che persiste il problema dell’affollamento del regionale lento 11108 Portogruaro-Venezia, quello che da San Donà transita alle 7.01. «E’ stato fatto il peggio che si poteva fare. Basta andare sulla pagina Facebook del nostro comitato per vedere continue segnalazioni di ritardi», commenta Angela Stortini, del Comitato Pendolari del Veneto Orientale, «con il vecchio orario il treno delle 7.03 era un regionale veloce, ma viaggiava già stracarico. Immaginate adesso cosa accade con il nuovo regionale lento delle 7.01, su cui salgono tutti coloro che già prendevano a San Donà e Quarto il regionale veloce, ma che ora si riempie anche di tutti i viaggiatori che salgono nelle fermate successive. Capiamo che l’inizio possa essere travagliato. Ma in linea generale il nuovo orario ha lasciato a piedi pendolari e turnisti, di mattina ha creato affollamenti ovunque».

Giovanni Monforte

 

Treni, Chisso accusa il gelo «Basta speculare sui disagi»

Ironia Pd, il modellino di un convoglio in regalo a Zaia: «Si eserciti in vacanza»

Idv: l’assessore dica finalmente la verità.

Bottacin: «Caos figlio del monopolio»

VENEZIA – Bersagliato di accuse da ogni parte, con i malcapitati pendolari sempre più inviperiti, l’assessore Renato Chisso dice la sua in commissione trasporti e se la prende con il Generale Inverno: «Quello che è successo lunedì, con forti ritardi sulle percorrenze e grandi disagi per i passeggeri, non è stato causato dall’introduzione dell’orario cadenzato ma dal gelo che ha causato cadute di tensione lungo le linee elettriche e il congelamento, in particolare nel Bellunese, del gasolio delle motrici, malgrado siano rimaste accese tutta la notte. Sono problemi verificatisi nello stesso periodo anche l’anno scorso». Il nuovo orario, però, non ha retto al battesimo del fuoco… «È indubbio che abbia creato disguidi, sia perché ha cambiato le abitudini degli utenti, sia perché, in alcuni casi, c’è stato un problema di comunicazione per informare sui servizi sostitutivi su gomma. Chi fa sbaglia, noi stiamo monitorando il servizio ora per ora. Ai nostri pendolari prometto il massimo impegno e alla politica chiedo di non speculare sui disagi dei cittadini». E nell’immediato? «Ricordo che sono state introdotte 300 corse in più a livello regionale, concentrate soprattutto nel servizio metropolitano mentre il buco mattutino, dalle 10 alle 12, è dovuto alle fasce di manutenzione: chiederemo a Rfi di spostarle in altro orario». Parole che non convincono l’opposizione. Dove il Pd, dopo aver chiesto le dimissioni dell’assessore di Forza Italia, ricorre all’ironia, omaggia il governatore Luca Zaia (tramite il vice Zorzato) di una scatola-regalo con il kit completo di binari, locomotiva, vagoni e stazione: «Visti i problemi che il nuovo orario cadenzato sta creando in Veneto e la scarsa dimestichezza dimostrata da Zaia», ironizza il capogruppo Lucio Tiozzo «gli regaliamo un bel trenino in scala perché durante le festività natalizie possa esercitarsi». «In questi giorni di caos», fa eco Antonino Pipitone dell’Idv «noi non chiediamo a Chisso di andarsene ma di rispondere a tre domande: ci sono abbastanza convogli per reggere i nuovi orari? Sono sufficienti i macchinisti e capitreno? Ci sono le risorse, logistiche, economiche e di personale, per fare la manutenzione dei molti treni che si guastano ogni giorno?». Ah, saperlo. Secondo Diego Bottacin (Scelta civica) i pendolari «Stanno assaporando il frutto avvelenato del monopolio di Trenitalia e del disinteresse della Regione» mentre Santino Bozza, leghista senza partito, sostiene che il pericolo arriva da Est: «Ho saputo che la manutenzione dei treni è stata affidata a cooperative che impiegano romeni e altri extracomunitari di dubbia esperienza. C’è un problema di sicurezza: Chisso intervenga prima di dover soccorrere o piangere le vittime di un incidente».

Filippo Tosatto

 

TRENI / 1 L’orario cadenzato penalizza i lavoratori

Chi le scrive è un lavoratore residente a Quarto d’Altino, che con una comitiva di altri, che abitano tra Portogruaro e Quarto, si ostina a far visita a Venezia ogni mattina verso le 7. Per farlo, con entusiasmo, io e gli altri prendiamo il treno che, con il nuovo orario cadenzato, ferma a Quarto alle 5.45. Lunedì siamo in parecchi, tutti ansiosi di sperimentare questa novità che Trenitalia e la nostra Regione ci hanno riservato. Il treno che arriva, in perfetto orario, è un pochino anzianotto. Raggiungiamo, in perfetto orario, quasi la stazione di Mestre… dico quasi perché si scende tutti in un binario morto. Non è previsto che lo stesso treno ci porti a Venezia. Beh perlomeno non piove e camminando, entriamo in stazione a Mestre, dove l’altoparlante annuncia che il treno proveniente da Treviso, che avremmo dovuto prendere, è previsto con 30’ di ritardo “causa ritardo preparazione treno” ( ? ). Va beh, per fortuna quello successivo è previsto con 10 minuti di ritardo, così riusciamo ad aspettare tranquillamente in stazione. Naturalmente arriviamo a Venezia giusto in tempo per perdere il vaporetto che ci porta sul luogo del divertimento giornaliero, ma questa è tutta un’altra storia. Il giorno successivo, il treno arriva ancora in orario alla stazione di Quarto d’Altino, ma non so come mai, arriviamo a Mestre con 8 minuti di ritardo. Naturalmente la coincidenza delle 6.09 è persa. Di corsa si va a prendere la successiva che parte dal binario 5. Fatte le scale in fretta per paura di perderla, compare la scritta “10 minuti di ritardo”. Quindi giù di corsa per prendere l’altra coincidenza che parte dal binario 9. Quelli della Regione e delle Ferrovie, in accordo, hanno pensato alla nostra salute. Per tenerci in forma, ci fanno correre tutte le mattine a destra e a sinistra per prendere coincidenze. Ma devono aver pensato bene anche allo stress accumulato durante il periodo invernale. Così hanno deciso di sopprimere il nostro treno mattiniero tutti i sabati e le domeniche e dal 7 giugno al 13 settembre. Questo orario sembra cadenzato sull’orario scolastico, ma a questo punto mi vedo costretto a dare una notizia che sicuramente sconvolgerà chi l’ha pensato. Nessuno studente prende il treno a quell’ora. A quell’ora il treno lo prendiamo noi, che andiamo a visitare i reparti dell’ospedale a ore mattiniere perché ci piace così. Lo prendiamo noi, che andiamo a visitare gli alberghi di mattina per vedere quanto tempo dopo si svegliano i turisti. Lo prendiamo noi, che ci piace vedere Venezia prima dell’alba etc. etc. Sicuro di aver dato un contributo essenziale ai “pensatori” di questo orario (chissà quanti soldi hanno preso).

Davide Mazzuccato – Quarto d’Altino

 

TRENI / 2 Calvario da Carpenedo fino a Venezia

Gentile assessore Chisso, lei ed i “manager” delle Ferrovie – responsabili dell’introduzione dei nuovi orari cadenzati – siete stati molto nei miei pensieri ieri. Non posso riferire per motivi di decenza il contenuto di quei miei pensieri, ma colgo l’invito che ho letto in un riquadro di un giornale locale e procedo a riferirle alcune considerazioni relative all’aggravio che mi è derivato dall’introduzione di tali nuovi orari. Premessa: dal 2005 lavoro a Venezia e per raggiungere il mio ufficio ho optato per il treno. Utilizzo la stazione di Venezia – Carpenedo, dove fino a venerdì 13 dicembre salivo alle 8.02 su di un treno (che fermava in tutte le stazioni) proveniente da Portogruaro, e che giungeva a Venezia circa 23 minuti più tardi, in tempo per prendere un battello fino a Rialto ed arrivare in ufficio verso le 8.45. Ho letto nei giornali di le cronache relative ai risultati caotici e penosi (“penosi” perché costituiscono una pena per i pendolari) dell’introduzione di questo nuovo orario cadenzato, ma non vi ho trovato traccia delle difficoltà incontrate da chi utilizza la linea che utilizzo io. Dal 16 dicembre il treno che prendevo io (ed un’altra dozzina di persone che salivano a Carpenedo, più tutte quelle che vi salivano in una delle varie fermate anche secondarie, a partire da Portogruaro) non c’è più. Ce ne è uno che ferma a Carpenedo alle 7.58, ma che per qualche scelta che mi appare bizantina, invece di giungere a Venezia finisce la sua corsa a Mestre. I nuovi orari cadenzati indicano che si può prendere una “coincidenza” da Mestre per Venezia alle 8.08 (un inedito sedicente “treno urbano”) che però ieri mattina risultava cancellato. Il primo treno disponibile da Mestre per raggiungere Venezia era indicato con 10 minuti di ritardo. Risultato: sono salito su di un treno 5 minuti prima del solito, ma sono arrivato in ufficio 15 minuti più tardi del solito, con solo due minuti di tolleranza prima che pure io risultassi “in ritardo” per il mio datore di lavoro. Un risultato scadente per me e per quelli nelle mie stesse condizioni. Ma il peggio si è verificato al ritorno. Fino a Venerdì 13 utilizzavo un treno regionale per Portogruaro che partiva da Venezia alle 16.46 e giungeva a Carpenedo (quasi sempre con qualche minuto di ritardo) verso le 17.10. Anche quel treno adesso non c’è più. Il nuovo orario cadenzato suggerisce di prendere un treno che parte da Venezia alle 16.42 (è un regionale che va a Bologna) per giungere a Mestre alle 16.52, scendere, e prendere un treno per Portogruaro che parte da Mestre alle 16.57. In sostanza, secondo l’orario cadenzato, 5 minuti di margine sono un tempo ragionevole e sufficiente per prendere la coincidenza a Mestre. Tale previsione mi ha fatto ipotizzare che chi ha concepito questo orario cadenzato non abbia dimestichezza con i treni dei pendolari e gli abituali ritardi che li caratterizzano. Io ieri sono arrivato alla stazione di Venezia S.L. un poco in anticipo, e – sperando di arrivare a Mestre prima possibile per prendere la coincidenza per Carpenedo – invece di prendere il treno suggerito dall’orario cadenzato (il treno per Bologna delle 16.42), sono salito su di un treno per Trieste che sarebbe dovuto partire da Venezia alle 16.41, e cioè prima di quello per Bologna. Non so a che ora sia partito da Venezia il treno per Bologna, ma il treno per Trieste è partito con oltre 10 minuti di ritardo e quando sono arrivato a Mestre, il “mio” treno per Carpenedo era già partito. Risultato: ho dovuto acquistare un biglietto dell’Actv e prendere un autobus per giungere a Carpenedo 50 minuti più tardi rispetto a quanto accadeva prima dell’entrata in vigore di questo orario cadenzato. Tutto quanto sopra considerato io suggerisco, anzi, io la supplico di adoperarsi – nell’interesse dei cittadini che lei amministra – per fare in modo di ripristinare l’orario che era in vigore fino al 14 dicembre 2013, che non era perfetto ma era molto, molto migliore di questo “cadenzato” che sciaguratamente è stato concepito ed è entrato in vigore il 15 dicembre 2013. Fare fermare alcuni treni a Mestre invece che farli proseguire fino a Venezia forse permette di realizzare un risparmio di spesa per la Regione e per le Ferrovie, ma tale risparmio lo pagano i pendolari che ancora hanno un posto di lavoro da raggiungere a Venezia. Oggi (ieri, ndr) ho avuto una giornata diversa dalle solite e quindi non ho dovuto prendere gli abituali treni da e verso Carpenedo, ma domattina (oggi, ndr) sarà per me una giornata “tipica”: spero che lei non sia nei miei pensieri nello stesso modo in cui lei è stato nei miei pensieri. Saluti (cadenzati),

Alessandro Lenza – Mestre

 


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Cento manifestanti con trenta trattori si sono piazzati a ridosso della Romea «Un’opera che ci ruberà ancora terreno, la prossima volta blocchiamo la strada»

CAMPAGNA LUPIA «No al consumo di suolo, non vogliamo che il passaggio della Romea Commerciale sottragga ancora terremo all’agricoltura».

Erano un centinaio ieri mattina, a Lugo, con una trentina di trattori, gli agricoltori della Confederazione Italiana Agricoltori. Gli agricoltori si sono piazzati a ridosso della statale 309 sulla strada arginale del Novissimo e hanno fatto capire che questo contro la Romea Commerciale è solo l’inizio di una serie di proteste se l’opera verrà portata avanti da Anas, Governo e Regione. Per gli agricoltori si tratta di un’opera inutile visto che, di fatto, il traffico, dal 2007 ad ora, a causa della crisi è diminuito del 30%. Con il via libera al progetto preliminare da parte del Cipe, infatti, si punta ad un nuovo corridoio autostradale (396 chilometri) nord-sud in grado di collegare Mestre a Orte. Un’opera da 9,8 miliardi che sarà realizzata interamente in project financing. Il promotore è la Gefip Holding del gruppo Bonsignore, proposta riconosciuta di pubblico interesse nel 2003 e poi modificata. Il nuovo preliminare aggiornato, con relativo piano finanziario, dovrà andare in gara, con la possibilità per altri soggetti privati di aggiudicarsi la concessione (49 anni), migliorando le condizioni a base d’asta. Dopo l’approvazione della Corte dei conti, ci sarà un bando internazionale pubblico entro aprile 2014 e, nel primo trimestre 2015 dovrà essere posta la prima pietra.

Sono gli stessi agricoltori che si ieri a Lugo hanno spiegato i motivi della protesta. «Non capisco», spiega Paolo Rampado, uno dei manifestanti «l’utilità di questa opera. Siamo sicuri che servirà a rilanciare l’economia? Mah, non ne sono così sicuro. I paesi della Riviera e i campi verranno attraversati da questa opera davvero impattante su terreni in cui prima asfalto e cemento non c’erano».

La pensa così anche Stefano Cazzin, agricoltore di Mira, che fin da subito ha apprezzato la scelta della Cia di contrastare la realizzazione di questa strada. «Questa strada serve? Lo sanno tutti ed è stati dimostrato che il traffico negli ultimi cinque anni è diminuito sul tratto veneziano dal 30 al 50% anche nelle ore di punta. Questi trattori adesso restano qui, ma se non ci desserero garanzie la prossima volta li porteremmo sulla Romea».

Per Antonio Damo, allevatore e agricoltore, questa nuova opera porterà anche nuovo inquinamento. «Portando più camion e più auto», chiosa, «i nostri territori si riempiranno di smog».

Alcuni pensano che, per potenziare l’attuale Romea, non serva farne una nuova . «Basterebbe», dicono Roberto Della Regina e Gianni Muraro, «raddoppiare la carreggiata sul lato laguna». Una proposta che è già stata avanzata dal sindaco, Fabio Livieri.Va capito poi l’ultimo tratto del tracciato».

Il dubbio fra gli agricoltori infatti è : la Romea si fermerà prima di Lova, a Codevigo? Si fermerà a Cavarzere o si innesterà a Villabona e Roncoduro?

Alessandro Abbadir

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Il presidente Quaggio rilancia «Subito risposte» 

CAMPAGNA LUPIA. «Questa è solo la prima delle proteste sulla Romea. Non abbiamo immediatamente bloccato la statale perché alzare il livello dello scontro non è nelle nostre corde, ma siamo pronti ad agire se non avremo risposte in tempi rapidi dagli enti interessati».

A spiegarlo è Paolo Quaggio, presidente della Cia di Venezia. Ieri la protesta alla fine si è trasformata in una specie di festa con un banchetto di ristoro offerto a tutti i partecipanti.

«Abbiamo avuto», spiega Quaggio, « la solidarietà di tanti sindaci della Riviera, che si trovano sulla nostre posizioni e difendono il territorio dalla continua cementificazione» .

A dar manforte agli agricoltori c’era anche Mattia Donadel, presidente del comitato Opzione Zero che, la scorsa settimana, ha organizzato una corsa ciclistica da Mestre a Orte per denunciare lo scempio della Romea Commerciale. Sul ponte di Lugo c’erano anche gli striscioni del comitato .

«Sono qui a portare la solidarietà di Opzione Zero», ha detto Donadel, «alla protesta degli agricoltori. Tutte le forze sane e produttive della Riviera rigettano questo mostro voluto dalla Regione, mai contrastato seriamente dal centrosinistra».

(a.ab.)

 

I CANTIERI

«I rallentamenti sul Ponte della Libertà? Il tram non c’entra stavolta. Stiamo facendo i rilievi per costruire la nuova pista ciclabile».

L’assessore Bergamo risponde così a chi gli fa notare che ancora ieri, periodo prenatalizio, i disagi e le code sul ponte translagunare erano all’ordine del giorno.

«Disagi che cerchiamo di ridurre al minimo, ma necessari per concludere i lavori. Tra qualche mese», promette Bergamo, «la situazione cambierà».

Il nuovo mezzo, silenzioso, ecologico e spazioso, entrerà in servizio collegando in pochi minuti la terraferma a piazzale Roma. E non sarà un’opera isolata. In questi giorni, ha spiegato l’assessore, abbiamo approvato anche le delibere per gli interventi di risistemazione di piazzale Cialdini e piazzale Favretti. Via anche ai lavori per la pista ciclabile che consentirà di arrivare dalla terraferma fino a San Basilio e sarà conclusa contemporaneamente al tram. E poi ai lavori di sistemazione del piazzale di Panorama, a Marghera.

«Quando in febbraio arriverà il tram», dice Stifanelli, «quell’area diventerà un importante luogo di arrivo e di interscambio. Il Comune sta pensando di attrezzare l’area anche per eventi culturali». Tra i lavori «collaterali» anche la sistemazione della nuova tubatura dell’acqua a piazzale Roma, la realizzazione di pedane e scivoli.

«Nostro obiettivo», dice Bergamo, «è quello di realizzare una città più vivibile, a misura di cittadino con particolare attenzione ai portatori di handicap». Per questo saranno eliminate le barriere architettoniche, realizzati scivoli e percorsi per non vedenti, semafori «intelligenti» ad alta tecnologia. Dall’estate prossima insomma i collegamenti urbani saranno svolti per la maggiore parte attraverso il nuovo tram monorotaia, eliminando un gran numero di autobus inquinanti. Un trasporto moderno e «metropolitano» che muove i primi passi.

(a.v.)

 

Nuova Venezia – Treni nel caos. Polemiche in Veneto.

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18

dic

2013

TRENI NEL CAOS »UN’AlTRA GIORNATA NERA

Ancora ritardi e sovraffollamenti «Trenitalia sorvegliata speciale»

La rabbia dei pendolari contro i nuovi orari.

L’assessore Chisso: «Su alcune linee critiche già segnalate il servizio sarà messo a punto».

La società: «Siamo ancora in fase di sperimentazione, miglioreremo»

Rispetto all’avvio disastroso di lunedì, ieri per lo meno lungo le principali tratte, l’orario cadenzato dei treni non ha risentito né di guasti né di malori. Sta di fatto però, che i ritardi, sebbene non come il giorno precedente, ci sono stati. Non su tutti i treni né su tutte le linee. I pendolari hanno continuato a segnalare il sovraffollamento, i minuti di ritardo, intasando le bacheche Facebook dei comitati di viaggiatori arrabbiati.

Anna Di Vicino, ad esempio, tutti i giorni deve recarsi a Venezia, all’ospedale: si è trasferita da Treviso a Preganziol proprio per riuscire ad avvicinarsi al posto di lavoro, ma adesso, non sa come farà. «Non ho la patente», dice, «lavorare a Venezia e andarci in auto è impossibile, la sera finisco alle 21, dovrei chiedere un permesso e uscire mezzora prima per prendere il treno. Facendolo per quattro, cinque pomeriggi alla settimana, a fine mese ci perdo parecchi soldi. Altro problema grave, sono i giorni di vigilia e pure quello di Natale: non ci sono treni nè autobus, come faccio ad andare al lavoro? Inoltre, la domenica mattina, non ce la facciamo materialmente ad arrivare all’ospedale Fatebenefratelli. Il primo treno è alle 8.16, mentre una volta c’era quello delle 5.44. Io sono operatrice sociosanitaria, ma ci sono tante altre categorie simili alla mia, noi lavoriamo sempre e in questi primi giorni, c’è chi si fa portare al lavoro persino da uno zio». Chiosa: «Se dovessi perdere l’ultimo treno della sera, dovrei pagarmi pure il taxi e avrei lavorato per nulla».

Trenitalia. Trenitalia ieri, ha fatto sapere che dopo il flop del primo giorno, il servizio sembra funzionare. «Si registrano alcuni ritardi ritenuti fisiologici», spiega la società, «ristretti a dieci minuti in una fase che resta comunque di sperimentazione. Sul fronte del sovraffollamento dei convogli, infine, sono particolarmente controllati tre treni: il Brescia-Venezia, e due sulla linea Treviso-Castelfranco-Padova. Sulla scorta delle esperienze di oggi (ieri ndr) e dei prossimi giorni, il servizio verrà ulteriormente tarato». La Regione. L’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, entra nel dettaglio: «Trenitalia ci ha comunicato alcuni inconvenienti riscontrati dal personale di bordo, che riguardano il cadenzamento in quanto tale, che sono cosa diverse dai guasti e dai ritardi a causa del freddo. Le prime segnalazioni sono inerenti episodi di sovraffollamento imprevisti, per i quali, in alcuni casi, si tratterà di attendere l’entrata in servizio del nuovo materiale rotabile». L’assessore regionale elenca i convogli: il treno 5830 (in partenza da Treviso alle 8.09 e arrivo a Padova alle 9.14), il treno 5829 (da Padova alle 7.17 con arrivo a Treviso alle 8.20), il treno 20455 da Legnago (con partenza alle 6.54 e arrivo a Padova alle 8.02). Questi servizi sono effettuati con “minuetto” e il problema sarà risolto con l’immissione di altri tre Stadler, prevista a gennaio. Il treno 5454 (con partenza da Schio alle 7.10 e arrivo a Vicenza alle 7.51), effettuato con “minuetto”, sarà raddoppiato da oggi (ieri ndr). Sorvegliato speciale il Taf in partenza da Brescia alle 5.51 con arrivo a Venezia alle 8.55, sotto controllo per valutare l’eventuale cambio del materiale rotabile. Infine c’è il treno 5923 che da Bassano alle 7.40 è diretto a Padova, dove arriva alle 8.44: anche in questo caso si approfondirà la valutazione e si cercherà di rimediare. Precisa Chisso: «Il servizio ferroviario dev’essere sorvegliato speciale, soprattutto in questa fase di avvio del nuovo sistema, che dev’essere migliorativo del precedente. Nel secondo giorno feriale del cadenzamento, le cose sembrano migliori di ieri, ma stiamo in campana». Conclude l’assessore: «Ribadisco che i ritardi, invece, semplicemente non dovrebbero esserci».

Marta Artico

 

«Poche carrozze per il trasporto disabili»

Le peripezie di una lidense per Padova. Lo sdegno di un residente a Marcon: costituzione violata

Ad avere problemi con il nuovo orario cadenzato, sono ancor di più le persone con disabilità, che non hanno la fortuna di potersi muovere come gli altri. A raccontare la sua storia, è Agnese Villa Boccalari, residente a Lido. La donna deve alzarsi tutti i giorni per recarsi a Padova, dove frequenta un corso post lauream per professioni legali.

«Il nuovo orario cadenzato», spiega, «ha segnato la drastica riduzione del numero di treni regionali provvisti di carrozza idonea al trasporto di persone con disabilità motoria sulla tratta Venezia Santa Lucia–Padova».

La donna, prima di prendere il treno, deve contattare la «sala blu», chiedere l’assistenza e precisare i giorni in cui prenderà il treno, poi arrivare in stazione mezzora prima e farsi aiutare da un addetto, senza contare che ha sempre bisogno di un accompagnatore.

«All’atto di prenotazione delle assistenze per il 19, 20 e 21 dicembre, ho scoperto che l’unico treno attrezzato nella fascia dalle 8 alle 10, è quello delle 8.05, il successivo alle 10.49».

Ma la donna dovrebbe arrivare in stazione alle 7.30, partendo dal Lido con l’accompagnatrice, che paga a ore con un fondo regionale e dovrebbe alzarsi alle 5. Idem per il ritorno.

«Il treno che pigliavo, quello delle 17.50 esiste, è stato spostato di un minuto, ma non è accessibile».

E l’accompagnatore non può rimanere per tutta la giornata fino alle 21. A questo punto, la donna ha chiesto una deroga, per poter utilizzare una delle tante Frecce. «Mi è stato detto che qui posso salire solo se pago il biglietto intero, di 15 euro, più quello dell’accompagnatore, in totale un viaggio giornaliero mi costerebbe 40 euro. Nessuna deroga per me nonostante sono previsti casi specifici. L’addetto non ha avviato l’iter perché si tratta di problemi “personali” e non inerenti alla “circolazione ferroviaria”. Ora mi reco a Padova solo tre volte la settimana, a febbraio ci andrò ogni giorno. Come farò?».

Anche Mario Maculan ha difficoltà di deambulazione e anche lui racconta le sue peripezie al nostro giornale. Per spostarsi, si muove lungo la tratta Gaggio Porta Est-Venezia Santa Lucia. Sulla scorta dei nuovi orari, è finito su binari dove non c’è l’ascensore, ha dovuto correre da una parte all’altra percorrendo metri e metri, per poi vedersi sfrecciare davanti il treno, che non è riuscito a prendere.

«La Costituzione», si sfoga, «dice che dev’essere garantita a tutti la libertà di movimento. Ci sarebbe da valutare la questione di un servizio che non rispetta la norma dell’abbattimento delle barriere architettoniche».

(m.a.)

 

La Fenice: orchestrali, sarte, baristi rischiano di non tornare a casa

«Con questo orario ci rimetteremo tutti, sia noi lavoratori, che gli abbonati che vengono in treno».

Emma Bevilacqua, è una sarta che fa parte della grande famiglia del teatro La Fenice di Venezia. Ad essere penalizzati, sono tutti, dalle maestranze agli stessi spettatori secondo la donna.

«Noi abbiamo un sacco di abbonati della zona di Trieste», spiega la sarta, «che utilizzano la linea Venezia-Portogruaro-Trieste e non vengono di certo in auto. Sono pensionati, persone che senza i treni utili, disdiranno il loro abbonamento punto e basta».

Dunque, il disagio è comune e va a scapito anche della stessa economia.

«E poi ci sono i dipendenti come me, che ho due figli, mi devo pagare la baby sitter e devo attendere due ore l’autobus sostitutivo a Venezia».

E ancora: «Effettivamente in alcune fasce orarie il numero di convogli è aumentato, ma sono treni che abbiamo già avuto modo di verificare, andranno su e giù vuoti, perché sono stati pensati nelle ore sbagliate». Quali? «Ad esempio alcuni treni del pomeriggio che fanno capo a Mestre».

Il problema, per tutti, è quello del ritorno. Orchestrali, sarte, ma anche chi lavora in bar e hotel, lamenta la mancanza dei treni notturni, nello specifico quelli delle 23.18 e delle 23.56. E i dipendenti della Fenice sono ben 315.

«Al di là del fatto che non ho a disposizione l’auto come tanti altri, in ogni caso alle 23 di sera, con la nebbia e il ghiaccio, di certo non mi metto in macchina per tornare a casa». E poi c’è il parcheggio, il denaro della benzina, della manutenzione del mezzo. Nel bilancio familiare, non poter far conto sul mezzo pubblico, è un disagio non da poco.

(m.a.)

 

“Trenitardo.org” Ecco la banca del tempo perduto

Ad aggiornare in tempo reale su tratte, linee, corse, è il sito “Trenitardo.org”, fondato da un gruppo di studenti, che gioca con la somma dei ritardi di tutti i convogli in transito in Veneto per arrivare a comporre una “banca del tempo perduto”. In questi giorni una speciale attenzione viene dedicata proprio ai nuovi orari cadenzati. In tanti twittano disagi, disavventure.

«Chiunque prenda il treno regolarmente», si legge nel sito, «si sarà chiesto almeno una volta quante ore della sua vita abbia lasciato, più del dovuto, su quei sedili o su quelle fredde panchine. Il Trenitardo nasce da questa domanda e vuole osare ancora di più creando una vera e propria banca del tempo perduto, quantificando l’ammontare di ritardi subiti dagli studenti». E ancora: «Se non riesci a resistere, clicca il bottone per dare sfogo alla tua indignazione».

(m.a.)

 

spinea. Checchin in sopralluogo al graspo de uva

Il sindaco al fianco dei pendolari «Il nuovo sistema non funziona»

Non solo pendolari. Contro il nuovo orario cadenzato si scaglia anche il primo cittadino di Spinea. Silvano Checchin era già sceso in campo a fianco dei viaggiatori, scrivendo a ripetizione lettere di protesta all’assessore regionale Renato Chisso. Lunedì si è piazzato di prima mattina in stazione al Graspo de Uva per osservare di persona la situazione e poter mandare in Regione il più classico dei «Come volevasi dimostrare».

A Checchin interessava in particolare verificare la nuova articolazione oraria dei treni utilizzati dai pendolari nella fascia oraria che va dalle 6.30 alle 8. Gli esiti non sono stati per nulla soddisfacenti: una cinquantina circa i vecchi pendolari che non hanno usufruito delle corse ferroviarie previste dal nuovo orario, alle 7.39 e alle 7.58, al posto delle tre vecchie corse delle 7.21, 7.42 e 8. E, comunque, la maggior parte di chi ha scelto ancora il treno, è salito sul convoglio delle 7.39, arrivato tra l’altro con alcuni minuti di ritardo (ma la giornata, va detto, è stata campale per tutto il sistema regionale). Tra questi soprattutto studenti delle scuole superiori di Venezia, consapevoli che con questo orario sarebbero arrivati a lezione con un ritardo di circa 15 minuti.

L’analisi di Checchin però non si ferma qui: «Non è stata data nessuna informazione sull’opportunità di usufruire di un servizio di autobus sostitutivo del vecchio treno delle 7.21. Almeno così viene da pensare, visto che i due pullman delle 7.21 in direzione Mestre sono partiti completamente vuoti. Di sicuro tutti i disagi riscontrati si potrebbero evitare se il treno regionale veloce proveniente da Bassano e in transito per Spinea alle 7.12, potesse fermarsi anche da noi».

È la soluzione su cui punta ora la città, sperando di apportare la modifica “in itinere” al nuovo orario, ripristinando così lo stesso numero di corse mattutine, anche se in orari differenti. Checchin d’altronde ha tutte le ragioni per protestare: il Comune sta infatti cercando di modificare le abitudini degli spinetensi riguardo la mobilità, offrendo un sistema intermodale di trasporti per diminuire il numero di auto in città e poter così varare il nuovo piano urbano del traffico.

«Se la stazione Sfmr (Sistema ferroviario metropolitano regionale) di Spinea deve essere un’opportunità», sono convinti a Spinea, «deve offrire un servizio in linea con le esigenze di mobilità dei cittadini, che altrimenti continueranno a preferire gli spostamenti su gomma».

Filippo De Gaspari

 

San Donà, tutti stipati sul regionale

Lettere di protesta al sindaco Basso (Meolo). Stasera assemblea promossa dal Pd

Tutti stipati a bordo del nuovo Regionale Lento delle 7. Il secondo giorno di orario cadenzato sulla Venezia-Portogruaro ha riportato in primo piano il problema dell’eccessivo affollamento dei treni dei pendolari. Ieri a farne le spese sono stati i viaggiatori del Regionale 11108 Portogruaro-Venezia. Si tratta del convoglio che transita da San Donà alle 7.01. Con il vecchio orario la fascia in questione era coperta da un Regionale Veloce (sosta solo a San Donà e Quarto d’Altino) in partenza alle 7.03, seguito da un Regionale con tutte le fermate a distanza di 10 minuti. Con il nuovo orario c’è solo il Regionale Lento delle 7.01. Così già dopo San Donà il treno risulta pieno e a chi sale alle stazioni successive non rimane che viaggiare stipati come sardine.

Una situazione che ieri i pendolari hanno denunciato al sindaco di Meolo, Michele Basso. «Mi è stata segnalata che questa era la situazione di tutti i vagoni del treno. Ancora una volta», commenta Basso, «Trenitalia e Regione non hanno ascoltato le istanze dei pendolari e dei sindaci, nonostante le numerose iniziative». Ad aggravare la situazione avrebbe contribuito la presenza di una carrozza fuori servizio. Quanto ai ritardi, pur con qualche miglioramento, si sono ripetuti anche ieri, con una media di circa 15 minuti per i treni del mattino, le cui tracce sono sempre a rischio interferenza con i nuovi Frecciargento e Frecciabianca.

Intanto c’è grande attesa per l’assemblea che il Pd ha promosso per stasera a Meolo. L’appuntamento è alle 20.30, al centro servizi anziani di via Ca’ Corner Sud, per il primo incontro pubblico che traccerà un bilancio dall’introduzione dell’orario cadenzato. Parteciperanno il consigliere regionale del Pd, Bruno Pigozzo, il sindaco di Quarto Silvia Conte, l’assessore sandonatese ai trasporti Francesca Zottis, il segretario regionale della Filt Cgil Ilario Simonaggio, Ivano Mometti di Federconsumatori, ma anche esponenti di Legambiente, Ferrovie a Nordest e del Comitato Pendolari del Veneto Orientale.

Giovanni Monforte

 

«Chisso si dimetta»

Lui: è un complotto.

L’assessore replica a muso duro al Pd che chiede la sua testa «Ho lavorato sodo per aumentare i convogli da 600 a 800»

VENEZIA – Renato Chisso è troppo poco giovane per credere al caso: il caos sulle ferrovie di mezzo Veneto giusto nel primo giorno dell’orario cadenzato, «fa sorgere alcuni sospetti». Al mondo dei pendolari, ben interpretati dal Partito Democratico, che chiede le sue dimissioni immediate risponde così: «I comunisti? Legittimo chiedere le dimissioni di Moretti». Perché tutto il caos nelle ferrovie del Veneto, capitato a causa delle temperature polari del primo giorno (ma nei giorni precedenti faceva più freddo), ha seriamente compromesso l’idea dell’orario cadenzato almeno agli occhi dei pendolari che hanno subito i disagi del primo giorno (ieri la situazione è migliorata, ma non di molto). Ecco perché l’andreottiano sospetto di Chisso non è campato del tutto in aria. E fa pensare a un sotterraneo boicottaggio della «madre di tutte le rivoluzioni» sui binari del Veneto. Chisso, abituato al silenzio del governatore Luca Zaia, aspetta ma non dimentica. «Io so di aver lavorato sodo, e con coscienza, per arrivare a questo risultato: so che abbiamo aumentano i treni da 600 a 800, so che stiamo lavorando ai miglioramenti necessari, so che indietro non si torna».

Il mondo della politica regionale, naturalmente, non gli risparmia niente: «Zaia e Chisso assieme a Trenitalia hanno portato il trasporto ferroviario al collasso» spiega Sergio Reolon, del Pd «L’assessore Chisso farebbe bene a dimettersi prendendo atto degli errori commessi e delle gravissime omissioni» Lucio Tiozzo, capogruppo regionale del Pd, si rivolge direttamente al presidente Luca Zaia. «Ma di quale indipendenza, di quale necessità di uscire dall’euro vuole parlare Zaia se non è capace di gestire proprio uno dei settori che sono di competenza della Regione? Il Veneto riconsegni allo Stato ogni competenza, tanto peggio di così non può andare». Per Pietrangelo Pettenò (Sinistra veneta), il nuovo orario ferroviario «più che cadenzato è disastrato». «Delle due l’una» ribadisce «o l’orario cadenzato è una bufala, o gran parte del materiale rotabile è da buttare». «Disagi ampiamente prevedibili: le rivoluzioni non si fanno a costo zero». Legambiente spara ad alzo zero e, in occasione della presentazione del rapporto Pendolario 2013, dossier sullo stato dei treni, punta l’indice contro l’assessore ai trasporti della Regione. «Nel 2013 la Regione Veneto ha speso solo lo 0,31% del proprio bilancio per finanziare il trasporto su ferro: le responsabilità» commenta Luigi Lazzaro, presidente regionale di Legambiente «della Regione sono pesanti e trascinate da decenni. Siamo di fronte ad una palese incapacità di governare il sistema e le necessità di trasporto nella regione, dimostrano, una volta di più, come l’assessore Chisso non si occupi di trasporto ma d’infrastrutture».

Daniele Ferrazza

 

Zaia: «Lasciateci provare, poi vedremo»

TREVISO. «Lasciateci provare, non esiste il manuale dell’orario cadenzato». È la risposta data dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ad una domanda sul cattivo esito, nella giornata di ieri, dell’esordio del sistema di orario cadenzato nel traffico ferroviario regionale. «La giornata di ieri è stata sfortunata per motivi che dipendono da Trenitalia – ha proseguito – dobbiamo recepire e imparare. Se riusciremo ad aggiustare il sistema – ha concluso Zaia – i vantaggi per i viaggiatori ci saranno». Dallo staff del governatore fanno notare che ogni introduzione di modifiche sostanziali negli orari hanno bisogno di un tempo di qualche giorno per entrare a regime: così anche in questo caso, la «rivoluzione» dell’orario cadenzato avrà bisogno di qualche giorno per essere «digerita» dal sistema. Le polemiche di questi giorni, dunque, andranno filtrate con il passare dei giorni.

 

NUOVO ORARIO

Dopo il primo traumatico impatto dell’orario cadenzato sui pendolari veneziani riprendono fiato le voci polemiche. A farsi sentire è il gruppo Legambiente del Veneto Orientale, che se la prende con l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso.

«Nessuna delle richieste presentate il 3 dicembre scorso da sindaci, cittadini, comitati e associazioni è stata accolta – accusa il gruppo in una nota -. L’assessore Chisso dichiara di avere lavorato con le associazioni, peccato che le stesse abbiano sollevato notevoli critiche mai accolte. È evidente che questa proposta di orario cadenzato non ha nulla a che vedere con un moderno concetto di trasporto pubblico».

Il gruppo ambientalista stigmatizza l’aumento delle fasce scoperte, notturne e diurne, e l’ulteriore riduzione di offerta nelle giornate prefestive e festive.

«Non vi è nessuna politica dedicata ad intercettare nuovi utenti. Al contrario chi deve essere al lavoro a Venezia alle 6,30 o alle 7 si accomodi in auto, chi termina dopo le 22 prenda l’auto. Vai a Roma o Milano? Prendi l’auto fino a Mestre. I turisti che desiderano soggiornare nella cintura Veneziana, ossia la città metropolitana, si arrangino. La politica di questa Giunta Regionale punta solo al mezzo privato (bisogna pur pagare i pedaggi per le autostrade) condannando le città a perenni e crescenti ingorghi».

Dal canto suo l’assessore Chisso dichiara che il servizio ferroviario è «un sorvegliato speciale, soprattutto in questa fase di avvio del nuovo sistema, che deve essere migliorativo del precedente. Oggi, secondo giorno feriale del cadenzamento, le cose sembrano andare meglio, ma stiamo in campana».

Tra i convogli sotto osservazione c’è il treno in partenza da Brescia alle 5.51 con arrivo a Venezia alle 8.55: «Trenitalia lo terrà sotto controllo per valutare un eventuale cambio di materiale rotabile».

Intanto stasera alle 20.30 a Meolo, nella sala multifunzionale del Centro servizi anziani “I Tigli” in via Ca’ Corner Sud, il Pd ha organizzato un incontro-dibattito sull’orario cadenzato dal titolo “Cosa è cambiato per gli utenti? Quali le problematiche e i possibili miglioramenti?” (per informazioni http://pdmeolo.wordpress.com). (d.d.b.)

 

Il docente Luigi Podda vittima dei disagi giornalieri: anche per lui il treno è solo un incubo

I PENDOLARI – Erano state promesse corse ogni 15 minuti: un’illusione

L’ODISSEA dei pendolari accentuata con l’entrata in vigore del nuovo orario cadenzato: solo ritardi

Caos-treni, dopo il flop. Consiglio straordinario

Le proteste dei pendolari dopo il flop registrato il primo giorno dell’entrata in vigore dell’orario cadenzato di Trenitalia, ha indotto il consiglio comunale di Mogliano a riunirsi in seduta straordinaria. Lo farà domani sera alle 19.45 per discutere l’unico argomento all’ordine del giorno relativo all’interpellanza ad hoc presentata dal gruppo consiliare di “Mogliano Democratica” (Rita Fazzello e Mario Fenso).

«Quali provvedimenti intende prendere la Giunta per non penalizzare ulteriormente i pendolari del trasporto ferroviario?, chiedono la Fazzello e Fenso. Mogliano è stata individuata dal servizio della Metropolitana leggera di superficie come la stazione cardine per i parcheggi scambiatori della tratta Treviso-Venezia (i pendolari sono circa 2 mila al giorno). In realtà la Metropolitana resta al momento soltanto una chimera. Dal dibattito consiliare di domani sera sono attese diverse risposte alle domande rimaste in sospeso, a cominciare dalla nuova fermata dei treni tra Marocco e La Favorita di Mestre con la realizzazione del nuovo ponte sul fiume Dese.

A dubitare sul reale decollo della Metropolitana sono in tanti. Tra i pendolari delusi c’è Luigi Podda, 55 anni, moglianese, docente al Conservatorio di Padova dove è insegnante di sassofono.

«Sono anni -commenta il professore- che sentiamo dire che con l’entrata in funzione della Metropolitana ci sarà un treno ogni quarto d’ora da Treviso a Mestre. In realtà stiamo assistendo alla soppressione di diverse corse. Da Mogliano per Venezia non si sono più treni per due ore nella fascia centrale della mattinata». Ma i disagi del docente non finiscono qua. «Quando arrivo a Mestre devo aspettare un’ora per raggiungere Padova per prendere un treno regionale. Salvo optare per un treno super-veloce spendendo 16 euro per fare 30 chilometri. È questo l’aiuto che si dà a noi pendolari?».

Nello Duprè

 

Treni, bufera sulla Giunta

Zaia: «Lasciateci provare, i vantaggi si vedranno».

Chisso: «Subito i primi aggiustamenti».

Ma l’opposizione va all’attacco e il caso finisce in Parlamento

DISAGI CONTINUATI – Per i pendolari del Nordest. Corse in ritardo, coincidenze difficili. Trenitalia annuncia: «Cambiamo subito»

6 LE CORSE INTERESSATE A MODIFICHE

Nessuno forse si aspettava che nell’orario cadenzato regionale qualcuno avesse messo anche candelotti di dinamite per la politica. Ma è così: dopo mesi di annunci e statistiche, l’esordio semifallimentare del nuovo sistema (“da ieri mi devo alzare 45 minuti prima ogni giorno” – racconta Francesca, pendolare Padova-Mestre) ha acceso uno sbarramento di fuoco di polemiche. Tanto che ormai le opposizioni di centro sinistra chiedono apertamente le dimissioni dell’assessore responsabile Renato Chisso. La Giunta resiste e fa quadrato difendendo il nuovo sistema di mobilità su rotaia. «Lasciateci provare, non esiste il manuale dell’orario cadenzato – tuona il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia – La giornata di lunedì è stata sfortunata per motivi che dipendono da Trenitalia dobbiamo recepire e imparare. Se riusciremo ad aggiustare il sistema, i vantaggi per i viaggiatori ci saranno». Vaglielo a dire a quelli che non sono arrivati in orario al lavoro o hanno aspettato mezze ore per tornare a casa. Così le armate dei partiti sono scese in campo. Antonio De Poli, senatore Udc ha annunciato un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture Lupi per chiedere «quali iniziative intenda intraprendere per risolvere una situazione che sta provocando disagi a migliaia di pendolari».

E il capogruppo regionale del Pd, Lucio Tiozzo, attacca su tutta la linea la Caporetto del sistema ferroviario. «Zaia non è capace di gestire proprio uno dei settori che sono di competenza della Regione? Il Veneto riconsegni allo Stato ogni competenza, peggio di così non può andare». Di disastro annunciato parla il segretario regionale del Pd, Rosanna Filippin: «Da settimane chiedevamo attenzione e interventi concreti da parte della Regione rispetto ai problemi sollevati dai comitati dei pendolari». Sergio Reolon (consigliere regionale Pd): «La Regione non investe un solo euro sul servizio e poi scarica la responsabilità su Trenitalia, ma la competenza del servizio è della Regione. Gli unici a lavorare per migliorare il servizio sono i pendolari». «Bisogna approfittare del periodo natalizio, per rimodulare l’impostazione», suggerisce Bruno Pigozzo(Pd). Ad ammettere per primo che “qualcosa non ha funzionato” è ancora l’assessore alla mobilità Renato Chisso, che però difende l’impostazione data ai trasporti su rotaia: «Trenitalia ci ha comunicato inconvenienti riscontrati dal personale di bordo – spiega – sul cadenzamento in quanto tale e sono cosa diversa dai guasti e dai ritardi».

In Friuli V. G. l’assessore alla Mobilità Mariagrazia Santoro è stata decisa e dura contro Trenitalia: «Serve un po’ di tempo, lo capiamo perché il nuovo orario sia a regime, ma non sono accettabili gli inconvenienti che si stanno verificando in questi primi giorni». Per Trenitalia il servizio dei treni cadenzati per i pendolari sembra funzionare: parla solo di alcuni ritardi ritenuti «fisiologici» e ristretti nei 10 minuti in una fase che resta di sperimentazione. «Nei prossimi giorni il servizio verrà ritarato». Come dire: pendolari resistete. I pendolari non ci stanno e si sfogano sul web tanto che – un esempio – il comitato “Pendolari Salzano-Robegano” ha aperto una pagina Facebook per le segnalazioni. «Come si poteva pensare di avviare un piano tanto ambizioso quando Trenitalia non era nemmeno in grado di garantire il precedente orario?».

(ha collaborato Gabriele Pipia)

 

MONTEBELLUNA Continua il calvario dei pendolari: a Castelfranco non riuscivano a salire

Treni nel caos: arriva la polizia

Ieri mattina accumulati altri ritardi: quasi un’ora. E gli altoparlanti invitano a scendere

MONTEBELLUNA – Sos dei pendolari: «Serve un treno di rinforzo». Sulla linea Belluno-Padova, e in particolare in corrispondenza delle fermate di Montebelluna e Castelfranco, si è consumata ieri un’altra giornata di passione: il treno delle 7.11 è arrivato in stazione a Montebelluna con più di 50 minuti di ritardo, mentre a Castelfranco è dovuta intervenire la polizia per evitare che l’assalto alle carrozze troppo piene avesse conseguenze peggiori.

«Tra lunedì e ieri -spiega Alberto Ghiraldo, dell’associazione pendolari di Montebelluna- abbiamo avuto ritardi in molte fasce orarie, culminati col secondo treno della mattinata di ieri partito da Belluno con 52 minuti di ritardo».

Si tratta del famigerato treno delle 7.11, che da solo (invece dei due precedenti) dovrebbe sostenere l’intero flusso di pendolari, ma che già lunedì ha lasciato a piedi molti studenti. «Come avevamo previsto -prosegue Ghiraldo- la situazione è invivibile, con i passeggeri che per l’intera tratta vengono stipati in modo disumano, essendo solo gli studenti del bacino del montebellunese in numero tale da riempire l’intero treno. Inoltre, più un treno è affollato, maggiori sono le possibilità di ritardo. Di fatto, il convoglio arriverà a Padova costantemente dopo le 8.15 , rendendo impossibile la puntualità alle lezioni. Chiediamo un treno di rinforzo nella medesima fascia oraria».

Ieri intanto a causa dell’incredibile ritardo del treno a Montebelluna, molti pendolari si sono spostati in auto, in qualche caso scegliendo di partire da Castelfranco. E qui è stato il caos.

«C’era la polizia -spiega una pendolare, ma la cosa è segnalata anche sul sito “Trenitardo”- a gestire la gente che saliva in treno e c’è stato perfino l’annuncio che pregava i passeggeri di scendere perchè il treno era troppo affollato».

Intanto, per quanto riguarda nello specifico la situazione di Montebelluna, «è una vergogna senza limiti -spiega Lucio De Bortoli, consigliere di “Montebelluna nuova”- il nuovo orario è inaccettabile. Intervenga il sindaco con chi di dovere».

Laura Bon

 

LETTERE AL DIRETTORE

Treni, più che cadenzato l’orario è cadente e decadente

Caro direttore, oltre ad avere diradato le corse (si fa per dire) e allungato i tempi di percorrenza, il nuovo orario ferroviario ha pure aumentato i ritardi. Oggi (ieri per chi legge, ndr) con il treno delle 7.48 da Belluno per Padova non sono bastati due ore e 13 minuti per fare poco più di cento chilometri. Sono occorsi due ore e 22 minuti a una velocità media di poco più di 40 chilometri all’ora. Avanzo una proposta: sostituire la strada ferrata con una pista ciclabile. Otterremmo il duplice vantaggio di diminuire i tempi di percorrenza e sanare il bilancio regionale. Se fossi nell’assessore ci penserei.

Arturo Garbuio Belluno

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Caro lettore, più che cadenzato questo nuovo orario ferroviario varato in Veneto mi sembra cadente. O, se preferisce, scadente e decadente, nel senso che pur essendo appena entrato in vigore sembra già avviato verso un sicuro declino. Battute a parte, è davvero inspiegabile che in Veneto non si riesca a garantire un servizio ferroviario per i pendolari degno di questo nome. Ed è intollerabile che non siano neppure chiare le responsabilità di questo perenne disastro sui binari. Di chi è la colpa? Della Regione? Di Trenitalia? Di addetti inadeguati? O di chi altro? Forse se riuscissimo ad accertare almeno questo, potremmo provare a dare una soluzione ai problemi. L’impressione invece è che prevalga sempre la logica dello scaricabarile. Gli uni addossano la colpa gli altri, gli altri fanno altrettanto. E il conto lo pagano sempre e comunque i pendolari.

 

Nuova Venezia – Treni, un giorno d’inferno

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17

dic

2013

Guasti, soppressioni, morta d’infarto e gravi ritardi

Guasto e nuovi orari i treni vanno in tilt

Disastro nel primo giorno del cadenzato: sulla Venezia-Padova il gelo paralizza i convogli

Al mattino ritardi di un’ora. In serata a Vigonza donna muore in un vagone, nuovi disagi

VENEZIA – È partito con il piede sbagliato il primo giorno infrasettimanale dell’orario cadenzato: un lunedì nero per Trenitalia e soprattutto per i pendolari: ritardi su ritardi, treni che non arrivano, coincidenze che saltano vagoni sovraffollati, abbonati stipati e schiacciati come sardine. Una serie di fattori si sono sovrapposti negli orari di punta, al mattino e alla sera: prima un guasto avvenuto tra le 5.30 e le 6 del mattino nella tratta Padova-Mestre, tra le stazioni di Dolo e Vigonza, per la difficoltà dei convogli a captare l’energia elettrica. Verso le 17, invece, una donna è morta a bordo di un treno all’altezza di Vigonza, fatto che ha provocato ennesimi ritardi fino all’ora di cena. Cronaca, dunque, di una giornata convulsa, iniziata male e finita peggio. Tanto che l’assessore regionale, Renato Chisso, a metà pomeriggio ha dichiarato che «il battesimo del sistema di trasporto ferroviario su ferro non è stato certo soddisfacente. Anzi è andato male, a causa di malfunzionamenti nei servizi resi da Trenitalia e dei conseguenti contraccolpi a catena». Venezia-Padova. Mattinata di passione per chi si è dovuto spostare, ieri mattina, lungo la tratta tra Venezia-Padova, rallentata dalle sei del mattino, a causa – spiega Trenitalia – delle difficoltà di captazione di energia elettrica da parte del treno regionale 20800 Venezia-Verona, tra le stazioni di Dolo e Vigonza. Può darsi che le linee aeree fossero ghiacciate o umide, treni merci ne erano passati pochi, per cui i materiali più sensibili possono averne risentito. Il risultato però, non è cambiato: disagi a catena, 14 treni regionali hanno registrato tra i 20 e i 60 minuti di ritardo e 6 sono stati cancellati. Sul sito trenitado.org, realizzato da studenti del Triveneto che calcolano il tempo perduto a causa di Trenitalia, i commenti linkati su twitter si sono sprecati. Tantissimi si sono lamentati per via del sovraffollamento dei treni, delle modalità di viaggio, delle coincidenze saltate. Al mattino la circolazione, è ripresa nella normalità poco dopo le 9, ma la fascia oraria più delicata, era andata oramai male. Tragedia in treno. Il convoglio che ha mandato in tilt la circolazione, ieri pomeriggio, è stato il Venezia-Vicenza, ancora una volta nella tratta Venezia-Padova. All’altezza di Vigonza, in un treno che viaggiava sulla linea “storica”, una donna anziana si è sentita male. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarla: Maria Laura Latini, 77 anni, nativa di Ascoli Piceno ma residente a Cavallino, non ce l’ha fatta. Ai soccorritori, non è rimasto che constatare il decesso. Ritardi anche di quaranta minuti, a catena, come al mattino.

A catalizzare lamentele dei pendolari di tutta la Regione, il sito del comitato pendolari del Veneto Orientale, che ieri ha raccolto testimonianze di viaggiatori che si sono cimentati su tutte le linee: «Il treno da Treviso a Padova», spiega un pendolare, «è un unico minuetto striminzito per una tratta che prima ne aveva uno multipiano da cinque vagoni». Un’operatrice sanitaria di Treviso, che da poco si è trasferita a Preganziol proprio per riuscire ad arrivare all’ospedale Fatebenefratelli in orario, racconta tutta la sua disperazione. Mestre-Santa Lucia. Centro dei rallentamenti di mezza regione, la stazione veneziana, dove pendolari e studenti cambiano treno e tratta per tornare a casa o per recarsi al lavoro o all’università. Trenitalia aveva predisposto dei servizi sostitutivi di autobus nel caso ce ne fosse stato bisogno. A Quarto d’Altino, ad esempio, dove convergono pendolari anche della zona della Marca, c’era un autobus fermo, in attesa di istruzioni. L’autista non ha detto molto, tranne che era lì qualora fosse stato necessario. Dopo qualche ora, è ripartito vuoto. Eppure di convogli sovraffollati, ce n’erano eccome ieri. Bellunese. Non è andata meglio per le linee del bellunese, che pure l’assessore regionale ha promesso rivisiterà entro l’estate, inserendo se possibile almeno un diretto Venezia-Calalzo. Se la mattinata, a differenza che tra Padova Mestre e Verona, è stata sufficientemente tranquilla con treni però iper affollati (e ritardi cronicizzati), il pomeriggio è stata una disfatta. Padova-Belluno e Belluno-Padova in ritardo: un treno che doveva partire da Belluno alle 16.48, alle 17.35 era ancora fermo a Sedico ad attendere la coincidenza che veniva da Padova nel senso opposto, mentre un convoglio diretto da Belluno a Venezia del tardo pomeriggio, ha portato addirittura 51 minuti di ritardo. I gruppi Treni per Belluno e Binari Quotidiani, hanno commentato amaramente, con la speranza, però, che dopo la prima settimana di rodaggio, la situazione migliori e le coincidenze vengano rispettate.

Marta Artico

 

L’assessore Chisso ammette «Battesimo andato male»

La Regione: «Giornata nera, da cancellare».

Lanciato un appello a Trenitalia perché i disagi non si ripetano.

Ruzzante, Pigozzo e Pettenò: «Orario da rivedere»

VENEZIA – Giornata nera, da cancellare. Tutti d’accordo. Con l’assessore Renato Chisso profondamente deluso e arrabbiato con Trenitalia che mette a disposizione un numero verde per raccogliere le proteste dei pendolari. Il guasto tecnico che ha mandato in tilt dalle 5,30 alle 9 i treni sulla Padova-Mestre è assai banale: problemi alla linea elettrica, con il pantografo che non riceve corrente dai cavi elettrici paralizzati dal gelo. Non è la prima volta e non sarà l’ultima: il ghiaccio e la neve bloccano sia gli Etr dell’Alta velocità sia i Taf regionali. Se le opposizioni con Pigozzo e Ruzzante (Pd) e Pettenò (Sv) parlano di pessimo esordio dell’orario cadenzato, l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso si arrende di fronte all’ennesimo black out e ammette: «Il battesimo del sistema di trasporto ferroviario su ferro non è stato certo soddisfacente. Anzi è andato male, a causa di malfunzionamenti nei servizi resi da Trenitalia e dei conseguenti contraccolpi a catena. Io però credo in quello che il suo amministratore delegato (Mauro Moretti ndr) ha definito il migliore standard di servizio a livello europeo e, nell’invitare tutti gli utenti a segnalare criticità e a inviarci suggerimenti, attendo che chi svolge il servizio lo assicuri così come è stato assieme stabilito che debba funzionare», spiega l’assessore veneto. Chisso è contrariato perché il bilancio dei primi due giorni di servizio cadenzato è pessimo, soprattutto ieri che rappresentava il battesimo del fuoco. «Siamo tutti di fronte ad un sistema nuovo, ma al momento non possiamo valutarlo nella sua funzionalità proprio a causa di queste disfunzioni, che sarebbero capitate anche con il vecchio sistema», ha detto Chisso, «mi auguro però che non si ripetano, non di questa entità ed estensione, e soprattutto chiedo che si capisca alla radice quali ne sono state le cause remote e vi si ponga rimedio. Un servizio ferroviario non può vivere con le fragilità che oggi abbiamo constatato, anche se so dell’impegno profuso da tutti gli addetti al lavoro per limitare i disagi e per garantire il ritorno alla normalità. A chi continua a speculare dico solo che far funzionare i treni non è una scelta politica, di destra o di sinistra, ma un dovere di tutti, Trenitalia in testa, che va tenuta sotto pressione», conclude Chisso. Diversa la lettura di Pietrangelo Pettenò (Sv): «Chiediamo che il nuovo orario venga rivisto per andare incontro alle esigenze dei pendolari, che siano investiti più soldi per acquistare nuovi treni e che l’assessore venga in Commissione a spiegare i continui disguidi». Pigozzo e Ruzzante (Pd) rincarano la dose: «Ritardi pesanti, tagli di corse, carrozze strapiene, pendolari sul piede di guerra: L’esordio dell’orario cadenzato è pessimo. Eppure per mesi abbiamo chiesto che l’assessore Chisso e il presidente Zaia aprissero occhi ed orecchie alle tante segnalazioni dei territori sui probabili ed ulteriori disagi che il nuovo orario avrebbe provocato».

 

LA DIREZIONE DI TRENITALIA VENETO

«Il freddo ha bloccato la linea elettrica»

Giaconia si difende: ci scusiamo con tutti, sono problemi che capitano in inverno

VENEZIA – Tutta colpa del freddo. Che ha creato problemi alla linea elettrica dei treni. Maria Annunziata Giaconia, direttrice per il Veneto di Trenitalia, non ha dubbi: il guasto è di natura tecnica e non va confuso con l’introduzione dell’orario cadenzato entrato in vigore domenica scorsa, una vera rivoluzione del trasporto pubblico ferroviario. «Ci sono stati problemi alla linea elettrica e il pantografo non riusciva a catturare l’energia: il primo treno regionale della Tav partito alle 5 del mattino si è messo in moto con grande difficoltà e pensavamo che la linea fosse stata ripulita dal ghiaccio, invece il secondo convoglio si è bloccato a Vigonza. Uno stop dalle 5,30 alle 9 del mattino», spiega la Giaconia. «Sono problemi che si verificano nelle giornate invernali: la brina, il ghiaccio, la neve non danno tregua non solo in Veneto ma in tutt’Italia. Per fortuna si sono accumulati ritardi sull’ordine di 15-20 minuti ma non c’è stato il black out generale perché sui binari dell’alta velocità abbiamo fatto circolare gli altri convogli». E la rivoluzione dell’orario cadenzato? «Dopo due giorni è difficile fare un bilancio ma posso dire che stiamo monitorando 3-4 linee per capire se ci sono stati dei cambiamenti profondi da parte degli utenti. Sulla Schio-Vicenza i segnali sono importanti ma ci vuole almeno un mese per capire se l’orario cadenzato ha migliorato la qualità del servizio, come tutti ci auguriamo», dice Maria Giaconia. Se Trenitalia è finita sul banco degli imputati con l’assessore Chisso che invoca il rispetto degli accordi firmati con la Regione, c’è un altro soggetto coinvolto: Sistemi Territoriali guidata da Michele Gambato, che ha fornito i 12 nuovi treni Stadler entrati in funzione il 15 dicembre con l’orario cadenzato. «Il guasto non ha coinvolto i nostri mezzi, ci mancherebbe altro. Si tratta dei Tav regionali a due piani che continuano a farci soffrire», dice Gambato. «Ma la qualità del servizio in Veneto è nella media europea, con punte di eccellenza, costi molto bassi per i pendolari e incidenti che si contano sulle dita di una mano. Non ci dobbiamo lamentare anche se i ritardi danno fastidio, ma il passo in avanti con il nuovo orario sarà davvero notevole». Infine, per segnalare disagi, si può chiamare il numero verde gratuito 800042822.

 

TRASPORTI NEL CAOS»VENEZIA

«Con questi orari dovremo usare l’auto»

L’ira di turnisti e studenti: orari assurdi, siamo costretti a svegliarci all’alba. Lavoratori e famiglie sono penalizzati

MESTRE – In tanti, con il nuovo orario cadenzato, ammettono di avere problemi con l’orario lavorativo e di dover prendere l’auto, specialmente chi si dirige verso la città lagunare. Ieri mattina, nella stazione di Quarto d’Altino, in tanti avevano l’amaro in bocca.

«Da inizio settimana arrivo mezzora in ritardo», racconta Marco Natella, di Musile di Piave, «il sabato un’ora e mezza e alla domenica due. Ho fatto anche il conto di quanti chilometri in più faccio. Solo di festività, sono 400 chilometri in più al mese, che son soldi e pesano nel bilancio familiare». Prosegue: «E con la neve e il ghiaccio? La nebbia? Senza contare che in famiglia, lavoro solo io. Il mio treno, quello che partiva alle 4.13 da Portogruaro, dicono che l’hanno posticipato, in verità è defunto perché del vecchio treno, non è rimasto più nulla, né il numero, né l’ora. Adesso dovrò parlare con l’impresa per la quale lavoro all’ospedale civile di Venezia e vedere cosa si può fare». Chiosa: «Domenica, solo da San Donà, dieci persone hanno preso l’auto».

Anna Toffolo lavora per una impresa di pulizie a Marghera. «Adesso prendo il treno delle 5.17», racconta, «prima prendevo quello delle 4.53, devo iniziare alle 5.30 ma ho iniziato più tardi, per fortuna non lavoro il fine settimana. Sono preoccupata anche per mio figlio, prima arrivava a scuola alle 7.50, adesso con il treno fa più tardi, altrimenti dovrebbe prenderne uno troppo presto, ma già si sveglia all’alba. Ci sono diversi genitori con i figli che frequentano il Barbarigo di Venezia, che hanno questo problema». «Da domenica», spiega Luciano Ferro, rappresentante dei pendolari, «quando sono di turno nel fine settimana prendo l’auto. Il che significa non solo spendere denaro di benzina oltre a pagare l’abbonamento, ma anche andare a parcheggiare a Campalto, pigliare un autobus e poi di nuovo un altro mezzo verso Venezia».

«Gli orari che si sono inventati sono assurdi», commenta Lorianna Spinadin, «andando avanti così, gireranno i treni vuoti e la gente userà sempre di più l’auto. È un problema che riguarda tutti: anche chi dice che i suoi orari non sono stati toccati, in verità sbaglia, perché è tutto collegato. Senza contare che oramai tutti lavorano il sabato e la domenica, i turnisti aumenteranno anziché diminuire».

Sara Folin, è di Musile di Piave: «Questi orari penalizzano le famiglie», racconta, «mio marito non ha più i treni di prima, questo significa che torna dopo, deve recuperare i ritardi, non può andare a prendere almeno uno dei nostri figli e devo chiedere aiuto, portarlo alla suocera, senza contare il denaro che si spende in più in auto e che pesa nell’economia familiare».

«Io lavoro allo Iuav», racconta Mario Florian», che tutti i giorni da Quarto va a Venezia, «e ho anche dei problemi di deambulazione. Sono responsabile della chiusura di una sede, per cui se i professori si fermano devo aspettare che escano, a quel punto anche facendo il prima possibile, non arrivo a prendere l’ultimo treno. Abito qui da 28 anni e degli orari peggiori di questi, non li ho mai visti».

Salvatore Scribano, lavora nell’orchestra della Fenice: «Parlo per me, ma anche per la categoria delle sarte della Fenice. Intanto domando: come si fa a togliere treno delle 14.45? Come si arriva vicino a San Marco? Io lavoro nel coro, sono più elastico, ma la sera? Adesso il prenotturno è alle 22.11, ma chi lo piglia? Non serve a nessuno mezzora dopo, si deve andare in auto. E sono soldi, parcheggio, benzina. Io non ho la macchina, la usano i miei familiari, che faccio? Quelli che guidano il pullman sostitutivo a mezzanotte e venti, spengono pure le luci per non farsi vedere». Chiosa: «La sera, siamo totalmente disperati. E i camerieri? E chi lavora a San Marco? C’è gente che viene da San Cipriano fin qui in stazione a prendere il treno».

Marta Artico

 

Bloccati i lavoratori del teatro La Fenice «Non possiamo anticipare gli spettacoli»

VENEZIA. Dei 315 dipendenti della Fenice, tra artisti e tecnici, quasi nessuno risiede a Venezia. Per tutti quindi i treni delle 23.18 e delle 23.56 erano fondamentali per tornare a casa. «È quasi impossibile riuscire a prendere quello delle 23.04», sbotta Manuela Marchetto, “alto” del coro della Fenice, «Le opere iniziano alle 19 e solo in alcuni casi finiscono alle 22.30. Poi ci sono gli applausi, bisogna cambiarsi e fare il tragitto fino alla stazione. Qualche settimana fa per esempio tutti siamo saliti sul treno delle 23.56. Con il taglio degli ultimi due treni possiamo solo venire in auto». C’è chi ha provato a ipotizzare di anticipare alle 18 l’inizio degli spettacoli, ma si andrebbe a colpire pesantemente il pubblico. «È già troppo presto iniziare alle 19», sostiene Luciano Tegon, macchinista alla Fenice. «È stato anche tolto un treno tra le 22 e le 23», prosegue Manuela Marchetto, «e di mattina il buco è stato ampliato. Ora dalle 10.15 alle 12 non ci sono treni per tornare a Treviso». Il sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia, Cristiano Chiarot, e il presidente del Teatro Stabile del Veneto, Angelo Tabaro hanno incontrato alcuni giorni fa l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso.

 

Rabbia e ritardi a San Donà e Portogruaro

Privilegiati i Frecciargento, pendolari costretti ad attendere oltre 20 minuti l’arrivo dei convogli

SAN DONÀ – Arrabbiati, ma ancor più disorientati da un cambiamento radicale che non è stato accompagnato da un’adeguata informazione. Così i pendolari del Sandonatese hanno accolto l’introduzione del nuovo orario cadenzato. Sulla Portogruaro-Venezia ieri mattina non c’è stato il caos che si è verificato sulla Padova-Venezia. Ma i ritardi non sono mancati. «Anche per i pendolari di San Donà e Portogruaro non è stato un buon avvio di orario cadenzato, è stata una partenza con oggettive difficoltà nell’inizio della programmazione, così come era stata prevista», commentano da Legambiente Veneto Orientale. Nei giorni scorsi gli ambientalisti avevano realizzato un dossier con le criticità del nuovo orario, che puntualmente stanno trovando conferma. Ieri mattina le proteste maggiori hanno riguardato il Regionale 11112 Portogruaro-Venezia, atteso a San Donà alle 8.06 e giunto con 20 minuti di ritardo. Più di un pendolare ha lasciato la stazione, optando per andare al lavoro in auto. Proprio la situazione che si dovrebbe scongiurare grazie a una migliore offerta di servizio ferroviario. Tra questi, anche il segretario comunale del Pd, David Vian, giunto in stazione per controllare la situazione insieme ad altri due consiglieri pendolari dei Democratici, Daniele Terzariol ed Elisa Veronese. Proteste anche per il Regionale 2206 delle 7.42, giunto in ritardo e con viaggiatori già in piedi. A complicare le cose rischia di contribuire la decisione, concertata tra Trenitalia e Regione Friuli, di inserire due nuovi collegamenti ad Alta Velocità (Frecciargento per Roma e Frecciabianca per Milano) che transitano dal Veneto Orientale in piena fascia pendolare. Già ieri mattina avrebbero ostacolato la marcia dei treni regionali. A penalizzare i pendolari di San Donà anche la trasformazione del treno delle 7.03 (adesso 7.01) da Regionale Veloce a Regionale Lento con tutte le fermate. Tante proteste per i nuovi Regionali Portogruaro-Mestre, attestati al binario «Giardino». «Sono arrivato a Mestre con il treno delle 6.04 e ho impiegato, camminando veloce, circa sei minuti per giungere all’altezza del sottopasso. Immaginate chi è arrivato con i treni stracolmi delle 8 del mattino» racconta un pendolare. «Il primo giorno può accadere qualche problema, ma il secondo dovrebbe essere superato e il terzo già tutto apposto. Altrimenti il problema è nella struttura del sistema» avvertono da Legambiente, che anche oggi monitorerà la situazione. E domani, alle 20.30, al centro servizi anziani di Meolo, si terrà un’assemblea pubblica, organizzata dal Pd, per una prima verifica dell’impatto del nuovo orario cadenzato.

Giovanni Monforte

 

Sciopero dell’Actv è guerra di cifre Tram a singhiozzo

Per i sindacati adesione al 60% nel settore automobilistico metà per l’azienda. Disagi in laguna, proteste dei pendolari

VENEZIA – Da oltre una settimana, i trasporti pubblici sono la dannazione dei pendolari e di chiunque si debba muovere con un mezzo pubblico: prima lo sciopero nazionale di quattro ore indetto da Usb, poi la settimana di passione dei “forconi” con i blocchi a singhiozzo in via Righi che hanno mandato in tilt il sistema e di traverso intere giornate a migliaia di persone prigioniere di mezzi pubblici e privati; sabato la manifestazione dei Centri sociali Vs. Forza Nuova, con guerriglia urbana e cariche di polizia e piazzale Roma e terminal interdetto per tre ore al traffico. Ieri, infine, lo sciopero di quattro ore indetto dai sindacati confederali al gran completo, per protestare per il mancato rilancio del settore del trasporto pubblico locale a livello nazionale e della stasi delle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro, come già avevano fatto i Cobas, in separata sede. Per quest’inizio settimana con disservizio, nessuna paralisi, ma corse a singhiozzo e conseguenti disagi – legati all’incertezza sul passaggio o meno di vaporetti, bus, tram – per tutta la mattinata di ieri, dal momento che l’agitazione era in programma dalle 9 alle 13, con mezzi a deposito e, dunque, con possibili disagi più dilatati nel tempo. Contrastanti i numeri delle adesioni dei dipendenti Actv all’agitazione: il sindacato parla di una partecipazione del 50 per cento nel settore automobilistico, con punte al 60 per cento, e del 25 per cento nella navigazione, dove però sono obbligatori i servizi minimi di collegamento con le isole. Actv ridimensiona i risultati, parlando del 32,9 per cento di partecipazione nel settore automobilistico e del 20 per cento in quello della navigazione. Risultato: linea 2 spezzata Tronchetto-piazzale Roma e piazzale Roma-Rialto; Giracittà ogni 20 minuti; tre corse di ferry boat saltate; tram a singhiozzo (con una partecipazione di un autista su cinque alla protesta). In redazione, numerose le telefonate e i commenti on line di cittadini esasperati dai continui disservizi legati a questa o quella protesta, con ripetute ricadute sui trasporti pubblici, tanto che ogni viaggio diventa un’incognita e la mobilità quasi un lusso. A livello di trattativa sindacati-governo non sembrano esserci al momento novità importanti. Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal giustificano la mobilitazione con i ritardi del governo nel porre il settore dei trasporti al centro di un piano di rilancio, contestano la legge di stabilità 2014, ricordano i pesanti tagli di finanziamenti che sono stati operati al settore negli ultimi 4 anni – servizio tanto più essenziale per i cittadini, in tempi di crisi così pesante – ma anche l’impostazione da parte di Asstra e Anav (che rappresentano le aziende) per un rinnovo del contratto a costo zero, con incentivi solo attraverso recuperi di produttività o tagli di spese.

Roberta De Rossi

 

UN PAZIENTE DELL’OSPEDALE

«Mi hanno lasciato a piedi con me hanno chiuso»

VENEZIA «Con me l’Actv ha chiuso». Tra i tanti che hanno vissuto vicissitudini a causa dello sciopero dei mezzi di trasporto pubblico, c’è anche Piero Memo, che però, più che per lui, vuole parlare a nome delle persone anziane e dei bambini che ieri hanno sperimentato i suoi stessi disagi, solo moltiplicati per dieci. «Dovevo recarmi all’ospedale», racconta, «prima mi hanno detto di smontare a una fermata, poi mi hanno fatto raggiungere, invece, tutt’altra zona a piedi. Ma stiamo parlando di chilometri, non uno scherzetto. Una cosa davvero assurda. E tutto per arrivare a destinazione. Lo dico non per me, ma per le persone di una certa età, chi ha difficoltà di deambulazione, gli anziani, così come i bambini, cui han fatto fare il percorso inverso, sempre a piedi». Precisa: «Una giornata ad attendere. E c’è chi non lavora e ha tempo e chi invece non può permetterselo. Allora dico, fate sciopero? Fatelo davvero, ma non fingete di fare sciopero a metà, per far pesare sulla gente disagi e disagi che invece potrebbero essere facilmente evitati. Invece sembra che lo sport sia quello di creare tutti questi problemi a persone che colpe non ne hanno, mentre in qualche modo si poteva pur ovviare». Persone esasperate, però, ce ne sono state parecchie, lo sfogo ieri, è corso anche sui social network, dove più di qualcuno si è lamentato, sbuffando, dei ritardi, delle incomprensioni, dell’incertezza fino all’ultimo e della difficoltà a programmarsi appuntamenti, anche importanti, magari presi da un pezzo. E ancora: «Non si capisce poi il senso, per tutta l’estate non ci sono stati battelli per il Lido, adesso che c’è il deserto, è pieno di bis. Non si possono trattare le persone così, come delle pecore, non ha senso». Sbotta: «Senza contare che siamo l’unico posto dove per viaggiare si deve avere la carta Venezia: con tutti i soldi che prendono si sognano anche di fare sciopero due volte al mese. Con me Actv ha chiuso, ma per sempre, d’ora in poi non mi vedranno più».

(m.a.)

 

Atvo, alta l’adesione dei lavoratori allo stop

Secondo la Cgil si è sfiorato il 90%, l’azienda prende tempo: «I dati precisi solo stamattina»

SAN DONÀ – Nel Veneto Orientale è stata alta l’adesione allo sciopero del trasporto pubblico locale da parte dei lavoratori di Atvo. Secondo le prime stime diffuse in serata dalla Filt Cgil, l’adesione potrebbe aver toccato una cifra compresa tra l’80 e il 90%. Ma una quantificazione esatta delle percentuali si potrà avere solamente questa mattina. Per l’Atvo, infatti, le modalità di svolgimento dello sciopero prevedevano la sospensione dei servizi extraurbani a partire dalle 16,30 con proseguimento fino alle 20,30. Per questo motivo l’azienda di trasporto, tramite il direttore Stefano Cerchier, ha fatto sapere che solo stamattina sarà possibile fare una stima esatta dell’adesione complessiva e di quanti servizi sono stati assicurati e quanti soppressi. Una prima valutazione è stata fatta però dalla Filt Cgil, con i referenti aziendali e il segretario provinciale Walter Novembrini. L’adesione dovrebbe aver sfiorato punte tra l’80 e il 90%, con una massiccia partecipazione soprattutto nell’officina riparazioni. Ma anche nelle sedi di Jesolo e San Donà solo pochissimi autisti sono rimasti al lavoro. «Un dato ottimo» per il segretario Novembrini, che conferma la necessità di giungere al più presto alla chiusura della vertenza contrattuale in atto. L’adesione superiore rispetto a quella registrata in Actv dovrebbe essere dettata anche dal fatto che nell’azienda veneziana si sono già svolti di recente altre agitazioni che non avevano invece interessato Atvo.

(g.mon.)

 

UN CASO A LIETO FINE «Visita effettuata grazie al Consorzio Venezia taxi»

VENEZIA – Deve fare un esame vitale all’addome ma non sa come arrivare all’ospedale, un taxi acqueo la porta gratuitamente. È accaduto a Venezia, a due donne, madre e figlia. Kim Benetazzo abita al Lido, dove si è trasferita da qualche anno. La mamma, Fiorella, 70 anni, è invalida al 100%, per una serie di vicissitudini. «A settembre», racconta la donna, «abbiamo prenotato un esame urgente, con la priorità ce l’hanno dato a dicembre, fatalità proprio il 16. Poi, ho scoperto che era proprio il giorno dello sciopero. Da Lido è un viaggio, dovevamo essere sul posto alle 10.30 e mia madre non cammina. Ho contattato Actv, ho chiesto se avevano previsto la fermata da qualche parte. Niente». Prosegue: «Poi su facebook ho conosciuto questo gruppo, “sciopero dell’abbonamento Actv”, ho chiesto se mi davano qualche dritta, loro di tutta risposta hanno iniziato una catena di solidarietà “postando” il mio appello di bacheca in bacheca. Tempo tre giorni e ha risposto il Consorzio Venezia Taxi». Prosegue: «Mi hanno detto che venivano a prendere mamma gratuitamente. Si sono presentati con un taxi di quelli appositi con la pedana disabili, l’hanno portata a destinazione e ha fatto l’esame». Conclude: «Sono stati degli angeli, tutti quanti, hanno inondato di affetto mia mamma e me, per questo li ringrazio. Di questi tempi, trovare persone solidali, non è facile». (m.a.)

 

Gazzettino – Guasto e nuovo orario: treni in tilt

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17

dic

2013

INSODDISFATTI – Non si contano i commenti dei pendolari irritati per i ritardi sopportati nei trasporti locali per il nuovo orario cadenzato. Insoddisfatto anche l’assessore regionale Renato Chisso, che auspica che Trenitalia rimedi al più presto ai disservizi riscontrati nell’avvio dei nuovi orari.

TRASPORTI – E l’assessore Chisso boccia il debutto del servizio cadenzato: «Non soddisfacente»

Il lunedì nero delle ferrovie: forti ritardi sulla Venezia-Padova, la rabbia di migliaia di pendolari

IN ATTESA – Ieri mattina il display alla stazione di Mestre indicava i ritardi dei treni nel primo giorno di servizio con i nuovi orari cadenzati

LUNEDI NERO DEI TRASPORTI

IL DEBUTTO – Ieri l’entrata in vigore del tabellone “cadenzato”

L’ASSESSORE – Chisso: « Un battesimo non soddisfacente»

Va in tilt la linea Venezia-Padova, ritardi a catena. Una ventina di regionali coinvolti, pendolari infuriati

Treni, un guasto sui binari si abbatte sul nuovo orario

Lunedì nero per i treni regionali. Ieri mattina, un guasto sulla linea Venezia-Padova ha provocato un filotto di ritardi, con almeno 20 treni regionali coinvolti. E pensare che ieri era il giorno del gran debutto dell’orario cadenzato. Certo, la «rivoluzione» era già partita domenica, ma la prova del nove era chiaramente riservata agli orari di punta nei giorni feriali e, in particolare, al traffico pendolare. Come ammette l’assessore regionale Chisso, «il battesimo del sistema di trasporto ferroviario su ferro non è stato certo soddisfacente; anzi è andato male, a causa di malfunzionamenti nei servizi resi da Trenitalia e dei conseguenti contraccolpi a catena».

Aveva visto giusto chi si immaginava una giornata di passione per i pendolari, anche se il grande imputato del caos è stato, più che il nuovo orario, il guasto che ha bloccato il regionale Venezia-Verona all’altezza di Vigonza, con il treno che non riusciva a «pescare» energia (la locomotiva del treno non riusciva a prendere corrente col pantografo dalla linea elettrica). Dalle 6 alle 9 inoltrate, sulla tratta Venezia-Padova ci sono stati rallentamenti e cancellazioni (14 treni Regionali hanno registrato ritardi fra 20 e 60 minuti e 6 sono stati soppressi), che hanno avuto anche ripercussioni sul nodo di Mestre e quindi su buona parte dei treni in transito. Per tutta risposta, in stazione a Mestre ieri mattina erano un po’ tutti con lo sguardo in su: drappelli più o meno corposi di pendolari in attesa sotto i tabelloni luminosi, sfiduciati dall’ennesimo ritardo e da una «rivoluzione» partita sotto un brutto auspicio.

Guastato il gran debutto, nei prossimi giorni, salvo altri contrattempi tecnici, si potrà valutare con maggiore chiarezza l’impatto del nuovo orario sulle abitudini dei pendolari, che intanto però hanno già lanciato su twitter l’hashtag (discussione) #orariocadenzato, dove sono raccolti giudizi e opinioni di chi è in questi giorni alle prese con la «rivoluzione» dei treni regionali. I «cinquettii» sono per lo più negativi. «Oggi è iniziato il grande ritardo cadenzato», scrive Luigi Marin. «Treno soppresso. Disastro. Iniziamo bene», continua Federico Ceccon. «Primo giorno disastroso», incalza Gianni Sensolo, mentre Alberto Filippi si limita a commentare laconicamente «regionale veloce per Venezia in ritardo di 50 minuti si ferma anche nelle stazioni più piccole. Che bello». Proprio via twitter il senatore Udc Antonio De Poli ha annunciato un’interrogazione al ministro Lupi. «Ciò che temevamo purtroppo è accaduto: il caos dei treni, pendolari a terra o costretti in vagoni strapieni. È evidente che siamo di fronte a un esordio negativo del nuovo orario cadenzato. Chiederò al ministro – conclude De Poli – quali iniziative intenda intraprendere per risolvere una situazione che sta provocando notevoli disagi».

 

E a Vigonza una donna muore a bordo. Altri ritardi

È stata una giornata funesta quella di ieri per la linea ferroviaria tra Padova e Venezia. Due gravi contrattempi, accaduti sempre all’altezza della stazione di Vigonza, hanno causato rallentamenti e disagi proprio nelle ore di punta per il traffico pendolare, il primo di mattina, il secondo in serata.
Non bastava il guasto che in mattinata aveva colpito una motrice proprio all’altezza della stazione di Vigonza e che aveva mandato in tilt la linea, rovinando il battesimo feriale del nuovo orario cadenzato. In serata si è aggiunta anche la morte di una donna anziana all’interno del regionale Vicenza-Venezia, fatto che ha causato nuovi e pesanti rallentamenti, con treni in ritardo quasi di un’ora.
La vittima si chiamava Maria Latini, aveva 77 anni e viveva ad Ascoli Piceno. Era in viaggio verso Venezia per passare le vacanze natalizie con il figlio, ma il suo cuore ha smesso di battere. Il personale del treno avrebbe avvisato i sanitari del Suem che una donna si era sentita male a bordo e per questo il convoglio è stato fatto fermare. Il treno – come riferisce Trenitalia – è stato quindi raggiunto dai sanitari in ambulanza. I soccorritori però non hanno potuto che constatare il decesso della donna.

(m.dor.)

 

SALZANO – Proteste contro il nuovo orario cadenzato

Treni, pendolari furiosi

«Studenti e lavoratori di Salzano non possono accettare il nuovo orario cadenzato dei treni. I pendolari sono sul piede di guerra, le loro proteste hanno portato solo ad un autobus sostitutivo che non accontenta nessuno». L’assessore alla Mobilità del Comune di Salzano, Lucio Zamengo, boccia la riorganizzazione degli orari proposta da Regione e Trenitalia. Il nuovo orario cadenzato è in vigore da domenica, giovedì alle 18 in sala consiliare a Salzano si terrà un’assemblea pubblica sul tema.

«Se si considera la sola tratta Salzano-Venezia – scrive Zamengo – molti treni non fermeranno più alla stazione di Salzano, passando da 19 a 16 treni giornalieri, con l’aggiunta di altri treni che però arrivano solo fino a Mestre. Per quanto riguarda il ritorno Venezia-Salzano, di 21 treni ne rimarranno solo 15 con fermata a Salzano, a meno di prendere un diretto da Venezia a Noale e poi prendere un altro treno per rientrare a Salzano».

(g.pip.)

 

LA VOCE DEL COMITATO – Pesanti rallentamenti nel Veneto orientale

«I passeggeri sono andati a piedi»

Orario rallentato, più che cadenzato. A segnalare i disagi dovuti ai ritardi nella tratta Portogruaro – Venezia è il Comitato dei pendolari del Veneto Orientale che ha in programma un volantinaggio per venerdì 20 dalle 6 alle 11 nell’area esterna alla stazione di San Donà. Ieri si è registrato un ritardo di 21 minuti del regionale 11112 delle 7.56, partito in realtà alle 8.15 da Portogruaro.

Altra segnalazione riguarda l’affollamento del treno delle 7.42 proveniente da Trieste, anche ieri risultato «con gente in piedi» a San Donà. Ancora ritardo di 20 minuti del treno delle 8.07 partito da San Donà alle 8.27. «Quelli che seguono sono tutti in ritardo – scrivono i pendolari – forse dovevano chiamarlo orario rallentato». E in serata il regionale 11151 da Mestre a Portogruaro delle 19.25 è stato addirittura cancellato.

Nicola Nucera di Legambiente spiega che «i ritardi si sono accumulati a catena. Ho preso il treno che arriva a Portogruaro alle 16.55, in ritardo di 10 minuti, ripartito poi per Venezia alle 17.06, mantenendo lo stesso ritardo di 10 minuti. È quanto accaduto anche per il regionale per Venezia delle 8.56, ripartito per Portogruaro alle 9.11, con un ritardo di circa 15 minuti. Con l’orario di prima le partenze erano al 12. minuto di ogni ora, l’arrivo a Portogruaro era previsto al 48. minuto, ora invece l’arrivo è al 55. minuto e la ripartenza al 6. minuto dell’ora dopo. In pratica ora il treno sosta solo 11 minuti, contro i 24 di prima, di conseguenza non riesce ad ammortizzare l’eventuale ritardo che si ripercuote sulla corsa successiva». Chiarita anche l’assenza del bus sostitutivo delle 00.21 da Venezia. Una pendolare spiega di aver chiesto spiegazioni all’assistenza clienti della stazione di Venezia. «C’è stato un fraintendimento con l’azienda che gestisce gli autobus. Comunque l’autobus stasera c’è».

Davide De Bortoli

 

LO SCIOPERO ACTV

Fermo il 33% dei bus e il 20% dei vaporetti

MESTRE – Uno sciopero in tono minore quello che ieri ha coinvolto il trasporto pubblico a Venezia e in terraferma. Indetto da Cgil, Cisl, Uil, Ugl Trasporti e Faisa Cisal, non ha provocato molti disagi e in città si è potuto viaggiare senza troppe difficoltà. Secondo i sindacati, l’adesione allo sciopero sarebbe stata del 50% per il settore automobilistico e del 40% in navigazione (tenuto conto dei servizi minimi). Per Actv, invece, negli autobus l’adesione si è fermata a 32,9% e nella navigazione al 20%, con cadenze più lunghe nella linea 2 e per il Giracittà, con mancata partenza per due corse delle Ferry boat. Anche lo sciopero del tram si è fermato al 20%, mentre a Chioggia nessuno avrebbe aderito alla protesta sindacale.

 

NUOVI ORARI – Montebelluna, Conegliano, Vittorio Veneto e Oderzo: in tanti sono rimasti a terra

Caos treni: «Come carri bestiame»

Corse in ritardo o soppresse, coincidenze saltate e corriere stracolme: lunedì nero per i pendolari

lunedì nero sulle rotaie

LA POLEMICA «Scuola e lavoro: mai puntuali»

INCUBO SU GOMMA – Assalto alle corriere: niente fermate intermedie

I RITARDI – Mezz’ora e perfino un’ora in diverse tratte provinciali

Da Conegliano a Belluno senza grandi intoppi ma il gelo fa brutti scherzi

I tagli dei treni hanno creato molti disagi tra i pendolari. Innanzitutto, i convogli rimasti dopo la soppressione di alcune corse sono stati presi d’assalto con viaggiatori costretti a condividere addirittura il vano portabici, se non la toilette. E chi riusciva a salire era già fortunato. Perchè nelle stazioni della Marca in molti sono rimasti a terra. Così com’è successo a Oderzo dove tanti si sono rivolti alla corriera ma anche quest’ultima, strapiena, non ha caricato altri viaggiatori fino a Treviso. Che dire, poi, dei ritardi? Un po’ tutte le tratte ne hanno accumulati, nell’ordine della mezz’ora, rendendo praticamente impossibile “afferrare” le coincidenze. Un caso a sè il Venezia-Udine che è giunto a Conegliano con un’ora di ritardo.

 

IL PARADOSSO – Molti pendolari ora chiedono il ripristino delle vecchie corse

VITTORIO VENETO – (la) Sorpresa: è partito senza grossi intoppi l’orario cadenzato sulla linea Conegliano-Vittorio-Belluno, una delle più problematiche vista l’assenza di elettrificazione e i lunghi segmenti a binario unico. Domenica, primo giorno festivo, non si sono registrati problemi. Ieri grande puntualità per i treni dalla montagna, perlomeno quelli che sono partiti: 4 convogli infatti hanno avuto problemi legati alla captazione della corrente a causa di gelo. Le batterie scariche hanno reso indisponibili altri due treni e nel conto vanno aggiunti sistemi antincendio non funzionanti. Ritardi inferiori al quarto d’ora, invece, hanno interessato parte di quelli per Belluno.

 

Treni e orario cadenzato: è il caos

Corse soppresse, coincidenze saltate e carrozze stipate come carri bestiame: pendolari in rivolta

LE POCHE carrozze sono state prese d’assalto dai pendolari che si sono trovati stipati come sardine perfino nel vano portabici e nella toilette.

Le proteste sono state numerose

INIZIO – settimana difficile per i pendolari che hanno dovuto fare i conti con il taglio di corse e l’affollameto delle carrozze In molti sono arrivati tardi a scuola

MONTEBELLUNA – Un treno al posto di due. Ed è il disastro. Mentre fino al 14 dicembre da Montebelluna verso Padova partiva un treno alle 6.42 e un altro alle 7.24, strapieni e con 4-5 carrozze ciascuno, il nuovo orario li ha sostituiti con un unico treno alle 7.11, lasciando poi un inspiegabile buco di 2 ore. Risultato? «Sulla tratta -spiega Romina Zamprogno- abbiamo viaggiato stipati nel vano portabici, se non nella toilette, come bestie in 4 carrozze e senza nessun’altra possibilità: con l’imbarazzo del capotreno anch’egli stipato tra i pendolari». Con rischi anche per la sicurezza: «Non c’era alcun margine di prestare soccorso agli utenti in caso di emergenza». E in molti sono rimasti a terra, già a Montebelluna. «Abbiamo viaggiato stipati come sardine in un treno cortissimo che dovrebbe coprire l’affluenza di persone che prima avevano a disposizione due treni -sbotta Arianna Pizzolato- È una vergogna. E poi si sono accumulati ritardi su ritardi».

ODERZO – A Oderzo i pendolari se l’aspettavano. Treni in ritardo, orari che non consentono di prendere le coincidenze. Chi ieri mattina è partito con il treno delle 7.28 è arrivato a Treviso alle 7.55, troppo tardi sia per entrare in classe che per andare al lavoro. Non è andata meglio a chi andava verso Portogruaro. Il treno delle 8.01 da Oderzo è arrivato a Portogruaro con 10’ di ritardo, facendo così perdere la coincidenza delle 8.37 per Trieste; il treno successivo era alle 10.47. E dato che è stata cancellata la corsa delle 7, molti hanno preso il pullman. Risultato: corriera stracolma. Il mezzo ha raccolto viaggiatori fino a Oderzo. Poi non ce ne stavano più, perciò ha proseguito senza fermarsi fino a Treviso.

VITTORIO VENETO – Sulla linea Sacile-Conegliano-Venezia non sono mancati i disagi nel primo giorno di orario cadenzato feriale. Ritardi e cancellazioni sono però problemi con i quali i pendolari sono abituati a convivere. A provocare i maggiori disagi sono state le peripezie del regionale 2805, arrivato a Conegliano alle 6.55 anziché alle 6.04 e limitato a Mestre, che ha costretto chi era diretto in laguna a salire su un altro convoglio. Soppresso da Conegliano a Treviso anche il 2737 del mattino, arrivato a Venezia 24 minuti dopo il previsto. Nell’altro senso di marcia non ha circolato il regionale 2734, interamente cancellato. Un’ora di ritardo per il Venezia-Udine-Trieste, partito da Mestre e arrivato a Conegliano alle 9.21 anziché alle 8.21.

MOGLIANO – Clima teso tra i pendolari di Mogliano (circa 2mila al giorno tra studenti e operai) per l’entrata in vigore dell’orario cadenzato dei treni. C’e un “buco” di quasi due ore (dalle 8.54 alle 10.45) nelle corse da Mogliano a Mestre che non va giù agli utenti del servizio ferroviario.
Sull’argomento il gruppo consiliare di “Mogliano Democratica” ha presentato un’interpellenza al sindaco Giovanni Azzolini per sapere quali provvedimenti intende prendere l’amministrazione per non penalizzare ulteriormente il trasporto ferroviario.

(hanno collaborato Laura Bon, Annalisa Fregonese, Luca Anzanello e Nello Duprè)

 

Treni pendolari nuovi orari vecchi disagi

GIORNO INFAUSTO L’avvio dell’orario cadenzato dei treni regionali ha creato molti problemi ai pendolari, complici anche alcuni guasti sulle linee

Esordio nel caos per il servizio cadenzato. Veneto, pesanti disagi con ritardi e soppressione di convogli. Proteste anche in Friuli

70 SULLA CARTA LE CORSE IN PIÙ

14 CONVOGLI IN RITARDO

15-20 MINUTI DI ATTESA DELLA COINCIDENZA

LE PROTESTE – L’assessore invita a segnalare i disagi via e-mail o per telefono

Treni: orario nuovo, disastri vecchi

La promessa era quella di rivedersi ad orario applicato, per aggiustare il tiro. L’assessore ai Trasporti del Veneto Renato Chisso era stato chiaro con i pendolari, con tanto di e-mail dove depositare le contestazioni. Ieri, primo giorno lavorativo di applicazione del nuovo orario cadenzato non è andato tutto liscio come l’olio, complice anche lo sciopero del personale che ha ingigantito ulteriormente i disagi. Ed ad ammetterlo è lo stesso assessore che parla di un battesimo insoddisfacente. Le 170 corse in più sulla carta, i bus notturni, non hanno evidentemente funzionato come avrebbe dovuto essere. E se la domenica era già stata di passione, ieri c’è stato il bis. Le proteste hanno riguardato più o meno tutte le tratte. Furiosi i pendolari della Venezia-Salzano e ritorno, che hanno perso 3 treni (da 19 a 16), anche se di fatto sono stati aggiunti convogli che però di fermano a Mestre. Criticità che pesa più nelle ore di punta: «Al mattino per arrivare a Venezia prima delle 8, ci sarà solo un treno, più un altro con cambio a Mestre, spiegano i pendolari». E ci si è messa pure l’energia elettrica a creare disagio. La circolazione ferroviaria tra Padova e Venezia dove 14 treni regionali hanno registrato ritardi tra i 20 e i 60 minuti e 6 sono stati cancellati proprio nell’ora di punta.

Malumori anche a Este dove il convoglio delle 7 del mattino, quello che raccoglie i pendolari, si è presentato con due sole carrozze: gente stipata e persone che a Terme Euganee non sono riuscite a salire, più o meno quello che è accaduto per il Montebelluna-Padova. L’elenco dei ritardi è ancora più drammatico e non fa sconti a nessuno, neppure i treni a lunga percorrenza: 71 minuti per il Vicenza-Venezia, 83 per il Venezia-Verona. Il Venezia-Vicenza ha sommato più di un’ora di ritardo, mentre i collegamenti con il rodigino sono stati rallentati di almeno tre quarti d’ora. Disagi anche in Friuli Venezia Giulia. Due ritardi, uno di 13 minuti sul treno del mattino Tarvisio-Udine-Trieste e uno di 20 minuti sul treno delle 7.50 Udine-Trieste. Poi il disagio per chi ha dovuto fare i conti con le fermate soppresse di Mossa e Capriva e per i lavoratori della Danieli di Buttrio che da Pordenone e Sacile devono ora sobbarcarsi venti minuti in più di viaggio. Un altro tragitto della disperazione è quello da Belluno a Venezia. Tralasciando il fatto che il treno arriva in laguna alle 8.30, troppo tardi per chi lavora o studia, c’è il gravissimo problema del sovraffollamento, delle attese in stazione e dei ritardi. Molti pendolari per non arrivare tardi a destinazione hanno preso il treno prima. E in questo caso si fanno i conti con una levataccia (4,48 per chi andava a Padova). A Conegliano infatti la linea “s’interrompe” e si deve attendere la coincidenza da Udine: dura restare 15-20 minuti al freddo sul binario! Ed è il disastro. Ancora peggio a Montebelluna in direzione Padova, mentre prima c’erano partiva un treno alle 6,42 e un altro alle 7,24, che viaggiavano sempre strapieni, il nuovo orario li ha sostituiti con un treno unico alle 7,11. Poi c’è un buco di due ore. Morale della favola, tutti in carrozza stipati come sardine, pure nel vano portabiciclette. A Oderzo chi non è riuscito a salire sul treno ci ha provato con la corriera, ma inutilmente.
In serata altri disagi, questa volta l’orario cadenzato non c’entra. La morte di una donna a bordo di un treno all’altezza di Vigonza (Padova) ha provocato nuovi rallentamenti, dopo il guasto ad un convoglio ferroviario della mattina, sulla linea Padova-Venezia, di fatto andando a “colpire” più nodi ferroviari.
E che le cose non funzionino lo dice anche la Ue. É infatti l’Italia il Paese col più alto tasso di insoddisfazione per puntualità ed affidabilità dei treni. Secondo i dati, l’Italia è al primi posto nella graduatoria degli insoddisfatti col 44%; seguita da Germania (42%), Polonia (40%) e Francia (39%). Le percentuali europee in positivo più alte si registrano in Irlanda, Lettonia, Austria e Gran Bretagna (sopra il 73%). Non è una bella fotografia.

 

LE REAZIONI – Per il consigliere Pettenò (FSV) un pessimo esordio. Interrogazione del senatore De Poli (Udc)

«Problemi enormi, ora intervenga il ministr

La protesta arriva fino a Roma. Per il consigliere regionale della Federazione Sinistra Veneta, Pietrangelo Pettenò, il nuovo orario ferroviario più che cadenzato è disastrato. «Già da settimane – ricorda Pettenò – giungono richieste di modifica del nuovo orario che, su alcune linee, prevede delle soppressioni che danneggiano lavoratori e studenti e, ciò nonostante, la Regione assieme a Trenitalia non ha fatto quasi nulla per venire incontro alle richieste di cambiamento. Delle due l’una: – ribadisce – o l’orario cadenzato è una bufala, o gran parte del materiale rotabile è da buttare». I consiglieri del Pd Pigozzo e Ruzzante lanciano la patata bollente a Chisso, chiedono vada a riferire in Consiglio. Il senatore Antonio De Poli (Udc) si è rivolto al Ministro dei Trasporti con una interrogazione. «Sono molti i disagi che si stanno registrando in queste ore: il treno Bassano-Padova strapieno con molti pendolari costretti a rimanere a terra – sottolinea – A Vigonza un guasto tecnico ha bloccato il treno Padova-Venezia e provocato ritardi che hanno fatto saltare le coincidenze. A causa del problema 14 treni regionali hanno registrato ritardi fra 20 e 60 minuti e 6 convogli sono stati cancellati. A Campodarsego, secondo quanto mi hanno riferito alcuni cittadini, dei due treni su 4 cancellati dal nuovo orario, soltanto uno ha funzionato mentre l’altro è stato soppresso. E’ evidente che siamo di fronte a un esordio fallimentare del nuovo orario cadenzato”.

 

L’ASSESSORE CHISSO «É andato tutto male, mi auguro che chi gestisce garantisca il servizio»

Chisso non minimizza, anzi, rincara la dose. Del resto in tempo non sospetto aveva già messo le mani avanti fornendo un numero verde e una e-mail alla quale affidare i possibili disagi provocati dal nuovo orario cadenzato. E mai profezia fu più azzeccata, parlare di soli disagi è infatti minimizzare, difficile spiegarlo a tutti quei pendolari che si sono trovati alle 7 del mattino con -2 gradi ad attendere i convogli per decine di minuti, o restare addirittura a piedi. «É andato tutto male, a causa di malfunzionamenti nei servizi resi da Trenitalia e dei conseguenti contraccolpi a catena. – sottolinea l’assessore – Io però credo in quello che il suo amministratore delegato ha definito il migliore standard di servizio a livello europeo e, nell’invitare tutti gli utenti a segnalare criticità e a inviarci suggerimenti, attendo che chi svolge il servizio lo assicuri, così come è stato assieme stabilito che debba funzionare».
A creare disagi, laddove non si si è messo il nuovo orario ci hanno pensato la cattiva captazione di corrente da parte di almeno quattro convogli a causa del gelo, batterie scariche che hanno reso indisponibili altri due treni, sistemi antincendio non funzionanti anch’essi a causa del gelo, e così via, hanno causato ritardi a catena per troppi convogli. «Certo, siamo tutti di fronte ad un sistema nuovo, ma al momento non possiamo valutarlo nella sua funzionalità proprio a causa di queste disfunzioni, che potevano e sarebbero capitate anche con il vecchio sistema – ha detto Chisso – mi auguro però che non si ripetano. A chi continua a speculare dico solo che far funzionare i treni non è una scelta politica, di destra o di sinistra, ma un dovere di tutti, Trenitalia in testa, che dobbiamo continuare a tenere sotto pressione».
E per cercare di far fronte ai disagi l’assessore torna a suggerire a coloro che utilizzano il treno di spedire osservazioni, segnalazioni e proposte all’indirizzo nuovorariocadenzato@venetotreni.it, oppure di utilizzare il numero verde gratuito 800042822, in orario d’ufficio.

 

Nuova Venezia – Treni cadenzati, subito disagi

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

dic

2013

Via al nuovo orario. Oggi prova del fuoco e sciopero

Orario cadenzato, ecco i primi disagi

Ieri debutto soft ma già qualche problema. Meno corse nei festivi e il sindaco di Quarto d’Altino è costretta a usare l’auto

Oggi è il giorno della verità per il nuovo orario ferroviario cadenzato del Veneto, che ieri ha debuttato sui binari della nostra regione. Con il ritorno al lavoro dei pendolari, infatti, anche il nuovo sistema, voluto dalla Regione, andrà pienamente a regime, con le 800 corse previste al giorno contro le 600 quotidiane del vecchio orario. Anche se Trenitalia e Regione invitano ad attendere almeno due settimane prime di stilare un bilancio, è chiaro che tutti gli occhi sono puntati su oggi, per capire l’impatto del nuovo sistema sulla vita delle migliaia di pendolari.

Ieri l’esordio è avvenuto secondo copione. Debutto soft sul fronte ritardi, con qualche problema segnalato al mattino per un paio di treni sulla Verona-Venezia (circa mezz’ora di ritardo per il Regionale 20859) e per un convoglio sulla Trieste-Udine-Venezia. Ma nel complesso non sono state segnalate particolari criticità.

Secondo copione, però, hanno trovato anche conferma tutti i motivi di protesta che hanno animato in queste settimane i pendolari, in particolare i turnisti. A iniziare dal problema del numero ridotto di corse nei giorni festivi e negli orari mattutini e serali. A farne le spese è stata anche il primo cittadino di Quarto d’Altino, Silvia Conte, proprio uno dei sindaci più attivi nella battaglia al fianco dei pendolari. Delegata all’assemblea nazionale del Partito Democratico, ieri mattina Conte ha preso di buon’ora la Frecciabianca in partenza da Mestre per Milano alle 7,02. Peccato che nei giorni festivi il primo treno da Quarto d’Altino consenta di arrivare a Mestre solo alle 7,08. Risultato: al sindaco è toccato prendere la macchina per arrivare a Mestre, con maggiori costi tra benzina e parcheggio. Proprio come aveva paventato nei giorni scorsi Legambiente Veneto Orientale. Come è accaduto al sindaco Conte, anche diversi pendolari turnisti hanno lamentato il fatto di dover raggiungere in auto il proprio posto di lavoro, con un inevitabile aumento dei costi dovuto al tragitto in auto, ma soprattutto all’abbonamento per i parcheggi in città. Contro il sindaco di Quarto, però, si schiera il consigliere provinciale della Lega Nord, Roberto Dal Cin, che rilancia le dichiarazioni dell’ingegner Domenico Menna, il super consulente della Regione che aveva bollato come irrealizzabili le proposte formulate dai sindaci per il miglioramento degli orari sulla Portogruaro-Venezia: «L’ingegner Menna dice che le proposte del sindaco Conte sono irrealizzabili. Come per altre situazioni ben note, Conte sta strumentalizzando anche i pendolari, usandoli solo per attaccare la Regione, non per risolvere il vero problema».

Tornando alle rimostranze dei pendolari, il vecchio orario è andato in archivio con la pacifica protesta di un gruppo di utenti che sabato sera si è radunato alla stazione di Venezia Santa Lucia per un ultimo viaggio sul Regionale delle 23,56 per Udine, da ieri anticipato alle 23,04 nonostante la raccolta di firme promessa dagli stessi pendolari.

Intanto, alcuni utenti lamentano alla stazione di Mestre la mancanza di un’adeguata segnaletica per indirizzare i viaggiatori verso il nuovo binario “Giardino”.

Da annotare, infine, due iniziative in cantiere per i prossimi giorni: il Comitato pendolari del Veneto Orientale sta organizzando un volantinaggio per venerdì mattina, mentre mercoledì alle 20,30 esponenti politici del Pd, pendolari e ambientalisti si sono dati appuntamento a Meolo per una prima assemblea pubblica di verifica.

Giovanni Monforte

 

Al gelo aspettando il bus sostitutivo

Una donna incinta fra i turnisti beffati: inutile attesa da mezzanotte alle due

Sono arrivati a piazzale Roma, all’altezza della fermata Sita, per prendere l’autobus sostitutivo che avrebbe dovuto riportarli nel Veneto Orientale. Ma del pullman, previsto in partenza a mezzanotte e 21 di domenica, non c’era traccia. Il primo giorno del nuovo orario cadenzato si è tramutato subito in una beffa per i turnisti. A denunciare l’accaduto è il Comitato Pendolari del Veneto Orientale, che ha raccolto sulla propria pagina Facebook le segnalazioni di numerosi utenti.

«Alle 0.10, insieme a molti altri pendolari, mi sono recato a prendere l’autobus sostitutivo del treno per tornare a San Donà», ha raccontato un pendolare, «eravamo in molti, tra cui una futura mamma incinta di sette mesi. Abbiamo aspettato fino alle 2 di notte, al freddo e senza nessuna possibilità di parlare con qualcuno delle Ferrovie. Dell’autobus neppure l’ombra e così siamo stati costretti a scomodare altre persone perché ci venissero a prendere per tornare a casa».

I pendolari peraltro segnalano che la fermata dell’autobus è male indicata. Alcuni utenti hanno comunicato già ieri il disservizio alla Regione, mentre altri si sono rivolti agli uffici dell’assistenza alla clientela. Ai pendolari è stato assicurato che l’autobus sarà attivo già da oggi.

(g.mon.)

 

LUNEDì DI SOFFERENZA

Sciopero del trasporto pubblico

Vaporetti e bus fermi (9-13), stop all’extraurbano Atvo (16,30-20,30)

Ancora una giornata di sofferenza per chi usa i mezzi pubblici per spostarsi: oggi c’è uno sciopero nazionale per il rinnovo del contratto, atteso ormai da 6 anni. Lo sciopero interesserà dalle 9 alle 13 il trasporto urbano e dalle 16.30 alle 20.30 l’ extraurbano. A proclamare la giornta di astensione dal lavoro sono stati i sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Fna-Ugl, Faisa-Cisl. Per quanto riguarda la situazione di Venezia, lo sciopero avrà modalità specifiche per ogni settore. Cominciamo dai vaporetti e dagli autobus Actv: il servizio di movimento automobilistico e di navigazione, i servizi di manutenzione turnisti e i servizi di biglietteria distaccati Vela saranno interessati dallo sciopero dalle 9 alle 13: i rimanenti lavoratori dei settori non turnisti, vale a dire personale amministrativo, impiegatizio, usiliario, servizi di manutenzione, distaccati delle biglietterie di Vela, saranno interessati dall’agitazione sindacale nelle prime quattro ore del loro turno di servizio. Per quanto riguarda Alilaguna, Linea spa, Nordest mobility, Jjtaca e Pmv il servizio di queste altre aziende di trasporto lagunare sarà interessato dallo sciopero dalle 9 alle 13 e negli impianti fissi nelle prime 4 ore del turno di lavoro. Chiudiamo con il trasporto extraurbano: il servizio di trasporto extraurbano dei pullman di Atvo, le biglietterie e i verificatori saranno interessati oggi dallo sciopero tra le 16.30 e le 20.30, mentre per gli addetti negli impianti fissi, leggi officine e impiegati, braccia incrociate nelle ultime quattro ore del turno di lavoro.

 

Treni cadenzati. Oggi all’alba la prova del nove

Avvio soft ieri, complice la giornata festiva

Le coincidenze costituiscono l’incognita maggiore. Primi problemi nel veneziano

Dopo tante polemiche, che si trascinano minimo da cinque mesi, ieri è entrato in vigore il nuovo orario annuale delle Ferrovie dello Stato e quello cadenzato dei treni regionali. Ieri, giorno festivo, non si sono registrati problemi, ma la prova del nove ci sarà solo oggi, in particolare nelle prime ore del mattino, quando prenderà il via anche il nuovo orario nei giorni feriali, molto più capillare rispetto a quello che resterà in vigore al sabato, alla domenica ed in tutti i giorni festivi. Da ricordare, da subito, alcuni orari fissi giornalieri, che riguardano i padovani che prendono il treno in stazione.

I regionali per Bologna partono (quasi ogni ora) al minuto 10; i locali veloci per Vicenza-Verona, senza fermate sia a Mestrino che a Grisignano e a Lerino, al minuto 38; quelli per Camposampiero, Castelfranco, Montebelluna, Feltre, Belluno al 29 e quelli per Mestre e Venezia Santa Lucia al 21. Verso Venezia, il primo treno locale per la città lagunare è alle 5.05; il primo per le Dolomiti alle 5.29; il primo per Monselice, Rovigo, Bologna alle 6.10 (con arrivo alle 7.43). Ancora, per Verona alle 6.38; per Treviso, via Castelfranco-Paese, alle 6.46 (l’arrivo è previsto alle 7.51), mentre il convoglio per Bassano del Grappa parte alle 6.16. Più o meno immutati gli orari mattutini delle Prime Frecce Argento per Firenze Santa Maria Novella-Roma Termini: la partenza è alle 5.53 con arrivo nella capitale alle 9.10 ed alle 6.42, con il treno non stop che arriva a Termini alle 9.35. In pratica si vola perché i cinquecento chilometri tra la città del Santo e quella del Papa vengono percorsi in meno di tre ore. La Prima Freccia Bianca, invece, per Milano/Torino resta alle 6.48 (l’arrivo previsto è alle 10.50). Il primo Italo, del Nuovo trasporto viaggiatori, parte alle 6.53 ed arriva a Roma Ostiense alle 10.25.

Leggendo attentamente il nuovo orario si nota, purtroppo un’altra sorpresa. Alla sera l’ultimo treno regionale parte da Venezia Santa Lucia alle 22.05 non solo la domenica, ma anche al sabato. Ed infine l’orario cadenzato resta un rebus per le coincidenze. «Come sono state programmati i trasbordi da un treno all’altro?» domanda Ilario Simonaggio, segretario regionale Filt «a questo punto non ci resta che aspettare di verificare quello che succederà oggi in tutte le stazioni del Veneto».

Felice Paduano

 

Quattro ore di sciopero per tram e bus

Dalle 8.30 alle 12.30 in Aps Holding e dalle 8.15 alle 12, in BusItalia, tram e bus con il contagocce a causa del nono sciopero nazionale, indetto da Cgil, Cisl ed Uil, per sollecitare il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, scaduto da sei anni. In città e nelle province di Padova e Rovigo lo sciopero assume anche un connotato prettamente territoriale perché, da mesi, è in atto la tenace protesta degli autoferrotranvieri per modificare il progetto di fusione tra Aps Holding ed ex Sita. In BusItalia la mobilitazione è appoggiata anche dal sindacato di base Adl/Cobas, i cui attivisti, guidati da Stefano Pieretti, terranno un presidio, dalle nove in poi, davanti ai cancelli degli uffici di via del Pescarotto. «Non è possibile che gli autisti dell’ex Sita, a parità di lavoro, ricevano uno stipendio con 250 euro in meno rispetto a quello dei colleghi dell’Aps» dice Pieretti.

(f.pad.)

 

E sui binari è già guerra al “cadenzato”

Notturni soppressi, caos per le corse sostitutive mai partite. E per protesta tutti sull’ultimo treno 

Non si placano le proteste dei pendolari trevigiani per l’introduzione dei nuovi orari cadenzati dei treni. Disservizi, ritardi e lunghe attese sembrano essere già cominciati. La denuncia arriva dal “Comitato pendolari del Veneto orientale” che lamenta il caos di ieri sera quando alcuni treni sono stati sostituiti da autobus che non sarebbero mai arrivati. Sabato una singolare protesta: un gruppo di viaggiatori ha preso in massa l’ultimo… ultimo treno da Venezia a Treviso, in partenza alle 23.56, ora cancellato. Si temono problemi anche per le giornate feriali, a partire da oggi, vero banco di prova del nuovo piano ferroviario. I primi a non credere nella bontà dei nuovi orari sono gli habitué.

«La verità è che si lasciano liberi i corridoi per i treni veloci, le varie “frecce”. Di fatto dalla stazione di Mogliano ci saranno meno treni per Venezia. Per la tratta Treviso-Venezia se prima c’era un buco di un’ora e quaranta adesso saremo sguarniti di un treno per ben due ore, dalle 9.34 alle 11.34. Una vergogna se si pensa che parliamo di una città strategica anche per l’economia della Marca, molti turisti infatti non dormono in laguna ma negli hotel dell’entroterra e di fatto si trovano a piedi», spiega Luigi Podda, docente all’università di Padova e pendolare da trent’anni. Non crede alle migliorie apportate dalla riorganizzazione di Trenitalia nemmeno Claudio Peris, portavoce dei pendolari del capoluogo: «È inaccettabile che Treviso non abbia un treno dopo le 23. Così si isolano le città impedendo qualsiasi attività culturale e turistica. Non si fa altro che danneggiare un territorio e la sua economia. Inutile parlare di metropolitana di superficie se poi ci si ritrova ad avere meno treni e più disservizi».

Valentina Calzavara

 

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