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Oggi il passaggio a mira

MIRA – Parte da questa mattina alle 7.15 dal Municipio di via Palazzo a Mestre la staffetta ciclistica per dire No all’autostrada Orte-Mestre (la Romea Commerciale recentemente approvata dal Cipe), promossa dal Comitato Opzione Zero e dalla Rete Nazionale Stop Orte Mestre.

La carovana costituita da 10 attivisti in bici e due mezzi di appoggio prevede un passaggio anche per la Municipalità di Marghera e poi prima tappa a Mira per un breve incontro con il sindaco, il grillino Alvise Maniero che si è già dichiarato contrario all’opera.

Il gruppo toccherà poi tutti gli altri Comuni interessati dall’opera per consegnare un appello alle amministrazioni locali, alle quali è già stata comunicata l’iniziativa. L’arrivo della prima tappa è previsto a Cesena dopo circa 200 km. La giornata più difficile sarà quella di sabato con l’attraversamento degli Appennini fino a Deruta. Infine la discesa verso Orte, arrivo previsto alle 16 di domenica.

Numerosi i presidi e le iniziative organizzate durante il percorso.

(a.ab.)

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A Fusina sabato una festa con visite guidate e laboratori per bambini: la struttura era attiva dal 1992

È diventata inutile anche per l’aumento della produzione del combustibile derivato dai rifiuti

MARGHERA – La sua realizzazione era stata deliberata nel 1990 dalla Regione Veneto e nel 1992 era entrato in funzione, fra il malcontento dei cittadini e dell’amministrazione veneziana. Da sabato prossimo l’inceneritore di Fusina, capace di bruciare oltre 40mila tonnellate di rifiuti l’anno, si avvia al pensionamento per poi essere spento definitivamente a partire dal 2014 e smantellato da aprile. I 22 addetti verranno ricollocati in Veritas e nell’ecocentro di Fusina. Per l’occasione, proprio sabato Veritas e Ca’ Farsetti propongono inedite visite guidate all’interno del termovalorizzatore (via Geologia 31), in una giornata che comincia alle 10 e termina alle 16 fra caldarroste, bibite e laboratori per bambini. Una vera e propria festa anti-Co2 pensata per celebrare la riduzione di emissioni di anidride carbonica pari, appunto, a circa 40mila tonnellate in meno all’anno.

Ma come verrà sostituito l’inceneritore di Fusina? «La chiusura», spiega l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, «è il frutto una strategia che ha permesso, nel tempo, di compiere i passi necessari per rendere di fatto inutile l’impianto. In particolare, l’aumento della produzione di cdr, combustibile derivato dai rifiuti, che ha in gran parte sostituito il carbone utilizzato dalla centrale Enel di Fusina, e la straordinaria crescita della raccolta differenziata, sono stati i due fattori che hanno contribuito maggiormente a raggiungere l’obiettivo».

In tale contesto, è ormai chiaro che il fiore all’occhiello dell’assessorato e di Veritas è la raccolta differenziata che sta crescendo soprattutto nelle municipalità mestrine. Per intenderci, in terraferma a ottobre ha raggiunto quota 55,8%, l’8% in più rispetto alla media del 2012. Maglia rosa del territorio è Chirignago-Zelarino, grazie all’introduzione dei cassonetti a calotta che hanno portato la differenziata a superare il 72% del totale della raccolta rifiuti. Anche a Favaro i miglioramenti sono notevoli per merito delle calotte messe a luglio 2012 e la differenziata è arrivata al 60,6% dal 52,9 di dieci mesi prima. A Marghera i nuovi cassonetti sono stati introdotti a novembre 2012 e, in un territorio pur difficile per la forte urbanizzazione, il successo è clamoroso con la raccolta differenziata cresciuta del 20% dal 2012 al 2013. A Mestre Carpenedo l’operazione-calotte, iniziata a febbraio di quest’anno, non è ancora completa, quindi la quota è ancora al di sotto del 50% (per l’esattezza, la media 2013 è del 45%) ma ci si attende un incremento sostanzioso nel 2014. In tutto il territorio servito da Veritas la differenziata è giunta al 58% con punte del 75% a Pianiga e a Martellago.

Gianluca Codognato

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FUSINA – L’inceneritore che entro due mesi verrà spento

Da fine gennaio i rifiuti urbani della città non verranno più bruciati

E sabato grande festa a Fusina con visite all’impianto e caldarroste

Dai primi di gennaio a Fusina cominciano a spegnere l’inceneritore che tratta i rifiuti solidi urbani della città e che, finanziato dalla Regione, era stato inaugurato nel 1998.

«Ormai, grazie alla raccolta differenziata e alla produzione di cdr che sostituisce il carbone nella centrale Enel, quell’impianto è diventato inutile, e ora solo il 5% delle immondizie non riusciamo a riciclare e finisce in discarica» ha spiegato l’assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin presentando la festa che si terrà sabato a Fusina e alla quale è invitata tutta la cittadinanza. Per dire addio all’inceneritore e a 60 mila tonnellate l’anno di anidride carbonica, dopodomani dalle 10 alle 16 in via della Geologia 31 visite guidate all’inceneritore e castagne arrostite per tutti.

L’operazione, dunque, porterà benefici all’ambiente e non creerà problemi occupazionali: i 22 dipendenti di Ecosesto, società del gruppo Falk che gestisce l’impianto, verranno ricollocati parte nell’Ecocentro di Fusina, parte direttamente in Veritas.

Veritas nell’Ecocentro produce già 100 mila tonnellate anno di cdr, un combustibile che si ricava, appunto, dai rifiuti; le 50 mila tonnellate di immondizie che non andranno più bruciate nell’inceneritore diventeranno altre 30 mila tonnellate di cdr: 70 mila andranno all’Enel e il resto finisce a cementifici e ad altre centrali termoelettriche.

Quanto alla raccolta differenziata, ha avuto un balzo in avanti con l’introduzione dei cassonetti a calotta (quelli che si aprono con la chiave): a giugno 2012 Veritas è partita con Zelarino-Chirignago che oggi è al 72% di raccolta differenziata, poi ha esteso il servizio alle altre municipalità e ora sta per procedere con Mestre-Carpenedo.

«L’obiettivo è di arrivare al 70% di differenziata in tutta la terraferma; Venezia è un altro discorso, lì si fa la raccolta porta a porta ma i rifiuti dei milioni di turisti che la visitano non si possono differenziare» spiega ancora Bettin.

«Il Veneto è il primo in Italia con una media del 55% di differenziata, l’Austria tocca il 70%, la Germania il 62% ma la media delle altre nazioni è sul 35 o 40%, e in Italia abbiamo Milano con il 36,7% ma la Calabria con il 14% – aggiunge il direttore generale di Veritas, Andrea Razzini che ieri affiancava l’assessore assieme all’amministratore delegato di Ecoprogetto, Adriano Tolomei -. La differenziata e gli altri interventi per il riciclo dei rifiuti, compresa la tracciabilità che garantisce il loro reale riutilizzo, ci hanno consentito di non aumentare la bolletta, almeno da due anni a questa parte».

Elisio Trevisan

 

Chiamata a raccolta anche nell’Alto Trevigiano per la manifestazione di domani a Belluno: inviata una lettera a Venezia con le proposte di modifica degli orari

MONTEBELLUNA – In difesa del trasporto ferroviario. Domani i sindaci bellunesi e dell’Alto Trevigiano, consiglieri regionali e deputati, insieme agli utenti e alle associazioni pro treno, sono invitati alla protesta di Legambiente in difesa del treno. Una manifestazione che partirà in treno dalla stazione di Feltre alle 14.25 (corsa per Calalzo), per concludersi alle 15.30 in municipio a Belluno (il capoluogo è stato eletto capofila della nuova mobilitazione), dove si terrà la riunione dei cosiddetti “sindaci che non vogliono perdere il treno”.

