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I nuovi orari penalizzano i turnisti che viaggiano all’alba e in tarda serata.

Casale si allea con Marcon e Quarto d’Altino

CASALE – Pendolari casalesi in rivolta per l’entrata in vigore, a partire dal 15 dicembre, del cosiddetto orario ferroviario cadenzato lungo la linea Venezia-Portogruaro. Si tratta di una vera e propria rivoluzione decisa dalla Regione con Rfi, Rete ferroviaria italiana, che prevede la partenza dei treni da ogni stazione della tratta a minuti fissi di ogni ora. I pendolari casalesi, sia studenti che lavoratori, fanno riferimento alla stazione di Quarto d’Altino che dista solo pochi chilometri dal paese. E proprio la linea che passa per Quarto d’Altino sarà al centro della contestata rivoluzione. Per questo l’allerta dei casalesi è massimo, tanto che alcune rimostranze relativamente ai nuovi orari sono arrivate direttamente al sindaco Stefano Giuliato.

«Di fronte al disagio manifestato dai miei cittadini, ho deciso di fare rete con i sindaci di Quarto d’Altino e Marcon per portare avanti questa istanza», spiega il primo cittadino di Casale. Ieri sera un rappresentante dell’amministrazione Giuliato ha partecipato all’incontro organizzato a Quarto d’Altino con i pendolari per analizzare, per quanto ad ora si sa, l’orario cadenzato.

I cittadini che utilizzano il treno sulla tratta Venezia-Portogruaro chiedono che i nuovi orari, ad oggi ancora top secret, non vadano a peggiorare il servizio ferroviario. In particolare i problemi si concentrerebbero soprattutto per coloro che lavorano a turni, con la fascia dalla tarda serata alla mattina presto praticamente scoperta. Tra le richieste dei Comuni alla Regione c’è quella di mantenere i treni attorno alla mezzanotte da Venezia che servono ai turnisti ma anche ai turisti che visitano la città lagunare ma dormono nel Veneziano per risparmiare. Ci sarebbero poi dei “buchi” di orario nella tarda mattinata. E circa la metà dei treni fermerebbe a Mestre: chi dovrà arrivare a Venezia sarà dunque costretto a cambiare convoglio. Per protestare contro l’introduzione del nuovo orario, è in programma una manifestazione nel pomeriggio di martedì 3 dicembre, a cui sono invitati anche i pendolari casalesi. Il ritrovo è fissato alle 14 alla stazione Santa Lucia di Venezia, il corteo marcerà verso Palazzo Balbi, sede della regione. L’invito ad aderire alla manifestazione è esteso ai comitati di pendolari del Veneto Orientale e ai cittadini che utilizzano la linea Venezia-Portogruaro.

Rubina Bon

 

Gazzettino – Piano casa, nella notte il voto

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29

nov

2013

Veneto, in Consiglio regionale maratona per l’ok alle norme urbanistiche. Negli ultimi quattro anni inoltrate 60mila richieste di ampliamento

CAMPAGNA – Previsti limiti alle costruzioni in aree rurali; nella foto d’archivio una casa colonica.

LE AGEVOLAZIONI – Comprese le famiglie “non tradizionali”

IL PUNTO FORTE – Ampliare del 20% gli edifici esistenti

VENEZIA – Il Piano Casa terza edizione si vota nella notte. Una maratona, nel Consiglio regionale del Veneto, per una legge destinata a cambiare ancora la fotografia del territorio veneto. La corsa notturna per la proroga urbanistica è dovuta anche alla data di scadenza, si deve fare tutto entro domani. Finora hanno approfittato degli ampliamenti previsti (vantaggi volumetrici e semplificazioni fiscali) 60 mila veneti negli ultimi quattro anni. La terza edizione del piano casa ieri alle 22 aveva già una precisa forma anche se la maratona notturna potrebbe portare qualche novità. Come l’emendamento che ha sollevato le famiglie numerose dal pagamento degli oneri previsti per l’ampliamento della propria abitazione. A sera l’aula aveva approvato, con maggioranze trasversali, una decina dei 18 articoli del testo di legge.

Tra i punti rilevanti la conferma della possibilità di ampliare del 20 per cento del volume o della superficie gli edifici esistenti, in deroga ai piani urbanistici e ai piani ambientali dei parchi regionali (ma in questo caso con parere vincolante della Soprintendenza).

Gli ampliamenti – dice la legge – potranno essere realizzati anche su un lotto limitrofo, sino a 200 metri di distanza dall’edificio principale, su un diverso corpo di fabbrica. In ogni caso, è consentito a tutti un ampliamento sino a 150 metri cubi per le prime case singole. Potranno beneficiare delle agevolazioni e dei bonus i titolari di prima casa, i familiari e “altri aventi diritto” (formula compromissoria che ha consentito di mettere d’accordo le diverse forze politiche rispetto alle famiglie non tradizionali).

L’aula ha inoltre stabilito che la percentuale del 20 per cento del bonus volumetrico potrà essere aumentata di un ulteriore 5 per cento per le abitazioni – e del 10 per cento in caso di edifici non residenziali – per interventi di messa in sicurezza antisismica dell’intero edificio. Un ulteriore aumento del 10 per cento è previsto nei casi di rimozione dei tetti in amianto. Molto più sostanziosi i premi volumetrici riconosciuti a chi abbatte il vecchio edificio e lo ricostruisce per migliorarne la qualità architettonica ed energetica e la sicurezza: in questo caso il bonus è del 70 per cento, elevabile all’80 per cento nel caso di bioedilizia.

Il premio volumetrico è riconosciuto anche a chi ricostruisce il nuovo edificio in un’area diversa.

