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Nuova Venezia – Mestre. L’albergo va a chilometro zero

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26

nov

2013

IL RICONOSCIMENTO DI COLDIRETTI

“Ai Pini” nel circuito dei locali attenti ai prodotti della campagna

La provincia di Venezia è in testa, come adesioni, al circuito dei locali che puntano sui prodotti tipici della campagna. Sono 13 le attività aderenti: trattorie, pizzerie, osterie ma anche molini, panifici, macellerie, gelaterie e da ieri, anche un hotel, che ha ricevuto la targa di riconoscimento. Alla lista del circuito, promosso da Coldiretti, si è aggiunto, infatti, l’albergo ristorante “Ai Pini” di Mestre, dei coniugi Giovanni Battista Baldo e Roberta Ferrari, che punta, sempre più, a portare in tavola i prodotti del territorio con il suo chef Alessandro Lucato.

Tutto nasce dalla legge regionale numero 3 del 2010, unica in Italia, che incentiva proprio l’uso del prodotti a «chilometri zero», accorciando la filiera. Il concetto è questo: le merci fanno meno strada per essere trasportate, meno chilometri significano meno inquinamento e più salvaguardia dell’ambiente. Non a caso, i locali veneziani aderenti puntano sul risparmio energetico e la tutela dell’ambiente.

Ma il sogno dei proprietari dell’albergo “Ai Pini” è di avere un orto tutto per loro. «Ci piacerebbe avere uno spazio» dice la signora Baldo «dove coltivare prodotti biologici».

Le fa eco il marito. «Il chilometro zero» aggiunge «è l’espressione finale di un modo di essere. Puntiamo ad avere alimenti freschi e di stagione. Il mio sogno è riproporre il cren fatto in casa, con il rafano che cresce nel nostro parco».

Così, per gli ospiti, si inizia già dalla colazione al mattino con lo sbattutino d’uovo su richiesta, per proseguire a pranzo e chiudere con la cena con le tagliatelle verdi agli spinaci con rosmarino e gamberi, creme di ortaggi e legumi, gnocchi di patate con vari sughi, misto di formaggi provenienti dal Trevigiano, insaccati, secondi di carne o pesce fino ai dessert casarecci come i pasticcini al vino novello.

«Alla base di questo progetto» spiega il presidente di Coldiretti Veneto Giorgio Piazza «c’è la voglia di ricerca dei gusti e degli odori da interpretare in modo creativo. Diamo attenzione al cliente ma anche al cibo».

Per l’assessore veneto all’Agricoltura Franco Manzato, così si avvicina il consumatore al ristoratore e annuncia che per il 2014 saranno invitati centinaia di giornalisti del settore per far conosce la nostra regione e la gastronomia. «Vogliamo un’economia agricola tipica e di qualità» aggiunge «Da noi si registrano 63 milioni di presenze annue, di cui il 65 per cento dall’estero, e vengono qui anche per quanto offre la nostra tavola».

Per il presidente di Federconsumatori Veneto Ermes Coletto si «accorcia la filiera, salvaguardando pure l’ambiente».

Oltre ai “Pini”, i locali accreditati al «chilometro zero» della provincia sono la Locanda Cipriani, Osteria ai Assassini di Venezia, Antica drogheria Caberlotto, Osteria Cuccagna e Ostaria da Mariano di Mestre, ristorante-pizzeria Lido 18 di Jeolo, ristorante Il Carro di Duna Verde a Caorle, Made in Basso Piave di San Donà, gastronomia da Pina a Quarto d’Altino. Con questi, c’era anche la trattoria Dall’Amelia, chiusa di recente dopo cinquantadue anni di attività.

Alessandro Ragazzo

 

Gazzettino – A Mestre il primo hotel a “km zero”

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26

nov

2013

Solo prodotti locali in cucina ai Pini

Il primo hotel «a KmZero» del Veneto si trova a Mestre. È il Park Hotel «Ai Pini», in via Miranese. Tutto, dall’ospitalità alla ristorazione, è ispirato alla tipicità locale, anzi la esalta. Per questo la Coldiretti ha voluto assegnare al Hotel ristorante “Ai Pini” a la targa “KmZero”, consegnata dal presidente di Coldiretti Giorgio Piazza, dall’assessore regionale Franco Manzato e da Ermes Coletto di Federconsumatori Veneto nelle mani di Giovanni Battista Baldo e Roberta Ferrari, titolari dell’Hotel ristorante in via Miranese.

«Il riconoscimento è fonte di soddisfazione – spiega Roberta Ferrari – perché è la conferma della bontà del lavoro svolto e che stiamo andando nella giusta direzione. I clienti apprezzano questo tipo di offerta, basata su buoni prodotti tipici e di qulità».

Il “KmZero” arruola così il primo hotel e dopo l’osteria, la cichetteria, un bar e varie trattorie, Venezia si aggiudica anche questo riconoscimento.

L’hotel di Mestre ora è entrato ufficialmente nel circuito dei locali che danno priorità al risparmio energetico, alla stagionalità nei menù e alla tutela ambientale. Il fatto stesso che solo in Veneto si assegni questo tipo di riconoscimento fa dei “Pini” il primo hotel a “KmZero” d’Italia.

Il premio è stato assegnato per l’uso che lo chef Alessandro Lucato ha fatto della cucina tradizionale, come la riscoperta dell’uovo sbattuto alla contadina, o “sbattutino”, la ricetta di una volta per cominciare la giornata sempre più apprezzata dai clienti di tutto il mondo, nella variante col marsala o con l’aggiunta di latte caldo.

«Che la ristorazione privata risponda con entusiasmo – sottolinea Coldiretti – significa che l’interesse per uno stile di vita a kmzero è sempre attuale e che, nonostante i limiti burocratici, il modello in questione non perde il suo appeal».

Marco Dori

 

AL PALAPLIP – Conferenza-spettacolo per mettere in guardia i giovani dai rischi della ludopatia

Quante concrete probabilità ci sono di poter vincere al Superenalotto? E le slot machine sono davvero così “prevedibili” e facili strumenti per ottenere molto denaro in poche mosse? Sono solo alcune delle domande a cui si è voluto rispondere ieri mattina al Palaplip di Mestre, nell’ambito del progetto «Non farti giocare!», dove è andata in scena una conferenza-spettacolo dal titolo “Fate il vostro gioco”.

Attraverso alcune dimostrazioni pratiche infatti, in maniera stimolante e divertente, un matematico e un fisico hanno analizzato e sconfessato le più diffuse credenze sul gioco d’azzardo e sono riusciti a mostrare quali siano le reali probabilità di vincere nei principali giochi leciti in denaro.

L’iniziativa, fortemente sostenuta anche dall’assessore Carla Rey, presente all’incontro insieme ad alcune classi del liceo Franchetti di Mestre e dell’istituto Barbarigo di Venezia, ha voluto favorire la conoscenza dei rischi che questi giochi basati sulla casualità hanno.

Prevenire e sensibilizzare: ecco le parole d’ordine. «La così detta ludopatia – ha dichiarato Leonardo Duminuco del Serd dell’Ulss 12 – è un disturbo creato dalla dipendenza da gioco che porta progressivamente il paziente a perdere il senso della realtà. Purtroppo non ci sono medicine ma è importante sapere che esistono centri a sostegno delle persone che vivono questo disagio. L’aiuto di amici o parenti poi, è fondamentale».

Oltre 400 le persone che in una decina di anni si sono rivolte al Serd del comune per chiedere aiuto per la propria dipendenza da gioco. Complice la crisi e la diffusione sempre maggiore di macchinette elettroniche e scommesse on line, il fenomeno sembra essere in costante crescita.

«Ultimamente riscontriamo sempre più casi di patologie da gioco nei settori più poveri della popolazione – ha concluso Duminuco – pensionati e disoccupati armati di speranza, perché una giocata vincente possa cambiargli la vita. È fondamentale riconoscere e identificare il problema prima che sia troppo tardi».