Nel frattempo, agli amministratori di entrambe le province è stata inviata una proposta da inoltrare urgentemente all’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso, contenente le seguenti richieste (scadenza per le osservazioni lunedì 9 dicembre):

ripristino di almeno due coppie dirette Calalzo-Venezia;

mantenimento della corsa 11100 Belluno (6.02) – Venezia – Mestre (7.52), «fondamentale per permettere ai pendolari di arrivare in tempo per lavorare a Venezia»;

possibilità di caricare le bici sul treno su tutti i treni;

istituzione di corse delle corriere per le vallate, in coincidenza con arrivi e partenze dalle stazioni principali;

presentazione di un piano di sostituzione-manutenzione del parco macchine; istituzione di due corse serali: Belluno (20.16) per Conegliano (21.18) e Conegliano (21.41) per Belluno (22.42); un terzo treno in fascia pendolari alla mattina (6.58) da Belluno a Padova per sopperire al sovraffollamento;

anticipare l’arrivo a Padova alle 7.50, accorciando i tempi di percorrenza almeno per questo treno;

aggiungere la corsa delle 16.29 da Padova a Belluno;

migliorare la connessione a Castelfranco per Vicenza-Verona.

Viene richiesto inoltre un periodico report con i seguenti punti: grado di utilizzo del trasporto ferroviario;dati sui servizi e i disservizi.

«Chi domani non potesse prendere il treno a Feltre o nelle altre stazioni sulla tratta», scrivono gli organizzatori della protesta, «è invitato ad attendere in stazione a Belluno l’arrivo del treno alle 15.13, un invito quest’ultimo rivolto soprattutto ai Comuni dell’alta provincia bellunese e della della zona del Vittoriese».

«Il gruppo di associazioni e movimenti di pendolari e appassionati competenti è riuscito a dialogare con Trenitalia e con la Regione per migliorare la prima proposta fino a ottenere risultati che devono essere apprezzati», sottolineano, «Possiamo dire che si è migliorato un orario che sarebbe stato devastante per tutto il trasporto pubblico del Bellunese e per l’Alto Trevigiano. Non si è però ancora invertita la tendenza al degrado».

Ezio Franceschini

 

 

Per festeggiare lo stop Comune di Venezia e Veritas hanno organizzato una festa: sabato, con visita all’impianto che verrà dismesso

MARGHERA – L’inceneritore di Fusina va in pensione: dopo 15 anni di servizio, l’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani, deliberato dalla Regione Veneto agli inizi degli anni Novanta ed entrato in funzione nel 1998, si avvia alla chiusura definitiva. Per festeggiare l’evento, l’amministrazione comunale e Veritas, invitano tutta la cittadinanza ad una giornata di festa, in programma sabato 7 dicembre. L’iniziativa è stata presentata questa mattina al Municipio di Mestre dall’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, dal direttore generale di Veritas, Andrea Razzini e dall’amministratore delegato di Ecoprogetto, Adriano Tolomei.

«La chiusura dell’inceneritore» ha spiegato Bettin «è il frutto di una forte volontà di questa Amministrazione, di una strategia che ha permesso, nel tempo, di compiere i passi necessari per rendere di fatto inutile l’impianto. In particolare, l’aumento della produzione di Cdr, combustibile derivato dai rifiuti, che ha in gran parte sostituito il carbone utilizzato dalla centrale Enel di Fusina e lo straordinaria crescita della raccolta differenziata, sono stati i due fattori che hanno contribuito maggiormente a raggiungere l’obiettivo».

La percentuale dei rifiuti differenziati è cresciuta soprattutto dove vengono utilizzati i cassonetti a calotta, un sistema che – come ha ricordato l’assessore – punta molto sulla responsabilizzazione e sulla libertà degli utenti. Nel territorio della Municipalità di Chirignago Zelarino, la prima in cui è stato introdotto il sistema a calotta, la percentuale di raccolta differenziata nel 2013 sfiora il 73%, seguita da Favaro Veneto con il 60,61%, Marghera con il 57,92% e Mestre Carpenedo, che ha superato il 45%.

«L’obiettivo» ha concluso Bettin «è quello di arrivare ad una percentuale del 70 % sia in Terraferma che al Lido. Per Venezia il discorso è molto più complesso, visto che sulla quota di differenziata, la cui raccolta è ora estesa a tutta la settimana, grava comunque l’enorme quantità di rifiuti, in gran parte non conferiti correttamente, prodotti dalla massa di turisti che ogni anno visitano la città».

«Nel territorio servito da Veritas» ha sottolineato Razzini «la raccolta differenziata dei rifiuti è arrivata al 58% e la filiera del riciclo è tracciata, a garanzia del reale riutilizzo dei rifiuti e della loro ri-trasformazione in materia prima. Solo una minima parte dei rifiuti, meno del 5%, finisce in discarica, contro una media nazionale che si attesta intorno al 50%». La chiusura dell’impianto di Fusina – ha concluso Tolomei – eviterà l’emissione nell’atmosfera di quasi 60mila tonnellate di CO2 all’anno. Le procedure necessarie per la dismissione, che richiederanno alcune settimane, inizieranno a gennaio. Tutti i 22 dipendenti attualmente impiegati saranno ricollocati in altre aziende.

L’appuntamento è dunque per sabato 7 dicembre, in via della Geologia 31 a Fusina, dalle ore 10 alle 16: sono previste visite guidate all’inceneritore, una all’ora dalle 10 alle 14, laboratori per bambini e distribuzione di caldarroste.

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Nuova Venezia – In bici fino a Orte contro la Romea

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4

dic

2013

Mira, una decina di volontari esporranno a tutti i residenti le ragioni del “no”

MIRA – Una decina di persone partiranno venerdì 6 dicembre dal municipio di Mestre per una biciclettata fino ad Orte con l’obiettivo di dire no alla Nuova Romea, l’autostrada che correrà in parallelo alla statale 309 fino a Ravenna; da qui giungerà fino a Cesena e a Orte in provincia di Viterbo attraversando gli Appennini. L’iniziativa è del comitato “Opzione Zero”.

«Attivisti del comitato e di altre associazioni» spiega Mattia Donadel, uno dei partecipanti «partiranno venerdì alle 7.15 dal Municipio di via Palazzo e toccheranno tutti i 48 Comuni delle cinque regioni attraversate dall’opera. Saranno distrutti territori, campagne e ambienti di pregio come la Riviera del Brenta, il Delta del Po, le Valli di Comacchio, intere vallate dell’Appennino. La delegazione porterà con se l’appello della Rete Nazionale Stop Orte-Mestre (www.stoporme.org) che raccoglie l’adesione di organizzazioni di carattere locale, regionale e nazionale contrarie alla nuova autostrada. L’obiettivo è di sensibilizzare le amministrazioni comunali, ma anche incontrare i cittadini, le associazioni e i comitati che sui vari territori sono impegnati in questa difficile battaglia».

Iniziative per accogliere e accompagnare i ciclisti sono previste a Mira, Codevigo, Cavarzere, Comacchio, Ravenna, Cesena, Perugia, Terni.