Il nuovo piano casa sarà applicabile anche in zona agricola, ma con alcune limitazioni. Si potranno ampliare, infatti, solo gli edifici residenziali o quelli destinati alla conduzione del fondo. In caso di edifici residenziali in zone a rischio idrogeologico, il nuovo piano incentiva la demolizione e la ricostruzione in zona sicura con un premio del 50 per cento del volume o della superficie.

L’aula ha finora respinto la manovra emendativa del Pd, Idv e Sinistra veneta che cercava di conservare i poteri decisionali dei Comuni nell’applicazione del piano casa, previsti nelle due precedenti edizioni del piano. È’ prevalsa la linea sposata dalla Giunta, dal Pdl e Udc e caldeggiata da Bortolussi, Bottacin e Foggiato di applicare in modo omogeneo il piano in tutto il territorio regionale, superando la discrezionalità delle amministrazioni comunali. Ma su questo punto, che è poi il vero nodo politico della legge, a mezzanotte si stava ancora discutendo, cercando un compromesso tra esigenze di tutela del territorio e quelle di rilancio dell’economia.

 

LA CGIL CONTRARIA

«Così si cementifica ancora di più il territorio e si toglie ai Comuni il potere di programmare»

MESTRE – La Cgil contesta il Piano Casa della Regione e gli altri provvedimenti sulla programmazione e sviluppo del territorio veneto.

«Questo Piano Casa è inaccettabile», tuona Emiliano Viafora, segretario generale della Cgil del Veneto. «La proposta allo studio in Giunta non va bene, bastava rivedere il vecchio Piano Casa. Questo invece rischia di alimentare nuova cementificazione, oltre ad espropriare i Comuni da ogni facoltà programmatoria. Non siamo contro il Piano Casa, ma così non va bene. Perché – dice Viafora – consente ai centri commerciali d’ingrandirsi ancor di più, con il risultato che moriranno altri negozi in città».

Critiche anche verso il project financing: troppo cara l’alleanza tra pubblico e privato, soprattutto per quanto riguarda la costruzione dei nuovi ospedali.

Un dossier del sindacato ha fatto i conti sulle spese sostenute per il project degli ospedali di Montebelluna, dell’Angelo (Ve), di Santorso (Vi) e di Schiavonia (Pd).

Ad esempio, calcola la Cgil, per Schiavonia l’Ulss padovana – quindi la Regione – dovrà pagare un canone annuo di circa 25 milioni per 30 anni, anche se l’ospedale è costato in tutto 170 milioni (64 milioni dai privati) «Era più conveniente un mutuo – precisa Viafora».

La Cgil contesta anche la variante al PTRC «Basta con il gigantismo e con il consumo di suolo, si migliori l’esistente», ma esprime parere favorevole sul «Piano Cave» della Giunta Regionale. Purché arrivi qualche modifica.

 

L’associazione Terraglio e dintorni chiede la deviazione del traffico: «Qui non si respira più»

«Se Il Terraglio era una strada ad altissimo traffico nei giorni feriali, da domenica scorsa abbiamo un motivo in più per essere arrabbiati; i cittadini che abitano lungo questa arteria ed in particolare nella zona Villa Salus-Favorita sono assediati: un flusso infinito di auto che da Treviso, dalla tangenziale e da altre direzionI si dirigono a passo d’uomo verso l’area Aev e verso il nuovo Auchan».

L’associazione “Terraglio e dintorni” prende posizione contro l’aumento del traffico, conseguenza dell’apertura del centro commerciale con la nuova galleria che domenica scorsa ha attirato almeno 45 mila persone, nel corso della giornata di inaugurazione.

Immancabile, come aveva segnalato il nostro giornale proprio ieri, esplode la protesta contro il traffico. È lo smog a mettere in allarme l’associazione.

«Come si fa ad essere così miopi per non capire che l’area era già sotto pressione per quello che sconsideratamente era cresciuto indisturbato a due passi dal centro di Mestre ( siamo a 1 chilometro in linea d’aria dal nuovo insediamento dell’ex Umberto I che promette negozi e vivibilità). Si è voluto ulteriormente violentare il territorio e tutto l’assetto urbanistico della zona dove a due passi è stato costruito un ospedale di alto livello, dove da anni c’è una struttura sanitaria come villa Salus e dove ci si appresta a costruire un nuovo pensionato per anziani ( il Centro don Vecchi 5) per soffocarli nel traffico e nello smog», accusa l’associazione dei residenti critici sia con la Regione Veneto che «ha promosso e voluto questi sviluppi commerciali indiscriminati» ma anche al Comune di Venezia che «in questi anni, tramite le varie amministrazioni avvicendatesi , non si è minimamente interessato a “governare” e pianificare gli sviluppi urbanistici di queste aree tentando di arginare il proliferare di questi centri commerciali, ma al contrario li ha favoriti».

Dall’associazione che fa parte del coordinamento del Cocit una precisa richiesta: «Chiediamo immediatamente di fermare questo scempio. Ma da subito i cittadini del Terraglio chiedono che nei giorni da “bollino rosso” il traffico di attraversamento dalla tangenziale all’Aev sia costretto solo nel sottopasso che porta agli Arzeroni; non vogliamo traffico sul nostro Terraglio e nelle strade laterali. Ed i costi di controllo di questo traffico improprio siano a carico dei centri commerciali e non dei cittadini».

(m.ch.)

