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Nuova Venezia – Metro’ regionale, 20 anni d’attesa.

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17

nov

2013

Le stazioni di Mestre centro e Gazzera pronte nell’ottobre 2014. A rischio lo sbocco sulla Castellana

La presentazione del progetto del Sistema ferroviario metropolitano di superficie (Sfmr) risale al 1994: dopo vent’anni di polemiche, annunci e promesse rinviate, il 15 dicembre entreranno in funzione i treni a orario cadenzato, ma perché Mestre possa davvero godere di un sistema metropolitano a servizio della città bisognerà portare, ancora, un po’ di pazienza. Perché l’intervento principale della città, la realizzazione delle due fermate di via Olimpia e della Gazzera, un intervento da 20 milioni di euro, bisognerà attendere quasi un anno: la conclusione dei lavori è prevista per il 16 ottobre del 2014.

Via Olimpia e via Gazzera. Sono due fermate distinte – a 500 metri di distanza l’una dall’altra – collegate da un percorso per i pedoni e le biciclette. La fermata di via Olimpia prenderà il nome di Mestre centro perché sarà, di fatto, a meno di dieci minuti a piedi da piazza Ferretto e sarà realizzata sulla linea Venezia-Trieste. La fermata di via Gazzera Alta, invece, permetterà di prendere il treno sulla linea Venezia-Treviso. L’intervento in corso di realizzazione permetterà anche ai treni che arrivano da Trieste di virare verso Roma (e viceversa) e a quelli che arrivano da Udine di girare per Padova (e viceversa) senza passare per la stazione centrale di Mestre, risparmiando tempo da un lato, ma spostando i passeggeri dalla stazione di Mestre a quella della Gazzera ritenuta più accessibile anche dal punto di vista dei parcheggi. Una possibilità in più offerta dal sistema di scambi e sulla quale Trenitalia sta ragionando.

Vie Brendole-Castellana. Se la conclusione dei lavori delle stazioni è attesa per ottobre 2014, un punto interrogativo resta la realizzazione della strada di collegamento tra via Brendole, alla Gazzera, a servizio della stazione, e via Castellana, all’altezza della rotonda realizzata sotto la tangenziale. La strada era prevista nel piano di espansione che prevedeva, nell’area a ridosso delle due stazioni, la costruzione di circa 350 alloggi, oltre a un albergo e un supermercato. Un progetto fermo al palo, dopo la firma di un accordo con il consorzio di costruttori nel 2006, al quale che non si è più dato seguito. Tanto che lo scorso 8 ottobre l’avvocatura civica del Comune ha scritto una lettera indirizzata al consorzio spiegando che, dopo un tira e molla durato anni, se il consorzio non si decide a convocar un incontro, il Comune prenderà atto del «disinteresse» a proseguire con l’intervento. Superare l’impasse, sul quale ha chiesto chiarimenti anche il Movimento 5 Stelle, sarà necessario per proseguire con la realizzazione della strada – ritenuta fondamentale della Municipalità a prescindere dalla lottizzazione – che potrebbe quindi essere realizzata dopo le stazioni, orfane così dell’importante accesso da via Castellana.

Fermata Marocco. L’altro grande punto interrogativo della rete urbana, sulla linea per Treviso, resta la fermata di Marocco, all’altezza di via Scarante, prevista ma ferma al palo per i dubbi di Trenitalia all’introduzione di una fermata a poca distanza dalla fermata dell’ospedale Dell’Angelo che potrebbe avere ripercussioni sull’organizzazione dei treni con orario cadenzato sulla linea per Treviso. La Regione, spiegano da palazzo Balbi, è al lavoro per cercare di trovare una soluzione che garantisca la fattibilità dell’intervento.

Porto Marghera. La fermata c’è già, potrà essere utilizzata, ma avrà bisogno di un importante restyling. La volontà di una ristrutturazione generale della porta all’area industriale e tecnologica della città – per la presenza del Vega – rimarrà nel libro delle buone intenzioni fino a quando non si troveranno i soldi necessari per realizzarla.

Francesco Furlan

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Gazzettino – Stazioni fantasma nel progetto Sfmr.

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13

nov

2013

Il servizio parte fra un mese ma di nodi aperti, sulla rete urbana della metropolitana regionale di superficie Sfmr, ne restano parecchi. A sollevare il caso, quasi contemporaneamente, sono due consiglieri comunali, Emanuele Rosteghin (Pd e Gianluigi Placella (M5S).

