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Il comitato pendolari di Spinea chiede la revisione dell’orario e il reinserimento delle stazioni minori

SPINEA «A che serve il treno veloce se non è per tutti?». Comitato pendolari di Spinea all’attacco: il nuovo orario cadenzato, come il vecchio, non soddisfa e così ecco una serie di richieste che gli utenti della stazione Sfmr del Graspo hanno consegnato in Comune, chiedendo al sindaco di farsene portavoce in Regione: ripristino delle fermate soppresse, revisione degli orari e biglietto unico elettronico le richieste formulate.

Treni veloci. L’orario attuale prevede treni regionali veloci in fasce orarie delicate per i pendolari. Ora i tempi sono accorciati sulla tratta Venezia-Bassano, a scapito però delle fermate in tutte le stazioni. Insomma: treni più veloci che regionali. «I regionali veloci», protestano per il comitato Andrea Pruner, Laura Mezzacapo e Nicola Barbiero, «hanno fatto guadagnare 8 minuti a scapito di alcune fermate che servono un numero di utenti maggiore di altre. Un esempio? I treni che fermano a Maerne ma non a Salzano-Robegano e Spinea, per le quali occorrerebbero tre minuti ciascuna. Non chiediamo modifiche d’orario ma l’inserimento delle fermate di Salzano e Spinea. I servizi navetta dalla stazione di Noale a Mestre non bastano: sono poco frequentati e sono i primi a essere soppressi».

Orario. L’obiettivo del comitato è anche quello di ottenere migliorie nella revisione dell’orario, già prevista per il 13 dicembre. «L’orario cadenzato deve permettere una quantità maggiore di corse anche durante i giorni festivi e oltre gli orari oggi in vigore, con fermate in tutte le stazioni previste, così come succede nel servizio metropolitano delle grandi città. Solo così si otterrà maggiore efficienza del servizio».

Treno e bus. «Serve il raddoppio del binario almeno fino a Castelfranco, la previsione del biglietto unico elettronico e un sistema di trasporto locale integrato». Il comitato ritiene insensata una ferrovia a binario unico e non accetta che la dorsale venga considerata tratta secondaria viste le migliaia di persone che la usano. «Il biglietto unico elettronico è per evitare di pagare due biglietti nel caso un treno in ritardo o soppresso costringa i pendolari a servirsi dei bus». A proposito: «Non possiamo pensare a stazioni ferroviarie metropolitane che, seppur con importanti parcheggi, non prevedano una fermata per i bus. Quella di Spinea non è collegata ai mezzi pubblici, nonostante la presenza di due corse (la linea 6 e 7) che passano a fianco».

(f.d.g.)

 

 

Nuova Venezia – Boom del prosecco della Riviera

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20

set

2014

Enorme richiesta del mercato. Le Cantine riunite quadruplicano i dipendenti

DOLO – Il prosecco della Riviera riempie le cantine e le cucine dei ristoranti della zona e di Venezia. Vanno bene anche il resto dei doc della Riviera. Un boom del comparto enologico che ha permesso di incrementare l’occupazione alle Cantine Riunite della Riviera a Dolo. Da 5 dipendenti si è passati a 19. «Negli ultimi tre anni», dice Pierantonio Angeli direttore della cantine della Riviera, «il prosecco della Riviera è stato veduto ottimamente. Questo vino non ha nulla da invidiare agli altri prosecchi di pianura anche quelli del trevigiano». «Il prosecco Doc della Riviera del Brenta viene prodotto prevalentemente nell’area del miranese nord», spiega Angeli, «e arriva a contare una produzione di circa 800- 1000 ettolitri». Per il doc della Riviera oltre al prosecco viene prodotto il Pinot grigio, il Prosecco, Cabernet, Merlot e Refosco. «Si tratta», continua Angeli, «anche in questo caso di vini che riusciamo a commercializzare direttamente ai ristoranti di Venezia e della Riviera e Miranese senza passare dalla rete vendita commerciale». Il vino di Riviera e Miranese quest’anno ha in previsione 60 mila ettolitri dalle quattro cantine che lo producono cioè oltre a quella di Dolo, anche Campodarsego, Noale e Premaore : un calo del 35 % della produzione a causa di una estate piovosa e fredda. «Nonostante la crisi», ribadisce Angeli, «in questi ultimi 6 anni abbiamo creato occupazione quadruplicando i nostri dipendenti fissi. Ciò grazie a un modo di produrre e vendere che è moderno. In questi anni abbiamo vissuto anche il passaggio generazionale degli imprenditori agricoli con l’arrivo sul mercato di tanto giovani con idee fresche e dinamiche. Nel settore del vino il marchio Italia è una garanzia, fa la differenza e non teme confronti. Abbiamo aperto anche una rete di vendita diretta con la ristorazione in Germania e stiamo puntando a Francia ed Est Europa».

(a.ab.)

 

NOALE – Luce nuova in diverse strade del comune di Noale. Nei giorni scorsi è iniziata la sostituzione di alcuni impianti alimentati a vapori di mercurio con quelli a led o a sodio alta pressione, ovvero a risparmio energetico. In totale saranno 530 i punti da cambiare per una spesa che oscilla fra i 30 e i 40 mila euro. Nelle vie Pra’ della Ziralda, Tintoretto, Mondini, vicolo Benin e Sauro si metteranno le lampade a led, mentre come arredo urbano troveranno posto nelle vie Tintoretto, Piave, Dei Novale, Lancerotto, Tagliamento, giardini di Noale 2 e di via Gagliardi, Bersaglieri D’Italia, Lazzaretto, Cerva, Fapanni, piazza Martiri del Lavoro. Oltre 40 strade, invece, avranno la luce alimentate da sodio alta pressione; si va da via Sant’Andrea a via Ponte Casino, da via Vecellio agli Spalti Nord, tanto per citarne alcune. «Tutte le lampade» spiega l’assessore alla Manutenzione Andrea Muffato «sono inlinea con i requisiti previsti dalla Regione per ridurre l’inquinamento luminoso. Interverremo su Noale e frazioni, anche se questo dovrà essere solo l’inizio. Dovremmo ridurre gli sprechi e ottimizzare gli interventi da fare».

(a.rag.)

 

L’avvio sperimentale: otto corse al giorno lungo la tratta Padova-Venezia, il tempo di percorrenza è fissato in 50 minuti

PADOVA – Si parte. Finalmente si parte. Con dieci anni almeno di ritardo, ma, questa volta, la prima metro regionale di superficie, lunedì 8 settembre, alle 8.35, partirà dal binario 2 della nuova stazione giardino, pronta già da un anno sul lato sud di Padova Centrale. Al momento la linea metropolitana Padova-Venezia (37 chilometri) sarà attivata a titolo sperimentale solo sino al 13 dicembre, ma appare molto probabile che proseguirà anche nel 2015. Basta dare uno sguardo ai tabelloni generali cartacei degli orari Fs già affissi nelle stazioni di Padova, Venezia- Mestre e Venezia-Santa Lucia per constatare che i primi treni metropolitani sono otto all’andata ed altrettanti al ritorno. In tutto sedici. I nuovi convogli, che saranno dei treni Stadler, con 750 oppure 450 posti disponibili, partiranno da Padova alle 8.35, 11.35, 13.35, 14.35, 15.35, 17.35, 18.35 e 20.35. La prima metro arriverà a Santa Lucia alle 9.25 con un tempo di percorrenza di 50 minuti. Fermate previste: Ponte di Brenta, Vigonza-Pianiga, Dolo, Mira-Mirano e Mestre. I nuovi treni metropolitani andranno ad aggiungersi ai 210 convogli giornalieri, sia Regionali che Frecce Argento, Frecce Bianche ed Italo di Ntv, che già oggi collegano la città del Santo con la laguna. E pensare che, come disse l’ex governatore Giancarlo Galan quando, nel 2004, si mise in testa il cappello rosso da capostazione a Vigodarzere, il primo convoglio sarebbe dovuto partire entro il 2010. Sono venticinque anni che il progetto Smfr va avanti a passi di lumaca. Costato, sino ad oggi, oltre cento milioni, non è ancora a regime. Nel complesso è stato realizzato il quadruplicamento della tratta ad Alta Velocità/Alta Capacità Padova-Mestre (km 26); è stato costruito il raddoppio della linea Padova-Camposampiero-Castelfranco ed è stata anche realizzata la nuova tratta fra Mestre e Maerne di Martellago, con la realizzazione della nuova stazione di Spinea, senza, però, il completamento a doppio binario sino a Castelfranco, via Trebaseleghe, Piombino Dese e Noale. Questo perché la prima linea metropolitana di superficie del Veneto, in base al progetto originario, dovrebbe correre sull’asse Padova-Mestre-Castelfranco (con diramazione Treviso-Padova). «L’importante è che l’ 8 settembre si parta», sottolinea Lorenzo Manfredini, responsabile di Rfi di Padova, «nel frattempo stiamo potenziando la linea Padova-Vicenza, dove i treni potranno correre alla velocità massima di 200 km l’ora.

Felice Paduano

 

A Dolo e Stra

DOLO – È proseguita anche ieri a Dolo e Stra la raccolta firme per la salvaguardia dell’ospedale di Dolo e dell’Asl 13. Intanto arrivano dei commenti dopo la presentazione del progetto di ristrutturazione dell’ospedale di Noale da parte della direzione generale dell’Asl 13. «E Dolo? Nessuna prospettiva», commenta Emilio Zen, coordinatore della raccolta firme, «anzi aspetterà regalando i suoi pezzi a Mirano e ora anche a Noale, e rimanendo infine una desolata cattedrale nel deserto. Noi continueremo con la raccolta firme». Critico anche Giovanni Fattoretto, coordinatore della Lega Nord della Riviera, partito di governo in Regione. «Dice bene il direttore dell’Asl 13 che ogni anno l’azienda spende 760 mila euro per affitti giustificando i futuri trasferimenti all’ospedale di Noale, ma tale cifra è spesa per le strutture di Mirano e non per Dolo che è di proprietà. Nonostante abbia più volte chiesto in consiglio comunale al sindaco Gottardo ragguagli, ora constato che le notizie arrivano dalla stampa».

(g.pir.)

 

INTERROGAZIONE IN REGIONE

MIRA – «Il Piano aziendale di sanità territoriale dell’Asl 13 smantella i servizi socio – assistenziali favorendo i privati: Zaia lo blocchi». Il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò della Federazione della Sinistra ha presentato un’interrogazione al Presidente del Veneto chiedendo il blocco del Piano previsto dal direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato ed illustrato qualche settimana fa alla Conferenza dei Sindaci. Il Piano prevede entro il 2015 una riorganizzazione dei servizi nel territorio con l’individuazione di tre strutture intermedie di sanità territoriale – Ospedale di Comunità, Unità Riabilitativa del territorio ed Hospice – per fornire un’assistenza adeguata e qualificata a quei pazienti che hanno superato la fase acuta all’interno della struttura ospedaliera ma che contestualmente non possono rientrare a casa o essere seguiti solo a livello ambulatoriale. «Parte dei costi di queste strutture saranno sostenute dall’Asl 13 e parte dalle famiglie che usufruiranno del servizio – spiega Pettenò – ed in base a questo Piano le strutture intermedie sono destinate principalmente al privato, non tenendo conto del patrimonio pubblico esistente, presente soprattutto negli ospedali di Dolo e Noale: all’interno dell’ospedale di Dolo, ad esempio, ci sono padiglioni dismessi e completamente vuoti idonei a tale scopo, tuttavia, salvo qualche posto letto nelle case di riposo di Dolo e Mirano, viene preferito la collocazione a Scorzè, Noale e a Fiesso D’Artico, ovvero in strutture private. Inoltre – osserva infine il consigliere regionale di Prc Pettenò – il Piano viene avviato prima dell’approvazione delle schede territoriali sul fabbisogno di tali strutture”.

(L.Gia.)

 

DOLO – Fattoretto: «Ospedale? Ormai è una giungla»

DOLO – Lo stato di degrado in cui si trova l’area verde interna all’ospedale dolese è denunciato dal consigliere comunale e segretario di circoscrizione della Lega Nord Giovanni Fattoretto: «Ora riesco a giustificare l’acquisto di un potente e costoso Suv da parte dell’amministrazione dell’Ulss 13. Trova fondamento con la necessità di attraversamento della “foresta africana” che si trova all’interno dell’area verde dell’ospedale ed è possibile che all’interno di questa vegetazione in completo stato di abbandono, inequivocabile esempio di degrado e incuria, possano annidarsi topi e serpi. Mi chiedo come mai il Comune di Dolo, quale massima autorità sanitaria, non presti attenzione a queste gravi situazioni igienico sanitari presenti all’interno dell’ospedale del suo territorio» Una situazione di abbandono che potrebbe far presagire la volontà di non investire su un ospedale in fase di smobilitazione.

(L.Per.)

 

Mirano. Interrogazione di Pettenò

MIRANO. «Perché l’Asl 13 di Dolo e Mirano affida solo a soggetti privati le strutture intermedie di assistenza e continuità tra ospedale e territorio?». A porre l’interrogativo è il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò che chiede alla Regione di riconsiderare il piano aziendale per la sanità territoriale presentato dall’azienda sanitaria di Miranese e Riviera del Brenta. Delle strutture intermedie previste dalla programmazione, ricorda Pettenò, il piano aziendale dell’Asl 13 affida l’ospedale di comunità alle case di riposo di Noale e Fiesso d’Artico, l’unità per non autosufficienti e malati di Alzheimer al Mariutto di Mirano, al centro servizi di Dolo e alla casa “Anni Sereni” di Scorzè, dove troverà accoglienza anche l’hospice per malati terminali. «Tutte queste strutture (ed eccezione dei 10 posti letto dell’hospice) prevedono una compartecipazione alla spesa da parte dell’assistito e sono collocate in strutture private, mentre gli ospedali di Dolo e di Noale hanno padiglioni vuoti e dismessi. Il Consiglio regionale», prosegue Pettenò, «ha appena approvato una legge (lr 23/2014) che consente alle aziende sanitarie di affidare le strutture dismesse in usufrutto a Ipab o Comuni per attività socioassistenziali. Perché non utilizzare quindi le strutture pubbliche dismesse di Dolo e Mirano, razionalizzando risorse e valorizzando immobili pubblici?».

Pettenò punta il dito anche sui ritardi accumulati nei lavori di sistemazione e messa e norma del Pronto soccorso e del monoblocco di Dolo, «nonostante», sottolinea, «l’Asl 13 possa vantare un cospicuo avanzo di amministrazione pari a 7 milioni di euro». Il consigliere infine critica la decisione dell’Asl di porre a carico dei Comuni la spesa per i distretti sociosanitari di Camponogara e Mira.

 

NOALE – Non si placano le polemiche e le prese di posizione sul futuro dell’ospedale di Noale. Il Partito Democratico, che ha la maggioranza nella giunta Andreotti, interviene attraverso il suo assessore ai servizi alla persona Gianni Zen. «Una volta che il monoblocco verrà svuotato del reparto di lungodegenza – afferma l’assessore Zen – non possiamo pensare che il suo posto verrà occupato solo dagli uffici della direzione e da una parte del reparto di prevenzione».
«La destinazione riabilitativa dell’ospedale di Noale – sostiene Gabriele Scaramuzza responsabile PD della sanità provinciale – può dare a tutta la popolazione dell’Ulss 13 un polo riabilitativo d’eccellenza, evitando così le fughe verso altri territori e le diseconomie che esse provocano».
«Il sindaco Andreotti – chiosa il consigliere regionale Bruno Pigozzo – deve pretendere che le operazioni di riordino sull’area ospedaliera di Noale siano preventivamente confrontate con gli obiettivi della nuova amministrazione comunale, con la massima urgenza e chiarezza».
«Trovo singolare -interviene l’ex sindaco Michele Celeghin e attuale capogruppo dei Noalesi al Centro – che dopo 30 anni di chiusure, trasferimenti e soppressioni di reparti, al momento che a Noale si portano 40 nuovi posti letto ci sia chi contrasta questo servizio che aprirà. Dovrebbe essere invece motivo d’orgoglio che l’ospedale di Comunità apra a Noale anzichè a Dolo o Mirano. A Noale si vogliono fare solo polemiche».
Dalla direzione dell’Ulss 13 si sottolinea come il progetto dei 40 posti letto per l’ospedale di Comunità a Noale è stato approvato all’unanimità dalla conferenza dei sindaci. Dalla stessa direzione dell’ulss 13 si sottolinea come il neo sindaco Andreotti abbia ricevuto gli approfondimenti che desiderava ed alla fine ha «sposato» il progetto.

Luigi Bortolato

 

DOLO – Emilio Zen, promotore della raccolta firme per l’ospedale di Dolo e portavoce de “Il Ponte di Dolo” è preoccupato: «Si legge di investimenti per lavori di adeguamento del monoblocco di Noale. A Noale si insedierà tutta l’area direzionale e amministrativa dell’Ulss 13, parte del dipartimento per la prevenzione, un ospedale di comunità di 40 posti letto e rimane la lungodegenza. Ciò consentirà di liberare gli spazi in affitto del Mariutto a Mirano. E Dolo? nessuna prospettiva. Anzi, il sito dell’Ulss 13 riporta: “I maggiori tempi per la ristrutturazione di Dolo sono stati riparametrati dopo la consegna degli esiti delle valutazioni antisismiche dei plessi ospedalieri”». Amara la riflessione finale. «Capite cittadini? Capite signori amministratori? Capite partiti dormienti? Dolo aspetterà, chissà fino a quando, regalando i suoi pezzi, poco per volta, a Mirano e ora anche a Noale, rimanendo infine una desolata cattedrale nel deserto. Da parte nostra continueremo con la raccolta di firme, massiccia, significativa e per alcuni, probabilmente, imbarazzante»

(L.Per.)

 

Gazzettino – Noale. Ospedale, rivoluzione al via

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21

ago

2014

NOALE – Nel 2016 vi confluiranno 270 dipendenti. Gumirato: «Cambiamento epocale»

Pronto il progetto, a settembre lavori di ristrutturazione del terzo e quarto piano

IL DIRETTORE GENERALE

«Iniziamo la rivisitazione dell’Ulss 13»

Gumirato: «Parte un cambiamento epocale che punta a una migliore organizzazione dei servizi per un’assistenza più efficiente e prestazioni di qualità»

RIVOLUZIONE – L’ospedale di Noale, prima tappa del rinnovamento che interesserà l’intera Ulss 13

Entro la fine di settembre partono i lavori per la ristrutturazione del monoblocco dell’ospedale di Noale. La notizia è ufficiale e arriva dalla direzione generale dell’Ulss 13 che non nasconde soddisfazione per un progetto che è andato avanti spedito e che adesso vedrà un ultimo tassello burocratico prima del via ai lavori effettivi.
Il progetto di ristrutturazione – che viene meglio chiamato progetto di rivisitazione dell’ospedale di Noale – prevede lavori di adeguamento del terzo e quarto piano della struttura ospedaliera e sarà oggetto nei prossimi giorni dell’esame da parte della commissione regionale per l’investimento in tecnologia ed edilizia (Crite) che darà il via libera finale ai lavori. Con questa ristrutturazione è previsto il trasferimento di 270 dipendenti dell’Ulss tra impiegati di Dolo e Mirano, tutta l’area della direzione ed una parte del dipartimento per la prevenzione. L’auspicio è di portare a termine i lavori entro il dicembre del prossimo anno per poi procedere al trasferimento.
«Siamo di fronte ad un cambiamento epocale – afferma soddisfatto il direttore generale dell’Ulss 13 Gino Gumirato – deciso dalla Regione Veneto e che vedrà una rivisitazione dell’intera Ulss 13 con una migliore organizzazione dei servizi abolendo i doppioni per fornire una sempre migliore , efficente ed efficace prestazione sanitaria di qualità».
Con questa operazione cesseranno tutta una serie di affitti e spese per la manutenzione ordinaria di immobili del Mariutto, che verranno lasciati definitivamente entro il 31 dicembre 2015 per una cifra di 760mila euro all’anno. Si risparmieranno complessivamente oltre 2 milioni di euro all’anno per i prossimi 33 anni.
Il reparto di lungodegenza di Noale resterà dov’è attualmente per un’altro anno mentre verranno attivati i 40 posti letto dell’ospedale di comunità (Country Hospital) con l’obiettivo tassativo che ogni cambiamento non deve in qualsiasi modo riflettersi sul servizio reso al cittadino. «I cambiamenti possono portare con loro anche qualche paura – sottolinea Gumirato – ma con una corretta informazione si possono raggiungere gli obiettivi mettendo al centro di tutto il cittadino che deve sentirsi protagonista e partecipe a questo storico cambiamento».

Luigi Bortolato

 

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