«La mobilitazione – spiegano anche Lisa Causin e Rebecca Rovoletto dei comitati – sta crescendo di giorno in giorno. Con il gruppo di ciclisti ci saranno alcuni mezzi d’appoggio. Il percorso seguirà il tracciato della nuova autostrada per documentare gli impatti dell’opera sui territori. Lunga 396 chilometri, l’autostrada attraverserà cinque regioni provocando danni in termini di consumo di suolo, aumento di frane e alluvioni, inquinamento atmosferico.

Contestata è anche l’utilità dell’opera: i flussi di traffico sulla attuale Romea e sulla E-45 non giustificano la realizzazione di una infrastruttura da oltre 10 miliardi di euro, un debito che finirà per pesare sulle tasche dei cittadini.

Con investimenti molto più contenuti si potrebbe riqualificare e potenziare la rete stradale esistente».

(a.ab.)

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Nuova Venezia – “Treni, orari da cambiare”

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4

dic

2013

TRENI»LA PROTESTA 

Corteo di protesta a Venezia. Chisso: soluzione in una settimana

«Corse ferroviarie inadeguate la Regione ignora i pendolari»

Un centinaio di manifestanti ha attraversato Venezia per chiedere la modifica degli orari

Sindaci e viaggiatori in coro: mancano convogli nella fascia tra le 11 e le 13 e durante la notte

VENEZIA – La protesta dei pendolari esplode in Regione, l’assessore Renato Chisso riceve sindaci e lavoratori nel suo ufficio di palazzo Balbi. Nel pomeriggio l’ora X per i rappresentanti delle tratte ferroviarie che verranno modificate dall’orario cadenzato dei treni, che entrerà in vigore a metà dicembre e che in più punti non soddisfa le esigenze di chi tutti i giorni deve recarsi a Mestre e Venezia per lavoro e tornare dalla città lagunare nei diversi comuni della provincia, senza perdere giornate intere. L’appuntamento era alla stazione di Santa Lucia alle 14.

I pendolari, un centinaio, sono arrivati armati di croci, striscioni, cartelloni, fischietti, megafoni e vuvuzelas, urlando: «L’assessore Chisso si dimetta». Assieme al comitato di Quarto d’Altino, il comitato dei pendolari del Veneto Orientale, ma anche pendolari della tratta Venezia-Trento, della linea che passa per Castelfranco e Bassano, pendolari di Mogliano (linea Udine-Venezia) con 200 firme.

In testa al corteo Luciano Ferro e Gianni Foffano di Quarto d’Altino, il comitato del Veneto Orientale, Marco Fuga (pendolari di Mogliano), Elisa Costa (pendolari di Spinea) davanti a loro con la fascia tricolore, i sindaci e i rappresentanti di sette comuni: Silvia Lasfanti, Cinzia Fedrigo e Daniele Terzariol per San Donà, Silvia Conte (Quarto d’Altino), il sindaco di Salzano Alessandro Quaresimin, Silvano Checchin (Spinea), l’assessore di Portogruaro, Ivo Simonella, il vicesindaco di San Stino di Livenza, Mauro Marchiori, il vicesindaco di Mirano, Annamaria Tomaello, l’assessore di Marcon, Enrico De Marco. In Regione, si è aggiunto anche l’assessore veneziano Ugo Bergamo. Hanno marciato fino a palazzo Balbi per chiedere modifiche di orari, fermate nelle proprie stazioni, per denunciare il buco nella fascia mattutina tra le 11 e le 13 e la mancanza di treni notturni. Ma anche per contestare un percorso che non li ha visti, a loro dire, coinvolti nella partita e un orario definitivo (non ancora cristallizzato ma passibile di modifiche last-minute) che non hanno compreso a fondo.

Tra i manifestanti rappresentanti di Filcams e Filt Cgil. «Regione Veneto, siamo studi della vostra dittatura», recitano gli striscioni «l’orario cadenzato andava concordato con i pendolari».

All’assessore Chisso, è stata consegnata una lettera, firmata da 13 sindaci: oltre a Quarto, San Donà, Portogruaro, San Stino, Meolo, Spinea, Salzano, Ceggia, Marcon, anche quelle di Roncade, Casale, Castelfranco e San Martino Buonalbergo.

Nel documento, materialmente illustrato a Chisso dal sindaco altinate Silvia Conte, si contesta l’orario cadenzato per una questione di «merito» (non accontenta tutti, lascia scoperte delle fasce orarie, non tiene conto dei turnisti) e di metodo (perché da luglio le amministrazioni non sono state più ascoltate e la proposta di progetto presentata dai comuni della tratta Portogruaro-Venezia non è stata presa in considerazione).

Per i sindaci ha parlato Conte: «C’è stato un incontro in estate, a fine luglio, ma poi non abbiamo più ricevuto risposte e le nostre richieste non sono state considerate, si aumentano il numero dei treni, ma il servizio diminuisce, attendiamo da quindici anni l’entrata i funzione del sistema ferroviario metropolitano regionale e quando arriva lascia dei buchi». Chisso ha preso nota di tutte le rimostranze, una ad una, spiegando che molte criticità sollevate sono già state sistemate. Entro il 9 dicembre saranno risolti alcuni “errori” di Trenitalia, poi ci sarà la sperimentazione. I sindaci della protesta hanno chiesto un altro incontro.

Marta Artico

 

«Odissea tra soppressioni e ritardi»

Il racconto di un lavoratore che ogni giorno all’alba da Musile si reca in laguna

VENEZIA – Marco Natella è di Musile, ma prende il treno a San Donà di Piave. Ha quarant’anni e da ben 21 lavora all’ospedale civile di Venezia. Cammina dietro un cartello, dove a caratteri cubitali sta scritto R5800, che sarebbe il suo treno quello che deve prendere tutti i giorni, che è stato posticipato nel nuovo orario. Si tratta del convoglio con partenza alle 4.53, posticipato 5.17, ma che ieri l’assessore regionale, Renato Chisso, ha spiegato che è tornato al suo posto.

«Ogni giorno mi imbarco in un viaggio allucinante», racconta Natella, «intanto mi sveglio alle tre e mezza del mattino, per arrivare al lavoro alle sei, inoltre il mio treno subisce quindici, a volte si arriva a diciotto cancellazioni in un mese. Io al lavoro posso recuperare se arrivo in ritardo, la ditta esterna di pulizie da cui sono assunto me lo consente, ma conosco colleghi che non sono così fortunati. Inoltre, tra poco cambierà l’impresa, cosa vado a spiegare a chi subentrerà? Che contratto firmerò? Bisogna tenere conto che c’è chi parte da San Stino di Livenza e deve andare a lavorare a Punta Sabbioni. Senza contare che in estate fa caldo, ma in inverno, basta un po’ di ghiaccio perché i treni si fermino».

Prosegue: «Il fatto, è che uno non può alzarsi alle tre del mattino e andare a vedere se il suo treno è stato soppresso o meno, se deve prendere l’auto o se c’è il pullman sostitutivo. Una volta l’autobus si è rotto due giorni su due di seguito, ci hanno smontato a piedi un chilometro prima dei Venezia, in mezzo al ponte, e Trenitalia ha pure detto che erano cento metri. Capita anche che ci mettano dei pullman in cui gli autisti non conoscono la strada e dobbiamo persino fare da navigatori, una cosa fai-da-te».

«Voglio ricordare», precisa, «che il bus sostitutivo è arrivato dopo le proteste, non per spontanea volontà».

Ripeto: «Io d’ora in poi, se spostano il treno di quel quarto d’ora-venti minuti in avanti, inizierò alle sei e mezza anziché alle sei, la mia vita cambierà perché comunque ho due figli, ma c’è chi non può permetterselo e sarà costretto, per non arrivare tardi, a prendere la sua auto e non usufruire più del treno. Loro dicono che siamo pochi a prendere il treno del mattino, ma siamo pochi perché la gente si demoralizza, perché è un lento stillicidio, altrimenti saremmo molti di più.

(m.a.)

 

La rabbia dei sindaci «È troppo tardi per fare modifiche»

I primi cittadini della provincia di Venezia sono molto critici «La Regione ha perso quattro mesi per trovare una soluzione»

VENEZIA – Sindaci e pendolari, ieri pomeriggio, sono partiti dalla stazione di Santa Lucia ciascuno con precise richieste e problemi da segnalare, nella speranza che trovino una soluzione.

«La nostra difficoltà», spiega Alessandro Quaresimin sindaco di Salzano, «è che oltre al treno non possiamo contare su altri mezzi, nel senso che non abbiamo un’azienda del trasporto pubblico locale, dunque non c’è alternativa per noi. Gli studenti ed i lavoratori, non hanno le stesse possibilità di prima di andare a Venezia piuttosto che raggiungere Castelfranco. Nel nostro caso abbiamo perso non tanto treni che ci sono, ma fermate».

Quaresimin le soluzioni le avrebbe, le ha sottoposte con vigore all’assessore regionale ieri, bisogna capire se sono percorribili senza modificare l’equilibrio complessivo e spostare l’ago della bilancia.

«Due anni fa», commenta il sindaco di Spinea, Silvano Checchin, «abbiamo chiesto di potenziare la nostra fermata, che potrebbe diventare la porta di Venezia, ma attendiamo ancora risposta». «

Le carrozze sono inconsistenti e al mattino si sta pigiati come sardine», interviene il vicesindaco di Mirano Annamaria Tomaello, «soprattutto nessuno si sogni di togliere la stazione di Ballò per spostarla in corrispondenza di Veneto City».

«Bisogna ragionare sugli utenti potenziali», chiarisce l’assessore portogruarese Ivo Simonella, «altrimenti la gente il treno, se non ha servizi comodi ed efficenti, non lo prende».

«C’è gente che con le modifiche agli orari», spiegano i consiglieri sandonatesi Silvia Lasfanti e Cinzia Fedrigo, «rischia il licenziamento».

«A Marcon», aggiunge l’assessore locale ai Trasporti, Enrico De Marco, «non abbiamo nemmeno il servizio sostitutivo in alcuni casi, peggio di così non poteva andare».

«È veramente allucinante che questioni così importanti», registra il sindaco altinate Silvia Conte, che ha tenuto testa all’assessore regionale, Renato Chisso, a nome di tutti i sindaci, «problematiche già segnalate da pendolari e sindaci, non siano state affrontate in tempo. Mi fa piacere che l’assessore garantisca il suo impegno, ma siamo al 4 di dicembre e le cose che abbiamo detto non sono diverse da quelle spiegate il 31 luglio: si cercherà di tamponare, ma i disagi saranno notevoli. Spero Chisso abbia capito, con la mobilitazione di sindaci e pendolari, che è necessario ragionare in maniera più seria e concreta sul tema del trasporto regionale, i nodi prima o poi vengono al pettine: una Regione che non ha mai investito sul trasporto pubblico, oggi si trova a fare i conti con la realtà, ossia che non si investe neanche lo 0,5 per cento del proprio bilancio. Non chiediamo la luna, chiediamo quello che nelle grandi città d’Italia esiste da anni».

Marta Artico

 

Chisso: criticità eliminate nel giro di una settimana

L’assessore alla mobilità incontra gli amministratori e promette una soluzione «Trenitalia ha fatto dei piccoli errori». Nuove corse sulla Venezia-Trieste

VENEZIA «Avevamo già sistemato molte questioni e criticità sollevate dagli utenti relativamente al prossimo orario ferroviario cadenzato: entro il 9 dicembre vedremo di sistemare gli inconvenienti che restano». L’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso, nel pomeriggio, non si è sottratto al confronto. Al contrario. Nel suo ufficio ai piani alti di palazzo Balbi, ha ricevuto tutti i sindaci e i rappresentanti dei pendolari. Orari alla mano, quelli che non aveva se li è fatti stampare, ha passato in rassegna linea per linea, tratta per tratta, ascoltando le lamentale dei rappresentanti degli utenti della linea e facendo capire, che alcune cose possono essere sistemate, altre invece dipendono da Ferrovie Italiane, come la questione dello stop per manutenzione dalle 11 alle 13 ed altre ancora non possono essere aggiustate pena l’andare contro altri comuni di altre province, visto che gli orari sono tutti collegati.

«Il sabato e la domenica c’è un problema, è vero, ma l’orario cadenzato è fatto per i lavoratori pendolari, che dal lunedì al venerdì, anzi fino al sabato alle 13, prendono il treno. Stiamo però lavorando ad una soluzione. Mediante il servizio di collegamento sostitutivo e cercando di capire effettivamente in quanti prendono questi treni».

Prosegue: «In ogni caso, ci sarà tempo anche dopo l’entrata in vigore del sistema per fare ulteriori verifiche, valutare le problematiche e procedere agli aggiustamenti. L’orario cadenzato serve per rispondere ad una situazione critica, non modificabile rattoppi e pezze dell’esistente».

Chisso ha spiegato che il primo treno del mattino lungo la Venezia-Trieste, il 5800, è tornato con il suo orario originale, che si sta lavorando per ripristinare il treno che da Venezia partiva alle 23.12, anticipato alle 22.41, che quello delle 00.21 è stato coperto con il servizio sostitutivo, in attesa di capire quanti lo usano. Ha precisato che l’orario attuale di Trenitalia presenta alcuni errori, non causati dalla Regione, che saranno corretti entro il 9 dicembre. L’assessore ha preso nota anche delle richieste del Miranese. Nello specifico cercherà di fare qualche cosa, senza penalizzare altre tratte, per risolvere la situazione degli studenti posta dal sindaco di Salzano e dai rappresentanti del comitato pendolari: i ragazzi delle scuole, rebus sic stantibus, arriverebbero a Venezia o troppo presto o in ritardo. Buone notizie anche per il treno che parte da Sacile e ferma a Mogliano alle 5.18, che sarà reintrodotto con servizio sostitutivo, poi definitivo. «Ci sono sciacalli che hanno messo in giro voci sbagliate per allarmare la popolazione, c’è chi ha seminato il panico e tanta brava gente che ha invece segnalato i problemi. Continuate a mandarci le vostre proteste, cercheremo di aggiustare il più possibile». Chiosa: «Laddove abbiamo verificato che c’erano dei buchi siamo già intervenuti, in altri casi stiamo studiando le soluzioni, in altri ancora dobbiamo trovare la quadra evitando di accontentare qualcuno penalizzando altri. Rimaniamo in ascolto delle criticità per dare risposte a chi usa il treno ogni giorno».

Marta Artico

 

REGIONALI LENTI E VELOCI

Dal 15 dicembre in vigore il nuovo orario cadenzato

PADOVA – Più i giorni si avvicinano all’entrata in vigore del nuovo orario annuale di TrenItalia, ossia al 15 dicembre e più per i viaggiatori, pendolari compresi, si avvicina il tempo di prendere confidenza con il cosiddetto orario cadenzato. A cominciare dalla tratta Venezia-Padova: i nuovi regionali veloci, istituiti per la prima volta sulla linea per Verona Porta Nuova, con fermate solo a Mestre, Padova, Vicenza, San Bonifacio e Porta Vescovo, partono da Santa Lucia sempre ai minuti 12. In pratica alle 7.12; 8.12; 11.12; 12.12 sino alle 21.12. Sino a Padova il tempo di percorrenza è di soli 26 minuti e si devono sborsare 3,55 euro (la Freccia Argento costa 16 euro).

