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MIRA – Una petizione diretta al presidente della Regione Luca Zaia per chiedere di verificare se il progetto del completamento dell’Idrovia Padova Venezia, non provoca inquinamento in laguna. Questa l’iniziativa del “Comitato Acque del Mirese” presieduto dall’ex Consigliere Gian Omar Bison , ma appoggiato a Mira trasversalmente da Pd, Movimento 5 Stelle, Pdl e lista “Noi per Mira”, in contrapposizione al resto della Riviera. «Chiediamo», spiega Bison, «sia eseguito uno studio tecnico-scientifico che stabilisca con chiarezza che le opere in questione siano risolutive dei gravi problemi idrogeologici che affliggono i territori di Vicenza, Padova e Venezia. Chiediamo poi l’eventuale completamento dell’Idrovia non comprometta idrogeologicamente il fragile territorio di Mira che si trova alla fine del bacino scolante di un’ampia area del vicentino, del padovano e del veneziano. E chiediamo poi sia fatto uno studio tecnico-scientifico sull’impatto che le piene del Brenta e del Bacchiglione, scaricate in laguna, avrebbero sull’ecosistema lagunare, anche sotto il profilo socio-economico, in previsione dell’attivazione del Mose e comunque in condizione di marea sfavorevoli».

(a.ab.)

 

Costa attacca l’esperto D’Alpaos

IL DOCUMENTO – L’amministrazione mette insieme una serie di studi di esperti

IL CHIARIMENTO «Non ci esprimiamo sullo scavo ma sono solo rilievi tecnici»

IL GIUDIZIO «Sono solo osservazioni tecniche Le studieremo»

GLI ALTRI PROGETTI – De Piccoli e D’Agostino sono in fase più arretrata

Il professor Luigi D’Alpaos, docente di idraulica all’Università di Padova

Il suo parere tecnico sullo scavo del Contorta ha provocato la reazione di Costa

Portuali furibondi: «Il Comune non si è dimostrato neutrale»

Contorta, Zappalorto sulla scia di Orsoni

Il Comune manda a Roma pareri critici sul progetto e chiede di essere invitato alla commissione Via

«Vista la delicatezza e la complessità del tema trattato e l’estremo interesse che riveste per questa amministrazione comunale, si ritiene opportuna la presenza del Comune di Venezia, con proprio rappresentante, ai lavori della Commissione nazionale Via».
Sono le ultime righe del documento inviato al Ministero dell’Ambiente ad essere le più importanti, almeno da un punto di vista “politico”. Dopo l’iniziale forfeit in Comitatone (il commissario Vittorio Zappalorto si era appena insediato) durante il quale il Comune non si espresse sulle alternative al passaggio delle grandi navi a San Marco, questa volta Ca’ Farsetti intende far sentire la propria voce a Roma. Pur senza esprimere un parere di merito neppure questa volta, l’amministrazione trova molti punti critici a carico del progetto presentato dall’Autorità portuale, portandosi così sulla scia di quanto era già stato fatto da Giorgio Orsoni quando era sindaco.
Il documento che Zappalorto ha approvato ieri, con i poteri del Consiglio comunale, è piuttosto corposo, circa 150 pagine, che include tre distinti studi: il primo è quello del gruppo di lavoro istituito dal Comune, composto da tecnici dipendenti dell’amministrazione; il secondo è quello che il Comune ha affidato al Corila, il Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia, che comprende l’Università Ca’ Foscari di Venezia, lo Iuav, l’Università di Padova, il Cnr e l’Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica sperimentale. Il terzo studio è quello pervenuto a Ca’ Farsetti da tre docenti dell’Università di Padova (i professori Luigi D’Alpaos, Andrea Defina e Stefano Lanzoni) che, in autonomia, hanno inviato il loro lavoro al Comune dopo averlo inviato anche a Roma. In ragione dell’autorevolezza accademica degli autori, lo stesso è stato inserito tra i documenti allegati alla delibera.
«Non si tratta di un parere sull’escavazione o meno del canale Contorta – ha precisato il commissario all’inizio della breve seduta – quanto piuttosto di una serie di rilievi tecnici puntuali che abbiamo messo a disposizione della Commissione. Spero comunque che ne arrivino molti altri oltre ai nostri, in modo da dare al Ministero la possibilità di individuare la soluzione migliore per evitare il passaggio delle grandi navi nel Bacino di San Marco».
E in effetti di osservazioni da parte del publico ne sono arrivate parecchie, circa 300, da privati cittadini, associazioni e studiosi.
Quello del Comune non sarà un parere formale, ma il risultato è una bocciatura del progetto e degli studi che lo accompagnano, che di volta in volta sono stati definiti approssimativi o mancanti in molti punti fondamentali. Insomma, il Comune non boccia il canale in sè, ma il modo “frettoloso” con cui è stato mandato avanti per l’approvazione.
Intanto al ministero dell’Ambiente risulta instradato solo il progetto del canale Contorta per il quale è scaduto il termine di presentazione delle osservazioni pubbliche. Il progetto De Piccoli – Duferco, quello del terminal in bocca di porto del Lido, è ancora bloccato perché i tecnici del Ministero attendono l’indagine d’impatto ambientale che non era stata allegata. Il progetto D’Agostino su Porto Marghera, infine, alla commissione Via non risulta ancora pervenuto.
«È stato depositato mercoledì – spiega D’Agostino – probabilmente deve ancora essere ancora inserito nel sistema».
In definitiva, si procede con la Via accelerata solo il Contorta e al momento non è possibile alcuna una valutazione congiunta. Almeno fino a quando gli incartamenti Venis Cruise 2.0 (De Piccoli) e Marghera (D’Agostino) non saranno completati.

 

I PROFESSORI «Documenti inadeguati, non ferma il degrado morfologico della laguna»

La relazione di Luigi D’Alpaos, Andrea Delfina e Stefano Lanzoni, docenti di Idraulica a Padova, non lascia spazio a equivoci, bocciando senza appello i documenti scientifici che accompagnano il progetto del Contorta. «I documenti di carattere dinamico e morfodinamico – si legge nelle conclusioni – sono da considerare del tutto inadeguati e non consentono di esprimere valutazioni positive sull’ammissibilità dell’intervento. Tanto meno sulla sua auspicabilità e sulla pretesa di catalogarlo addirittura come un primo passo verso una mitigazione dell’attuale degrado morfologico in cui versa la laguna».
Le critiche partono dalla definizione dei marginamenti del canale, definiti velme ma previsti a una quota che non rappresenta né velme né barene con “una instabilità che le porta ad essere rapidamente distrutte e a scomparire”. Il modello morfologico adottato è considerato inadeguato sotto molti aspetti, tanto che in più passaggi si dice che in questo caso “è la laguna che deve, suo malgrado, adattarsi al modello e non il contrario, come dovrebbe essere”. Persino le dimensioni e la composizione dei sedimenti considerate nel modello non corrisponderebbero a quelli riscontrati nella realtà e ricavabili dall’Atlante della laguna.

 

CA’ FARSETTI «Non ci sono attestazioni allegate per l’inserimento in Legge Obiettivo»

Il documento del Comune è più improntato sulle questioni procedurali, ma non è avaro neanch’esso di critiche e questioni in sospeso. Il gruppo di dirigenti e funzionari, coordinato dal direttore dell’Ambiente, Andrea Costantini, ricorda le tappe fondamentali dell’opposizione di Ca’ Farsetti al progetto, con opposizioni, ricordi e diffide e riporta anche tutti i relativi atti. Le valutazioni partono dall’inserimento in Legge obiettivo del progetto: “Non sono allegati documenti a suffragio dell’affermazione”. Un’altra questione rilevante riguarda il fatto che la documentazione “non è stata presentata presso il Comune di Mira, anche se il territorio di questo è interessato dal progetto”. E poi, il progetto sarebbe in contrasto con gli strumenti di pianificazione della laguna da un punto di vista ambientale, faunistico-venatorio, della molluschicoltura, e con il Piano morfologico della laguna. Poi, viene citata la lunga problematica dello spostamento di tutta una serie di sottoservizi per il costo di svariati milioni e con tempi non certi. Dal punto di vista del modello “non sono state previste simulazioni per il passaggio di più navi consecutive, o per una durata maggiore di 48 ore”. Sulla natura dei sedimenti, non risultano i punti in cui sono stati effettuati i campionamenti del fondale. Vengono poi messe in dibbio le affermazioni in base alle quali i fanghi derivanti dallo scavo sarebbero tutti pulitissimi: «La ricerca è non condivisibile in quanto non suffragata da dati scientifici».

 

IL CORILA «I modelli matematici usati non sono adeguati né validati»

Sono 14 le osservazioni del Corila, tutte di carattere tecnico, scientifico e metodologico, che puntano a demolire l’impianto degli studi utilizzati dall’Autorità portuale a sostegno della fattibilità del suo progetto. Impossibile elencarle tutte, ma cerchiamo di ricostruire il quadro di riferimento. Sul piano dell’equilibrio idraulico “i modelli non sono calibrati né validati, e utilizzano termini qualitativi non quantitativi”. Poi: “la griglia di calcolo non è adeguata e non descrive adeguatamente tutta la laguna”, la batimetria è datata 2002 e gli aggiornamenti non sono stati descritti”.
La composizione dei sedimenti: “il modello basato sulla composizione dei sedimenti a diametro uniforme non corrisponde alla reale composizione dei fondali lagunari”. Manca poi un “approfondimento adeguato degli aspetti legati al ricambio idraulico”, il “modello non è calibrato né validato per valutare impatto delle maree sui marginamenti del canale”. L’ambiente: “da considerare il degrado ecologico di tutta l’area di laguna tra il canale, Marghera e il ponte, caratterizzata da un basso ricambio d’acqua e rischio di anossia”. Ambiente: “ipotizzabile un impatto dello scavo sugli scambi tra le acque lagunari e di falda in termini di flussi sotterranei orizzontali e verticali”. Non è inoltre “sviluppata adeguatamente l’analisi della torbidità delle acque sia in fase di scavo che con l’erosione ad opera delle navi. I solidi in sospensione hanno impatto negativo sui microorganismi”.

 

Nuova Venezia – Mira. Posata la passerella sul Novissimo.

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25

ott

2014

Era una delle opere più attese dopo i gravi incidenti sugli argini

MIRA – È stata posata la nuova passerella ciclopedonale sul Novissimo a Porto Menai. Un’opera molto attesa dai residenti dopo che negli anni scorsi si erano verificati diversi incidenti anche mortali. La Provincia ha quasi completato intanto la ciclabile che collega il Novissimo a Mira con un altro tratto di 10 chilometri fra Lughetto, Lugo e Lova. Ieri i temi della viabilità e della sicurezza stradale sono stati al centro di un incontro, tra il sindaco di Mira Alvise Maniero e la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto. «Un confronto utile», dice Maniero, «per mettere a fuoco le situazioni di criticità della viabilità e per individuare gli interventi necessari per garantire una maggior sicurezza della circolazione. C’è sul tappeto la questione del passaggio di consegne per la competenza di numerosi tratti stradali ora provinciali. Un aspetto che va affrontato individuando chiaramente i lavori che sono necessari, per non trovarci poi come Comune a dover intervenire su nuove strade, quando già ci e difficile garantire una puntuale manutenzione delle attuali di nostra competenza (per qualche centinaio di chilometri).C’è stato un approccio positivo, che continuerà nei prossimi giorni a livello di uffici tecnici».

(a.ab.)

 

MIRA – Sul tratto tra via Argine Destro e Sinistro. Ora i residenti reclamano la fine dei lavori

MIRA – Con un ritardo rispetto alle previsioni ieri mattina è stata installata la nuova passerella ciclopedonale sul canale Nuovissimo tra Mira e Porto Menai. Ieri il tratto di strada su via Argine Destro e Sinistro Nuovissimo è stato temporaneamente bloccato per permettere la posa in opera della passerella ciclopedonale in acciaio sulle spalle di cemento armato precedentemente realizzate ai bordi delle due strade. Si tratta di un’opera molto attesa dai residenti che rientra in un progetto di messa in sicurezza e di un percorso ciclopedonale lungo il Nuovissimo finanziato dalla Provincia. Nell’agosto scorso i lavori condotti dall’ente provinciale si erano inspiegabilmente bloccati ed il Comune di Mira ha chiesto spiegazioni alla direzione lavori della Provincia sulla lunga pausa del cantiere. La pausa era stata motivata dalla necessità di effettuare la prova di carico sui pali di fondazione «La passerella in acciaio – aveva allora assicurato Provincia – è in corso di realizzazione e verrà posata nella prima metà del mese di settembre». Ed invece si è dovuto attendere la fine di ottobre per vedere finalmente realizzati il passaggio sul canale Nuovissimo ed ora i residenti reclamano una veloce conclusione dei lavori. La Provincia infatti ha progettato su quella zona la realizzazione di un percorso cicloturistico di collegamento che segue il tracciato perilagunare lungo il Canale Taglio Novissimo conettendosi con il Naviglio del Brenta a nord e a sud con la pista ciclabile Lugo/Lova insieme alla realizzazione di una passerella ciclopedonale sul Canale Taglio Novissimo in località Porto Menai all’altezza di via Stradona, oggi ad un passo della conclusione.

(l.gia.)

 

La sentenza d’appello riconosce alla società di Monselice crediti e risarcimenti legati alla metropolitana di superficie

VENEZIA – L’estenuante braccio di ferro giudiziario tra Net Engineering e Regione Veneto si va trasformando in una Caporetto per quest’ultima, che in Corte d’Appello incassa una nuova sconfitta: l’undicesima da quando è stato avviato il contenzioso. Stavolta i giudici della prima sezione civile di Venezia hanno respinto il ricorso di Palazzo Balbi contro il lodo arbitrale che, nel febbraio 2011 riconosceva alla società di progettazione tecnologica di Monselice crediti per circa 30 milioni di euro per lavori non pagati, interessi maturati e danni patrimoniali. Oltre a bocciare l’impugnazione, la Corte ha condannato l’amministrazione presieduta da Luca Zaia anche al pagamento delle spese legali della controparte (poco più di 45 mila euro) mentre si avvicina il sequestro cautelativo di beni regionali – per un valore proporzionale alla somma milionaria contestata – già contemplato dal lodo precedente.

Una vicenda per molti versi sconcertante, che investe la distribuzione degli appalti del Sistema ferroviario metropolitano di superficie: correva il 2009 quando la Net – esclusa dal service tecnico sulla linea Mestre-Adria e sulla stazione Mira Buse nonostante le convenzioni stipulate – iniziò una battaglia legale chiedendo il risarcimento per l’«illecita sottrazione di attività» per collezionare nel tempo una serie di lodi arbitrali favorevoli, puntualmente impugnati dalla Regione – che adduce l’assenza di copertura finanziaria degli accordi in discussione – decisa a non sborsare un soldo nonostante un accordo transattivo sottoscritto l’8 agosto 2013: una strategia dilatoria che appare confermata dall’assenza, nel bilancio del Veneto, di ogni accantonamento cautelare.

Una circostanza che suscita la durissima reazione della società presieduta da Giovanni Battista Furlan. «Perché tanta cieca ostinazione della Regione in un contenzioso senza speranze? Perché, dopo l’ingloriosa caduta di Galan e Chisso, anche questa giunta e in particolare il suo presidente Zaia, che ha avocato a sé le competenze di Chisso, e il vicepresidente Zorzato, che ha la delega al contenzioso, persevera con tanta caparbietà nell’azione di Galan e Chisso contro Net? Perché si è tentato di mettere in ginocchio Net? È stato usato lo stesso accanimento in altri cinque arbitrati milionari nei quali si è ricorso ai servizi dei consulenti tecnici Balducci e Cuccioletta?», gli interrogativi sollevati da una nota dell’azienda. Che dopo aver evocato il “sistema Galan” avanza un pesante sospetto: «Sembra evidente che l’intenzione, neanche tanto sottintesa, sia stata quella di utilizzare, come un’efferata garrota, l’inesorabile trascorrere del tempo, in modo da far morire Net a poco a poco di asfissia finanziaria per il mancato incasso dei corrispettivi maturati in anni di lavoro. Non ci sono riusciti, ma questo non toglie la gravissima responsabilità politica della Regione nell’aver costretto l’Azienda a ricorrere ad ammortizzatori sociali, costringendo decine di collaboratori a mesi di umiliante inattività».

Pesanti i contraccolpi dei mancati introiti sui conti dell’impresa, che non usa mezzi termini alludendo all’«impressionante volume di fuoco dispiegato da forze, oscure e no, ostili a Net ma soprattutto all’Sfmr e ai cittadini del Veneto». Conclusione? Net Engineering auspica che dinanzi all’ennesimo pronunciamento della magistratura, Zaia «non voglia con gladiatoria e suicida determinazione, perseverare nell’impugnazione» e adempia al pagamento, ora divenuto esecutivo. Si vedrà ma il “muro contro muro” in atto non autorizza previsioni ottimiste.

Filippo Tosatto

 

Gazzettino – Riviera “Vogliono farci finire sott’acqua”

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23

ott

2014

I sindaci di Campagna Lupia, Campolongo e Camponogara scrivono a Zaia

Il potenziamento dell’idrovora di Lova potrebbe subire un ulteriore stop

«La Commissione di Salvaguardia Regionale di Venezia, invece di tutelare il nostro territorio dai rischi idraulici, ci rema contro». È una accusa pesante quella che i sindaci di Campagna Lupia, Campolongo Maggiore e Camponogara hanno indirizzato in una lettera congiunta al Presidente della Regione Luca Zaia e alla stessa Commissione di Salvaguardia di Venezia in merito all’intervento di potenziamento dell’idrovora di Lova. Da 12 metri cubi d’acqua al secondo, l’idrovora dovrebbe essere incrementata per riuscire ad espellerne 14,5 tramite la realizzazione di una nuova botte a sifone che passerebbe sotto la Romea e il Taglio Novissimo, per scaricare poi l’acqua in un canale lagunare. Il progetto di 3,5 milioni di euro risulta già finanziato dalla Regione e approvato dal Commissario agli eventi alluvionali, Mariano Carraro.
Oggi, giovedì, si riunisce la Commissione di Salvaguardia. Da fonti certe in mano ai tre sindaci pare che il progetto subisca un ulteriore stop, se non addirittura una respinta.
«Se fosse vero ciò che ci è stato riferito – scrivono i tre sindaci – tutto il territorio da Dolo a Campolongo Maggiore posto a est della strada provinciale 13 sarebbe in balia in balia di rischio idraulico. Noi decliniamo ogni responsabilità in caso di eventi perché non è ammesso che si trovino cavilli assurdi prevalenti sulla salvaguardia del territorio e soprattutto sulla sicurezza e l’incolumità dei cittadini. Altri però dovranno assumersene le proprie di responsabilità. Alla luce di quanto accaduto a Genova per i mancati interventi idraulici di messa in sicurezza del territorio, dovuti proprio a negligenze burocratiche, i sottoscritti Amministratori vogliono evidenziare al Presidente della Regione e alla Commissione stessa di come un fatto simile possa verificarsi anche nel nostro territorio. Già nel 2007, 2008 e 2009 il nostro suolo è stato duramente colpito da eventi alluvionali che hanno messo in ginocchio famiglie e attività produttive, lasciando sott’acqua per ben quattro giorni diverse abitazioni». Il progetto fa parte di un intervento di ricalibratura della rete scolante di bonifica a servizio di un territorio di 1750 ettari posto nei comuni di Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore, ma interessa anche ampie zone di Dolo e Mira.

IL CONSORZIO «Il progetto è pronto da tempo. Nessuno ha mai avuto da ridire»

La realizzazione del progetto dell’idrovora di Lova spetta al Consorzio di Bonifica «Acque Risorgive» guidata dal presidente Ernestino Prevedello.
«Il progetto – dice Prevedello – è pronto da tempo, l’iter per gli espropri concluso e il relativo appalto di 3,5 milioni di euro già affidato ad una ditta competente.
Il piano di lavoro è stato discusso in commissione regionale e in assemblea con i sindaci interessati di Fiesso d’Artico, Dolo, Mira, Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore. Nessuno ha mai avuto qualcosa da ridire e il progetto è in regola sotto ogni suo aspetto, chiaro e trasparente. Proprio come ci ha suggerito la Regione, abbiamo anche realizzato a monte validi sistemi di laminazione e drenaggio dell’acqua prima del suo scarico in laguna in maniera tale da favorire la fitodepurazione».
Non la penserebbe così la Commissione di Salvaguardia, secondo la quale al progetto mancherebbe una piccola parte della documentazione, quella che riguarda proprio lo scarico in laguna.
Il problema è tutto qui. Uno scarico di acque dolci in laguna, in quantità tale da mettere a repentaglio il sistema ambientale lagunare della zona, dove sussistono attività di pesca e di drenaggio barche in mano a privati.

 

DOMENICA L’ULTIMA VITTIMA, FORSE PER LO SCOPPIO DI UNA GOMMA

Viaggio sulla Romea, strada killer. La mappa delle trappole mortali

Mauro Rizzi: «Quegli innesti delle vie laterali sono un incubo»

IL SINDACO – Annunzio Belan: «Bisogna portare i limiti di velocità a 70 km all’ora»

L’INCHIESTA Viaggio dopo l’ultimo incidente mortale. Il traffico e la velocità, niente vie di fuga e piazzole per i bus: sono otto i “punti neri” della Statale 309

CODEVIGO – Le auto distrutte nell’incidente di domenica scorsa

CODEVIGO – La Strada Statale 309 Romea non ha conservato più nulla dell’antica identità medioevale, quando veniva percorsa dai pellegrini che andavano verso Roma. Oggi è una strada spietata, senza memoria, oltre che una delle più incidentate d’Italia. Anche se una mano pietosa ha deposto un gladiolo bianco sul guardrail, nel punto dove domenica è morta Lucia, una bimba di tre anni, al chilometro 97,700 è bastata una spolverata di sabbia per coprire l’olio sull’asfalto. Poi il traffico ha ripreso a scorrere con una litania ininterrotta di camion e auto fin dal mattino.
Un’altra croce si è aggiunta alle tante che in questi anni hanno disseminato l’arteria che da Venezia porta a Ravenna, attraversando Veneto ed Emilia Romagna, più volte ai vertici delle classifiche per tassi di mortalità e indici di gravità degli incidenti. L’ultimo sinistro non è che una tragica conferma. Ma perchè la Romea è così pericolosa? Basta leggere le cronache, parlare con gli amministratori dei Comuni attraversati, scorrere le statistiche dell’Aci e le relazioni dei vigili urbani, per comprendere che la maledizione è il risultato di un mix di fattori. Almeno otto punti-neri. Con una concentrazione letale nel tratto che va da Mira a Chioggia, in particolare a Conche e Codevigo.

Traffico ininterrotto. Non c’è soluzione di continuità, a tutte le ore, verso sud e verso nord. La Romea è una fila continua di mezzi in movimento e non è un caso che da almeno vent’anni si discuta se e come realizzare la Romea Commerciale (poi ribattezzata Orte-Ravenna-Mestre), autostrada o superstrada che dovrebbe dirottare il traffico pesante lontano dai paesi. I comitati continuano a protestare, l’opera è solo in fase di progettazione, mentre il traffico non trova di meglio che incanalarsi lungo quest’unica direttrice litoranea.

Rettilinei ad alta velocità. Una pista da Formula Uno almeno qualche curva ce l’ha. La Romea no. Prendete il tratto che va dal chilometro 120, poco prima di Gambarare, fino a Codevigo, dove è morta Lucia. È un rettifilo di una ventina di chilometri, con camion e auto che si sfiorano pericolosamente. Si potrebbe viaggiare a 150 all’ora. La tentazione del sorpasso è fortissima, non sempre la segnaletica orizzontale chiara. Uno dei rischi della Romea è costituito dagli scontri frontali. Da Mestre a Codevigo gli autovelox segnalati sono tre. «Ci vuole il limite dei 70 all’ora» dice Annunzio Bellan, sindaco del Comune padovano.

Guardrail continuo. Il canale che costeggia la Romea a sud di Mira ha costretto l’Anas a installare un guardrail piuttosto alto, per impedire che un’uscita di strada si tramuti in un tuffo mortale nell’acqua. La strada è abbastanza stretta. Non ha corsie nè piazzole di sosta. Non consente inversioni. Se accade un incidente non ci sono vie di fuga, si rimbalza sulla carreggiata, come birilli impazziti.

Innesti killer. «I problemi in Comune di Mira? Soprattutto le strade che si innestano sulla Romea: via Giare, Pansac, via Bastiette, zona commerciale a Gambarare…». Per Mauro Rizzi, comandante dei vigili urbani di Mira-Oriago, la Romea è un incubo. Ogni strada minore è un pericolo, anche perchè solo in qualche caso ci sono bretelline di scorrimento. Di rotonde neanche parlarne. Un unico semaforo si trova poco prima della rotonda della Pansac, alle porte di Mestre.
Autobus come paracarri. Non c’è una piazzola per autobus, almeno nella parte veneziana della Romea. Lungo il ciglio molte pensiline per i passeggeri, ma il mezzo pubblico si deve fermare in mezzo alla carreggiata. E così fa da tappo al traffico, proprio agli incroci con le strade d’accesso più frequentate. E toglie visibilità agli automobilisti. Guardare per credere lo stato dei crocevia a Mira, Camponogara, Rosara. Sull’asfalto, l’area di fermata dei bus non è neppure segnata.
Pedoni senza zebre. Non c’è un punto nella Romea dove un pedone possa attraversare sulle strisce. Ne sa qualcosa l’anziana che il 17 ottobre vi si è avventurata dopo aver visto sull’altro lato della strada un nipote appena sceso dal bus. È stata travolta da un camion.

Una sola carreggiata. La Stradale di Padova, competente su uno dei tratti più incidentati, non si fa molte illusioni. Per evitare frontali e salti di corsia ci vorrebbe un guardrail nel mezzo. Ma la carreggiata è troppo stretta, non lo consente. Impossibile allargarla, anche perchè attraversa aree di pregio naturalistico, ai limiti della Laguna di Venezia.
Uomo ad alta densità. Da Mira a Chioggia lungo la Romea le case sono poche. Ma più a sud comincia una sequela di paesini, fino al Polesine. Nel primo tratto sono soprattutto la zona industriale e commerciale di Mira a creare innesti di auto e camion. Nel secondo la velocità si riduce perchè la Romea attraversa i centri abitati, ma proprio per questo i pericoli aumentano.

Quante croci. La cronaca degli ultimi due mesi è di disarmante e spesso tragica esemplificazione. Il 17 ottobre pedone travolto a Conche. Il 9 ottobre frontale con tre feriti a Lova. Il 4 ottobre auto fuori strada a Brondolo. Il 3 ottobre donna in bici falciata da un camion a Malcontenta. Il 27 settembre un’auto tampona un mezzo dei rifiuti. Il 20 settembre auto fuori strada a Rosara. In agosto scontro fra Tir, 15 chilometri di code e Chioggia isolata. Pochi giorni prima un frontale quando un’auto sorpassa un mezzo della nettezza urbana che occupa la carreggiata. Nel 2012 (dato più aggiornato) gli incidenti sono stati 95 in Veneto e 51 nel tratto emiliano, i “mortali” 9 con 11 decessi, i feriti 257. Gli incidenti per chilometro: 1.34 in Veneto, 0.91 in Emilia. Il tasso di mortalità 63.16 e 98.04. L’indice di gravità 33.33 in Veneto e 56.82 in Emilia. Questa è la Romea killer.

Giuseppe Pietrobelli

 

MIRA «Emerge dagli atti che il “progetto Contorta” è nato per sostanziare l’indifendibile: ovvero che l’escavo di un nuovo enorme canale dentro la laguna, grazie al quale consentire l’accesso di navi sempre più grandi, passi come una benefica carezza sopra le già martoriate acque della preziosissima e fragilissima Venezia e della sua laguna”. A prendere posizione è il capogruppo del Movimento 5 Stelle a Mira, Mauro Berti. Tante le osservazioni inviate al Ministero competente proprio dai grillini miresi. «Contro il canale Contorta», spiega Berti, «abbiamo raccolto 1.200 firme a Roma nelle giornate di “Italia 5 Stelle” e un lavoro di squadra partito allora in pochi giorni ha prodotto una partecipazione mai vista per una questione che non riguarda solo Venezia, ma tutti gli italiani. Mira 5 Stelle è stata l’unica a opporsi allo scavo del Contorta in agosto al “Comitatone”, e non vanno dimenticati tutti i comitati ed i gruppi (uno su tutti il Gruppo 25 Aprile) che da agosto si stanno spendendo per promuovere petizioni, informazione, atti legali, partecipazione dei cittadini. «Chiediamo al Governo», conclude Berti, «di valutare le dimissioni per il presidente dell’Autorità Portuale di Venezia Paolo Costa che ha promosso e sostenuto questo progetto senza alcuna competenza in termini di legge». I grillini di Mira sono pronti a far sentire le loro ragioni anche con manifestazioni.

(a.ab.)

 

Gazzettino – Discarica abusiva a Gambarare

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20

ott

2014

MIRA – Intervento in via Argine sinistro, i Rangers sporgono denuncia

MIRA – Nuova discarica abusiva lungo via Argine sinistro a Gambarare di Mira scoperta dai Rangers che hanno presentato denuncia in Procura. La pattuglia di agenti del Nucleo operativo ittico/ambientale dei Rangers d’Italia hanno rinvenuto una discarica di materiale edile proveniente da lavori di restauro di qualche abitazione. Tra il materiale abbandonato (miscugli di cemento, mattoni, piastrelle, ceramiche e calce) spicca per la maggiore una grossa quantità di cartone catramato utilizzato per la maggiore in coperture per tetti, materiale bituminoso riconosciuto pericoloso per la propria composizione contenente petroli. Il tutto abbandonato al suolo, la discarica interessa un area non inferiore ai 20 metri quadrati, ai lati di una stradina adiacente il canale. Sul ritrovamento i Rangers hanno presentato una denuncia per individuare i responsabili. Per contrastare l’abbandono di rifiuti anche nocivi i Ranger hanno predisposto anche degli appostamenti notturni in prossimità della Laguna è lungo gli argini dell’idrovia vicino alla Romea sempre a Mira.

(l.gia.)

 

La pista ciclabile dei santi

Partirebbe da Fusina e arriverebbe a Padova attraverso un percorso attrezzato

PROGETTO – Una pista ciclabile di circa 16 chilometri da Fusina a Padova: lunedì si presenta il progetto

La splendida via d’acqua lungo il naviglio da Venezia a Padova costeggiata da un altrettanto suggestiva pista ciclabile. È il progetto di due architetti Francesco Volpato e Alessandro Meggiato, con una lunga esperienza anche come amministratori locali, che verrà presentato domani lunedì alle 20.30 nell’auditorium della biblioteca comunale di Oriago e che ha già ottenuto il patrocinio della Fiab la Federazione Italiana Amici della bicicletta. Un lungo percorso che partirebbe da Fusina, attraverserebbe il Malcanton, passerebbe dietro villa La Malcontenta e poi verso Oriago, Mira Porte, Dolo, Fiesso d’Artico, Stra e fino a Padova. «L’idea che abbiamo chiamato »Da San Marco a San Antonio in bicicletta e a piedi” «Da San Marco a San Antonio in bicicletta e a piedi» c’è da sempre – spiega l’architetto Volpato – e di fatto la pista coinciderebbe in gran parte con quella che in Riviera i residenti chiamano «la bassa» ovvero il percorso lungo il Naviglio dalla parte opposta alla Regionale. L’ipotesi progettuale prevede la sistemazione di alcuni nodi pericolosi o di difficile percorribilità”. Il progetto che potrebbe soddisfare i tanti turisti, sempre più in aumento secondo le agenzie di viaggio, che chiedono percorsi ciclabili dedicati per visitare non solo la città di Venezia ma anche il territorio lagunare e la Riviera ma soprattutto molti residenti della zona che chiedono una viabilità più sicura per chi sceglie la bicicletta come mezzo di trasporto. Un progetto che rischia però di rimanere un sogno se le amministrazioni locali non avranno il coraggio di sostenere, anche economicamente magari attraverso specifici bandi europei, una proposta che potrebbe rivelarsi un valore aggiunto importante per la Riviera. «Abbiamo fatto una stima di massima – spiega l’architetto Volpato – ipotizzando per la realizzazione dell’opera un impegno economico di circa 300 Mila euro iniziali per i primi 15 chilometri fino ad una spesa più importante, circa un milione, se poi si vuole realizzare una pista ciclabile con servizi all’avanguardia. Non tanto se si pensa a quanta valenza ambientale e turistica potrebbe avere una pista ciclabile di almeno una ventina di chilometri lungo il Naviglio». Insomma il progetto c’è, un preventivo di spesa anche, basterebbe che dalle parole si passasse ai fatti attraverso lo sforzo delle amministrazioni locali.

 

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