Claudia Gioia

 

 

Il reparto è classificato “attività a esaurimento”, personale preoccupato

Il primario Giacomin: «Una soluzione? Stabilire una joint-venture con Mestre»

MIRANO – Una joint-venture per Cardiochirurgia. Potrebbe essere la soluzione alla paventata chiusura del reparto miranese, proposta da medici e associazioni. Si è parlato anche di questo ieri a Mirano, durante la quindicesima Giornata di cardiologia interventistica miranese al Teatro di Mirano. Per la prima volta in platea siede anche un assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto. Sul tavolo traguardi raggiunti e obiettivi futuri del reparto d’eccellenza dell’ospedale di Mirano, ma risulta difficile guardare al domani con il destino appeso a un filo: Cardiochirurgia a Mirano per ora è salva, ma per quanto tempo? Per stessa ammissione dei medici che vi operano, il futuro non è per nulla certo. Tutto ruota attorno all’interpretazione di “attività in esaurimento”.

«È la politica a dover spiegare cosa significa e che ne sarà di questo reparto», spiega il primario Alessandro Giacomin, «può voler dire che Mestre riuscirà ad assorbirci, oppure che dipenderà dal fatto che Mirano riesca a dare una mano a Mestre. In entrambi i casi non capiamo i motivi di questa proroga a tempo, perché il concetto è essenzialmente uno: anche se territorialmente divisi, i due reparti di Mirano e Mestre collaborano da tempo tra loro, non sono affatto l’uno un doppione dell’altro, basti pensare alle reperibilità o alle ferie del personale, che si integrano».

La ricetta di Giacomin per scongiurare la chiusura è dunque una: «Mirano può anche essere una succursale di Mestre, non è un problema. Tra i due reparti si può istituire una sorta di joint-venture, un accordo di collaborazione, che consenta a entrambi di operare. Chiaramente dev’esserci la volontà politica e questo noi non lo possiamo sapere».

Per ora i cardiochirurghi miranesi non riescono a essere ottimisti: colgono l’aria di disimpegno su Mirano, notano i primi disinvestimenti nel reparto, come un’azienda che sembra avere i mesi o gli anni contati.

«Ci piacerebbe lavorare più tranquillamente», ammette Giacomin, «da 17 anni questo reparto è una realtà importante che ha acquisto esperienza e un bagaglio di conoscenze noto anche fuori Regione e all’estero. La stessa Regione ha voluto far diventare “hub”, cioè specializzata, l’Emodinamica miranese, ma per questo bisogno mantenere Cardiochirurgia».

Dal luglio 1996, quando fu aperta, Cardiochirurgia ha svolto oltre 4 mila interventi. Oggi vi operano tre cardiochirurghi, un quarto è in arrivo, con circa 80 interventi per ogni primo operatore, 160 a cardiochirurgo.

Filippo De Gaspari

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LA BATTAGLIA SULLA VIABILITA’ DELL’AREA

Prevista tra la Castellana e la Miranese a servizio della stazione di via Olimpia Ok allo svincolo progettato dai privati, ma nessuno ci vuole mettere i soldi

Una terza uscita della tangenziale tra lo svincolo per la Castellana e quello per la Miranese? Un’ipotesi di cui si parla da tempo e sulla quale anche l’Anas nelle scorse settimane ha detto la sua. Con una lettera nella quale «esprime il proprio parere favorevole», se pur con alcune prescrizioni da adottare in fase di stesura del progetto definitivo, al «nuovo svincolo sulla tangenziale di Mestre tra le uscite Miranese e Castellana in zona Sfmr – stazione di via Olimpia».

La lettera dell’Anas – che tra le prescrizioni fornisce indicazioni relative alla larghezza delle corsie e alle dimensioni degli svincoli – è arrivata a Comune, Cav e Consorzio del parco del Marzenego, che riunisce i proprietari dei terreni, circa venti ettari, sui quali dovrebbe sorgere un albergo, a ridosso della stazione del metrò di superficie, e una serie di palazzine, dall’altra parte della tangenziale (alla fine di via Gazzera Bassa) per un totale di circa 350-400 alloggi. È in questo contesto che bisogna leggere il progetto dello svincolo, redatto dallo studio Zordan, proprio su incarico del consorzio dei proprietari che del resto si inserisce in un accordo molto più amplio e complesso che riguarda tutta la viabilità nei pressi della stazione di via Olimpia.

Con il mercato immobiliare fermo al palo, prima che si cominci a costruire passeranno degli anni – anche perché il progetto nel suo complesso potrebbe subire una radicale revisione – ma è chiaro che lo svincolo fa comodo ai privati, visto che le due bretelle garantirebbero l’accesso diretto sia all’eventuale albergo sia al nuovo quartiere incastonato tra la tangenziale, la linea ferroviaria per Treviso, e il Marzenego.

«L’uscita servirà anche a noi» dice Carlo Marinello, l’imprenditore a capo del consorzio dei proprietari, «ma gli studi del traffico che abbiamo realizzato, così come ci era stato indicato a suo tempo dall’assessore Enrico Mingardi, favorevole allo svincolo dicono che sarebbe tutto il centro di Mestre a beneficiarne».

Regione e Comune sono d’accordo sui benefici dello svincolo (tanto che Ca’ Farsetti l’ha inserito nel Pum, il Piano urbano della Mobilità) ma si sono fino a qui rifiutati di inserire lo svincolo nell’accordo firmato con il Consorzio nel 2005. Il punto è che nessuno ci vuole mettere i soldi. Non il consorzio, secondo il quale l’investimento dovrebbe essere pubblico e che chiede almeno che, la rotonda che dovrà essere realizzata per l’accesso alla stazione da via Brendole sia realizzata delle dimensioni tali per poi collegare lo svincolo; non il Comune che di soldi da spendere non ne ha; e infine non la Regione, per lo stesso motivo, soprattutto considerando che lo svincolo oggi non è nell’elenco delle priorità.

Come detto nel 2005, per disegnare interventi e viabilità nell’area compresa tra la stazione e la Gazzera era stata firmata una convenzione, che però è rimasta carta straccia – «Marinello non si è mai presentato per firmarla» – congelando non solo gli interventi privati, ma anche tutta la viabilità concordata, compreso il collegamento tra la stazione di via Olimpia e la Castellana, al quale avrebbe dovuto provvedere lo stesso consorzio. Se solo la convenzione avesse avuto un seguito.

Francesco Furlan

 

Stazione senza accesso dalla Castellana

Rischia di passarne di acqua sotto i ponti prima che si riesca a venire a capo della viabilità intorno alla stazione Sfmr di via Olimpia, che sarà pronta a metà ottobre del 2014.

La stazione di via Olimpia avrà due accessi: uno dalla stessa via Olimpia, e uno dalla strada di collegamento che sarà realizzata da via Brendole. Non ancora risolto è il terzo collegamento, forse il più importante, tra la stazione e via Castellana. Una strada che doveva essere a carico dei privati del Consorzio Parco del Marzenego e che non è stata realizzata proprio perché non si è dato seguito all’accordo che era stato firmato tra le parti (Regione, Comune e Consorzio) ormai otto anni fa. Una situazione di stasi alla quale il comune ha cercato di porre rimedio inviando al consorzio, il mese scorso, una lettera, tramite l’avvocatura, nella quale si legge che se il consorzio non si decide a convocar un incontro, il Comune prenderà atto del «disinteresse» a proseguire con l’intervento. E il Consorzio che fa? «Stiamo preparano la lettera di risposta», dice il presidente, Marinello.

 

 

Mestre, il Cocit scrive al sindaco dopo il silenzio calato sull’indagine epidemiologica. «Urgono interventi di mitigazione ambientale»

MESTRE – 51 sforamenti del Pm10 contati da inizio 2013 ad oggi decreteranno entro fine anno il più basso numero di superamenti dei valori delle polveri sottili registrati dalle centraline di controllo dell’aria in terraferma. Questo grazie all’effetto benefico prodotto dal vento e dalla pioggia. Ma l’emergenza smog è tutt’altro che archiviata a Mestre. Il fronte delle associazioni che, da decenni, si battono contro l’inquinamento prodotto dalla tangenziale di Mestre, non abbassa la guardia.

