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«Da tempo chiediamo inutilmente di aumentare le fermate a Trebaseleghe Piombino e Noale ora ne hanno il triplo di noi». Zanon protesta in Regione

TREBASELEGHE – Nei giorni della rabbia, non ce la fa più a resistere nemmeno Lorenzo Zanon, sindaco solitamente pacato che, visionati i nuovi orari cadenzati dei treni che entreranno in vigore dal 15 dicembre, ha perso le staffe e il consueto garbo istituzionale. Zanon ha così scritto all’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso, a Trenitalia ma anche agli utenti della stazione ferroviaria di Trebaseleghe per esprimere tutto il suo sconcerto e la sua indignazione.

«Da tempo chiedevamo l’aumento delle fermate dei treni, soprattutto negli orari di punta per lavoratori e studenti pendolari; ci sono state date garanzie che non si sono mai concretizzate, con la motivazione che ogni fermata in più avrebbe comportato maggiori costi per la Regione e in un periodo di forti ristrettezze non era possibile» scrive Zanon.

«Ci siamo adeguati, abbiamo capito. Ma oggi, prendere atto che nella tratta Trebaseleghe-Venezia a Noale e Piombino Dese si fermano 47 treni mentre a Trebaseleghe solo 16 e nella tratta Venezia-Trebaseleghe, a Noale e Piombino 31 treni mentre a Trebaseleghe sempre 16, ci ha fatto cadere le braccia».

Il sindaco si dice «furibondo e con le barriere dell’autocontrollo sradicate» vedendo così penalizzati i concittadini. «Ricordo solo che il Comune di Noale conta 15.778 abitanti, il Comune di Piombino Dese 9.530 abitanti e il Comune di Trebaseleghe 12.802: il nuovo orario cadenzato, che avrebbe potuto riequilibrare equamente i servizi, ha portato a Trebaseleghe miglioramenti insignificanti. In questo modo si alimenta il disgusto verso la gestione dei servizi ferroviari e si alimenta la rabbia per la contraddittorietà di Amministrazioni che, da una parte spingono per l’utilizzo dei mezzi pubblici e dall’altra li organizzano in modo ingiusto e iniquo».

Non ci sta ad accettare anche questa volta la decisione, Zanon, e si schiera completamente dalla parte degli utenti e delle loro proteste: «Sono solidale con chi utilizza il treno ogni giorno per motivi di studio e lavoro e comunico il mio totale appoggio a ogni forma di protesta civile; agli utenti chiederò sostegno per iniziative che l’amministrazione comunale intraprenderà contro questa nuova organizzazione dei treni cadenzati che spero verrà rivista al più presto».

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Gli altri Comuni bocciano senza appello la richiesta del sindaco Mestriner «Prima di chiedere di andarsene pensi alla qualità dei servizi medici»

MIRANO. Fuori dall’Asl 13? No, grazie. Non sembra trovare molte voci favorevoli tra i sindaci del Miranese il voto della maggioranza del Consiglio di Scorzè, che giovedì sera ha deciso di chiedere alla Regione, l’unica in grado di farlo, di rivedere la geografia delle aziende sanitarie con all’orizzonte la città metropolitana fra Venezia, Treviso e Padova.

Alla luce delle nuove schede approvate di recente da Palazzo Balbi, per il sindaco di Scorzè Giovanni Battista Mestriner, il suo comune è troppo scomodo per raggiungere Dolo, sia se si dovesse prendere la macchina che, e peggio ancora, in autobus. Per chi abita a Rio San Martino, Gardigiano, Peseggia diventerebbe un’impresa raggiungere la Riviera e anche chi abita nel capoluogo non se la passerebbe meglio. Per la maggioranza di Scorzè è meglio virare sull’Asl 12 di Mestre o sull’Asl 9 di Treviso, più vicine e più comode da raggiungere. Il Pd locale è in disaccordo e anche nel resto del comprensorio l’idea non sembra fare troppa breccia tra gli altri colleghi sindaco.

«Per certi versi» spiega Maria Rosa Pavanello (Mirano) «Mestriner ha ragione quando parla di trasporti e di difficoltà a raggiungere un determinato posto. Ma questa è una vicenda nota; più volte in conferenza dei sindaci abbiamo parlato di trasporti non all’altezza ma questa materia è di competenza regionale. Ci sono difficoltà anche ad andare a Mestre. Prima risolviamo questo aspetto. Poi dovremmo capire se le schede saranno applicate: soldi non ce ne sono».

Taglia corto, invece, Silvano Checchin di Spinea. «Il mio Consiglio comunale» dice «ha altre cose da seguire che le esternazioni di Scorzè».

Anche da Martellago arrivano dei grossi dubbi e per Monica Barbiero lasciare l’azienda sanitaria di Dolo e Mirano non è la soluzione. «E andando via» si chiede «cosa risolviamo? Non mi pare che ci siano condizioni diverse».

A Noale è in corso un acceso dibattito sui 40 posti dell’ospedale di comunità assegnati dalla Regione, con la maggioranza che in Consiglio non ha specificato il luogo, mentre parte della minoranza vorrebbe puntare nei locali del Pier Fortunato Calvi. Ma per questa struttura si parla di un possibile trasloco dei dipendenti amministrativi da Dolo e Mirano. «L’idea di Scorzè lascia il tempo che trova» aggiunge Michele Celeghin (Noale) «e penso che si debba puntare più sulla qualità. Poi il cittadino sceglierà dove».

