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Nuova Venezia – Mira. Nove discariche, mai analisi mediche.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

11

apr

2015

La situazione della popolazione a Mira risulta ad alto rischio. Eppure Regione, Arpav e Asl non hanno pubblicato analisi

MIRA – A decenni di distanza e nonostante fossero concentrati veleni di ogni tipo in un’area di pochi chilometri, non è mai stata fatta un’indagine epidemiologica sullo stato di salute degli abitanti di Dogaletto, Giare, Malcontenta e Gambarare di Mira. Si pensi che fra Dogaletto e Malcontenta ad una distanza di appena 2 chilometri si trovano le discariche di ceneri di pirite (700mila metri cubi) della zona ora chiamata Terre rosse e la C&C, posta sotto sequestro da oltre 10 anni, con materiali pericolosissimi con enorme percentuale di diossine.

La situazione è denunciata con forza sia dai residenti che dai consiglieri di opposizione Francesco Sacco (medico) del Pd, Mattia Donadel del gruppo Mira Fuori del Comune e dall’esponente dell’associazione ambientalista Vas, Francesco Vendramin «Mira», dice Vendramin, «è stata massacrata dalla presenza di discariche dagli anni Sessanta in poi.

Ce ne sono ben nove con milioni di metri cubi di fanghi sepolti o a cielo aperto. Quasi tutti i materiali sono tossico- nocivi, scarti di Porto Marghera. In centro a Mira anni fa c’è stata addirittura una nevicata chimica. Non si è mai saputo nulla di cosa sia successo. Le analisi dell’Arpav dissero, come sempre, che era tutto sotto controllo».

Il dottor Francesco Sacco chiede: «Come mai non si sono mai chiesti screening sulla popolazione che vive a ridosso di questi siti pericolosi? Quali erano le malattie di cui era afflitta la popolazione 10 anni fa? Quali sono quelle attuali? Sono semplici domande che la gente che abita questi territori da tempo si pone».

Va giù duro anche Mattia Donadel. «È urgente mettere in sicurezza queste discariche dice. Se ne parla da troppo tempo e non succede nulla».

La mappa dei siti inquinati è stata censita a metà degli anni Novanta. Il dettaglio è impressionante. In via Teramo a Borbiago oltre 7 mila fusti tossico nocivi delle lavorazioni di Porto Marghera sono stati sepolti negli anni Settanta e sono finiti nelle falde acquifere.

Il Comune di Mira ha trovato i fondi attraverso la legge per il disinquinamento della Laguna. Si è partiti da poco con un intervento di messa in sicurezza iniettando del cemento per isolare la discarica, ma i lavori vanno a rilento. Resta l’assoluto mistero su come si interverrà in via Sant’Antonio dietro gli stabilimenti Reckitt Benckiser dove è stata scoperta con foto aeree, una discarica con veleni e metalli pesanti finiti in falda.

Sotto controllo ma sempre preoccupanti le discariche in via Prati e lungo l’idrovia. Ci sono poi discariche minori sepolte nel terreno e mai controllate, di cui non si conosce il contenuto. Con la discarica delle Terre rosse i metalli pesanti, che sono veleni per l’uomo e l’ambiente, finirono direttamente nel canale lagunare Finarda inquinando terreni e acque . Si segnalarono morie di animali e piante.

Alessandro Abbadir

 

Nuova Venezia – Discarica “benedetta” dalla legge

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10

apr

2015

Mira. Nel Testo unico per l’ambiente la pirite non è un rifiuto. La Corte Costituzionale boccia l’articolo

MIRA . Erano riusciti addirittura ad arrivare in Parlamento, dove era stata approvata un norma, all’interno del Testo unico per l’ambiente, con la quale si declassavano da rifiuti a sottoprodotti le ceneri di pirite, che a tonnellate si trovavano e si trovano ancora stoccate sui terreni di Dogaletto della società milanese, con sede operativa a Este, “Veneta Row Material srl”. Terreni che stanno lungo la Romea.

Una norma inserita proprio durante le indagini veneziane che vedevano tra gli imputati, oltre al milanese Piergiorgio Sacco, il titolare della società proprietaria della discarica, che allora era la “Veneta Mineraria”, anche il dirigente del settore Ecologia della Provincia Alessandro Pavanato, colui che nonostante la pericolosità aveva autorizzato la società a stoccare le ceneri di pirite senza alcuna particolare precauzione.

Concluse le indagini, durante il processo il giudice, accogliendo una richiesta del pubblico ministero Giorgio Gava, aveva inviato gli atti alla Corte costituzionale, sollevando un quesito costituzionale sulla legittimità dell’articolo in questione.

In attesa della risposta, il processo si è concluso con la prescrizione e gli imputati sono stati prosciolti, ma alla fine la decisione della Corte, che ha bocciato quell’articolo ritenendolo anticostituzionale, ha permesso allo stesso pubblico ministero di avviare un nuovo procedimento per i reati di aver costituito un deposito incontrollato di rifiuti pericolosi, in pratica una discarica abusiva.

Nel frattempo infatti, nulla è cambiato se non il nome della società e il rappresentante legale: è finito sotto processo, infatti, Sergio Spinoglio per la “Veneta Row Material”. Ma le montagne di ceneri di pirite alte parecchi metri sono ancora allo stesso posto e hanno continuato a inquinare terreni, corsi d’acqua e falde sotterranee, come hanno spiegato due giorni fa alla giudice Bello i tecnici dell’Arpav e il proprietario dei terreni confinanti la discarica, Giuseppe Pavanetto. Si è costituito parte civile e ha raccontato che sul campo più vicino alla discarica l’erba si è seccata e non cresce più nulla. Ha sostenuto che più capi di bestiame delle sue stalle sono morti a causa dell’inquinamento e ha giurato di aver visto decine di gabbiani e di anatre appoggiarsi sulle montagne di ceneri e poi morire.

Marco Ostoich dell’Arpav ha spiegato che la pioggia provoca il dilavamento e la cenere di pirite, che contiene arsenico, cadmio, nichel e altri metalli pericolosi, finisce nel canale Finarda, che a sua volta scarica direttamente in laguna. Non solo, l’Arpav ha avviato anche un sondaggio per stabilire se le acque di falda, a varie profondità sotto la discarica, siano inquinate o meno e le prime risposte confermano una grave contaminazione.

Il terreno era stato posto sotto sequestro, ma in seguito alla dichiarazione della prescrizione nel precedente processo è stato restituito e nel frattempo la proprietà non ha speso un euro per risolvere il grave problema.

A spendere più di 700 mila euro è stato il Comune di Mira che infatti si è costituito parte civile per recuperare almeno quella cifra, ma quello sforzo non è bastato per smaltire migliaia di tonnellate di terre rosse e inquinanti che hanno cominciato a essere stoccate a Dogaletto dalla fine degli anni Sessanta, allora arrivavano direttamente dal Petrolchimico di Porto Marghera come scarti di produzione.

Giorgio Cecchetti

 

Nuova Venezia – I veleni di Dogaletto finiscono in laguna

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9

apr

2015

Mira. Nuova udienza e nuove verità al processo per la discarica di pirite. Marco Ostoich (Arpav): «Situazione indecente»

MIRA «La situazione a Dogaletto è indecente, c’è un deposito di tonellate di ceneri di pirite, un rifiuto pericoloso, che quando piove il dilavamento trasporta e disperde nei canali circostanti e tutto poi finisce in laguna». A raccontarlo, ieri in udienza risponderndo alle domande del pubblico ministero di Venezia Giorgio Gava, è stato il funzionario dell’Arpav Marco Ostoich. E nelle ceneri di pirite c’è l’arsenico, il cadmio, il ferro, il nichel e tanti altri materiali pesanti e pericolosi. Ha testimoniato anche Giuseppe Pivotto, un agricoltore che con i suoi terreni confina con la discarica e che con il Comune di Mira, la Provincia, la Regione, il ministero dell’Ambiente, il Wwf e Legambiente, si è costituito parte civile.

«Nel campo che confina con le montagne di pirite l’erba si è seccata e non cresce più», ha spiegato il contadino, «mi sono morte alcune mucche e con i miei occhi ho visto decine di gabbiani morti dopo essersi appoggiati su quelle montagne di terra rossa».

Sul banco degli imputati, per rispondere di aver costituito una discarica di rifiuti pericolosi che ha inquinato le acque e i campi circostanti a Dogaletto di Mira, e di getto pericoloso di cose c’è il milanese Sergio Spinoglio, di 70 anni. Stando alle accuse, la polvere di pirite, quando piove, viene trasportata dall’acqua nei fossi, nei vicini corsi d’acqua, in particolare scola nel canale Finarda, il quale a sua volta sversa l’inquinamento direttamente in laguna.

I fatti contestati all’anziano titolare della milanese «Veneta Row Mineral srl», che però ha sede operativa ad Este in provincia di Padova, vanno dal settembre 2011 a tutto il 2013.

Ieri, numerosi i testimoni, tra questi l’ex dirigente del comune Marina Pacchiani e il dirigente regionale Giovanni Artico, finito in carcere il 4 giugno dello scorso anno nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione per il Mose e per il quale alcune settimane fa la Procura ha depositato gli atti in attesa della richiesta di rinvio a giudizio. Per conto della Regione Artico aveva seguito gli incontri per l’accordo di programma tra enti coinvolti e società che gestiva la discarica.

Incalzato dalle domande degli avvocati Roberto Chiaia e Arianna Tosoni ha sostenuto che alla fine l’accordo era saltato a causa dell’atteggiamento dilatorio dell’imputato. Prossima udienza prevista per il mese di settembre.

Il sito, accanto alla Romea e vicino alla laguna, in cui si trovano i depositi di ceneri di pirite nasce a metà anni Sessanta in piena attività di Porto Marghera. Le ceneri di pirite infatti, altro non sarebbero che scarti di lavorazione dell’area del Petrolchimico. All’epoca venne autorizzato un deposito temporaneo di ceneri di pirite che si trasformò in definitivo. Vennero portate fino ad un massimo di 1 milione e 200 mila metri cubi di ceneri, su un’area di 77 mila metri quadrati a ridosso della Romea. A metà degli anni Novanta parte delle ceneri, che seppur inquinanti hanno un valore nel campo dell’edilizia, vennero conferite a dei cementifici. Ne sono rimasti 750 mila metri cubi.

Giorgio Cecchetti

 

Il primo intervento al canale di via Bottenigo sarà tra sabato e lunedì, traffico deviato tra Marghera e il casello di Oriago

Tangenziale chiusa tra lo svincolo di Marghera e il casello di Mira-Oriago in direzione Milano (da sabato 11 a lunedì 13) e in direzione di Trieste il fine settimana successivo (tra sabato 18 e lunedì 20) per rifare la condotta di un canale che passa sotto le carreggiate.

Per lavorare in condizioni di sicurezza da sabato sarà quindi necessario bloccare la circolazione deviare il traffico lungo il primo tratto della strada statale Romea – quello che garantisce l’accesso ai centri commerciali – e la strada provinciale 81 vale a dire la strada che dalla rotonda di Malcontenta porta verso Oriago garantendo l’ingresso al casello autostradale.

Questo fine settimana la chiusura riguarderà la carreggiata verso Milano, dalle 22 di sabato alle 4 di lunedì, a meno che i lavori non finiscano con qualche ora di anticipo.

Il prossimo fine settimana invece ci sarà la chiusura della carreggiata Est (in direzione di Trieste) con lo stesso orario: dalle 22 di sabato alle 4 di lunedì.

Il cantiere riguarda la sistemazione del corso d’acqua Fossa di Chirignago in gestione al Consorzio di bonifica Acque Risorgive che attraversa la tangenziale nei pressi di via Bottenigo, a Marghera. L’intervento prevede di attraversare le due carreggiate con una nuova condotta – è il tubo nel quale passa l’acqua – rettangolare larga tre metri e alta due, che andrà a sostituire quella esistente, vecchia e insufficiente per contenere le piene d’acqua.

Un intervento che permetterà quindi di rendere più sicura dal punto di vista idraulico tutta l’area urbana di Marghera a nord della tangenziale.

L’intervento del Consorzio di bonifica è stato concordato con la Cav, società di gestione della tangenziale e del Passante di Mestre, in due fine settimana che dal punto di vista del traffico non dovrebbero rappresentare emergenze. I lavori si svolgeranno quindi in due fasi distinte, anche se in caso di maltempo sarà necessario programmarlo di nuovo.

«L’intervento che, grazie all’utilizzo di moderne tecnologie ed un impiego massiccio di uomini e mezzi, riusciremo a realizzare nell’arco di due fine settimana, riducendo al minimo il disagio sulla viabilità della tangenziale», dice il direttore del Consorzio, Carlo Bendoricchio, «è inserito nel più ampio lavoro di completamento del potenziamento della Fossa di Chirignago, a sua volta tra le opere di sistemazione idraulica previste all’interno dell’Accordo di programma del vallone Moranzani».

È un accordo che prevede un pacchetto di interventi fondamentali per la bonifica e per allontanare il rischio di alluvioni. Una prima parte dell’intervento sul canale era stata già fatta coordinata dal Commissario delegato per l’emergenza idraulica nel settembre 2007 quando si era provveduto al tombinamento del canale nel tratto compreso tra via Trieste e la tangenziale di Mestre. Ora con i nuovi lavori si andrà ad ampliare, per un importo finanziato di 1 milione e 300 mila euro, la sezione del canale dalla tangenziale e sino alla sua foce nel fossato che si trova più a sud, sempre lungo via Bottenigo.

Francesco Furlan

 

MIRA «La laguna sud e l’area a ridosso della laguna si è trasformata nel corso del tempo in una pattumiera a cielo aperto a causa di quanto arriva dai fiumi e anche perché sempre più spesso gli incivili vi scaricano di tutto, dalla plastica agli pneumatici e addirittura l’eternit» .

A fare questa denuncia sono i gruppi ambientalisti Vas dopo che hanno denunciato la presenza massiccia nei mesi scorsi di bracconieri, cioè non cacciatori, ma veri e propri delinquenti , persone che sparano ai volatili anche in questa stagione , quella dedicata cioè agli accoppiamenti di specie come i germani reali, le alzavole e gli aironi cinerini che in laguna svernano.

«La situazione ambientale della laguna sud fra Malcontenta e Chioggia», spiega Francesco Vendramin per il gruppo Vas, «è pessima: servono più controlli anche della polizia provinciale e dei vigili di Comuni come Mira , Chioggia, Campagna Lupia e Codevigo».

A confermare la situazione è anche Giorgio Marchiori, presidente dell’Associazione cavanisti di Mira che rappresenta 1500 associati: «Ogni anno verso maggio puliamo periodicamente con le nostre barche chilometri di canali lagunari. Lo scorso anno abbiamo portato via 20 tonnellate di immondizia».

In tanti anni i cavanisti hanno segnalato alla polizia provinciale e all’associazione Rangers d’Italia chi inquina. Discariche di eternit a ridosso della laguna sono state poste sotto sequestro negli anni scorsi a Ponte dei Lievori a Malcontenta e Moranzani nel Comune di Mira.

Intanto anche Federcaccia per domenica prossima ha indetto per il diciasettesimo anno consecutivo la giornata ecologica: «Faremo partire la nostra azione di pulizia da sud partendo da Cona nel Canale dei Cuori, a Valli di Chioggia passando per la Laguna sud a Lova di Campagna Lupia, Mira e Giare, i canali di Cavallino Treporti, proseguendo in Laguna Nord, per i Salsi, Fiume Piave. Hanno aderito ad oggi oltre 400 persone organizzate con trattori, barche, furgoni per raccogliere e depositare il materiale nei cassoni forniti da Veritas ». L’iniziativa è prevista dalle 7 di domenica mattina.

Alessandro Abbadir

 

MIRA – Il Comitato Acque del Mirese, riconosciuto tra gli interlocutori dalla Regione sul tema del canale scolmatore Padova-Mira, invia un’approfondita relazione anche al Ministero delle infrastrutture e al sottosegretario all’Ambiente. A preoccupare il Comitato sono soprattutto le problematiche idrauliche legate allo snodo dello scolmatore con il Taglio Novissimo nel territorio di Mira e lo scarico in Laguna delle acque.

«Non siamo contrari e non siamo a favore sull’eventuale completamento dello scolmatore Padova- Mira – ha spiegato il presidente del Comitato Gian Omar Bison – e siamo consapevoli che c’è un grave problema alluvionale da mettere in sicurezza. Ma le scelte devono essere piene e consapevoli, frutto di uno studio interdisciplinare e non frutto di emotività». Negli studi consegnati alla Regione e spediti anche al Ministro delle infrastrutture e al Sottosegretario all’Ambiente, al Presidente del Consiglio regionale, ai Comuni della Riviera del Brenta, e agli altri comuni coinvolti, vengono evidenziati dubbi e perplessità.

«Quando si interviene sui corsi d’acqua – ha sottolineato Alessio Bonetto, coordinatore scientifico del Comitato – non si può ragionare solo su scala comunale, ma si deve riflettere a livello più ampio mentre ad oggi ci si è focalizzati solo su certe tematiche e ci si è avvalsi di un ridotto paniere di conoscenze. Non si può pensare che una sola opera sia risolutiva, serve dare corso al corpo di interventi già individuati dalla Autorità di bacino e dalle strutture commissariali. Vanno però chiarite anche le eventuali vulnerabilità idrauliche, e tra queste – evidenzia Bonetto – le interazioni con le dinamiche di falda. Considerando che l’incrocio tra Taglio Nuovissimo e Idrovia è una semplice intersezione, senza meccanismi di regolazione, risulta infatti evidente lo squilibrio di portata dei flussi tra i due canali».

Luisa Giantin

 

DOLO – Riaprono oggi alcune storiche ville private della Riviera. Gli amanti della cultura, dell’arte e delle tradizioni avranno la possibilità di scoprire le bellezze delle dimore del territorio. Nelle domeniche e giorni festivi di aprile, maggio, giugno, settembre e ottobre sarà possibile visitare Villa Foscarini Rossi a Stra con il museo della calzatura e gli affreschi della foresteria, Villa Badoer Fattoretto a Dolo con il museo del Villano e preziosi documenti dal Seicento ad oggi, Villa Tito a Dolo e il suo oratorio e Villa Allegri von Ghega ad Oriago.

Le visite saranno a cadenza oraria e accompagnate da operatori di villa che spiegheranno architetture e contenuti delle ville.

Anche quest’anno ci sarà la possibilità di acquistare un biglietto cumulativo valido per tutta la stagione che darà la possibilità di visitare, oltre alle quattro ville, anche Villa Valmarana di Mira con i suoi affreschi di scuola “tiepolesca” e il giardino all’italiana.

Info: associazione “Nelle Ville del Brenta”: cell. 347-8243292, mail: villedelbrenta@libero.it.

È aperta da ieri anche Villa Widmann Rezzonico Foscari a Mira, da martedì a domenica con orario 10-13 e 13.30-16.30.

(g.pir.)

 

Gazzettino – Riviera. Biglietto unico per bus e vaporetto.

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1

apr

2015

MOBILITÀ – Actv lancia il ticket elettronico integrato per turisti e residenti

Valido 24 ore, sarà disponibile a Stra, Fiesso, Dolo e Mira al costo di 28 euro

FIESSO – Un biglietto elettronico unico dalla Riviera del Brenta per Venezia che comprende autobus e vaporetti e valido per 24 ore. Ieri a Fiesso d’Artico è stata presentata un’iniziativa che punta a favorire i turisti che soggiornano in Riviera ma che non vogliono perdere una visita a Venezia, ma aperta naturalmente anche i residenti.

Un pass, un biglietto integrato, della durata di 24 ore che consente di raggiungere Venezia con la linea di autobus n. 53, e di usufruire della rete di navigazione, con un unico biglietto elettronico precaricato. Insomma il biglietti integrato del costo di 28 euro, che comprende: un viaggio di andata e ritorno in autobus (tratta extraurbana 6 da/per Riviera del Brenta) sarà possibile partire da Stra, Fiesso d’Artico, Dolo e Mira e recarsi a Venezia con la possibilità di utilizzare illimitatamente per 24 ore tutte le linee di vaporetto, senza dover fare la coda alle varie biglietterie.

Le card saranno in vendita già da aprile in tutta la Riviera del Brenta e oltre ad essere acquistabili nelle biglietterie Vela o nella tabaccherie potranno essere disponibili anche per alberghi e ristoranti della zona che le offriranno ai proprio clienti.

Il progetto è stato sviluppato e illustrato ieri, dall’Unione dei Comuni Città della Riviera del Brenta attraverso il presidente Andrea Martellato, sindaco di Fiesso d’Artico, assieme ad Actv e Vela, le società del Gruppo Avm della mobilità veneziana. «Un servizio innovativo, fortemente voluto dall’Unione dei Comune – ha affermato il Presidente Martellato – che mette in rete tutte le realtà del territorio nell’ottica di una progettazione turistica programmata e condivisa».

A sostenere il progetto Luca Scalabrin presidente dell’Actv. «Le presenze turistiche lungo la Riviera sono cresciute e rappresentano una fetta di mercato interessante non solo per albergatori e operatori ma anche per l’intero gruppo della mobilità – ha spiegato Scalabrin. – Con Vela abbiamo ideato questo biglietto proprio per favorire quei visitatori che scelgono di alloggiare nelle strutture ricettive della Riviera. Speriamo ora che anche gli operatori turistici colgano questa opportunità».

Luisa Giantin

 

CAMPAGNA LUPIA – Il prefetto autorizza l’installazione di nuovi autovelox sulla Romea nel comune di Chioggia a ridosso della frazione di Sant’Anna. Le due possibili postazioni per autovelox le ha autorizzate la prefettura di Venezia, davanti ai troppi incidenti stradali gravi che funestano la statale 309, l’ultimo a Campagna Lupia solo una settimana fa dove è morta una donna di 36 anni. Si tratta quasi sempre di incidenti dovuti all’alta velocità.

La Prefettura ha ampliato i tratti di strada (provinciali, regionali, statali) in cui è consentito il controllo a distanza della velocità e che si aggiungono a quelli all’interno dei comuni.

Nel dettaglio con i nuovi autovelox autorizzati sulla Romea, sia in direzione Venezia che Ravenna, a Sant’Anna esiste anche nello stesso comune di Chioggia un’altra postazione già autorizzata a Valli.

Proseguendo in direzione Venezia poi troviamo a Lova di Campagna Lupia, l’unico autovelox fisso finora installato con l’autorizzazione del prefetto e il via libera dell’Anas.

Altre autorizzazioni già ottenute riguardano il comune di Mira con un autovelox a Dogaletto e il comune di Venezia con quello autorizzato poco distante dai supermercati Panorama. L’accertamento a distanza delle violazioni si giustifica, per l’impossibilità di fermare i veicoli che superano i limiti di velocità o effettuano sorpassi vietati, se non causando pericoli alla sicurezza e stradale. Si tratta, però, anche nel caso dei nuovi autovelox autorizzati a Valli di Chioggia di autovelox fissi che esistono solo sulla carta.

«Per installare gli autovelox fissi come quello che esiste a Lova di Campagna Lupia», spiega il comandante dei vigili di Mira Mauro Rizzi, «ci vuole il via libera dell’ Anas. Noi lo abbiamo chiesto innumerevoli volte e non ci è mai stato concesso. Quello che possiamo fare sono dei controlli su quei tratti con autovelox mobili, gestiti direttamente dalle polizie locali».

(a.ab.)

 

MARGHERA – Conto alla rovescia per la sentenza del Consiglio di Stato sul progetto di revamping (potenziamento) dell’impianto di trattamento di rifiuti (fanghi) speciali e pericolosi nello stabilimento di Alles spa (del Gruppo Mantovani) che si trova in via dell’Elettronica.

Martedì della scorsa settimana si è tenuta a Roma, davanti al Consiglio di Stato, la prima e unica udienza sul ricorso presentato da Alles spa, contro la sentenza del Tar del Veneto che aveva bocciato il progetto di revamping perché avrebbe portato anche fanghi tossici e nocivi provenienti da altre regioni in un’area già ambientalmente compromessa, come Porto Marghera.

Nell’udienza non c’è stato dibattimento – fanno testo la memoria del Comune e le motivazioni del ricorso di Alles, già presentate ai giudici che si sono subito ritirati in camera di consiglio per emettere la loro sentenza, attesa nei prossimi giorni.

Il progetto è stato fortemente contestato l’anno scorso dalla Municipalità, dai Comuni di Venezia e di Mira, dalla Provincia ed è stato bocciato dal Tar.

Anche il consiglio regionale, aveva approvato un ordine del giorno per imporre alla Giunta il ritiro dell’autorizzazione concessa ad Alles, un invito mai assecondato dal governatore Luca Zaia.

(g.fav.)

 

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