Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

DOLO – L’Asl 13 di Dolo e Mirano scelta insieme all’Azienda ospedaliera di Padova, per spiegare ai francesi il sistema sanitario Veneto. Domani, mercoledì, una delegazione francese, costituita da dirigenti sanitari pubblici e privati e studenti provenienti dal Master di Management sanitario della Business School di Parigi, giungerà a Padova per conoscere il sistema sanitario veneto.

L’Asl 13 con il suo bacino di 17 comuni e con una popolazione di circa 271.000 abitanti è stata individuata dall’Università Ca’ Foscari come esempio delle peculiarità venete in ambito di integrazione socio-sanitaria. «L’intervento dell’Azienda 13 – ha spiegato il direttore generale Gino Gumirato che domani sarà a Padova insieme ad alcuni primari di Dolo e Mirano – verterà sui modelli organizzativi e gestionali dell’assistenza integrata. Si analizzeranno l’attuale sistema ospedaliero e i principali indici di assistenza».

Ma ad interessare sanitari e studenti dell’Essec Business School sarà l’assistenza territoriale. «L’incontro – ha sottolineato Gumirato – è mirato all’illustrazione delle misure attraverso le quali l’Asl 13 garantisce l’assistenza nell’ambito delle cure primarie; sarà così occasione per riflettere e discutere sul presente e sul futuro dei servizi dall’Azienda al territorio».

(L.Gia)

 

DOLO – Sorpresa e amarezza a Dolo dopo la scoperta della delibera della direzione generale dell’Asl 13 che prevede di chiudere gli ospedali aziendali per la festività di San Matteo, patrono di Mirano.

«A Dolo non resta neanche San Rocco», sentenzia Giorgio Gei, consigliere de “Il Ponte del Dolo”, «il direttore generale, nella sua smania “miranocentrica”, ha deciso che in tutta l’Asl si festeggerà il patrono di Mirano e la cosa potrebbe anche avere una sua logica, ma non può certo essere frutto di una delibera del direttore. Se la delibera non è il risultato di una trattativa sindacale che abbia portato ad una modifica del contratto, viene facile la battuta “Direttore generale, scherza con i fanti, ma lascia stare i santi».

Anche il coordinamento per la salvaguardia dell’ospedale di Dolo ha discusso l’altra sera della delibera. «È l’ennesima dimostrazione di disattenzione nei confronti della realtà dolese anche a livello sociale», spiega Emilio Zen, «Inoltre questa soluzione di uniformare il santo patrono non è detto porti vantaggi. Ci sono molti modi di risolvere le situazioni senza svilire le tradizioni locali e il sentimento di appartenenza».

(g.pir.)

 

Nuova Venezia – Ospedale di comunita’, 40 posti al Calvi

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

4

apr

2015

Noale. Ok del consiglio regionale che boccia l’opzione della casa di riposo. Andreotti soddisfatta

NOALE – Nell’uovo di Pasqua il consiglio regionale ci mette l’approvazione dell’emendamento alla legge di stabilità sui futuri 40 posti letto dell’ospedale di comunità di Noale da mettere nel vecchio Pier Fortunato Calvi, anziché nella casa di riposo di via De Pol, inaugurata due anni fa. Il Comune scarta il regalo e lo porta a casa, per la soddisfazione del sindaco Patrizia Andreotti che da tempo aspettava di riceverlo.

Ora la palla passa alla giunta veneta, che dovrà tener conto del parere arrivato da palazzo Ferro Fini.

La vicenda, dunque, si arricchisce di un’altra puntata, dopo che a dicembre lo stesso consiglio regionale aveva approvato la mozione presentata in ottobre dal consigliere del Pd Bruno Pigozzo. In quel documento, l’ex sindaco di Salzano puntava sul fatto che la vecchia struttura corrisponde a tutti i criteri indicati dalla delibera regionale per metterci l’ospedale di comunità, anziché puntare sulla vicina di casa di riposo.

Anche Andreotti si era detta favorevole a questa soluzione per consentire di puntare ancora sulle strutture del Pier Fortunato Calvi, avendo già un centro riabilitativo di area vasta e l’unità territoriale di assistenza medica e infermieristica.

Ne era nato un emendamento, portato avanti dallo stesso Pigozzo e dal collega della Federazione della Sinistra Veneta Pietrangelo Pettenò, arrivato in aula giovedì e poi passato, dove si riferisce che i 40 posti destinati a Noale «vanno attivati presso la struttura pubblica dell’ospedale Pier Fortunato Calvi».

Di più, perché la giunta veneta è autorizzata a concedere all’Asl 13, che sinora non ha ricevuto alcun documento ufficiale, un contributo straordinario di 20mila euro per l’anno in corso per la ristrutturazione degli spazi.

«È di sicuro una bella notizia», spiega Andreotti, «perché in linea con quanto sosteniamo da tempo. Si tratta di un emendamento che dà chiare indicazioni alla giunta: ci auguriamo che questa sia la volta buona. Il mio grazie va, in ogni caso, a tutti coloro che, a vario titolo, hanno appoggiato e spinto in questa direzione».

L’ospedale di comunità è una struttura residenziale o semiresidenziale in grado di garantire un’assistenza sanitaria di breve durata. In poche parole, sarebbe a metà tra la medicina generale e l’ambulatorio. Servirebbe a quei pazienti che, pur non avendo patologie acute, non possono essere assistiti in casa in modo adeguato.

Alessandro Ragazzo

 

NOALE – In Regione approvato l’emendamento presentato dalle minoranze

NOALE – L’ospedale di comunità previsto per Noale sarà collocato al “Pier Fortunato Calvi” e non alla casa di riposo “Santa Maria dei Battuti”. Per l’ufficialità manca la firma della giunta regionale, ma intanto giovedì a Palazzo Ferro Fini il consiglio ha tracciato la strada. È stato infatti approvato l’emendamento presentato dalle minoranze con cui si chiedeva di realizzare l’ospedale di comunità nel vecchio nosocomio anziché nella nuova struttura di via De Pol. L’ospedale di comunità è una struttura di ricovero intermedia, a metà tra l’ospedale per acuti e la degenza a domicilio. È previsto nell’ambito della riorganizzazione dell’Ulss 13, la stessa che dovrebbe trasferire il reparto di Lungodegenza da Noale a Dolo e gli uffici direzionali da Mirano a Noale. L’emendamento indica che al “Calvi” saranno attivati 40 posti letto per l’ospedale di comunità, autorizzando inoltre la giunta regionale a concedere all’Ulss 13 un contributo straordinario di 20mila euro per gli interventi logistici necessari.

Soddisfatti i consiglieri regionali Bruno Pigozzo (Pd) e Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra) che avevano avanzato l’emendamento. C’è soddisfazione anche nelle parole del sindaco Patrizia Andreotti che nei mesi scorsi aveva chiesto al direttore generale dell’Ulss 13, Gino Gumirato, di valutare proprio questa soluzione.

«Quella del consiglio regionale – commenta il sindaco – è una decisione in linea con il nostro lavoro; siamo convinti che il ’Calvi’ abbia tutti i requisiti necessari per ospitare quei posti letto. Il nostro obiettivo è valorizzare al meglio l’ospedale di Noale. Se l’emendamento è passato significa che c’è stata trasversalità tra le forze politiche, ora attendiamo gli sviluppi concreti». Considerate le elezioni alle porte, con ogni probabilità toccherà alla prossima giunta regionale dare il via libera ai lavori.

(G.Pip)

 

MIRANO – Bruno Pigozzo e Pietrangelo Pettenò tuonano contro la giunta Zaia, in Consiglio regionale il centrosinistra alza la voce e prende posizione sul futuro dell’Ulss 13.

Pigozzo (Pd) ha diffuso una nota molto piccata: «La maggioranza ha bocciato il mio emendamento che chiedeva di recuperare 10 milioni in tre anni per la messa a norma delle strutture ospedaliere dell’Ulss13. Tale bocciatura esprime tutto il disinteresse della giunta Zaia per il territorio della Riviera e del Miranese. È un’ingiustizia e non accetto che al Pd venga attribuita minima colpa di questa situazione».

