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Gazzettino – A Marghera tangenziale chiusa per 2 weekend

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9

apr

2015

L’INTERVENTO

In direzione Padova stop dalle 22 di sabato alle 4 di lunedì. Poi toccherà alla carreggiata in direzione Trieste

MESTRE – Tecnici del consorzio di bonifica al lavoro per mettere in sicurezza dal punto di vista idraulico tutta l’area di Marghera, per questo saranno chiuse due tratte della tangenziale di Mestre nei prossimi due weekend. Gli uomini di «Acque Risorgive» stanno effettuando dei lavori di ricalibratura del corso d’acqua Fossa, che attraversa la tangenziale in prossimità del sovrappasso di via Bottenigo a Marghera.

La A57 chiuderà dunque la propria carreggiata ovest (direzione Padova) dalle ore 22 di sabato 11 aprile alle ore 4 del mattino di lunedì 13 aprile. La carreggiata est (direzione Trieste) sarà invece chiusa dalle ore 22 di sabato 18 aprile alle ore 4 di lunedì 20 aprile. Durante il periodo di chiusura il traffico sarà deviato sulla rotonda di Marghera per poi proseguire sulla strada statale Romea, sulla camionabile «Marghera-Spinea» e rientrare in autostrada al casello di Mira.

L’intervento concordato da Cav e Acque Risorgive prevede la realizzazione dell’attraversamento dell’autostrada con una nuova condotta che andrà a sostituire l’esistente manufatto ormai insufficiente a contenere il transito delle portate di piena.

«Modalità e tempi di intervento sono stati concordati con la società Cav per limitare al massimo il disagio agli utenti» fa sapere Acque Risorgive. Il direttore del Consorzio, Carlo Bendoricchio, entra nel dettaglio: «Grazie all’utilizzo di moderne tecnologie ed un impiego massiccio di uomini e mezzi riusciremo a realizzare l’intervento nell’arco di due fine settimana».

Questi lavori rientrano nel più ampio progetto di completamento della ricalibratura della Fossa di Chirignago (importo di 1.3 milioni di euro, termine previsto il prossimo giugno). Già nel 2007 era stato tombinato il canale nel tratto compreso tra via Trieste e la tangenziale di Mestre. Ora lo scopo del nuovo intervento è quello di aumentare l’efficienza idraulica del canale di bonifica, fondamentale per il drenaggio di un’area densamente urbanizzata e già duramente colpita da fenomeni di allagamento.

Gabriele Pipia

 

Ci sarà una verifica tecnica sulla possibilità di utilizzare il cavalcavia di San Giuliano in promiscuo col tram. Altre ipotesi allo studio In ritardo i lavori per la pista sul ponte

IN AGITAZIONE – I ciclisti vogliono avere una possibilità reale di andare in bici a Venezia

Zappalorto apre alle associazioni dei ciclisti. Si potrà andare in bici fino a Venezia passando per il cavalcavia di San Giuliano. Le ipotesi allo studio sono due: far correre in promiscuo bici e tram sul cavalcavia di San Giuliano, con il semaforo chiesto dalle associazioni, e utilizzare lo spazio sterrato tra la ferrovia e via della Libertà per unire il ponte con i piedi del cavalcavia di San Giuliano per chi viene da Venezia. Sono comunque in ritardo i lavori per la pista ciclabile sul ponte.

IL PROGETTO – Un semaforo per consentire la coabitazione ciclisti/tram

RITARDI – Il pezzo della pista a sbalzo pronto solo dopo l’estate

ALTRA RICHIESTA «Fateci usare lo spazio sterrato tra la ferrovia e via della Libertà»

Le associazioni hanno incontrato il commissario: c’è un’apertura sulla possibilità di utilizzare in promiscuo il cavalcavia di S. Giuliano

In bici fino a Venezia Ora c’è una soluzione

Si potrà andare in bici fino a Venezia passando per il cavalcavia di San Giuliano. È molto probabile, ed è la prima vittoria delle associazioni di ciclisti.

D’altro canto far partire il tram per Venezia e vedere che sulle prime pagine dei giornali si scrive che Venezia è vietata alle bici, e per giunta per colpa proprio del tram, è una brutta figura mondiale che il commissario prefettizio Vittorio Zappalorto ha cominciato a prendere in considerazione. Per questo il sub commissario Natalino Manno, assieme ai tecnici dei Lavori Pubblici e della Mobilità, ha convocato con urgenza i comitati dei ciclisti.

