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INCHIESTA MOSE – La difesa di un accusato di turbativa d’asta. Un imprenditore: fu l’avvocato a consigliare l’accordo sugli appalti

SCONOSCIUTO – L’indagato non fa il nome, inquirenti a caccia del professionista

Non avrebbero fatto tutto da soli gli imprenditori di Chioggia che, nella primavera del 2011, si accordarono per potersi aggiudicarsi, senza problemi di concorrenza, i lavori di scavo dei canali portuali. A suggerire la modalità di azione sarebbe stato un avvocato. Lo ha spiegato al pm Paola Tonini il capofila dell’associazione temporanea di imprese (Ati), Roberto Boscolo Anzoletti, amministratore della Lavori marittimi e dragaggi (Lmd) di Chioggia, finito agli arresti domiciliari a luglio, assieme ad altre sei persone (tra cui l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati), con l’accusa di turbativa d’asta. In una memoria scritta depositata il giorno dell’interrogatorio, Boscolo Anzoletti, ha raccontato che «per decidere come partecipare ad un’offerta unitaria alle gare, senza creare turbative d’asta» fu contattato un legale (di cui non fa nome e che Procura cercherà di individuare ndr) il quale consigliò di «concludere gli accordi parasociali (…) Dico questo per sottolineare la mia buona fede», ha aggiunto l’imprenditore.
In dodici pagine Boscolo Anzoletti ricostruisce passaggio per passaggio come si arrivò all’accordo per pilotare l’appalto. «Tale gara per noi piccole imprese si presentava come una opportunità di lavoro importantissima che ci avrebbe consentito di tirare un po’ avanti e di superare questo periodo di crisi», ha dichiarato al pm Tonini, spiegando che il prezzo di base d’asta era particolarmente basso e che le piccole imprese avevano i mezzi per effettuare i lavori direttamente, mentre le grandi ditte (Mantovani, San Martino e Coedmar) sarebbero state poi costrette a subappaltare ad altri.
EVITARE LA GUERRA – Il primo incontro «per provare a non farci la guerra», si svolse nell’aprile del 2011 nella sede della Coedmar, su invito della stessa, ha spiegato Boscolo Anzoletti elencando tutti i presenti. A questo incontro ne seguì una seconda, sempre nella sede della Coedmar «nella quale non si raggiunse un accordo sul criterio di suddivisione delle quote». Accordo che invece arrivò a conclusione del terzo incontro, svoltosi nella sede della cooperativa San Martino: un risultato che Boscolo Anzoletti definisce «decisivo» in quanto «rappresenta per la prima volta l’unione di tutte le imprese “marittime” di Chioggia per partecipare unite alla gara».
A questo punto l’unico timore riguardava la possibilità che la Mantovani potesse «scompaginare gli accordi così faticosamente raggiunti», anche alla luce dei cattivi rapporti che vi erano tra Coedmar, San Martino e l’azienda di Piergiorgio Baita.
«COME UN PADRE» – Per questo motivo Boscolo Anzoleti fu incaricato di contattare Mazzacurati, che l’imprenditore chioggiotto conosce da quando nel 2009 il cugino Alfredo, sul letto di morte, gli disse che il presidente del Consorzio Venezia Nuova era «come un padre» e si sarebbe potuto rivolgere a lui per qualsiasi problema relativo all’attività lavorativa in laguna. «Non ho chiesto all’ing. Mazzacurati l’astensione delle grandi iprese dalle gare, ma di “intercedere” con il sig. Baita affinché fosse raggiunto un equilibrio per non interferire nei lavori di scavo», ha precisato.
«TUTTO A POSTO» – Boscolo Anzoletti ha poi riferito al pm di essere stato contattato il giorno seguente dal segretario di Mazzacurati, Federico Sutto, il quale gli avrebbe detto «É tutto a posto». (Anche Sutto è finito ai domiciliari e, ieri mattina, il Tribunale del Riesame ha rigettato il suo ricorso, confermando la misura cautelare). Lo stesso Baita, incrociato causalmente qualche giorno più tardi, lo avrebbe rassicurato: «Roberto, va bene. Ma la condizione è che tutti quanti i grossi rimangano fuori». A questo punto seguì un’ulteriore riunione tra le piccole imprese, nel corso della quale «tutti i partecipanti furono messi al corrente della situazione e degli accordi presi», ha spiegato l’amministratore di Lmd.
Boscolo Anzoletti ha chiuso la sua memoria assicurando che il prezzo di aggiudicazione dell’appalto è «assolutamente compatibile con il valore di mercato e i prezzi pagati dall’Autorità portuale di Venezia per le gare precedenti». E che, di conseguenza, nessun danno è stato provocato all’ente pubblico. Lettura non condivisa dalla Procura, che sta proseguendo le indagini anche su altri filoni.

Gianluca Amadori

 

Gazzettino – Spuntano nuovi nomi nell’inchiesta sul Mose

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22

ago

2013

VENEZIA – Mose, spuntano nuovi accusati. Chiesti altri sei mesi di indagini

VENEZIA Depositata dal pm Tonini la richiesta di proroga per sei mesi dell’indagine preliminare. E ci sono sorprese

Un consulente avrebbe preteso soldi dalle imprese

È nata con l’arresto dell’ex presidente del Consorzio Mazzacurati l’inchiesta che fa tremare la Venezia della politica e degli affari

Indagati (concussione o corruzione) un professionista padovano, due geometri del Consorzio Venezia Nuova e alcuni imprenditori

Sono trentadue le persone indagate nell’inchiesta che, lo scorso luglio, portò all’arresto dell’ex presidente del Consorzio Venezia, Nuova, Giovanni Mazzacurati, e di altre sei persone accusate di turbativa d’asta in relazione ad alcuni lavori di scavo dei canali portuali di Venezia. I loro nomi compaiono nella richiesta di proroga delle indagini preliminari notificata nei giorni scorsi a tutti i difensori, con la quale il sostituto procuratore Paola Tonini chiede altri sei mesi di tempo per completare i complessi accertamenti. La richiesta di proroga riguarda in realtà 26 indagati, ma i nominativi di altri sei figurano nell’elenco conclusivo, nel quale il pm ricapitola i reati contestati a ciascuno di loro: oltre a tre episodi di turbativa d’asta, vi sono quattro capi d’imputazione relativi a violazioni fiscali, uno per concussione e uno per corruzione.
«VENDUTO» – Per concussione, ovvero per aver imposto il pagamento di somme di denaro illecite, figura indagato un professionista padovano, Sergio Nave, 79 anni, chiamato in causa in qualità di collaboratore del Consorzio Venezia nuova. La Finanza lo accusa di aver percepito indebitamente soldi dai referenti di società consorziate e in alcune intercettazioni viene definito come un “venduto”.
L’ipotesi di corruzione riguarda invece due geometri del Consorzio Venezia Nuova, Federico Pasqualato, 70 anni, di Mira e Antonio Furlan (il cui nome non risulta tra quelli per cui viene chiesta la proroga) assieme al veneziano Nicola Falconi, 51 anni, titolare della Sitmar (e presidente dell’Ente gondola, estraneo all’inchiesta) e ad altri due imprenditori, Roberta Biotto, 46 anni, di Cona e il napoletano Giovanni Iovine. Per entrambe le vicende non è ancora chiaro di che natura siano i contestati pagamenti illeciti e in relazione a quali opere del Consorzio.
APPALTO PILOTATO – L’altro filone per cui la Procura chiede la proroga è quello relativo a tre gare d’appalto per lavori banditi dall’Autorità portuale in relazione ai quali vi sarebbe stato un accordo preventivo – coordinato da Mazzacurati – per garantire il successo ad una cordata di piccole imprese di Chioggia che, in precedenza, si erano recate dal presidente del Consorzio Venezia Nuova per lamentare di essere state escluse troppo a lungo e di aver bisogno di lavorare. Per far vincere i “piccoli”, aziende del calibro di Mantovani, Cooperativa San Martino e Coedmar avrebbero accettato di non presentare offerte, in cambio della successiva assegnazione di altri lavori in laguna.
REATI FISCALI – Per finire l’inchiesta riguarda una serie di presunte violazioni fiscale contestate principalmente alla cooperativa San Martino di Chioggia, accusata di aver emesso e utilizzato una serie di false fatture, tra il 2004 e il 2007. Di sola emissione di false fatture è accusato anche l’amministratore della Corina srl, Luciano Mognato, mentre l’ipotesi di omessa dichiarazione, oltre che ad alcuni amministratori della San Martino, viene constestata anche ai responsabili della società che avrebbe fornito palancole e sassi da annegamento attraverso un “giro” che consentì alla coop di realizzare un consistente aumento di prezzi. Si tratta della Istra Impex: indagati risultano Alessandro Pasut, Lydia Eppich e Massimiliano Mompiani, i cui nomi, assieme a quelli di Nicla Boscolo Bacheto e Antonio Boscolo Cucco, non compaiono nella richiesta di proroga.

Gianluca Amadori

 

L’INTERVISTA

Il sacerdote: «Sono dei serbatoi di corruzione, che devastano il territorio. I progetti siano pubblici»

PADOVA — Don Albino Bizzotto, 74 anni, fondatore dei «Beati i costruttori di Pace», da venerdì 16 agosto comincia uno sciopero della fame. È l’ennesimo digiuno nella vita di questo sacerdote di frontiera, che da anni combatte contro guerre e povertà (in città ha messo in piedi una rete di accoglienza, che offre quotidianamente assistenza alimentare a oltre tremila famiglie in crisi). Ma questo è forse il più delicato.

«Vivrò in un camper all’interno del cortile dell’associazione, in modo che tutti possano vedermi. Non mangerò. Sarò seguito da un medico: berrò solo un po’ di acqua e, quando sarà necessario, assumerò qualche polverina di integratore. Niente altro».

Perché questa protesta?

«L’ambiente e il territorio sono diventati i luoghi di maggiore speculazione finanziaria: la Terra, che ci ha generato, è ormai considerata una cosa e non un organismo vivente. Ma la situazione è fuori controllo. Solo in Veneto dal 1990 al 2000 la superficie agricola è diminuita di 279.830 ettari, cioè del 21,5%; mentre il consumo del suolo per urbanizzazione e infrastrutture varie è di 1382 ettari l’anno, pari cioè a 3,8 ettari al giorno. Siamo sopra a un vulcano».

Questo trend (purtroppo) è noto. Cosa ha scatenato, in concreto, la sua volontà di praticare lo sciopero della fame?

«In Veneto c’è una programmazione politica che ha accettato i grandi investimenti privati come prioritari, senza considerare minimamente la partecipazione dei cittadini. In particolare, mi riferisco al piano regionale che riguarda le autostrade e le altre mega opere, che avranno un impatto devastante sul territorio. Tutte realizzate in project financing, tra l’altro. Da Veneto City alla Città della Moda, fino alla Pedemontana, che è una vera voragine. Opere inutili, che servono solo a fare soldi a spese dei cittadini».

Pensa lo stesso anche del nuovo ospedale di Padova?

«Ma perché un nuovo ospedale? Sprecare tutte le energie, invece di incanalarle per la gente che ha bisogno?»

Queste opere, però, portano posti di lavoro.

«È vero, la questione è cruciale. Bilanciare l’occupazione da un lato e salute e territorio dall’altro. Ma vanno considerati due problemi. Il primo: queste opere sono delle vere e proprie fucine di corruzione. Dalla Pedemontana, che è tutta in subappalto; al Mose, un colosso che ha mangiato soldi, nel silenzio più assordante di tutti i partiti. Tra parentesi: vogliamo che siano i giudici a stabilire il calendario dell’azione produttiva del Veneto? E poi il secondo problema: avere un atteggiamento diverso nei confronti della produzione, perché questa non è una crisi economico-strutturale, ma antropica. Il fatto è che il pianeta così come si trova non ce la fa. I conti non tornano più».

È un po’ grillina come posizione…

«Sarà grillina, ma bisogna smetterla di considerare l’economia il motore di tutto. Anche la Terra ha una sua grammatica: il nostro sistema aiuta a creare la vita o a distruggerla? In questo c’è tanto silenzio anche da parte della Chiesa».

Cioè?

«Questi temi non fanno ancora parte della Pastorale, non sono discussi nelle parrocchie e in ambito di Diocesi, nonostante ci sia un messaggio chiaro da parte della Cei. Più che sordità, è ignoranza».

Cosa potrà farla desistere dal digiuno?

«Il governatore Zaia dice che bisogna fermare cemento e asfalto; ma viene il dubbio che i suoi siano solo proclami. Basterebbe, però, che si rendessero trasparenti e accessibili i project financing. La gente, che poi attraverso i ticket li pagherà tutti, deve sapere cosa comportano. E come incideranno sul territorio».

Giovanni Viafora

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I dubbi dell’Architetto De Simone in vista delle prime prove in acqua del sistema

Tra poche settimane inizieranno alla bocca di porto di Lido le prove di funzionamento delle prime quattro paratoie del Mose, con lavori che proseguiranno poi per tutto l’inverno, provocando anche l’interruzione da novembre ad aprile del prossimo anno del passaggio delle navi da crociera.

Ma a sollevare nuovi dubbi e polemiche sull’intervento in corso del Consorzio Venezia Nuova, è l’architetto Fernando De Simone, specializzato in costruzioni sotterranee, sottomarine,ingegneria sismica e trasporti, che aveva tra l’altro presentato uno dei progetti alternativi al sistema di dighe nobili.

«Il Consorzio Venezia Nuova – spiega De Simone – ha dichiarato in recenti interviste che lo stato di avanzamento dei lavori è ormai vicino all’80 per cento. Fino ad ora sono stati stanziati 5 miliardi di euro,su un costo complessivo fissato a 5 miliardi e mezzo. Ora, l’’80 per cento di 5 miliardi e mezzo di euro, è 4 miliardi e 400 milioni, ma il Consorzio ha invece già ricevuto il 90,9 per cento dell’intero costo dell’opera. Mancano solo i 500 milioni, che dovranno finanziare la realizzazione di opere connesse ed accessorie. Il concessionario dello Stato per le opere in laguna ha già ricevuto un anticipo di 600 milioni in più del lavoro fatto, e vuole, sempre in anticipo, anche gli ultimi 500 milioni? Perché?».

Ma la critica dell’architetto De Simone riguarda in particolare le nuove paratoie e i loro costi.

»Nel prossimo settembre – ricorda – verranno effettuati i test di funzionamento,sulle prime 4 paratoie montate,e per verificare se si potrà procedere alla costruzione delle restanti 74 paratoie. Visto che dai conteggi sembra che esse risultino già pagate in anticipo (o no?), chi pagherà le eventuali modifiche? Il funzionario del Ministero dei Lavori Pubblici olandesi, Tim Geluk, aveva dichiarato in una intervista a Rai 3 (Report del 15 aprile 2007) che un progetto simile al Mose, era stato scartato, oltre 20 anni prima, a causa degli eccessivi costi di costruzione e manutenzione. Il Consorzio Venezia Nuova, che non aveva mai costruito una diga, lo ha snobbato».

Sempre secondo De Simone,nonostante l’enorme aumento dei costi preventivati, le scelte dei materiali, non sono state le migliori.

«Hanno preferito le meno sicure cerniere saldate – osserva – a quelle fuse (molto più costose), e per le paratoie, al posto del più costoso acciaio inossidabile,hanno preferito utilizzare la lamiera a protezione catodica con anodi sacrificali, che rilascerà nel mare, circa 12 tonnellate di zinco ogni anno, in eterno. L’ecosistema ne pagherà le conseguenze. Il “vantaggio” della protezione catodica, è che,a causa del costante distacco dello zinco, per non fare arrugginire rapidamente le paratoie, bisognerà smontarle tutte, a rotazione, portarle i cantiere, rivestirle, e con il mare calmo, rimontarle, in continuazione. Per questo temo che i costi della manutenzione, e della difficile pulizia dalle incrostazioni, temo che supereranno i 150 milioni di Euro all’anno».

Quindi,i dubbi sul loro funzionamento.

«È ancora poco chiaro, in caso di abbassamento rapido o cedimenti del fondo marino (subsidenza) – osserva l’esperto – come si comporteranno le paratoie, distanti 15 centimetri, l’una dall’altra. Se solo due paratoie (larghe 20 metri, alte fino a 30 metri e spesse fino a 5 metri ) si dovessero bloccare, si creerebbe una falla di 40 metri e assi o protezione dalle alte maree eccezionali».(e.t.)

 

LA POLEMICA Affondi di cantante e sindaco. E questo inverno crociere a Trieste per il Mose

LA DIFESA «Io, il primo a spingere le crociere via dal Bacino»

GRANDI NAVI – Non accenna a placarsi la polemica sul passaggio in laguna e il Porto finisce nel mirino

IL PRESIDENTE – Paolo Costa, ex sindaco e presidente dell’’autorità portuale

Da una parte Adriano Celentano che anche ieri ha deciso di “cantarle” nuovamente all’Autorità portuale con un nuovo articolo su “Il Fatto quotidiano”; dall’altra il sindaco Giorgio Orsoni che da “solista” replica pan per focaccia alla presa di posizione di Costa che l’altro giorno “invitava il primo cittadino a mettere, almeno per una volta, i piedi al Porto di Venezia». Insomma, infuria la battaglia a “suon di polemiche” anche all’indomani della notizia che il Porto dovrà chiudere alle grandi navi per i lavori del Mose nel prossimo inverno.

E a dare il là ci ha pensato il Molleggiato che ieri ha vergato un altro articolo con una serie di durissime accuse a Costa: «Mi scuserà sig. Autorità – scrive Celentano rivolgendosi a Costa – se per quanto riguarda la sua immagine, mi sono permesso di chiedere al giornale di scegliere una foto diversa da quella pubblicata nel mio primo articolo. Non perchè lei stia male, anzi solo che l’espressione è un po’ troppo benevola. Non corrisponde, secondo me, al suo animo distruttivo. Lei non solo non vuole bloccare il passaggio di quei mostri sulla laguna, ma vuole addirittura scavare un altro canale».

Pronta la replica del presidente dell’Autorità portuale (che oggi verrà pubblicata dal “Fatto” ndr): «Caro Celentano – dice Costa – nonostante gli insulti dei quali mi fa omaggio lei resta uno dei miei cantanti preferiti (…) ma ha il dovere di documentarsi per sapere con chi e di che cosa parla. Se non lo fa il “ne sutor ultra crepidam” (Ciabattino non andare oltre le scarpe ndr) è il minimo che si merita. Se si fosse documentato avrebbe saputo che chi scrive è il solo, sì il solo, che si sta battendo per non far passare le grandi navi in Bacino. La mia soluzione prevede la ricalibratura di 4 km di canale e il come fare ce lo dicono Luigi D’Alpaos dell’Università di Padova e l’Ismar-Cnr. Tutta gente che alla laguna ha dimostrato, non solo detto, di tenerci più di lei e di me. Intanto io continuerò ad ascoltare “Ciao ragazzi ciao”».

N.B. Costa scrive una cosa inesatta: il prof. D’Alpaos è assolutamente contrario a scavare un nuovo canale.

Ma all’attacco di Celentano, fa eco la secca risposta del sindaco Giorgio Orsoni, che pur rinnovando la volontà di discutere con pacatezza la questione, anche attorno ad un tavolo, per valutare il decreto Clini-Passera e l’ipotesi Marghera, taglia corto:

«Credo di conoscere il Porto e la sua attività – ribatte il primo cittadino – forse meglio di Costa… Mi meraviglio che invece di fare il presidente dell’Autorità portuale, si metta a fare l’imprenditore. Dovrebbe invece riuscire a disgiungere i due ruoli. Da una parte la gestione dello scalo marittimo, e dall’altro lasciare alla politica la facoltà di scegliere. E da questo punto di vista non può che risultare sbagliato fare del “terrorismo” sull’occupazione e annunciare investimenti peraltro non verificati. Dall’altra abbiamo il decreto Clini-Passera, che va rispettato e che non lascia spazio a scelte personali, di chi, detto per inciso – attacca Orsoni – vuole dare un’interpretazione di sviluppo del territorio non conforme a quello già stabilito dall’Amministrazione comunale nel suo complesso».

Paolo Navarro Dina

 

LA PROPOSTA – Caccia: «Invitiamo il Molleggiato per un concerto a San Marco»

E c’è chi punta ad invitare Celentano a Venezia per un grande concerto a sostegno dei “No Navi” in Piazza San Marco. L’idea è venuta al consigliere comunale di In Comune, Beppe Caccia che ha inviato ieri una lettera aperta al Molleggiato: «Credo di farmi interprete dei sentimenti di tanti cittadini veneziani – scrive Caccia – nel ringraziarla per i puntuali e documentati interventi con cui, non da ora, sta denunciando i pesantissimi impatti e i gravissimi rischi per la salute, l’ambiente e il patrimonio monumentale e storico della nostra Città, rappresentati dal transito di navi dalle dimensioni ormai incompatibili con il fragile ecosistema della Laguna.”. E poi la richiesta: «Per questo, mi permetto – conclude Caccia – di chiederle di contribuire ancora a questa battaglia in difesa della nostra città, patrimonio dell’umanità intera, invitandola a partecipare a un grande concerto che raccolga, a partire da lei, tutti gli artisti sensibili e decine di migliaia di persone.

Al sindaco Orsoni chiedo di mettere piazza San Marco e l’organizzazione dell’Amministrazione comunale a disposizione di questo grande evento contro le grandi navi. Le prossime settimane sono decisive: insieme possiamo farcela.”

 

Gazzettino – Venezia. Daniele nuovo Magistrato alle acque

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10

ago

2013

NOMINA – Il dirigente arriva dal Provveditorato Lavori pubblici del Piemonte

Il ministero gli ha ufficializzato ieri l’incarico ad interim

Dopo mesi di “sede vacante”, arriva il sostituto di Ciriaco D’Alessio alla presidenza del Magistrato alle Acque. Il nuovo inquilino di Palazzo X Savi sarà Roberto Daniele, molisano di Campobasso, attuale provveditore ai Lavori pubblici per il Piemonte e la Valle d’Aosta, che ricoprirà ad interim anche le funzioni del Magistrato alle Acque in una fase particolarmente delicata tra la decisiva questione delle Grandi Navi e i recenti episodi di cronaca giudiziaria che hanno toccato il Consorzio Venezia Nuova e i lavori del Mose.
Insomma, un “fardello” non da poco anche per quelle che saranno le decisioni in materia di salvaguardia e difesa della laguna. «Daniele – è detto in una nota del ministero per le infrastrutture e dei Trasporti – è chiamato ad affrontare e superare una serie di emergenze che in questo momento caratterizzano la città di Venezia. In questa delicata fase sarà infatti necessario assicurare continuità e massima trasparenza ai lavori del sistema Mose, per garantirne il completamento nei tempi contrattuali previsti, collaborando con gli organismi preposti al controllo. L’ingegner Daniele dovrà coordinarsi con gli enti e gli organismi locali (Regione, Comune e Autorità portuale) per definire e rendere operative nel breve e medio periodo risposte organiche al problema del transito della navi nella Laguna di Venezia».
L’arrivo di Daniele alla guida del Magistrato alle acque sarà importante anche per la prossima convocazione del Comitatone (probabilmente nel prossimo ottobre) che sarà il momento culminante di un percorso che dovrebbe portare a scelte dirimenti proprio sul tema dei percorsi delle grandi navi nel bacino veneziano. «Di tali soluzioni si è discusso nella riunione del 25 luglio presso il Ministero della Infrastrutture e dei Trasporti a Roma, stabilendo un percorso che porterà alla decisione definitiva entro il prossimo 15 ottobre. Daniele seguirà anche l’evoluzione dei progetti del porto di Trieste, del porto di Venezia e del nuovo tunnel del Brennero, tutti interventi che rivestono una valenza sovranazionale in quanto ubicati all’interno delle reti europee Ten-T».

 

Nuova Venezia – Scandalo Mose: Mazzacurati in liberta’

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9

ago

2013

Motivi di salute e «atteggiamento leale»: dopo 27 giorni revocati i domiciliari all’anziano ex presidente di Venezia Nuova

VENEZIA – Dopo 27 giorni di arresti domiciliari, è tornato ieri un uomo libero Giovanni Mazzacurati, 81 anni, l’uomo che alla presidenza del Consorzio Venezia Nuova – che ha lasciato dopo vent’anni al timone, solo alla vigilia dello scoppio della bomba giudiziaria – ha trasformato la salvaguardia della laguna di Venezia in un affare da quasi 6 miliardi di euro sul quale dettava legge, forte di quella concessione unica riconosciuta al Cvn dallo Stato italiano.

Il giudice per le indagini preliminari Gabriele Scaramuzza, ha accolto la richiesta di revoca delle misure cautelari avanzata dagli avvocati difensori Muscari Tomaioli e Biagini, per motivi di salute, ma non solo: anche per il suo atteggiamento «leale» nel corso degli interrogatori.

«Certamente il giudice ha preso atto dello stato di salute dell’ingegnere, ma è stata anche riconosciuta la sua piena lealtà nel corso degli interrogatori con il pubblico ministero», sottolinea l’avvocato Muscari Tomaioli.

Anche la pubblico ministero Paola Tonini ha espresso parere favorevole alla revoca degli arresti domiciliari: quanto accaduto nell’inchiesta parallela del pm Ancillotto (ma che va verso la riunificazione) sui fondi neri che Piergiorgio Baita costruiva per milioni di euro quand’era alla guida della Mantovani con un giro di false fatturazioni, ha però dimostrato che chi ha visto attenuata la misura cautelare (lo stesso Baita ha ottenuto gli arresti domicilari dopo tre mesi di carcere) l’ha ottenuto solo dopo aver raccontato ai magistrati qualcosa in più rispetto a quanto già a conoscenza della Procura, in seguito alle indagini.

Inutile dire che l’attesa è per un possibile sviluppo politico dell’inchiesta: il colonnello della Guardia di Finanza Renzo Nisi, che ha coordinato le indagini, ha detto più volte che per esperienza professionale, fondi neri di questa natura finiscono in mazzette, più ancora che in evasione. Tant’è, sono stati tutti secretati gli interrogatori che riguardano – in entrambe le inchieste – l’aspetto delle false fatturazioni. C’è quindi molta attesa sugli sviluppi che quest’indagine potrebbe ancora riservare, comprese le dichiarazioni che lo stesso Mazzacurati ha reso nel secondo interrogatorio davanti alla pm Tonini, quando gli è stato chiesto a che servivano i fondi neri raccolti dal Consorzio attraverso le imprese, che consegnavano lo 0,5 per cento degli introiti percepiti per i lavori svolti.

Così ha un bel dire il legale di Mazzacurati, nel ribadire che nei due interrogatori, l’ingegnere abbia risposto solo in merito alle accuse dell’ordinanza di custodia cautelare, secondo la quale l’ex presidente del CVN si sarebbe attivato per far vincere a una serie di piccole imprese chioggiotte la gara d’appalto da 17 milioni di euro per lo scavo dei canali portuali, fermando Matovani &C. A riguardo, Mazzacurati si era assunto le proprie responsabilità, sostenendo di averlo fatto solo in quell’occasione, per aiutare le realtà locali.

Disponibilità nel fare un passo oltre che non avrebbe avuto Savioli, già nel cda del Consorzio, al quale il Riesame ha negato la revoca degli arresti domiciliari, con parere negativo anche della pm, nonostante nel primo interrogatorio avesse ammesso di aver raccolto dalle imprese danaro, aggiungendo però di averlo consegnato al Consorzio. Non avrebbe però detto a chi, tanto che la pm Tonini aveva interrotto un secondo interrogatorio, per reticenza.

Ora, i giudici del Tribunale del Riesame (presieduto da Angelo Risi), nel motivare la loro decisione, osservano che Savioli – «Persona da anni inserita in questo contesto di affari facili di dazioni di danaro dalle causali incerte» -è «il secondo motore dell’operazione illecita, opera a stretto contatto con Mazzacurati e Sutto per stravolgere l’iter e gli esiti della gara», forte di «una fitta rete di rapporti che aveva intrecciato con ambienti e settori della pubblica amministrazione e dell’imprenditoria, rivelatisi disponibili a violare o aggirare la legge.

Roberta De Rossi

 

 

Le grandi navi da crociera in arrivo a Venezia saranno «dirottate» da novembre a aprile del prossimo anno a Trieste e Ravenna, senza entrare in laguna. Ma non si tratta degli effetti di una prima applicazione del decreto Clini-Passera, ma di una misura obbligata, legata all’accelerazione dei lavori del Mose in corsa alla bocca di porto del Lido, che impediranno per quel periodo l’accesso alle grandi navi. Così ha deciso il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa e la Venezia Terminal Passeggeri (Vtp) si è dovuta forzatamente adeguare, come spiega il presidente Roberto Perocchio.

«I lavori del Mose prevedono nel periodo che va dal 23 novembre al 4 aprile – spiega – la posa in acqua dei primi cassoni del Mose, con l’intervento dei sommozzatori per l’aggancio. Un intervento delicato che richiede condizioni di mare non mosso e per questo è stato ritenuto che il passaggio in contemporanea delle grandi navi fosse incompatibile con esso. Abbiamo già informato per iscritto le compagnie di crociera dando indicazioni di attraccare nei porti di Trieste o di Ravenna, anziché in quello di Venezia per il periodo considerato. Si tratta comunque di un periodo di bassa stagione, in cui le crociere sono in numero molto minore rispetto a quello attuale. Abbiamo individuato in tutto solo otto navi-crociera da spostare, di cui tre in home port, cioè come baso di arrivo e di partenza e cinque come base di transito».

Il “calendario-navi” pubblicato da Vtp, vede però nove toccate solo nel periodo fine novembre-fine dicembre, di cui due della Costa che è l’unica ad avere base a Trieste con l’arrivo e la partenza della Costa Classica. La Costa ha in calendario a Venezia due attracchi tra novembre e dicembre con Costa Fascinosa e Costa Magica. Le altre navi in calendario appartengono a P&O, Royal Caribbean, Princess Cruise e Celebrity Cruise.

Per il presidente Perocchio, comunque, la chiusura temporanea di Venezia al traffico crocieristico non avrà conseguenze. «Si tratta di un periodo limitato di tempo e in bassa stagione – insiste – e per questo avevamo già preavvertito verbalmente le compagnie di crociera che i lavori in corso per il Mose avrebbero potuto portare a una parziale chiusura dello scalo in Marittima. Abbiamo avuto assicurazione che le lavorazioni del Mose non avranno altre conseguenze per il regolare svolgimento del traffico crocieristico».

Da valutare invece, quando il Mose sarà entrato in funzione, le effettive conseguenze sul passaggio delle navi da crociera in relazione a quelle che saranno le sue chiusure, anche se è stata prevista una conca di navigazione per il “parcheggio” di esse.(e.t.)

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Interrogazione sul decreto Clini-Passera

Sinistra Ecologia Libertà ha presentato un progetto di legge, a prima firma dell’onorevole Giulio Marcon, che pone un termine certo per il divieto di transito delle grandi navi per il Canale della Giudecca e il Canale di San Marco, fissa il “numero chiuso” per il passaggio per la laguna di Venezia e assegna al Sindaco di Venezia la competenza di regolarne il transito. Ieri discussa in commissione Ambiente l’interrogazione al governo di Sel sull’applicazione del decreto Clini-Passera. Risposta interlocutoria del sottosegretario alle Infrastrutture Ghirlanda.

 

CASO MOSE – Il Tribunale del Riesame «Ecco perché Savioli deve stare in carcere»

«Un potere di assoluta rilevanza tra le imprese»

VENEZIA – Per il Riesame il consigliere del Consorzio era il regista degli illeciti

CARCERE – Pio Savioli, ex consigliere del Consorzio Venezia Nuova

Appalti pilotati in laguna. La «rete» gestita da Savioli

Pio Savioli è persona «inserita in un contesto di affari facili, di dazioni di denaro dalle causali incerte».
Lo scrive il Tribunale del riesame di Venezia nelle motivazioni del provvedimento con il quale, la scorsa settimana, è stato rigettato il ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato trevigiano Paolo De Girolami, e confermata la misura degli arresti domiciliari con il divieto di comunicare con l’esterno.
Secondo il collegio, presieduto da Angelo Risi, dagli atti degli inchiesta emerge «tutto il potere» esercitato da Savioli e, di conseguenza, vi è il pericolo che lo stesso ripeta reati dello stesso tipo anche se si è dimesso dal ruolo di consigliere del Consorzio Venezia Nuova: pericolo conseguente ad «una rete di rapporti che ha intrecciato con ambienti e settori della pubblica amministrazione e dell’imprenditoria rivelatisi disponibili a violare o ad aggirare norme di legge».
Savioli viene definito dai giudici del Riesame uno dei “motori” dell’illecita operazione per la quale è finito agli arresti, ovvero il reato di turbativa d’asta per appalti “pilotati” relativi a lavori portuali, per i quali alcune aziende avrebbero accettato di non presentare offerte per far vincere una cordata di piccole aziende locali che, in precedenza, si erano recate dal presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, lamentando di essere sempre escluse dagli appalti. «Savioli esercita un potere di assoluta rilevanza all’interno del giro delle imprese», si legge nell’ordinanza del Riesame che riporta anche alcune dichiarazioni rese dall’uomo di fiducia di Mazzacurati, Federico Sutto (anche lui ai domiciliari), il quale ha spiegato che «nessuno avrebbe fatto qualcosa di contrario alle decisioni di Savioli o a sua insaputa».
Il Tribunale delinea anche il ruolo di Mario e Stefano Boscolo Bacheto, titolari della cooperativa San Martino di Chioggia, una delle imprese impegnate nei lavori di Salvaguardia della laguna di Venezia, che concordò di ritirarsi dall’appalto “pilotato” in cambio di altri lavori da ottenere come contropartita. «Entrambi hanno operato in pieno accordo e partecipato attivamente alla manipolazione della gara», scrivono i giudici, aggiungendo, con riferimento alle false fatture scoperte dalla Guardia di Finanza, che «da tempo operano insieme in forme illecite, sempre commesse con il modo disinvolto di gestire l’impresa».
Il Riesame sottolinea la «gravità dei comportamenti» e «l’indubbia pericolosità di entrambi», evidenziando la “professionalità” dimostrata «nella conduzione illecita dell’attività imprenditoriale», attraverso lo «stabile inserimento in una rete di affari che consente di manipolare lucrosi appalti pubblici con facilità e spregiudicatezza».
Mentre la Guardia di Finanza prosegue nelle indagini e negli approfondimenti successivi alle perquisizioni di metà luglio, il gip Alberto Scaramuzza dovrebbe decidere entro fine settimana in merito all’istanza di remissione in libertà presentata da Mazzacurati (ora ai domiciliari). I suoi legali, gli avvocati Giovanni Battista Muscari Tomaioli e Alfredo Biagini hanno evidenziato al giudice le precarie condizioni di salute dell’anziano ex presidente del Consorzio (81 anni) che, nel momento di massimo splendore, tutti definivano Re, Monarca Assoluto, Doge di Venezia.

Gianluca Amadori

 

Nuova Venezia – Prove del Mose gia’ a settembre

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6

ago

2013

Ma segnano il passo gli interventi compensativi di riequilibrio della laguna chiesti dall’Europa 

Mancano ormai poche settimane ai primi test sul funzionamento del sistema Mose, i cui lavori continuano ad andare avanti nonostante le recenti inchieste della magistratura che hanno toccato i vertici della Mantovani e del Consorzio Venezia Nuova. A fine settembre si verificherà il funzionamento in vivo delle prime quattro paratoie mobili d’acciaio (lunghe 18 metri e mezzo, larghe 20 e spesso 3,6 metri) posizionate nelle scorse settimane nei cassoni da 20 mila tonnellate alla bocca di porto di Lido Treporti. Lo stato di avanzamento dei lavori è ormai vicino all’80 per cento. Finora per la realizzazione del sistema di dighe mobili sono stati stanziati circa 5 miliardi di euro – su un costo complessivo del Mose fissato definitivamente in circa 5 miliardi e mezzo. Mancano all’appello quindi ancora solo 500 milioni che dovranno finanziare la realizzazione di opere connesse e accessorie. Oltre a 69 milioni già assegnati ma non ancora deliberati dal Cipe si aspettano altri 320 milioni entro il 2013 per il completamento delle bocche di porto e i lavori dell’Arsenale e 180 entro il 2014 per la finitura e la sistemazione finale delle opere e il completamento degli interventi ambientali e dei monitoraggi.

E proprio sullo stato degli interventi compensativi del Mose, che dovrebbero servire a riequilibrarne gli effetti sulla laguna è stato polemico di recente il Comune con l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, che ha messo in correlazione fenomeni degenerativi cone la recente morìa di pesci in laguna per mancanza di ossigeno anche con i cambiamenti provocati dalle nuove grandi opere e con il ritardo degli interventi di riequilibrio ambientale imposti anche dall’Europa per dare il via libera al Mose.

Secondo il programma reso noto da Magistrato alle Acque e Consorzio, gli interventi compensativi già eseguiti riguarderebbero la ricostruzione delle barene del vivaio di isola dei Laghi, quelle delle velme del Canale Passaora e, ancora, l’ampliamento dei siti ambientalmente protetti di Santa Maria del Mare, della spiaggia di Caroman, del Bacan e della spiaggia di Cavallino. Sarebbe stato realizzato anche il dragaggio del Bacino del Lusenzo e i previsti interventi di molluschicoltura. Ma molto resta ancora da fare. Tra gli interventi di riequilibrio morfologico e ambientali solo avviati e pure previsti, invece, il trapianto di fanerogame marine, la valorizzazione ambientale dei litorali veneziani e delle aree costiere di tutela biologica marina, la riqualificazione delle aree di cantiere di San Nicolò.

Enrico Tantucci

 

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