Diverso il cadenzamento dei treni cosiddetti lenti sulla medesima linea. Da Venezia Santa Lucia si parte sempre ai minuti 35. Ossia alle 6.35; 7.35; 8.35 ed ultimo alle 22.35.

Da Padova per Vicenza, invece, i regionali veloci partono ai minuti 40. Ossia alle 7.40; 8.40; 11.40. Ultimo alle 21.40,anche se quello “lento” parte alle 23.26 ed arriva alle 23.52. Tempo: 17 minuti e si pagano 3,55 euro.

Venezia-San Donà di Piave- Portogruaro: i lenti partono alle 6.11, 7.11, sino alle 22.11. Dopo mezzanotte ci sarà un bus che partirà alle 0.20 ed arriverà, dopo un lungo giro a fianco dei vigneti e dei campi di mais dell’Alto Veneto, alle 2.26. Ossia oltre due ore per percorrere ottanta chilometri.

I regionali veloci sempre per Portogruaro partiranno alle 6.42; 7.41; 9.41, etc, sino alle 22.41.

Padova-Castelfranco- Montebelluna: 5.29; 6.29; 7.29 sino a 21.29.

Venezia-Castelfranco: i lenti alle 6.26; 7.26; 8.26; sino alle 20.26. I veloci alle 6.56; 7.56; sino alle 20.56. Tempo di percorrenza per i lenti un’ora, mentre per i regionali veloci 48 minuti. (Legnago)

Este – Monselice( Padova ): 7.13; 8.13; 10.13; 13.13 sino a 21.13. Tempo: nove minuti.

Treviso-Mestre: ai minuti 36 per i treni che fermano in tutte le stazioni. Ossia a 5.36; 6.36: 7.36; 8.36. Ai minuti 56 per quelli veloci. In pratica alle 6.56: 7.56; 8.56.Ultimo treno utile per Mestre alle 23.25( arrivo 23.46).

Chioggia-Rovigo: 5.35; 6.35; 7.35 sino a 19.35. Tempo: un’ora.

Portogruaro- Treviso: 6.31; 7.31; 9.31. Ultimo 19.31. Tempo: 59 minuti.

Belluno-Conegliano: ai minuti 16. Ossia 5.16; 6.16; 7.16; 8.16 sino a 19.16: Tempo di percorrenza: 1.02.

Treviso- Castelfranco- Cittadella- Vicenza: 5.39; 6.39; 7.39. Ultimo 20.39. Tempo: un’ora e 7 minuti .

Felice Paduano

 

Un altro incontro tra Natale e Capodanno

Sull’onda della richiesta di un maggior coinvolgimento da parte della Regione delle amministrazioni locali, è stato chiesto un incontro con l’assessore ai Trasporti, Renato Chisso, e i portatori di interesse, che verrà stabilito in una data utile tra Natale e Capodanno, visto che tutti i presenti si sono detti disponibili durante le feste, compreso Chisso. L’incontro sarà dunque fissato e comunicato al sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte, che poi penserà ad avvertire gli altri sindaci delle diverse tratte.

 

Gazzettino – Ferrovie. La rivolta dei pendolari

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4

dic

2013

LA RIVOLTA DEI PENDOLARI

CORTEO A VENEZIA – Annunciate alcune modifiche degli orari. «Però non voglio strumentalizzazioni»

Treni, proteste e prime risposte

L’assessore Chisso riceve una delegazione di sindaci e pendolari, aperture ma anche momenti di tensione

IN CORTEO – Sindaci con fascia tricolore ma soprattutto pendolari, armati di striscioni e cartelli per protestare contro i nuovi orari cadenzati. Così ieri pomeriggio si è svolta la protesta dei cittadini che, arrivati in treno alla stazione di Venezia, sono andati in corteo a Palazzo Balbi per contestare le scelte di Trenitalia e dell’assessore Renato Chisso.

LE APERTURE – Il confronto fra una delegazione di cittadini guidata dai sindaci e l’assessore è stato piuttosto acceso. Chisso, dopo avere denunciato «strumentalizzazioni», ha però illustrato alcuni correttivi, come il ripristino di alcune corse mattutine per Venezia. Altre modifiche sono in corso di verifica con Trenitalia. L’assessore ha invitato i cittadini a segnalare i problemi per cercare uan soluzione.

LE VOCI  «Noi vogliamo continuare a poter andare al lavoro in treno»

Un sindaco: «No ad una guerra tra poveri»

LE PRIME MODIFICHE – Ripristinate le corse delle 4.38 da Portogruaro e delle 5.18 da Mogliano, resta il buco 11-13

Negli striscioni del corteo tutta la rabbia di chi viaggia «Basta prenderci in giro»

«Chisso vai a casa, hai finito di prendere in giro i pendolari. Vogliamo andare al lavoro con il treno e stare tranquilli». «L’orario cadenzato andava concordato coi lavoratori veneti». «Vogliamo le corse come prima». Slogan e striscioni non lasciano alcun dubbio: sono arrabbiati i pendolari che ieri hanno manifestato per chiedere il mantenimento dell’attuale orario estivo dei treni. Qualcuno ha appeso al collo una bara con il numero del treno soppresso, altri hanno foto o cartelli che illustrano la situazione. Mario Fuga, rappresentante dei pendolari della tratta Treviso-Venezia, ha in mano una copia della petizione di 200 firme che ha già consegnato all’assessore Chisso.

«Vogliamo ribadire – spiega – la necessità che il treno che collega Sacile con Venezia delle 4.19 venga mantenuto. È indispensabile per i lavoratori turnisti che entrano in servizio alle 6 del mattino. L’assessore deve intervenire presso la direzione compartimentale di Trenitalia, intercedendo per i pendolari».

«L’assessore aveva promesso di intervenire – afferma Elena Guida, rappresentante dei viaggiatori della tratta Bassano-Venezia – invece i treni sono stati tagliati. Per non parlare della domenica, quando i collegamenti sono ogni tre ore».

«Sono 25 anni che aspettiamo il sistema ferroviario metropolitano – afferma il segretario Filt Cgil Veneto – ed invece il 15 dicembre parte un orario più cadenzato che mette in difficoltà i lavoratori».

«Se la Regione non interviene – concorda Margherita Grigolato, segretaria regionale Filcam Cgil – i lavoratori rischiano l’impiego perché sopprimendo i treni del mattino arriveranno tutti con notevoli ritardi al lavoro».

Roberta Brunetti

(D.G.)

 

Treni, tra Chisso e sindaci confronto ad alta tensione

L’assessore regionale ha ricevuto una delegazione di amministratori e viaggiatori

Alcune aperture significative: «Stiamo già correggendo alcuni errori di Trenitalia»

L’assessore Renato Chisso, da una parte, ammette che nel nuovo orario cadenzato ci sono «errori» da correggere, che altri «problemi dovranno essere risolti», ma minimizza la questione e se la prende con quegli «sciacalli che hanno messo in giro voci sbagliate, solo per creare panico».

I sindaci, dall’altra parte, non mollano: chiedono garanzie per i loro cittadini che patiranno i disagi di questa riorganizzazione e ottengono un nuovo appuntamento con l’assessore, subito dopo Natale, per verificare le novità e studiare correttivi.

Confronto teso, ieri, a Palazzo Balbi sul nuovo orario ferroviario che entrerà in vigore il 15 dicembre. Non poteva andare diversamente, d’altra parte, vista la rabbia montata in questi giorni tra il popolo dei pendolari. Ieri erano in un centinaio davanti alla stazione di Santa Lucia, con nove tra sindaci, vice, assessori alla mobilità e consiglieri comunali in rappresentanza di otto Comuni. Forse meno delle attese, di certo tutti molto arrabbiati. Ad attenderli i consiglieri regionali Bruno Pigozzo e Lucio Tiozzo, che hanno concordato l’incontro con Chisso. Il corteo è così sfilato, con le fasce tricolore in testa, tra slogan e trombette, fino alla sede della Giunta regionale.

Chisso non ha nascosto la sua irritazione per una protesta che giudica esagerata, strumentalizzata a fini politici. Ha accolto solo una delegazione dei manifestanti nel suo piccolo studio, i nuovi orari alla mano. E non sono mancati i battibecchi. Ad esempio, quando amministratori e pendolari gli hanno chiesto di aumentare le corse di primo mattino da Salzano e Spinea verso Venezia, l’assessore ha ribattuto: «Anche a costo di toglierle a Maerne». A quel punto è intervenuto il sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte: «Non può scatenare una guerra tra poveri». «Questo è politichese – ha reagito Chisso – Vergognatevi a fare politica su queste questioni. Io sono qui per parlare di orari…».

Tensione a parte, qualche apertura è comunque arrivata. Chisso ha premesso che l’orario sarà definito entro il 9 dicembre. «Alcuni errori di Trenitalia li abbiamo già corretti». Ad esempio, è stato ripristinato il treno delle 5.18 da Mogliano o quello delle 4.38 da Portogruaro. «Su altre cose stiamo lavorando – ha continuato – Un po’ le sistemeremo prima del 9, un po’ dopo. I cittadini ci inviino le loro segnalazioni». Chisso ha citato il caso dei sabato e delle domeniche, quando le corse vengono ridotte, ma tanta gente lavora comunque: «Questione aperta. Faremo una verifica dell’affollamento. I pendolari hanno ragione anche sull’ultimo treno per Portogruaro, anticipato dalle 23.12 alle 22.41, anche su quello stiamo lavorando».

Poche speranze, invece, sui cambi a Mestre che allungheranno i tempi di spostamento. «Si tratta di cinque minuti, poco più. In questa logica bisogna entrare».

Zero aperture anche sul buco che si è allungato tra le 11 e le 13. «É una richiesta legata alla manutenzione delle linee, andate a protestare con Rfi» ha ripetuto, piccato, a chi lo accusava di fare lo «scaricabarile». Un confronto-scontro destinato a continuare.

 

LE RIVENDICAZIONI DEI PRIMI CITTADINI

La protesta delle fasce tricolori

«Orari senza criterio, troppi buchi»

Le istanze dei nove rappresentanti dei Comuni presenti al corteo

In fascia tricolore a raccontare la rabbia dei pendolari. Ma anche la propria frustrazione di amministratori che non sono stati ascoltati. Sono calati in nove, ieri, a Venezia: sindaci, vicesindaci, assessori e consiglieri comunali.

«Contestiamo il metodo e il merito – ha accusato il sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte – Non c’è stata condivisione. E il risultato è un orario che scontenta gli utenti. Ci saranno anche più corse, ma vengono scoperti degli orari cruciali per l’utenza, diradando corse e creando buchi nel servizio. In questo modo, invece di conquistare nuovi passeggeri, la ferrovia rischia di perderne».

«É da quindici anni che ci parlano di metropolitana di superficie, ma sono sempre solo parole – ha sottolineato il sindaco di Salzano, Alessandro Quaresimin – Noi non abbiamo alternative di trasporto pubblico. Questi tagli penalizzano proprio gli studenti e i lavoratori che vanno a Venezia e Castelfranco».

«Per noi il problema sono soprattutto le corse di mattina presto, tra le 7 e le 8, per Venezia: passate da 4 a 3, di cui 2 con il cambio a Mestre – ha spiegato il sindaco di Spinea, Silvano Checchin, che condivide con il collega la stessa tratta -. Si tratta di circa 300 persone che dovranno dividersi in tre corse, già oggi stracolme. Gli studenti, in particolare, non hanno più un treno che li fa arrivare a scuola in orario».

Ma c’è anche chi rischia di non arrivare a lavoro. «Marcon è molto penalizzato da questa nuova organizzazione – ha raccontato l’assessore ai trasporti, Enrico De Marco – Per chi ha il classico turno dalle 6 alle 2, o chi lavora la notte, non ci sono soluzioni. É un’indecenza. Noi avevamo avanzato delle proposte fattibili che non sono state accolte».

Tanta rabbia anche sulla tratta del Veneto orientale. «L’idea era giusta, ma è stata realizzata senza sentirci e il risultato è pessimo» ha sintetizzato l’assessore alla mobilità di Portogruaro, Ivo Simonella. «Il mondo del lavoro è molto cambiato negli ultimi anni. Non ci sono più i turni fissi delle fabbriche, tutto è spalmato – ha osservato il vicesindaco di San Stino di Livenza, Mauro Marchiori – E questo orario creerà problemi a chi va a lavorare nel pomeriggio o rientra dopo le dieci di sera».

«Ma come si fa a creare problemi proprio ai lavoratori, in un momento di crisi come questo» è sbottata Silvia Lasfanti, consigliera comunale e pendolare di San Donà di Piave, arrivata a Venezia con un’altra consigliera, Cinzia Fedrigo.

In corteo anche il vicesindaco di Mirano, Annamaria Tomaello: «Sono qui per sostenere gli altri Comune. Noi non abbiamo grandi tagli, ma i problemi del trasporto ferroviario interessano anche noi. Al mattino i nostri pendolari viaggiano schiacciati come sardine. E ora temiamo, che per agevolare Veneto city, taglino la stazione di Ballò, che serve tanti studenti e lavoratori».

Nuova Venezia – I sindaci bocciano i nuovi orari dei treni

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2013

LA PROTESTA»DA PORTOGRUARO A MESTRE

I primi cittadini salgono sul regionale con Legambiente, nuovo attacco: «Viaggiatori penalizzati, la Regione cambi»

MESTRE – Tutti contro il nuovo orario cadenzato. Si sono dati appuntamento ieri mattina alle 7.53 i sindaci della tratta Portogruaro-Mestre, per salire sul regionale 11034, che percorre una delle linee che saranno penalizzate dall’entrata in vigore dei nuovi orari. La manifestazione “Pendolaria”, è stata lanciata da Legambiente e si sta svolgendo in questi giorni in molte città del Veneto, coinvolte dagli stessi problemi. Sul treno assieme ai volontari di Legambiente e rappresentanti dei comitati pendolari, pian piano sono saliti i sindaci dei vari Comuni dove ferma il treno: il sindaco di Marcon, Andrea Follini, il sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte, l’assessore all’Urbanistica di Ceggia, Mara Bragato, in rappresentanza della Conferenza dei sindaci Francesca Zottis, assessore del comune di San Donà, l’assessore di Portogruaro, Ivo Simonella, il vicesindaco di San Stino di Livenza, Mauro Marchiori, l’assessore di Casale sul Sile Massimo Da Ruos. Dopo il tragitto sul treno, gli amministratori si sono recati verso la sede della Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), dove sono stati ospitati per discutere del nuovo orario.

«Siamo interessati ad una mobilità sostenibile», ha detto Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, «il nostro obiettivo è ridurre l’inquinamento automobilistico, soffochiamo sotto una pioggia asfalto, non c’è garanzia di mobilità collettiva. Chiediamo un tavolo permanente e un impegno ai comuni. Come cittadini e pendolari è nostro intento dimostrare che il treno lo vogliano prendere, ai comuni domandiamo di riqualificare le aree antistanti le stazioni e renderle raggiungibili».

Nel manifesto che i sindaci sottoscriveranno, si chiede di «destinare più investimenti al trasporto pubblico locale pendolare, di acquistare nuovi treni, di aprire un confronto pubblico sul contratto di servizio, di rivedere la stesura dell’orario cadenzato. Si parla di alleanza tra regioni del Nord, ma siamo in una regione dove non si riesce neppure a tornare dopo una certa ora da alcune parti del territorio. Possibile?».

Il 17 dicembre Legambiente presenterà il rapporto sugli investimenti regionali. Chiosa: «O la Regione cambia, o scelga qualcun altro che gestisca il Trasporto e non chi sta mascherando da mesi gli orari».

«In treno ho parlato con gli studenti», commenta Follini, «sono preoccupati perché d’ora in poi, dopo essere partiti da Gaggio, rimarranno fermi un’ora a Mestre al ritorno».

«Penso ai turisti», interviene Conte, «ai nostri pendolari, agli operatori economici, e agli utenti potenziali: un’amministrazione pubblica ha l’obbligo di migliorare il servizio anche di chi non lo usa. Abbiamo fatto un’indagine, a Quarto il 25 % dei residenti usa il trasporto pubblico, ma c’è un altro 25 % che lo vorrebbe usare se fosse affidabile. Da maggio chiediamo incontri alla Regione, ma si deve cambiare approccio. O si modifica la prospettiva o deve cambiare la Regione».

«Bisogna portare sempre più gente a prendere il treno», spiega l’assessore Simonella, «per questo dobbiamo avere treni più cadenzati, invece abbiamo un buco alla sera, un buco al mattino e un pendolare che si reca a Venezia in mattinata deve tornare in auto. Per aumentare la fruizione, si devono avere treni garantiti a tutte le ore».

«Noi siamo un piccolo Comune», commenta Mara Bragato, «dunque abbiamo ancora meno corse e grossi buchi. La sera chi vuole tornare da Mestre, deve farsi venire a prendere».

«Come Comune e conferenza dei sindaci», chiarisce Zottis, «chiederemo alla Regione di convogliare almeno il 5 per cento del bilancio sui treni, in modo tale che ci sia un investimento in termini di tratte e mezzi, che non sono adeguati».

«Gli incontri fatti finora sono stati solo chiacchiere», critica il vicesindaco di San Stino, «la direzione che sta prendendo la Regione va contro il senso del trasporto».

Marta Artico

 

 

Oggi corteo dalla stazione a palazzo Balbi

Manifestazione dei pendolari a Venezia. Simonaggio (Cgil): «I sindaci scrivano subito a Zaia»

VENEZIA – L’appuntamento con la protesta dei comitati dei pendolari, con in testa Gianni Foffano e Luciano Ferro di Quarto d’Altino, affiancati dai pendolari del comitato del Veneto Orientale, partirà questo pomeriggio alle 14 dalla stazione dei treni di Santa Lucia. Assieme ai manifestanti, ci saranno i lavoratori e i turnisti che devono recarsi al lavoro nelle vetrerie di Murano oppure all’Ospedale civile di Venezia, ma anche residenti che tutti i giorni vanno a Mestre, piuttosto che nella città lagunare. Ad annunciare la loro presenza a fianco ai residenti dei propri comuni, sono i sindaci della tratta Venezia-Trieste, da San Donà a Meolo a Portogruaro, ma in queste ore hanno dato la loro adesione anche rappresentati ed amministratori dei comuni della Riviera e del Miranese. Parteciperanno i comuni di Spinea e di Salzano. E ci saranno Roncade e Casale sul Sile.

«Dobbiamo far sentire la nostra voce», commenta il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello, «I nuovi orari decisi dalla Regione non vanno in alcun modo verso l’incentivazione del trasporto pubblico. Obiettivo che, oltre ad essere di capitale importanza per la quotidianità come per il futuro del nostro territorio, dovrebbe essere prioritario per un ente come la Regione e una società come Trenitalia».

Da Santa Lucia, tutti insieme i manifestanti marceranno verso palazzo Balbi, per cercare di farsi ricevere dall’assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso.

A sparare a zero contro la Regione e il nuovo sistema di orario cadenzato che entrerà in vigore da metà dicembre, anche Ilario Simonaggio, della Filt Cgil, che oggi sarà presente a Venezia:

«Come sindacato vedremo l’assessore regionale ai Trasporti il 6 dicembre, nella sede di Veneto Strade. Tra i problemi che solleveremo c’è la questione non solo degli orari, ma anche dei materiali rotabili e delle dotazioni organiche. Tra le cose ridicole, annoveriamo quella che Trenitalia può eseguire delle modifiche fino al 9 dicembre, il che fa davvero sorridere, a nostro avviso è una sceneggiata mai vista».

Prosegue: «Sto addirittura pensando se non sia meglio lasciare tutto com’era prima a questo punto, visto che mi sembra ci sia un vero e proprio accanimento terapeutico contro Venezia, a meno che l’idea non sia quella di aumentare la fruizione autostradale, e invito a riflettere anche su ciò».

Chiarisce: «Anche perché in arrivo ci sono aumenti sui pedaggi autostradali. I sindaci scrivano subito al presidente della Regione, Luca Zaia, devono farlo velocemente perché il Governatore obblighi chi di competenza a fare il giro che era stato promesso a giugno, ossia quello di discutere con le amministrazioni locali. Invece si dice che ci sarà un periodo sperimentale di tre mesi, che si allunga e si parla di assestamento di bilancio a marzo».

Precisa: «La nostra denuncia riguarda anche il materiale rotabile. Non ci saranno più treni di prima come qualcuno sostiene, perché abbiamo convogli da rottamare, quindi il saldo sarà sempre il medesimo, ma andrà peggio perché sono previsti meno posti a sedere. I nuovi treni sono stati costruiti nella logica delle metropolitane, solo che nel nostro caso in piedi si faranno anche centinaia di chilometri, non poche fermate».

(m.a.)

link articolo

 

«Il Comune si muova a organizzare l’incontro sul progetto Venezia-Chioggia»

CHIOGGIA. Nuova ferrovia Chioggia-Venezia, il Comune temporeggia ma il comitato popolare vuole una risposta in tempi brevi. Dopo due mesi di incontri cittadini-istituzioni, raccolte di firme, appelli, sembra che l’amministrazione comunale si stia comportando in maniera irresoluta. Almeno così la vede l’avvocato Giuseppe Boscolo Gioachina, del comitato che si batte per il superamento del deficit strutturale del Clodiense. Si tratta di un gruppo ben organizzato, che non vuole rischiare che il lavoro fatto finisca come una bolla di sapone.

«Esprimiamo il nostro rammarico», dice l’avvocato Giuseppe Boscolo, «per il protrarsi dei tempi con cui il Comune di Chioggia sta organizzando l’annunciato incontro pubblico per la illustrazione del progetto della nuova ferrovia verso Padova e Venezia predisposto dalla Regione».

«Il Comune di Chioggia», continua Boscolo «valuti l’opportunità di concordare con Regione e soggetto operativo della nuova Romea commerciale, la sostituzione di uno dei due nuovi collegamenti stradali previsti con la costruzione del tratto ferroviario Chioggia-Piove di Sacco, sulla base dello studio di fattibilità già predisposto dalla Regione nel 2010».

(a.var.)

 

TUTTI IN TRENO FINO A MESTRE, OGGI BIS A VENEZIA

PROTESTA – Sindaci (si riconoscono la Conte di Quarto e Follini di Marcon) e pendolari insieme

BINARI BOLLENTI

FOLLINI (MARCON)  «Noi non siamo stati coinvolti»

Oggi i comitati a Palazzo Balbi

Oggi sono i pendolari dei comitati di Quarto d’Altino e San Donà, insieme a numerosi sindaci e amministratori dei Comuni sulla linea Venezia Trieste, a manifestare contro l’orario cadenzato. Il corteo partirà alle 14 dalla stazione Venezia Santa Lucia e raggiungerà palazzo Balbi.

 

IL DESK ALLA STAZIONE – Niente stampati, orari solo “a voce”

Un “desk” ambulante allestito provvisoriamente all’interno della nuova hall della stazione di Mestre. A meno di due settimane dal varo dei nuovi orari cadenzati, la campagna di comunicazione di Trenitalia alle migliaia di pendolari delle ferrovie sta tutta qua. Niente orari da distribuire ai clienti, un solo addetto a rispondere alle domande relative a orari, frequenza delle corse, coincidenze con le altre linee ferroviarie.

«Gli orari non sono ancora in distribuzione – spiega il responsabile del desk – perché sono ancora in corso alcuni aggiustamenti». Piccoli dettagli per cercare di venire incontro alle esigenze dei pendolari facendo i conti con le “tracce” – ovvero la disponibilità dei binari nelle varie fasce orarie, la cui competenza è di Rfi – e con il personale che fa viaggiare i treni.

A quanto pare uno degli ostacoli è l’intasamento dei binari lungo il ponte translagunare che impedisce di estendere l’offerta, come richiesto da chi viaggia per lavoro o per ragioni di studio. Un problema di hardware che solo investimenti strutturali lungo la rete consentiranno di superare. Ma qualcosa, assicura il solitario addetto alla comunicazione, si sta facendo. Il desk, che ieri ha aperto dalle 15 alle 19 alla stazione di Mestre, si sposterà domani e mercoledì prossimo a Portogruaro, giovedì 5 e 12 dicembre a Venezia Santa Lucia e lunedì prossimo ancora a Mestre. Per quell’epoca, si spera, ci saranno anche i nuovi orari delle principali tratte ferroviarie locali.


Pendolari e sindaci, marcia anti-orari

Portogruaro e Ceggia hanno già risposto alle richieste di Legambiente in tema di fruibilità degli spazi delle stazioni e collegamenti con il trasporto su gomma. Lo sottolineano i rispettivi assessori all’Ambiente Ivo Simonella e Marta Bragato. Per Simonella «il problema maggiore del nuovo orario è il rientro da Venezia in mattinata, con due ore di buco, oltre alla mancanza di coincidenze con Pordenone e Treviso».

Anche Bragato condivide «il problema di buchi nella mattinata, con studenti stipati come sardine».

Secondo l’assessore alla Mobilità di San Donà Francesca Zottis «serve un investimento reale su tratte e mezzi, oggi abbiamo visto che manca» e propone «un confronto anche in sede di Conferenza dei sindaci».

Il sindaco di Quarto d’Altino Silvia Conte sottolinea la «grande delusione delle categorie economiche, soprattutto gli albergatori».

Le novità che saranno introdotte «trascurano l’utenza potenziale. Il 25 per cento della nostra popolazione usa il trasporto pubblico e un altro 25 cento ha dichiarato che lo userebbe se affidabile. In Lombardia l’utenza è raddoppiata con un vero orario cadenzato».

Per Mauro Marchiori, vicesindaco di San Stino, «la direzione intrapresa dalla Regione è contraria alla riduzione del trasporto su gomma», concorde il sindaco di Marcon Andrea Follini che ha criticato il comportamento della Regione «Non siamo stati coinvolti ma informati». La previsione che alcune linee saranno recuperate nel 2015 non lo stupisce, in vista del rinnovo in quella data del Consiglio regionale.

(d.deb.)

LA PROTESTA – Treno gremito ieri mattina per la manifestazione che ha coinvolto gli utenti di nove Comuni

La richiesta di Legambiente e amministratori: «Vanno rifatti in base alle esigenze dei viaggiatori»

«Troppi buchi in ore importanti e studenti stivati come sardine»

Amministratori comunali in viaggio con i pendolari. È l’iniziativa promossa ieri da Legambiente che ha coinvolto nove Comuni, sette dei quali hanno aderito inviando un rappresentante, gli altri ossia Fossalta e Roncade appoggiano comunque l’iniziativa. Maurizio Billotto di Legambiente spiega che della tratta Portogruaro – Venezia l’unico a non aver risposto è Meolo mentre nel Trevigiano si è associato anche Casale sul Sile.

Il regionale parte da Portogruaro alle 7.53, ferma in 11 stazioni prima di arrivare a Mestre. Salendo a San Donà le carrozze si riempiono, nella numero 3 tutti i posti a sedere sono occupati e si resta in piedi. Tutti i passeggeri alle stazioni trovano gli associati di Legambiente che distribuiscono volantini con le motivazioni di “Pendolaria”, la campagna indetta a livello nazionale che nel Veneto ha coinciso con l’arrivo dell’orario cadenzato, che scatterà domenica 15 con la riduzione di corse mattutine e notturne.

La maggior parte dei viaggiatori sono studenti e lavoratori, c’è chi con un carrello a mano per il trasporto di merci ha caricato dei fogli di cartongesso che rendono ancora più difficile salire e scendere. Una studentessa di Ca’ Foscari spiega che il treno è abbastanza puntuale anche se a Quarto d’Altino saliranno in molti. Infatti la carrozza “scoppia” per l’ondata di pendolari. L’arrivo alla stazione di Mestre è alle 8.49. La conferenza di Legambiente si tiene nella sede della Fiab, Federazione italiana amici della bicicletta «perchè – spiegato il coordinatore del gruppo Claudio Renier – il trasporto su treno per le bici era ed è un problema».

Precise le richieste formulate da Luigi Lazzaro, presidente regionale di Legambiente. Le prime sono indirizzate alla Regione Veneto.

«Rivedere il nuovo orario cadenzato in base a una preventiva e seria indagine sui flussi pendolari, coinvolgendo enti locali, associazioni sindacali, studentesche ed ambientaliste. Ma ancora destinare almeno il 5 per cento del bilancio di spesa con investimenti al trasporto pubblico e aprire un confronto pubblico sul contratto di servizio, per chiarire obiettivi e collegamenti, standard e aprire alle osservazioni dei pendolari anche con uno sportello di ascolto».

Le richieste rivolte alle amministrazioni comunali consistono nel riqualificare gli spazi pubblici vicini alle stazioni per farne aree accoglienti e sicure, promuovere il servizio di trasporto pubblico favorendo percorsi ciclabili e pedonali, legati ad un’attenta pianificazione urbanistica.

«L’integrazione tra mezzi compresa la bicicletta – conferma Lazzaro – passa anche attraverso quella tariffaria con un biglietto unico in un determinato bacino. In merito sono stati fatti degli studi, bisogna lavorare perché possano venire a galla».

Per Legambiente non si tratta di fantascienza in futuro poter partire in pullman a Casale fino a Quarto d’Altino, arrivare in treno a Mestre e poi raggiungere Venezia in bici.

Davide De Bortoli

 

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