E lo ribadisce in una lettera al sindaco Giorgio Orsoni. Il coordinamento del Cocit ( 150 iscritti diretti, 600 con le associazioni) segnala come il silenzio sia caduto non solo sullo smog in città ma anche sugli esiti dell’indagine epidemiologica, presentata nell’aprile scorso, dal professor Simionato e dall’Asl 12 che ha analizzato tra 2001 e 2009 circa 4.700 cittadini che vivono a ridosso della tangenziale: indagine che evidenzia 300 casi di malattie «associabili all’inquinamento da tangenziale».

La conferma scientifica è arrivata dopo undici anni di richieste e proteste. «Nella popolazione interessata alla sovraesposizione», scrive il Cocit, «si sono verificati il 10 per cento in più di casi di cardiopatia ischemica e il 5% di bronchiti polmonari croniche ostruttive in più rispetto al resto della città. L’apertura del Passante non ha, probabilmente, risolto completamente il problema: in tangenziale circolano ancora circa 100 mila veicoli al giorno», scrive il coordinamento che gira ad Orsoni i timori: «Il rischio evidenziato per lo scorso decennio è da ritenere risolto o ancora oggi, precauzionalmente, bisogna porsi il problema di cosa fare? Perché ad un anno dalla consegna al Comune dell’indagine epidemiologica nulla o quasi è stato detto o proposto? È opportuno che le autorità sanitarie informino adeguatamente la popolazione esposta al rischio?», scrive il Cocit, convinto che il rischio smog della tangenziale non sia oggi un problema minore rispetto alle grandi navi in laguna.

E così partirà un volantinaggio informativo tra i cittadini e anche un tentativo di azioni legali risarcitorie. Ma servono opere risarcitorie per la popolazione che producano «una riduzione dell’inquinamento atmosferico ed acustico e una riqualificazione del territorio per una migliore qualità della vita».

Interventi, come quello della tangenziale “verde”, prevista come compensazione della terza corsia (realizzata senza valutazione di impatto ambientale) e inserita nel Pat, il declassamento del viadotto a strada urbana, interventi di limitazione del traffico veri.

«E pure indennizzi alla città da tutti quei soggetti che producono traffico che sfrutta la tangenziale, ovvero porto, aeroporto, centri commerciali dell’Aev Terraglio. Il sindaco intervenga anche in terraferma», dicono.

Mitia Chiarin

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«Sei malato di smog? Puoi chiedere i danni»

L’iniziativa dell’associazione: assistenza legale a quanti vogliono ottenere risarcimento per malattia

«Hai la bronchite cronica Ostruttiva (BPCO) o la cardiopatia ischemica e abiti vicino alla tangenziale, entro 100 o duecento metri? Forse puoi fare una causa per danni alla salute».

Il coordinamento Cocit lancia una campagna informativa contro gli effetti dello smog sulla salute. Un volantinaggio ma anche la ricerca di quei 300 cittadini di Mestre, Cipressina, Gazzera, Marghera che vivono da decenni a fianco della tangenziale e si sono ammalati. Una ricerca che ha un obiettivo.

Spiega Diego Saccon del Cocit: «Stiamo cercando persone malate che abbiano l’intenzione di intentare delle cause individuali, in tribunale Civile, di risarcimento danni. Noi offriremo tutto il supporto tecnico e quello dell’avvocato Angelo Pozzan, che si è reso disponibile».

Pozzan è un volto noto in città: è stato difensore civico comunale e si è impegnato in varie battaglie di matrice ambientalista come la difesa del parco di San Giuliano. La strada della causa per ottenere un risarcimento danni per la malattia causata dalla tangenziale non è un percorso facile.

Il Cocit spiega: «Si tratta di malattie con cause multifattoriali, ma se si ha nessuno o pochi fattori di rischio oltre all’esposizione protratta per anni allo smog della tangenziale, è possibile valutare le possibilità di un’azione legale. Tra i principali fattori a rischio per la bronchite, c’è ad esempio il fumo di tabacco e l’esposizione a sostanze chimiche. Per la cardiopatia ischemica l’età avanzata, la familiarità. Per il diabete, malattia la cui incidenza, dice l’indagine epidemiologica, tocca incrementi del 9 per cento tra chi vive a ridosso della tangenziale, i principali fattori di rischio sono l’ipertensione arteriosa, il fumo di tabacco, l’obesità. Quei cittadini interessati ad una valutazione di una azione legale possono contattare il Cocit al 331 998 1175 o inviare una e-mail a info@cocit.org.

(m.ch.)

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«Pressing per una mitigazione»

Bergamo: «Ne parlerò con la Cav». Bettin: «Finanziare supplemento di indagine»

«Alla Cav non ci sentono di parlare di declassamento della tangenziale perché ci sono problemi di ammortamento dei costi del Passante. Ma è senz’altro vero che occorre tornare a fare pressing per ottenere interventi di mitigazione e questo lo faremo senza dubbio».

L’assessore alla Mobilità Ugo Bergamo, che assieme al collega Andrea Ferrazzi (Urbanistica) da tempo dialoga con il Cocit conferma che il progetto della tangenziale “verde” non solo è entrato nel Piano di assetto del territorio «ma è stato riconfermato anche nel piano urbano della Mobilità, tra gli interventi a medio e lungo termine. Ma a breve termine è possibile discutere di opere di mitigazione doverose per la città, che vanno pretese».

Anche Gianfranco Bettin, assessore all’Ambiente, comprende le ragioni del Cocit. Ma spiega: «Il sindaco non ha competenze dirette sul traffico in tangenziale. Avevamo valutato l’ipotesi di un blocco anche con la giunta Cacciari ma non si hanno competenze dirette. È vero, comunque, che spostando quote di traffico sul Passante non si è ridotta la pericolosità dello smog prodotto dal traffico per quanti vivono nelle vicinanze della tangenziale».

Il Cocit segnala la necessità di un supplemento di indagine, per valutare anche l’effetto dello smog sulle malattie tumorali, aspetto non toccato dall’indagine del 2012.

«Per l’indagine è possibile valutarne il finanziamento di concerto con l’azienda sanitaria veneziano. Questo è possibile. Invece, per intervenire direttamente il Comune dovrebbe avere dall’Asl 12 la dichiarazione di stato di emergenza sanitaria, che finora non è mai stato decretato».

(m.ch.)

 

«Lo smog da traffico come quello prodotto dalle grandi navi».

Si pensa a un’azione legale per i danni alla salute

La tangenziale scoppia nuovamente di traffico. Tutto come dieci anni fa, ma con un bel po’ di tir in meno e tante auto in più. Così la salute dei mestrini resta ad alto rischio.
A riportare l’attenzione sulla correlazione tra patologie croniche e l’inquinamento prodotto dalla tangenziale è il Cocit, il Coordinamento contro l’inquinamento da tangenziale che nel marzo scorso aveva già reso pubblici i risultati dell’indagine epidemiologica condotta dall’Università di Padova, provando la relazione in almeno 300 casi tra inquinamento prodotto dalla tangenziale e malattie cardiorespiratorie. Dopo l’apertura del Passante, secondo il Cocit, l’attenzione sulla tangenziale e gli effetti sulla salute dei mestrini sarebbe passata in secondo piano. Ma, in realtà, pur senza migliaia di tir, circolano oggi 100mila veicoli al giorno e i dati sulla qualità dell’aria dell’Arpav sono ancora critici.

«Ad un anno di distanza non è stato fatto nulla – spiega il presidente del Cocit, Diego Saccon -. Stiamo ancora aspettando ciò che ci era stato promesso nel 2003, quando era stato proclamato lo stato di emergenza da parte del Governo. Ma di opere di mitigazione ambientale, la famosa “tangenziale verde” di cui parla anche nel Pat, non si vede traccia. Le polveri sottili continuano ad arrivare fino alle case che si affacciano sulla tangenziale e quei 300 casi forse sono diventati molti di più. Abbiamo così deciso di scrivere al sindaco Orsoni per sollecitarlo e promuovere delle iniziative per dare delle risposte a queste domande e ai nostri dubbi».

Il Cocit, assieme alle associazioni “Terraglio e dintorni” e “Sette nani”, ritiene che quello della tangenziale non sia un problema di minor importanza rispetto a quelli di cui si sta occupando ultimamente l’amministrazione.

«Per noi l’inquinamento da tangenziale equivale al passaggio delle grandi navi in bacino San Marco – aggiungono -. Serve l’apertura di un tavolo e un accordo di programma coordinato dal Comune con i soggetti coinvolti. La crisi economica e le piogge degli ultimi tempi ci hanno “graziato”, ma il problema resta e sta diventando più grave con l’apertura di nuovi centri commerciali nell’area Castellana, per non parlare della Romea Commerciale che, per noi, non è un’opera indispensabile».

C’è poi l’aspetto epidemiologico. Se l’indagine dell’Università di Padova ha provato la correlazione tra malattie respiratorie e tangenziale, non è ancora certo se in alcuni casi ci sia un’incidenza anche a livello oncologico o nelle crisi asmatiche.

Conclude Saccon: «Stiamo predisponendo un accordo con l’avvocato Angelo Pozzan per valutare eventuali casi di persone esposte per anni a respirare le polveri della tangenziale che possano intraprendere un’azione legale per i danni alla salute subiti».

Raffaele Rosa

 

In centro consegne con mezzi ecologici. Nel 2014 arrivo a Venezia

Il sistema di consegna ecologico “Log – In Venezia” in 4 anni di attività (dal 2009) ha permesso di abbattere il numero di transiti di mezzi pesanti nel centro di Mestre.

Ogni piccolo furgoncino evita il transito a Mestre di 11 tir. « Di fatto – spiegano i responsabili di Muovosviluppo scrl di Padova che gestiscono il sistema – si tratta di un sistema di immagazzinamento e accorpamento delle merci che arrivate ad Oriago si muovono verso Mestre con furgoncini che sono caricati il più possibile, visto che invece i tir dovrebbero andare a destinazione per poca merce attraversando il centro città ed inquinando. Abbiamo vinto un bando di gara del Comune di Venezia che ci ha permesso di usufruire di contributi pubblici».

Dal 2014 lo stesso sistema potrà essere utilizzato per il centro storico veneziano. Il sistema è stato illustrato ieri, nella sede di Oriago di Mira in via Brianza, in occasione della visita di una delegazione francese patrocinata dal comune di Clermont Ferrant interessata a conoscere il magazzino e il servizio di distribuzione della “Log in Venezia” che utilizza veicoli ecologici. Erano presenti anche rappresentanti dell’agenzia per l’ambiente ed il territorio nazionale, un rappresentante del Ministero dell’Ambiente francese, alcuni operatori privati del trasporto.

«Dal 2013», dicono i responsabili, «i mezzi che vengono utilizzati per fare la distribuzione ecologica delle merci sono passati da 2 a 5. Dal 2014 il servizio potrà essere svolto anche su Venezia.

L’obiettivo del Comune era di ridurre l’inquinamento ed il traffico merci in città. Concentrando i camion fuori dal centro, in città entrano solo veicoli ecologici».

Alessandro Abbadir

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AMBIENTE – I dati di Veritas in provincia

Ottobre, mese record di raccolta differenziata. A renderlo noto è Veritas che nel territorio di propria competenza per la gestione dell’igiene urbano lo scorso mese ha raccolto 4.890 tonnellate di vetro, 3170 di plastica, 593 di metalli ferrosi e 75 di alluminio.

Non solo: ad Enel sono state cedute 7500 tonnellate di Cdr – combustibile derivato dai rifiuti – che viene poi bruciato assieme al carbone per produrre energia nella centrale Palladio di Fusina, così che neanche il 5 per cento delle immondizie finisce in discarica.

In tutta la provincia la percentuale di differenziata è oggi pari al 58,04, con i migliori risultati registrati nei Comuni di Fossò (79,44%), Pianiga (78,01%), Martellago (77,64%), Meolo (77,26%) e Spinea (77,08%).

Per quanto riguarda Mestre, si sta completando nella Municipalità del centro l’installazione delle calotte sui cassonetti con apertura a chiave personalizzata.

A Chirignago-Zelarino, che è stata la prima zona a partire, la percentuale è arrivata al 72,77, a Favaro, la seconda in ordine di tempo, al 60,61, infine a Marghera al 57,92.

La terraferma complessivamente considerata è al 54,33%, quota superiore ad altre grandi città italiane ed europee che sono ai vertici delle classifiche di riciclaggio, mentre il dato dell’intero Comune è salito al 43,16%.

Proprio in questi giorni Veritas, in collaborazione con la Questura, distribuisce un volantino tradotto in 15 lingue per spiegare agli stranieri presenti in città le modalità corrette per raccolta differenziata.

(a.spe.)

 

I pendolari della tratta Venezia-Trieste manifesteranno dalla stazione Santa Lucia a palazzo Balbi

SAN DONÀ – Pendolari in rivolta contro l’orario cadenzato che entrerà in vigore tra meno di un mese. Si svolgerà martedì 3 dicembre, la manifestazione in programma a Venezia, con ritrovo alla stazione Santa Lucia alle 14, per poi proseguire verso palazzo Balbi. A chiamare a raccolta tutti i lavoratori e non solo loro, che ogni giorno transitano lungo la tratta Venezia-Trieste, sono Luciano Ferro, del comitato pendolari Altinate e Gianni Foffano, i quali invitano il comitato pendolari del Veneto Orientale e tutti i comuni della linea.

«Dobbiamo farci sentire e mandare a casa questi politici regionali che ci stanno rovinando», attacca Ferro, «non si può più accettare che facciano quello che vogliono con i nostri soldi, vale a dire toglierci le corse, dobbiamo far sì che i nostri treni vadano fino a Venezia senza modifiche e penalizzazioni. Abbiamo e stiamo già dando fin troppo grazie alle gestioni mal funzionanti con le quali facciamo i conti tutti i giorno; soppressioni, ritardi. Ricordo che circa metà corse dei treni dal 15 dicembre fermeranno a Mestre e non più a Venezia. I nostri soldi che paghiamo mensilmente dove vanno a finire?».

Tra i problemi i pendolari sottolineano anche quello relativo al buco della fascia oraria mattutina e le modifiche a i treni serali. Proprio nei giorni scorsi, i pendolari avevano chiamato a raccolta i sindaci dei Comuni attraversati dalla linea ferroviaria Venezia-Trieste per affrontare i problemi sollevati dall’orario cadenzato e legate ai turnisti, ai lavoratori, evidenziando la necessità di avviare un dialogo con tutti i sindaci emersa durante la seconda assemblea del nuovo «Comitato pendolari del Veneto Orientale», riunito a San Donà per fissare un elenco di iniziative da attuare per valutare il nuovo orario cadenzato.

Il comitato nei giorni scorsi aveva fatto richiesta per la visione dell’orario cadenzato agli uffici della Direzione Mobilità della Regione senza ricevere risposta. I pendolari altinati hanno annunciato di voler coinvolgere tutti i sindaci delle località servite dalla tratta Venezia-Portogruaro, ma anche quelli dei Comuni limitrofi dove vivono molti degli utenti.

La manifestazione è aperta a chiunque, da Portogruaro a San Donà, da Quarto d’Altino a Marcon passando per Meolo, Mestre, Venezia. Sabato a San Donà, si terrà un incontro sull’orario cadenzato organizzato da Legambiente.

Marta Artico

 

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