«Ci siamo visti l’altro ieri a Ca’ Farsetti. Per la verità era già più di un mese che avevamo sollevato la questione ma è meglio tardi che mai, anche perché il momento dell’avvio della nuova linea del tram si avvicina sempre più» raccontano i portavoce dei comitati.

Le ipotesi allo studio sono già due: far correre in promiscuo biciclette e tram sul cavalcavia di San Giuliano, con il famoso semaforo chiesto dalle associazioni, e utilizzare lo spazio sterrato tra la ferrovia e via della Libertà per poter unire il ponte con i piedi del cavalcavia di San Giuliano per chi viene da Venezia. Questa seconda ipotesi prevede che i ciclisti possano continuare a utilizzare il lato nord del ponte per andare a Mestre e quello sud per andare a Venezia.

«In ogni caso dovranno continuare a farlo perché, ci hanno detto all’incontro, la nuova pista ciclabile è in forte ritardo – spiegano Gianfranco Albertini, Biagio D’Urso e Giampietro Francescon per il Coordinamento delle associazioni -: addirittura il pezzo della pista a sbalzo sul ponte, che avrebbe dovuto essere aperto per l’entrata in funzione del tram, non lo sarà per l’estate. E poi il pezzo dai Pili a via Torino è in alto mare perché, anche se il Comune ha la disponibilità dell’area di Brugnaro e ha pure i soldi necessari, ci sono problemi legati alla morfologia del terreno».

Verrebbe da chiedersi come mai se ne siano accorti solo ora che mancano, si spera, solo due mesi all’avvio del tram. «La parte a sbalzo, dicono, è in ritardo per colpa dell’Ilva che non ha mandato per tempo i supporti di acciaio, da fissare sul ponte, che sosterranno le assi di legno. Per il resto non sappiamo».

Anche volendo, dunque, sarebbe impossibile raggiungere Venezia in bici passando per via Torino,. il sottopasso della stazione di Marghera, il Vega e via della Libertà fino ai Pili. Perché, appunto, la pista chissà quando sarà pronta.

La settimana prossima si terrà un sopralluogo congiunto tra associazioni, sub commissario e tecnici del Comune per decidere cosa sia meglio fare. E a quel punto, oltre alle due ipotesi già avanzate, i ciclisti torneranno all’attacco chiedendo di far salire le bici in tram sul tratto San Giuliano-Venezia: «L’Atm di Milano già lo fa nelle prime ore del mattino e durante i fine settimana. È una cosa fattibilissima ed è utile alle famiglie con bambini che non si fidano di percorrere il cavalcavia sapendo che ci sono tempi stretti tra un tram e l’altro, e anche per i più anziani».

Elisio Trevisan

 

Le associazioni dei ciclisti lanciano un appello per la sicurezza. Domani flash mob a San Giuliano

Interpellanza delle associazioni dei ciclisti al prefetto Cuttaia per chiedere un suo intervento presso il Comune per trovare una soluzione per il ponte della Libertà, la cui pista ciclabile in costruzione rischia di essere insicura per migliaia di persone, senza un collegamento con via Torino e il Vega, che esiste solo sulla carta.

Le associazioni dei ciclisti stimano in almeno 75 mila le persone che usano la bici per imbarcarsi sui ferry boat per Lido e Pellestrina ( i dati sono del 2014 e sono stati forniti da Actv).

Nella lettera partita ieri, spiegano: «Non esistendo oggi, né essendo previsto a breve termine, un percorso protetto dedicato esclusivamente alle biciclette, i ciclisti (tra cui numerose famiglie con bambini) sono costretti a percorrere il sedime stradale in promiscuità con automobili e mezzi pubblici. L’entrata in servizio del tram previsto per l’inizio del mese di giugno, non farà che aggravare la già critica situazione attuale».

Non esistono «le condizioni di sicurezza per andare in bici», dicono, sul Ponte della Libertà, con l’aggravante che con l’arrivo del tram a Venezia diventerà inutilizzabile anche il cavalcavia di San Giuliano.

A Cuttaia, quindi, le associazioni chiedono «un incontro diretto. Chiediamo di verificare la situazione esistente e futura per quanto concerne la sicurezza che va garantita a tutti i cittadini e ai turisti che intendono muoversi in bicicletta tra Venezia e la terraferma».

Un incontro è stato chiesto da tempo, ma senza risposta, anche al commissario Zappalorto al quale le associazioni dei ciclisti, dopo la protesta del 21 marzo con 200 persone sul ponte, vorrebbero proporre anche delle soluzioni alternative.

E la mobilitazione continua con un flash mob previsto per sabato mattina a San Giuliano, un carosello di biciclette a cui seguirà un intervento di “pulizia” sulla banchina nord del ponte, che potrebbe rivelarsi una delle soluzioni al problema ovvero i ciclisti pensano di proporne l’utilizzo per le due ruote.

E le associazioni cercano anche di organizzare un confronto con i candidati sindaco, per capire le loro intenzioni. Sabato 9 maggio, invece la giornata sarà tutta delle bici a Mestre, perché in occasione di “Bimbinbici” della Fiab a Mestre potrebbero essere organizzate altre azioni di protesta a sostegno del collegamento ciclabile tra terraferma e centro storico.

(m.ch.)

 

Gazzettino – Venezia. Pista ciclabile, sprint dal Prefetto.

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31

mar

2015

IL CASO DEL PERCORSO SUL PONTE DELLA LIBERTA’

E adesso tocca al Prefetto cercare di raffreddare la patata bollente della pista ciclabile sul ponte della Libertà. I ciclisti di sicuro non mollano e mentre le associazioni hanno avuto il mandato di continuare con manifestazioni di protesta di ogni tipo – dai flashmob alle biciclettate davanti al tram in corsa – ecco la richiesta di incontro con il Prefetto, Domenico Cuttaia, al quale le associazioni di ciclisti porranno il tema della sicurezza sul ponte della Libertà.

Un tema “prefettizio” che nasce dal fatto che fra un po’ non sarà più possibile – fisicamente – raggiungere Venezia in bicicletta. L’impedimento alla mobilità di fatto si configura come un reato e il Prefetto può essere chiamato a mettere in atto tutti gli accorgimenti perchè i cittadini ciclisti siano posti nelle condizioni di poter usufruire liberamente di un pezzetto di territorio. La questione è meno campata in aria di quel che si pensi, dal punto di vista giuridico, dal momento che, se entrasse in funzione il tram domani mattina, i ciclisti si troverebbero nelle condizioni di non poter utilizzare nè il ponte della Libertà nè la pista ciclabile sul ponte della Libertà, che non è ancora finita. E siccome il diritto alla mobilità – la libertà di circolazione – è sancito dalla Costituzione italiana e previsto da tutte le normative europee, il Comune di Venezia potrebbe trovarsi nei guai.

Prima dell’intervento del Comune, infatti, a Venezia si riusciva ad andare in bici mentre dopo l’intervento per la realizzazione della pista ciclabile, non ci si riesce più. Come la mettiamo? Chi deve essere chiamato a rispondere di un progetto che di fatto limita al possibilità di spostarsi in bici?

In ogni caso anche l’intervento del Prefetto serve a tener alta la tensione e a costringere il Comune ad affrontare il problema. Che non è di poco conto visto che nei sei mesi “caldi” sul ponte della Libertà passano circa 25 mila ciclisti. Ci sono periodi, in estate, che dal Tronchetto partono infatti battelli pieni solo di ciclisti. Certo l’ipotesi di far salire le bici in tram non può funzionare e dunque, se si vuole far passare le biciclette sul cavalcavia di San Giuliano, l’unica possibilità è quella del semaforo a tempo. Se la frequenza delle corse per Venezia è di 10 minuti infatti, c’è tutto il tempo per un esercito di bici di passare sul cavalcavia e raggiungere la pista ciclabile – sempre ammesso che per il 1. di giugno sia finita. Ma è chiaro che da questo momento in poi è corsa contro il tempo perchè il tram dovrebbe essere pronto a correre verso Venezia il 1. giugno. Esattamente in coincidenza con le grandi transumanze di ciclisti da Mestre verso il Lido di Venezia via ponte della Libertà.

 

Il caso dell’ospedale dell’Angelo: negli interrati parcheggiare costa salato

A Mestre un altro esempio di parcheggio costoso, quanto le strisce blu rincarate dal commissario Zappalorto, lo si trova all’ospedale dell’Angelo. Ospedale pubblico ma costruito con il project financing e quindi, i privati gestiscono i servizi e il parcheggio si paga.