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Treni, tutti contro i nuovi orari.

Oggi la protesta di Legambiente

Sindaci, pendolari e volontari monteranno sul regionale con partenza alle 7.53 da Portogruaro

Domani a Venezia la marcia in Regione dei comitati di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale

QUARTO D’ALTINO – Al via oggi la due giorni di proteste contro l’orario cadenzato che entrerà in vigore a metà dicembre, ma che sta creando parecchio malcontento, tra i pendolari, i gestori di attività economiche e gli stessi amministratori locali dei territori più penalizzati dalle corse. Questa mattina si terrà la manifestazione lanciata da Legambiente, “Pendolaria”, che coinvolgerà molti sindaci della tratta Venezia-Trieste. Protagonista della mattinata sarà il regionale 11034, in partenza da Portogruaro alle 7.53 del mattino, il quale fermerà in tutte le stazioni, fino ad arrivare a Mestre. Passerà per Ceggia, San Donà di Piave, Quarto d’Altino, Marcon Porta Est, raccogliendo pendolari, accompagnati dai rappresentanti di Legambiente, ma anche i sindaci dei comuni interessati, più arrabbiati che mai e decisi a far sentire la loro voce con chi ha potere di scelta e decisionale. Dopo le soste, il treno arriverà finalmente a Mestre, dove Legambiente assieme ai comitati dei pendolari ed ai primi cittadini, terrà una sorta di incontro-manifestazione, alla quale sono invitati tutti, in programma poco prima delle nove del mattino nella sede della Fiab di Mestre, in via Col di Lana. Legambiente quest’anno ha lanciato il cosiddetto “Manifesto dei pendolari”, precise richieste che verranno inviate al Governo ed alla Regione.

«L’obiettivo», spiega Legambiente, «è dimostrare che l’impegno delle amministrazioni locali non manca, ma serve una politica regionale in grado di pianificare, finanziare ed organizzare una mobilità collettiva all’altezza delle necessità».

Tra i temi all’ordine del giorno che verranno affrontati questa mattina , c’è ovviamente l’avvio dell’orario cadenzato: di discuterà della necessità di cambiarlo, dell’assenza di integrazione oraria tariffaria tra i vari mezzi di trasporto, l’abbandono del servizio nelle fasce sociali, la scomparsa dell’Sfmr (sistema ferroviario metropolitano regionale), il mancato coinvolgimento di associazioni, cittadini, amministrazioni locali.

Domani, invece, sarà la volta della grande manifestazione contro l’orario cadenzato organizzata dai comitati dei pendolari di Quarto d’Altino, con Luciano Ferro e Gianni Foffano in testa e del Veneto Orientale, che si sono uniti contro i disagi della tratta, alla quale hanno aderito però, molti sindaci dei comuni che ricadono all’interno della Venezia-Trieste e sindacati. L’appuntamento, per tutti, è alle 14 davanti alla stazione di Venezia Santa Lucia, per marciare verso palazzo Balbi e ottenere attenzione da parte dell’assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso.

Marta Artico

 

 

Rivoluzione nel Miranese dal 15 dicembre

Con l’orario cadenzato i pendolari dovranno scendere a Mestre e cambiare per Venezia

MIRANO – Con l’entrata in vigore l’orario cadenzato , cambieranno anche le abitudini degli utenti. Anche il Miranese ne sarà interessato e per dei passeggeri si dovrà prendere confidenza anche con il cambio su un altro convoglio a Mestre, perché non tutti arriveranno a Venezia Santa Lucia. Vediamo come saranno modifica gli orari.

Mirano. Primo treno per Santa Lucia alle 5.30, ultimo alle 22.24. Poi ci saranno alle 6.45, alle 7, alle 7.30, alle 7.45 e alle 8. Di fatto ce ne sarà uno ogni 15 minuti. Unico cambio a Mestre per chi salirà alle 8.14 e a Mestre dovrà attendere 5 minuti. Viceversa, primo treno alle 5.05, ultimo alle 22.35. Ci saranno regionali ogni 20, 30 o 40 minuti, a seconda della fascia oraria, con un buco dalle 8.35 alle 10.35.

Spinea. Da Spinea verso Venezia, primo treno alle 6.40, ultimo alle 21.40. Ai minuti 40 di ogni ora, i passeggeri non dovranno cambiare per raggiungere Santa Lucia, mentre chi salirà sul regionale ai 57 di ogni ora, dovrà scendere a Mestre (attesa cinque minuti). Viceversa, primo treno a Santa Lucia alle 5.26 e ultimo alle 20.26. In mezzo convogli diretti ai minuti 26 di ogni ora e sosta a Mestre per chi prenderà quelli ai minuti 39, dove si dovrà aspettare cinque minuti.

Maerne. Per andare a Venezia prima corsa alle 6.08 e ultima alle 21.36. Regionali diretti ai minuti 8 e 36 di ogni ora, per quelli ai 53, cambio a Mestre e attesa di cinque minuti. Da Venezia a Maerne, sempre un treno diretto ai minuti 26 e 56 di ogni ora, cambio a Mestre (attesa cinque minuti) per chi lascerà Santa Lucia ai minuti 39 di ogni ora. Primo treno alle 5.26, ultimo alle 20.56.

Salzano. Verso Venezia si avranno treni dalle 6.31 alle 21.31. Quelli diretti, saranno ai minuti 31, mentre chi dovesse salire sui regionali in partenza ai 48 di ogni ora, dovrà fermarsi a Mestre e salire sulla coincidenza cinque minuti dopo. Viceversa, sempre un treno diretto ai 26 di ogni ora, per chi sale sul treno ai 56 di ogni ora, dovrà andare fino a Noale e aspettare 18 minuti per l’altro regionale e tornare indietro di una fermata. Per rientrare a casa, ci impiegherà 51 minuti. Prima corsa alle 5.56, ultima alle 20.26.

Noale. Per andare a Venezia, il primo treno alle 6.02, l’ultimo alle 21.26. Ci saranno convogli ai minuti 2 e 26 di ogni ora, quello alle 43 di ogni ora si fermerà a Mestre, con attesa per Santa Lucia di cinque minuti. Per il ritorno, prima partenza da Venezia alle 5.26 e l’ultima alle 20.56. I convogli partiranno ai minuti 26 e 56 di ogni ora.

Alessandro Ragazzo

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CASTELFRANCO – Il viaggiatore si è ripreso una volta sceso in stazione. Passeggeri indignati

Dramma ieri pomeriggio sulle uniche due carrozze in arrivo da Venezia: giovane colto da malore

Gli “indiani” della domenica. Ammassati su due carrozze centinaia di passeggeri. E, inevitabile, arriva il malore. È accaduto ieri pomeriggio, lungo la linea Venezia-Castelfranco. Un giovane castellano ha avuto un mancamento in viaggio e si sono vissuti minuti di paura. Fatto scendere dal treno a Castelfranco, è stato accompagnato su una panchina a prendere una boccata d’aria e si è ripreso, ma la paura e l’indignazione è stata molta. Il tutto sul regionale Venezia-Trento delle 16.50, ma già alle 16.30 i due soli vagoni a disposizione erano strapieni. Quando il treno parte da Santa Lucia, sia il vano discesa che i corridoi sono tutti occupati, con i passeggeri ammassati tra valige e borse.

«Da qualche domenica questo treno ha due sole carrozze quando ne ha sempre avute di più, è inspiegabile», ricorda un abituè della tratta. Il viaggio prosegue tra mille difficoltà dei più, costretti a rimanere in piedi in vagoni caldissimi e senza possibilità di potersi spogliare dei pesanti giubbotti per la mancanza di spazio. E più il viaggio prosegue e più aumentano le difficoltà: le fermate a Salzano, Noale, Trebaseleghe e a Piombino, peggiorano una situazione già insopportabile. Infatti sono più i passeggeri che salgono che quelli che scendono. Da Piombino le due carrozze sono inaccessibili. Alla partenza da Resana, il dramma. Nella calca si sente un grido: «Ma che fai? Stai male?», grida disperata una giovane che vede il suo ragazzo sbiancare, girare gli occhi, con lo sguardo assente appoggiato sulla fiancata del treno vicino alla porta. In effetti, il giovane sta male, gli manca l’aria e viene sorretto. «Prendi un giornale per fargli aria», grida qualcuno, «bagnagli i polsi», dice un altro, mentre una bottiglietta d’acqua arriva di mano in mano chissà da dove. In qualche modo viene fatto sedere. «Tieni duro dai che stiamo arrivando», lo prega la sua ragazza. Infatti il treno entra in stazione, si ferma, le porte si aprono: sembrano quelle del paradiso. Il malcapitato viene accompagnato fuori e fatto sedere su una panchina e fortunatamente si riprende.

 

DIVISI – Maggioranza e opposizione divisi in Consiglio comunale sui 40 posti letto per l’ospedale di comunità a Noale

NOALE – Tra maggioranza e opposizione

Tutti d’accordo sul fatto che nella riorganizzazione dell’Asl 13 i quaranta posti letto per l’ospedale di comunità debbano essere attivati a Noale. Ma dove? Questo il punto cruciale su cui due mozioni di maggioranza e opposizione non hanno trovato conciliazione martedì sera in Consiglio comunale.

Se la maggioranza, con un documento firmato dal capogruppo di «Civica dei Noalesi» Riccardo Michielan e dal capogruppo di «Progetto dei Noalesi» Gianni Tegon, chiede «con forza l’attivazione da subito dei 40 posti letto dell’ospedale di comunità a Noale», l’opposizione chiede di «confermare per l’ospedale la destinazione di struttura intermedia a vocazione riabilitativa».

Il nodo del contendere sono appunto i 40 posti letto riabilitativi assegnati dalla Regione, prospettiva che si interseca con il possibile trasferimento degli uffici direzionali dell’Asl 13 nelle strutture noalesi.

«Questi posti letto sono l’unica possibilità per mantenere l’utilizzo sanitario del nostro ospedale – ha sottolineato dall’opposizione Patrizia Andreotti, capogruppo di «Progetto dei Noalesi» – Se gran parte degli spazi saranno occupati da uffici perdiamo ogni opportunità di costituire un polo riabilitativo».

La maggioranza, invece, preme affinché i 40 posti letto siano attivati subito. Non importa dove: «Non vogliamo fornire alibi a nessuno – ha spiegato il sindaco Michele Celeghin – per Noale viene espressa una vocazione riabilitativa dal 2000. In tredici anni non si è mosso nulla. Per noi l’attivazione del servizio è prioritaria, e ci saranno 264 dipendenti che si riverseranno in centro».

