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GRANDI NAVI »CONTO ALLA ROVESCIA

Il primo transito sarà della Msc Preziosa di 140 mila tonnellate, poi toccherà alla Costa Fascinosa

Previsti 21 passaggi fino al weekend di Pasqua. Il governo non trova ancora un’alternativa

Le primi navi da crociera – con la riapertura della bocca di porto del Lido, interdetta per tutto l’inverno e fino al 4 aprile per i lavori del Mose – faranno la comparsa già il primo aprile con la Serenissima, che attraccherà, però, a Porto Marghera, come vorrebbe avvenisse sempre il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni.

Ma è solo da sabato 5 aprile che torneranno a sfilare in Bacino di San Marco le Grandi navi, pienamente “riammesse” in laguna dalla sospensiva concessa dal Tar al ricorso presentato da Venezia Terminal Passeggeri contro i limiti di tonnellaggio imposti dal Governo e dall’ordinanza impegnata dalla Capitaneria di Porto. La prima, che giungerà in Marittima alle 8 del mattino – per ripartire alle 16.30 – sarà la Msc Preziosa, con le sue 140 mila tonnellate di stazza. Il 7 aprile, alla stessa ora, toccherà alla Costa Fascinosa, un altro “gigante” del mare” che sfilerà davanti a piazza San Marco con le sue 114.500 tonnellate. Previsti 21 transiti in Bacino fino alweekend di Pasqua. Tutto come prima, perché è crollato il fragilissimo impianto normativo che aveva previsto la riduzione del 12 per cento del traffico delle navi da crociera a Venezia e i limiti di tonnellaggio stabiliti per il 2015 dalla stessa Autorità portuale di Venezia, che vietavano l’ingresso dalla bocca di porto del Lido alle navi di stazza superiore alle 96 mila tonnellate. A legittimare il tutto, era stato un comunicato stampa del Governo e dei ministri competenti di Infrastrutture e Ambiente (sic!) e quindi un “dispaccio” del ministro Maurizio Lupi che aveva invitato la Capitaneria di Porto di Venezia a emettere un’ordinanza in merito. Neppure l’ombra di un decreto – come è stato per il Clini- Passera, che aveva stabilito l’estromissione delle grandi navi da San Marco non appena fosse stato individuato e realizzato un passaggio alternativo – e l’impianto (e l’ordinanza della Capitaneria) è caduto alla prima verifica giuridica, appunto quella del Tar, richiesta dalla Venezia Terminal Passeggeri. La stessa cosa dovrebbe avvenire per l’altra ordinanza della Capitaneria, quella che individua- su input del ministro Lupi – lo scavo del canale Contorta- Sant’Angelo come il progetto alternativo al passaggio delle grandi navi, da privilegiare. E il “mandante” in questo caso sarà lo stesso Comune di Venezia, che ha promosso il ricorso, con Orsoni che continua a chiedere al Ministero dell’Ambiente – che per ora tace – se lo scavo di quel canale sia ammissibile sul piano giuridico e ambientale. La palla è perciò tornata al Governo, e allo stesso Lupi con il nuovo collega dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che ribadendo il no programmatico, ma per ora solo virtuale, al passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco, promettono tempi rapidi per la scelta del progetto alternativo. Di ciò che potrà avvenire, riferiamo a parte. Ma intanto? In attesa che a giugno il Tar si pronunci nel merito dell’ordinanza, qualsiasi progetto alternativo per il passaggio delle navi da crociera verrà scelto – anche il meno impattante e più reversibile – impiegherà almeno un paio d’anni per arrivare in porto (è il caso di dirlo). Impensabile per il Governo – anche per non perdere la faccia su una vicenda che ha ormai un rilievo internazionale – non fare nulla nel frattempo, anche se la riduzione del 12,5 per cento dei passaggi delle Grandi navi da San Marco nel 2015 dovrebbe essere confermato nei fatti secondo Vtp – dal fatto che le compagnie di crociera si sono in parte già organizzate diversamente. Torna perciò a circolare l’idea – già propugnata dall’ex ministro dell’Ambiente Andrea Orlando – dell’adozione del numero chiuso.

Enrico Tantucci

 

la parola ai tecnici

Otto progetti al vaglio della Capitaneria

L’ultimo depositato ieri dal Comune di Mira. Gli elaborati saranno inviati al ministero

Otto progetti presentati alla Capitaneria di porto. Che ne aveva definiti degni di approfondimento soltanto due, il canale Contorta Sant’Angelo e la nuova via d’acqua dietro la Giudecca. Giochi che si riaprono, e sarà adesso il nuovo governo a stabilire le procedure per mettere a confronto, come deciso dal Senato, le diverse soluzioni progettuali.

Secondo l’ammiraglio comandante Tiberio Piattelli ci sono riserve di carattere tecnico nautico che fanno escludere soluzioni come quella di Marghera. Valutazioni espresse in una lettera inviata nell’ottobre scorso all’Autorità portuale al ministero. Ma adesso la volontà politica è quella di avviare un confronto «paritario », affidato a tecnici super partes, su quale sia la soluzione migliore. Quattro i progetti depositati fino al luglio scorso. Il «Contorta Sant’Angelo», presentato dall’Autorità portuale; la «Tangenziale lagunare», del deputato di Scelta civica Enrico Zanetti, elaborato dalla Venezia terminal passeggeri e diventato «Progetto preliminare Canal Grande Capacità Sud Giudecca»; il porto crociere alla bocca di Lido firmato da Cesare de Piccoli; e infine la Marittima nell’area dell’Italiana Coke di Marco Selmini. Quattro progetti di cui la Capitaneria ha scelto i primi due, inviandoli al Magistrato alle Acque per le valutazioni di competenza. Nell’autunno scorso sono stati presentati altri quattro piani-progetto. Uno firmato da Gino Gersich per l’accesso alla Marittima attraverso il canale Vittorio Emanuele, una proposta firmata dall’architetto Giovanni Fabbri che prevede l’ormeggio delle navi passeggeri al Lido. Infine, la proposta firmata dal portavoce del Comitato Silvio Testa di tenere le navi fuori dalla laguna, con ormeggi al Lido. Al Lido è anche la nuova stazione Marittima nel progetto di Luciano Claut, architetto, assessore all’Urbanistica del comune di Mira che e formalizzato ieri in Capitaneria a nome del Comune rivierasco – prevede la realizzazione di un sistema di ormeggi delle navi alla bocca di porto di Lido, davanti all’isola artificiale del Mose. La Capitaneria di Porto sta per spedire la sua relazione sui progetti al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi.

