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Nuova Venezia – Noale. L’oasi naturalistica raddoppia

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15

apr

2015

Il consorzio “Acque risorgive” ha approvato il progetto definitivo

NOALE – La notizia è di quelle attese dalle parti di Noale. Attese da anni, possiamo dire. Il consorzio di bonifica Acque Risorgive ha approvato il progetto definito della seconda parte dell’oasi di Noale. La Regione, intanto, ha confermato il finanziamento da 2.272.000 euro. La prima parte dell’area verde di via Ongari, da 19 ettari, era stata aperta ad aprile 2007 e già da allora s’invocava l’avvio dei lavori per realizzare il resto, con i lavori che interesseranno l’area a sinistra del Rio Draganziolo. Ora i documenti saranno spediti alla commissione veneta per la Valutazione d’impatto ambientale (Via) per gli ultimi passaggi, che comprendono il progetto esecutivo e anche l’appalto dei lavori.

«A questo punto» dice il sindaco Patrizia Andreotti «mi auguro che i lavori partano quanto prima».

Il sito, affidato all’associazione ambientalista Wwf, è di interesse comunitario e richiama ogni anno appassionati naturalisti, fotografi, studenti; la seconda fase consentirà di creare un unico sistema di bacini per una superficie interna di circa 12 ettari. Si avrà una zona umida per la fitodepurazione delle acque provenienti dal fiume Draganziolo.

«Abbiamo scelto di calibrare l’intervento» spiega il presidente del consorzio Acque Risorgive Francesco Cazzaro «basandoci sul tipo di vegetazione esistente, migliorando l’habitat attuale per conservare al meglio la sua flora e fauna».

Il progetto era atteso da tempo e il consigliere del consorzio, nonché ex assessore noalese all’Ambiente Renato Damiani, può vedere l’iter quasi concluso.

«E’ un passo importante per il nostro comune» precisa «non solo da un punto di vista idraulico ma anche culturale e idraulico. In tanti si sono prodigati per arrivare a questo risultato, specie il Wwf».

(a.rag.)

 

NOALE. GUMIRATO CRITICA LA REGIONE

NOALE «L’ospedale di comunità di Noale? Secondo l’emendamento alla legge di stabilità approvato dal consiglio regionale prima di Pasqua significa che partiremo almeno fra dieci anni». In pratica, per il direttore generale dell’Asl 13, Gino Gumirato, si dovrà ripartire da zero.

Non accennano a diminuire le polemiche attorno alla questione del Pier Fortunato Calvi di Noale, dopo il voto favorevole di Palazzo Ferro Fini dove si dà parere favorevole a insediare i 40 posti previsti per Noale dentro i vecchi padiglioni dell’ospedale anziché la casa di riposo inaugurata due anni fa. Almeno queste erano le linee guida pubblicate nel Bollettino ufficiale della Regione (Bur); poi il documento portato avanti dai consiglieri veneti Bruno Pigozzo (Pd) e dal collega della Federazione della Sinistra Veneta Pietrangelo Pettenò, votato in modo trasversale, ha scatenato una serie di reazioni a catena.

Gumirato ha scelto di rispondere attraverso il sito dell’Asl 13, spiegando gli effetti della scelta proveniente da Venezia. «Sta succedendo semplicemente quello che sappiamo», scrive il direttore generale «ovvero alcuni politici sono pronti a mentire e a diffamare; sono pronti a negare ogni loro decisione e votazione precedente, sono pronti a dimenticare che alcune decisioni sono il frutto ragionato delle criticità e complessità esistenti e perlopiù l’unico pertugio che consenta di dare alcune risposte concrete e serie ai cittadini».

Gumirato spiega cosa potrebbe succedere nella sanità tra Miranese e Riviera del Brenta alla luce delle scelte del Parlamento veneto. «Ci si dimentica», continua, «che l’ospedale di comunità, così ipotizzato, dovrebbe essere inserito negli spazi ora dedicati alla lungodegenza di Noale; ci si dimentica che questo reparto, in base alle schede ospedaliere regionali, dovrà essere trasferito a Dolo e prima di farlo, dovrà essere ristrutturato sia per la sicurezza che per l’antisimica. Come sappiamo, da tempo la ristrutturazione di Dolo, blocco sud, non potrà essere compiuta secondo i dettami di legge perché il finanziamento per l’antisismica, ad oggi, non esiste. Per questo la direzione generale dell’Asl 13 è stata autorizzata a compiere delle opere fondamentali: nuovo blocco operatorio antisimico, pronto soccorso, piastra radiologia, area ambulatoriale per un valore di circa 18 milioni di euro, posticipando la ristrutturazione del blocco sud».

Alessandro Ragazzo

 

L’AFFONDO DI TESO «Chisso mise Gumirato alla guida dell’Ulss 13 e poco dopo arrivò l’assegnazione»

Divampa la polemica sui 40 posti “tolti” alla casa di riposo e dati all’ospedale di Noale

LA RICOSTRUZIONE «Destinatario è sempre stato l’ospedale»

«Nel 2013 – spiega Pigozzo (Pd) – le nuove schede sanitarie assegnarono i 40 posti: si intendeva all’ospedale, così come si era espresso il consiglio di Noale. Poi qualcuno ha equivocato».

Altro che polemica, sui 40 posti letto “scippati” alla casa di riposo privata di Noale lo scontro politico è feroce. Con gli “scippatori” che rifiutano questa definizione e spiegano che se hanno privilegiato l’ospedale pubblico è perché così aveva deciso sin dall’inizio il consiglio regionale del Veneto, mentre a cambiare le carte in corso d’opera sono stati altri. Ecco cosa dice Bruno Pigozzo, consigliere regionale del Pd, tra i proponenti dell’emendamento alla Finanziaria che ha “restituito” i posti letto all’ospedale: «Se proprio vuole fare causa – dice Pigozzo – l’Rsa Santa Maria dei Battuti se la prenda con l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto, ma soprattutto con il direttore generale dell’Ulss 13, Gino Gumirato, visto che è stato lui a dare – e poi la giunta regionale ha avallato – una errata interpretazione della volontà espressa dal consiglio regionale del Veneto».

Pigozzo ricostruisce la vicenda: 2002, le vecchie schede ospedaliere della Regione attribuiscono all’ospedale di Noale la funzione di “polo riabilitativo”; 2013 le nuove schede definiscono l’ospedale di Noale “struttura a vocazione territoriale con possibile utilizzo a indirizzo riabilitativo” e proprio alla “struttura” vengono assegnati i 40 posti letto. «E’ chiaro – dice Pigozzo – che l’assemblea legislativa intendeva l’ospedale, così come nel 2012 si era del resto espresso il consiglio comunale di Noale».

Ma chi applica le schede ospedaliere? L’Ulss. E l’Ulss 13 di Mirano – dice Pigozzo – assegna i posti letto alla casa di riposo privata. Va detto che la Conferenza dei sindaci non obietta. Anzi. E la delibera di Gumirato passa il vaglio di Palazzo Balbi e viene pubblicata sul Bur. Solo che nel frattempo l’amministrazione comunale di Noale è cambiata e ci ripensa. E a Palazzo Ferro Fini si accorgono che la delibera dell’Ulss 13 non rispecchia la volontà dell’assemblea. Pigozzo: «Altro che scippo, abbiamo ristabilito il percorso iniziale». Non è da meno Moreno Teso, consigliere di Forza Italia che ha votato a favore dell’emendamento presentato dal Pd: «Per capire cos’è successo bisogna partire dall’inizio e cioè da intercettazioni telefoniche dalle quali risulta che Gumirato è stato imposto al vertice dell’Ulss 13 da Renato Chisso. Guarda caso, a inaugurare l’Rsa privata di Noale non è stato l’assessore alla Sanità, ma Chisso, che si occupava di trasporti con il governatore Luca Zaia presente al taglio del nastro. E dopo quella inaugurazione – rincara Teso – arriva la delibera che assegna i 40 letti ai privati. Sia pure la Procura della Repubblica a fare chiarezza, visto che c’è già un esposto degli ex amministratori di Noale. Qualcuno se l’è dimenticato? Paolo Dalla Vecchia si dimise da assessore per questa vicenda».

Alda Vanzan

 

NOALE – Il direttore dell’Ulss replica al consigliere regionale: «Ricostruzione falsa»

«Posti letto, accuse volgari»

Gumirato risponde a Teso: «Maleodorante speculazione a fini elettorali»

Una ricostruzione «faziosa e diffamatoria». Peggio: «una volgare, spietata, maleodorante speculazione personale a fini elettorali». Di più: «Nessuno mi intimidirà». Per un po’ Gino Gumirato, direttore generale dell’Ulss 13, è rimasto zitto, assistendo al balletto di accuse tra politici sullo “scippo” o, a seconda delle parti, “restituzione” dei 40 posti letto contesi a Noale. Ma quando è stato tirato in ballo con accostamenti a indagini giudiziarie, Gumirato ha vergato una durissima presa di posizione.

Un passo indietro: ieri, sul Gazzettino, Moreno Teso, consigliere regionale di Forza Italia, ha tirato in ballo le intercettazioni telefoniche da cui risultava che «Gumirato è stato imposto all’Ulss 13 da Renato Chisso» e poco dopo i posti letto sono stati dati alla casa di riposo privata.

«Ciò che è sconcertante ed inaccettabile – dice il dg dell’Ulss 13 – è la ricostruzione faziosa e diffamatoria di un consigliere regionale, secondo il quale avrei ricevuto ordini da una persona oggi sottoposta a restrizioni della libertà personale, che mi avrebbe ordinato di dare i posti letto al privato di Noale e sui quali si farebbe bene ad indagare. La ricostruzione non è solo falsa. È una volgare, spietata, maleodorante speculazione personale a fini elettorali».

E ancora: «Queste persone si sono abituate a pensare, da quello che ritengono essere il loro “potere di critica politica” che possono infangare la reputazione altrui come vogliono per il loro esclusivo tornaconto contingente; ma si sbagliano. Mi chiedo perché, se mai la ricostruzione effettuata dal nostro consigliere regionale avesse qualche barlume di consistenza, non si fosse all’epoca dei fatti presentato con una denuncia nei miei confronti in Procura della Repubblica. Mi chiedo anche se intende effettuare oggi una denuncia alla Procura. In questo caso dovrebbe citare anche tutti i sindaci per aver votato favorevolmente all’unanimità: forse ipotizza una associazione a delinquere».

Gumirato ripercorre le tappe dei 40 posti letto, sottolineando che «ogni decisione di cambiamento è decisa a livello regionale in una logica di sistema, non certo dal singolo direttore gen-*erale». E, al di là della decisione ora assunta dal consiglio regionale, rassicura i cittadini e i dipendenti «della totale ed assoluta liceità di tutti gli atti della nostra amministrazione». «Posso anche rassicurare – aggiunge – sul fatto che non mi farò intimidire oggi, come non mi sono mai fatto intimorire da consiglieri regionali di Lazio, Sardegna, Lombardia, Emilia Romagna nei due decenni precedenti».

Alda Vanzan

 

L’Università indica nel polo di Mirano, Dolo e Noale un esempio di assistenza

Domani a Padova un seminario con studenti e dirigenti del Master di Parigi

MIRANO – Asl 13 di Mirano e Azienda ospedaliera di Padova esempi del sistema sanitario veneto. Entrambe sono state scelte dall’Università Ca’ Foscari per una giornata di studio organizzata per una delegazione francese di studenti e dirigenti provenienti dal Master di management sanitario della Essec Business School di Parigi, in Veneto per osservare da vicino il sistema sanitario regionale.

L’appuntamento è per domani a Padova, dove nel pomeriggio verrà illustrata in particolare l’attività dell’Asl 13. «In questo progetto italo-francese», spiega il direttore generale Gino Gumirato, «la nostra azienda è stata scelta a rappresentare le Asl venete come esempio delle peculiarità regionali in ambito di integrazione socio-sanitaria: mostreremo i modelli organizzativi e gestionali dell’assistenza integrata ospedale-territorio, le modalità con cui l’Asl 13 agisce per garantire agli assistiti una presa in carico globale e analizzeremo l’attuale sistema ospedaliero e i principali indici di assistenza, fornendo un quadro dell’attività svolta per la cura delle patologie acute». Sarà l’assistenza territoriale il cardine del meeting, motivazione principale del coinvolgimento dell’Asl 13 nel viaggio studio degli studenti francesi.

«L’incontro», conclude Gumirato, «punta a illustrare le misure attraverso le quali l’Asl 13 garantisce i livelli essenziali di assistenza nelle cure primarie e nelle progettualità in campo per migliorarci».

Sarà dunque l’occasione per presentare, anche oltralpe, i numeri della sanità Miranese e della Riviera: 17 Comuni, 500 chilometri quadrati di territorio e una popolazione di 271 mila abitanti, in crescita.

Tre ospedali, Dolo, Mirano e Noale, che complessivamente registrano 28.500 ricoveri l’anno, di cui circa seimila diurni e 15.800 con interventi chirurgici. A Dolo e Mirano, i Pronto soccorso registrano circa 80 mila accessi l’anno, mentre i due distretti, grazie anche alla collaborazione di 210 tra medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, permettono l’assistenza di circa 5.500 utenti a domicilio, i consultori familiari erogano circa 48 mila prestazioni e i servizi di neuropsichiatria infantile 9 mila.

Trecento gli utenti dei 13 centri diurni per disabili, mentre l’assistenza agli anziani è garantita da otto strutture convenzionate con 1006 posti letto, di cui 48 semiresidenziali.

Infine sono circa 2 milioni e 500 mila le prestazioni di diagnostica di laboratorio e 900 mila le prestazioni specialistiche erogate ogni anno.

Filippo De Gaspari

 

Nuova Venezia – Ospedale di comunita’, 40 posti al Calvi

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4

apr

2015

Noale. Ok del consiglio regionale che boccia l’opzione della casa di riposo. Andreotti soddisfatta

NOALE – Nell’uovo di Pasqua il consiglio regionale ci mette l’approvazione dell’emendamento alla legge di stabilità sui futuri 40 posti letto dell’ospedale di comunità di Noale da mettere nel vecchio Pier Fortunato Calvi, anziché nella casa di riposo di via De Pol, inaugurata due anni fa. Il Comune scarta il regalo e lo porta a casa, per la soddisfazione del sindaco Patrizia Andreotti che da tempo aspettava di riceverlo.

Ora la palla passa alla giunta veneta, che dovrà tener conto del parere arrivato da palazzo Ferro Fini.

La vicenda, dunque, si arricchisce di un’altra puntata, dopo che a dicembre lo stesso consiglio regionale aveva approvato la mozione presentata in ottobre dal consigliere del Pd Bruno Pigozzo. In quel documento, l’ex sindaco di Salzano puntava sul fatto che la vecchia struttura corrisponde a tutti i criteri indicati dalla delibera regionale per metterci l’ospedale di comunità, anziché puntare sulla vicina di casa di riposo.

Anche Andreotti si era detta favorevole a questa soluzione per consentire di puntare ancora sulle strutture del Pier Fortunato Calvi, avendo già un centro riabilitativo di area vasta e l’unità territoriale di assistenza medica e infermieristica.

Ne era nato un emendamento, portato avanti dallo stesso Pigozzo e dal collega della Federazione della Sinistra Veneta Pietrangelo Pettenò, arrivato in aula giovedì e poi passato, dove si riferisce che i 40 posti destinati a Noale «vanno attivati presso la struttura pubblica dell’ospedale Pier Fortunato Calvi».

Di più, perché la giunta veneta è autorizzata a concedere all’Asl 13, che sinora non ha ricevuto alcun documento ufficiale, un contributo straordinario di 20mila euro per l’anno in corso per la ristrutturazione degli spazi.

«È di sicuro una bella notizia», spiega Andreotti, «perché in linea con quanto sosteniamo da tempo. Si tratta di un emendamento che dà chiare indicazioni alla giunta: ci auguriamo che questa sia la volta buona. Il mio grazie va, in ogni caso, a tutti coloro che, a vario titolo, hanno appoggiato e spinto in questa direzione».

L’ospedale di comunità è una struttura residenziale o semiresidenziale in grado di garantire un’assistenza sanitaria di breve durata. In poche parole, sarebbe a metà tra la medicina generale e l’ambulatorio. Servirebbe a quei pazienti che, pur non avendo patologie acute, non possono essere assistiti in casa in modo adeguato.

Alessandro Ragazzo

 

NOALE – In Regione approvato l’emendamento presentato dalle minoranze

NOALE – L’ospedale di comunità previsto per Noale sarà collocato al “Pier Fortunato Calvi” e non alla casa di riposo “Santa Maria dei Battuti”. Per l’ufficialità manca la firma della giunta regionale, ma intanto giovedì a Palazzo Ferro Fini il consiglio ha tracciato la strada. È stato infatti approvato l’emendamento presentato dalle minoranze con cui si chiedeva di realizzare l’ospedale di comunità nel vecchio nosocomio anziché nella nuova struttura di via De Pol. L’ospedale di comunità è una struttura di ricovero intermedia, a metà tra l’ospedale per acuti e la degenza a domicilio. È previsto nell’ambito della riorganizzazione dell’Ulss 13, la stessa che dovrebbe trasferire il reparto di Lungodegenza da Noale a Dolo e gli uffici direzionali da Mirano a Noale. L’emendamento indica che al “Calvi” saranno attivati 40 posti letto per l’ospedale di comunità, autorizzando inoltre la giunta regionale a concedere all’Ulss 13 un contributo straordinario di 20mila euro per gli interventi logistici necessari.

Soddisfatti i consiglieri regionali Bruno Pigozzo (Pd) e Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra) che avevano avanzato l’emendamento. C’è soddisfazione anche nelle parole del sindaco Patrizia Andreotti che nei mesi scorsi aveva chiesto al direttore generale dell’Ulss 13, Gino Gumirato, di valutare proprio questa soluzione.

«Quella del consiglio regionale – commenta il sindaco – è una decisione in linea con il nostro lavoro; siamo convinti che il ’Calvi’ abbia tutti i requisiti necessari per ospitare quei posti letto. Il nostro obiettivo è valorizzare al meglio l’ospedale di Noale. Se l’emendamento è passato significa che c’è stata trasversalità tra le forze politiche, ora attendiamo gli sviluppi concreti». Considerate le elezioni alle porte, con ogni probabilità toccherà alla prossima giunta regionale dare il via libera ai lavori.

(G.Pip)

 

Passante, aperto l’ultimo casello. L’Anas: piantati 50mila alberi

LA PROTESTA – Attivisti dei comitati con striscioni e cartelli

MARTELLAGO – “Passante, abbiamo dato. Paghi il debito chi ha rubato. Project bond-truffa”; “Grandi opere: Zaia come le tre scimmiette: non vedo, non sento non parlo”; “cento ettari di suolo agricolo deturpato dalla nuova strada: valeva la pena?”; “doppio casello-doppio spreco, di danaro, suolo e progettazione: chi ci guadagna?”.

Con cartelli come questi, fischietti e slogan allusivi dei recenti scandali, 70-80 persone, tenute a distanza dalle forze dell’ordine e assiepatesi lungo l’argine del Dese, hanno contestato la cerimonia di inaugurazione del casello.

Il gruppo più numeroso era quello di Opzione Zero. «Abbiamo colto l’occasione dell’inaugurazione, altri 70 milioni bruciati, per ribadire la protesta sulle grandi opere a livello veneto e nazionale, pensate per drenare miliardi a vantaggio della solite ditte: si sceglie sempre l’opzione più impattante e costosa anche con alternative più economiche e sostenibili. Un problema di sistema che va sradicato», ha accusato Mattia Donadel.

Il quale ha criticato anche i «project bond che Cav emetterà per pagare il debito, che ricadrà sui cittadini», e attaccato il governatore Zaia: «è uscito pulito, ma la sua responsabilità politica è chiara, era vice di Galan e l’assessore Chisso lo ha confermato lui».

Sulla stessa linea Tommaso Cacciari, “No Grandi Navi”.

Ma era presente anche un drappello del locale Comitato Pro Complanare, oppostosi, anche con esposti, all’opera. «L’apertura del casello è la sconfitta del buon senso – si legge nel loro volantino – e la supremazia di spreco e speculazione che, come dimostrano indagini e condanne, vanno a braccetto con la pessima gestione della cosa pubblica. Settanta milioni di spesa, più di cento aree verdi lungo il Dese devastate, 9 km di strade per il raccordo con la Sr 245. Un assurdo gigantismo per un’opera che non migliorerà la viabilità locale, laddove erano possibili soluzioni meno costose e impattanti, più rispettose del contesto agricolo e ambientale e migliorative del traffico locale in direzione Mestre».

(N.Der.)

 

Aperto l’ultimo casello «Verde e non solo asfalto»

Ore 12.47, dopo i discorsi, benedizione e taglio del nastro bagnato da una bottigliona di Ferrari stappata dal presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro, mentre sulle rive del Dese gli ambientalisti contestano ancora. Ore 12.53, la prima auto che esce alla stazione est è la 500 di Maria Francesca Giraldo, 33 anni, da Dolo: «Devo andare qui vicino e sapevo dell’apertura». Da ieri il casello di Martellago-Scorzè è realtà, inaugurato e aperto, anche se il più atteso, Luca Zaia, dà forfait. «Il governatore ci teneva a esserci ma è a casa malato. Ci manda i saluti. Non siamo riusciti ad avere la presenza della Regione: hanno il bilancio», spiegava il presidente Cav Tiziano Bembo dinanzi alle quasi 300 persone raccolte nel tendone. «Una giornata importante, consegniamo l’ultima grande opera del Passante, che ci è costata 51 milioni: il costo medio di una stazione è 20. Perché quest’opera complessa non è solo cemento: è stata ideata per il territorio con attenzione all’ambiente», ha aggiunto, rispondendo anche alle pur «legittime» proteste dei Comitati. La stazione, a elevata automazione, è costituita da 4 rampe di ingresso-uscita e da 4 semi-piazzali con barriere di esazione, ed è caratterizzata dal viadotto centrale di 480 metri che scavalca autostrada e Dese, «ma comprende tante opere di mitigazione e idrauliche, come i bacini scolmatori. E la struttura a diamante è stata scelta per risparmiare suolo», ha detto Bembo, ricordando anche la contestuale costruzione della variante alla sr 245 Castellana, 5,4 km, «che libera i centri dal traffico. Il passante è costato 986 milioni, l’impegno di Cav è di un miliardo e 386 milioni: il resto è andato in opere complementari. La nostra è una società del territorio per il territorio».

Sulla stessa linea Fabio Arcoleo, Anas Veneto, che ha sottolineato i numeri del Passante verde: 150 ettari a verde, 49.400 alberi.

«Passante e casello sono stati una ferita per il nostro territorio» ha continuato il sindaco di Martellago, Monica Barbiero, riprendendo l’intervento di Mestriner. «Due le strade: osteggiare un’opera che avrebbero fatto comunque o cercare soluzioni per renderla meno dolorosa e ottenere opere utili al territorio. È la scelta fatta dal mio predecessore Giovanni Brunello e oggi si vedono i frutti», ha aggiunto, ricordando come in origine il casello fosse previsto più a sud «in un’area densamente abitata», e le opere complementari ottenute dal Comune, a partire dalle varianti di Robegano e alla sr 245 «che toglieranno il traffico di attraversamento dal centro».

 

E Mirano esulta: meno traffico in centro

PASSANTE L’Anas nel giorno dell’inaugurazione: «Abbiamo piantato quasi cinquantamila alberi»

MIRANO – «Era ora». Così il sindaco di Mirano, Maria Rosa Pavanello, commenta l’inaugurazione del nuovo casello. La novità andrà infatti a incidere sulla viabilità dell’intero comprensorio, sgravando di traffico il centro di Mirano. Non essendoci alcun casello autostradale nel Miranese nord, fino all’altro ieri moltissimi pendolari residenti a Noale, Martellago, Scorzé o Salzano erano costretti a scendere verso Mirano per poi raggiungere i caselli di Vetrego o Crea. Tra le strade più tartassate c’è sicuramente via Dante, dove transitano tutte le auto provenienti da Salzano: passano nei pressi dell’ospedale e proseguono per la camionabile viale Venezia. Stando alle ultime rilevazioni ogni giorno arrivano a Mirano mediamente 7.500 veicoli da Salzano e dagli altri comuni dell’area nord: una buona percentuale non si ferma a Mirano ma è diretta al casello autostradale.

«Attendiamo che gli automobilisti si abituino al nuovo casello e poi, dopo l’estate, faremo delle analisi sui flussi di traffico» assicura l’assessore Giuseppe Salviato. Gli ultimi dati sui caselli sono di un anno fa: i mezzi transitati al casello di Mirano erano 610mila al mese, a Spinea 200mila. Tra pochi mesi sarà interessante notare le differenze.

(g.pip.)

 

IL SINDACO DI SCORZÈ – Mestriner: «Campi distrutti, ma è il prezzo del progresso»

SCORZÈ – Diplomatico, poca enfasi e una citazione in latino per essere più incisivo e ricordare che le terre dove ora sorge il casello hanno una storia antica: «Il passante di Mestre e questo casello autostradale di Scorzé – ha detto ieri il sindaco Giovanni Battista Mestriner – costituiscono un’opera enorme, che ha distrutto una terra nella quale siamo cresciuti». Il sindaco ha posto soprattutto l’accento sul rapporto tra progresso e identità locale, tra il mondo bucolico dei campi e le esigenze delle attività produttive. «Al di là delle posizioni personali, – ha continuato Mestriner – è il momento di ricordare però il prezzo del progresso: i campi distrutti, il silenzio rotto, l’ambiente compromesso. Abbiamo di nuovo messo in gioco una delle cose più importante che abbiamo: la nostra terra». E rivolgendosi agli imprenditori ha sottolineato che questa società si è sacrificata soprattutto per loro: «Ha messo in gioco i propri valori, la propria storia, la propria qualità della vita; lo ha fatto per il valore sociale che le aziende hanno, per difendere e affermare il diritto al lavoro e all’impresa economica, per dare un futuro alle nostre generazioni e alle generazioni future». Infine la citazione in latino (“simul stabunt vel simul cadent”, insieme progrediremo o assieme periremo), per sottolineare che se questa comunità saprà mantenersi unita avrà un grande futuro.

(r.fav.)

 

Mirano. Accordo tra sindacato e Dusmann, i turni dei lavoratori vanno a 23 ore

Nuove lavastoviglie e carrelli elettronici contribuiranno a migliorare il servizio

MIRANO – Passerà da 14 a 23 il monte ore complessivo pro capite settimanale per i lavoratori delle mense ospedaliere di Dolo, Mirano e Noale. L’accordo messo a punto fra l’azienda Dussmann che gestisce il servizio e i sindacati prevede anche la completa riorganizzazione dei turni e del sistema di lavoro.

«L’azienda», spiega per Uil- Tucs Luigino Boscaro, «si è resa conto che così non poteva andare avanti. Continuavano a manifestarsi disagi provocati soprattutto dal taglio dell’orario ai dipendenti. Ora entreranno in servizio anche le nuove lavastoviglie e i nuovi carrelli elettronici che portano il cibo».

Il dato più importante riguarda il monte ore. «L’azienda», spiegano i sindacati e i lavoratori, «aveva portato con il nuovo appalto il monte ore a una media di 14 a settimana per gli oltre 60 dipendenti. Erano tempi impossibili per svolgere le mansioni richieste. Ora passeranno a 22-23 ore a testa».

Secondo i sindacati, la situazione era arrivata a questo punto anche perché la Dusmann aveva tagliato in media il 40% delle ore con l’assunzione a dicembre dell’incarico. Ciò significa che molte donne (la maggioranza dei dipendenti) che avevano già un part-time erano arrivate a lavorare solo 2 ore la settimana. I pazienti negli ospedali di Dolo, Noale e Mirano sono circa 2.000. Per servire un pasto, i dipendenti per qualche mese hanno avuto un minuto a paziente.

«L’accordo finale», spiega Boscaro, «ormai è definito e si sposa con una completa riorganizzazione del servizio, valorizzando le grandi professionalità che vi sono tra i lavoratori. Si tratta ora di portare a compimento nei dettagli una soluzione che era attesa da tempo, per una situazione che stava creando grossi problemi ai degenti della Riviera e del Miranese».

Ma la Uil-Tucs attacca l’Asl. «Questo è successo», spiega Boscaro, «perché l’azienda sanitaria e il suo direttore generale Gino Gumirato hanno incluso in un bando la necessità di acquistare nuovi carrelli trasportatori del cibo e la gestione del personale. Chi ha voluto l’appalto, ha dovuto fare i conti con la stessa cifra elargita, ma con l’obbligo di comprare anche i nuovi carrelli. Per far quadrare il tutto sono arrivati i tagli. Salvo poi fare marcia indietro di fronte a proteste e disservizi. Ora grazie al lavoro di riorganizzazione, i soldi che saranno risparmiati verranno destinati a ridurre il taglio».

Alessandro Abbadir

 

DOLO – Gli uffici postali di Noale, Dolo e Mirano metteranno dalla prossima settimana a disposizione dei cittadini il nuovo servizio WiFi gratuito. Poste Italiane comincerà ad installare le connessioni a partire da domani. Basterà registrarsi comunicando il proprio numero di telefono mobile al quale verrà inviato un messaggio con le credenziali per l’accesso al WiFi. A quel punto, attraverso smartphone, tablet o pc sarà possibile navigare in internet, dialogare sui social network o lavorare in attesa del proprio turno allo sportello.

«Il progetto WiFi che presentiamo oggi» dice Francesco Caio, amministratore delegato di Poste Italiane «rientra nella missione che ci siamo dati per i prossimi anni nel Piano strategico Poste 2020: vogliamo essere gli architetti di un’Italia più digitale, includendo tutti, con particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione, per aiutare il Paese nel passaggio dall’economia tradizionale a quella digitale».

In provincia di Venezia il servizio sarà disponibile a breve a Venezia Centro e piazzale Roma, Mestre centro e via Torino, San Donà, Sottomarina, Chioggia, Lido di Jesolo, Portogruaro, Cavarzere, Favaro.

(a.ab.)

 

Nuova Venezia – Asl 13 “Rifare le schede ospedaliere”

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7

mar

2015

Pettenò (Sinistra) contro Zaia e la Regione a difesa degli ospedali dell’Asl 13

DOLO – Proseguono le mobilitazioni per la difesa delle strutture dell’ospedale di Dolo e dell’Asl 13.

Il consigliere regionale Pierangelo Pettenò (Federazione della Sinistra) ha presentato ieri in Consiglio regionale un emendamento alla legge di stabilità regionale 2015 che prevede la sospensione delle schede ospedaliere dell’Asl 13.

Il tutto con un duro attacco ai due artefici delle schede: il presidente della giunta regionale Luca Zaia (Lega) e il suo compagno di partito e assessore alla Sanità, Luca Coletto.

«I cittadini, le associazioni, i comitati e i sindaci del Miranese e della Riviera», spiega Pettenò, «manifestano da mesi la necessità di rivedere le scelte fatte dalla Regione sulla riorganizzazione dell’azienda sanitaria, specie sulla decisione di caratterizzare Mirano quale ospedale ad area chirurgica e Dolo come ospedale ad area medica. Si tratta dell’unico esempio presente in Veneto, ma non rispondente alla necessità di contenere i costi e non funzionale ai bisogni della popolazione. Con l’approvazione di tale emendamento la giunta regionale sarà obbligata a nuove schede di dotazione ospedaliera, a seguito di una nuova valutazione tecnica sulla situazione di Riviera e Miranese. La giunta dovrà tuttavia tener conto dei pareri degli enti locali e delle associazioni di cittadini relativi alla domanda effettiva di prestazioni sanitarie e dei servizi già esistenti».

Sul tema della difesa dell’ospedale di Dolo interviene anche Emilio Zen, portavoce del coordinamento iniziative a tutela dell’ospedale di Dolo.

«Per quanto finora svolto», spiega, «ci sentiamo legittimati a chiedere alle realtà politiche della Riviera incontri bilaterali per capire le intenzioni di ciascuno sul futuro dell’ospedale di Dolo e sull’organizzazione complessiva del servizio socio-sanitario. Per troppo tempo, sul tema, la politica locale ha balbettato. È giunto il momento di venire allo scoperto».

Giacomo Piran

 

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