Gabriele Vattolo

 

Oltre un migliaio di persone ha sfilato a Venezia

LA PROTESTA – Oltre un migliaio di persone di vari comitati è sfilato per le calli in difesa dell’ambiente

Un lungo e ordinato corteo per chiedere il rispetto della terra e per bocciare i grandi progetti. Ma per due volte la scena è stata presa dai No global che hanno imbrattato prima la sede della Regione, alla Ferrovia, e poi il terminal di San Basilio. Oltre un migliaio di persone hanno partecipato ieri alla manifestazione, promossa dai Beati costruttori di pace per il rispetto del Veneto, contro logiche speculative e contro le grandi opere. A guidare il corteo don Albino Bizzotto forte del sostegno di oltre 160 gruppi regionali che hanno aderito alla sua iniziativa. Ma prima che il corteo partisse da Santa Lucia i No grandi navi hanno lanciato uova di vernice contro la vicina sede della Regione, posizionando detriti, una sorta di pietra tombale con bara davanti all’ingresso chiuso e protetto da una transenna e lanciando alcuni fumogeni.

«Bisogna bloccare Veneto city, le speculazioni della grandi opere – hanno detto – e anche il canale Contorta che è dannoso». Sul canale i No grandi navi hanno affermato che il ministro Lupi è intenzionato ad inserire il progetto nella legge obiettivo, evitando così il passaggio alla Via.

La manifestazione, che da Cannaregio si è diretta verso le Zattere, ha raccolto umori e speranza dei rappresentanti di decine di associazioni regionali che non vogliono questo politica contro l’ambiente.

«La terra deve essere rispettata – ha spiegato don Albino – bisogna bloccare questo sviluppo che non lascia respiro. C’è un limite a tutto. E poi ci chiediamo come sia possibile che ci siano sempre i soldi per le grandi opere e poi manchino quelli per i progetti di salvaguardia del territorio dalla alluvioni, per gli edifici pubblici e per le scuole. E come se non bastasse nel Veneto ci sono almeno 16 gruppi di stampo mafioso. Bisogna puntare sulle energie rinnovabili, tutti abbiamo delle precise responsabilità».

Tra gli ambientalisti c’era anche chi sottolineava il fatto che molte aziende venete necessitano di aiuti da quel sistema bancario che, invece, spende i propri soldi solo per la rendita finanziaria. Il corteo, dopo essere passato sul ponte dell’Accademia, è poi approdato alle Zattere. Qui c’è stata una sorta di divisione, visto che i No grandi navi hanno deciso di proseguire fino al Terminal di San Basilio. La Polizia, in tenuta antisommossa, ha effettuato un blocco proprio sull’ultimo ponte di legno, ma forse per evitare problemi alla struttura dopo una ventina di minuti i No global sono riusciti a passare. E dopo un breve comizio anche qui sono state lanciate uova colorate contro la sede del terminal (la Digos sta ora visionando i filmati per accertare le responsabilità).

«Paolo Costa crede che questa sia casa sua – ha tuonato Beppe Caccia – ma Venezia è la città di tutti. Il fatto di aver affisso un nostro striscione qui è una vittoria».

 

DENTRO IL GRUPPO – La galassia dei 162 comitati. Dagli indipendentisti veneti alle battaglia per l’ecologia

Tante bandiere, dove i simboli dell’ambientalismo si sono mischiati alle icone dei tanti comitati (162), ai logo sindacali e di partito, pure al gonfalone di San Marco. Questo era portato da Franco Rocchetta e dal nuovo movimento “Marcia silenziosa”, vicino ad ideali veneti indipendentisti. Oltre alle grandi aggregazioni da associazionismo a livello nazionale, molti sono stati i piccoli comitati, che in tema ambientale hanno contribuito a tessere un mosaico di problematiche locali. Così ecco “Opzione Zero” della Riviera del Brenta, contro Venetocity; il comitato di Conselve “Lasciateci respirare”, che lamenta una pessima qualità dell’aria, accusando una distilleria.

L’età media dei manifestanti era piuttosto avanzata, dai 40 anni in su. Ne offre una spiegazione Fabrizio Zabeo, del comitato “Allagati Favaro”: «Siamo qui per i nostri figli e i nipoti; molti di noi hanno visto il territorio modificarsi negativamente e progressivamente sotto agli occhi. La terra veneta non respira più».

Il comitato “Aeroporto Treviso” accusa il tentativo di aumentare a dismisura il numero di voli, con inquinamento sonoro e dell’aria. Passano con i loro striscioni i comitati per l’autoriduzione delle bollette, per la lotta contro gli organismi geneticamente modificati, i “No Pedemontana”, i “No Romea commerciale”, i “Transpolesana libera”, i cittadini di Salzano e di Noale, divulgando il mancato aggiornamento tecnologico dell’impianto per il trattamento dei rifiuti di via Mestrina. Ancora, il comitato “Porto Tolle” contro la centrale a carbone, al pari dei “No carbone Delta del Po”. Infine il Wwf Marca trevigiana, che ha sollevato il problema dei trattamenti dei vigneti con pesticidi, che inquinano le falde acquifere col rischio di malattie croniche. E va detto che molti di questi gruppi non hanno partecipato alla protesta in Marittima.

Tullio Cardona

 

Nuova Venezia – Noale, duemila abitanti in piu’

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2013

Le previsioni del nuovo Pat. Il vicesindaco Vallotto: «Stop a nuove lottizzazioni»

NOALE. Come sarà Noale nel prossimofuturo? Dal municipio si augurano più sostenibile e appetibile. Questo almeno vedendo su quali idee si poggi il Piano d’assetto del territorio (Pat). La giunta ha approvato la delibera di fine concertazione – anche se erano assenti gli assessori Michele Cervesato (Lavori pubblici), Andrea Muffato (Manutenzione) e Renato Damiani (Ambiente) – in cui si potevano presentare le osservazioni. Ora il documento andrà in Consiglio per essere adottato.

«Niente nuove lottizzazioni previste» assicura il vice sindaco Sergio Vallotto con delega all’Urbanistica «Sono più che sufficienti quelle già previste dal vecchio strumento urbanistico. Cercheremo di favorire gli eventuali sviluppi artigianali e industriali presenti, per garantire occupazione e competitività alle nostre aziende».

L’idea è di non consumare altro territorio, cercando di finire il vecchio piano regolatore. Le previsioni parlavano di 18 mila abitanti, ora si è sui 16 mila e dunque ne dovrebbero arrivare altri duemila, per circa 300 mila metri cubi. L’obiettivo è recuperare alcuni situazioni di degrado figlie degli anni Sessanta e Settanta, magari incentivando con dei crediti edilizi. C’è, poi, la questione ospedale, con un padiglione ancora in funzione e altri due dismessi. Il Comune ne sta parlando con l’Asl 13 per trovare una soluzione di rilancio.

Tra le ipotesi allo studio anche la possibilità di fare una nuova scuola, più moderna; gli studenti a Noale sono in aumento e servono servizi adeguati. Ma una decisione sarà presa con il consenso delle frazioni, perché non siano troppo penalizzate.

Tra fine inverno e inizio primavera il Comune dovrebbe presentare il progetto di rilancio del centro storico ma chiudere le piazze sembra un’ipotesi lontana. Ma uno dei temi tanto caro ai cittadini del centro è stata la viabilità; l’intenzione è quella di non partire con nuove strade ma si vedrà mano a mano le esigenze. Di certo, uno dei problemi da affrontare è l’imbocco di via Pacinotti sulla Noalese, dove il grosso dei veicoli si è scaricato con l’apertura della variante. Le previsioni parlano di un aumento dei mezzi in transito. Quanto alle aree industriali il Comune ne ha più d’una. E si è capito che non è più sostenibile. Il futuro sarà una riorganizzazione totale, mettendo residenziale laddove ci sono case e artigianale dove si sono fabbriche e aziende.

Alessandro Ragazzo

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Provocazione del sindaco Mestriner e della maggioranza L’opposizione: «Aria fritta, piuttosto difendano Noale»

SCORZÈ – Una provocazione o un serio invito alla Regione a rivedere tutta la geografia delle aziende sanitarie venete? Lo vedremo in futuro, anche perché la competenza è della Regione, ma di certo la proposta votata dalla maggioranza del Consiglio comunale di Scorzè è destinata a far discutere: uscire dall’Asl 13 e andare altrove. Un’idea potrebbe essere la vicina Mestre (Asl 12) ma anche Treviso (Asl 9) non sarebbe da scartare. Purchè non sia l’Asl 13 Mirano-Dolo: troppa strada arrivare fino in Riviera, troppi disagi per gli utenti, anziani in testa, per andare a farsi una visita o un intervento. La maggioranza si è detta favorevole, la minoranza non ci sta, anche perché aveva chiesto di difendere innanzitutto l’ospedale di Noale come polo riabilitativo.

«Ma il nostro ordine del giorno è stato bocciato» accusa il capogruppo del Pd Gianna Manente «e così si privano i cittadini dei servizi di day hospital e della lungodegenza riabilitativa. Sappiamo che andare a Dolo è un calvario ma cancellare Noale sarà un duro colpo per le famiglie che hanno deciso di assistere i propri anziani: saranno private di servizi essenziali. Aggregarsi a Mestre o Treviso è aria fritta, chiacchiere, perché non è possibile realizzarla ora».

Dunque la battaglia è appena iniziata, anche perché il sindaco Giovanni Battista Mestriner contatterà gli altri sei colleghi del Miranese e metterà sul tavolo la sua proposta, magari per lanciare un’iniziativa condivisa. Poi si andrà a bussare a Palazzo Balbi per chiedere una riorganizzazione sanitaria più ampia, tenendo presente l’area metropolitana fra Venezia, Padova e Treviso.

«Le schede ospedaliere sono chiare» spiega Mestriner «perché Mirano sarà un centro per acuti, Dolo sarà più medico. E in caso di ricoveri prolungati nei reparti di Medicina, per gli anziani e per la lungodegenza, i miei concittadini dovranno andare in Riviera: il posto più difficile da raggiungere, cambiando autobus diverse volte. Siamo al paradosso; siamo al centro di sette ospedali, ovvero Mestre, Treviso, Castelfranco, Camposampiero, Padova, Mirano e Dolo, e ci mandano in quello più scomodo». Infine attacca il Pd per il voto contrario: «Hanno perso un’altra occasione per difendere gli scorzetani».

Alessandro Ragazzo

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Noale – Ospedale di comunità, scontro in Consiglio 

NOALE. Scontro in Consiglio sui 40 posti per la struttura intermedia, o di comunità. Due le mozioni sul tavolo: quella della maggioranza e del Progetto dei Noalesi, poi approvata, e di Uniti per rinnovare e Gruppo Misto, a cui si è aggiunto anche l’assessore alla Manutenzione Andrea Muffato. La prima chiedeva di partire subito con l’ospedale di comunità e mantenere l’Utap (Unità territoriali di assistenza primaria, non specificando la collocazione dei posti. L’opposizione, invece, proponeva di sistemarli all’interno dell’ospedale.

«Ci sembrava giusto» osserva il capogruppo di Uniti per rinnovare Patrizia Andreotti «mantenere una destinazione sanitaria per il Pier Fortunato Calvi».

Critico pure Muffato. «Il luogo migliore» dice «resta all’interno del monoblocco e non in strutture private».

Per il sindaco Michele Celeghin «per la prima volta i 40 posti letto ci sono stati assegnati in più dopo anni di perdite e trasferimenti di reparti. Poco ci importa dove, ci interessa che siano attivati».

(a.rag.)

 

L’ospedale di Dolo è scomodo da raggiungere. E il consiglio comunale di Scorzè, su proposta del sindaco, chiede l’uscita del Comune dall’Ulss 13.

SCORZE’ – Mestriner: «Ci sono ospedali più vicini di Dolo, è scomodo per gli anziani»

Il Consiglio: lasciamo l’Ulss 13

L’assemblea comunale approva un odg del sindaco, il Pd vota contrario

LONTANO – L’ospedale di Dolo. Secondo il sindaco di Scorzè è scomodo per i cittadini

Ospedale di Dolo? No grazie. Lo ha deciso il consiglio comunale di Scorzè nella seduta di giovedì scorso, su proposta del sindaco, con un ordine del giorno che chiede l’uscita del Comune dall’Ulss di Dolo.

«Non è più tollerabile per i cittadini di Scorzé, e soprattutto per gli anziani, raggiungere l’ospedale di Dolo – ha sottolineato il sindaco Giovanni Battista Mestriner – Molto più facile raggiungere gli altri ospedali a Mestre, Treviso, Castelfranco, Camposampiero e Padova. Dolo è più difficile da raggiungere sia con i mezzi pubblici sia con quelli privati. È paradossale che a Dolo siano destinati i cittadini di Scorzé a causa di una perimetrazione dei confini Ulss compiuta solo per equilibri politici».

Tutto sarebbe scaturito dalle nuove schede ospedaliere che prevedono che l’ospedale di Mirano abbia una vocazione più per acuti e quello di Dolo una tendenza più medica. Il che significherebbe che ricoveri prolungati nei reparti di medicina, per gli anziani e per la lungodegenza, sarebbero dirottati su Dolo. Il sindaco ha detto che nei prossimi giorni contatterà i colleghi del Miranese per esporre la posizione del Comune di Scorzé. Passo successivo chiedere alla Regione Veneto di rivedere l’organizzazione sanitaria in termini di area metropolitana vasta e che gli ospedali abbiano come criterio del bacino di riferimento l’accessibilità degli utenti e non quello delle lobbies ospedaliere che vorrebbero il mantenimento dell’attuale assetto dell’Ulss 13.

Contrario all’ordine del giorno il voto del Pd che in un comunicato sottolinea il rifiuto dell’Amministrazione di difendere i servizi sanitari e in particolare il presidio di Noale contro la sua cancellazione. «I cittadini del nostro Comune in particolare gli anziani, saranno privati del day hospital geriatrico e del reparto di lungodegenza riabilitativa. Questa cancellazione sarà un colpo durissimo alle famiglie che hanno deciso di assistere direttamente i propri anziani e che dovranno servirsi di Dolo: 25 chilometri, nessun servizio di trasporto: un vero calvario».

Il Sindaco ha stigmatizzato il voto contrario del Pd: «Quando a loro conviene, ci vengono ad annoiare con la Città Metropolitana e posti di potere annessi e vogliono farci annettere da Venezia. Vogliono che i nostri anziani continuino a perdere 4 ore di tempo per andare con i mezzi pubblici a Dolo, quando invece all’ospedale all’Angelo di Mestre è praticamente sotto casa».

Renzo Favaretto

 

SANITA’ – Centro direzionale a Noale, i sindacati: «Dure ripercussioni per il personale»

NOALE-MIRANO-DOLO – «La riorganizzazione degli uffici dell’Ulss 13 coinvolge oltre 300 lavoratori, avrà un impatto economico e sociale importante: è opportuno verificare ogni alternativa che porti allo stesso risultato senza stravolgere l’azienda».

È questa la posizione dei sindacati rispetto al progetto del direttore generale Gino Gumirato: realizzare un grande centro direzionale negli spazi vuoti dell’ospedale di Noale e tagliare le spese legate agli immobili per risparmiare complessivamente due milioni di euro. Gumirato sta portando avanti un piano di razionalizzazione degli immobili di Dolo, Mirano e Noale, e proprio a Noale potrebbero essere collocati uffici attualmente dislocati tra Dolo e Mirano.

«Questo processo avrà dure ripercussioni economiche sul personale, derivanti dalla forzata mobilità verso Noale di tutti quei lavoratori che ora sono a Dolo e Mirano» si legge nella nota firmata da Marco Busato di Cgil, Simone Naletto di Cisl e Francesco Menegazzi di Uil.

(g.pip.)

 

TRASPORTI – On line sul sito di Trenitalia, polemica sulla mancanza di informazioni sui servizi

Dal 15 dicembre i treni cadenzati, ma nessuno li ha concordati con enti locali e aziende di trasporto

TRENI – Ecco tutte le corse dell’orario cadenzato. Ma i pendolari sono sul piede di guerra

TRENI – Finalmente on line i nuovi orari cadenzati in vigore dal prossimo 15 dicembre sulle linee regionali

La sorpresa è arrivata di prima mattina, con la pubblicazione “on line” sul sito di Trenitalia dei nuovi, fatidici orari cadenzati in vigore dal 15 dicembre. Ma è bastata una rapida occhiata ad alcune schermate per rendersi conto che gli orari corrispondono (con trascurabili variazioni) ai “dati provvisori” – così li aveva definiti Trenitalia – comparsi già nei giorni scorsi sul sito delle ferrovie tedesche. Nessuna novità dunque per studenti e pendolari che, in assenza di comunicazioni ufficiali sui nuovi orari, attesi e allo stesso tempo temuti, avevano “smanettato” sul computer in cerca di qualche dato certo sui loro spostamenti quotidiani.

Di buono c’è che, a 25 anni dalla firma del primo protocollo d’intesa fra Regione e Ferrovie, il progetto Sfmr comincia a prendere corpo: su ciascuna delle quattro linee che gravitano sul nodo di Mestre (in assenza dei nuovi orari della linea per Adria, ancora non disponibili) partenze e arrivi saranno a cadenze fisse, come illustrato dalla grafica pubblicata a parte.

Fra San Donà e Venezia ci saranno due corse orarie, tre (con cambio) sulla linea da Noale-Scorzè, quattro fra Treviso e Venezia e cinque sulla Venezia-Padova, due delle quali con regionali veloci.

Il problema è che, nella stesura degli orari, Trenitalia ha fatto di testa sua, ignorando aziende di trasporto, enti locali e passeggeri, che alla fine sono che pagano il biglietto.

«Nessuno ci ha consultato – tuona il presidente dell’Atvo, Fabio Turchetto – Siamo la Cenerentola dei trasporti. Il risultato è che su dieci corse, solo tre o quattro corrispondono a quelle preesistenti. Le altre arrivano a San Donà alcuni minuti dopo le coincidenze con l’autobus o in prossimità di queste. Il risultato è che, per pochi minuti, studenti e pendolari rischiano di dover attendere dai 30 ai 40 minuti». Con gli studenti, come osservato alcuni giorni fa dal sindaco di San Donà Andrea Cereser, “costretti” a vagare per le strade in attesa delle rispettive coincidenze.

Ma è soprattutto la mancanza di comunicazione a disorientare i viaggiatori: «Sin da quando si è iniziato a parlare di Sfmr, la Regione Veneto si è distinta per una certa noncuranza sul fronte della comunicazione», si legge sul sito dell’associazione “Ferrovie a Nordest”. Niente mappe, tantomeno orari (se non quelli comparsi ieri mattina sul sito di Trenitalia), tantomeno informazioni su tariffe, servizi e coincidenze con altri mezzi di trasporto. No stupisce così che, sui social network, i commenti si sprechino. Così scrivono su Facebook i pendolari del Veneto orientale: «Ora che sul sito di Trenitalia sono stati pubblicati gli orari e per la nostra linea sono identici a quelli tedeschi… possiamo sentirci presi in giro»? Chissà se arriverà una risposta.

 

AFFOLLATO INCONTRO IERI SERA DEI COMITATI DI QUARTO, SAN DONÀ E PORTOGRUARO

Pendolari scontenti e arrabbiati  «Inascoltate le nostre richieste»

L’orario cadenzato è ufficiale e fa arrabbiare quasi tutti. Erano in molti ieri sera a Quarto d’Altino per l’incontro organizzato dai Comuni di Quarto, Marcon e Casale sul Sile. Presenti i sindaci Silvia Conte e Andrea Follini, l’assessore di Quarto Radames Favaro, il vicesindaco di Casale, Lorenzo Biotti, e i riferimenti storici della lotta ai disservizi ferroviari della tratta Venezia-Portogruaro, Luciano Ferro e Gianni Foffano del Comitato pendolari di Quarto. Ma questa volta c’erano anche molte altre persone, in rappresentanza dei pendolari di San Donà di Piave, come Marco Natella, e di Portogruaro, alcuni studenti, lavoratori dello spettacolo e numerose altre persone abituate a prendere il treno e che dal 15 dicembre dovranno stravolgere le loro abitudini. Perché dopo le anticipazioni nel sito delle ferrovie tedesche, ieri l’orario è stato ufficializzato anche nel portale di Trenitalia, confermando i loro timori, i tagli alle corse al sabato e ai festivi, i disagi alle prime ore del mattino e in fascia notturna che preoccupano i turnisti e gli albergatori. Ad illustrarlo due rappresentanti dell’associazione Ferrovie a Nordest, che da mesi propongono delle alternative che stiano nel limiti del budget.

«Da agosto più nessun segno di vita ed ora scopriamo, nello sconforto, che l’orario è ufficiale» aggiunge Conte. Per gli abitanti di Marcon è anche più difficile perché gli autobus sostitutivi attualmente saltano la fermata di Gaggio e collegano direttamente Quarto a Mestre:

«C’è rabbia e frustrazione» aggiunge Follini – perché abbiamo offerto un’alternativa meno costosa, capisco rivedere l’orario ma non peggiorarlo». Poi c’è il problema degli autobus sostitutivi e dei numerosi treni che fermeranno a Mestre, al binario Giardino distante circa 200 metri dal primo sottopassaggio utile.

«Io lavoro al pronto soccorso e da metà dicembre dovrò prendere macchina, autobus e vaporetto» spiega Luciano Ferro. Un’arrabbiata lavoratrice della Fenice aggiunge che per il mondo dello spettacolo non avere più il treno delle 23 sarà un disastro e gli studenti temono che il lungo buco dell’ora di pranzo renderà ancora più difficile salire sul treno strapieno di mezzogiorno. Ora si troveranno tutti il 2 dicembre alla manifestazione di Legambiente e il giorno successivo, martedì 3 dicembre alle 14, per la manifestazione dei comitati pendolari che da piazzale Roma raggiungerà palazzo Balbi.

Melody Fusaro

 

FERRROVIE – Treni, pendolari sul piede di guerra e Reolon (Pd) chiede le dimissioni di Moretti

VENEZIA – Grande fermento per il sistema ferroviario del Nordest. Ieri l’assessore ai trasporti del veneto Renato Chisso si è presentato alla stazione di Oderzo per rassicurare i pendolari che sono sempre più arrabbiati. La tratta Treviso-Portogruaro è infatti più che calda, con 837 firme raccolte per segnalare i disagi legati alla soppressione delle corse. Ma non è l’unico “nucleo di protesta”.

Il sindaco di Montegrotto, Massimo Bordin ha scritto una pesante lettera a Trenitalia per denunciare la riduzione del numero dei convogli regionali veloci sulla linea Padova-Bologna. Denuncia che è arrivata in copia anche alla presidente della Provincia Barbara Degani e all’assessore Renato Chisso. E sulle Ferrovie si scaglia anche il consigliere del Pd Sergio Reolon che è arrivato a chiedere le dimissioni dell’amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti, dopo aver letto che il numero uno delle Ferrovie dello Stato sostiene che i comuni devono adeguarsi agli orari di Trenitalia.

«Il Paese non può rimodulare la propria vita sulla base dei costi e delle esigenze di Trenitalia – afferma Reolon – l’Italia non può adeguarsi a tempi e orari delle ferrovie. Moretti è alla guida di FS da sei anni, è venuto il momento di un ricambio salutare per cercare di migliorare un servizio in continuo peggioramento».

E nel Friuli Venezia Giulia la situazione non è migliore e i Comitati stanno vigilando sull’applicazione dell’orario cadenzato.

«La Regione ha sempre garantito un rapporto con i pendolari. – sottolinea l’assessore alla Mobilità Mariagrazia Santoro – Ciò è successo anche in occasione dell’attuazione dell’orario cadenzato. Tale nuova modalità di orario porta tra l’altro a una semplificazione del sistema».

 

LETTERE AL DIRETTORE

In piedi, immobili, senza fiato. I treni indecenti dei pendolari.

Caro direttore,
esasperata dalla disumana situazione del treno mattutino 5705 che percorre la tratta Bassano del Grappa-Venezia, decido di scrivervi, portavoce anche di tutti i malcapitati che come me devono usufruire di questo treno.
Ogni mattina si ripete l’incivile situazione che ci vede stipati come deportati all’interno di due soli vagoni, che sono assolutamente insufficienti a contenere il numero dei passeggeri. E ogni mattina si ripete la sagra di lamentele e ingiurie da parte di tutti noi che paghiamo un abbonamento o un biglietto molto oneroso per non avere alcun servizio. Se chiediamo spiegazioni al capotreno la risposta è che “non può far niente, siamo noi utenti che ci dobbiamo attivare”. Qui non si tratta di servizio scadente, ma improponibile.
Io sono incinta e sto cominciando ad avere seri problemi su questo treno. Perché passi la condizione dello stare in piedi, che poco importa, ma il fatto di non potersi muovere e respirare credo vada oltre ogni umana sopportazione. Devo in qualche modo far sapere ai signori di Trenitalia che per qualsiasi danno fisico io possa subire su questo treno, saranno direttamente giudicati responsabili e chiamati in causa.
Michela L.

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Cara lettrice,
non è la prima volta che pubblichiamo proteste e denunce come la sua. E purtroppo non solo per la tratta ferroviaria Bassano-Venezia. Nonostante impegni e dichiarazioni d’intenti, però, la condizione in cui sono costretti a viaggiare moltissimi pendolari a Nordest sembra essere immutabile: trattati alla stregua di buoi e caricati su carri buoi. Con scarso o nessun rispetto per le persone.
Tantomeno ovviamente per quelle che, come lei, incinta, avrebbero bisogno di poter trovare almeno un posto a sedere. Una situazione indecente e incivile che non ci stancheremo di denunciare. A costo di apparire noiosi e ripetitivi.

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