Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT12C0501812101000017280280 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

GAZZETTINO – S.M. DI SALA Maggioranza e opposizione unite.

Polemica in consiglio comunale per l’approvazione del regolamento sull’applicazione della nuova tariffa sui rifiuti.

Il regolamento prevede infatti che vi sia un numero massimo di conferimenti, nei cassonetti, che ogni utente dovrà rispettare pena delle sanzioni.

Il regolamento che ha visto l’approvazione con 12 voti favorevoli e 5 astenuti, non ha mancato di suscitare polemiche tra le minoranze e con la stessa Veritas, in quanto come spiega il sindaco Nicola Fragomeni «c’è un adeguamento del 4,79% da parte di Veritas sull’indice Istat che verrà approvato con il prossimo piano finanziario e questo presuppone un aumento delle tariffe». Un adeguamento che ha fatto muovere Fragomeni, il quale ha provveduto ad inviare una lettera a tutti i sindaci della provincia di Venezia chiedendo se anche a loro fosse giunta questa notizia ma «per ora – dice Fragomeni – gli unici ad aver risposto sono Fiesso, Mira e Campolongo»

Il sindaco che intende andare fino in fondo reclama: «Ci recheremo da Veritas, perchè non può esistere un adeguamento di questo genere».

Critiche mosse anche dall’opposizione…«A Veritas bisognerebbe fare un discorsetto dice – il capogruppo Giuseppe Rodighiero (Civica Insieme), si continuano a responsabilizzare i cittadini che differenziano i rifiuti sempre più ma le bollette continuano a salire».

Santa Maria di Sala che vanta di essere riuscita a raggiungere degli ottimi risultati in tema di raccolta differenziata, adotta il sistema a calotta, sistema giudicato efficace in quanto «ha risolto il problema dei rifiuti fuori porta – dice Primo Bertoldo (Lista Salese) – se ora andiamo a stravolgere la situazione con questo nuovo regolamento, rischiamo di creare un sistema che non funziona e potrebbe far si che qualcuno si sbarazzi dei rifiuti in altro modo».

Problema infatti presente nel comune, dopo che alcuni pendolari dei rifiuti, provenienti soprattutto dalle frazioni dei paesi in provincia di Padova, erano stati beccati a gettare le loro immondizie nel territorio salese, e che ora vede il rischio che siano i salesi a gettare i loro rifiuti altrove.

«Chiederemo comunque ai cittadini quale sistema preferiscono – dice il vicesindaco Alessandro Arpi – con una sorta di referendum che spediremo nelle case assieme al notiziario comunale».

Serenella Bettin

 

Logo

Comunicato stampa Comitato Opzione Zero 

Autostrada Orte-Mestre: il fronte del SI comincia a sgretolarsi.

A pochi giorni dalla dura presa di posizione del Comune di Mira e della Conferenza dei Sindaci della Rivera, il voto del consiglio Comunale di Dolo contro la Orte-Mestre segna in modo inequivocabile una netta inversione di tendenza: di fronte all’evidenza dei fatti, gli argomenti e le ragioni di chi continua a sostenerla non reggono più, diventando pura retorica.

Da dieci anni, i comitati analizzano dati ufficiali e incontrovertibili ponendoli all’attenzione delle istituzioni locali che, finalmente, si sono decise a prenderne atto: l’opera, oltre che anacronistica, risulta del tutto insostenibile e distruttiva da qualsiasi punto di vista.

E non è un caso che, a livello istituzionale, siano proprio i Comuni ad alzare per primi la voce. Sono infatti le amministrazioni e le popolazioni locali i soli a pagare gli effetti devastanti delle cosiddette “grandi opere” come la Orte-Mestre, sia in termini ambientali sia in termini economici. Anche per i Sindaci più possibilisti ormai è chiaro che le solite promesse di Governo e Regione sulle opere di compensazione sono solo specchietti per le allodole: la storia del Passante sta lì a dimostrarlo.

Rebecca Rovoletto e Lisa Causin, portavoce del Comitato, esprimono grande soddisfazione per questo importante risultato che rafforza e dà speranza a chi è da sempre impegnato in questa difficile battaglia; e sottolineano due aspetti particolarmente significativi: in primo luogo, il fatto che siano proprio Mira e Dolo, i due Comuni nel cui territorio dovrebbe trovare spazio la “testa” dell’autostrada, a muoversi contro corrente.

In secondo luogo, la portata di questa presa di posizione che supera finalmente la discussione artificiosa e fuorviante, tipicamente NIMBY, su dove dovrebbe passare il tracciato.

Secondo Mattia Donadel, presidente di Opzione Zero, “bisogna crederci fino in fondo”: l’approvazione del progetto preliminare della Orte-Mestre non è per nulla irreversibile, si tratta di una decisione politica e come tale può essere messa in discussione in ogni momento.

Ora, per Opzione Zero e per tutto il variegato arcipelago di organizzazioni che costituisce la Rete Nazionale Stop Orte-Mestre, diventa decisivo premere il più possibile sugli altri Comuni e sulle forze politiche affinché trovino il coraggio di cambiare posizione e di chiedere che finalmente si affronti in modo prioritario il tema della messa in sicurezza immediata della SS 309 e del trasporto pubblico locale.

 

Nuova Venezia – Mira “Bisogna completare l’idrovia”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

30

mar

2014

Nessun dubbio degli esperti al convegno “La memoria dei fiumi”

MIRA. Il completamento dell’Idrovia Padova – Venezia è elemento di stabilizzazione e messa in sicurezza idraulica del territorio veneziano e padovano.

Queste le conclusioni a cui è giunto ieri mattina il convegno “La memoria dei fiumi” organizzato dall’assessorato all’urbanistica del Comune di Mira.

«Il ripetersi sempre più frequente di situazioni di criticità idrogeologica in conseguenza di perturbazioni atmosferiche anche di breve durata, impone l’urgenza», hanno sottolineato gli organizzatori, «di conoscere e approfondire la trasformazione urbanistica del territorio e i cambiamenti climatici in corso, per individuare le soluzioni più efficaci per impedire danni da allagamento che colpiscono pesantemente i cittadini e le attività economiche».

È stata così fatta una mappa storica delle criticità e dei fenomeni di allagamento dal 1882 in poi e sottolineate le emergenze attuali. Dopo l’apertura dei lavori da parte dell’assessore Luciano Claut, ha parlato Francesco Rech, dirigente tecnico del servizio meteorologico di Arpav. C’erano anche i tecnici competenti dei bacini di bonifica e docenti dell’ Iuav. Dopo ogni intervento si è dato spazio alle domande del pubblico. «C’è la certezza», ha detto Claut, «che serve un’azione programmata e coordinata per dare risposte di sviluppo in sicurezza ad un ambito territoriale come il nostro di grande fragilità idrogeologica».

Il comitato Brenta Sicura che punta alla realizzazione dell’idrovia ha apprezzato le considerazioni emerse dal convegno.

(a.ab.)

link articolo

 

Nuova Venezia – Esposto per la stazione di Marano

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

mar

2014

Federconsumatori chiede conto a Trenitalia e Regione dello stato di abbandono

MARANO – Alfeo Babato referente di Federconsumatori della Riviera e Miranese scrive all’amministratore delegato di Ferrovie Italiane, Mario Moretti, e al presidente della giunta regionale, Luca Zaia, chiedendo il rilancio in chiave commerciale della stazione di Marano. Babato invierà inoltre un esposto in Procura di Venezia denunciando all’autorità giudiziaria la situazione di totale degrado in cui versa ora la stazione di cui si servono migliaia di pendolari.

«A Marano», spiega Babato, «c’è da oltre un secolo la stazione di Mira-Mirano, fino agli anni 70 fattore di sviluppo economico per tutto il territorio. Lo stabilimento chimico Marchi è sorto qui proprio per la presenza della stazione ferroviaria, così come l’ex stabilimento tessile Battaggia. Ora la stazione ha perso la sua funzione diventando un luogo avulso dal contesto sociale, in preda ai vandali e ai ladri con obliteratrici e biglietterie automatiche perennemente rotte. Per evitare ciò, assieme ad altri cittadini di Marano ho cercato di coinvolgere le Ferrovie dello Stato in un percorso di valorizzazione dell’immobile a fini commerciali con continue sollecitazioni fin dal 1999. Ad ora non c’è stata alcuna risposta ».

Babato non si ferma: «Anche se sono trascorsi quattordici anni rimango dell’opinione che la stazione ferroviaria di Mira-Mirano abbia le potenzialità per essere utilizzata a fini commerciali (basta solo pensare ad un servizio di noleggio e stazione di ricarica per e-bici verso Venezia, ecc) reinserendola nel contesto urbano del paese. Non posso immaginare che Ferrovie dello Stato continui a manifestare disinteresse alla valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare».

Babato poi annuncia un esposto- denuncia: «Intanto però in attesa della risposta di Regione e Ferrovie spedirò un esposto denuncia alla Procura fornendo documentazione fotografica e scritta delle condizioni di degrado in cui versa la stazione ».

(a.ab.)

 

DOLO – Oggi alle 17.30 nella sala consiliare del municipio è stato convocato il consiglio comunale di Dolo. Tra i punti in discussione l’approvazione di un ordine del giorno contro la realizzazione della Romea Commerciale.

Il documento, presentato dai capigruppo d’opposizione Alberto Polo (Dolo Cuore della Riviera) e Giorgio Gei (Ponte del Dolo), chiede il ritiro del progetto preliminare della Orte – Mestre conosciuta come “Romea commerciale” e di attivarsi subito per la messa in sicurezza dell’attuale strada statale Romea.

La posizione di partenza è quella espressa dalla Conferenza dei sindaci della Riviera e dal Comune di Mira.

Inoltre si chiederà che vengano organizzate e promosse riunioni con Comuni, associazioni di categoria, sindacati e comitati ambientalisti coinvolti dal progetto della Romea commerciale per individuare alternative più sostenibili, economiche ed efficaci alla nuova autostrada. Tra le alternative si punta al potenziamento del trasporto marittimo e ferroviario e sulla deviazione del traffico pesante dall’attuale strada Romea verso l’autostrada A13 Padova – Bologna.

(g.pir.)

link articolo

 

DOLO «Non ci sarà alcuno smembramento dell’Asl 13 e nemmeno saranno chiusi gli ospedali di Dolo e Mirano. Nè Dolo sarà trasformato in una lungodegenza. Invito i colleghi sindaci, prevalentemente quelli del Pd, della Riviera del Brenta, a non fare campagna elettorale ».

Il presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asl 13 Fabio Livieri anticipa che i piani di attuazione delle schede ospedaliere dell’Asl 13 saranno illustrati mercoledì 2 aprile alla riunione della Conferenza dei sindaci in programma a Mira. Le accuse arrivate in questi giorni al direttore generale sono chiare. Per il collega Giampietro Menin, sindaco di Camponogara, le azioni che si stanno avviando porteranno «alla chiusura di reparti, lo spostamento di altri come pacchi postali, prefigurando il declassamento dell’ospedale di Dolo senza un’alternativa per i cittadini di quest’area che già adesso per le cure sanitarie sono costretti a peregrinare tra gli ospedali di Padova e Mestre».

Sempre per i sindaci della Riviera il direttore generale punta a trasformare l’ospedale di Mirano in ospedale di rete per il bacino dell’attuale Asl 13, ma questo a loro parere sarà messo in discussione quando tutto graviterà intorno a Mestre.

«Non è previsto alcun declassamento » spiega Fabio Livieri «Anzi gli ospedali saranno ammodernati e sarà potenziata la medicina territoriale. Ho verificato personalmente il contenuto delle schede ospedaliere riferite all’Asl 13 e non c’è alcun disegno regionale a farla scomparire. Sembra invece che tutte queste paure infondate arrivino solo da una parte politica, il Pd. Per questo lo stesso direttore Gino Gumirato spiegherà le schede nella prossima assemblea dei sindaci a Mira».

(a.ab.)

link articolo

 

I sindaci a difesa della struttura sanitaria di Dolo: «Faremo la fine di Noale»

Secca replica del direttore Gumirato: «Aumenteranno pazienti e posti letto»

CAMPONOGARA «Le decisioni del direttore generale dell’Asl 13, Gino Gumirato, stanno colpendo la cittadinanza della Riviera del Brenta. Trasformando Dolo in un ospedale medico e Mirano in polo chirurgico, per il plesso rivierasco il destino è quello capitato all’ospedale di Noale: diventare una grande lungodegenza. Dov’è il potenziamento della medicina territoriale?».

A lanciare l’allarme dopo l’illustrazione dei piani di attuazione delle schede ospedaliere, sono il presidente dei sindaci della Riviera del Brenta, Giampietro Menin e il sindaco di Campolongo, Alessandro Campalto.

«Le azioni che si stanno avviando », spiegano Campalto e Menin, «prevedono la chiusura di reparti, lo spostamento di altri come pacchi postali, prefigurando il declassamento dell’ospedale di Dolo senza un’alternativa per i cittadini di quest’area che già adesso per le cure sanitarie sono costretti a peregrinare tra gli ospedali di Padova e Mestre. Il direttore generale punta a trasformare l’ospedale di Mirano in ospedale di rete per il bacino dell’attuale Asl 13, ma questo sarà messo in discussione quando gioco forza tutto graviterà intorno a Mestre. Peggio ancora sarà per l’area della Riviera sud ».

Una risposta arriva dal direttore dell’Asl 13, Gino Gumirato: «La riorganizzazione dei due ospedali di Dolo e Mirano prevista dalle schede ospedaliere regionali, non è precursore di alcuna chiusura, ma a vantaggio di un servizio di qualità ed efficienza. Non verranno tagliati servizi, né posti letto, anzi, a Dolo aumenteranno. Il fatto che Dolo diventerà un ospedale prevalentemente medico-internistico porterà ad un aumento dei pazienti. Pronto Soccorso, Radiologia, Laboratorio analisi, Chirurgia di giorno, Anatomia e il Poliambulatorio non verranno toccati. Dove è questo presunto impoverimento? La Riviera del Brenta non perde alcun servizio sanitario, le professionalità e l’indotto sono garantite”.

Infineda Mira il capogruppo del Partito Democratico, Francesco Sacco, propone una soluzione per mantenere il distretto sanitario a Mira: «Il Comune di Dolo rende disponibili gli spazi dell’ex tribunale. Potrebbero essere utilizzati per ospitare gli uffici tecnici o altri uffici dell’attuale Asl. In questo modo il distretto sanitario resterebbe a Mira. E poi anziché trasferire la parte amministrativa a Noale, proponiamo che venga trasferita a Dolo».

Alessandro Abbadir

link articolo

 

 

A Campolongo il progetto del Comuneper battere l’emergenza abitativa

Tra quelli sequestrati anche la villa bunker di Maniero.«Ma ora Renzi ci aiuti»

CAMPOLONGO   «Trasformerò le ville della mafia del Brenta in case popolari per dare risposta all’emergenza abitativa che è esplosa con la crisi economica nel nostro comune ». A dirlo è il sindaco di Campolongo, Alessandro Campalto, che chiede al governo di Matteo Renzi di finanziare l’edificazione sui terreni sottratti ai mafiosi. Terreni da cui, secondo il sindaco, si potrebbero realizzare altri 8 appartamenti.

Ma il patrimonio sottratto alla mafia veneta da quasi una ventina d’anni è impressionante. Solo a Campolongo: due ville – bunker dei boss Felice Maniero (con tanto di piscina e di rubinetteria in oro) e Fausto Donà e quattro appartamenti dello stesso Donà in via Fermi. Le due ville sono dotate di parco di oltre 4000 mila metri quadri ciascuna e sono diventate nel corso degli anni sede dell’associazione Affari Puliti e un centro diurno per disabili psichici. Valore sul mercato: oltre 2,5 milioni di euro. Ci sono poi 4 appartamenti dell’ex boss Giuliano Ferrato e altri terreni con estensione complessiva di 3000 metri quadri.

«Con questi beni», dice il sindaco, «se potessimo edificare o avere contributi per farlo, potremo dare risposta in caso di emergenza abitativa ad almeno una ventina di famiglie. Potremo ristrutturare le ville e riorganizzarle come porzioni abitative. Per edificare in un terreno da 2000 metri quadrati altri otto appartamenti ho già presentato un progetto che aspetta solo di essere finanziato. Certo con questi vincoli di bilancio che abbiamo facciamo fatica a dare risposte a problemi urgenti come quelli scatenati dalla crisi. Renzi ci aiuti. È sbagliato vendere i beni tolti alla mafia visto che possono essere utilissimi proprio per dare risposte alle esigenze della gente ».

Intanto proprio sulla destinazione dei beni sottratti alla mafia è possibile firmare da ieri in Municipio a Mira per la proposta di legge d’iniziativa popolare promossa da Italia dei Valori. «La proposta», spiegano i promotori, «punta al migliore e più veloce utilizzo dei beni confiscati alla mafia, un valore ingente che andrebbe a beneficio delle casse dello stato e della stessa lotta alla criminalità».

Le firme a Mira si raccolgono fino al 24 aprile all’Ufficio Urp , il lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 8.30 alle 13 e martedì e giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 17.30. E poi agli Uffici Demografici (piazza S. Nicolò), lunedì, martedì e venerdì: 9-12; giovedì: 9-13 e 15-17; e infine nei sabati pari: 9-12.

Alessandro Abbadir

link articolo

 

DOLO-MIRA-STRA-CAMPONOGARA

DOLO – I gruppi di opposizione della Riviera fanno fronte comune sul tema dell’ospedale e intervengono con una nota congiunta firmata da “Il Ponte di Dolo”, da “Sinistra per Camponogara”, da “Mira Fuori del Comune” e da “Strada Comune di Stra”: «All’ospedale di Dolo le istituzioni locali non pensano più – lamentano – I partiti più grossi di maggioranza e minoranza non si muovono. La gente sembra disillusa. Non vogliamo pensare che le ragioni della salvaguardia e del rilancio del nostro ospedale siano futili. Sono solide come macigni! Ha una storia illustre, è baricentrico, occupa locali di sua proprietà, potenzialmente è in grado di organizzare in modo razionale strutture e servizi che lo qualifichino come ospedale per acuti, e in tal senso lo percepisce la gente della Riviera, perché è l’ospedale della Riviera».

Segue un appello: «Sindaci dei comuni interessati, partiti di maggioranza e minoranza che già vi siete espressi in difesa dell’ospedale di Dolo, siate chiari. Uscite dal torpore, battete i pugni, sollecitate una revisione delle schede ospedaliere».

I gruppi individuano le priorità: «Intanto chiedete con urgenza, per Dolo, i soldi promessi e necessari per la ristrutturazione del Pronto Soccorso; pretendete il mantenimento o il ritorno dei reparti che caratterizzino il polo chirurgico»

(L.Per.)

 

CAMPONOGARA – Il Pd: «Evitare di smantellare i servizi sanitari della Riviera»

CAMPONOGARA – «Serve una mobilitazione generale per chiedere alla Regione di analizzare i piani aziendali con lo scopo di scongiurare lo smantellamento dei servizi sanitari in Riviera».

Gabriele Scaramuzza, responsabile welfare del Partito Democratico provinciale Venezia è intervenuto martedì sera in sala consiliare a Camponogara ad un incontro organizzato dal Pd sul tema della sanità in Riviera. «Su questo argomento è stato assordante il silenzio serbato dal presidente della conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta», ha chiosato Scaramuzza. Assieme a lui anche il sindaco di Camponogara, Giampietro Menin e il consigliere regionale Bruno Pigozzo. Secondo Menin è indegno che il pronto soccorso di Dolo sia ancora ospitato all’interno di una struttura prefabbricata. Per Pigozzo i 1500 euro pro capite, come budget previsto per la nostra Ulss, ha portato ad una progressiva riduzione di spesa e ad altrettante sofferenze di gestione come ad esempio nelle forniture, nelle liste d’attesa o negli investimenti come, appunto, il pronto soccorso. Inoltre verrebbero tagliati che i fondi per la non autosufficienza e per le rette delle case di riposo.

«Chiediamo all’assessore alla sanità veneta e ai servizi sociali di far pesare le criticità così da rivedere i tagli dei costi», ha detto Pigozzo. Tra il personale della Ulss, del resto, aleggerebbe un sentimento di smarrimento e di timore per un futuro di cui non si intravede un destino. Tra il pubblico è intervenuto anche l’ex consigliere regionale Renato Morandina secondo cui si sta andando verso uno smantellamento dell’Ulss13.

Emanuele Compagno

 

DOLO – Delegazione della Lega a Palazzo Balbi: «Perdere i fondi sarebbe grave»

«Ospedale, i soldi ci sono»

L’assessore regionale: «Stanziati 5 milioni per il Pronto soccorso, manca il progetto dell’Asl 13»

«I soldi per i lavori di sistemazione e adeguamento del pronto soccorso, cinque milioni di euro, sono già stanziati ed accantonati dal 2012 ma non possono essere erogati perché l’Asl 13 non ha presentato il previsto progetto agli uffici competenti».

Questo è quanto l’assessore regionale Luca Coletto ha comunicato ieri al consigliere provinciale del Carroccio Michael Valerio, dopo aver fatto le opportune verifiche a seguito dell’incontro che c’è stato martedì mattina a Palazzo Balbi fra lo stesso assessore alla Sanità e la delegazione della Riviera del Brenta della Lega Nord che si occupa appunto di sanità.

Quella che interessa l’ospedale di Dolo è una situazione paradossale, che chiama in causa la dirigenza dell’Asl 13 anche perché le condizioni del pronto soccorso – attualmente si trova in una struttura provvisoria e l’ingresso è sotto un tendone – sono inadeguate ad ospitare un reparto ospedaliero di primo intervento.

«La preoccupazione – sostengono Ennio Zane, Michael Valerio e Giovanni Fattoretto – è che l’Asl non abbia volutamente presentato il progetto per dirottare i fondi per altre necessità. Di certo sono fondi che non possono rimanere “congelati” a lungo e perderli risulterebbe un grave danno per il futuro sanitario rivierasco».

Nel 2013 il Pronto Soccorso dolese, pur presentando caratteristiche strutturali di un “ospedale da campo”, ha soddisfatto più di 42mila accessi di cui oltre 6.000 ricoveri con un servizio di osservazione breve intensiva, cure a più di 7.000 pazienti e un Suem che ha registrato ben 1.300 uscite in codice rosso oltre ai vari trasferimenti ospedalieri interni.

«Numeri che sottolineano l’assoluta necessità di questo servizio – rimarcano i leghisti – il quale in alcun modo non può scaricare tale mole di lavoro su altre strutture limitrofe, né altre strutture limitrofe sarebbero in grado di assorbire tale surplus di prestazioni. Da qui la necessità reale di interventi strutturali reali ed urgenti».

Intanto, per oggi pomeriggio il direttore Gumirato ha convocato i primari di tutti i reparti per illustrare loro l’atto aziendale, documento che, approvato in Regione, dovrebbe chiarire il destino dell’ospedale dolese.

 

Gazzettino – Venezia. Grandi navi e laguna

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

mar

2014

LA SCADENZA – Oggi la Capitaneria trasmetterà a Roma tutti gli elaborati

LE DUE IPOTESI – Dapprima (A) il pontile galleggiante potrebbe essere autonomo, poi (B) collegato all’isola del Mose

LE ALTERNATIVE – Definiti i progetti da mandare al ministero: ecco quali sono

Mira: «Crociere alle dighe del Mose»

In “zona Cesarini” la proposta del Comune rivierasco: «Pontile galleggiante di 600 metri»

Sul filo di lana, nell’ultimo giorno utile, è stato presentato ieri alla Capitaneria di porto l’ennesimo progetto alternativo (o «ipotesi progettuale», secondo la definizione dell’ammiraglio Tiberio Piattelli della Capitaneria di Porto) al transito delle grandi navi in Bacino San Marco. La documentazione, insieme a tutti gli altri elaborati pervenuti, sarà trasmessa a Roma. L’obiettivo richiesto dall’ordine del giorno approvato dal Senato è quello di avviare l’istruttoria per l’esame dei progetti e la Valutazione di Impatto ambientale (Via) e strategica (Vas) entro 90 giorni.

E in “zona Cesarini” è sceso ufficialmente in campo il Comune di Mira, con un prodotto dell’assessorato all’Urbanistica retto dal 5Stelle Luciano Claut in via di ulteriore perfezionamento che annovera nomi altisonanti tra le collaborazioni, per la maggior parte volontarie.

L’ingegner Vincenzo Di Tella, ex Tecnomare, storico antagonista del Mose ed esperto nella progettazione di porti off shore, ha fornito il contributo per la parte ingegneristica, un pool di docenti Iuav tra cui Carlo Giacomini si è occupato della valutazione di impatto ambientale, l’aspetto economico legato alla diversa ubicazione della portualità è stato affrontato dal professor Giuseppe Tattara di Ca’ Foscari, che ha puntato sulla Marittima e su Tessera come “retroporti logistici”.

«Un progetto che rispetta tutti i requisiti richiesti dal Senato, come la reversibilità e la gradualità» spiega l’assessore Claut, soddisfatto del risultato finale. Nel senso che se un domani fossero disponibili altre tecnologie l’intera struttura potrebbe essere smontata completamente e riutilizzata altrove.

«Un gioiello di tecnologia marittima a costi contenuti e totalmente reversibile, rapidissima da realizzare che offre un messaggio di speranza nella caotica empasse in cui versa la querelle crocieristica veneziana sotto gli occhi di tutto il mondo» conclude Claut.

Di Tella ha ipotizzato un innovativo sistema di moduli galleggianti collegati da cerniere, fissati al fondo con semplici ancore di nuova generazione. Un pontile galleggiante di 600 metri che potrà funzionare autonomamemente e collegarsi in un secondo momento all’isola del Mose in modo da garantire la funzionalità portuale anche con il Mose chiuso.

Insomma, se fino a qualche mese fa pareva che l’unica soluzione fosse lo scavo del Canale Contorta – progetto già in dirittura d’arrivo poche settimane dopo la tragedia del Giglio e le successive polemiche – ora le ipotesi si sono moltiplicate.

Accanto all’idea “Mira”, infatti, pochi giorni fa è stata data notizia del raggiungimento dello “status” di progetto preliminare di quella che fino a poco prima era solo l’ipotesi progettuale di Cesare De Piccoli. L’ex viceministro è “gemellato” con un colosso della produzione dell’acciaio che crede nella possibilità di costruire un molo per le navi anche questo all’interno della bocca di porto del Lido.

C’è poi lo studio presentato dall’ex assessore all’Urbanistica del Comune di Venezia Roberto D’Agostino, che prevede una nuova stazione Marittima sul canale Brentelle e sul canale Industriale ovest a Marghera. Lavori da realizzare in tre fasi, con la realizzazione di due attracchi per grandi navi in tempi rapidi, altre tre entro tre anni. Il progetto prevede anche la realizzazione in quelle aree – in parte da bonificare – di 800 alloggi in social housing e di nuovi collegamenti con il Porto e la Marittima. D’Agostino punta anche al recupero della Marittima per il traffico degli yacht e delle nuove crociere su navi medio piccole. Anche se proprio nei giorni scorsi l’Eni ha ottenuto per altri 20 anni la concessione dell’area dell’ex raffineria.

C’è poi il progetto finanziato da Vtp e che porta il nome del sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti che prevede una nuova grande “tangenziale” tra la Giudecca e le isole di Sacca Sessola e San Clemente. Infine quello di un pensionato veneziano, Gino Gersich, che ha voluto mettere a disposizione la propria esperienza.

Raffaella Vittadello

 

AMBIENTALISTI «C’è il rischio che i ministri Lupi e Galletti siano già d’accordo»

Italia Nostra: «No alla legge Obiettivo»

«Ora dobbiamo dire no alla Legge Obiettivo. Perchè ci stiamo accorgendo sempre più che i due ministri, come lo hanno fatto capire bene nella loro nota congiunta, hanno già deciso, ma attendono il momento giusto per comunicarlo».

Lidia Fersuoch, presidente di Italia Nostra mette le mani avanti. E lancia la propria denuncia: «Leggo con grande preoccupazione quanto dicono i ministri – dice – e temiamo fortemente che a livello romano si siano già messi d’accordo. E invece ha fatto bene il Tar a mettere uno stop e a ritornare al decreto Clini-Passera che al suo centro la necessità di difendere l’intero habitat lagunare».

Lidia Fersuoch, pur riconoscendo e difendendo anche le posizioni più estremiste all’interno di Italia Nostra sottolinea come la battaglia debba essere ancora più efficace perchè ora siamo in assenza di veri e propri progetti sui quali discutere.

«La posizione del Comitato No Grandi Navi ci è sembrata ragionevole, ma prima di tutto, proprio partendo da questo decreto, occorre favorire un tavolo tecnico che tenga conto delle necessità e degli interessi di tutti: conservare l’occupazione; tutelare l’ambiente, garantire la sicurezza della salute e difendere l’occupazione. E per farlo occorre un tavolo tecnico per affrontare queste questioni. Tutte le “ipotesi di progetto” fin qui presentate non rispondono a questi criteri perchè vanno a distruggere un’ecosistema come quello lagunare. Fino non è stato fatto nulla, e si perso solo un sacco di tempo prezioso. Se lasciamo fare ai ministri, approfittando della Legge Obiettivo, allora vuol dire che si è deciso di scegliere senza voler capire».

 

Tuffo in canale della Giudecca, accuse in archivio

Non c’è prova che sapessero del divieto imposto dal questore per vietare, lo scorso 21 settembre, ogni manifestazione in acqua contro il passaggio delle grandi navi lungo il canale della Giudecca. È con questa motivazione che il giudice per le indagini preliminari Giuliana Galasso ha rigettato la richiesta di emissione di decreto penale di condanna chiesto dalla Procura nei confronti di 32 componenti del Comitato No grandi navi che in quel pomeriggio di inizio autunno si tuffarono in acqua per protesta. Il gip ha rilevato che l’ordine del questore – giustificato con motivi di sicurezza della navigazione – fu notificato appena due ore prima della manifestazione e vi è prova che lo abbia ricevuto soltanto Tommaso Cacciari. Di conseguenza ha restituito gli atti alla Procura, la quale ha già chiesto l’archiviazione per tutti. Con molte probabilità soltanto per Cacciari sarà chiesta l’emissione di un nuovo decreto penale di condanna che dovrebbe ammontare a poco meno di mille euro.

Per il tuffo del 21 settembre, oltre all’inchiesta penale, i manifestati No grandi navi sono stati anche multati in sede amministrativa – poco più di 100 euro ciascuno – per aver violato il regolamento che vieta di fare bagni nei canali cittadini.

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui