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Gazzettino – Dolo / Mirano. Diecimila auto in meno al casello

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13

mag

2014

I dati della Cav sui flussi giornalieri a Mirano dopo l’aumento delle tariffe

A Spinea invece 1362 veicoli in più con un incremento del 25 per cento

FLUSSI – I dati della Cav: diecimila transiti in meno ogni giorno al casello di Mirano-Dolo

Diecimila transiti in meno ogni giorno al casello di Mirano-Dolo, da quando è stato eliminato il tornello di Vetrego. Il dato emerge dalla relazione sui flussi di traffico nei vari caselli inviata nei giorni scorsi dalla concessionaria autostradale Cav ai due Comuni interessati. Questo documento permette di confrontare gli accessi attuali con quelli del 2013, quando molti pendolari della Mestre-Padova uscivano e rientravano a Mirano per godere della tratta gratuita Mestre-Mirano. Da gennaio 2014 è cambiato tutto: la tariffa della Mirano-Padova Est è passata da 80 cent a 2.70 euro, la manovra del tornello è diventata inutile. E i risultati che dicono? Innanzitutto che a Mirano ci sono mediamente diecimila transiti in meno ogni giorno, le cinquemila auto sarebbero dunque grossomodo quelle che facevano il tornello. Ad aprile 2013 i transiti erano 915mila, ad aprile 2014 sono stati 610mila: un -33% che rende soddisfatti soprattutto i residenti di Vetrego. A Spinea entrano ed escono in media 1.362 auto in più ogni giorno: si è passati da 160mila a 200mila veicoli al mese, l’aumento è del 25 percento. Un aumento del 3.79% è stato invece registrato alla barriera di Mestre (2.361 auto in più al giorno, ad aprile 2014 sono state oltre un milione e 900mila). Il casello di Mira-Oriago il mese scorso ha registrato il transito di 463mila veicoli, un + 3.92% rispetto ad un anno fa. «Come previsto si è verificato un significativo calo dei transiti a Mirano-Dolo, ma nel complesso le nuove tariffe non hanno comportato un significativo spostamento del traffico dalle autostrade alla viabilità ordinaria» commenta l’a.d. di Cav, Piero Buoncristiano. Ma il sindaco di Mirano non è affatto soddisfatto: «Si, a Vetrego c’è stato un calo di auto, ma comunque balza all’occhio che da noi c’è il triplo di flussi di auto rispetto a Spinea, senza che la Regione abbia mai versato le somme che ci spettano per sistemare le nostre strade». I dati cambieranno ancora quando sarà aperto il casello di Martellago-Scorzé, visto che ora Mirano accoglie anche molti pendolari dell’area nord del Miranese.

Gabriele Pipia

 

Conferenza dei sindaci ieri a Mira

MIRA – Ammonta a 14 milioni e 231 mila euro il bilancio sociale dell’Asl 13 che è stato spiegato ieri pomeriggio all’assemblea dei sindaci dei 17 Comuni del comprensorio dal direttore generale Gino Gumirato e dal presidente della conferenza Fabio Livieri. Di questi 14 milioni di euro destinati alla parte sociale sei milioni e 906 mila euro sono la quota a carico dei comuni dell’area. «Fra le voci più rilevanti del bilancio sociale dell’azienda sanitaria» spiega il presidente Fabio Livieri «c’è quella collegata all’area della disabilità per la quale sono stati destinati ben 5 milioni e 450 mila euro. Un milione e 145 mila euro invece sono stati destinati ai problemi collegati a minori e famiglie mentre 630 mila euro sono stati destinati per la salute mentale». La restante parte del bilancio sociale è collegata alla gestione di servizi ospedalieri. Ci sono anche delle novità. «Grazie alla collaborazione reciproca » spiega Livieri «con i Piani di zona siamo riusciti a individuare due progetti-percorsi da 80 mila euro ciascuno, destinati all’area della disabilità non legata a strutture protette o centri diurni. Si cercherà così di dare il massimo aiuto alle famiglie anche al di fuori delle consuete strutture preposte ad accogliere i disabili». Il direttore dell’Asl 13 ha poi illustrato ai sindaci, con l’ausilio di alcune diapositive, i costi collegati alla riorganizzazione prevista dei reparti negli ospedali di Dolo, Mirano e Noale, ribadendo quali sono le opere possibili con i fondi a disposizione dell’Asl 13.

(a.ab.)

 

Prima uscita pubblica del nuovo ente

«Tutti uniti avremo più risorse»

MIRANO – Sindaci, consiglieri e dipendenti al lavoro per rendere operativa l’Unione del Miranese, approvata da tutti e sei i Consigli comunali coinvolti. Martedì prima uscita pubblica del nuovo ente, in occasione dell’incontro sulla Città metropolitana, anch’essa agli albori, tra dubbi e proclami. Dopo Venezia, l’Unione dei comuni del Miranese è apparsa come il soggetto amministrativo più consistente, già definito come la quarta città del Veneto, 125 mila abitanti e 150 chilometri quadrati di territorio. «Abbiamo voluto l’Unione per migliorare l’attività amministrativa del territorio, razionalizzandone la gestione, ottimizzandone gli effetti e riducendone i costi», hanno spiegato Monica Barbiero (Martellago), Maria Rosa Pavanello (Mirano), Michele Celeghin (Noale), Alessandro Quaresimin (Salzano), Nicola Fragomeni (Santa Maria di Sala) e Silvano Checchin (Spinea), «l’idea di base è che alcuni dei servizi principali, i più dispendiosi, vengano gestiti assieme. L’Unione inizierà con Polizia locale, Risorse umane e Protezione civile, ma i benefici non si limiteranno all’abbattimento dei costi. L’Unione darà anche maggiori opportunità e peso politico al nostro territorio. Per quanto riguarda i rapporti con Bruxelles, per esempio, quest’area potrà aspirare a ricevere più agevolmente fondi e finanziamenti europei. Anche su scala nazionale l’Unione garantirà significativi vantaggi: basti pensare che le ormai scarse risorse disponibili, in futuro, verranno distribuite dallo Stato privilegiando sempre più i comuni che lavorano in sinergia». Per quanto riguarda la Città metropolitana: «Saremo una delle sue componenti principali, con un ruolo che, presi singolarmente, i nostri sei comuni non sarebbero stati in grado di recitare ».

(f.d.g.)

 

«Sfiduciare Livieri perché in qualità di presidente della Conferenza dei Sindaci più volte ha avuto l’occasione di dimostrare che questo andazzo gli va bene.» Il Comitato Bruno Marcato non va per il sottile ed attacca il presidente della Conferenza dei sindaci Fabio Livieri, che rappresenta i 17 comuni dell’Asl 13, per il suo operato in merito all’ospedale di Dolo. «Chiediamo ai sindaci se sono d’accordo con il suo comportamento, diversamente è giusto sfiduciarlo al pari del direttore Gumirato perché hanno dimostrato di fare quello che viene loro imposto dalla Giunta regionale e non attenersi a quanto deciso in conferenza.» Il Comitato va oltre ed afferma. «Siamo d’accordo con Gabriele Scaramuzza che finalmente si è schierato ed ha scelto la sua linea, ora ci aspettiamo che queste direttive siano seguite dagli altri consiglieri regionali del Pd ed in particolare da Bruno Pigozzo. Siamo consapevoli che i finanziamenti siano conseguenza delle scelte politiche e per l’ospedale di Dolo le scelte sono chiare, per questo non sono arrivati finanziamenti.» Il Comitato ritorna anche sul pronto soccorso di Dolo. «Anche noi siamo intervenuti come Scaramuzza sulla qualità del pronto soccorso ed è vergognoso che da anni si facciano delle promesse, si dica invece chiaramente che i lavori non si vogliono più fare.» Il Comitato Marcato si sofferma anche sui servizi. «Il direttore Gumirato ha deciso di tagliare i servizi sanitari e di rimpolpare il numero dei dirigenti, così facendo ha aumentato la burocrazia e non sono migliorati i servizi»

(L.Per.)

 

Dipartimenti Asl 13. Arrivano le nomine

Prende forma la riorganizzazione degli ospedali di Dolo e Mirano: il direttore generale Gino Gumirato ha attivato i nuovi dipartimenti è nominato i vari responsabili. Sono tutti primari di lunga esperienza anche all’interno dell’Asl 13
Dipartimenti, scelti secondo tre requisiti di base ovvero: «curriculum professionale,l’esperienza, capacità gestionale e organizzativa del candidato». Nomine che rispondono ai dettami previsti dall’Atto Aziendale approvato dalla Regione. «Si tratta – ha spiegato il direttore generale Gumirato – di un altro passo verso la sanità del futuro, che integra servizi e competenze a tutela della salute del cittadino. La prima parte della riorganizzazione è partita ieri con nuovi dipartimenti e nuove nomine mentre la seconda – ha assicurato il dg – sarà attivata tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo». Questo l’Elenco dei nuovi dipartimenti con i rispettivi responsabili: il dipartimento per le dipendenze che sarà diretto da Mauro Cibin (già responsabile del Ser.T e del servizio di Alcologia), il quale ricoprirà anche il ruolo di facente funzioni per il dipartimento di salute mentale; il dipartimento di medicina diretto da Alberto Cester, già primario del reparto di Geriatria dell’Ospedale di Dolo; il dipartimento delle specialità mediche diretto da Carlo Fattorello, primario del reparto di Neurologia di Dolo e Mirano; il dipartimento chirurgico diretto da Pier Paolo Da Pian, primario del reparto chirurgico di Mirano; il dipartimento cardiovascolare diretto da Daniele D’Este, primario del reparto di Cardiologia dell’Ospedale di Dolo; il dipartimento di prevenzione diretto dall’attuale direttore Flavio Valentini e il dipartimento di emergenza e urgenza diretto dall’attuale direttore Stefano Pietro Pacelli.

(l.gia.)

 

Nuova Venezia – Asl 13, via alla riorganizzazione

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6

mag

2014

Il direttore generale Gino Gumirato ha nominato i nuovi capi dipartimento

MIRANO. Nominati i nuovi capi dipartimento, via alla prima parte della riorganizzazione dell’Asl 13, che sarà completata a fine anno.

Le nomine sono state rese note ieri dal direttore generale Gino Gumirato, valutati i curricula, l’esperienza, la capacità gestionale e organizzativa dei candidati, ma le decisioni riguardano anche la nuova struttura dei dipartimenti stessi, confermati nel numero di 15.

A guidare quello per le Dipendenze sarà Mauro Cibin, già responsabile del Sert, il Servizio per le tossicodipendenze: ricoprirà anche il ruolo di facente funzioni del dipartimento di Salute mentale. Il dipartimento di Medicina sarà diretto da Alberto Cester, già primario di Geriatria all’ospedale di Dolo, il dipartimento delle Specialità mediche sarà diretto da Carlo Fattorello, primario di Neurologia di Dolo e Mirano, il dipartimento Chirurgico sarà invece guidato da Pier Paolo Da Pian, primario del reparto chirurgico di Mirano. Il dipartimento Cardiovascolare sarà diretto da Daniele D’Este, primario di Cardiologia dell’ospedale di Dolo, il dipartimento di Prevenzione dall’attuale direttore Flavio Valentini, mentre il dipartimento di Emergenza e urgenza resterà diretto dall’attuale direttore Pietro Pacelli.

Degna di nota anche la nuova organizzazione dipartimentale dell’Asl: il dipartimento per le Dipendenze comprenderà Sert e servizio di Alcologia, quello di salute mentale invece riunirà Psichiatria di comunità, Centro di salute mentale, Servizi psichiatrici di diagnosi e cura e Comunità terapeutiche. Il dipartimento di Medicina comprenderà Medicina generale, Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, Geriatria, Lungodegenza, Medicina fisica e riabilitativa, mentre il dipartimento delle Specialità mediche riguarderà i servizi di Medicina d’urgenza, Pneumologia, Oncologia, Neurologia, Nefrologia e Dialisi.

Il dipartimento Chirurgico comprenderà Chirurgia, Urologia, Orl, Oculistica, Ortopedia e Traumatologia, Chirurgia, Odontostomatologia, Otochirurgia, Chirurgia vascolare, Dermatologia, Anestesia e Rianimazione, il dipartimento Cardiovascolare, Cardiologia, Medicina dello sport, Cura e riabilitazione delle patologie cardiache, il dipartimento di Prevenzione il servizio di Igiene e sanità pubblica, Spisal, Servizio igiene degli alimenti, infine il dipartimento di Emergenza e urgenza comprenderà Pronto soccorso, Suem e Rianimazione.

Filippo De Gaspari

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Lettera a cav del sindaco di mirano

MIRANO – Aprile è passato e Cav, Concessioni autostradali venete, non ha ancora fornito, come promesso, i dati sui nuovi flussi di traffico, dopo l’aumento della tariffe autostradali di inizio anno. Così Maria Rosa Pavanello torna all’attacco: oggi stesso, al rientro dal ponte del Primo maggio, scriverà alla società di gestione del sistema A4-A57 per chiedere che fine abbiano fatto i monitoraggi. Non è una questione dapoco:da quando, il primo gennaio, sono scattati gli aumenti, in particolare quelli per il tratto tra Mirano-Dolo e Padova, il traffico in città è cambiato. Il sindaco non parla di aumento generico, ma di modifica delle principali dorsali di percorrenza: «Un maggior traffico, per esempio, nelle vie Venezia, Cavin di Sala e anche Dante sud, è sotto gli occhi di tutti. Cav ci aveva promesso i risultati dei monitoraggi dei primi tre mesi dell’anno, ne sono passati quattro, a voler essere pignoli e non abbiamo ricevuto nulla». Mirano non è disposta a glissare, anzi. Era stata Cav stessa a comunicare l’intenzione di fornire i dati sui nuovi flussi di traffico. «È stato avviato il monitoraggio quotidiano dei flussi di traffico ai caselli e lungo le tratte autostradali in gestione per verificare i comportamenti degli utenti», assicurava il presidente di Cav Tiziano Bembo, in una lettera ai sindaci interessati, ancora a inizio febbraio, «bisognerà però attendere almeno tre mesi prima che i volumi di traffico si siano stabilizzati e si possano fare valutazioni attendibili». L’annuncio aveva almeno parzialmente placato gli animi. Ma adesso Pavanello vuole i dati. Con lei anche il sindaco Silvano Checchin, primo cittadino di Spinea, che aveva firmato la lettera insieme alla collega miranese, essendo interessata dallo stesso problema per via della presenza a Crea del casello sul Passante. A Mirano il problema riguarda in particolare la direttrice viale Venezia-via Cavin di Sala, alternativa all’autostrada utilizzata da molti per raggiungere Padova, ma anche via Dante sud ne risente: «Per via», spiega Pavanello, «del traffico proveniente da via Parauro, a nord». Problemi che sisommano a problemi, visto che la situazione del traffico in tutto il quadrante nord di Mirano, attorno all’ospedale, è già delicata e di difficile soluzione.

Filippo De Gaspari

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L’ultima ondata di maltempo ha peggiorato la situazione a Zianigo, Salzano, Scorzè, Spinea e Noale

Lo storico ponte Grasso è ormai un colabrodo. Aumenta il dissesto nelle vie Cornarotta e Volta

MIRANO. È emergenza strade nel Miranese. Dopo l’ultima ondata di maltempo, il sole asciuga le vie di comunicazione allagate per giorni e rivela, in alcuni punti, una situazione al limite. Lo sanno bene gli automobilisti e soprattutto ciclisti e motociclisti, che in questo periodo dell’anno, con le prime uscite stagionali, sono sottoposti a una continua insidia. Caduto letteralmente nel vuoto, l’appello dei cittadini, raccolto anche dal presidente dell’Aci di Venezia, Giorgio Capuis, che aveva chiamato in causa i sindaci: «Investite sulla manutenzione delle strade».

Nel Miranese invece la situazione rimane difficile in molti, troppi punti. E a fronte di pericoli reali, si assiste all’ennesimo rimbalzo di responsabilità e competenze tra i diversi enti. Altro che principio di sussidiarietà: dove la gente protesta, i gestori delle strade sono sempre quelli del livello superiore e quando invece si bussa alla porta giusta, è la mancanza di fondi a giustificare i mancati interventi. Se la mettano via gli utenti della strada, sia che muovano veicoli a motore o a pedali: si procede tappando i buchi e le (poche) asfaltature occasionali, saranno ancora “a freddo”, cioè non risolutive. Anche per la bella stagione alle porte il programma di lavori è striminzito e nella maggior parte dei casi i problemi resteranno.

A Mirano è pietosa la situazione di via Scortegara: se a Zianigo, tra il centro e Villa Bianchini la strada è una gruviera senza soluzione di continuità, anche nel tratto verso Mirano i pezzi di asfalto saltano come cavallette a ogni passaggio d’auto, aprendo pericolose buche in carreggiata. Non va meglio a Salzano: ai confini con Mirano, lo storico Ponte Grasso è praticamente abbandonato a se stesso, ormai preda di rattoppi successivi che l’hanno ridotto a un colabrodo. Sempre a Salzano è precaria la situazione di via Circonvallazione, verso Luneo-Parauro, con buche e lunghi tratti dissestati. E più a nord, Salzano e Scorzè condividono la sempre più vergognosa condizione di via Cornarotta e via Volta: talmente grave che a risolvere il dissesto non basta neppure un’asfaltatura, dato che i danni interessano ormai il cassonetto stradale, cioè lo scavo sottostante. Pericoli sono stati segnalati anche in via Costituzione a Spinea, in via Noalese, tra Santa Maria di Sala e Noale e in via Cavin di Sala.

Filippo De Gaspari

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SANTA MARIA DI SALA. Fatta l’Unione dei comuni del Miranese. Anche Santa Maria di Sala, martedì sera, ha votato statuto e atto costitutivo: era l’ultimo dei sei consigli comunali a mancare all’appello. Ora tutti e sei i parlamentini di Mirano, Noale, Spinea, Salzano, Martellago e, appunto, quello salese, hanno formalmente aderito al progetto, decidendo di dar vita a un nuovo ente.

Il sindaco Nicola Fragomeni canta vittoria: «Abbiamo suggellato la nascita della quarta città del Veneto, con 120 mila abitanti e 150 chilometri quadrati di estensione», afferma «È qualcosa di storico, quello che sta nascendo ricorda a chi pensa al passato o anche solo al presente che così facendo ci si perde il futuro. Noi invece abbiamo guardato oltre».

In un Consiglio tesissimo, iniziato con l’uscita dall’aula di Lista Salese, in polemica per il mancato inserimento in discussione dell’accordo di programma relativo al centro scolastico, si è giunti al voto sull’Unione alla prima votazione, con la maggioranza dei due terzi, contrario solo il Movimento 5 Stelle, favorevole invece tutta la maggioranza e la lista di centrosinistra Civica Insieme. Prologo dell’ultimo nulla osta era stato lunedì, sempre a Santa Maria di Sala, un confronto pubblico sul tema dell’Unione, a cui avevano preso parte tutti i sindaci dei comuni coinvolti e l’estensore del progetto, Paolo Fortin.

Adesso l’Unione di fatto è realtà, anche se tutta da plasmare. Già il 6 maggio, al prossimo incontro sulla Città metropolitana di Venezia con il presidente pro tempore Giorgio Orsoni, i sindaci del Miranese parteciperanno per la prima volta in rappresentanza dell’Unione.

Plaude Michele Celeghin, sindaco di Noale, comune capofila del progetto: «Sei comuni lavoreranno assieme, decidendo strategie comuni per il miglior governo del territorio», afferma, «siamo partiti cinque anni fa da Noale, è stato un percorso lungo di conoscenza, acquisizione progressiva di fiducia. Ora parte la seconda fase, operativa, che metterà le basi per le prime aggregazioni di servizi tra i comuni. Si tratta di una rivoluzione amministrativa. Il Miranese sarà protagonista nei processi formativi dell’area metropolitana e la nostra gente al centro dell’attenzione in ottica non più campanilista, ma aggregativa».

(f.d.g.)

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S. MARIA DI SALA – Contrario il Movimento 5 Stelle che voleva il referendum

Mancava solo Santa Maria di Sala, ma ora c’è. Da martedì sera il comune salese è entrato ufficialmente a far parte dell’Unione dei comuni del Miranese, come è stato approvato in consiglio comunale. Al termine della seduta il sindaco Nicola Fragomeni ha subito chiamato gli altri sindaci dell’Unione per comunicare loro la notizia. Tredici voti favorevoli, tra cui l’intera squadra di Fragomeni e il voto di Civica Insieme, con il capogruppo Giuseppe Rodighiero. Il voto contrario del Movimento Cinque Stelle, e la Lista Salese che non ha partecipato visto l’abbandono della seduta da parte dei due consiglieri Paolo Bertoldo e Giovanni Vanzetto per il mancato inserimento di un punto all’ordine del giorno. «Ce ne saremo andati comunque – dice Bertoldo – al momento dell’approvazione dello Statuto dell’Unione». Un percorso, quello dell’Unione, iniziato nel 2009 e che vede ora uniti i comuni di Mirano, Martellago, Noale, Salzano, Santa Maria di Sala e Spinea. All’appello manca solo Scorzè, ma Fragomeni dice: «Se il fiuto non mi inganna, Scorzè sarà il prossimo comune ad entrare, dopo le elezioni amministrative». Un’alleanza di 125.000 abitanti e 150 chilometri quadrati, che arriva ad essere la quarta città del Veneto. Gli obiettivi perseguiti: una maggiore efficienza, efficacia, economicità, imparzialità e un buon andamento della pubblica amministrazione. «La sinergia – dice Fragomeni – serve alla razionalizzazione dei servizi e al contenimento dei costi, ma se è una bufala, come abbiamo votato per entrare, voteremo anche per uscire». La capogruppo Rossella Carolo (M5S) replica: «Non sono state ben descritte le modalità di recesso, stiamo andando alla cieca ed è fondamentale che ci sia un referendum consultivo per i cittadini. L’Unione si squaglierà dal 1° gennaio 2015, senza nemmeno aver festeggiato il suo primo compleanno, in vista della città metropolitana di Venezia». Ma Fragomeni controbatte: «Entriamo nell’Unione proprio per avere una diversa posizione con la città metropolitana, se ci presentiamo come appartenenti all’Unione abbiamo un peso, come singolo Comune ne abbiamo un altro»

 

La risposta di Livieri

DOLO. «La tariffazione del servizio di vestizione ed esposizione delle salme negli obitori degli ospedali di Dolo, Mirano e Noale sarà a carico dei familiari del defunto solo se la persona estinta è morta in casa. Se la persona invece è deceduta in ospedale tutto sarà come prima. Il costo massimo preventivato è di 250 -300 euro». La precisazione è del presidente della conferenza dei sindaci dell’Asl 13, Fabio Livieri, dopo che le imprese funebri dell’area hanno minacciato di portare via le salme dagli obitori di Dolo Noale e Mirano «nel caso in cui l’Asl 13 decidesse di procedere con un salasso per la vestizione e l’esposizione dei defunti».

Una possibilità prevista in una legge regionale ad hoc. L’Asl 13 ha spiegato dal canto suo che se finora il servizio era rimasto gratuito, era una consuetudine non regolamentata da parte del personale dell’obitorio. Questi servizi però non fanno parte dei livelli essenziali di assistenza (Lea) e per questo si è deciso di provvedere ad una loro tariffazione con l’inizio dell’estate.

L’Asl ha intenzione di chiedere una co partecipazione alla tariffazione ai comuni. Livieri entra nel dettaglio: «Già altre Asl come Padova mandano il conto a casa nel caso in cui la persona morta in abitazione o in altro luogo venga portata nell’obitorio dell’ospedale. Resta il fatto che questa tariffazione si fa d’obbligo anche per non gravare l’Asl 13 di un costo che di norma dovrebbero sobbarcarsi i comuni realizzando un obitorio comunale. Una struttura che costerebbe 50 mila euro l’anno agli enti locali. Le soluzioni più convenienti per chi ha il proprio defunto in casa sono quelle di creare camere ardenti refrigerate, che potrebbero essere realizzate dalla stessa impresa funebre».

(a.ab.)

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