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Un passaggio a livello rotto ha gettato nel caos la linea Mestre – Bassano

Macchinisti obbligati a procedere a passo d’uomo. Nove convogli interessati

NOALE – Non è stata una giornata facile ieri per il trasporto ferroviario sulla Venezia-Castelfranco-Bassano. Un guasto al mattino, avvenuto stavolta nel Trevigiano ed è la seconda volta che capita in meno di una settimana, e il forte vento del pomeriggio, hanno portato ad avere dei disagi per i pendolari. Se a questo ci aggiungiamo la pioggia mista neve e il freddo, il viaggio per i pendolari non è stato dei più facili.

Interessati nove convogli al mattino, anche nelle ore di punta, quelle di spostamento di lavoratori e studenti. Ritardi che sono oscillati attorno ai 15 minuti ma un regionale è arrivato a destinazione 32 minuti dopo il previsto, mentre un altro è stato fermato a Mestre anziché proseguire a Venezia e in terraferma ci è arrivato con 46 minuti di ritardo.

Due i convogli cancellati. Problema. Trenitalia informa che il guasto si è verificato ieri attorno alle 7 in zona Castello di Godego (Treviso), quando doveva transitare il treno 5702 da Venezia a Bassano. Il rallentamento è avvenuto poco prima di Cassola (Vicenza) e così è arrivato a Bassano alle 7.37 anziché alle 7.05. A ruota, ci sono stati disagi anche per le corse successive, vista l’assenza del secondo binario con i treni costretti a correre solo su uno e aspettare in stazione il passaggio dell’altro regionale. I treni 5706, da Venezia a Bassano delle 6.56, 5718 sempre sulla stessa tratta delle 9.56 e il 5721 da Bassano a Santa Lucia delle 10.25, hanno viaggiato con 14 minuti di ritardo. Disagi per chi è salito nella città vicentina sul regionale 5709 in partenza alle 7.25: non è andato a Venezia ma è stato fermato a Mestre, dov’è giunto 46 minuti oltre l’orario. Altri due regionali (5714 e 5717) sono rispettivamente partiti e arrivati a Mestre invece di Venezia. Neppure partiti i treni 5720 da Venezia a Castelfranco (ore 10.26) e 5727 viceversa delle 12.04.

Maltempo. Sembra finita ma alle 14.40 il forte vento ci ha messo lo zampino, con un albero pericolante a Piombino Dese (Padova). Quattro regionali sono stati limitati e altrettanti cancellati e sostituiti con degli autobus tra Castelfranco e Noale. Il precedente. Giusto una settimana fa era andato in tilt il passaggio a livello di via Casone a Cappelletta. Interessati 16 convogli, con due navette Mestre-Noale cancellate, sette avevano visto il tragitto ridursi e altrettanti erano arrivati in ritardo.

Alessandro Ragazzo

 

Segnali Operazione aperta anche all’Autobrennero, ma prima c’è da sciogliere il nodo Valdastico Nord. Schneck: «Partita chiusa in un mese»

VERONA – Il polo autostradale del Nordest ha fatto il primo passo. «Abbiamo già formalizzato un accordo con l’advisor Kmpg per declinare l’alleanza con Autovie Venete – conferma Flavio Tosi, presidente della Brescia-Padova controllata da A4 Holding –. Ma c’è l’intesa politica anche con Cav; è solo da avviare la strategia. La Regione ha già dato l’ok».

Obiettivo: «Creare una holding per mettere insieme le tre società, elaborando un piano finanziario complessivo per prolungare la concessione» spiega il sindaco di Verona. Quindi: escludendo il rischio gara per tutte le società, compresa l’A4 che oggi vale circa un miliardo, ma che con la Valdastico Nord toccherebbe quota 1,8 miliardi. Per il momento, spiegano i vertici, è esclusa dal disegno la Venezia-Padova e resta in stand-by l’A22.

«L’Autostrada del Brennero sarebbe il completamento perfetto – aggiunge Tosi – ma in prospettiva, non ora». Con Trento c’è da sbloccare prima la Valdastico Nord. Ma a Verona confidano tutti nel governo. «Partita chiusa in un mese» risponde secco Attilio Schneck, presidente A4Holding. E non fa paura neanche Bruxelles sul progetto del Polo autostradale. «L’Ue, su un’operazione similare della Francia, ha dato parere positivo» spiega Tosi che parla chiaro: «Questa alleanza già avviata e condivisa è prioritaria su Abertis».

