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Gazzettino – Miranese. Expo, sette Comuni lanciano la sfida.

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28

mar

2014

Si chiamerà “I colori del gusto nella Terra del Tiepolo” il progetto per il 2015

Una serie di itinerari culturali e una kermesse con i migliori chef

Si chiamerà «I colori del gusto nella Terra del Tiepolo» e proporrà un suggestivo mix tra itinerari culturali e iniziative enogastronomiche: i sette Comuni del Miranese hanno delineato il progetto per partecipare da protagonisti all’Expo 2015, il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello ha già presentato il documento nella sede dell’Ateneo Veneto alla presidente del comitato Expo Venezia, Laura Fincato.

Mirano, Spinea, Noale, Salzano, Martellago, Scorzé e Santa Maria di Sala hanno dunque risposto positivamente all’appello lanciato dal comitato Expo Venezia: nell’ultimo mese sindaci, assessori e funzionali comunali hanno lavorato ad un progetto che valorizzi appieno il patrimonio storico, culturale e gastronomico del Miranese.

Il progetto prevede innanzitutto una kermesse culinaria: i migliori chef del comprensorio si metteranno in competizione per esaltare la produzione agroalimentare miranese, i cuochi si sfideranno nei vari Comuni sotto gli occhi di una giuria popolare fino alla sfida conclusiva nel centro storico di Mirano.

L’altra pietra su cui posa il progetto è un itinerario culturale tra le opere e i luoghi di Giandomenico Tiepolo: i Comuni proporranno un percorso ad hoc di visite guidate tra ville, chiese, e paesaggi che ispirarono il grande pittore. Saranno realizzate delle esposizioni audiovisive.

Infine, ci saranno delle iniziative legate al tema dell’acqua, simbolo di Expo Venezia: il Miranese punta a valorizzare acqua da bere («San Benedetto» a Scorzé), acqua termale (Terme di Salzano), acqua per il lavoro (mulini su Dese, Marzenego e Muson) e acqua come ricchezza ambientale (oasi, laghetti e cave). Saranno realizzati pure un cofanetto tascabile e un’applicazione per smartphone con le informazioni su storia del Miranese, eventi proposti e luoghi da visitare. Al progetto collaborano Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Cna, Pro Loco, Cia, Coldiretti e Confagricoltura. I ritmi di lavoro saranno serrati, già in estate dovranno essere pronti molti dettagli sulle varie iniziative.

 

Gazzettino – “Scelte sbagliate per l’ospedale di Dolo”

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27

mar

2014

Il comitato Marcato elenca cosa fare per risparmiare e avere una sanità più efficiente

«Non è solo una questione di soldi, sono le scelte che vanno cambiate». È quanto afferma il Comitato Bruno Marcato in merito alle ultime notizie che riguardano il futuro dell’ospedale di Dolo.

«Sembra che l’atto aziendale presentato dal direttore generale Gino Gumirato contenga direttive, indirizzi e decisioni per la riorganizzazione della nostra Ulss, in attuazione di quanto previsto dalle schede ospedaliere approvate dalla Regione. Noi avevamo a suo tempo dichiarato la nostra netta contrarietà alle schede e formulato delle proposte alternative che tenevano conto delle esigenze di questo territorio. Le nostre proposte non toglievano nulla alle realtà ospedaliere consolidate di Mirano e Noale, anzi le rilanciavano».

Il Comitato le sue indicazione le fornisce chiaramente: «Concentrare l’ufficio tecnico a Dolo, attualmente distribuito in vari sedi, riprendere in mano le schede territoriali che ridefiniranno non solo la tipologia del nuovo distretto, ma anche la sua nuova funzione assieme alle strutture territoriali, riportare a Dolo il settore veterinario, utilizzando però gli spazi liberi nell’area del vecchio ospedale, risparmiando in questo modo le spese ingiustificate per affitti pagati a privati ed infine, si potrebbe disdire anche l’affitto relativo al padiglione di ostetricia e ginecologia di Mirano, di proprietà del Mariutto, utilizzando tutto il 6° piano del vecchio monoblocco di Dolo attualmente libero, accorpando tale reparto con il settore materno infantile di Dolo ubicato in tale piano».

 

Grande vantaggio per i comuni aderenti. Domani si decide a Mirano e S.M.Sala

MIRANO – L’Unione dei comuni svincolata dal Patto di stabilità. Ecco il grande vantaggio che deriverà dell’aggregazione di sei comuni del Miranese, che in questi giorni fa brontolare dipendenti e minoranze. Lo ha spiegato martedì sera nella riunione congiunta delle commissioni Affari istituzionali e Bilancio di Mirano, Paolo Fortin, delegato Anci per le gestioni associate degli enti locali. Tra il pubblico soprattutto dipendenti, in maggior parte agenti della polizia locale. Arrivano da loro i dubbi maggiori sull’Unione in materia di servizi, ma martedì in municipio si è parlato soprattutto di vantaggi: pian piano dunque il progetto emerge dalle segrete stanze istituzionali e si manifesta nel principale obiettivo di eliminare i lacci che vincolano i comuni a non spendere mai.

«La non applicazione del patto di stabilità interno è uno dei maggiori benefici derivanti dall’aggregazione», spiega Fortin, «non c’è una vera e propria legge che esenti l’Unione dal rispetto dei vincoli, ma finora tutte le aggregazioni di comuni sono sempre state esentate ».

Anche sotto il profilo della spesa Fortin si è sentito di rassicurare amministratori, dipendenti e cittadini: «L’Unione non potrà generare un incremento di spesa rispetto ai sei comuni che ne fanno parte », ha spiegato il delegato, «quindi eventuali figure dirigenziali, come il direttore generale, non sono previste. Anzi la spesa tenderà a decrescere con gli anni, in ottica di contenimento. Anche la politica non contempla nuovi costi: sindaci e consiglieri che parteciperanno agli organismi dell’Unione non percepiranno ulteriori indennità».

Maria Rosa Pavanello l’ha definita una Unione “low-cost”, fatta solo per portare benefici nel territorio. A proteggere dal pericolo di spese aggiuntive è il regolamento, che a Mirano e Santa Maria di Sala verrà già sottoposto domani sera ai rispettivi Consigli comunali.

«Anche i ricavi», prosegue Fortin, «si tradurranno solo in migliori servizi per il cittadino».

Infine, capitolo personale: «Capisco la diffidenza iniziale dei dipendenti comunali» spiega Fortin, «d’altronde per alcuni di loro si tratta di cambiare datore di lavoro. Ma si va verso una specializzazione del personale dell’Unione, con maggiori gratificazioni e soprattutto la salvaguardia di categoria giuridica e trattamento economico attuale. Anche l’anzianità di servizio rimarrà quella acquisita negli anni».

(f.d.g.)

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Questa sera le novità emerse in commissione saranno illustrate durante il Consiglio comunale di Mirano

L’Unione dei Comuni del Miranese sarà esentata dal patto di stabilità, il personale manterrà la stessa categoria professionale e lo stesso trattamento economico, le convenzioni di Polizia Locale rimarranno tali e quali. Sono queste le tre novità emerse martedì sera in Municipio a Mirano, dove si è svolta una commissione consiliare ad hoc per entrare nel dettaglio del progetto. Ad approfondire varie tematiche ci ha pensato Paolo Fortin, esperto di gestioni associate per l’Anci Veneto. Partiamo proprio dal patto di stabilità: Fortin ha spiegato che i Comuni che entreranno nell’Unione (Mirano, Spinea, Noale, Salzano, Martellago e Santa Maria di Sala) saranno esentati da questo vincolo di spesa che da tempo attanaglia le amministrazioni. Una buona notizia? I consiglieri di minoranza miranesi vogliono maggior chiarezza su questo punto e sottolineano che non vi sia ancora una normativa limpida sul tema. In aula erano presenti anche molti vigili in borghese: Fortin ha assicurato che non cambierà nulla dal punto di vista contrattuale, aggiungendo che per i vigili potrebbero esserci delle specializzazioni e quindi maggiori possibilità di carriera. Sempre a proposito di Polizia Locale, è stato spiegato che il nuovo ente si farà carico delle convenzioni in atto tra Spinea, Venezia e Marcon e tra Salzano, Martellago e Scorzé: gli agenti di questi Comuni continueranno a lavorare in sinergia. Oggi, alle 20, in consiglio a Mirano si discuterà sullo statuto dell’Unione.

 

Gazzettino – Salzano. Treni. “Vogliamo i nuovi orari”

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26

mar

2014

SALZANO – I pendolari scrivono all’assessore regionale Chisso

«Basta polemiche, ora chiediamo i fatti». Dopo il botta e risposta dei giorni scorsi tra i sindaci di Salzano e Spinea e l’assessore regionale Renato Chisso, ora i pendolari salzanesi hanno deciso di prendere carta e penna e muoversi in prima persona. I referenti del comitato hanno dunque inviato direttamente una lettera proprio a Chisso nel tentativo di ottenere le modifiche agli orari ferroviari invocate da dicembre.

Nel documento spedito ieri i pendolari fanno riferimento ad un accordo che sarebbe stato trovato al termine di una riunione svolta due mesi fa: «Il 20 gennaio scorso è stato raggiunto un accordo per far scattare da aprile le modifiche orarie – si legge nella lettera -. Vogliamo dunque stemperare una polemica che potrebbe penalizzarci e compromettere quell’accordo».

I pendolari poi allargano il concetto: «Sappiamo che il nuovo orario cadenzato mira a migliorare il sistema ferroviario e sappiamo anche che in molte altre linee ferroviarie ha già portato significativi miglioramenti – scrive il comitato -. La nostra situazione, invece, purtroppo è sensibilmente peggiorata. Chiediamo dunque che da aprile possano entrare in vigore le modifiche richieste, in un sereno clima di collaborazione».

Rispetto alle sfuriate registrate nei mesi scorsi pure in altri Comuni, il comitato di Salzano ha scelto la via del dialogo: nessun tono forte, nessuna minaccia di mobilitazione, ma un costante contatto con i vertici Regionali e di Trenitalia. La questione interessa tutti i Comuni del Miranese attraversati dalla linea ferroviaria Bassano-Venezia (Noale, Salzano, Martellago e Spinea) ed è sentita soprattutto a Salzano e Spinea, perché qui i treni fanno meno fermate. La riorganizzazione proposta dai pendolari prevede soprattutto più corse tra le sette e le otto del mattino, i lavoratori chiedono un miglior servizio anche al sabato e nei periodi di vacanze scolastiche. «Non chiediamo nulla di proibitivo – spiegano -. Nessun aumento di convogli, solo alcune lievi ma preziose variazioni d’orario». Chisso ha assicurato che a breve si terrà un incontro sul tema.

 

«L’Unione dei Comuni del Miranese porta con sè molte perplessità: notiamo problematiche economiche, operative e relative alla gestione del personale». Vigili in subbuglio a Mirano, con una lettera firmata in massa da 14 dipendenti (tra agenti e personale amministrativo), il corpo della Polizia Locale porta a galla molto malumori di fronte al progetto che porterà a lavorare in sinergia i Comuni di Mirano, Spinea, Martellago, Noale, Salzano e Santa Maria di Sala. L’Unione è in dirittura d’arrivo (in tutti i Comuni nelle prossime settimane sarà discusso in consiglio l’approvazione dello statuto), ma decine e decine di dipendenti sono in fibrillazione in tutto il Miranese. D’altronde era prevedibile che una tale operazione, che porterà il Miranese ad essere la quarta città del Veneto con ben 120mila abitanti, incontrasse pure polemiche e ostilità da parte del personale.

Musi lunghi soprattutto tra i vigili urbani: «In assenza di dati tecnici a sostegno della bontà della scelta, e in abbondanza di notizie contraddittorie, sentiamo di condividere perplessità di natura pratica – si legge nella lettera inviata lunedì al sindaco Maria Rosa Pavanello, agli assessori e ai consiglieri -. Per quanto riguarda la Polizia Locale, notiamo un diverso numero di addetti in relazione al numero di abitanti, una diversa organizzazione dei servizi e dei turni in base ai vari Comuni e una diversa ripartizione delle figure professionali all’interno dei comandi. Ciascun Comune si porterà dietro la propria storia, sarà fattibile risolvere queste discrepanze? Il rischio è che alcuni Comuni debbano sopperire alle carenze di altri». Secondo i vigili ci saranno dunque problemi sia organizzativi che retributivi. Malumori analoghi si registrano anche a Spinea, intanto i sindaci di Martellago, Salzano e Scorzé si sono incontrati per fare il punto della situazione.

(g.pip.)

 

I sindaci a difesa della struttura sanitaria di Dolo: «Faremo la fine di Noale»

Secca replica del direttore Gumirato: «Aumenteranno pazienti e posti letto»

CAMPONOGARA «Le decisioni del direttore generale dell’Asl 13, Gino Gumirato, stanno colpendo la cittadinanza della Riviera del Brenta. Trasformando Dolo in un ospedale medico e Mirano in polo chirurgico, per il plesso rivierasco il destino è quello capitato all’ospedale di Noale: diventare una grande lungodegenza. Dov’è il potenziamento della medicina territoriale?».

A lanciare l’allarme dopo l’illustrazione dei piani di attuazione delle schede ospedaliere, sono il presidente dei sindaci della Riviera del Brenta, Giampietro Menin e il sindaco di Campolongo, Alessandro Campalto.

«Le azioni che si stanno avviando », spiegano Campalto e Menin, «prevedono la chiusura di reparti, lo spostamento di altri come pacchi postali, prefigurando il declassamento dell’ospedale di Dolo senza un’alternativa per i cittadini di quest’area che già adesso per le cure sanitarie sono costretti a peregrinare tra gli ospedali di Padova e Mestre. Il direttore generale punta a trasformare l’ospedale di Mirano in ospedale di rete per il bacino dell’attuale Asl 13, ma questo sarà messo in discussione quando gioco forza tutto graviterà intorno a Mestre. Peggio ancora sarà per l’area della Riviera sud ».

Una risposta arriva dal direttore dell’Asl 13, Gino Gumirato: «La riorganizzazione dei due ospedali di Dolo e Mirano prevista dalle schede ospedaliere regionali, non è precursore di alcuna chiusura, ma a vantaggio di un servizio di qualità ed efficienza. Non verranno tagliati servizi, né posti letto, anzi, a Dolo aumenteranno. Il fatto che Dolo diventerà un ospedale prevalentemente medico-internistico porterà ad un aumento dei pazienti. Pronto Soccorso, Radiologia, Laboratorio analisi, Chirurgia di giorno, Anatomia e il Poliambulatorio non verranno toccati. Dove è questo presunto impoverimento? La Riviera del Brenta non perde alcun servizio sanitario, le professionalità e l’indotto sono garantite”.

Infineda Mira il capogruppo del Partito Democratico, Francesco Sacco, propone una soluzione per mantenere il distretto sanitario a Mira: «Il Comune di Dolo rende disponibili gli spazi dell’ex tribunale. Potrebbero essere utilizzati per ospitare gli uffici tecnici o altri uffici dell’attuale Asl. In questo modo il distretto sanitario resterebbe a Mira. E poi anziché trasferire la parte amministrativa a Noale, proponiamo che venga trasferita a Dolo».

Alessandro Abbadir

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MIRANO – «La riorganizzazione dell’Ulss 13? Per metterla in atto mancano le strutture e le risorse economiche. Molti aspetti sono da rivedere, se servirà noi saremo pronti a lanciare una nuova mobilitazione».

Nei prossimi giorni la commissione regionale Sanità valuterà il nuovo atto aziendale con cui il direttore Gino Gumirato intende apportare importanti modifiche negli ospedali del Miranese e della Riviera, ma intanto dalla politica arrivano nuove bordate. A riaprire il dibattito è il consigliere regionale Bruno Pigozzo, a ruota il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello. Gumirato ha presentato il piano ai primari dell’Ulss 13 spiegando che le novità consentiranno di diminuire le spese e rendere più efficienti i servizi. Il documento è ancora riservato, ma la linea appare chiara: Mirano sarà il polo chirurgico mentre Dolo sarà il polo medico, la Lungodegenza sarebbe spostata da Noale a Dolo e nel complesso di Noale sarebbero portati vari uffici.

«La Regione detta queste indicazioni ma non fornisce le risorse – sbotta Pigozzo -. A Dolo per esempio bisogna mettere a norma alcune strutture dal punto di vista antisismico e antincendio. Per ora solo il Pd si sta muovendo per mettere in luce dubbi e criticità, le altre forze politiche tacciono. Serve un coinvolgimento trasversale».

Che sia una questione molto delicata lo conferma il sindaco di Mirano: «Condivido queste preoccupazioni, il rischio è che la riorganizzazione non sia supportata da adeguate risorse. Spostare vari uffici a Noale? Mirano perderebbe di centralità, ma è il Comune con più servizi e quello più facile da raggiungere».

Gabriele Pipia

 

SCORZÉ – Partono gli espropri per la tangenziale sud di Scorzè, ovvero il primo stralcio della variante alla Noalese, che collegherà via Milano a via Boschi (Castellana). Nelle scorse settimane l’iter ha subito un’accelerazione e sono interessati circa settanta proprietari, quasi tutti di Scorzè, fatte salve poche unità di Martellago.

A gennaio, il direttore generale di Veneto Strade Silvano Vernizzi aveva approvato il progetto, dando il via alla gara d’appalto con le offerte da presentare entro domani. Una volta assegnato il cantiere, si potrà dare il via ai lavori già dall’estate, che si chiuderanno in poco più di un anno. Valore del cantiere 6 milioni di euro, che in parte erano stati stanziati per la vecchia soluzione, da via Mestrina a via Volta, ma poi dirottati sulla nuova ipotesi. La strada, tutta nel comune di Scorzè e che lambirà la zona industriale, sarà lunga tre chilometri e avrà due corsie per senso di marcia larghe 3,75 metri. Lungo il tracciato ci saranno quattro rondò: in via Milano, via De Gasperi, via Volta (zona via Omara) e via Boschi (questa già esistente), da dove ci sarà la bretella di collegamento al casello del Passante.

Su via Milano e via De Gaspari, la rotonda avrà due corsie e un diametro interno di 50 metri, quello in via Volta, stesso diametro ma a tre corsie. Saranno inserite le mitigazioni ambientali e le piste ciclabili attorno alle rotatorie. Gli espropriati potranno vedere i documenti nella sede di Veneto Strade, dove saranno valutati gli immobili e i terreni per stabilire l’indennità da liquidare. Chiusa questa partita, si dovrà trovare una soluzione al tratto di via Mestrina a Noale, dalla rotonda fino a via Cornarotta, visto non ci sarà più il collegamento con via Volta a Scorzè. Proprio su via Mestrina i residenti lamentano traffico, rumori e smog.

Alessandro Ragazzo

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Nuova Venezia – Cancellati i treni dei pendolari

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19

mar

2014

Guasto sulla linea Venezia-Bassano. Mattina d’inferno

Un guasto manda in tilt oltre 20 treni

Altra mattinata difficile per i pendolari della linea Venezia-Bassano: sei convogli cancellati e 14 hanno subito ritardi

Il problema si è verificato all’alba a Castello di Godego. La circolazione normale dopo mezzogiorno.

NOALE – Altra mattinata difficile ieri per chi si è mosso in treno sulla Venezia- Castelfranco-Bassano. Una scena vista già altre volte: l’ultima non più tardi di venerdì scorso. I problemi sonostati causati da un guasto al sistema di distanziamento dei convogli fra le stazioni di Castello di Godego e di Castelfranco, nel Trevigiano. A rimetterci migliaia di pendolari, con 24 treni regionali coinvolti che hanno causato ritardi anche di oltre sessanta minuti. Per quasi tutta la mattina, gli utenti di uno dei tratti più trafficati d’Italia a binario unico hanno dovuto armarsi di pazienza o studiare delle alternative per raggiungere gli uffici e le scuole. Il bilancio di Rete ferroviaria italiana (Rfi) parla di 14 convogli che hanno subito ritardi, sei treni non hanno proprio viaggiato e altri quattro hanno coperto solo parte del percorso. Interessati centinaia di passeggeri del Miranese, con le stazioni di Spinea, Maerne, Salzano e Noale. E dall’inizio dell’anno, la storia si è ripetuta più di una volta. Caos verso Venezia. Che non fosse una mattina facile, lo si è capito sin dalle prime luci dell’alba, quando il treno 5700 è arrivato a Castelfranco con 10 minuti di ritardo, alle 6.36 anziché le 6.26. Di lì a poco, la situazione ha iniziato ad aggravarsi. Così, per Venezia Santa Lucia, il regionale 5701 ha accumulato 31 minuti di ritardo, 38 per la corsa successiva, la numero 5703, addirittura un’ora e mezza per il 5705 da Bassano, 26 minuti per il 5711, un’ora e 10 minuti per il 5713, mentre il regionale 5717 è arrivato a Mestre con un ritardo di 40 minuti, ma non ha proseguito la corsa per Venezia. Problemi anche per il treno 5721, che sarebbe dovuto partire da Bassano alle 10.25malo ha fatto con 33 minuti di ritardo ed è arrivato a Venezia 38 minuti dopo. CaosdaVeneziaeMestre.Anche per chi doveva andare a Castelfranco, sede di molte scuole, e Bassano, non è stato semplice. Anzi. I ritardi sono stati notevoli, partendo dal regionale 5706 per la città vicentina, arrivato 38 minuti dopo. Quello successivo, per Castelfranco, ha viaggiato con 22 minuti di ritardo, il 5714 da Venezia a Bassano con 44 minuti, 20 quelli accumulati, invece, per il treno 5716. Non è andata meglio per chi da Santa Lucia doveva andare a Bassano alle 11.56 prendendo il regionale 5726: nella città vicentina ci è arrivato 53 minuti dopo. Soppressioni.Molti utenti si sono trovati a terra o il tragitto del loro convoglio non è stato completato. Questo ha riguardato i casi dei regionali 5709 da Castelfranco (partenza ore 7.25), il 5710 cancellato da Venezia a Castelfranco e che ha effettuato solo il tratto dalla città trevigiana a Bassano. Niente da fare per i treni 5718 e il 5725, mentre il numero 5722 è partito da Mestre per Bassano e non da Venezia come previsto. Problemi a non finire. Anche lunedì ci sono stati degli inconvenienti, stavolta sulla Treviso- Venezia. Il treno delle 9.25, mentre quello delle 9.07 è stato soppresso. Inoltre i monitor della stazione di Treviso accusavano dei problemi. Questo sta a significare che la vita dei pendolari è sempre più dura.

Alessandro Ragazzo

 

la rabbia corre sul web «Siamo stufi di questi disservizi»

La gente non ne può più: cancellate perfino le navette sostitutive

NOALE – La rabbia dei pendolari si fa sentire anche questa volta. Il 2014 si è già portato via diverse giornate di disagi; oltre al guasto della scorsa settimana tra Piombino Dese e Castelfranco, a febbraio sono state abbattute le sbarre di Noale, con l’intera tratta da e per Bassano rimasta bloccata per una mattina, con ritardi anche di un’ora e passeggeri costretti a salire sugli autobus e o farsi accompagnare per arrivare a destinazione.

«È ora di dire basta», dice una donna al telefono, «perché addirittura neppure si mettono le comunicazioni nel monitor. Sono stanca di continuare a segnare ore di lavoro perse che poi mi vanno a scalare i giorni di ferie. Ma è giusta una cosa simile?Ma che servizio è questo? Se lo avessi saputo, sarei andata in ufficio in macchina».

E i commenti dei pendolari si sono letti anche nei social network. Nel gruppo «Pendolari Salzano-Robegano» di Facebook e Twitter sono corse le notizie nel corso della mattinata, informando come i treni dopo mezzogiorno avessero ripreso il normale orario mentre «hanno cancellato la navetta delle 12.54». E poi ancora «Altra mattinata da dimenticare», si legge in un altro commento «dove tutti i treni hanno subito pesanti ritardi anche di 92 minuti (solo il 5707 per Venezia delle 7.31 è arrivato regolarmente a destinazione). Cancellate le navette delle 6.48 e 7.48. E la situazione è ancora critica. Non si sa al momento il motivo. Forse la nebbia?! Qualcuno sa la causa? . Comunque le navette per Venezia delle 9.48 e 10.48 sono state cancellate e ritardi e cancellazioni ci sono anche da Venezia verso Salzano.

(a.rag.)

 

SULLA LINEA VENEZIA-PORTOGRUARO

Solo caos con l’orario cadenzato

Il comitato di Quarto ha presentato un esposto alla magistratura

QUARTO D’ALTINO – Tutti contro il nuovo orario cadenzato. Se per alcune tratte del Veneto il cadenzamento, introdotto il 15 dicembre, ha portato benefici con l’aumento dei collegamenti, la linea Venezia-Portogruaro è quella che ha subito indubbiamente le maggiori penalizzazioni. Non a caso è su questa tratta che si sono concentrate le proteste dei viaggiatori, riuniti negli attivissimi comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale.

Affiancati da Legambiente, qualche settimana fa, i comitati hanno anche presentato un esposto alla magistratura, ricostruendo la battaglia condotta negli ultimi mesi e le problematiche causate dal nuovo orario cadenzato che, secondo i pendolari, concentra eccessivamente il servizio in alcune fasce orarie, lasciandone scoperte molte altre. I pendolari, in particolare, lamentano difficoltà per i lavoratori turnisti, a causa della rimodulazione dei servizi con il taglio dei collegamenti tra le 22 e le 6 del mattino, ma anche per la drastica riduzione dei collegamenti di sabato e nei giorni festivi. Senza contare le proteste suscitate dai nuovi regionali lenti Portogruaro-Mestre che, attestandosi al «binario giardino», costringono chi deve andare a Venezia a fare le corse per non perdere la coincidenza. A fianco dei pendolari, scesi anche in piazza, si sono schierati pure i sindaci dei Comuni attraversati dalla tratta ferroviaria, che più volte hanno incontrato l’assessore Chisso. Ma il ripristino di alcuni dei collegamenti, richiesti a gran voce dai pendolari,per il momento, è rimasto solo negli annunci sulla carta.

 

LA LINEA VENEZIA-UDINE – Carrozze sempre sovraffollate e sporche

MOGLIANO – Ritardi e guasti sempre più frequenti, soppressioni, ma soprattutto il sovraffollamento dei convogli, con i viaggiatori costretti a viaggiare in piedi in alcune delle ore di punta, anche a causa dell’impiego di materiale rotabile non sufficientemente capiente.

Ecco le problematiche che assillano le migliaia di pendolari che ogni giorno si spostano lungo la tratta Udine-Treviso-Venezia,una delle più frequentate del Veneto dopo la Padova-Venezia. Si tratta di problemi che si trascinano ormai da anni, a cui si sono aggiunti per i pendolari i disagi dovuti all’introduzione dell’orario cadenzato. Su quest’ultimo fronte, le proteste maggiori hanno riguardato la soppressione dei convogli a tarda sera, in particolare del regionale in partenza da Venezia Santa Lucia alle 23.56, per il cui mantenimento erano state raccolte oltre mille firme. Uno dei problemi che si trascina da più tempo, sulla Treviso-Venezia, è quello del sovraffollamento di alcuni convogli, in particolare nelle ore di punta per i pendolari. In passato non sono mancate le denunce da parte dei viaggiatori, con dossier fotografici sui convogli in cui gli utenti sono costretti a viaggiare stipati. Né sono mancate anche proteste clamorose, con tanto di occupazioni dei binari, frutto dell’esasperazione dei pendolari anche per i continui ritardi.

(g.mon.)

 

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