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Scrivo da frequentatore anziano della laguna e conoscitore della sua lunga secolare storia. Il Canale dei Petroli e la chiusura delle valli rappresentano due tra i tanti errori commessi nella difesa del suo equilibrio originati da una sistematica e insensata pratica di sfruttamento.

Stiamo ora assistendo ad un rafforzamento del fronte pro-distruzione della laguna e della città, inimmaginabile per compattezza e determinazione. Porto, sindacati, industriali, partiti politici, pubbliche amministrazioni che stanno prospettando un secondo canale dei petroli, detto Contorta, con torta, un nome e una garanzia, ci sarebbe da ridere se non fosse una cosa seria, una “direttissima” Mare-Porto Marghera, creata all’interno delle fondamenta della città stessa, ideale per far accelerare le maree, perfetta per dare il colpo finale al già disastrato equilibrio lagunare.

Si parla poi di porto off shore, un progetto altrettanto folle del Mose, non per la sua finalità, perfettamente condivisibile, ma per costi d’opera e per costi operativi, con l’aggravante che gli altri Porti dell’Adriatico non accetterebbero mai di consentire allo Stato di destinare enormi investimenti a favore di un’opera a loro concorrenziale.

L’assenza di un piano strategico di lungo termine che si basi su di un concetto di città fatta per i residenti e non per i turisti, visto che quest’ultima soluzione porterebbe a morte sicura, fa sì che essa sia esposta a qualsiasi violenza, indipendentemente dai fini per i quali venga praticata.

Eppure a Venezia la cultura non manca, la residenza locale e foresta “illuminata” ama e frequenta ancora la città. Si tratterebbe di mettere assieme queste energie positive e farle lavorare per una svolta fatta di credibilità e competenza, fatta di personalità di alto livello mondiale, come la nostra città merita, da contrapporre ai troppi cattivi consiglieri che la stanno distruggendo. Forse che su queste pagine si potrebbe aprire un dibattito e, chissà, qualche soluzione potrebbe emergere.

Massimo Vidal – Mestre

 

CONSORZIO VENEZIA NUOVA – Le forze politiche attaccano la decisione di un’erogazione così consistente

Il Cda ha elargito all’ex presidente e direttore Giovanni Mazzacurati 7 milioni di euro

Scandalosa e inaccettabile. Non ha mezze misure il consigliere del Pd, Jacopo Molina, nel definire la buonuscita di 7 milioni che il Consiglio di amministrazione del Consorzio Venezia Nuova ha deciso di erogare all’ex presidente ed ex direttore Giovanni Mazzacurati. La somma deliberata copre un’attività lavorativa di quasi trent’anni al servizio del Consorzio d’imprese che sta costruendo il Mose. Lo scorso anno, come si ricorderà, Mazzacurati era stato arrestato con l’ipotesi di reato di turbativa d’asta, pochi giorni dopo le sue dimissioni dalla presidenza del Consorzio.

«La buonuscita di 7 milioni di euro deliberata dal Consiglio di amministrazione del Consorzio a favore dell’ex direttore e presidente è scandalosa – sentenzia Molina – Lo è in quanto viene attribuita a chi ha diretto e presieduto un consorzio di società private che non ha rischiato nulla per avere operato in regime di monopolio e non ha svolto attività imprenditoriale (per avere svolto attività soltanto in forza del denaro pubblico stanziato per realizzare il Mose, pari complessivamente a 5,5 miliardi di euro). L’ingegner Mazzacurati – attacca Molina – è stato il gran ciambellano che ha ripartito detto importo tra i consorziati e così, a “scendere per li rami”, ai subappaltatori “amici”. Per avere svolto detta attività viene gratificato con 7 milioni di euro, ancora una volta di derivazione sostanzialmente pubblica».

Proprio per questo motivo la cifra sarebbe ingiustificata, spiega Molina.

«Questa ulteriore erogazione è inaccettabile – conclude il consigliere comunale del Pd – si pensi a quanti interventi nella nostra città, anche di manutenzione ordinaria su immobili pubblici e privati, si sarebbero potuti fare con 7 milioni di euro».

Pure sul versante del centrodestra questa erogazione non riscuote favori.

«Anche se i privati posso dare quello che vogliono ai loro amministratori – dice Sebastiano Costalonga, capogruppo di Fratelli d’Italia – mi sembra comunque una cosa strana. Mi auguro che quei milioni non provengano dai fondi che lo Stato ha destinato al Mose con molti sacrifici. In generale, comunque, non è più possibile che esistano situazioni del genere in tempi di ristrettezze come quelli attuali».

Il Movimento Cinquestelle versa benzina sul fuoco.

«Reputiamo semplicemente vergognosa una liquidazione da 7 milioni – attacca il gruppo di Venezia – soprattutto perché proveniente dal concessionario unico della più grande opera pubblica d’Italia. Se fosse davvero così, e lo è, perché è stato ammesso dallo stesso Consorzio, sarebbe vergognoso utilizzare soldi pubblici in questo modo. Imprese che tengono al loro nome – conclude il M5S – dovrebbero costituirsi a giudizio per il danno d’immagine che è stato causato dal loro ex presidente per l’inchiesta che lo riguarda. Sembra invece che vogliano mettere la polvere sotto il tappeto e questo fa molto dispiacere, visto che ci sono migliaia di imprese edili alla canna del gas».

Infine, il presidente della Commissione speciale d’inchiesta sul ruolo della Mantovani e del Consorzio sulla vita della città, Luca Rizzi (Pdl), ricorda che non può neppure chiedere una nuova convocazione.

«È da un mese – commenta – che chiedo al presidente del Consiglio comunale, Roberto Turetta, di rinnovare il mandato della commissione, visto che è scaduta e che dovevamo sentire ancora un sacco di persone. Mi pare di aver capito che non spiace a nessuno che i lavori di questa Commissione vadano a rilento. Ma non dite che la colpa è del centrodestra».

 

Nuova Venezia – Mazzacurati, liquidazione da 7 milioni

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9

mar

2014

Sette milioni a Mazzacurati

Maxi liquidazione al manager arrestato lo scorso anno

BUONUSCITA MILIONARIA

Pagati dal Consorzio Venezia nuova per i 22 anni da direttore e per gli 8 di presidenza fino a pochi giorni prima dell’arresto

VENEZIA – Sette milioni di euro di buonuscita. Una cifra record quella liquidata dal Consorzio Venezia Nuova all’ingegnere Giovanni Mazzacurati, direttore e poi presidente del sodalizio, tra gli «inventori» del progetto Mose, il sistema di dighe mobili contro l’acqua alta. Cifra che colpisce, soprattutto in tempi di spending review e di crisi di lavori e finanziamenti pubblici. La chiusura della pratica è stata decisa nei giorni scorsi dal nuovo Cda del Consorzio e dal presidente Mauro Fabris.

«Abbiamo fatto tutto seguendo le indicazioni di due studi legali e dei consulenti del lavoro», conferma Fabris, «la cifra di partenza era molto più alta».

La prima ipotesi di liquidazione per Mazzacurati, deliberata pochi giorni dopo le sue dimissioni il 28 giugno scorso, riguardava il suo incarico di direttore. Il Cda presieduto dal vicepresidente Mazzi aveva stabilito di pagare al presidente sette milioni per i suoi quasi trent’anni passati al vertice del Consorzio. Adesso in quella cifra, spiegano al Consorzio, è compresa anche l’indennità per l’incarico di presidente, assunto dieci anni fa dopo Luigi Zanda, Paolo Savona e Franco Carraro. Sette milioni di euro versati dopo la vicenda che lo scorso anno – pochi giorni dopo le sue dimissioni – aveva portato l’ingegnere agli arresti con l’accusa di turbativa d’asta. Ma non si tratta di cifre sborsate a cuor leggero, precisano al Consorzio. La perizia sui conti è stata consegnata qualche settimana fa dallo studio legale Vanzetti di Milano e dallo studio Madia di Bologna, gli uffici legali di cui si avvale il Consorzio. Sostituiti l’avvocato Alfredo Biagini, che per anni ha tutelato il Consorzio in sede amministrativa e difeso lo stesso Mazzacurati nella sua vicenda giudiziaria. Cambio anche al vertice dell’ufficio stampa. Non è più Flavia Faccioli, architetto e storica collaboratrice di Mazzacurati e Baita a curare i rapporti esterni. Ma la società di Enrico Cisnetto, e in particolare il giornalista Antonio Gesualdi.

Costi suppletivi? «Da quando siamo qui abbiamo risparmiato quasi dieci milioni in consulenze», precisa il presidente Fabris, «la liquidazione, ripeto, era un atto dovuto». Uno sforzo economico notevole forse per «liberarsi» di un passato diventato ormai ingombrante dopo le inchieste giudiziarie. Ma le due vicende, assicurano al Consorzio, non hanno alcun rapporto tra loro. Giovanni Mazzacurati, 82 anni, è stato direttore del Consorzio Venezia Nuova dal 1983 al 2005, presidente del pool di imprese fino al giugno del 2013. È stato lui, da sempre, la vera anima politica oltre che tecnica del Consorzio, frequentatore dei palazzi romani, abile e capace non soltanto nel ramo ingegneristico. Il 28 giugno dell’anno scorso si era dimesso a sorpresa, ufficialmente per motivi di salute. Pochi giorni dopo, il 12 luglio, l’arresto con l’accusa di turbativa d’asta. Indagini che proseguono e potrebbero rivelare nuove clamorose sorprese proprio grazie alle dichiarazioni messe a verbale da Mazzacurati e la rete di pagamenti e consulenze per milioni di euro che il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dello Stato con finanziamenti garantiti dalla legge per il Mose, ha distribuito negli ultimi trent’anni.

Alberto Vitucci

 

LA SCHEDA –  Il Mose, 6 miliardi per fermare l’acqua alta

VENEZIA – Sei miliardi di euro per costruire le dighe mobili alle bocche di porto. Il Mose è una delle più grandi opere pubbliche costruite in Italia negli ultimi decenni. Interamente finanziata dallo Stato, con costi che sono andati via via aumentando. Dai 3200 miliardi (di lire) del progetto preliminare ai 5 miliardi 600 milioni di oggi. Escluse le opere di ripristino ambientale richieste dall’Europa. Grande opera che procede nella sua fase «operativa», ora quasi all’80 per cento della sua realizzazione. Nel settembre scorso la movimentazione delle prime quattro paratoie, alla presenza di mezzo governo, in bocca di Lido. Adesso si stanno posizionando sui fondali gli altri cassoni in calcestruzzo, che dovranno sostenere le 78 paratoie disposte in quattro schiere. Dovrebbero alzarsi e chiudere la laguna all’ingresso della marea in caso di acqua alta eccezionale. Si lavora al Lido, ma contemporaneamente anche alla bocca di Malamocco e a Chioggia. A Malamocco è quasi ultimata la conca di navigazione che dovrebbe garantire l’accesso in laguna alle navi in caso di chiusura del sistema Mose. Ma appena progettata è già troppo piccola per far entrare le navi da crociera e le navi commerciali lunghe più di 300 metri. Si posano i cassoni anche alla bocca di Chioggia, dove entrerà in funzione – come a Punta Sabbioni e Lido – un porto rifugio per consentire l’accesso alle barche in caso di chiusura. Nella bocca di porto più larga, il Lido, 900 metri, le schiere di paratoie saranno due, allacciate all’isola artificiale di Sant’Erasmo, dove sorgeranno gli edifici di controllo, la centrale elettrica per fornire energìa all’impianto. I 78 cassoni del Mose saranno periodicamente smontati e trasportati all’Arsenale per essere puliti e verniciati. I lavori si dovrebbero concludere nel 2016.

(a.v.)

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MOSE – Entro un mese da Trieste giungerà la seconda, servono a chiudere e aprire la conca di navigazione

Il Magistrato alle acque: «Posa dei cassoni da giugno»

È arrivata a Malamocco la prima “barca porta” per chiudere la conca di navigazione che ospiterà le navi quando le paratoie del Mose verranno alzate per salvaguardare Venezia dalle acque alte.

La “barca porta”, ossia una porta che può galleggiare, è grande come un palazzo: lunga 51 metri, larga 6,50, alta 16, pesa 1800 tonnellate. Verrà posizionata sul lato Est della conca, quindi verso il mare, e tra circa un mese arriverà anche la seconda che chiuderà il lato Ovest verso la laguna. A differenza delle barche porte dell’Arsenale e della Fincantieri, che devono essere tolte ogni volta che vanno aperti i bacini e, per farlo, bisogna prima svuotare l’acqua, le due barche porta della conca di navigazione di Malamocco scorreranno sul fianco, come fanno i cancelli elettrici, lungo un corridoio sfruttando la pressione dell’aria, e alla fine entrando in una feritoia. In tal modo la conca resterà sempre allagata e potrà essere aperta e chiusa più volte al giorno in breve tempo.

La prima barca porta, costruita a Trieste dall’impresa Cordioli, è stata portata a Malamocco e ormeggiata all’inizio della conca da due rimorchiatori della Panfido con l’ausilio degli operatori della Trasmar, società veneziana specializzata nel settore dei trasporti e dei lavori marittimi e subacquei.

Intanto in queste settimane i piloti del porto e la Capitaneria hanno effettuato le prove sui simulatori per imparare a gestire l’entrata e l’uscita delle navi dalla conca; mentre il collaudo fisico sul posto avverrà nei mesi di aprile e maggio prossimi, come ha annunciato l’altro ieri l’Autorità portuale veneziana che, prudenzialmente, ha ipotizzato l’avvio dei lavori per la posa delle nove paratoie del Mose per il prossimo autunno. Il Magistrato alle Acque, invece, assicura che «il trasporto e la posa in opera dei cassoni alla bocca di Malamocco inizierà entro il mese di giugno» per «approfittare delle condizioni meteomarine più favorevoli alle movimentazioni. Il rinvio delle attività in autunno non solo comporterebbe un fermo cantiere, con impatti significativi, ma potrebbe compromettere l’intera deadline del Mose».

 

Gazzettino – Venezia. Porto, precedenza sui lavori del Mose.

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27

feb

2014

Il 4 aprile riapre la bocca di porto del Lido, in autunno la posa dei nove cassoni a Malamocco

Dopo la posa dei cassoni del Mose, il 4 aprile riaprirà la bocca di porto del Lido. E se anche i tempi non dovessero essere rispettati, comunque dal 4 aprile le navi da crociera avranno la precedenza.

Ora si tratta, dunque, di organizzare la chiusura della bocca di porto di Malamocco per effettuare le stesse operazioni. Si comincerà, con ogni probabilità in autunno, e tutti gli operatori nazionali e internazionali verranno avvisati con tre mesi di anticipo in modo da potersi organizzare. Bisogna, però, cominciare subito a mettere a punto l’intervento perché l’operatività dello porto commerciale di Marghera è molto complessa.

Perciò ieri il presidente dell’Autorità portuale veneziana, Paolo Costa, assieme ai vertici della Capitaneria di Porto ha informato il Comitato portuale delle decisioni assunte d’intesa con il Magistrato alle acque.

La prima novità è che l’esperienza maturata al Lido permetterà di ridurre il lavoro di posa a 20 giorni complessivi (4 giorni per il cassone centrale, 2 per gli altri 8) distribuiti nell’arco di quattro mesi.

In secondo luogo, rispetto a quanto accaduto per il Lido, a Malamocco si invertiranno le priorità: il crono programma di posa dei nove cassoni sarà subordinato all’utilizzo del porto. Con una sola eccezione, nei quattro giorni di posa del cassone centrale durante i quali le navi passeranno solo per la conca di navigazione. In secondo luogo il crono programma sarà flessibile, e attuato annunciando la posa di ogni cassone con due giorni di anticipo scegliendo comunque i giorni che meno interferiscono con il traffico portuale. Praticamente i giorni migliori per posare i cassoni saranno il sabato e la domenica.

La conca di navigazione realizzata a fianco della bocca di porto, verrà collaudata nei mesi di aprile e maggio prossimi e le prove serviranno a verificare se le dimensioni massime delle navi previste dal progetto saranno confermate o meno (lunghezza massima di 280 metri, larghezza di 39 e pescaggio di 12 metri) e quante ne potranno passare ogni giorno.

Questo significa che, in ogni caso, ci saranno navi che non potranno utilizzare la conca (perché troppo grandi, perché con caratteristiche e forme particolari, o ancora perché più di un tot ogni giorno la conca non potrà ospitarne). E quindi le attività di posa dei cassoni del Mose, anche con la conca efficiente, dovranno garantire il passaggio “tradizionale” fuori conca alla bocca di Malamocco.

Infine, non meno importante, l’assicurazione che durante i lavori l’utenza del porto non dovrà pagare i costi extra di accesso a Marghera.

 

Nuova Venezia – Grandi navi, un’altra ipotesi Lido

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24

feb

2014

 

Progetto di Boato, Vittadini e Giacomini.

Lucio Sambo: «I sindacati si esprimano»

Opere «sperimentali, graduali e reversibili». Progetti compatibili con l’ambiente riducendo gli impatti e fissando limiti alle dimensioni e al numero delle navi. È la proposta depositata alla Capitaneria di porto da tre docenti Iuav ed esponenti della cultura ambientalista Stefano Boato, Carlo Giacomini e Maria Rosa Vittadini. L’idea è quella di fermare le grandi navi al di sopra delle 40 mila tonnellate in nuovi ormeggi galleggianti e removibili alla bocca di Lido, davanti all’isola artificiale del Mose.

«Nessun problema per i rifornimenti», scrivono i tre, «che arriverebbero con le chiatte, come si fa in altri porti del mondo e come si vuol fare con il porto commerciale off shore. E nemmeno per i croceristi, che arriverebbero al nuovo avamporto trasportati da motonavi e barconi a bassa velocità».

Un uso compatibile della laguna che potrebbe creare anche nuova occupazione perché l’attuale Marittima, scrivono i professori, potrebbe essere destinata al traffico di navi medie e yacht, allargando l’offerta portuale.

Proposta molto simile a quelle già depositate da Cesare De Piccoli e da Luciano Claut, architetto assessore all’Urbanistica di Mira. Che dovrà essere adesso valutata e messa, come dispone l’ordine del giorni approvato dal Senato, sullo stesso piano di altre alternative come il canale Contorta (proposta dell’Autorità portuale), il Canale dietro la Giudecca (Vtp), le nuove banchine a Marghera.

Un iter che adesso dovrebbe essere avviato dal nuovo governo Renzi. Che ha visto però un cambio al vertice del ministero per l’Ambiente. Via Andrea Orlando, promosso alla Giustizia, dentro Gian Luca Galletti, esponente dell’Udc. Si dovranno mettere a confronto le alternative proposte e decidere entro 120 giorni.

Idee che si moltiplicano. Come quella del capitano Ferruccio Falconi, che propone di sistemare le navi davanti a Sant’Erasmo («Davanti al Mose ci sono troppe correnti», avverte).

E dell’ex responsabile della Panfido rimorchiatori, il capitano Lucio Sambo, che propone di usare la banchina dei Marani, dietro l’Arsenale. «Sindacati e lavoratori devono pronunciarsi su tutte queste proposte», dice.

(a.v.)

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Nuova Venezia – Le navi davanti all’isola del Mose

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23

feb

2014

 

Progetto presentato da Luciano Claut (Cinquestelle): «Si può fare in tempi brevi»

VENEZIA – Un ormeggio per quattro grandi navi davanti all’isola del Mose, in bocca di Lido.

Progetto «compatibile con l’ambiente, poco costoso e realizzabile in tempi brevi».

Non è un’idea ma un vero elaborato progettuale quello presentato alla Capitaneria di Porto da Luciano Claut, architetto veneziano e assessore all’Urbanistica a Mira per il Movimento Cinquestelle.

«Semplice e soprattutto realizzabile subito», dice Claut, che in passato ha lavorato per importanti studi di architettura, «chiediamo che sia valutato seriamente».

La vera novità è che l’ipotesi Claut prevede anche la possibilità di rifornire le navi e di trasportarvi i croceristi. Senza, assicura l’ideatore, perdere posti di lavoro, anzi recuperandone. Le navi – quattro nella prima tranche progettuale – sarebbero ormeggiate in posizione parallela ai moli foranei su strutture leggere e galleggianti collegate all’isola del bacàn. L’alimentazione potrebbe arrivare dalla centrale elettrica del Mose.

Merci e bagagli dall’attuale Marittima e da Tessera con chiatte, i passeggeri con motonavi o barconi da 4-500 persone. Con la possibilità di far ormeggiare altre due navi dietro la lunata.

«È l’unica soluzione per togliere le navi da San Marco», dice Claut, «dal momento che lo scavo di nuovi canali come vuole il Porto non è consentito dalle leggi. E non penalizzerà il settore, anzi. Lo scalo provvisorio potrebbe in futuro avere una maggiore integrazione con l’isola del Mose per farne una nuova stazione Marittima di grande importanza».

Intanto gli scali alternativi potrebbero essere già pronti per la stagione 2015. Idea condivisa anche da altre proposte progettuali già depositate. Come quella di Cesare De Piccoli, che prevede ormeggi per grandi navi dalla parte di Punta Sabbioni, sempre in bocca di Lido. O quella dell’architetto Giovanni Fabbri, del comitato No Grandi Navi e quella, presentata a fine ottobre 2013 di Stefano Boato e Maria Rosa Vittadini. Anche qui si introduce l’idea di ormeggiare le grandi navi in una struttura davanti all’isola del Mose. Potendole alimentare con la centrale del Mose e dunque lasciando i motori spenti durante il periodo di sosta.

Idee che adesso qualcuno ha proposto di fondere in un unico progetto, che potrebbe avere qualche possibilità di essere esaminato in sede di Valutazione ambientale. Si attende che il governo avvii, come stabilito dal Senato, il percorso di esame comparato delle varie alternative.

Alberto Vitucci

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Nuova Venezia – “Grandi navi, adesso decida la citta’ “

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22

feb

2014

 

CROCIERE E POLEMICHE »ASSEMBLEA DELLA MUNICIPALITÀ

Il sindaco Orsoni e il senatore Casson attaccano il Porto e illustrano la strategia sulle alternative: no allo scavo di canali

No al gigantismo portuale e allo scavo di nuovi canali. Sì al dialogo con industriali e lavoratori sul futuro occupazionale. Ma le grandi navi se ne devono andare da San Marco. E sul futuro della laguna, le decisioni spettano alla città e non a chi rappresenta «interessi di parte».

Il sindaco e il senatore. Seduti a fianco, perfettamente d’accordo sulla linea da tenere per le alternative alle grandi navi. Giorgio Orsoni e Felice Casson lanciano un messaggio chiaro al nuovo governo Renzi, che ha confermato al ministero delle Infrastutture l’ex Pdl Maurizio Lupi, con il cambio al vertice per l’Ambiente e l’ingresso dell’Udc Gian Luca Galletti.

Sala San Leonardo strapiena, ieri pomeriggio, per il secondo incontro sulle grandi navi promosso dalla Municipalità. Rispetto a un mese fa lo scenario è cambiato. E il voto del Senato consegna al nuovo governo l’impegno di mettere i progetti alternativi sul tavolo, per una decisione che dovrà arrivare entro 120 giorni. Attacchi a Porto e Vtp, e l’invito a confrontarsi «in modo laico» con i progetti proposti.

«Il sindaco deve prendersi sulle spalle in prima persona la situazione», dice Casson, «per garantire che le procedure siano rispettate. In questa fase non sono accettabili intromissioni di enti tecnici come la Capitaneria di porto, l’Autorità portuale, il Magistrato alle Acque. Il Senato ha dato un input chiaro, adesso deve essere il governo insieme al Comune ad andare avanti».

E non si tratta di un’indicazione, ma di un «indirizzo politico», precisa Casson. «Conoscendo i miei polli», attacca, «ho fatto mettere a verbale dal presidente del Senato che quell’ordine del giorno aveva valore di mozione. Cioè impegna il governo a fare certe cose. Anche se qualche pollo veneziano, Paolo Costa per capirci, aveva subito detto il contrario».

Orsoni illustra le motivazioni che hanno portato il Comune a presentare ben tre ricorsi al Tar contro le ordinanze e il decreto della Capitaneria di porto che indicano il canale Contorta e riducono i passaggi troppo poco i passaggi delle navi.

«Ci vuole un disegno strategico, e il Porto non l’ha avuto, ha sbagliato le previsioni», dice il sindaco, «così per far passare le prossime navi dovremo smussare un pezzo di Punta Dogana».

Polemiche contro il Porto anche da parte del presidente della Municipalità Erminio Viero. «La Vtp compra pagine sui giornali e diffonde dati falsi», ha esordito, «non è vero che l’unico modo per salvare le crociere sia costruire un canale da 170 milioni di euro.

Progetti sul tavolo, dunque. Dovranno essere valutati nell’ambito della Valutazione di Impatto ambientale (Via) e della Valutazione strategica (Vas). Ampio e approfondito dibattito, presenti in sala cittadini, associazioni e comitati.

«È in atto un attacco vergognoso contro il dissenso a questa politica del Porto», ha detto Tommaso Cacciari, a nome del comitato «No Grandi Navi», «ci hanno chiesto 300 mila euro per il tuffo di settembre, adesso anche la soprintendente ci ha chiesto i danni per aver diffuso un video. Facciamo appello alla solidarietà dei cittadini».

Il comitato ha aperto una campagna di sottoscrizioni.

Alberto Vitucci

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lettera al ministero

Otto progetti, ma solo due sono validi per la Capitaneria

Otto progetti presentati alla Capitaneria di porto. Che ne aveva definiti degni di approfondimento soltanto due, il canale Contorta Sant’Angelo e la nuova via d’acqua dietro la Giudecca. Giochi che si riaprono, e sarà adesso il nuovo governo a stabilire le procedure per mettere a confronto, come deciso dal Senato, le diverse soluzioni progettuali. Secondo l’ammiraglio comandante Tiberio Piattelli ci sono riserve di carattere tecnico nautico che fanno escludere soluzioni come quella di Marghera. Valutazioni espresse in una lettera inviata nell’ottobre scorso all’Autorità portuale al ministero. Ma adesso la volontà politica è quella di avviare un confronto «paritario», affidato a tecnici super partes, su quale sia la soluzione migliore.

Quattro i progetti depositati fino al luglio scorso.

Il «Contorta Sant’Angelo», presentato dall’Autorità portuale; la «Tangenziale lagunare», del deputato di Scelta civica Enrico Zanetti, elaborato dalla Venezia terminal passeggeri e diventato «Progetto preliminare Canal Grande Capacità Sud Giudecca»; il porto crociere alla bocca di Lido firmato da Cesare de Piccoli; e infine la Marittima nell’area dell’Italiana Coke di Marco Selmini. Quattro progetti di cui la Capitaneria ha scelto i primi due, inviandoli al Magistrato alle Acque per le valutazioni di competenza.

Nell’autunno scorso sono stati presentati altri quattro piani-progetto.

Uno firmato da Gino Gersich per l’accesso alla Marittima attraverso il canale Vittorio Emanuele, una proposta firmata dall’architetto Giovanni Fabbri che prevede l’ormeggio delle navi passeggeri al Lido. Infine, la proposta firmata dal portavoce del Comitato Silvio Testa di tenere le navi fuori dalla laguna, con ormeggi al Lido. Al Lido è anche la nuova stazione Marittima contenuta nel progetto di Luciano Claut, architetto, assessore all’Urbanistica del comune di Mira che prevede la realizzazione di un sistema di ormeggi delle navi alla bocca di porto di Lido, davanti all’isola artificiale del Mose.

(a.v.)

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Nuova Venezia – Grandi navi, ecco le alternative

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20

feb

2014

TRE PROGETTI

Grandi navi due alternative a Contorta

I tre principali progetti presto all’esame del ministero per l’Ambiente. Le ipotesi Lido e Marghera

PAOLO COSTA – Il Canale Contorta Sant’Angelo è l’unica via alternativa per togliere il traffico dal canale della Giudecca e mantenere il lavoro

Cesare de Piccoli – Il nostro è un progetto reversibile, con vantaggi per tutti e più occupazione. Si può fare in meno di due anni e costa 130-170 milioni

Grandi navi, via alla seconda fase per realizzare le alternative al passaggio davanti a San Marco. La svolta impressa dal Senato, che ha chiesto di mettere sullo stesso piano i progetti, costringe a un cambio di prospettiva. Perché il secondo punto dell’ordine del giorno unitario approvato il 6 febbraio da palazzo Madama prevede tempi ristretti. Un mese per decidere le procedure, tre mesi per valutare – senza ricorso alla Legge obiettivo – i progetti presentati. Scelte strategiche da cui dipende il futuro della città, della laguna e delle sue attività economiche. Domani l’atteso dibattito convocato dalla Municipalità in sala San Leonardo a Cannaregio. Il sindaco Giorgio Orsoni e il senatore Felice Casson, primo firmatario della mozione, esporranno le loro soluzioni. Sono ore decisive per la formazione del nuovo governo, che dovrà applicare quanto stabilito dalla mozione votata praticamente all’unanimità.

La Valutazione strategica. Il primo passo toccherà al ministero dell’Ambiente. Che dovrà istruire una Valutazione ambientale strategica per esprimere un giudizio di fattibilità sui progetti depositati, il loro impatti economico e ambientale. A giudicarli dovranno essere i membri della commissione ministeriale, con l’integrazione di esperti di chiara fama e indipendenza.

Le alternative. Sono almeno tre le principali alternative che andranno esaminate: il progetto del canale Contorta-Sant’Angelo, l’ipotesi Marghera e il progetto bocca di Lido.

La novità rispetto a qualche mese fa è che anche le ipotesi di Marghera e Lido hanno raggiunto adesso un livello di avanzamento notevole, con approfondimenti e studi geologici e trasportistici. Eccoli nel dettaglio.

Marghera. È l’alternativa lanciata dal sindaco Giorgio Orsoni, che trova però l’opposizione del Porto e della società delle crociere Vtp. Alcuni studi di architettura stanno elaborando il progetto di massima che prevede la realizzazione della nuova Marittima in tre fasi. La prima, realizzabile subito, con due navi ormeggiate nelle attuali banchine del canale Brentella. La seconda (due anni di tempo) per realizzare altri due posti nave nel canale Industriale nord e il bacino di evoluzione per le navi alle Trezze. La terza (entro sei anni) per ricavare altri due posti per grandi navi sempre sul canale Brentella. In questo modo le navi superiori alle 40 mila tonnellate arriverebbero a Marghera dalla bocca di Malamocco. L’area di Marghera sarebbe valorizzata con progetti di sviluppo in project financing. L’attuale Marittima potrebbe trovare nuovo sviluppo essendo dedicata a yacht, navi di lusso medio piccole, congressi. Con nuovi edifici per 130 mila metri quadrati destinati prevalentemente a residenza. Aree e servizi portuali spostati a Marghera potrebbero liberare a San Basilio spazi preziosi per la città e le attività culturali e universitarie.

Lido. L’idea lanciata qualche anno fa dall’europarlamentare Cesare De Piccoli, già viceministro e vicesindaco della città, sta prendendo la forma di un vero progetto. In questo caso sarebbero realizzate strutture galleggianti per l’approdo di quattro grandi navi da crociera davanti all’isola artificiale del Mose, lato Punta Sabbioni. Tempo di realizzazione, meno di due anni, costo tra i 130 e i 170 milioni di euro. I vantaggi, secondo i proponenti, sarebbero molteplici. Navi fuori dalla laguna, risparmio di costi per la gestione, Marittima attuale disponibile per altri usi. E nuovi posti di lavoro, anche per i collegamenti con motonavi dalla Marittima e da Tessera, punto di imbarco a San Pietro di Castello. Ipotesi radicale che vede il favore dei comitati, del Movimento Cinquestelle e altri comitati di cittadini.

Contorta. Per mesi è stato l’unico progetto sul tappeto, sostenuto e sponsorizzato dall’Autorità portuale e dal Magistrato alle Acque. Quattro chilometri di canale, profondo dieci metri e largo 170 metri, per collegare il canale dei Petroli all’attuale Marittima. Grandi navi via da San Marco ma non dalla città, con l’attuale Marittima lasciata all’uso di oggi. «Unico modo per mantenere l’occupazione», ripete il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. Ma secondo gli oppositori – compreso il Comune – si tratta di un progetto illegittimo, contrario alla Legge Speciale e al Palav.

Giudecca. Quotazioni in discesa per l’idea lanciata dal parlamentare si Scelta civica Enrico Zanetti, progetto finanziato da Vtp, la società delle crociere. Nuovo canale dietro la Giudecca, Marittima che resta com’è.

Altre. Numerose le altre ipotesi che però non sono ancora progetti, tra cui la Marittima davanti a Sant’Erasmo di Ferruccio Falconi, l’off shore a Malamocco con sublagunare di Gino Gersich, il porto a Santa Maria del Mare.

Entro 15 giorni l’iter sarà avviato.

Alberto Vitucci

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DOMANI ALLE 17,30 DIBATTITO CON IL SINDACO

«La città si esprima sul suo futuro»

Felice Casson (Pd) dopo la svolta del Senato: adesso trasparenza

«La città deve esprimersi, e sostenere un’ipotesi. Bisogna smetterla con le contrapposizioni e avviare un progetto strategico che possa difendere l’ambiente e anche l’occupazione».

Felice Casson, senatore veneziano del Pd autore della mozione sulle grandi navi, si prepara alla seconda fase. Cioè il percorso di valutazione delle alternative al passaggio delle navi nel canale della Giudecca.

Domani alle 17.30 in sala San Leonardo l’atteso dibattito il sindaco Giorgio Orsoni, il presidente della Municipalità Erminio Viero.

L’ultima volta, il 20 gennaio scorso, fu un successo. Oltre 300 persone, gente fuori perché la sala era strapiena. Comitati, parlamentari e addetti ai lavori, ma anche molti cittadini decisi a esprimere la loro opinione. Un asse che chiedeva «trasparenza» con il «no» a nuovi scavi in laguna. Pochi giorni dopo Casson e il grillino Giovanni Endrizzi avevano presentato le loro mozioni. Poi sintetizzate insieme a quella di Della Zuanna (Scelta civica) e Dalla Tor (Ncd) nell’ordine del giorno approvato all’unanimità.

Il giorno dopo, tutti soddisfatti. Il sindaco per lo «stop» imposto al governo e al Porto che avevano già annunciato il ricorso alle procedure speciali della Legge Obiettivo per realizzare alla svelta il canale Contorta Sant’Angelo. Il presidente del Porto Paolo Costa, convinto che in fondo i tempi ristretti richiesti siano più o meno quelli previsti nella Legge Obiettivo. Intanto, in attesa di decisioni strategiche, il porto passeggeri è chiuso. A causa dei lavori del Mose e della posa dei cassoni, il traffico delle navi in bocca di Lido è sospeso fino a maggio.

(a.v.)

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Nuova Venezia – Grandi navi, progetti sul tavolo

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18

feb

2014

Venerdì assemblea pubblica a San Leonardo: faccia a faccia Orsoni-Casson

Si torna a San Leonardo. Un mese dopo l’affollata assemblea pubblica sulle alternative alle grandi navi in laguna. Due settimane dopo l’ordine del giorno del Senato che ha chiesto unanime al governo di mettere sullo stesso piano le proposte, senza forzare sulla soluzione del nuovo canale voluta dal Porto. Il governo Letta non c’è più. Ma è possibile che i ministri interessati restino al loro posto. In ogni caso, dovrà essere avviata la procedura per sottoporre a Valutazione di impatto ambientale tutti i progetti sul tappeto.

Se ne discuterà nuovamente in sala San Leonardo, venerdì pomeriggio, in un faccia a faccia tra il sindaco Giorgio Orsoni e il senatore del Pd Felice Casson, primo firmatario della mozione sulle alternative poi trasformata in ordine del giorno. Organizza la Municipalità, con il presidente Erminio Viero e il delegato all’ambiente Roberto Vianello. Sono stati invitati comitati, cittadini e associazioni. Potrebbe essere un passaggio decisivo per il futuro della portualità in laguna.

«Chiediamo garanzie ambientali, tutela dell’ambiente, del lavoro e dell’occupazione», dice Viero. L’Autorità portuale ha già protocollato la sua proposta. Il nuovo canale Contorta Sant’Angelo che dovrebbe collegare il canale dei Petroli con l’attuale Marittima. Dieci metri di profondità, 170 metri di larghezza, quatto chilometri di «autostrada» nel mezzo della laguna.

Sul tavolo anche l’ipotesi di navi in bocca di Lido, davanti all’isola artificiale del Mose. Progetto preliminare per cui l’ideatore Cesare De Piccoli, ex viceministro e deputato europeo, per anni vicesindaco, ha già affidato a un pool di ingegneri e geologi.

Più indietro sembra l’ipotesi di Marghera, elaborata da alcuni studi di architettura, non foss’altro perché le bonifiche dell’area richiederebbero tempi non immediati. Ognuno ovviamente spinge per la propria soluzione.

Solo il canale secondo il Porto è in grado di garantire la conservazione della Marittima e delle attività portuali.

Solo il Lido invece, ipotesi sostenuta anche dal Movimento Cinquestelle e dai comitati, può salvare la portualità.

Confronto aperto. Se ne discute venerdì.

(a.v.)

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