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Nuova Venezia – Romea Commerciale. Il Miranese si mobilita.

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19

set

2014

L’allarme del M5S di Spinea: «Non dobbiamo temere solo i volumi di traffico»

Tra le ipotesi di raccordo con l’A4 resta il casello di Crea. Domani il mega corteo.

SPINEA – Le paure di Spinea nei giorni della protesta contro la Orte-Mestre. «Città coinvolta, bene o male: attenti agli effetti negativi del nuovo traffico», tuona il Movimento 5 stelle, che porta in aula la questione: nel prossimo Consiglio comunale il gruppo capitanato da Massimo De Pieri presenterà una mozione relativa il progetto della nuova autostrada, chiedendo a tutti i consiglieri di esprimersi ed esortendo gli spinetensi a partecipare in massa alla giornata di protesta di domani assieme a tutti i Comuni della Riviera. «Anche il territorio del Miranese e di Spinea in particolare sarà interessato dagli effetti di quella che si preannuncia come la più grande opera infrastrutturale d’Italia», denuncia De Pieri, «il progetto, presentato da Anas e il cui promotore è una cordata di imprese e banche, prevede la realizzazione ex-novo di una autostrada a pagamento e a quattro corsie nel tratto Ravenna-Mestre. L’innesto al nodo viario della A4 però non è ancora stato deciso. Le due opzioni? Una prevede l’attraversamento della Riviera a Mira e Dolo e l’innesto a Roncoduro direttamente sul Passante, l’altra l’attraversamento della Riviera dopo Oriago, in comune di Mira e l’innesto sulla tangenziale di Mestre in località Villabona. Ma c’è una terza opzione prospettata, che prevede la deviazione dell’autostrada, lungo il confine dell’abitato di Oriago e a proseguire sul confine sud del comune di Spinea per innestarsi nel Passante all’altezza del casello di Crea. È stata respinta dalla Provincia, ma ciò nonostante, anche se l’opera non inciderà fisicamente sul territorio di Spinea, genererà effetti che interesseranno il territorio del Miranese, in particolare sotto l’aspetto ambientale». Secondo i grillini infatti, se si dovesse attuare l’opzione prevista dal primo tracciato, ciò comporterebbe lo spostamento sul Passante del traffico, specialmente quello pesante, che attualmente percorre la Romea da e per Trieste-Est Europa, utilizzando la A4. «Di conseguenza si riverserebbero sul territorio del Miranese e di Spinea in particolare, gli effetti dell’inquinamento atmosferico e acustico, andando ad aggravare ulteriormente una situazione già fortemente compromessa», spiega De Pieri. Nei mesi scorsi, di fronte all’ipotesi di un innesto a Spinea il sindaco Silvano Checchin era stato categorico: «Non se ne parla nemmeno».

Filippo De Gaspari

 

Opzione zero: Romea commerciale inutile e insostenibile dal punto di vista finanziario. La Cia: danno per il territorio

MIRA «La realizzazione della Orte Mestre è una assurdità. È un’opera che finanziariamente non si sostiene con i volumi di traffico previsti. Nel 2020 sono previsti 30 mila veicoli, nel 2033 ne sono previsti 45 mila. Una cifra ridicola di fronte a tutti gli altri volumi di traffico autostradale in Italia». L’hanno ribadito ieri Mattia Donadel, Rebecca Rovoletto e Lisa Causin per il comitato “Opzione Zero” che darà vita a due giorni di mobilitazione diffusa sabato e domenica prossimi contro la grande opera. Con loro ci saranno Legambiente Riviera, Cia, Emergency, Libera, Mira 2030, Comitato No Grandi Navi, Comitato Lasciateci Respirare Padova, Associazione per la Decrescita, Sel, Movimento 5 Stelle il Ponte del Dolo e Mira Fuori del Comune. Sulla strada a protestare ci saranno anche tanti sindaci del territorio. Iniziative analoghe sono previste a Cavarzere, Adria e Piove di Sacco e poi a Cesena, Ravenna, Perugia, Orte. «La Orte-Mestre non è pericolosa solo dal punto di vista ambientale» spiega Donadel «ma è anche un’opera che non sta in piedi da nessun punto di vista, tantomeno da quello economico–finanziario, come emerge dai dati. Per far quadrare i conti e ottenere il via libera dal Cipe, il ministro Lupi si è dovuto inventare stratagemmi di ogni genere: dalle defiscalizzazioni per 1,8 miliardi, al project financing, dai project bond alle ultra-semplificazioni amministrative. La stessa Corte dei Conti solo due mesi fa aveva bloccato l’iter di approvazione del progetto riscontrando la non applicabilità delle defiscalizzazioni per le opere dichiarate di pubblica utilità prima del 2013, come nel caso della Orte-Mestre. Ma con il decreto “Sblocca Italia” il Governo Renzi ha cancellato l’ostacolo opposto dalla Corte. Sarà possibile per Anas indire il bando per la progettazione definitiva e la concessione dell’opera. Non figura invece nemmeno un centesimo per la messa in sicurezza della Romea attuale né della E-45». Duro contro quest’opera anche Paolo Quaggio, presidente provinciale della Cia. «Abbiamo spedito una lettera al premier Renzi spiegando che questa nuova autostrada distruggerà il territorio» fa sapere. Il programma. Sabato ritrovo 9.30 sulla Romea a Mira al parcheggio del supermercato Lando, da qui trasferimento in bicicletta fino all’incrocio di Giare, uno dei punti più pericolosi della statale, dove si svolgerà un presidio di protesta e sensibilizzazione rallentando il traffico. Nel pomeriggio allo Squero di Dolo gazebo di vari comitati e associazioni, interventi, collegamenti con gli altri presidi e infine concerto del gruppo Osteria dei Pensieri alle 18.30.

Alessandro Abbadir

 

DOLO. La manifestazione contro la Romea commerciale e per la salvaguardia della Riviera sarà l’occasione anche per ribadire un’altra mobilitazione, quella per la tutela dell’ospedale di Dolo e delle dotazioni sanitarie dell’Asl 13 più in generale. Sabato pomeriggio infatti allo Squero di Dolo sarà presente un gazebo per la raccolta firme in difesa del nosocomio dolese. La petizione sarà replicata anche domenica a Camponogara in occasione della “Giornata della salute” promossa proprio dall’Asl 13. «Finora la petizione sta andando bene», spiega Emilio Zen, «Abbiamo raccolto moltissime firme anche domenica scorsa e molti cittadini rivieraschi stanno confermando ogni giorno di più che l’ospedale di Dolo è sentito come il loro ospedale e lo vogliono completo di strutture e servizi, rinnovato e valorizzato».

(g.pir.)

 

SPINEA – Spinea è la regina della raccolta differenziata di luglio: la città si pone in testa alla speciale classifica dei comuni ricicloni stilata da Veritas, con l’81,59% di rifiuto riciclato prodotto. Un risultato ottenuto anche grazie ai cassonetti a calotta, da aprire solo con la chiave personale, che da qualche mese sono collocati nel territorio comunale. In seconda posizione c’è San Donà (81,35%), poi Pianiga (79,34%). Nel Miranese si piazzano bene Martellago, con il 79,34% di differenziata, Scorzè con il 78,84% e Santa Maria di Sala con il 78,35%. Bene anche Noale con il 78%, mentre nella vicina Riviera il comprensorio formato da Camponogara, Campolongo Maggiore, Campagna Lupia, Fossò e Vigonovo si piazza subito dietro questi comuni con il 77,66%, dopo l’ottimo avvio del sistema integrato di raccolta. Segue dunque Mirano con il 76,74%. Tutti i comuni del Miranese, eccetto Salzano, che effettua però la raccolta porta a porta, compaiono dentro la top-ten e tutti ormai hanno superato stabilmente la fatidica soglia del 75% di riciclata imposta per legge. Un risultato più che soddisfacente per il comprensorio, in particolare per Spinea, che da mesi vanta una risalita costante verso le prime posizioni, grazie anche a un assiduo controllo degli ispettori e lo schieramento di volontari con il compito di indicare ai cittadini il corretto conferimento dei rifiuti. «C’è però bisogno di un ulteriore sforzo da parte di tutti per migliorare la qualità dei materiali raccolti, eliminando i rifiuti impropri dalle varie frazioni differenziate», spiegano da Veritas, «solo in questo modo sarà possibile rispettare l’ambiente, recuperare veramente i materiali separati e risparmiare sugli smaltimenti, evitando così di far crescere ogni anno la tassa sui rifiuti».

Filippo De Gaspari

 

DOLO – Gli ospedali di Dolo e Mirano hanno un nuovo direttore medico ospedaliero. La direzione aziendale dell’Asl 13 ha nominato il vicentino Livio Dalla Barba nuovo DMO dei due nosocomi, e dopo il superamento del concorso per ricoprire questo ruolo da parte dello stesso Dalla Barba. Classe ’58, vicentino di origine (Arzignano), Dalla Barba è in servizio all’Asl 13 dal 1 settembre. Laureatosi in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova nel 1987, Dalla Barba si specializza in Igiene e Medicina Preventiva all’inizio degli anni Novanta e ha poi completato gli studi con un Master biennale (sempre all’Università patavina) in Managment Sanitario, che completa nel 2000. Il nuovo direttore medico ospedaliero arriva dall’Ospedale S. Bortolo di Vicenza dove ha ricoperto il ruolo di dirigente medico fino al 2003 e poi, dal 2007 al 2013, e fino allo scorso settembre anche responsabile facente funzioni della direzione medica ospedaliera. «L’esperienza del dottor Dalla Barba – ha affermato il direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato – potrà essere di garanzia per una migliore sinergia e collaborazione tra i medici e professionisti di questa azienda sanitaria».

Luisa Giantin

 

 

GIUDICE DI PACE – Fascicoli bloccati da tempo nell’ufficio di Dolo

Sentenze e decreti, anche urgenti: tutto bloccato. La situazione dell’ufficio del Giudice di pace di Dolo è al tracollo. E non per volontà del giudice, che procede quotidianamente con il suo lavoro. E neppure degli impiegati, che continuano ad operare con le risorse disponibili. Ma tutto è bloccato perché manca un cancelliere che firmi gli atti in deposito.
L’ufficio del Giudice di pace, infatti, procede con la produzione di sentenze e decreti, taluni dei quali anche con carattere d’urgenza. Ma tutto rimane fermo perché gli atti una volta portati in cancelleria si bloccano. Manca infatti da tempo un cancelliere che possa apporre la sua firma su tali atti e renderli pertanto esecutivi. Morale della favola: empasse totale, non si muove nulla.
Pile di fascicoli restano così accatastate nell’ufficio cancelleria, in attesa dell’arrivo del funzionario. Nell’ufficio ci sono solamente addetti che non hanno il potere per apporre quella firma che farebbe diventare esecutiva la sentenza o il decreto.
La situazione, da quanto appreso, è già stata fatta presente agli uffici dirigenziali di Venezia. Ma tutto ancora tace. Il giudice continua con il suo lavoro e, nel frattempo, i faldoni vengono depositati in cancelleria in attesa della firma.
Sulla questione interviene anche l’avvocato Stefano Marrone: «È da trent’anni che opero e non mi sono mai trovato di fronte ad una situazione simile. È inaccettabile proseguire in questa maniera, solo per la mancanza di un funzionario».

 

Il maltempo di quest’estate ha compromesso la raccolta

Angeli: «Speriamo che questa settimana ci sia il sole»

STRA. «La Riviera e il Miranese devono unirsi per rafforzare l’identità e il peso politico e amministrativo tra Venezia e Padova». Lo ha sostenuto Antonio Draghi, architetto ed esperto del territorio, durante il convegno “Miniera Riviera” che si è svolto venerdì in Villa Pisani. Il dibattito, organizzato in occasione della Riviera Fiorita, ha affrontato la tematica del turismo e del rilancio del territorio. Oltre a Draghi sono intervenuti Andrea Cunico Jegary in rappresentanza di “Territori del Brenta” e Roberto Astuni, proprietario del Bike Hotel “Alla Corte” di Bassano. «Bisogna creare un coordinamento tra Riviera e Miranese che formano il bacino del Basso Brenta» ha proposto Draghi «e bisogna superare la divisione provinciale perché Saonara, Noventa, Vigonza e Cadoneghe fanno parte del bacino del Brenta». Draghi ha sollecitato i comuni di Riviera e Miranese a creare un unico ufficio di promozione turistica. «Serve una gestione urbanistica unitaria del territorio e un regolamento unitario della cartellonista stradale» ha ribadito. (g.pir.)DOLO Vendemmia da incubo per l’area della Riviera del Brenta e del Miranese con un crollo della produzione che sfiorerà il 35% nel comprensorio dei 17 comuni. A tracciare un quadro davvero pesante con qualche spiraglio di miglioramento sono Pierantonio Angeli, direttore delle Cantine Riunite della Riviera di Dolo, e Fabio Livieri, sindaco di Campagna Lupia e responsabile Coldiretti del Miranese. Le cantine che producono doc della Riviera sono, oltre a quella di Dolo, anche Campodarsego, Noale e Premaore di Camponogara. Complessivamente la produzione di vino nell’area si aggira sui sessantamila ettolitri, quando qualche decina di anni fa raggiungeva e superava i centomila. A produrre più vino è la zona sud della Riviera, l’area di Campolongo, Campagna Lupia, Camponogara e l’area sud di Mira. Di queste quantità (cioè sui 60 mila ettolitri) il 15% è doc il resto è Igp. «Il problema per il doc della Riviera e i restanti vini Igp», spiega Angeli, «è che è piovuto troppo. Già per il Pinot grigio, cioè una produzione precoce, abbiamo registrato un calo di quantitativo del 25%. Ma non è solo questo elemento a preoccupare. Il calo di produzione si somma al fatto che tutto il vino, a causa della pioggia e delle basse temperature, avrà un grado , un grado e mezzo di alcol in meno del normale. Questo implica che portarlo alla gradazione normale sarà necessario concentrare le uve e il mosto riducendo così di un altro 10% i volumi delle uve raccolte». Angeli però non dispera completamente. «Bisognerà capire», dice, «come va la prossima settimana. La vendemmia sarà tardiva. Se farà un po’ di caldo forse riusciremo a recuperare in gradazione. La cosa più importante però è che non piova ancora, comprometterebbe davvero tutto». I vini sono svariati in Riviera «Per il doc della Riviera», dice Angeli, «produciamo Pinot grigio, Prosecco, Cabernet, Merlot e Refosco. Si tratta di vini che riusciamo a commercializzare direttamente ai ristoranti di Venezia, della Riviera e Miranese senza passare dalla rete vendita commerciale». Anche Livieri spera nel recupero. «La cantina di Noale», dice, «che si sta riprendendo dopo anni di difficoltà potrebbe risentire nella produzione delle forti piogge. Sarebbe un peccato, la viticoltura e l’agricoltura in questo comprensorio in questi ultimi anni stanno dando segnali di ripresa».

Alessandro Abbadir

 

La rete dei canali non è più adeguata. I tecnici: «Resta l’allerta»

SANTA MARIA DI SALA – L’acqua si ritira dalle strade, ma il livello dei canali stenta a calare. Così anche ieri è stata una giornata di apprensione nel Miranese, in particolare tra Caltana, in comune di S. Maria di Sala e Campocroce di Mirano, epicentro di un evento meteorologico, quello di martedì notte, importante, ma non eccezionale. Il territorio resta in allerta, nonostante non piova da ore: «La situazione rimane critica perché la campagna non è più in grado di ricevere altra acqua e le precipitazioni finiscono in breve tempo per caricare la rete minore dei canali che poi fatica a defluire, vista la piena del Lusore», spiegavano ieri i tecnici del consorzio di bonifica. Un rallentamento nel deflusso che aggrava la situazione di stabilità dei terreni, impregnando argini e campi, con problemi di tenuta reali, come in via Cavin Caselle, dove alcuni pali della linea di media tensione hanno iniziato a inclinarsi pericolosamente a causa del terreno saturo e indebolito dall’acqua. Lento il deflusso, lente a calare anche le polemiche. Il Pd Salese, con il segretario Simone Foltran, chiede che fine abbiano fatto gli interventi previsti dal Piano delle acque approvato in Consiglio comunale ancora nel 2011. «Non si può continuare a sperare nella buona sorte e non sono sufficienti gli interventi di pulizia dei fossati», tuona Foltran, «a Caltana hanno tutto il diritto di vedere eseguiti i bacini di laminazione e gli interventi che il consorzio di bonifica aveva suggerito». L’assessore all’Unità di crisi Enrico Merlo replica: «L’evento è stato particolare: tutti si son chiesti perché questa volta il Muson sia rimasto basso e il Lusore sia salito così rapidamente: il temporale ha colpito in una zona ben precisa, siamo di fronte a episodi sempre più intensi, ma anche localizzati. Per quanto riguarda il bacino, il Comune ha dato da tempo tutti i nulla osta necessari, stiamo aspettando i lavori, che non dipendono da noi. Noi operiamo con il consorzio invece, per quello che possiamo fare, limitando, come in questo caso, i danni. Alla fine, seppur lentamente, il Lusore ha scaricato, altrimenti a quest’ora eravamo sotto del tutto e 82,3 millimetri di pioggia in tre ore non sono pochi». Anche a Mirano fioccano le polemiche: «Al di là degli eventi meteo particolari», afferma Rossano Rossi del Movimento difesa sociale, «il Comune deve chiarire con il consorzio chi deve fare cosa: si assuma la responsabilità chi deve provvedere alla manutenzione e pulizia dei fossati, continuamente ostruiti e invasi dall’erba alta». Piena sostenuta anche per il Marzenego, Draganziolo e Dese, tuttavia senza problemi di tracimazioni.

Filippo De Gaspari

 

Gazzettino – In Riviera gli artigiani delle false griffe

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12

set

2014

IL BLITZ – Due aziende gestite da veneziani producevano e rifornivano gli abusivi

La Guardia di finanza, da un sequestro di merce contraffatta in centro storico, è risalita ai due tomaifici che rifornivano il venditore abusivo. Due laboratori “fantasma” in Riviera del Brenta, mai dichiarati, con lavoratori in nero e gestiti da due italiani. I due opifici sono stati posti sotto sequestrato e i due titolari rivieraschi denunciati. All’interno venivano prodotte scarpe contraffatte di importanti brand come Gucci, Louis Vuitton, Chanel in tutto identiche alle originali. I laboratori, anche se erano sconosciuti al Fisco, avevano un importante giro d’affari e producevano solo su commissione.

 

SEQUESTRO – Opifici privi di sicurezza con lavoratori in nero e sconosciuti al Fisco

INDAGINI «Attività coordinate per sconfiggere la contraffazione»

GUARDIA DI FINANZA – Indagine avviata da un sequestro di merce a Venezia. Ricostruita l’intera filiera

Italiani i fornitori dei venditori abusivi

Scovati in Riviera due laboratori di scarpe contraffatte che rifornivano gli stranieri illegali

I venditori sono stranieri e abusivi, ma chi gli rifornisce la merce è italiano. Almeno in questo caso. I militari del I Gruppo della Guardia di finanza di Venezia hanno scoperto due laboratori “clandestini” italiani in tutto. Sono italiani i titolari, ma anche i dipendenti, tutte persone che gravitano nell’ambiente familiare. Due opifici abusivi scovati facendo un lavoro a ritroso e partendo proprio dalla merce sequestrata ad un ambulante irregolare in centro storico. Da qui è stato avviato un lavoro investigativo che ha ricostruito tutti gli anelli della catena che portano alla fonte, a chi quindi produceva quelle belle scarpe in tutto identiche alle originali, con la sola eccezione del prezzo. Con cinquanta euro al paio era possibile acquistare “ballerine” fotocopia di quelle prodotte da Gucci, Louis Vuitton e Chanel. Talmente uguali che c’è persino il sospetto che il pellame sia originale e che di contraffatto ci sia solo la produzione e i marchi. A realizzarle due opifici nella Riviera del Brenta che pur essendo gestiti da due titolari del posto non hanno nulla da invidiare a quelli cinesi. Quando i finanzieri guidati dal colonnello Gianluca De Benedictis, comandante del I Gruppo di Venezia delle Fiamme gialle, hanno fatto irruzione hanno trovato di tutto e di più. Montagne di pellame ovunque, scatole con scarpe già concluse, tomaie, cassette di scarti di lavorazione, fili volanti, ventilatori vicino ai macchinari, fornello per cucinare a contatto con mastici e pelle. Ignorate le più elementari normi per la sicurezza negli ambienti di lavoro. A lavorarci, rigorosamente in nero, alcuni famigliari dei due titolari, di cui uno completamente sconosciuto al Fisco. Eppure, secondo i calcoli della finanza, la capacità contributiva di entrambi è elevata. Un laboratorio riforniva il pellame e faceva una prima lavorazione e il secondo, invece, rifiniva le scarpe con tanto di suola con marchio “made in Italy” e il disegno di una barchetta che bene si addice al mercato del centro storico veneziano. Ora le indagini della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Venezia proseguono per stabilire l’entità dell’evasione fiscale, il danno erariale, la provenienza dei pellami, la rete di collegamento che portava quelle scarpe alla vendita al dettaglio. Tutte scarpe che venivano realizzate su commissione da mani esperte che potrebbero essere le stesse che lavorano, come contoterzisti, anche per il mercato regolare. E che poi arrotondavano realizzando scarpe di sottobanco per il giro illegale. Un danno di immagine grave per un territorio, come la Riviera del Brenta, che produce le scarpe originali di marchi prestigiosi come Prada e Louis Vuitton. Ora i due laboratori, i costosi macchinari in essi contenuti, un centinaio di scarpe già pronte per la vendita al dettaglio sono stati sequestrati, mentre i due titolari, due rivieraschi tra i 50 e i 60 anni, sono stati denunciati.

 

Ira dell’Acrib: «Gente che getta discredito sulla categoria»

STRA – «Siamo esterrefatti. Con tutto quello che stiamo facendo sul fronte della lotta alla contraffazione e all’irregolarità una cosa del genere ci lascia senza parole». È sgomento Siro Badon, presidente dell’Acrib (Associazione calzaturifici Riviera del Brenta) di fronte alla denuncia di due opifici rivieraschi che rifornivano i venditori abusivi.
Poi lo sconcerto lascia posto alla risoluta condanna delle persone denunciate: «Ha fatto bene la Guardia di finanza, continui così, la legalità deve trionfare. Esprimo la condanna più totale verso queste persone, che sono lontane anni luce dalla nostra mentalità, dal nostro modo di lavorare. È gente abusiva, che getta discredito sui calzaturifici della Riviera del Brenta, che seguono le regole. Sicuramente non sono nostri associati e se saltasse fuori che lo sono li caccerei a calci…».
Badon rivendica una distanza abissale dagli abusivi: «Siamo stati la prima associazione in italia a batterci contro le irregolarità, a siglare protocolli e accordi con i sindacati per difendere la qualità di un lavoro che è riconosciuto in tutto il mondo. Siamo per la legalità a 360 gradi. Sapevamo di dover lottare contro i cinesi abusivi, ma contro gli italiani…».

(mg)

 

POTENZIATI I SERVIZI – Una task force anti contraffazione «Aggredire il fenomeno alla fonte»

Una task force anticontraffazione. La Guardia di Finanza del Comando provinciale di Venezia ha predisposto un potenziamento del servizio che non si limiti a contrastare la vendita di merce illegale, ma attraverso un attento lavoro investigativo raggiunga la fonte. Arrivi quindi a chi produce questa merce che poi finisce in mano a venditori abusivi per lo più stranieri nelle calli veneziane e non solo. In quest’ambito si inquadra l’ultima operazione del I Gruppo di Venezia delle Fiamme gialle che ha portato alla chiusura di due tomaifici in Riviera del Brenta che producevano scarpe contraffatte e alla denuncia dei due titolari italiani. Il tutto partito dai controlli fatti ad un venditore in centro storico e al sequestro della sua merce. Da qui i finanzieri hanno ricostruito l’intera filiera produttiva e commerciale. Quindi un lavoro partito dalla strada che verrà ulteriormente intensificato anche con la presenza di finanzieri in borghese, una forma pure questa di tutela del decoro di Venezia.
«Abbiamo ulteriormente coordinato le attività di contrasto alla contraffazione e a tutto quello che ci sta dietro come lavoro nero e evasione fiscale – introduce il comandante della Guardia di Finanza provinciale Marcello Ravaioli – In Riviera ci sono tomaifici dei più importanti brand internazionali che noi dobbiamo preservare». Attività investigative quindi che nascono dal territorio. «Venezia è una vetrina importante – spiega il comandante del I Gruppo delle Fiamme gialle Gianluca De Benedictis – proprio osservando il suo territorio è possibile sviluppare attività investigativa che aggredisca il fenomeno della contraffazione. L’obiettivo non è solo bloccare la vendita, ma scovare il canale di produzione e commercializzazione».

(r.ian.)

 

La Finanza scopre due laboratori gestiti da imprenditori della Riviera

False calzature made in Italy

La Finanza ha scoperto due laboratori che producevano calzature con marchi falsificati. A gestirli non erano cinesi, ma due imprenditori della Riviera del Brenta. Sequestrati gli edifici e le apparecchiature.

La Finanza scopre due centri di produzione di calzature con marchi falsificati

Erano gestiti da imprenditori rivieraschi. La Cgil: «Subito le certificazioni»

DOLO – Due laboratori del falso in Riviera del Brenta gestiti da italiani sono stati smantellati da una operazione della guardia di finanza di Mirano. Sono state sequestrate calzature contraffatte, materiali ed apparecchiature per il loro confezionamento. L’esito dell’operazione messa a segno dalle Fiamme Gialle, parte da lontano e cioè quando nei mesi scorsi, sono stati sequestrati dei prodotti taroccati ad un venditore ambulante. I finanzieri a quel punto hanno ricostruito la filiera produttiva e commerciale, fino ad individuare due opifici che si trovano Riviera. A quel punto è scattato il su delega della Procura della Repubblica di Venezia, che ha consentito di ritrovare e sequestrare calzature, già pronte ad essere commercializzate, con marchi di fabbrica contraffatti di note griffe nazionali ed estere. C’erano inoltre semilavorati e notevoli quantità di materiale pronto per il confezionamento della merce taroccata. A questo punto per stroncare alla radice una attività illegale che rischia di distruggere un intero comparto, la guardia di finanza di Mirano oltre a sequestrare la merce falsa ritrovata, ha anche messo sotto sequestro i due laboratori clandestini. Gli imprenditori disonesti infatti, lavoravano senza alcuna autorizzazione e senza alcun rispetto delle leggi sul commercio e sicurezza nei luoghi di lavoro. La Finanza sta conducendo inoltre degli approfondimenti di natura fiscale al fine di verificare eventuali sproporzioni fra i redditi dichiarati ed i patrimoni posseduti dagli indagati, cioè dai due imprenditori rivieraschi disonesti. L’attività delle Fiamme Gialle dopo questa operazione in Riviera del Brenta proseguirà spedita. Il filone su cui si intende fare attenzione è quello dei laboratori clandestini mimetizzati all’interno delle abitazioni. Una tecnica questa utilizzata per sfuggire a sempre più stringenti controlli della recente task force anticontraffazione messa a punto dalle Fiamme Gialle. Sulla questione arriva subito il commento di Riccardo Colletti segretario provinciale della Filctem Cgil che ha istituito un numero verde invitando i lavoratori a segnalare laboratori clandestini a cui i calzaturifici fanno riferimento per produrre parti dei loro prodotti. «Stavolta quello che è stato scoperto è ancora più inquietante», dice Colletti, «A compiere queste truffe non sono come si pensa imprenditori stranieri, ma italiani. Per fermare questo fenomeno è necessario al più presto istituire il marchio delle produzioni calzaturiere Made in Riviera del Brenta. L’accordo è stato fatto invitiamo Acrib a individuare l’ente certificatore al più presto».

Alessandro Abbadir

 

Pronta la manifestazione per sabato 20 contro l’ipotesi dell’autostrada

«In 20 anni nessuna opera per la sicurezza. Pensate prima a fare quelle»

DOLO – Una manifestazione contro la Romea Commerciale, per chiedere di togliere l’ennesima e faraonica opera dal decreto “Sblocca Italia” e per sostenere invece la veloce messa in sicurezza dell’attuale strada Romea, il principale “punto nero” della viabilità italiana che non ha nemmeno i guard rail centrali. Questa è l’iniziativa promossa dal comitato Opzione Zero e da altre associazioni e gruppi per il 20 settembre a Mira e Dolo. La mobilitazione. «La manifestazione», dice Mattia Donadel, presidente di Opzione Zero, «fa parte della mobilitazione nazionale di due giorni della rete “No AR” contro la Romea Commerciale. Sono infatti previsti presidi e attività anche a Ravenna, Cesena, Terni, Perugia, nel Polesine e nel ferrarese».

Le soluzioni. «La cosa principale da fare, che noi diciamo da sempre», prosegue Donadel, «è deviare il traffico pesante di attraversamento dalla Romea all’autostrada A13. C’è poi da fare un lavoro di messa in sicurezza dell’attuale Romea che significa rallentatori, rotatorie, attraversamenti pedonali e sottopassi. Tutte cose che per il tratto Mestre – Ravenna avrebbero un costo di 150 milioni di euro contro i 10 miliardi previsti per la Romea Commerciale nello stesso tratto. La Regione e l’Anas in questi anni non hanno fatto niente per la Romea. Abbiamo monitorato la strada e visto che di passaggi pedonali c’è n’è uno a Malcontenta e il successivo è a Conche di Chioggia».

Il messaggio. Viene poi lanciato un messaggio a Governo e amministratori. «Bisogna stralciare definitivamente il progetto della Romea Commerciale», dice Donadel, «toglierlo dal decreto “Sblocca Italia” e mettersi a ragionare sulle soluzioni che servono. Inoltre tutti dicono che l’opera non ha senso e l’Europa ci chiede di andare in altra direzione. Le manifestazioni avverranno in concomitanza con una mobilitazione mondiale per la questione dei cambiamenti climatici. Qui invece si punta ancora sulla gomma e sul petrolio».

Programma. La manifestazione si svolgerà in due momenti: la mattina a Mira e il pomeriggio a Dolo. Il ritrovo è alle 9.30 nel parcheggio del supermercato Lando sulla Romea, da qui partirà una biciclettata lungo la strada che arriverà fino all’incrocio di Giare dove si terrà un’attività di informazione e di sensibilizzazione. Nel pomeriggio dalle 16.30 la manifestazione si sposterà in piazza Cantiere a Dolo dove sarà promosso un dibattito con gli amministratori e i cittadini. Inoltre ci sarà la presenza di gazebi informativi delle varie associazioni e produttori locali, e il concerto del gruppo “L’osteria dei pensieri”.

Giacomo Piran

 

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