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ORIAGO – Sistema ferroviario Sfmr al via nei prossimi mesi e scattano le proteste da parte degli utenti del Comune di Mira. I malumori sono emersi lunedì sera in una pubblica assemblea organizzata dal comune all’auditorium di Oriago per la presentazione del nuovo orario che precede di fatto una riduzione dei treni sulla linea Meste- Adria e un aumento su quella ad alta frequenza Padova Mestre che ha nel territorio di Mira la stazione di Marano.

«I treni passano da uno ogni 20 minuti sulla linea Padova–Venezia» ha spiegato l’assessore alla viabilità Michele Gatti «a uno ogni 15. Ma la linea Mestre – Adria per la quale si sono fatti interventi milionari di elettrificazione e di acquisto dei treni subirà un drastico taglio delle corse. Al posto dei cinque treni attuali con il nuovo orario ne passeranno tre. Mancano soprattutto quelli nelle ore di punta cioè dalle 7 alle 9 e dalle 17 alle 20».

Una notizia che ha fatto infuriare i pendolari. «Ma come» si sono chiesti gli utenti «hanno fatto da poco tempo una nuova stazione Oriago Porta ovest con un parcheggio scambiatore che avrebbe dovuto portare turisti e pendolari a Venezia e Mestre ogni 15 minuti e ora si tagliano le corse? Quelle opere per cosa sono state fatte?».

Il Comune di Mira grida allo scandalo. «Se questa situazione verrà confermata» annuncia Gatti «faremo una denuncia alla Corte dei Conti contro la Regione e Sistemi Territoriali per spreco di denaro pubblico. Ci troviamo di fronte a investimenti fatti per nulla. Soldi dei cittadini letteralmente dissipati per opere che si rivelerebbero inutili». (a.ab.)

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I COMITATI DEL TERRAGLIO

«Rischiamo un disastro come in Canada»

L’inchino che il comandante Schettino ha fatto fare alla sua nave arenata davanti all’isola del Giglio ha girato il mondo e a Venezia ha provocato un’ondata di reazioni contro le grandi navi che passano in bacino di San Marco. Allo stesso modo le immagini del deragliamento del treno con 73 vagoni carichi di petrolio grezzo nel centro della cittadina di Lac-Megantic in Canada hanno fatto il giro delle televisioni mondiali, e gli abitanti della zona del Terraglio le hanno viste con il cuore in gola immaginando cosa potrebbe accadere di simile se la linea ferroviaria dei Bivi venisse davvero riaperta per farci passare i convogli dell’alta capacità per le merci, a 5 o 10 metri di distanza dalle abitazioni.

«Nel Quebec ci sono almeno 80 dispersi nel violento incendio sprigionato dall’esplosione di vagoni-cisterna. Diversi dei circa 40 edifici completamente distrutti nell’esplosione ospitavano bar, e in uno di essi c’erano almeno 50 persone – commentano i portavoce dei comitati Cobiter, Cocit e associazione Terraglio e Dintorni -. Anche qui a Mestre basterebbe un carico pericoloso, un vagone che deraglia e avverrebbe l’irreparabile, con tutte le conseguenze che comporterebbe in vite umane, danni incalcolabili e disastro ambientale successivo. Vogliamo quindi ribadire la pericolosità del progetto dei Bivi e la necessità di dettagliati esami e valutazioni, per prevenire disastri del genere».

(e.t.)

 

 

L’episodio a Mira-Mirano: una pendolare si avventa alla maniglia riuscendo a chiudere lo sportello

MIRANO – Stipati sul treno, che parte (ovviamente in ritardo) con le porte ancora aperte. Disagi e momenti di panico sul regionale per Venezia. L’episodio risale a martedì mattina e si è verificato alla stazione di Mira-Mirano. Binario 2, il convoglio è quello delle 8.17 in arrivo da Verona Porta Nuova e diretto a Santa Lucia, arrivato, neanche a dirlo, con 15 minuti di ritardo. A raccontare il resto è una pendolare miranese, protagonista suo malgrado della vicenda.

«Vagoni, corridoi e ingressi erano completamente stipati di persone, salire è stato quasi impossibile. Quando io e altri pendolari siamo riusciti a trovare un posto, ovviamente in piedi, sul primo scalino della salita e quindi proprio attaccati alla porta perché più avanti non si riusciva ad andare, abbiamo sentito il segnale di chiusura delle porte. Nessuno ci ha fatto caso, nel marasma generale».

Molti lo hanno fatto, strabuzzando non poco gli occhi, quando il treno ha cominciato a muoversi con le porte ancora aperte.

«Tra me e me ho pensato che mai avrebbero fatto partire il treno visto che ero attaccata alla porta ancora aperta», continua la pendolare, «dopo 3-4 secondi però mi sono girata verso la porta e ho visto che il treno era già in marcia e la porta ancora aperta. Ho dovuto sporgermi, prendere di forza la maniglia e tirarla per chiudere. Gli altri erano di schiena, alcuni non si sono nemmeno accorti che il treno era già partito. E se qualcuno fosse caduto?».

Solo a Mestre molti passeggeri sono scesi e il treno si è svuotato un po’. Altri pendolari affermano che non è la prima volta che questo accade. Qualcuno al capolinea di Venezia ha cercato il capotreno per chiedere spiegazioni o quantomeno segnalare il guasto, ma non si è trovato. I disagi però non sono finiti. L’ex consigliere comunale di Mirano Luigi Gasparini, pendolare di Trenitalia tutto l’anno per lavoro, rincara la dose:

«A parte la solita questione della pulizia e di tante (troppe) porte rotte, il problema ricorrente in questo periodo è l’irrespirabilità all’interno delle carrozze», afferma, «tanti vagoni sono senza aria condizionata e dove c’è, o funziona solo in alcuni scompartimenti e quindi c’è la gara per sedersi, o fai la sauna, perché i finestrini non si aprono. Si crea così una situazione assurda, con carrozze strapiene al limite della vivibilità e altre semivuote».

Per non parlare, infine, della sicurezza nelle stazioni: in quella miranese le lamentele arrivano soprattutto per i continui furti di biciclette lasciate dai pendolari nelle rastrelliere, lato Mirano. Accade sempre più spesso, anche in pieno giorno.

Filippo De Gaspari

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Gazzettino – Guerra degli iper, trema l’occupazione

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2

lug

2013

Concorrenza e ristrutturazione, dal 1. agosto contratto di solidarietà per 300 dipendenti di Auchan

Contratti di solidarietà per 300 dipendenti Auchan. Per l’ipermercato di Mestre, gli affari non vanno più come un tempo. Colpa dei lavori per la realizzazione di ampliamento, che hanno portato via molti parcheggi, ma anche della concorrenza, che ha pensato bene di aprire a due passi dal centro commerciale.
D’altronde, era inevitabile che, prima o poi, la “guerra degli iper” mietesse qualche “vittima”: a Mestre la torta da spartirsi è sempre quella, mentre a cambiare è il numero delle fette, cioè la divisione della clientela.
Nella zona di via don Tosatto, nel parco commerciale sul Terraglio, da tempo è in corso una vera e propria lotta all’ultimo cliente. Sei mesi fa fu l’ipermercato Coop&Coop ad aprire i battenti, mentre risale alla scorsa settimana il taglio del nastro per il nuovo Interspar. La grande distribuzione ha scelto di fronteggiarsi in un fazzoletto di terra, con la conseguenza che, in virtù della “ridistribuzione delle quote di mercato”, qualche posto di lavoro è a rischio. Dal primo agosto, ad esempio, per 300 dipendenti di Auchan inizierà il contratto di solidarietà. I negozi non sono coinvolti, si tratta di solo personale del supermercato. Val poi la pena di ricordare che appena una settimana fa, sempre all’interno dello stesso centro commerciale, 36 dipendenti del ristorante Flunch hanno perso il posto.
«L’accordo raggiunto prevede una riduzione dell’orario di lavoro che arriva fino a un massimo del 24%», spiega Paolo Baccaglini, della Filcams Cgil di Mestre. «I lavoratori coinvolti sono 300, anche se all’interno del supermercato Auchan operano 350 dipendenti. Il contratto – aggiunge Baccaglini – è stato firmato per preservare tutti i posti di lavoro in attesa del rilancio del centro commerciale».
Come spiega lo stesso sindacalista, alla base della “crisi” di Auchan non c’è solo l’arrivo della concorrenza, ma è anche un effetto collaterale dei lavori di ampliamento che porteranno quasi a raddoppiare la superficie di vendita del centro commerciale, che arriverà circa a 30mila mq.
«Da quando è partito il cantiere per la costruzione – spiega Baccaglini – il supermercato ha perso centinaia di posti auto, quindi è ipotizzabile che molti clienti si siano spostati altrove, approfittando magari della concomitante apertura di altri centri commerciali della concorrenza, che sicuramente ha inciso».
Il contratto di solidarietà verrà sospeso temporaneamente nei mesi di novembre e dicembre, proprio per garantire la massima operatività del supermercato durante le festività natalizie, il periodo più caldo dell’anno per la grande distribuzione. E non solo.

 

Gazzettino – “Riportiamo gli iper in centro”

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28

giu

2013

La ricetta di Confcommercio contro la crisi: «I negozi di vicinato stanno morendo»

Riportare il commercio in centro per una città più «smart». Ne hanno parlato ieri pomeriggio i rappresentanti di commercio, turismo e servizi nel convegno «Think smart metropolis» organizzato al Laguna Palace di Mestre da Confcommercio Venezia nell’ambito dell’Assemblea generale pubblica 2013.

«Il commercio è attanagliato da una crisi senza precedenti e siamo arrivati al punto che i negozi di vicinato sono a rischio di estinzione

– afferma Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Unione Venezia –

Il commercio invece riattiverebbe quelle interazioni fondamentali per la comunicazione e l’interscambio che rendono umana la modernità».

Sfatare il tabù del centro commerciale in città, in un periodo in cui i piccoli negozi sembrano aver perso la sfida contro la grande distribuzione, non rappresenta una panacea ma, insieme all’efficienza dei servizi e della mobilità, secondo Confcommercio potrebbe rappresentare un punto di partenza nell’obiettivo di Città metropolitana sul modello delle grandi città europee e per ridare vita ad alcune aree trascurate di Venezia e della terraferma ma anche di tutto il Veneto.

«Partiamo da Venezia ma non dobbiamo fermarci qui perché questa città, da sola, non ce la farebbe – continua Zanon – Dobbiamo creare una rete e dare nuove opportunità a tutte le città del Veneto e del Paese».

Il riferimento alla legge regionale sul commercio con cui l’assessora Isi Coppola ha proposto di favorire l’apertura di nuovi negozi nei centri storici delle città, recuperando così immobili dismessi e degradati e risparmiando il consumo del territorio.

«Penso a Klagenfurt o ad Anversa, che vanno contro a quel modello di città artificiale basata solo sul consumo e riescono invece a ridare vita alle relazioni umane e a far convivere il commercio e la cultura, lo studio professionale e l’arte – aggiunge Danilo De Nardi, direttore di Confcommercio Unione Venezia – Le imprese del commercio, del turismo e del servizi possono cogliere insieme questa opportunità».

Al convegno, moderato dal giornalista de Il Gazzettino Maurizio Crema, hanno partecipato anche Amerigo Restucci, Rettore Iuav Venezia, Andrea Granelli di Kanso, Vittorio Filippi, sociologo dei consumi Iusve e Pierfrancesco Ghetti, ex Rettore di Cà Foscari e assessore del Comune di Venezia. Sono intervenuti anche Giuseppe Fedalto, presidente di Camera di Commercio Venezia e Luigi Brugnaro, presidente di Umana Holding.
Proprio ieri sono stati pubblicati i dati di VenetoCongiuntura dell’Unioncamere del Veneto condotta su un campione di 1193 imprese che rivelano ancora una volta una flessione delle vendite al dettaglio del -6,8% nel primo trimestre 2013.

«Il calo registrato in Veneto riflette una situazione difficile a livello nazionale – conclude Zanon – È necessario che il Governo intervenga con misure meno approssimative, tagliando realmente gli sprechi e i privilegi».

Melody Fusaro

 

 

MESTRE – Smog e malattie. Rischio cause per la tangenziale

SMOG – Oltre 300 persone si sono ammalate per l’inquinamento da tangenziale

COCIT  «Meno traffico col Passante ma il rischio c’è ancora»

INQUINAMENTO – Oltre 300 ammalati tra il 2001 e il 2009: ora c’è chi valuta di rivolgersi alla magistratura