 

MOBILITÀ

«Domenica tragica sul Terraglio». Non usano mezze parole i portavoce dell’associazione Terraglio e dintorni per denunciare i disagi patiti in occasione dell’apertura della nuova ala del centro commerciale Auchan. Per chi vive nei pressi della Favorita e di villa Salus la corsa allo shopping si è tradotta in lunghe file di veicoli che sfilavano a passo d’uomo lungo il Terraglio. Un’”anteprima” di quello che fino a Natale, sarà la vita di ogni giorno nei pressi dell’area commerciale del Terraglio.

«I cittadini – si legga in un comunicato di “Terraglio e dintorni” – hanno subito l’ennesima violenza per l’ennesima apertura da 10 anni a questa parte di capannoni nell’area Aev; e così abbiamo un quartiere di Mestre a vocazione residenziale, caratterizzato da ville venete, giardini e villette una zona di che manteneva un suo habitat ottimo ad essere devastata dal traffico, dallo smog e da una marea di cittadini non residenti».

L’associazione ne ha per tutti: per la Regione «che ingorda di centri commerciali in questi anni ha promosso e voluto questi sviluppi commerciali indiscriminati». Ma soprattutto per il Comune «che in questi anni, tramite le varie amministrazioni avvicendatesi , non si è minimamente interessato a “governare” e pianificare gli sviluppi urbanistici di queste aree».

Che hanno congestionato le zone vicine ai centri commerciali svuotando il centro e penalizzando il commercio tradizionale. Ma il rischio, per “Terraglio e dintorni”, è che la paralisi del traffico finisce per coinvolgere anche il viavai delle ambulanze dirette al’Ospedale dell’Angelo. Per questo, a nome dei residenti lungo il Terraglio, il comitato chiede con effetto immediato che nei giorni più critici il traffico diretto alla zona commerciale sia incanalato lungo il sottopasso che porta agli Arzeroni: «Non vogliamo traffico – conclude il comunicato – sul nostro Terraglio e nelle strade laterali; ed i costi di controllo di questo traffico improprio siano a carico dei centri commerciali non dei cittadini».

 

Mattino di Padova – “Metro” ancora sul binario morto

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28

nov

2013

La partenza del collegamento ferroviario veloce Padova-Venezia prevista il 15 dicembre slitta almeno fino a metà 2014

Il collegamento «metropolitano» con Venezia non partirà neanche il 15 dicembre, in occasione dell’entrata in vigore del nuovo orario di TrenItalia, concordato con la Regione. La partenza del sistema metro ferroviario (costata fino ad oggi almeno 100 milioni) era stata programmata a giugno. Nelle ultime settimane di maggio la Regione aveva comunicato che, per motivi tecnici, era stata spostata al 15 dicembre. Ma proprio in questi ultimi giorni i dirigenti di TrenItalia (guidati dalla dottoressa Giaconia) e i colleghi della Regione (coordinati dal dottor Carli) hanno fatto sapere che il primo treno “metro” per Busa, Vigonza-Pianiga, Dolo, Mira-Mirano, Mestre e Venezia Santa Lucia partirà a metà 2014.

In effetti è stato realizzato il quadruplicamento dei binari sulla Padova-Mestre (27 chilometri), come il raddoppio della linea fra Padova-Camposampiero e Castelfranco.

È stata costruita la linea, nuova di zecca, tra Maerne di Martellago e Mestre, via Spinea.

E sono state edificate nuove stazioni ed eliminati decine di passaggi a livello. Sulla carta, sembrava tutto pronto. Invece, debutto rinviato una volta ancora. Nonostante l’impegno preso dalla Regione dieci anni fa, quando allo scalo di Vigodarzere con il cappello da capostazione Giancarlo Galan garantiva che il primo metrò sarebbe partito entro il 2010.

Ma per quali motivi la Smfr non viaggia? Secondo Rfi-Ferrovie dello Stato il sistema veneto è fermo ad un binario morto perché, nonostante la realizzazione completa della stazione giardino sul lato sud di Padova Centrale (da dove partirà, ogni quarto d’ora, un treno per Venezia) mancherebbe il collegamento tra il nuovo fascio di circolazione e la linea per Ponte di Brenta.

Di più: non sarebbe ancora pronta la nuova stazione di Busa di Vigonza, con il relativo parcheggio.

Secondo altri tecnici della Regione, il metrò è ancora in lista di attesa perché dalla Svizzera non sono ancora arrivati tutti i nuovi 24 treni Stadler, in via di acquisizione da tre anni.

In pratica, non ci sarebbero tutti i convogli regionali necessari ad attivare una vera e propria metropolitana tra Padova e Venezia.

Va ricordato poi che tanti nuovi treni ad alta frequentazione avranno 750 posti a sedere, altri 450 posti e solo due (più piccoli, a diesel) soltanto 175 posti perché entreranno in servizio sulle linee non elettrificate. A questo punto, visto che la partenza del metrò viene rimandata per la terza volta, il sindacato esprime un commento a muso duro.

«Ancora una volta Regione e TrenItalia hanno preso in giro i pendolari» sottolinea Ilario Simonaggio, segretario regionale della Filt-Cgil, «Non si parte neanche il 15 dicembre un po’ perché mancano gli allacciamenti in testa alla stazione di Padova e non ci sono ancora tutti i treni necessari. Ma, secondo me, non si accende il semaforo verde alla metropolitana regionale di superficie perché non ci sono ferrovieri a sufficienza per far correre i nuovi treni e la Regione non ha stanziato le risorse economiche che servono per far partire da Padova un metrò ogni 15 minuti».

Felice Paduano

 

Pigozzo e Niero (Pd) contro Chisso «Un comportamento sprezzante»

«E’ vergognoso che a pochi giorni dall’entrata in vigore dell’orario cadenzato ferroviario, l’utenza sia completamente all’oscuro di ogni informazione. L’assessore Chisso fornisca subito tutte le notizie che cittadini e Amministrazioni locali attendono con urgenza».

