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Letta aveva convocato martedì a Roma ministri e autorità locali per assumere le prime decisioni: adozione del numero chiuso e trasferimento a Marghera di alcune crociere. Ora è tutto da rifare

Era tutto pronto per la soluzione grandi navi, ma le dimissioni dei ministri del Pdl di ieri e l’ormai certa caduta del Governo Letta farà a questo punto quasi certamente saltare il vertice ministeriale sulle grandi navi di martedì al Ministero delle Infrastrutture a cui avrebbe dovuto essere presente, appunto, anche il presidente del Consiglio e che aveva nel ministro delle Infrastrutture pidiellino Maurizio Lupi il grande regista.

La soluzione che si era individuata era sicuramente l’introduzione del numero chiuso per l’accesso in Bacino di San Marco e nel canale della Giudecca e – con ogni probabilità – anche un primo “assaggio” provvisorio di trasferimento di grandi navi a Marghera.

«Potremmo trasferire a Marghera – ha dichiarato a Raiuno il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando – le navi eccedenti il numero chiuso che stabiliremo». Sembrava questo il «menù» che doveva essere consumato nel vertice di martedì al Ministero delle Infrastrutture a cui dovevano essere presenti con Letta con Lupi, il ministro dei Beni Culturali Massimo Bray e lo stesso Orlando, oltre al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, al presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa e probabilmente al presidente della Regione Luca Zaia. Il condizionale è d’obbligo, perché con il Governo Letta a un passo dalla caduta e una giornata cruciale per esso che si celebrerà proprio martedì, non è detto che ci sia spazio anche per la questione grandi navi. Per ora, comunque, si va avanti con un anticipo parlamentare già domani, quando di fronte alla Commissione Trasporti della Camera per una serie di audizioni informali sul passaggio di grandi navi in prossimità della città di Venezia si dovrebbero presentare già Zaia, Costa, Orsoni e i rappresentanti di Confitarma, l’associazione degli armatori. Si gioca anche sulla tempistica. Mentre infatti la città – tra manifestazioni contrapposte – si divide sul problema. Dal 23 novembre al 4 aprile del prossimo anno è già previsto infatti che le grandi navi da crociera in arrivo a Venezia siano «dirottate» a Trieste e Ravenna, senza entrare in laguna, per decisione della stessa Autorità Portuale, per l’accelerazione dei lavori del Mose in corsa alla bocca di porto del Lido, che impediranno per quel periodo l’accesso alle navi-crociera per motivi di sicurezza. Il provvedimento del Governo potrebbe anticipare già entro ottobre il blocco, creando così una “finestra” temporale di circa sette mesi in cui si potrebbero rapidamente attrezzare alcune banchine a Marghera proprio per ricevere almeno qualcuno delle grandi navi-crociera superiori alle 40 mila tonnellate. Una misura-tampone, ma immediata, nella consapevolezza che bisogna comunque dare subito un segnale all’opinione pubblica veneziana, nazionale e internazionale, anche se la soluzione finale avrà tempi ben più lunghi. Per ora sul tavolo del Magistrato alle Acque – che dovrebbe fare con la Capitaneria di Porto la prevalutazione tecnica – ci sarebbero cinque progetti: quello dello scavo del canale Contorta-Sant’Angelo proposto dall’Autorità Portuale, quello del terminal in mare a Punta Sabbioni dell’ex viceministro Cesare De Piccoli, quello dello scavo di un nuovo canale alle spalle della Giudecca proposto dal parlamentare di Scelta Civica Enrico Zanetti e dalla Venezia Terminal Passeggeri, e l’ipotesi progettuale di Orsoni che propone appunto lo spostamento a Marghera. Il quinto progetto dovrebbe essere quello dell’avvocato mestrino Alessio Vianello che propone anch’esso il trasferimento delle grandi navi a Marghera. Tutto ora però torna in discussione, per la crisi del Governo Letta, sperando possa esserci comunque presto un altro esecutivo ad affrontare il problema.

Enrico Tantucci

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Pressing dei parlamentari per soluzioni concrete

Domani pomeriggio alla Camera era prevista un’audizione di Costa, Orsoni e Zaia ma il clima politico complica le cose.

Progetti a confronto tra le polemiche

Subito i primi provvedimenti e il trasferimento a Marghera come soluzione possibile. Questo il tenore di una serie di commenti alla vigilia del vertice ministeriale sulle grandi navi, che però dovrebbe saltare per la crisi di governo.

«Chi, a Venezia e sotto gli occhi del mondo intero, subordini la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema lagunare», dichiara l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, «agli interessi dei giganti della crocieristica, anche se animato dalle migliori intenzioni finirà per creare gravi danni alla città e alla stessa attività che vorrebbe difendere. Proporre soluzioni che rinviino di anni i primi provvedimenti concreti, significa infatti esasperare un clima che, giustamente, vede l’opinione pubblica più vasta sempre più preoccupata per quanto succede, di fronte alla scena dei transatlantici a San Marco, ai guasti certificati che provocano e ai rischi potenziali che si corrono. Altresì, proporre soluzioni che implichino pesanti manomissioni della laguna, significa continuare ad alterare un quadro già gravemente compromesso, in particolare proprio nella laguna centrale. Non c’è ricatto politico o economico, non c’è manifestazione di categoria, di interesse particolare, non ci sono pubblicità a pagamento né infami campagne intimidatorie e personalizzate, compresi gli investigatori privati assoldati allo scopo, che possano far passare simili proposte né in città né in Italia, né di fronte all’Europa e al mondo. Porto Marghera può invece rappresentare un passo importante in questa evoluzione, dando una prima risposta anche se ancora parziale e consentendo di avere il tempo necessario sia per misurarne fino in fondo le implicazioni specifiche (a partire dalla compatibilità con la vocazione industriale e portuale commerciale dell’area, che va ribadita) sia per valutare ogni altra possibile alternativa».

Michele Mognato, parlamentare del Pd, membro della Commissione Trasporti che doveva essere presente all’audizione con Costa, Orsoni e Zaia sulle grandi navi, osserva: «Mi aspettavo che dal vertice ministeriale uscissero soluzioni concrete, come l’adozione del numero chiuso e un primo trasferimento sperimentale di alcune grandi navi a Marghera, facendo convivere però traffico crocieristico e commerciale. Probabilmente tutto è rimandato: bisognerà anche scegliere la soluzione definitiva, che avrà necessariamente tempi più lunghi, affidandosi ai tecnici, con la politica che poi dovrà seguire».

Per il parlamentare Andrea Martella, infine, «servono da parte del Governo soluzioni rapide per l’immediato e altre per la scelta definitiva, visto che l’obiettivo condiviso da tutti è l’estromissione totale delle grandi navi dal Bacino di San Marco. Il problema non è più rinviabile, pur tenendo conto delle problematiche economiche e occupazionali».

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L’APPELLO DEL SINDACO

La città è in apnea Basta sterili contrapposizioni

GIORGIO ORSONI

Il dibattito sulle “grandi navi” sta rischiando di inaridirsi in sterili contrapposizioni fra soluzioni estreme, che si giustificano soltanto con l’interesse di cui sono portatori i rispettivi sostenitori. Ognuno dà per acquisite verità che tali non sono, pur di sostenere la propria soluzione. Appare evidente che il passaggio di quei mostri costituisce un insulto alla fragilità della Città, così come evidente appare che qualsiasi soluzione, per limitarne o deviarne il passaggio davanti a San Marco, altera lo status quo e conseguentemente mette a rischio l’equilibrio dell’economia del settore (con diretta incidenza sui posti di lavoro). Posto in questi termini il problema non può trovare alcuna soluzione razionale e tenderà a radicalizzare sempre più una contrapposizione che rischia di trasformarsi in vero e proprio conflitto nel momento in cui ormai tutti, anche i più reticenti, riconoscono che le “grandi navi” non devono più passare davanti a San Marco. In realtà la questione non può trovare sbocco se non la si inquadra correttamente nel tema della pressione che il turismo esercita sulla Città, di cui il porto passeggeri e l’arrivo delle “grandi navi” ne è un aspetto. Sia pure marginalmente sono già stati affrontati problemi analoghi quando si è deciso di limitare i banchi degli ambulanti in piazza San Marco, con l’aiuto decisivo della Soprintendenza ai beni culturali (oggi ingiustamente messa sotto accusa da chi non conosce il grande e meritorio lavoro svolto da quell’ufficio negli ultimi anni a favore della Città). Così come da tempo si sta ragionando sul contenimento della ricettività residenziale-turistica. Da tempo si invocano misure per limitare gli accessi delle persone in Città (numero chiuso, ticket di ingresso). Da tempo si sostiene, a buona ragione, che si deve evitare che il turismo “mangi” la Città, dopo averle portato anche grande ricchezza. Ebbene, se si dimentica da dove parte la discussione sulle “grandi navi” difficilmente si giungerà ad una soluzione equilibrata. Perciò è da escludere che essa possa individuarsi nell’apertura più o meno fantasiosa di nuovi canali, che potrebbero mettere a rischio l’equilibrio lagunare e danneggiare ancora una volta la Città, senza seri ed adeguati approfondimenti, che richiedono lunghi tempi di elaborazione. Aprire un nuovo canale in laguna è certamente diverso dal realizzare una tangenziale in terraferma! Cosi come appare poco onesto nei confronti degli interessati e dell’opinione pubblica dare per scontata la fattibilità di interventi non ancora verificati secondo le procedure di legge. È ancora da escludere che qualsiasi soluzione possa danneggiare il porto commerciale, dal momento che esso è parte essenziale della Città e pilastro dell’economia del nostro territorio del tutto indipendente dal turismo, e del quale non può esserne vittima, condividendo la responsabile posizione assunta dai sindacati. Cosicché l’ipotizzato spostamento, ancorché parziale, a Porto Marghera potrà effettuarsi solo dopo averne verificato attentamente la praticabilità. È infine da escludere che la Città si debba inchinare ancora una volta all’espansione di un’industria turistica senza regole che rischia di distruggere la fonte stessa della sua ricchezza. In questa prospettiva è giusto che il tema delle “grandi navi” vada inquadrato e discusso senza penalizzare nessuno, ma senza che chi tutela interessi economici di parte (anche se si tratta di soggetti pubblici) pensi di farli prevalere su quelli della Città. Il momento di una riflessione collettiva sul destino di Venezia non appare più procrastinabile. Ad essa, che ci proponiamo di organizzare a breve, dovranno partecipare tutti i soggetti interessati, istituzionali e non. Ma in particolare chiediamo l’impegno del Governo e del Parlamento, che in momenti di maggior attenzione per la Città e la sua Laguna ebbe a qualificarle di “interesse nazionale”. La Città ed i suoi abitanti sono da troppo tempo in apnea e l’ossigeno sta per esaurirsi!

 

Costa: «Non posso costringere le navi a virare su Trieste»

«Mi va bene che il traffico crocieristico se dirottato da Venezia vada a Trieste. Ma non posso costringere nessuno». Lo ha detto ieri a Trieste il presidente dell’Autorità portuale di Venezia, Paolo Costa, intervenendo a una tavola rotonda sui porti dell’Alto Adriatico. «Il problema – ha spiegato ancora Costa – non è che io mando le navi da crociera a Trieste, io posso solo non farle entrare a Venezia».

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il braccio di ferro

La città divisa tra manifestazioni e comitati

La città divisa sulle grandi navi. Due comitati contrapposti: quello dei No Grandi Navi, che da anni si battono per l’allontanamento dalla laguna dei “grattacieli” da crociera e quello Cruise Venice, sorto in contrapposizione negli ultimi anni proprio per sostenere le ragioni del Porto e di chi lavora nel settore crocieristico. Due manifestazioni a pochi giorni di distanza: quella di sabato scorso del Comitato No Grandi Navi contro l’”ingorgo” di passaggi in Bacino con il tuffo nel canale della Giudecca che ha ritardato il passaggio dei giganti del mare. E quella di venerdì, promossa da Cruise Venice, che ha portato anch’essa sotto le finestre di Ca’ Farsetti centinaia di portuali urlanti contro il sindaco Orsoni perché fermamente contrari al trasferimento delle crociere a Marghera.

Al di là di chi manifesta – con opposte ragioni – c’è poi la maggioranza silenziosa dei veneziani che sembra comunque contraria al mantenimento delle grandi navi in Bacino di San Marco.

E c’è l’opinione pubblica internazionale, che si chiede da tempo stupita perché Venezia e il Governo italiano non abbiano ancora affrontato un problema che – al di là delle dispute di carattere occupazionale – ha sicuramente un impatto ambientale pesante per la città e soprattutto per l’area marciana.

Come ha ricordato di recente anche il professor D’Alpaos, non è la laguna che deve adeguarsi alla grandi navi, ma viceversa, se vogliono passare.

(e.t.)

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La Soprintendente

Codello: «Non ho poteri per intervenire»

Italia Nostra scrive al ministro Bray perché la rimuova, Costa e Orsoni la difendono

«Sulla questione delle grandi navi non ho poteri per intervenire, ci sono già il Ministero dei Beni Culturali e il suo Ufficio Studi. Cosa ne penso personalmente? Che sono, appunto, delle grandi navi». È con queste brevi dichiarazioni a Raiuno – in uno speciale sulle grandi navi – che la soprintendente ai Beni Architettonicii di Venezia Renata Codello ha rotto il suo lungo silenzio sulla questione, per la quale era stata anche “rimproverata” in un editoriale di Gianantonio Stella apparso sul Corriere della Sera.

La cauta presa di posizione del funzionario coincide con un’iniziativa senza precedenti nei suoi confronti della sezione veneziana di Italia Nostra che in una lettera al ministro dei Beni Culturali Massimo Bray chiede «un’ispezione urgente che ne valuti le effettive capacità professionali sulla base degli atti, auspicandone di conseguenza la successiva rimozione».

L’iniziativa prende spunto proprio dalla sua assenza nel dibattito sulle grandi navi rilevata da Stella, ricordando le sue “vecchie” dichiarazioni sul fatto che il loro passaggio non presentasse alcun rischio per la città e per la sua erosione, ma citando anche i numerosi casi su cui i suoi «sì» hanno fatto discutere: dalla lottizzazione di Ca’ Roman, al progetto di restauro del Fontego dei Tedeschi», al sì al raddoppio dell’hotel Santa Chiara , al progetto per il nuovo ponte dell’Accademia, ai maxi imbarcaderi dell’Actv e alle maxipubblicità in area marciana. In difesa del soprintendente il presidente del Porto Paolo Costa e il sindaco.

Per Orsoni «l’attacco di Italia Nostra alla soprintendente di Venezia è totalmente gratuito e ingiustificato. L’architetto Codello è sempre stata attenta alle problematiche di Venezia e ha seguito, in sintonia con il Comune, i temi complessi e delicati della città e della sua Laguna». E Costa aggiunge: «Non so cosa pensi delle grandi navi, immagino che come tutte le persone di buon senso voglia toglierle da davanti San Marco, senza per questo uccidere la crocieristica e la portualità. Ad ogni buon conto trovo miserevole prendersela con chi sicuramente soffre per la situazione, ma non ha competenza né responsabilità». Dichiarazioni di sostegno alla Codello anche dal presidente della Biennale Paolo Baratta e dal sovrintendente della Fenice Cristiano Chiarot.

(e.t.)

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Gazzettino – Venezia. Un’indagine europea sul Mose.

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28

set

2013

BOCCHE DI PORTO – La Commissione Ambiente di Bruxelles risponde all’interrogazione di Zanoni

L’europarlamentare: «Bisogna fare chiarezza su questo scandalo di infrazioni e arresti»

Andrea Zanoni ha sollecitato la commissione europea all’Ambiente ad indagare sul Mose

«La Commissione europea all’Ambiente valuterà le implicazioni del nuovo accordo sul progetto Mose per verificarne la coerenza con il requisito concordato con le autorità italiane alla chiusura della procedura d’infrazione, dell’indipendenza dell’organismo di controllo».

È la risposta del Commissario Ue all’Ambiente Janez Potocnik all’interrogazione dell’eurodeputato Alde Andrea Zanoni per la possibile violazione degli indirizzi comunitari sul monitoraggio indipendente della realizzazione del Mose.

Zanoni ricorda che nel 2008 la Commissione aveva chiesto che tale attività fosse posta sotto la responsabilità di un ente indipendente rispetto a quello coinvolto nell’esecuzione dei lavori ed era stato individuato l’Ispra, Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

«A gennaio 2013 però, l’incarico all’Ispra era stato revocato – sottolinea Zanoni – stabilendo che a subentrare fosse la Regione Veneto e, in particolare, l’Unità di Progetto Coordinamento Commissioni Vas-Vinca-Nuv, che fa parte della Segreteria regionale per le Infrastrutture del Veneto e che quindi, non risponde al requisito di indipendenza richiesto dall’Ue. Ora si tratta di far chiarezza su questo scandalo di infrazioni, conflitto d’interessi e arresti vari».

«Spetta alle autorità italiane garantire la piena attuazione delle misure di mitigazione e compensazione concordate – prosegue il Commissario europeo – Se arrivassero informazioni circostanziate secondo cui le condizioni in base alle quali è stata chiusa la procedura d’infrazione non sono state rispettate, essa s’informerà presso le autorità italiane», aggiunge il Commissario Ue riferendosi alle possibili violazioni della Direttiva “Habitat” archiviata perché le autorità italiane avevano proposto misure per limitare l’entità dei danni agli ecosistemi e per compensare l’impatto dell’opera. Potocnic ha fatto anche sapere di essere a conoscenza dell’indagine della magistratura che ha coinvolto la grande opera.

 

Oggi protesta pro crociere, sfila il fronte del porto

Manifestazione davanti a Ca’ Farsetti. Orsoni: «Basta slogan, è l’ora delle scelte»

I comitati: «Non è uno sciopero, ma una serrata». Interrogazione di Casson

La battaglia navale si fa furiosa. Il Porto schiera i cannoni, i comitati affilano le armi. In vista della riunione convocata a Roma per martedì – all’ordine del giorno le soluzioni alternative al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco – la polemica si fa rovente. Flotta schierata, da una parte e dall’altra. Oggi alle 11 manifestazione davanti a Ca’ Farsetti del comitato Cruise Venice in favore della croceristica.

Duro attacco del comitato «No Grandi Navi»: «Non è uno sciopero del Porto ma una serrata padronale», scrive il portavoce Silvio Testa, «con ricatto occupazionale. Le aziende pagano i lavoratori perché vadano a manifestare, invitano tutti a essere presenti. Noi non siamo contro le crociere. Ma in laguna devono entrare solo navi piccole e compatibili». E le altre? Il modello di «crocerismo distruttivo» che il comitato combatte, trovando in questi giorni anche echi internazionali, in realtà non si ferma. Il numero – e le dimensioni – delle navi aumentano.

«Troveremo una soluzione», ha promesso il premier Enrico Letta. Il canale Contorta. Le ipotesi sul tavolo sono almeno quattro. Ma industriali, sindacati del Porto e Autorità portuale (insieme alla sua controllata Vtp) insistono: «La Marittima è per noi irrinunciabile». Dunque, le navi devono restare lì, ma potrebbero entrare dalla bocca di Malamocco. Scavando l’ormai famigerato canale Contorta Sant’Angelo. «Rimedio peggiore del male, con una nuova autostrada scavata nel cuore della laguna».

Casson. Il senatore del Pd Felice Casson ha presentato al governo una interrogazione urgente. «La scelte dei progetti», scrive, «deve essere fatta nello spirito e nei principi che regolano l’equilibrio idraulico e morfologico della laguna, come disposto dalla Legge Speciale». Dunque, continua, è necessario interessare in primo luogo il ministero dell’Ambiente. E affidare la decisione, conclude in modo piuttosto esplicito, «a un ente terzo che garantisca l’attendibilità scientifica, senza accontentarsi di istruttorie addomesticate gestiti da enti e uffici già dimostratisi in passato proni a interessi gestiti da società private come il Consorzio Venezia Nuova e le società croceristiche».

Marghera. Niente canali «distruttivi», dunque. Come le grandi navi dietro la Giudecca. Sul tavolo l’ipotesi del sindaco, già illustrata al ministero, di attrezzare banchine per grandi navi a Marghera. «Spostare alcune navi a Marghera», dice Orsoni in polemica con gli industriali, «è l’unica soluzione praticabile in tempi brevi. Non si perderà un posto di lavoro, anzi. È ora di smetterla con gli slogan, bisogna valutare in modo serio i rischi del passaggio di queste navi e l’insulto che fanno a Venezia».

Fuori dalla laguna. Ci sono anche le proposte drasticamente alternative. Cioè le navi fuori della laguna, con il nuovo terminal a Punta Sabbioni (progetto De Piccoli) oppure l’ipotesi di nuovo terminal a Santa Maria del Mare, nei cantieri del Mose, come proposto dal presidente Costa un anno fa. Lo scontro rischia di fare molti danni ma di lasciare le cose come stanno. Il ministro per l’Ambiente del Pd Andrea Orlando garantisce di no. «Subito il numero chiuso e si parta con la sperimentazione su Marghera», dice. Il suo collega delle Infrastrutture Maurizio Lupi (Pdl) sembra condividere. È premuto da Porto e aziende veneziane, consapevole che la scelta, dopo gli allarmi lanciati dai media mondiali, non è più rinviabile. Intanto le navi continuano indisturbate la loro processione in Bacino San Marco. Nonostante il decreto Clini Passera ne vietasse il passaggio dopo la tragedia della Costa Concordia.

Alberto Vitucci

 

La proposta alternativa di Lucio Narduzzi

«Interscambio per i croceristi a San Pietro»

Interscambio a San Pietro di Castello. Dove potrebbero arrivare barconi e motonavi se la Marittima fosse spostata Punta Sabbioni. Senza problemi di intasamento e di moto ondoso davanti a San Marco. Lucio Narduzzi, 75 anni, uomo di laguna e per decenni guida di turisti appassionati a bordo del suo motoscafo, rispolvera un suo progetto del 1988. Presentato al Comune ma mai preso in considerazione. Allora proponeva per ridurre il moto ondoso in Bacino San Marco – le grandi navi erano ancora «piccole» – di attrezzare un terminal d’arrivo per gli aliscafi a San Pietro, dove oggi c’è la fermata del motoscafo Actv Gira Città.

«Lì ci sono spazi adeguati», dice. La gente che scende dalle navi potrebbe arrivare qui in motonave, poi dirigersi all’aeroporto dove si arriva in 15-20 minuti. Ma anche addentrarsi a piedi nella città da nord est, allontanando la pressione su San Marco. Quello che si predica invano da decenni». Gli spazi ci sono. «E spostando il terminal grandi navi davanti al Mose», dice Narduzzi, «la Marittima si potrebbe riciclare come Ospedale, Università, luogo di mostre. Non si perderebbero posti di lavoro, anzi se ne creerebbero di nuovi senza scavare canali e fare disastri».

(a.v.)

 

L’ex presidente della Mantovani ha trascorso 200 giorni in detenzione

Fondamentale il rapporto di collaborazione instaurato con la magistratura

VENEZIA – In seguito al secondo interrogatorio, dopo 106 giorni trascorsi nel carcere di Belluno, aveva ottenuto gli arresti domiciliari, due giorni fa dopo altri 98 giorni di arresti domiciliari nella sua villa di Mogliano Veneto, Piergiorgio Baita, l’ex presidente della «Mantovani spa» è tornato libero.

Il giudice veneziano Massimo Vicinanza, infatti, ha firmato il provvedimento dopo aver acquisito il parere favorevole dei pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, che coordinano le indagini della Guardia di finanza. Già nei primi giorni di luglio, quando finirono in carcere Giovanni Mazzacurati, Pio Savioli, Federico Sutto e gli altri del Consorzio Venezia Nuova, il giudice delle indagini preliminari nella sua ordinanza di custodia cautelare respingeva la richiesta del pubblico ministero Paola Tonini , che aveva chiesto l’arresto di Baita, scrivendo che l’ingegnere della Mantovani aveva «iniziato altresì un rapporto collaborativo con l’Autorità giudiziaria». A quei due interrogatori se ne sarebbero aggiunti ora altri tre e l’ultimo la scorsa settimana. E il giudice Vicinanza, nel suo provvedimento, sottolinea che sono decadute le esigenze cautelari: Baita , insomma, non solo si è dimesso da tutte le cariche che ricopriva e, quindi, non può più reiterare i reati che gli sono stati contestati, ma non può nemmeno inquinare le prove perché ha confessato e ha collaborato con i pubblici ministeri. La scarcerazione arriva, tra l’altro, dopo che i difensori hanno raggiunto l’accordo con i rappresentanti della Procura per patteggiare la pena per l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, così come hanno fatto anche i difensori degli altri tre indagati finiti in manette con l’ingegnere, Nicolò Buson, ragioniere della «Mantovani», William Colombelli, il sanmarinese che con la sua società sfornava fatture fasulle per alcuni milioni di euro a favore della società di Baita, e Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan e poi diventata braccio destro dell’ingegnere. Baita ha raggiunto l’accordo per una pena di un anno e dieci mesi di reclusione, Minutillo a un anno e quattro mesi e gli altri due a un anno e due mesi ciascuno. Naturalmente l’ultima parola spetta al giudice e sarà lo stesso magistrato che ha firmato la scarcerazione di Baita a giudicare se la pena su cui si sono accordati accusa e difesa sia congrua o meno. L’indagine, comunque, non è conclusa, anche perché viaggerà parallelamente a quella sul Conzorzio Venezia Nuova del pubblico ministero Tonini, che nel frattempo ha già interrogato ben quattro volte l’ex presidente Mazzacurati. E il pm Ancilotto non si è perso nessuno dei quattro interrogatori. (g.c.)

 

Nuova Venezia – Grandi navi a Venezia l’invasione fa paura.

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21

set

2013

Arrivo in massa dei giganti del mare, ambientalisti pronti ad accoglierli Orsoni annuncia: «Decisione entro ottobre sul loro spostamento»

VENEZIA – Grandi navi, il giorno del giudizio. È previsto per questo pomeriggio e domani in Bacino di San Marco l’arrivo di dieci navi da crociera superiori alle 40 mila tonnellate (con 18 transiti nei due giorni), a cui se ne aggiungeranno altre cinque più piccole e due traghetti secondo quanto dichiarato da Venezia Terminal Passeggeri -sommati al già intenso traffico acqueo di questi giorni – per una giornata-monstre per la laguna che sarà accompagnata anche dalla nuova protesta del Comitato No Grandi Navi e dagli occhi attenti del Comune che – come annunciato ieri dall’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin – monitorerà fumi e rumori provati da questo giganti del mare e il sindaco Giorgio Orsoni annuncia una soluzione a breve.

«Decisione entro ottobre». «La risposta arriverà a giorni, non più tardi di ottobre. Bisogna avere pazienza, stiamo lavorando»: a dirlo il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni riguardo alla ‘soluzione finale’ per l’estromissione delle grandi navi dal bacino di San Marco. «Io – aggiunge – ho sempre sostenuto che la risposta deve essere realizzabile in tempi brevi e confido che nella primavera prossima, con la nuova stagione crocieristica, tutto sarà già risolto quale sia la soluzione che sarà presa».

Manifestazione alle Zattere. Appuntamento oggi pomeriggio alle Zattere, lungo il Canale della Giudecca che confluisce in Bacino San Marco, per la manifestazione, con gazebo, e striscioni annunciata a tamburo battente da settimane dai comitati ambientalisti contro il passaggio delle navi da crociera di fronte all’area marciana. Sarà il bis della grande manifestazione del giugno scorso che mobilitò molti aderenti a comitati, tra No Tav, No Global. Il Comitato No Grandi Navi invita tutti a partecipare alla protesta, e i veneziani, su questo argomento, sembrano sensibili. Non solo loro: Adriano Celentano, uno dei primi vip a protestare contro lo «scempio di Venezia», esce allo scoperto con una pagina comprata ieri sul quotidiano il Corriere della Sera. I manifestanti chiedono l’applicazione del decreto Clini-Passera che prevede una capacità massima di 40 mila tonnellate di stazza complessive in laguna.

Monitoraggio dell’impatto. Sarà comunque monitorato l’impatto acustico e le emissioni delle grandi navi che in questo fine settimana transiteranno per il bacino di san Marco a Venezia. A ricordarlo l’assessore comunale all’ambiente Gianfranco Bettin.

«Nel prossimo fine settimana – dice Bettin – avverrà a Venezia una sorta di “invasione di navi! (16 navi in arrivo che poi ripartiranno insieme ad altre 2 già presenti, per un totale di 18 navi, equivalenti a 36 transiti in bacino). Un numero esorbitante, che determina giustamente preoccupazione nei cittadini. Sono molteplici i problemi e gli impatti correlati all’attività crocieristica; tra questi anche le emissioni in atmosfera ed il rumore, profili sui quali però non ci facciamo cogliere impreparati. Il 7 settembre è stata installata a Santa Marta una centralina per il monitoraggio della qualità dell’aria, che rileverà per 40 giorni diversi parametri correlati alla combustione (polveri sottili, idrocarburi policiclici aromatici, SO2, NOX e CO ) e che consentirà – quindi – di registrare i dati giornalieri prima, durante e dopo questo particolare evento di concentrazione di navi».

Bettin evidenzia a fine ottobre pertanto, completati i rilievi a Santa Marta, «potremmo disporre di un set di dati davvero significativo». L’Assessorato comunale all’Ambiente oltre a monitorare e misurare, realizzerà due video in time-lapse per rendere visibile in pochi minuti sul sito del Comune il traffico in entrata e in uscita in bacino di San Marco e Canale della Giudecca dalle 5 del mattino a mezzanotte.

Via le grandi navi da novembre ad aprile. Le grandi navi da crociera in arrivo a Venezia saranno «dirottate» da novembre a aprile del prossimo anno a Trieste e Ravenna. Ma non si tratta degli effetti di una prima applicazione del decreto Clini-Passera, ma di una misura obbligata, legata all’accelerazione dei lavori del Mose in corsa alla bocca di porto del Lido, che impediranno per quel periodo l’accesso alle grandi navi. Così ha deciso il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa e la Venezia Terminal Passeggeri (Vtp) si è dovuta adeguare. I lavori del Mose prevedono nel periodo che va dal 23 novembre al 4 aprile la posa in acqua dei primi cassoni del Mose. Un intervento delicato che richiede condizioni di mare non mosso e per questo è stato ritenuto che il passaggio delle grandi navi fosse incompatibile con esso. Entro l’anno i ministri delle Infrastrutture Maurizio Lupi e quello dell’Ambiente Andrea Orlando dovranno prendere una decisione sulle varie proposte alternative per l’estromissione delle grandi navi ma si profila intanto una soluzione-ponte: quella dell’adozione del numero chiuso per limitare da subito il numero dei passaggi.

Enrico Tantucci

Oggi La Nuova Venezia con una “diretta” multimedialòe sul suo sito (www.nuovavenezia.it) seguirà in tutte le sue fasi il pomeriggio di passione in Bacino San Marco legato al passaggio multiplo delle grandi navi e tutte le fasi della manifestazione del Comitato No Grandi Navi che si snoderà dalle Zattere. Notizie, ma soprattutto immagini per poter conoscere in tempo reale l’evolversi della situazione in una giornata che si annuncia particolarmente “calda” sia per il numero eccezionale di imbarcazioni e di crocieristi che caleranno in laguna nel pomeriggio, sia per l’ampia partecipazione che è prevista da parte dei manifestanti. Un pomeriggio che richiamerà in laguna anche l’attenzione della stampa italiana e estera che sta seguendo con grande attenzione tutto il problema, divenuto ormai un caso nazionale e che ha conquistato un larghissimo spazio anche sui giornali stranieri. la diretta della Nuova Venezia proseguirà per tutto il pomeriggio fino al termine della manifestazione.

 

Celentano, Patty Pravo, Mara Venier d’accordo: «È un funerale per la città»

I Big dello spettacolo scendono in campo

«Domani non sarà un bel giorno per il nostro Paese, anche se ci sarà il sole. Con l’ignobile sfilata delle 13 navi dentro la Laguna di Venezia si celebra l’Eterno Funerale delle bellezze del mondo». Firmato: Adriano Celentano. Il cantante ha acquistato ieri un’intera pagina del Corriere della Sera, per far pubblicare questa invettiva contro il maxipassaggio odierno delle Grandi Navi in laguna, accompagnata dalla sua foto. Una nuova puntata della battaglia che il Molleggiato ha ingaggiato per l’estromissione delle navi da crociera dal Bacino di San Marco, combattuta prima con una serie di articoli sulle colonne del Fatto Quotidiano in cui ha chiamato duramente in causa quelli che ritiene essere i maggiori responsabili di questa situazione, primo fra tutti il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa, con cui ha polemizzato a distanza. Una presa di posizione ripetuta, quella di Celentano, vista con favore dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e che ha certamente contribuito a tenere desta l’attenzione nazionale sul problema. Patty Pravo affida invece ad un tweet la difesa della sua citta’ natale: «Giu’ le mani da Venezia. Basta con i Mostri in laguna!». Poi, intervistata, aggiunge: «La mia citta’ ha anche tantissimi altri problemi da risolvere. Ha fatto bene Celentano a parlare di funerale. Da veneziana lo ringrazio. Non è possibile – aggiunge – far passare 13 navi piu’ grandi di piazza San Marco. E’ una cosa pericolosissima e orrenda. Sono anni che si dice che le acque che si spostano distruggono le palafitte. Un errore potrebbe costarci caro. E che facciamo, ci interroghiamo dopo che una nave avra’ portato via la basilica di San Giorgio». Il fenomeno delle grandi navi, aggiunge anche Mara Venier, «si è accentuato negli ultimi anni, le immagini sono veramente impressionanti». La città «è ormai completamente in mano ai turisti, spesso irrispettosi, ma dobbiamo ricordare che Venezia non e’ solo patrimonio dell’Italia, ma del mondo intero, e andrebbe tutelata con iniziative importanti«, proponendo l’istituzione di un ticket di ingresso alla città.

Intanto anche GreenItalia aderisce alla manifestazione di oggi. E l’imprenditore alberghiero veneziano Pierluigi Beggiato pubblicherà oggi sul nostro giornale un’altra “preghiera” – come ha già fatto qualche settimana fa – per la liberazione di Venezia dalle grandi navi. Monica Frassoni, Presidente del Partito Verde Europeo e fondatrice di GreenItalia, si chiede: «Dino a che punto possono arrivare l’arroganza delle lobby della crocieristica, la sfrontatezza dei Venezia Terminal Passeggeri e dell’Autorità Portuale, il silenzio della Capitaneria di Porto, l’inerzia del governo e dei ministri competenti?» «Fareste mai passare i tir nel vostro giardino? – è invece il commento del Wwf con un proprio comunicato sul problema grandi navi. – Di questo si tratta infatti, far passare mezzi estremamente pesanti in un ambito delicato e contenuto che ci appartiene esattamente come un nostro giardino. Venezia è patrimonio dell’umanità, quindi anche nostro. Visitare questa meraviglia è possibile a chiunque – aggiunge il WWF – i monumenti e la laguna sono accessibili, aperti, fruibili, ma almeno si faccia il favore di scendere la scaletta di una nave e di vederla perdendosi nelle calli o attraversando i canali e non già invece dall’oblò di un transatlantico o dalla terrazza di questo».

(e.t.)

 

Linus lancia un appello «I veneziani si mobilitino»

Ieri nella sua trasmissione su Radio Deejay con Nicola Savino ha parlato del caso «Quel passaggio a San Marco è come un carro armato che spara in un asilo nido»

VENEZIA Il passaggio delle grandi navi per il Bacino San Marco e il Canale della Giudecca è un problema anche per Linus e Nicola Savino che, ieri, nella puntata quotidiana di “Deejay chiama Italia”, hanno dedicato alcuni minuti all’argomento. «Venezia sarà pure la città più romantica del mondo – ha detto Linus in trasmissione su Radio Deejay – ma deve subito trovare una soluzione al passaggio delle navi davanti a San Marco». «Basta guardare una qualsiasi foto dei giganti del mare mentre entrano in laguna: è come vedere un carro armato che spara in un asilo nido. Queste navi spareranno pure soldi ma siamo alla follia», ha aggiunto. Da Milano, il tema dolente delle grandi navi ha raggiunto le radio di tutta Italia alla vigilia della giornata eccezionale di oggi. Linus e Savino hanno ricordato il decreto Clini-Passera e quello che prevede, cioè il limite massimo di 40 tonnellate di stazza per le navi che devono entrare in città. “Le 12 o 13 che arriveranno domani (oggi, ndr), sono grandi più del doppio, pensate a quanta acqua spostano e a quale danno rappresentano per la città – hanno detto i conduttori radiofonici –. Capiamo che i veneziani siano grandi commercianti, e che per questo puntino a fare soldi con i turisti, ma siamo di fronte a una bestialità italiana a cui si deve porre fine». «Il bene di Venezia non si fa incassando denaro in questo modo, ma preservando la città – hanno aggiunto –. Tutto il mondo si sta mobilitando contro questo scempio, lo sta facendo anche Celentano e noi invitiamo tutti i veneziani a farsi sentire». Linus ha fatto alcuni paragoni: «A Roma ci sono le automobili parcheggiate attorno al Colosseo, a Milano c’è la fermata dell’autobus davanti al Castello sforzesco: ogni città ha le sue rogne ma Venezia deve risolvere subito questo problema stupido. Se le navi attraccano fuori dalla città, non vedo il bisogno di passare per la Piazza”. E prima di trasmettere “Oi ‘ndemo a veder i Pin Floi” dei Pitura Freska, Linus ha ricordato i tempi del grande concerto: «A Venezia hanno smesso di organizzare i grandi eventi perché avevano un impatto violento sulla città: probabilmente lo hanno fatto perché chi viene con la zainetto e il panino a vedere un concerto non porta soldi come i turisti delle crociere».

Silvia Zanardi

 

LA PROTESTA – Comitati mobilitati lungo le Zattere

Oggi gli attivisti del comitato “No grandi navi-Laguna bene comune” si daranno appuntamento a partire dalle 14.30 alle Zattere per “salutare” a modo loro con striscioni e bandiere la partenza delle crociere nel giorno più affollato dell’anno. Ci sarà anche un punto informativo per spiegare la situazione a passanti e turisti.

 

Il ministro: sarà numero chiuso. 

Numero chiuso: il ministro Orlando ipotizza il limite di 400 all’anno

Oppositori alle Zattere con pentole e fischietti

VENEZIA/DISACCORDO SUGLI ARRIVI – Grandi navi, è guerra di cifre. Il Terminal passeggeri contesta le cifre: «In realtà passeranno solo 12 piroscafi»

VENEZIA – Per i Comitati, che per oggi annunciano una grande protesta, in 48 ore sarebbero previsti 36 transiti

Grandi navi, i conti non tornano

L’appuntamento è stato fissato per oggi alle 14.30 alle Zattere, sul Canale della Giudecca, proprio di fronte al Molino Stucky quando passeranno i “giganti del mare”. E il passaparola è stato chiaro: portare tutto ciò che può servire a far rumore; ad attirare l’attenzione. Farsi notare, forti anche dei recenti “sermoni” di Adriano Celentano contro le navi crociere a Venezia e la pagina di protesta ieri su un giornale nazionale.
E così c’è chi arriverà con le trombette; chi con le “tecie” e i coperchi, piatti, mestoli e fischietti: per farsi vedere dai grandi “condomini del mare”, le mastodontiche navi crociera che solcheranno il canale della Giudecca, e il Bacino di San Marco, prima di sbucare in Adriatico.
Oggi e domani, l’«evento» sarà eccezionale: in sole 48 ore la Serenissima farà da cornice a 18 navi tra le quali 12 di stazza superiore alla 40mila tonnellate che arrivano e ripartono (4 ieri; 4 oggi; una nella notte tra sabato e domenica; 3 nelle prime ore di domenica); e 6 navi di stazza inferiore a 40mila tonnellate in transito (4 oggi e 2 domani) per arrivare ad una somma complessiva di 36 transiti in Laguna. E proprio su questo si misurerà la “singolar tenzone” di oggi con la protesta dalle rive, con cori e canti, e forse qualche fuori programma, al momento top secret.
In questo quadro, c’è da registrare, anche in previsione dell’incontro di ottobre fissato dal Governo, l’intervento del ministro per l’Ambiente, Andrea Orlando che ieri ha ribadito l’obiettivo di giungere quanto prima al “numero chiuso” per le grandi navi a Venezia ipotizzando, in forma graduale, anche l’«obiettivo zero», (l’estromissione completa ndr). Per questo Orlando ha annunciato di aver dato mandato ai tecnici del ministero di elaborare subito un piano per il “numero chiuso” che “potrebbe scattare – ha avvertito Orlando – prima dell’adozione di altre misure, anche in previsione della stagione invernale che solitamente vede un calo significativo delle crociere a Venezia, ma soprattutto per la prossima chiusura delle paratoie alla bocca di porto del Lido, per la posa dei cassoni del Mose. Si dovrebbe attuare una discesa graduale verso un “tetto” che potrebbe essere il numero delle grandi navi transitate nel 2011 o nel 2012 nel bacino di San Marco».
Dati che la Vtp, la Venezia Terminal Passeggeri, l’ente gestore di settore, ha messo già sul tavolo: 402 navi mel 2011; 405 nel 2012. Su questo fronte, il presidente Sandro Trevisanato è stato chiaro: «Sul “numero chiuso” noi non possiamo che rispettare gli ordini superiori – chiosa – Siamo convinti, con il ministro, che i principi da lui evocati corrispondano al massimo di contenimento delle navi in Porto, ma non possiamo non contestare l’ennesima fandonia sui cosiddetti “passaggi” previsti in questo week-end. Le navi previste sono dodici. E rientrano nella norma. Non siamo di fronte ad un evento eccezionale». Trevisanato snocciola i dati: «Nel fine settimana tra il 14 e il 15 settembre – dice – abbiamo avuto 11 navi; 12 tra il 5 e 6 maggio scorso, Nel 2012, il “picco” fu tra il 29 e il 30 luglio dell’anno scorso con 14 navi». Insomma guerra di cifre. Non solo sul numero delle navi, ma soprattutto dei cosiddetti “transiti”.
In questo clima c’è da registrare anche lo scontro in Comune con due esponenti della stessa maggioranza che regge la giunta del sindaco Orsoni come il consigliere Udc, Simone Venturini e l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, che non se le mandano a dire. Da una parte l’esponente Udc che fuor di metafora condanna le “crociate contro le crociere di Bettin” invitandolo ad una posizione imparziale; dall’altra, Bettin che ribadisce il proprio impegno come da “programma elettorale” e quindi condiviso da tutti i partiti che sostengono Giorgio Orsoni. Infine proprio il sindaco. Il primo cittadino ha cercato di buttare acqua sul fuoco: «La risposta arriverà a giorni – ha ribadito – Bisogna avere pazienza, stiamo lavorando per una soluzione in tempi brevi, magari con un trasferimento a Porto Marghera». Intanto da oggi Venezia si avvia ad un “week-end” rosso shocking come recitava il titolo di un vecchio film.

Paolo Navarro Dina

Navi, il ministro fissa il limite.

Orlando: «Obiettivo: via da San Marco, intanto il tetto potrebbe essere fissato sul numero di arrivi del 2011 o 2012»

Lo scopo è fissare da subito il “numero chiuso”. E per questo a breve arriverà un piano ad hoc da parte del ministero dell’Ambiente. Lo ha assicurato ieri il ministro Andrea Orlando che ha ipotizzando di giungere, in modo graduale, all’«obiettivo zero» (quindi niente più grandi navi ndr) lungo il canale della Giudecca e davanti a San Marco. Troppo presto per stabilire tempi, ma almeno c’è una filosofia.
Al di là di questa previsione, in attesa del vertice che dovrebbe tenersi a metà ottobre con il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi, e i soggetti interessati (Comune, Porto, Vtp, Armatori), il ministro ha fatto intendere fin da subito, che inequivocabilmente, il “numero chiuso” «potrebbe scattare – ha avvertito Orlando – praticamente da subito grazie anche alla stagione invernale che vede un calo significativo delle crociere a Venezia, ben prima quindi di altre misure, ma soprattutto per la prossima chiusura delle paratoie nella bocca di porto del Lido, per la posa dei cassoni del Mose. Si dovrebbe attuare una discesa graduale verso un “tetto” che potrebbe essere il numero delle grandi navi transitate nel 2011 o nel 2012 a San Marco».
Insomma, Orlando torna sul caso Venezia delineando una sostanziale proposta operativa prendendo spunto anche dai numeri degli “arrivi” forniti da Venezia Terminal Passeggeri (Vtp) per gli anni precedenti: 402 navi nel 2011; 405 nel 2012; 410 nel 2013. Ed è proprio sull’ipotesi rilanciata dal ministro che è intervenuto il presidente della Vtp, Sandro Trevisanato. «Per quel che riguarda la questione del “numero chiuso” noi non possiamo che rispettare gli ordini superiori – sottolinea – ma sono soddisfatto del ruolo che lo stesso Orlando ha riconosciuto alla nostra organizzazione. Siamo convinti, con il ministro, che i principi da lui evocati corrispondano al massimo di contenimento delle navi in Porto, ma non possiamo non contestare, invece, l’ennesima fandonia, dopo quella della Carnival Sunshine, per quel che riguarda i cosiddetti “passaggi” previsti in questo week-end. Va detto fin da subito che rientrano nella norma. Insomma, non si tratta di un evento eccezionale. I transiti complessivi saranno in tutto 18 per l’intero week-end, ma solo 10 le grandi navi».
E proprio su questo Trevisanato snocciola i dati degli anni precedenti: 11 nel week-end del 14/15 settembre scorso; 12 tra il 5/6 maggio scorso, A ritroso si registrarono 12 transiti nel week-end 17/18 giugno dell’anno scorso; 14 tra il 29 e il 30 luglio; 11 ancora nel fine settimana tra il 12/13 agosto 2012. «Purtroppo quello che rileviamo – attacca ancora Trevisanato – è una politica di disinformazione in previsione dell’incontro che si terrà in ottobre e che sarà dirimente. Da più parti (il riferimento è all’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, ndr) sono stati dati numeri a casaccio che creano allarmi ingiustificati su un presunto record di presenze e passaggi navali a Venezia. Non è così».

 

LO SCONTRO – Tensioni in maggioranza. Venturini (Udc) mette il freno all’assessore Bettin

La battaglia infuria e tocca anche nervi scoperti come il battibecco tra l’assessore Gianfranco Bettin e Simone Venturini (Udc), entrambi sostenitori della maggioranza di Giorgio Orsoni a Ca’ Farsetti. E a dare fuoco alle polveri ci ha pensato proprio l’esponente Udc: «Non possiamo che prendere le distanze dall’attivismo fuori luogo dell’assessore. Si tratta di posizioni che inquinano il dibattito, e che soprattutto non rappresentano la posizione d’equilibrio dell’Amministrazione comunale. Le crociate contro il crocierismo non ci piacciono».
Pronta la replica di Bettin, insieme al consigliere Beppe Caccia: «Ne ho pieno diritto – dice – perchè l’uscita delle grandi navi dal Bacino rientra nel programma elettorale della coalizione che ha sostenuto Orsoni, ma c’è di più è stata votata anche con l’articolo 35 bis del Piano di assetto del territorio. Non faccio nessuna crociata, ma voglio solo arrivare ad una soluzione diversa, accettabile in attesa, ma ci vorranno anni, del porto off-shore, ammesso che possa essere usato anche per le navi crociere. Intanto sulla carta rimane l’opzione Marghera».
Ma che aveva detto Bettin? In una nota del Comune, l’assessore aveva parlato di una sorta di “invasione” con 16 navi in arrivo che poi ripartiranno insieme ad altre due già presenti per un totale di 18 navi equivalenti a 36 transiti in Bacino ribadendo la cifra anche dopo la puntualizzazione piccata di Vtp alle sue parole. Nel frattempo Bettin ha annunciato il costante monitoraggio dei fumi emessi dalle navi e la misurazione dell’inquinamento acustico durante tutto il week-end.
Il sindaco Orsoni tenta di gettare acqua sul fuoco: «La risposta arriverà entro ottobre. Bisogna solo avere pazienza». E in questo quadro vanno registrate la presa di posizione di GreenItalia alla manifestazione di oggi. «Va applicato il divieto previsto dal decreto Clini-Passera – sottolineano Monica Frassoni, presidente del Partito Verde Europeo e l’ex assessore Verde, Luana Zanella – Vanno valutate forme alternative che non devono creare danni al delicato equilibrio della laguna». Infine il Wwf Veneto con Luigino Ghedin che si pone una domanda angosciante: “Fareste mai passare i tir nel vostro giardino? Ecco si tratta proprio di questo: far passare queste grandi navi a Venezia, patrimonio dell’umanità. E quindi il nostro giardino».

CELEBRITA’ SCHIERATE – Pravo e Venier: «Basta con i mostri in una città fragile»

ROMA – Venezia vessata e maltrattata, bellissima, fragile e indifesa, «annientata» dalle grandi navi. Grido di dolore e accorato appello da due veneziane famose, Mara Venier e Patty Pravo. Uniscono la loro voce a quella di Adriano Celentano che ha affidato a una pagina a pagamento su un giornale nazionale poche parole, quasi una dichiarazione d’amore, per la Serenissima. «Mi fanno molta paura queste navi», confessa Mara Venier. Patty Pravo scrive un tweet: «Giù le mani da Venezia. Basta con i Mostri in laguna!».

 

Berengo Gardin contro Celentano

Il Molleggiato: «Ignobile sfilata, funerale della bellezza». Il fotografo: «Vuole solo farsi pubblicità»

VENEZIA – «C’è un comitato che si batte da tempo contro le grandi navi a Venezia. Io ho fatto un servizio mesi fa. Celentano si sveglia oggi e, invece di mettere una foto di una grande nave che deturpa la città, ci mette la sua immagine»: non usa mezzi termini il grande fotografo Gianni Berengo Gardin per commentare la pagina a pagamento del Corriere della Sera dedicata alla Serenissima oggi dal Molleggiato.
«Domani (oggi per chi legge ndr) non sarà un bel giorno per il nostro Paese, anche se ci sarà il sole. Con l’ignobile sfilata delle 13 navi dentro la Laguna di Venezia si celebra l’Eterno Funerale delle bellezze del mondo», scrive Celentano sul Corsera. «Sarebbe stato meglio scegliere di pubblicare un orrore per dimostrare a tutta Italia il pericolo delle grandi navi – dice Berengo Gardin – e invece, come al solito, Celentano ha pensato di farsi pubblicità». Poi precisa: «Adesso tutti parlano di Venezia, mentre mesi fa nessuno se ne occupava. In questo senso ben venga anche Celentano, ma questo pericolo delle grandi navi c’è da tempo», aggiunge il reporter, che alla città lagunare ha dedicato tre libri per editori italiani e stranieri. hanno fatto anche in America». Dietro la scelta di far continuare il via vai di navi da crociera nella laguna, proprio nel cuore di Venezia, «ci sono interessi commerciali purtroppo più forti di quelli culturali», accusa il fotografo. A Venezia, aggiunge, «c’è chi vive di turismo e chi vive di cultura. Ma la mia Venezia, non è turistica, a colori, ma in bianco e nero. È un’altra Venezia, di un’altra cultura…». Come tutte le città d’arte, la Serenissima ospita ogni anno migliaia di turisti. «Tutti devono poter godere di questa bellezza, ma la città non deve essere deturpata», dice. «Gli stranieri conoscono Venezia di passaggio. Gli italiani e i veneziani ci vivono e ce l’hanno a cuore».

 

Gazzettino – Baita e Mazzacurati, interrogatori segreti

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

set

2013

VENEZIA – Più volte faccia a faccia con i Pm, durante l’estate, i due “uomini d’oro” degli affari in Laguna

Giornate di frenetiche verifiche della Finanza. In attesa del grande botto

Interrogatori top secret per Piergiorgio Baita e Giovanni Mazzacurati. Gli ex presidenti della Mantovani spa e del Consorzio Venezia Nuova sono stati ascoltati più di una volta nel corso dell’estate dai sostituti procuratore Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Ancilotto, i magistrati che stanno indagando sui possibili destinatari dei fondi neri costituiti dalle società.

Le dichiarazioni messe a verbale sono state secretate e i finanzieri del Nucleo di polizia Tributaria di Mestre stanno lavorando a pieno ritmo nelle necessarie attività di riscontro e approfondimento, finalizzate a trovare conferme documentali o supportate da altri testimoni alle numerose circostanze che sarebbero state riferite dai due manager.

Baita, tutt’ora agli arresti domiciliari, ha iniziato a collaborare con gli inquirenti la scorsa primavera e anche Mazzacurati, arrestato a luglio per turbativa d’asta in relazione ad un appalto pilotato per lavori pilotati, avrebbe scelto una linea analoga. Dalla procura non arriva alcuna conferma e anche i difensori dei due manager, gli avvocati Alessandro Rampinelli e Giovanni Battista Muscari Tomaioli, si trincerano dietro un secco “no comment”.

Ma ormai è difficile continuare a credere che Baita si sia limitato a fornire un quadro generale di come funziona il mondo degli appalti – con pagamenti necessari per ottenere qualsiasi lavoro – come dichiarato qualche mese fa dagli inquirenti. Ma per conoscere la portata delle dichiarazioni di Baita e Mazzacurati bisognerà attendere ancora: la Procura di Venezia procede con estrema cautela e deciderà di chiudere la seconda tranche dell’inchiesta solo quando il quadro probatorio sarà completo.

I primi due tronconi sono partiti da semplici verifiche fiscali: è accaduto con la società padovana Mantovani spa; si è ripetuto con la cooperativa San Martino di Chioggia, una delle principali ditte impegnate nei lavori di Salvaguardia della laguna di Venezia per conto del Consorzio Venezia Nuova. Nel primo caso le fatture false – per 8 milioni di euro – hanno condotto gli inquirenti a “cartiere” di San Marino e a conti correnti in Svizzera, ma anche in Canada e perfino in Thailandia; nell’altro i presunti collegamenti illeciti scoperti dai finanzieri sono con società e banche con sede in Croazia, Austria e Lussemburgo. Paesi diversi, ma espedienti analoghi, finalizzati a realizzare consistenti “provviste” da utilizzare liberamente, senza controlli. La Guardia di Finanza non ha dubbi sulla destinazione di una parte consistente di tutto quel “nero”: sarebbe servito a finanziare la politica in cambio di un occhio di riguardo per appalti e lavori. O più semplicemente per ingraziarsi l’amministratore pubblico di turno in vista di futuri progetti riguardanti opere pubbliche.

Qualche episodio è già emerso nel filone coordinato dal pm Tonini, che ha contestato le ipotesi di corruzione e concussione ad alcuni indagati. Ma il “grosso” – di cui avrebbero parlato tra gli altri Claudia Minutillo (vicepresidente di Adria Infrastrutture ed ex segretaria dell’allora presidente della Regione, Giancarlo Galan) e il padovano Nicola Buson (ex responsabile amministrativo della Mantovani) deve ancora emergere. Ed è per questo che, sia nell’ambiente politico che in quello imprenditoriale, sono in molti a non dormire sonni tranquilli.

 

 

La protesta degli ambientalisti

VENEZIA – Il Comitato No Grandi Navi all’attacco. «Mentre il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, propone un improbabile numero chiuso che praticamente lascerà le cose come stanno – si legge in un comunicato dell’associazione – e mentre il Comune lancia il programma della Settimana Europea per la Mobilità sostenibile senza una riga sul traffico acqueo e il passaggio delle grandi navi in Bacino San Marco, la Venezia Terminal Passeggeri e le compagnie armatoriali imperterrite e indifferenti hanno già confezionato per la città il “regalo” dell’arrivo e della partenza di ben 12 navi il prossimo 21 settembre. Il record, per la Marittima. Si tratta di 771.987 tonnellate complessive di stazza lorda; di 19.539 passeggeri e 8.370 membri d’equipaggio, che assieme fanno 27.909 persone, ovvero circa la metà dei cittadini veneziani tutti concentrati in un colpo solo a San Basilio; di un muro di ferro, messe in fila l’una dietro l’altra le navi, di 2 chilometri e 800 metri».

Prosegue la nota: «Si sa (lo dicono l’Autorità Portuale, il Comune, il Cnr) che a ogni passaggio di grandi navi il livello dell’acqua nei rii limitrofi cala di 20 centimetri, dunque il 21 avremo 24 alte e basse maree con lo sconvolgimento del ritmo millenario della laguna senza che nessuno sappia cosa produce sulle rive e sui fondali il dislocamento di migliaia e miglia di tonnellate d’acqua dato che finora loro signori si sono trastullati a studiare solo l’ininfluente moto ondoso di superficie. Ma il dato davvero sconvolgente è quello dell’inquinamento: i veneziani respireranno 1,334 tonnellate di polveri sottili (Pm 2,5) e 30 tonnellate di ossidi d’azoto, componenti dei gas di scarico che lo Iarc (Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) classifica come “cancerogene per l’uomo”. Per produrre lo stesso inquinamento da polveri sottili, bisognerebbe che il 21 si muovessero con percorsi medi (50 chilometri al giorno) 2 milioni e 668 mila auto, il doppio di quelle che circolano a Milano, oppure che 89 mila veneziani (che non ci sono) guidassero ciascuno ininterrottamente un’auto per 24 ore! Per gli ossidi d’azoto, i dati sono anche peggiori e equivalgono alle emissioni del percorso medio giornaliero di 5 milioni e 217 mila auto».

«Da questo punto di vista – proseguono i No Grandi Navi – allora, perennemente trascurato, la soluzione del problema grandi navi non è quello perseguito dal Governo di scavare devastanti canali in laguna o di spostare il terminal crocieristico qua o là nel cuore di un ambiente delicatissimo e densamente urbanizzato, aggravando il rischio di incidenti, ma di lasciare fuori dalle bocche di porto tutte le navi che siano incompatibili con la sicurezza della città, la salute dei cittadini, la salvaguardia della laguna. Si applichi il decreto Clini–Passera e poi si progetti un nuovo modello di portualità».

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La terza via per le grandi navi nuovo canale dietro la Giudecca

Il progetto proposto da Zanetti (Scelta Civica) è sostenuto dalla Venezia terminal passeggeri «Costa meno del Contorta-Sant’Angelo e sgraverà dal traffico Bacino e canale della Giudecca»

VENEZIA – La terza via per le grandi navi. Tra il progetto dell’Autorità Portuale che per portare fuori dal Bacino di San Marco le grandi navi prevede lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo e quello caldeggiato dal sindaco Giorgio Orsoni che prevede invece di farle attraccare a Marghera, si fa strada quello sostenuto dal parlamentare di Scelta Civica Enrico Zanetti di una “tangenziale del mare”, con lo scavo di un nuovo canale a grande capacità alle spalle della Giudecca. Un progetto che ha uno sponsor importante, la Venezia Terminal Passeggeri (Vtp), che lo ha sviluppato gratuitamente in forma di progetto preliminare in vista del confronto ministeriale tra i progetti alternativi all’allontanamento delle grandi navi dal Bacino di San Marco e che ora lo caldeggia. «Noi siamo favorevoli a ogni progetto che mantenga l’attracco delle navi da crociera in Marittima – spiega il presidente di Vtp Sandro Trevisanato – ma tra lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo e il nuovo canale della Giudecca, preferiamo certamente quest’ultimo, che ha il vantaggio di mantenere la divisione tra traffico turistico e commerciale, è utile anche alla città perché sgraverebbe qui anche parte del traffico del Bacino San Marco e del canale della Giudecca, tra traghetti, lancioni e barconi e costerebbe anche molto meno del Contorta». È la convinzione anche dell’onorevole Zanetti, che ha presentato ieri il progetto preliminare del nuovo canale della Giudecca, insieme a Massimo Andreoli, portavoce veneziano di Scelta Civica. «Il progetto di un nuovo canale alle spalle della Giudecca – spiega – era stato già elaborato negli anni Trenta dal Provveditorato al Porto, ma poi accantonato. Credo che sia invece la soluzione più indicata per risolvere il problema, perché sgraverebbe parte del traffico del Bacino di San Marco e del canale della Giudecca in permanenza, indipendentemente dal passaggio delle grandi navi, mentre, ad esempio, il Contorta-Sant’Angelo avrebbe solo quella funzione, Entrando dalla Bocca di porto di Lido fino al Bacino di San Niccolò il tragitto rimarrebbe lo stesso, poi il canale si svilupperebbe a sud della Giudecca arrivando direttamente in Marittima. Il nuovo canasle si svilupperebbe in linea retta per circa tre chilometri e mezza con un’unica curva di un raggio di mille metri con l’entrata nel Bacino di evoluzione. Avrebbe una larghezza totale di 200 metri e una navigabile di 120 e una profondità minima di 10 metri e mezzo. Il costo previsto sarebbe di circa 60 milioni di euro – per il Contorta-Sant’angelo si parla tra i 120 e i 180 milioni di euro – e potrebbe essere realizzato nel giro di due anni. Il progetto è già stato inviato a Porto, Regione, Magistrato alle Acque e Capitaneria di Porto e presto anche ai ministri Lupi e Orlando».

Enrico Tantucci

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Le caratteristiche

Lungo cinque km scavo di sette milioni di metri cubi

VENEZIA. Ecco a alcuni dati tecnici sul possibile Canale Grande Capacità Sud Giudecca, secondo quanto previsto dal progetto preliminare. La lunghezza totale sarebbe di poco più di 5 chilometri e comporterebbe lavori di scavo per circa 7 milioni di metri cubi di fanghi. L’attuale tragitto delle navi da crociera in laguna ha una lunghezza di circa 10 chilometri e il tracciato proposto lo allungherebbe di circa 500 metri. Il fatto che sarebbe in gran parte rettilineo consentirebbe di evitare le cinque virate attualmente necessarie in Bacino San Marco e ridurrebbe i tempi di percorrenza. Il progetto prevede necessariamente uno studio preliminare di incidenza ambientale e un altro studio dovrà riguardare i cambiamenti nell’idrodinamica lagunare conseguenti alla realizzazione del Canale e del progressivo naturale interramento del Bacino. Le conseguenze della sua realizzazione secondo i proponenti sarebbero la riduzione del moto ondoso in Bacino di San Marco e in tutto il Canale della Giudecca per lo spostamenti di una parte consistente di traffico acqueo – al di là delle navi da crociera – lungo la nuova via. Qui potrebbero infatti essere convogliate anche le navi di stazza inferiore alle 40 mila tonnellate.

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Porto off shore per le grandi navi. Punta Sabbioni dice no

Progetto prevede una serie di moli lungo la diga foranea. Martedì il voto in Consiglio. Il sindaco Orazio è scettico: «Molto dubbi i vantaggi per la nostra economia»

CAVALLINO. Grandi navi a Punta Sabbioni: sull’opportunità del progetto De Piccoli la parola ora passa al consiglio comunale che lo voterà martedì sera. Anche la seconda commissione comunale di Cavallino-Treporti, dopo la sesta commissione consiliare della Provincia qualche giorno fa, ha potuto valutare l’altra sera le caratteristiche del progetto di un nuovo porto crociere off-shore posizionato a Punta Sabbioni illustrato direttamente dall’ideatore, l’ex vice ministro dei trasporti Cesare De Piccoli.

«Il nuovo porto crociere di Venezia», ha spiegato di fronte ad un esiguo numero di cittadini nonostante gli annunci del comitato cittadino No Grandi Navi, «dovrebbe tornare a guardare il mare, in linea con le scelte di altre grandi città marittime internazionali, con l’obiettivo di tenere le navi da crociera fuori dalla laguna». Secondo il progetto ci dovrà inoltre essere compatibilità con il Mose, la cui diga di dissipazione farebbe da protezione dai venti di scirocco, mentre il molo nord potrebbe proteggere dai venti di bora. Il nuovo porto off-shore consisterebbe quindi di una struttura removibile prefabbricata in acciaio, che costerà dai 220 ai 250 milioni con cronoprogramma lavori di circa 2 anni, collegata mediante un ponte al lungomare Dante Alighieri. Data la removibilità della piattaforma risulterebbe a impatto ambientale zero con l’obiettivo di zero emissioni visto che l’alimentazione energetica del terminal avverrebbe attraverso fonti rinnovabili.

«Ciò a cui ancora nessuno risponde non riguarda i benefici del progetto per il transito delle grandi navi rispetto a Venezia», commenta il sindaco Claudio Orazio, «ma sono piuttosto le reali occasioni di sviluppo che Cavallino-Treporti otterrebbe come contropartita dei disagi indubitabili causati dal porto grandi navi a Punta Sabbioni. Alcuni concittadini credono di poter poi contrattare la presenza del nuovo porto con qualche esclusiva legata all’approvigionamento delle mega navi che vada a vantaggio dell’economia locale. Non è su questo labile presupposto, e l’esperienza decennale del Mose insegna, che si può approvare un progetto così impattante mettendo in crisi la fragilità del territorio e l’appeal della località balneare motivo della nostra principale economia turistica».

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LA PROTESTA

Sabato prossimo sarà la giornata di punta di questo mese «Un’onda di 20mila turisti. E i veneziani respirano veleni»

Tra oggi e domani è in calendario l’arrivo di 10 navi da crociera in Marittima, più il passaggio di due traghetti della Anek per la Grecia e di tre aliscafi. Il record si toccherà però sabato prossimo, con uno stazionamento di 12 navi da crociera nella sola giornata del 21, cui si aggiungeranno le partenze e gli arrivi di domenica, oltre ai traghetti. Un “ingorgo” proprio mentre l’Ue propone la settimana europea della mobilità sostenibile, sotto il vessillo “Clean air it’s your move” e il ministro all’Ambiente Andrea Orlando ha proposto un numero chiuso per il passaggio delle navi, ipotesi che ha trovato il consenso del presidente di Autorità portuale Paolo Costa e del sindaco Giorgio Orsoni. La segnalazione arriva dal Comitato No Grandi Navi-Laguna Bene Comune, che in attesa di questa “overdose” di navi si allena con i numeri: complessivamente potranno riversarsi in città quasi 20mila passeggeri, a cui si sommano 8.307 membri di equipaggio, per raggiungere una cifra che rappresenta la metà dei veneziani residenti in centro storico concentrati a San Basilio. Messe in fila le navi raggiungerebbero quasi tre chilometri.
Ma il dato peggiore è sull’inquinamento: i veneziani – secondo il Comitato – respireranno oltre una tonnellata (1,334) di polveri sottili e 30 di ossidi d’azoto che compongono i gas di scarico, giudicati cancerogeni dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità. «Per produrre lo stesso inquinamento da polveri sottili bisognerebbe che nello stesso giorno si muovessero per 50 chilometri oltre 2 milioni e 668mila auto, oppure che quasi 90 mila veneziani (reclutando anche i residenti delle isole) guidassero ininterrottamente un’auto per 24 ore. L’invito del Comitato ad Arpav, Comune e Ulss è quello di mettere in funzione proprio quel giorno le centraline mobili per rilevare i dati dell’inquinamento e a verificare gli effetti idrodinamici del passaggio delle navi sia in centro storico sia nel resto della laguna.

Raffaella Vittadello

 

Navi alla Giudecca. L’apertura di Vtp.

Non dispiace neppure al presidente di Venezia terminal passeggeri, Sandro Trevisanato, l’idea di canale marittimo dietro la Giudecca presentato dal parlamentare di Scelta Civica Enrico Zanetti.

LA SOLUZIONE – Il transito delle navi a sud della Giudecca

LA RIEDIZIONE – Ripreso un vecchio progetto del 1930

LA CONSULENZA – Lo studio elaborato gratuitamente alla società Vtp Engineering

L’alternativa che “piace” al Porto Zanetti (Scelta Civica): «Ecco la soluzione per portare le grandi navi lontano da San Marco»

Con un documento datato 5 settembre 2013 e firmato dall’ingegner Franco De Angeli e Vtp Engineering (la società controllata di ingegneria di Venezia Terminal Passeggeri), la tangenziale lagunare da ipotesi di lavoro diventa un vero e proprio progetto. Presentato ieri dal deputato Enrico Zanetti e dal responsabile di Scelta civica per il centro storico, Massimo Andreoli, il preliminare per la realizzazione di un «canale di grande capacità a sud della Giudecca»: non solo per allontanare le grandi navi da crociera da bacino San Marco, ma per sgravare il canale della Giudecca dal traffico acqueo pesante, come ferry boat e lancioni granturismo.
La relazione illustrativa del progetto (in prima stesura, pensato nell’aprile 1930 dal Provveditorato al Porto, e ripreso su richiesta di Zanetti da Vtp Engineering, che l’ha aggiornato a titolo gratuito), spiega in dettaglio le caratteristiche del nuovo canale: 5.025 metri di lunghezza, 10,50 di profondità minima e 120 di larghezza per la zona navigabile (su complessivi 200). Oltre a una pendenza della scarpa di 40 metri, un raggio di curvatura minimo sull’asse di 1.000 e un bacino di evoluzione di 400 metri.
«Dalla bocca di porto di Lido fino al bacino di San Nicolò il tragitto resterebbe lo stesso, per proseguire in rettilineo a sud dell’isola della Giudecca arrivando direttamente alla Marittima – hanno detto Zanetti e Andreoli – I vantaggi? Rispetto alle altre ipotesi, economici, di navigazione e di risultato, perché più rapido e funzionale anche all’ordinario traffico acqueo cittadino. Lo scavo del nuovo canale, infatti, richiederebbe una spesa di circa 60 milioni di euro e da 16 a 18 mesi di lavoro: in altre parole, sarebbe più economico e di più veloce realizzazione rispetto al Contorta Sant’Angelo. Inoltre, pur prolungando di poco il tracciato attuale di 5.000 metri, eliminerebbe le cinque virate necessarie per entrare nel canale della Giudecca, consentendo una maggiore sicurezza e riducendo i tempi di percorrenza. Per questo la nostra soluzione ha raccolto ampi consensi: non solo tra i cittadini, ma tra gli operatori del settore».
Il parlamentare di Scelta civica ha poi precisato che «il volume di scavo ammonterebbe a 7 milioni di metri cubi di fanghi non inquinati, che potrebbero essere reimmessi per compensazione nel canale della Giudecca». Aggiungendo che si farà carico di consegnare il progetto preliminare ai ministri Orlando e Lupi, tramite il sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni (sua collega di partito). E che in attesa dell’applicazione del decreto Clini-Passera, subordinata all’identificazione e realizzazione di un percorso alternativo, «è preferibile per le grandi navi da crociera l’introduzione in laguna del numero chiuso, anziché il loro trasferimento a Porto Marghera dove ancora non ci sono infrastrutture per accoglierle».

 

IL GIUDIZIO DI VTP – Trevisanato: «Idea interessante per le crociere»

(vmc) «Il canale a sud della Giudecca proposto da Scelta civica? Molto interessante per il traffico crocieristico e la città. E per questo, approfondito da Vtp Engineering gratuitamente e come contributo al dibattito». Il presidente Sandro Trevisanato conferma «la grande attenzione di Venezia Terminal Passeggeri per questa ipotesi», pur precisando che l’apporto della società consociata di ingegneria «non va interpretato come una scelta di campo». E che «il progetto preliminare illustrato da Zanetti è solo una sintesi, mentre una versione più corposa del documento è stata già consegnata per competenza a Regione, Capitaneria di porto, Magistrato alle acque e Autorità portuale: esattamente la stessa prassi seguita da Vtp per il progetto Cold Ironing».

 

CAVALLINO-TREPORTI

Il progetto di Cesare De Piccoli verso la “bocciatura” in Comune

(g.b.) Il “no” ufficiale ancora non c’è. Le premesse, però, affinché martedì prossimo il Consiglio comunale di Cavallino-Treporti si opponga al progetto De Piccoli ci sono tutte. Almeno in base a quanto è emerso giovedì sera durante la seconda commissione consiliare alla quale, di fronte a consiglieri e pubblico presente, compresi gli esponenti del comitato “No Grandi Navi Punta Sabbioni”, lo stesso Cesare De Piccoli ha presentato il progetto che prevede una nuova Marittima alla bocca di porto del Lido, davanti alle opere del Mose, sul lato mare e a 100 metri dal molo foraneo di Punta Sabbioni con la quale il nuovo terminal verrebbe collegato con un ponte in acciaio. Un’illustrazione che ora ha dato il via libera alla discussione politica.

«Giudicate il progetto senza caricature – è l’invito di De Piccoli – per ciò che rappresenta effettivamente, senza polemiche».

Maggioranza e opposizioni non si sono sbilanciate ma sono state comunque fin troppo chiare: «È un progetto fuori scala per il nostro Comune», ha detto il sindaco Claudio Orazio. «È come se venisse messa una bella giostra ma su un giardino troppo piccolo», ha aggiunto Erminio Vanin di “Amministrare”. Perplessa anche Roberta Nesto di “Patto”: «Questo progetto non ci convince, ma allo stesso tempo non ci convincono le modalità di sviluppo dell’intero territorio».

 

Un appalto da 600 milioni senza gara: se il progetto viene accettato il promotore ha diritto di prelazione

PADOVA – La Mantovani fa finta di niente ma dentro al project per il nuovo ospedale di Padova non c’è più. Il costruttore si è ritirato: l’ammissione viene da fonti autorevoli interne. La società che ha partorito l’idea iniziale, realizzato gli studi e promosso con Palladio Finanziaria e Bovis Lend Lease il primo project financing, quello trainato da Giancarlo Galan presidente, che doveva costare 1700 milioni di euro, esce di scena. Il secondo project, ristrutturato da Luca Zaia, che costerà 600 milioni di euro ma che eredita le conoscenze del primo, viaggia solo con le gambe finanziarie dei due ex soci promotori, Palladio e Bovis. Manca il costruttore. Palladio e Bovis si stanno facendo largo a spallate, cercando di imporre alla giunta Zaia tempi e metodi utili a fiancheggiare la loro azione. In attesa di imporre condizioni e prezzi alle imprese appaltatrici. Si suppone, perché qualcuno dovrà costruire.

La gara. Sempre se vinceranno la gara, penserete voi. Invece no, il problema non si pone: se il progetto viene accettato, il promotore ha il diritto di prelazione. Sarà lui a costruire e a gestire l’opera in ogni caso. Basterà che si allinei alle eventuali contro-offerte dei concorrenti. La gara è già vinta.

Il promotore. Il punto stupefacente è che il promotore non è ancora stato individuato. E’ vero che l’unica offerta presentata in Regione per il nuovo ospedale di Padova è quella di Palladio e Bovis, ma la busta giace «ancora chiusa e sigillata» a Palazzo Balbi. Dal 30 marzo 2012, non da ieri. L’ha confermato Luca Zaia il 12 giugno scorso, firmando la delibera che recepiva le indicazioni del comitato scientifico sul nuovo ospedale: dove dovrà essere costruito, quanti posti letto dovrà avere, come si integrerà con la ricerca universitaria, quanto pagare per gli espropri, quanto per gli oneri di urbanizzazione, quanta parte andrà a carico dei privati e quanta del pubblico.

Coincidenze. Tutte caratteristiche che coincidono, guarda caso, con il project presentato da Bovis e Palladio, almeno nelle versioni date dai giornali, visto che la busta è ancora chiusa. Come avranno fatto a indovinare le intenzioni di Luca Zaia: sono andati da Frate Indovino o è Zaia che segue le loro direttive? Se era tutto pilotato, chi è il regista?

Braccio di ferro. Stiamo ai fatti di oggi. Luca Zaia pensa ancora di riuscire ad ottenere dal Cipe l’intera somma, i 600 milioni di euro: perché dovrebbe ascoltare gente che si offre di costruire un ospedale che lui potrebbe fare da solo? Li ascolterà, caso mai, quando il Cipe gli avrà detto di no. Per il momento si nega: non ce lo dice tra virgolette, ce lo fa sapere attraverso i suoi collaboratori diretti. Per il resto rinvia a Claudio Dario, il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Padova. I privati invece non hanno tempo da perdere, vogliono gli utili e forzano la procedura regionale con l’unico metro che conoscono: il denaro non può stare immobilizzato. Ieri in un’intervista l’amministratore delegato di Bovis, mister Andrea Rucksthul, ha ingiunto a Zaia di decidersi, altrimenti trasferirà i suoi capitali altrove. Si comporta come se il lavoro fosse già suo.

Intreccio societario. Da dove arrivano queste certezze della multinazionale australiana Bovis, che sfiorano la sicumera? Proviamo a guardare dentro al suo socio italiano, questa Palladio Finanziaria per il momento silente. Palladio, sede a Vicenza, è una corazzata da 239 milioni di capitale sociale, partecipata da istituti di credito come Banco Popolare, Veneto Banca, Bpl, Mps, oltre che da una holding con sede in Lussemburgo. E’ legata direttamente a nomi come Benetton, Amenduni, Ricci, Valmarana, Mediolanum, Telwin, altri ancora. Un concentrato di potenza che opera su tutti i fronti: nel 2012 non ha esitato a dare la scalata al titolo Fondiaria-Sai, contro Mediobanca. Con Mantovani, Gemmo, Studio Altieri e Serenissima Ristorazione (tutti in Summano Sanità) ha costruito e gestisce il nuovo ospedale vicentino di Santorso. Uno dei componenti del collegio sindacale di Palladio, Fabrizio Tabanelli, commercialista, ha comprato dalla Provincia di Vicenza un palazzetto nel centro storico della città assieme all’eurodeputata Lia Sartori, Pdl.

Inconvenienti. Palladio detiene il 14% di Est Capital, gruppo immobiliare che opera soprattutto a Venezia ed è partecipato da Grandi Lavori Fincosit, Condotte e Mantovani. Qui le magnifiche sorti della società hanno subito un improvviso scossone: il 12 luglio scorso la Guardia di Finanza ha perquisito l’abitazione di Vicenza e la suite nell’hotel Excelsior al Lido di Roberto Meneguzzo, vicepresidente e amministratore delegato di Palladio. Motivo: inchiesta Mose. Meneguzzo non è indagato ma una perquisizione non si fa per caso. Particolare. Nel collegio sindacale di Est Capital siede anche il commercialista Alberto Dalla Libera, che per due mandati è stato consigliere di Veneto Sviluppo, la finanziaria regionale e per altri due presidente del collegio sindacale. Dalla Libera è considerato l’uomo di riferimento della Lega per le questioni finanziarie. Con il che, siano o no coincidenze, si torna a Luca Zaia. Il collegamento nei fatti tra uomini di fiducia sia del pubblico che del privato esiste. Coperture su tutti i fronti, da destra a sinistra, dall’Italia all’Europa. Salvo incidenti.

Renzo Mazzaro

 

Un protocollo fissa le tappe da rispettare 

Nel protocollo firmato il 2 luglio dalle sei istituzioni si indicano le tappe, dopo avere preciato che il 30 marzo 2012 Finanza e Progetti Spa (la proponente) aveva depositato una proposta ai sensi dell’articolo 153, comma 19, del decreto legislativo 12 aprile 2006, relativo al nuovo ospedale di Padova: il 12 giugno è stato depositato il piano di fattibilità. Ma cosa prevede l’accordo? Il Comune deve in primis assegare una nuova destinazione urbanistica al polo ospedaliero esistente, un’operazione che porterà alle dimissioni delle cliniche con un ricavo stimato attorno a 45 milioni di euro. Comune e Provincia si impegnano a predisporre un piano delle dismissioni, mentre il valore dei terreni da espropriare è stimato attorno a 27 milioni di euro. Il piano di fattibilità ha stimato il costo di realizzazione del nuovo ospedale in 410 milioni di euro, altri 132 milioni per attrezzature e attivazione e altri 55 milioniper le spese generali. Tirate le somme siano a 600 milioni. Per quanto riguarda l’attuazione dell’intervento, si considera il project financing come un’iniziativa privata nel caso in cui la proposta venga dichiarata di interesse pubblico ai sensi dell’articolo 153 comma 19 del codice civile. Viene poi creato un Comitato di coordinamento tra le sei istituzioni pubbliche, che il compito di vigilare sul rispetto della procedure e delle tappe.

 

Rossi: «Zaia dovrà mantenere gli impegni»

Il sindaco: dopo la firma dell’accordo bisogna bruciare le tappe. I privati? Non vanno demonizzati 

PADOVA – Sindaco Ivo Rossi, il nuovo ospedale di Padova rischia di diventare un miraggio: se ne parla da 6-7 anni ma tutto è fermo. Come mai? «Non è vero. In luglio abbiamo firmato un accordo che impegna Regione, Università, Azienda ospedaliera, Iov, Comune e Provincia a rispettare un cronoprogramma: noi abbiamo già messo a disposizione l’area e dal ministro Lupi speriamo di ottenere i fondi per la nuova linea del tram che collegherà i tre poli: il Sant’Antonio in via Facciolati, il Giustinianeo con le attuali cliniche e la futura città della salute a Padova Ovest. Tutto è definito nei dettagli anche se il contesto non è agevole: mancano le risorse, da Roma arrivano solo tagli. E tocca alla Regione trovare i 600 milioni di euro».

Quindi la colpa dei ritardi è di Luca Zaia? «Non intendo aprire polemiche dato che non ha alcun senso piantare bandiere ideologiche di appartenenza. Non ho pregiudiziali nei confronti di Zaia, che verrà giudicato come presidente della Regione sulla base di quanto riuscirà a fare di concreto per vincere la sfida. La storia della medicina europea si è fatta a Padova e negli ultimi decenni la Regione ha investito notevoli risorse negli ospedali di Treviso e di Verona mentre a Mestre con il project hanno creato una nuova struttura in tempi record. La città della salute sarà un volano di sviluppo per la ricerca universitaria e consentirà a Padova di competere con i grandi poli internazionali: le analisi elaborate dal team del rettore Zaccaria dimostrano che siamo sempre al top dell’eccellenza».

Nessuna bandiera ideologica, ma Zaia secondo lei è pronto a collaborare con il Comune di Padova? «E’ da un paio di mesi che occupo la carica di sindaco supplente e non voglio creare incidenti: considero Zaia un gentiluomo che si è impegnato a rispettare un accordo destinato a cambiare il futuro della nostra città. Ripeto: verrà giudicato dai fatti».

A proposito di fatti, sul tavolo del governatore giace un’offerta di Palladio Finanziaria- Lend Lease con tanto di studio di fattibilità del nuovo ospedale: ora sembra che le lungaggini della politica stiano facendo scemare l’interesse dei privati, pronti a ritirarsi. Lei che ne pensa? «Parlo solo di cose che mi riguardano. La Regione ha competenza esclusiva su tutta la materia ma posso dire che Dario, direttore dell’Azienda Ospedaliera e futura stazione appaltante, mi ha rassicurato poiché la fidejussione era scaduta già altre due volte ed è sempre stata rinnovata».

Ma lei ritiene che il partner privato sia davvero fondamentale? C’è chi esprime perplessità dopo il project dell’Angelo di Mestre… «Mettiamola così: se Zaia saprà trovare i 600 milioni dallo Stato o dal bilancio della Regione credo che il nuovo ospedale possa nascere senza alcun ruolo dei privati. Ci sono queste risorse? Temo di no. E allora bisogna stare con i piedi per terra e considerare il project né più né meno alla stregua di un mutuo che si accende nel tempo in cambio di un servizio di altissima qualità. I privati non vanno demonizzati, ma il controllo della sanità deve restare sempre nelle mani delle istituzioni pubbliche».

Albino Salmaso

 

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