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Scontro Cgil-Regione Simonaggio: inadeguati Chisso: fa boicottaggio

Il segretario dei trasporti contesta i tagli e l’orario cadenzato

L’assessore alla mobilità: prevenuto, incita all’ostruzionismo

VENEZIA – Se in Veneto i treni dei malcapitati pendolari collezionano ritardi a non finire, le polemiche invece giungono puntualissime. A innescare l’ultimo battibecco, dopo la disdetta del contratto a Trenitalia decisa dal governatore Luca Zaia, è la Filt-Cgil per voce di Ilario Simonaggio:

«Il gestore non è immune da mancanze sia gestionali sia organizzative, ma non ci piace lo sport di cercare di allontanare le proprie responsabilità, addossandole a Trenitalia, anche quando derivano da una programmazione regionale profondamente sbagliata», punge il segretario regionale del sindacato trasporti.

E riassume i motivi della critica: «Il cadenzamento orario non poteva partire dai tagli dei treni nelle fasce di punta e dalla soppressione del servizio nei giorni di sabato e festivi, noi l’avevamo detto un anno fa e ora Zaia si guarda bene da ammettere le sue responsabilità».

Quali? «Il ritardo delle 34 assunzioni in Sistemi Territoriali Spa autorizzate dalla Giunta solo il 28 ottobre, così da rendere impossibile persino lo svolgimento del servizio minimo previsto; e il ritardo del cronoprogramma di consegna e presa in carico dei 20 nuovi complessi di treni che saranno in esercizio nella totalità solo nella prossima primavera inoltrata».

E l’annuncio di una gara regionale per spezzare un monopolio rivelatosi inefficiente? «Francamente, l’ipotesi di gestione del servizio da parte di società veneta, ci fa sorridere. La Regione ha una società di scopo, Sistemi Territoriali appunto, che non ha forza economica e patrimoniale sufficiente, né competenze professionali e gestionali per sostituire Trenitalia» conclude Simonaggio, convinto che «sia bene garantire la continuità del trasporto ferroviario e impegnarsi per migliorarne l’offerta quotidiana. È la priorità di questa legislatura regionale».

Lesta e acuminata la reazione del “padre” della riorganizzazione ferroviaria, l’assessore alla mobilità Renato Chisso, che attacca frontalmente Simonaggio, accusato di ostruzionismo: «Un dirigente sindacale che si è schierato da mesi e pregiudizialmente contro l’orario cadenzato, e che con i suoi concreti comportamenti ha finito per decretarne il deludente avvio e la denuncia del contratto di servizio con Trenitalia, non merita neppure una replica», sbotta; «Anche per la mia storia politica personale, ho troppo rispetto per le organizzazioni sindacali dei lavoratori», è la conclusione di Chisso che, en passant, alla Cgil è tuttora iscritto. Nella querelle interviene anche Luca Zaia: «La Regione si è impegnata fino in fondo per risolvere attraverso l’introduzione dell’orario cadenzato i problemi che i pendolari evidenziavano», fa sapere «in assessorato non si sono divertiti a inventare costruzioni bizantine, ma hanno individuato una soluzione che, a regime, deve far assomigliare il treno a una metropolitana». «Non entro nei tecnicismi», riprende il governatore, ma non mi risulta che prima del 15 dicembre il numero di carrozze fosse ottimale, la manutenzione eccellente, i guasti in linea inesistenti, la puntualità a livelli giapponesi, la pulizia a livello svizzero. Comunque, se la Filt-Cgil nutre dei dubbi, interpelli i pendolari o faccia un salto nel mio ufficio: gli farò leggere le migliaia di messaggi inviatici dagli utenti. L’orario cadenzato è il tentativo di riparare alle deficienze di un gestore, Trenitalia, che da anni delude le attese».

Filippo Tosatto

 

MA lo strapotere di rfi frena i concorrenti

Treni: tra 6 mesi la gara europea

VENEZIA – Tra sei mesi l’amministrazione del Veneto bandirà una gara europea per l’appalto dei treni regionali. È il primo effetto della disdetta del contratto con Trenitalia, voluta dal governatore Luca Zaia in risposta alla lunga sequenza di disagi che hanno innescato la protesta dei pendolari. Ampio il ventaglio dei disservizi contestati: ritardi cronici nella tabella di marcia; convogli insufficienti a contenere i passeggeri; una scarsa manutenzione che si traduce in rallentamenti, soppressioni e guasti; carrozze roventi d’estate e gelide d’inverno, turni del personale non rispettati; carenze di personale macchinista che periodicamente provoca tagli del servizio. Tant’è. Scartata la soluzione più drastica – la risoluzione anticipata del contratto per inadempienza che avrebbe suscitato contenziosi legali infiniti – la Regione ha informato Trenitalia che alla scadenza naturale del 31 dicembre 2014 non rinnoverà la convenzione di sei anni in vigore. Il preavviso è arrivato in extremis visto che, in assenza di comunicazioni, oggi stesso sarebbe scattato il rinnovo automatico ed è facilmente intuibile l’irritazione del principale destinatario, Mauro Moretti, l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. Ora Zaia punta a “venetizzare” il trasporto ferroviario regionale per dotarlo finalmente di requisiti di modernità ed efficienza all’altezza degli standard europei (per inciso, l’Expo di Milano, con le sue ricadute nordestine, è alle porte) e la volontà è quella di partecipare con una quota regionale significativa al progetto, stimolando la partecipazione alla gara delle società ferroviarie svizzere, austriache e tedesche. Qui cominciano gli ostacoli seri, perché Trenitalia è una costola di Rfi e quest’ultima gli garantisce puntualmente le tratte, tanto che Ntv ha sollecitato l’intervento dell’Antitrust per abuso di posizione dominante. Una sorta di barriera all’ingresso dei concorrenti, scoraggiati anche da ulteriori circostanze. Chi rilevasse il servizio, dovrebbe procurarsi il materiale rotabile (acquistandolo sul mercato o prendendolo in leasing) e ciò richiederebbe un contratto di lunghissimo periodo che gli consenta al gestore di spesare l’investimento e alla Regione di diluire il conseguente maggior costo del contratto di servizio. A ruota, i vincoli sindacali: una «clausola sociale» del contratto impone ai subentranti di assumere l’intero personale Trenitalia operante nei lotti perduti da Ferrovie, anche in presenza di vistosi esuberi. Non basta: l’«eroico» competitor dovrebbe anche contrattare con Trenitalia l’utilizzo delle officine di manutenzione e dei depositi per il ricovero, le cui mura resterebbero comunque di proprietà della società pubblica. Ne sa qualcosa la company di Montezemolo: a Roma gli è stato impedito l’Ingresso alla stazione Termini e ha dovuto rifugiarsi a Ostiense, accontentandosi di una spettrale stazione Tiburtina priva di servizi e negozi. L’intera operazione, in ogni caso, richiederebbe almeno due anni: Trenitalia, per contratto, è tenuta a garantire la continuità del servizio in quest’arco di tempo ma difficilmente farà i salti mortali per accontentare il committente che vuole escluderla dal business. Dispetti all’orizzonte? Lo sapremo presto.

Filippo Tosatto

 

DISSERVIZI FERROVIARI»LA POLEMICA IN PROVINCIA

Treni cadenzati al bivio, pressing dei pendolari.

Il nuovo orario alla prova del 2014, sfida per costruire un servizio metropolitano

Il sindacato chiede di accelerare l’entrata in funzione del Sfmr a Mestre

ILARIO SIMONAGGIO – Sulla linea Venezia-Portogruaro attendiamo che la Regione intervenga come promesso dal governatore

RENATO CHISSO – Siamo passati da 600 corse quotidiane a 800. Ripristineremo il treno notturno da Venezia a Quarto e Marcon per i lavoratori

Non si ferma la polemica sui disagi per il trasporto ferroviario dopo l’entrata in vigore dell’orario cadenzato. L’annuncio del presidente della Regione Luca Zaia di disdire il contratto di servizio con Trenitalia, non rinnovando la convenzione alla data di scadenza del 31 dicembre 2014, non frena le polemiche, anzi le alimenta. Prova a spegnerle l’assessore regionale ai Trasporti Renato Chisso, reduce da una vigilia di Natale di confronto con i sindaci e i comitati dei pendolari. «Noi non siamo mica contro le gare, sia chiaro. L’abbiamo fatta già nel 2004 quando si presentò solo Trenitalia e dopo un rinnovo di 5 anni più altri 5 di proroga, ci prepariamo ad una nuova gara per il trasporto ferroviario, alla scadenza del contratto, quella del dicembre 2014. Ci siamo ufficialmente impegnati a risolvere i problemi segnalati da pendolari e sindaci e dopo il 15 gennaio, al termine del lavoro dei tecnici, andremo a riferire di nuovo ai sindaci in un incontro con loro». Chisso boccia come speculazioni le critiche che arrivano alla Regione, come quella di Ilario Simonaggio, segretario regionale della Cgil Trasporti che critica pesantemente le politiche del trasporto regionali degli ultimi anni e i tanti ritardi e sulle problematiche nel Veneziano spiega:

«L’entrata in vigore dell’orario cadenzato sconta in quest’area degli evidenti ritardi che non sono solo quelli di corse e orari tagliati. Il progetto Sfmr era stato pensato per essere realizzato in sette anni, ne sono passati quindici e mancano ancora alcune fermate all’appello nella terraferma mestrina. Sui problemi emersi per alcune linee, come la Portogruaro-Venezia, attendiamo che la Regione intervenga come promesso, quindi stiamo a vedere che succede».

Alle critiche di Simonaggio, Chisso non risponde in aperta polemica, dice, con il sindacalista pur «mantenendo il massimo rispetto per la Cgil e le altre organizzazioni sindacali». E ad attendere sono anche i sindaci veneziani, in primis quelli di Salzano, Noale, Marcon e Quarto d’Altino che hanno segnalato i problemi più evidenti. Chisso ribadisce gli impegni: «Anzitutto ricordo che con l’orario cadenzato», dice l’assessore, «le corse sono aumentate. Ne contiamo 200 in più visto che sono passate da 600 a 800. I collegamenti tra Venezia, Mestre e Padova si configurano ora come un servizio metropolitano, con un treno ogni quarto d’ora». E poi le rassicurazioni: «Per Salzano che ha perso la fermata del treno da Bassano verso Mestre e che ora ferma solo a Noale, puntiamo a confermare il servizio sostitutivo su bus da Salzano a Mestre con fermata a Spinea, portandolo fino a Castelfranco e Trebaseleghe. Per la zona di Quarto d’Altino e Marcon», continua a spiegare, «c’è il problema del rientro serale da Venezia, di molti lavoratori che prevedeva un bus sostitutivo alle 00.24 ma ci stiamo attivando per ripristinare un treno. Il grande rammarico in questa situazione è che ci si concentra, per carità giustamente, su tre cose che non funzionano senza vedere e far emergere il 95 per cento di fattori positivi conseguenza del nuovo orario cadenzato. Sui problemi stiamo intervenendo e vogliamo garantire un servizio di area metropolitana».

Mitia Chiarin

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L’OPINIONE

Cadenze ferroviarie, “Frecce” e tasche che si svuotano

Nel linguaggio musicale le cadenze hanno un ruolo per certi versi paragonabile a quello della punteggiatura nell’espressione verbale. E nel linguaggio ferroviario che ruolo hanno le cadenze? Da tre settimane assistiamo un po’ ovunque all’esaltazione della cadenza ferroviaria, che avrebbe lo scopo di assicurare un certo numero di convogli da un centro all’altro, di solito capoluoghi di provincia o di regione, allo stesso minuto di una serie finita di ore. La comodità è appunto quella di programmare il proprio viaggio. La cadenza può avere qualcosa a vedere con la politica tariffaria? Molto, nel caso italiano. Le cadenze dei nuovi orari paiono oculatamente studiate per scoraggiare con il metodo più persuasivo possibile (la permanenza nelle nostre belle stazioni, come direbbe Gaber, ormai “piene di strade e di negozi, e di vetrine piene di luce, con tanta gente che lavora, con tanta gente che produce”) il viaggiatore discolo (alias cliente che in ambito ferroviario può scegliere solo fra il duopolio, Trenitalia e Italo, con analogo radice “ital”) che volesse fare uso di due treni regionali per andare in un posto, senza utilizzare un intercity o una freccia, come del resto suggerisce l’autorevole sito di Trenitalia che programma i nostri spostamenti e contabilizza i relativi costi (nostri) e guadagni (loro). Senza, ovviamente, che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meglio nota come Antitrust, istituita in Italia nel 1990, abbia niente da dire. Come diceva il titolo di un dimenticato romanzo di Cronin “E le stelle stanno a guardare”, mentre le nostre tasche sono qui a farsi svuotare.

Giuseppe Barbanti – Mestre

 

L’assessore Chisso si impegna a trovare soluzioni rapide soprattutto per gli studenti: ora arrivano a scuola in ritardo

Sono 1.500 al giorno i pendolari che dal Camposampierese raggiungono Padova utilizzando la ferrovia

CAMPOSAMPIERO – I sindaci del Camposampierese protestano in Regione contro il nuovo orario dei treni cadenzati. Ricevuti ieri a Palazzo Ferro-Fini dall’assessore Renato Chisso e dal presidente del consiglio Clodovaldo Ruffato, i sindaci guidati dal presidente della Federazione dei sindaci Francesco Cazzaro e dal suo successore Mirko Patron (dal primo gennaio), hanno portato sul tavolo dell’assessore veneto alla mobilità le proteste di pendolari, studenti e lavoratori, che dal 15 dicembre fanno in conti con i disagi arrecati loro dall’orario cadenzato. Sono circa 1500 persone che ogni mattina raggiungono Padova, in treno, dal Camposampierese.

«Apprezziamo la disponibilità dell’assessore Chisso che ci ha convocati immediatamente, rispondendo alla nostra richiesta di incontro urgente» precisa Cazzaro. «Ora faremo pervenire in Regione una relazione dettagliata e ci attendiamo una risposta concreta entro i primi giorni di gennaio, quando riapriranno le scuole».

Le cause del malcontento sono comunque chiare: treni soppressi, orari spostati, treni poco capienti e fermate mancanti.

«Tra le 7 e le 8 sulle linee dirette a Padova da Bassano e Castelfranco, gli spostamenti effettuati fanno arrivare gli studenti in ritardo a scuola per cui serve un aggiustamento urgente per risolvere questo problema. Ma sono da rivedere anche gli orari dei ritorni, soprattutto sulla linea verso Cittadella».

Altra questione è quella della capienza: «Negli orari di punta, la mattina e la sera tra le 17 e le 19, servono più carrozze perché i treni sono stracolmi» aggiunge Cazzaro. Se non si possono ripristinare i treni soppressi quindi, chiedono in sindaci, almeno che ci siano treni più lunghi ed orari aggiustati. Altre proteste arrivano da Campodarsego, San Giorgio delle Pertiche e Trebaseleghe. Nei giorni scorsi il sindaco Lorenzo Zanon aveva denunciato che «nella linea Trebaseleghe-Venezia, a Noale e Piombino Dese si fermano 47 treni mentre a Trebaseleghe solo 16 e che nella linea Venezia-Trebaseleghe, a Noale e Piombino 31 treni mentre a Trebaseleghe sempre 16. Non è accettabile vista l’importanza di un’area come quella di Trebaseleghe».

Sulla linea verso Padova invece, alcuni treni, non negli orari di punta, si fermano a Camposampiero e poi direttamente a Vigodarzere.

«Abbiamo chiesto di re-introdurre una fermata a Campodarsego, alternata con San Giorgio, anziché a Vigodarzere, dove invece è molto più comodo ed utilizzato l’autobus per raggiungere Padova. Altrimenti i treni di punta nelle nostre fermate si caricano all’inverosimile» spiega Mirko Patron. Il consigliere comunale di Camposampiero Luca Masetto viaggiatore pendolare del treno da 15 anni ricorda come «il servizio è decisamente scaduto, basti pensare che oggi, nell’era di internet, quando arrivano due treni contemporaneamente a Camposampiero, non si sa mai quale partirà per primo e la gente corre su e giù dai sottopassi».

L’assessore Renato Chisso incontrerà i responsabili di Trenitalia lunedì prossimo.

Francesco Zuanon

 

Gazzettino – Salzano. “Treni, ecco cosa ci serve”

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28

dic

2013

SALZANO – Comune e pendolari hanno inviato alla Regione una proposta di orario

Quaresimin: «Non chiediamo l’aumento di corse e fermate»

STAZIONE – La proposta degli orari fatta dai pendolari è stata inviata a Regione e Trenitalia

«La nostra proposta è semplice e praticabile. Con un po’ di buona volontà potrebbe essere introdotta già a partire dal 7 gennaio». Alla vigilia di Natale l’amministrazione comunale di Salzano e il comitato di pendolari hanno inviato a Regione e Trenitalia un accurato documento con una proposta di riorganizzazione degli orari ferroviari per risolvere le criticità già ampiamente sottolineate. Dopo i cortei di protesta e le assemblee pubbliche si passa dunque ai fatti: il sindaco Quaresimin e l’assessore Zamengo hanno raccolto le lamentele di studenti e lavoratori delineando assieme ad un gruppo di pendolari le proposte di modifica. Avrebbero voluto illustrarle personalmente a Renato Chisso nei giorni scorsi, ma l’assessore regionale alla Mobilità ha scelto di incontrare solamente i sindaci della tratta Venezia-Portogruaro.

«Io e il collega di Spinea Checchin ci siamo presentati nella sede di Veneto Strade ma non siamo stati ricevuti. Poco cambia – commenta Quaresimin – perché abbiamo comunque inviato ai vertici ferroviari e regionali le nostre proposte».

Sostanzialmente la ridefinizione degli orari chiesta a gran voce dai pendolari di Salzano e Spinea (la linea interessata è la Venezia-Bassano) prevede un maggior numero di corse negli orari di punta, soprattutto tra le 7 e le 8 del mattino.

«Ma attenzione – precisa Quaresimin -, noi non chiediamo alcun aumento di treni e di fermate. Solo alcune lievi variazioni d’orario per andare incontro alle esigenze dei pendolari, senza nemmeno interferire con le altre linee».

I pendolari chiedono di migliorare la distribuzione dell’orario facendo partire la «navetta» Noale-Mestre subito dopo il passaggio del treno diretto, anziché prima.

«Al mattino, per esempio, la navetta è molto più utile al minuto 11 che al minuto 48 – spiegano -. E poi servirebbero più corse negli orari di punta al sabato».

Gli stessi benefici ci sarebbero pure per i pendolari di Spinea, ma il problema è sentito soprattutto a Salzano, dove il servizio Actv è più carente. I pendolari attendono risposte entro poche settimane.

Gabriele Pipia

 

Gazzettino – Salzano. Petizione contro i tir in centro.

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27

dic

2013

SALZANO – Raccolta firme del Pd per chiedere allo Provincia lo stop

SALZANO – «I tir passano su una strada già consumata, anche in piena notte, a pochi passi dalla chiesa e dall’asilo. Non ne possiamo più: il centro di Robegano non è una camionabile».

Con questa premessa il circolo del Pd di Salzano ha avviato proprio sotto Natale una raccolta-firme per chiedere ancora una volta alla Provincia di vietare il transito ai mezzi pesanti che passano nel cuore della frazione di Robegano. Una risposta negativa alla richiesta presentata un anno fa dal sindaco Quaresimin è già pervenuta nelle scorse settimane, ora si mobilitano pure i cittadini: il Pd ha già inviato a tutte le famiglie la petizione da sottoscrivere, a gennaio sarà organizzata pure una manifestazione.

«Nella direzione che va da Noale a Maerne è già in vigore il divieto di transito ma non è così nella direzione opposta – si legge -. Nonostante l’apertura della bretella stradale fatta proprio per deviare il traffico dai centri di Martellago e Robegano, i cittadini di Robegano devono sopportare rumore, inquinamento, pericoli e danni agli edifici».

I moduli saranno raccolti la mattina del 5 gennaio in centro a Robegano: saranno inviati pure all’assessore regionale Chisso e al prefetto Cuttaia.

(g.pip.)

 

Nuova Venezia – Treni, calvario dei pendolari

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20

dic

2013

Il caos dopo una corsa soppressa. La Cgil all’attacco

Agente Zero Zero Chisso e la Transiberiana d’agosto 

Agente Zero Zero Chisso contro la Spectre dei treni: bersagliato dalle grandinate di proteste dei pendolari, l’assessore veneto reagisce denunciando il sospetto di essere vittima di una bieca congiura ordita ai suoi danni. Va bene che in Italia la teoria del complotto va di moda ogni volta che qualcosa non funziona. Ma francamente, ci vuole tutta per pensare a biechi nuclei di manigoldi che nottetempo vanno non solo a sabotare gli impianti, ma addirittura a raffreddare le temperature in modo da mettere in crisi i locomotori: come hanno fatto, magari pattuglie di audaci che a bordo di una flotta di deltaplano hanno bombardato le linee con casse di ghiaccioli? Il Nostro comunque pare non avere dubbi: c’è un Grande Vecchio, ed è il Generale Inverno, reo di avere messo ko dozzine di corse. Forse gli gioverebbe inserire, nell’agenda dei viaggi di studio della Regione, una puntata in Finlandia o in Canada o in qualche altro Paese dove il sottozero è regolarmente a doppia cifra, ma i treni viaggiano tranquillamente. O la Transiberiana funziona solo in agosto? Nessuno pretende da Zero Zero Chisso di risolvere problemi che in larga misura dipendono dalle Ferrovie. Ma almeno non infierisca con dichiarazioni improvvide su chi già deve sfangarsela ogni giorno tra ritardi e cancellazioni, e comunque è ridotto a viaggiare in condizioni da bestia: non da oggi, non da ieri né dall’altro ieri, ma da anni. Costretto ogni giorno a sciropparsi un’indecente replica di un vecchio film del James Bond vero, opportunamente rivisitato nel titolo: non “Casinò Royal”, ma casino proletario.

Francesco Jori

 

«Pronti a marciare di nuovo in Regione»

Assemblea a Meolo: i pendolari del Veneto Orientale lanciano un ultimatum all’assessore Chisso

«Ridateci le vecchie fermate a Salzano»

All’incontro in Filanda un centinaio di persone ha minacciato di non rinnovare l’abbonamento

SALZANO «Attenzione, perché se non si cambia registro, da gennaio ci organizziamo per non pagare né il biglietto né l’abbonamento».

Suona più o meno così il monito lanciato ieri dal centinaio di pendolari di Salzano all’assemblea in Filanda per discutere del nuovo orario cadenzato. E lo hanno detto ai dirigenti della Regione e di Trenitalia presenti in sala. Arrabbiati è dire poco e il campionario dei problemi sul tappeto per la locale stazione è vario: dai treni che partono verso Santa Lucia non prima delle 6, mentre dopo le 20.30 da Venezia è meglio farsi venire a prendere o chiamare un taxi, ai convogli pieni. Dalle coincidenze che non sempre s’incastrano, all’assenza di corse nei fine settimana, tanto che chi deve andare al lavoro, deve trovare altre alternative. I pendolari ce l’hanno con la mancanza di regionali nelle ore di punta, con la difficoltà di averne uno ogni sessanta minuti che si ferma a Salzano, altrimenti, chi arriva da Venezia deve andare a Noale, fare cambio e tornare indietro impiegando 51 minuti. Insomma, non chiedono più treni ma più fermate. Per averle, replicano i dirigenti veneti, serve l’input della politica.

«Ci sono utenti che ormai vanno a Maerne o a Noale», spiega una donna, «perché da noi i regionali non fermano. Fino a pochi giorni fa, da Venezia, avevamo un treno ogni trenta minuti, ora uno all’ora».

Un pendolare ha puntato il dito sulla troppa calca alla stazione di Mestre, una ragazza, ha detto di non voler più pagare più il biglietto. «È tutto un cambiare e correre per salire sulle carrozze», aggiunge, «e se non si migliora, da gennaio basta abbonamenti». Applausi in sala. Un uomo ha raccontato la sua disavventura proprio martedì sera.

«Arrivavo a Mestre da Milano», rivela, «il treno è giunto in ritardo, la coincidenza è saltata e poi non sapevo più come tornare a casa. Costringete la gente a prendere la macchina per muoversi». Bruno Carli e Domenico Menna della Regione, hanno cercato di spiegare come stanno le cose. «Il progetto si può perfezionare», replicano, «ma per avere le fermate serve il via libera della politica. Ci sono problemi di soldi e non possiamo sprecarli».

Alessandro Ragazzo

 

Ritardi e coincidenze che saltano La rabbia sui social

Anche ieri i pendolari hanno segnalato diversi disagi lungo le linee, sia per Trieste che verso altre destinazioni. Ritardi di dieci, anche venti minuti e più, coincidenze che saltano, convogli che tardano a partire. A catalizzare la rabbia dei viaggiatori, diversi gruppi Facebook, specialmente il comitato del Veneto Orientale, al quale ricorrono pendolari di tutta la provincia ed anche fuori. Tenitalia, in ogni caso, rimarca che il sistema si sta rodando.

 

NUOVI ORARI – Pendolari, da Salzano al Veneto Orientale aria di “sollevazione”

A Salzano tanta rabbia alla riunione con i tecnici regionali sul nuovo orario cadenzato dei treni

ARRABBIATI – Alcuni dei partecipanti all’assemblea che si è tenuta ieri nel comune di Salzano. Molto scontento tra i presenti

«L’orario cadenzato è vergognoso, penalizza studenti e lavoratori. Se resta così, ci organizziamo e il prossimo mese non paghiamo l’abbonamento». Quando la studentessa si rivolge con tono perentorio ai dirigenti regionali, scatta l’applauso. L’immagine rende l’idea del clima che si respirava ieri all’assemblea organizzata da amministrazione di Salzano e comitato di pendolari: una sala consiliare ribollente di rabbia con oltre 100 persone ha accolto il dirigente regionale Bruno Carli e l’ingegnere Domenico Menna, uno dei tecnici regionali che hanno seguito la riorganizzazione.

L’assessore comunale Lucio Zamengo ha illustrato i disagi: «I treni diminuiscono, il servizio è stato limitato. Molte corse costringono al cambio a Noale e Mestre, ma la gente arriva tardi a scuola o a lavoro. Salzano non ha le corse Actv per Venezia, qui abbiamo solo treni».

Cosa vuole la gente? «Chiediamo che nell’orario di punta alcuni treni che si fermano a Noale facciano una fermata pure a Salzano» spiega una pendolare, Elena Guida. Molti puntano il dito sulla differenza con Noale: «Abbiamo un servizio dimezzato e paghiamo lo stesso abbonamento».

Menna e Carli si sono appuntati ogni lamentela: «L’orario perfetto non esiste, accontentare i 200mila pendolari veneti è impossibile. Ben vengano però queste proposte, le studieremo» ha dichiarato Carli. «Potremo perfezionare qualcosa – sottolinea Menna – ma per le nuove fermate serve un input politico dalla Regione». Tradotto: la decisione spetta all’assessore Chisso.

A sostenere che «il nuovo sistema non funziona» anche il sindaco di Spinea Silvano Checchin. Nei giorni scorsi è andato in stazione a verificare di persona la situazione, ma gli esiti non sono stati soddisfacenti: «Non è stata data nessuna informazione sull’opportunità di usufruire di un servizio di autobus sostitutivo del vecchio treno delle 7.21 – spiega il Sindaco – i due pullman delle 7.21 in direzione Mestre sono partiti completamente vuoti. I disagi riscontrati si potrebbero evitare se il treno regionale veloce proveniente da Bassano e in transito per Spinea alle 7.12 fermasse anche da noi».

Il Comune di Spinea sta cercando di modificare le abitudini degli spinetensi offrendo un sistema intermodale di trasporti per diminuire il numero di auto. «Ma la stazione di Spinea deve offrire un servizio in linea con le esigenze di mobilità dei cittadini – conclude Checchin – altrimenti questi continueranno a preferire gli spostamenti su gomma».

Damiano Corò e Gabriele Pipia

 

La lunga lotta del sindaco: «Le fermate non si toccano»

Continua incessante l’azione di rimostranza da parte dell’amministrazione comunale di Pederobba nei confronti della Regione e delle Ferrovie per garantire le fermate ferroviarie delle stazioni di Levada e di Pederobba rivendicando il diritto dei cittadini di Pederobba e dell’intera Pedemontana a servirsi del treno nella tratta Padova-Calalzo.

«Il Comune non cederà -ribadisce il sindaco Raffaele Baratto- siamo consapevoli di trovarci ai margini delle grandi arterie viarie e dobbiamo garantire un minimo di servizio a studenti e operai pendolari».

Il vice sindaco, Marco Turato, presente al tavolo di conferenza a Belluno con i sindaci del bellunese e dell’Alto Trevigiano, si è trovato contro le associazioni pendolari che sostengono che le fermate di Levada e di Pederobba risultano superflue e causano solo ritardi.

«Ciò che andrebbe, invece, contestata -sostiene Turato- è la scelta di Trenitalia di risparmiare sul costo del gasolio, perché i tre minuti che vengono persi nelle nostre fermate potrebbero essere recuperati, ma l’accelerazione significa maggior costo».

Intanto la linea Padova-Calalzo resta tra le peggiori del nord Italia: carente di corse, di coincidenze, con vagoni freddi d’inverno e forni d’estate.

 

A proposito di… NUOVI ORARI FERROVIARIO

Più che cadenzato, sembra cadente, carente e scadente il nuovo orario ferroviario. L’ennesima novità peggiorativa partorita da un amministrazione-gestione della ‘cosa pubblica’ che riesce solo ad aggravare la crisi, intervenendo con pezze tampone o “taconi” che sono persino peggiori dello “sbrego”. Guardiamo i treni, rovinarne anche solo l’immagine, equivale ad aprire ulteriormente il gas di scarico dovunque e per tutti, anche in faccia a chi il treno non lo usa. Ostracizzare chi si muove con il treno (air-friendly, tra l’altro!) allungandogli i tempi sprecati e il tragitto-itinere invece di agevolarlo con le coincidenze e aumentandone la frequenza è un crimine. Anche contro il più elementare buonsenso. Che la mobilità serva (persino ai mobili) l’Italia del made in Italy lo sa bene e lo canta fin dai tempi lontani-progressivi di “la donna è mobile”. E che la mobilità sia essenziale – sempre e soprattutto per uscire dalla crisi – non è certo un segreto di Stato e nemmeno uno dei misteri vergognosi di questo Paese. Viceversa è del tutto incomprensibile l’autismo (imperdonabile-impunito) tra chi dirige il trasporto pubblico, e il gradimento dell’utenza. Insomma proprio no, non merita un premio e nessuna ricompensa-riconferma, chi è responsabile di quest’ulteriore riduzione-dimezzamento dei mezzi pubblici, che oramai più che mezzi, possiamo chiamare quarti.

Fabio Morandin – Mestre

 

TRENITALIA, IL NUOVO ORARIO CHE REGALO!

Ho finalmente avuto modo di apprezzare il magnifico dono che Trenitalia ha voluto offrire agli utenti per le prossime festività, il famoso orario cadenzato. Ho scoperto che la tratta Venezia-Calalzo (e viceversa) non esiste più. Ora il malcapitato che desidera raggiungere il Cadore è costretto a sottoporsi a ben due cambi di treno, a Conegliano e a Ponte delle Alpi, con tutto ciò che ne consegue di disagi per anziani, mamme con bimbi al seguito e quant’altro. Riguardo ai tempi di percorrenza ricordo un articolo sul Gazzettino a proposito della tratta Venezia-Calalzo, che negli anni Trenta del secolo scorso veniva percorsa dalle famose “Littorine” in un tempo inferiore a quello attuale, e con più fermate! Oggi la corsa che al mattino partiva alle ore 8,04 da Venezia per arrivare a Calalzo alle 10,47 è stata anticipata di ben 33 minuti per arrivare, con i soliti due cambi, solo alle 10,42: più di mezz’ora perduta solo ad aspettare le famose coincidenze, portando così la durata (teorica) del percorso a ben tre ore e 11 minuti.

Giuseppe De Marchi – Lido di Venezia

Gazzettino – Guasto e nuovo orario: treni in tilt

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17

dic

2013

INSODDISFATTI – Non si contano i commenti dei pendolari irritati per i ritardi sopportati nei trasporti locali per il nuovo orario cadenzato. Insoddisfatto anche l’assessore regionale Renato Chisso, che auspica che Trenitalia rimedi al più presto ai disservizi riscontrati nell’avvio dei nuovi orari.

TRASPORTI – E l’assessore Chisso boccia il debutto del servizio cadenzato: «Non soddisfacente»

Il lunedì nero delle ferrovie: forti ritardi sulla Venezia-Padova, la rabbia di migliaia di pendolari

IN ATTESA – Ieri mattina il display alla stazione di Mestre indicava i ritardi dei treni nel primo giorno di servizio con i nuovi orari cadenzati

LUNEDI NERO DEI TRASPORTI

IL DEBUTTO – Ieri l’entrata in vigore del tabellone “cadenzato”

L’ASSESSORE – Chisso: « Un battesimo non soddisfacente»

Va in tilt la linea Venezia-Padova, ritardi a catena. Una ventina di regionali coinvolti, pendolari infuriati

Treni, un guasto sui binari si abbatte sul nuovo orario

Lunedì nero per i treni regionali. Ieri mattina, un guasto sulla linea Venezia-Padova ha provocato un filotto di ritardi, con almeno 20 treni regionali coinvolti. E pensare che ieri era il giorno del gran debutto dell’orario cadenzato. Certo, la «rivoluzione» era già partita domenica, ma la prova del nove era chiaramente riservata agli orari di punta nei giorni feriali e, in particolare, al traffico pendolare. Come ammette l’assessore regionale Chisso, «il battesimo del sistema di trasporto ferroviario su ferro non è stato certo soddisfacente; anzi è andato male, a causa di malfunzionamenti nei servizi resi da Trenitalia e dei conseguenti contraccolpi a catena».

Aveva visto giusto chi si immaginava una giornata di passione per i pendolari, anche se il grande imputato del caos è stato, più che il nuovo orario, il guasto che ha bloccato il regionale Venezia-Verona all’altezza di Vigonza, con il treno che non riusciva a «pescare» energia (la locomotiva del treno non riusciva a prendere corrente col pantografo dalla linea elettrica). Dalle 6 alle 9 inoltrate, sulla tratta Venezia-Padova ci sono stati rallentamenti e cancellazioni (14 treni Regionali hanno registrato ritardi fra 20 e 60 minuti e 6 sono stati soppressi), che hanno avuto anche ripercussioni sul nodo di Mestre e quindi su buona parte dei treni in transito. Per tutta risposta, in stazione a Mestre ieri mattina erano un po’ tutti con lo sguardo in su: drappelli più o meno corposi di pendolari in attesa sotto i tabelloni luminosi, sfiduciati dall’ennesimo ritardo e da una «rivoluzione» partita sotto un brutto auspicio.

Guastato il gran debutto, nei prossimi giorni, salvo altri contrattempi tecnici, si potrà valutare con maggiore chiarezza l’impatto del nuovo orario sulle abitudini dei pendolari, che intanto però hanno già lanciato su twitter l’hashtag (discussione) #orariocadenzato, dove sono raccolti giudizi e opinioni di chi è in questi giorni alle prese con la «rivoluzione» dei treni regionali. I «cinquettii» sono per lo più negativi. «Oggi è iniziato il grande ritardo cadenzato», scrive Luigi Marin. «Treno soppresso. Disastro. Iniziamo bene», continua Federico Ceccon. «Primo giorno disastroso», incalza Gianni Sensolo, mentre Alberto Filippi si limita a commentare laconicamente «regionale veloce per Venezia in ritardo di 50 minuti si ferma anche nelle stazioni più piccole. Che bello». Proprio via twitter il senatore Udc Antonio De Poli ha annunciato un’interrogazione al ministro Lupi. «Ciò che temevamo purtroppo è accaduto: il caos dei treni, pendolari a terra o costretti in vagoni strapieni. È evidente che siamo di fronte a un esordio negativo del nuovo orario cadenzato. Chiederò al ministro – conclude De Poli – quali iniziative intenda intraprendere per risolvere una situazione che sta provocando notevoli disagi».