Bruno Pigozzo vicepresidente della commissione Trasporti, e Claudio Niero, consigliere regionale l Pd, fanno proprie le preoccupazioni dei pendolari e degli utenti .

«L’impegno della giunta Zaia era di comunicare se e quali miglioramenti all’orario erano stati accolti sulla base delle richieste presentate dai sindaci e dai territori. Ma a due settimane dal via, il silenzio è totale« evidenziano Pigozzo e Niero, «Sintomo di un comportamento sprezzante ed irrispettoso nei confronti dei pendolari che già subiscono quotidianamente disagi di ogni tipo».

 

Nuova Venezia – Commercio “Politica folle, Mestre muore”

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27

nov

2013

 

Commercio, attacco frontale di Franceschi (Confesercenti) a Orsoni: «Serve un piano straordinario»

L’ultimo “bombardamento” è di domenica scorsa: l’inaugurazione di 52 nuovi negozi nel centro commerciale Auchan. Un ampliamento dell’offerta che rischia di mettere in ginocchio il commercio del centro città e di veder aumentare il numero delle saracinesche abbassate.

Cosa fare per salvarlo? Maurizio Franceschi, direttore della Confesercenti di Venezia, non ha dubbi: «Serve un piano Marshall, un intervento straordinario che eviti il declino. Non c’è più tempo per i tentennamenti e per l’improvvisazione, ora bisogna agire».

È un attacco frontale quello proposto dal rappresentante dei commercianti e con obiettivi ben precisi. Il sindaco Giorgio Orsoni, anzitutto, “il grande assente”, e in generale la Giunta veneziana che non accelera i progetti mestrini, e quelle precedenti, colpevoli di aver dato troppo spazio alla grande distribuzione organizzata.

«Il raddoppio dell’Auchan e la prossima apertura del Blo a Marghera», avverte Franceschi, «rappresentano un altro duro colpo ai negozi del centro. A Mestre serve un piano straordinario perché i centri commerciali vanno avanti mentre il resto della città rischia di restare indietro».

Il direttore della Confesercenti punta il dito sulle opere ancora in essere: «Bisogna accelerare gli interventi, rivedere la mobilità, bloccare la grande distribuzione. Siamo in ritardo con tutto, i tempi di realizzazione sono troppo lunghi. Poi manca una visione d’insieme, una strategia complessiva. Orsoni deve prendere in mano la situazione, è lui il grande assente. Un politica folle sta uccidendo Mestre, serve una nuova classe politica o una classe politica che sappia ragionare diversamente. Altrimenti nessuno vorrà più investire in centro. Furlan, con la sua multisala, può essere definito un eroe».

Maurizio Franceschi commenta anche le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Galleria Commerciali, Edoardo Favro, che all’inaugurazione del nuovo Auchan ha proposto una collaborazione ai negozi del centro.

«Fra piccola e grande distribuzione», polemizza, «non può esserci collaborazione. Siamo in competizione, siamo nemici dal punto di vista commerciale. La proposta, poi, di ospitare qualche negozio del centro nei loro temporary store è irricevibile».

Carla Rey, assessore al Commercio, replica da Strasburgo: «Conviene fare invece di parlare e noi stiamo facendo. Molte delle cose che stanno avvenendo, come il bando regionale con il quale abbiamo finanziato la cabina di regia per il centro città e la sospensione della zone a traffico limitato nel periodo natalizio, sono frutto di una concertazione con le categorie. Ora la legge regionale ci permette di realizzare medie strutture di vendita nei centri. Questa è un’opportunità che bisogna sfruttare, ma come far convivere piccoli e medie strutture? Allargando il centro pedonale ed è quello che stiamo facendo». Secondo la Rey poi, i tanti progetti in essere stanno andando avanti secondo il crono programma ed entro il 2014 “avremo un centro città strutturato in modo diverso, il volto di Mestre sarà cambiato».

Gianluca Codognato

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Il nodo della viabilità dell’Aev Terraglio Rischio ingorghi nel mese di dicembre

Una sbarra blocca l’uscita su via Don Tosatto dal parcheggio interrato di Auchan. Chiusa la bretella che passa accanto alla pizzeria “Rosso Pomodoro” per uscire occorre andare più avanti e occupare la nuova rotatoria realizzata per l’ampliamento della galleria commerciale di Auchan. Una viabilità delicatissima, quella di via Don Tosatto, che in occasione del prossimo Natale sarà messa a dura prova dal traffico. Perché se lo scorso anno le code erano quotidiane, quest’anno con il raddoppio della galleria Auchan e le nuove aperture, dall’Interspar che si affaccia su via Bella all’attrazione prodotta dalla Coop, si capirà veramente se l’impianto di strade pensate per l’Aev Terraglio reggerà all’impatto della corsa allo shopping. Le code si sono già viste domenica, per l’apertura del rinnovato colosso francese, e molti si interrogano ora anche sulla vicinanza dell’ospedale dell’Angelo, con le ambulanze che hanno corsie riservate ma che rischiano di imbottigliarsi all’altezza delle rotatorie.

E il futuro preoccupa. Basta andarsi a rivedere il parere del Comune di Venezia sulla richiesta di apertura dell’Iperlando all’uscita della Castellana per capire che quest’area di Mestre rischia di andare in sofferenza molto presto. E poi ci sono problemi vecchi che tornano ad incidere. Come le infiltrazioni d’acqua che si verificano nel sottopasso del Terraglio, da mesi percorribile su una sola corsia e che ha costretto il Comune di Venezia non solo ad avviare una causa in tribunale contro i progettisti dell’opera ma anche a riconfermare il restringimento di carreggiata fino al 20 dicembre, compreso. L’arrivo del freddo potrebbe causare la formazione di pericolose lastre di ghiaccio.

(m.ch.)

 

A Verona in 59 minuti, a Venezia in 27 (costo 3 euro e 55)

La protesta della Cgil: «Errore tagliare il diretto a Milano»

Il nuovo orario dei treni entrerà in vigore il 15 dicembre. Per quanto riguarda gli orari di partenza e di arrivo delle Frecce che si spostano sulle linee Venezia-Padova- Vicenza-Verona-Brescia-Milano / Torino e Venezia–Padova-Bologna-Firenze-Roma non ci sono modifiche. Da Padova si continuerà ad andare a Roma con 15 corse di Frecce Argento al giorno ed a Milano con le Frecce Bianche con un Eurostar ogni mezz’ora.

Totalmente rivoluzionato, invece, l’orario dei treni locali, che, per la prima volta, sarà cadenzato: ogni singolo convoglio partirà ed arriverà alla stessa ora ed agli stessi minuti. Un cambiamento che rappresenterà un notevole vantaggio per i pendolari anche perché, dopo le infinite proteste degli utenti, si potrà viaggiare su 20 treni nuovi ad alta frequentazione, costruiti dall’azienda svizzera Stadler.

«Il grande errore», dice Ilario Simonaggio della Cgil, «è l’abolizione dei quattro regionali per Milano, che sono sempre pieni. La rottura di carico crea problemi, E poi, siamo sicuri che a Verona la coincidenza sarà sempre immediata?».

Da Venezia i treni partiranno al minuto 12: tappe a Padova, Vicenza, San Bonifacio, Verona Porta Vescovo e Verona Porta Nuova. Per la prima volta la città lagunare sarà collegata con Verona anche con treni regionali veloci, come accade sulla linea Venezia-Padova-Rovigo-Ferrara-Bologna. I pendolari padovani potranno andare da Padova a Verona in 59 minuti (oggi ci vuole un’ora e venti); appena 27 minuti da Padova a Venezia Santa Lucia senza pagare come sulle Frecce Bianche. Oggi andare in laguna con un regionale costa 3.55 euro, mentre con gli Eurostar si devono sborsare 15 euro (Freccia Bianca). I nuovi regionali veloci saranno 13 all’andata ed altrettanti al ritorno. Da Padova in direzione Venezia si partirà al minuto 21; mentre da Padova a Verona si parte al minuto 40.

Sempre sulla linea (Venezia)-Padova-Verona continueranno a circolare treni «ad andamento lento» che fermeranno anche a Grisignano di Zocco, Mestrino, Ponte di Brenta/Busa di Vigonza, Pianiga/Vigonza, Dolo e Mira/Mirano. Da Padova i lenti per Verona partiranno sempre al minuto 56 (un’ora e 26 minuti di percorrenza).

Tasto dolente, come faceva notare Simonaggio della Cgil, l’abolizione dei quattro regionali veloci per Brescia-Rovato-Milano Centrale. La battaglia degli universitari lombardi che studiano a Padova non è servita a niente. Chi vorrà andare a Milano con i prezzi dei regionali (15 euro e 65 anzichè 34.50 del Freccia Bianca), dovrà scendere a Verona e prendere il treno regionale veloce corrispondente per Milano.

Novità sulla Padova-Camposampiero-Castelfranco- Montebelluna- Feltre-Belluno/Calalzo- Pieve di Cadore/Cortina. Per le Dolomiti i treni resteranno gli stessi di oggi, ma ci sarà l’orario cadenzato e saranno introdotte novità destinate a modificare il modo di viaggiare dei padovani che si spostano verso Camposampiero e Castelfranco. I regionali, provenienti o diretti verso le Alpi, non fermeranno più nelle stazioni intermedie tra Padova e Camposampiero. Ossia a Vigodarzere, Campodarsego e San Giorgio delle Pertiche. Stazioni, però, dove si fermeranno ugualmente sia i treni per Cittadella e Bassano del Grappa che gli altri (tredici convogli) per Castelfranco, Paese, Treviso. Il primo treno per Belluno partirà alle 5.29 e l’ultimo alle 21.29. Il primo da Belluno alle 4.48 (Padova 7.09) e l’ultimo alle 19.48 (Padova 21.59). Abolito il regionale delle 22.46 da Padova, che sta già provocando proteste da parte di chi lavora in città e alla sera torna a Camposampiero. Cambiamenti in arrivo anche sulle linee per Monselice-Mantova, Cittadella –Bassano e Mestre-Piove di Sacco-Adria.

Felice Paduano

 

Quelli pubblicati su un sito non sono definitivi, Ferrovie Tedesche ha utilizzato dati provvisori

L’ingegner Menna (Regione): «Serve la certificazione di Rfi, altrimenti sono carta straccia»

QUARTO D’ALTINO «La presenza degli orari regionali di Trenitalia sul sito delle ferrovie tedesche, è conseguenza dell’utilizzo, da parte di Deutsche Bahn, di alcuni dati provvisori che sono stati inseriti, per un errore tecnico di Trenitalia, nel sistema informatico ferroviario internazionale».

Trenitalia interviene in merito alla polemica che in questi giorni ha fatto infiammare i sindaci, che hanno visto pubblicato in un sito straniero orari che neanche loro ancora conoscevano, ammettendo che si è trattato di un «errore tecnico».

«Come più volte comunicato da Ferrovie Italiane» chiarisce l’azienda «l’inserimento dell’intera offerta 2014 di Trenitalia nei sistemi di consultazione e vendita, trattandosi di un sistema complesso e articolato per segmenti di trasporto, procede in coerenza con la completa definizione delle percorrenze, degli orari e delle fermate di tutte le corse ferroviarie: internazionali, nazionali e regionale».

Conclude Trenitalia: «Il processo dovrebbe completarsi, salvo slittamenti non imputabili a Trenitalia domani, quando l’offerta l’offerta sarà consultabile e a quistabile su tutti i canali Trenitalia».

A gettare un po’ di luce sulla vicenda e sulle nuove corse del sistema che entrerà in vigore il 15 dicembre, è l’ingegner Domenico Menna, il coordinatore del gruppo di lavoro che ha prodotto l’orario cadenzato, il quale precisa che quanto circolato in questi giorni, compresi gli orari apparsi sul sito delle Ferrovie tedesche, non sono definitivi.

«Ho controllato, non sono aggiornati. Ad esempio non sono ancora state riportate richieste che, d’accordo con l’assessore Chisso e con la fattibilità tecnica, abbiamo strappato a Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) su determinate linee».

Per avere gli orari definitivi bisogna attendere il via libera di Rfi. «Finché gli orari non sono validati con la certificazione di Rfi, sono carta straccia», prosegue «sono d’accordo che ci sia un interesse legittimo della clientela a essere informata con un certo anticipo. Ho combattuto fino all’ultimo per avere le tracce rilasciate prima del fatidico dicembre. Ma il bandolo della matassa è in mano a Rfi che gestisce l’infrastruttura per tutti gli operatori della rete. Cioè il trasporto regionale del Veneto, ma anche quello del Friuli, del Trentino, i servizi a lunga percorrenza e quelli merci. Rfi ha dei tempi dettati dalle norme per rilasciare le tracce e si prende tutto il tempo necessario».

Rispetto agli orari diffusi alcune modifiche riguarderanno anche la Venezia-Portogruaro. Menna sottolinea l’importanza dell’introduzione del cadenzamento, che sostituirà un sistema non più sostenibile sotto diversi punti di vista.

«Come tutti gli orari avrà necessità di un periodo di assestamento e, come si è impegnato anche l’assessore, vedremo gli accorgimenti da fare. Ma il progetto sulla carta funziona».

Prosegue l’ingegner Menna: «Il punto interrogativo potrebbero essere i gestori del servizio, che devono fare un salto qualitativo e organizzativo. Ma non ho dubbi che ci riusciranno, perché stanno investendo molto anche loro sotto questo punto di vista».

Sui treni con capolinea a Mestre, Menna chiarisce che la decisione è dovuta agli attuali limiti del nodo di Venezia, essendoci un numero limitato di binari per la sosta a Santa Lucia e solo quattro tra Mestre e Venezia, con i vincoli dettati dal distanziamento minimo di sicurezza tra un treno e l’altro.

«Non abbiamo eliminato tutti i notturni» conclude Menna, ricordando però che i costi di un treno di notte sono molto più elevati rispetto a quelli di un bus sostitutivo. Treni con 10 persone a bordo, insomma, non sono più sostenibili. Oggi si terrà la Conferenza dei sindaci, mentre ieri la Filcams Cgil ha annunciato che parteciperà alla manifestazione dei pendolari in programma il 3 dicembre con partenza dalla stazione Santa Lucia.

Marta Artico e Giovanni Monforte

 

Quaresimin: «Serve più chiarezza, invierò una lettera alla Regione»

SALZANO. Prima aveva anche tre regionali da e per Venezia nelle ore di punta. Ora se ne ritrova uno e capita che per andare a Santa Lucia si debba pure cambiare a Mestre.

È scontento, e non poco, il sindaco di Salzano Alessandro Quaresimin dando uno sguardo al nuovo orario cadenzato dei treni che interesserà anche la sua stazione, sulla direttrice Venezia-Bassano.

«Sono preoccupato» fa sapere Quaresimin «perché saranno soppresse delle fermate sia al mattino che al pomeriggio. L’assessore veneto alla Mobilità Renato Chisso dice che si farà una prova per tre mesi, ma non è sufficiente. In questo periodo come faranno studenti e lavoratori? Invierò una lettera perché si abbia un confronto e si faccia chiarezza. Mi auguro che le richieste, per altro già fatte, siano ascoltate».

(a.rag)

 

I sindaci

«Siamo stufi di attendere dateci presto notizie certe»

SAN DONA – Errore tecnico di Trenitalia? «Meglio così, ma ricordo che siamo ancora in attesa di risposte».

Il presidente della Conferenza dei sindaci del Veneto Orientale e primo cittadino di San Donà di Piave, Andrea Cereser, commenta così le precisazioni di Trenitalia rispetto alla pubblicazione dell’orario cadenzato sul sito delle Ferrovie Tedesche:

«Stiamo aspettando di essere convocati, alcune criticità erano state presentate, su alcuni scenari sono state date riposte mentre su altre situazioni la Regione si era presa tempo per lavorarci. Io rappresento tutti i pendolari che fanno uso del treno e che sono preoccupati, perché si modifica il tempo della vita, del viaggio e del lavoro. Ci piacerebbe sapere a che punto sono, visto che il tempo stringe e noi, ribadiscono ancora una volta, siamo qui che attendiamo».

Sulla stessa linea d’onda il sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte, in prima linea per difendere i pendolari altinati ed i lavoratori che dal suo paese si recano a lavorare nella città lagunare:

«Mancano pochi giorni, io ritengo che non sia responsabilità di Trenitalia quanto accaduto, ma della Regione, spetta a lei autorizzare la divulgazione dell’orario, quindi apprezzo Trenitalia che riconosce un errore, ma il tema è un altro».

Prosegue: «Nonostante le nostre richieste, a pochi giorni dalla rivoluzione, i pendolari, gli utenti e i turisti non sanno quali siano gli orari e se tutte le problematiche evidenziate nell’unica versione ufficiale esistente siano state corrette o meno».

Chiosa: «Il problema è la mancanza di trasparenza della Regione, invito l’assessore Chisso a partecipare all’incontro di domani a Quarto per spiegare come stanno le cose».

(m.a.)

 

Nuova Venezia – Centri commerciali. Aperture domenicali.

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26

nov

2013

negozi Stop ai nuovi centri commerciali

A proposito di Ztl aperte e park gratis a Natale per sostenere i negozi del centro di Mestre… La giunta Orsoni propone una serie di misure che hanno come obiettivo rendere più “appetibile” l’accesso alla città durante le festività natalizie. Il motivo è quello di aiutare i commercianti, che, soprattutto a causa della crisi, stanno chiudendo. A mio avviso, per l’ennesima volta, non si va alla radice del problema. Ormai è cosa nota che, all’origine di questo fenomeno si trovino: la crisi economica, la stretta creditizia e la massiccia apertura di centri commerciali che stanno saturando ogni spazio vuoto, dentro e fuori la città. L’amministrazione difficilmente può intervenire contro la crisi e la stretta del credito, ma contro l’apertura di nuove medie e grandi strutture di vendita si! Eppure, leggiamo sulla stampa locale che l’Amministrazione, a questo proposito non può fare nulla. Verissimo…ora è troppo tardi, doveva pensarci prima! I centri commerciali che stanno “circondando” la città di Mestre, non sono atterrati improvvisamente come astronavi aliene, ma sono il prodotto di strumenti urbanistici, approvati dall’Amministrazione, che hanno concesso nuovi abbondanti spazi alla grande distribuzione, più di quanto fosse opportuno concederne, creando così un forte squilibrio economico a danno soprattutto del piccolo commercio, dei lavoratori di questo settore e del mercato immobiliare.

L’Assessore al commercio Carla Rey, definisce il raddoppio di Auchan e la realizzazione della Nave de Vero a Marghera come “l’ultima onda” di cemento commerciale. Più che un’onda io la definirei uno tsunami, che si poteva e si doveva prevenire.

Ora l’Amministrazione guarda con preoccupazione all’emorragia di chiusure di negozi, lo stesso sindaco Orsoni dice “hanno già chiuso in 700”, e come intervento propone il classico “contentino”: Ztl aperte e park gratis a Natale! La crisi che ha investito i piccoli commercianti va trattata con interventi più incisivi. Di grande aiuto sarebbe uno stop, almeno per un certo numero di anni, al cemento ad uso commerciale, ma questo non lo si sta facendo! Anzi, si prevedono aperture in via Torino, in viale Ancona e all’ex Umberto I. A me pare che il sindaco Orsoni stia preparando per i commercianti in crisi un bel regalino natalizio! Quando in vetrina verranno spente le luci degli alberi di Natale, si accenderanno quelle dei fari dei cantieri per i nuovi centri commerciali.

Cristina Costantini Venezia lavoro

 

Chieda scusa a quel bambino

Con riferimento alle due lettere apparse sulla Nuova Venezia di domenica 24 novembre, sull’argomento ‘Aperture festive’, invito le due signore alla lettura del saggio del sociologo francese Marc Augé, che nel 1992 scrisse un libro tradotto poi nel 1996 in italiano, dal titolo “Non-luoghi. Introduzione a una antropologia della surmodenità”. Pienamente d’accordo con quanto esplicitato dalla signora Cathia Vigato, mi permetto di contrastare le opinioni in merito della signora Bergonzoni, ricordandole la necessità di turni diurni, notturni, festivi e feriali per mestieri socialmente utili, se non necessari e indispensabili per una sicurezza garantita per 24 ore 24.

Nel caso da lei riportato si tratta, a differenza di acquisti necessari sì, ma programmabili e rimandabili, di possibili questioni di vita o di morte, di emergenze, di interventi imprescindibili a tutte le ore del giorno e della notte, per cui spero si ravveda sull’importanza sociale della sua professione e chieda scusa a quel bambino.

Mary Sereni Venezia lavoro

 

Le domeniche ci sono state imposte

Cara scrittrice desidero porre la tua attenzione sulla diversità dei lavori e dei lavori domenicali. Sono un uomo che da molto anni lavora nella grande distribuzione e l’apertura domenicale ci è stata imposta dalle nostre aziende nel momento in cui il governo ha deliberato queste aperture.

Non puoi paragonare il nostro lavoro con il tuo, è vero devo ringraziare di avere un lavoro e ringrazio molto tutte le persone che con il loro lavoro domenicale e notturno, ci offrono servizi e fanno si che la società non si fermi.

Tutto questo è stato scelto nel momento di iniziare a lavorare, mentre nel mio caso come in quella dei genitori del bambino, le domeniche di apertura erano dieci e non 52 come Imposto!

Il governo con questa legge pensava di incrementare i posti di lavoro mentre ha peggiorato la vita sociale di alcuni e i posti di lavoro sono rimasti invariati.

Il lavoro che fai come altri che hai segnalato, si è sempre svolto di domenica e nei giorni festivi mentre il commercio ha sempre chiuso di domenica e alla sera, mentre oggi le ore di apertura non bastano mai.

Il nostro è diventato più un luogo di aggregazione e svago dove prendere l’aperitivo, lasciare i figli a giocare con le play, svuotando il centro cittadino.

