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MIRANO – Era stato uno dei cavalli di battaglia di Maria Rosa Pavanello in campagna elettorale: due anni e mezzo dopo, la rete wi-fi è finalmente disponibile nel centro di Mirano. Il primo passo era stato compiuto due anni fa con l’installazione del wi-fi nella piazzetta della biblioteca; ora il progetto si amplia sbarcando nella piazza dei negozi. Durante l’estate l’amministrazione aveva incaricato una ditta specializzata di collocare le apparecchiature per coprire l’intera sede comunale, i tecnici avevano poi installato due hotspot sulle facciate esterne del municipio. I collaudi sono stati completati, ora la rete gratuita “Mirano wi-fi” arriva in viale Rimembranze, in via XX Settembre e in piazza Martiri fino alle fontane. Il costo complessivo del progetto si aggira sui diecimila euro.

Alla rete si accederà liberamente con la password consegnata in biblioteca al momento della registrazione, gli utenti già registrati potranno utilizzare le vecchie credenziali. Per accedere è sufficiente selezionare sul proprio smartphone, sul tablet o sul pc la rete “Mirano WiFi”: basterà poi aprire qualunque pagina web per essere indirizzati sulla pagina di attivazione del servizio. A questo punto si sceglierà se accedere al servizio attraverso il proprio account Facebook oppure ricevendo un sms. L’accesso sarà gratuito e aperto a tutti 24 ore su 24: non ci sono limiti alla durata della connessione, ma il sistema prevede che essa venga interrotta dopo venti minuti di inattività. Il Comune informa che per qualunque informazione o problema sarà possibile scrivere alla casella miranowifi@comune.mirano.ve.it.

«Con questo nuovo servizio – spiega il sindaco Maria Rosa Pavanello – prosegue la progressiva digitalizzazione del Comune, un obiettivo che riteniamo fondamentale per consentire una più ampia partecipazione alla vita pubblica. Quest’innovazione, inoltre, rappresenta un passo in avanti anche in chiave turistica». Il pensiero va ad Expo Venezia e alle iniziative previste durante l’estate a Mirano.

Gabriele Pipia

 

Gazzettino – Asl, conti in rosso per 162 milioni

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3

feb

2015

SANITA’ – Migliorano i risultati di esercizio, recuperati in un anno 31 milioni, ma il buco resta profondo

Risalgono le veneziane, Padova e Verona. Bene Feltre, Belluno peggiora

C’è chi ha sbaragliato chi invece è rimasta al palo, o ancor peggio è scivolata ancor di più nel profondo rosso. Le performance economiche delle Asl non sono tutte uguali, almeno per quanto riguarda i numeri. Complessivamente, rispetto al 2012 nel 2013 il bilancio di esercizio complessivo delle Asl ha mostrato un minor negativo di circa 30 milioni di euro, anche se il totale rimane una cifra importante; 162 milioni e 331mila euro.

Ma è nel dettaglio che emergono differenze davvero macroscopiche. L’Asl di Belluno, ad esempio ha visto aumentare il disavanzo da poco più di 4 milioni di euro a meno 9 e 100mila euro; anche l’Asl del Veneto Orientale da quasi 7 milioni è scivolata ad un meno 17 milioni; dieci milioni di aumento di buco anche per l’Asl padovana. Ci sono poi quelle che invece hanno rovesciato situazioni difficili. Vola Feltre, migliora sensibilmente Bassano, ottima crescita per l’Asl dell’Ovest Vicentino, riesce ad accorciare sensibilmente un buco storico l’Asl Veneziana, guadagna 4 milioni quella di Dolo-Mirano, dimezzano il deficit Chioggia e Rovigo e va in attivo di 1 milione e mezzo Adria. Diminuisce lo scoperto anche per le Aziende sanitarie di Padova e Verona. Sempre in attivo lo Iov.

«Anche nel 2013 le Asl hanno faticato a raggiungere il pareggio di bilancio. Solo grazie alla Gestione sanitaria accentrata si sono potute ripianare le perdite», commenta il vice presidente della V. Commissione Claudio Sinigaglia che sta analizzando i dati. Il consigliere del Pd ritiene che sono attraverso un potenziamento il territorio per dare risposta alla cronicità che assorbe ormai gran parte del fondo sanitario si possa uscire da un trend passivo che per alcune Asl è ormai consolidato. «Dove sono i posti letto degli ospedali di comunità? E le medicine di gruppo integrate? E le Urt (Unità riabilitative territoriali)? – chiede Sinigaglia nell’ipotizzare una ricetta anti buco – La loro attivazione potrebbe migliorare l’offerta sanitaria e invertire in alcune realtà la rotta».

Una differenza di bilanci che è sicuramente legata all’offerta, ma che ha anche molte altre chiavi di lettura. Gli ospedali in project (come Venezia o l’Alto Vicentino ad esempio) finiscono con il pesare maggiormente sui bilanci. Per gli ospedali di prossimità molto incide anche la fuga in altre regioni. É il caso del Veneto Orientale, tra le Asl che in rapporto stanno perdendo maggiormente e che lamenta da tempo una migrazione di pazienti verso il Friuli Venezia Giulia.

La Regione Veneto, se pur ancora sulla carta, proprio per evitare queste diverse velocità all’interno dello stesso sistema sanitario, sta andando verso un “bilancio unico” affidato ad una “Azienda 0″ che superi le Asl. Per il momento i buchi delle Aziende vengono ripianati grazie alla gestione accentrata che anche quest’anno è riuscita a portare i conti in ordine ed evitare il commissariamento.

Daniela Boresi

 

Ulss, conti in profondo rosso

Resi noti i bilanci: solo Mirano virtuosa, male San Donà, migliora Venezia

Ulss in deficit, ma in miglioramento. Succede a Venezia e Chioggia. Nel Veneto orientale, invece, i conti peggiorano. Mirano è l’unica azienda con un bilancio positivo, che migliora. Sono i dati dei bilanci consuntivi 2013 appena approvati dalla Regione.

SANITÀ – Ecco i bilanci consuntivi delle aziende sanitarie della provincia diffusi dalla Regione

Ulss, profondo rosso a San Donà

Venezia resta in deficit ma migliora, Mirano virtuosa, male il Veneto orientale

Incomincia a scendere il deficit dell’Ulss veneziana, che resta comunque il più consistente di tutte le aziende venete. Si dimezza quello di Chioggia. Mentre Mirano, unica a non perdere, aumenta addirittura il saldo positivo. C’è poi chi peggiora: il Veneto orientale, con un deficit più che raddoppiato nel giro di un anno. Eccoli i bilanci consuntivi 2013 delle aziende sanitarie del Veneziano approvati in Regione a fine anno e diffusi ieri dal vicepresidente Pd della commissione sanità, Claudio Sinigaglia, insieme a quelli di tutte le Ulss del Veneto. Un quadro generale ancora in profondo rosso – 162 milioni e 330mila euro di buco a livello regionale, contro i 193 milioni e 131mila del 2012 – su cui si scatena già la polemica politica.

I dati del Veneziano mostrano una situazione molto varia. L’Ulss 12, storicamente la grande malata, con il suo enorme buco, dà segnali di ripresa. Il deficit passa da 55 a 47 milioni, comunque il più importante di tutte le aziende del Veneto, basti pensare che Padova e Verona – le altre a perdere di più, se pur in miglioramento – si attestano sui 25 milioni. Tra i dati diffusi ieri anche il debito verso i fornitori. E anche su questa voce l’Ulss veneziana migliora, e di molto: da 290 a 201 milioni. Altra Ulss in deficit, ma in netto miglioramento, quella di Chioggia. I numeri qui sono più contenuti, con un deficit che passa da 14 milioni a poco meno di 8. Fornitori pagati più velocemente anche qui, con un debito che passa da 73 a 39 milioni. Poi c’è il caso Mirano, l’unica Ulss del veneziano ad avere i conti in positivo già dal 2012: più 3 milioni. Un trend ulteriormente migliorato nel 2013 quando gli utili hanno superato i 7 milioni, mentre il debito con i fornitori si è attestato sui 77 milioni, contro i 101 dell’anno precedente. Unica azienda della provincia in controtendenza, invece, quella del Veneto orientale. Il buco di 6 milioni del 2012 l’anno successivo superava i 16. Un aumento legato ai conteggi per l’accreditamento di due strutture private, ma anche al fenomeno della fuga verso le strutture ospedaliere del Friuli.

Fin qui i numeri. E qualche primo commento ai dati veneziani arriva dal consigliere regionale Pd, Bruno Pigozzo. «Sul saldo ancora negativo dell’Ulss 12, sarebbe interessante sapere quanto pesa il costo del project per l’Angelo. Si tratta di un’anomalia bella e buona. E se vogliamo imboccare la strada dei costi standard, bisogna che tutti corrano con le stesse regole. Positivo il bilancio di Mirano, ma attenzione a tirare troppo la cinghia. Questo sistema non è sostenibile sul medio lungo periodo, vanno riconosciuti finanziamenti per gli investimenti». Quando al Veneto orientale «paga la mancanza si chiarezza sul futuro».

 

I direttori generali: «Abbiamo seguito le indicazioni della Regione»

«É un risultato meno negativo di quel che sembra. Tutto calcolato. Il 2012 era stato un anno eccezionale e la perdita del 2013 era programmata con la Regione». Il direttore generale dell’Ulss 10 Veneto orientale, Carlo Bramezza, non si scompone troppo di fronte al deficit record del 2013. «Abbiamo scontato l’accreditamento di due strutture private, con cui prima avevamo degli sconti, nonché l’anticipo dei fuoriregione, che ci verranno restituiti solo tra un altro anno. Fatti più contabili che altro. Poi paghiamo il fatto di avere ancora tre ospedali, la riorganizzazione è in corso, ma per vederne i benefici ci vorrà del tempo».

Tutti in miglioramento, si è detto, gli altri bilanci delle Ulss della provincia. E i direttori generali si dicono soddisfatti, a cominciare da Giuseppe Dal Ben, che guida sia l’Ulss 12 veneziana, che quella 14 di Chioggia. La prima resta la più indebitata della Regione, ma riduce il deficit. «Abbiamo ricevuto delle indicazioni rispetto all’esposizione. E siamo in linea con i piani di rientro indicati dalla Regione». I maggiori risparmi sono arrivati dalla «riduzione del costo dei servizi», quindi dal «risparmio sull’acquisto dei beni», infine da un «piccola limatura al costo del personale». Quanto al dimezzamento del deficit di Chioggia, per il dg è un «grande risultato, che verrà confermato nel 2014. Frutto della collaborazione tra Ulss e Regione anche sul fronte del pagamento dei fornitori». Infine l’Ulss 13 di Mirano, l’unica con il bilancio in attivo. «I conti dimostrano che la nostra è un’azienda virtuosa – commenta il dg Gino Gumirato – senza perdite di esercizio abbiamo prodotto utili nel 2012, nel 2013 e anche nel 2014. Nessun fornitore è stato pagato dopo i 90 giorni».

Nuova Venezia – Ulss: 160 mln di debito

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3

feb

2015

Bilanci positivi per trevigiane, Feltre, Monselice e Alta Padovana

Sinigaglia (Pd): «Troppi oneri e medicina territoriale inesistente»

Nella black list Padova tre veneziane e Verona

VENEZIA – È un panorama a macchie di leopardo quello della sanità veneta certificato dai bilanci consuntivi 2013 di Ulss, Aziende ospedaliere e Iov. Si tratta di cifre ufficiali, sancite un mese fa dalla giunta di Luca Zaia (che ha appianato i deficit d’esercizio attingendo alle risorse della Gestione sanitaria accentrata), ancorché superate, ma soltanto in parte, dalla dinamica del 2014.

Colpisce anzitutto la divaricazione tra conti in rosso e in nero, che divide pressoché a metà la rete sanitaria. Le perdite complessive ammontano a 162 milioni e 330 mila euro; picchi negativi nelle maxi aziende clinico-ospedaliere di Padova e Verona; pesante situazione debitoria a Venezia, Chioggia e nel Veneto Orientale; aumento del disavanzo a Belluno e nella stessa Ulss patavina.

Sul fronte opposto, i bilanci virtuosi di Feltre, Pieve di Soligo, Asolo e Treviso; analogo l’andamento positivo in due delle tre vicentine ma anche a Mirano, nell’Alta Padovana e a Monselice.

Critico il commento del consigliere regionale Claudio Sinigaglia, l’esperto di welfare del Pd: «Nonostante il prestito di un miliardo e mezzo richiesto allo Stato per riequilibrare l’esposizione finanziaria delle aziende, i debiti verso i fornitori non calano in modo consistente, tanto che a fine 2013 ammontavano a 2 miliardi. Ora stiamo restituendo il mutuo ricevuto e questo ci impegna a erogare circa 60 milioni circa all’anno per i prossimi 25 anni. Per coprire questo onere, però, la Regione non attinge al bilancio della sanità ma ad altri capitoli di spesa, circostanza che, sul piano degli investimenti, sta mettendo in difficoltà tutte le altre attività del Veneto».

Ma quali sono le cause strutturali del disavanzo, che insiste ormai stabilmente in alcuni bacini, peraltro i più popolosi del Veneto? Ai recenti Stati generali della sanità, i manager hanno fatto notare che il 25% della popolazione assorbe il 75% delle risorse sul versante delle cure… «Appunto, il nodo vero è quello della medicina integrata sul territorio, unica alternativa efficace alla tradizionale degenza ospedaliera», replica il democratico «se non potenziamo le strutture intermedie per dare risposta alla cronicità che assorbe ormai gran parte del fondo sanitario, non ne verremo a capo. E allora chiedo: dove sono i posti letto degli ospedali di comunità? E le medicine di gruppo integrate? E le unità riabilitative territoriali? Invece di presenziare alle finte inaugurazioni nei vari ospedali, suggerisco a Zaia di concentri sulla realizzazione dei presìdi territoriali, più volte promesso, previsti esplicitamente dal Piano socio-sanitario ma a tutt’oggi rimasti sulla carta».

Tant’è. In serata, per voce del direttore generale della sanità, giunge una puntualizzazione sulla vicenda: «Queste cifre fotografano la situazione di un anno fa ma nel frattempo i termini sono cambiati», afferma Domenico Mantoan «perché nel 2014 abbiamo distribuito la seconda tranche di finanziamenti a Ulss e aziende, 800 milioni, così da abbattere la loro esposizione nei confronti dei fornitori. Ricordo che nel 2011 lo stock debitorio ammontava a 3 miliardi e che oggi, febbraio 2015, è sceso ad un miliardo, soglia ritenuta fisiologica nelle dinamiche aziendali. Il saldo delle fatture, che in passato registrava una media di 180 giorni con punte di 350, adesso si è attestato sui 70 giorni. Mi sembra un progresso significativo, che avrà ripercussioni favorevoli sui conti».

«Personalmente», conclude Mantoan «a preoccuparmi di più sono i tagli che la Conferenza delle Regioni, con l’unica eccezione del Veneto, ha concordato sul versante sanitario: 3 dei 4 miliardi di riduzione di spesa a carico dei malati. Se il Governo accetterà questa impostazione, allora perfino l’erogazione dei servizi essenziali ai pazienti sarà a rischio. Non sono io a dirlo ma la Corte dei Conti». Una polemica, quella sulla scure destinata a colpire anche la spesa farmaceutica, destinata a infiammare la campagna elettorale.

Filippo Tosatto

 

Gazzettino – Dolo. “Chirurgia deve restare sempre aperta”

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29

gen

2015

DOLO – Basterebbe solo un evento di questo tipo per rendere assolutamente inadeguato il progetto di week-surgery attualmente in programma per Dolo. Tutto questo non è certo frutto di una vera riorganizzazione ma è espressone solo di un forzato contenimento della spesa che finisce col fornire meno servizi adeguati ai cittadini.

Non è con il trasferimento dei reparti che si risolve, inoltre, il problema sanitario negli ospedali di Dolo e di Mirano, – conclude Sacco – ma con una giusta e oculata ristrutturazione dei servizi già in essere. Ma per tutto questo serve la volontà politica. Una sana politica che prenda in carico il paziente nella sua globalità».

 

Il Comune inventa due paesi per rendere sicura via Desman

Nascono Fontana e Veternigo per costringere le auto a non superare i 50

Alzi la mano chi sapeva che a Mirano esiste la località “Fontana”. E quanti invece conoscevano una “Veternigo” anche sotto Mirano e non solamente sotto Santa Maria di Sala? I due nuovi cartelli sono stati installati lunedì lungo via Desman, la provinciale che collega Mirano con Borgoricco attraversando Zianigo, Veternigo e Sant’Angelo. Un errore? No, semplicemente una conseguenza di una burocrazia spinta all’eccesso.

«Non possiamo abbassare liberamente i limiti di velocità in via Desman? E allora noi individuiamo dei nuovi centri abitati in modo da poter giustificare la scelta»: questo è il ragionamento che hanno fatto in Comune a Mirano per poter imporre il limite dei 50 chilometri orari.

Cambiare la toponomastica comunale è dunque solamente una sorta di stratagemma per mettere in sicurezza una delle strade più pericolose. Ora che via Desman è quasi tutta un centro abitato, gli automobilisti non potranno superare il limite dei 50 e la Polizia locale potrà organizzare controlli mirati con autovelox.

Da tre mesi un gruppetto di residenti di via Desman si riunisce alle 7.30 sul ciglio della strada per manifestare. La gente chiede una pista ciclabile e una riduzione della velocità: se per la ciclabile Comune e Provincia hanno dichiarato di non avere soldi a sufficienza, per l’eccesso di velocità ora arriva una prima risposta. In accordo con la Provincia, il Comune di Mirano ha recuperato una delibera firmata nel 2006 dall’amministrazione Fardin in cui venivano riconosciuti appunto due ulteriori centri abitati lungo via Desman: la località Fontana all’altezza dell’incrocio con via Bollati (lì in passato c’era una fontana) e quella Veternigo poco più avanti, prima della Veternigo salese. In questo modo restano solamente poche centinaia di metri “scoperti”, dove continua ad esserci il limite dei 70 orari.

«È un modo per andare incontro alle richieste dei residenti – spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Giuseppe Salviato -. Ovviamente i cartelli non bastano, ora servono i controlli della velocità». Presto tra Zianigo e Salzano sarà installato anche un cartello per indicare il centro abitato di Castelliviero.

Gabriele Pipia

 

S. MARIA DI SALA – «Chiamare una località di Mirano con il nome di una frazione salese? Una scelta alquanto bizzarra». Il sindaco di Santa Maria di Sala Nicola Fragomeni non ha compreso la scelta del Comune di Mirano, non ne sapeva niente e quando ne è stato informato è rimasto piuttosto stupito. Quando gli è stata inviata una foto con il nuovo cartello ha pensato a un fotomontaggio scherzoso. E invece è tutto vero.

«È come se noi a Caselle mettessimo una località con il nome di Mellaredo. Ma che senso ha? Per carità, nel proprio territorio comunale un Comune può far ciò che vuole ma quel centro abitato potevano davvero chiamarlo in ogni altro modo».

Al di là delle ironie e delle schermaglie, resta il fatto che in via Desman la tensione è alta da oltre tre mesi, i residenti minacciano di continuare con la loro protesta almeno fino a Pasqua. Dal 17 novembre praticamente tutti i giorni feriali si riuniscono alle 7.30 del mattino, in sella alla loro bicicletta e muniti di giubbino catarifrangente, per pedalare sul ciglio della strada e dimostrare quanto quel tratto sia pericoloso.

Gabriele Pipia

 

Per poter fissare limiti di velocità sulla strada provinciale il Comune inventa nuove località

Ma una si chiama come la località di Santa Maria di Sala e scoppia un curioso caso diplomatico

MIRANO -Mirano“ruba” una frazione a Santa Maria di Sala e scoppia un caso diplomatico. Nel bel mezzo del Miranese che vuole diventare Unione di Comuni spunta il cartello della discordia: Veternigo di Santa Maria di Sala è “passata” sotto Mirano. O meglio: lunedì è nata dal nulla una località miranese con lo stesso nome della frazione salese e per di più confinante.

I residenti sono spaesati, il sindaco di Santa Maria di Sala imbufalito: «Domani chiamo Campocroce una parte di Caltana», chiosa Nicola Fragomeni, che bolla come “bizzarra” la decisione dei vicini di casa.

Il caso. Qualcuno ieri ha pensato a uno scherzo. In realtà tutto nasce dalla protesta di questi mesi in via Desman, con la gente in strada a chiedere più sicurezza sulla provinciale. Tra le istanze, anche quella di abbassare i limiti di velocità. Per farlo, il Comune di Mirano ha pensato bene di rispolverare una delibera del 2007 che istituisce nel proprio territorio comunale antiche località geografiche sotto forma di centro abitato.

Ecco spuntare così lungo via Desman la località “Fontana” e poi “Veternigo di Mirano”. Uno stratagemma per trasformare la strada extraurbana in una serie di centri abitati, per i quali il codice della strada prevede il limite di 50 chilometri orari. Attenzione dunque: ora in via Desman bisogna procedere piano, anche se non vi sono cartelli e fin da subito scatteranno controlli e multe.

L’equivoco. Poco importa se chi abita in via Desman, zona via Bollati, si sia trovato dall’oggi al domani residente in una località di cui ignorava l’esistenza. Per chiamare “Fontana” quel tratto di provinciale pare si sia tirata in ballo l’antica presenza in strada di una fontanella, oggi risuscitata per rallentare le auto. Figuriamoci poi i veternighesi di Santa Maria di Sala che hanno scoperto che esistono anche i veternighesi miranesi. «Un errore», hanno pensato subito in molti. Invece no: il doppione è cercato.

Lo scontro. «Le località esistono da tempo, i cartelli sono stati posizionati per dare risposta alle richieste di sicurezza dei residenti e prevedere controlli mirati sulla velocità», spiegano dal Comune di Mirano.

«Ci vuole una mente brillante per piantare sul proprio territorio un cartello con il nome di un nostro paese», sbotta però Fragomeni, «è come se domattina mi svegliassi e chiamassi Campocroce l’ultima parte di Caltana. A Mirano evidentemente c’è molta fantasia: potevano chiamarla Desman o Zianigo Vecchia, ma nonVeternigo, che è una sola ed è a Santa Maria di Sala».

Intanto a Veternigo (salese) è quasi rivolta: ai tanti che lo considerano un errore da correggere c’è anche chi parla di provocazione bella e buona e chiede a Fragomeni di far togliere quel cartello. Alla fine, è solo una questione di nomi: resta il dubbio che ormai, per avere più sicurezza in una strada, serva per forza trasformarla in abitato, senza alcun riguardo per identità territoriali consolidate e riconosciute.

Filippo De Gaspari

 

I 623 rilievi del 2014 collocano il comune della Riviera fra i peggiori della provincia

MIRA – Record di sversamenti di rifiuti a Mira con 623 rilievi per abbandoni di rifiuti, 124 verbali elevati (il 63% a residenti fuori Comune) e sanzioni per 20.667 euro. I verbali elevati nel 2013 erano 121. Questi i dati dell’attività degli ispettori ambientali di Veritas nel Comune di Mira.

Un dato che colloca Mira con Scorzè (che ha lo stesso numero di verbali elevati) fra i peggiori della provincia di Venezia.

Dei 124 verbali, 84 hanno riguardato utenze domestiche, 39 utenze commerciali,uno è stato fatto a una società. Per la maggior parte si è trattato di conferimenti difformi (100), e per il 50% dei casi si è arrivati al trasgressore dall’esame del contenuto dei rifiuti. Quasi sempre si è trattato di rifiuti urbani, in alcuni casi (15) di rifiuti speciali.

Significativo il dato dei rilievi per abbandono senza l’individuazione del responsabile: ben 623, come pure quello delle azioni di informazione all’utente per una corretta differenziazione: 894, di cui 871 a utenze domestiche. Dai verbali emerge anche una mappa delle vie in cui più spesso avviene l’abbandono di rifiuti o il loro conferimento senza una corretta differenziazione.

Al primo posto ci sono via Malpaga fra Borbiago e Marano e via Foscara a Malcontenta, ciascuna con 27 verbali elevati, seguono via Bastiette (15 verbali) a Dogaletto , via Ghebba (11) a Oriago e via del Curano (9) a Mira Porte.

Per quanto riguarda i trasgressori non residenti, la maggior quota di sanzioni ha riguardato abitanti del Comune di Venezia (33), seguiti da Spinea (8), Campagna Lupia (7), Camponogara e Mirano (5).

Il report 2014 sull’attività di vigilanza e di informazione degli ispettori ambientali di Veritas nel Comune di Mira conferma che c’è ancora molto da fare per arrivare a una generale consapevolezza dell’importanza di una corretta differenziazione dei rifiuti.

Sulla questione interviene l’assessore All’ambiente Maria Grazia Sanginiti: «Il lavoro paziente e quotidiano degli ispettori Veritas è fondamentale per educare al corretto e generalizzato riciclo dei nostri rifiuti. È importante capire che meglio lo si fa, meglio è tutelato l’ambiente, ma soprattutto c’è un’importante ricaduta economica, che si traduce in risparmio per il Comune di Mira e di riflesso per i cittadini, perché è il rifiuto indistinto quello che più pesa sulla bolletta finale. Per questo ci stiamo muovendo verso l’adozione del porta a porta in tutto il territorio, con puntuale tariffazione del rifiuto prodotto».

Alessandro Abbadir

 

Gazzettino – Dolo “Chirurgia non chiude”

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25

gen

2015

DOLO – Risposta alle preoccupazioni dei comitati: «Non si opera solo nel weekend»

Il direttore dell’Asl 13 Gumirato: «Interventi dal lunedì al venerdì»

Nessuna chiusura del reparto di Chirurgia a Dolo, i comitati stiano tranquilli. Parola di Gino Gumirato, direttore generale dell’Asl 13: «La chirurgia continuerà ad esserci, come pure ostetricia e ginecologia, con un’attività di “day e week surgery”».

Durante la presentazione del piano di investimenti da 28 milioni di euro che interesserà gli ospedali di Dolo, Mirano e Noale, il direttore è tornato sul tema “caldo” della chirurgia, che ha suscitato molte polemiche e preoccupazioni in particolare da parte del Comitato Bruno Marcato, ma anche dei consiglieri regionali dell’area. La trasformazione da Unità complessa di Chirurgia a Dolo, come è oggi, a Unità semplice, secondo i comitati penalizzerebbe infatti l’intero ospedale, che non potrebbe usufruire di un servizio chirurgico lungo tutte le 24 ore.

«Innanzitutto voglio precisare che nell’ospedale di Dolo sono previsti 360 posti letto contro i 260 di Mirano – ha sottolineato Gumirato – e mi domando come si possa pensare che con questi numeri si possa chiudere un ospedale. Inoltre – ha aggiunto il direttore generale – la maggior parte dell’attività chirurgica a Dolo riguarda interventi programmati. Per questo motivo nelle schede ospedaliere la chirurgia di Dolo, che manterrà 25 posti letto più 2 aggiuntivi, diventerà “day e week surgery”, ovvero normalmente non prevederà ricoveri venerdì pomeriggio, sabato e domenica. Da qui il termine day-week surgery. C’è inoltre da sottolineare che l’ospedale di Dolo in questi anni è diventato un punto di riferimento per quanto riguarda la chirurgia laparoscopica, che riduce notevolmente il ricovero in ospedale. Figuriamoci se possiamo fare a meno di un servizio così rilevante. Insomma – ha sottolineato Gumirato – l’unica modifica sostanziale sarà che la chirurgia di Dolo e quella di Mirano avranno un unico primario anziché due».

In un recente convegno sulla chirurgia laparoscopica svoltosi in Riviera, infatti, è emerso come in Italia solo il 22% degli interventi al colon retto venga eseguito per via laparoscopica. Il Veneto si attesta su valori medi del 33% con realtà come quella di Dolo che si fregia del 70% dei casi trattati per via laparoscopica.

Luisa Giantin

 

SANITÀ

«Reparti trasferiti solo a lavori finiti»

Il direttore Gumirato risponde ai comitati: «Garantiremo qualità in un’ottica di integrazione»

PIANO DETTAGLIATO – La “slide” dell’Asl 13 con gli interventi previsti nell’area ospedaliera di Dolo

«Ecco come investiremo i 28 milioni di euro degli ospedali di Dolo, Mirano e Noale: la parola d’ordine è sicurezza». Il direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato ha illustrato ieri il Piano degli investimenti triennale dell’Asl, pari a 28,12 milioni di euro, alla quale lo scorso 18 dicembre 2014 la Commissione regionale per l’investimento in Tecnologia ed edilizia (Crite) ha dato il via libera. Oggi a disposizione ci sono già 19,56 milioni di euro, 9,36 dei quali già finanziati dalla Regione e 10,20 autofinanziati dall’Asl stessa.

«L’investimento che ha approvato la Regione dimostra che questa Asl, seppur limitrofa a due realtà importanti come Padova e Venezia – ha sottolineato Gumirato – con i suoi ospedali e i suoi servizi è un’Azienda che mantiene la sua centralità per un territorio vasto e complesso. In questo modo garantiremo qualità e sicurezza ai nostri cittadini, in un’ottica di integrazione efficiente e rivolta al futuro».

Il direttore ha illustrato ospedale per ospedale le varie tempistiche e priorità. «Le schede ospedaliere prevedono il trasferimento di alcuni reparti – ha spiegato Gumirato. – Il trasferimento di Chirurgia, Ortopedia e Urologia da Dolo a Mirano, la Neurologia e l’Oncologia da Mirano a Dolo e poi la lungodegenza da Noale a Dolo con l’aggiunta di 25 posti letto di riabilitazione e la Dialisi da Noale a Mirano. Ma per procedere a questi trasferimenti dovremmo prima aver attuato il piano degli investimenti triennale ed aver concluso i lavori previsti».

Tutto il piano, che non è vincolato da alcuna alienazione degli immobili da dismettere è incentrato sulla messa in sicurezza antisismica degli ospedali e Dolo, con un monoblocco da sei piani che oggi ospita anche Pronto Soccorso, Ortopedia, Ginecologie Ostetrica è il punto più debole.

«Non voglio che accada quanto successo a Modena nel 2012 – afferma Gumirato – che alla seconda scossa di terremoto dovemmo chiudere tre ospedali su quattro mentre pazienti e feriti furono trasferiti in un ospedale da campo della Protezione Civile».

 

IL PROGETTO PER DOLO

Sicurezza, interventi antisismici anche nel vecchio monoblocco

DOLO – Il Piano triennale prevede investimenti a Dolo per 14,2 milioni di euro con realizzazione di un nuovo mini monoblocco da 2000 metri quadrati collocato nell’area dell’ex Pronto Soccorso.

«Il primo step riguarda, entro il 2015, la messa in sicurezza dell’ospedale ed in particolare del vecchio monoblocco – ha affermato Gumirato. – Nell’ingresso sud verranno create due nuove sale operatorie antisismiche (che si aggiungono alle sei esistenti), collegate da nuovi ascensori di sicurezza a tutti i reparti. Ciò consentirà la continuità assoluta di servizio durante i lavori previsti in tutto il complesso (messa in sicurezza di impianti, scale antincendio e ascensori, che oggi sono in parte promiscui). Quest’anno inizieranno le procedure, e speriamo anche l’avvio dei lavori, del nuovo monoblocco da due piani, un piano da 1000 mq per il nuovo Pronto Soccorso e il secondo piano per la piastra radiologica. Non si stratta di un “prefabbricato” come ha detto qualcuno – ha evidenziato Gumirato – ma di una struttura altamente tecnologica, realizzata con materiali antisismici ma di semplice e veloce realizzazione».

Nel piano di investimenti si prevede la sistemazione dell’ingresso sud del vecchio monoblocco, con la creazione di un punto informativo, di una sala d’attesa e della nuova accettazione del Day Hospital Oncologico. Previsto anche l’ampliamento della sala d’attesa del Centro Unico di Prenotazione. Il Punto Prelievi verrà spostato presso il nuovo Cup, vicino all’ingresso di via Arino, da piazza Mercato.

L.Gia.

 

A MIRANO – Nuova centrale di sterilizzazione e trasferimento della Dialisi

All’ospedale di Mirano verrà trasferita la Dialisi di Noale e verrà realizzata una nuova centrale di sterilizzazione. «Gli investimenti complessivi per l’ospedale di Mirano, che ha comunque un monoblocco a due piani e non a sei come Dolo e di più recente costruzione – ha spiegato Gumirato – ammontano a 8,2 milioni di euro».

Oltre al trasferimento della Dialisi da Noale a Mirano, presso il De Carlo2, e la realizzazione della nuova centrale di sterilizzazione, vicina e collegata al De Carlo 1, verranno spostati vicino al Pronto soccorso la mensa, gli ambulatori dell’ex Mariutto e altri servizi. Verranno liberati gli spazi dell’attuale farmacia poiché tutti i servizi legati al farmaco sono stati esternalizzati mentre verranno effettuate opere di parziale messa in sicurezza antisismica e antincendio, tra cui lo spostamento dell’attuale centro prelievi.

«Confermata nel 2015 la disdetta dei contratti di affitto con il Mariutto – ha sottolineato Gumirato – che ci permetteranno di risparmiare oltre 1,5 milioni di costi per gli affitti. Acquisiremo la parte di Ostetricia di cui l’Asl 13 non è proprietaria e la camera mortuaria verrà trasferita nell’area ospedaliera».

(L.Gia.)

 

A NOALE – Arriva l’area direzionale dell’Asl 13 ma altre strutture verranno vendute

Nell’ospedale di Noale il piano di investimenti triennale prevede lavori per 5,7 milioni di euro. «Innanzitutto entro la fine del 2015, al massimo nei primi mesi del 2016 – ha spiegato il direttore generale dell’Asl 13 – l’obiettivo primario è il completamento del quarto piano del monoblocco, sul quale andremo a intervenire anche al terzo piano secondo tre fasi programmate». Con l’abbandono degli edifici del “Mariutto” a Mirano gli uffici amministrativi e l’area direzionale dell’intera Asl 13 verranno trasferiti nel monoblocco di Noale.

Analogo destino anche per altri uffici che attualmente sono dislocati in 12 sedi periferiche attorno all’area ospedaliera di Dolo, e troveranno posto sempre a Noale. «Fermo restando che il piano di investimenti dell’Asl 13 non ha tenuto in alcun conto le alienazioni previste – ha sottolineato Gumirato – a Noale le strutture da dismettere sono molte, dall’ex casa di riposo, disponibile già da ora, agli edifici Ferrante e Fassina, di ben sei piani, che andranno venduti».

(L.Gia.)

 

Gumirato, direttore generale dell’Asl 13, illustra tutti gli interventi che interesseranno i tre nosocomi

I maggiori investimenti riguarderanno Dolo (14 milioni), a ruota Mirano (8 milioni) e Noale (6 milioni)

DOLO – Un piano di investimenti triennale pari a 28,12 milioni di euro per la messa in sicurezza e l’ammodernamento degli ospedali di Dolo, Mirano e Noale. A presentarlo ieri è stato Gino Gumirato, direttore generale dell’Asl 13. I maggiori investimenti saranno a Dolo con 14,2 milioni, seguito da Mirano con 8,2 milioni e Noale con 5,7 milioni.

«Si tratta di interventi strutturali e sulle tecnologie di straordinaria rilevanza””, ha spiegato Gumirato, “”in questo momento c’è la disponibilità di 19,56 milioni di euro suddivisi in 9,36 milioni già finanziati dalla Regione e di 10,2 milioni autofinanziati dall’Asl 13 merito degli utili avuti in questi anni. Ulteriori 8,56 milioni dovranno essere finanziati nel biennio 2016-2017».

Partirà subito l’iter per i primi lavori dopo il via libera a dicembre della Commissione regionale per l’investimento in tecnologia ed edilizia (Crite) e della giunta regionale.

A Dolo è prevista la costruzione di un nuovo monoblocco da 2 mila metri quadri su due piani per il nuovo pronto soccorso e la radiologia che aumenteranno del 35 per cento la loro estensione rispetto all’attuale. Inoltre sarà realizzata una struttura antisismica di 400 metri quadri dove saranno ospitate due nuove sale operatorie oltre ad essere previste opere di sicurezza quali scale ed ascensori antincendio e sistemazione impianti.

A Mirano ci sarà la costruzione della nuova centrale di sterilizzazione e la ristrutturazione di un edificio di 3 mila quadri da destinare ad area ambulatoriale e servizi.

A Noale infine si partirà con la ristrutturazione del terzo e quarto piano del monoblocco.

«A Dolo le opere di sicurezza saranno progettare e realizzate entro il 2015», precisa Gumirato, «avvieremo le procedure per il nuovo pronto soccorso e la radiologia con l’obiettivo di firmare il contratto entro fine 2015. A Mirano il nuovo plesso di sterilizzazione è immediatamente praticabile mentre contiamo di iniziare entro il 2015 la ristrutturazione complessa. A Noale i lavori del terzo e quarto piano dovrebbero essere ultimati per l’inizio del 2016».

Completati i lavori, partirà il trasferimento dei reparti: da Dolo a Mirano (chirurgia, ortopedia e urologia), da Mirano a Dolo (neurologia, oncologia, 25 posti letto di riabilitazione intensiva e ci sarà la nuova chirurgia day week surgery), da Noale a Mirano (lungodegenza e dialisi) mentre Noale (sede amministrativa e direzionale).

Il piano prevede altri interventi.

A Dolo il rifacimento dell’ingresso sud del monoblocco con la creazione di un punto informativo, di una sala d’attesa e della nuova accettazione del day hospital oncologico. Verrà ampliata la sala d’attesa del Cup, sarà spostato il punto prelievi e ci sarà la ristrutturazione di un edificio da adibire a poliambulatorio.

Anche a Mirano sono previste opere di messa in sicurezza antisismica e antincendio, oltre allo spostamento del centro prelievi e dell’obitorio.

Giacomo Piran

 

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