La possibile vendita della quota azionaria in A4 Holding detenuta da Intesa SanPaolo al colosso spagnolo «non è ancora definita – precisa Tosi – e noto visioni differenti sia nella compagine azionaria sia nella maggioranza della società». Tosi è contrario, Schneck anche. «L’operazione di aggregazione con Autovie ha un mandato formale – chiarisce il sindaco – quindi: stoppa la vicenda Abertis».

Ieri a Verona è stato intanto approvato il bilancio della Holding e della controllata autostradale. La Brescia-Padova nel 2014 ha registrato i ricavi per 342 milioni, contro i 326,6 milioni del 2013 grazie a un +1,95% di traffico, soprattutto commerciale, e all’aumento delle tariffe (+1,5% la variazione dal 1 gennaio 2014). L’Ebitda segna 158,2 milioni, per un utile netto d’esercizio di 47 milioni. La società ha messo a bilancio 82,5 milioni di investimenti per la Valdastico Sud, a cui si aggiungono 44 milioni di manutenzione e sicurezza stradale.

Partite che hanno pesato sull’indebitamento della società (465 milioni l’esposizione con le banche della Brescia-Padova a fine 2014) che si trova oggi «finanziariamente stressata» spiega Schneck. Da qui la ritrosia verso lo stacco della cedola. «Sui dividendi decideranno i soci – chiarisce – io preferirei ripagare il debito».

A4 Holding ha sviluppato ricavi per 561 milioni (erano 554 milioni nel 2013) con un’Ebitda a 205,6 milioni, +2,4%. L’utile netto è di 33 milioni per un indebitamento finanziario di 687,8 milioni (meno 10,6 milioni sul 2013) grazie alla riduzione del debito dell’Itc, ovvero della controllata Infracom che ha recuperato redditività con previsione di ritorno all’utile nel 2015. «Il nostro obiettivo è stato valorizzare la società» precisa Schneck che, di fronte all’ipotesi alienazione, risponde: «Se la si vende sarà per un piano complessivo di dismissioni delle partecipazioni».

In cima alla lista ci sono le quote dell’A22 e della Serenissima (Ve-Pd). «Il piano, a dire il vero, è stato adottato da tempo – rivela – ma non ci sono acquirenti». Lo stesso problema che incontrano alcuni soci pubblici che vogliono dismettere quote in A4. La finanziaria 2014 prevede però che in caso di gara deserta, l’ente possa chiedere la liquidazione alla società. «Ma non siamo una Spa – precisa Schneck – non vale il diritto di recesso, quindi ogni richiesta si traduce in una riduzione di patrimonio». Schneck resta vago: «Bisogna vedere chi la eserciterà». Ma qualche lettera è già sul tavolo.

Eleonora Vallin

 

Dal vertice degli amministratori locali è scaturita una lettera aperta con richiesta di incontro urgente

MOGLIANO – I sindaci uniti per il rilancio del servizio ferroviario chiedono un incontro con il presidente della giunta regionale Luca Zaia. Si è svolto in municipio a Mogliano un vertice per discutere della linea Venezia-Treviso. La situazione, per i pendolari e gli altri utenti del servizio, tra cui molti turisti, nella nota ufficiale viene definita senza mezzi termini «drammatica». Lo è dall’entrata in vigore, ormai più di un anno fa, dei nuovi orari cadenzati.

Ma tra le cause dei forti disagi sul fronte della mobilità per i residenti di Mogliano e dei comuni limitrofi, c’è anche la mancata attivazione della cosiddetta metropolitana di Superfice.

Tra i più agguerriti ci sono gli utenti della fermata di Preganziol che soffre, oltre alle limitazioni d’orario del coprifuoco notturno, anche un problema ulteriore: 32 convogli al giorno sfrecciano davanti alla stazione senza nemmeno fermarsi. Il servizio offerto da Trenitalia è dunque un tema di area vasta.

All’incontro di venerdì erano presenti il sindaco di Mogliano, Carola Arena, quello di Preganziol, Paolo Galeano, il delegato del sindaco di Treviso, Nicolò Rocco, l’assessore ai lavori pubblici di Casier, Miriam Poloni e i rappresentati dei comitati che si battono per rendere più efficiente il sistema ferroviario locale.

Ne è scaturito un appello congiunto al presidente della Regione Luca Zaia, per chiedere un incontro urgente.