 

E a Vigonza una donna muore a bordo. Altri ritardi

È stata una giornata funesta quella di ieri per la linea ferroviaria tra Padova e Venezia. Due gravi contrattempi, accaduti sempre all’altezza della stazione di Vigonza, hanno causato rallentamenti e disagi proprio nelle ore di punta per il traffico pendolare, il primo di mattina, il secondo in serata.
Non bastava il guasto che in mattinata aveva colpito una motrice proprio all’altezza della stazione di Vigonza e che aveva mandato in tilt la linea, rovinando il battesimo feriale del nuovo orario cadenzato. In serata si è aggiunta anche la morte di una donna anziana all’interno del regionale Vicenza-Venezia, fatto che ha causato nuovi e pesanti rallentamenti, con treni in ritardo quasi di un’ora.
La vittima si chiamava Maria Latini, aveva 77 anni e viveva ad Ascoli Piceno. Era in viaggio verso Venezia per passare le vacanze natalizie con il figlio, ma il suo cuore ha smesso di battere. Il personale del treno avrebbe avvisato i sanitari del Suem che una donna si era sentita male a bordo e per questo il convoglio è stato fatto fermare. Il treno – come riferisce Trenitalia – è stato quindi raggiunto dai sanitari in ambulanza. I soccorritori però non hanno potuto che constatare il decesso della donna.

(m.dor.)

 

SALZANO – Proteste contro il nuovo orario cadenzato

Treni, pendolari furiosi

«Studenti e lavoratori di Salzano non possono accettare il nuovo orario cadenzato dei treni. I pendolari sono sul piede di guerra, le loro proteste hanno portato solo ad un autobus sostitutivo che non accontenta nessuno». L’assessore alla Mobilità del Comune di Salzano, Lucio Zamengo, boccia la riorganizzazione degli orari proposta da Regione e Trenitalia. Il nuovo orario cadenzato è in vigore da domenica, giovedì alle 18 in sala consiliare a Salzano si terrà un’assemblea pubblica sul tema.

«Se si considera la sola tratta Salzano-Venezia – scrive Zamengo – molti treni non fermeranno più alla stazione di Salzano, passando da 19 a 16 treni giornalieri, con l’aggiunta di altri treni che però arrivano solo fino a Mestre. Per quanto riguarda il ritorno Venezia-Salzano, di 21 treni ne rimarranno solo 15 con fermata a Salzano, a meno di prendere un diretto da Venezia a Noale e poi prendere un altro treno per rientrare a Salzano».

(g.pip.)

 

LA VOCE DEL COMITATO – Pesanti rallentamenti nel Veneto orientale

«I passeggeri sono andati a piedi»

Orario rallentato, più che cadenzato. A segnalare i disagi dovuti ai ritardi nella tratta Portogruaro – Venezia è il Comitato dei pendolari del Veneto Orientale che ha in programma un volantinaggio per venerdì 20 dalle 6 alle 11 nell’area esterna alla stazione di San Donà. Ieri si è registrato un ritardo di 21 minuti del regionale 11112 delle 7.56, partito in realtà alle 8.15 da Portogruaro.

Altra segnalazione riguarda l’affollamento del treno delle 7.42 proveniente da Trieste, anche ieri risultato «con gente in piedi» a San Donà. Ancora ritardo di 20 minuti del treno delle 8.07 partito da San Donà alle 8.27. «Quelli che seguono sono tutti in ritardo – scrivono i pendolari – forse dovevano chiamarlo orario rallentato». E in serata il regionale 11151 da Mestre a Portogruaro delle 19.25 è stato addirittura cancellato.

Nicola Nucera di Legambiente spiega che «i ritardi si sono accumulati a catena. Ho preso il treno che arriva a Portogruaro alle 16.55, in ritardo di 10 minuti, ripartito poi per Venezia alle 17.06, mantenendo lo stesso ritardo di 10 minuti. È quanto accaduto anche per il regionale per Venezia delle 8.56, ripartito per Portogruaro alle 9.11, con un ritardo di circa 15 minuti. Con l’orario di prima le partenze erano al 12. minuto di ogni ora, l’arrivo a Portogruaro era previsto al 48. minuto, ora invece l’arrivo è al 55. minuto e la ripartenza al 6. minuto dell’ora dopo. In pratica ora il treno sosta solo 11 minuti, contro i 24 di prima, di conseguenza non riesce ad ammortizzare l’eventuale ritardo che si ripercuote sulla corsa successiva». Chiarita anche l’assenza del bus sostitutivo delle 00.21 da Venezia. Una pendolare spiega di aver chiesto spiegazioni all’assistenza clienti della stazione di Venezia. «C’è stato un fraintendimento con l’azienda che gestisce gli autobus. Comunque l’autobus stasera c’è».

Davide De Bortoli

 

LO SCIOPERO ACTV

Fermo il 33% dei bus e il 20% dei vaporetti

MESTRE – Uno sciopero in tono minore quello che ieri ha coinvolto il trasporto pubblico a Venezia e in terraferma. Indetto da Cgil, Cisl, Uil, Ugl Trasporti e Faisa Cisal, non ha provocato molti disagi e in città si è potuto viaggiare senza troppe difficoltà. Secondo i sindacati, l’adesione allo sciopero sarebbe stata del 50% per il settore automobilistico e del 40% in navigazione (tenuto conto dei servizi minimi). Per Actv, invece, negli autobus l’adesione si è fermata a 32,9% e nella navigazione al 20%, con cadenze più lunghe nella linea 2 e per il Giracittà, con mancata partenza per due corse delle Ferry boat. Anche lo sciopero del tram si è fermato al 20%, mentre a Chioggia nessuno avrebbe aderito alla protesta sindacale.

 

NUOVI ORARI – Montebelluna, Conegliano, Vittorio Veneto e Oderzo: in tanti sono rimasti a terra

Caos treni: «Come carri bestiame»

Corse in ritardo o soppresse, coincidenze saltate e corriere stracolme: lunedì nero per i pendolari

lunedì nero sulle rotaie

LA POLEMICA «Scuola e lavoro: mai puntuali»

INCUBO SU GOMMA – Assalto alle corriere: niente fermate intermedie

I RITARDI – Mezz’ora e perfino un’ora in diverse tratte provinciali

Da Conegliano a Belluno senza grandi intoppi ma il gelo fa brutti scherzi

I tagli dei treni hanno creato molti disagi tra i pendolari. Innanzitutto, i convogli rimasti dopo la soppressione di alcune corse sono stati presi d’assalto con viaggiatori costretti a condividere addirittura il vano portabici, se non la toilette. E chi riusciva a salire era già fortunato. Perchè nelle stazioni della Marca in molti sono rimasti a terra. Così com’è successo a Oderzo dove tanti si sono rivolti alla corriera ma anche quest’ultima, strapiena, non ha caricato altri viaggiatori fino a Treviso. Che dire, poi, dei ritardi? Un po’ tutte le tratte ne hanno accumulati, nell’ordine della mezz’ora, rendendo praticamente impossibile “afferrare” le coincidenze. Un caso a sè il Venezia-Udine che è giunto a Conegliano con un’ora di ritardo.

 

IL PARADOSSO – Molti pendolari ora chiedono il ripristino delle vecchie corse

VITTORIO VENETO – (la) Sorpresa: è partito senza grossi intoppi l’orario cadenzato sulla linea Conegliano-Vittorio-Belluno, una delle più problematiche vista l’assenza di elettrificazione e i lunghi segmenti a binario unico. Domenica, primo giorno festivo, non si sono registrati problemi. Ieri grande puntualità per i treni dalla montagna, perlomeno quelli che sono partiti: 4 convogli infatti hanno avuto problemi legati alla captazione della corrente a causa di gelo. Le batterie scariche hanno reso indisponibili altri due treni e nel conto vanno aggiunti sistemi antincendio non funzionanti. Ritardi inferiori al quarto d’ora, invece, hanno interessato parte di quelli per Belluno.

 

Treni e orario cadenzato: è il caos

Corse soppresse, coincidenze saltate e carrozze stipate come carri bestiame: pendolari in rivolta

LE POCHE carrozze sono state prese d’assalto dai pendolari che si sono trovati stipati come sardine perfino nel vano portabici e nella toilette.

Le proteste sono state numerose

INIZIO – settimana difficile per i pendolari che hanno dovuto fare i conti con il taglio di corse e l’affollameto delle carrozze In molti sono arrivati tardi a scuola

MONTEBELLUNA – Un treno al posto di due. Ed è il disastro. Mentre fino al 14 dicembre da Montebelluna verso Padova partiva un treno alle 6.42 e un altro alle 7.24, strapieni e con 4-5 carrozze ciascuno, il nuovo orario li ha sostituiti con un unico treno alle 7.11, lasciando poi un inspiegabile buco di 2 ore. Risultato? «Sulla tratta -spiega Romina Zamprogno- abbiamo viaggiato stipati nel vano portabici, se non nella toilette, come bestie in 4 carrozze e senza nessun’altra possibilità: con l’imbarazzo del capotreno anch’egli stipato tra i pendolari». Con rischi anche per la sicurezza: «Non c’era alcun margine di prestare soccorso agli utenti in caso di emergenza». E in molti sono rimasti a terra, già a Montebelluna. «Abbiamo viaggiato stipati come sardine in un treno cortissimo che dovrebbe coprire l’affluenza di persone che prima avevano a disposizione due treni -sbotta Arianna Pizzolato- È una vergogna. E poi si sono accumulati ritardi su ritardi».

ODERZO – A Oderzo i pendolari se l’aspettavano. Treni in ritardo, orari che non consentono di prendere le coincidenze. Chi ieri mattina è partito con il treno delle 7.28 è arrivato a Treviso alle 7.55, troppo tardi sia per entrare in classe che per andare al lavoro. Non è andata meglio a chi andava verso Portogruaro. Il treno delle 8.01 da Oderzo è arrivato a Portogruaro con 10’ di ritardo, facendo così perdere la coincidenza delle 8.37 per Trieste; il treno successivo era alle 10.47. E dato che è stata cancellata la corsa delle 7, molti hanno preso il pullman. Risultato: corriera stracolma. Il mezzo ha raccolto viaggiatori fino a Oderzo. Poi non ce ne stavano più, perciò ha proseguito senza fermarsi fino a Treviso.

VITTORIO VENETO – Sulla linea Sacile-Conegliano-Venezia non sono mancati i disagi nel primo giorno di orario cadenzato feriale. Ritardi e cancellazioni sono però problemi con i quali i pendolari sono abituati a convivere. A provocare i maggiori disagi sono state le peripezie del regionale 2805, arrivato a Conegliano alle 6.55 anziché alle 6.04 e limitato a Mestre, che ha costretto chi era diretto in laguna a salire su un altro convoglio. Soppresso da Conegliano a Treviso anche il 2737 del mattino, arrivato a Venezia 24 minuti dopo il previsto. Nell’altro senso di marcia non ha circolato il regionale 2734, interamente cancellato. Un’ora di ritardo per il Venezia-Udine-Trieste, partito da Mestre e arrivato a Conegliano alle 9.21 anziché alle 8.21.

MOGLIANO – Clima teso tra i pendolari di Mogliano (circa 2mila al giorno tra studenti e operai) per l’entrata in vigore dell’orario cadenzato dei treni. C’e un “buco” di quasi due ore (dalle 8.54 alle 10.45) nelle corse da Mogliano a Mestre che non va giù agli utenti del servizio ferroviario.
Sull’argomento il gruppo consiliare di “Mogliano Democratica” ha presentato un’interpellenza al sindaco Giovanni Azzolini per sapere quali provvedimenti intende prendere l’amministrazione per non penalizzare ulteriormente il trasporto ferroviario.

(hanno collaborato Laura Bon, Annalisa Fregonese, Luca Anzanello e Nello Duprè)

 

Treni pendolari nuovi orari vecchi disagi

GIORNO INFAUSTO L’avvio dell’orario cadenzato dei treni regionali ha creato molti problemi ai pendolari, complici anche alcuni guasti sulle linee

Esordio nel caos per il servizio cadenzato. Veneto, pesanti disagi con ritardi e soppressione di convogli. Proteste anche in Friuli

70 SULLA CARTA LE CORSE IN PIÙ

14 CONVOGLI IN RITARDO

15-20 MINUTI DI ATTESA DELLA COINCIDENZA

LE PROTESTE – L’assessore invita a segnalare i disagi via e-mail o per telefono

Treni: orario nuovo, disastri vecchi

La promessa era quella di rivedersi ad orario applicato, per aggiustare il tiro. L’assessore ai Trasporti del Veneto Renato Chisso era stato chiaro con i pendolari, con tanto di e-mail dove depositare le contestazioni. Ieri, primo giorno lavorativo di applicazione del nuovo orario cadenzato non è andato tutto liscio come l’olio, complice anche lo sciopero del personale che ha ingigantito ulteriormente i disagi. Ed ad ammetterlo è lo stesso assessore che parla di un battesimo insoddisfacente. Le 170 corse in più sulla carta, i bus notturni, non hanno evidentemente funzionato come avrebbe dovuto essere. E se la domenica era già stata di passione, ieri c’è stato il bis. Le proteste hanno riguardato più o meno tutte le tratte. Furiosi i pendolari della Venezia-Salzano e ritorno, che hanno perso 3 treni (da 19 a 16), anche se di fatto sono stati aggiunti convogli che però di fermano a Mestre. Criticità che pesa più nelle ore di punta: «Al mattino per arrivare a Venezia prima delle 8, ci sarà solo un treno, più un altro con cambio a Mestre, spiegano i pendolari». E ci si è messa pure l’energia elettrica a creare disagio. La circolazione ferroviaria tra Padova e Venezia dove 14 treni regionali hanno registrato ritardi tra i 20 e i 60 minuti e 6 sono stati cancellati proprio nell’ora di punta.

Malumori anche a Este dove il convoglio delle 7 del mattino, quello che raccoglie i pendolari, si è presentato con due sole carrozze: gente stipata e persone che a Terme Euganee non sono riuscite a salire, più o meno quello che è accaduto per il Montebelluna-Padova. L’elenco dei ritardi è ancora più drammatico e non fa sconti a nessuno, neppure i treni a lunga percorrenza: 71 minuti per il Vicenza-Venezia, 83 per il Venezia-Verona. Il Venezia-Vicenza ha sommato più di un’ora di ritardo, mentre i collegamenti con il rodigino sono stati rallentati di almeno tre quarti d’ora. Disagi anche in Friuli Venezia Giulia. Due ritardi, uno di 13 minuti sul treno del mattino Tarvisio-Udine-Trieste e uno di 20 minuti sul treno delle 7.50 Udine-Trieste. Poi il disagio per chi ha dovuto fare i conti con le fermate soppresse di Mossa e Capriva e per i lavoratori della Danieli di Buttrio che da Pordenone e Sacile devono ora sobbarcarsi venti minuti in più di viaggio. Un altro tragitto della disperazione è quello da Belluno a Venezia. Tralasciando il fatto che il treno arriva in laguna alle 8.30, troppo tardi per chi lavora o studia, c’è il gravissimo problema del sovraffollamento, delle attese in stazione e dei ritardi. Molti pendolari per non arrivare tardi a destinazione hanno preso il treno prima. E in questo caso si fanno i conti con una levataccia (4,48 per chi andava a Padova). A Conegliano infatti la linea “s’interrompe” e si deve attendere la coincidenza da Udine: dura restare 15-20 minuti al freddo sul binario! Ed è il disastro. Ancora peggio a Montebelluna in direzione Padova, mentre prima c’erano partiva un treno alle 6,42 e un altro alle 7,24, che viaggiavano sempre strapieni, il nuovo orario li ha sostituiti con un treno unico alle 7,11. Poi c’è un buco di due ore. Morale della favola, tutti in carrozza stipati come sardine, pure nel vano portabiciclette. A Oderzo chi non è riuscito a salire sul treno ci ha provato con la corriera, ma inutilmente.
In serata altri disagi, questa volta l’orario cadenzato non c’entra. La morte di una donna a bordo di un treno all’altezza di Vigonza (Padova) ha provocato nuovi rallentamenti, dopo il guasto ad un convoglio ferroviario della mattina, sulla linea Padova-Venezia, di fatto andando a “colpire” più nodi ferroviari.
E che le cose non funzionino lo dice anche la Ue. É infatti l’Italia il Paese col più alto tasso di insoddisfazione per puntualità ed affidabilità dei treni. Secondo i dati, l’Italia è al primi posto nella graduatoria degli insoddisfatti col 44%; seguita da Germania (42%), Polonia (40%) e Francia (39%). Le percentuali europee in positivo più alte si registrano in Irlanda, Lettonia, Austria e Gran Bretagna (sopra il 73%). Non è una bella fotografia.

 

LE REAZIONI – Per il consigliere Pettenò (FSV) un pessimo esordio. Interrogazione del senatore De Poli (Udc)

«Problemi enormi, ora intervenga il ministr

La protesta arriva fino a Roma. Per il consigliere regionale della Federazione Sinistra Veneta, Pietrangelo Pettenò, il nuovo orario ferroviario più che cadenzato è disastrato. «Già da settimane – ricorda Pettenò – giungono richieste di modifica del nuovo orario che, su alcune linee, prevede delle soppressioni che danneggiano lavoratori e studenti e, ciò nonostante, la Regione assieme a Trenitalia non ha fatto quasi nulla per venire incontro alle richieste di cambiamento. Delle due l’una: – ribadisce – o l’orario cadenzato è una bufala, o gran parte del materiale rotabile è da buttare». I consiglieri del Pd Pigozzo e Ruzzante lanciano la patata bollente a Chisso, chiedono vada a riferire in Consiglio. Il senatore Antonio De Poli (Udc) si è rivolto al Ministro dei Trasporti con una interrogazione. «Sono molti i disagi che si stanno registrando in queste ore: il treno Bassano-Padova strapieno con molti pendolari costretti a rimanere a terra – sottolinea – A Vigonza un guasto tecnico ha bloccato il treno Padova-Venezia e provocato ritardi che hanno fatto saltare le coincidenze. A causa del problema 14 treni regionali hanno registrato ritardi fra 20 e 60 minuti e 6 convogli sono stati cancellati. A Campodarsego, secondo quanto mi hanno riferito alcuni cittadini, dei due treni su 4 cancellati dal nuovo orario, soltanto uno ha funzionato mentre l’altro è stato soppresso. E’ evidente che siamo di fronte a un esordio fallimentare del nuovo orario cadenzato”.

 

L’ASSESSORE CHISSO «É andato tutto male, mi auguro che chi gestisce garantisca il servizio»

Chisso non minimizza, anzi, rincara la dose. Del resto in tempo non sospetto aveva già messo le mani avanti fornendo un numero verde e una e-mail alla quale affidare i possibili disagi provocati dal nuovo orario cadenzato. E mai profezia fu più azzeccata, parlare di soli disagi è infatti minimizzare, difficile spiegarlo a tutti quei pendolari che si sono trovati alle 7 del mattino con -2 gradi ad attendere i convogli per decine di minuti, o restare addirittura a piedi. «É andato tutto male, a causa di malfunzionamenti nei servizi resi da Trenitalia e dei conseguenti contraccolpi a catena. – sottolinea l’assessore – Io però credo in quello che il suo amministratore delegato ha definito il migliore standard di servizio a livello europeo e, nell’invitare tutti gli utenti a segnalare criticità e a inviarci suggerimenti, attendo che chi svolge il servizio lo assicuri, così come è stato assieme stabilito che debba funzionare».
A creare disagi, laddove non si si è messo il nuovo orario ci hanno pensato la cattiva captazione di corrente da parte di almeno quattro convogli a causa del gelo, batterie scariche che hanno reso indisponibili altri due treni, sistemi antincendio non funzionanti anch’essi a causa del gelo, e così via, hanno causato ritardi a catena per troppi convogli. «Certo, siamo tutti di fronte ad un sistema nuovo, ma al momento non possiamo valutarlo nella sua funzionalità proprio a causa di queste disfunzioni, che potevano e sarebbero capitate anche con il vecchio sistema – ha detto Chisso – mi auguro però che non si ripetano. A chi continua a speculare dico solo che far funzionare i treni non è una scelta politica, di destra o di sinistra, ma un dovere di tutti, Trenitalia in testa, che dobbiamo continuare a tenere sotto pressione».
E per cercare di far fronte ai disagi l’assessore torna a suggerire a coloro che utilizzano il treno di spedire osservazioni, segnalazioni e proposte all’indirizzo nuovorariocadenzato@venetotreni.it, oppure di utilizzare il numero verde gratuito 800042822, in orario d’ufficio.

 

Nuova Venezia – Treni, si scatenano le proteste

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

15

dic

2013

RIVOLUZIONE FERROVIARIA » DA OGGI CAMBIA TUTTO

Da oggi l’orario cadenzato. Domani sciopero del trasporto pubblico

Orario cadenzato, debutto con proteste

Soprano (Trenitalia): «Il sistema più moderno in Europa che dovrebbe dare grandi vantaggi all’utenza, ma serve tempo»

A mezzanotte ultimo e polemico viaggio di un gruppo di utenti per Udine

Sui binari del Veneto è iniziata la nuova era dell’orario ferroviario cadenzato. Elaborato in due anni di lavoro da una commissione tecnica istituita dalla Regione, il nuovo orario cadenzato da oggi è ufficialmente in vigore, preceduto nelle ultime settimane da molte contestazioni dei pendolari. L’ultima protesta è andata in scena ieri sera, quando un gruppo di utenti si è riunito alla stazione di Venezia San Lucia per viaggiare un’ultima volta insieme sul Regionale delle 23.56 per Udine, da oggi anticipato alle 23.04.

La rivoluzione dell’orario cadenzato è scattata alla mezzanotte scorsa, ma il battesimo del fuoco sarà domani quando, con il ritorno al lavoro dei pendolari, il nuovo sistema andrà a regime. Nei giorni feriali in Veneto saranno effettuate circa 800 corse quotidiane contro le 600 previste fino a ieri. Oggi sarà una giornata impegnativa soprattutto per Trenitalia, che dovrà testare la macchina operativa: per garantire un pronto intervento in caso di imprevisti, ha predisposto autobus sostitutivi che stazioneranno nei punti chiave. Perché ogni cambio d’orario è problematico, ma stavolta siamo di fronte a una rivoluzione. Treni per una determinata destinazione che partono sempre agli stessi minuti di ciascuna ora, un sistema che affianca Regionali veloci a Regionali che fermano in tutte le stazioni, migliori coincidenze nei nodi: ecco le caratteristiche del cadenzamento. Un sistema che è routine nelle ferrovie d’oltralpe, ma che ha trovato applicazione anche in Italia, da Milano e Torino fino alla Toscana. Ma, come ha spiegato l’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano, quella del Veneto sarà una prima assoluta, per le caratteristiche della regione che presenta un flusso di pendolari diffuso su più grandi centri.

Ecco alcune delle novità. Sulla direttrice Venezia-Verona entra in servizio una nuova relazione con Regionali veloci: 14 coppie di treni, per un totale di 28 corse tra andata e ritorno contro le 4 fino a ieri.

La direttrice Venezia-Conegliano potrà contare su una relazione veloce con 13 coppie di treni (26 corse), alcune prolungate su Sacile.

La Venezia-Rovigo-Ferrara sarà potenziata con 14 coppie di treni al giorno, per 28 corse.

«Il cadenzamento è lo standard progettuale più moderno in Europa. Un sistema che dovrebbe dare grandi vantaggi all’utenza. Ma come tutte le innovazioni andrà in questa prima fase monitorato e perfezionato» ha detto Soprano. Per questo Trenitalia e l’assessore regionale Chisso invitano ad attendere almeno due settimane prima di fare bilanci.

I pendolari, però, non sono dello stesso avviso e nelle ultime settimane, affiancati da molti sindaci, hanno duramente contestato il nuovo orario, sfilando anche in corteo per Venezia.

Le proteste maggiori hanno riguardato la tratta Venezia-Portogruaro dove, alla mobilitazione dei pendolari di Quarto d’Altino, si è aggiunto il neonato Comitato Pendolari del Veneto Orientale.

Ma si sono fatti sentire anche i pendolari di altre tratte: Venezia-Treviso-Belluno, Venezia-Castelfranco, Treviso-Portogruaro.

Le proteste si sono concentrate sulla netta riduzione delle corse nella fascia notturna tra le 22 e le 6, con problemi per i tanti lavoratori turnisti che gravitano su Mestre e Venezia. Ma non meno contestata è la riduzione dei collegamenti il sabato e nei giorni festivi.

Giovanni Monforte

 

I pendolari di Salzano «Penalizzati»

Tra i comuni penalizzati dal nuovo orario cadenzato dei treni c’è pure Salzano. Gli utenti sono arrabbiati e hanno aperto un gruppo Facebook chiamato «Pendolari Salzano Robegano» che in pochi giorni ha raccolto una settantina di iscritti e diverse segnalazioni su quello che non piace. La lista comprende il calo dei convogli nelle ore di punta per Venezia: per chi arriva da Mestre in certi casi dovrà proseguire fino alla stazione successiva di Noale e poi tornare indietro perché non sempre il regionale fermerà a Salzano.

Per chi fa i turni, i passeggeri accusano la mancanza di treni, idem per chi volesse fare una gita di domenica a Venezia o Bassano. Giovedì prossimo alle 18 in sala consigliare ci sarà un incontro pubblico dove si spera di raccogliere più testimonianze possibili da girare agli organi competenti. Si può anche e inviare mail a pendolarisalzanorobegano@gmail.com.

«Fino a Venezia avremo 16 treni giornalieri contro i 19 avuti sinora», riferisce l’assessore alla Mobilità Lucio Zamengo, «con l’aggiunta di altri convogli ma con arrivo solo a Mestre. Da Santa Lucia, invece, da 21 regionali si scenderà a 15. Senza contare l’estate o i giorni festivi, dove muoversi su rotaia sarà ancor più difficile. Le nostre richieste hanno prodotto l’aggiunta di un autobus sostitutivo con partenza da Salzano alle 6.55 e arrivo a Venezia alle 7.41. Noi e i pendolari chiediamo di far fermare qualche treno in più, almeno nelle ore di punta: non ci sarebbe alcun aumento dei costi».

(a.rag.)

 

LEGAMBIENTE VENETO ORIENTALE

Portogruaro è il punto debole

«Più treni da lunedì a martedì, ma meno ore coperte dal servizio»

«Qualche treno in più dal lunedì al venerdì, ore in meno di servizio tutti i giorni». Legambiente Veneto Orientale boccia il cadenzamento tra Venezia e Portogruaro.

«L’aumento delle fasce scoperte, sia notturne che diurne, l’ulteriore riduzione di offerta nelle giornate prefestive e festive sono i dati oggettivi che dimostrano come l’assessore Chisso non si occupi di trasporto, ma di infrastrutture», attaccano gli ambientalisti, «non vi è nessuna politica dedicata ad intercettare nuovi utenti. Chi deve essere al lavoro a Venezia per le 6.30-7 si accomodi in auto, chi termina dopo le 22 prenda l’auto. Vai a Roma o Milano? Prendi l’auto fino a Mestre».

Dal lunedì al venerdì sulla tratta i Regionali lenti passano da 16 a 27, ma il 48% (ovvero 13) sono limitati da e per Mestre. Il sabato e nei festivi la riduzione dei collegamenti è del 20%, scendendo da 27 a 22. Ma se il numero dei treni aumenta dal lunedì al venerdì, diminuiscono le ore coperte dal servizio. Fino a ieri si viaggiava da Mestre verso Portogruaro dalle 6.31 alle 0.49. «Mentre col nuovo orario si viaggerà tra le 5.25 e le 22.25, 17 ore a cui vanno tolti un buco in mattinata tra le 10.25 e le 12.57 e uno in serata tra le 20.25 e le 22.25», rileva Legambiente, «anche se il servizio partirà un’ora prima, chiuderà con 3 ore di anticipo e lasciando scoperte 4 ore e mezza durante il giorno, in totale 12 ore e mezza. Dopo le 22 i piccoli centri non sono più collegati, mentre finora lo erano fino quasi all’una di notte».

In direzione opposta aumenta la fascia scoperta tardo mattutina: mezz’ora in più oltre alle 2 ore di buco già esistenti. E nei festivi la situazione è decisamente peggiore.

Mercoledì alle 20.30 Legambiente parteciperà, insieme a molti altri soggetti, al dibattito promosso dal Pd a Meolo presso il Centro anziani in via Cà Corner Sud. Sarà la prima verifica pubblica sul nuovo orario.

(g.mon.)

 

Trasporti pubblici, domani sciopero

Vaporetti e bus Actv dalle 9 alle 13, pullman extraurbani dalle 16.30 alle 20.30

Sarà un lunedì difficile per chi usa i mezzi di trasporto pubblici locali. Per domani, infatti. è stato annunciato un nuovo sciopero nazionale dei lavoratori del trasporto pubblico locale, che aspettano di rinnovare il contratto nazionale di lavoro scaduto il 31 dicembre del 2007. Lo sciopero interesserà dalle 9 alle 13 il trasporto urbano e dalle 16.30 alle 20.30 l’ extraurbano.

«Sono trascorsi 6 anni, 9 scioperi generali, 6 governi e un’unica direzione delle associazioni che raggruppano le aziende pubbliche di trasporto, come Asstra e Anav», spiegano i sindacati (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Fna-Ugl, Faisa-Cisl) che hanno dichiarato lo sciopero, «senza rinnovo contrattuale per il loro vecchio sporco gioco di esasperare la situazione, per obbligare il Governo a finanziare il costo del contratto. Quel che serve, invece, è cambiare e in fretta in modo responsabile questo stato di cose e assicurare un nuovo contratto a questi lavoratori e un servizio pubblico importante e strategico come quello del trasporto locale, efficente e puntuale».

A Venezia lo sciopero avrà modalità specifiche per ogni settore. Vaporetti e bus Actv. Il servizio di movimento automobilistico e di navigazione, i servizi di manutenzione turnisti e i servizi di biglietteria distaccati Vela saranno interessati dallo sciopero dalle 9 alle 13: i rimanenti lavoratori dei settori non turnisti (personale amministrativo, impiegatizio, usiliario, servizi di manutenzione, distaccati delle biglietterie di Vela) saranno interessati dall’agitazione sindacale nelle prime quattro ore del loro turno di servizio. Alilaguna, Linea spa, Nordest mobility, Jjtaca e Pmv. Il sevizio delle altre aziende di trasporto lagunare sarà interessate dallo sciopero dalle 9 alle 13 e negli impianti fissi nelle prime 4 ore del turno di lavoro. Trasporto extraurbano. Il servizio di trasporto extraurbano dei pullman di Atvo, le biglietterie e i verificatori saranno interessati domani dallo sciopero tra le 16.30 e le 20.30, mentre per gli addetti negli impianti fissi (officine e impiegati) braccia incrociate nelle ultime quattro ore del turno di lavoro.

 

Cantieri aperti entro la metà del 2014. Sulla Noalese una rotonda di fronte al nuovo autoparco. A Noale partono i lavori per il sottopasso vicino alla Stazione .

SCORZÈ . Viabilità a Scorzè e Noale: nei prossimi mesi nuovi cantieri sulla Castellana e sulla Noalese. Scorzè attende il via libera per la tangenziale sud, con gli espropri già pronti per essere inviati, e la rotonda sulla Noalese che dovrà servire l’autoparco sul Drizzagno.

Nella città dei Tempesta, invece, si attende l’avvio dei lavori del sottopasso di via Ongari; questo comporterà anche la costruzione di una bretella che arriverà fino alla Noalese.

A Scorzè sono attese novità imminenti. Per la fine dell’anno, dovrebbe andare in appalto il cantiere della tangenziale sud, da via Milano alla rotonda della Castellana, da dove poi ci sarà l’innesto per il casello del Passante. La lettera che dispone l’ esproprio arriverà nelle case di un centinaio di residenti e imprenditori. Se i tempi saranno rispettati, entro la metà del 2014 dovrebbero iniziare i lavori. Si useranno i 12 milioni di euro messi sul piatto dalla Regione per la vecchia soluzione, da via Mestrina a via Volta, ma poi dirottati sul nuovo progetto approvato.

La tangenziale sud avrà due corsie e quattro rotatorie: su via Milano, via Boschi (questa già esistente), più via De Gasperi e via Volta (zona via Olmara). E nelle prossime settimane gli operai si metteranno al lavoro anche al Drizzagno perché l’autoparco comporterà anche delle modifiche alla viabilità. Per accedere alla nuova struttura, infatti, sono previste un’unica strada che nascerà da via Branco e una rotatoria da circa 75 metri di diametro all’incrocio tra la Noalese e le vie Bigolo e Branco.

Nel 2014, poi, dovrebbe essere quello buono per aprire l’autoparco, con i lavori rimasti fermi per tre anni a causa dell’amianto. A Noale nei giorni scorsi è stato ufficializzato l’avvio dei cantieri per il sottopasso vicino alla stazione, in via Ongari. Gli operai si metteranno al lavoro entro la fine di febbraio 2014 e poi sarà costruita una strada, a nord delle piscine, che finirà sulla Noalese, all’imbocco della bretella di via Valsugana. L’opera non si farà nell’attuale sedime; troppo stretta, infatti, la carreggiata e poi vicino ci sono le case. Troverà posto più a est, nell’attuale area della fornace di via dei Novale, chiusa per cessata attività. E tutta la superficie sarà trasformata, con immobili residenziali e commerciali. Su via dei Novale, tra via Ongari e via Lancerotto sorgerà una rotatoria. In pratica, arrivando dalla variante alla Noalese, si potrà evitare tutto il centro storico e trovarsi sulla regionale, zona Capitelmozzo.

Alessandro Ragazzo

 

TRENI – Con i nuovi orari cadenzati in vigore da lunedì 15 migliora l’offerta per i pendolari che gravitano sulla stazione di Maerne

MARTELLAGO – Un regionale all’ora in più

MARTELLAGO – Tra le tante proteste per il nuovo orario cadenzato, possono dirsi soddisfatti i tanti utenti che usufruiscono della stazione di Maerne, che ottiene un deciso aumento dei treni. Nel nuovo orario che scatta lunedì 15, sono state accolte le istanze del sindaco, Monica Barbiero, che aveva chiesto la fermata di un regionale in più. Saranno dunque tre all’ora, dalle 6.08 alle 21.36, i treni diretti a Mestre, ai minuti 08, 36 (questi due proseguiranno per Venezia) e 53; analogamente, due i treni l’ora che partiranno da Venezia per Maerne, dalle 5.26 alle 20.56, ai minuti 26 e 56, più un altro che partirà da Mestre ai minuti 54 di ogni ora: quest’ultimo, che arriverà a Maerne ai minuti 7, proseguirà fino a Noale; gli altri due, in arrivo a Maerne ai minuti 52 e 18, continueranno fino a Castelfranco e Bassano.

L’unico neo rispetto alla situazione attuale è la perdita delle corse dirette per Trento. «Il nostro primo obiettivo era migliorare i collegamenti con Mestre e Venezia, come numero di convogli e tempi certi: le nostre richieste sono state accolte e di ciò ringraziamo Regione e Ferrovie» spiega il sindaco. «Ora la stazione di Maerne offre un servizio interessante ed efficace ai pendolari, in primis ai cittadini di Maerne e del Comune, ma crediamo possa diventare un punto di riferimento anche per i residenti di Spinea e Salzano, fermo restando che ci auguriamo possano essere accolte anche le richieste di miglioria avanzate dai due Comuni limitrofi e che abbiamo anche sostenuto» continua la Barbiero, il cui prossimo obiettivo è di migliorare i collegamenti tra la stazione di Maerne e gli altri due centri del comune, Martellago e Olmo, con un bus navetta.

Nicola De Rossi

 

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