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Antenna Tre – Autostrade: in veneto aumenti record

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gen

2014

caro pedaggi»PADOVA-VENEZIA

Autostrada, rivolta dei sindaci

Il Veneto si ribella «Tariffe esose»

Salasso per i pendolari, spenderanno 1480 euro all’anno Sindaci e comitati: il traffico si riverserà sulla Noalese

MESTRE – È inaspettato e per questo ancora più sgradito il regalo d’inizio anno per i pendolari dell’autostrada Venezia-Padova. Per giunta impacchettato con la carta dorata delle agevolazioni, che in verità, si scopre, sono fasulle. Gli aumenti sul sistema A4-A57 gestito da Cav fa infuriare pendolari e sindaci.

Stangata. Li chiamano adeguamenti tariffari, si tratta in realtà di un vero e proprio salasso. Un viaggio da Padova Est a Mirano-Dolo costa oggi 2,80 euro. Fino all’altro ieri erano 0,80 euro. La tariffa cresce se l’entrata è a Padova Ovest (3,60 euro anziché 1,60). I pendolari che fino a qualche giorno fa percorrevano quotidianamente il tratto Padova Est-Mestre e, utilizzando l’escamotage del tornello, spendevano di autostrada 422 euro all’anno, ora ne spenderanno 1480.

Agevolazioni. Sarebbe meglio dire «finti saldi di stagione». Per un motivo semplice: c’è un altro modo per risparmiare. Un pendolare di Mirano che volesse avere quei pochi benefici a cui l’abbonamento dà diritto, dovrebbe sottoscrivere un contratto Telepass Family, compilare un modulo, prendersi mezza giornata di permesso e andare negli uffici di Cav, di persona, per consegnare le carte. Burocrazia spinta insomma. Lo sconto gli consentirà un tragitto da Padova Est a Mirano con “soli” 1,70 euro anziché i 2,80 del nuovo ticket. Ma il nostro pendolare sarà abbastanza furbo da evitare inutili noie burocratiche e scegliere di uscire a Spinea, località Crea, sul Passante, pagando 1,60 euro e allungando solo di pochi chilometri il suo tragitto.

Nuovo traffico. Il risultato è evidente: sarà anche eliminato l’odioso “tornello” a Vetrego, o forse solo spostato proprio su Crea-Spinea. I miranesi infatti sceglieranno di percorrere il Passante e uscire a Spinea, invece che fare la vecchia A57 fino a Mirano. Per tornare a casa percorreranno poi viale Venezia, che quindi subirà un aumento di traffico. E chi invece da Mirano, S. Maria di Sala, Pianiga, Salzano, Noale e tutto il Miranese nord dovrà raggiungere Padova, non sceglierà più la cara (in tutti i sensi) vecchia autostrada ma la regionale 515 Noalese. Con caos assicurato.

Sindaci. Sindaci e comitati sono sul piede di guerra.

Mirano teme un’invasione di traffico sulle proprie strade: «Serviva una tariffa più bassa», tuona il sindaco Maria Rosa Pavanello, «tra due mesi magari aumenteranno le tariffe anche a Spinea, accorgendosi che ora il problema sarà lì».

S. Maria di Sala rischia la paralisi in centro, dove si imbocca la Noalese.

Anche a Spinea il sindaco Silvano Checchin teme che il problema si sposti a Crea. L’assessore alla Viabilità Gianpier Chinellato ha affidato a Facebook il suo pensiero: «Rimango esterrefatto».

Class-action. Sul fronte comitati Opzione Zero annuncia un’azione legale collettiva: «L’aumento è intollerabile», spiega in una nota, «il costo è insostenibile per molti pendolari, con il risultato che il Passante, che doveva essere la soluzione dei problemi di traffico a Mestre, sarà sempre più vuoto e le strade di Riviera e Miranese sempre più intasate. Responsabilità tutta in capo a Cav, quindi Anas e Regione che non hanno mai voluto arretrare la barriera di Villabona a Roncoduro come previsto dagli accordi. E si capisce perché dopo la recente approvazione dell’autostrada Orte-Mestre, il cui innesto è previsto proprio a Roncoduro, dove dovrebbe sorgere Veneto City».

Filippo De Gaspari

 

Solo Vetrego ringrazia: meno auto

La frazione sarà risparmiata dal rito del “tornello”. «Troppo inquinamento»

MIRANO – La maggioranza si sente vincitore, altri invece pensano che si potesse fare di più, specie per le agevolazioni da e per Padova. Questo lo stato d’animo dei residenti di Vetrego il giorno dopo l’entrata in vigore delle nuove tariffe autostradali. In molti uscivano proprio nel tornello miranese per poi rientrare, risparmiando dei soldi. Questo provocava delle code, specie nelle ore di punta, rendendo difficile la vita a chi abitava vicino alla rotonda. Ne sanno qualcosa i coniugi Mistron, che hanno la casa a pochi metri dal rondò ma aspettano qualche giorno per capire se la loro vita è cambiata o meno.

«Qualche camionista ha fatto il giro» spiega Germano Mistron «forse perché non sapeva delle nuove tariffe. In questi anni abbiamo subito molto inquinamento, nessuno degli ultimi sindaci ci ha difesi e si è preoccupato di noi: silenzio assoluto».

Anche la moglie Valentina è dello stesso parere. «La tariffa autostradale è alta» spiega «e non è colpa nostra ma di chi, anni fa, non è riuscito a risolvere la questione. Hanno fatto una rotonda tra le case, quando bastava spostarla di pochi metri in un terreno agricolo. E poi si sistemi via Porara: al passaggio dei tir, la nostra abitazione trema»

Per Giuseppe Stocco, vanno bene le agevolazioni per i residenti dei comuni attorno al casello ma i vetreghesi dovrebbero averne di più. «Abbiamo sopportato anni d’inferno» spiega «e 2,80 euro per andare a Padova sono tanti: dovremmo pagare poco anche se ci andassimo una volta ogni tanto».

Giancarlo Maso non dimentica quanto ha subito il paese. «Gli altri non si meritano gli sconti» fa sapere «perché nessuno ci ha aiutati nelle nostre battaglie passate. Anzi, ci hanno rifilato di tutto».

Soddisfatti i rappresentanti del comitato Rinascita Vetrego, che ringraziano Concessioni autostradali venete (Cav) per quanto fatto. «Da cittadino» dice il segretario Giuseppe Vesco «per andare a Padova non passerò per Vetrego ma come membro del comitato ringrazio Cav per aver risolto il più grave problema del nostro paese».

Gli fa eco Giorgio Babato: «Ora c’è un minimo di normalità per Vetrego» continua «dove si sono usati, in modo improprio, la rotonda e il casello. Questa viabilità doveva essere per i residenti, era diventata un passaggio per tutti. Ma c’è preoccupazione per le altre strade dove si sposterà il traffico».

Alessandro Ragazzo

 

La Cav: «L’aumento serve a pagare il Passante»

Patreve spezzata in due, ma il presidente della concessionaria Bembo non ci sta «Le nostre tariffe erano congelate da quattro anni, impossibili altri sconti» 

VENEZIA – La verità è che stiamo semplicemente pagandoci il Passante di Mestre. Altro che costo zero. Con l’aumento dei pedaggi i veneti «metropolitani» – quelli, cioè, che usano il Passante tutti i giorni – stanno sostenendo il costo della infrastruttura aperta nel febbraio 2009 e ribattezzata il Passante Vernizzi dal nome del commissario di governo che ne ha consentito la realizzazione a tempi di record. Alla faccia di un’area metropolitana che, invece di integrarsi, rischia di implodere sin dalla nascita. Il passante di Mestre è gestito dalla Cav (Concessioni Autostradali Venete), società per azioni costituita dalla legge 244/2007 ed operativa dal 2008, controllata al 50% dalla Regione del Veneto e dal 50% dall’Anas. Oggetto sociale della società Cav è quello di «rimborsare ad Anas le somme anticipate per la costruzione del Passante di Mestre, recuperare risorse da destinare ad ulteriori investimenti di infrastrutture nel Veneto e gestire il complesso sistema di attraversamento del Veneto orientale costituito dall’abbinamento del Passante alla Tangenziale di Mestre».

Insomma, una società veicolo finanziario, costituita ad hoc e che ha assorbito la gestione, oltre che del Passante, anche della vecchia Venezia-Padova (il subentro costò 75 milioni di euro), del raccordo Marco Polo per l’aeroporto e della tangenziale di Mestre. Ecco la ragione degli aumenti che stanno facendo infuriare gli automobilisti che ogni giorno usano l’infrastruttura che ha reso più vicino il Veneto. Più 13,55% l’anno scorso, più 6,26% quest’anno: un balzo complessivo del 19,81% giudicato del tutto inopportuno da molti. Ma le tariffe erano state ferme dal 2009 al 2012, fanno presente alla Cav. Con il cerino in mano resta il presidente di Cav, Tiziano Bembo, 53 anni, nominato dalla Regione (l’amministratore delegato, Piero Buoncristiano, è di nomina Anas), il quale spiega serenamente il punto di vista della società.

«Il Passante di Mestre – spiega il presidente di Cav – è costato circa 1,2 miliardi di euro. Il rimborso dell’investimento si basa su tre pilastri: il flusso di cassa generato dai pedaggi, che sono in calo (dal 2011 al 2012 sono scesi da 113 a 105 milioni), un prestito Bei da 350 milioni di euro sul quale paghiamo l’Iva (73,5 milioni) e una terza forma, attualmente in corso di perfezionamento, che consentirà di rimborsare altri 300 milioni di euro. La somma restante è finora garantita da Anas, che ne anticipato l’esborso e ne attende il rimborso».

Bembo è arrivato nel 2011 a guidare la società, direttamente dall’incarico di responsabile staff del gruppo consiliare della Lega in Regione, ed ha ereditato la situazione. Ma non fa mistero di ritenere la Cav «una società assolutamente sana»: «Garantiamo la gestione e la manutenzione di 43 chilometri di autostrada a pagamento e ben 22 chilometri aperti, cioè liberi. Ogni anno investiamo circa 10 milioni di euro di investimenti. Solo nel rinnovo della pubblica illuminazione sulla tangenziale di Mestre abbiamo messo 800 mila euro. Abbiamo 230 dipendenti, caricandoci tutto il personale della vecchia Venezia-Padova gestiamo un chilometraggio di tre volte superiore. La società genera un flusso di cassa notevole e noi dobbiamo garantirne l’equilibrio finanziario fino al termine della concessione, il 2032. Faccio presente inoltre che la nostra concessione ha una durata di 23 anni, contro una media di 40 anni di tutte le altre concessioni autostradali italiane».

Sulle agevolazioni, Bembo è tranciante: «Abbiamo istituito un abbonamento agevolato per i pendolari di Mirano, Dolo, Mira, Spinea e Pianiga interessati dalla realizzazione del passante. Abbiamo stimato che questa misura costerà alle casse della società dai 300 ai 400 mila euro. Non solo: la nuova tariffa, che in realtà abbassa il pedaggio da 3,30 euro a 2,80 dell’intero tratto Padova-Mestre, costerà circa un milione di euro alla società. Estendere i benefici ad altre categorie non è pensabile senza compromettere l’equilibrio finanziario della società».

Daniele Ferrazza

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IL TWEET – Malvestio ironizza: macché federalismo

TREVISO. Il tweet non è partito da Malta ma dalla più vicina Treviso. L’autore è Massimo Malvestio, avvocato trevigiano consulente del governatore Luca Zaia, che sui costi dei pedaggi autostradali in particolare del Passante di Mestre mostra la sua opinione: «La Cav salutata come federalismo autostradale è invece pedaggismo federale (con rischio imprenditoriale a carico degli utenti)». Così lancia una polemica che rischia però di finire come quasi sempre accade nel Veneto: seguendo il manzoniano «sopire, troncare» del conte zio.

(d.f.)

 

LE REAZIONI POLITICHE

Interrogazione di De Poli, Valdegamberi chiede un’ispezione

PADOVA. Il senatore Antonio De Poli presenterà un’interrogazione al Ministero dei trasporti e al Tesoro sul record pedaggi nel Nordest: «Chiederò al Governo di rivedere i rincari dei pedaggi autostradali che sono particolarmente pesanti per il Nord Est e rappresentano, dunque, una vera stangata per la nostra economia» afferma De Poli.

«Le autostrade venete hanno subito rincari record – fa notare l’esponente Udc -. Chiedo di sapere innanzitutto quali siano i criteri adottati per stabilire gli aumenti visto che alcune aree del Paese sono state ‘graziate’ e soprattutto di valutare una revisione delle tariffe che, così come sono stati determinati, rischiano di provocare un effetto negativo nel campo dei trasporti e del turismo, oltre che causare un prevedibile aumento dei prezzi al consumo”, continua De Poli secondo cui “questi rincari costituiscono un duro colpo alla competitività del sistema economico del Nord Est e potrebbero avere effetti pesanti nell’economia dell’intero Paese».

Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi chiede invece al governatore Luca Zaia di «avviare un’ispezione sulla gestione del sistema autostradale veneto per accertare eventuali responsabilità degli amministratori padani».

In particolare, Valdegamberi punta l’indice su 268 milioni che, in cinque anni, la società A4 Holding, che controlla lae Brescia-Verona-Vicenza-Padova e la A31 Valdastico, avrebbe bruciato. Insomma, è guerra totale contro i nuovi pedaggi.

 

I RINCARI – L’ira dei pendolari esplode su Facebook

Una mobilitazione a colpi di dossier, ricorsi e class action

AUTOSTRADA La furia dei pendolari di Riviera e Miranese dopo gli aumenti

Opzione zero annuncia class action e ricorsi. Annullato anche “il tornello”

«Un aumento del 250 % è inaccettabile: quanti potranno permetterselo?». Tra i pendolari dilaga il malumore per l’aumento delle tariffe sulla Mirano-Padova, intanto il comitato Opzione Zero annuncia:

«Stiamo preparando un dossier che metterà in luce le spericolate operazioni finanziarie di Cav, stiamo valutando ricorsi e class action».

Il nuovo piano tariffario è scattato dal 1. gennaio: il pedaggio sulla Mirano-Padova Est è passato da 80 cent a 2.80 euro, Mestre-Mirano resta gratuita, mentre Mestre-Padova è stata abbassata da 3.30 euro a 2.80. In questo modo la concessionaria autostradale con sede a Marghera ha reso inutile la manovra del tornello: per anni molti pendolari della Mestre-Padova sono usciti e rientrati a Mirano per godere della tratta gratuita tra Mestre e Mirano risparmiando così cinque euro al giorno. Ora non è più possibile, ma a rimetterci sono i residenti di Riviera e Miranese.

Il piano prevede che i pendolari paghino 1.70 anziché 2.80 euro, per un lavoratore si parla comunque di circa 500 euro in più all’anno.

«Metà della mia tredicesima andrà via solo per gli aumenti di Cav» sbotta un miranese su Facebook.

I requisiti per poter godere della tariffa agevolata sono stati pubblicati sul sito di Cav, ma attenzione: gli sconti sono rivolti solo ai residenti di Mirano, Spinea, Pianiga, Mira e Dolo. Gli altri faranno i conti con le tariffe intere, per un aumento di circa mille euro l’anno.

A farsi portavoce dei pendolari è il comitato mirese Opzione Zero, guidato da Mattia Donadel, che l’anno scorso manifestò al casello per protesta:

«Le agevolazioni per i pendolari sono risibili – si legge nella nota diffusa ieri -. Molti utenti si riverseranno sulle strade normali intasandole ancor di più. La responsabilità è di Cav, poi dei suoi azionisti Anas e Regione Veneto, che non hanno mai voluto arretrare la barriera da Venezia-Villabona a Dolo-Roncoduro. Nel dossier analizzeremo i possibili collegamenti con il Sistema Veneto, legato alla Mantovani e ancora al centro delle inchieste».

Opzione Zero attacca anche i sindaci: «Non hanno saputo opporsi con forza e ora dovranno dare risposte alla nuova emergenza-traffico».   

Gabriele Pipia

 

MIRANO E SPINEA

I sindaci: «Si rischia di intasare la viabilità dei nostri territori»

MIRANO – «Ma adesso, con queste nuove tariffe, non c’è il rischio che gli ingorghi di Vetrego si spostino semplicemente in altri punti cruciali della viabilità locale?». A porsi la stessa domanda sono i sindaci di Mirano e Spinea: ognuno tira acqua al proprio mulino, entrambi temono pesanti ripercussioni di traffico in alcune zone già congestionate.

Maria Rosa Pavanello chiedeva da tempo l’eliminazione del «tornello» di Vetrego, ma un piano con pedaggi così elevati non può soddisfare i miranesi: «Ben venga l’eliminazione del tornello, ma non basta – dichiara il sindaco -. Nonostante le riduzioni per i pendolari, penso che Cav avrebbe dovuto applicare una tariffa più bassa. A Mirano abbiamo sopportato una lunga serie di disagi per effetto di un casello che avrebbe dovuto essere provvisorio, ma che in realtà è l’unico della zona ad essere aperto sia per auto che per camion – prosegue Pavanello -. Il timore è che ora molti automobilisti si riversino sulle strade interne come Cavin e Noalese, con il risultato di portare un ulteriore mole di traffico».

Ma a rischio congestione c’è pure la camionabile Viale Venezia: molti pendolari di Mirano e dintorni potrebbero decidere di andare a prendere il Passante a Spinea: «Mi auguro che i problemi di Vetrego non vengano semplicemente spostati a Crea – commenta il sindaco Silvano Checchin . La situazione dovrà essere controllata fin da subito, gli utenti devono scegliere i caselli in ottica trasportistica e non tariffaria».

(g.pip.)

 

COMUNICATO STAMPA

L’aumento del pedaggio autostradale sulla tratta Mirano-Padova est è intollerabile e non risolve il problema, anzi lo aggrava.

Le agevolazioni per i pendolari introdotte da CAV sono risibili, di fatto il costo di 2,8 euro è insostenibile per la maggior parte dei pendolari e degli utenti che saranno costretti a riversarsi sulla viabilità normale.

Risultato: il Passante che doveva essere la soluzione dei problemi di traffico di Mestre e del territorio circostante sarà sempre più vuoto, mentre le strade della Riviera e del Miranese saranno sempre più intasate.

Una responsabilità questa che sta in capo prima di tutto alla società CAV SpA, quindi ai suoi azionisti ANAS e Regione Veneto, che non hanno mai voluto arretrare la barriera di Villabona a Roncoduro come previsto dagli accordi e dalle prescrizioni della Commissione VIA Nazionale.

E si capisce il perché dopo la recente approvazione da parte del CIPE del progetto preliminare dell’autostrada Orte-Mestre il cui innesto è previsto proprio a Roncoduro, la stessa zona dove dovrebbe sorgere Veneto City.

Una prospettiva questa da anni preventivata dal Comitato Opzione Zero, secondo il quale se tutte queste opere dovessero essere realizzate, non solo Vetrego, ma anche tutta la Riviera e il Miranese saranno definitivamente compromessi da una vera e propria colata di cemento e asfalto.

Opzione Zero attacca però anche la debolezza dei Sindaci della zona che non hanno saputo opporsi con forza alla soluzione imposta da CAV e che per primi dovranno dare risposte alla nuova emergenza traffico.

Nell’immediato Opzione Zero presenterà agli organi competenti un dossier sul Passante mettendo in luce soprattutto le spericolate operazioni finanziarie della società CAV e i possibili collegamenti con il cosiddetto “sistema Veneto”, ancora al centro delle inchieste della magistratura, visto che proprio la Mantovani spa è stata una delle ditte che materialmente ha costruito il Passante.

Possibile poi un’azione di ricorso o di class action contro l’aumento del pedaggio.

 

“L’aumento del pedaggio autostradale è inaccettabile, la questione non finisce certo qui. Stiamo pensando ad un’azione di ricorso o di class action”. Dilaga il malumore tra i pendolari per i nuovi pedaggi applicati sull’A4, il comitato mirese “Opzione Zero” si fa portavoce delle proteste e annuncia battaglia: “L’aumento del pedaggio autostradale sulla tratta Mirano-Padova est non risolve il problema, anzi lo aggrava. Il costo è insostenibile per la maggior parte dei pendolari e degli utenti che saranno costretti a riversarsi sulla viabilità normale – scrive il presidente Marco Donadel -. Le autostrade saranno sempre più vuote, mentre le strade della Riviera e del Miranese saranno sempre più intasate”.

Le novità sono state introdotte dalla società autostradale Cav, con sede a Marghera in via Bottenigo, a partire dal 1.gennaio. Vediamo nel dettaglio quali sono: Mirano-Padova Est passa da 80 cent a 2.80 euro, mentre Mirano-Padova Ovest da 1.60 euro a 3.60 euro. Si abbassa il pedaggio della Mestre-Padova Est, da 3.30 euro a 2.80 euro. Resterà gratuita invece la tratta Mestre-Mirano. Per chi prende il Passante a Spinea per uscire a Padova Est, invece, il pedaggio è salito da 1.50 a 1.60 euro.

“La responsabilità sta in capo prima di tutto alla società CAV SpA, quindi ai suoi azionisti ANAS e Regione Veneto, che non hanno mai voluto arretrare la barriera di Villabona a Roncoduro come previsto dagli accordi – si legge nella nota diffusa ieri dal comitato -. Il nostro comitato attacca però anche la debolezza dei  Sindaci della zona  che non hanno saputo opporsi con forza alla soluzione imposta da Cav e che per primi dovranno dare risposte alla nuova emergenza traffico”.

Opzione Zero presenterà agli organi competenti un dossier sul Passante approfondendo le operazioni finanziarie di Cav, intanto sono già stati avviati i contatti con dei legali. Cav garantirà degli sconti del 40 % per chi farà 20 ingressi in autostrada (anche 10 andate e 10 ritorni) in un mese. Mirano-Padova Est costerà dunque 1.70 euro, comunque più del doppio rispetto alle tariffe del 2013. Per questo motivo il comitato definisce queste riduzioni “risibili”.

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Gazzettino – Autostrade, inizio d’anno con stangata

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2014

Cav ha fatto scattare il provvedimento a mezzanotte: aumenti del 250 per cento

LA DECISIONE – Il via libera da Roma martedì pomeriggio

ARRETRAMENTO “VIRTUALE” – Stop alla manovra del “tornello” al casello di Dolo-Mirano

Il via libera è arrivato nel tardo pomeriggio di martedì, all’ultimo momento utile per far scattare le nuove tariffe fin dalla mezzanotte. Il 2014 si porta in dote un vero e proprio salasso per i pendolari del Miranese e della Riviera, ci sono invece delle riduzioni per i mestrini che però non potranno più effettuare l’ormai nota manovra del “tornello” di Dolo-Mirano (Vetrego), con un provvedimento definito “arretramento virtuale del casello di Venezia-Mestre, che in pratuca uniforma le tariffe per chi entra a Venezia o a Dolo-Mirano.
Insomma, i nuovi pedaggi autostradali applicati sull’A4 provocano subito forti malumori, e sul web impazzano già le fotografie con gli scontrini che testimoniano la stangata. Cav, la concessionaria autostradale con sede a Marghera in via Bottenigo, aveva predisposto il piano da mesi per poi illustrarlo ai sindaci già la scorsa primavera: mancava solo l’autorizzazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Da Roma l’ok è arrivato all’ultimo, e così i nuovi pedaggi sono scattati senza alcuna campagna informativa. Un ulteriore slittamento delle nuove tariffe pareva ormai nell’aria, e invece molti automobilisti hanno dovuto fare i conti con gli aumenti già nella notte di Capodanno. Si sono diretti al cenone del 31 dicembre pagando un pedaggio, sono rientrati a casa trovando una tariffa aumentata addirittura del 250 per cento.
Ma vediamo nel dettaglio i nuovi pedaggi: Mirano-Padova Est è passata da 80 cent a 2.80 euro, Mirano-Padova Zona Industriale da 90 cent a 2.90 euro, Mirano-Padova Ovest da 1.60 euro a 3.60 euro. La tratta che va da Mestre a Mirano resta gratuita, pure per l’uscita intermedia di Mira-Oriago. Si abbassa invece il pedaggio della Mestre-Padova Est, che passa così da 3.30 euro a 2.80 euro. Lieve aumento per chi imbocca il Passante a Crea: la tratta Spinea-Padova Est è salita da 1.50 a 1.60 euro. Le nuove tariffe sono state subito pubblicate sul sito ufficiale www.autostrade.it. Con queste variazioni Cav rende inutile la manovra del “tornello”, che da anni portava i pendolari della Mestre-Padova a uscire e rientrare a Mirano godendo del pedaggio gratuito tra Mestre e Mirano. Il risparmio era di ben 2.50 euro per ogni viaggio. Una manovra assolutamente legittima mai digerita da Cav e per nulla sopportata dai residenti della frazione di Vetrego, che da mesi protestavano per i quotidiani intasamenti alla rotonda d’immissione al casello. Se a Vetrego le nuove tariffe erano invocate da tempo e ora sono accolte con grande soddisfazione, questi aumenti stanno già facendo infuriare i tanti pendolari di Miranese e Riviera.
Cav garantirà degli sconti del 40% per chi farà 20 ingressi in autostrada in un mese, ma attenzione: potranno godere della tariffa agevolata solo i residenti nei Comuni di Mirano, Mira, Dolo, Spinea e Pianiga. Gli altri dovranno sorbirsi la tariffa intera, oppure riversarsi sulle strade normali già spesso e volentieri congestionate. Il rischio è un notevole aumento di traffico sulla Noalese e sulle strade interne della Riviera. Chi vive tra Mirano e Spinea potrà decidere di imboccare il passante a Crea, con un costo addirittura inferiore rispetto alla tariffa agevolata prevista per i pendolari che utilizzano il casello Dolo-Mirano.

Gabriele Pipia

 

SORPRESA – L’aumento è scattato a sorpresa a mezzanotte anche sulla rete autostradale gestita da Autovie Venete. La percentuale di incremento, nel Veneto orientale, è del 7,17 per cento. L’aumento servirà anche per finanziare la costruzione della terza corsia della A4.

I residenti di Vetrego «Per noi ora meno smog»

MOBILITÀ – Le nuove tariffe, approvate l’ultimo dell’anno, penalizzano i pendolari di Miranese e Riviera ma favoriscono i mestrini

Tra i tanti pendolari imbufaliti per le nuove tariffe, c’è pure chi esprime soddisfazione. Sono i residenti di Vetrego, che da tempo chiedevano l’eliminazione del “tornello”. «Porta traffico e smog, provoca esasperazione e danni alla salute» sottolineava il comitato locale guidato da Giuseppe Vesco, Emanuele Congia e Giorgio Babato. Il comitato aveva pure ricevuto il presidente di Cav, Tiziano Bembo, ottenendo garanzie per l’applicazione delle nuove tariffe. Nei giorni scorsi molti residenti avevano minacciato un nuovo blocco della rotonda, qualora non fossero arrivate novità. La mobilitazione è stata scongiurata in extremis, ma l’allerta resta alta: «Ben venga l’eliminazione del tornello, non vorremmo però che tariffe così elevate portino molte auto a riversarsi sulle nostre strade. In questo caso non cambierebbe nulla» commenta il consigliere comunale Babato. Attenzione pure alle mosse del comitato mirese “Opzione Zero”, che un anno fa manifestò al casello con lo slogan «Mestre-Padova, un euro può bastare».

(g.pip.)

