Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Prova al largo della bocca di porto di Lido e di Malamocco per il mezzo noto come “jack up” che servirà per la manutenzione alle dighe mobili

Il “grande pontone” è uscito in mare aperto solcando le acque della Laguna attraverso la bocca di porto di Lido raggiungendo poi quella di Malamocco ad una velocità di 5 nodi orari. Così, si è presentato il Jack-up, il mezzo che servirà per la sostituzione e la manutenzione delle paratoie del sistema Mose. Lo speciale pontone era salpato l’11 novembre scorso dall’Arsenale per raggiungere la bocca di porto di Lido tornando poi verso le 16 in Arzanà. «Il Jack-Up – come dice una nota del Consorzio Venezia Nuova che oggi prenderà atto dell’esercitazione in una riunione del Consiglio direttivo dell’ente – è una speciale struttura formata da due semiscafi connessi fra loro: grazie ad una particolare apparecchiatura maneggevole, questo mezzo potrà allungarsi o accorciarsi a seconda delle paratoie che dovrà trasportare e agganciare, che sono di misure diverse e realizzate per profondità differenti a seconda dei canali nelle quali vengono installate e fissate ai fondali. Le dimensioni in lunghezza del jack-up variano dai 69,6 metri della cosiddetta «configurazione lunga” ai 60,25 metri di quella definita “corta”; la larghezza è di 30,25 metri, in altezza arriva a 4,6 metri. Quando il pontone arriva in posizione sopra il cassone, quattro speciali “gambe” alte 26 metri vengono calate fino a raggiungere il fondale. Una volta appoggiato sulle gambe, lo scafo viene sollevato, per garantire la massima stabilità ed evitare oscillazioni dovute al moto ondoso. Al termine dell’installazione lo scafo del pontone mobile viene riabbassato, le “gambe di appoggio” vengono sollevate e il mezzo riprende l’assetto di navigazione potendo così fare rientro alla base operativa fissata all’Arsenale».

Durante la sua permanenza in mare, il jack-up guidato dal comandante Alessandro Biasibetti, è rimasto cinque ore al largo effettuando una serie di test di manovrabilità (evoluzione, fermata, marcia indietro e arresto di emergenza) affrontando tutte le fasi legate alla manutenzione (trasporto paratoia; posizionamento in corrispondenza della barriera; abbassamento delle “gambe” del jack-up; il sollevamento dello scafo fuori dall’acqua; discesa della paratoia verso il fondo e alloggiamento della paratoia).

Paolo Navarro Dina

 

OGGI DIBATTITO AL CANDIANI

Lo scandalo Mose e l’etica cittadina

Lo scandalo Mose non va dimenticato. E, prima di pensare alle prossime elezioni, c’è chi chiede di tornare a discutere di «etica pubblica». E di questo si parlerà oggi pomeriggio, alle 18, nel centro culturale alle Grazie di via Poerio a Mestre con l’iniziativa intitolata, appunto, «Rigenerare l’etica cittadina». A organizzarla è «ReStart», l’associazione vicina a Renzi che da un paio d’anni promuove dibattiti in città. Ad aprire l’incontro, moderato dal capo dell’edizione di Venezia Mestre de Il Gazzettino, Tiziano Graziottin, sarà il presidente di ReStart Venezia, Matteo Montagner. A seguire, il dibattito su come «rigenerare» il settore socio sanitario, l’urbanistica e l’economia con l’ex assessore di Venezia, Andrea Ferrazzi, il presidente emerito della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, e il procuratore della Repubblica di Belluno, Francesco Saverio Pavone. Un appuntamento promosso dal gruppo che ha aderito al «Patto dei 30/40enni» lanciato lo scorso settembre e che rientra nel piano degli Stati Generali del Pd veneziano. «Prima di qualsiasi ragionamento sui nomi dei candidati e sui programmi – spiegano gli organizzatori – è importante, per la nostra città, ragionare insieme sul fondamento della convivenza civile che si basa innanzitutto su un nuovo patto etico che deve coinvolgere tutti. Tanto più dopo il vergognoso scandalo collegato al Mose. Si tratta dunque di prendere il “toro per le corna” e di affrontare con serenità, ma senza sconti, una questione cruciale per i nostri destini”.

(m.fus.)

 

Il presidente di Confindustria Zoppas difende il nuovo scalo offshore ma vuole vedere i conti

«Porto bloccato dal Mose, bisognava pensarci prima»

Perché non si è detto subito che il porto rischia di chiudere a causa del Mose? E, soprattutto, perché non si è provveduto per tempo a trovare una soluzione alternativa? Lo chiede il presidente di Confindustria Venezia Matteo Zoppas che, a questo punto, difende a spada tratta il porto offshore come unica speranza per far vivere il porto anche in futuro. Dalla funzionalità del porto commerciale, infatti, dipende anche la vita di tante imprese che esportano e hanno bisogno delle banchine come del pane.

«Le imprese veneziane necessitano di soluzioni in grado di assicurare loro alti livelli di efficienza a costi logistici competitivi» dice appunto Zoppas, e aggiunge che «è inoltre necessario assicurare che gli investimenti per le nuove infrastrutture siano tutti all’insegna della totale trasparenza e dell’applicazione di costi certi, anche alla luce dei recenti episodi veneziani. Deve infine essere mantenuta e sviluppata la vitalità e la vocazione industriale e logistico-commerciale di Porto Marghera, che proprio in questa direzione si sta muovendo ai fini della propria riqualificazione all’insegna della sostenibilità economica e ambientale».

Il presidente di Confindustria si dice pronto ad aiutare l’Autorità portuale veneziana nella realizzazione del nuovo porto al largo di Malamocco e per questo ha invitato ad un incontro Paolo Costa, presidente dell’Apv, «per poter approfondire con maggiore dettaglio l’iter progettuale, le analisi sui costi di realizzazione, movimentazione e gestione dell’infrastruttura, in quanto condizioni indispensabili per una corretta valutazione del business plan».

(e.t.)

 

L’ex ministro all’Ambiente indagato per corruzione si dice estraneo alle accuse

Audizione di 40 minuti, il parlamentare presenta una memoria di 50 pagine

ROMA – La Giunta per le Immunità del Senato ha ascoltato oggi l’ex ministro delle Infrastrutture e dell’Ambiente, ora senatore di Forza Italia, Altero Matteoli, coinvolto nell’inchiesta sul Mose di Venezia. Il parlamentare, nei confronti del quale i magistrati veneziani hanno chiesto al Senato che gli venisse concessa l’autorizzazione a procedere, aveva domandato di essere audito dalla Giunta per spiegare la sua estraneità ai fatti che gli sono stati contestati.

Matteoli è stato ascoltato per circa 40 minuti e ha depositato una memoria di una cinquantina di pagine. Ha spiegato di essere totalmente «estraneo alla vicenda ed ha sostenuto come contro di lui ci sia un «fumus persecutionis evidente». Ha, infine, affermato che le dichiarazioni di Giovanni Mazzacurati, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuocva che lo ha accusato, siano del tutto «infondate».

Matteoli, all’uscita dall’aula dove si riunisce la Giunta, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione ai cronisti. Ora toccherà al relatore e presidente della Giunta, Dario Stefano (Sel) decidere la proposta da avanzare agli altri componenti dell’organismo parlamentare. La proposta dovrà poi essere sottoposta al voto della Giunta e quindi al vaglio dell’aula.

Matteoli è indagato per corruzione, dopo che il Tribunale per i ministri del Veneto ha dato il via libera all’inchiesta sul suo conto. «Le indagini eseguite hanno dimostrato l’asservimento del politico Matteoli Altero alle politiche del Consorzio Venezia Nuova, nella veste di ministro dell’Ambiente e di ministro delle Infrastrutture.

Il Tribunale dei ministri del Veneto dispone la trasmissione degli atti al procuratore della Repubblica per l’immediata trasmissione al presidente del Senato che ha la competenza». Queste sono le ultime righe dell’ordinanza di 200 pagine con la quale la presidente Monica Sarti e i giudici Priscilla Valgimigli e Alessandro Girardi avevano sciolto la riserva. Gli atti, oltre all’ordinanza contengono gli accertamenti svolti dai pubblici ministeri Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini.

C’è anche il verbale d’interrogatorio di Mazzacurati, quelli di alcune segretarie dell’anziano ingegnere, dell’ex presidente del Magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta, dell’imprenditore romano di «Condotte d’acqua» Stefano Tomarelli e dell’ex direttore vicario del Consorzio Roberto Pravatà. Inoltre, tutta la documentazione che la Guardia di finanza ha acquisito presso la sede della società romana «Socostramo» di Erasmo Cinque.

 

Ambiente Venezia scrive alla Ue: «Riaprire la pratica». Oggi assemblea sull’Arsenale

Zappalorto elogia il Mose: «Complimenti»

«Tecniche raffinate e altissima specializzazione. L’ingegneria italiana è una delle eccellenze del nostro Paese». Così il commissario Vittorio Zappalorto ha commentato ieri l’esperimento del Consorzio Venezia Nuova con il sollevamento delle 21 paratoie della schiera di Treporti. L’associazione Ambiente Venezia la pensa diversamente. «Abbiamo scritto alla commissione Petizioni del Parlamento europeo», dice il portavoce Luciano Mazzolin, «per chiedere che la pratica del Mose venga riaperta e vengano riesaminati i vari passaggi tecnici alla luce dell’inchiesta sul sistema Mose e la corruzione». C’è anche chi punta il dito sulle vernici e i costi della manutenzione. «Chiaro che si sono sollevate, è il principio di Archimede», dice la docente Iuav Andreina Zitelli, «aspettiamo». L’architetto Fernando De Simone chiede se la tolleranza di un centimetro tra i cassoni «abbia tenuto conto della dilatazione termica che può essere di qualche centimetro». Oggi intanto in sala San Leonardo (17) assemblea pubblica dei comitati per decidere sul futuro dell’Arsenale.

(a.v.)

 

LA RICHIESTA

Chiedono alla Nuova Commissione Petizione del Parlamento Europeo di riaprire e approfondire il Caso Mose alla luce dei documenti e delle memorie presentate e di quanto emerso dalle indagini della Magistratura sul Sistema Mose. Non solo. Vogliono anche informazioni e chiarimenti sulle petizioni presentate nel 2005 e nel 2006 sul Mose e chiedono l’audizione di magistrati ed esperti in Commissione: a scendere in pista Luciano Mazzolin, Tiziana Turatello e Armando Danella di AmbienteVenezia, che ricordano le 12.154 firme del 2006 raccolte contro il progetto di difesa dalle acque alte e quelle presentate nel 2005 a nome dell’Assemblea Permanente NO MoSE. L’anno scorso sono state presentate alla Commissione memorie e nuova documentazione a sostegno delle precedenti affermazioni e contro la richiesta di archiviazione avanzata dalla Commissione Europea.

Mazzolin fa presente che le indagini della magistratura italiana sul “Sistema MOSE” continuano e hanno portato alla luce “un sistema totalmente illegale fatto di una corruzione diffusa che ha coinvolto rappresentanti del mondo politico e tecnico a tutti i livelli istituzionali, nonchè numerosi rappresentanti delle imprese che hanno lavorato e lavorano a questo progetto”. «Riteniamo utile verificare se anche le cosiddette “opere di compensazione ambientale” siano entrate in questo meccanismo – scrivono i firmatari – e chiediamo di avere notizie sul fascicolo relativo alle due petizioni sul Progetto MOSE alla luce dei documenti e memorie integrative presentati nel 2013; di riaprire l’istruttoria su tutta la vicenda MoSE alla luce dei nuovi elementi in particolare dell’esposto alla Procura della Repubblica del 26 giugno 2014 e degli elementi che stanno emergendo dalle indagini penali e amministrative della Magistratura Italiana; di coinvolgere la Banca Europea degli Investimenti (Bei) e aprire un’inchiesta sui fondi erogati per il Mose: c’è la possibilità che tra le risorse distratte e destinate ad attività illegali vi sia anche parte dei prestiti già erogati dalla Bei”.

Raffaella Vittadello

 

LA MAREA – Nella movimentazione un sovralzo di 40 cm a monte

I TEST – Redi: «Diverso vedere dal vivo il funzionamento rispetto ai modelli teorici»

I COMPLIMENTI – Zappalorto: «Merito delle competenze ingegneristiche italiane»

I TEMPI – Le barriere sono state innalzate nel giro di 35 minuti

CONSORZIO VENEZIA NUOVA L’annuncio di Cantone: «Scelta necessaria per completare il Mose»

Commissari entro una settimana

A fine mese un’altra prova di sollevamento dell’intera schiera di paratoie, invitati tutti i tecnici

La prima volta tutto è filato liscio. E al Consorzio Venezia Nuova già si preparano al bis: una due giorni di prove di sollevamento per tutte le 21 paratoie alla bocca di porto del Lido nord è già fissata per il 28 e il 29 novembre. Un venerdì e un sabato per consentire a tutti di partecipare almeno a uno dei due test. «Abbiamo invitato i tecnici che in questi anni hanno seguito il Mose, anche all’estero, e che possono essere interessati a vedere l’opera in funzione» spiega il direttore del Cvn, Hermes Redi, che così si gode il giorno dopo la prima prova di sollevamento di tutta la schiera in contemporanea. Un risultato per cui ieri si è voluto complimentare anche il commissario Vittorio Zappalorto: «Un risultato brillante, merito delle competenze tecniche raffinate e dell’altissima specializzazione degli ingegneri e delle maestranze che hanno partecipato alla realizzazione di questo progetto – ha scritto in una nota -. Il risultato raggiunto dimostra che, al di là delle note vicende che stanno accompagnando l’opera, il cui iter giudiziario spero possa concludersi quanto prima, ancora una volta l’ingegneristica italiana e le competenze dei nostri tecnici si riconfermano come una delle eccellenze del nostro Paese».

Che le vicende giudiziarie incombano è un dato fatto. E anche per questo al Cvn attendono il commissariamento richiesto dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone. «Ben vengano i commissari se serviranno a togliere definitivamente l’alea del malaffare e a far sì che l’opera si concluda – commenta lo stesso Redi, reduce anche dall’incontro con lo stesso presidente dell’Anac e con il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, a cui toccherà la scelta -. Cantone ce lo ha detto chiaramente: questo commissariamento è teso a far completare l’opera». I tempi per la scelta sono strettissimi. Una settimana, dieci giorni al massimo, per trovare con ogni probabilità più commissari (il massimo è tre). Professionalità in grado di gestire una concessionaria tanto unica, contratti e rapporti tanto complessi. L’altro giorno è stato anche stabilito che, dopo la nomina, i commissari vengano a fare una prima visita conoscitiva in laguna entro fine mese. E chissà che non arrivino proprio per il doppio sollevamento del 28 e 29.

Le prove comunque si susseguiranno per mesi. «Abbiamo un piano di test per verificare il funzionamento delle paratoie in condizioni diverse – spiega Redi – e confermare gli studi fatti. L’altro giorno, tutto quello che avevamo previsto in linea teorica, si è puntualmente verificato. Ma una cosa è vederlo sui modelli, un’altra nella pratica». Alzando tutte e 21 le paratoie lato Cavallino Treporti, per la prima volta si è creato un sovralzo di marea a monte della schiera. «Circa 40 centimetri – precisa il direttore -. Ma il passaggio dell’acqua nelle trafilature tra una paratoia e l’altra, circa 7 centimetri, è stato minimo. Anche questo ce lo aspettavamo». Soddisfazione pure per i tempi di sollevamento. «Con un solo compressore, la schiera si è alzata in 35 minuti, ma a regime ce ne saranno quattro e i tempi si potranno ridurre». Nessun effetto, invece, sui livelli della marea a Venezia, ma anche questo si sapeva. «Solo quando avremo completato l’intera bocca di porto del Lido, cioè tra circa un anno, potremo tagliare di 10-15 centimetri le acque alte – conclude Redi -. In prospettiva si potrà chiudere solo questa bocca per eliminare le acque altre tra gli 80 e i 90 centimetri. Ma in attesa di completare l’opera, la bocca di porto del Lido potrà essere usata da subito per ridurre l’impatto di tutte le acque alte».

 

A San Leonardo si parla di clima e ambiente

Domani, alle 9.15, nella Sala San Leonardo, si svolgerà una giornata di approfondimento sul tema “Verso il 2020: la sfida dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili”. L’iniziativa è promossa dall’Agenzia Veneziana per l’Energia (Agire), in collaborazione con il Comune e con il patrocinio della Provincia. Da alcuni anni la Commissione Europea ha attivato politiche e iniziative mirate alla mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso il “pacchetto 20-20-20” che mira ad una riduzione delle emissioni di gas serra del 20% rispetto al 1990 elevando al 20% la copertura dei fabbisogni energetici soddisfatti con fonti rinnovabili e aumentando l’efficienza del 20%.

 

ROMA – Il presidente Fabris incontra Cantone (Anticorruzione) e il prefetto Pecoraro: 30 giorni (forse meno) per la nomina

VENEZIA – L’incontro è stato cordiale. Ma i punti all’ordine del giorno erano senz’altro delicati. Primo tra tutti il “passaggio di consegne” tra l’attuale vertice del Consorzio Venezia Nuova guidato dal presidente Mauro Fabris e il futuro commissario dell’ente concessionario così come ha deciso in queste settimane il presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione, Raffaele Cantone.

Così, ieri pomeriggio, a Roma, lo stesso Fabris, accompagnato dal direttore del Cvn, Hermes Redi, si è incontrato con il “numero uno” dell’Anac e con il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro che sarà chiamato, come prevede la norma del decreto 90 sulla pubblica amministrazione, a scegliere il futuro commissario del Consorzio Venezia Nuova che avrà il compito di portare a termine le opere alle dighe mobili alle bocche di porto della laguna di Venezia.

«Ci è stata illustrata – sottolinea Fabris – la procedura di applicazione delle misure di gestione straordinaria e temporanea del Consorzio. Abbiamo voluto ribadire a Cantone che il nostro unico obiettivo è quello che si operi e si lavori per la conclusione del Mose. L’incontro è servito anche per favorire il maggiore coinvolgimento delle strutture del Consorzio in questo passaggio verso il commissariamento».

Non è escluso che proprio dopo questo incontro, ma è possibile che ce ne possano essere altri vista la complessità dell’opera, si avvii la seconda fase dell’operazione con la facoltà del prefetto di scegliere il nuovo commissario nell’arco di trenta giorni. Ma l’impressione è quella che tutti i soggetti coinvolti puntino a dimezzare, e anche abbondantemente, i tempi delle decisioni.

P.N.D.

 

CURIA DI VENEZIA «Alla Fondazione dovevamo dare 100mila euro l’anno»

«Così finanziavamo Pd e Marcianum»

Morbiolo: «Veniva da me Savioli e mi diceva chi sponsorizzare: Marchese, Zoggia ma anche la Sartori»

DAZIONI TRASVERSALI «Fui sorpreso quando mi chiese di dar soldi all’esponente di Fi»

«Quando c’erano le campagne elettorali per l’area che si andava a appartenere, Savioli ogni tanto veniva e mi diceva: “Sarebbe bene sponsorizzare il Marchese, è bene sponsorizzare Zoggia”…»
Franco Morbiolo, presidente del Coveco dal 2007, ha giustificato così parte dei soldi che dal Consorzio delle coop “rosse” usciva per finanziare esponenti politici di tutti i colori; denaro che finì perfino al Marcianum, la Fondazione culturale della Curia, voluta dall’allora Patriarca Angelo Scola (100mila euro all’anno). «Il Marcianum… era una sponsorizzazione che Savioli chiedeva ogni anno che ci fosse. Poi abbiamo capito… Savioli diceva: “È necessario fare questa sponsorizzazione. Non la faccio? Allora mi metti in difficoltà con Cvn. Te non ti devi preoccupare, fai la sponsorizzazione”…»

Secondo Morbiolo a gestire il flusso di finanziamenti e contributi era l’allora consulente (ed ex presidente) Pio Savioli, l’uomo che per il Coveco si occupava dei rapporti con il Consorzio Venezia Nuova. Morbiolo ha spiegato al pm Paola Tonini che i contributi ai politici “rossi”, vicini al Coveco, erano nella norma: capitava di finanziare le feste dell’Unità o altre iniziative del Pd. Ha invece ammesso di essere rimasto sorpreso ricevendo la richiesta di finanziare Lia Sartori, esponente di spicco di Forza Italia, ex presidente del Consiglio regionale del Veneto e poi eurodeputato: «È venuto Savioli, ha detto: “È necessario fare un finanziamento per la campagna elettorale della Sartori… Ho portato in Consiglio, perché non è che decido io… ci sono tutti, si chiede perché, per come… e si è fatto il finanziamento per la Sartori…»
Nel lungo interrogatorio sostenuto lo scorso 16 luglio, Morbiolo si è dipinto come un presidente che firmava in gran parte senza sapere cosa stesse firmando: ha assicurato che era Savioli a gestire i rapporti con Mazzacurati e i flussi di denaro del “sistema Mose”, aggiungendo che all’interno del Coveco tutto passava attraverso il responsabile amministrativo, Enrico Provenzano. «Io non ero a conoscenza di tutto il meccanismo che c’era dietro», ha spergiurato Morbiolo, uscito dall’inchiesta con il patteggiamento di un anno e sei mesi di reclusione per false fatturazioni e per finanziamento illecito all’ex sindaco Giorgio Orsoni e all’ex responsabile amministrativo del Pd, Gianpietro Marchese (che ha già pattegiato 11 mesi).

Più volte l’ex presidente del Coveco ha ribadito di non aver saputo del meccanismo delle false fatture e delle retrocessioni utilizzato dal Cvn per realizzare fondi neri, poi utilizzati per mazzette e finanziamenti illeciti: «Quando mi portavano i contratti li firmavo lungo il corridoio velocemente e neanche li leggevo… Provenzano aveva parecchia autonomia…», ha dichiarato al pm Tonini. Per poi spiegare che iniziò a sospettare qualcosa soltanto nel 2011, senza però fare nulla, o quasi, in quanto era materia di cui si occupava Savioli. Di conseguenza continuava a firmare i documenti che Provenzano gli portava: «Però ho cominciato ad essere più attento… ho detto no all’America’s Cup, e quando è venuto fuori il discorso della Finanza ho voluto andare a vedere i contratti…»
Nel corso dell’interrogatorio il pm Tonini ha chiesto conto a Morbiolo dell’appunto rinvenuto a casa di una dipendente del Coveco, con nomi e cifre annotati a fianco, ricevendo risposte poco precise: «Vedo delle annotazioni che sono state fatte: “Marcianum”, “Davide Zoggia”… su cui io non mi sono neanche interessato e non ho neanche pensato a quel meccanismo che c’era, proprio non ci ho pensato…»

Morbiolo non ha fornito spiegazioni convincenti neppure in merito al colloquio intercettato nel quale suggerisce a Provenzano di trascrivere su carta “mangiabile” e di nascondere in un luogo sicuro i documenti compromettenti relativi proprio ai rapporti tra Coveco e Cvn. «È una battuta che mi è rimasta dal 2002 – ha dichiarato al pm – Al Consorzio ravennate dove lavoravo è stato arrestato un mio collaboratore per turbativa d’asta, che dopo è venuto fuori innocente e ogni tanto mi diceva: “Franco, per qualsiasi cosa ricordati le tue annotazioni, fattele sempre su carta mangiabile”».
Risposte che non hanno mancato di indisporre il rappresentante della pubblica accusa, che a metà interrogatorio sbotta: «Lei sta venendo a raccontare la favola del lupo». Lo stesso Tribunale del riesame, quando trattò la posizione di Morbiolo, scrisse che il presidente Coveco era a conoscenza di tutto, come confermano sia Savioli che Provenzano.

Gianluca Amadori

 

Nuova Venezia – Tunnel del Mose per le emergenze sanitarie

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

12

nov

2014

I malati sarebbero trasportati in pochi minuti. Il progetto verrà presentato al nuovo commissario

La pista ciclabile sotto le bocche di porto, sfruttando i tunnel del Mose, potrà essere un’ottima alternativa in caso di emergenza sanitaria sulle isole, specie per Pellestrina. Nel progetto del Consorzio Venezia Nuova, annunciato ieri dal nostro giornale, all’esterno degli accessi ai tunnel si prevedono spazi per le ambulanze. Tra le idee c’è quella di garantire la presenza di un mezzo elettrico, tipo quelli utilizzati sui campi da calcio o golf, in grado di trasportare in sicurezza un malato in pochissimi minuti. Pellestrina potrebbe così rivolgersi all’ospedale di Chioggia, evitando il trasbordo in idroambulanza in caso di maltempo. «È uno dei temi più interessanti del progetto», sottolinea Mauro Fabris, presidente del Consorzio Venezia Nuova, «e a tempo debito se ne discuterà con le Asl, i Comuni interessati e le forze dell’ordine». Dietro il cimitero di Pellestrina servirebbe però una rampa in grado di garantire alle ambulanze il passaggio (lato mare) lungo il murazzo fino a Ca’ Roman. Cosa che verrà richiesta dalla Municipalità per completare l’opera.

Sezioni. La pista ciclabile sotterranea sarà lunga in tutto 1.620 metri e suddivisa in quattro sezioni a una profondità variabile tra i 10 e i 22 metri. Dalla fantascienza si passa alla fase più concreta, con strutture già costruite e a questo punto solo da sfruttare nel modo migliore. I tempi rimangono una incognita, ma la volontà c’è. «Il progetto sarà presentato al nuovo commissario che insedierà a breve al Consorzio Venezia Nuova», spiega Mauro Fabris, «ma credo che la fruibilità dei percorsi possa esserci non prima di 12-18 mesi. Sarebbe bello rispondere subito alla richiesta della Municipalità, aprendoli l’estate prossima, ma forse si dovrà attendere l’inizio effettivo dell’attività del Mose».

Misure. Quattro i tronconi di pista ciclabile previsti. Punta sabbioni – Isola artificiale (420 metri con profondità -10 metri), Isola artificiale – San Nicolò (400 metri a -20), Alberoni – Santa Maria del Mare (380 metri a -22) e Ca’ Roman – Chioggia (360 metri a -21). L’adattabilità dei tunnel di servizio a un transito pubblico regolato, impone in ogni caso alcune limitazioni sulle modalità di utilizzo dei passaggi. In particolare, nei periodi in cui sarà possibile il transito dovrà essere definito un numero massimo di utenti presenti nelle gallerie nello stesso momento, e in sede preliminare si è stimato che possano essere 35 per compartimento. Per tali ragioni, oltre all’opportunità di realizzare sistemi di controllo degli accessi, si ipotizzano alcune strutture accessorie a completamento degli edifici di spalla. Vale a dire spazi attrezzati per dare informazioni sul Sistema Mose e degli interventi di Salvaguardia della Laguna di Venezia, ma anche salette di attesa.

Bike sharing. E tra le novità ci potrebbe essere anche questa, con un servizio di noleggio agli ingressi dei tunnel, per garantire una maggiore fruizione del sistema. Il tutto in gallerie larghe 4 metri, videosorvegliate e con accesso mediante montacarichi e con il pagamento di un biglietto la cui cifra dovrà essere definita con i Comuni e con Actv e integrata al sistema Imob.

Simone Bianchi

 

Nuova Venezia – Prima volta del Mose alzate tutte le paratoie

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

12

nov

2014

Per la prima volta alzate per prova le 21 paratoie del Lido

Mose, un pezzo già funziona

Prova generale con la chiusura delle 21 barriere del canale di Treporti al Lido

Venezia Nuova: «Orgogliosi». Fabris a Roma incontra Cantone e il prefetto

VENEZIA – Un pezzo di Mose funziona. Solo una prova, ma per la prima volta ieri i tecnici delle imprese del Consorzio Venezia Nuova hanno sollevato con successo tutte e 21 le paratoie del canale di Treporti in bocca di Lido. Alle 9.10 del mattino le dighe mobili hanno raggiunto, dopo circa 35 minuti dal via, la posizione «di lavoro» con una inclinazione di 35 gradi. Per qualche ora dunque metà bocca di Lido – 420 metri del varco tra Punta Sabbioni e l’isola artificiale del bacàn – è rimasta chiusa alla marea, che nel frattempo continuava a crescere. Come da progetto l’acqua entra fra i traferri, cioè tra una paratoia e l’altra, visto che gli elementi del sistema sono incernierati sul fondo e tra loro indipendenti. «Ma è un passaggio d’acqua irrilevante», dice soddisfatto il direttore del Consorzio, l’ingegnere Hermes Redi, «siamo davvero contenti di questo lavoro, della precisione millimetrica con cui il sistema ha funzionato». Uno spettacolo seguito dalle barche e dai mezzi Actv in transito, ma anche dalle dighe di Punta Sabbioni e San Nicolò. Per la prima volta si sono visti le 21 barriere gialle sollevarsi insieme dopo essere state riempite di aria compressa. Il segnale di via è stato dato dalla centrale sull’isola artificiale in mezzo alla bocca di porto – dove saranno agganciate anche le altre 20 paratoie del varco di San Nicolò – e seguite dalla centrale nell’Arsenale Novissimo, dopo circa un’ora dall’accensione degli impianti.

Il presidente del Consorzio Mauro Fabris si è detto «orgoglioso» del risultato. «Siamo stati chiamati 16 mesi fa in un momento di emergenza dalle imprese», dice, togliendosi un sassolino, «abbiamo portato alla fase finale la costruzione delle dighe mobili e ottenuto i finanziamenti mancanti. Questo grazie al lavoro dei tecnici». Ieri Fabris è volato a Roma, convocato a sorpresa da Cantone insieme al prefetto Pecoraro con cui ha avuto un lungo colloquio. Un segnale inaspettato, che potrebbe portare anche a qualche novità nella procedura del commissariamento. E forse a un periodo di «cogestione» della materia, sicuramente complessa.

I tecnici hanno testato intanto pompe e materiali. Comprese le vernici delle paratoie che hanno mostrato già i primi segni di attacco della salsedine. Fenomeno prevedibile, trattandosi di un meccanismo che vive interamente sott’acqua. «Ma si tratta di sabbia e microrganismi che non compromettono in alcun modo il funzionamento delle paratoie», precisa il Consorzio in una nota, «e la patina è facilmente rimovibile». Un problema che si porrà soprattutto per gli alloggiamenti delle paratoie, dove in condizioni di esercizio potranno depositarsi sabbia e rifiuti che dovranno essere rimossi.

Quanto alle 79 paratoie del sistema (41 al Lido, 20 a Malamocco, 18 a Chioggia) il progetto ne prevede la rimozione continua, una al mese. Saranno sollevate da una speciale nave («jack up) e portate all’Arsenale per essere ridipinte. Un affare infinito, che costerà tra i 40 e i 50 milioni ogni anno.

Intanto il Cipe ha sbloccato i fondi rimanenti (un miliardo e 300 milioni, su un totale di quasi sei miliardi) per portare a completamento l’opera, che slitta al giugno 2017. Il giorno del lancio della prima pietra, nel 2003, Berlusconi aveva promesso di completare l’opera entro otto anni. Il ritardo da allora è già di sei anni. Poca roba dato che nel giorno dell’inaugurazione del prototipo Mose, nel lontano 1989, l’allora premier Bettino Craxi annunciava: «Finiremo nel 1995. Non ammetteremo alcun ritardo».

Anche il prezzo del Mose, del resto, ha subito negli anni un notevole incremento. Il progetto preliminare costava 3200 miliardi di lire (circa un miliardo e mezzo di euro). Costi lievitati progressivamente fino a 4 miliardi e 200 milioni di euro, infine a 4 miliardi e 600 milioni («Prezzo chiuso»). Poi sono stati aggiunti i nuovi costi dei materiali e le opere compensative richieste dall’Unione europea. E si è arrivati alla cifra attuale: 5 miliardi e 600 milioni di euro. Gestione e manutenzione escluse.

Alberto Vitucci

 

Nuova Venezia – “Mose, trasparenza sui collaudatori”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

12

nov

2014

L’APPELLO – Chiesto un intervento dell’autorità anticorruzione

Bettin e Caccia scrivono a Cantone: «Prosegua nell’opera di pulizia appena cominciata»

Hanno incassato, nel corso degli anni, milioni di euro dal Consorzio Venezia Nuova, spesso occupando ruoli cruciali nelle amministratori centrali dello Stato. Sono i collaudatori del Mose, su cui già in passato erano stati sollevati dubbi su possibili conflitti d’interesse. Ora a chiedere la massima trasparenza su nomi e compensi di questi professionisti, direttamente al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, sono Gianfranco Bettin e Giuseppe Caccia. L’ex assessore e l’ex consigliere comunali ieri hanno scritto al magistrato che ha disposto il commissariamento del Consorzio Venezia Nuova chiedendogli di «proseguire, in virtù dei poteri che le sono attribuiti, nell’opera di pulizia appena cominciata». Il nodo è sempre quello del rapporto tra il sistema Mose, con il malaffare scoperchiato dalle inchieste, e l’affidabilità dell’opera.

Nella lettera Caccia ricorda di aver già tentato, nel 2012, di avere informazioni sulle commissioni di collaudo del Mose. Ma l’allora sindaco Giorgio Orsoni, interpellato a riguardo, non ottenne a sua volta risposte dal Magistrato alle acque. Bettin e Caccia ricordano come dai precedenti rilievi della Corte dei conti, nonché dal bilancio del Consorzio Venezia Nuova, fosse emerso che, solo tra il 2004 e il 2008, i collaudatori avessero incassato ben 23.868.640 euro.

«E molti di questi incarichi avrebbero riguardato figure con ruoli cruciali nei ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture, oltre che presso l’Anas – annotano i due politici della lista in Comune – La delicatezza del tema è immediatamente evidente: non solo per una macroscopica questione relativa ai molteplici conflitti d’interesse nell’indistricabile intreccio tra chi avrebbe dovuto essere controllato e chi avrebbe dovuto controllare, ma anche e soprattutto per i dubbi enormi che riguardano l’affidabilità tecnologica, la funzionalità e la sicurezza di un’opera di tale importanza, il cui percorso autorizzativo, a quanto risulta dalle indagini finora condotte dalla magistratura, risulta essere segnato e condizionato dal sistematico ricorso alla corruzione».

Ed ecco la richiesta di «pubblicazione integrale degli elenchi dei membri delle commissioni di collaudo, corredati da tutti i dati relativi ai curricula e ai compensi percepiti da ciascuno di essi» come «necessario e non più rinviabile atto di trasparenza, preliminare ad effettuare una reale “due diligence” tecnico-scientifica indipendente sui cantieri delle dighe mobili alle bocche di porto, tale da verificare affidabilità e sicurezza, funzionalità e congruità economico-finanziaria delle opere fin qui realizzate e in corso di realizzazione».

 

IL TEST – Marea bloccata in 35 minuti

Si alzano le prime 21 paratoie  «Tutte allineate e stabili»

Tutte su, per la prima volta. Test di sollevamento, ieri, per l’intera schiera di paratoie alla bocca di porto di Lido nord, lato Cavallino-Treporti, l’unica finora ad essere stata completata. Alle 7 del mattino sono stati accessi gli impianti. Alle 8.35 sono cominciate le manovre di sollevamento. E alle 9.10 tutte le 21 paratoie avevano già raggiunto la posizione di lavoro a 35° lungo i 420 metri del canale di bocca. «Perfettamente allineate, completamente stabili al moto ondoso»: precisa, nella sua nota, il Consorzio Venezia Nuova. Per l’occasione, c’erano il presidente del Cvn, Mauro Fabris, il direttore Hermes Redi, nonché l’ispettore del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche, Fabio Riva.

«Siamo orgogliosi del lavoro al quale siamo stati chiamati 16 mesi fa dalle imprese in un momento di straordinaria emergenza – ha detto Fabris -. In poco più di un anno abbiamo finito l’alloggiamento di tutti i cassoni alle tre bocche di porto. Ora abbiamo l’onore di aver portato alla fase finale la costruzione delle dighe mobili per la salvaguardia di Venezia grazie al lavoro sul campo di progettisti, tecnici, maestranze e dipendenti del Consorzio Venezia Nuova. Importante è anche il via libera ai finanziamenti per il Mose da parte del Cipe mentre il prefetto di Roma si accinge ad affidare al commissario, chiesto dall’Autorità anticorruzione, il completamento dell’opera: unico obiettivo al quale tutti miriamo». Redi si è detto «molto soddisfatto del lavoro fin qui svolto. Abbiamo constatato la precisione della realizzazione dello sbarramento mobile assieme all’irrilevanza del passaggio d’acqua tra le paratoie. L’operazione di arresto del flusso di marea si è conclusa nell’intervallo temporale dei 35 minuti previsti».

Il test è servito a verificare, oltre ai tempi di sollevamento e abbassamento delle paratoie, anche la progressione dell’attecchimento dei microorganismi. Sedimentazione «facilmente rimovibile» – sottolinea il Cvn – e che comunque «non compromette in alcun modo il corretto funzionamento delle paratoie».

 

Sì del Cipe all’iter per l’ultimazione. Zaia: la messa in esercizio ritarda di un anno

Cda di Venezia Nuova: nervi tesi ma nessuna decisione sulla maxi multa del fisco

Roma ha sbloccato i fondi ma il Mose slitta al 2017

VENEZIA – Niente dimissioni. E decisioni strategiche rinviate a dopo il commissariamento. Compresa l’accettazione della multa sull’evasione fiscale accertata di 27 milioni di euro. Il colpo assestato dall’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, e la richiesta del suo presidente Raffaele Cantone di affidare la gestione del Mose a un commissario, ha avuto sul Consorzio Venezia Nuova l’effetto di un potente anestetico.

A fine giornata, poi, è arrivata la notizia che il Cipe ha sbloccato gli ultimi finanziamenti necessari a completare l’opera, che però potrà funzionare solo da metà 2017. Dal canto suo il Consiglio direttivo presieduto da Mauro Fabris si è riunito ieri nella sede dell’Arsenale. Quattro ore di confronto serrato, non senza qualche accesa polemica. Il presidente Fabris a un certo punto se l’è presa con Romeo Chiarotto, rappresentante della Mantovani, la maggiore azionista del Consorzio.

L’anziano imprenditore, da un ventennio alla guida dell’impresa che fu presieduta da Piergiorgio Baita, pur elogiando Fabris per il suo anno di presidenza, ha detto: «Non sapevo dei rapporti tra Fabris e Mazzacurati, mi dispiace».

«Difficile», è sbottato Fabris, «che nessuno sapesse nulla». Alla base del commissariamento voluto da Cantone c’è la «mancanza di rottura rispetto al passato».

«Le nomine di Fabris e Redi al posto di Mazzacurati», scrive Cantone, «non hanno fatto venir meno i rischi di ulteriori condizionamenti illeciti». Alla pagina 17 della lettera si legge infine che il commissario («amministratore straordinario») dovrà garantire la «completa esecuzione della convenzione del 1991 e successivi atti aggiuntivi e attuativi. Contestualmente sospendendo i poteri di tutti gli altri organi sociali».

Significa che oltre al presidente e al direttore Redi se ne dovranno andare anche il Direttivo e dunque l’assemblea dei soci. Saranno coinvolte insomma anche le imprese, in una gestione che non si annuncia affatto semplice per i complessi vincoli che legano gli azionisti e il concessionario unico. Nella lunga riunione di ieri i rappresentanti delle imprese (Mantovani, ma anche Condotte, Fincosit, Mazzi e Consorzi) si sono resi conto che il commissariamento coinvolgerà in prima persona le aziende. E che un provvedimento così grave è stato preso da Cantone perché il sistema corruttivo ha evidententemente, pur se in maniere diverse, permeato tutta la struttura.

Il commissario dovrà ad esempio accantonare «utili di impresa» per pagare eventuali multe o danni per l’inchiesta ancora in corso. La nomina del commissario – con ogni probabilità un Avvocato dello Stato o un alto dirigente del ministero dei Lavori pubblici – dovrebbe essere comunicata dal prefetto di Roma entro la fine di novembre, forse anche prima. Intanto si dovrà garantire il «completamento dell’opera», come previsto dalla stessa legge anticorruzione del giugno scorso.

Ieri sera poi il Cipe ha ufficializzato i nuovi finanziamenti per le dighe mobili, sbloccando le procedure per il completamento del Mose. La messa in esercizio dell’opera, però, in ragione del «rallentamento dei flussi finanziari, slitta avanti di un anno, al 30 giugno 2017», come ieri sera ha riferito il governatore del Veneto Luca Zaia. Il Cipe ha comunque sbloccato 1,388 milioni di euro su base triennale per portare a compimento le dighe mobili.

Alberto Vitucci

 

Lido. Il presidente Vianello annuncia il progetto concordato con il Consorzio

Da Punta Sabbioni a Chioggia attraverso i tunnel che collegano le bocche di porto

LIDO – Da Punta Sabbioni a Chioggia in bicicletta, passando sotto le dighe mobili del Mose. Non un sogno, ma una realtà che potrebbe concretizzarsi già la prossima estate, almeno stando agli auspici del presidente della Municipalità di Lido e Pellestrina, le due isole che potrebbero così essere attraversate senza alcun problema dagli amanti delle due ruote, portando magari una ulteriore goccia di introito economico per questi territori. «Il progetto esiste ed è concreto», annuncia Giorgio Vianello. «Lo avremmo dovuto presentare con il Consorzio Venezia Nuova, e ci spiace farlo da soli, ma dopo il via libera possiamo solo sperare che si concretizzi il più in fretta possibile». Fantascienza fino a qualche anno fa, possibile invece oggi. Il progetto prevede lo sfruttamento di uno dei due tunnel sotterranei che collegano gli estremi delle bocche di porto di San Nicolò (Punta Sabbioni e Lido), Malamocco (Alberoni e Santa Maria del Mare) e infine Chioggia (Chioggia e Ca’ Roman). «I tunnel sono larghi quattro metri ciascuno e lunghi a seconda della larghezza del canale portuale», prosegue il presidente della Municipalità. «Sono tutti già funzionanti e utilizzabili, dotati di impianti di illuminazione e di riciclo dell’aria. E soprattutto sono anche videsorvegliati, così da garantirne la sicurezza». In poche parole, basterebbe partire in bicicletta da Chioggia per raggiungere Punta Sabbioni e viceversa ma, attenzione, potrebbero essere utilizzati anche a piedi. «I tunnel sono due», precisa Vianello, «uno che rimarrebbe al personale per la manutenzione e gestione delle dighe mobili, e uno che verrebbe destinato a questo fine. La larghezza è di quattro metri, ma per motivi di sicurezza lo spazio utilizzabile scenderebbe a due e mezzo. Di sicuro non ci sarebbe un traffico tale da creare problemi alla circolazione, quindi nel momento di incrocio tra due bici o tra un pedone e una bici, di certo ci auguriamo che non si verifichino incidenti». Un solo nodo resterebbe da risolvere: quello degli accessi. «Per scendere e risalire dai tunnel ora ci sono ascensori per massimo sei persone» ricorda Vianello «dovrebbero essere sostituiti con ascensori in grado di trasportare 12-15 persone con le biciclette. Poi, per entrare nei tunnel verrebbero installati dei tornelli, a una tariffa simbolica. A quel punto, per attraversare il canale si può usare la bici anzichè una motonave o un vaporetto. E a Santa Maria del Mare e Alberoni potrebbero passare anche i malati con una lettiga, qualora il canale non fosse utilizzabile da una idroambulanza». Se sarà fantascienza o rivoluzionerà la mobilità delle due isole lo vedremo presto.

Simone Bianchi

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui