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Muri esterni sporcati da writer scatenati a Noale, obliteratrice ostruita a Mirano. Cartelli illeggibili a Maerne, macchina delle informazioni presa a martellate

MIRANO. Le stazioni sono il biglietto da visita delle città. Quando un pendolare scende da un treno o arriva allo scalo ferroviario, capisce subito dove si trova. E nel Miranese non è che trovi il massimo della pulizia, anche se, va detto, negli ultimi mesi sono stati eseguiti degli interventi per sistemare i posti più malandati, come Mira-Mirano e Salzano. Invece nelle stazioni di recente costruzione o restauro, quali, ad esempio, Spinea, Noale-Scorzè e Maerne, iniziano ad affiorare segni di degrado. Colpa dei soliti ignoti che si “divertono” a imbrattare i muri. E questo non fa che peggiorare il biglietto da visita. Vediamo, dunque, come e cosa si trovano davanti i passeggeri del comprensorio. In generale, i parcheggi sono abbastanza pieni, a dimostrazione che la gente usa il treno.

Mirano. Nei mesi scorsi sono state dipinte le mura lungo i binari dei sottopassi e la sala d’attesa. In precedenza c’erano scritte un po’ ovunque che rendevano evidenti tutti i segni del degrado e della sporcizia. Ora si è cercato di dare una sistemata, anche se l’edificio presenta, però, i segni degli anni. Nei sottopassaggi sono state disegnate delle sagome da una cooperativa, per rendere più vivibile il luogo e lo spostamento degli utenti da un binario all’altro o nei parcheggi scambiatori. Le obliteratrici funzionano, eccetto una perché ostruita.

Noale. La situazione è diversa, perché continuano ad essere imbrattati i muri esterni e sotterranei. Anche le coperture per accedervi sono state sporcate con lo spray. E dire che la stazione di Noale è stata sistemata da pochi anni. Invece qualcuno si è divertito, e continua a farlo, scrivendo slogan, dichiarazioni varie e dando l’idea, per chi ci arriva, di un posto in degrado.

Maerne. Anche in questo caso molti muri sono stati sporcati. Fino a poco tempo fa non era così, mentre oggi, invece, si possono leggere scritte sia all’accesso al binario numero uno che al binario due. Sono stati imbrattati i cartelli di divieto di oltrepassare i binari, mentre la macchinetta per le informazioni è guasta perché il vetro è stato mandato in mille pezzi. Anche il corridoio del sottopassaggio è stato sporcato.

Spinea. È l’ultima nata tra le stazioni del Miranese, essendo entrata in funzione a giugno del 2008. All’inizio nessun problema, poi ignoti hanno iniziato a imbrattare con dello spray l’accesso dei disabili e quello degli altri utenti. Già in passato c’erano queste scritte, che ora sono confermate. Anche in questo caso si va dalle dichiarazioni agli slogan vari in molte pareti.

Salzano. Lo scalo è molto piccolo ed è quello che ha meno problemi, non fosse altro perché di recente sono stati risistemati i muri esterni, con le associazioni locali che ne hanno fatto un murales, e sistemata anche la sala d’aspetto, che in passato presentava scritte e panchine rovinate. A Salzano, però, si protesta per il nuovo orario cadenzato entrato in vigore a metà dicembre e sull’unico binario è stato affisso un cartello per raccogliere eventuali disservizi sul trasporto.

Alessandro Ragazzo

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Spinea. Il primo cittadino “armato” di telecamera sul treno Bassano-Venezia. «Un errore togliere la nostra fermata»

SPINEA – Il sindaco fa il pendolare. È una battaglia a tutto campo quella di Silvano Checchin per riavere i suoi quattro treni nelle ore di punta del mattino, dopo che l’entrata in vigore del nuovo orario cadenzato ha ridotto le corse, cancellando in particolare quella delle 7.21, la più frequentata dai pendolari di Spinea. Lo scorso 10 gennaio Checchin si è alzato di buon’ora, precisamente alle 4 del mattino, per raggiungere Bassano del Grappa e salire sul treno regionale veloce 5705 delle 6.25 per Venezia. Armato di telecamera e blocco per gli appunti, Checchin ha preso nota, contandoli uno per uno, dei pendolari saliti in ogni stazione, verificando il numero complessivo dei passeggeri in arrivo a Maerne e l’affollamento del convoglio nei singoli segmenti di percorso. Obiettivo: dimostrare che pochi pendolari che salgono a Bassano arrivano in realtà fino a destinazione, percorrendo tutta la tratta. Molto più richiesta è invece la fermata di Spinea, che il nuovo orario cadenzato ha invece cancellato.

Il video girato da Checchin è già diventato un successo in internet, dove il sindaco veste i panni del pendolare-reporter. Ecco dunque il viaggio all’alba del primo cittadino di Spinea, da Bassano del Grappa fino a Maerne di Martellago. Il treno regionale veloce parte puntuale da Bassano alle 6.25. Subito con Checchin, salgono 37 persone. Poco dopo il treno ferma a Cassola. Alle 6.46, superata anche la fermata di Castello di Godego, quando il treno sta per arrivare a Castelfranco Veneto, Checchin conta a bordo 73 pendolari. In stazione a Castelfranco ne scendono alcuni e ne salgono 27. In totale, il treno riparte da Castelfranco con 97 viaggiatori. Alle 7.14 il regionale arriva a Maerne di Martellago, con una manciata di minuti di ritardo. Checchin scende e tira le somme: il convoglio riparte alla volta di Venezia-Mestre con 322 persone a bordo, raccolte nelle altre fermate intermedie (Piombino Dese e Noale-Scorzè). Mancano, nel totale, i passeggeri saliti a Maerne, ma a Checchin basta e avanza per dimostrare la sua ipotesi.

«Ho potuto evidenziare che la tratta più utilizzata è quella da Castelfranco a Venezia», spiega il sindaco, «quella da Bassano a Castelfranco è utilizzata poco: i passeggeri sono infatti in numero inferiore rispetto a quelli che oggi non possono più prendere lo stesso treno a Spinea».

La fermata spinetense infatti è stata cancellata dal nuovo schema di orario cadenzato e da dicembre Checchin si sta battendo per riattivarla. «Dalle 7 alle 8 la stazione di Spinea necessita di più treni», continua il sindaco, «perché il numero di pendolari è alto. Quella dei bus sostitutivi è una risposta parziale e il pullman che parte alle 7.20 dalla stazione, non è sufficiente».

Filippo De Gaspari

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Linea per Treviso bloccata due ore

Portogruaro. Mattinata d’inferno ieri mattina per un guasto risolto solo alle 10

PORTOGRUARO – Disagi ieri mattina per i pendolari sulla tratta Portogruaro-Treviso: un guasto ha bloccato la linea per oltre due ore. Il treno regionale 5900 in partenza da Portogruaro alle 6.56 a causa di un guasto meccanico si è fermato a Pramaggiore bloccando la linea per oltre due ore. La circolazione ferroviaria è ripresa regolarmente verso le 10. È stata una mattinata di passione quella che hanno vissuto studenti e lavoratori pendolari ieri mattina, in particolare per quelli che da Portogruaro e Annone Veneto dovevano raggiungere Oderzo e Treviso. Il Minuetto partito regolarmente qualche minuto prima delle 7 alla volta di Treviso si è infatti fermato a causa di un guasto in località Belfiore, a Pramaggiore. La corsa è quindi stata recuperata con un autobus, che è stato sufficiente per trasportare i circa 50 viaggiatori, mentre per il treno successivo si sono contati 11 viaggiatori. Da Trenitalia fanno sapere che a causa del guasto sono state limitate tre treni nei tratti tra Pramaggiore e Motta di Livenza, sostituiti con autobus. Verso le 10 del mattino il traffico è stato regolarmente ripristinato. Tra il nuovo orario cadenzato e imprevedibili guasti, non c’è pace per i pendolari della linea Portogruaro-Treviso. Per quanto riguarda il nuovo orario, lunedì 27 gennaio si terrà un nuovo incontro in merito tra l’assessore regionale competente Renato Chisso e i sindaci della tratta che porteranno in Regione le diverse istanze dei propri cittadini-utenti. Riguardo alle vecchie automotrici diesel 668 segnalate dagli utenti, Trenitalia afferma che hanno sempre circolato sulla linea Portogruaro-Treviso e che le scelte dei treni sulle varie linee sono effettuate dalla Regione in base ai flussi di traffico.

Claudia Stefani

 

DOPO LE PROTESTE DEI PENDOLARI PER RITARDI E DISSERVIZI

Treni: il Consiglio convoca Chisso

Riferirà sull’orario cadenzato. Da Bottacin e Reolon critiche a Zaia

VENEZIA – I disservizi e i ritardi ferroviari sulle linee regionali approdano al Consiglio del Veneto. Ad un mese dall’entrata in vigore del nuovo orario cadenzato, la commissione Urbanistica e Trasporti intende fare il punto della situazione e verificare quanto segnalato in queste settimane da pendolari, amministratori locali, associazioni di categoria. «Nella seduta di mercoledì 22 gennaio», annuncia il presidente Andrea Bassi (Lega) «incontreremo l’assessore Renato Chisso e la responsabile regionale di Trenitalia Maria Giaconia per discutere le tante criticità segnalate dagli utenti». I consiglieri Diego Bottacin (misto), Bruno Pigozzo (Pd) e Piergiorgio Cortelazzo (Ncd) hanno chiesto di dedicare un’apposita seduta alla disdetta del contratto con Trenitalia e di messa in gara del servizio ferroviario decisa dal governatore Zaia, sollecitando un confronto diretto tra la commissione e lo stesso Zaia: «Dobbiamo sapere se il governatore pensa davvero di affrontare un impegno così lungo e gravoso con gli uomini e le teste che fino ad oggi hanno sempre affermato, in commissione e fuori, che la gara non solo non si poteva, ma nemmeno si doveva fare», dichiara in proposito Bottacin. E Sergio Reolon (Pd) individua nella volontà di bandire una gara europea una «chiara ammissione di colpa» da parte di Chisso e Zaia: «La Regione non fa attività di programmazione, manca una politica dei trasporti che migliori il servizio: chi viaggia in treno e autobus necessita di un biglietto unico e serve assolutamente la riorganizzazione delle tratte gomma-rotaia che in alcune zone sono percorse da entrambi i trasporti. Il Veneto investe nel servizio ferroviario appena lo 0,31% del bilancio regionale. Risultato? Sulle linee bellunesi dal 18 novembre 2013 fino ad oggi i treni hanno già accumulato più di 1200 ore di ritardo, l’equivalente di circa 53 giorni».

 

 

Entro sei mesi Mirano, Spinea, Noale, Martellago, Santa Maria di Sala e Salzano riuniranno i comandi dei vigili e le direzioni di economato, personale e messi

MIRANO. Il matrimonio s’ha da fare. Già a fine mese le prime delibere approderanno nei Consigli comunali per essere votate ed entrare poi nella fase esecutiva. Entro il primo semestre del 2014 nascerà così l’Unione del Miranese: sei comuni, 120 mila abitanti. I sindaci hanno dato forma al progetto, la bozza ora coinvolge la Regione e, a breve, diventerà pubblica nei singoli Consigli comunali.

Territorio. Ad oggi l’ambito geografico dell’Unione è il Miranese. Resta in stand-by l’aggregazione con i comuni della Riviera, dove già esiste un’Unione territoriale tra Dolo, Fiesso, Fossò e Campagna Lupia. Se ne potrà però riparlare in futuro, con una “Unione tra unioni”. Quella del Miranese intanto sarà formata dai sei comuni del comprensorio (tutti meno Scorzé). Quindi Mirano, Spinea, Noale, Martellago, Santa Maria di Sala e Salzano. In totale circa 120 mila abitanti, quarta “città” del Veneto per residenti dopo Venezia, Verona e Padova. Pianiga, a questo punto, a metà strada tra Miranese e Riviera, deve decidere con chi aggregarsi.

Funzioni. Scontata l’aggregazione della protezione civile (che già da tempo opera in una logica di distretto) e la polizia locale. Finora è quest’ultima la novità più importante e prossima: già entro giugno i sei comandi municipali saranno riuniti in un solo corpo di polizia, che avrà sede in villa Belvedere a Mirano, scelta come luogo di rappresentanza dell’Unione. A livello di servizi i sei comuni condivideranno quelli relativi al commercio, al personale e ai messi.

Polizia. Aperta la partita per il comandante del corpo Miranese, intanto però i comuni hanno l’urgenza di risolvere questioni logistiche. Prima tra tutte quella relativa ai mezzi: villa Belvedere è una sede di prestigio ma ha la pecca di non poter ospitare le auto di servizio, che nel parco non possono proprio entrare. Mirano avrebbe una soluzione pronta, quella dei 20 posti auto nel parcheggio interrato, chiuso e sicuro, di via Vivaldi, troppo lontano però dal parco Belvedere. Intanto a Mirano i vigili stanno già organizzando il trasloco, pronti a lasciare entro alcuni mesi il comando di via Macello.

Tempi. A fine mese è previsto un incontro dei sindaci in Regione per limare gli ultimi aspetti, sotto l’egida dell’assessore regionale agli Enti locali Roberto Ciambetti, che ha già benedetto l’operazione. Poi saranno coinvolti i consigli comunali. La delibera di adesione all’Unione dei comuni del Miranese dovrà passare in tutti i parlamentini locali. Poi l’associazione dei servizi entrerà nella fase attuativa.

Filippo De Gasperi

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Lamentele ieri mattina su tutta la tratta Venezia-Castelfranco-Bassano

Lavoratori pendolari in ufficio e studenti a lezione mezz’ora dopo il previsto

NOALE – Mattinata difficile ieri per chi ha preso il treno sulla Venezia-Castelfranco-Bassano, con ritardi di alcuni convogli, anche nelle ore di punta. E a risentirne sono stati pure i passeggeri di Spinea, Maerne, Salzano e Noale. Se a questo aggiungiamo la nebbia, si capisce come potesse essere difficile muoversi. Le prime ore del mattino erano filate via senza grossi problemi, se non ritardi da e verso Venezia Santa Lucia di cinque minuti. Poi, il regionale 5709 in partenza da Bassano alle 7.25, è giunto a Santa Lucia 25 minuti dopo il previsto, ovvero alle 8.59 anziché alle 8.34. Degli utenti del Miranese si sono lamentati, perché a Noale è arrivato con 13 minuti di ritardo e a Maerne con 18. Così eventuali coincidenze da prendere o incontri da fare, sono saltati o slittati. È andata un po’ meglio al treno dopo, il regionale 5711 partito da Castelfranco con cinque minuti di ritardo, alle 8.09 invece delle 8.04, e arrivato a Venezia dieci minuti dopo l’orario programmato, alle 9.14 anziché le 9.04: a Noale, Maerne e Spinea hanno dovuto aspettare otto minuti in più, nove a Salzano.

Disagi anche per chi viaggiava verso Castelfranco e Bassano, con tre regionali arrivati a destinazione attorno ai 15’ di ritardo. I problemi sono iniziati alle 6.56, quando da Santa Lucia è partito il convoglio 5706 per Bassano; la partenza è avvenuta un minuto dopo, a Maerne aveva già sei minuti di ritardo, a Noale otto, a Castelfranco, dove si recano diversi studenti, dodici, e nella città vicentina è giunto alle 8.19 invece delle 8.05. Non è andata meglio per chi è salito a Venezia due ore dopo sul regionale 5714 delle 8.56, sempre verso Bassano, arrivato a destinazione 18 minuti oltre il previsto. Un ritardo di nove minuti accumulato già dal capoluogo veneto e che poi, durante il tragitto, è raddoppiato. Così ha raggiunto la città attraversata dal Brenta alle 10.23 e non alle 10.05 come da orario. Anche chi è salito sul regionale 5718, sempre da Venezia a Bassano stavolta delle 9.56, è arrivato con un quarto d’ora di ritardo. La partenza è avvenuta alle 10.08, ovvero dodici minuti dopo, mentre a Maerne gli utenti hanno aspettato al binario per undici minuti e a Noale per otto. L’arrivo a Bassano è stato alle 11.19 e non alle 11.05, come invece segna il cartellone degli orari. L’orario cadenzato, peraltro apprezzato da molti, ha ancora bisogno di rodaggio.

Alessandro Ragazzo

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Il Comune di Spinea raccoglie le proteste sul profilo Facebook

SPINEA. Nuovo orario cadenzato, la protesta non è solo del sindaco. Il Comune ha aperto in questo inizio d’anno una discussione su Facebook per raccogliere giudizi, pareri, suggerimenti dei pendolari sul nuovo orario dei treni da e per Spinea. Silvano Checchin si è impegnato a portare tutte le indicazioni ricevute nei prossimi incontri in Regione. Gli interventi, naturalmente, non si sono fatti attendere: molti i viaggiatori che hanno utilizzato Facebook per dire la loro, lamentando soprattutto disagi e difficoltà ad usare il treno con i nuovi orari. «A cosa serve la stazione di Spinea se i ragazzi che vanno a scuola a Venezia devono prendere l’autobus?», chiede una mamma. «Servizio sostitutivo che peraltro non funzione», puntualizza un’altra cittadina, «questa mattina (mercoledì, ndr) è arrivato un solo bus e non due come accadeva nei giorni scorsi». «Sono stata costretta a farmi il permesso per entrare a scuola più tardi», protesta una studentessa, mentre un’altra utente propone: «Aumentare le corse e mettere un treno per l’ospedale dell’Angelo-Auchan».

Spinea è il primo comune della provincia a usare lo strumento social per questioni di viabilità. «Sono certo che i cittadini sapranno darmi utili suggerimenti», ha spiegato Checchin, «e visto che il diario Facebook ha 3200 amici ed è in costante crescita, appare lo strumento più facile per mettere in contatto i cittadini e creare una rete per una città realmente partecipata».

In questo inizio d’anno la battaglia di Checchin, a questo punto non più solo personale, contro i nuovo orari dei treni, porteranno il sindaco a farsi viaggiatore e imbarcarsi sul treno regionale veloce da Bassano per Venezia, per studiare da vicino tempi di percorrenza e condizioni di viaggio dei pendolari. Spinea chiede di poter fermare anche a Spinea il regionale da Bassano, per mantenere inalterato il numero di corse nelle ore di punta e, quindi, anche di viaggiatori.

Filippo De Gaspari

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Miranese quarta “città” del Veneto

MIRANO. Il 2014 sarà l’anno dell’Unione dei comuni, con la benedizione della Regione. L’assessore regionale al Bilancio con delega agli Enti locali, Roberto Ciambetti, l’ha già definita: «La quarta città per abitanti della Regione, dopo Venezia, Verona e Padova, ma prima di Vicenza, Treviso, Rovigo e Belluno». Un bel biglietto da visita, non c’è che dire. Anche se in realtà l’Unione è ancora o quasi tutta da costruire.

Incontri se ne sono svolti, e diversi, nel 2013 e ne sono in programma ancora in questo inizio di nuovo anno. Poi il progetto di Unione passerà attraverso tutti i Consigli comunali coinvolti e, se approvato da tutti, diventerà realtà.

Con l’abolizione delle province e pochi altri esperimenti simili in Veneto, il Miranese diventerà con i suoi oltre 120 mila abitanti, il quarto polo di riferimento amministrativo regionale. Da quel poco che trapela nelle riunioni tra i sindaci di Martellago, Mirano, Noale, Salzano, Santa Maria di Sala, Spinea e (dalla Riviera) Pianiga, si stanno individuando i quattro ambiti (forse più) di associazione delle funzioni. Praticamente certa la polizia locale, con un comando unico e la protezione civile, che già da tempo lavora per distretto, probabile una regia unica anche per quanto riguarda il personale, l’edilizia scolastica, forse anche le politiche culturali e i servizi sociali, che drenano gran parte delle risorse comunali. Trattative che si svolgono in segreto sì, ma sotto l’egida favorevole della Regione. Spiega infatti Ciambetti: «La contiguità con il vicino Camposanpierese, dove l’esperimento di condivisione di servizi e uffici ha portato grandi risultati, ha avuto un suo ruolo, ma dobbiamo ammettere che nel Miranese c’è una novità: assistiamo a un processo in cui il centro minore vanta circa 12 mila abitanti, mentre tutti gli altri comuni interessati superano la soglia dei 15 mila. Tutti segnano dinamiche demografiche in crescita e in alcuni casi, come per Santa Maria di Sala, in forte aumento». Il bacino dell’Unione coprirà, se tutto procederà per il meglio, circa il 14% dell’intera popolazione della provincia, in un’area strategica di collegamento tra il trevigiano, il Camposanpierese e la laguna. «Da anni», conclude Ciambetti, «nel Miranese alcune istituzioni hanno anticipato la svolta e agiscono già nell’ottica di bacino, dal polo scolastico di Mirano all’Asl 13».

Filippo De Gaspari

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SALZANO – Oltre 600 le firme raccolte ieri mattina per dire no al transito dei camion in centro a Robegano su via XXV Aprile. Ma il numero è destinato ad aumentare perché il Pd, organizzatore dell’iniziativa, ha deciso di ripeterla anche domenica prossima, visto il maltempo di ieri mattina. Tra sei giorni, poi, sarà definita anche la manifestazione che segnerà la consegna delle sottoscrizioni al prefetto di Venezia Domenico Cuttaia, al presidente della Provincia Francesca Zaccariotto e all’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso. Il partito chiede che tutto il traffico pesante passi sulla bretella di via delle Motte, o variante di Robegano, che congiunge via Roma a via Castellana, entrambe a Martellago. Oggi i tir possono viaggiare da Maerne a Noale passando per Robegano ma non viceversa. «Ci ha impressionato in modo positivo», dice il segretario del Pd di Salzano Stefano Barbieri, «la partecipazione della gente. C’è chi arrivava al banchetto con il modulo firmato dalla famiglia, chi da tutto il condominio».

(a.rag)

 

Vigilati speciali Marzenego, Dese e Zero. In ansia anche per Muson e Lusore

Super lavoro già da sabato: disagi alla viabilità locale e lungo la Noalese

MIRANO – Vigilia d’Epifania in apprensione nel Miranese per il livello raggiunto ieri, nel primo pomeriggio, da alcuni dei principali corsi d’acqua che attraversano il comprensorio. Sono tornati a far paura Lusore, Muson, Marzenego e Dese, dopo una notte di piogge intense e una domenica mattina che ha visto i livelli dei corsi d’acqua alzarsi a vista d’occhio anche a causa dei colmi di piena in arrivo da monte. Fortunatamente ovunque i canali sono rimasti dentro gli argini. Ma è stata una domenica di gran lavoro per i tecnici del consorzio di bonifica Acque Risorgive, che hanno monitorato ora dopo ora la situazione dei canali. Le squadre di operai in reperibilità erano al lavoro già da sabato, per effettuare tutte le manovre necessarie a svuotare i canali in vista delle precipitazioni annunciate per ieri mattina.

«Le pompe nella parte alta del comprensorio sono a pieno regime», spiegavano ieri dal consorzio, «quelle dell’area di bonifica, verso Mestre, lo sono state del pomeriggio, con l’arrivo dell’onda di piena».

Vigilati speciali sono stati per tutto il giorno il Dese, lo Zero e il Marzenego, nella parte nord del Miranese. La zona è quella tra Scorzè e Noale, che in passato ha dato problemi con allagamenti, anche di aree urbanizzate. Ieri i tre fiumi si sono gonfiati nella parte centrale della giornata, nonostante avesse smesso di piovere già dalla tarda mattinata. Non si sono tuttavia segnalate esondazioni. Qualche rischio ha corso anche il Miranese sud. Se il Muson non ha dato grossi grattacapi, così come gli altri corsi d’acqua della zona, Tergola e Vandura, qualche tracimazione si è avuta lungo i corsi d’acqua minori e lungo la rete secondaria di scolo, nella solita zona depressa tra Mirano e Santa Maria di Sala. Il Lusore a Campocroce di Mirano ha spinto alla tracimazione i fossati collegati, nell’area del cimitero del paese, allagando anche alcuni tratti di strada nel cuore del Graticolato romano, tra via Barbato e via Braguolo. Stesso problema a Caltana, nella zona di via Zinalbo, in zona industriale di Santa Maria di Sala (via Rivale) e anche a Sant’Angelo di Sala, dove il rio Desman ha allagato alcuni tratti di campagna lungo la provinciale. Qualche preoccupazione anche al Castello di Stigliano e Mazzacavallo, per il Muson salito a livelli di guardia, ma rimasto sempre sotto controllo. I problemi maggiori alla fine si sono avuto lungo le strade, con qualche sottopasso allagato e soprattutto interi tratti di viabilità locale, ma anche lungo la regionale Noalese, interamente allagati a causa delle solite difficoltà di deflusso della rete urbana di scolo.

Filippo De Gaspari

 

Nuova Venezia – Autostrade, no agli sconti

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 15 Comments

5

gen

2014

SALASSO PEDAGGI» la venezia-padova

La Cav si difende dalle accuse ma non modifica i pedaggi dei pendolari

La Cav: «Non possiamo abbassare le tariffe»

Zaia gli aveva chiesto di lavorare «pancia a terra», ma Bembo mette alcuni paletti «Garantirò l’equilibrio finanziario». Allo studio l’allungamento della concessione

VENEZIA – Sul caro pedaggi (più 20 per cento in due anni) nel quale è inciampata la concessionaria regionale Cav si affloscia il mito del Veneto, vacilla la salvifica idea dei progetti di finanza, capitombola la supremazia di chi preferisce farsi le cose da sè anziché chiederle a Roma, l’odiata capitale con la quale è in continua belligeranza. Il presidente di Cav, Tiziano Bembo, sollecitato dal suo azionista regionale, convoca la stampa di sabato mattina per arginare l’alluvione di proteste che si sta abbattendo come un uragano sulla sua società. Una tempesta che rischia di travolgere il fragilissimo equilibrio sul quale si regge la maggioranza in Regione.

«Le preoccupazioni dei pendolari sono anche le mie – spiega il presidente di Cav -: se fosse nelle nostre possibilità non avremmo certamente chiesto adeguamenti tariffari al Ministero delle Infrastrutture. Ma io devo garantire l’equilibrio finanziario della società, in un contesto di riduzione del traffico autostradale e di rimborso del debito legato all’investimento sul Passante». La strada, conferma Bembo, è quella di lavorare sull’allungamento della convenzione con Anas a fronte di un nuovo investimento (la quarta corsia sulla Venezia-Padova).

Ma un po’ di chiarezza sui numeri, Bembo intende farla: «Non è vero che il Passante è l’autostrada più cara d’Italia. Le nostre tariffe sono in linea con quelle degli altri concessionari, tenendo conto di quasi 45 chilometri pedaggiati e liberi il costo medio è pari a 0,06 centesimi al chilometro. Inoltre – spiega Bembo – la Venezia-Padova nel 2009 costava 2 euro e 20 centesimi, nel 2013 tre euro e trenta centesimi ed ora 2 euro e 80 centesimi. Il pedaggio applicato è conforme alle deliberazioni Cipe del progetto originario del Passante. Ora viene applicato un pedaggio equivalente alle tre stazioni di Mirano/Dolo, Mira/Oriago e Venezia/Mestre. Le tariffe sono rimaste uguali per tutto il 2009, il 2010, il 2011 e il 2012. Sono aumentate nel 2013 e dal primo gennaio di quest’anno».

Bembo lamenta la canea cui è stata sottoposta la sua concessionaria: «Non ho visto clamori sulla Padova-Rovigo, che pure costa 3 euro e 40 centesimi». E insiste su un punto: «Cav è nata con lo scopo di rimborsare l’investimento del Passante e progettare nuovi investimenti nelle infrastrutture del Veneto. É quello che stiamo facendo dal primo giorno: sulla tangenziale di Mestre abbiamo rinnovato l’illuminazione e oggi si transita gratis, forse dovremmo ricordarci che cosa era la tangenziale fino a pochi anni fa. Per rimborsare il Passante abbiamo attivato una serie di operazioni finanziarie, con la Bei e con un consorzio di banche: oggi possiamo dire di essere vicini al rimborso di circa la metà dell’investimento complessivo, dopo così pochi anni è un risultato importante».

Ma sulla «vignette» sul modello austriaco che periodicamente il governatore Luca Zaia torna a proporre, Bembo è scettico: «Sarebbe una bella idea, tecnicamente è fattibile. Ma noi possiamo solo chiederla, altri devono autorizzarla».

Quanto alla scontistica per i pendolari, Bembo risponde allargando le braccia: «Abbiamo avviato, in via sperimentale e per due anni, gli abbonamenti pendolari per i cinque comuni veneziani che hanno subito i maggiori disagi dalla costruzione del Passante. Allo stato attuale, con il quadro normativo in vigore, non è pensabile l’estensione di una scontistica senza compromettere l’equilibrio della società».

Diverso il discorso se la Regione riuscisse a strappare ad Anas l’allungamento della convenzione dal 2032 al 2050: «Ci stiamo lavorando da mesi, spero che il presidente Zaia raggiunga questo risultato. Ci consentirebbe di spalmare il rimborso dell’investimento in un arco di tempo maggiore e tenere i pedaggi calmierati».

Daniele Ferrazza

 

Il governatore twitta «Sconti da allargare a Padova e Mestre»

Un tweet del governatore del Veneto Luca Zaia rilancia il tema dell’estensione degli abbonamenti per i pendolari, nonostante il presidente di Cav abbia escluso per ora questa possibilità. «Già attivi gli sconti per pendolari di Mirano, Pianiga, Dolo, Mira e Spinea. Ora su mio mandato Cav studia allargamento anche a Mestre e Padova» scrive il presidente su twitter. L’ipotesi cara al governatore è stata però esclusa dallo stesso presidente di Cav Tiziano Bembo durante la conferenza stampa di ieri mattina. «Estendere la scontistica ad altri soggetti appare, nell’attuale quadro normativo, improponibile» ha spiegato Tiziano Bembo. Le agevolazioni decise per i cinque comuni veneziani consentono ai pendolari di spendere 1,68 centesimi al posto dei 2 euro e 80 centesimi. Finora le richieste sono poco meno di un centinaio: 59 a Mestre e 26 a Padova Est.

 

L’APPELLO – Dal nostro giornale campagna a favore di pendolari, imprese e famiglie

link appello

La campagna d’opinione diretta a bloccare i pesanti rincari delle tariffe autostradali è stata avviata dal direttore del nostro giornale, Antonio Ramenghi, la cui lettera aperta al governatore Luca Zaia ha segnalato e documentato i pesanti effetti dell’aumento dei pedaggi sul bilancio di famiglie e imprese venete, già duramente provate dalla recessione, sollecitando la Regione (che controlla il 50% della concessionaria autostradale Cav) ad agire per scongiurare gli aumenti. Lesta la risposta di Zaia, che ha condiviso le preoccupazioni per gli effetti del salasso sulle tasche di migliaia di lavoratori pendolari, invitando il presidente della Cav, Tiziano Bembo, a impegnarsi «pancia a terra» per risolvere il problema. Nell’attesa, la discussione cresce e si infiamma, coinvolgendo la società civile, la politica e le categorie economiche.

 

 

LA PETIZIONE SUI NOSTRI SITI

Già 1.250 firme: la rabbia sul web

PADOVA – Milleduecentotrentacinque firme alle ore 19, in appena 24 ore: è una valanga inarrestabile la petizione lanciata dai quotidiani veneti del Gruppo Espresso per spingere la Regione a concedere uno sconto ai pendolari costretti a viaggiare tutti i giorni in autostrada, dopo i maxirincari del primo gennaio. Più di 1.200 lettori che hanno voluto sottoscrivere l’appello lanciato dai nostri quotidiani. E sui siti internet del mattino di Padova, Nuova Venezia e Tribuna di Treviso ci sono centinaia di commenti alla notizia del salasso autostradale. «Non esistono al mondo autostrade così costose… 10 km di tratta a 2.70 euro è un furto legalizzato. Vergogna», scrive ad esempio il lettore Massimo Gallo. «Iniziamo con il boicottaggio! Pazienza ci metterò 20 minuti in più per arrivare a Padova ma soldi non ne regalo a nessuno!», sbotta Debora Secci, suggerendo ai pendolari di ricorrere all’alternativa della statale. Quello che farà Michele Foffano: «La mattina lavoro a Mestre, il pomeriggio a Padova. Non posso usare il treno perché oltre al treno dovrei prendere un autobus a Mestre e due a Padova per raggiungere le sedi dove lavoro. Non posso permettermi di spendere 5,60 € al giorno di pedaggio, per cui ho deciso che da quest’anno userò la statale. Se questa poi sarà la soluzione che altri adotteranno qualcuno incasserà di meno e forse rifletterà sull’opportunità di questi aumenti». E Michele Vegro, argomentando che solo il Passante dovrebbe essere a totale pagamento, conclude: «Se il Passante non ha traffico sufficiente per ripagarsi semplicemente vorrà dire che il mercato ha giudicato quell’opera inutile e Cav S.p.A. come qualsiasi azienda di questo mondo dovrà fallire! Non credo sia un ragionamento così difficile da applicare». Sempre a proposito di possibili soluzioni per smaltire la botta, Andrea Vecchiato propone il car pooling, la condivisione della stessa auto da parte di due o più pendolari che hanno la stessa tratta da percorrere: «Spese divise in 4/5 parti e il problema è risolto». «Visto che i gestori si preoccupano tanto di “compromettere l’equilibrio finanziario”- osserva Matteo Montin -, sarebbe curioso conoscere il motivo dell’asfaltatura avvenuta l’anno scorso del tratto Dolo-Padova Est. Di sicuro non è costata due lire, soldi apparentemente sprecati dato che il manto stradale era in ottime condizioni». Marialucia Esteban pone la domanda che ci facciamo un po’ tutti: «E in Germania come fanno con le autostrade gratis? E in Svizzera con 50 euro all’anno per persona come faranno?». E anche ora, di fronte alla proposta Zaia di estendere gli abbonamenti scontati anche ai residenti di Padova e Mestre, c’è chi critica, come Marco Cuccato: «Invece per i pendolari da Boara/Monselice chissenefrega eh? Si pensa sempre in piccolo, a soluzioni tampone per accontentare i pochi e mai a una soluzione vera come la vignetta, ampiamente usata con successo in tutti i paesi civili».

Enrico Pucci

 

IL TRASPORTATORE

Sartor: per la mia azienda un costo di 150 mila euro l’anno

Quanto incidono i pedaggi autostradali nel bilancio di un’impresa di autotrasporti? Vendemiano Sartor gestisce, insieme alla famiglia, una piccola impresa di trasporto a San Polo di Piave, nel Trevigiano: venti automezzi da 44 tonnellate, due milioni di euro di ricavi. Ma, soprattutto, Sartor è uno degli artefici che hanno accompagnato la costruzione del Passante: è stato assessore regionale all’Economia tra il 2008 e il 2010.

«I nostri mezzi fanno circa due milioni di chilometri l’anno, il 70% dei quali in autostrada: paghiamo pedaggi per circa 150 mila euro. Il 6% del fatturato». Troppi? «Un costo aziendale, notevole. Superiore certamente a quello che pagano imprese simili alla nostra in Europa». E la vignette proposta da Zaia? «Improponibile, soprattutto per i mezzi pesanti. E poi ci sono troppi concessionari. Il governatore farebbe meglio a lavorare perché da Trieste a Brescia vi sia un unico concessionario. E dica al suo consulente Malvestio di consigliarlo meglio: questo deve fare la politica, non altro. Zaia è là da quattro anni, non da un mese. E cosa ha fatto, oltre a criticare il passato?». Gli sconti ai residenti? «Non risolvono niente, le tariffe vanno abbassate e basta». «Cav è un’ottima idea, ma gli aumenti di questi giorni sono ingiustificati. Il calcolo di sostenibilità è stato fatto sulla base dei flussi di traffico del 2008. Ora è cambiata la situazione, bisogna adeguarli» E gli aumenti? «Ora sono inopportuni. In periodo di crisi bisogna lavorare a pareggio, non si può fare cassa e progettare nuovi investimenti, vanno agevolati gli utenti». Per Sartor gli aumenti andrebbero spalmati in un tempo più lungo: «Fossi Zaia, deciderei di sospendere gli aumenti, prolungare la concessione e graduare l’incremento sulla base di un nuovo piano finanziario. Non si può spremere la gente così. Quando i flussi di traffico torneranno a crescere, allora si potrà pensare a ritocchi».

 

IL GIORNO DELL’EPIFANIA VICINO A BASSANO

E Don Bizzotto celebra messa lungo la nuova Pedemontana

È stata denominata «Epifania della Terra: eucarestia in solidarietà con tutti i popoli» l’iniziativa che vedrà protagonista don Albino Bizzotto domani, giorno dell’Epifania, in provincia di Vicenza. Il fondatore dell’associazione «Beati i costruttori di pace» celebrerà una messa all’aperto scegliendo come area simbolica un’area adiacente alla nuova Pedemontana Veneta, in costruzione nel Vicentino: l’appuntamento è fissato alle 14.30 nel piazzale del distributore Agip all’altezza dello svincolo di Bassano sud sulla superstrada Gasparona. Al momento hanno già garantito la loro presenza i rappresentanti di una quarantina di comitati di tutto il Veneto, non solo quelli che protestano per la costruzione della Pedemontana Veneta.

«È la prima volta – spiega don Bizzotto – che scopriamo che fare solidarietà con i popoli significa mettere in salvo la Terra. Nella crisi che morde ovunque, tutti sono preoccupati di far girare l’economia per far tornare i conti. E invece prima di tutto dobbiamo affrontare l’emergenza Terra, che è proprio in affanno nel garantire gli elementi necessari alla vita di tutti gli altri esseri». «Per questo – il monito di don Bizzotto – dobbiamo impegnarci nella cura del territorio, per migliorare l’aria che respiriamo, una delle più inquinate d’Europa, per proteggere l’acqua buona per tutti, per non togliere più un metro quadro al terreno coltivabile».

 

l’aci di venezia

Basta umiliare i pendolari dei treni

L’Aci di Venezia si schiera al fianco dei pendolari che protestano per il fallimentare avvio dell’orario cadenzato dei treni voluto dalla Regione. «Se questa innovazione – osserva il presidente Giorgio Capuis – doveva servire a sperimentare forme di mobilità integrata, in vista del completamento dell’Sfmr, che per noi rimane obiettivo prioritario, non possiamo che rimanere sconcertati di fronte ai troppi disservizi causati all’utenza. Credo che ai cittadini non interessi tanto sapere di chi sono le responsabilità, sappiamo che quello dello scaricabarile continua a rimanere un vizio italico, ma pretendano di avere un servizio ferroviario adeguato ai tempi visto anche i costi sostenuti dalla collettività per finanziarlo». Il presidente dell’Automobile club veneziano ribadisce la necessità di dotare l’area centrale del Veneto di un sistema di mobilità integrata sul modello di quanto avviene in altri Paesi d’Europa, anche al fine di decongestionare la rete viaria e migliorare la sicurezza degli utenti.

Puppato accusa Zaia «Imprese arricchite alle spalle dei veneti»

La senatrice del Pd: un aumento spaventoso che divorerà le tredicesime e il copione si ripeterà con la Pedemontana

MONTEBELLUNA «L’aumento dei pedaggi, in particolare sulla Padova-Venezia, è spaventoso: in questo momento si traduce nel furto della tredicesima di migliaia di veneti che fanno i pendolari tra Treviso, Mestre e Padova. Assolutamente inaccettabile».

Laura Puppato, a lungo sindaco di Montebelluna, poi capogruppo in Regione del Partito Democratico, oggi senatore a Palazzo Madama, non ha perso la capacità di indignarsi: «La verità è che il sistema della mobilità disegnato e realizzato dalla Regione in questi anni, il cui interprete maggiore è stato Renato Chisso, ha portato alcune imprese ad arricchirsi sulle spalle dei veneti, vedi la Mantovani spa. Dal suo insediamento, il presidente Luca Zaia non ha fatto nulla per svelare questo meccanismo né per metterlo in discussione».

E Laura Puppato avverte: «C’è un’altra infrastruttura che sta per essere realizzata con lo stesso meccanismo: la Superstrada Pedemontana Veneta, che sarà pagata con i pedaggi di chi vi passerà».

La conclusione è, dunque, che la stangata sulle autostrade del Veneto metropolitano sia solo la prima di una lunga serie. Secondo Puppato, in questo modo il «prima i veneti» tanto invocato da Zaia «si è realizzato», a scapito delle tasche dei cittadini: «Un primato in negativo che pone il Veneto al primo posto per costi autostradali e disagi ferroviari. Vorrei ricordare che il governo di cui Zaia ha fatto parte ha contribuito solo con un quinto dei soldi necessari a costruire il Passante e solo per un ventesimo di quello che costerà la Pedemontana».

«Zaia è un giocatore di poker, il rilancio è la sua specialità» rincara Laura Puppato. «Quando viene colto in fallo infatti è maestro per mettere in campo novità che possano far credere in una soluzione, che tale non è. Se ora Zaia propone un allungamento della convenzione di gestione del Passante vuol dire che i conti sono stati fatti male. Se a distanza di pochi anni si scopre che non si riesce a pagare i mutui e la gestione attraverso gli ordinari incassi dei pedaggi, allora viene spontaneo chiedere a chi amministra che è tenuto a dimostrare la buona gestione prima non dopo aver proceduto agli aumenti».

Tutta l’operazione del Passante, come del resto la Pedemontana, è ancora avvolta per Laura Puppato da una «inaccettabile opacità»: «Ho chiesto per dieci volte, prima alla Regione ed ora al governo, la trasparenza su tutta la documentazione di questi progetti di finanza. La conoscenza, infatti, è indispensabile per ogni valutazione. E per dieci volte mi è sempre stato opposta una fiera resistenza». Una mancata trasparenza che prelude poi agli scandali e alle inchieste che hanno portato ai mandati di cattura per corruzione e concussione.

Con la grande contraddizione che avverte Laura Puppato: «Politici che quando sono a Roma decidono contro l’interesse dei veneti e quando sono nel Veneto gridano a Roma ladrona».

Daniele Ferrazza

 

Miranese, l’Unione dei Comuni si appellerà al prefetto di Venezia

MIRANO. L’Unione dei comuni in campo per far sentire la voce del territorio contro il salasso autostradale. A proporlo è Nicola Fragomeni, sindaco di Santa Maria di Sala, uno dei comuni che rischia più di altri l’invasione di traffico a causa dell’aumento del pedaggio sul sistema A4-A57. Fragomeni chiamerà già martedì i colleghi sindaci, in particolare quelli più interessati dal problema (Mirano, Spinea, Salzano, Noale e Pianiga) e proporrà di coinvolgere la nascente Unione dei Comuni del Miranese per far sentire la voce contraria del territorio. Sulla questione Fragomeni ha già sentito nei giorni scorsi l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso, il quale ha assicurato un confronto sulla questione del salasso. L’interlocutore dell’Unione però sarebbe anche un altro: il prefetto di Venezia Domenico Cuttaia, canale privilegiato per conferire indirettamente anche con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e convincere così Cav a calmierare i costi del pedaggio schizzati così in alto. Il problema è quanto mai serio e i sindaci (non solo Fragomeni) vengono ora incalzati da più parti a spendersi per far tornare la concessionaria sui propri passi. Il rischio è far riversare sulle strade comunali e provinciali gran parte del traffico che oggi percorre l’autostrada in direzione Padova. Con esiti catastrofici per l’equilibrio già precario della viabilità ordinaria. Le alternative alla A57 per raggiungere Padova sono più di una, ma questo non basterà a spalmare la mole di traffico pendolare senza l’aumento, anche minimo, di auto e tir nei centri abitati, con conseguenze nefaste per la circolazione, i tempi di percorrenza e la sicurezza stradale.

Filippo De Gaspari

 

Gazzettino – Niente treno, esplode la rabbia

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2014

PROTESTA – Il nuovo anno ha portato subito disagi per i pendolari sulla linea Bassano-Venezia

SALZANO Ancora disagi con l’inizio del nuovo anno per i tanti pendolari

«Soppressi due convogli e ritardi nei giorni seguenti, adesso basta»

«Trenitalia mi ha fatto il primo regalo del 2014: due treni soppressi di primo mattino, ho dovuto correre in bus e arrivare al lavoro in ritardo. Buon anno». Rabbia e sarcasmo sono i due sentimenti che si mescolano sulla pagina Facebook «Pendolari Salzano-Robegano», dove quotidianamente gli utenti segnalano i disagi sulla linea Bassano-Venezia.

«La mattina del 1.gennaio sono andata a lavorare ma ho subito trovato la bella sorpresa – scrive una donna -. Arrivata in stazione a Noale ho scoperto che erano stati soppressi sia il treno delle 7.02 che quello delle 7.26. Il primo treno utile era alle 9.02, peccato che il mio turno di lavoro cominciasse alle 8. Ho dovuto chiedere a un collega di sostituirmi». Per arrivare a Piazzale Roma nel modo più rapido possibile, la donna ha dovuto prendere il primo autobus disponibile. E per fortuna si trovava a Noale, visto che a Salzano la linea Actv che porta a Venezia è decisamente carente. «Il biglietto dell’autobus dovrebbe esserci rimborsato da Trenitalia» sbotta la signora.

Ricevuta questa segnalazione, il comitato di pendolari ha subito scritto alla Regione per sapere se sono previste agevolazioni sui biglietti del bus in caso di soppressione dei treni: la risposta non è ancora arrivata, in ogni caso una soluzione del genere appare praticamente impossibile visto che Actv e Trenitalia sono due aziende differenti.

Altri ritardi sono stati segnalati nei giorni seguenti, con la furia dei pendolari che cresce ora dopo ora. Alla vigilia di Natale il comitato e l’amministrazione comunale hanno inviato alla Regione un accurato schema con le proposte di modifiche d’orario: «Nessuna corsa aggiuntiva, solo una miglior distribuzione degli orari dei treni che fermano a Salzano all’ora di punta» spiegano i pendolari. «Anche nel periodo di feste abbiamo continuato a ricevere notizie di vari disagi – conferma il sindaco Quaresimin -. Le modifiche proposte vanno incontro alle richieste degli utenti senza stravolgere nulla, attendiamo una risposta positiva».

 

Sulla linea Treviso – Portogruaro

Treni, ora attaccano i presidi  «Basta penalizzare gli studenti»

CARRETTE – Sulla linea Portogruaro-Treviso le Ferrovie utilizzano le vecchie automotrici diesel

FERROVIE I maggiori disagi per chi utilizza la linea Portogruaro-Treviso

«Basta penalizzare gli studenti»

I presidi delle scuole superiori in campo per denunciare i problemi dei nuovi orari

Sono gli studenti della Treviso-Portogruaro i pendolari più penalizzati dal nuovo orario ferroviario. Si soffre anche sulla Venezia-Trieste e sulla Casarsa-Portogruaro, ma per gli studenti della Portogruaro-Treviso è una vera pena se si considera che, per garantire le linee elettrificate più importanti, le Ferrovie hanno tirato fuori dai magazzini le vecchie automotrici diesel.
Disagi, soprattutto negli orari di arrivo a Portogruaro, che i capi d’istituto non hanno potuto lasciar correre redigendo un documento che evidenzia le diverse criticità. Sono circa 20 i ragazzi di Annone Veneto (è in arrivo una petizione) che per recarsi a lezione in treno sono costretti ad arrivare a Portogruaro quasi un’ora prima, quando la scuola è ancora chiusa. Per il ritorno, poi, nei giorni con la sesta ora di lezione devono attendere un’ora e mezza, arrivando a finalmente a casa per le 16. tra l’altro senza alcuna possibilità alternativa con la corriera, pena il pagamento di un nuovo biglietto in quanto non c’è più l’accordo tra Trenitalia e La Marca. Disagi anche per gli studenti di Motta di Livenza ed Oderzo, che usano gli stessi treni per raggiungere Portogruaro. Non va meglio per gli studenti che devono raggiungere Treviso: a causa del nuovo orario, dal 16 dicembre perdono regolarmente la prima mezz’ora di lezione. Va un po’ meglio per i pendolari che usufruiscono delle altre tratte.
Nel documento dei dirigenti scolastici, curato dal preside Lorenzo Zamborlini dell’Istituto Marco Belli, si evidenzia che: «Sulla Portogruaro-Venezia, il treno regionale in arrivo a Portogruaro alle 7.55 è troppo a ridosso dell’inizio delle lezioni e i pendolari da Meolo, Ceggia e Lison arrivano in ritardo a scuola. Sulla Portogruaro-Treviso l’unico treno utile per l’ingresso a scuola arriva alle 7.17, in notevole anticipo rispetto all’avvio delle lezioni, con un disagio che si aggrava nei mesi invernali. E, ancora, sulla Portogruaro-Casarsa l’unico treno utile per l’ingresso a scuola arriva alle 7.26, in notevole anticipo rispetto all’avvio delle lezioni, mentre sulla Portogruaro-Trieste, l’unico treno regionale utile arriva ancora prima, cioé alle 7.23 – proseguono i presidi -. Infine, lo spostamento dell’orario di partenza da Portogruaro per chi termina le lezioni alla sesta ora (alle 14), crea un grave problema per il rientro a Lignano in quanto non vi sono più coincidenze utili».

 

RITARDI, NO DELLA REGIONE ALLA DENUNCIA CONTRO IGNOTI

Il sindacato Orsa: «Un errore la disdetta del contratto a Trenitalia»

VENEZIA – È stato un errore disdire il contratto di servizio con Trenitalia. Lo dice l’Orsa, sindacato autonomo dei trasporti. Che a proposito delle gare avverte: «C’è il fondato rischio di cadere dalla padella alla brace, magari con una Trenitalia che non si presenta alla gara. Poi chi fa i treni: Sistemi Territoriali?».
Ezio Ordigoni, segretario confederale dell’Orsa, invita il governatore Luca Zaia a riflettere. «Gridare “a gara, a gara!” è solo un modo per scaricare sulla gestione le responsabilità di programmazione che restano in capo a chi paga il servizio. Ci vuole più equilibrio: il cadenzamento di 800 treni al giorno non lo si giudica dopo una settimana, soprattutto in presenza di una strategia di trasporto pubblico sperimentata per la prima volta in Italia. Una scelta coraggiosa, che anticipa la città metropolitana veneta di cui tanto si è discusso». E i disservizi? «Sono il risultato di un trentennale abbandono del servizio ferroviario».
E da Palazzo Balbi intanto trapela che lunedì, quando la giunta ha deciso la disdetta del contratto, l’assessore Chisso avrebbe riferito di vandalismi o di ritardi di personale come causa di alcuni disservizi. Ma la proposta di presentare una denuncia contro ignoti sarebbe stata respinta perché, nel caso, l’azione spetterebbe a Trenitalia e non alla Regione.

 

caro pedaggi»PADOVA-VENEZIA

Autostrada, rivolta dei sindaci

Il Veneto si ribella «Tariffe esose»

Salasso per i pendolari, spenderanno 1480 euro all’anno Sindaci e comitati: il traffico si riverserà sulla Noalese

MESTRE – È inaspettato e per questo ancora più sgradito il regalo d’inizio anno per i pendolari dell’autostrada Venezia-Padova. Per giunta impacchettato con la carta dorata delle agevolazioni, che in verità, si scopre, sono fasulle. Gli aumenti sul sistema A4-A57 gestito da Cav fa infuriare pendolari e sindaci.

Stangata. Li chiamano adeguamenti tariffari, si tratta in realtà di un vero e proprio salasso. Un viaggio da Padova Est a Mirano-Dolo costa oggi 2,80 euro. Fino all’altro ieri erano 0,80 euro. La tariffa cresce se l’entrata è a Padova Ovest (3,60 euro anziché 1,60). I pendolari che fino a qualche giorno fa percorrevano quotidianamente il tratto Padova Est-Mestre e, utilizzando l’escamotage del tornello, spendevano di autostrada 422 euro all’anno, ora ne spenderanno 1480.

Agevolazioni. Sarebbe meglio dire «finti saldi di stagione». Per un motivo semplice: c’è un altro modo per risparmiare. Un pendolare di Mirano che volesse avere quei pochi benefici a cui l’abbonamento dà diritto, dovrebbe sottoscrivere un contratto Telepass Family, compilare un modulo, prendersi mezza giornata di permesso e andare negli uffici di Cav, di persona, per consegnare le carte. Burocrazia spinta insomma. Lo sconto gli consentirà un tragitto da Padova Est a Mirano con “soli” 1,70 euro anziché i 2,80 del nuovo ticket. Ma il nostro pendolare sarà abbastanza furbo da evitare inutili noie burocratiche e scegliere di uscire a Spinea, località Crea, sul Passante, pagando 1,60 euro e allungando solo di pochi chilometri il suo tragitto.

Nuovo traffico. Il risultato è evidente: sarà anche eliminato l’odioso “tornello” a Vetrego, o forse solo spostato proprio su Crea-Spinea. I miranesi infatti sceglieranno di percorrere il Passante e uscire a Spinea, invece che fare la vecchia A57 fino a Mirano. Per tornare a casa percorreranno poi viale Venezia, che quindi subirà un aumento di traffico. E chi invece da Mirano, S. Maria di Sala, Pianiga, Salzano, Noale e tutto il Miranese nord dovrà raggiungere Padova, non sceglierà più la cara (in tutti i sensi) vecchia autostrada ma la regionale 515 Noalese. Con caos assicurato.

Sindaci. Sindaci e comitati sono sul piede di guerra.

Mirano teme un’invasione di traffico sulle proprie strade: «Serviva una tariffa più bassa», tuona il sindaco Maria Rosa Pavanello, «tra due mesi magari aumenteranno le tariffe anche a Spinea, accorgendosi che ora il problema sarà lì».

S. Maria di Sala rischia la paralisi in centro, dove si imbocca la Noalese.

Anche a Spinea il sindaco Silvano Checchin teme che il problema si sposti a Crea. L’assessore alla Viabilità Gianpier Chinellato ha affidato a Facebook il suo pensiero: «Rimango esterrefatto».

Class-action. Sul fronte comitati Opzione Zero annuncia un’azione legale collettiva: «L’aumento è intollerabile», spiega in una nota, «il costo è insostenibile per molti pendolari, con il risultato che il Passante, che doveva essere la soluzione dei problemi di traffico a Mestre, sarà sempre più vuoto e le strade di Riviera e Miranese sempre più intasate. Responsabilità tutta in capo a Cav, quindi Anas e Regione che non hanno mai voluto arretrare la barriera di Villabona a Roncoduro come previsto dagli accordi. E si capisce perché dopo la recente approvazione dell’autostrada Orte-Mestre, il cui innesto è previsto proprio a Roncoduro, dove dovrebbe sorgere Veneto City».

Filippo De Gaspari

 

Solo Vetrego ringrazia: meno auto

La frazione sarà risparmiata dal rito del “tornello”. «Troppo inquinamento»

MIRANO – La maggioranza si sente vincitore, altri invece pensano che si potesse fare di più, specie per le agevolazioni da e per Padova. Questo lo stato d’animo dei residenti di Vetrego il giorno dopo l’entrata in vigore delle nuove tariffe autostradali. In molti uscivano proprio nel tornello miranese per poi rientrare, risparmiando dei soldi. Questo provocava delle code, specie nelle ore di punta, rendendo difficile la vita a chi abitava vicino alla rotonda. Ne sanno qualcosa i coniugi Mistron, che hanno la casa a pochi metri dal rondò ma aspettano qualche giorno per capire se la loro vita è cambiata o meno.

«Qualche camionista ha fatto il giro» spiega Germano Mistron «forse perché non sapeva delle nuove tariffe. In questi anni abbiamo subito molto inquinamento, nessuno degli ultimi sindaci ci ha difesi e si è preoccupato di noi: silenzio assoluto».

Anche la moglie Valentina è dello stesso parere. «La tariffa autostradale è alta» spiega «e non è colpa nostra ma di chi, anni fa, non è riuscito a risolvere la questione. Hanno fatto una rotonda tra le case, quando bastava spostarla di pochi metri in un terreno agricolo. E poi si sistemi via Porara: al passaggio dei tir, la nostra abitazione trema»

Per Giuseppe Stocco, vanno bene le agevolazioni per i residenti dei comuni attorno al casello ma i vetreghesi dovrebbero averne di più. «Abbiamo sopportato anni d’inferno» spiega «e 2,80 euro per andare a Padova sono tanti: dovremmo pagare poco anche se ci andassimo una volta ogni tanto».

Giancarlo Maso non dimentica quanto ha subito il paese. «Gli altri non si meritano gli sconti» fa sapere «perché nessuno ci ha aiutati nelle nostre battaglie passate. Anzi, ci hanno rifilato di tutto».

Soddisfatti i rappresentanti del comitato Rinascita Vetrego, che ringraziano Concessioni autostradali venete (Cav) per quanto fatto. «Da cittadino» dice il segretario Giuseppe Vesco «per andare a Padova non passerò per Vetrego ma come membro del comitato ringrazio Cav per aver risolto il più grave problema del nostro paese».

Gli fa eco Giorgio Babato: «Ora c’è un minimo di normalità per Vetrego» continua «dove si sono usati, in modo improprio, la rotonda e il casello. Questa viabilità doveva essere per i residenti, era diventata un passaggio per tutti. Ma c’è preoccupazione per le altre strade dove si sposterà il traffico».

Alessandro Ragazzo

 

La Cav: «L’aumento serve a pagare il Passante»

Patreve spezzata in due, ma il presidente della concessionaria Bembo non ci sta «Le nostre tariffe erano congelate da quattro anni, impossibili altri sconti» 

VENEZIA – La verità è che stiamo semplicemente pagandoci il Passante di Mestre. Altro che costo zero. Con l’aumento dei pedaggi i veneti «metropolitani» – quelli, cioè, che usano il Passante tutti i giorni – stanno sostenendo il costo della infrastruttura aperta nel febbraio 2009 e ribattezzata il Passante Vernizzi dal nome del commissario di governo che ne ha consentito la realizzazione a tempi di record. Alla faccia di un’area metropolitana che, invece di integrarsi, rischia di implodere sin dalla nascita. Il passante di Mestre è gestito dalla Cav (Concessioni Autostradali Venete), società per azioni costituita dalla legge 244/2007 ed operativa dal 2008, controllata al 50% dalla Regione del Veneto e dal 50% dall’Anas. Oggetto sociale della società Cav è quello di «rimborsare ad Anas le somme anticipate per la costruzione del Passante di Mestre, recuperare risorse da destinare ad ulteriori investimenti di infrastrutture nel Veneto e gestire il complesso sistema di attraversamento del Veneto orientale costituito dall’abbinamento del Passante alla Tangenziale di Mestre».

Insomma, una società veicolo finanziario, costituita ad hoc e che ha assorbito la gestione, oltre che del Passante, anche della vecchia Venezia-Padova (il subentro costò 75 milioni di euro), del raccordo Marco Polo per l’aeroporto e della tangenziale di Mestre. Ecco la ragione degli aumenti che stanno facendo infuriare gli automobilisti che ogni giorno usano l’infrastruttura che ha reso più vicino il Veneto. Più 13,55% l’anno scorso, più 6,26% quest’anno: un balzo complessivo del 19,81% giudicato del tutto inopportuno da molti. Ma le tariffe erano state ferme dal 2009 al 2012, fanno presente alla Cav. Con il cerino in mano resta il presidente di Cav, Tiziano Bembo, 53 anni, nominato dalla Regione (l’amministratore delegato, Piero Buoncristiano, è di nomina Anas), il quale spiega serenamente il punto di vista della società.

«Il Passante di Mestre – spiega il presidente di Cav – è costato circa 1,2 miliardi di euro. Il rimborso dell’investimento si basa su tre pilastri: il flusso di cassa generato dai pedaggi, che sono in calo (dal 2011 al 2012 sono scesi da 113 a 105 milioni), un prestito Bei da 350 milioni di euro sul quale paghiamo l’Iva (73,5 milioni) e una terza forma, attualmente in corso di perfezionamento, che consentirà di rimborsare altri 300 milioni di euro. La somma restante è finora garantita da Anas, che ne anticipato l’esborso e ne attende il rimborso».

Bembo è arrivato nel 2011 a guidare la società, direttamente dall’incarico di responsabile staff del gruppo consiliare della Lega in Regione, ed ha ereditato la situazione. Ma non fa mistero di ritenere la Cav «una società assolutamente sana»: «Garantiamo la gestione e la manutenzione di 43 chilometri di autostrada a pagamento e ben 22 chilometri aperti, cioè liberi. Ogni anno investiamo circa 10 milioni di euro di investimenti. Solo nel rinnovo della pubblica illuminazione sulla tangenziale di Mestre abbiamo messo 800 mila euro. Abbiamo 230 dipendenti, caricandoci tutto il personale della vecchia Venezia-Padova gestiamo un chilometraggio di tre volte superiore. La società genera un flusso di cassa notevole e noi dobbiamo garantirne l’equilibrio finanziario fino al termine della concessione, il 2032. Faccio presente inoltre che la nostra concessione ha una durata di 23 anni, contro una media di 40 anni di tutte le altre concessioni autostradali italiane».

Sulle agevolazioni, Bembo è tranciante: «Abbiamo istituito un abbonamento agevolato per i pendolari di Mirano, Dolo, Mira, Spinea e Pianiga interessati dalla realizzazione del passante. Abbiamo stimato che questa misura costerà alle casse della società dai 300 ai 400 mila euro. Non solo: la nuova tariffa, che in realtà abbassa il pedaggio da 3,30 euro a 2,80 dell’intero tratto Padova-Mestre, costerà circa un milione di euro alla società. Estendere i benefici ad altre categorie non è pensabile senza compromettere l’equilibrio finanziario della società».

Daniele Ferrazza

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IL TWEET – Malvestio ironizza: macché federalismo

TREVISO. Il tweet non è partito da Malta ma dalla più vicina Treviso. L’autore è Massimo Malvestio, avvocato trevigiano consulente del governatore Luca Zaia, che sui costi dei pedaggi autostradali in particolare del Passante di Mestre mostra la sua opinione: «La Cav salutata come federalismo autostradale è invece pedaggismo federale (con rischio imprenditoriale a carico degli utenti)». Così lancia una polemica che rischia però di finire come quasi sempre accade nel Veneto: seguendo il manzoniano «sopire, troncare» del conte zio.

(d.f.)

 

LE REAZIONI POLITICHE

Interrogazione di De Poli, Valdegamberi chiede un’ispezione

PADOVA. Il senatore Antonio De Poli presenterà un’interrogazione al Ministero dei trasporti e al Tesoro sul record pedaggi nel Nordest: «Chiederò al Governo di rivedere i rincari dei pedaggi autostradali che sono particolarmente pesanti per il Nord Est e rappresentano, dunque, una vera stangata per la nostra economia» afferma De Poli.

«Le autostrade venete hanno subito rincari record – fa notare l’esponente Udc -. Chiedo di sapere innanzitutto quali siano i criteri adottati per stabilire gli aumenti visto che alcune aree del Paese sono state ‘graziate’ e soprattutto di valutare una revisione delle tariffe che, così come sono stati determinati, rischiano di provocare un effetto negativo nel campo dei trasporti e del turismo, oltre che causare un prevedibile aumento dei prezzi al consumo”, continua De Poli secondo cui “questi rincari costituiscono un duro colpo alla competitività del sistema economico del Nord Est e potrebbero avere effetti pesanti nell’economia dell’intero Paese».

Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi chiede invece al governatore Luca Zaia di «avviare un’ispezione sulla gestione del sistema autostradale veneto per accertare eventuali responsabilità degli amministratori padani».

In particolare, Valdegamberi punta l’indice su 268 milioni che, in cinque anni, la società A4 Holding, che controlla lae Brescia-Verona-Vicenza-Padova e la A31 Valdastico, avrebbe bruciato. Insomma, è guerra totale contro i nuovi pedaggi.

 

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