Il primo ieri ha sollevato, nella seduta di ieri della IV commissione mobilità e Trasporti, il caso della fermata “fantasma” di Marocco, lungo la linea Mestre-Udine. La fermata ha sempre fatto parte del progetto Sfmr, e in questa previsione il Comune ha progettato la viabilità nell’area, al servizio dei residenti nella zona di via Gatta. Lo stesso ha fatto il Comune di Mogliano, per l’evidente utilità di una fermata a Marocco. Finora, però, non se n’è fatto nulla. L’assessore Ugo Bergamo ha spiegato che, a quanto pare, Trenitalia sta valutando l’opportunità di una fermata vicina a quella già attiva di Mestre-Ospedale. Per questo, spiega Rosteghin, la commissione cercherà di convocare allo stesso tavolo Regione e Trenitalia per sapere se a Marocco fermerà mai il treno.

Anche più spinoso il caso sollevato dal Movimento 5 Stelle, che chiede conto al sindaco e all’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi degli «incredibili ritardi» nella realizzazione dell’Accordo di programma per gli interventi nell’area della nuova fermata di via Olimpia. L’intesa, che risale al 2005, prevede la realizzazione della viabilità d’accesso al piazzale di via Olimpia e di un collegamento fra via Castellana e via Brendole, con sovrappassi ciclopedonali e marciapiedi.

Ma nell’operazione sono interessati anche i privati del Consorzio Parco del Marzenego: il Piano di recupero urbano concordato nel 1999 con il Comune prevede la realizzazione di oltre 40mila metri quadrati di superficie, che per Placella corrispondono a 350 appartamenti, un supermercato e un albergo da cento camere. Una previsione che si scontra con la crisi del mercato immobiliare e il crollo degli investimenti.

Il consigliere, sostenuto dall’interno movimento, chiede così i motivi del ritardo nella realizzazione della fermata Sfmr – spostata nel frattempo 300 più a Sud dopo la decisione di sopprimere la fermata della Gazzera sulla stessa linea – e allo stesso tempo invita il Comune a «recedere dal protocollo d’intesa» rivedendo «le incredibili previsioni urbanistiche» nell’area verde fra Zelarino e la Gazzera.

 

La fermata del metrò di superficie in via Scarante decisa nel 2006, mai costruita Comune e residenti la ritengono necessaria, i dubbi della Regione e di Trenitalia

La stazione di Marocco della metropolitana di superficie si farà oppure no? Anche se da un lato il Comune non perde occasione per ribadire che si tratta di una stazione importante per la città, e che andrà a servire anche chi abita a Mogliano, dall’altro la Regione prende tempo anche perché ci sono forti dubbi da parte di Trenitalia sulla necessità di realizzare la stazione, troppo vicina a quella dell’ospedale.

Lo ha ribadito anche ieri l’assessore alla Mobilità Ugo Bergamo parlando ai consiglieri comunali della commissione Viabilità, mobilità e trasporti. «Siamo in attesa di una risposta» spiega l’assessore «di una risposta certa su cosa si vorrà realizzare in quell’area. Per noi la fermata di Marocco è fondamentale per la rete dei collegamenti urbani e la sistemazione della viabilità».

Anche perché la situazione è compromessa dato che, come sottolinea il consigliere comunale del Pd Emanuele Rosteghin che con alcuni colleghi ha sollevato il problema, nel frattempo via Scarante è stata chiusa al traffico, in previsione di un sottopassaggio ipotizzato al passaggio a livello e che forse non verrà mai realizzato. «La situazione non può restare così com’è» dice Rosteghin «una risposta va trovata».

Per questo in una delle prossime sedute della commissione saranno invitati Regione, l’assessore alla Mobilità Renato Chisso e i suoi tecnici, e i rappresentati di Trenitalia, con l’obiettivo di venire a capo di una situazione che si trascina dall’ottobre del 2006, quando venne approvato il progetto del primo stralcio della Sfmr tra Mestre e Treviso.

Un problema di progettazione che è prima di tutto un problema di sicurezza, come sottolinea Edda Costacurta, della Municipalità di Mestre, perché in via Scarante i residenti a Ovest della ferrovia per evitare un giro dell’oca di 4 chilometri su via della Gatta attraversano i binari a piedi. «I residenti vogliono quest’opera» dice «e per questo abbiamo chiesto anche a Luca Zaia dei chiarimenti».

La stazione di Marocco non è però solo l’unico grattacapo sul fronte della rete di fermate della stazione di metropolitana di superficie. Nelle scorse settimana l’assessore regionale Chisso ha annunciato i treni cadenzati dal 15 dicembre, ma per poter usufruire di una vera e propria rete urbana di collegamenti ci vorrà almeno un altro anno, il tempo necessario cioè per il completamento delle stazioni alla Gazzera e in via Olimpia, quest’ultima a due passi dal centro di Mestre. Era marzo dell’anno scorso quando la Regione annunciava che le fermate sarebbero state pronte entro la fine di novembre 2013.

 

Il consiglio comunale ha approvato le osservazioni di mitigazione del traffico nell’area del Terraglio 

Il nuovo centro commerciale di Iperlando di quasi 8 mila metri quadrati nella già intasata area dell’’Auchan – via Caravaggio, viaPezzana e via Bella – era previsto dalla licenza data dalla Regione già alcuni anni fa e, come chiesto dalla società Terraglio spa, si farà.

Iperlando. Ma per ridurre l’impatto sulla viabilità e le emissioni inquinanti del traffico, la società Iperlando dovrà realizzare una serie di interventi, elencati nella delibera votata e approvata ieri in consiglio comunale dopo la sospensione della seduta precedente per mancanza di numero legale.

Le osservazioni, richieste dalla procedura di valutazione d’impatto ambientale provinciale, si concentrano, in particolare, sullo “scavalco”della trafficatissima via Caravaggio con un sovrappasso, già proposto dalla stessa Iperlando.

Nella delibera votata ieri, una delle osservazioni al progetto chiede un ridimensionamento (mitigazione) dell’impatto ambientale del sovrappasso, con una riduzione delle dimensioni delle rampe d’accesso e la predisposizione di ascensori per ciclisti, anziani debilitati e disabili.

Una seconda osservazione del Comune chiede anche un miglioramento della rotonda sotto la tangenziale.

La terza osservazione riguarda l’ampliamento delle aree verdi in corrispondenza delle vasche di raccolta delle acque di prima pioggia e una fascia di rispetto maggiore di quella prevista tra l’area dell’ipermercato e l’area residenziale del vicino di Borgo Pezzana.

Le osservazioni alla realizzazione del nuovo centro commerciale (5 mila metri quadrati per la vendita di generi alimentari e altri 3 mila per la commercializzazione di altri beni e parcheggi) votate ieri all’unanimità dal consiglio comunale passeranno ora all’esame del consiglio provinciale per il via libera.

Gianni Favarato

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ped

 

Da Venezia a Trieste il pedaggio resta a 10,10 euro

VENEZIA – L’aumento di un punto percentuale dell’Iva, che dal primo ottobre scorso è passata dal 21 al 22 per cento, si ripercuote sulle spese e il portafoglio dei veneti. Fra gli aumenti dei prezzi in corso, che peseranno sui consumi delle famiglie per almeno un centinaio di euro all’anno, c’è anche il rialzo dei pedaggi autostradali. Dalla mezzanotte fra il 30 settembre e il primo ottobre scorso, ai caselli delle autostrade venete – gestite da cinque diversi concessionari – gli aumenti sfiorano il 7%. L’aggiornamento delle tariffe è scattato alla mezzanotte fra il trenta settembre e il primo ottobre, ed è stato calcolato in base alla norma sugli arrotondamenti varata dal Ministero dei trasporti.

La norma prevede che fino a 5 centesimi, i prezzi debbano essere arrotondati per difetto, cioè a zero. Oltre i 5 centesimi, invece, vanno arrotondati per eccesso a 10 centesimi.

Sul Passante di Mestre – gestito da Cav, Concessioni autostradali venete Spa – la tratta da Padova Est al casello di Venezia-Mestre è passata da 3,20 euro a 3,30 euro per i veicoli di classe “A”, con un aumento del 3,1 per cento rispetto alla tariffa precedente.

Ma il percorso più “salassato” è quello da Spinea a Padova Est per i veicoli di classe “B”, che se fino a settembre pagavano il pedaggio 1,50 euro, da questo mese lo pagano 1,60 per un aumento del 6,7 per cento.

Da Padova Est alla Stazione di Preganziol, la tariffa è invece passata da 3,70 a 3,80 euro per i veicoli di classe “B”: l’aumento è del 2,7 per cento.

Nei tratti autostradali gestiti da Autovie Venete, per i veicoli di classe “A”, la tariffa è rimasta invariata a 10,10 euro fra Venezia est e Trieste Lisert, così come a 2,70 euro fra Venezia est e Meolo/Roncade. Il pedaggio è stato aggiornato anche sulla tratta fra Venezia est e San Donà di Piave, passando da 3,30 a 3,40 euro; fra Venezia est e Cessalto, dove la tariffa è di 3,90 euro contro i 3,80 precedenti; e fra Venezia est e Portogruaro, passato da 5,90 euro agli attuali 6,00.

Anche Autostrada Brescia-Padova Spa rende nota la variazione tariffaria dovuta all’aumento dell’Iva dal primo ottobre. Da Padova est a Vicenza ovest, i veicoli di classe “B” pagano 2,40 euro anziché i 2,30 della tariffa precedente, mentre per i veicoli di classe “A”, il pedaggio è passato da 6,50 a 6,60 euro nella tratta da Padova est a Peschiera, e da 3,90 a 4,00 euro da Padova est a Piovene Rocchette.

Il concessionario Autostrade per l’Italia segnala infine il passaggio da 0,70 euro a 0,80 nella tratta fra Padova Sud e Terme Euganee per i veicoli di classe “B”, mentre per i veicoli di classe “A” la tariffa è rimasta invariata.

Silvia Zanardi

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GRANDI OPERE»LA NUOVA ROMEA

Orte-Mestre: ok dal Cipe, lavori dal 2015

Grazie alla defiscalizzazione arriva il via libera al progetto preliminare. Rimandata la decisione sull’innesto nel Veneziano

VENEZIA – La prima applicazione della defiscalizzazione su un investimento infrastrutturale porta al Veneto un passo decisivo verso la realizzazione dell’autostrada Orte-Mestre e, con questa, della Nuova Romea. Ieri, grazie alla sostituzione del previsto contributo pubblico da 1,8 miliardi con una cifra equivalente di riduzioni fiscali (Ires, Irap e Iva) che la società concessionaria dovrà pagare dopo l’avvio della gestione, il Cipe ha dato il via libera (con prescrizioni) al progetto preliminare di nuovo corridoio autostradale (396 chilometri) Nord-Sud in grado di collegare Mestre a Orte. Un’opera da 9,8 miliardi che sarà realizzata interamente in project financing. Il promotore è la cordata guidata dalla Gefip Holding del gruppo Bonsignore, proposta riconosciuta di pubblico interesse nel lontano 2003 e poi via via modificata. Il nuovo preliminare aggiornato, con relativo piano finanziario, dovrà andare in gara, con la possibilità per altri soggetti privati di aggiudicarsi la concessione (49 anni) migliorando le condizioni a base d’asta. Ora, dopo l’approvazione da parte della Corte dei conti, ci sarà un bando internazionale pubblico entro aprile 2014 e in fine «nel primo trimestre 2015 dovrà essere posta la prima pietra» ha detto ieri il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. «La Nuova Romea, che collegherà Mestre a Ravenna fornendo una dorsale strategica al collegamento tra il Veneto e il Sud Italia e tra questo è l’Europa centrale e dell’Est, sarà pronta entro il 2021. Io ci conto, il Veneto ci conta» sottolinea l’assessore regionale alle Politiche della mobilità Renato Chisso, che ieri ha partecipato alla riunione del Cipe. Il Comitato ha stabilito che l’opera dovrà essere realizzata entro il 2021, anche se ha consentito che alcune tratte possano essere realizzate e messe a pedaggio anche prima, per cominciare a produrre flussi di cassa. Probabile che si cominci dalla Nuova Romea e dalla Orte-Perugia, lasciando invece per ultima la tratta più complessa, costosa e meno trafficata, l’attraversamento appenninico Perugia-Cesena. «Il via libera» ha detto il governatore Luca Zaia «dà una ulteriore accelerazione al completamento del programma di ammodernamento infrastrutturale del nostro territorio. «Oltre alle opere programmate, però, quello che ci serve per il futuro non è ulteriore asfalto ma più sicurezza del territorio dal punto di vista idrogeologico».

Ancora non è stato sciolto il nodo relativo alla partenza (o arrivo) della nuova autostrada la cui definizione è rinviata alla progettazione definitiva. Si tratta del tracciato da Lughetto, nel comune di Campagna Lupia, alla connessione con il sistema autostradale. Due le ipotesi: l’ingresso a Roncoduro, sul Passante, o l’inserimento in A4 con uno svincolo a Villabona, in connessione con la Tangenziale di Mestre.

Nell’arco di 15 giorni, inoltre, dovrebbero esserci novità anche per la Nogara-Mare, altro project financing, attesa dal via in giunta regionale. Rimane aperta l’ipotesi defiscalizzazione: il costo (2 miliardi) la fa ricadere nell’ambito dell’applicabilità della norma in questione e questo consentirebbe alla Regione di risparmiare i 50 milioni di contributo pubblico previsti.

Matteo Marian

 

I NUMERI

9,8 mld Il costo complessivo della Orte -Mestre

396 km La lunghezza del tracciato

1,8 mld Il valore delle riduzioni fiscali (Ires, Irap e Iva) riconosciuto alla società concessionaria

144 mln Il valore delle opere e misure compensative

48 I Comuni attraversati dall’opera

 

Le prescrizioni

Collegamenti per Chioggia Galleria sotto Lova

VENEZIA – Il corridoio di viabilità autostradale dorsale Orte – Mestre, identificato dal tratto della E45 compreso tra Orte e Ravenna e dal tratto della E55 tra Ravenna e Mestre sviluppa un tracciato complessivo di 396 km. Nel tratto Ravenna – Mestre il tracciato costituisce quella Nuova Romea che da decenni è all’attenzione di Veneto ed Emilia Romagna. Per quanto riguarda il tratto veneto, il Cipe ha accolto tutte le prescrizioni poste dalla Regione: il collegamento con l’autostrada Nogara – Mare; il collegamento tra lo svincolo di Cavarzere e l’attuale Romea a Sant’Anna di Chioggia. Sono inoltre previsti: in comune di Cavarzere il collegamento con la viabilità ordinaria e con la limitrofa zona artigianale; il completamento dell’adeguamento della strada provinciale Arzeron in sinistra Brenta; l’adeguamento delle strade provinciali Adria – Loreo – Rosolina e Adria – Taglio di Po. Il progetto dovrà inoltre prevedere interventi di rifunzionalizzazione e messa in sicurezza dell’attuale statale 309. Dovrà inoltre privilegiare un’alternativa altimetrica in corrispondenza di Lugo di Campagna con profilo altimetrico in trincea e galleria coperta. Per l’attraversamento dell’abitato di Lova, in comune di Campagna Lupia, si dovrà infine verificare prioritariamente la possibilità di un tracciato in galleria.

 

Mercoledì il furto di rame, ieri problemi tecnici: interessati sette convogli

Ripercussioni su Regionali e Frecce, intervento di riparazione concluso alle 11

Mercoledì notte il furto di rame, ieri mattina un guasto al sistema di distanziamento dei treni, che ha causato ritardi contenuti, al massimo di tredici minuti, ai treni ad alta velocità e ai regionali sulla tratta tra Mestre e Padova.

Il sistema di distanziamento è quell’insieme di impianti che realizzano le condizioni di sicurezza della circolazione dei treni, effettuando il “blocco” dell’inoltro di un treno in una tratta di linea già occupata da un convoglio. Il guasto si è verificato nei pressi della stazione ferroviaria di Mestre, verso le 8.20, e come era accaduto il giorno prima alcuni convogli sono stati dirottati sulla linea tradizionale – quella dove circolano anche i treni regionali – causando una serie di ripercussioni a catena.

Nel complesso sono stati sette i treni, di cui tre Frecce, che hanno subito lievi ritardi a causa del guasto. In un primo momento si era sospettato e temuto che il mancato funzionamento del sistema fosse riconducibile come era accaduto il giorno prima, a un furto di rame lungo la linea, dalla quale erano spariti cavi per duecento metri. Solo dopo una verifica, che ha interessato anche la polizia ferroviaria, ci è resi conto che si trattava di un guasto. Il problema è stato risolto, con la riparazione del sistema di segnali, avvenuta alle 11. In mattinata, verso le 7, alcuni disagi c’erano stati dei disagi per un guasto a una locomotiva nel tratto padovano della linea Mestre-Bologna che ha determinato ritardi sulla tabella di marcia. Mentre alcuni difficoltà hanno incontrato i passeggeri diretti verso Verona o Mantova. Nella notte tra mercoledì e ieri è stato rilevato un guasto alla linea elettrica, i lavori per sistemarli sono proseguiti fino alle 7 di ieri mattina, con il conseguente annullamento di due convogli tra Verona e Mantova.

(f.fur.)

 

 

l’allarme dei commercianti

L’emorragia continua. Dall’incontro con il sindaco Orsoni, pochi giorni fa, il presidente dell’Ascom di Mestre continua a tenere il conto dei negozi che chiudono nel centro di Mestre. «Siamo arrivati già a quota 730, superando i 700 negozi chiusi che ho segnalato al sindaco Orsoni. Un dato destinato a crescere», ammette Doriano Calzavara. L’ultimo, in questi giorni, è il negozio che ha chiuso i battenti in Riviera XX Settembre, un negozio specializzato in prodotti alimentati dall’energia solare. Biciclette, scooter, giocattoli. Ora il negozio all’angolo con via Sarpi è desolatamente chiuso.

Ennesimo esempio di una emorragia dalle tante cause, spiega ancora Calzavara. «Il caro affitti che interessa in particolare l’area centrale di Mestre. E ovviamente la crisi , che riduce i consumi. Noi ci aggiungiamo anche l’avanzata della grande distribuzione. Auchan che raddoppia la galleria commerciale, Lando che avvia le pratiche per aprire un nuovo ipermercato proprio all’Aev Terraglio e la prossima apertura a Marghera del Blo, in programma a breve», elenca Doriano Calzavara. E attenzione, in arrivo proprio in centro a Mestre è anche la Despar. Il progetto di variante del piano di recupero dell’ex deposito Actv di via Torino verrà oggi approvato dalla giunta Orsoni, nella riunione di giunta di questa mattina. Dando il via libera finale alla realizzazione del nuovo supermercato (fino a 2.500 metri quadri di struttura di vendita) e ad una unica torre alta 75 metri che guarderà sull’incrocio tra via Torino e Corso del Popolo che anche se non convincono del tutto i residenti hanno ottenuto i pareri positivi della Municipalità,visto che le cubature sono state fortemente ridotte.

«Le bocche da sfamare sono, invece, in città sempre le stesse e di conseguenza non ci saranno clienti per tutti. In questa situazione a farne le spese sono i piccoli commercianti del centro», spiega il presidente dell’Ascom. Tra centro e periferia, la situazione mostra anche le sue evidenti contraddizioni. In centro gli affitti sono troppo alti, dice Calzavara, «mentre in periferia ci sono un sacco di negozi vuoti offerti ad affitti stracciati ma nessuno vuole andarci perché sono fuori da ogni possibile giro di clienti».

Di contro, i negozi che saranno affittati nella nuova galleria di Auchan, in realizzazione, sono tutti prenotati. Arriveranno di sicuro marche note come “HM” e “Piazza Italia”. La catena spagnola di “Zara”, invece, stando ai ben informati dovrebbe aprire a Marghera, nell’area del grande veliero del Blo che sta sorgendo all’inizio della Romea e che rappresenta l’ennesimo spauracchio per il mondo del commercio.

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Nuova Venezia – Quando il teatro e’ pilastro della Polis.

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3

nov

2013

L’INTERVENTO

di Gianfranco Bettin

Speriamo che la vicenda del teatro di Mira evolva positivamente, anche se caricarne le difficoltà attuali solo sulla giunta Maniero è sbagliato, stante problemi che giungono da più lontano e che derivano dalla stessa presente crisi globale degli enti culturali nel nostro paese, insufficientemente sostenuti da politiche centrali inadeguate.

Ma questa storia consente di riflettere su alcuni aspetti che nelle celebrazioni del centenario del teatro Toniolo di Mestre non sono stati rilevati abbastanza. Intanto, non è stato sottolineato come il Toniolo sia anche diventato luogo di alte occasioni civiche e politiche, in particolare con il solenne discorso sull’Europa tenutovi dal presidente della Repubblica lo scorso anno, invitato dalla Fondazione Pellicani, e con il prestigioso convegno di “Repubblica” di qualche settimana fa, con gli interventi del presidente del Consiglio e del presidente del Parlamento europeo. Con ciò, a fianco del Municipio e del Duomo, nella più classica e illuminata tradizione italiana, il teatro si è dimostrato davvero un edificio cruciale, un pilastro della città, della vera polis.

Se ciò è accaduto, e se si affianca alla ricca e diversificata proposta che ne fa da anni forse il teatro più frequentato del Veneto, e uno dei più originali per il sincretismo meditato della sua offerta, lo si deve a precise scelte politiche e amministrative. Non ce l’ha regalata nessuno questa straordinaria realtà. Ce la siamo costruita qui in città, amministrazione e cittadini e associazioni insieme.

Nel 1998 il Comune ha deciso di comprarlo, il Toniolo, salvandolo da chissà che destino, e poi di restaurarlo. Per questo è “il” teatro civico. Nello stesso tempo decideva di completare il Centro Candiani, contenente a sua volta uno spazio teatrale, Candiani che dal 1979 non era altro che un triste scheletro di cemento (oggi sottoposto a nuovo restauro e potenziamento di spazi, grazie all’accordo privato-pubblico che regalerà anche una nuova pregevole piazza, opera magistrale di Gigi Gardenal).

Negli anni successivi è stato poi realizzato il teatro “Momo” ed è stato consolidato il rapporto con il teatro “Aurora” a Marghera (gestito, in accordo con il Comune, con grande qualità e spirito innovativo da “Questa Nave”) mentre sta ora per essere riaperto il teatro del Parco alla Bissuola. Accanto a queste strutture, esiste inoltre una rete di spazi teatrali più piccoli, civici o autogestiti o privati, parrocchiali e no, anche di grande tradizione come il teatro della Murata.

Naturalmente, esiste poi, anzi è la stessa nostra città,Venezia, con le sue strutture, sia quelle di fama universale che le altre. Limitandoci, tuttavia, alla terraferma, si può ben dire che la scelta dell’amministrazione di investire sul teatro e in generale sulle attività culturali, può farci oggi ben dire che Mestre è città del teatro, anzi “dei” teatri, con una concentrazione, qualità e articolazione (anche per contenuti e pubblici di riferimento), che non ha paragoni nel Veneto.

Bisogna lavorare su alcuni aspetti, ad esempio recuperare spazi per i grandi eventi e, soprattutto, allargare quelli per la ricerca e la produzione musicale (spazi ai quali ha fatto riferimento più volte l’assessore Angela Vettese).

Malgrado le difficoltà del momento, che la vicenda del teatro di Mira sottolinea, ci sono tutte le condizioni per compiere anche questo nuovo salto di qualità.

 

Con il cadenzamento emerge il problema: bisogna ridurre i tempi delle corse tra Mestre e Santa Lucia, da sei a quattro minuti

Diminuire la “distanza” tra i treni sulla tratta ferroviaria Mestre-Venezia.

È questo l’unico modo per far transitare tutti i nuovi convogli previsti dal cadenzamento del servizio ferroviario regionale da dicembre. Altrimenti si rischia il flop.

Lo ha confermato una riunione che si è svolta ieri tra tecnici di Regione, Trenitalia, Porto, Save, Actv e Atvo in vista dell’avvio del cadenzamento ferroviario. Assente, anche se informato, il Comune di Venezia.

La strozzatura di Venezia. Se gli investimenti di Rete Ferroviaria Italiana sul nodo di Mestre hanno permesso di aumentarne notevolmente la capacità del nodo, aumentando il numero dei binari, resta problematico il collegamento con Venezia a fianco del ponte della Libertà. I binari si trasformano in un imbuto critico. Quindi, occorre ridurre il distanziamento dei treni che deve passare da 6 a 4 minuti.

La ricerca Railhuc. A dirlo è la ricerca condotta sul grado di riempimento e ritardi dei treni (regionali e a lunga percorrenza) dal progetto europeo Railhuc che si occupa di studiare il trasporto su rotaia dell’Europa centrale per migliorarne i collegamenti con gli hub metropolitani e i territori. Una ricerca sugli spostamenti dei passeggeri della stazione di Mestre è stata eseguita nei mesi scorsi dal Comune, partner del progetto con la Regione. Ora arriva l’analisi degli esperti dell’Ue.

I dati: 30 mila passeggeri. Il rapporto conta in 30 mila i viaggiatori che transitano nel nodo di Mestre. Lavoratori, studenti, turisti che arrivano e partono da Mestre. Dalla terraferma almeno 5 mila persone si dirigono a Venezia; un numero lievemente più basso arriva da Treviso; poco più di 3 mila persone da Padova.

I ritardi fino a 20 minuti. «Mediamente il servizio attuale supporta questi numeri, ma la capacità residua dei convogli è mediamente molto bassa», spiega una nota della giunta regionale. Più del 90 per cento dei treni ha un ritardo inferiore ai 10 minuti; la media generale è compresa tra 1 e 3 minuti. Quando il ritardo è maggiore si arriva ad attendere 15-20 minuti. Alcuni treni lasciano Venezia con un ritardo che non viene recuperato lungo la linea.

Le strozzature. Sono i cosiddetti “colli di bottiglia”, le strozzature che rallentano il sistema ferroviario veneto. La principale è sulla linea Mestre-Castelfranco a causa di un singolo binario e di treni piccoli.

Sulla linea Padova-Venezia il livello di servizio è basso a causa dell’alta frequentazione dei treni che significa affollamento dei vagoni.

Poi il nodo di scambio da Mestre verso Santa Lucia e per le linee di lunga percorrenza ci sono problemi di alta congestione a causa del basso grado di saturazione.

Chisso: «Lo sapevamo». L’assessore regionale Renato Chisso ieri ha commentato i dati: «Il problema tra Mestre e Venezia è noto e infatti si sta intervenendo. Il Cipe, oramai tre mesi fa, ha stanziato 5 milioni di euro per Rfi proprio per migliorare la tecnologia che andrà a gestire il distanziamento dei treni tra le due città, riducendone i tempi. Io non sono affatto preoccupato».

La replica di Rfi. E anche Rete Ferroviaria Italiana getta acqua sul fuoco. Riguardo la prossima attivazione a dicembre dell’orario cadenzato. «Rete Ferroviaria Italiana precisa che i servizi che la Regione Veneto ha chiesto di attivare a Trenitalia, saranno garantiti con l’infrastruttura esistente, potenziata in questi ultimi anni nell’ambito dei lavori del Piano Regolatore Generale di Mestre».

Un binario “giardino” sul binario della linea per Trieste, realizzato da Rfi a Mestre, consentirà di creare, spiegano dalla società, uno spazio di parcheggio per i treni diretti a Venezia e «consente di soddisfare pienamente tutte le attuali richieste di servizi regionali».

Rfi conclude confermando la scelta di passare da 6 a 4 minuti nel distanziamento. «Ulteriori scenari di sviluppo saranno via via possibili con i lavori già avviati al Piano regolatore generale di Venezia, che prevedono fra l’altro il potenziamento tecnologico del tratto Venezia Mestre – Venezia Santa Lucia, che consentirà di ridurre il tempo di distanziamento fra i treni a 4 minuti».

Mitia Chiarin

 

Dal 15 dicembre la rivoluzione degli orari

Ecco una simulazione di quel che succederà dal 15 dicembre alla stazione di Mestre.

Al minuto 03 partono i treni veloci per Rovigo, al minuto 19 per Verona Porta Nuova, al minuto 49 per Vicenza, al minuto 54 per Padova.

Lo shuttle Mestre-Padova, invece, partirà dal binario giardino al minuto 35 e da Padova rientrerà a Mestre al minuto 53.

Dalle 7 alle 22, tutti i giorni.

Il nuovo orario cadenzato di Trenitalia, è destinato dal 15 dicembre a rivoluzionare il trasporto ferroviario nel Veneto e subito è al centro di polemiche. Ad idearlo dopo due anni di lavoro è stato un ingegnere veronese, Domenico Menna.

Sulle tratte principali ci saranno treni ogni dieci minuti, ma complessivamente tutta la rete ne uscirà rafforzata e nessun passeggero trascorrerà più di un’ora senza un treno per la sua destinazione. La Regione ha già acquistato venti treni svizzeri e ne comprerà altri nove del tipo Vivalto.

 

LE REAZIONI   «I pendolari potrebbero restare a piedi»

Ferro: orari che ci penalizzano. Il sindaco Conte (Quarto ): meno treni per Venezia

«Il fatto che non tutti i treni arriveranno a Venezia, si ripercuoterà sulla tratta intera».

Il sindaco, di Quarto, Silvia Conte, è capofila assieme ad altri sindaci, nel farsi portavoce dei primi cittadini della linea Venezia-Trieste, dunque dei Comuni di cintura e di quelli che arrivano sino al Veneto Orientale al confine con il Friuli. In estate, durante la presentazione dell’orario cadenzato, hanno fatto notare alcuni gap, sui quali poi hanno lavorato. Uno di questi, è proprio il problema del nodo “Venezia-Mestre”.

«I pendolari che provengono da Quarto d’Altino, San Donà, Meolo, Portogruaro», spiega Conte, «non potranno più scendere a Venezia con la stessa frequenza di prima, perché mentre ora hanno almeno due treni l’ora, a breve quando entrerà in vigore il nuovo orario, potranno contare su meno convogli, uno sì e uno no, alternativamente. Tecnicamente non tutti i treni arriveranno a Venezia, per cui alcuni fermeranno a Mestre».

Prosegue Conte: «E qui viene il secondo intoppo, perché non fermeranno più al binario uno, ma al binario cosiddetto “giardino”, scomodissimo e senza pensilina. Ciò rappresenterà un problema per chi lavora così come per i turisti che dalla bozza che abbiamo in possesso, dovranno scendere a Mestre e cambiare binario per attendere il primo treno utile».

Dunque, delle migliorie potevano essere pensate per il sindaco. Che ribadisce: «Noi come amministratori abbiamo fatto delle proposte concrete in merito al nuovo modello predisposto da Trenitalia, Sistemi territoriali e regione che dovrebbe entrare in vigore a metà dicembre. Speriamo che vengano prese in considerazione, che se ne sia tenuto conto, visto che manca poco, non abbiamo gli orari definitivi e non abbiamo visto alcuna campagna d’informazione da parte degli enti competenti».

«C’è oggettivamente una strozzatura tra Mestre e Venezia», precisa l’assessore ai Trasporti di Quarto d’Altino, Radames Favaro, «sarebbe importante la creazione di un treno navetta che colleghi Mestre a Venezia in continuazione: una volta avuto l’orario ufficiale, vorremmo capire come muoverci per cercare di migliorare la situazione. La gente va al lavoro dal giorno stesso che il cadenzato entrerà in vigore. Dal giorno stesso dovrà timbrare il cartellino, non può attendere una risposta che andava pensata prima».

«Ci lasceranno a piedi», commenta il portavoce dei pendolari, Luciano Ferro, «questi orari ci penalizzeranno, lo andiamo dicendo da un pezzo. Chi non ha l’auto non potrà tornare a casa, perché mancheranno le corse della notte e del mattino presto, ma con la crisi che c’è, non tutti possono più permettersi la benzina».

Marta Artico

 

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