Molto duro anche Pettenò (Federazione della Sinistra) che ha presentato un emendamento alla Legge di Stabilità regionale 2015 chiedendo la sospensione immediata delle schede ospedaliere con cui viene riorganizzata l’Ulss 13, emendamento che però ieri è stato bocciato a Palazzo Ferro Fini.

«Cittadini, associazioni, sindaci e comitati chiedono da mesi di rivedere la suddivisione tra Mirano polo chirurgico e Dolo polo medico. Nei giorni scorsi con una delibera la giunta regionale ha sospeso le schede ospedaliere dell’Ulss 10 del Veneto Orientale. Lo stesso sia fatto per l’Ulss 13».

(g.pip.)

 

Gazzettino – Asl 13, scoppia la guerra del patrono

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

3

apr

2015

DOLO – La direzione unifica le festività, sparisce il riposo per S. Rocco: addetti in rivolta

Malumore e sconcerto fra i dipendenti dell’Asl 13 di Dolo per la decisione del direttore generale Gino Gumirato, resa esecutiva con la delibera 33 del 1. aprile (e non si tratta di uno scherzo), che sancisce come il giorno di riposo per il santo patrono da quest’anno non sia più il 16 agosto, ricorrenza storica di San Rocco, ma il lunedì di settembre già riconosciuto ai dipendenti di Mirano.

«È un’ulteriore dimostrazione che l’ospedale di Dolo non conta più nulla – sbottano i dipendenti – e che si sta incidendo anche sulle tradizioni del territorio».

Nella delibera il direttore generale così motiva la decisione: «L’organizzazione efficiente di un’azienda comporta, fra altro, che i casi di sospensione del servizio dovuti al festeggiamento del Santo Patrono di ciascuna sede siano ridotti quanto più possibile al fine di evitare che la mancata erogazione del servizio da parte di una sede possa ripercuotersi nei confronti delle altre. Nel passato è già stata effettuata una prima ’aggregazione’ dei patroni, portando il numero complessivo agli attuali tre; tuttavia l’evidenza ha dimostrato come si assista ad inefficienze dovute ancora una volta al fatto che le chiusure per tali festività di una delle sedi provoca impatti negativi sulle altre. Per tale motivo si ritiene opportuno unificare definitivamente per l’intera azienda il Santo Patrono individuando allo scopo la giornata del lunedì successivo al terzo sabato di settembre, Patrono corrispondente al Comune cui ha sede legale l’Azienda».

Ma i circa 1000 addetti della sede dolese si sentono defraudati di una tradizione che li lega a San Rocco e osservano: «Visto che i criteri addotti fanno riferimento all’efficienza, sicuramente chiudere il 16 di agosto, quando i servizi sono ridotti, è preferibile rispetto a un lunedì di settembre quando si è nella massima fase operativa. Questo anche a discapito della perdita delle festività, se il 16 agosto cade di domenica».

In una fase di criticità fra le due strutture, una decisione anche apparentemente banale sembra denotare la volontà di spostare verso Mirano la centralità dell’azienda e di sminuire ulteriormente l’importanza dell’unità dolese.

 

Zianigo. Protesta del comitato per far rispettare il limite dei 50 chilometri orari.

ZIANIGO – Tutto si può dire ma non che al comitato di via Desman manchino tempra e idee. Dopo 135 giorni di protesta in strada, dopo aver tappezzato la provinciale di striscioni e rottami di bicicletta e dopo aver simbolicamente dato inizio ai lavori per la pista ciclabile schierando ruspe e camion, i residenti arrivano a Pasqua con un’altra trovata: la safety-car. Idea presa in prestito dai circuiti di Formula 1, ora declinata ai problemi di via Desman per rallentare le auto, approfittando dei nuovi cartelli di limite dei 50 chilometri orari piazzati nei giorni scorsi sul rettilineo, da Mirano a Tre Ponti.

I residenti vorrebbero che ad occuparsene fossero i Comuni o la Provincia, ma sanno che non è possibile. Allora potrebbero schierarla loro, tanto mica è reato viaggiare piano e visto che i 50 orari non li rispetterà nessuno e controlli non se ne vedono, ecco la sorpresa nell’uovo pasquale: una vettura, guidata da uno dei membri del comitato, che viaggia in incognito in via Desman a 50 chilometri orari. Come chiedono i cartelli.

Gli altri? Tutti dietro. Imprecando probabilmente, azzardando qualche sorpasso e quindi, forse, mostrando ancor più la pericolosità della strada. Ma va bene così: perché in fondo l’obiettivo di chi protesta non sono i 50 all’ora, ma la pista ciclabile e i lavori sulle fognature che, in questa parte di territorio, sono ancora a cielo aperto.

Al comitato, insomma, non manca certo l’inventiva: «Solo condividendo con altre persone le nostre necessità, le nostre richieste e le nostre passioni possiamo trovare l’idea o la modalità per il cambiamento», afferma il portavoce Marino Dalle Fratte, «anche per questo continuiamo a trovarci tutte le mattine per mettere insieme le nostre necessità di vivere con più dignità in questa strada trafficata».

Filippo De Gaspari

 

Passante, aperto l’ultimo casello. L’Anas: piantati 50mila alberi

LA PROTESTA – Attivisti dei comitati con striscioni e cartelli

MARTELLAGO – “Passante, abbiamo dato. Paghi il debito chi ha rubato. Project bond-truffa”; “Grandi opere: Zaia come le tre scimmiette: non vedo, non sento non parlo”; “cento ettari di suolo agricolo deturpato dalla nuova strada: valeva la pena?”; “doppio casello-doppio spreco, di danaro, suolo e progettazione: chi ci guadagna?”.

Con cartelli come questi, fischietti e slogan allusivi dei recenti scandali, 70-80 persone, tenute a distanza dalle forze dell’ordine e assiepatesi lungo l’argine del Dese, hanno contestato la cerimonia di inaugurazione del casello.

Il gruppo più numeroso era quello di Opzione Zero. «Abbiamo colto l’occasione dell’inaugurazione, altri 70 milioni bruciati, per ribadire la protesta sulle grandi opere a livello veneto e nazionale, pensate per drenare miliardi a vantaggio della solite ditte: si sceglie sempre l’opzione più impattante e costosa anche con alternative più economiche e sostenibili. Un problema di sistema che va sradicato», ha accusato Mattia Donadel.

Il quale ha criticato anche i «project bond che Cav emetterà per pagare il debito, che ricadrà sui cittadini», e attaccato il governatore Zaia: «è uscito pulito, ma la sua responsabilità politica è chiara, era vice di Galan e l’assessore Chisso lo ha confermato lui».

Sulla stessa linea Tommaso Cacciari, “No Grandi Navi”.

Ma era presente anche un drappello del locale Comitato Pro Complanare, oppostosi, anche con esposti, all’opera. «L’apertura del casello è la sconfitta del buon senso – si legge nel loro volantino – e la supremazia di spreco e speculazione che, come dimostrano indagini e condanne, vanno a braccetto con la pessima gestione della cosa pubblica. Settanta milioni di spesa, più di cento aree verdi lungo il Dese devastate, 9 km di strade per il raccordo con la Sr 245. Un assurdo gigantismo per un’opera che non migliorerà la viabilità locale, laddove erano possibili soluzioni meno costose e impattanti, più rispettose del contesto agricolo e ambientale e migliorative del traffico locale in direzione Mestre».

(N.Der.)

