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Nuova Venezia – Mira. Posata la passerella sul Novissimo.

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25

ott

2014

Era una delle opere più attese dopo i gravi incidenti sugli argini

MIRA – È stata posata la nuova passerella ciclopedonale sul Novissimo a Porto Menai. Un’opera molto attesa dai residenti dopo che negli anni scorsi si erano verificati diversi incidenti anche mortali. La Provincia ha quasi completato intanto la ciclabile che collega il Novissimo a Mira con un altro tratto di 10 chilometri fra Lughetto, Lugo e Lova. Ieri i temi della viabilità e della sicurezza stradale sono stati al centro di un incontro, tra il sindaco di Mira Alvise Maniero e la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto. «Un confronto utile», dice Maniero, «per mettere a fuoco le situazioni di criticità della viabilità e per individuare gli interventi necessari per garantire una maggior sicurezza della circolazione. C’è sul tappeto la questione del passaggio di consegne per la competenza di numerosi tratti stradali ora provinciali. Un aspetto che va affrontato individuando chiaramente i lavori che sono necessari, per non trovarci poi come Comune a dover intervenire su nuove strade, quando già ci e difficile garantire una puntuale manutenzione delle attuali di nostra competenza (per qualche centinaio di chilometri).C’è stato un approccio positivo, che continuerà nei prossimi giorni a livello di uffici tecnici».

(a.ab.)

 

MIRA – Sul tratto tra via Argine Destro e Sinistro. Ora i residenti reclamano la fine dei lavori

MIRA – Con un ritardo rispetto alle previsioni ieri mattina è stata installata la nuova passerella ciclopedonale sul canale Nuovissimo tra Mira e Porto Menai. Ieri il tratto di strada su via Argine Destro e Sinistro Nuovissimo è stato temporaneamente bloccato per permettere la posa in opera della passerella ciclopedonale in acciaio sulle spalle di cemento armato precedentemente realizzate ai bordi delle due strade. Si tratta di un’opera molto attesa dai residenti che rientra in un progetto di messa in sicurezza e di un percorso ciclopedonale lungo il Nuovissimo finanziato dalla Provincia. Nell’agosto scorso i lavori condotti dall’ente provinciale si erano inspiegabilmente bloccati ed il Comune di Mira ha chiesto spiegazioni alla direzione lavori della Provincia sulla lunga pausa del cantiere. La pausa era stata motivata dalla necessità di effettuare la prova di carico sui pali di fondazione «La passerella in acciaio – aveva allora assicurato Provincia – è in corso di realizzazione e verrà posata nella prima metà del mese di settembre». Ed invece si è dovuto attendere la fine di ottobre per vedere finalmente realizzati il passaggio sul canale Nuovissimo ed ora i residenti reclamano una veloce conclusione dei lavori. La Provincia infatti ha progettato su quella zona la realizzazione di un percorso cicloturistico di collegamento che segue il tracciato perilagunare lungo il Canale Taglio Novissimo conettendosi con il Naviglio del Brenta a nord e a sud con la pista ciclabile Lugo/Lova insieme alla realizzazione di una passerella ciclopedonale sul Canale Taglio Novissimo in località Porto Menai all’altezza di via Stradona, oggi ad un passo della conclusione.

(l.gia.)

 

La sentenza d’appello riconosce alla società di Monselice crediti e risarcimenti legati alla metropolitana di superficie

VENEZIA – L’estenuante braccio di ferro giudiziario tra Net Engineering e Regione Veneto si va trasformando in una Caporetto per quest’ultima, che in Corte d’Appello incassa una nuova sconfitta: l’undicesima da quando è stato avviato il contenzioso. Stavolta i giudici della prima sezione civile di Venezia hanno respinto il ricorso di Palazzo Balbi contro il lodo arbitrale che, nel febbraio 2011 riconosceva alla società di progettazione tecnologica di Monselice crediti per circa 30 milioni di euro per lavori non pagati, interessi maturati e danni patrimoniali. Oltre a bocciare l’impugnazione, la Corte ha condannato l’amministrazione presieduta da Luca Zaia anche al pagamento delle spese legali della controparte (poco più di 45 mila euro) mentre si avvicina il sequestro cautelativo di beni regionali – per un valore proporzionale alla somma milionaria contestata – già contemplato dal lodo precedente.

Una vicenda per molti versi sconcertante, che investe la distribuzione degli appalti del Sistema ferroviario metropolitano di superficie: correva il 2009 quando la Net – esclusa dal service tecnico sulla linea Mestre-Adria e sulla stazione Mira Buse nonostante le convenzioni stipulate – iniziò una battaglia legale chiedendo il risarcimento per l’«illecita sottrazione di attività» per collezionare nel tempo una serie di lodi arbitrali favorevoli, puntualmente impugnati dalla Regione – che adduce l’assenza di copertura finanziaria degli accordi in discussione – decisa a non sborsare un soldo nonostante un accordo transattivo sottoscritto l’8 agosto 2013: una strategia dilatoria che appare confermata dall’assenza, nel bilancio del Veneto, di ogni accantonamento cautelare.

Una circostanza che suscita la durissima reazione della società presieduta da Giovanni Battista Furlan. «Perché tanta cieca ostinazione della Regione in un contenzioso senza speranze? Perché, dopo l’ingloriosa caduta di Galan e Chisso, anche questa giunta e in particolare il suo presidente Zaia, che ha avocato a sé le competenze di Chisso, e il vicepresidente Zorzato, che ha la delega al contenzioso, persevera con tanta caparbietà nell’azione di Galan e Chisso contro Net? Perché si è tentato di mettere in ginocchio Net? È stato usato lo stesso accanimento in altri cinque arbitrati milionari nei quali si è ricorso ai servizi dei consulenti tecnici Balducci e Cuccioletta?», gli interrogativi sollevati da una nota dell’azienda. Che dopo aver evocato il “sistema Galan” avanza un pesante sospetto: «Sembra evidente che l’intenzione, neanche tanto sottintesa, sia stata quella di utilizzare, come un’efferata garrota, l’inesorabile trascorrere del tempo, in modo da far morire Net a poco a poco di asfissia finanziaria per il mancato incasso dei corrispettivi maturati in anni di lavoro. Non ci sono riusciti, ma questo non toglie la gravissima responsabilità politica della Regione nell’aver costretto l’Azienda a ricorrere ad ammortizzatori sociali, costringendo decine di collaboratori a mesi di umiliante inattività».

Pesanti i contraccolpi dei mancati introiti sui conti dell’impresa, che non usa mezzi termini alludendo all’«impressionante volume di fuoco dispiegato da forze, oscure e no, ostili a Net ma soprattutto all’Sfmr e ai cittadini del Veneto». Conclusione? Net Engineering auspica che dinanzi all’ennesimo pronunciamento della magistratura, Zaia «non voglia con gladiatoria e suicida determinazione, perseverare nell’impugnazione» e adempia al pagamento, ora divenuto esecutivo. Si vedrà ma il “muro contro muro” in atto non autorizza previsioni ottimiste.

Filippo Tosatto

 

Gazzettino – Riviera “Vogliono farci finire sott’acqua”

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23

ott

2014

I sindaci di Campagna Lupia, Campolongo e Camponogara scrivono a Zaia

Il potenziamento dell’idrovora di Lova potrebbe subire un ulteriore stop

«La Commissione di Salvaguardia Regionale di Venezia, invece di tutelare il nostro territorio dai rischi idraulici, ci rema contro». È una accusa pesante quella che i sindaci di Campagna Lupia, Campolongo Maggiore e Camponogara hanno indirizzato in una lettera congiunta al Presidente della Regione Luca Zaia e alla stessa Commissione di Salvaguardia di Venezia in merito all’intervento di potenziamento dell’idrovora di Lova. Da 12 metri cubi d’acqua al secondo, l’idrovora dovrebbe essere incrementata per riuscire ad espellerne 14,5 tramite la realizzazione di una nuova botte a sifone che passerebbe sotto la Romea e il Taglio Novissimo, per scaricare poi l’acqua in un canale lagunare. Il progetto di 3,5 milioni di euro risulta già finanziato dalla Regione e approvato dal Commissario agli eventi alluvionali, Mariano Carraro.
Oggi, giovedì, si riunisce la Commissione di Salvaguardia. Da fonti certe in mano ai tre sindaci pare che il progetto subisca un ulteriore stop, se non addirittura una respinta.
«Se fosse vero ciò che ci è stato riferito – scrivono i tre sindaci – tutto il territorio da Dolo a Campolongo Maggiore posto a est della strada provinciale 13 sarebbe in balia in balia di rischio idraulico. Noi decliniamo ogni responsabilità in caso di eventi perché non è ammesso che si trovino cavilli assurdi prevalenti sulla salvaguardia del territorio e soprattutto sulla sicurezza e l’incolumità dei cittadini. Altri però dovranno assumersene le proprie di responsabilità. Alla luce di quanto accaduto a Genova per i mancati interventi idraulici di messa in sicurezza del territorio, dovuti proprio a negligenze burocratiche, i sottoscritti Amministratori vogliono evidenziare al Presidente della Regione e alla Commissione stessa di come un fatto simile possa verificarsi anche nel nostro territorio. Già nel 2007, 2008 e 2009 il nostro suolo è stato duramente colpito da eventi alluvionali che hanno messo in ginocchio famiglie e attività produttive, lasciando sott’acqua per ben quattro giorni diverse abitazioni». Il progetto fa parte di un intervento di ricalibratura della rete scolante di bonifica a servizio di un territorio di 1750 ettari posto nei comuni di Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore, ma interessa anche ampie zone di Dolo e Mira.

IL CONSORZIO «Il progetto è pronto da tempo. Nessuno ha mai avuto da ridire»

La realizzazione del progetto dell’idrovora di Lova spetta al Consorzio di Bonifica «Acque Risorgive» guidata dal presidente Ernestino Prevedello.
«Il progetto – dice Prevedello – è pronto da tempo, l’iter per gli espropri concluso e il relativo appalto di 3,5 milioni di euro già affidato ad una ditta competente.
Il piano di lavoro è stato discusso in commissione regionale e in assemblea con i sindaci interessati di Fiesso d’Artico, Dolo, Mira, Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore. Nessuno ha mai avuto qualcosa da ridire e il progetto è in regola sotto ogni suo aspetto, chiaro e trasparente. Proprio come ci ha suggerito la Regione, abbiamo anche realizzato a monte validi sistemi di laminazione e drenaggio dell’acqua prima del suo scarico in laguna in maniera tale da favorire la fitodepurazione».
Non la penserebbe così la Commissione di Salvaguardia, secondo la quale al progetto mancherebbe una piccola parte della documentazione, quella che riguarda proprio lo scarico in laguna.
Il problema è tutto qui. Uno scarico di acque dolci in laguna, in quantità tale da mettere a repentaglio il sistema ambientale lagunare della zona, dove sussistono attività di pesca e di drenaggio barche in mano a privati.

 

DOMENICA L’ULTIMA VITTIMA, FORSE PER LO SCOPPIO DI UNA GOMMA

Viaggio sulla Romea, strada killer. La mappa delle trappole mortali

Mauro Rizzi: «Quegli innesti delle vie laterali sono un incubo»

IL SINDACO – Annunzio Belan: «Bisogna portare i limiti di velocità a 70 km all’ora»

L’INCHIESTA Viaggio dopo l’ultimo incidente mortale. Il traffico e la velocità, niente vie di fuga e piazzole per i bus: sono otto i “punti neri” della Statale 309

CODEVIGO – Le auto distrutte nell’incidente di domenica scorsa

CODEVIGO – La Strada Statale 309 Romea non ha conservato più nulla dell’antica identità medioevale, quando veniva percorsa dai pellegrini che andavano verso Roma. Oggi è una strada spietata, senza memoria, oltre che una delle più incidentate d’Italia. Anche se una mano pietosa ha deposto un gladiolo bianco sul guardrail, nel punto dove domenica è morta Lucia, una bimba di tre anni, al chilometro 97,700 è bastata una spolverata di sabbia per coprire l’olio sull’asfalto. Poi il traffico ha ripreso a scorrere con una litania ininterrotta di camion e auto fin dal mattino.
Un’altra croce si è aggiunta alle tante che in questi anni hanno disseminato l’arteria che da Venezia porta a Ravenna, attraversando Veneto ed Emilia Romagna, più volte ai vertici delle classifiche per tassi di mortalità e indici di gravità degli incidenti. L’ultimo sinistro non è che una tragica conferma. Ma perchè la Romea è così pericolosa? Basta leggere le cronache, parlare con gli amministratori dei Comuni attraversati, scorrere le statistiche dell’Aci e le relazioni dei vigili urbani, per comprendere che la maledizione è il risultato di un mix di fattori. Almeno otto punti-neri. Con una concentrazione letale nel tratto che va da Mira a Chioggia, in particolare a Conche e Codevigo.

Traffico ininterrotto. Non c’è soluzione di continuità, a tutte le ore, verso sud e verso nord. La Romea è una fila continua di mezzi in movimento e non è un caso che da almeno vent’anni si discuta se e come realizzare la Romea Commerciale (poi ribattezzata Orte-Ravenna-Mestre), autostrada o superstrada che dovrebbe dirottare il traffico pesante lontano dai paesi. I comitati continuano a protestare, l’opera è solo in fase di progettazione, mentre il traffico non trova di meglio che incanalarsi lungo quest’unica direttrice litoranea.

Rettilinei ad alta velocità. Una pista da Formula Uno almeno qualche curva ce l’ha. La Romea no. Prendete il tratto che va dal chilometro 120, poco prima di Gambarare, fino a Codevigo, dove è morta Lucia. È un rettifilo di una ventina di chilometri, con camion e auto che si sfiorano pericolosamente. Si potrebbe viaggiare a 150 all’ora. La tentazione del sorpasso è fortissima, non sempre la segnaletica orizzontale chiara. Uno dei rischi della Romea è costituito dagli scontri frontali. Da Mestre a Codevigo gli autovelox segnalati sono tre. «Ci vuole il limite dei 70 all’ora» dice Annunzio Bellan, sindaco del Comune padovano.

Guardrail continuo. Il canale che costeggia la Romea a sud di Mira ha costretto l’Anas a installare un guardrail piuttosto alto, per impedire che un’uscita di strada si tramuti in un tuffo mortale nell’acqua. La strada è abbastanza stretta. Non ha corsie nè piazzole di sosta. Non consente inversioni. Se accade un incidente non ci sono vie di fuga, si rimbalza sulla carreggiata, come birilli impazziti.

Innesti killer. «I problemi in Comune di Mira? Soprattutto le strade che si innestano sulla Romea: via Giare, Pansac, via Bastiette, zona commerciale a Gambarare…». Per Mauro Rizzi, comandante dei vigili urbani di Mira-Oriago, la Romea è un incubo. Ogni strada minore è un pericolo, anche perchè solo in qualche caso ci sono bretelline di scorrimento. Di rotonde neanche parlarne. Un unico semaforo si trova poco prima della rotonda della Pansac, alle porte di Mestre.
Autobus come paracarri. Non c’è una piazzola per autobus, almeno nella parte veneziana della Romea. Lungo il ciglio molte pensiline per i passeggeri, ma il mezzo pubblico si deve fermare in mezzo alla carreggiata. E così fa da tappo al traffico, proprio agli incroci con le strade d’accesso più frequentate. E toglie visibilità agli automobilisti. Guardare per credere lo stato dei crocevia a Mira, Camponogara, Rosara. Sull’asfalto, l’area di fermata dei bus non è neppure segnata.
Pedoni senza zebre. Non c’è un punto nella Romea dove un pedone possa attraversare sulle strisce. Ne sa qualcosa l’anziana che il 17 ottobre vi si è avventurata dopo aver visto sull’altro lato della strada un nipote appena sceso dal bus. È stata travolta da un camion.

Una sola carreggiata. La Stradale di Padova, competente su uno dei tratti più incidentati, non si fa molte illusioni. Per evitare frontali e salti di corsia ci vorrebbe un guardrail nel mezzo. Ma la carreggiata è troppo stretta, non lo consente. Impossibile allargarla, anche perchè attraversa aree di pregio naturalistico, ai limiti della Laguna di Venezia.
Uomo ad alta densità. Da Mira a Chioggia lungo la Romea le case sono poche. Ma più a sud comincia una sequela di paesini, fino al Polesine. Nel primo tratto sono soprattutto la zona industriale e commerciale di Mira a creare innesti di auto e camion. Nel secondo la velocità si riduce perchè la Romea attraversa i centri abitati, ma proprio per questo i pericoli aumentano.

Quante croci. La cronaca degli ultimi due mesi è di disarmante e spesso tragica esemplificazione. Il 17 ottobre pedone travolto a Conche. Il 9 ottobre frontale con tre feriti a Lova. Il 4 ottobre auto fuori strada a Brondolo. Il 3 ottobre donna in bici falciata da un camion a Malcontenta. Il 27 settembre un’auto tampona un mezzo dei rifiuti. Il 20 settembre auto fuori strada a Rosara. In agosto scontro fra Tir, 15 chilometri di code e Chioggia isolata. Pochi giorni prima un frontale quando un’auto sorpassa un mezzo della nettezza urbana che occupa la carreggiata. Nel 2012 (dato più aggiornato) gli incidenti sono stati 95 in Veneto e 51 nel tratto emiliano, i “mortali” 9 con 11 decessi, i feriti 257. Gli incidenti per chilometro: 1.34 in Veneto, 0.91 in Emilia. Il tasso di mortalità 63.16 e 98.04. L’indice di gravità 33.33 in Veneto e 56.82 in Emilia. Questa è la Romea killer.

Giuseppe Pietrobelli

 

MIRA «Emerge dagli atti che il “progetto Contorta” è nato per sostanziare l’indifendibile: ovvero che l’escavo di un nuovo enorme canale dentro la laguna, grazie al quale consentire l’accesso di navi sempre più grandi, passi come una benefica carezza sopra le già martoriate acque della preziosissima e fragilissima Venezia e della sua laguna”. A prendere posizione è il capogruppo del Movimento 5 Stelle a Mira, Mauro Berti. Tante le osservazioni inviate al Ministero competente proprio dai grillini miresi. «Contro il canale Contorta», spiega Berti, «abbiamo raccolto 1.200 firme a Roma nelle giornate di “Italia 5 Stelle” e un lavoro di squadra partito allora in pochi giorni ha prodotto una partecipazione mai vista per una questione che non riguarda solo Venezia, ma tutti gli italiani. Mira 5 Stelle è stata l’unica a opporsi allo scavo del Contorta in agosto al “Comitatone”, e non vanno dimenticati tutti i comitati ed i gruppi (uno su tutti il Gruppo 25 Aprile) che da agosto si stanno spendendo per promuovere petizioni, informazione, atti legali, partecipazione dei cittadini. «Chiediamo al Governo», conclude Berti, «di valutare le dimissioni per il presidente dell’Autorità Portuale di Venezia Paolo Costa che ha promosso e sostenuto questo progetto senza alcuna competenza in termini di legge». I grillini di Mira sono pronti a far sentire le loro ragioni anche con manifestazioni.

(a.ab.)

 

Gazzettino – Discarica abusiva a Gambarare

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20

ott

2014

MIRA – Intervento in via Argine sinistro, i Rangers sporgono denuncia

MIRA – Nuova discarica abusiva lungo via Argine sinistro a Gambarare di Mira scoperta dai Rangers che hanno presentato denuncia in Procura. La pattuglia di agenti del Nucleo operativo ittico/ambientale dei Rangers d’Italia hanno rinvenuto una discarica di materiale edile proveniente da lavori di restauro di qualche abitazione. Tra il materiale abbandonato (miscugli di cemento, mattoni, piastrelle, ceramiche e calce) spicca per la maggiore una grossa quantità di cartone catramato utilizzato per la maggiore in coperture per tetti, materiale bituminoso riconosciuto pericoloso per la propria composizione contenente petroli. Il tutto abbandonato al suolo, la discarica interessa un area non inferiore ai 20 metri quadrati, ai lati di una stradina adiacente il canale. Sul ritrovamento i Rangers hanno presentato una denuncia per individuare i responsabili. Per contrastare l’abbandono di rifiuti anche nocivi i Ranger hanno predisposto anche degli appostamenti notturni in prossimità della Laguna è lungo gli argini dell’idrovia vicino alla Romea sempre a Mira.

(l.gia.)

 

La pista ciclabile dei santi

Partirebbe da Fusina e arriverebbe a Padova attraverso un percorso attrezzato

PROGETTO – Una pista ciclabile di circa 16 chilometri da Fusina a Padova: lunedì si presenta il progetto

La splendida via d’acqua lungo il naviglio da Venezia a Padova costeggiata da un altrettanto suggestiva pista ciclabile. È il progetto di due architetti Francesco Volpato e Alessandro Meggiato, con una lunga esperienza anche come amministratori locali, che verrà presentato domani lunedì alle 20.30 nell’auditorium della biblioteca comunale di Oriago e che ha già ottenuto il patrocinio della Fiab la Federazione Italiana Amici della bicicletta. Un lungo percorso che partirebbe da Fusina, attraverserebbe il Malcanton, passerebbe dietro villa La Malcontenta e poi verso Oriago, Mira Porte, Dolo, Fiesso d’Artico, Stra e fino a Padova. «L’idea che abbiamo chiamato »Da San Marco a San Antonio in bicicletta e a piedi” «Da San Marco a San Antonio in bicicletta e a piedi» c’è da sempre – spiega l’architetto Volpato – e di fatto la pista coinciderebbe in gran parte con quella che in Riviera i residenti chiamano «la bassa» ovvero il percorso lungo il Naviglio dalla parte opposta alla Regionale. L’ipotesi progettuale prevede la sistemazione di alcuni nodi pericolosi o di difficile percorribilità”. Il progetto che potrebbe soddisfare i tanti turisti, sempre più in aumento secondo le agenzie di viaggio, che chiedono percorsi ciclabili dedicati per visitare non solo la città di Venezia ma anche il territorio lagunare e la Riviera ma soprattutto molti residenti della zona che chiedono una viabilità più sicura per chi sceglie la bicicletta come mezzo di trasporto. Un progetto che rischia però di rimanere un sogno se le amministrazioni locali non avranno il coraggio di sostenere, anche economicamente magari attraverso specifici bandi europei, una proposta che potrebbe rivelarsi un valore aggiunto importante per la Riviera. «Abbiamo fatto una stima di massima – spiega l’architetto Volpato – ipotizzando per la realizzazione dell’opera un impegno economico di circa 300 Mila euro iniziali per i primi 15 chilometri fino ad una spesa più importante, circa un milione, se poi si vuole realizzare una pista ciclabile con servizi all’avanguardia. Non tanto se si pensa a quanta valenza ambientale e turistica potrebbe avere una pista ciclabile di almeno una ventina di chilometri lungo il Naviglio». Insomma il progetto c’è, un preventivo di spesa anche, basterebbe che dalle parole si passasse ai fatti attraverso lo sforzo delle amministrazioni locali.

 

Gazzettino – “Veritas, indici uguali per tutti i Comuni”

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17

ott

2014

I consiglieri 5 Stelle presentano una mozione: «Quello di Venezia è metà»

SCORZE’ – Dopo la battaglia iniziata a maggio scorso dal sindaco di Santa Maria di Sala, Nicola Fragomeni, assieme al sindaco di Mira, Alvise Maniero con cui si lamentava la disparità di trattamento operata da Veritas tra i vari Comuni in merito alla diversa applicazione degli adeguamenti indici Istat e con cui si chiedeva che questi fossero uguali per tutti, ora a farsi sentire sono i Movimenti Cinque Stelle locali che presentano una mozione nei vari consigli comunali con cui chiedono che l’applicazione dei vari tassi sia omologata e rispetti le normative. È quanto riportato dal consigliere Antonio Petenà (Scorzè): «La legge – d.p.r 158/1999 – stabilisce che l’importo totale dei costi del servizio dell’anno precedente vada sì aggiornato ma applicando il tasso di inflazione programmata che risulta essere già fissato per più annualità dal Ministero delle Finanze. Non c’è quindi ragione, né legittimazione ad usare altri tassi o indici. Inoltre – prosegue Petenà – l’indice deve essere ridotto di un coefficiente di recupero tenendo conto dei miglioramenti della raccolta differenziata e in tutti questi anni Veritas non l’ha mai fatto». Mozione presentata e già discussa anche a Spinea dove il Movimento ha rilevato che «l’applicazione di un indice più che doppio rispetto a quello applicato al socio di maggioranza (Venezia, ndr) ripartisce in maniera iniqua i costi a danno dei soci minoritari che adottano pure comportamenti più virtuosi dei loro omologhi veneziani». Questione che interessa quasi tutti i comuni di Miranese e Riviera, e per i quali ora anche Santa Maria di Sala, Mirano e Martellago si stanno preparando. «Presenterò la mozione questa settimana – dichiara la consigliera Rossella Carolo (S. Maria di Sala) – chiedendone l’urgenza».

Serenella Bettin

 

MIRA – Dopo gli attacchi dell’ex sindaco di Mira Luigi Solimini sul mancato rinnovamento del Partito Democratico arrivano la risposte del segretario mirese Albino Pesce. Solimini ha detto che se il partito” non si rinnova perderà ancora. «Il Pd di Mira», ribatte Pesce, «si è rinnovato e continuerà a farlo. La segreteria è completamente nuova anche nelle azioni peccato che non si voglia vederle. Le persone con esperienza sono una risorsa per il partito e non un peso».

Sulla questione arriva la presa di posizione dell’ex assessore Maurizio Barberini: «Chissà per quale motivo Solimini è tanto preoccupato delle sorti del Pd di Mira. Trovo alquanto comico che Solimini dopo essere passato a Sel detti consigli e strategie al Pd». Barberini va nel dettaglio: «Sono stati fatti – due errori. Il Polo Logistico a Giare, tanto sostenuto da Solimini prevedeva la cementificazione di 460 ettari di area agricola con promesse di chissà quali posti di lavoro, uffici direzionali, alberghi e anche una chiesa per i fedeli di Mira. Il secondo errore, epoca Carpinetti, è stata una maggioranza che con il passare del tempo è venuta sempre meno. Chi governava allora ha cercato a tutti i costi alleanze con la destra. L’elettorato non ha gradito».

Duro il consigliere di Mira Fuori dal Comune Mattia Donadel: «Solimini forse soffre di allucinazioni quando ci definisce “chic”. Ma ha ragione su un punto: siamo radicali e risoluti nell’opporci a tutte quelle operazioni speculative che distruggono il territorio. Tra queste c’è il famigerato Polo Logistico tanto caro a Solimini: un progetto che ha a che fare con la fittizia rivalutazione immobiliare dei terreni della Alba srl; una partita da centinaia di milioni di euro pari a 3-4 volte quello che è Veneto City. Qualcuno nel Pd di Mira si è finalmente accorto che per rinnovarsi bisogna come minimo estirpare questo marciume».

Infine Sel con il segretario comunale Paolo Dalla Rocca che lancia un attacco di tipo culturale. «Le ricette di Solimini sono d’impostazione novecentesca, mettono in contrapposizione lavoro e ambiente e non colgono le sfide della modernità che oltre a risolvere il problema dell’oggi deve pensare al “dopodomani”. Va promossa un’idea di ricchezza non concentrata ma diffusa-capillare attraverso un turismo leggero, lento e attento nella Riviera delle ville: strade con limite a 30 km/h, percorsi a piedi, in bicicletta, in canoa/barca a remi o con piccoli motori».

(a.ab.)

 

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