«Dopo anni di promesse» si scrive nella lettera aperta al governatore «dei diversi assessori alla Mobilità che si sono succeduti nel corso di tutti questi anni, siamo convinti che debba essere il presidente ad assumersi un impegno preciso e forte per il futuro della tratta ferroviaria Venezia – Treviso. Per troppo tempo» ammoniscono agguerriti sia gli amministratori sia i cittadini coinvolti «abbiamo sentito parlare di miglioramenti, riqualificazione della tratta, aggiunta di treni e rilancio del progetto di Metropolitana di superficie ma nulla è stato fatto. Anzi, con il cosiddetto “orario cadenzato”, le problematiche, soprattutto per ciò che riguarda alcune fasce orarie, sono certamente peggiorate».

Sfruttando anche l’imminente campagna delle regionali dalla bassa trevigiana sono pronti a dare battaglia: «Noi ci auguriamo che il Presidente Zaia» si chiude la lettera aperta «risponda in tempi assolutamente brevi a questa nostra richiesta: pretendiamo risposte concrete e tangibili e non le solite promesse». Se tutto ciò non dovesse accadere non si escludono forme di protesta molto eclatanti.

Matteo Marcon

 

Nuova Venezia – Case, continua la discesa dei prezzi

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4

feb

2015

Venezia sesta in Italia ma comprare costa meno: – 1,4% nel capoluogo, – 4% in provincia. Affitti: calo tra il 5 e il 7%

Prezzo del mattone, Venezia resta ai piani alti della classifica nazionale delle città più costose (al sesto posto dopo Bolzano, Firenze, Roma, Milano, Napoli, con una media 2.820 euro a metro quadro).

Ma la crisi dell’edilizia continua a colpire anche Venezia con compravendite decisamente al ribasso.

Una linea che precipita in picchiata, questo il senso del grafico dell’osservatorio di Immobiliare.it sull’andamento dei prezzi delle case in Italia e nelle province.

Gennaio 2015 rispetto allo stesso mese dello scorso anno segna un calo di quasi del 6 per cento nei prezzi medi al metro quadro. Questo il dato nazionale. Comune di Venezia. Nel Comune di Venezia nel mese di gennaio 2015 per gli immobili residenziali in vendita sono stati richiesti, in media, 2.820 euro per metro quadro contro i 2.863 del gennaio 2014 (calo dell’1,47 per cento). Ben più consistente il divario con gennaio 2013 quando in città la media di vendita di immobile era di poco sopra i 3.500 euro a metro quadro. Solo per gli open space-loft il nuovo anno ha portato un aumento dei prezzi: dai 2.854 euro di aprile 2013 ai 3.450 euro di gennaio 2015. Per tutte le altre tipologie i prezzi sono in calo: oggi si spendono 2.910 euro al metro quadro per un appartamento, poco più di 4 mila per un attico (due anni fa se ne spendevano più di 5 mila), 1.914 euro al metro caso per una casa indipendente, 1.500 euro per un rustico/casale.

Per gli affitti, nel Comune di Venezia l’osservatorio stima una richiesta di 9,73 euro al metro quadro di media, con una diminuzione del 7,86 per cento rispetto a gennaio 2014. Negli ultimi due anni il valore più alto del prezzo degli affitti è stato di 11,64 euro al metro quadro, chiesto nel marzo 2013. Il mese con il valore più basso è stato invece ottobre 2014 quando si è arrivato, di media, a chiedere 9,40 euro a metro quadro.

Provincia di Venezia. In Provincia di Venezia si spendono in media 2.301 euro a metro quadro, con un calo rispetto all’anno prima del 3,73% (2.391 euro a metro quadro). Negli ultimi due anni il punto massimo di valore delle compravendite si era toccato a febbraio 2013 con 2.710 euro a metro quadro. Anche in provincia di Venezia l’unica categoria di immobili che in questo inizio 2015 vede un aumento dei prezzi, rispetto a due anni fa, è quello dei loft/open space passati dai 2.854 euro al mese per metro di aprile 2013 ai 3.450 euro al metro quadro attuali.

Per gli affitti, il calo rispetto al capoluogo, è importante: prezzi in calo del 5,51 per cento su base annuale e una richiesta a gennaio 2015 di 8,78 euro per metro quadro al mese a fronte dei 9,25 euro mensili richiesti a gennaio 2014. Il punto più alto nelle locazioni, negli ultimi due anni, era stato toccato a febbraio 2013 con 10 euro al metro quadro mensile. Il prezzo più basso è di ottobre 2014 con 8,47 euro al mese per metro quadro.

Il caso Chirignago. Il quartiere mestrino, a cui l’osservatorio di Immobiliare.it dedica uno spazio al pari di altri Comuni della provincia, presenta una situazione decisamente particolare: a gennaio 2015 per gli immobili residenziali in vendita sono stati chiesti in media 1.634 euro al metro quadro contro i 2.109 di gennaio 2014. Il calo qui è significativo: prezzi delle case in vendita in calo del 22,49 per cento. Per le locazioni, dati rovesciati: nel gennaio 2015 a Chirignago vengono chiesti in media 6,20 euro al mese per metro quadro con un aumento del 20,39 per cento rispetto all’anno precedente, quando venivano chiesti 5,15 euro a metro quadro al mese, il dato più basso degli ultimi due anni. Dal 2013 la locazione più costosa è stata rilevata a settembre 2014 (9,82 euro mensili a metro quadro).

 

Le abitazioni più costose si trovano a Jesolo

A San Michele il record del risparmio

Nel mese scorso il più alto prezzo al metro quadro degli immobili in vendita, registrato nella provincia di Venezia, consacra il comune di Jesolo: il prezzo medio di richiesta per un immobile in vendita è di 3.244 euro al metro quadro.

Il Comune dove invece il mattone costa meno è stato il Comune di Cona con un valore corrispondente di 858 euro per metro quadro.

Anche per gli affitti, il Comune di Jesolo ottiene il primo posto con 10,47 euro al mese per metro quadro.

I prezzi di locazione più bassi invece si trovano a San Michele al Tagliamento con una media di 4.60 euro per metro quadrato al mese.

Insomma per i picchi sul fronte vendite di immobili residenziali e locazioni, si concentrano in particolare nel Veneto orientale e nell’area sud della provincia.

Negli altri centri della provincia di Venezia ecco come è la situazione, tratteggiata dai dati dell’osservatorio di Immobiliare.it.

A San Donà di Piave in un anno, tra 2014 e 2015, il costo degli immobili residenziali è calato del 6,79 per cento con un prezzo medio di 1.610 euro per metro quadro a gennaio 2015, contro i 1.727 euro registrati nel gennaio 2014.

Per le locazioni la media è in aumento, invece: costo di 7,69 euro mensili a metro quadro con un aumento di 8,29 per cento rispetto a gennaio 2014.

A Chioggia il calo del prezzo delle case si è assestato a gennaio 2015 sul 7,10 per cento con prezzi medi di 2.297 euro per metro quadro contro i 2.473 registrati il mese di gennaio 2014.

Per gli affitti, anche qui aumento: più 3,32 per cento con un costo medio di 8,32 euro mensili a metro quadro. Per Mirano costo delle case in calo del 3,64 per cento con un costo medio stimato in 1.983 euro per metro quadro contro i poco più di 2 mila euro chiesti a gennaio 2014. Per le locazioni il calo è stato del 8,16 per cento con una richiesta di 8,46 euro mensili a metro quadro.

(m.ch.)

 

MARCON – Quando apriranno i tre svincoli di Marcon della tangenziale di Mestre? In Comune, inteso come cittadini, giunta e Consiglio, aspettano e sperano, perché non solo non è stata messa nero su bianco una data precisa, ma neppure un periodo di tempo. L’ultima puntata di una vicenda che si trascina da mesi ed è la classica storia della burocrazia all’italiana, si è vissuta mercoledì quando in municipio è arrivata la nota del commissario della Provincia Cesare Castelli, dove Ca’ Corner ribadisce al ministero delle Infrastrutture la disponibilità a ricevere in consegna da Anas, attuale gestore, ricevere in consegna gli svincoli fino al 31 marzo 2017, giorno in cui scadrà la concessione tra Ministero e Autovie. Una notizia positiva ma che non dà ancora una risposta a quanto tutta Marcon chiede con insistenza: quando tutta la viabilità sarà pronta dopo l’apertura parziale dei giorni scorsi che interessa le arterie comunali e provinciali? «Ho avuto modo di nuovo di parlare con Autovie e Ministero», dice il sindaco Andrea Follini, «e da loro attendiamo che si arrivi presto a una soluzione».

(a.rag.)

 

NOALE – Problemi nel primo pomeriggio di ieri per chi ha viaggiato sulla linea Venezia-Castelfranco-Bassano, a causa di un problema tecnico al passaggio a livello di via Casone a Cappelletta. L’episodio è avvenuto attorno alle 13.30 e i disagi si sono ripercossi per oltre due ore, con ritardi accumulati anche per oltre 30 minuti.

Interessati 16 treni, con due navette Mestre-Noale cancellate, sette che hanno visto il tragitto ridursi e altrettanti sono arrivati a destinazione fuori l’orario previsto. Penalizzati centinaia di utenti, specie quegli studenti di Noale, Salzano, Maerne e Spinea che dovevano rientrare a casa o andare all’università ma anche chi aveva il turno pomeridiano al lavoro oppure rientrare dagli uffici poco prima della sera.

Nella frazione di Noale sono giunti i tecnici di Rfi per riparare il guasto, impiegandoci pochi minuti, e anche gli uomini della polizia locale per regolare il traffico su gomma nel caso in cui avesse dovuto passare il convoglio. In questo caso, non ci sono stati particolari inconvenienti.

Diversa la situazione per i passeggeri che dovevano muoversi sulla linea a binario unico. Nello specifico, le navette che non sono nemmeno partite sono le numero 5784 (delle 14.22 da Mestre) e 5787 (delle 15.09 da Noale), mentre i regionali 5730, 5731, 5736, 5737, 5741, 5742, e 5746 anticipato il loro arrivo o sono partiti da un’altra stazione.

Altri treni, invece, hanno subito ritardi dai 20 agli oltre 30 minuti. In pratica i problemi si sono registrati fra le 13.30 e le 18, ora in cui il regionale 5746 sarebbe dovuto partire da Venezia Santa Lucia per raggiungere Bassano ma lo ha fatto dalla stazione di Castelfranco. Solo poco prima di sera la circolazione è tornata a essere regolare.

Alessandro Ragazzo

 

Forniamo alcune precisazioni per meglio comprendere la questione delle fermate dei treni a Preganziol, oggetto di un articolo del 18 gennaio. L’adozione dell’orario cadenzato prevede, sulle direttrici principali, e quindi anche sulla linea Venezia – Udine, l’alternanza di servizi veloci, che effettuano solo le fermate principali, e servizi regionali, che effettuano invece tutte le fermate. La frequenza con cui servire le singole stazioni, è stabilita dal committente del servizio, la Regione Veneto. Nel caso di Preganziol la decisione è stata di far fermare solo i servizi regionali, dando la fermata dei treni veloci a Mogliano dove si è sempre registrato un flusso di viaggiatori tre volte superiori rispetto a Preganziol.

Inoltre, l’eventuale fermata per i treni veloci comporterebbe, oltre che il rallentamento dei treni veloci che perdono la propria specificità penalizzando i viaggiatori provenienti da distanze maggiori, anche variazioni di orario con pesanti ripercussioni sui nodi di Treviso, Conegliano e Udine. In particolare, i Regionali Veloci per Conegliano sono impostati per garantire l’allacciamento con Belluno, con un tempo di interscambio adeguato che la fermata di Preganziol abbatterebbe. È sulla base di queste considerazioni, di natura anche tecnica, che il Committente ha operato le sue scelte. Oggi però ha avviato dei tavoli di confronto per valutare la possibilità di eventuali altre soluzioni e le loro ricadute.

Infine, le riduzioni di servizi a Preganziol il sabato, nei festivi e nel periodo estivo riflettono, come per tutto il Veneto, la filosofia del modello cadenzato, che in quei periodi prevede una diminuzione dei treni rispetto all’offerta feriale. Anche in relazione a questa scelta operata ci sono dei tavoli in corso. La decisione spetta, come sempre, alla Regione.

Ufficio Stampa Trenitalia – Veneto

 

Boemio, titolare dell’appalto: «Interferenze non previste con il cantiere del tram»

Gli amici della bici insorgono: «Con il tram attivo impossibile raggiungere Venezia»

Il cantiere lungo il Ponte della Libertà è in ritardo – di due mesi dice l’azienda costruttrice – mentre la seconda parte della pista ciclabile che permette il collegamento tra l’area dei Pili e via dei Petroli è ancora chiusa nel freezer come conseguenza dell’arrivo dei commissari a Ca’ Farsetti e probabilmente potrà essere de-congelata solo con l’arrivo della nuova maggioranza e della nuova giunta, in primavera.

«La realizzazione della pista è fondamentale», spiega Biagio d’Urso, dell’associazione Amici della bicicletta, «ma se il tram entrerà in servizio prima della conclusione della pista, con il conseguente divieto di transito alle bici sul Ponte per motivi di sicurezza, non si potrà più raggiungere piazzale Roma in bicicletta. Senza contare che, una volta finita la pista sul Ponte, in mancanza del tratto tra i Pili e via dei Petroli, l’accesso e l’uscita dalla ciclabile del Ponte saranno molto pericolosi soprattutto per chi, pedalando da Venezia verso Mestre, sarà contro-mano, trovandosi di fronte non solo le auto ma anche il tram».

Il quale, stando alle ultime previsioni, dovrebbe iniziare a collegare il centro di Mestre con Venezia a partire dalla metà di maggio. Il cantiere sul Ponte. In questi giorni sta proseguendo l’installazione dei supporti orizzontali che sosterranno la passerella da parte della Boemio costruzioni, l’azienda lo scorso maggio si è aggiudicata l’appalto di Avm con un ribasso d’asta del 20% e un offerta di 1 milione e 300 mila euro. Nel frattempo nelle officine si sta realizzando la struttura in carpenteria metallica sulla quale poi saranno poggiati i pannelli – una lega di legno e plastica – anti-sdrucciolo che costituirà la base sui cui correranno le biciclette.

«La fine del cantiere era prevista per la fine di aprile», dice Francesco Boemio, titolare dell’azienda, «ma ci sono alcuni ritardi dovuti in parte ai giorni di maltempo, in parte alle interferenze con il cantiere del tram, credo che non sia colpa di nessuno». L’apertura della pista a sbalzo con vista sulla laguna slitta quindi alla fine di giugno.

«Non voglio sbilanciarmi, ma ci vorranno almeno cinquanta giorni in più», aggiunge Boemio, facendo un calcolo che appare perfino prudenziale. Almeno un mese dopo quindi la prevista entrata in servizio del siluro rosso, con il rischio di escludere l’accesso a Venezia per le bici nella prima parte dell’estate.

«E’ assurdo», spiega d’Urso, «perché si tratta del periodo di maggior afflusso: di residenti e di turisti, e di persone che si spostano verso il Lido o Pellestrina. Non solo resteremo senza pista, ma quando sarà conclusa resterà comunque monca».

L’area dei Pili. Il riferimento è alla seconda parte del progetto: è quel tratto di circa 400 metri che permetterebbe ai ciclisti di raggiungere in sicurezza via del Petroli, e da qui l’area del Vega, una zona priva di pista ciclabile ma a basso traffico. Un varco da aprire in un’area verde abbandonata messo a disposizione dal presidente dell’Umana, Luigi Brugnaro, che ne è il proprietario, e si acolla anche parte delle spese del progetto, mentre la realizzazione è in capo all’amministrazione pubblica. I soldi per l’intervento erano stati previsti dall’ex assessore Ugo Bergamo, compreso un contributo regionale, per un totale di circa 1 milione di euro che servirà a portare la ciclabile proprio fino al Vega e fino alla stazione Porto Marghera. Ma a pubblicare il bando sarà – se deciderà di confermarne il finanziamento – la prossima giunta.

Francesco Furlan

 

GLI ALTRI CASI – Dal bicipark della stazione al collegamento Favaro-Dese

Nel tessuto delle piste ciclabili della città – che primeggia, in Italia, per numero di chilometri – ci sono però ancora alcuni nodi da risolvere. A partire dal bicipark della stazione ferroviaria, uno degli ultimi interventi realizzati. Capiente, anche se un po’ scomodo a causa della rampa d’accesso al piano sopra-elevato, resta senza una pista ciclabile che permetta di accedervi in sicurezza, in una zona, come quella della stazione, trafficata a confusa per l’alto numero di macchine in sosta breve lungo la carreggiata.

Altro nodo irrisolto riguarda via Colombo, strada lungo la quale le bici non possono passare per questioni di sicurezza, essendoci già il tram – è lo stesso problema che potrebbe sorgere lungo il Ponte della Libertà. La prevista passerella sul Marzenego tra la riviera Marco Polo e via Zanotto, è al momento rimasta sulla carta. Così come – nonostante le sollecitazioni della Municipalità, del parroco e di tutta la comunità – la pista ciclabile di via Altinia tra Dese e Favaro. La pista è stata prevista in due accordi di programma, il primo del 5 ottobre 2012 e il secondo del 22 settembre 2014. Anche in questo caso le dimissioni della giunta non hanno aiutato ad accelerare la risoluzione dei problemi.

 

Gazzettino – Autostrada gratis, casellanti in sciopero

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24

gen

2015

VENERDÌ PROSSIMO

«Venerdì 30 gennaio su tutti i caselli Cav si potrà passare gratis per sei ore. È stato indetto uno sciopero per le ultime due ore di ogni turno».

Ad annunciarlo è il segretario provinciale per la Ugl Viabilità e Logistica, Stefano Gusson, e lo sciopero è stato proclamato anche per tutti i venerdì del mese di febbraio: in questo caso le ore saranno tre perché i lavoratori sciopereranno nell’ultima ora di ogni turno.

«Confidiamo in una forte adesione» aggiunge il sindacato, rimarcando che il 30 gennaio gli orari interessati saranno dalle 4 alle 6 del mattino, dalle 12 alle 14 e dalle 20 alle 22. Nei venerdì di febbraio, invece, lo sciopero scatterà dalle 5 alle 6, dalle 13 alle 14 e dalle 21 alle 22.

«L’azienda intende diminuire il personale ai caselli, noi invece chiediamo un operatore per ogni casello. Non importa che sia tutto automatizzato, la presenza fisica del personale Cav è fondamentale» aggiunge Gusson, sottolineando che la battaglia sindacale riguarda anche diversi aspetti contrattuali.

Il sindacato spiega poi cosa succederà in caso di sciopero ai caselli della tratta Venezia-Padova Est: quelli che prevedono la presenza del personale avranno direttamente le sbarre alzate; per i caselli con sportelli automatici basterà premere il pulsante per l’intervento dell’operatore: se quest’ultimo sarà in sciopero la sbarra si alzerà automaticamente.

Nelle corsie Telepass gli utenti invece pagano regolarmente il pedaggio.

(g.pip.)

 

QUARTO D’ALTINO – Negli ultimi dieci giorni sono aumentati i treni in ritardo e le cancellazioni

La rabbia dei pendolari: «Situazione insostenibile»

«Un’epidemia di influenza, in questo periodo, dovrebbe essere prevista. Non è possibile che chi ha invece bisogno di andare al lavoro continui a non trovare il treno e ad arrivare sempre in ritardo».

Non sono sicuri che sia questa la ragione, ma i pendolari dei comitati di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale provano a spiegare così l’aumento delle cancellazioni e dei ritardi di questi giorni. Dopo le polemiche per l’orario ridotto imposto ai lavoratori con la chiusura delle scuole, la protesta non sfuma tra i vagoni dei treni che percorrono la tratta Venezia-Portogruaro. Nel sito internet dei comitati, elencati e indicati in grassetto, si trovano tutte le soppressioni e i ritardi quotidiani. Una sorta di lista nera da non dimenticare e da consegnare ai sindaci nel prossimo incontro con Regione e Trenitalia.

«Se ci sarà – dicono i pendolari – perché dopo l’ultimo incontro, avvenuto a fine ottobre, ci avevano promesso di riparlarne prima di Natale. Il tavolo però non è ancora stato convocato».

E intanto i disagi continuano. «Ultimamente le cancellazioni sono regolari – attacca Luciano Ferro, portavoce del comitato pendolari di Quarto – E in particolare per le corse che da Portogruaro si fermano a Mestre, al binario giardino. Forse non c’è personale, ma questa non è una giustificazione: da circa 10 giorni la situazione è impossibile, anche nell’ora di punta e alle 17, quindi soprattutto per i treni utilizzati dagli operai e dagli studenti».

Poi resta il problema degli autobus sostitutivi notturni e del fine settimana, quando molti lavoratori sono costretti a utilizzare la loro automobile per arrivare a Venezia in orario. Intanto la rete dei pendolari si allarga e le prossime manifestazioni e iniziative saranno organizzate in gemellaggio con i comitati del Friuli Venezia Giulia.

«Nessuno investe soldi sui treni, la Regione utilizza solo quelli del fondo nazionale – conclude Ferro -. E intanto, dal primo gennaio, il mio abbonamento è aumentato di 50 centesimi. Ma alternative al treno, in questo territorio, non ce ne sono».

(M.Fus)

 

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