L’inquinamento da tangenziale fa male alla salute. Quello che tutti hanno sempre immaginato, adesso ha anche un fondamento scientifico. L’indagine epidemiologica realizzata dal prof. Lorenzo Simonato dell’Università di Padova dimostra, infatti, che c’è una correlazione tra lo smog e l’insorgenza di 300 malattie cardiorespiratorie registrate tra il 2001 e il 2009 nella popolazione residente in prossimità dell’arteria, pari a 4.695 abitanti. Lo studio, condotto dal Dipartimento di Medicina molecolare – Laboratorio di sanità pubblica e Studi di popolazione in collaborazione con l’Arpav veneziana e l’Asl 12, evidenza che si tratta di un 10 per cento di casi in più rispetto a quelli che si verificano abitualmente in città, che di per sè è già inserita in un’area critica per quanto riguarda la qualità dell’aria. Il rapporto di casualità è così chiaro che qualche malato sta prendendo in considerazione di ricorrere in giudizio contro i concessionari Cav ed Autovie venete, in sede civile – per chiedere i danni – o in sede penale – per contestare il reato di disastro ambientale, e lo stesso sta pensando anche qualche padre di famiglia che ha i figli piccoli iscritti nelle scuole più a ridosso della strada. Se n’è discusso l’altra sera nel corso di un’assemblea pubblica all’auditorium Lippiello alla Cipressina promossa dal Cocit, cui ha partecipato anche l’avvocato esperto in materia Piero Pozzan. Ha spiegato il presidente Diego Saccon:

«Con l’apertura del Passante la situazione è cambiata meno di quanto si possa supporre. D’altronde, ogni giorno in tangenziale transitano 100 mila veicoli, contro i 50 mila del nuovo by pass autostradale. Certamente i mezzi pesanti sono diminuiti, ma nel complesso la riduzione del traffico non è andata oltre un terzo della stima precedente. Il rischio per la salute, seppur leggermente diminuito, sussiste tuttora».

I cittadini chiedono alle amministrazioni interessate – Comune, ma anche Asl 12 – di tenere aggiornati i dati dell’indagine e di adottare gli interventi necessari a tutelare la popolazione, a partire dal cosiddetto incapsulamento dell’arteria con barriere più contenitive delle esistenti, così da ridurre per quanto possibile l’inquinamento riversato sul cento abitato.

 

Nuova Venezia – Grandi opere e project: l’indagine veneta

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26

giu

2013

 

Dopo lo scandalo Baita, insediata la commissione d’inchiesta.

Il presidente Fracasso: «Non guarderemo in faccia nessuno»

VENEZIA – Se il denaro non ha odore, ha certamente un destinatario e quando si tratta di quattrini pubblici, provenienti dalle tasche dei contribuenti, decenza vuole che i sospetti circa la loro destinazione (spontanei in un Paese devastato dall’illegalità) vengano fugati. Muove i primi passi la commissione d’inchiesta sui lavori pubblici in Veneto. La legge che l’ha istituita, approvata dall’assemblea di Palazzo Ferro-Fini sull’onda dello scandalo Baita-Mantovani, assegna ai commissari due obiettivi: verificare nel dettaglio l’aggiudicazione e la realizzazione delle opere di competenza regionale (procedure, costi, tempi di affidamento) con particolare riguardo a quelle eseguite attraverso il project financing; e rivisitare i rapporti intercorsi tra le società partecipate, gli enti e i soggetti che hanno domicilio fiscale all’estero e sono fornitrici di beni e servizi. Il tutto, in un arco temporale che va dal 2005 a oggi. La commissione, che si riunirà con cadenza settimanale, è composto da nove consiglieri: Giancarlo Conta, Giovanni Furlanetto, Cristiano Corazzari, Carlo Alberto Tesserin e Moreno Teso per la maggioranza; Gustavo Franchetto, Pierangelo Pettenò e Antonino Pipitone per l’opposizione; a presiederla è Stefano Fracasso del Pd. Avrà sei mesi di tempo (raddoppiabili) per fare chiarezza sulla fitta rete di business che ha scandito l’amministrazione del Veneto nell’età galaniana e in questo scorcio di presidenza Zaia. La seduta inaugurale, in mattinata, è stata dedicata alla definizione del cronoprogramma di lavoro: «Vogliamo stilare una mappa delle stazioni appaltanti, società e direzioni regionali, per poi costruire una geografia dei lavori pubblici e dei soggetti interessati», fa sapere Fracasso. Toni prudenti mentre trapela una prima ipotesi di lavoro. L’idea è di concentrare le energie su due fronti sensibili: gli appalti più ingenti (Passante di Mestre, Mose di Venezia, Pedemontana, nuovi ospedali) e quelli, di minore entità ma più numerosi, affidati in via diretta senza gara. In tal senso, sarà avviato uno scambio d’informazioni con il nucleo ispettivo interno di Palazzo Balbi, istituito a suo tempo dalla giunta per svolgere un controllo di legittimità sugli atti amministrativi e coordinato dal segretario generale alla programmazione, Tiziano Baggio. Ma non si tratterà soltanto di una revisione tecnico-contabile. I retroscena investono l’intreccio tra politica e affari in una lunga stagione dominata dalla figura di Giancarlo Galan. Claudia Minutillo, la sua ex segretaria, figura tra gli imputati nell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Venezia e lo stesso Piergiorgio Baita – fortemente sospettato di aver dispensato tangenti al sistema dei partiti in cambio di appalti – ha mantenuto lunghi e intensi rapporti di collaborazione con l’ex ministro pidiellino. Non solo centrodestra: tra gli affaire dell’ultimo decennio spiccano i fondi neri della società Autostrada Venezia-Padova, ennesima vicenda di mazzette che ha travolto l’amministratore delegato Lino Brentan, esponente del Pd. «Abbiamo ben chiari i compiti e i limiti del nostro mandato», replica Stefano Fracasso «non intendiamo sovrapporci all’autorità giudiziaria né alla magistratura contabile, tuttavia rappresentiamo il Consiglio e vogliamo esercitarne fino in fondo il ruolo di controllo, senza guardare in faccia nessuno. Guardiamo a un precedente immediato e positivo, quello della commissione d’inchiesta sull’Arpav, che ha svolto correttamente il suo lavoro con esiti positivi per l’istituzione e per la comunità veneta».