 

«Ora troviamo un’altra soluzione»

Parla Endrizzi del M5S. I Verdi: perso tempo, subito a Marghera

Fioccano ancora i commenti alla decisione del Tar che ha stoppato l’ordinanza della Capitaneria di Porto sui limiti di tonnellaggio per il passaggio delle Grandi Navi in Bacino San Marco. Per il senatore Giovanni Endrizzi del Movimento Cinque Stelle ora urge rapidità nella realizzazione delle soluzioni alternative e la sentenza del Tar azzera definitivamente l’esito dell’incontro a Palazzo Chigi del 5 novembre 2013.

«Il Teorema Contorta+ Marghera+ Legge Obiettivo scrive – è stato già stoppato con l’Ordine del Giorno votato pressoché all’unanimità in Senato il 7 febbraio scorso. Esso impegna il Governo, con la stessa cogenza di una mozione, ad effettuare preliminarmente le valutazioni di VIA e VAS su tutte le soluzioni presentate, e indica espressamente i criteri di comparazione tra le soluzioni al fine di individuare la più compatibile, efficiente e rapida. Ora la sentenza del TAR cancella definitivamente il teorema. A questo punto il criterio della rapidità di realizzazione delle soluzioni alternative diventa ancor più pregnante».

«Con la sentenza del Tar che annulla l’ordinanza della Capitaneria di Porto di Venezia inapplicazione delle limitazioni “concordate” a Roma – scrivono anche i Verdi Ambiente e Società di Venezia – siamo tornati al punto di partenza.

Noi abbiamo sempre sostenuto, ben prima dell’incidente della Concordia, che in attesa di un grande progetto per la creazione di un avamporto in mare aperto per le Grandi Navi la soluzione a breve termine più praticabile fosse lo spostamento delle navi maggiori a Marghera attraverso il Canale dei Petroli senza lo scavo di ulteriori dannosissimi canali. Ora crediamo che se in questi due anni si fosse lavorato in questa direzione ora probabilmente le Grandi Navi sarebbero già a Marghera risolvendo in parte e provvisoriamente il problema nei suoi aspetti più pericolosi e dannosi. Nel frattempo il governo nazionale e le autorità locali avrebbero potuto iniziare un percorso di studi internazionale per un progetto che estrometta definitivamente le Grandi Navi dalla Laguna». E il presidente di Confcooperative Venezia Angelo Grasso. «Non vogliamo che le navi continuino a passare davanti a San Marco, ma prima di introdurre dei divieti va individuata l’alternativa a portare le crociere alla Marittima»

 

Mose, paratoie sotto esame dopo Lido tocca a Chioggia

Sabato arriva il ministro Lupi, visita ai cantieri e verifica del cronoprogramma

Secondo il Consorzio Venezia Nuova i lavori sono giunti all’80 per cento

Non solo grandi navi, ma anche Mose. Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi sarà sabato pomeriggio a Chioggia – insieme al presidente della Regione Luca Zaia – per una visita al Baby Mose già in funzione nel comune lagunare e alla bocca di porto di Chioggia, in fase di realizzazione. Un incontro che vedrà Lupi inevitabilmente tornare anche sulla questione del passaggio delle navi da crociera in bacino di San Marco dopo la sentenza del Tar, incontrando anche il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. Ma l’incontro di sabato a Chioggia vedrà al centro un altro importante tassello nel percorso del completamento lavori del sistema Mose. Siamo infatti alla vigilia dell’ultima fase dei lavori alla Bocca di porto di Chioggia che è appena iniziata con l’allagamento della “tura”: il bacino lato mare finora utilizzato per la fabbricazione dei cassoni sui quali alloggeranno le paratoie mobili. Tura che successivamente sarà destinata a porto rifugio. L’allagamento del bacino consentirà il galleggiamento dei cassoni e il loro traino in mare fino al punto stabilito nel canale della bocca di Chioggia. In occasione della fase di allagamento, che complessivamente durerà circa 20 giorni, viene organizzata per la stampa e le autorità nazionali e locali una visita tecnica al cantiere, ultima prima della riapertura e della posa definitiva dei cassoni in mare. Questo appuntamento sarà anche l’occasione per visitare il Baby Mose in funzione. Il sistema integrato di paratoie gemelle – lunghe quasi 20 metri e larghe 3,5 metri – è collocato nel centro storico di Chioggia ed è attivato per isolare il canal Vena dalla laguna. Il Baby Mose, concluso nell’estate del 2012, ha dato dimostrazione dell’efficacia del sistema per contrastare il fenomeno dell’acqua alta e inoltre ha rappresentato un’opportunità di riqualificazione urbana e rialzo delle rive lungo tutto il perimetro della città. Nel 2013 il Baby Mose è stato attivato in 93 giorni per un totale di 115 chiusure.

Secondo il Consorzio Venezia Nuova i lavori sono giunti all’80 per cento del loro avanzamento. Posati i cassoni nella bocca di Lido e di Treporti – qui vista la larghezza di 900 metri del varco le dighe sono divise in due schiere da 19 e 20 paratoie, collegate al centro alla nuova isola artificiale del bacàn – in fase avanzata l’operazione anche a Malamocco. Adesso tocca appunto a Chioggia. E come successo un anno fa a Treporti i pesanti cassoni saranno fatti galleggiare e poi sistemati sul fondo. I lavori continuano a pieno ritmo anche a Malamocco e Lido. A Malamocco quasi ultimata la nuova conca di navigazione, voluta nel 2003 dalla giunta Costa e dal consiglio comunale per far passare le grandi navi in caso di chiusura delle barriere. Ma dieci anni dopo, la conca è già inadeguata a contenere le navi di ultima generazione. Tanto che il Porto aveva chiesto di modificarla, presentando adesso il progetto del nuovo off shore per ospitare le grandi portacontainer.

 

Contorta Sant’Angelo alla prova del Tar

Sull’ipotesi supportata da Costa pende il ricorso del Comune. Si riapre il confronto tra le varie proposte

E adesso unvero confronto sui progetti alternativi al passaggio delle Grandi Navi in Bacino di San Marco per la soluzione definitiva – e in tempi rapidi – del problema. È quello che, a parole – a cominciare dai ministri Lupi e Galletti – sembrano chiedere tutti dopo lo stop all’ordinanza della Capitaneria di Porto sui limiti di tonnellaggio per il passaggio delle grandi navi che riporta la situazione al punto di partenza. Ma è questo il nodo su cui il Governo dovrà prendere posizione, perché certamente non potrà basterà l’agile relazione che la Capitaneria di Porto – senza averne le competenze specifiche – farà sulla fattibilità degli otto progetti presentati a esaurire la discussione. Anche perché il più “sponsorizzato”, lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo proposto dal presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa e “benedetto” anche dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi incontra più di un problema. Il ricorso al Tar contro la sua “prelazione” sancita da un’ordinanza della Capitaneria di Porto su mandato di Lupi e presentato dal Comune di Venezia rischia di portarlo allo stesso livello degli altri e lo stesso sindaco Giorgio Orsoni chiede con insistenza al Ministero dell’Ambiente se quel progetto possa essere realizzato senza una Valutazione d’impatto ambientale e senza tra l’altro un nuovo piano portuale che lo renda possibile.

Sul tavolo dei ministri competenti – Ambiente e Beni Culturali, prima ancora che Infrastrutture – e anche all’attenzione della Presidenza del Consiglio c’è una proposta presentata da esperti del settore che chiede la costituzione di tre gruppi di lavoro che esaminino rapidamente, ma in modo approfondito, tutti i progetti proposti, valutando l’impatto ambientale, quello economico, i tempi e i costi.

La corsia preferenziale della Legge Obiettivo – pensata soprattutto per il Contorta-Sant’Angelo – è stata fermata qualche tempo fa dal voto del Senato che ha chiesto, appunto, un reale confronto sui progetti alternativi. Ora, come per i limiti di tonnellaggio “cassati” dal Tar tutto torna in gioco e la responsabilità è tutta sulle spalle del Governo che dovrà decidere come stabilire in modo certo e trasparente, qual è la soluzione migliore e più conveniente per tutti, per estromettere le grandi navi dal passaggio in Bacino di San Marco.

 

Bagno di protesta, multe revocate

Il giudice respinge la richiesta del pm: il procedimento resta aperto solo perTommasoCacciari

VENEZIA- Il presidente dei giudici delle indagini preliminari Giuliana Galasso ha rimandato al pubblico ministero Laura Cameli i decreti penali che la rappresentante dell’accusa aveva chiesto di emettere nei confronti dei 38 “nuotatori” no Grandi navi che la Digos aveva identificato durante la manifestazione del 21 settembre dello scorso anno nel canale della Giudecca. Il magistrato sostiene che la comunicazione firmata dal questore delle prescrizioni per l’ordine pubblico da mantenere per quella manifestazione era stato consegnato nelle mani di Tommaso Cacciari, colui che aveva informato le autorità alcuni giorni prima del luogo e dell’ora in cui si sarebbe tenuto il presidio, quello alle Zattere. La giudice Galasso ricorda che la notifica a Cacciari sarebbe stata fatta poco dopo mezzogiorno del 21 settembre, insomma due ore prima dell’inizio del presidio anti grandi navi, e sostiene che nessuno dei manifestanti, presumibilmente, era a conoscenza delle prescrizioni se non l’unico che le aveva ricevute, cioè Cacciari. Per questo ha respinto la richiesta del pubblico ministero, che ora si appresta a mandare in archivio l’accusa di non aver osservato le disposizioni dell’autorità di polizia. La rappresentante della Procura, però, sembra intenzionata ad archiviare la posizione di 37 dei 38 indagati: per il pubblico ministero Cameli, Tommaso Cacciari era a conoscenza delle prescrizioni e non le avrebbe rispettate, visto che è uno di coloro accusato di essersi tuffato nelle acque del canale della Giudecca per ritardare la partenza delle numerose navi da crociera che quel giorno dovevano salpare dalla Marittima. Il decreto penale prevedeva per la sua estinzione il pagamento di una cifra di duemila euro per ognuno di coloro che era stato identificato come “nuotatore”. Sulla riva delle Zattere, invece, quel giorno c’erano centinaia di manifestanti che non hanno violato alcuna norma, come del resto coloro che si trovavano a bordo di numerose imbarcazioni, che non hanno comportato alcun pericolo per la navigazione di natanti grandi e piccoli. Stando alle accuse, invece, la cinquantina di giovani e meno giovani che si sono lanciati in acqua e che ci sono rimasti per più di un’ora, nonostante la temperatura piuttosto rigida, la navigazione l’avrebbero messa in qualche modo in pericolo. Oltre al provvedimento penale prosegue l’iter del procedimento amministrativo: i 38 identificati grazie ai video girati dai poliziotti della Digos, infatti, sono stati raggiunti anche da una contravvenzione amministrativa che li accusa di aver violato il divieto di balneazione presente in tutti i canali navigabili. I loro legali, gli avvocati Margherita Salzer e Piero Pozzan, hanno già presentato opposizione e a decidere dovrà essere prossimamente il giudice di pace di Venezia. Per quel bagno fuori stagione nell’ambito di una manifestazione colorata e del tutto pacifica rischia, dunque, di costare parecchio in termini di denaro, tanto che i rappresentanti dei centri sociali hanno lanciato un appello per raccogliere fondi e pagare le multe.

Giorgio Cecchetti

 

le altre contestazioni

Blitz a Tessera, corteo in Bacino

Numerose e fantasiose negli ultimi due anni le proteste di coloro che si battono perché le grandi navi da crociera non passino più per il bacino San Marco e il canale della Giudecca. Proteste che sono costate multe salate ma anche procedimenti penali per la maggior parte ancora in corso. I guai maggiori sono derivati dalle proteste che si sono sviluppate in acqua. C’è stato, nella stessa giornata della nuotata, la «visita» alla sala di accoglienza dei croceristi all’aeroporto Marco Polo, quando un centinaio di giovani dei Centro sociali hanno portato sulla strada i mobili della stanza ed hanno riempito di scritte i vetri della sala. Alcuni mesi fa c’era stata la manifestazione in barca in bacino San Marco sotto la prua di una delle grandi navi di passaggio con l’elicottero della Polizia sopra le teste dei manifestanti e, infine, il corteo, anche quello acqueo, lungo il Canal grande, manifestazione che il prefetto aveva vietato.

 

Gazzettino – Venezia. Grandi navi e laguna

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20

mar

2014

LA SCADENZA – Oggi la Capitaneria trasmetterà a Roma tutti gli elaborati

LE DUE IPOTESI – Dapprima (A) il pontile galleggiante potrebbe essere autonomo, poi (B) collegato all’isola del Mose

LE ALTERNATIVE – Definiti i progetti da mandare al ministero: ecco quali sono

Mira: «Crociere alle dighe del Mose»

In “zona Cesarini” la proposta del Comune rivierasco: «Pontile galleggiante di 600 metri»

Sul filo di lana, nell’ultimo giorno utile, è stato presentato ieri alla Capitaneria di porto l’ennesimo progetto alternativo (o «ipotesi progettuale», secondo la definizione dell’ammiraglio Tiberio Piattelli della Capitaneria di Porto) al transito delle grandi navi in Bacino San Marco. La documentazione, insieme a tutti gli altri elaborati pervenuti, sarà trasmessa a Roma. L’obiettivo richiesto dall’ordine del giorno approvato dal Senato è quello di avviare l’istruttoria per l’esame dei progetti e la Valutazione di Impatto ambientale (Via) e strategica (Vas) entro 90 giorni.

E in “zona Cesarini” è sceso ufficialmente in campo il Comune di Mira, con un prodotto dell’assessorato all’Urbanistica retto dal 5Stelle Luciano Claut in via di ulteriore perfezionamento che annovera nomi altisonanti tra le collaborazioni, per la maggior parte volontarie.

L’ingegner Vincenzo Di Tella, ex Tecnomare, storico antagonista del Mose ed esperto nella progettazione di porti off shore, ha fornito il contributo per la parte ingegneristica, un pool di docenti Iuav tra cui Carlo Giacomini si è occupato della valutazione di impatto ambientale, l’aspetto economico legato alla diversa ubicazione della portualità è stato affrontato dal professor Giuseppe Tattara di Ca’ Foscari, che ha puntato sulla Marittima e su Tessera come “retroporti logistici”.

«Un progetto che rispetta tutti i requisiti richiesti dal Senato, come la reversibilità e la gradualità» spiega l’assessore Claut, soddisfatto del risultato finale. Nel senso che se un domani fossero disponibili altre tecnologie l’intera struttura potrebbe essere smontata completamente e riutilizzata altrove.

«Un gioiello di tecnologia marittima a costi contenuti e totalmente reversibile, rapidissima da realizzare che offre un messaggio di speranza nella caotica empasse in cui versa la querelle crocieristica veneziana sotto gli occhi di tutto il mondo» conclude Claut.

Di Tella ha ipotizzato un innovativo sistema di moduli galleggianti collegati da cerniere, fissati al fondo con semplici ancore di nuova generazione. Un pontile galleggiante di 600 metri che potrà funzionare autonomamemente e collegarsi in un secondo momento all’isola del Mose in modo da garantire la funzionalità portuale anche con il Mose chiuso.

Insomma, se fino a qualche mese fa pareva che l’unica soluzione fosse lo scavo del Canale Contorta – progetto già in dirittura d’arrivo poche settimane dopo la tragedia del Giglio e le successive polemiche – ora le ipotesi si sono moltiplicate.

Accanto all’idea “Mira”, infatti, pochi giorni fa è stata data notizia del raggiungimento dello “status” di progetto preliminare di quella che fino a poco prima era solo l’ipotesi progettuale di Cesare De Piccoli. L’ex viceministro è “gemellato” con un colosso della produzione dell’acciaio che crede nella possibilità di costruire un molo per le navi anche questo all’interno della bocca di porto del Lido.

C’è poi lo studio presentato dall’ex assessore all’Urbanistica del Comune di Venezia Roberto D’Agostino, che prevede una nuova stazione Marittima sul canale Brentelle e sul canale Industriale ovest a Marghera. Lavori da realizzare in tre fasi, con la realizzazione di due attracchi per grandi navi in tempi rapidi, altre tre entro tre anni. Il progetto prevede anche la realizzazione in quelle aree – in parte da bonificare – di 800 alloggi in social housing e di nuovi collegamenti con il Porto e la Marittima. D’Agostino punta anche al recupero della Marittima per il traffico degli yacht e delle nuove crociere su navi medio piccole. Anche se proprio nei giorni scorsi l’Eni ha ottenuto per altri 20 anni la concessione dell’area dell’ex raffineria.

C’è poi il progetto finanziato da Vtp e che porta il nome del sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti che prevede una nuova grande “tangenziale” tra la Giudecca e le isole di Sacca Sessola e San Clemente. Infine quello di un pensionato veneziano, Gino Gersich, che ha voluto mettere a disposizione la propria esperienza.

Raffaella Vittadello

 

AMBIENTALISTI «C’è il rischio che i ministri Lupi e Galletti siano già d’accordo»

Italia Nostra: «No alla legge Obiettivo»

«Ora dobbiamo dire no alla Legge Obiettivo. Perchè ci stiamo accorgendo sempre più che i due ministri, come lo hanno fatto capire bene nella loro nota congiunta, hanno già deciso, ma attendono il momento giusto per comunicarlo».

Lidia Fersuoch, presidente di Italia Nostra mette le mani avanti. E lancia la propria denuncia: «Leggo con grande preoccupazione quanto dicono i ministri – dice – e temiamo fortemente che a livello romano si siano già messi d’accordo. E invece ha fatto bene il Tar a mettere uno stop e a ritornare al decreto Clini-Passera che al suo centro la necessità di difendere l’intero habitat lagunare».

Lidia Fersuoch, pur riconoscendo e difendendo anche le posizioni più estremiste all’interno di Italia Nostra sottolinea come la battaglia debba essere ancora più efficace perchè ora siamo in assenza di veri e propri progetti sui quali discutere.

«La posizione del Comitato No Grandi Navi ci è sembrata ragionevole, ma prima di tutto, proprio partendo da questo decreto, occorre favorire un tavolo tecnico che tenga conto delle necessità e degli interessi di tutti: conservare l’occupazione; tutelare l’ambiente, garantire la sicurezza della salute e difendere l’occupazione. E per farlo occorre un tavolo tecnico per affrontare queste questioni. Tutte le “ipotesi di progetto” fin qui presentate non rispondono a questi criteri perchè vanno a distruggere un’ecosistema come quello lagunare. Fino non è stato fatto nulla, e si perso solo un sacco di tempo prezioso. Se lasciamo fare ai ministri, approfittando della Legge Obiettivo, allora vuol dire che si è deciso di scegliere senza voler capire».

 

Tuffo in canale della Giudecca, accuse in archivio

Non c’è prova che sapessero del divieto imposto dal questore per vietare, lo scorso 21 settembre, ogni manifestazione in acqua contro il passaggio delle grandi navi lungo il canale della Giudecca. È con questa motivazione che il giudice per le indagini preliminari Giuliana Galasso ha rigettato la richiesta di emissione di decreto penale di condanna chiesto dalla Procura nei confronti di 32 componenti del Comitato No grandi navi che in quel pomeriggio di inizio autunno si tuffarono in acqua per protesta. Il gip ha rilevato che l’ordine del questore – giustificato con motivi di sicurezza della navigazione – fu notificato appena due ore prima della manifestazione e vi è prova che lo abbia ricevuto soltanto Tommaso Cacciari. Di conseguenza ha restituito gli atti alla Procura, la quale ha già chiesto l’archiviazione per tutti. Con molte probabilità soltanto per Cacciari sarà chiesta l’emissione di un nuovo decreto penale di condanna che dovrebbe ammontare a poco meno di mille euro.

Per il tuffo del 21 settembre, oltre all’inchiesta penale, i manifestati No grandi navi sono stati anche multati in sede amministrativa – poco più di 100 euro ciascuno – per aver violato il regolamento che vieta di fare bagni nei canali cittadini.

 

Nuova Venezia – Mose, corsa per finire i lavori

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17

mar

2014

Ma il Consorzio Venezia Nuova precisa: «Interventi conclusi entro il 2016»

«Si intende precisare che le opere relative ai sistema Mose saranno ultimate entro il 2016. Il cronoprogramma, ad oggi, sarà rispettato».

Il Consorzio Venezia Nuova smentisce che i tempi, ancora una volta, slitteranno per i lavori del sistema che deve limitare le acque alte in laguna così come è accaduto per il 2010 (era la promessa dell’allora ministro dei Lavori pubblici Pietro Lunardi) e per il 2011 (era la previsione dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi). Ma c’è quel «ad oggi», che impone cautela, anche perché nello stesso comunicato si legge che «la tempistica per la realizzazione di alcuni impianti, strumentazioni di telecontrollo, interventi architettonici finali sarà ancorata ai procedimenti di gara che, come noto, non permettono una perfetta programmazione, sia a causa di possibili ricorsi da parte dei partecipanti sia per il rallentamento avvenuto nella pubblicazione per motivi di disponibilità finanziaria».

A far ritenere presumibile lo slittamento della scadenza del 2016 sono state le stesse dichiarazioni del direttore del Consorzio, l’ingegner Hermes Redi, che ha affermato: «Il rimbalzare dei finanziamenti, tolti per qualche mese e poi restituiti, ci ha costretti a spostare in avanti delle gare relative a strumentazioni e impianti. Alcune di esse dovevano essere bandite a novembre e invece siamo riusciti a farlo solo nei giorni scorsi, quando il ministero, attraverso il Magistrato alle Acque, ha firmato la convenzione aggiornata che ha previsto le coperture».

E poi, basta un esempio, quello della gara per la costruzione delle paratoie tra l’Isola Nuova e San Nicolò: l’apertura delle buste era prevista per il luglio dello scorso anno e, invece, l’operazione si è conclusa solo il 20 gennaio 2014, sei mesi dopo. Il 17 febbraio scorso è stato pubblicato il bando di gara per la costruzione delle paratoie della bocca di porto di Malamocco: sono 21 e vengono ipotizzati 850 giorni perché siano consegnate. L’ apertura delle buste è prevista per il 16 aprile. Se si aggiungono gli 850 giorni si arriva alla metà del mese di agosto del 2016, ma non è difficile ritenere che possa accadere ciò che è successo per le paratoie di San Nicolò e allora bastano pochi mesi per far slittare la data del fine lavori, anche perché le paratoie vanno sistemate e collaudate. Ecco, dunque, che quel «ad oggi» è fondamentale; insomma, la data del 2016 è garantita se tutto fila liscio, ma nessuno crede che sarà così, probabilmente anche lo stesso direttore del Consorzio.

 

 

TRA VENTI GIORNI IL POSIZIONAMENTO SUL FONDALE

Mose, pronti i cassoni per la bocca di porto di Chioggia

Sei cassoni subacquei e due grandi cassoni “di spalla” nella bocca di porto di Chioggia. L’operazione Mose entra nel vivo con l’allagamento della “tura”, l’area all’asciutto di Ca’ Roman dove sono stati costruiti i cassoni in calcestruzzo che accoglieranno le paratoie. Tra venti giorni è prevista la posa sul fondale

SALVAGUARDIA » I CANTIERI DEL CONSORZIO

Allagata la “tura” a Ca’ Roman. Tra venti giorni pronta la barriera subacquea che dovrà sostenere le paratoie per la chiusura della bocca di Chioggia

Sei cassoni subacquei e due grandi cassoni «di spalla». L’operazione Mose entra nel vivo anche in bocca di porto di Chioggia. E in questi giorni è cominciato l’allagamento della “tura”, l’area all’asciutto di cantiere a Ca’ Roman dove sono stati costruiti i cassoni in calcestruzzo che ospiteranno sul fondo le paratoie del Mose.

Anni di lavoro, e adesso il varo. Tra 20 giorni, quando la “tura” sarà completamente allagata dal mare, i sei cassoni saranno posizionati sul fondale della bocca di porto e collegati tra loro. Nella parte anteriore – verso il mare- c’è l’alloggiamento per la paratoia in acciaio. Dietro, i fori per le cerniere che dovranno sostenere le singole paratoie. I cassoni saranno collegati sott’acqua, come già fatto al Lido e a Malamocco, da un corridoio con tutti gli impianti elettrici. I due grandi cassoni di spalla garantiranno la tenuta delle dighe e saranno ben visibili in superficie.

Nuovo passo verso la realizzazione del sistema di dighe mobili, che secondo i programmi dovrebbe concludersi nel 2016. Secondo il Consorzio Venezia Nuova i lavori sono giunti all’80 per cento del loro avanzamento. Posati i cassoni nella bocca di Lido e di Treporti – qui vista la larghezza di 900 metri del varco le dighe sono divise in due schiere da 19 e 20 paratoie, collegate al centro alla nuova isola artificiale del bacàn – in fase avanzata l’operazione anche a Malamocco.

Adesso tocca a Chioggia. E come successo un anno fa a Treporti i pesanti cassoni saranno fatti galleggiare e poi sistemati sul fondo. «Operazione delicata, perché devono essere perfettamente allineati, con tolleranza di pochi millimetri », dicono i tecnici. Un panorama imponente, quello di Chioggia. Anche se la bocca di Chioggia è la più piccola e in qualche modola più «facile».

I lavori continuano a pieno ritmo anche a Malamocco e Lido. A Malamocco quasi ultimata la nuova conca di navigazione, voluta nel 2003 dalla giunta Costa e dal Consiglio comunale per far passare le grandi navi in caso di chiusura delle barriere. Ma dieci anni dopo, la conca è già inadeguata a contenere le navi di ultima generazione. tanto che il Porto – presieduto oggi dall’ex sindaco ed ex ministro Costa – aveva chiesto di modificarla, presentando adesso il progetto del nuovo off shore, il porto in alto mare per ospitare le grandi portacontainer.

Lavori avanzati anche al Lido. Dove nel settembre scorso si sono movimentate le prime quattro paratoie, alla presenza di mezzo governo (Letta) e del presidente della Regione Zaia. Il meccanismo funziona. Ma adesso si dovrà attendere la sua messa in opera per controllare gli effetti sull’ambiente e sull’equilibrio lagunare. Nell’area dei lavori si assiste a una modifica delle correnti e della velocità dell’acqua, dopo lo scavo di nuovi canali e l’appiattimento del fondale, livellato con i cassoni in calcestruzzo.

Alberto Vitucci

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L’OPERA

Tempo di crisi e di tagli ai Comuni. Mai finanziamenti del Mose sono garantiti. Gli ultimi 200 milioni di euro li ha stanziati il Cipe qualche mese fa. La grande opera dovrà essere terminata entro il 2016, con uno slittamento di due anni rispetto al contratto firmato qualche anno fa. Lievitati anche i costi. Passati oggi a quasi6 miliardi di euro (rispetto ai 1500 milioni del progetto preliminare), esluse le opere di mitigazione e di ripristino.

(a.v.)

 

«Sono pronto a convocare la commissione di indagine sulla Mantovani e il Consorzio Venezia Nuova. Prima però la sua validità dovrà essere prorogata dal Consiglio, perché siamo scaduti».

Il presidente dell’organismo Luca Rizzi annuncia di aver ricevuto le richieste di convocazione dell’organismo, incaricato nel febbraio scorso di far luce sui rapporti tra il concessionario dello Stato e la sua maggiore azionista, l’impresa Mantovani spa, e il Comune.

Bufera seguita agli arresti del presidente della Mantovani Baita e del presidente di Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati.

Adesso a far notizia è la liquidazione milionaria che il Consorzio ha pagato all’ingegner Mazzacurati per i suoi 30 anni di servizio ai vertici del pool di imprese. Sette milioni di euro.

«Dovuti, abbiamo consultato due studi legali e se non glieli davamo avremmo dovuto sborsarne ancora di più», dice il neopresidente di Venezia Nuova Mauro Fabris.

«Dovrebbe devolverli al Comune come risarcimento danni», ha commentato il senatore del Pd Felice Casson.

Jacopo Molina, consigliere comunale del Pd, ha definito «scandalosa» la vicenda e chiesto appunto a Rizzi la convocazione della commissione di indagine.

Una cifra assegnata al manager pubblico le cui rivelazioni potrebbero far fare passi avanti all’inchiesta sui fondi distribuiti in questi anni dal Consorzio.

(a.v.)

 

Scrivo da frequentatore anziano della laguna e conoscitore della sua lunga secolare storia. Il Canale dei Petroli e la chiusura delle valli rappresentano due tra i tanti errori commessi nella difesa del suo equilibrio originati da una sistematica e insensata pratica di sfruttamento.

Stiamo ora assistendo ad un rafforzamento del fronte pro-distruzione della laguna e della città, inimmaginabile per compattezza e determinazione. Porto, sindacati, industriali, partiti politici, pubbliche amministrazioni che stanno prospettando un secondo canale dei petroli, detto Contorta, con torta, un nome e una garanzia, ci sarebbe da ridere se non fosse una cosa seria, una “direttissima” Mare-Porto Marghera, creata all’interno delle fondamenta della città stessa, ideale per far accelerare le maree, perfetta per dare il colpo finale al già disastrato equilibrio lagunare.

Si parla poi di porto off shore, un progetto altrettanto folle del Mose, non per la sua finalità, perfettamente condivisibile, ma per costi d’opera e per costi operativi, con l’aggravante che gli altri Porti dell’Adriatico non accetterebbero mai di consentire allo Stato di destinare enormi investimenti a favore di un’opera a loro concorrenziale.

L’assenza di un piano strategico di lungo termine che si basi su di un concetto di città fatta per i residenti e non per i turisti, visto che quest’ultima soluzione porterebbe a morte sicura, fa sì che essa sia esposta a qualsiasi violenza, indipendentemente dai fini per i quali venga praticata.

Eppure a Venezia la cultura non manca, la residenza locale e foresta “illuminata” ama e frequenta ancora la città. Si tratterebbe di mettere assieme queste energie positive e farle lavorare per una svolta fatta di credibilità e competenza, fatta di personalità di alto livello mondiale, come la nostra città merita, da contrapporre ai troppi cattivi consiglieri che la stanno distruggendo. Forse che su queste pagine si potrebbe aprire un dibattito e, chissà, qualche soluzione potrebbe emergere.

Massimo Vidal – Mestre

 

CONSORZIO VENEZIA NUOVA – Le forze politiche attaccano la decisione di un’erogazione così consistente

Il Cda ha elargito all’ex presidente e direttore Giovanni Mazzacurati 7 milioni di euro

Scandalosa e inaccettabile. Non ha mezze misure il consigliere del Pd, Jacopo Molina, nel definire la buonuscita di 7 milioni che il Consiglio di amministrazione del Consorzio Venezia Nuova ha deciso di erogare all’ex presidente ed ex direttore Giovanni Mazzacurati. La somma deliberata copre un’attività lavorativa di quasi trent’anni al servizio del Consorzio d’imprese che sta costruendo il Mose. Lo scorso anno, come si ricorderà, Mazzacurati era stato arrestato con l’ipotesi di reato di turbativa d’asta, pochi giorni dopo le sue dimissioni dalla presidenza del Consorzio.

«La buonuscita di 7 milioni di euro deliberata dal Consiglio di amministrazione del Consorzio a favore dell’ex direttore e presidente è scandalosa – sentenzia Molina – Lo è in quanto viene attribuita a chi ha diretto e presieduto un consorzio di società private che non ha rischiato nulla per avere operato in regime di monopolio e non ha svolto attività imprenditoriale (per avere svolto attività soltanto in forza del denaro pubblico stanziato per realizzare il Mose, pari complessivamente a 5,5 miliardi di euro). L’ingegner Mazzacurati – attacca Molina – è stato il gran ciambellano che ha ripartito detto importo tra i consorziati e così, a “scendere per li rami”, ai subappaltatori “amici”. Per avere svolto detta attività viene gratificato con 7 milioni di euro, ancora una volta di derivazione sostanzialmente pubblica».

Proprio per questo motivo la cifra sarebbe ingiustificata, spiega Molina.

«Questa ulteriore erogazione è inaccettabile – conclude il consigliere comunale del Pd – si pensi a quanti interventi nella nostra città, anche di manutenzione ordinaria su immobili pubblici e privati, si sarebbero potuti fare con 7 milioni di euro».

Pure sul versante del centrodestra questa erogazione non riscuote favori.

«Anche se i privati posso dare quello che vogliono ai loro amministratori – dice Sebastiano Costalonga, capogruppo di Fratelli d’Italia – mi sembra comunque una cosa strana. Mi auguro che quei milioni non provengano dai fondi che lo Stato ha destinato al Mose con molti sacrifici. In generale, comunque, non è più possibile che esistano situazioni del genere in tempi di ristrettezze come quelli attuali».

Il Movimento Cinquestelle versa benzina sul fuoco.

«Reputiamo semplicemente vergognosa una liquidazione da 7 milioni – attacca il gruppo di Venezia – soprattutto perché proveniente dal concessionario unico della più grande opera pubblica d’Italia. Se fosse davvero così, e lo è, perché è stato ammesso dallo stesso Consorzio, sarebbe vergognoso utilizzare soldi pubblici in questo modo. Imprese che tengono al loro nome – conclude il M5S – dovrebbero costituirsi a giudizio per il danno d’immagine che è stato causato dal loro ex presidente per l’inchiesta che lo riguarda. Sembra invece che vogliano mettere la polvere sotto il tappeto e questo fa molto dispiacere, visto che ci sono migliaia di imprese edili alla canna del gas».

Infine, il presidente della Commissione speciale d’inchiesta sul ruolo della Mantovani e del Consorzio sulla vita della città, Luca Rizzi (Pdl), ricorda che non può neppure chiedere una nuova convocazione.

«È da un mese – commenta – che chiedo al presidente del Consiglio comunale, Roberto Turetta, di rinnovare il mandato della commissione, visto che è scaduta e che dovevamo sentire ancora un sacco di persone. Mi pare di aver capito che non spiace a nessuno che i lavori di questa Commissione vadano a rilento. Ma non dite che la colpa è del centrodestra».

 

Nuova Venezia – Mazzacurati, liquidazione da 7 milioni

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9

mar

2014

Sette milioni a Mazzacurati

Maxi liquidazione al manager arrestato lo scorso anno

BUONUSCITA MILIONARIA

Pagati dal Consorzio Venezia nuova per i 22 anni da direttore e per gli 8 di presidenza fino a pochi giorni prima dell’arresto

VENEZIA – Sette milioni di euro di buonuscita. Una cifra record quella liquidata dal Consorzio Venezia Nuova all’ingegnere Giovanni Mazzacurati, direttore e poi presidente del sodalizio, tra gli «inventori» del progetto Mose, il sistema di dighe mobili contro l’acqua alta. Cifra che colpisce, soprattutto in tempi di spending review e di crisi di lavori e finanziamenti pubblici. La chiusura della pratica è stata decisa nei giorni scorsi dal nuovo Cda del Consorzio e dal presidente Mauro Fabris.

«Abbiamo fatto tutto seguendo le indicazioni di due studi legali e dei consulenti del lavoro», conferma Fabris, «la cifra di partenza era molto più alta».

La prima ipotesi di liquidazione per Mazzacurati, deliberata pochi giorni dopo le sue dimissioni il 28 giugno scorso, riguardava il suo incarico di direttore. Il Cda presieduto dal vicepresidente Mazzi aveva stabilito di pagare al presidente sette milioni per i suoi quasi trent’anni passati al vertice del Consorzio. Adesso in quella cifra, spiegano al Consorzio, è compresa anche l’indennità per l’incarico di presidente, assunto dieci anni fa dopo Luigi Zanda, Paolo Savona e Franco Carraro. Sette milioni di euro versati dopo la vicenda che lo scorso anno – pochi giorni dopo le sue dimissioni – aveva portato l’ingegnere agli arresti con l’accusa di turbativa d’asta. Ma non si tratta di cifre sborsate a cuor leggero, precisano al Consorzio. La perizia sui conti è stata consegnata qualche settimana fa dallo studio legale Vanzetti di Milano e dallo studio Madia di Bologna, gli uffici legali di cui si avvale il Consorzio. Sostituiti l’avvocato Alfredo Biagini, che per anni ha tutelato il Consorzio in sede amministrativa e difeso lo stesso Mazzacurati nella sua vicenda giudiziaria. Cambio anche al vertice dell’ufficio stampa. Non è più Flavia Faccioli, architetto e storica collaboratrice di Mazzacurati e Baita a curare i rapporti esterni. Ma la società di Enrico Cisnetto, e in particolare il giornalista Antonio Gesualdi.

Costi suppletivi? «Da quando siamo qui abbiamo risparmiato quasi dieci milioni in consulenze», precisa il presidente Fabris, «la liquidazione, ripeto, era un atto dovuto». Uno sforzo economico notevole forse per «liberarsi» di un passato diventato ormai ingombrante dopo le inchieste giudiziarie. Ma le due vicende, assicurano al Consorzio, non hanno alcun rapporto tra loro. Giovanni Mazzacurati, 82 anni, è stato direttore del Consorzio Venezia Nuova dal 1983 al 2005, presidente del pool di imprese fino al giugno del 2013. È stato lui, da sempre, la vera anima politica oltre che tecnica del Consorzio, frequentatore dei palazzi romani, abile e capace non soltanto nel ramo ingegneristico. Il 28 giugno dell’anno scorso si era dimesso a sorpresa, ufficialmente per motivi di salute. Pochi giorni dopo, il 12 luglio, l’arresto con l’accusa di turbativa d’asta. Indagini che proseguono e potrebbero rivelare nuove clamorose sorprese proprio grazie alle dichiarazioni messe a verbale da Mazzacurati e la rete di pagamenti e consulenze per milioni di euro che il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dello Stato con finanziamenti garantiti dalla legge per il Mose, ha distribuito negli ultimi trent’anni.

Alberto Vitucci

 

LA SCHEDA –  Il Mose, 6 miliardi per fermare l’acqua alta

VENEZIA – Sei miliardi di euro per costruire le dighe mobili alle bocche di porto. Il Mose è una delle più grandi opere pubbliche costruite in Italia negli ultimi decenni. Interamente finanziata dallo Stato, con costi che sono andati via via aumentando. Dai 3200 miliardi (di lire) del progetto preliminare ai 5 miliardi 600 milioni di oggi. Escluse le opere di ripristino ambientale richieste dall’Europa. Grande opera che procede nella sua fase «operativa», ora quasi all’80 per cento della sua realizzazione. Nel settembre scorso la movimentazione delle prime quattro paratoie, alla presenza di mezzo governo, in bocca di Lido. Adesso si stanno posizionando sui fondali gli altri cassoni in calcestruzzo, che dovranno sostenere le 78 paratoie disposte in quattro schiere. Dovrebbero alzarsi e chiudere la laguna all’ingresso della marea in caso di acqua alta eccezionale. Si lavora al Lido, ma contemporaneamente anche alla bocca di Malamocco e a Chioggia. A Malamocco è quasi ultimata la conca di navigazione che dovrebbe garantire l’accesso in laguna alle navi in caso di chiusura del sistema Mose. Ma appena progettata è già troppo piccola per far entrare le navi da crociera e le navi commerciali lunghe più di 300 metri. Si posano i cassoni anche alla bocca di Chioggia, dove entrerà in funzione – come a Punta Sabbioni e Lido – un porto rifugio per consentire l’accesso alle barche in caso di chiusura. Nella bocca di porto più larga, il Lido, 900 metri, le schiere di paratoie saranno due, allacciate all’isola artificiale di Sant’Erasmo, dove sorgeranno gli edifici di controllo, la centrale elettrica per fornire energìa all’impianto. I 78 cassoni del Mose saranno periodicamente smontati e trasportati all’Arsenale per essere puliti e verniciati. I lavori si dovrebbero concludere nel 2016.

(a.v.)

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MOSE – Entro un mese da Trieste giungerà la seconda, servono a chiudere e aprire la conca di navigazione

Il Magistrato alle acque: «Posa dei cassoni da giugno»

È arrivata a Malamocco la prima “barca porta” per chiudere la conca di navigazione che ospiterà le navi quando le paratoie del Mose verranno alzate per salvaguardare Venezia dalle acque alte.

La “barca porta”, ossia una porta che può galleggiare, è grande come un palazzo: lunga 51 metri, larga 6,50, alta 16, pesa 1800 tonnellate. Verrà posizionata sul lato Est della conca, quindi verso il mare, e tra circa un mese arriverà anche la seconda che chiuderà il lato Ovest verso la laguna. A differenza delle barche porte dell’Arsenale e della Fincantieri, che devono essere tolte ogni volta che vanno aperti i bacini e, per farlo, bisogna prima svuotare l’acqua, le due barche porta della conca di navigazione di Malamocco scorreranno sul fianco, come fanno i cancelli elettrici, lungo un corridoio sfruttando la pressione dell’aria, e alla fine entrando in una feritoia. In tal modo la conca resterà sempre allagata e potrà essere aperta e chiusa più volte al giorno in breve tempo.

La prima barca porta, costruita a Trieste dall’impresa Cordioli, è stata portata a Malamocco e ormeggiata all’inizio della conca da due rimorchiatori della Panfido con l’ausilio degli operatori della Trasmar, società veneziana specializzata nel settore dei trasporti e dei lavori marittimi e subacquei.

Intanto in queste settimane i piloti del porto e la Capitaneria hanno effettuato le prove sui simulatori per imparare a gestire l’entrata e l’uscita delle navi dalla conca; mentre il collaudo fisico sul posto avverrà nei mesi di aprile e maggio prossimi, come ha annunciato l’altro ieri l’Autorità portuale veneziana che, prudenzialmente, ha ipotizzato l’avvio dei lavori per la posa delle nove paratoie del Mose per il prossimo autunno. Il Magistrato alle Acque, invece, assicura che «il trasporto e la posa in opera dei cassoni alla bocca di Malamocco inizierà entro il mese di giugno» per «approfittare delle condizioni meteomarine più favorevoli alle movimentazioni. Il rinvio delle attività in autunno non solo comporterebbe un fermo cantiere, con impatti significativi, ma potrebbe compromettere l’intera deadline del Mose».

 

Gazzettino – Venezia. Porto, precedenza sui lavori del Mose.

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27

feb

2014

Il 4 aprile riapre la bocca di porto del Lido, in autunno la posa dei nove cassoni a Malamocco

Dopo la posa dei cassoni del Mose, il 4 aprile riaprirà la bocca di porto del Lido. E se anche i tempi non dovessero essere rispettati, comunque dal 4 aprile le navi da crociera avranno la precedenza.

Ora si tratta, dunque, di organizzare la chiusura della bocca di porto di Malamocco per effettuare le stesse operazioni. Si comincerà, con ogni probabilità in autunno, e tutti gli operatori nazionali e internazionali verranno avvisati con tre mesi di anticipo in modo da potersi organizzare. Bisogna, però, cominciare subito a mettere a punto l’intervento perché l’operatività dello porto commerciale di Marghera è molto complessa.

Perciò ieri il presidente dell’Autorità portuale veneziana, Paolo Costa, assieme ai vertici della Capitaneria di Porto ha informato il Comitato portuale delle decisioni assunte d’intesa con il Magistrato alle acque.

La prima novità è che l’esperienza maturata al Lido permetterà di ridurre il lavoro di posa a 20 giorni complessivi (4 giorni per il cassone centrale, 2 per gli altri 8) distribuiti nell’arco di quattro mesi.

In secondo luogo, rispetto a quanto accaduto per il Lido, a Malamocco si invertiranno le priorità: il crono programma di posa dei nove cassoni sarà subordinato all’utilizzo del porto. Con una sola eccezione, nei quattro giorni di posa del cassone centrale durante i quali le navi passeranno solo per la conca di navigazione. In secondo luogo il crono programma sarà flessibile, e attuato annunciando la posa di ogni cassone con due giorni di anticipo scegliendo comunque i giorni che meno interferiscono con il traffico portuale. Praticamente i giorni migliori per posare i cassoni saranno il sabato e la domenica.

La conca di navigazione realizzata a fianco della bocca di porto, verrà collaudata nei mesi di aprile e maggio prossimi e le prove serviranno a verificare se le dimensioni massime delle navi previste dal progetto saranno confermate o meno (lunghezza massima di 280 metri, larghezza di 39 e pescaggio di 12 metri) e quante ne potranno passare ogni giorno.

Questo significa che, in ogni caso, ci saranno navi che non potranno utilizzare la conca (perché troppo grandi, perché con caratteristiche e forme particolari, o ancora perché più di un tot ogni giorno la conca non potrà ospitarne). E quindi le attività di posa dei cassoni del Mose, anche con la conca efficiente, dovranno garantire il passaggio “tradizionale” fuori conca alla bocca di Malamocco.

Infine, non meno importante, l’assicurazione che durante i lavori l’utenza del porto non dovrà pagare i costi extra di accesso a Marghera.

 

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