Vi ringrazio per il lavoro e il servizio che svolgete nei giorni festivi ma gradirei che alcuni servizi dal comune, alla banca, dalla scuola agli uffici privati fossero aperti di domenica e festivi e magari protrarre l’orario di chiusura.

Lettera firmata

 

Gazzettino – Il nuovo orario dei treni? Solo sul sito tedesco

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26

nov

2013

Le variazioni, sconosciute a utenti e Comuni, consultabili sulla pagina web delle Fs germaniche. Pendolari sul piede di guerra per tagli e mancate coincidenze con gli autobus

ARRABBIATI – Cereser inserirà il nuovo orario tra i punti all’odg della conferenza dei sindaci

A primeggiare sono abituati. In questo caso, i tedeschi hannoo “bruciato” sul tempo amministratori pubblici e pendolari di casa nostra che da tempo chiedono di conoscere i nuovi orari ferroviari cadenzati. Finora i tentativi di avere qualche anticipazione dalla Regione Veneto non avevano avuto esito. Ma i nuovi orari di Trenitalia sono già consultabili sul sito internet delle Ferrovie tedesche. Immediate le proteste nei confronti della Regione per lo “sgarbo”.

 

I collegamenti tra San Donà e Venezia presenti solo sul sito delle ferrovie d’oltralpe

L’orario ce l’hanno i tedeschi

Pendolari, Atvo e Comune all’oscuro delle novità. Il sindaco: «La Regione si scusi»

All’Atvo non ne sanno nulla, e in Comune nemmeno. Ma i tedeschi, quelli sì che hanno già i nuovi orari ferroviari diffusi dalla Regione.
«Non ci hanno comunicato alcuna variazione in merito al nuovo orario cadenzato». A protestare è il presidente dell’Azienda del Trasporto pubblico del Veneto Orientale Fabio Turchetto. L’orario cadenzato entrerà in vigore a metà di dicembre e, secondo le previsioni, alcuni treni non arriveranno più a Venezia, fermandosi a Mestre con modifiche agli orari e tagli nelle fasce notturne e mattutine.

Queste modifiche non sono ancora state rese note dalla Regione Veneto, anche se la tabella del probabile orario cadenzato, contenente difformità notevoli con l’attuale, è già disponibile sul sito delle Ferrovie Tedesche www.bahn.com (e lo riportiamo in questa pagina).

«Delle modifiche siamo venuti a conoscenza dai giornali – conferma il presidente dell’Atvo -. Per noi diventa difficile lavorare. Sarebbe buona norma che quando si cambiamo gli orari si avvisasse tutta la filiera, soprattutto per rispettare i molti pendolari. Il trasporto non ruota solo attorno a Trenitalia».

In tale clima di incertezza e malcontento sono sorti due comitati di pendolari a San Donà e a Quarto d’Altino, a cui si è unita la protesta di Legambiente. Angela Maria Stortini, portavoce dei pendolari del Veneto Orientale, spiega di essersi rivolta all’ufficio Mobilità della Regione il 13 novembre scorso per ottenere l’orario cadenzato.

«Mi hanno suggerito di chiederlo via e-mail: sono passati oltre 10 giorni ma non è arrivato nulla».

Nicola Nucera di Legambiente sottolinea che «oltre alla necessaria previsione di coincidenze fra treni e autobus, nel sistema di trasporto pubblico dovrebbero essere eliminanti i doppioni. Non ha senso che ferrovie e bus corrano in parallelo. Si dovrebbe favorire l’integrazione tra i diversi mezzi con un biglietto unico che semplifichi la vita al viaggiatore».

Il presidente della Conferenza dei sindaci e sindaco di San Donà Andrea Cereser si dichiara intanto molto sorpreso di trovare sul sito delle Ferrovie Tedesche l’orario ferroviario:

«Se confermato saremmo di fronte alla più grave mancanza verso i cittadini del Veneto Orientale. La Conferenza dei sindaci di domani, mercoledì, inserirà l’orario ferroviario tra i punti dell’ordine del giorno, chiedendo un incontro urgente con l’assessore regionale ai Trasporti. Vogliamo sapere di chi sia la responsabilità della mancata comunicazione del nuovo orario».

Davide De Bortoli

 

LINEA CHIOGGIA-ROVIGO

Orari cadenzati Pendolari soddisfatti

CHIOGGIA – Si dicono soddisfatti i pendolari della linea ferroviaria Chioggia-Rovigo, dopo aver appreso dei nuovi orari che saranno introdotti sulla tratta da metà dicembre. Più corse e la garanzia delle coincidenze per Ferrara e Bologna: sembra che l’orario cadenzato sia la chiave di volta del trasporto ferroviario locale.

«Gli orari prospettati sono decisamente utili», commenta Luca Sassetto, portavoce dei pendolari, «sembra che tutte le fasce d’utenza avranno a disposizione più corse per le proprie necessità. Ben vengano, in particolare, le numerose partenze pomeridiane da Rovigo. Ringraziamo chi ci ha ascoltati, ma ora chiediamo puntualità negli orari e materiale rotabile più moderno».

Per quest’ultima richiesta, però, si dovrà attendere ancora, in quanto la novità annunciata prevede la sola rimodulazione dei turni del personale e non l’introduzione di nuovi treni. Il nuovo sistema, studiato dai tecnici, parte infatti dall’ottimizzazione della produttività del personale. I tempi di percorrenza leggermente allungati sono dovuti a esigenze tecniche: considerando che la linea è a binario unico, è infatti necessario predisporre le corse in maniera tale da prevedere gli incroci di due convogli.

(a.var.)

 

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