Dalla sua apertura. Ogni ora o frazione di sosta nel seminterrato dell’ospedale costa 1 euro; tariffa massima di 6 euro.

Nel seminterrato della Banca degli occhi la tariffa massima giornaliera è di 10 euro. A gestirlo è la Apcoa e il parcheggio a pagamento è l’unica soluzione per accedere all’ospedale.

Peccato che in altri ospedali, come Treviso, gli utenti non paghino assolutamente nulla.

Molti, per risparmiare, lasciano l’auto all’Auchan, dove la sosta nei parcheggi del centro commerciale è gratuita, e fanno una passeggiata di pochi minuti per raggiungere la struttura sanitaria. Chi invece accompagna persone anziane, malate o con difficoltà di deambulazione, paga: e allora capita che una permanenza di appena 25 minuti nel parcheggio dell’Angelo costi 1 euro.

 

Nuova Venezia – Ciclisti infuriati paralizzano il traffico

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22

mar

2015

La protesta degli amanti delle due ruote contro l’assenza da San Giuliano a Piazzale Roma di un collegamento sicuro

Ennesima mattinata di disagi e rallentamenti lungo il ponte della Libertà, tra Mestre e Venezia, dove anche ieri automobili, autobus e scooter sono stati costretti a scalare le marce ed armarsi di una buona dose di pazienza prima di riuscire a raggiungere piazzale Roma; questa volta, però, a tenere in ostaggio il traffico non è stato un incidente stradale o un cantiere aperto, quanto piuttosto un esercito di ciclisti inviperiti, che hanno occupato le corsie dell’unico collegamento tra laguna e terraferma per protestare contro l’impossibilità dei mezzi a pedali di raggiungere Venezia in sicurezza e da maggio al divieto di salita sul cavalcavia di San Giuliano, causa il passaggio del tram.

Partiti alle 9.30 da piazza Barche, i manifestanti hanno raggiunto Venezia intorno alle 10.45, dopo un veloce raggruppamento all’altezza della Porta Blu del parco. I circa duecento “centauri a pedali”, scortati dalla polizia municipale ed equipaggiati con fischietti e bandiere dalla Fiab, la federazione degli amici della bicicletta, hanno impiegato poco più di mezz’ora a percorrere tutto il ponte, causando massicci rallentamenti soprattutto nel tratto finale, dove gli operai al lavoro per la ciclabile hanno da giorni chiuso una delle corsie, creando quindi un collo di bottiglia che non ha certo aiutato la viabilità.

Dopo una sosta di circa un quarto d’ora davanti alla rampa che conduce in fondamenta Santa Chiara i ciclisti hanno fatto dietro front e sono ripartiti alla volta di San Giuliano, spostando quindi la manifestazione sull’altra carreggiata del ponte.

Da anni il “popolo delle due ruote” chiede una pista ciclabile sicura e definitiva per raggiungere la laguna, ma invece di migliorare la situazione pare destinata a complicarsi sempre di più; al ritardo nella realizzazione dell’ormai celebre “passerella” che dovrebbe correre a ridosso della struttura storica del ponte, e che sembra condannata a non vedere la luce prima del 2017, si va ora ad aggiungere il divieto per le biciclette di circolare sul cavalcavia di San Giuliano: l’arrivo del tram e le carreggiate ristrette, infatti, renderebbero troppo rischiosa la convivenza tra i mezzi a motore e le fragili due ruote e, in mancanza di alternative, raggiungere la laguna a colpi di pedale è diventato di fatto impossibile e pericoloso perché manca comunque il tratto di ciclabile di innesto al ponte. Ma i fedelissimi della bicicletta non si arrendono e si dicono già pronti a nuove proteste.

Giacomo Costa

 

Il popolo delle bici all’attacco: Zappalorto non ci ha mai ricevuto

«Un divieto al posto della pista»

«Pmv e il Comune avevano immaginato una pista ciclabile già pronta per l’arrivo del tram a Venezia, ma tutto quello che abbiamo ora è un divieto»: così gli organizzatori del corteo a pedali che ieri ha occupato il ponte della Libertà descrivono la difficile situazione che si è venuta a creare a cavallo tra Mestre e Venezia dopo l’estromissione delle biciclette per motivi di sicurezza.

«Chiedevamo due piste a senso unico», proseguono i ciclisti, «una per ciascun lato del ponte, ma abbiamo dovuto accontentarci della singola passerella esterna, che comunque ancora non si vede. Vietare completamente la circolazione a pedali, però, è veramente troppo: da quasi due mesi chiediamo udienza al commissario Vittorio Zappalorto, ma non ci ha mai degnato di una risposta. Eppure se ci ascoltasse scoprirebbe che le alternative al divieto esistono: si potrebbero realizzare attraversamenti semaforizzati a San Giuliano e a piazzale Roma, ad esempio, oppure ricavare nuovo spazio cancellando la corsia riservata ad autobus e taxi, a ridosso del Tronchetto».

Non riuscendo a dialogare con l’attuale gestione comunale, i ciclisti sperano di trovare migliori interlocutori nei candidati sindaci, che vogliono a breve invitare a un’assemblea pubblica proprio per discutere di queste problematiche.

«Se non ci lasciano andare con le nostre forze», concludono i manifestanti, «ci concedano almeno di salire sui mezzi pubblici con la bici: in altre città del mondo è la norma, qui sembra di chiedere la luna».

(g.co.)

 

In 250 su due ruote per reclamare la pista ciclabile sul Ponte della Libertà. È la “biciclettata” di protesta organizzata ieri mattina da Mestre a Venezia con il titolo “Su e zo per el ponte, in bici tra Mestre e Venezia”, una delle iniziative delle associazioni che si battono per ottenere un percorso sicuro per raggiungere il centro storico. Dopo la protesta notturna, durante la prova elettrificata del tram, gli amanti delle due ruote sono quindi tornati a farsi sentire con una pedalata pacifica.

 

Protesta delle due ruote in corteo sul Ponte: «Vogliamo la ciclabile»

Il primo della fila sale sul ponte della Libertà alle 10.20 per sbarcare in piazzale Roma alle 10.37. Diciassette minuti quindi, con un’andatura lenta ma costante, per passare dalla terraferma al centro storico. Per farlo, però, le 250 persone che hanno aderito alla «biciclettata» di protesta devono utilizzare una delle due corsie, rallentando il traffico e provocando qualche coda soprattutto nel tratto finale, quando devono imboccare un’unica corsia. “Su e zo per el ponte, in bici tra Mestre e Venezia” è una delle iniziative delle associazioni che si battono per ottenere un percorso sicuro che permetta a ciclisti e pedoni di raggiungere il centro storico. A convincerli a farsi sentire, è l’imminente arrivo a Venezia del tram che, quando entrerà in funzione, renderà difficile la vita dei ciclisti.

Dopo la protesta notturna, quando con le bici hanno “disturbato” la prova elettrificata del tram, gli amanti delle due ruote sono quindi tornati a farsi sentire con una protesta pacifica alla quale hanno partecipato intere famiglie. Tutti, o quasi, con il gilet giallo fluo di Fiab (una delle associazioni organizzatrici), bandiere, volantini e trombette da stadio, sono partiti da piazzetta Coin alle 9.30 per poi fare tappa a San Giuliano. Da lì sono partiti per la fase finale del percorso e, schivando la monorotaia, hanno raggiunto il ponte della Libertà per toccare al volo piazzale Roma e ritornare al parco dove hanno sciolto il corteo.

Nel gruppo di testa c’è anche Gian Pietro Francescon, anima della manifestazione.

«Vogliamo poter arrivare a Venezia in bici anche in presenza del tram – spiega – Siamo l’unica città in cui questo tipo di mobilità non è sviluppato. Girando l’Europa si scopre che altrove, con la bici, è possibile anche salire in tram e metropolitana».

Ora si punta a nuove iniziative, per portare la protesta fuori dai confini veneziani. Qualche metro più indietro c’è Ilaria, che non è di Venezia ma ha deciso di unirsi alla manifestazione per portare la voce della futura Città metropolitana.

«Abito in Riviera del Brenta ma d’estate mi piace andare al Lido in bici – commenta – Il problema è che di sera, quando torniamo, il tragitto è estremamente pericoloso. Sarebbe molto sfruttato, anche dalle persone dei comuni della terraferma, un tragitto sicuro che permetta di raggiungere Venezia».

Tra i manifestanti sulle due ruote anche uno dei due candidati sindaci del Movimento 5 stelle, Davide Scano che, bici alla mano, ha anche pensato di scattare una foto sul ponte di Calatrava.

«L’obiettivo – spiega il M5s Venezia – è ottenere al più presto un percorso dedicato completamente alle due ruote e in totale sicurezza. Ovvero, tutto quello che attualmente non c’è».

 

Nuova Venezia – Pista ciclabile, il progetto nel cassetto

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21

mar

2015

Giampaolo Mar e Franco Pianon: «Il Comune ha dimenticato la nostra proposta». Sottopasso ed energia ricavata dal sole

VENEZIA – Un progetto di pista ciclabile rimasto nel cassetto. Eppure era stato presentato in pompa magna in Comune con sindaco, assessori, Soprintendenza. Ma il Comune ha scelto di farselo «in casa», provocando le proteste dei ciclisti. Perché sulla pista ciclabile non si arriva da Mestre in bici. Bisogna attraversare la strada o prendere il tram.

Adesso i progettisti – l’architetto Giampaolo Mar e l’ingegnere Franco Pianon – hanno deciso di tirare fuori gli elaborati del progetto di massima donati al Comune e di presentarli ai commissari.

«Il motivo? Che quel progetto prevedeva di realizzare la pista a sbalzo, a lato del ponte della Libertà», ricorda Mar, autore tra l’altro del progetto della nuova Stazione Marittima e dell’aeroporto Marco Polo, «e di dotarla di pannelli fotovoltaici trasparenti che avrebbero raccolto energìa in quantità sufficiente per illuminare l’intero ponte della Libertà, piazzale Roma e il parco di San Giuliano».

Non basta, perché la ciclabile, il cui progetto venne avviato nel 2003 dal Collegio degli ingegneri veneziani, prevedeva anche il passaggio dal lato sud al cavalcavia di San Giuliano attraverso un sottopasso protetto che avrebbe sfruttato le arcate in mattoni del ponte, costruito dal Fascismo negli anni Trenta. La posizione della pista, leggermente ribassata rispetto alla sede stradale, consente anche di “riparare” i ciclisti dai venti dominanti di bora.

«Ma soprattutto», precisa Pianon, «si trattava di una vera pista, larga 5 metri e realizzata con materiali leggerissimi, fibre di carbonio. Che potrebbe funzionare anche come via di fuga nel caso di incidenti o blocchi del ponte».

Il parere al progetto era stato inizialmente positivo da parte della Soprintendenza. Che poi aveva avanzato dubbi di carattere paesaggistico.

«Ma le strutture non si vedono, sono in corrispondenza dei piloni», dice Mar, «e in cambio avremmo avuto una vera pista ciclopedonale per poter raggiungere Venezia in bicicletta dal parco di San Giuliano».

Il costo iniziale, circa 20 milioni di euro, era stato poi dimezzato. Circa dieci milioni, forse ancora “trattabili” per il concorso degli sponsor. Un investimento ammortizzabile anche per l’utilizzo dell’energìa solare.

«Ma in modo inspiegabile», dicono Mar e Pianon, «nessuno dal Comune ci ha più contattati. Eppure il progetto lo avevano richiesto loro, e non costa nulla. Così si sprecano energie. Per avere, alla fine, una pista ciclabile piccola e incompleta. Una grande occasione sprecata».

 

Tutti in bici oggi sul ponte della libertà

VENEZIA – Partenza oggi alle 9.30 da piazzetta Coin a Mestre e alle 10 dalla Porta blu del Parco di San Giuliano. Doppio concentramento per la manifestazione dei ciclisti cittadini che tornano a percorrere tutti assieme il Ponte della Libertà fino a piazzale Roma. Per chiedere un collegamento sicuro per pedoni e ciclisti tra centro storico e terraferma.

Amici della bicicletta e le associazioni Rosso Veneziano, Pedale Veneziano, La Salsola, Arte in Bici, i camminatori del Nordic Walking Mestre, S.C. Favaro Veneto, Amici delle Arti, Legambiente, Unione Ciclisti Lido di Venezia, Venezia Triathlon ed Ecoistituto del Veneto si sono alleati tra loro e con il sostegno di vari tour operator che si occupano di cicloturismo, protestano stamani per chiedere di risolvere la situazione di «pericolo che si verrà a creare con l’entrata in servizio del tram».

