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Gazzettino – Elettrodotto anche a Spinea, ma nessuno lo sa

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18

ago

2012

AMBIENTE – La nuova infrastruttura di Terna passerà anche nel Miranese. Movimento 5 Stelle all’attacco

Elettrodotto anche a Spinea, ma nessuno lo sa

Sono quasi un centinaio gli espropri in arrivo a Spinea e Mirano da parte di Terna

Coinvolgerà anche i territori di Mirano e Spinea la realizzazione del nuovo elettrodotto Terna. Particolarmente interessata tutta l’area a sud di Spinea, nelle frazioni di Fornase e Crea, dove i proprietari coinvolti dagli espropri saranno circa un centinaio. Spinea, infatti, sarà attraversata per collegare la stazione di Malcontenta con la nuova sottostazione di Mirano. Non è prevista da parte di Terna la comunicazione personale agli interessati, proprietari dei fondi da asservire o espropriare, essendo il numero dei destinatari della procedura superiore a 50. «È significativo che Terna abbia scelto proprio questo periodo, quando la gente è in ferie o ha tutt’altro per la mente che andare a consultare gli avvisi del comune, per dare la comunicazione degli espropri – commenta Massimo De Pieri del Movimento 5 Stelle -. Fra l’altro non vi è una riga tra le news, nè un avviso a mezzo stampa, per cui la maggior parte dei cittadini ignora cosa comporterà questo progetto. Nel sito del Comune di Spinea non è consultabile alcun documento, nè una relazione o una planimetria. Chiediamo più informazione e trasparenza». Sono oltre 300 le proprietà, fra Miranese e Riviera, interessate ai lavori di realizzazione dell’elettrodotto che partiranno entro fine anno, nonostante le critiche già ricevute da cittadini, comitati e Comuni, che chiedono una revisione dei progetti. Per i prossimi mesi si attendono novità anche per il tracciato Scorzè-Volpago, che coinvolgerà anche Martellago. Nel solo Miranese, saranno circa un centinaio gli interessati fra Mirano (10) e Spinea (72). Il progetto complessivo prevede un nuovo tracciato lungo 33 chilometri, con la dismissione di 100 chilometri di vecchie linee. In pratica, un terzo dell’elettrodotto sarà nel comprensorio. Ora si dovranno attendere trenta giorni, decorrenti dalla data di pubblicazione dell’avviso dello scorso 8 agosto, per prendere visione del progetto e presentare eventuali osservazioni.

 

MIRANO

Discarica Ca’ Perale, concorso d’idee per il recupero

MIRANO. Può una discarica diventare giardino? Il paragone potrà sembrare azzardato, ma qualcosa di simile immagina l’assessore alle Politiche ambientali di Mirano Federico Vianello, che chiama a raccolta i cittadini: fino al 30 settembre c’è tempo per presentare progetti di riqualificazione dell’area degradata di Cà Perale, dove fino a poco tempo fa c’era una discarica. Lavori già iniziati quest’estate, dopo 8 anni di attività e 400 mila tonnellate di rifiuti solidi stoccati. Terminate le opere di preparazione del cantiere, partirà la messa in sicurezza, poi l’area, ricoperta da strati isolanti e terreno vegetale, sarà piantumata con erba e alberi. I tecnici di Veritas valuteranno le osservazioni che associazioni ambientaliste e cittadini presenteranno in merito alla messa a dimora delle piante e alla configurazione finale dell’area. Per questo il Comune ha attivato sul proprio sito internet un link apposito che permette di ricavare tutte le linee guida per presentare una proposta. Vianello stesso ha detto di volersi fare garante del fatto che tutte le osservazioni saranno tenute in considerazione e rielaborate in una relazione di proposta complessiva. Per partecipare c’è tempo fino a fine settembre. (f.d.g.)

 

Chicchi grossi come noci hanno colpito le colture orticole

Raffiche di vento a 44 chilometri orari. Caduti 343 millimetri di pioggia in un’ora

MIRANO. Ancora grandine su Miranese e Riviera, dove a piegarsi è stata ancora una volta l’agricoltura, già in ginocchio a causa dei fenomeni intensi delle scorse settimane.         Ieri all’ora di pranzo un nuovo violento temporale si è abbattuto nell’entroterra veneziano, poco dopo l’una, interessando le zone già colpite dal fortunale di due settimane fa. Raffiche di vento fino a 44 chilometri orari, poi una vera e propria bomba d’acqua con chicchi di grandine grossi come noci, fino a 3 centimetri di diametro in alcune zone. La stazione Meteosantangelo, a Sant’Angelo di Sala, ha rilevato un’intensità di precipitazioni pari a 343 millimetri di pioggia in un’ora. Gli esperti del centro meteo spiegano il fenomeno come un’improvvisa discesa di aria fredda dalle Alpi, che in pianura si è incuneata sotto a quella più calda presente da giorni. Un contrasto che ha generato nubi imponenti che hanno scaricato la loro potenza soprattutto tra le province di Padova, Venezia e Treviso. Il Miranese si è in pratica trovato al centro del ciclone. Vento, acqua e grandine hanno sferzato soprattutto Mirano, Noale, S. Maria di Sala, Scorzè e Martellago, senza particolari danni ma colpendo ancora una volta le colture già devastate dalla tromba d’aria del 22 giugno, soprattutto quelle orticole. È ancora presto per fare la conta dei danni, l’ennesima in questa stagione, dove a parte i temporali violenti si soffre ancora di problemi di siccità. L’acquazzone di ieri, intenso, ma per fortuna breve, ha anche creato qualche disagio in alcuni quartieri residenziali, con strade, scantinati e sottopassi allagati, ma la situazione è tornata velocemente alla normalità.       In Riviera la forte grandinata ha colpito i comuni di Mira, Pianiga, Dolo e Fiesso. In particolare le colture di mais e i vigneti nella zona di Dolo e Camponogara. «L’area che è stata più colpita» spiega Fabio Livieri di Coldiretti, «è stata quella a cavallo con il Miranese. Stavolta è stato danneggiato il mais in fase di crescita avanzata a causa del gran caldo degli ultimi giorni e le produzioni di ortaggi». Non si sono registrati in Riviera danni ad abitazioni o cose. I pompieri della caserma di Mira non hanno registrato chiamate di soccorso. Il gran vento ha fatto volare qualche grosso ramo d’alberi sulla provinciale 14 tra Dolo e Piove di Sacco. A Pianiga sono volati cartelloni pubblicitari di metallo in mezzo alla strada.

Filippo De Gaspari – Alessando Abbadir

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MIRA-MIRANO – Convogli soppressi nelle ore di punta, ritardi e disagi sulla Padova-Venezia

UTENTI IN RIVOLTA CONTRO TRENITALIA         «Il servizio non vale l’abbonamento»        

Corre su Facebook la protesta dei pendolari di Riviera e Miranese, vessati da ritardi e soppressioni di treni. E ora arriva in Regione.

Treni soppressi ormai quotidianamente, disagi e ritardi. Gli utenti della linea Venezia-Padova sono sul piede di guerra e l’ennesimo «ci scusiamo per il disagio», trasmesso dalla voce robotica degli altoparlanti di Trenitalia, li ha portati all’esasperazione. Non ne possono più i pendolari di Miranese e Riviera, che quotidianamente hanno a che fare con ritardi e cancellazioni dei convogli sulla linea. Con l’estate Trenitalia ha tagliato ulteriormente il servizio. A farne le spese gli utenti del treno delle 8 e di quello delle 18, in pieno orario di punta, che ormai vengono quasi sistematicamente soppressi. Centinaia gli studenti e i lavoratori che frequentano la stazione di Mira-Mirano, situata nella frazione di Marano in territorio di Mira. Da anni hanno a che fare con molteplici disagi, ma ora alzano la voce. Perché nel periodo estivo, quando chiudono scuole e università, la puntualità dei treni peggiora ulteriormente. In qualsiasi momento della giornata, anche e soprattutto negli orari di punta. E invece di migliorare il servizio, Trenitalia sopprime del tutto due corse essenziali.         «Il servizio offerto non vale i 36 euro mensili che spendiamo. Andassimo al mare ci potremmo passar sopra, ma con il lavoro e lo studio come la mettiamo?» si chiede Matteo, studente di Ca’ Foscari. E non è l’unico problema: «I treni spesso sono sporchi e manca l’aria condizionata – sottolinea Laura, impiegata in una ditta di Padova -. Quando mi sono lamentata col personale mi è stato risposto che se non mi comodava avrei potuto prendere il bus».      Una situazione che non danneggia solo i pendolari. Perfino alcuni titolari di bed and breakfast di Mira e Mirano si sono dovuti sorbire le proteste dei clienti stranieri, abituati a ben altra efficienza. La questione ora è stata impugnata dal consigliere regionale Pettenò (Federazione della Sinistra), che ieri ha scritto un’interrogazione alla Giunta regionale: «Il servizio peggiora progressivamente, da Mira-Mirano passano molti treni sporchi, senza aria condizionata e in pesante ritardo – sostiene Pettenò – È divenuta una scandalosa normalità. La Giunta solleciti Trenitalia a tutelare i pendolari migliorando il servizio».         Il tam-tam ora corre vorticoso anche su Facebook, dove ogni giorno in moltissimi sfogano la propria rabbia contro questi disservizi. Quotidianamente pubblicano le proprie proteste grazie al telefonino, direttamente dal binario, aspettando l’ennesimo treno in ritardo.

 

Gazzettino – Mirano. Ca’ Perale, la discarica chiude

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22

giu

2012

MIRANO – Per molti anni è stata fonte di accese polemiche e sospetti

Partito il progetto di ricomposizione ambientale

La discarica di Cà Perale chiude definitivamente ogni tipo di attività. Per molti anni è stata fonte di dibattiti e sospetti, ora è finalmente partito il progetto di ricomposizione ambientale. L’impianto si trova in via Taglio Sinistro, nella strada che porta da Mirano a Mira, a pochi passi dal Passante. La discarica è stata attiva per otto anni, fino al 1996, per tutti i comuni del Miranese e della Riviera. Il sito terminò la propria funzione ricettiva dopo un periodo caratterizzato da 400mila tonnellate di rifiuti solidi urbani stoccati, ma pure da molte polemiche che investirono le Giunte Marchiori e Fardin. Decine e decine furono le interrogazioni presentate all’epoca in Consiglio dal centrodestra. Chiusa quell’attività venne aperta una nuova fase, durata 15 anni, durante il quale la discarica è stata sfruttata per la produzione di biogas. Ora cala il sipario: sono partiti in questi giorni i lavori per l’allestimento del cantiere che darà vita al progetto di riqualificazione ambientale. La notizia è stata accolta positivamente dalle famiglie che abitano nell’area del canale Taglio, sia nel territorio di Mirano che in quello di Mira. L’intero progetto sarà illustrato alla cittadinanza in un convegno pubblico organizzato dall’assessorato alle Politiche Ambientali per mercoledì 27 giugno alle 18.30 nella barchessa di Villa Errera, alla presenza dei tecnici Veritas. «È nostro obiettivo non solo informare i cittadini sulle modalità dell’intervento, ma pure coinvolgerli nella condivisione delle operazioni previste dal progetto» si legge nella nota diffusa dal Comune. L’intervento ha una durata prevista di 14 mesi ed è interamente finanziato dalla Regione Veneto: consisterà principalmente nella sigillatura e nel confinamento perimetrale del sito e sarà successivamente completato con nuove piantumazioni. La discarica verrà dunque confinata verso l’esterno attraverso la realizzazione di un diaframma plastico e sarà poi inserita nel paesaggio circostante con un’azione di forestazione. La vegetazione ricoprirà un ruolo fondamentale nella riduzione delle infiltrazioni e nella protezione dall’erosione.

Gabriele Pipia

 

Mirano. Negli ultimi 15 anni è stata sfruttata per la produzione di biogas

Verrà sigillata con un nuovo sistema di copertura. I lavori dureranno 14 mesi

MIRANO.

Chiude definitivamente la discarica di Ca’ Perale. Scaduti i 15 anni di gestione post-attività, durante i quali il sito è stato sfruttato per la produzione di biogas, partono ora i lavori di copertura definitiva della cava, all’interno della quale giacciono oltre 400 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani depositati in 8 anni di attività, dal 1988 fino al 1996.

Nei giorni scorsi sono iniziati i lavori per l’allestimento del cantiere, quelli di copertura definitiva partiranno a giorni e saranno completati nell’arco di 14 mesi. La messa in sicurezza di Ca’ Perale prevede la realizzazione di un perimetro in materiale plastico, che servirà per isolare la discarica verso l’esterno. La sigillatura della cava permetterà di ridurre al minimo la produzione di percolato e rinverdire la calotta attraverso un’opera di riqualificazione ambientale e forestazione. Per farlo sarà realizzato anche un nuovo sistema di copertura sulla superficie della discarica, per ridurre al minimo le infiltrazioni di acqua piovana all’interno del sito. Saranno aumentate anche le pendenze, per migliorare il drenaggio e migliorati i sistemi di sicurezza fuori terra.  I lavori saranno interamente finanziati dalla Regione. Direttamente interessate sono undici famiglie miranesi che abitano nelle vicinanze della discarica, meno che in passato in quanto la realizzazione del Passante, il cui tracciato sfiora i confini della cava, ha in parte separato i veleni di Ca’ Perale dal quartiere abitato di Olmo, a nord del sito. La questione riguarda però anche diverse famiglie residenti in comune di Mira, a sud della discarica.  Mirano ha deciso di informare i cittadini sull’opera di ricomposizione:

negli anni scorsi erano stati diversi quelli in prima linea nel denunciare le fuoriuscite di percolato e le condizioni di vita di chi abita nei pressi della discarica. L’ex sindaco Roberto Cappelletto aveva anche ordinato il divieto di prelievo dell’acqua di falda nella zona, confermando così i timori della gente sulla presenza di veleni tutt’altro che innocui nella discarica.

Mercoledì prossimo alle 18.30 ci sarà un incontro pubblico in villa Errera, a cui parteciperanno l’assessore all’Ambiente Federico Vianello, il sindaco Maria Rosa Pavanello, l’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Salviato, il direttore dell’autorità d’ambito Veneziambiente Alessandro Pavanato e i tecnici di Veritas, per informare residenti, comitati e associazioni sulle modalità dell’intervento e sulle prospettive di riqualificazione ambientale dell’area.

Filippo De Gaspari

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LA NUOVA OPERA

A RISCHIO – La realizzazione del nuovo casello del Roncoduro è a rischio. Subirà dei pesanti ritardi

I primi numeri sul casello del Roncoduro, usciti in occasione della presentazione del progetto preliminare, parlavano di un’opera da compiere in poco più di tre anni, con costi pari ad 11,7 milioni di euro. Il progetto preliminare prevede la riapertura, all’altezza del preesistente casello Dolo- Mirano, di nuova barriera con possibilità di entrata ed uscita solo in direzione di Venezia. Piazzali per il pagamento del pedaggio, le rampe di ingresso e uscita autostradali, la modifica della rampa autostradale Mestre-Trieste ed i collegamenti della viabilità autostradale con la viabilità ordinaria esistente. Oltre a queste, si sarebbero dovute aggiungere, ormai il condizionale è più che mai d’obbligo, anche diverse «opere civili» ed impiantistiche sugli edifici di casello, sui manufatti idraulici che avrebbero dovuto assicurare la continuità della rete consortile esistente e opere di mitigazione con sistemazioni a verde, barriere antirumore e alberi schermanti. L’opera è stata concepita perché sia facilmente raggiungibile dalla ex SS11, conosciuta come Brentana, attraverso la già realizzata bretella ovest e la prevista est. Tutte opere che, nell’ottica dei sindaci Maddalena Gottardo e Massimo Calzavara, oltre che di Veneto Strade e Regione, sarebbero servite per rilanciare l’economia rivierasca e la mobilità dell’intera area. Adesso, con la decisione del governo centrale di non rinnovare le figure dei commissari straordinari, rischiano di vedere la luce con un pesante ritardo. Almeno stando alle considerazioni della sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo.

(G.Dco.)

 

MIRANO – Interrogazione di Pettenò al Consiglio regionale

MIRANO – Il problema del traffico nell’area del casello di Mirano-Dolo è approdata nuovamente in Consiglio regionale: il consigliere Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra) ha presentando un’interrogazione chiedendo alla Giunta Zaia di dare risposte concrete ai cittadini del Miranese che da tre anni convivono con i disagi causati dalle migliaia di mezzi che escono e rientrano in autostrada per risparmiare sul pedaggio. «La situazione si è ulteriormente aggravata in quanto sempre più mezzi pesanti adottano questa manovra vantaggiosa», scrive Pettenò, che già un anno fa portò lo stesso problema in Consiglio. Allora la Giunta rispose che si trattava di una situazione transitoria. «È ora di trovare una soluzione definitiva che preveda tariffe congrue, risolvendo il problema del traffico a sud di Mirano e tutelando la salute dei cittadini di Vetrego costretti a subire una molte di traffico insostenibile» conclude.

(G.Pip)

 

 

Cento le aziende coinvolte nel nubifragio di mercoledì tra Riviera e Miranese

La Coldiretti: «Impossibile chiedere lo stato di crisi, nessun rimborso previsto»

DOLO. Ora arrivano le cifre dei danni all’agricoltura in Riviera e Miranese a causa dei nubifragi e della grandine dello scorso mercoledì: tre milioni di euro che non saranno rimborsabili come calamità naturale. Le aziende coinvolte? Un centinaio. I numeri emergono dalle ispezioni fatte da Coldiretti nel comprensorio nei giorni scorsi. «Abbiamo verificato con i nostri tecnici, spiegano Paolo Capuzzo e Fabio Livieri referenti di area di Coldiretti, «che i danni nell’area dei 17 comuni sono nell’ordine dei tre milioni di euro solo per le colture. È stata colpita duramente la zona di Dolo , Mira , Fiesso D’Artico, Fossò e nel miranese ad esempio Cappella di Scorzè, l’area di Martellago e alcune frazioni di Mirano come Vetrego e Campocroce».        Le colture più colpite? Con mais e granoturco che hanno avuto danni per il 70 % dei raccolti , sono state quasi letteralmente cancellate le produzioni di tabacco che si concentrano a Fiesso D’Artico , Pianiga e Mirano. «Queste produzioni specifiche», spiega Livieri, «hanno avuto danni per l’85 % e andrà male anche per i vitigni che erano in fase di fioritura e sviluppo e che sono stati semidistrutti dalle grandinate. Malissimo le produzioni di alberi da frutto e bietole».        Questi danni però non potranno essere rimborsati. «Se le aziende non hanno stipulato specifiche assicurazioni, spiega Livieri, «dato che non ci sono stati danni alle strutture agricole, non sarà concesso lo stato di crisi e in questo modo non sarà possibile ricevere contrbuti per i danni subiti». Una speranza di ripresa per le colture c’è ed è paradossalmente , questo periodo di caldo che è seguito ai nubifragi. Dopo la tanta pioggia dei giorni scorsi», concludono Capuzzo e Livieri di Coldiretti, «questa ondata di caldo africano permetterà soprattutto alle viti di riprendersi e fare vino di buona qualità ma resta da sperare che i fenomeni negativi non si ripetano nel corso dell’estate».       E se i danni alle colture non potranno essere rimborsati , non lo saranno nemmeno quelli alle abitazioni che hanno subito numerosi allagamenti a Mira Taglio, Fiesso, Dolo e in alcune frazioni di Mirano. A Mira il comune ha già avvertito le 300 famiglie coinvolte dai nubifragi. Per loro nonostante i tanti danni non ci sarà un euro . Il comune di Dolo cerca di andare incontro alle esigenze dei suoi residenti invece annunciando di voler sforare il patto di stabilità. Quello che appare chiaro comunque è che i soldi stavolta non ci saranno per nessuno.

Alessandro Abbadir

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Camion e auto che escono e rientrano in A4 per ridurre il pedaggio intasano le strade della frazione di Mirano

«Solo ora si rendono conto del problema dei camion? Noi ci conviviamo quotidianamente, da quattro anni». I residenti di Vetrego alzano la voce e puntano ancora una volta il dito contro la società Veneto Strade e i politici che a loro dire hanno devastato la frazione miranese. La questione del traffico nell’area del casello è tornata in auge nei giorni scorsi, visto che sempre più spesso anche i camion e non più solo le automobili fanno il classico giochetto di entrare e uscire dal casello per risparmiare: lo “sconto” per i veicoli a tre assi diretti da Mestre a Padova Est è di 3.20 euro, 1 euro invece che 4.20. Una volta i mezzi pesanti privilegiavano la tempistica, ora invece in condizioni di crisi si guarda prima di tutto alla convenienza. L’attenzione si è dunque spostata sui camion, ma a Vetrego strabuzzano gli occhi: «Noi del problema camion ce ne siamo accorti già quattro anni fa – sbotta Lina Casonato, una residente di via Porara -, ormai Vetrego non esiste più per nessuno. Adesso si parla dei tir come nuovi “furbetti”, ma i camionisti fanno il proprio interesse, noi non ce l’abbiamo con loro». La rabbia, infatti, è tutta contro le istituzioni: «La colpa è di chi ha creato questo sistema – prosegue la donna – ma alla fine ci andiamo di mezzo noi. Non viviamo più come prima, è un inferno». È stato perfino creato un comitato di casalinghe e pensionati, per far sentire la propria voce. «Eppure siamo stati abbandonati e dimenticati» esclama. Lina racconta come spesso e volentieri all’ora di punta sia quasi possibile uscire di casa: «Il tragitto da Vetrego e Mirano è di circa 3 km – spiega – sa quanto ci mettiamo noi, alle 8 del mattino o alle 6 di sera? Venticinque minuti».

 

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