 

INFORMAZIONI SUL SITO DI CAV

Sconti solo agli automobilisti di cinque Comuni: ecco come fare per pagare di meno

ABBONAMENTI – Si teme l’assalto al Centro Servizi

Le tariffe agevolate per chi utilizza il casello di Dolo-Mirano ci saranno, ma solo per i pendolari residenti a Mirano, Spinea, Mira, Dolo e Pianiga. Sulla tariffa ordinaria lo sconto è del 40%: prendendo ad esempio il pedaggio di 2.80 euro sulla Mirano-Padova Est, i pendolari andranno a pagare 1.70 euro. Comunque più del doppio rispetto agli 80 cent pagati fino al 31 dicembre 2013. La concessionaria autostradale Cav martedì sera ha pubblicato in bella vista sul proprio sito internet un avviso in cui si riportano requisiti e modalità per usufruire di questo abbonamento agevolato. Innanzitutto bisogna sottoscrivere un contratto «Telepass Family», poi bisogna fare almeno 20 transiti (anche 10 entrate e 10 uscite) in autostrada dal giorno 1 al giorno 31 di un mese. L’abbonamento è riservato ai veicoli di classe A, avrà decorrenza dalla data della richiesta e durata annuale. Il rinnovo dovrà essere effettuato entra 30 giorni dalla data di scadenza. Ma come funzionerà? Al raggiungimento del numero minimo di 20 transiti al mese, sarà applicata un’agevolazione con riduzione del pedaggio pari al 40 percento. Una mano tesa da parte di Cav, troppo poco però per i tanti automobilisti che nei mesi scorsi chiedevano a gran voce tariffe agevolate indistintamente per tutti i residenti di Miranese e Riviera: così restano infatti fuori Comuni come Salzano e Santa Maria di Sala, al confine con Mirano. Per ottenere l’abbonamento l’utente dovrà compilare un modulo ritirabile ai Centri Servizi Cav o scaricabile sul sito dell’ente, allegando un documento d’identità e consegnando il tutto personalmente ai Centri Servizi di Cav. È ipotizzabile per i prossimi giorni un assalto agli sportelli da parte dei tanti pendolari che dovranno tornare a compiere la tratta Mirano-Padova a partire dal 7 gennaio: per questo motivo la concessionaria autostradale rende note le aperture straordinarie, nella sede di Venezia-Mestre, sabato 4 e domenica 5 gennaio dalle 8 alle 18, sabato 11 e domenica 12 con lo stesso orario.

(g.pip.)

 

Autostrade, è arrivata la stangata. Aumenti anche del 250 per cento

PEDAGGI – Un casello autostradale. Aumentano ancora le tariffe per le autovie del Veneto

MINIMO – Padova-Brescia “solo” +1,44%

LA CRESCITA – Maggiorazione del 7,14 per cento

Pedaggi A4, Dolo-Mestre “salasso”: +250%

Da 0,80 a 2,80: ben 2 euro secchi d’aumento che vuol dire +250%. Mazzata sui pendolari dell’A4 Padova-Mestre che al casello di Dolo col cosìddetto “tornello” riuscivano a contenere la spesa-pedaggio: da ieri è scattato l’aumento. Ennesimo pasticcio sul casello di Dolo, dove, da progetto originario legato al Passante, sarebbe dovuta essere spostata la barriera di Mestre

L’aumento delle tariffe autostradali tartassa il Nordest e premia il Sud. Così sono scattati i rincari delle tariffe autostradali approvati dai Ministeri dei trasporti e dell’Economia, un aumento medio dei pedaggi del 3,9%, con punte superiori all’8%, con il caso limite della Padova-Venezia dove il rincaro tocca il 250%. Aumenti ben oltre la media anche per le Autovie Venete (+7,17%) e Cav (Concessioni autostradali venete) entrambe con un aumento del 6,26%. Nella tratta Padova-Venezia si passa da 95 centesimi a 3 euro.
Ed è questa l’area più calda. Una stangata-record sulla tratta Mirano-Padova, un lieve sconto per i mestrini che però non potranno più risparmiare con la manovra del «tornello». Sono queste le due novità principali che spuntano dal nuovo piano tariffario applicato da ieri sull’A4, nella tratta che collega Padova con la barriera di Venezia-Mestre. Cav, concessionaria autostradale con sede a Marghera, aveva predisposto i nuovi pedaggi già la scorsa primavera ma ha dovuto attendere il via libera definitivo dal Ministero dei Trasporti. Aumenti più pesanti al Nord. Gli automobilisti più fortunati saranno quelli del Consorzio Autostrade Siciliane Messina-Catania e Messina-Palermo, Autostrade Meridionali (Sam) e della Asti-Cuneo, dove non si registrano aumenti. Incrementi più bassi della media si registrano sull’Autostrada Torino-Ivrea-Valle d’Aosta (+0,82%) e sulla Brescia-Padova, +1,44%.
È il caso più eclatante, quello della tratta compresa tra Padova Est e il casello Dolo-Mirano: da 80 cent si passa a 2.80 euro. Mirano-Padova Zona Industriale è passata invece da 90 cent a 2.90 euro, Mirano-Padova Ovest da 1.60 euro a 3.60 euro. La tratta che va da Mestre a Mirano resta gratuita, pure per l’uscita intermedia di Mira-Oriago. Si abbassa invece il pedaggio della Mestre-Padova Est, che passa così da 3.30 euro a 2.80 euro. Ma i mestrini non festeggiano troppo: con queste variazioni Cav rende infatti inutile la manovra del «tornello», che da anni portava i pendolari della Mestre-Padova a uscire e rientrare a Mirano godendo del pedaggio gratuito tra Mestre e Mirano. Il risparmio era di ben 2.50 euro per ogni viaggio. Una manovra assolutamente legittima mai digerita da Cav e per nulla sopportata dai residenti della frazione di Vetrego, che da mesi protestavano per i quotidiani intasamenti alle porte del paese. Adesso questo salasso rischia di provocare una nuova sollevazione popolare, sul web già spopola la foto delle nuove ricevute autostradali. Cav garantirà tariffe agevolate del 40% per chi farà 20 ingressi mensili in autostrada, ma attenzione: potranno godere della tariffa agevolata solo i residenti nei Comuni di Mirano, Mira, Dolo, Spinea e Pianiga che utilizzeranno il casello di Mirano-Dolo. Gli altri dovranno sorbirsi la tariffa intera, oppure cercare il risparmio riversandosi in massa sulle strade tradizionali già quotidianamente intasate. Il rischio è un notevole aumento di traffico sulla Noalese e sulle strade interne della Riviera del Brenta. Lieve variazione pure sul Passante di Mestre: la tratta Spinea-Padova Est è salita da 1.50 a 1.60 euro. Chi vive in zona potrà dunque decidere di imboccare il Passante, con un costo minore rispetto a quello che si paga entrando a Dolo-Mirano.

 

TRASPORTI Sulla Trieste-Mestre aumento solo del 7%

Stangata sui pedaggi autostradali. Venezia-Padova cresce del 250%

Mestre-Padova più costosa, ma anche Autovie Venete e Cav sono sopra la media

PEDAGGI D’ORO – È scattato il caro-tariffe. Il record è a Nordest, “graziate” le tratte del Sud

VENEZIA-TRIESTE.  Il rincaro meno salato del previsto giova agli utenti ma non alle casse della società. Serve un nuovo piano finanziario

Un taglio al ritocco, ma pochi fondi per la terza corsia

Una notizia buona e una cattiva sul fronte dei pedaggi di Autovie Venete: quella buona è che il Governo ha autorizzato un aumento 2014 pari al 7,17% anziché il previsto 12,91%, andando quindi a gravare con minore intensità su famiglie e autotrasporto. Quella cattiva è che in tal modo si è determinato un vuoto nelle previsioni del piano finanziario per realizzare la terza corsia dell’autostrada A4, che contempla adeguamenti tariffari annuali dal 2010 al 2017 (annata di scadenza della concessione) fino a raggiungere un vistoso +80,34%.
Gli aumenti si stanno risolvendo, per le tratte più trafficate e meno lunghe, in alcune decine di centesimi, che nel caso della “classica” Trieste-Udine Sud passa da 3,70 a 3,90 euro,da Udine Sud e Palmanova da 1,60 passa a 1,70 euro, da Trieste a San Donà da 7 euro a 7,40 e sulla A28, fra Godega e Cordignano, da 0,40 a 0,50 euro.
Sul fronte delle criticità finanziarie legate alla sostenibilità dei lavori, non è un caso che il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, abbia messo le mani avanti: i mancati introiti (valutabili secondo una prima stima prudenziale in 6-7 milioni nel solo 2014) saranno al centro del nuovo piano finanziario della terza corsia, da definire con il Ministero entro la fine del prossimo giugno. E non è un caso che Debora Serracchiani, nella triplice veste di presidente della Regione, commissario A4 e responsabile nazionale Trasporti nella segreteria Pd di Matteo Renzi, invochi ora tempi rapidi per negoziare con Roma nuovi interventi contributivi (oltre ai 130 milioni appena iscritti nella legge di stabilità) ma ancor più una proroga della concessione: da sola consentirebbe di allungare i tempi di rientro dalle esposizioni finanziarie che ancora devono essere contrattate con le banche. Esposizioni che l’effetto combinato di minori aumenti tariffari e flussi di traffico persistentemente negativi non possono che incrementare.

 

PORTOGRUARO E SAN DONÀ – E anche il Veneto orientale fa i conti con i rincari di Autovie

Incrementi di poco superiori al 7 per cento, i soldi serviranno a finanziare anche i lavori della terza corsia

Puntuale alla mezzanotte di Capodanno è scattato l’aumento dei pedaggi anche sulla rete autostradale gestita da Autovie Venete. La percentuale di incremento è del 7,17 per cento. È un po’ più della metà di quanto il rincaro preannunciato del 12,92 aveva preventivamente fatto preoccupare gli utenti alle prese con i “ritocchi” degli ultimi anni. «L’aumento – fanno sapere da Autovie Venete – servirà anche per finanziare la costruzione della terza corsia della A4, un’opera il cui investimento è di 2 miliardi e 300 milioni di euro».
Ecco alcuni esempi di tariffe sulle tratte autostradali del Veneto Orientale dopo l’incremento entrato in vigore ieri. Fino al 31 dicembre 2013 percorrere la A4 da Portogruaro a Venezia Est con un’autovettura costava 6 euro, da ieri 6,30 euro; da San Stino di Livenza a Venezia Est 4,40 euro, adesso 4,60; da San Donà di Piave a Venezia Est 3,40, con la nuova tariffa 3,50; da Meolo a Venezia Est 2,70 euro, ora 2,90 euro. Autovie Venete spiega che la formula utilizzata per il calcolo dei pedaggi è quella del “price cap” (metodo di regolazione dei prezzi dei servizi pubblici). Comprende il recupero dell’inflazione programmata più una serie di variabili legate alla qualità del servizio, alla pavimentazione e al tasso di incidentalità, alle quali, da qualche anno, si aggiunge quella correlata al livello degli investimenti che, per Autovie Venete, sono estremamente significativi.
Non tutto ciò che Autovie Venete incassa resta alla Concessionaria. Una parte, pari al 2,5 per cento circa, va ad Anas, l’Iva (22 per cento) va allo Stato, un’ulteriore quota viene utilizzata a copertura degli investimenti e un’altra, non di poco conto, è destinata alle spese di manutenzione. Dalla gestione degli impianti tecnologici agli interventi più vari: riasfaltature, sostituzione di barriere di protezione, azioni di prevenzione del ghiaccio o ripulitura dalla neve, potatura delle siepi, sfalcio del verde e rifacimento della segnaletica.

 

Nuova Venezia – Autostrada, aumento record

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2014

le novitÀ del 2104»IL CARO PEDAGGI

Due euro e 80 da Mirano a Padova. Protestano i pendolari

Rincari ai caselli, stangata autostradale

Scattati ieri gli aumenti che in media costeranno il 3,9% in più. Ma le società volevano ritocchi fino al 18%

ROMA – Il nuovo anno inizia con una brutta sorpresa per gli automobilisti italiani. Ieri sono scattati infatti gli aumenti dei pedaggi sulle autostrade, che in media costeranno il 3,9% in più: prima di una lunga serie di rincari e scadenze fiscali che caratterizzerà il mese di gennaio. Gli incrementi sulla rete autostradale arrivano a superare in alcuni casi anche l’8%, con il caso limite della Padova-Venezia dove il rincaro tocca il 300%. Il ministro dei trasporti Maurizio Lupi, però, sottolinea che gli aumenti sono stati «contenuti» grazie ad un’azione di calmieramento svolta dal Ministero. «A fronte di richieste che per alcune tratte arrivavano al 18%, l’incremento si è fermato a una media del 3,9%», spiega Lupi, annunciando che sono ora previsti incontri con Aiscat, l’associazione delle concessionarie. Gli incrementi approvati con decreto dai Ministeri dei trasporti e dell’economia oscillano da punte che superano l’8% a casi in cui non si verifica nessuna variazione. La Strada dei Parchi (la società che gestisce le autostrade A24 e A25) a registrare il maggior incremento dei pedaggi (+8,28%), seguita dalla società Centropadane (+8,01%), che gestisce varie autostrade in Emilia e Lombardia. Aumenti ben oltre la media anche per le Autovie Venete (+7,17%), Cisa (A-15) e Cav (Concessioni autostradali venete) entrambe con un aumento del 6,26%. Sulla rete di Autostrade per l’Italia, che gestisce 2.965 chilometri, i pedaggi aumentano del 4,43%.

Un caso limite è quello della tratta Padova-Venezia, dove si passa da 80 centesimi a 2,80 euro, con un aumento di circa il 300%, che assorbe anche gli investimenti per la realizzazione del Passante di Mestre. Ma, spiegano fonti del Ministero, era inoltre necessario sanare una mancanza, visto che su quella tratta molti automobilisti usavano un trucchetto per cui, uscendo e rientrando in autostrada, riuscivano ad evitare il pedaggio.

Gli automobilisti più fortunati saranno quelli del Consorzio Autostrade Siciliane Messina-Catania e Messina-Palermo, Autostrade Meridionali (Sam) e della Asti-Cuneo, dove non si registrano aumenti. Incrementi più bassi della media si registrano sull’Autostrada Torino-Ivrea-Valle d’Aosta (+0,82%) e sulla Brescia-Padova, +1,44%. Quelli delle autostrade sono solo alcuni dei rincari che il 2014 si porta con sé. Ad aumentare sono infatti anche la bolletta della luce, seppur di un limitato 0,7% pari a 4 euro l’anno, così come gli snack, i caffè e le bevande dei distributori automatici con l’Iva che passa dal 4 al 10%. L’imposta di bollo sugli investimenti nei conti titoli sale inoltre dall’1,5 al 2 per mille. Nessun aumento in vista invece quest’anno per il canone Rai, tra le scadenze fiscali che bisogna ricordarsi di pagare entro fine mese. Oggi scade la possibilità di versare l’acconto Irap che doveva essere saldato entro il 2 dicembre. Lo stesso giorno i locatari e i proprietari di immobili che abbiano esercitato l’opzione per il regime della «cedolare secca», avranno l’ultima possibilità di regolarizzare il versamento della rata di acconto di dicembre. I contraenti di contratti di locazione che non abbiano optato per la cedolare secca invece, dovranno versare l’imposta di registro sui contratti entro fine mese. Entro il 24 gennaio andrà invece pagata la cosiddetta mini-Imu nei Comuni che hanno aumentato l’aliquota nel 2013.

 

Nel Veneto balzo del 20% in due anni

Autovie: serve per la terza corsia dell’A4. Aumento del 300% sulla Padova-Venezia: non conviene più il «tornello» a Dolo 

PADOVA – La palma del più spiritoso spetta decisamente al ministro Maurizio Lupi: «Siamo riusciti a contenere gli aumenti delle tariffe autostradali». Perché la realtà è che anche a Nordest viaggiare in autostrada costerà sempre di più: la media non fa fede alla realtà, perché calcolata sull’intera tratta gestita e non tiene conto che i tratti più trafficati hanno subìto aumenti più alti. Il record spetta ai collegamenti tra Padova e la barriera di Dolo-Mirano, che balzano dagli ottanta centesimi ai due euro e ottanta centesimi. La ragione, spiegano i concessionari, risiede nell’anomalia che aveva reso «agevolata» la tariffa tra Padova e Mestre negli ultimi anni per effetto dell’apertura del Passante. Se da un lato è stata «sanata» l’anomalia, adesso il tratto tra Padova e Mestre scende dai 3 euro e 30 centesimi a 2,80 attuali. Il classico «tornello», con gli automobilisti che uscivano e rientravano alla barriera di Dolo per risparmiare più di un euro, adesso non conviene più. Ma tutti i concessionari hanno ottenuto un significativo ritocco delle tariffe. Nel Veneto sono cinque: Autostrade per l’Italia, che aumenta mediamente del 4,43%; l’AutoBrennero, più 1,63%; la Brescia-Padova, più 1,44%; la Cav regionale (che ha competenza su A4 Venezia-Padova e Passante Mestre, più 6,26%), Autovie venete più 7,17 per cento. Ma gli aumenti scattati dal primo gennaio vanno aggiunti a quelli subìti dagli automobilisti l’anno scorso: in questo modo, nel giro di appena dodici mesi, le autostrade italiane sono diventate più care anche del 20 per cento. Per l’esattezza: più 19,81 per la Cav della Regione, più 7,91 per cento per Autostrade per l’Italia, addirittura più 19,80 per cento per Autovie venete. Insomma, una autentica stangata. Autovie, che gestisce l’A4 da Mestre a Trieste, riferisce che parte del pedaggio va a finanziare la terza corsia autostradale. E circa un quarto finiscono nelle casse dello Stato, attraverso l’Iva (22%) e il contributo all’Anas (2,5%). Durissimo il commento del mondo della politica: «Un ultimo colpo al cuore alla competitività del sistema produttivo veneto che contribuisce ulteriormente a ridurne la competitività – denuncia il consigliere regionale Stefano Valdemberi, di Futuro Popolare – . La cosa risulta ancor più scandalosa se si considera che negli ultimi anni ci sono concessionari gestori che hanno sperperato i soldi dell’autostrada, usata come la “gallina dalle uova d’oro” da cui trarre risorse per costruire , attraverso una miriade di scatole cinesi, business fallimentari in diversi settori: dai campo da golf, all’immobiliare , alla telefonia. E’ il caso, ad esempio, della società A4 Holding (ex Serenissima)». Valdegamberi si appella al presidenza Luca Zaia perché tuteli i cittadini veneti da questa autentica rapina.

Daniele Ferrazza

 

L’aumento record spetta alla Cav regionale

Due euro e 80 centesimi per 20 chilometri. Al via abbonamento per i residenti con sconti del 40% 

MIRANO – Babbo Natale era già passato, per i regali della Befana si deve aspettare ancora qualche giorno ma in mezzo ci stanno i botti di Capodanno: uno di questi ha colpito gli automobilisti che ogni giorno percorrono la Mirano-Padova sull’A4. Una “bomba” da 2 euro in più a tratta, ovvero 2,80 euro contro gli 0,80 che si pagavano fino all’altro ieri, che fa esultare gli abitanti di Vetrego, mettendo fine all’era dei furbetti del tornello, ma che, in compenso, fa rizzare i capelli a chi deve andare a lavorare nella città del Santo. Per un’andata e ritorno ci vorranno 4 euro in più, ovvero 20 euro la settimana se in ufficio ci si va cinque giorni su sette, che diventano la “bellezza” di almeno 80 euro al mese. Ci saranno delle agevolazioni per i residenti di Mirano, Dolo, Mira, Spinea e Pianiga ma il salasso resta.

«Sappiamo che sarà un peso per quei pendolari diretti a Padova» osserva il presidente del locale comitato Rinascita Vetrego Emanuele Congia «ma è una soddisfazione per noi e per il bene del nostro paese, che salva la propria salute. Ora speriamo che Concessioni autostradali venete (Cav) mantenga le promesse in fatto di agevolazioni; sappiamo che ne sono previste, anche se speravamo che per i cittadini di Mirano il pedaggio fosse gratuito, non fosse altro per aver sopportato oltre quattro anni d’inferno».

Cav ha previsto un abbonamento per i cinque comuni; è rivolto a chi abbia un veicolo di classe A, abbia sottoscritto un contratto Telepass Family e faccia almeno venti transiti al mese. Solo una volta raggiunto questo numero, il pedaggio sarà ridotto del 40 per cento. La tessera ha durata annuale dalla data di richiesta e il rinnovo si deve fare prima delle scadenza. Per usufruirne, si deve compilare un modulo disponibile ai centri servizi di Cav (via Bottenigo 64/a Marghera, telefono 041-927831, oppure a Padova Est, corso Argentina, telefono 049-7818730) o scaricarlo dal sito www.cavspa.it, allegare una copia del documento d’identità e consegnare a mano il documento.

Si sapeva che per risolvere la questione dei “tornellisti” si dovevano aumentare le tariffe sulla Mirano-Padova; questo avrebbe reso inutile uscire al casello di Mirano-Dolo per rientrare nello stesso, risparmiando denaro sfruttando il tratto liberalizzato della A57 di Mestre. Ciò ha portato a intasare tutta l’area attorno a Vetrego, con lunghe code specie nelle ore di punta e mandando su tutte le furie soprattutto i residenti, che tra incontri, avvocati e minacce di aumentare la protesta, hanno fatto di tutto perché il caso si risolvesse una volta per tutte. Ma si sapeva che perché ciò accedesse, si doveva mettere mano alle tariffe per scoraggiare i furbetti. E così è stato. Solo che ora c’è il rischio di spostare altrove il traffico, specie sulla viabilità ordinaria, intasando i centri abitati, perché non tutti vorranno sborsare cifre simili per percorrere neanche venti chilometri. «Sono timori condivisibili» continua Congia «ma i Comuni si devono auto-responsabilizzare».

Alessandro Ragazzo

 

 

Tutti i rincari delle autostrade d’Italia

 

Eliminato il «trucco del tornello» a Mirano per i pendolari del Miranese. In compenso si abbassa il costo della tratta tra Mestre e Padova Est: da 3,30 a 2,80 euro

VENEZIA. Da 80 cent a 2,80 euro. Un aumento record e un brutto colpo per tutti i pendolari del Miranese e per coloro che si muovono tra Padova e Venezia. Con il primo gennaio scattano gli aumenti autostradali e la sorpresa maggiore è l’aumento sull’A4 nella tratta Mirano-Padova Est da 0,80 a 2,8 euro. In contemporanea invece diminuisce andare da Mestre a Padova Est: se prima si pagavano 3,30 euro, adesso sono 2,80. Era e resta gratuita la tratta Mestre-Mirano.

Dov’è il trucco? È nell’eliminazione del cosiddetto «tornello» a Mirano. Chi prima usciva al casello di Mirano e poi rientrava in autostrada risparmiava ben più di un euro. Adesso non sarà più possibile: un bel rincaro per tutti i pendolari.

Il comunicato di Cav. Da parte su la Cav (Concessione autostradali venete Spa) giustifica gli aumenti e spiega le variazioni: “Gli aumenti sono stati riconosciuti da ministeri dei Trasporti ed Economia rientrano nell’ambito più generale degli interventi di adeguamento tariffario riguardanti il settore autostradale. Nel contempo è stata approvato “l’Arretramento virtuale della barriera di Venezia/Mestre”.

“Questo comporta alcuni importanti effetti per gli utenti: il primo comporta la piena e totale liberalizzazione del pedaggio sul tratto autostradale Mirano/Dolo – Venezia/Mestre. Per la precisione già da Febbraio 2009 il traffico con provenienza/destinazione interna alle tre stazioni dell’Autostrada A57 – Tangenziale di Mestre (ovvero con entrata/uscita Mirano/Dolo, Mira/Oriago e Venezia/Mestre) usufruiva gratuitamente dell’Autostrada senza corrispondere pedaggio. Si aggiunge dunque ora l’ulteriore liberalizzazione anche per tutto il restante traffico proveniente da qualsiasi altra stazione della rete autostradale interconnessa italiana (A13/Bologna, A4/Padova – Milano, A4/Passante). Il discorso vale ovviamente anche nel senso inverso”.

“Il secondo effetto – spiega Cav – riguarda il pedaggio da corrispondere in uscita alle stazioni di Mira/Oriago e Venezia/Mestre per il traffico proveniente da Ovest: l’utente paga infatti un minor pedaggio corrispondente al tratto ora totalmente liberalizzato (Mirano/Dolo – Venezia/Mestre e Mirano/Dolo – Mira/Oriago). Il terzo effetto riguarda infine la stazione di Mirano/Dolo ove il nuovo sistema tariffario realizza l’obiettivo di rendere omogeneo il pedaggio di Mirano/Dolo a quello di Venezia/Mestre e Mira/Oriago. In definitiva il traffico in uscita a Mirano/Dolo, Venezia/Mestre e Mira/Oriago si trova a corrispondere un uguale pedaggio indipendentemente dal fatto che venga utilizzata l’una o l’altra stazione: uscire od entrare a Venezia/Mestre, Mirano/Dolo e Mira/Oriago è pertanto del tutto indifferente.

Abbonamenti. Per agevolare il traffico generato dagli utenti pendolari locali la società ha previsto un sistema di abbonamenti che realizzano – a determinate condizioni – un’agevolazione pari al 40% del pedaggio. Sistema di abbonamenti sul tratto Mirano/Dolo – Padova Est: i criteri per accedere alle agevolazioni previsti dagli abbonamenti sono i seguenti: 1) Percorrenza interessata: unicamente il percorso autostradale Mirano/Dolo – Padova Est e viceversa. 2) Utenza interessata: Criterio della residenza: l’abbonamento è riservato unicamente agli utenti residenti nei seguenti 5 Comuni: Mirano, Dolo, Mira, Spinea e Pianiga interessati dalla realizzazione del passante; Criterio della pendolarità: l’abbonamento è riservato unicamente agli utenti “pendolari”. Si intendono “pendolari” gli utenti che effettuino almeno 20 (venti) transiti da/per Mirano/Dolo – Padova Est in un mese solare (dal 1° al 31° giorno del mese). Tipologia di veicoli interessata: unicamente gli autoveicoli leggeri in classe A e le motociclette. Tipologia di pagamento interessata: unicamente pagamento di tipo dinamico con utilizzo di apparati Telepass Family e con esclusione di ogni altro apparato e di ogni altro sistema di pagamento. Valorizzazione dell’agevolazione: al raggiungimento del numero minimo di transiti (20/mese) è prevista un’agevolazione tariffaria corrispondente ad una riduzione del pedaggio pari al 40% su tutti i transiti (a partire dal primo) effettuati nel mese. Il mancato raggiungimento del numero minimo dei transiti determinerà la non applicazione dell’agevolazione. Non è prevista la possibilità di recupero o di accumulo di transiti in più mesi. Il valore economico dell’agevolazione ottenuta sarà esposto in fattura: il ciclo di fatturazione è trimestrale.

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Le altre “Romea” e “Vetrego” in Italia.

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2014

 

Vi proponiamo un interessante articolo di Quattroruote del Maggio 2013 che dimostra l’inutilità della costruzione della nuova autostrada Orte-Mestre (Romea Commerciale).

I favorevoli all’opera sostengono che la nuova autostrada toglierebbe il traffico pesante dall’attuale Romea, ma in altre parti d’Italia dove esiste già l’alternativa a pedaggio, gli autisti  preferiscono usare comunque le strade statali e provinciali.  In realtà l’alternativa a pedaggio esiste già anche per la Romea con l’A13 Padova-Bologna (eventualmente da potenziare con la terza corsia e con il raccordo Ferrara-Ravenna).

Viene anche confermata la non-soluzione dell’aumento del pedaggio del casello Dolo/Mirano. Uniformare verso l’alto anziché verso il basso il pedaggio Padova Est – Dolo/Mirano, avrà solo l’effetto di eliminare il tornello ma il problema, oltre a spostarsi in altre parti, rimarrà comunque in parte anche a Vetrego con il traffico in entrata e uscita verso Mestre.

Anche in questo caso la soluzione è semplice: uniformare verso il basso anziché verso l’alto il pedaggio Padova Est – Dolo/Mirano e trasformazione della tratta Dolo-Mestre in tangenziale con spostamento della barriera di Villabona a Roncoduro con riapertura del casello di Dolo.

Fuga dall’autostrada (Quattroruote – Maggio 2013)

I piccoli centri abitati sono intasati dai camion: alle arterie a pagamento, troppo care, gli autisti preferiscono statali e provinciali. Il grido di allarme di quattro sindaci

di Emilio Deleidi ed Enza Mastromatteo

L’anno della svolta è stato il 2012. Gli ultimi mesi, in particolare. Le autostrade italiane hanno registrato un calo del traffico mai visto prima. Sui 5.542 chilometri della rete a pedaggio, la flessione complessiva è stata del 7,1%, con un picco al 9% in dicembre (tutti i dati sono fonte Aiscat, l’associazione delle società di gestione). Ma a far peggio sono stati i mezzi pesanti, i cui transiti sono diminuiti del 7,5 % (dell’11,4% in dicembre, mese però caratterizzato da festività infrasettimanali che hanno comportato il blocco dei tir).

Colpa della crisi, naturalmente. Che ha contratto consumi, circolazione delle merci, voglia e bisogno di viaggiare in auto. Colpa, anche, della concorrenza serrata di altre modalità di trasporto, dagli aerei low cost ai treni ad alta velocità, offerti a tariffe competitive. Cause che, però, non spiegano tutto. Lo si capisce ascoltando il grido di dolore di chi, il territorio, lo amministra quotidianamente: i sindaci, soprattutto quelli delle località più piccole. Sono anche loro, infatti a lamentarsi del calo del traffico autostradale. Ed è proprio a quattro primi cittadini, protagonisti di altrettanti casi emblematici, che Quattroruote ha voluto dare voce. Perché non tutti gli autotreni spariti dall’Autostrada del sole o dalla Torino-Trieste non circolano più (per fortuna, altrimenti la situazione sarebbe ancora più drammatica). Spesso, semplicemente, i loro autisti hanno deciso di percorrere altre strade. Più faticose. Ma gratuite. Statali, provinciali. Viabilità locale: lenta, ma priva del giogo, sempre più insostenibile, del pedaggio.

A farne le spese, però, sono proprio i centri abitati più modesti, quelli che una circonvallazione non se la sono mai potuta permettere. E che si vedono quotidianamente attraversati da centinaia, quando non migliaia, di colossi della strada. Con il corollario di disagi: ingorghi (se la carreggiata è stretta e due tir s’incontrano, tutto si blocca), inquinamento, pericoli, degrado delle infrastrutture. Non sono arterie fatte per il grande traffico. Sono tracciati storici, che spesso seguono percorsi antichi (da Fucecchio, per esempio, passava la via Francigena), lungo i quali ci si muoveva a piedi, a cavallo. Oggi, certo, sono stati ammodernati, ma non al punto da poter sostenere senza difficoltà il passaggio continuo di “corazzate” da 40 e più tonnellate, quante ne pesa oggi un autotreno. E i problemi, per chi questi luoghi li governa, si fanno sempre più seri.

Lo raccontano i sindaci dei quali abbiamo raccolto le testimonianze: nelle casse degli enti locali, per note ragioni, non ci sono più soldi. Inutili gli appelli alle Province, cui competono molte delle arterie usate come alternativa alle autostrade. Destinati a restare nel libro dei sogni, i progetti di circonvallazioni o di rettifiche dei tracciati. Vane, spesso, le delibere con le quali i primi cittadini cercano di vietare il transito degli autotreni nei loro piccoli centri, quantomeno in determinate fasce orarie. Perché, anche per i camionisti, è un problema di soldi. Il mondo dell’autotrasporto vive a sua volta una situazione di precario equilibrio economico e le aziende del settore sono costrette a fare i conti al centesimo. “Gli autotrasportatori preferirebbero le arterie veloci”, commenta al proposito Guido Rossi di AstraCuneo, associazione che riunisce oltre 500 aziende piemontesi del settore, “ma i pedaggi sono troppo salati e ognuno fa i suoi calcoli: così molti preferiscono abbandonare autostrade come l’Asti-Cuneo, la Torino-Savona e la Torino-Bardonecchia, pur sapendo che, su strada normale, aumentano i consumi di gasolio, per la continua necessità di frenate e ripartenze dovute al traffico”. Il risparmio, comunque c’è, soprattutto per chi consegna merci a breve raggio e poi deve fare ritorno in sede.

In verità, per gli autotrasportatori sono previsti rimborsi statali dei pedaggi, deliberati con decreto del ministero delle infrastrutture (per il 2012, l’importo era di 77,4 milioni di euro). “Ma la legge impone dei limiti”, obbietta Cinzia Franchini, della Cna-Fita (associazione delle imprese di trasporto), “legati al fatturato (i piccoli operatori sono penalizzati) e alla classe Euro dei veicoli; e i pagamenti sono in ritardo, visto che, a oggi, deve ancora arrivare metà dei rimborsi del 2010″. Ma, allora, non sarebbe più semplice smettere di aumentare di continuo i pedaggi?

 

Serravalle Scrivia (AL)

IL SOGNO PROIBITO? LA CIRCONVALLAZIONE

Il paese conta 6.000 abitanti. Ma diventano 50.000 nei weekend, a causa del vicino outlet. Un problema che si aggiunge a quello dei camion.

Caso anomalo, quello di Serravalle Scrivia (AL), località al limitare dell’autostrada A7 Milano-Genova. Meglio conosciuta come “la Serravalle”, temuta (e anche amata…) per il suo tracciato tormentato, soprattutto in direzione della Liguria. Del resto, l’Autocamionale Genova-Valle del Po venne inaugurata nel 1935…  Ma il problema di Serravalle è dovuto soprattutto al traffico locale. “La nostra zona”, racconta il sindaco, Alberto Carbone, “è ricca d’insediamenti industriali che attirano il traffico pesante, che si aggiunge ai 17-20.000 veicoli leggeri in transito ogni giorno, diretti verso la Val Borbera e l’entroterra Ligure; oggi molti autotreni entrano ed escono dall’autostrada a Vignole Borbera – Arquata Scrivia, lo svincolo più vicino a Serravalle”. Il perchè è presto detto: fino all’anno scorso, il pedaggio per i mezzi pesanti tra Serravalle e Vignole veniva rimborsato, dietro presentazione degli scontrini, per il 60% dalla Provincia e per la quota restante dal Comune. Dunque, l’autostrada fungeva da tangenziale di Serravalle. “Ora la Provincia ha disdetto la convenzione e il Comune non ha risorse sufficienti per fare da solo; e la società autostradale non ci sente”, commenta il sindaco. Che ha vietato il transito degli autotreni dalle 7 alle 19.30. Subito dopo quest’ora, però, soltanto per attraversare l’abitato s’impiega una trentina di minuti. “Per una vera circonvallazione”, conclude amaramente Carbone, “ci vorrebbero 100 milioni di euro: e chi li trova?”. Certo, se Autostrade per l’Italia rettificasse il tracciato dell’A7 e declassasse quello attuale…

 

Vinadio (CN)

LA SCORCIATOIA PER LA FRANCIA

Sulla Torino-Savona nel 2012, il traffico di mezzi pesanti è calato del 7,4%; sull’Autofiori, del 7,5%. E negli ultimi mesi anche di più.

Percorrere la statale 21, che taglia in due i comuni della Valle Stura, nel Cuneese, è una piccola odissea. Si sta in coda, aspettando invano l’occasione per un sorpasso sicuro, guidando su un asfalto ridotto a colabrodo. Si viaggia in convoglio, in mezzo ai camion. E gli abitanti dei piccoli centri attraversati stanno perdendo la pazienza. Del resto, Vinadio (CN) conta 700 residenti e circa 300 tir di passaggio al giorno. Che d’estate, quando il meteo al Colle della Maddalena è più clemente, raddoppiano.  “Metà degli autotreni che attraversano l’abitato”, spiega Angelo Giverso, sindaco del paese, “trasporta un’acqua minerale locale, che dà lavoro a un centinaio di persone ed è quindi una risorsa preziosa; ma l’altra metà è diretta in Francia”. Gli autisti, infatti, lasciano l’A6 Torino-Savona, raggiungono con l’A33 Cuneo e da lì si dirigono, lungo la statale, verso il valico della Maddalena; poi, da Barcelonnette, tornano a dirigersi verso l’autostrada della Costa Azzurra. In questo modo, risparmiano i pedaggi relativi a una parte dell’A6 Torino-Savona e dall’A10, tra Savona e Ventimiglia. “A Vinadio”, prosegue il sindaco, “i disagi non mancano, ma almeno la strada è più larga che ad Aisone o a Demonte, dove non è neanche possibile installare un semaforo per il senso unico alternato a causa delle numerose intersezioni”. Da anni si parla si una variante, che dovrebbe allontanare il traffico dei centri abitanti, ma il progetto resta sulla carta. Le proteste dei sindaci, invece, no: e i cittadini sono già scesi a manifestare per le vie.

Va in scena la protesta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I cittadini di Demonte, Aisone e Vinadio, località del Cuneese invase dai tir diretti in Francia, reclamano a gran voce una circonvallazione che allegerisca il traffico.

 

 

Fucecchio (FI)

DIAGONALE TOSCANA PER LA SUPERSTRADA

L’obiettivo dei camionisti è la Firenze-Livorno, arteria gratuita. Ma per raggiungerla si percorrono strette strade provinciali.

“Il nostro problema”, esordisce il sindaco di Fucecchio (FI), Claudio Toni, “sono alcune piccole realtà, afflitte dal transito di troppi mezzi pesanti”. Il perché è presto detto. Immaginate di arrivare a Firenze con l’A11 e di dover raggiungere Livorno: uscite dall’autostrada a Chiesina Uzzanese, puntate su Fucecchio, lungo la vecchia provinciale Romana-Lucchese, la superate e v’immettete sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno, risparmiando un bel pò sui pedaggi (è il percorso in verde nella cartina). Se, invece, arrivate da Lucca (e lì, da Genova), uscite ad Altopascio, passate sempre da Fucecchio e raggiungete la Fi-Pi-Li, da imboccare verso il capoluogo regionale (percorso in rosso). Fanno in tanti così, al volante dei tir. E il risultato è un traffico di oltre 100.000 veicoli al giorno, nelle due direzioni. Troppi, per una provinciale ormai vetusta. “Ci sono punti ormai quasi inagibili”, spiega il sindaco, “per le curve, la larghezza ridotta, le scarpate non protette; a soffrire non è tanto Fucecchio, per fortuna dotata di una circonvallazione, ma i centri abitati più piccoli attraversati dalla strada, come Gallieno, le Vedute, Ponte a Cappiano”. Alternative? “Ci sarebbe la provinciale Fucecchio-Empoli, ma già sopporta 8.000 veicoli al giorno per direzione; e un ponte è semicrollato. Altre strade, che interessano la provincia di Pisa, sono invece chiuse al traffico pesante perché inadatte”. E dalla provincia? “Zero risposte”, replica amareggiato il sindaco aggiungendo che “in questo momento non ci sono risorse; e quando c’erano non sono state destinate a queste due realtà”. Non sempre le priorità coincidono…

 

San Canzian d’Isonzo (GO)

C’È ANCHE CHI SPERA IN MENO CONTROLLI

Da Palmanova alla Slovenia (o viceversa) il traffico internazionale snobba l’A4, diventata troppa cara. E a farne le spese sono rotonde appena realizzate.

Il tachimetro, a tratti, non arriva a 20 Km/h. E per percorrere 30 chilometri, spesso 60 minuti non bastano. Sulla s.s. 14, che dalla Bassa friulana porta a Trieste, non esiste l’ora di punta: è sempre ora di punta… Colpa di centinaia di camion che, ogni giorno, invece di utilizzare l’A4 tra Mestre e Trieste (e la Slovenia), preferiscono viaggiare sulla viabilità ordinaria. La società autostradale Autovie Venete, del resto, lo scorso anno ha registrato una flessione dei transiti di mezzi pesanti del 5,1% (9,6% in dicembre). Disagi causati da questa situazione? “Innumerevoli”, denuncia Silvia Caruso, sindaco di San Canzian d’Isonzo (GO), “soprattutto per la frazione di Pieris, che risente dell’invasione dei tir. E i camionisti non scappano dall’autostrada soltanto per i pedaggi: sperano anche d’incappare in un minor numero di controlli. Lo confermano le multe elevate dai posti di blocco interforze per il mancato rispetto dei turni di riposo e per i carichi troppi pesanti”. Ma sono i tir che trasportano le bramme (grossi e pesanti semilavorati di acciaio) e creare i problemi maggiori: “Le strade sono devastate, perché non riescono a sostenere masse così imponenti: anche le opere nuove, come le rotonde, vengono danneggiate. Bisogna trovare altre soluzioni”.

 

SENZA VERGOGNA

Alla fine, le società autostradali che, il 1° gennaio. si erano viste sospendere gli incrementi dei pedaggi l’hanno avuto vinta. Anche quelle che trascinano lavori senza fine. Ora serve un deciso intervento del Governo.

L’autorità dei trasporti, voluta da Monti, non è mai diventata operativa.

L’intero meccanismo che regola gli incrementi tariffari dev’essere rivisto.

di Emilio Deleidi

Ci si è messo di mezzo anche il Nars, ovvero il Nucleo di consulenza per l’attuazione e la regolamentazione dei servizi di pubblica utilità: un organismo, a dire il vero di non spiccata notorietà, afferente il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) e composto da una dozzina di membri, in rappresentanza di vari dicasteri, che si avvalgono del parere di cinque esperti (forse potrebbero chiamarli) “saggi”, tanto per stare al passo coi tempi). Del resto, avevano minacciato ricorsi alla magistratura, richieste risarcitorie, blocchi degli investimenti. E, alla fine, l’hanno avuta vinta, per decisione dell’uscente Governo Monti. Sono le società autostradali alle quali, il 31 dicembre, lo stesso esecutivo aveva negato, “in via cautelativa”, gli aumenti dei pedaggi concessi alle altre società concessionarie. Una presa di posizione alla quale molti, Quattroruote in testa, avevano plaudito. Com’è possibile, avevamo scritto ripetutamente, che si concedano ancora incrementi tariffari a chi, come la Satap che gestisce la Torino-Milano, non è riuscito in oltre dieci anni a completare i lavori per la realizzazione della corsia d’emergenza? Su un’arteria, si badi bene, di 120 chilometri che corrono nella più piatta delle pianure, su un terreno che non impone né arditi viadotti né scavi complessi. E, invece, anche, anche quest’anno la Satap ha ottenuto, con pochi mesi di ritardo, il suo bel rincaro medio, precisamente del 2,9%. Che si aggiunge al 6,5% del 2012 e al 15,5% del 2011. Una vergogna nazionale, dunque, alla quale neppure il Governo Monti, che pure aveva avuto un sussulto d’orgoglio, ha saputo (o voluto) opporsi. Finendo, anzi, per esprimere apprezzamento per la propria decisione, per bocca dell’uscente viceministro per le Infrastrutture e Trasporti, Mario Ciaccia, pronto a sostenere che gli incrementi “sono necessari” ad assicurare l’attuazione degli investimenti e a garantire il mantenimento della rete autostradale in condizioni di efficienza e di sicurezza”.

 

Tutto da rifare

È sfuggito, probabilmente, all’attenzione, del viceministro, che tale mantenimento è proprio uno degli obblighi delle società concessionarie, a fronte della riscossione di pedaggi non propriamente simbolici. Siamo, dunque, di fronte a un’ennesima sconfitta degli utenti, quindi dell’intero Paese, di fronte a una delle tante lobby nazionali, nello specifico quell’Aiscat che raggruppa una ventina e più di società autostradali ed è da tempo guidata da Fabrizio Palenzona, al tempo stesso vicepresidente di Unicredit e appassionato collezionista di presidenze (Gemina, Aeroporti di Roma, Assaeroporti, Faiservice Scarl) o, almeno, presenze in consigli di amministrazione. A questo punto, tocca al nuovo Governo e al Parlamento eletto in febbraio fare qualcosa.

Spetta all’Autorità dei trasporti, istituita da Monti e mai divenuta operativa per i litigi politici sulla designazione dei membri, intervenire. Compete alla Struttura di vigilanza sulle concessionarie autostradali del ministero delle Infrastrutture, istituita il 1° ottobre 2012 e subentrata all’analogo organismo dell’Anas, per l’appunto vigilare (anche se sembra che il passaggio abbia determinato la dolorosa perdita di una ventina di posti di lavoro a tempo indeterminato). Tutte queste autorità, col necessario coinvolgimento delle commissioni parlamentari, devono farsi carico di una profonda revisione degli istituti che regolano le concessioni autostradali e dei relativi meccanismi tariffari. Devono, in altre parole, porre fine a quella che Quattroruote da tempo ha battezzato “formula inghippo” e che consente, ogni 1° gennaio, aumenti sistematici dei pedaggi. Soprattutto nei casi in cui i frutti degli investimenti, da tali incassi garantiti, non si vedono da tempo immemorabile.       

Società Aumento pedaggio medio (%)
Autostrade per l’Italia 0,07
Sat A12 Livorno-Rosignano 3,8
Brescia-Padova A4 2,9
Satap A4 Torino-Milano 2,9
Satap A21 Torino-Piacenza 2,9
Ativa A5 Torino-Ivrea e tangenziali Torino 2,9
Milano-Serravalle A7 e tangenziali Milano 1,07

 

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Il piano pedaggi rimane bloccato. Ancora disagi al casello

Il consigliere comunale Giorgio Babato non esclude nuovi blocchi

Anno nuovo, vecchie tariffe: il via libera da Roma non è ancora arrivato, a meno di clamorosi colpi di scena il 2014 inizierà senza variazioni sul pedaggio autostradale della Mestre-Padova. Le modifiche prima o poi ci saranno, perché la richiesta d’autorizzazione è stata inoltrata e il nuovo piano tariffario è pronto da mesi, ma per ora non ci sono certezze sulle tempistiche. Cav, la concessionaria autostradale con sede a Marghera in via Bottenigo, per ora non fa trapelare nulla. «Rimaniamo in attesa di notizie dal ministero dei Trasporti» è la posizione ufficiale della società.

Eppure da Cav filtra pure un bel po’ di imbarazzo, perché con sindaci e comitati erano stati presi degli impegni verbali che per motivi politici o burocratici non sono ancora stati rispettati. Prima si era parlato di giugno 2013, poi del 1. gennaio 2014: se oggi non arriveranno direttive dell’ultimo minuto, ci troveremo di fronte a un ulteriore slittamento. La società si augura che il via libera arrivi il prima possibile, magari già nel mese di gennaio, e intende avviare per tempo un’adeguata campagna informativa senza far scattare le nuove tariffe da un giorno all’altro.

Il piano è stato illustrato ai sindaci la scorsa primavera. La tratta Mestre-Mirano resterà gratuita, Mestre-Padova Est e Mirano-Padova Est potrebbero essere uniformate a 2.70 euro (con sconti di 1.10 euro ai pendolari dotati di apposito telepass e residenti nei Comuni di Mirano, Spinea, Pianiga, Mira e Dolo). Diverrebbe così inutile la manovra del tornello, quella compiuta da molti pendolari della Mestre-Padova che escono e rientrano a Mirano per godere del pedaggio gratuito tra Mestre e Mirano.

I pendolari temono il salasso ma intanto i residenti di Vetrego, stufi del tornello e degli ingorghi alle porte della frazione, spingono per le nuove tariffe: «Vetrego merita rispetto – sbotta il consigliere comunale Giorgio Babato, vicepresidente del comitato locale – Basta con le code chilometriche che rovinano la salute e provocano esasperazione». Un gruppo di residenti è pronto a bloccare la rotonda per protesta.

Gabriele Pipia

 

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