I cantieri sul ponte sono in corso ma manca un collegamento sicuro con Mestre. La protesta di oggi è la prima di una serie di iniziative.

Alberto Vitucci

 

DOLO – Gli uffici postali di Noale, Dolo e Mirano metteranno dalla prossima settimana a disposizione dei cittadini il nuovo servizio WiFi gratuito. Poste Italiane comincerà ad installare le connessioni a partire da domani. Basterà registrarsi comunicando il proprio numero di telefono mobile al quale verrà inviato un messaggio con le credenziali per l’accesso al WiFi. A quel punto, attraverso smartphone, tablet o pc sarà possibile navigare in internet, dialogare sui social network o lavorare in attesa del proprio turno allo sportello.

«Il progetto WiFi che presentiamo oggi» dice Francesco Caio, amministratore delegato di Poste Italiane «rientra nella missione che ci siamo dati per i prossimi anni nel Piano strategico Poste 2020: vogliamo essere gli architetti di un’Italia più digitale, includendo tutti, con particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione, per aiutare il Paese nel passaggio dall’economia tradizionale a quella digitale».

In provincia di Venezia il servizio sarà disponibile a breve a Venezia Centro e piazzale Roma, Mestre centro e via Torino, San Donà, Sottomarina, Chioggia, Lido di Jesolo, Portogruaro, Cavarzere, Favaro.

(a.ab.)

 

GIUSTIZIA – Sempre meno cancellieri per svolgere il lavoro che riguarda anche Mestre e Dolo

L’ufficio del giudice di pace è al collasso. Da circa un anno, dopo l’abolizione della sede staccata di Mestre e di quella di Dolo, accentrate nel nuovo palazzo di Riva di Biasio, a Venezia, i tempi deposito dei provvedimenti sono aumentati a dismisura in quanto non c’è sufficiente personale di cancelleria. I dipendenti a disposizione sono soltanto quelli che, prima dell’unificazione, operavano a Venezia e si occupavano di procedimenti civili e penali del centro storico.

Il personale un tempo in servizio a Mestre e Dolo ha chiesto il trasferimento in altre sedi e così, i cancellieri veneziani devono farsi carico, a parità di organico, almeno del triplo del lavoro.

La conseguenza è disastrosa: avvocati in coda per ore, ogni giorno, per effettuare un deposito atti, una richiesta di copie o un semplice ritiro, anche perché vi sono soltanto due funzionari autorizzati a ricevere gli atti, uno dei quali sta per andare in pensione; l’altro avrebbe già chiesto il trasferimento.

Ma non basta: un ricorso per decreto ingiuntivo mediamente viene emanato dopo oltre 120 giorni dal deposito (in Tribunale basta una settimana circa); per ottenerne le copie autentiche per la notifica è necessario attendere anche oltre un mese, con il rischio di non riuscire a notificarle entro i termini di legge; i fascicoli già in decisione sono moltissimi, anche da oltre un anno; le sentenze, una volta depositate in cancelleria dal giudice, restano in attesa di essere pubblicate per moltissimi mesi, anche un anno.

Una situazione simile si è verificata lo scorso anno a Roma, dove l’Ordine degli avvocati ha stipulato una convenzione con l’Ufficio giudiziario assumendo del personale a tempo determinato per procedere all’immediata pubblicazione delle sentenze in arretrato e, in pochi mesi, l’emergenza è stata risolta. Il nuovo presidente della Camera civile, l’avvocato Giorgio Battaglini, ha già preso contatti con il presidente del Tribunale, Arturo Toppan, per cercare una soluzione, mentre l’Aiga, l’associazione che riunisce i giovani avvocati, ha delegato la collega Carlotta Canal, la quale ha proposto ai colleghi di sottoscrivere un protocollo con cui impegnarsi a mettere in atto una serie di comportamenti per agevolare il lavoro delle cancellerie.

«È necessario studiare quanto prima un progetto di riorganizzazione delle risorse umane e materiali dell’Ufficio, in stretta collaborazione tra gli Uffici Giudiziari, gli Enti locali e le varie componenti rappresentanti dell’Avvocatura», dichiara l’avvocato Battaglini. Ma se il ministero non metterà a disposizione il nuovo personale richiesto dal presidente Toppan, molti servizi sono a rischio.

 

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