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In piena crisi sanitaria, economica e sociale, approfittando del fatto che non possiamo fare assemblee e manifestazioni, Veritas e la Regione Veneto tentano il colpo di mano per approvare in fretta e furia il progetto di nuovo inceneritore a Fusina. Notizie ufficiose ci dicono che nei prossimi giorni la Commissione VIA regionale potrebbe riunirsi per decidere.

In questo momento è molto importante far sapere che siamo in tanti a non volere l’ennesimo impianto nocivo e speculativo nel nostro territorio.

Firma subito la petizione, aiutaci a diffondere, convinci le persone che conosci ad aderire.

Qui sotto il link per firmare e l’appello.

 

CLICCA QUI PER FIRMARE LA PETIZIONE

 

————————————————————————————–

TESTO PETIZIONE

 

Firma la petizione per chiedere alla Giunta Regionale Veneto, al Consiglio di Bacino Venezia Ambiente, a tutti i Sindaci coinvolti di ritirare immediatamente il progetto di nuovo inceneritore a Fusina. I rifiuti non si bruciano si riciclano!

Approfittando della grave emergenza sanitaria causata dal Coronavirus, senza informare la popolazione, con l’assenso della Regione Veneto e di molti Sindaci dell’area metropolitana, la società Veritas-Ecoprogetto sta tentando il colpaccio: far approvare un GRANDE INCENERITORE a Fusina, a poca distanza dalle nostre case.

Il progetto prevede 3 FORNI con una potenza complessiva di 67,9 MWt. Ogni anno, a regime,  l’impianto sarà autorizzato a:

  • produrre 300.000 ton di rifiuti da incenerire, a partire dalla lavorazione di 450000 ton di rifiuto secco e altri materiali, 90.000 ton di fanghi di depuratori e 40.000 ton di percolati di discariche inquinati da PFAS
  • emettere fino a 5 miliardi di mc di fumi contenenti polveri sottili e ultra sottili, ossidi di azoto, diossine, PFAS e altre sostanze cancerogene
  • scaricare 260.000 mc di acqua contaminata
  • smaltire in discariche speciali 70.000 ton di scarti, scorie e ceneri tossiche
  • raccogliere rifiuti da tutto il Veneto

Si tratta di un ECOMOSTRO estremamente pericoloso per l’ambiente e per la salute di centinaia di migliaia di persone che vivono nell’area metropolitana e nelle province vicine.

Bruciare i rifiuti è una follia: aumenta il riscaldamento globale e non risolve il problema dello smaltimento; anzi lo moltiplica creando rifiuti più pericolosi e gas velenosi che respireremo.

La via maestra è quella delle 3R: Ridurre, Riusare, Riciclare.

I cambiamenti climatici e la Pandemia provocata dal virus ci insegnano che se vogliamo sopravvivere su questo Pianeta, dobbiamo cambiare strada, subito e in modo radicale.

Firma la petizione, diffondi, sostienici!

Per informazioni noinceneritorefusina@gmail.com

Petizione promossa da:

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Riviera del Brenta e Venezia, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Associazione Valore Ambiente

 

Inceneritore Fusina: scendono in campo i Pediatri di Venezia

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

19

mar

2020

NON SOLO CORONAVIRUS – LA SALUTE VIENE PRIMA DI TUTTO SEMPRE!

 

I pediatri di Venezia si stanno esprimendo attraverso dei video sul futuro di Marghera e dell’area metropolitana; nello specifico hanno deciso di dire la loro sul progetto di nuovo inceneritore a Fusina (organizzato su 3 linee). E’ bene ricordare che l’iter di approvazione di questo ecomostro presso la Regione Veneto non sembra subire rallentamenti nonostante i provvedimenti anto Covid-19 impediscano di fatto qualsiasi confronto pubblico e istituzionale.

Gli impatti sull’ambiente e sulla salute causati dagli inceneritori sono estremamente negativi; la popolazione di questo territorio territorio e i suoi bambini soprattutto, stanno già pagando le conseguenze di un inquinamento ambientale grave e diffuso. Ora basta!

I medici pediatri di Venezia ci chiedono di divulgare il più possibile i loro interventi.

Il primo è del medico Paolo Regini

 

 

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Comunicato Stampa congiunto 14-03-2020

Inceneritore Fusina: i comitati chiedono una moratoria immediata

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Riviera del Brenta e Venezia, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Associazione Valore Ambiente

 

L’emergenza Coronavirus insegna che la salute viene prima di tutto.
Questo principio vale anche per l’inceneritore.

Le occasioni di informazione e di partecipazione per i cittadini sono in questo momento azzerate dalle disposizioni governative.

Ma la comunità ha diritto di sapere e di poter decidere su un progetto pericoloso per la salute e per l’ambiente.

I comitati chiedono una moratoria di un anno alla Regione Veneto.

 

I comitati e le associazioni ambientaliste scrivono una lettera alla Regione Veneto e anche al Ministro Costa per chiedere una moratoria sul progetto di nuovo inceneritore a Fusina: “L’epidemia da Coronavirus, pure nella sua drammaticità, sta riaffermando un principio che come comitati ribadiamo da anni, e cioè che la salute dei cittadini è la priorità più importante da perseguire. E se si tratta di principio, allora questo deve valere sempre, anche per l’inceneritore. Perciò è necessario fermarsi per approfondire bene gli impatti e i rischi che questo progetto comporta, e valutare alternative più sostenibili”.

I comitati hanno denunciato più volte come lo studio di impatto ambientale presentato dai proponenti sia carente e lacunoso in molte parti, a partire dall’analisi degli impatti causati dai fumi e in particolare da quelli derivati dall’incenerimento di sostanze tossiche come i PFAS, per i quali dovrebbe valere almeno il principio di precauzione. Del tutto assente è inoltre la valutazione sui rischi sanitari per la popolazione.

Particolarmente grave è anche l’aspetto che riguarda la scarsa partecipazione dei cittadini e dei Comuni interessati dalla decisione di autorizzare o meno l’inceneritore: “Le limitazioni imposte dai provvedimenti emergenziali del Governo, per far fronte al propagarsi della epidemia da Coronavirus, stanno di fatto azzerando le già scarse occasioni di informazione e partecipazione per i cittadini. Sono state annullate numerose iniziative programmate, e per comitati e associazioni non è possibile partecipare alle discussioni nelle sedi istituzionali come consigli comunali o commissioniaffermano le organizzazioni ambientaliste – non è stato possibile svolgere nemmeno il confronto diretto con Veritas. Ma rimane il fatto che la comunità che dovrebbe ospitare l’impianto, ha il sacrosanto diritto di sapere e di esprimersi su ciò che Ecoprogetto intende fare”.

E’ da considerare, tra l’altro, che la sospensione del progetto, fino al termine dell’emergenza sanitaria e la riapertura di un confronto vero con tutti gli stakeholders, non comporterebbe alcun problema rispetto al carattere di urgenza invocato dai proponenti per la realizzazione dell’inceneritore. Infatti la diffusione del virus e le conseguenti limitazioni emergenziali stanno determinando un vero e proprio crollo nella produzione dei rifiuti urbani e dei rifiuti speciali assimilabili agli urbani, e ciò in conseguenza anche del fatto che molte attività economiche, e in particolare quelle legate al settore turistico, hanno subito e subiranno per mesi un forte rallentamento.

Dunque, secondo i comitati, le motivazioni e le condizioni per ottenere la moratoria del progetto per almeno un anno ci sono tutte, ora la palla passa alla Regione Veneto.

CLICCARE QUI PER LEGGERE LA RICHIESTA DI MORATORIA ALLA REGIONE

 

Comunicato stampa congiunto 7 marzo 2020

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Comitato contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Riviera del Brenta e Venezia, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea

 

Inceneritore: calpestata la democrazia

Il Sindaco Brugnaro e la sua maggioranza scappano dal confronto pubblico sull’inceneritore.
Intanto in Consiglio di Bacino a porte chiuse quasi tutti i Sindaci votano a favore del progetto.

Democrazia calpestata per difendere un ecomostro devastante dettato da interessi speculativi.

Comitati e associazioni ambientalisti preparano la lista dei responsabili in vista delle elezioni regionale e comunali.

In cantiere nuove iniziative e anche il ricorso al TAR.

 

In Consiglio Comunale a Venezia l’Amministrazione fucsia guidata dal Sindaco Luigi Brugnaro elude ancora una volta la discussione sull’inceneritore di Fusina, e rinvia a non si sa quando il voto sulla mozione presentata da Movimento 5 Stelle, gruppo Casson e gruppo misto.

Per i comitati ambientalisti si tratta di un atto antidemocratico grave che dimostra ancora una volta la “codardia politica” degli amministratori favorevoli al progetto: “Nonostante molti Sindaci e politici continuino a sostenere sulla stampa che il maxi inceneritore di Veritas sarebbe la soluzione di tutti i problemi se non addirittura salvifico per l’ambiente, quando è il momento di affrontare il dibattito pubblico nei Consigli Comunali si registra un fuggi fuggi generale.

Quando invece la discussione si svolge a porte chiuse e senza la possibilità per i cittadini e per le opposizioni di dire la propria, come nella seduta del Consiglio di Bacino del 20 febbraio, allora gli stessi “impavidi” amministratori sono pronti a dare il loro benestare senza nemmeno preoccuparsi di renderne conto a qualcuno. Ancora una volta, di fronte a scelte importanti che possono far perdere consensi elettorali, la democrazia viene ridotta a una maschera inutile da calpestare”.

Il fronte no inceneritore sottolinea come, senza l’azione di comitati e associazioni, il progetto e alcuni degli aspetti più gravi come l’incenerimento di fanghi e percolati di discarica contaminati da PFAS sarebbero passati sotto completo silenzio. “Nessun Sindaco di nessuna amministrazione si è preso la briga di organizzare incontri pubblici per informare i cittadini – affermano i comitati – né tanto meno sono stati investiti del problema i Consigli Comunali. Là dove è avvenuto un minimo di discussione istituzionale lo si deve solo alla ostinata iniziativa di alcuni rappresentanti di forze politiche e civiche di opposizione. E questo è tanto più grave se si considera il fatto che non c’è un solo Sindaco che abbia nel proprio programma la realizzazione di un inceneritore per lo smaltimento di rifiuti urbani e fanghi”.

“Se qualcuno pensa di sottrarsi alle proprie responsabilità si sbaglia di grosso – incalzano i comitati – E’ bene che i cittadini abbiano piena consapevolezza di chi è a favore di un progetto estremamente dannoso per l’ambiente e per la loro salute e soprattutto che se ne ricordino alle prossime elezioni amministrative e regionali. Indicheremo presto tutti i nomi e cognomi di Consiglieri e Sindaci favorevoli all’ecomostro, ma già oggi possiamo dire senza ombra di dubbio che l’asse degli amministratori pro inceneritore è trasversale e consociativo: va dal centro-destra con in testa la Lega di Luca Zaia, Forza Italia, Fratelli d’Italia, fino al centro con i pasdaran del Partito Democratico tra i più convinti, seguiti poi da varie formazioni centriste minori”.

Intanto, nonostante l’emergenza coronavirus, il coordinamento No Inceneritore si riunirà lunedì 9 marzo per fare il punto della situazione, organizzare le prossime iniziative e discutere del probabile ricorso al TAR: “I tempi sono stretti e l’epidemia non aiuta. Cercheremo di tarare la nostra azione tenendo conto delle limitazioni imposte dai decreti, ma di sicuro non staremo fermi in attesa delle decisioni della Regione, perché una cosa è certa: il coronavirus passa, le diossine e i PFAS restano per decenni”.

 

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO 12 febbraio 2020

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Comitato contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Marghera Libera e Pensante

 

INCENERITORE FUSINA – CONSIGLIO COMUNALE MIRA

 

La vera notizia sul Consiglio Comunale di Mira di lunedì 10 febbraio è che il PD mirese, insieme alla lista Dori, Gente di Mira e Lista Fucsia hanno gettato la maschera e si sono schierati con Veritas a favore del progetto del nuovo inceneritore, un ecomostro che brucerà quantità abnormi di rifiuti tra cui anche fanghi contaminati da PFAS, e che avrà sicuri e gravi impatti sulla salute di centinaia di migliaia di persone e sull’ambiente. Una responsabilità politica gravissima che sta in capo prima di tutto al Sindaco Marco Dori, colui il quale dovrebbe tutelare la salute dei cittadini miresi.

A votare contro l’inceneritore solo Mira in Comune, con la consigliera Lavinia Vivian, il Movimento 5 Stelle, e Albino Pesce del gruppo di maggioranza Articolo 1 – MDP.

Quanto accaduto al Presidente del Comitato Opzione Zero, che lo ricordiamo era tra i relatori invitati al Consiglio Comunale, è un fatto gravissimo, lesivo dei diritti democratici, e indegno per un Comune come Mira da sempre aperto al confronto politico e sociale.

A rileggere i fatti, e rivedendo le videoriprese della seduta, sembra che qualcuno abbia cercato scientemente la provocazione. Forse proprio per tentare di mettere in secondo piano il merito della discussione, nonché le difficoltà e le responsabilità dell’amministrazione comunale di fronte alle scelte che di lì a poco avrebbe compiuto.

Le decine e decine di persone intervenute in Consiglio, così come gli attivisti di molte associazioni e comitati hanno seguito l’intera seduta dell’assemblea in modo assolutamente tranquillo, limitandosi all’esposizione di cartelli, ad applausi di consenso, e a qualche commento di disappunto. Una partecipazione pacifica, attenta e determinata a manifestare la propria legittima preoccupazione rispetto al progetto di Veritas e Bioman, nel pieno rispetto delle istituzioni e nel pieno esercizio dei propri diritti democratici. Chi parla di insulti, imprecazioni e di tensione forse ha visto un altro film, perché invece era interesse degli stessi comitati che il Consiglio Comunale arrivasse al voto sul documento che chiedeva lo stop dell’inceneritore.

L’allontanamento di Donadel è stato disposto dal Presidente del Consiglio Comunale, e forse anche dal Sindaco, a seguito di uno scambio verbale tra lo stesso Donadel e il Direttore di Veritas entro i termini della normale dialettica politica, concluso in pochi secondi. E’ stato l’atteggiamento aggressivo e sproporzionato dei vigili urbani e successivamente dei Carabinieri a determinare la tensione e il parapiglia, durante il quale numerosi testimoni escludono ci siano stati atteggiamenti di aggressione (calci o pugni) verso le forze dell’ordine. Del tutto immotivato ma vergognoso e scandaloso, l’ammanettamento di Donadel, quando ormai la situazione era tornata tranquilla. Un susseguirsi di azioni, allontanamento e poi ammanettamento, che risultano inquietanti e svelano un pericoloso attacco al diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, come sancito dalla nostra Costituzione.

Intollerabile il comportamento del Presidente del Consiglio Comunale di Mira, che ha dimostrato una totale inadeguatezza, e pertanto ne chiediamo le dimissioni immediate. Altrettanto imbarazzante, per usare un eufemismo, è stato il comportamento delle forze dell’ordine. La sproporzione nell’uso della forza pubblica si dimostra purtroppo una costante negli ultimi tempi, soprattutto quando la protesta e il dissenso dei cittadini verso scelte sbagliate e pericolose si radica, cresce e diventa consapevole. Tira una brutta aria in Italia e non solo. Ma si sappia che comitati e movimenti che lottano per la giustizia climatica e ambientale non temono l’ombra delle repressione, e sono più determinati che mai ad andare avanti.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Comitato contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Marghera Libera e Pensante

 

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STOP INCENERITORE FUSINA

TUTTI IN CONSIGLIO COMUNALE A MIRA LUNEDI’ 10 FEBBRAIO

 

La mobilitazione contro l’inceneritore di Fusina continua: lunedì 10 febbraio alle ore 19.00 tutti in Consiglio Comunale a Mira per chiedere il ritiro di un progetto sbagliato, sovradimensionato e estremamente pericoloso per l’ambiente e per la nostra salute.

Quasi tutti i Sindaci del Bacino veneziano sono allineati sulla proposta di Veritas, peccato che su una questione così importante non abbiano nè informato, nè consultato i cittadini che vorrebbero rappresentare.

Il Consiglio è stato ottenuto solo grazie all’iniziativa di alcuni consiglieri di opposizione in particolare di Lavinia Vivian del gruppo Mira in Comune, con il sostegno dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle Elisa Benato, Sabrina Cervi, Michele Pieran, di Marta Marcato del gruppo Mira siamo Noi, di Stefano Deppieri rappresentante della Lega in dissenso con le scelte del suo partito; ma anche grazie al supporto di alcuni consiglieri di maggioranza: Albino Pesce e Luciana Bobbo di Articolo 1, e Francesco Volpato del PD.

Un segnale che conferma che l’interesse trasversale sul progetto non riguarda solo i proponenti ma anche il fronte di chi vuole mettere al primo posto la tutela della salute e dell’ambiente.

Possiamo fermare questo mostro, ma dobbiamo partecipare in tanti al Consiglio Comunale e alle prossime iniziative.

Partecipa anche tu, porta con te qualche persona e preparati un cartello!

 

Inceneritore di Fusina: Veritas continua a confondere le acque

Posted by Opzione Zero in News | 0 Comments

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gen

2020

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Comunicato Stampa congiunto 30 gennaio 2020

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Comitato contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia

 

Inceneritore di Fusina: I numeri del progetto sono chiari, Veritas invece continua a confondere le acque.

I Comitati sono pronti al confronto e invitano i cittadini alle prossime iniziative: il 4 febbraio alle ore 18.00 al teatro Kolbe di Mestre, il 10 febbraio alle ore 18.00 al Municipio di Chirignago, il 10 febbraio alle ore 19.00 al Consiglio Comunale di Mira.

E’ inaudito che la società Veritas a totale partecipazione pubblica continui fare disinformazione sul progetto di inceneritore a Fusina presentato da Ecoprogetto.

I dati diffusi nel comunicato stampa di ieri (29 gennaio) da Veritas sono privi di ogni fondamento perché non corrispondono in nessun modo a quanto riportato nella documentazione tecnica presentata in Regione ai fini del procedimento di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale; nemmeno a quanto riportato nella documentazione integrativa dello scorso 6 dicembre che pure introduce alcune modifiche rispetto a quanto inizialmente espresso.

I numeri ai quali si riferiscono i comitati sono dunque quelli depositati ufficialmente presso gli organi competenti, tutto il resto sono solo tentativi di confondere le acque da parte di Veritas che evidentemente ha qualcosa da nascondere.

Nel progetto, precisamente nello schema a blocchi richiesto dalla Regione, Ecoprogetto afferma che dalla fase di pretrattamento dei rifiuti in ingresso al Polo di Fusina si otterranno ogni anno 84.000 t di legno derivato da rifiuti urbani e speciali, 150.000t di CSS (combustibile solido secondario) a partire da 258.500t di rifiuto urbano residuo e sovvalli lavorati, materiale da destinare alla co-combustione nella sezione energia del Polo. A questo quantitativo devono poi aggiungersi le 34.000 t di fanghi e di percolati di discarica essiccati ottenuti dal trattamento di 90.000 t di fanghi e 40.000 t di percolati tal quale. Complessivamente il materiale prodotto ai fini dell’incenerimento nella fase di pretrattamento risulta pari a 268.000 t all’anno.

Nella sezione dello schema a blocchi dedicata alle linee di incenerimento L1 e L2 si afferma che il quantitativo massimo di rifiuto misto che può essere incenerito è pari a 120.000t/a, valore che scende a 74.000t/a qualora il mix di alimentazione fosse unicamente a base di CSS; un valore che tra l’altro stranamente differisce dalle 81.000t/a di CSS per le quali si chiede comunque l’autorizzazione a bruciare (pag. 15 della nuova relazione tecnica). Il riferimento al livello massimo di 68.000t/a di CSS da avviare a combustione citato da Veritas nel suo comunicato non compare da nessuna parte. Del resto è proprio questo balletto di cifre che dimostra come già oggi, in fase preliminare, Veritas stia “giocando” sul potere calorifico del CSS che produce: a parità di potenza termica nominale, abbassando il potere calorifico del rifiuto automaticamente aumenta la quantità di materiale che può essere avviata a combustione.

Quanto alla promessa di bruciare solo il CSS attualmente prodotto i dubbi dei comitati sono più che fondati: per quale astrusa ragione economica Ecoprogetto, e soprattutto i soci privati Bioman e Agrilux del gruppo FINAM della famiglia Mandato, dovrebbero accontentarsi di bruciare solo 40 tonnellate di rifiuto per ogni 100 tonnellate trattate per essere avviate ai forni smaltendo il resto non si sa dove? Un’ipotesi evidentemente non credibile.

A ciò si aggiunga che, secondo quanto dichiarato da Veritas, la Linea 3 funzionale all’essiccamento dei fanghi e dotata di forno combustore della potenza di 20 MWt, del costo di circa 25 milioni di euro, pure essendo inserita nel piano finanziario tra il 2021 e il 2029, dovrebbe rimanere ferma se non nel caso di disservizio delle linee 1 o 2.

Infine, in merito ai fanghi di depurazione civile contaminati da PFAS e da altre sostanze pericolose concordiamo con Veritas sul fatto che non debbano essere utilizzati per fare compost. Precisamente sono proprio i comitati quelli che da anni denunciano sversamenti di materiale sospetto nei territori del Veneto e del Friuli e proveniente dagli impianti di Maniago e di Este gestiti dal principale socio di Ecoprogetto, la società Bioman. Veritas sa benissimo che per produrre biometano e godere dei generosi incentivi erogati dal Governo, negli impianti di trattamento delle frazioni organiche, oltre all’umido domestico, si utilizzano fanghi civili e industriali, addirittura quelli derivati dall’industria conciaria, ceneri e scorie derivati da centrali termiche, scarti della lavorazione della carta, e molto altro.

Ora propone di “risolvere” il problema con la bacchetta magica dell’inceneritore, dimenticando di dire che la miriade di sostanze pericolose che si sprigionano dopo la combustione si disperderanno nell’ambiente sotto forma di polveri sottili e ultrasottili, mentre scorie e ceneri dovranno essere smaltiti in discariche speciali. Se si vuole affrontare davvero il problema dei fanghi è necessario agire subito e in modo deciso per rimuovere le fonti di inquinamento, e nel contempo trattare, inertizzare e poi stoccare quanto non si può recuperare.

I comitati e le associazioni invitano i cittadini a partecipare ai prossimi appuntamenti previsti:

  • martedì 4 febbraio ore 18.00 incontro pubblico al Teatro Kolbe a Mestre con il prof. Gianni Tamino; in contemporanea commissione consiliare nel Comune di Pianiga
  • lunedì 10 febbraio Consiglio Comunale straordinario a Mira alle ore 19 (orario da confermare) e lo stesso giorno alle 18 incontro pubblico al Municipio di Chirignago

 

 

OpzioneZero, Medicina Democratica, Assemblea Permanente Contro il Pericolo Chimico a Marghera, MalaCaigo – Riviera del Brenta, Laguna Ambiente Archivio AmbienteVenezia, Ecoistituto del Veneto Alex Langer, Eddyburg Eddyburg, COBAS Autorganizzati Comune Venezia, @Laboratorio Venezia

 

 

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Comunicato stampa Opzione Zero 23 gennaio 2020

Inceneritore Fusina: Sindaci non fidatevi di Veritas

 

Il nostro territorio è già fortemente inquinato: l’inceneritore andrà sicuramente a peggiorare la situazione.

Tra i rifiuti da bruciare particolarmente pericolosi sono i fanghi e i percolati di discarica contaminati da PFAS e PFOA e altre sostanze tossiche.

I Sindaci non ascoltino solo Veritas ma anche comitati ed esperti indipendenti.
La Regione Veneto ha riaperto i termini per le osservazioni, ma il progetto va fermato subito.
I Comitati invitano i cittadini a partecipare alle prossime iniziative: il consiglio comunale straordinario a Mira e la serata informativa con il Prof. Gianni Tamino il 4 febbraio a Mestre.

 

 

“Chiedere a Veritas assicurazioni sulle emissioni del nuovo impianto è come chiedere all’oste se il vino è buono” è questo il commento secco del comitato Opzione Zero dopo le dichiarazioni della Conferenza dei Sindaci della Riviera del Brenta che si è riunita lo scorso 21 gennaio per discutere del progetto di inceneritore a Fusina.

“Il problema – continuano dal comitato – non è tanto il rispetto dei limiti di concentrazione indicati dalla normativa, ma la quantità assoluta di inquinanti dispersi nell’ambiente sotto forma di gas e di polveri ultrasottili. E’ evidente che bruciare fino a 270.000 t/a di rifiuti comporterà l’emissione di enormi quantità di fumi che andranno a sommarsi a un livello di inquinamento dell’aria già oltre i limiti. Inoltre alcune sostanze tossiche, come per es. le diossine, sono persistenti e si accumulano anno dopo anno nei tessuti di piante, animali e persone. Infine, in aggiunta a tutto il resto, l’incenerimento di 34.000 tonnellate all’anno di fanghi e percolati di discariche contaminati da PFAS, PFOA, PCB, clorurati e altri composti altamente pericolosi espone tutto il territorio e la popolazione a rischi incalcolabili. Ridicolo da questo punto di vista lo studio sulle ricadute presentato da Veritas che non considera per nulla la Riviera del Brenta e nemmeno il Miranese”.

Secondo Opzione Zero già solo questi elementi dovrebbero indurre i Sindaci del comprensorio a prendere una posizione più decisa e cautelativa chiedendo il ritiro del progetto e l’avvio di una discussione ampia e partecipata con i cittadini su quali siano le migliori soluzioni per gestire i rifiuti.

In una situazione drammatica determinata dai cambiamenti climatici e da un grave e diffuso stato di inquinamento dell’ambiente, le istituzioni e la politica dovrebbero avere il coraggio di rivedere completamente il loro modo di amministrare. Pensare, come fanno i Sindaci, che il problema sia solo quello del dimensionamento significa non aver capito che l’incenerimento è la strada più sbagliata da imboccare. A dirlo è la stessa Comunità Europea che con la nuova Direttiva sull’economia circolare punta decisamente sul riciclaggio finalizzato al recupero di materia, e equiparando l’incenerimento alla discarica.

“I Sindaci non si fidino ciecamente e solo di Veritasammoniscono gli esponenti del comitato rivierasco – la partecipata pubblica nostrana ha dimostrato in più occasioni di non raccontare i fatti per come stanno. Di fronte a scelte così importanti è fondamentale che gli amministratori approfondiscano autonomamente il tema così come hanno fatto i comitati, e che si avvalgano delle competenze di esperti indipendenti. Per parte nostra siamo disponibili al confronto e a fornire tutti gli elementi in nostro possesso utili ad una maggiore comprensione del progetto”.

Intanto Opzione Zero e gli altri comitati sono già al lavoro per presentare nuove osservazioni tecniche dopo che la Regione Veneto ha riaperto in data 22 gennaio i termini per la partecipazione del pubblico a seguito delle integrazioni depositate da Veritas lo scorso 6 dicembre: cittadini, associazioni ed enti potranno intervenire nuovamente entro 30 giorni.

In attesa del Consiglio Comunale Straordinario a Mira che dovrebbe tenersi nei primi giorni di febbraio, il fronte contro l’inceneritore si allarga e invita i cittadini a partecipare il giorno 4 febbraio alle ore 18.00 al Teatro Kolbe all’assemblea pubblica a cui prenderà parte anche il Prof. Gianni Tamino, biologo e membro del comitato scientifico dell’associazione ISDE (Medici per l’Ambiente).

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 12/11/19

Orte-Mestre revival: un nuovo avvistamento

Come per il mostro di Loch Ness, che periodicamente torna alla ribalta delle cronache, in questi giorni ha rifatto capolino il mitologico progetto della Orte-Mestre (nota in Veneto come Nuova Romea Commerciale).

Ne dà notizia un articolo del Corriere del Veneto del 9 novembre scorso, secondo il quale la Regione Veneto e l’ANAS sarebbero in pressing al MIT per la versione “ridotta”, ribattezzata “Cesena-Mestre”. E sembra si stia valutando anche un nuovo tracciato, più interno, con passaggio in tunnel nel cuore della Riviera del Brenta e innesto a Roncoduro.

Una desolante riproposizione che fa leva, oltretutto, sulla solita bugiarda preoccupazione per la sicurezza dell’attuale Romea che continua ad essere pericolosa perché da decenni gli stessi decisori politici tardano volutamente a imporsi per la sua definitiva messa in sicurezza, con opere precise e puntuali e deviando il traffico pesante sulle direttrici già esistenti delle A4 e A13, come hanno sempre chiesto i territori e gli abitanti, e completando il raccordo Ferrara – Ravenna nel tratto tra Argenta – Alfonsine – Ravenna.

Il progetto Orte-Mestre, soprattutto nel previsto tratto di nuova costruzione Cesena-Mestre, si è sempre dimostrato insostenibile da ogni punto di vista, da quello economico-finanziario a quello ambientale, con impatti che adesso ancora di più sarebbero incalcolabili, dato lo stato disastroso dei nostri territori (il Veneto nel frattempo è balzato al primo posto in Italia come consumo di suolo).

Impatti talmente macroscopici e assurdi che hanno coalizzato in 5 regioni comitati, associazioni di categoria e amministrazioni locali con atti di mobilitazione civile e documenti formali di rigetto totale dell’opera “né qui né altrove”, culminati nel 2014 con la Conferenza dei Sindaci della Riviera unanime nel dirsi indisponibile a negoziazioni e nel respingere l’intero progetto.

Siamo, tutti, prontissimi a rimettere mano alle carte, a fare e rifare le pulci ai numeri e alle norme, e a dimostrare ancora una volta con i dati l’assurdità di questo ridicolo revival, peraltro molto prevedibile: sappiamo che l’intento del progetto originario puntava sulla nuova tratta Cesena-Mestre dove si possono fare più affari, che i nuovi scenari politici attuali avrebbero rinfocolato gli appetiti, che avrebbero pensato alla vecchia tattica di lasciare languire la Nuova Romea per un po’, giocando sulla smemoratezza italica (gli scandali e le manette che hanno investito il sistema Veneto delle grandi opere, ad esempio), confidando sull’indebolimento degli oppositori. Ma si sbagliano, l’esasperazione sui territori è alle stelle.

In tempi di conclamata emergenza climatica e di conseguenti eventi estremi, sempre più intensi e frequenti, la pensata è quella di riesumare un ulteriore taglio trasversale dell’idrografia principale del Veneto con un’altra barriera di asfalto. Anziché pensare alle urgenti mitigazioni, a pianificare diffusamente le necessarie opere di adattamento, l’idea è quella di aggravare le condizioni di vulnerabilità di territori e comunità.

Le numerose campagne che Opzione Zero, assieme alla Rete Nazionale Stop Or-Me, ha condotto per dieci anni contro il progetto monstre, sono pronte a riprendere con inedita forza di fronte alla proditoria e inutile gerontofilia infrastrutturale di vecchi e nuovi boiardi dell’asfalto. Confidiamo che, ora come allora, tutte le amministrazioni locali, specialmente quelle della Riviera e del Veneto, abbiano il coraggio di ribadire una posizione netta di rigetto dell’autostrada.

 

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