Filippo Tosatto

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INQUINAMENTO

MESTRE – In 8 anni, dal 2001 al 2009, circa 300 malattie dell’apparato cardiorespiratorio sono da attribuirsi all’inquinamento prodotto dalla tangenziale. Lo dice un’indagine epidemiologica condotta dal Laboratorio di sanità pubblica e studi di popolazione dell’Università di Padova, in collaborazione con il Dipartimento di prevenzione dell’Asl 12 veneziana e con il Dipartimento veneziano dell’Arpav. Verrà illustrata stasera ai cittadini, alle 21, all’auditorium Lippiello di via Ciardi alla Cipressina, nel corso di un incontro pubblico promosso dal Cocit, comitato contro l’inquinamento da tangenziale. Il quale chiede all’amministrazione comunale, assieme al gruppo tecnico che ha realizzato lo studio, di chiarire se il rischio sanitario sussista ancora adesso che c’è il Passante autostradale o, nel caso in cui ciò non possa essere affermato, quali interventi intende adottare per abbatterlo. (a.spe.)

 

IL CASO – Per il senatore lo scandalo Mantovani ha causato il blocco di tutti i cantieri

L’ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, non ha alcun dubbio: «Il Veneto è debitore verso imprenditori come Piergiorgio Baita. È un uomo di grande spessore professionale, una spanna sopra gli altri dal punto di vista tecnico e manageriale». Galan non ha cambiato il suo pensiero sull’ex presidente del colosso delle costruzioni Mantovani, ora agli arresti domiciliari nella sua casa di Mogliano, accusato di un falso giro di fatturazioni milionarie. La Mantovani per anni è divenuta una sorta di asso pigliatutto nelle commesse pubbliche regionali, ma ciò è avvenuto, afferma Galan, sicuramente per meriti. Adesso lo scandalo della Mantovani secondo il senatore ha causato la chiusura di tutti i cantieri.

IL CASO – L’ex governatore difende il manager amico accusato di una maxi evasione fiscale

“Il Veneto è debitore verso Baita”

Galan: «La Mantovani vinceva gli appalti per meriti. Adesso tutti i cantieri sono chiusi»

L’ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, eletto in Parlamento ora a capo della VII Commissione cultura scienze e ricerche, non ha alcun dubbio:

«Il Veneto è debitore verso imprenditori come Piergiorgio Baita. È un uomo di grande spessore professionale, una spanna sopra gli altri dal punto di vista tecnico e manageriale».

Galan non ha cambiato il suo pensiero sull’ex presidente del colosso delle costruzioni venete Mantovani, ora agli arresti domiciliari nella sua casa di Mogliano, accusato di un falso giro di fatturazioni milionarie. La Mantovani per anni è divenuta una sorta di asso pigliatutto nelle commesse pubbliche regionali, ma ciò è avvenuto, secondo l’ex governatore, sicuramente per meriti.

«La Magistratura stabilirà la verità con le indagini – spiega Galan – ma se ogni tanto nella basilica di San Marco qualcuno ruba nella cassetta delle elemosine, cosa facciamo? Chiudiamo la basilica?».

Perché quello che è avvenuto dopo lo scandalo della Mantovani, secondo il senatore, è proprio la chiusura di tutti i cantieri.

«Non ci sono più cantieri aperti e molte aziende chiudono – afferma ancora Galan – Quando ero governatore del Veneto con la Mantovani ho fatto il Passante in quattro anni e l’ospedale di Mestre in tre anni con il tanto deprecato project financing. Oggi il periodo del fare è passato: meno si fa e meglio è, non ci sono pericoli. Se ci fossi ancora io a capo della Regione ci sarebbero tre ospedali e una strada in costruzione con almeno mille dipendenti che lavorano».

All’ex presidente stanno strette molte cose, come il palais Lumiére («una fregnaccia che non si farà mai»), le resistenze a Veneto city, l’imposizione continua di tasse ai cittadini e la mancanza di tutela degli stessi da parte della politica.

«Ho giurato di non votare nessuna nuova tassa, neppure se pongono la fiducia – conclude Galan – e sto preparando un disegno di legge che chiamerò “Diritto a costruire” perché qui in Italia si rischia di morire di “troppa democrazia”: dobbiamo ribaltare i procedimenti per ottenere le autorizzazioni al fare, consentendo alle persone di aprire le liberamente le attività, con controllo che tutto sia in regola a posteriori».

Galan ieri è intervenuto a Murano alla festa per quarant’anni di attività della vetreria Nuova Venier della famiglia Laggia, e alla presentazione dell’adesione della fabbrica al sistema Sigillo informatico, sistema tecnologico che permette di certificare l’origine delle produzioni di eccellenza e combattere così frodi e contraffazioni del vetro di Murano.

Daniela Ghio

 

Gazzettino – Marghera. Vega, piano di salvataggio

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22

giu

2013

MESTRE – Orsoni cerca l’intesa con Treviso e Padova per creare il Parco scientifico e tecnologico della città metropolitana

Vega, operazione di salvataggio

Saranno create due società: una per l’immobiliare e un’altra per la ricerca. Ci sono 8milioni di “buco”

Il sindaco prova a sbrogliare la matassa del Vega. Ieri Giorgio Orsoni ha spiegato alla sua Giunta quel che intende fare per ripianare il buco – che è vicino agli 8 milioni di euro – e per evitare che il Comune, che è il socio di maggioranza di Vega, debba mettere mano di nuovo al portafogli fra qualche mese. La prima operazione è quella di spaccare in due il Vega, creando due società indipendenti. Una società si occuperà di innovazione e l’altra di immobili. Il sindaco inoltre lancia l’idea del Parco scientifico e tecnologico della città metropolitana, mettendo insiemeMarghera, Treviso e Padova.

Il sindaco punta a farlo diventare il parco scentifico della città metropolitana

DUE SOCIETÀ DISTINTE – Patto con Treviso e Padova. Saranno create due società indipendenti: una si occuperà di innovazione e l’altra di immobili. Sinergia con le realtà di Padova e Treviso.

FUTURO – Il Vega rappresenta la possibilità di ripensare Marghera come luogo industrializzato

Il sindaco prova a sbrogliare la matassa del Vega spaccandolo in due e facendolo diventare il Parco scientifico e tecnologico della città metropolitana. Ieri Giorgio Orsoni ha spiegato alla sua Giunta quel che intende fare. Per ripianare il buco – che è vicino agli 8 milioni di euro – e per evitare che, una volta chiusa la falla, fra sei mesi il Comune, che è il socio di maggioranza di Vega con il 37 per cento debba mettere mano di nuovo al portafogli. Orsoni conta di fare questa doppia operazione per salvare il Parco scientifico e tecnologico di Marghera ovvero l’unica possibilità concreta di mantenere una qualche attività industriale in Terraferma. La prima operazione è quella di spaccare in due il Vega, creando due società indipendenti. Una società si occuperà di innovazione e l’altra di immobili. Prima di far questo, però, bisogna azzerare il debito nei confronti delle banche che, ad oggi, hanno chiuso tutti i rubinetti. Per far questo Orsoni conta di mettere mano al patrimonio del Vega, che è di 15 milioni di euro. Vuol dire dimezzare in un colpo solo il patrimonio del Vega e lasciarlo “scoperto” nel caso di nuovi guai. Ma altra soluzione non c’è, a meno che il Comune non metta mano al portafogli e, in questo momento non se ne parla proprio. Dunque, azzeramento del debito, scorporo e creazione di due società. Una, quella immobiliare, verrà diretta da un esperto del settore – così assicura Orsoni – l’altra, invece, dedicata alla ricerca e all’innovazione continuerà ad essere diretta da Michele Vianello. Peraltro il sindaco approfitta del cambio della guardia a Treviso – dove il Comune è passato dalla Lega al centrosinistra – per lanciare l’idea del Parco scientifico e tecnologico della città metropolitana, mettendo insieme Marghera, Treviso e Padova. Peraltro queste ultime due sono giù in sinergia tra di loro. Ancora non è chiaro se si farà un unico polo dell’innovazione, a Marghera, con la presenza in Consiglio di amministrazione degli altri due Comuni, oppure se il Parco scientifico e tecnologico di Padova e quello di Treviso resteranno per conto loro ed entreranno solo in sinergia con Marghera. La soluzione indicata da Giorgio Orsoni era stata messa a punto dal sindaco assieme all’ex assessore Antonio Paruzzolo il quale, peraltro, si è dimesso proprio perchè non è riuscito ad evitare che ai vertici delle società controllate dal Comune, compreso il Vega, fossero nominati rinominati i soliti noti e cioè quelli che hanno portato al disastro, secondo Paruzzolo, le aziende. Il 28 giugno c’è l’assemblea dei soci e tutto lascia pensare che la soluzione proposta da Orsoni sarà approvata da tutti i soci dal momento che, oltre al Comune, che detiene il 37,3 per cento, nella compagine societaria ci sono Syndial con il 18,4 e Veneto Innovazione della Regione con il 17 per cento. Orsoni ha informato i suoi assessori che la Regione è d’accordo con questa ristrutturazione di Vega e Comune e Regione insieme fanno la maggioranza abbondante. Quindi alla fine sembra che la quadra sia stata trovata, anche se con il sacrificio di oltre 8 milioni di euro di patrimonio pubblico.

Maurizio Dainese

 

SOCIETA’ IN ROSSO – Buco da 9 milioni. Ecco come è nato

Vega? Partiamo dal 1993, data di nascita del Vega – acronimo di “Venice Gateway”, “cancello-porta di Venezia”. Nelle intenzioni dei promotori del Parco scientifico tecnologico – 34 soci tra cui gli enti locali, Università, Istituti bancari – l’idea di costruire un futuro per la Marghera industriale. I fondi per far nascere il Vega arrivano dall’Europa: 30 milioni di euro. Nel 2000 arriva “Nova Marghera” – l’impresa Pio Guaraldo dei Marinese – società che costruisce la seconda parte del Vega. Le due strutture, la prima nata dalla ristrutturazione del vecchio Cral, vengono unite in un unico complesso. Nel 2004, completata la costruzione del Parco scientifico e tecnologico, il Vega ha un buco di 25 milioni di euro. Che viene ripianato vendendo a Condotte i terreni per il Vega 2, terreno di proprietà dell’Eni – che è socio di Vega – e prospiciente al Canale Brentella. Solo che Vega si impegna nero su bianco a pagare i costi dell’eventuale bonifica del terreno venduto, che non vengono quantificati e, ora si sa, sono di 3 milioni di euro. Ecco il primo “buco”, ereditato dalla gestione attuale. L’altro “rosso” certo – 2 milioni di euro – salta fuori da Nanotech, una iniziativa molto importante per la ricerca sulle nanotecnologie. Vega dice di avanzare dalla regione un paio di milioni di euro. E siamo a 5 milioni. Poi ci sono contenziosi con i fornitori di energia – i Marinese – per un altro milione di euro. E siamo a 6. Il resto (da 2 a 3 milioni) è “colpa” degli attuali dirigenti del Vega.

 

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