 

Aperto l’ultimo casello «Verde e non solo asfalto»

Ore 12.47, dopo i discorsi, benedizione e taglio del nastro bagnato da una bottigliona di Ferrari stappata dal presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro, mentre sulle rive del Dese gli ambientalisti contestano ancora. Ore 12.53, la prima auto che esce alla stazione est è la 500 di Maria Francesca Giraldo, 33 anni, da Dolo: «Devo andare qui vicino e sapevo dell’apertura». Da ieri il casello di Martellago-Scorzè è realtà, inaugurato e aperto, anche se il più atteso, Luca Zaia, dà forfait. «Il governatore ci teneva a esserci ma è a casa malato. Ci manda i saluti. Non siamo riusciti ad avere la presenza della Regione: hanno il bilancio», spiegava il presidente Cav Tiziano Bembo dinanzi alle quasi 300 persone raccolte nel tendone. «Una giornata importante, consegniamo l’ultima grande opera del Passante, che ci è costata 51 milioni: il costo medio di una stazione è 20. Perché quest’opera complessa non è solo cemento: è stata ideata per il territorio con attenzione all’ambiente», ha aggiunto, rispondendo anche alle pur «legittime» proteste dei Comitati. La stazione, a elevata automazione, è costituita da 4 rampe di ingresso-uscita e da 4 semi-piazzali con barriere di esazione, ed è caratterizzata dal viadotto centrale di 480 metri che scavalca autostrada e Dese, «ma comprende tante opere di mitigazione e idrauliche, come i bacini scolmatori. E la struttura a diamante è stata scelta per risparmiare suolo», ha detto Bembo, ricordando anche la contestuale costruzione della variante alla sr 245 Castellana, 5,4 km, «che libera i centri dal traffico. Il passante è costato 986 milioni, l’impegno di Cav è di un miliardo e 386 milioni: il resto è andato in opere complementari. La nostra è una società del territorio per il territorio».

Sulla stessa linea Fabio Arcoleo, Anas Veneto, che ha sottolineato i numeri del Passante verde: 150 ettari a verde, 49.400 alberi.

«Passante e casello sono stati una ferita per il nostro territorio» ha continuato il sindaco di Martellago, Monica Barbiero, riprendendo l’intervento di Mestriner. «Due le strade: osteggiare un’opera che avrebbero fatto comunque o cercare soluzioni per renderla meno dolorosa e ottenere opere utili al territorio. È la scelta fatta dal mio predecessore Giovanni Brunello e oggi si vedono i frutti», ha aggiunto, ricordando come in origine il casello fosse previsto più a sud «in un’area densamente abitata», e le opere complementari ottenute dal Comune, a partire dalle varianti di Robegano e alla sr 245 «che toglieranno il traffico di attraversamento dal centro».

 

E Mirano esulta: meno traffico in centro

PASSANTE L’Anas nel giorno dell’inaugurazione: «Abbiamo piantato quasi cinquantamila alberi»

MIRANO – «Era ora». Così il sindaco di Mirano, Maria Rosa Pavanello, commenta l’inaugurazione del nuovo casello. La novità andrà infatti a incidere sulla viabilità dell’intero comprensorio, sgravando di traffico il centro di Mirano. Non essendoci alcun casello autostradale nel Miranese nord, fino all’altro ieri moltissimi pendolari residenti a Noale, Martellago, Scorzé o Salzano erano costretti a scendere verso Mirano per poi raggiungere i caselli di Vetrego o Crea. Tra le strade più tartassate c’è sicuramente via Dante, dove transitano tutte le auto provenienti da Salzano: passano nei pressi dell’ospedale e proseguono per la camionabile viale Venezia. Stando alle ultime rilevazioni ogni giorno arrivano a Mirano mediamente 7.500 veicoli da Salzano e dagli altri comuni dell’area nord: una buona percentuale non si ferma a Mirano ma è diretta al casello autostradale.

«Attendiamo che gli automobilisti si abituino al nuovo casello e poi, dopo l’estate, faremo delle analisi sui flussi di traffico» assicura l’assessore Giuseppe Salviato. Gli ultimi dati sui caselli sono di un anno fa: i mezzi transitati al casello di Mirano erano 610mila al mese, a Spinea 200mila. Tra pochi mesi sarà interessante notare le differenze.

(g.pip.)

 

IL SINDACO DI SCORZÈ – Mestriner: «Campi distrutti, ma è il prezzo del progresso»

SCORZÈ – Diplomatico, poca enfasi e una citazione in latino per essere più incisivo e ricordare che le terre dove ora sorge il casello hanno una storia antica: «Il passante di Mestre e questo casello autostradale di Scorzé – ha detto ieri il sindaco Giovanni Battista Mestriner – costituiscono un’opera enorme, che ha distrutto una terra nella quale siamo cresciuti». Il sindaco ha posto soprattutto l’accento sul rapporto tra progresso e identità locale, tra il mondo bucolico dei campi e le esigenze delle attività produttive. «Al di là delle posizioni personali, – ha continuato Mestriner – è il momento di ricordare però il prezzo del progresso: i campi distrutti, il silenzio rotto, l’ambiente compromesso. Abbiamo di nuovo messo in gioco una delle cose più importante che abbiamo: la nostra terra». E rivolgendosi agli imprenditori ha sottolineato che questa società si è sacrificata soprattutto per loro: «Ha messo in gioco i propri valori, la propria storia, la propria qualità della vita; lo ha fatto per il valore sociale che le aziende hanno, per difendere e affermare il diritto al lavoro e all’impresa economica, per dare un futuro alle nostre generazioni e alle generazioni future». Infine la citazione in latino (“simul stabunt vel simul cadent”, insieme progrediremo o assieme periremo), per sottolineare che se questa comunità saprà mantenersi unita avrà un grande futuro.

(r.fav.)

 

Mirano. Accordo tra sindacato e Dusmann, i turni dei lavoratori vanno a 23 ore

Nuove lavastoviglie e carrelli elettronici contribuiranno a migliorare il servizio

MIRANO – Passerà da 14 a 23 il monte ore complessivo pro capite settimanale per i lavoratori delle mense ospedaliere di Dolo, Mirano e Noale. L’accordo messo a punto fra l’azienda Dussmann che gestisce il servizio e i sindacati prevede anche la completa riorganizzazione dei turni e del sistema di lavoro.

«L’azienda», spiega per Uil- Tucs Luigino Boscaro, «si è resa conto che così non poteva andare avanti. Continuavano a manifestarsi disagi provocati soprattutto dal taglio dell’orario ai dipendenti. Ora entreranno in servizio anche le nuove lavastoviglie e i nuovi carrelli elettronici che portano il cibo».

Il dato più importante riguarda il monte ore. «L’azienda», spiegano i sindacati e i lavoratori, «aveva portato con il nuovo appalto il monte ore a una media di 14 a settimana per gli oltre 60 dipendenti. Erano tempi impossibili per svolgere le mansioni richieste. Ora passeranno a 22-23 ore a testa».

Secondo i sindacati, la situazione era arrivata a questo punto anche perché la Dusmann aveva tagliato in media il 40% delle ore con l’assunzione a dicembre dell’incarico. Ciò significa che molte donne (la maggioranza dei dipendenti) che avevano già un part-time erano arrivate a lavorare solo 2 ore la settimana. I pazienti negli ospedali di Dolo, Noale e Mirano sono circa 2.000. Per servire un pasto, i dipendenti per qualche mese hanno avuto un minuto a paziente.

«L’accordo finale», spiega Boscaro, «ormai è definito e si sposa con una completa riorganizzazione del servizio, valorizzando le grandi professionalità che vi sono tra i lavoratori. Si tratta ora di portare a compimento nei dettagli una soluzione che era attesa da tempo, per una situazione che stava creando grossi problemi ai degenti della Riviera e del Miranese».

Ma la Uil-Tucs attacca l’Asl. «Questo è successo», spiega Boscaro, «perché l’azienda sanitaria e il suo direttore generale Gino Gumirato hanno incluso in un bando la necessità di acquistare nuovi carrelli trasportatori del cibo e la gestione del personale. Chi ha voluto l’appalto, ha dovuto fare i conti con la stessa cifra elargita, ma con l’obbligo di comprare anche i nuovi carrelli. Per far quadrare il tutto sono arrivati i tagli. Salvo poi fare marcia indietro di fronte a proteste e disservizi. Ora grazie al lavoro di riorganizzazione, i soldi che saranno risparmiati verranno destinati a ridurre il taglio».

Alessandro Abbadir

 

Gazzettino – Spinea, il casello apre ai Tir

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

31

mar

2015

Lo ha annunciato la Cav con una lettera inviata ai sindaci del Miranese

Il sindaco Checchin: «Speriamo che l’aumento del traffico pesante sia limitato»

In concomitanza con l’apertura del nuovo casello Martellago-Scorzé, il casello di Spinea sarà aperto anche ai camion. L’ha comunicato la società autostradale Cav con una lettera inviata nei giorni scorsi ai sindaci del Miranese: «Contestualmente all’apertura al traffico della nuova stazione – si legge – al casello di Spinea si procederà alla rimozione del divieto di transito dei mezzi superiori alle 7.5 tonnellate».

Se fino ad oggi i camionisti sono costretti ad utilizzare il casello di Vetrego (uscita «Mirano-Dolo»), da domani potranno servirsi anche del casello di Crea (uscita «Spinea»).

Una buona notizia per chi è diretto a Spinea ma anche per chi raggiunge l’area industriale miranese di via Taglio, visto che potrà accorciare nettamente il proprio tragitto. Anche Confindustria nei mesi scorsi aveva invocato a gran voce questa soluzione.

Attualmente i tir utilizzano solo il casello di Mirano, ma anche qui i disagi per i camionisti non mancano: i tir che escono dall’autostrada non possono procedere dritti lungo via Porara, sono costretti a girare a sinistra verso la Riviera per poi reimmettersi nella camionabile viale Venezia. Un percorso allungato di una decina di chilometri che fa perdere tempo e sprecare benzina.

«Per togliere il divieto in via Porara andrebbe rifatto il fondo che in un tratto è distrutto e non può sopportare ulteriore traffico – ha però spiegato il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello -. L’intervento costa un milione di euro e deve essere a carico di Anas».

Con l’apertura ai tir del casello di Spinea, intanto, il traffico pesante sarà distribuito tra due caselli anziché intasarne solamente uno.

«In tutti questi anni il nostro casello è stato chiuso ai tir perché così prevedeva l’accordo con Veneto Strade – precisa il sindaco di Spinea, Silvano Checchin -. Aprirlo prima avrebbe significato impattare troppo sulla viabilità locale. Preoccupazione per l’aumento di traffico pesante? Speriamo che con l’apertura del nuovo casello il traffico si distribuisca equamente».

 

AGITAZIONE – Domani inaugurazione con sciopero per il casello di Martellago-Scorzè

MARTELLAGO – Inaugurazione con sciopero, domani, per il casello di Martellago-Scorzè, e intanto Cav dà qualche anticipazione sui pedaggi, che pubblicherà nel suo sito mercoledì: per un’auto andare da Martellago a Spinea costerà 1,30 euro; a Padova Est 2,70; a Preganziol 1,40; a San Donà 3,70.

Ma la Ugl Viabilità e Logistica ha proclamato 4 ore di sciopero alla fine di ogni turno (2-6, 10-14, 18-22) su tutta la rete Cav, proprio in occasione dell’apertura dell’ultima stazione che mancava del Passante e della nuova viabilità di adduzione.

Il maggior sindacato dell’esattoria è in stato di agitazione contro la società per il mancato rinnovo dell’integrativo e «perché vogliono togliere personale dai caselli.

Pure a Martellago la presenza di un esattore in ognuna delle due stazioni è assicurato solo per tre mesi, poi ne resterà solo uno per entrambe» spiega Stefano Gusson, della Ugl. Che sta valutando se attuare durante la cerimonia anche una manifestazione di protesta.

Cav, da parte sua, si dice stupita per l’originale scelta di scioperare non «il solito venerdì ma il giorno dell’inaugurazione di un’importante struttura di completamento di un’arteria che tanto ha significato per il territorio» e «tre giorni dopo la convocazione del tavolo con le organizzazioni sindacali per proseguire il negoziato».

Risultato, a Martellago domani il pedaggio si pagherà comunque, il casello è a elevata automazione, ma niente esattori a presidiarlo e a rispondere alle emergenze.

(N.Der.)

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui